Intervista all’interno dell’edizione di mercoledì 6 maggio 2020 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13014083
Intervista all’interno dell’edizione di mercoledì 6 maggio 2020 de Il Quotidiano
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Da www.ticinonews.ch
Il neo presidente del Governo sulla riapertura dei ristoranti. Le attività che non rispettano le norme potranno essere chiuse
Una nuova conferenza stampa per fare il punto della situazione legata al coronavirus in Ticino è stata indetta questo sera alle 17.00 a Palazzo delle Orsoline. Sono presenti il neo presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta e il responsabile dei Servizi generali della Polizia cantonale Elia Arrigoni.
Parla il neo presidente del Governo Norman Gobbi. “Ringrazio Vitta che è stato molto presente in questi mesi. Sono state settimane difficili in cui la popolazione ticinese è stata confrontata con un nuovo fenomeno. L’aspetto più doloroso della crisi è stato quello di dover prendere distacco dalle persone care, in una forma che non era abituale per noi. In queste settimane abbiamo potuto però apprezzare molte cose, come il sistema federale svizzero, che ha permesso di garantire una risposta presente su più ambiti. Si tratta ora, dopo aver superato questa prima onda, di ripristinare alcune cose, pur consapevoli che l’oggi non sarà più come prima. Oggi abbiamo avuto un confronto con i comuni nell’ambito del progetto Ticino 2020. Questa crisi ci ha dimostrato che la cura del dettaglio passa anche dai comuni”. L’altro apprezzamento è nei confronti della popolazione, che è stata in grado di assumersi la responsabilità delle direttive cantonali in maniera responsabile quando i ticinesi sono di solito considerati più “casottisti”. Il futuro può essere solo tranquillo con il passo del montanaro, che non va veloce, ma arriva in tempo. Un passo che ci richiede prudenza se vogliamo evitare scenari peggiori. Il Governo è pronto a continuare a lavorare. Si tratterà di pianificare i prossimi passi e di tenere in considerazione quelle lezioni apprese durante questa esperienza. Sarà una normalità nuova e sarà importante la collaborazione di tutti. Ogni azione individuale contribuisce al risultato collettivo. ‘Distanti ripartiamo’ è il motto di questa nuova fase: solo rispettando le regole possiamo far ripartire il nostro Cantone”.
Riapertura degli esercizi pubblici: “Il Consiglio federale ha annunciato di voler aprire l’11 maggio gli esercizi pubblici, ma non ha ancora adottato tutte le misure che ci permettono di entrare in materia con la tranquillità necessaria. Le abitudini che avevamo, come leggere il giornale, non le avremo più. È importante capire quanto questo settore potrà subire il cambio di abitudini. Bisogna capire se la gente avrà ancora voglia di andare al bar o al ristorante con queste limitazioni. Vengono inoltre posti oneri accresciuti a chi riapre. Questa nuova normalità dovrà essere accompagnata da misure di protezione, che richiedono attenzioni e sacrifici da parte della clientela e dei ristoratori. Come già detto questa accelerazione ci ha colto di sorpresa, ma confidiamo nella disciplina e correttezza da parte degli operatori”.
https://www.ticinonews.ch/ticino/500388/gobbi-distanti-ripartiamo
Da www.ticinonews.ch
Il neo presidente del Consiglio di Stato esprime le sue riserve sulla riapertura di ristoranti e bar
Il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi è entrato oggi in carica quale presidente del Governo. Intervistato da Teleticino dopo la sua prima conferenza stampa alla guida dell’Esecutivo, Gobbi ha detto: “Assumo questa carica con lo spirito della prudenza, bisogna evitare di fare il passo più lungo della gamba. Bisogna osservare ciò che avviene sul territorio per capire quali sono i veri bisogni”.
A tenere banco in questi giorni è l’improvvisa ripartenza di quasi tutte le attività commerciali, bar e ristoranti compresi. Una decisione del Consiglio federale che ha preso di sorpresa anche il Ticino. Infatti inizialmente la ristorazione avrebbe dovuto riaprire solo l’8 di giugno: “Il fatto che la Confederazione abbia anticipato significa che la quando lavora sotto pressione non fa tutto tondo, tutto preciso”, ha spiegato Gobbi. “Ne è la prova che le normative, la base legale per riaprire non è pronta. Sarà definita venerdì, solo tre giorni prima di aprire”.
Il Consiglio federale, quindi, ha ceduto alle lobby? “Ha ceduto alla pressione delle lobby, ma anche a quella di alcuni cantoni che, non essendo stati toccati così tanto dal coronavirus, non ritenevano necessario aspettare fino all’8 giugno”. C’è da dire che il Governo non ha interpellato i cantoni, ma sono questi a essersi fatti avanti, Ticino compreso: “Noi abbiamo espresso in maniera critica la nostra opinione su questa apertura”, spiega il presidente del CdS. Un punto di vista critico anche per il fatto che in Ticino, bar e ristoranti non sono solo luoghi dove mangiare e bere, “sono luoghi di aggregazione dove si va anche per socializzare”. “Questo ci insegna una cosa, che in queste situazioni una certa flessibilità comunque dovrebbe essere data ai cantoni”. Ma la finestra di crisi per il Ticino ormai è terminata, perché non vi sono più le basi per pretenderla. “La finestra di crisi può essere chiesta solo su basi mediche, sui dati sanitari. Attualmente questi in Ticino sono positivi per fortuna”.
Norman Gobbi prima di Pasqua aveva fatto notizia per il suo appello in svizzero tedesco, in cui invitava i confederati a rimandare la discesa in Ticino, ora cosa direbbe loro? “Tornate in Ticino, ma fatelo nel rispetto di una vita che diversa. Quello che conosceremo dall’11 maggio in avanti non sarà più lo stesso modo di godersi la tavola ticinese. Gli svizzero tedeschi vengono in Ticino anche per la nostra amabilità, ma pur mantenendola dovremo rispettare delle nuove regole”.
Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 6 maggio 2020 del Corriere del Ticino
Sarà un passaggio delle consegne rigorosamente senza una stretta di mano quello che avverrà questa mattina a Palazzo delle Orsoline. La presidenza del Consiglio di Stato passerà da Christian Vitta a Norman Gobbi.
Oggi assume la presidenza del Governo subentrando con un mese di ritardo a Christian Vitta che ha fatto gli straordinari per il coronavirus. L’idea del rinvio è stata sua?
«A metà marzo ci trovavamo in piena crisi e crescita di contagi e si discuteva pure di rimandare le elezioni comunali previste il 5 aprile. Ho quindi proposto al collega Christian Vitta di prorogare di un mese il passaggio, perché cambiare “il capo” in quella fase di crisi non sarebbe stato ottimale per la conduzione, i messaggi e la comunicazione istituzionale. Alla fine i lavori straordinari li abbiamo fatti tutti, chi da presidente, chi da vice con i contatti esterni e la condotta operativa, chi con il sistema sanitario. Gli straordinari li ha fatti l’intero collegio».
Come si lavora in Governo in tempi di crisi?
«Non ci si può permettere di fare “partitica”, ma occorre operare tenendo conto del quadro generale e delle particolarità territoriali e umane. In Consiglio di Stato ci siamo confrontati anche con posizioni molto diverse per poi giungere a decisioni collegiali».
Dei suoi interventi in queste settimane è rimasto l’appello in Schwiizerdütsch per sollecitare i confederati a non venire per Pasqua in vacanza in Ticino. Come le è venuta quell’idea?
«Diciamo che proprio grazie al lavoro condotto a livello intercantonale abbiamo anche ottenuto per primi i controlli alla frontiera (inizialmente garantiti dalla Polizia cantonale); questo lavoro nei gremii intercantonali – che impegna molto – mi ha fatto capire come per giungere al cuore dei nostri confederati bisognasse parlare con la lingua del loro cuore. La comunicazione efficace ha bisogno del giusto veicolo, che talvolta parla anche Schwiizerdütsch».
A volte a livello di comunicazione i suoi interventi e quelli del responsabile dello Stato maggiore Matteo Cocchi sono sembrati un po’ autoritari. È una critica che condivide?
«I due ruoli sono ben distinti, il mio e quello del capo dello Stato maggiore cantonale di condotta, anche se ci accomuna da sempre la missione di garantire la sicurezza del Paese e dei nostri cittadini. Accetto la critica perché è legittimo criticare, ma va inserita nella situazione vissuta, in cui abbiamo sempre mirato alla proporzionalità e talvolta assumere dei toni diretti è l’unico modo per far capire in maniera chiara e inequivocabile che la situazione è seria, come lo è stata alcune settimane fa».
Nella memoria è rimasta la frase di Cocchi che invitava gli anziani ad andare in letargo. Quando l’ha sentita cosa ha pensato?
«Il capo dello Stato maggiore cantonale di condotta ha genitori over 65 e talvolta trovare parole e termini giusti, adeguati e condivisi per tutti è difficile, soprattutto nell’urgenza. Il letargo permette di sopravvivere in natura, poiché significa proteggersi da condizioni estreme e difficili in cui il rischio di non farcela aumenta fortemente. Anche noi in famiglia, con mio nonno materno, abbiamo dovuto far comprendere che andare a fare la spesa non era più opportuno; dopo l’inverno torna la primavera e il risveglio ci fa capire quanto importante sia stato proteggersi. Usando quei toni si è assunto le responsabilità per il ruolo che in quel momento era necessario assumersi».
Vitta ha gestito la crisi sanitaria, a lei toccherà la complicata fase della ripartenza, con le categorie professionali che fanno pressione per tornare attive, ma non sempre c’è chiarezza sulle regole. C’è davvero confusione?
«Abbiamo gestito e continueremo a gestire le fasi della crisi come Governo, ognuno coi suoi ruoli e le sue funzioni, nell’interesse del Paese e della popolazione. Le autorità federali emanano diverse direttive, le quali vengono discusse ma in cui talvolta ci si dimentica di dettagli rilevanti. Se a Berna lavorano velocemente e magari cambiando i termini, l’errore è dietro l’angolo e quindi la confusione».
Ha riconosciuto di essere rimasto sorpreso della decisione di Berna di dare il via libera ai ristoranti da lunedì prossimo. È tra coloro che credono che stiamo andando troppo in fretta?
«Sì, e mi spiego. L’apertura dei ristoranti era prevista per inizio giugno; la settimana scorsa invece il Consiglio federale ha deciso di anticipare questo termine all’11 maggio, dimenticandosi però di aggiornare l’ordinanza che verrà modificata unicamente venerdì 8 maggio».
A proposito di bar e ristoranti c’è chi si chiede se avrà senso riaprire con costi fissi immutati e la possibilità di ospitare pochi avventori.
«Abbiamo interpellato GastroTicino la quale ci ha detto che vogliono aprire. Non sarà però facile viste le direttive trasmesse ieri. Prima di tutto bisognerà capire se e come i bar potranno aprire e la loro redditività con soli posti a sedere diventa ancora più fragile. Stesso discorso per ristoranti, osterie e grotti; meno coperti significa minori introiti potenziali e decisiva sarà la voglia della gente di tornare al ristorante seguendo regole molto più rigide e strette. La sfida non è delle più semplici e prevedo purtroppo diverse chiusure in questo settore».
Senza bar, ristoranti e punti d’attrazione è difficile fare turismo. Eppure quella alle porte sarà una stagione molto importante. Ha un suggerimento per gli attori del turismo?
«Crisi significa anche opportunità. Dare un volto al turismo, alla gastronomia e a chi fornisce prestazioni essenziali alla vita, come abbiamo visto in questa crisi sanitaria, può essere una chiave di volta. Garantire una tavola con prodotti del territorio, a tutela dell’economia locale, della tracciabilità e della reperibilità, va già di moda. Il chilometro zero è forse autarchia, ma soprattutto è responsabilità sociale ed ecologica».
È possibile che quest’anno sarà tassativo fare le vacanze in Svizzera. Un’occasione anche per lei o è già abituato a non andare in ferie all’estero?
«Abbiamo la fortuna di vivere in luoghi in cui altri vengono a fare vacanza e questo talvolta lo dimentichiamo. Spesso le mie vacanze le faccio con la famiglia anche qui in Svizzera, anche se non sono mancate puntate all’estero. Vedere altri Paesi è sempre bello, anche per i figli. Quest’anno godremo ancora di più il nostro Ticino e la nostra Svizzera, dove di cose da fare e vedere ce ne sono».
C’è da credere che il suo anno di presidenza sarà contraddistinto dal coronavirus. Ma c’è un altro tema che le sta particolarmente a cuore?
«Il mondo che conosceremo dopo questa crisi sarà un altro; le relazioni e il modo di comportarci sarà diverso. Se penso alle sfide che nascono da questa crisi, beh, il pensiero va alla tutela del nostro territorio. La Svizzera ha dimostrato prontezza e immediatezza nelle misure a sostegno di aziende e lavoratori, mentre l’Italia ha tribolato non poco. Prevedo purtroppo una crisi economica importante in Italia, che porterà molte persone a premere sul nostro confine in cerca di lavoro. Dovremo valorizzare i nostri punti di forza (sicurezza, stabilità, responsabilità) tutelando la nostra popolazione e sviluppando possibilità di crescita su questi valori che comportano anche una responsabilità sociale e ambientale per il territorio ticinese, in cui Cantone e Comuni collaborano per il rilancio armonico del Ticino».
“Ci sono importanti aspetti che spesso sfuggono all’analisi della gente di fronte a questa emergenza sanitaria. Penso in particolare all’organizzazione che permette di far funzionare tutto il sistema sanitario. Il grande lavoro di riorientamento delle strutture ospedaliere, per esempio, è stato sostenuto in modo importante dai militi della Protezione civile e dell’Esercito”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi a poco più di due mesi ormai dall’inizio della crisi sanitaria esprime il suo ringraziamento a due istituzioni che fanno grande la Svizzera. “È l’occasione per sottolineare l’apporto dato da Esercito, Protezione civile e Servizio civile nell’affrontare tutte le situazioni nuove che si sono create. In tutta la Svizzera e in Ticino in particolare l’impiego ha dimostrato la validità di queste istituzioni a favore della protezione della popolazione. Soprattutto il nostro modello di milizia si è dimostrato vincente e ha permesso il coinvolgimento attivo di parecchie donne e uomini che generosamente hanno risposto presente, contribuendo ad affrontare la crisi”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle Istituzioni.
Ma si può quantificare questo impegno? “L’Esercito ha messo a disposizione una compagnia sanitaria, che opera a livello cantonale. Possiamo dire che circa 200 soldati hanno e stanno svolgendo i loro compiti, soprattutto legati all’ambito sanitario. Per quanto riguarda la Protezione civile impegnata nella logistica, nei trasporti, nei controlli e che impiega per meno giorni i militi, il numero aumenta e ci attestiamo attorno alle 800 unità. I civilisti presenti nelle strutture socio-sanitarie sono una sessantina”, precisa Norman Gobbi.
Si può dunque dire che Esercito e Pci hanno risposto presente alle richieste di sostegno giunte in questa situazione. “In effetti, prosegue il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la crisi ha dimostrato che il nostro Paese è dotato di strumenti efficaci per affrontare anche le situazioni più impegnative. Il nostro sistema di milizia, poi, è un valore aggiunto, perché permette di coinvolgere donne e uomini che trovano motivazioni supplementari legate allo spirito volontaristico. Mettersi a disposizione per il bene comune – e in questo caso per dare una mano in una circostanza che ha risvolti drammatici o comunque molto pesanti sulla vita quotidiana – fa crescere e maturare tutta la società civile. Per questo motivo non posso che ringraziare tutti i militi che si sono impegnati sino a oggi e che continueranno a farlo anche nelle prossime settimane, assieme alle persone che li guidano per svolgere al meglio i loro compiti”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Da www.ticinonews.ch
Il direttore del DI ha chiesto chiarimenti a Berna in vista della riapertura degli esercizi pubblici l’11 maggio
In piena emergenza coronavirus il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva lanciato un appello in svizzero tedesco, esortando i confederati a non recarsi in Ticino per le vacanze di Pasqua. Ora, alla luce della conferenza stampa di ieri a Bellinzona con la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, durante la quale gli svizzero tedeschi sono stati invitati nuovamente a recarsi a Sud delle Alpi, i colleghi di Teletiicino hanno chiesto al ministro ticinese se questo ritorno di turisti lo preoccupa.
“Già in queste settimane abbiamo visto un leggero aumento di traffico nord-sud da parte di confederati o privati che scendono in Ticino per occuparsi delle proprie proprietà, soprattutto case di vacanza” spiega Norman Gobbi. “Ora si tratta di gestire i mesi che arriveranno. Sarà importante che tutta l’offerta del Ticino possa accogliere il maggior numero di ospiti, ma nelle possibilità di questo numero e sempre nel rispetto delle distanze sociali e delle misure accresciute di igiene. Sarà importante aspettare quelle che saranno le disposizioni federali per l’ambito della ristorazione. Sappiamo che accanto all’alloggio, il Ticino è famoso per la propria gastronomia e accoglienza”.
Come vede questa accelerazione delle aperture dettata da Berna? “L’apertura degli esercizi pubblici ci ha colto di sorpresa poiché non era preventivata in questo momento, ma al mese di giugno. Come autorità cantonale, che è responsabile dei controlli, abbiamo sollevato diversi quesiti all’autorità federale proprio perché non c’è chiarezza. Abbiamo visto diverse incongruenze tra quanto dichiarato in conferenza stampa e quanto prodotto a livello di ordinanza federale. Abbiamo quindi chiesto questi chiarimenti poiché per riattivare gli esercizi pubblici è necessario un tempo di adeguamento e l’allestimento di singoli piani di protezione. E questo non si può fare dall’oggi al domani. Vogliamo evitare un crash, che ha un impatto dal punto di vista economico per chi opera nel settore e dal punto di vista della salute pubblica”.
Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 29 aprile 2020 de Il Quotidiano
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Oggi in conferenza stampa Karin Keller-Sutter ha parlato di un progressivo allentamento delle misure alle frontiere a partire dall’11 maggio. La Consigliera federale ha inoltre spiegato che sulla questione della riapertura dei valichi secondari ci sarà un dialogo con i Cantoni. Norman Gobbi, Direttore del dipartimento delle Istituzioni, è intervenuto al TG Speciale di Teleticino per esprimersi in merito.
Com’è la situazione alle frontiere?
Siamo in contatto regolare con le regioni Lombardia e Piemonte per capire quali sono le necessità dei nostri sindaci e di quelli al di là della frontiera. Il messaggio importante è che i controlli alla frontiera rimangono, dall’11 maggio non si abbassano le barriere di protezione e non significa che le frontiere vengono aperte, ma che vengono aperte di concerto con le autorità cantonali e con le necessità degli allentamenti in ambito economico. Non saranno inoltre rilasciati nuovi permessi in questa fase perché bisogna tutelare l’economia ed essa lavora ancora a regime ridotto.
Quindi i valichi secondari verranno riaperti, o solo in parte?
Dobbiamo attendere la decisione del direttore dell’Amministrazione federale delle dogane, il signor Boch, che ha detto che dovrà discuterne sia con i Cantoni che con i Paesi limitrofi. Nel nostro caso con l’Italia, che comunque presenta limitazioni di movimento molto maggiori delle nostre anche nel caso delle mobilità interna, tantopiù sulla frontiera. Il dialogo avviene comunque tramite lo Stato maggiore cantonale di condotta in cui sono inserite le guardie di confine.
Vediamo che ormai c’è un allentamento generale e una ripresa delle attività economiche. Qualcuno si chiede se stiamo correndo troppo. Lei cosa ne pensa?
Noi la trincea l’abbiamo vissuta, altri cantoni no. Abbiamo vissuto una progressiva limitazione delle libertà, economiche e individuali, quindi anche in fase d’allentamento il messaggio principale è la prudenza. Le aperture sono comunque prudenti, visto che non si apre tutto e quando si apre lo si fa solo con un piano di protezione a disposizione, sia dei lavoratori che dei clienti. Chiaramente bisogna continuare a restare prudenti nei nostri comportamenti individuali ma anche nel quadri responsabili di attività economiche o ricreative.
Questione delle scuole: Berset ha dimostrato una certa apertura, spiegando che sono i cantoni a dover decidere come applicare le direttive. Lei cosa ne dice?
L’autonomia dei cantoni è un elemento fondamentale del nostro sistema federalista e l’educazione pubblica è uno di quei baluardi in cui i cantoni hanno dovuto sì coordinarsi ma in cui rimane comunque la sovranità, come nel settore delle autorità di polizia. In Consiglio di Stato si determinerà nelle prossime ore.