Intervista all’interno della trasmissione 60 Minuti/RSI di lunedì 26 novembre 2018
https://www.rsi.ch/la2/programmi/informazione/60-minuti/Patto-ONU-sulle-migrazioni-11089836.html
Intervista all’interno della trasmissione 60 Minuti/RSI di lunedì 26 novembre 2018
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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 28 novembre 2018 de La Regione
Nella seduta di questa mattina la Legislazione sentirà il capo del Dipartimento istituzioni Gobbi
Della trentina e passa di correttivi suggeriti “concorda” solo su quattro. Il Consiglio di Stato ha preso posizione, con una lettera alla commissione parlamentare della Legislazione, sulle proposte di emendamento alla Legge sulla polizia, o meglio al testo rivisto dal governo per introdurre lo strumento della custodia di polizia (durata massima ventiquattro ore), disciplinare trattenimento e consegna di minorenni e regolamentare le indagini, anche ‘mascherate’, preventive.
Una revisione normativa adottata, con qualche ritocco, dalla maggioranza commissionale, ma ritornata in Legislazione lunedì della scorsa settimana, giorno in cui avrebbe dovuto essere discussa e votata dal Gran Consiglio. Avrebbe, perché all’ultimo momento è stata avanzata una serie di emendamenti da Sabrina Gendotti (Ppd), Giovanna Viscardi (Plr) e Michela Delcò Petralli (Verdi).
Diverse e di peso le modifiche prospettate dalle tre deputate. Tali da indurre la commissione a riaprire il dossier per i necessari approfondimenti. E il Consiglio di Stato a pronunciarsi nero su bianco. La missiva alla Legislazione è datata 21 novembre. Sei pagine che il governo ha scritto in vista dell’audizione di questa mattina in commissione del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Dovrebbe essere accompagnato da due ufficiali della Cantonale: il tenente colonnello Flavio Varini, alla testa della Polizia giudiziaria, e il capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi generali.
Custodia, se la persona lo chiede va sottoposta a visita medica
Tra le quattro proposte di emendamento condivise dal governo figura quella di inserire nell’articolo di legge sulla custodia di polizia, provvedimento ordinato da un ufficiale, l’obbligo della visita medica (non contemplata dal testo elaborato dal Consiglio di Stato, prevista invece dalla maggioranza commissionale ma solo come facoltà). Ergo: “La persona presa in custodia deve essere sottoposta a visita medica se lo richiede espressamente, come pure se le sue condizioni psico-fisiche appaiono alterate o altri motivi lo impongano”. Restando alla custodia di polizia, l’Esecutivo non è invece d’accordo con gli altri correttivi indicati da Gendotti, Viscardi e Delcò Petralli. Il ricorso al giudice dei provvedimenti coercitivi (gpc), anziché al Tribunale cantonale amministrativo, contro la misura? “Non trattandosi di una misura (la custodia di polizia, ndr.) di carattere penale, appare inopportuna la competenza del gpc” e di conseguenza l’applicazione del Codice di procedura penale (Cpp), annota il governo.
Niente sistemi di geolocalizzazione?
Proposta incomprensibile
Governo che respinge la stragrande maggioranza degli emendamenti suggeriti. Come quello al capitolo sulla cosiddetta osservazione preventiva.
Localizzare persone o cose senza però l’impiego di sistemi di geolocalizzazione? “Mal si comprende la proposta di modifica”, commenta il Consiglio di Stato, che si chiede e chiede “come si possa localizzare qualcuno con dispositivi tecnici, senza sistemi di geolocalizzazione”.
Il governo, inoltre, richiama l’attenzione della Commissione parlamentare “sul fatto che, già oggi e sulla base del Codice di procedura penale, sia l’osservazione che le indagini in incognito possono essere avviate e messe in atto dalla Polizia cantonale in maniera completamente autonoma per la durata di un mese (cfr. articoli 282 e 298b del Cpp) per tutti i crimini e delitti: queste misure di sorveglianza segreta, ai sensi del Cpp, non soggiacciono all’approvazione del giudice dei provvedimenti coercitivi”. Sottoporre, come sollecitano le tre parlamentari, l’avvio dell’osservazione preventiva al nullaosta del giudice dei provvedimenti coercitivi? L’emendamento, rileva il Consiglio di Stato, “è in urto con quanto già in vigore a livello di Cpp (cfr. articolo 282). Non si intravede quindi il motivo di instaurare due prassi differenti, le quali potrebbero creare difficoltà di utilizzo delle prove in una successiva fase d’inchiesta”.
26 novembre 2018 – LAC Lugano
– Fa stato il discorso orale –
Gentili signore, egregi signori,
inizio il mio intervento citando una frase Sofocle: “L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo”. Credo che non ci sia nulla di paragonabile all’aiutare qualcuno soltanto per il piacere di farlo oppure per ottemperare al proprio senso del dovere in modo spontaneo e genuino. Credo che non ci sia nulla di più gratificante di mettersi al servizio degli altri senza porsi domande, agendo guidati dall’istinto e dalla volontà di fare del bene.
Le persone che omaggiamo stasera sono persone speciali, anche se hanno fatto qualcosa che dovrebbe rientrare nei canoni della normalità: aiutare gli altri. Purtroppo, nell’attuale società non sempre capita.
Sono quindi davvero orgoglioso dell’invito che la Fondazione Ticino Cuore mi ha fatto e che ho subito accolto: sin dal 2005, anno della sua costituzione, ne seguo la crescita e lo sviluppo, ammirandone le tante iniziative. Il suo scopo principale è l’aumento della sopravvivenza delle persone colpite da arresto cardiaco improvviso in un Ticino dove, lo ricordo, annualmente si verificano tra i 250 e i 300 arresti cardiaci improvvisi.
Un grande contributo per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita del paziente colpito da un arresto cardiaco – leggo sul sito della Fondazione – è dato dalla possibilità di mettere in atto quanto prima le misure salvavita e la rianimazione cardiopolmonare, associate all’impiego di defibrillatori automatici esterni da parte di soccorritori laici adeguatamente formati. L’importanza dei defibrillatori è nota a tutti.
Essi sono ormai presenti in ogni angolo del nostro Cantone: nei Comuni, nelle aziende, nelle scuole, negli impianti sportivi e anche in quasi 40 sedi di Polizia cantonale e comunale. Gli sforzi compiuti in questo ambito si dimostrano paganti.
E vengo a voi, carissimi “Cavalieri del Cuore”.
Avete dimostrato altruismo e coraggio, nobiltà d’animo e generosità, spingendovi a volte oltre i vostri limiti allo scopo di salvare la vita di donne e uomini che, nella stragrande maggioranza dei casi, neppure conoscevate.
La gratificazione che vi è stata riservata stasera è meritatissima.
Sono però sicuro che il premio al quale tenete di più lo avete già ricevuto: esso consiste nel sapere che la persona che avete salvato sta bene, che la sua vita prosegue oggi allo stesso modo di prima.
La Fondazione Ticino Cuore organizza questo momento di incontro per poter formalmente ringraziare le persone, le strutture e le istituzioni che hanno dato il loro concreto supporto al Progetto e in particolare a coloro che, con grande senso di responsabilità, si sono appunto attivate nella pratica della rianimazione cardiopolmonare.
Ad oggi, sono circa 600 le persone che hanno ricevuto il diploma di Cavaliere del Cuore.
Fra loro ci sono innanzitutto coloro che appartengono ai servizi partner degli enti di soccorso, come polizia, pompieri, guardie di confine: si rivela infatti determinante, per la riuscita dell’attività di Ticino Cuore, il buon rapporto di collaborazione instaurato con questi enti.
Sono proprio loro che, grazie a una capillare presenza sul territorio, riescono ad accorrere sul luogo dell’evento prima dell’arrivo delle équipe di soccorso sanitario: una loro adeguata preparazione per intervenire prontamente in caso di arresto cardiaco può rivelarsi quindi vitale.
A ottenere il diploma di Cavaliere del Cuore sono naturalmente anche tutti quei cittadini “comuni” che, difronte a una situazione di arresto cardiaco, si sono prodigati nelle prime misure di rianimazione.
Un’adeguata formazione è anche in questo caso spesso decisiva.
Un saluto affettuoso va ovviamente anche – e soprattutto! – a coloro che sono stati rianimati con successo e che sono qui, stasera, a consegnare di persona il riconoscimento ai loro “salvatori”.
Mi hanno detto che tra salvatore e salvato nasce un rapporto inscindibile, che supera il concetto stesso di Amicizia.
Posso solo immaginare quali emozioni provino salvatore e salvato quando si ritrovano dopo che il peggio è ormai solo un lontano ricordo.
Penso si tratti di un momento ricco di umanità e anche di grande commozione, esattamente come quello che stiamo vivendo stasera.
Vi ringrazio.
Percorsi ben definiti per i cittadini stranieri
La Giornata cantonale dell’integrazione che ha avuto luogo ieri a Mendrisio, si presta a qualche considerazione che mi permette di chiarire alcuni importanti aspetti di questo tema. Aspetti che di tanto in tanto vengono travisati oppure arbitrariamente strumentalizzati.
In Ticino la politica d’integrazione è stata adattata alle misure attuate in ambito di migrazione dalle Autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’integrazione. Sta però a loro dimostrare la volontà di integrarsi e quindi di meritarsi la permanenza nel nostro Cantone.
Pertanto, migrazione e integrazione sono due ambiti che non possono essere sconnessi tra di loro e, nel rispetto del federalismo svizzero, il nostro Cantone è chiamato ad attuare le misure definite dalla Confederazione in materia di legge sugli stranieri e di asilo: per questo specifico motivo le politiche d’integrazione seguono di pari passo quelle della migrazione. In questo senso il cittadino straniero che giunge sul territorio cantonale è seguito dai servizi in un percorso ben definito per consentire di comprendere da subito usi e costumi svizzeri.
Conoscere il territorio e parlare la nostra lingua
Dando seguito all’impostazione di cui ho appena parlato, alcuni nuovi progetti saranno avviati nel corso del 2019 nell’ambito della scuola e della formazione. Tra le altre cose, sarà posto l’accento sull’insegnamento della lingua italiana: il primo e fondamentale requisito per attivare il processo d’integrazione è infatti proprio quello di conoscere, capire e praticare la lingua parlata sul territorio ospitante.
Le Autorità federali e cantonali hanno definito regole chiare che lo straniero è tenuto a seguire nel percorso d’integrazione e prima di tutto occorre conoscere la nostra lingua.
Una collaborazione a più livelli
La Legge federale sugli stranieri definisce che la promozione all’integrazione è un compito da adempiere da parte dei tre livelli istituzionali (Confederazione, Cantone e Comuni) in modo da creare le condizioni quadro favorevoli alla parità di opportunità e alla partecipazione della popolazione straniera alla vita pubblica. Dal 1. gennaio 2014, la Confederazione e i Cantoni attuano le misure specifiche di promozione dell’integrazione nell’ambito di programmi d’integrazione cantonali (PIC) quadriennali. I PIC si fondano su 12 obiettivi strategici fissati dalla Confederazione nei tre pilastri (informazione e consulenza, formazione e lavoro, comunicazione e integrazione sociale). I PIC hanno oggi il ruolo di incoraggiare in particolare le strutture ordinarie – nell’ambito dell’istruzione, della formazione, del mercato del lavoro, della sanità e socialità – affinché i Comuni, nel limite delle loro possibilità e nella loro fondamentale valenza di organi di prossimità, inseriscano le attività specifiche per l’integrazione degli stranieri nei loro compiti.
In particolare agli enti locali spetta un’importante responsabilità quali promotori della prima informazione e dell’accoglienza sul proprio territorio. Inoltre, attraverso i PIC – così come ho detto prima – si intende rafforzare l’accoglienza e l’apprendimento precoce della lingua nonché la formazione professionale per i nuovi arrivati. Ricordo infine che l’integrazione è e resta uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica.
In quest’ottica, nelle scorse settimane abbiamo varato un portale di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti. Considero l’integrazione il primo mattone per costruire un Cantone sicuro e accogliente, perché integrare significa anche disinnescare sul nascere eventuali minacce.
Il club Soroptimist Bellinzona e Valli ha illuminato di arancione la chiesa Collegiata di Bellinzona, alla presenza del Consigliere di Stato Norman Gobbi, della Direttrice Divisione Giustizia Frida Andreotti, del sindaco di Bellinzona Mario Branda, dei municipali Giorgio Soldini e Mauro Minotti, della presidente del club Renata Gottardi e di numerose socie, per sottolineare la giornata contro la violenza alle donne. Il gruppo Corno delle Alpi ha allietato con successo il suggestivo ed importante momento.
Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 23 novembre 2018 de Il Quotidiano
Giovedì 22 novembre 2018 – Lugano, Sala del Consiglio comunale
– Fa stato il discorso orale –
Gentili signore ed egregi signori,
prima di tutto vi ringrazio per l’invito alla vostra assemblea, che mi dà anche l’opportunità di aggiornarvi su due importanti dossier: il Piano comunale delle aggregazioni (PCA) e Ticino 2020.
Permettetemi di iniziare questo mio intervento con una premessa che ritengo doverosa: quando parliamo di autonomia comunale facciamo riferimento ai compiti promossi a livello locale e che per legge non sono attribuiti né alla Confederazione né al Cantone.
Come recita la Costituzione cantonale, questa è definita “autonomia residua”.
Negli ultimi 20-25 anni la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che, appunto, ha quale perno centrale la rivitalizzazione e l’attribuzione al Comune di maggiore autonomia.
Stiamo quindi assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e tra poco più di un anno il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi.
Ma la statistica che ritengo più eloquente si riferisce al moltiplicatore politico: in un breve lasso di tempo, il numero dei Comuni con un’aliquota pari al 100% è passato da 112 (16% della popolazione) a 15 (2%).
Cosa significa?
Significa che mediamente l’ente locale ha visto migliorare la sua situazione finanziaria, cosa perfettamente aderente agli intendimenti del Cantone.
Un risultato raggiunto anche grazie ai 120 milioni di franchi stanziati dal Cantone quali misure di risanamento nell’ambito dei diversi progetti aggregativi finora condotti.
Oggi possiamo quindi parlare di “Comuni potenzialmente rivitalizzabili”, ai quali sarà possibile restituire parte delle competenze strategiche e operative che gli sono state tolte o che non gli sono state attribuite nel tempo.
Si tratta di competenze che gli spettano soprattutto in considerazione del loro interesse prevalentemente locale. Di conseguenza, il ruolo stesso del Comune potrà riprendere quota.
Le ragioni che nel corso dei decenni ne avevano progressivamente ridotto il peso specifico sono diverse. Ne cito alcune in ordine sparso: una dimensione a volte insufficiente, un’incapacità amministrativa non generalizzata ma comunque qua e là presente, risorse limitate e non di rado retribuite in maniera troppo eterogenea.
La somma tra due o più di questi fattori, o anche uno solo di essi, ha comportato l’impossibilità di fornire ai cittadini risposte commisurate ai loro bisogni, generando uno scollamento che va invece assolutamente evitato.
Il PCA si muove proprio nel solco della necessità di allineare le “capacità” dei Comuni ticinesi con i bisogni dei cittadini: in assenza di tale equilibrio, il Comune perde sostanza e senso, ciò che si riverbera negativamente sul Cantone. Muoversi in questa direzione genera quindi benefici di cui tutti possono approfittare.
Il PCA va dunque considerato uno strumento strategico concepito per indicare in modo trasparente e previsibile la visione cantonale. Esso, quale punto centrale, prevede un’attivazione “dal basso”, priva di ogni e qualunque imposizione: in linea di principio mai e poi mai dal Cantone arriveranno dei diktat, non esistono ricatti. Si tratta quindi di una maturazione che nella sua fase nevralgica avviene alla base e che pertanto, come detto in precedenza, conferisce giusto e giustificato risalto al ruolo del Comune.
Il mio Dipartimento ha fatto la sua parte, tenendo in debita considerazione le vostre aspettative: il PCA, nella sua stesura definitiva, dà seguito alle indicazioni dei Comuni, confermando le misure più largamente condivise e lo stralcio di quelle dalle valutazioni contrapposte o poco condivise.
C’è ovviamente il rovescio della medaglia: se da un lato l’ideale Comune ticinese del prossimo futuro potrà godere di un’autonomia strategica e operativa maggiore, dall’altra dovrà essere capace di assumersi la totale responsabilità del suo operato, adeguando ad esempio le proprie strutture organizzative, le competenze interne e gli strumenti che ne determinano il funzionamento.
L’obiettivo inserito nello studio “Il Cantone e i suoi Comuni, l’esigenza di cambiare”, che di fatto ha dato il via nel 1998 alla Riforma istituzionale dei comuni ticinesi, resta dunque quanto mai d’attualità: l’intendimento era e rimane quello di ridare al Ticino un panorama di Comuni forti e attivi, recuperando la vitalità e la progettualità e rafforzandone struttura e capacità amministrativa.
A titolo informativo, vi segnalo infine che a metà dicembre il messaggio concernente il PCA sarà trasmesso al Parlamento.
Detto questo, concludo con un paio di annotazioni relative al progetto Ticino 2020.
Gli intendimenti di fondo sono noti e così riassumibili: partendo da una nuova geografia comunale, disegnata dalle aggregazioni finora realizzate, viene proposta una revisione strutturale dei compiti e del flussi esistenti, che implicano a loro volta la riconfigurazione del sistema perequativo – perno della storica solidarietà fra i Comuni stessi – e la riorganizzazione dell’amministrazione cantonale e comunale, come spesso auspicato anche dall’opinione pubblica.
La riforma non mira a semplici correttivi, bensì a ripristinare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, un’inversione di tendenza che permetterà di rafforzare la capacità di azione soprattutto a livello locale, in nome di un principio molto importante: la prossimità tra il cittadino e le autorità.
Anche qui occorre essere chiari e pragmatici: il successo di questo progetto dipende in modo sostanziale da fattori quali la fiducia reciproca e l’impegno di tutti a voler ricercare la soluzione migliore per il cittadino. Mancassero queste premesse ben difficilmente arriveremo a ottenere i risultati che ognuno di noi in cuor suo si attende.
La mia speranza è che si riesca a creare un clima costruttivo che, attraverso un dialogo franco, aperto e propositivo, conduca a soluzioni condivise.
Vi ringrazio.
Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 del TG di Teleticino
http://teleticino.ch/il-tg/ticino-2020-fra-screzi-e-prove-di-dialogo-XI479220
Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 22 novembre 2018 del Corriere del Ticino
Dopo la nascita di Riviera gli altri progetti di fusione vanno a rilento o sono finiti nel freezer
Cantiere delle aggregazioni comunali immobile nelle Tre Valli. Dopo la riuscita del progetto-Riviera nel 2017, quasi tutto si è fermato. A cominciare dal Comune polo. «Siamo aperti alla discussione ma il tema al momento non è una nostra priorità» afferma da noi contattato il sindaco di Biasca Loris Galbusera. Il quale aggiunge che sarebbe stato «poco elegante avviare un discorso con il Comune di Riviera appena nato». Da parte sua la Leventina presenta le solite difficoltà. In bassa valle Giornico, Bodio, Personico e Pollegio proseguono a rilento. «Stiamo lavorando» si limita a dire il presidente della Commissione Renato Scheurer. Intanto le discussioni tra i cinque Esecutivi dell’alta Leventina sono finite nel congelatore fino al 2020. «Rimango convinto che l’aggregazione sia una buona idea ma non se n’è più parlato, forse a causa del fatto che ognuno è impegnato con le rispettive problematiche», spiega il sindaco di Quinto Valerio Jelmini, evidentemente alle prese con la futura Valascia. «Attendiamo che qualcuno prenda l’iniziativa, magari dall’esterno», aggiunge. «Anche noi siamo impegnati su altri fronti» conferma il sindaco di Airolo Franco Pedrini. Chi ha lavorato maggiormente in questo dossier sono i bleniesi, con le tre fusioni realizzate sulla cui scia qualcuno aveva ipotizzato l’inizio delle discussioni per unire l’intera valle. Ma non è più un tema. «È troppo presto e personalmente ritengo debba passare un’altra generazione per questo tipo di discorso», spiega il sindaco di Acquarossa Odis Barbara De Leoni secondo cui occorre prima consolidare le realtà attuali. La riflessione è prematura anche per la sindaca di Blenio Claudia Boschetti Straub. Della stessa opinione Luca Bianchetti, alla testa del Municipio di Serravalle: «Noi siamo solo alla seconda legislatura, credo se ne potrà parlare tra una decina d’anni».
Dal Cantone nessuna pressione
Il Piano cantonale delle aggregazioni prevede Comuni unici in Alta e Bassa Leventina. Se per la bassa la Commissione è al lavoro, il progetto dell’alta valle è fermo. Il Cantone intende intervenire per fornire un input? «È doverosa una premessa – risponde il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – Il Piano cantonale delle aggregazioni non è una riforma imperativa e indica in modo trasparente la visione cantonale. Il Cantone non vuole infatti decidere a tavolino il destino obbligato degli enti locali ticinesi, a meno che si tratti di realtà in oggettiva e chiara difficoltà. Per questo motivo è data totale autonomia ai Comuni di proporre progetti aggregativi, favorendo quindi un’attivazione ‘dal basso’.». In questo senso, aggiunge, «sicuramente nel prossimo anno, dopo che Governo e Parlamento avranno detto la loro sul messaggio che concerne il PCA, valuteremo con quali modalità attivare una promozione ulteriore delle politiche aggregative in valle. Ma è musica del futuro».
E per quanto riguarda il caso particolare di Biasca, che pure attualmente non lavora ad alcun progetto in ambito aggregativo, come si pone il Dipartimento? «Anche in questo caso vale la premessa iniziale: la riforma cantonale prevede di dare spazio alle proposte che si attivano ‘dal basso’ – risponde il consigliere di Stato – Lo scenario che concerne Biasca comprende un’unione con il nuovo Comune di Riviera nato lo scorso anno dall’aggregazione di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna. Il giovane Comune del Distretto è diventato realtà da poco e prima di valutare una nuova aggregazione occorre concedergli del tempo affinché cresca e si stabilizzi. Sarà poi il tempo a dire come e se sarà il caso di valutare un ulteriore cambiamento».
Comunicato stampa
La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la terza seduta ordinaria del 2018 – la 48. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato e dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.
La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la terza seduta ordinaria del 2018 – la 48. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato e dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.
La riunione si è svolta in un clima positivo e costruttivo, e si è aperta con una riflessione sul ruolo della Piattaforma di dialogo fra Cantone e Comuni.
È emerso un accordo generale sull’esigenza di consolidare il progetto, affinché svolga appieno il proprio ruolo di collegamento fra le istituzioni ticinesi. L’Associazione dei Comuni ticinesi ha inoltre sollecitato un miglioramento della comunicazione fra i livelli istituzionali, e fra gli enti locali e i servizi cantonali.
È stato in seguito discusso lo stato di avanzamento del progetto di riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020».
L’Associazione dei Comuni ha anticipato che la consultazione in corso fra i Municipi sta riscontrando un buon livello di partecipazione.
La Sezione degli enti locali ha invece confermato che presenterà il 14 febbraio 2019 – durante un simposio dedicato alle relazioni fra Cantone e Comuni – i risultati di un sondaggio elettronico che sta raccogliendo il parere della popolazione ticinese sulle aggregazioni e su «Ticino 2020», e più in generale sul ruolo dei Comuni nel nostro sistema federale.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha in seguito fornito alcune informazioni in materia di fiscalità. Sono stati anzitutto ricordati i contenuti salienti della Riforma fiscale con la quale il Cantone intende accompagnare i cambiamenti in corso a livello federale; è stato confermato che il progetto è stato sviluppato per limitare l’impatto finanziario sui Comuni. Sono poi stati presentati i risultati di un monitoraggio sull’incasso delle imposte ordinarie; è stata accolta la proposta che un gruppo di lavoro tecnico valuti possibili misure per migliorare la collaborazione fra Cantone e Comuni e per affinare le procedure.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha poi informato sulla cantonalizzazione dei docenti di lingua e integrazione, approvata di principio dal Parlamento nel maggio scorso; la misura intende migliorare l’offerta per gli allievi alloglotti nella scuola dell’obbligo e ridurre il precariato nel settore dell’insegnamento.
In vista delle elezioni cantonali 2019, la Cancelleria dello Stato ha infine ricordato che il Cantone sosterrà finanziariamente i Comuni intenzionati ad inviare ai propri giovani cittadini l’opuscolo easyvote, che verrà prodotto in un’edizione speciale dedicata al rinnovo di Governo e Parlamento.
La prossima riunione della Piattaforma è prevista per mercoledì 27 febbraio 2019.