Polizia: nati con la voglia di difendere i cittadini

Polizia: nati con la voglia di difendere i cittadini

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Formazione degli aspiranti agenti, è stato aperto il concorso – La scuola inizierà a marzo 2020 e durerà un anno in più Ma i responsabili non temono un calo delle candidature: «In Ticino c’è interesse» – Aumentano le donne in divisa

Poliziotti si può nascere (perché comunque è uno di quei mestieri che richiede una certa predisposizione naturale) ma, soprattutto, poliziotti si diventa. Negli scorsi giorni è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso per partecipare alla scuola di polizia (i candidati hanno tempo di farsi avanti fino al 4 febbraio). E ci saranno parecchie novità. La più grande riguarda probabilmente il fatto che – almeno formalmente – la scuola durerà un anno in più. Ne abbiamo parlato con Manuela Romanelli-Nicoli, responsabile del centro formazione di polizia, e il capitano Cristiano Nenzi, capo della Sezione formazione della Cantonale.

“La riforma della formazione di base – ci spiegano – è un progetto nazionale diretto dall’Istituto svizzero di polizia che sarà implementato in Ticino da marzo 2020 e il recente concorso per l’assunzione di futuri aspiranti della polizia cantonale (ma anche di numerose polizie comunali e per la polizia dei trasporti FFS) già riassume le maggiori novità procedurali dell’innovazione. Il loro percorso si svilupperà con un anno di scuola intervallato da periodi di stage e certificato da esami finali, il cui superamento garantirà l’accesso a un anno di pratica, posto sotto la responsabilità dei rispettivi corpi di appartenenza e che si concluderà con gli esami federali e l’ottenimento dell’attestato professionale federale”.

Ma cosa significherà, per gli aspiranti agenti, avere a disposizione un anno in più di formazione? “Dal 2014 – ci spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – gli aspiranti già beneficiano di un percorso formativo in qualche modo simile: attualmente, concluso l’anno di scuola con lo statuto di aspiranti e superati gli esami federali, i neo agenti assumono uno statuto di agenti in formazione e, durante un intero anno si rapportano con un diario di apprendimento che obbliga a una riflessione relativa alla propria azione da poliziotto, considerandone a posteriori gli aspetti giuridici, etici, emotivo-relazionali e procedurali, sotto l’attento sguardo di referenti. Solo al termine di questo anno pratico, connotato da rotazioni in diversi posti di polizia e intercalato da regolari valutazioni strutturate, i giovani agenti vengono formalmente nominati alla funzione”. Le maggiori differenze rispetto al modello che già si applica riguardano dunque una maggiore armonizzazione del percorso e degli esami del primo anno, che garantiranno l’acquisizione delle competenze operative per poter accedere all’anno di pratica, dove gli agenti in formazione, sotto la responsabilità di referenti e mentori, potranno consolidare la loro professionalità, confrontandosi con la complessità e le dinamiche reali del lavoro, elaborando nel contempo un bagaglio di competenze. Ma in termine di stipendio questo percorso cosa comporterà? “Almeno per quanto attiene la Cantonale e le Comunali nulla cambia rispetto alle prestazioni odierne. In termini di statuto, durante il primo anno le persone in formazione sono ancora definite aspiranti, e anche durante il secondo mantengono il ruolo di gendarme in formazione in Cantonale e agente in formazione nelle Comunali”.

Le nuove sfide della sicurezza
Un anno in più di formazione significa anche poter approfondire maggiormente contesti relativamente nuovi (per esempio il terrorismo, la cibercriminalità e i reati finanziari, le tematiche relative ai flussi migratori e alla tratta di esseri umani)? “La formazione scolastica – ci viene spegato – sarà mirata a un profilo di competenze e a un relativo programma quadro di formazione i cui contenuti integrano alcuni dei temi citati. Va però ricordato che l’aggiornamento di specifici contenuti formativi avviene non solo in funzione di riforme straordinarie, come questa che coinvolgerà tutta la Svizzera nel 2020, ma anche e soprattutto in funzione dell’evolversi della minaccia e dei conseguenti bisogni di sicurezza della società in cui la polizia si trova ad operare”.


Declinato al femminile

Mentre i 44 aspiranti della scuola di polizia 2018 (di cui sei donne) sono attualmente in stage e preparano gli esami federali di fine febbraio, in marzo come detto prenderà avvio la scuola 2019, che conterà una cinquantina di aspiranti, comprensivi di undici donne. “La presenza femminile – confermano Romanelli-Nicoli e Nenzi – è in evidente rialzo con questa scuola, confermando in modo deciso un trend che già sembrava si stesse profilando”.

C’è ancora la vocazione
In passato si è più volte parlato di “mancanza di vocazione” spiegando le difficoltà nel reclutare nuovi agenti. Il trend è cambiato? E il fatto di portare a 24 mesi la formazione non rischia di rendere meno attrattivo questo mestiere? Sembrerebbe di no, perlomeno alle nostre latitudini. “A differenza magari di altre realtà – spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – nel nostro cantone abbiamo sempre avuto un’ottima rispondenza. Di regola si contano circa 250 candidature l’anno, per un numero di aspiranti infine assunti che negli ultimi periodi si aggira su una media di 45-50 agenti. In ragione delle passate esperienze con una formazione di polizia che nel nostro contesto già era, seppur in modo meno formale, su due anni, non riteniamo un deterrente il nuovo modello nazionale. Anzi. Speriamo che l’informazione che accompagna il concorso aiuti il nostro pubblico a capirne l’opportunità di crescita, in un contesto maggiormente protetto e a pari condizioni salariali”. Con la pubblicazione nel 2017 del Regolamento sulla Scuola di polizia, si è voluto poi formalmente sottolineare la valenza della struttura sul piano nazionale e della formazione di tutti gli agenti di lingua italiana. Fra le persone in formazione infatti si contano con una certa regolarità anche alcuni aspiranti sia della polizia cantonale grigionese, sia di quella militare e dei trasporti.

Da sapere
Serve anche umiltà
Quali sono le principali caratteristiche necessarie per accedere alla scuola? Il bando di concorso e le direttive d’esame ben descrivono i requisiti necessari. La formazione è impegnativa sia sul piano fisico sia su quello cognitivo e psichico. Gli aspiranti devono infatti anche consolidare competenze personali: disciplina, umiltà e tenacia (così da dimostrarsi in grado di reggere lo stress e le fatiche a cui la professione li sottoporrà). “Fra i requisiti principali – spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – c’è la cittadinanza svizzera, un titolo formativo minimo (pari ad un attestato federale di capacità), un’altezza minima di 160 centimetri per le donne e di 170 per gli uomini, il casellario giudiziario e condotta e stato di salute idonei alla funzione”. Durante la selezione vengono valutate la condizione fisica, la cultura generale, la condotta dei candidati con un’indagine di polizia e il profilo psicologico (assessment, test cognitivi e di integrità morale). Infine un confronto con i superiori permette di rilevare anche la motivazione e l’idoneità al ruolo secondo la gerarchia.

 

 

 

Concorso aspiranti gendarmi/agenti di polizia da formare nel 2020-2022

Concorso aspiranti gendarmi/agenti di polizia da formare nel 2020-2022

Comunicato stampa

Nel corso del 2019 avranno luogo gli esami selettivi per l’assunzione di aspiranti gendarmi della Polizia cantonale, aspiranti agenti delle polizie comunali (Ascona, Bellinzona, Chiasso, Locarno, Losone, Lugano, Mendrisio, Minusio, Muralto e Stabio) e aspiranti agenti della Polizia dei trasporti, ammissibili alla formazione di base per agenti di polizia che inizierà il 2 marzo 2020 e si concluderà con gli esami federali di professione nel febbraio 2022.
Il relativo bando è stato pubblicato oggi sul Foglio ufficiale.
La formazione di polizia, vista la recente riforma nazionale, richiede ora un percorso formativo e certificativo di base su due anni: il primo presso una scuola di polizia riconosciuta (per il Ticino la Scuola di Polizia del V circondario) e un secondo anno di formazione pratica presso il Corpo di appartenenza.
Gli esami federali di professione sono previsti al termine del secondo anno. Come di consueto, l’idoneità dei candidati sarà verificata mediante prove fisiche, mediche, di cultura generale e psicologiche. La decisione sull’ammissione dei singoli candidati alla Scuola di Polizia del V circondario giungerà entro tre mesi dall’inizio della formazione.
Le candidature vanno inoltrate entro il 4 febbraio 2019.
Il bando di concorso e i formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo https://www4.ti.ch/index.php?id=50198.
Inoltre, è in programma un incontro informativo il 18.01.2019, dalle 19, presso il Centro d’istruzione della Protezione civile in via Ravello a Rivera.

 

Finanze: e ora i Comuni picchiano i pugni

Finanze: e ora i Comuni picchiano i pugni

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 gennaio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11273805

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 4 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

L’iniziativa legislativa che chiede di stralciare 25 milioni dai contributi versati al Cantone incassa il sì di 64 enti locali
Cossi: «Non è una guerra, serve autonomia» – Vitta: «Conti, l’equilibrio è fragile» – Gobbi: «Ritocchi controproducenti»

Le finanze del Cantone sono tornate in salute ed è quindi giunto il momento di sgravare i Comuni. Ne sono convinti i 64 Enti locali che hanno sottoscritto l’iniziativa legislativa «Per Comuni forti e vicini al cittadino», lanciata in autunno da Canobbio, Melide e Vernate. Forte del sostegno di tutte le città ad eccezione di Bellinzona il testo – che per riuscire necessitava del sostegno di almeno 23 Comuni – chiede di stralciare 25 milioni di franchi dal contributo che gli Enti locali versano allo Stato dal 2014, passando da 38,13 a 13,13 milioni. «Non è nostra intenzione fare una guerra al Cantone – ha esordito il sindaco di Vernate Giovanni Cossi – al contrario: con la nostra iniziativa intendiamo difendere i diritti dei Comuni nei confronti di un’autorità superiore sempre più avida e invadente che, se da un lato continua a delegare compiti agli enti locali, dall’altro toglie loro le risorse per farlo». «Negli ultimi 5 anni – si legge nel testo dell’iniziativa – ai Comuni ticinesi è stato imposto di contribuire al risanamento del bilancio cantonale versando quasi 150 milioni di franchi. Questo è ingiusto perché si tratta di risorse destinate a finanziare compiti comunali e non disavanzi del Cantone, sui quali i Comuni non hanno alcuna possibilità di intervenire. Ciò è antidemocratico e contrario al principio secondo cui chi decide paga».

«Così non si può continuare»
In tal senso, i promotori ritengono che i Comuni debbano poter gestire con maggior autonomia le proprie risorse. «Se nel 2014 quando è entrato in vigore il decreto di legge i conti del Cantone navigavano in acque burrascose oggi la situazione è ben diversa», ha precisato il sindaco di Canobbio Roberto Lurati. Per poi aggiungere come «allora nell’ambito della piattaforma di dialogo Cantone-Comuni avevamo detto sì ad un aiuto finanziario per una fase transitoria. Ma in Gran Consiglio è giunto un decreto legislativo per un contributo stabile nel tempo che, alla fine, ha impoverito i Comuni. Così non si può andare avanti. I 25 milioni erano destinati unicamente a tappare i buchi dei conti cantonali che ora sono tornati in salute». E le cifre lo dimostrano: dopo l’avanzo d’esercizio di 80,4 milioni di franchi registrato nel Consuntivo 2017, anche il Preventivo 2019 è segnato da cielo sereno con un avanzo stimato di 15 milioni. «È vero che oggi le finanze del Cantone stanno meglio – rileva il direttore del DFE Christian Vitta – ma l’equilibrio raggiunto è ancora fragile. Inoltre, di fronte al consolidamento dei conti sono diverse le richieste che giungono al Cantone. Non solo da parte dei Comuni. Occorre quindi discuterne in maniera costruttiva e lo faremo nell’ambito della Piattaforma Cantone-Comuni. Non bisogna poi dimenticare che nell’ambito della riforma fiscale è ipotizzato un riversamento dallo Stato agli enti locali di circa 10 milioni di franchi». Ma tra i motivi che hanno spinto i tre Comuni a lanciare l’iniziativa legislativa vi è altresì la proposta di abbassare il moltiplicatore d’imposta di 5 punti percentuali. «Il Cantone sta riflettendo su un possibile abbassamento del moltiplicatore cantonale – ha sottolineato Angelo Geninazzi, sindaco di Melide – e per noi è stata una sorta di affronto. Siamo tutti favorevoli a degli sgravi, ma vogliamo poterlo fare con i nostri soldi. Occorre essere coscienti che quest’iniziativa non risolverà come per magia tutti i problemi dei Comuni, ma rappresenta sicuramente un chiaro segnale nei confronti del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio: vogliamo poterci autodeterminare, non siamo uno sportello del Cantone».

Di corse a ostacoli e chirurgia
Un appello questo che ha fatto breccia tra numerose realtà comunali «nonostante i diversi ostacoli che abbiamo incontrato nel lancio dell’iniziativa», ha rimarcato Cossi citando «l’intrusione della Sezione degli enti locali come pure la reazione del Governo che, in una lettera di metà novembre, comunicava ai Municipi che non sussiste alcun obbligo legislativo a sottoporre l’iniziativa ai Consigli comunali. È vero, la legge non lo impone. Ma quella del Consiglio di Stato è stata un’intrusione discutibile se non un’entrata a gamba tesa nel processo democratico». Una missiva questa, nella quale il Governo invitava i Municipi a «non dar seguito all’iniziativa» in quanto «rappresenta una chiara forzatura dei rapporti fra i due livelli istituzionali». Ma non solo. Nel suo scritto, il Governo ribadiva come un sì massiccio al testo avrebbe «creato ulteriore instabilità e confusione, portando pregiudizio sia all’interesse cantonale che a quello comunale», fomentando «pregiudizi al progetto di riforma istituzionale in corso Ticino 2020». «Tutto questo è semplicemente ridicolo – ha commentato Cossi – i Comuni non sono sportelli del Cantone e noi chiediamo che – se il dossier Ticino 2020 non si sblocca in tempi celeri – entro quest’autunno il Gran Consiglio si pronunci sull’iniziativa. È necessario fare chiarezza prima che vi sia il rinnovo dei poteri comunali». «Al momento stiamo attendendo la presa di posizione dei Comuni», replica il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi per poi ribadire come «quando si tratta di modificare un intero apparato legislativo occorre essere coscienti che i tempi non sono brevi». Sollecitato invece sul fallimento della piattaforma Cantone-Comuni di fronte alle due iniziative legislative lanciate (vedi scheda a lato), il consigliere di Stato rilancia: «Piuttosto, direi che è un fallimento della capacità di rappresentanza dei Comuni nella Piattaforma. Quando abbiamo preso posizione come Consiglio di Stato abbiamo precisato come le due iniziative andassero contestualizzate in una visione più ampia. Altrimenti, il rischio è che si vada a cantonalizzare tutto lasciando ai Comuni i compiti minori. Ma non è questo l’obiettivo». Al contrario, il direttore delle Istituzioni ricorda come «la riforma Ticino 2020 è sì stata voluta da ambo le parti, ma richiesta soprattutto dai Comuni. Se ora i Municipi vogliono cominciare a fare microchirurgia su alcuni aspetti occorre rendersi conto che può poi diventare difficile portare il paziente intero in sala operatoria. In ogni modo discuteremo delle due iniziative con i dipartimenti competenti, ma ritengo che sia controproducente andare oggi a ritoccare alcuni flussi senza avere una visione d’insieme». Consegnate le firme alla Cancelleria dello Stato, salvo colpi di scena il dossier passerà ora al Gran Consiglio.

Malcantone Est, si parte

Malcantone Est, si parte

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 gennaio 2018 de La Regione

Il 30 gennaio una riunione informale per sondare il terreno sul tema dell’aggregazione

La mozione a Vernate era stata approvata all’unanimità nel 2013. Rimasta lettera morta, è stata rispolverata nell’ultimo Consiglio comunale prima di Natale. E diventa uno spunto per lanciare il dibattito intorno all’aggregazione dei Comuni di Malcantone Ovest. Insomma a distanza di anni il discorso potrebbe trovare nuove motivazioni, sotto la spinta del Piano cantonale delle aggregazioni recentemente presentato dal Dipartimento istituzioni (Pca). E c’è già una data in agenda: quella del 30 gennaio, quando ci sarà una riunione informale tra i sindaci per capire come procedere.

Artefice di tutto ciò è proprio il capo dell’esecutivo di Vernate, Giovanni Cossi, non nuovo ad iniziative di respiro più ampio come quella recente per i 15 milioni che il Cantone dovrebbe restituire ai Comuni. «Una mia proposta, nel Pca precedente, era per l’unione di tutto il Malcantone mentre in quello appena uscito si prevedono due comuni, a est e a ovest, però mi va comunque benissimo. Al Consiglio comunale ho detto che dobbiamo attivare questa mozione, così ho organizzato per il 30 gennaio un incontro, mandando un invito a tutti i colleghi di Malcantone Est e al consigliere di Stato Norman Gobbi, che mi ha già dato la sua adesione. Sarà una cenetta del tutto informale per tastare un po’ il polso. In queste cose è importante sentire le opinioni di tutti, anche se un po’ già le conosco. Ma tante volte ci si capisce meglio davanti a un piatto di spaghetti che dentro grandi riunioni sui massimi sistemi…».

Vernate è favorevole a questo tipo di aggregazione ma i Comuni sono 8, gli altri sono Agno, Alto Malcantone, Aranno, Bioggio, Cademario, Gravesano e Manno. Cosa succederà secondo Giovani Cossi? «Sarà comunque un processo lungo, devo dire che il piano per Malcantone Est è abbastanza concreto, purtroppo noi siamo il Paese dove tutti a colazione mangiano caffelatte e moltiplicatore… è il punto debole di tutti gli amministratori comunali, è una cosa che mi fa un po’ rabbrividire oltre al moltiplicatore ci sono altri argomenti, magari più indigesti ma più gustosi… Noi comunque ci siamo mossi, anche perché non possono dimenticare che c’è una mozione approvata all’unanimità dal nostro Consiglio comunale. E poi io sono un aggregazionista da sempre… proposi pure un’unione con Lugano a ‘macchia di leopardo’».

(Foto da www.bioggio.ch)

Verdeckte Ermittlungen für die Verbrechensprävention

Verdeckte Ermittlungen für die Verbrechensprävention

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 dicembre 2018 della Neue Zuercher Zeitung

Mit seinem neuen Polizeigesetz reagiert das Tessin auf das schweizweit wachsende Bedürfnis, Straftaten zu verhindern

Kürzlich hat der Tessiner Grosse Rat das kantonale Polizeigesetz um dringend geforderte Elemente erweitert. Dem Beschluss gingen lange Diskussionen im Zusammenhang mit Persönlichkeitsrechten voraus. Doch am Ende entschied das Tessiner Kantonsparlament aufgrund aktueller Entwicklungen bei der Verbrechensbekämpfung, einige Lücken im Gesetz von 1989 zu schliessen. Unter den neuen Befugnissen für die kantonale Polizei stechen präventive Ermittlungsformen wie Observation sowie verdeckte Fahndung und Ermittlung ins Auge. Dazu kommt die Möglichkeit des Polizeigewahrsams von 24 Stunden, der auch für Minderjährige gilt.

Verfolgung mit GPS 
Auf Anfrage betont Staatsrat Norman Gobbi, Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements, die Polizei habe nebst der Strafverfolgung auch die grundlegende Aufgabe, die Sicherheit zu gewährleisten – und Verbrechensprävention zu betreiben. Die Zeitung «Corriere del Ticino» zitiert Gobbi mit den Worten, das Schweizer Stimmvolk habe am 25. November den Versicherungsdetektiven potenziell mehr Handlungsmöglichkeiten zugesprochen, als der Tessiner Kantonspolizei bis dato zur Verfügung gestanden hätten. Umso notwendiger erscheine die aktuelle Gesetzeserweiterung im Kanton.

Die Verhinderung von Straftaten wird immer wichtiger. Dies betrifft nicht nur organisierte Kriminalität und Terrorismus, sondern auch Gewalt bei Sportanlässen, Drogen- und Verkehrsdelikte sowie Pädophilie. In diesem Zusammenhang kann die Tessiner Kantonspolizei künftig – und bereits seit einiger Zeit die Kapo der meisten anderen Kantone – Observation und Prävention rechtlich klar abgestützt betreiben. Die Beobachtung von Personen und Sachen im öffentlichen Raum, zu dem natürlich auch das Internet gehört, wird mittels Abhörgeräten, Videoaufnahmen und weiterer Registriermassnahmen durchgeführt. Dank der Möglichkeit, Personen und Autos mithilfe von versteckt platzierten GPS-Geräten beobachten zu können, fallen beispielsweise aufwendige Verfolgungsaktionen auf der Strasse weg.

Noch wirkungsvoller als die Observation ist die verdeckte Ermittlung. Diese entspricht in der ganzen Schweiz einem aktuellen Bedürfnis und darf dann zum Einsatz kommen, wenn die bisherigen Untersuchungen erfolglos geblieben sind oder andere Ermittlungsmassnahmen nicht zum Erfolg führen würden. Laut dem Bundesamt für Polizei (Fedpol) zeigt die Erfahrung, dass die Polizei gerade im virtuellen Raum und bei schweren Delikten unerkannt ermitteln können muss, um kriminellen Machenschaften frühzeitig auf die Spur zu kommen.

Der Einsatz von verdeckten Polizeibeamten ohne «Legende», d. h. ohne Tarnidentitäten, sei auf Bundesebene als verdeckte Fahndung bekannt, erklärt Fedpol-Sprecherin Lulzana Musliu. Mit Tarnidentitäten handle es sich um eine verdeckte Ermittlung. Und gemäss der Schweizerischen Strafprozessordnung darf die wahre Identität der Legenden-Träger auch dann nicht preisgegeben werden, wenn sie in einem Gerichtsverfahren als Auskunftspersonen oder Zeugen auftreten.

Eines leuchtet schnell ein: Eine verdeckte Ermittlung spielt besonders bei der Bekämpfung der pädophilen Kriminalität auf Internet-Plattformen eine wichtige Rolle. So muss beispielsweise gemäss dem revidierten Polizeigesetz des Kantons Bern die Kapo die Möglichkeit haben, potenzielle Täter im Netz aufzuspüren und sie zu kontaktieren, bevor es zu einem Delikt kommt. Dabei sollen die ermittelnden Polizeibeamten oder andere Spezialisten gerade in diesem Umfeld mit einer Legende versehen agieren können. Auf solchen Plattformen sind Phantasienamen bzw. Nicknames nämlich die Regel.

Die präventiven polizeilichen Massnahmen müssen separat in jedem Kanton gesetzlich geregelt sein. Denn sie gehen über den Anwendungsrahmen der 2011 in Kraft getretenen Schweizerischen Strafprozessordnung (StPO) hinaus, wie der Tessiner Staatsrat Gobbi erklärt. Laut der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren (KKJPD) wurde mit der Einführung der StPO das frühere Bundesgesetz über verdeckte Ermittlungen aufgehoben, das für die Kantone die Rechtsgrundlage in Sachen Tarnidentitäten gebildet hatte. Daher entstand die Notwendigkeit, in den kantonalen Polizeigesetzen entsprechende Regelungen dazu zu erlassen.

Gericht muss Tarnung erlauben
Damals habe die KKJPD einhellig empfohlen, eine Regelung zur präventiven verdeckten Fahndung zu erlassen, sagt Generalsekretär Roger Schneeberger. Gemäss seinen Worten waren sich aber die Konferenzmitglieder uneins, ob auch verdeckte präventive Ermittlungen erlaubt sein sollten. So überliess es die KKJPD den Kantonen, ob sie Ermittlungen mit Tarnidentität zulassen wollten. Falls ja, empfahl die KKJPD, den Deliktskatalog der Schweizerischen Strafprozessordnung anzuwenden und eine richterliche Überprüfung vorzusehen. Als Muster diente die Regelung des Kantons Bern.

Nach Schneebergers Wissensstand haben inzwischen viele Kantone Bestimmungen zur verdeckten Ermittlung in ihre Polizeigesetze aufgenommen. Gemäss einer Liste, die das Tessiner Justiz- und Polizeidepartement führt, sehen lediglich die beiden Appenzell, Baselland und die Waadt weiterhin keine verdeckte Ermittlung bzw. keine verdeckte Vorermittlung vor. Im Tessin hielt man sich mit der Einführung der Tarnidentitäten so lange zurück, weil man einige Klärungen des Bundesgerichts zu den Polizeigesetzen Zürichs und Genfs abwarten wollte. Die präventive verdeckte Ermittlung sei lediglich mit dem Einverständnis des kantonalen Zwangsmassnahmengerichts möglich – so wie es im Übrigen das Bundesgericht verlangt habe, betont Staatsrat Gobbi in diesem Zusammenhang.

Und wie sieht es auf Bundesebene aus? Das Agieren mit Tarnidentitäten ist laut Fedpol-Sprecherin Musliu nur gestützt auf die Schweizerische Strafprozessordnung (StPO) zulässig, die eine gerichtliche Zustimmung verlangt. Bei verdeckten Fahndungen hingegen genügt eine Anordnung der Staatsanwaltschaft oder gar der Polizei selber. Gemäss Muslius Worten soll die Bundespolizei aber künftig ebenfalls verdeckte Fahnder im Internet und in elektronischen Medien im Vorfeld eines Strafverfahrens – das heisst ausserhalb der StPO – einsetzen können. Dies steht im Zusammenhang mit dem Vorschlag für ein Bundesgesetz über polizeiliche Massnahmen zur Bekämpfung von Terrorismus. Das Ziel bleibt stets, Verbrechen und schwere Vergehen im Vorfeld ihrer Realisierung erkennen zu können.

Trenta voci per dire che così non va

Trenta voci per dire che così non va

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11256927

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 dicembre del Corriere del Ticino

Sfonda l’iniziativa dei Comuni che chiede di rivedere la ripartizione della spesa per i beneficiari dell’aiuto sociale
Natascia Caccia: «Costi insostenibili per alcune realtà» – Norman Gobbi: «Ticino 2020 resta la soluzione più idonea»

Alleviare il peso delle spese dell’assistenza sui Comuni dove risiede una percentuale significativa dei beneficiari di aiuto sociale. È quanto chiede l’iniziativa legislativa lanciata a fine ottobre da otto Municipi (Cadenazzo, Bellinzona, Bodio, Chiasso, Locarno, Maroggia, Novazzano, Ponte Tresa) che, salvo sorprese, può dirsi riuscita. Il testo legislativo ha infatti raccolto l’adesione di 30 enti locali, a fronte dei 23 richiesti (un quinto dei 115 in Ticino). Le sottoscrizioni sono state consegnate a Palazzo delle Orsoline, a tre giorni dal termine fissato al 31 dicembre. E il sostegno è giunto dal Sopra e dal Sottoceneri, sia nei centri sia nelle valli. In attesa che la riforma Ticino 2020 si concretizzi – rivedendo anche i flussi finanziari legati alla spesa assistenziale – la proposta mira a introdurre dei correttivi in via transitoria e fondandosi sul principio della solidarietà fra i Comuni. Oggi il criterio per il quale gli enti locali sono chiamati a versare al Cantone la quota parte richiesta (il 25% delle prestazioni erogate) si basa infatti esclusivamente sulla spesa generata dai casi di residenti nel Comune interessato. Da qui la volontà, da parte di una fetta degli enti locali ticinesi, di correggere il tiro per rivedere l’attuale paradigma per il quale – indicano i promotori – «più il numero di casi è alto, più è elevato l’importo che il Comune deve pagare». Nel dettaglio si vuole dunque intervenire sulla legge sull’assistenza sociale: «Applicando un sistema transitorio che limiti la modifica di ripartizione della spesa tra i Comuni a 2 milioni di franchi, lasciando la situazione pressoché invariata a circa il 25% dei Comuni, sgravando parzialmente quelli con una percentuale significativa di persone in assistenza e tenendo conto della forza finanziaria (tutti i Comuni con una percentuale di assistiti superiore alla media cantonale che non sono di forza finanziaria superiore e i Comuni con una percentuale leggermente inferiore a quella media con forza finanziaria debole o media inferiore per un totale indicativo del 40% dei Comuni)». E ciò al fine di chiamare a partecipare parzialmente i Comuni con un’incidenza particolarmente bassa, tenuto conto della rispettiva forza finanziaria e della popolazione.

«Tema urgente per la politica»
«Da un lato il nostro obiettivo è quello di far passare un messaggio di solidarietà tra i Comuni, dall’altro quello di lanciare un segnale al Cantone per dire che così non va» afferma Natascia Caccia, a capo del Dicastero sanità e socialità di Cadenazzo e coordinatrice dell’iniziativa. Per la municipale «la modifica dell’attuale sistema è da ritenersi urgente, in quanto a fronte del trend in crescita dei beneficiari d’assistenza diversi Comuni finanziariamente non ce la fanno più». Ma perché non attendere i cambiamenti previsti da Ticino 2020? Stando a quanto emerso sin qui potrebbero portare il Cantone ad assumersi in futuro il 100% della spesa in quest’ambito. «Purtroppo da quanto ci risulta la concretizzazione del progetto è ancora lontana» rileva Caccia. La promotrice tiene comunque a evidenziare che «l’iniziativa non propone una soluzione definitiva, ma quale scopo principale si prefigge di riportare il tema al centro del dibattito del Gran Consiglio. La problematica, come dimostrano le adesioni raccolte in tutte le aree del cantone, è trasversale. La legge attuale risale ormai al 1971 ed è dunque cruciale introdurre procedure più al passo con i tempi».

«Finanze locali non così deleterie»
Una finalità che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ribadisce di voler perseguire attraverso Ticino 2020. «Resta la piattaforma più idonea per valutare la spinta data da questa iniziativa relativa alle spese assistenziali, ma pure quella in arrivo dal testo che chiede di rivedere partecipazione dei Comuni al finanziamento dei compiti cantonali. L’onere del progetto, in cui continuo a credere poiché nell’interesse dei cittadini, ricade sul mio Dipartimento. Ma essendo competenti in questi ambiti da un lato il DSS e dall’altro il DFE si rende necessaria una visione complessiva». Ora, sottolinea Gobbi, «le due iniziative potrebbero fungere da catalizzatore per accelerare i processi di norma più lenti della politica». A fronte dell’urgenza di un cambio di rotta rimarcata dai promotori, il direttore delle Istituzioni invita però alla prudenza: «Negli ultimi anni a livello comunale si è osservato un abbassamento generalizzato del moltiplicatore. E anche a fronte dei benefici dati dal sistema perequativo mi permetto di dire che la situazione finanziaria, nel complesso, è tutto fuorché deleteria».

Perdita milionaria: Lugano dice no
Scorrendo la lista dei Comuni che hanno aderito all’iniziativa, spicca l’assenza di Mendrisio e Lugano. Una realtà, quella in riva al Ceresio, comunque toccata in modo importante dal fenomeno dell’assistenza. «Ma quest’iniziativa si concentra molto sulla forza finanziaria dei Comuni e a seconda delle ipotesi abbiamo stimato un ammanco per le nostre finanze che va da un minimo di 120.000 franchi a un massimo di 1,1 milioni» indica il sindaco di Lugano Marco Borradori. Per poi aggiungere: «Riteniamo che sia preferibile che il tema venga risolto in modo chiaro nel quadro dei lavori sulla riforma Ticino 2020». A chi potrebbe accusare Lugano di essere poco solidale, Borradori replica invece così: «In questo senso siamo tranquilli perché la Città ha sempre dato il suo contributo e anche in momenti di difficoltà. Detto questo è senz’altro vero che un certo malessere tra i Comuni è presente, poiché il margine di manovra tende a ridursi. Per farvi fronte abbiamo tuttavia optato per sostenere l’altra iniziativa dei Comuni che mira a rivedere il contributo di finanziamento al Cantone».

Best of “Ogni centesimo conta”

Best of “Ogni centesimo conta”

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/play/tv/video-la1-rsi/video/best-of-ogni-centesimo-conta?id=11199394&station=rete-uno

 

“361’483 volte grazie”

Conclusa con successo la maratona “Ogni centesimo conta”; raccolti oltre 7,5 milioni di franchi in tutta la Svizzera

L’iniziativa benefica “Ogni centesimo conta” ha raccolto nella Svizzera italiana 361’483 franchi. La maratona radiofonica durata una settimana, a favore dei minori in difficoltà e promossa dalla SRG SSR e dalla Catena della Solidarietà, ha racimolato in tutta la Svizzera oltre 7,5 milioni di franchi.

In Ticino le donazioni ammontano appunto a oltre 360mila franchi, nella Svizzera tedesca a 5,7 milioni e in Romandia a 1,5 milioni. Le donazioni raccolte a Losanna e Bellinzona saranno interamente devolute a progetti per bambini vittime di maltrattamenti in Svizzera, quelle raccolte a Lucerna saranno in parte donate a ragazzi in Svizzera e in parte a bambini all’estero che hanno bisogno di un tetto sopra la testa.

Lo studio Optimus (pubblicato nel giugno 2018) rileva che ogni anno le organizzazioni per la protezione dell’infanzia attive nella Confederazione trattano fino a 50’000 casi, che riguardano minori che vivono situazioni difficili e precarie e il cui benessere è minacciato.

Un sogno finalmente tangibile

Un sogno finalmente tangibile

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 dicembre 2018 de La Regione

Clima di festa sulla piana di Ambrì per l’atteso avvio simbolico del cantiere della nuova pista
Prima badilata per lo stadio da 51 milioni di Mario Botta
I lavori entreranno nel vivo in primavera e finiranno nel 2021

È una ventata di euforia quella che sabato pomeriggio si è riversata sulla piana di Ambrì. E in effetti, a conclusione di tanta attesa, non poteva essere altrimenti. In un Hangar 6 gremitissimo e vestito a festa, dopo un’interminabile fase di trattative e pianificazione, l’Hockey club Ambrì Piotta ha infatti ufficializzato uno dei punti cruciali per il proprio futuro, dando simbolicamente il via al cantiere per la realizzazione della nuova pista da 51,15 milioni. Quella effettuata dai vertici del progetto alla presenza di tifosi, simpatizzanti e politici provenienti da tutto il Ticino è una badilata simbolica che nella sua origine rappresenta però l’agognato primo passo tangibile verso la realizzazione del nuovo impianto. Un traguardo su cui tanti avrebbero preferito non scommettere. «Dopo un’epopea durata otto anni si realizza un sogno – ha detto il sindaco di Quinto, Valerio Jelmini –. Oggi siamo qui per dare il primo colpo di piccone alla nuova pista, ma soprattutto per rilanciare un tassello importante della nostra economia regionale, che su questo progetto ha puntato molto». Un raggiante Filippo Lombardi, dopo aver sottolineato in particolare l’impegno del Comune di Quinto (che complessivamente ha sostenuto una spesa di circa 2 milioni di franchi tra la concessione del terreno per l’edificazione, prestiti e alcune migliorie all’attuale Valascia), ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al progetto che, con l’inizio concreto dei lavori dopo l’inverno in corso, vedrà la luce nella primavera del 2021. Un ricordo e un ringraziamento speciale sono stati rivolti dal presidente alla famiglia del compianto ex direttore della Valascia Immobiliare Sa, Angelo Gianini, al quale un anno fa era succeduto Carlo Croci. L’ex sindaco di Mendrisio ha ricordato i dati dell’opera: costerà 51 milioni e 150mila franchi, di cui 14,35 di mezzi propri, 13 di contribuiti pubblici e 23,8 di finanziamenti onerosi. Lo stadio occuperà 117mila metri cubi e potrà ospitare fino a 7mila spettatori. La mente della struttura, Mario Botta, dopo aver sottolineato l’importanza dell’inserimento del futuro stadio nel contesto in cui si colloca, ha messo in luce che «il vero architetto che farà entrare la pista nella storia sarà il tempo». Anche il presidente della Lega hockey, Denis Vaucher, ha espresso la sua gioia, affermando di aver sempre creduto nel progetto e nel presidente Lombardi. Il numero uno dell’hockey svizzero ha poi rivolto parole di particolare affetto verso la ‘vecchia’ Valascia. «Ogni volta che sento ‘La montanara’ mi viene la pelle d’oca», ha detto Vaucher, rivolgendosi in seguito direttamente all’attuale pista: «Auspico che la tua anima, il tuo cuore e la tua atmosfera continueranno a vivere nella nuova struttura». Affetto dimostrato anche dal presidente della Confederazione Ueli Maurer, per sua stessa ammissione tifoso biancoblù da oltre 55 anni. In rappresentanza del Consiglio di Stato, Norman Gobbi ha affermato che «le premesse per dare seguito a una storia che dura ormai da oltre ottant’anni sono date. La sfida – ha aggiunto l’ex membro del Cda dell’Hcap – è però ancora molto impegnativa: bisognerà garantire continuità alla struttura, al di là della sua anima sportiva».

 

Nuova Valascia, il futuro è oggi: ecco la prima “badilata”

Nuova Valascia, il futuro è oggi: ecco la prima “badilata”

Da www.tio.ch

È un giorno storico in Leventina: il cantiere per la costruzione della nuova casa dell’Ambrì è stato simbolicamente aperto. I lavori cominceranno in primavera

«È un giorno storico». Semplice, breve, diretto. Con queste quattro parole si potrebbero riassumere i discorsi di quanti, tra sorrisi e applausi, si sono riuniti all’Hangar 6 di Ambrì per la prima simbolica badilata del cantiere per la Nuova Valascia.
«È un giorno storico». Hanno detto quanti hanno assistito alla cerimonia che ridisegnerà il volto della Valle e darà una nuova casa e nuova linfa all’Ambrì. Tifosi giovani e meno giovani, appassionati o semplici curiosi; per una volta tutti hanno annuito soddisfatti e forse anche un po’ commossi. In fondo a lungo si è pensato che quello dell’Arena fosse semplicemente uno slogan elettorale da ripetere nei momenti di magra, quando si dovevano smuovere le folle per raccattare quattrini buoni a coprire i buchi di bilancio.
Le chiacchiere invece – in questo caso – non c’entrano. O almeno, per una volta non sono solo parole al vento; sono dolcissime promesse.
Raccontano di un futuro che è arrivato. Di un sogno che si è realizzato. Questo hanno certificato, uno dopo l’altro, Filippo Lombardi, emozionato ed entusiasta padrone di casa – l’uomo che più di tutti ha usato soldi, energie e amicizie per trovare soluzioni – il sempre “solido” Valerio Jelmini, Sindaco di Quinto, Carlo Croci (Presidente di Valascia Immobiliare SA), l’archistar e papà dell’impianto Mario Botta, Denis Vaucher (Lega Nazionale di hockey), Norman Gobbi e il tifosissimo Ueli Maurer.Davanti a un popolo, quello biancoblù, trepidante, questo parterre de rois ha aperto una nuova era, prima dell’immancabile festa e prima della nuova recita dell’Ambrì, padrone di casa in serata – nella vecchia ma amatissima casa – contro il Berna. Sarà così ancora per un po’, ma non molto. I soldi ci sono e gli ostacoli burocratici sono stati tutti superati. Il conto alla rovescia è a questo punto di meno di tre anni: a marzo cominceranno effettivamente i lavori, che dovranno finire per l’inizio della stagione 2021/22. E poi sarà il futuro.

(Foto: Franjo)

Oggi si realizza un sogno

Oggi si realizza un sogno

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Oggi-si-realizza-un-sogno-11241984.html

Da www.rsi.ch/ilquotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11242434

Così il sindaco di Quinto, Valerio Jelmini, ha aperto la festa per il primo colpo di piccone della nuova Valascia

“E’ un giorno storico. Ci abbiamo messo otto anni, ma oggi si realizza un sogno. E per il popolo biancoblu, che non ha pari nel resto del globo, questo è l’inizio di una grande avventura”. E’ con queste parole che il sindaco di Quinto, Valerio Jelmini, ha dato il via sabato pomeriggio in un gremito hangar 6 dell’ex aerodromo di Ambrì, alla grande festa biancoblu per il simbolico primo colpo di piccone della nuova Valascia.

“Il progetto costerà 51,5 milioni di franchi. E la pista ospiterà 7’000 spettatori”, ha ricordato Carlo Croci, presidente Valascia Immobiliare SA. “Il vero architetto di questa pista sarà il tempo, facendola entrare nella storia”, ha dichiarato l’architetto Mario Botta, che l’ha progettata. “Ci sono stati dei momenti difficili”, ha ammesso il direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. “Ringrazio tutti quelli che hanno permesso la realizzazione di questo progetto”, ha invece detto il presidente biancoblu Filippo Lombardi. “Sono qui perché sono da sempre tifoso dell’Ambrì. Ma per me Ambrì Piotta è molto più che hockey: è il cuore della Svizzera”, ha infine affermato il presidente della Confederazione Ueli Maurer.

I lavori di scavo veri e propri inizieranno dopo l’inverno, con l’obiettivo di giocare la prima partita nel nuovo impianto nel campionato 2021/22.

(Foto: Tipress)