Dissimulazione del volto,il Governo approva le modifiche di legge

Dissimulazione del volto,il Governo approva le modifiche di legge

Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha approvato una modifica alla Legge cantonale sull’ordine pubblico e alla Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, allineandosi alle indicazioni del Tribunale federale.
I due testi di legge prevedono ora un elenco più completo di eccezioni al divieto di coprirsi il viso in pubblico, una pratica che deve essere ammessa in particolare nel caso di manifestazioni di carattere politico o per motivi commerciali o pubblicitari.
Lo scorso 20 settembre il Tribunale federale aveva accolto parzialmente due ricorsi, limitatamente al tema delle eccezioni al principio del divieto di coprirsi il viso in pubblico, invitando il Cantone Ticino a completare le proprie norme. Per rendere compatibile la legislazione cantonale con i diritti costituzionali delle libertà di riunione e opinione e della libertà economica, il Tribunale federale ha giudicato necessario ampliare l’elenco delle eccezioni. Il Tribunale federale è dell’opinione che le norme vigenti non conferiscono alle autorità un margine sufficiente nella loro applicazione e ha pertanto chiesto – anche per ragioni di sicurezza giuridica – di completare e precisare l’elenco di eccezioni.
Alla luce di queste indicazioni, il Consiglio di Stato ha completato l’elenco delle eccezioni contenuto nelle due leggi, in modo da evitare un divieto troppo rigido e difficile da attuare e che talvolta potrebbe sfociare in una restrizione inammissibile delle libertà di riunione e opinione e della libertà economica. È stato così incluso nel testo normativo, in modo esplicito, il permesso di coprirsi il volto durante manifestazioni politiche o per motivi commerciali o pubblicitari, quando non sono messi in pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici.
Con questa modifica il Cantone fornisce ai Comuni un testo chiaro, più semplice da applicare nella realtà quotidiana. Il Governo ritiene inoltre di avere risposto adeguatamente ai dubbi contenuti nei ricorsi, redigendo un nuovo testo legale sufficientemente completo e non soggetto a equivoci.
Visita alla Newsroom di Muzzano

Visita alla Newsroom di Muzzano

Da www.cdt.ch

Il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni ha assistito all’avvio della giornata lavorativa al CdT

Gradita visita, questa mattina a Muzzano, nella moderna Newsroom del Corriere del Ticino, da parte di Norman Gobbi. Il consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle istituzioni, per l’occasione accompagnato dal giornalista Gabriele Botti, membro del suo staff, ha salutato direzione e redazione, assistendo e partecipando alla prima riunione di giornata, quella «di avviamento» con la discussione sui temi da trattare e la loro successiva pubblicazione sul web, sul nostro sito cdt.ch, e sull’edizione cartacea.
Gobbi si è interessato in particolare agli strumenti di analisi dei dati sul nostro portale e al nuovo modo di fare giornalismo al Corriere, secondo il progetto «Digital first, smart print!» che nella sede centrale di Muzzano del Corriere ha preso avvio lo scorso 3 dicembre.

“Misure anti-hooligan? Alla fine i club dovranno fare il passo”

“Misure anti-hooligan? Alla fine i club dovranno fare il passo”

Da www.cdt.ch

A un anno dagli scontri alla Valascia Norman Gobbi fa il punto sui nuovi sistemi di controllo richiesti entro fine stagione – «L’alternativa è una maggiore partecipazione ai costi di sicurezza assunti dal Cantone»

È passato un anno dagli scontri tra tifosi andati in scena alla Valascia. Era domenica 14 gennaio e, prima e dopo il match pomeridiano tra Ambrì Piotta e Losanna, i rispettivi supporter avevano dato vita a violenti tafferugli all’interno e all’esterno della pista. Il tutto sotto gli occhi di diversi genitori presenti alla partita con i propri bambini.

In questi dodici mesi, e alla luce dell’episodio d’inizio 2018, il Dipartimento delle istituzioni ha affrontato di petto la questione del tifo violento. In particolar modo elaborando una serie di misure anti-hooligan – definite durante l’estate – che i club sportivi sono stati chiamati a implementare entro la fine della corrente stagione. Se all’FC Lugano è stato domandato di attivarsi nei confronti dell’Associazione svizzera di calcio per contenere significativamente i disordini a margine delle partite considerate a rischio, ad HC Lugano e HC Ambrì Piotta è stato richiesto di attrezzare la Cornèr Arena e la Valascia di dispositivi per l’identificazione facciale dei tifosi nel settore ospiti.
A che punto siamo? Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi è chiaro: “La disponibilità dei club c’è e in ogni caso alla fine le società dovranno compiere questo passo. Anche perché o ci si adegua o altrimenti dovremo chiedere una maggior partecipazione ai costi che il Cantone sostiene per il mantenimento dell’ordine”.
A inizio dicembre Gobbi aveva scritto ad HCL e HCAP, richiamandoli all’ordine per non aver compiuto “alcun progresso” rispetto ai provvedimenti richiesti per arginare il fenomeno del tifo violento. Alla missiva le due società non hanno però ancora dato seguito. “Siamo ancora in una fase interlocutoria” ci fa sapere il presidente dell’HCAP Filippo Lombardi. Entro fine mese dovrebbe invece essere agendato un vertice tra l’HCL e i servizi della polizia cantonale che gestiscono il dossier. In più d’un occasione le dirigenze non avevano comunque nascosto un certo malumore, sottolineando la portata pratica e finanziaria degli investimenti richiesti. “Ma non si tratta di cifre insostenibili. Abbiamo fatto delle verifiche e per l’installazione di questi dispositivi sono necessarie alcune centinaia di migliaia di franchi”. Per Gobbi si tratta di una misura win-win, perché “permetterebbe di ridurre in generale i costi della sicurezza, a favore dell’autorità cantonale chiamata a gestire l’ordine all’esterno degli stadi ma pure delle società stesse che vedrebbero da parte loro ridursi i costi previsti per la sicurezza interna”.
A livello pratico ora i club dovranno prendere contatto con gli specialisti della polizia cantonale che si sono occupati di analizzare la messa in pratica dei sistemi di controllo richiesti. Ma le discussioni – anche per quanto riguarda l’FC Lugano – si stanno svolgendo pure su un altro piano. “Quest’anno – annuncia Gobbi – la Conferenza dei direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia valuterà l’efficacia delle modifiche al concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive decise nel 2012”. In particolare, indica il direttore delle Istituzioni, sentiti i Cantoni, le Città e le federazioni “andrà tenuta in considerazione la possibilità di eliminare alcuni degli scalini che attualmente precedono l’obbligo di presentarsi in un posto di polizia durante un evento sportivo. A oggi si fa fatica a giungere a questa misura a carico dei tifosi violenti, poiché prima vi sono la diffida, il divieto d’accesso e quello d’area. Ma facilitarne l’applicazione potrebbe rendere meno difficili e onerosi i controlli all’esterno degli stadi sia per i club sia per i corpi di polizia”.
Questa sarà musica del futuro, ma intanto tiene a sottolineare Gobbi “importanti risultati sono già stati raggiunti. Penso ai primi cinque derby cantonali che si sono svolti senza particolari problemi sul fronte dell’ordine pubblico”. Non solo, il consigliere di Stato pone l’accento anche su un altro aspetto: “L’inchiesta giudiziaria a seguito dei fatti della Valascia ha dato un forte segnale. Non è solo Norman Gobbi a non tollerare certi comportamenti, ma anche la giustizia penale». Sì perché il sostituto procuratore generale Nicola Respini ha di recente emesso 39 decreti d’accusa a carico di altrettanti tifosi (ticinesi, vodesi, sei di altri cantoni e due tedeschi) per le ipotesi di reato di sommossa, violenza contro i funzionari, danneggiamento e dissimulazione del volto. Quindici tifosi ticinesi hanno deciso di opporsi ai decreti e presto compariranno in Pretura penale o di fronte a una Corte delle Assise correzionali. “Il nemico comune – afferma Gobbi – sono forse io, ma quello che sto portando avanti non è perché ce l’ho con i tifosi ma in quanto ritengo che un evento sportivo debba potersi svolgere senza l’impiego imponente di uomini e di donne equipaggiati per il mantenimento dell’ordine. E questo – considerata la preparazione, la mobilitazione, l’operato sul posto e la smobilitazione – per praticamente un’intera giornata. Parliamo del ricorso magari a 100 uomini, che alla lunga diventa insostenibile dal punto di vista finanziario”.
Progetto Lugano città aperta

Progetto Lugano città aperta

Comunicato stampa

Mercoledì 23 gennaio, in prossimità del Giorno della Memoria 2019, saranno presentati gli Atti del Progetto Lugano città aperta (Edizioni Città di Lugano, 2018, “Pagine storiche luganesi”).

L’evento, che si terrà nell’Auditorio del campus dell’USI a Lugano alle ore 10:30, è promosso dalla Fondazione “Federica Spitzer”, dall’Istituto di studi italiani dell’USI e dall’Archivio storico della Città di Lugano, con il sostegno del Dipartimento istituzioni del Canton Ticino e del Programma di integrazione cantonale PIC.

A sottolineare il convergere di intenti culturali e civili che hanno animato il progetto Lugano città aperta, l’evento si concluderà con la conferenza di un ospite d’eccezione, il Direttore del museo di Auschwitz- Birkenau, Piotr Cywinski.

All’evento porteranno il loro saluto il Rettore dell’USI Boas Erez, il Capo del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Sindaco della Città di Lugano Marco Borradori e il Presidente della Fondazione “Federica Spitzer” Moreno Bernasconi.

Nell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia, la Fondazione Federica Spitzer e la Città di Lugano hanno promosso una serie di eventi per valorizzare la tradizione umanitaria di Lugano e della Svizzera italiana verso chi ha subito l’oppressione politica, la persecuzione razziale e religiosa e la negazione della libertà.

Il progetto, culminato con l’inaugurazione di un Giardino dei Giusti al Parco Ciani, intendeva rendere omaggio a quattro figure di Ticinesi che con il loro impegno tangibile hanno contrastato l’oppressione e /o salvato la vita di chi era perseguitato. Sono raccolti nel volume i contributi delle conferenze dedicate a Francesco Alberti, Carlo Sommaruga, Anna Maria Valagussa e Guido Rivoir, assieme agli atti del convegno Lugano al crocevia. Esuli, esperienze, idee promosso in collaborazione con l’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana.

Programma

Ore 10.30 Saluti delle autorità
Rettore dell’Università della Svizzera italiana, Professor Boas Erez Capo del Dipartimento delle Istituzioni, onorevole Norman Gobbi Sindaco di Lugano, onorevole Marco Borradori
Presidente della Fondazione “Federica Spitzer”, Moreno Bernasconi

Ore 10.45 «Lugano città aperta» e «Lugano al crocevia»
Prof. Stefano Prandi, Direttore dell’Istituto di studi italiani (USI)
Prof. Giacomo Jori (USI), curatore del volume
Pietro Montorfani, Direttore dell’Archivio storico della Città di Lugano, curatore del volume

Ore 11.20
Conferenza di Piotr M.A. Cywiński, Direttore dell’Auschwitz-Birkenau State Museum

Per maggiori informazioni: http://www.fondazionespitzer.ch/lugano-citta-aperta

Discorso pronunciato in occasione della commemorazione del 70° del Consiglio comunale di Canobbio

Discorso pronunciato in occasione della commemorazione del 70° del Consiglio comunale di Canobbio

13 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato, che oggi, in questa occasione di festa, mi pregio di rappresentare.

Prima di tutto… Buon compleanno! Spegnere 70 candeline vuol dire tagliare un traguardo importante e anche ricordare nel modo opportuno le centinaia di persone che in questo periodo si sono messe a disposizione della collettività di Canobbio. Ringrazio quindi i consiglieri comunali di oggi e rivolgo un pensiero di grande gratitudine anche a chi ha svolto con dedizione questo compito in un passato più o meno recente.

Cosa significa essere “consigliere comunale”? Tante cose. Prima di tutto, personalmente lo considero un atto di vera e propria generosità nei confronti dei propri concittadini, ai quali si consacrano tempo ed energia nell’ottica di garantire una crescita armonica e coerente del Comune di appartenenza. Lo è ancora di più in un’epoca come la nostra, caratterizzata da una certa disaffezione alla cosa pubblica e dalla tendenza a non partecipare attivamente alla vita politica locale. Il consigliere comunale ha quindi tutta la mia stima: la vitalità, l’intraprendenza e il dinamismo di un Comune dipendono anche moltissimo da lui. In ogni angolo del nostro Cantone ci sono ovviamente delle belle eccezioni, ma la realtà ci mostra quotidianamente quanto non sia affatto semplice trovare persone disposte a mettersi in gioco e ad esprimere pubblicamente opinioni, progettualità, critiche e idee. Essere “consigliere comunale” sottintende pertanto una profonda passione (spesso ereditata da un famigliare), un elevato entusiasmo e la volontà di attivarsi per gli altri e, di riflesso, per il proprio Comune. Con la carica di consigliere ci si prende a carico una grande responsabilità: si diventa infatti il rappresentante dei cittadini nell’organo legislativo comunale, si assume un delicato ruolo a nome di chi ha avuto fiducia in te, votandoti, ma anche di chi ha scelto altri candidati. Si rappresenta un partito o un movimento, certo, ma soprattutto si entra a far parte del “meccanismo comunale”.

Per chi è attivamente interessato alla vita del proprio Comune, si tratta del primo passo nella politica attiva: un passo che potrebbe anticiparne altri e che potrebbe condurre a livelli politici superiori. Essere “consigliere comunale” significa quindi anche intraprendere un corso formativo, una sorta di apprendistato, una “carriera”: da qui la necessità di essere persone aperte, propositive, collaborative, ma anche informate, proattive e interessate a ciò che le circonda. Buoni consiglieri comunali costruiscono, assieme a buoni municipali, un Comune altrettanto buono, dinamico e moderno. I buoni consiglieri comunali sono sempre anche dei buoni cittadini, il che garantisce un valore aggiunto significativo e di qualità all’intera comunità.

Il Consiglio comunale è la palestra ideale del dibattito politico: qui – in uno dei tre livelli costituzionali della nostra Confederazione – si apprende il confronto con gli altri, la difesa delle proprie idee e il sostegno delle proprie tesi. Si impara l’arte e la bellezza del dialogo. Si apprende il valore della collaborazione, tanto con il Municipio, quanto con i colleghi, le autorità cantonali, i cittadini, i Patriziati, le Associazioni e via dicendo. Il tutto secondo regole stabilite che, nel caso specifico, si basano – come ben sapete – sulla Legge organica comunale.

Negli anni il Comune ticinese ha mutato radicalmente volto. Focalizziamo la nostra attenzione su quanto è accaduto soltanto negli ultimi 20-25 anni: in questo lasso di tempo relativamente breve, la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che ha quale perno centrale la rivitalizzazione e l’attribuzione al Comune di maggiore autonomia. Stiamo assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e in un futuro non lontano il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi. Cambiamenti macroscopici che stanno interessando tutto il nostro Cantone e ai quali assisteremo anche in futuro, così come indicato nel Piano comunale delle aggregazioni (PCA). Confermo anche in questa sede che niente verrà imposto dall’alto e che ogni e qualunque progetto dovrà giocoforza partire “dal basso”, quindi dalla volontà politica locale. Il che garantirà la creazione di Comuni forti e di un Ticino ancora più performante, a tutto vantaggio – se vogliamo ulteriormente ampliare il discorso – del nostro amato Federalismo, la cui struttura è retta proprio da una solida tradizione ancorata alla popolazione.

Insomma, molto è cambiato. Ma le caratteristiche elettive del consigliere comunale o, più in generale, dell’uomo politico, non hanno per nulla perso il loro significato originario: senza passione, generosità ed entusiasmo non si andava molto lontano 70 anni fa come non si va da nessuna parte ai nostri giorni. Aggiungo un’ultima parola: orgoglio. Siate sempre orgogliosi di quanto fate! Difendete con convinzione e coraggio le vostre idee, ma siate anche pronti a modificare la vostra opinione, aprendovi – se del caso – a soluzioni alternative.

Agenti specializzati per i minori

Agenti specializzati per i minori

“aumentano i reati e gli abusi che coinvolgono i bambini”

In Ticino sempre più bambini sono autori oppure vittime di crimini e reati: è questo l’assunto da cui prende spunto un interessante articolo pubblicato qualche giorno fa sul Corriere del Ticino.

Si tratta, quasi inutile sottolinearlo, di un problema serio, di certo non specifico del nostro Cantone ma quantomeno preoccupante. Qualche cifra per inquadrare meglio il tema: nel 2017 i nuovi incarti che sono arrivati sul tavolo dell’Ufficio della magistratura dei minorenni sono stati 1.222, ovvero 348 in più rispetto all’anno precedente; significativi anche i numeri concernenti gli incarti chiusi che hanno raggiunto quota 1.188 (821 nel 2016). Sull’altro versante, la cronaca evidenzia regolarmente casi di abusi sui minori: delle 28 persone arrestate nel 2017 per reati sessuali, 13 sono da ricondurre a reati di abusi sessuali su minori; le inchieste condotte per atti sessuali con fanciulli sono passati in un anno da 46 a 54; nel medesimo arco temporale (2016-2017) il numero di inchieste inerenti maltrattamenti fisici e psicologici nei confronti di bambini sono saliti da 41 a 72.

Insomma, le statistiche ci invitano a proseguire, anzi a intensificare il nostro lavoro di prevenzione e di controllo. Proprio in quest’ottica, è nato il Gruppo Minori. È una task force di inquirenti, decisa dalla Polizia cantonale, che si occuperà di gestire i casi che vedono implicati i più giovani, vittime o autori di reati che siano. Va specificato che, da anni, nel nostro Cantone i minori vittime di reato sono presi a carico da personale specializzato: ciò che cambierà nel prossimo futuro è che anche i minori autori di reato (in particolare quelli che hanno meno di 14 anni e quelli che commettono reati di una certa gravità) saranno indagati da agenti specializzati. Si tratta di un passo affatto secondario e che illustra in modo chiarissimo la nostra attenzione nei riguardi di una fascia della popolazione che spesso cade in errore o è presa di mira a causa della sua fragilità. Stiamo dimostrando sensibilità e proattività.

Va poi affrontato anche il discorso relativo alle famiglie. In questo contesto prendo a prestito le parole del commissario della Sezione reati contro l’integrità delle persone, Marco Mombelli: “Spesso, per il minore autore di reato, il primo contatto con lo Stato e la giustizia passa attraverso la Polizia. Da qui l’importanza di avere agenti che siano in grado di mirare agli obiettivi del procedimento penale, Va sottolineato come sia fondamentale un’adeguata presa a carico dei genitori: queste situazioni possono infatti mettere a dura prova il sistema familiare”. Dietro a un minore che delinque o a un giovanissimo che subisce un reato c’è sempre una famiglia, con la sua forza ma anche con le sue debolezze. Chi opera in questo ambito, deve giocoforza tenere conto del fatto che un reato (perpetrato o patito) rappresenta sempre un elemento destabilizzante destinato ad alterare a lungo equilibri che, magari, si ritenevano granitici.

Circolazione: migliora il servizio, diminuisce l’attesa

Circolazione: migliora il servizio, diminuisce l’attesa

“maggiore efficienza senza perdere la dimensione umana”

Ancora più qualità e interazione nel servizio offerto all’utenza: è questo l’obiettivo che vuole raggiungere la Sezione della circolazione, che con 575’095 pratiche evase nel 2018 è uno dei servizi dell’Amministrazione cantonale più sollecitati.
In settimana abbiamo presentato le principali novità introdotte a Camorino, sede della Sezione da ormai quarant’anni.
Come più volte affermato, il sottoscritto e i miei collaboratori del Dipartimento ci impegniamo affinché vengano offerte prestazioni di qualità agli utenti, siano essi privati o professionisti del settore.
Il nostro obiettivo è velocizzare le procedure burocratiche, così da rendere più rapida e soddisfacente l’interazione tra il cittadino e gli uffici, migliorando di conseguenza le prestazioni erogate.
I prossimi passi prevedono l’avvio del servizio denominato “5 stelle”, con cui si intende dare ancora più risalto alle esigenze degli utenti. Oltre a ciò, nel 2019 si punterà pure alla certificazione ISO dell’Ufficio tecnico.

Numerosi progetti, un unico obiettivo
Il buon lavoro di squadra sia interno che esterno al Dipartimento ha portato a risultati molto positivi e, in tal senso, ringrazio tutti i collaboratori coinvolti, il Centro Sistemi informativi e la Sezione della logistica. I progetti sono quindi stati conclusi nei tempi prestabiliti e nel rispetto del preventivo approvato a suo tempo dal Gran Consiglio.
Abbiamo agito su più fronti: per quanto riguarda i Servizi amministrativi, segnalo in particolare la riorganizzazione del ticketing – che era il principale problema da risolvere – che ha permesso di ridurre le code al Servizio immatricolazione, il nuovo sistema di gestione delle chiamate al contact center e la realizzazione di un nuovo sito internet. Quest’ultimo è uno dei più utilizzati dell’Amministrazione cantonale e offre informazioni di dettaglio così come procedure cartacee o digitali. C’è poi anche la possibilità di pagare online le multe, iniziativa che, ancora una volta, privilegia l’interazione tra cittadino e Stato. Interventi logistici, organizzativi e sul personale hanno quindi permesso di migliorare notevolmente il modus operandi nei vari uffici di Camorino.

Lavoro strutturato e risultati concreti
Il lavoro ben organizzato ha portato al raggiungimento dei risultati prefissati e i cambiamenti proposti sono stati positivamente accolti dall’utenza. Il tempo d’attesa medio per l’immatricolazione è passato dai 40 minuti del 2017 agli attuali 5/10 minuti: un risultato eccellente. Per quanto riguarda invece gli interventi all’Ufficio tecnico, sono state razionalizzate e aggiornate strutture e procedure: in particolare le fosse dei collaudi sono state sostituite da sollevatori, espediente che ha migliorato le condizioni di lavoro e incrementato la relazione tra esperto e utente. Sono altresì state estese le deleghe, mi riferisco ad esempio a quelle con Touring Club Svizzero (TCS) e Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA), che consentono di alleggerire il lavoro e gli intasamenti a Camorino. Detto in concreto, i piccoli difetti riscontrati durante il collaudo potranno essere riparati direttamente in un garage senza necessità di far ritorno al Centro diagnostico. Tra l’altro, ed è aspetto non certo secondario, le associazioni di categoria sono dichiarate molto soddisfatte del lavoro svolto.
I risultati tangibili ottenuti con questa ampia riorganizzazione ci spingono a proseguire anche in futuro a incrementare l’utilizzo dei servizi online e a introdurre servizi supplementari.

Il servizio al cittadino resta la nostra priorità: la digitalizzazione migliora senz’altro le prestazioni, ma ciò non deve precludere il contatto umano che dovrà sempre esserci. È l’approccio che stiamo portando avanti anche in altri servizi del Dipartimento, dando priorità a quelli maggiormente sollecitati.
In generale, le facilitazioni nell’esecuzione delle pratiche online e l’estensione degli orari d’apertura di alcuni uffici, sono stati particolarmente apprezzati dal cittadino: per questo anche in futuro stare al passo con una società in costante evoluzione rimarrà una nostra preoccupazione.

La Sezione della circolazione
575’095 pratiche
19’031 utenti al mese
129.5 collaboratori

Servizio immatricolazioni
245’504 pratiche

Ufficio tecnico
58’674 collaudi nel 2017
72’601 collaudi nel 2018

Contact center
230’541 chiamate nel 2018

Sito internet
2.7 milioni di pagine viste
0.5 milioni di utenti

 

Malumori sul medico del traffico

Malumori sul medico del traffico

Da www.rsi.ch/news

Il Dipartimento delle Istituzioni sta pensando all’inserimento della figura in un nuovo istituto di medicina legale

Affidare gli esami dei casi gravi di guida in stato di inattitudine ad un privato, la dottoressa Mariangela De Cesare, l’unico medico del traffico con questo tipo di formazione, è un sistema che non piace al direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi, che sta valutando la creazione di un Istituto di medicina legale in cui collocare anche il medico del traffico. Alla base della decisione, anticipata da La Regione, ci sarebbe anche la mancanza di trasparenza del metodo adottato finora.

La dottoressa De Cesare è l’unica in Ticino ad avere una formazione di livello 4, necessaria per la presa a carico dei casi gravi di guida in stato di inattitudine. Gli altri medici, con livelli di formazione 1 e 2, possono invece pronunciarsi sull’idoneità alla guida di anziani e autisti professionisti.

A far storcere il naso a diversi utenti sono però le fatture emesse dalla dottoressa che, per chi le ha ricevute, risulterebbero salate e prive di dettagli. Per Norman Gobbi è però soprattutto un problema di approccio: “Mi sono più volte confrontato con la dottoressa, poiché in un sistema come quello svizzero c’è un rapporto di fiducia tra l’autorità e il cittadino, e talvolta l’approccio proposto non è in linea con questo sistema di riferimento: non si può mettere una cifra tout court senza spiegare a cosa si riferisce”, spiega ai nostri microfoni.

Integrare il servizio in un nuovo istituto autonomo potrebbe allora garantire più trasparenza e controllo sulle fatture. Fatture che oggi vengono calcolate sulla base del Tarmed. Un sistema tariffale utilizzato dai medici in cui a ogni prestazione effettuata, come ad esempio un esame della vista, vengono attribuiti dei punti da moltiplicare poi per un coefficiente che varia da cantone a cantone. Essendo il coefficiente più alto in Ticino che in altri cantoni, spiega il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti, ecco che le fatture risultano più alte. Il problema maggiore, aggiunge però Denti, è che il Tarmed non ha senso se usato in questi casi: “Non posso farmi rimborsare dalla cassa malati la visita dal medico del traffico, quindi non si può usare un tariffario concordato dai medici con le casse malati per una cosa che non ha niente a che vedere con la LaMal”. Altre soluzioni potrebbero dunque essere applicate, continua Denti, come per esempio un forfait a visita.

La dottoressa Mariangela de Cesare, da noi contattata, prima di esprimersi preferisce attendere la risposta all’atto parlamentare ancora pendente in merito a queste polemiche.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Malumori-sul-medico-del-traffico-11294475.html

Automatismi e ‘digital’ a favore di utenza.

Automatismi e ‘digital’ a favore di utenza.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 gennaio 2018 de La Regione

Da inizio anno è stato introdotto il rilascio automatico della licenza illimitata, quella che si stacca dopo i tre anni di licenza di condurre in prova. In pratica, svolti i corsi necessari e decorsi i tempi di legge, il sistema invia tramite posta direttamente a domicilio la patente definitiva, senza necessità di doverla chiedere.
In via automatica viene pure inviato il secondo sollecito a chi detiene la patente in prova a svolgere i citati corsi, prima di ritrovarsi con l’amara constatazione di dover ricominciare… tutto daccapo.
Dal 2 gennaio è poi online il nuovo sito web, in versione più snella e intuitiva. “Era già un ottimo portale, con tantissime informazioni. Probabilmente troppe – constata Cristiano Canova, capo Sezione circolazione –. L’obiettivo della revisione era quello di mettere a disposizione dell’utente le informazioni che sta cercando, rinunciando a mettere in evidenza quello che la Sezione vuole comunicare”. Il risultato è una ‘homepage’ in cui fanno bella mostra di sé i servizi più utilizzati.
Da lì si accede direttamente alle procedure, che permettono il più delle volte di evitare le colonne a Camorino.
Fra queste, utilizzata per ora da un numero contenuto di utenti, anche la possibilità di pagare online le fatture delle multe. Una piccola comodità in mezzo alla scocciatura.

Ridotti (di molto) i tempi di attesa a Camorino.

Ridotti (di molto) i tempi di attesa a Camorino.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 gennaio 2019 de La Regione

Da una media di 40 minuti di attesa a fine 2017 si è scesi a 6/7 minuti a fine 2018. Un risultato che per chi si è già trovato alla Sezione della circolazione di Camorino, ticket alla mano, ad aspettare lo sportello libero, ha (quasi) dell’incredibile.
“Sono dati oggettivi, forniti dal nostro sistema di ticketing, e quindi attendibili”, garantisce il capo Sezione Cristiano Canova mentre illustra alla stampa le novità introdotte su tutto il “campus”, come lo chiama chi ci lavora.
Da 40 anni sede di uno dei servizi dell’Amministrazione cantonale più sollecitati dall’utenza, le infrastrutture di Camorino hanno tentato di tenere il passo con l’aumento costante del parco veicoli ticinese.
Con le ultime novità ora la Sezione è 4.0. “Il nostro obiettivo è quello di rendere più rapida e soddisfacente l’interazione tra il cittadino e i servizi del Dipartimento – commenta il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi –. La Sezione della circolazione è stata in tal senso un cantiere importante, con diversi progetti di riorganizzazione riusciti grazie allo sforzo di tutti. Anche di chi è dovuto uscire dalla propria ‘zona comfort’ per cambiare metodo e abitudini di lavoro”.
Il tutto per puntare a un miglioramento qualitativo che ambisce, nel 2019, alla certificazione Iso dell’Ufficio tecnico.
I ritardi nei collaudi e la struttura vecchia sono ormai un ricordo, assicura Canova. Grazie, fra l’altro, all’estensione delle deleghe ai partner esterni.
Primi fra tutti i garage. Con Upsa, l’associazione di categoria, è stata sottoscritta una convenzione che permette di “saltare” la seconda visita dopo il collaudo a Camorino. La conferma della riparazione, con l’adeguamento del mezzo agli standard di legge, la garantisce il garagista. «Un bell’esempio di collaborazione tra economia privata e Stato – annota il direttore dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Gabriele Lazzaroni –. Così evitiamo all’utenza inutili spostamenti verso Camorino».
Torniamo ai tempi d’attesa del Servizio immatricolazioni. «Era il problema principale da risolvere – ricorda Canova –.
Lo abbiamo affrontato con tre interventi. Il primo sul fronte logistico, con un miglioramento e un potenziamento delle postazioni. Il secondo organizzativo, con un sistema di ticketing più performante e orari di apertura estesi sul mezzogiorno. E non da ultimo con potenziamenti transitori del personale». Ciò che ha reso nettamente più fluido il succedersi degli utenti agli sportelli.
“La struttura ha resistito anche il 27 dicembre, giornata da ben 1’300 pratiche. Nonostante il picco il tempo medio d’attesa è stato di un quarto d’ora. Buon segno – conclude il capo Sezione –. I tempi di attesa medi da 40 minuti erano inaccettabili: trovo invece che, a fronte del numero di pratiche trattate, quelli attuali siano più che sostenibili”.

 

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 8 gennaio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11290485

 

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Auto: agli stranieri piace pagare le multe online
La Sezione della circolazione presenta i risultati del restyling, tra procedure snellite e digitalizzazione

Con l’inizio del nuovo anno, la Sezione della circolazione ha scelto di presentare le novità introdotte a Camorino per migliorare le prestazioni offerte agli utenti.
Si tratta di un vero e proprio restyling, che passa dal rendere più snelle le procedure burocratiche, riducendo anche i tempi di attesa agli sportelli, dall’ottimizzazione della struttura e dell’organizzazione interna, fino al miglioramento delle prestazioni e dei servizi online offerti.
E il tutto viene festeggiato proprio a distanza di 40 anni dal trasferimento da Bellinzona a Camorino della sede della Sezione della circolazione.
“Il nostro obiettivo è quello di rendere più rapida e soddisfacente l’interazione tra il cittadino e i servizi del Dipartimento” indica il direttore delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi.
Le novità più importanti introdotte hanno interessato in particolare il servizio delle immatricolazioni, definito dal capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova “il cuore della Sezione”. La mole di lavoro e i conseguenti importanti tempi di attesa per evadere le pratiche “rappresentava il problema principale – prosegue – Dai 40 minuti necessari a fine 2017, a lavori implementati siamo riusciti ad arrivare a 6-7 minuti a fine 2018. Un tempo che ora si dimostra sostenibile”. Dalle statistiche del DI emerge come la Sezione della circolazione sia uno dei servizi più sollecitati, con 575.000 pratiche evase nel 2018. Grazie a un sito web più intuitivo e al processo di ottimizzazione delle procedure, oggi è altresì possibile pagare le contravvenzioni online, un servizio che mira per lo meno “ad agevolare un compito già poco gradito ai cittadini” osserva Gobbi.
Una modalità di pagamento, questa, utilizzata “in particolare dagli stranieri, – indica Canova – i quali più difficilmente sono nella condizione di utilizzare le polizze di versamento”. Tuttavia, il DI sottolinea come “la digitalizzazione migliora le prestazioni, ma non va a scapito del contatto umano”.
“Il veicolo deve sempre essere portato da qualcuno a Camorino per la verifica degli esperti e l’interazione rimane” osserva a questo riguardo Gobbi.
Inoltre nuovo è il rilascio automatico della licenza definitiva, dopo i 3 anni di licenza in prova e dopo aver sostenuto l’esame.
La Sezione della circolazione ha quindi evoluto le proprie prestazioni per dare una risposta più mirata alle aspettative dei cittadini e dei partner di riferimento. E proprio a questo proposito è intervenuto il direttore dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Gabriele Lazzaroni: «Siamo soddisfatti per le novità introdotte, un esempio su tutti riguarda la riparazione post collaudo. Ora non è più necessario tornare a Camorino, si può riparare l’auto anche nel garage vicino a casa». Lazzaroni poi rimarca: “La collaborazione tra lo Stato e l’economia privata è più che ottima, un vantaggio per noi che nel complesso rappresentiamo il primo utente per la Sezione della circolazione”.
E proprio la qualità è l’obiettivo del DI che, oltre a promuovere l’ottenimento dell’attestato di qualità «ISO» per l’Ufficio tecnico, ha deciso di dare avvio al progetto «cinque stelle» volto a migliorare ancora il rapporto tra gli utenti e i servizi delle Istituzioni. Il progetto nel suo insieme è costato 1,8 milioni di franchi.