Accusò Gobbi e ora ricusa il giudice: perde ancora

Accusò Gobbi e ora ricusa il giudice: perde ancora

Da www.ticinonews.ch

Il TF ha respinto la domanda di revisione di una 33enne italiana espulsa dal DI, secondo cui il giudice Seiler è “di destra e imparziale”

Nulla da fare per una 33enne cittadina italiana che aveva ricorso fino al Tribunale federale per opporsi alla sua espulsione, decisa nel 2014 dalla Sezione della popolazione del DI (vedi articolo suggerito). La donna, ricordiamo, aveva ottenuto un permesso di dimora della validità di 5 anni per esercitare un’attività lucrativa dipendente in qualità di addetta alla reception presso un esercizio pubblico, in seguito fallito senza averle mai pagato lo stipendio. Essendo priva di entrate finanziarie e non avendo maturato un diritto all’indennità di disoccupazione, a partire da settembre 2014 aveva dovuto far capo all’assistenza pubblica.

Nel suo ricorso al TF, la 33enne aveva contestato le conclusioni a cui sono pervenuti i giudici cantonali “in relazione ad un asserito conflitto di interessi in cui si sarebbe trovato l’on. Norman Gobbi al momento di validare una decisione in materia di rilascio di permessi di soggiorno a cittadini stranieri”, nella sua veste di Presidente del Consiglio di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni e nel contempo “membro di un partito che promuove una politica restrittiva in materia di immigrazione”. Il 12 giugno scorso, però, la Corte presieduta dal giudice Hans Georg Seiler aveva respinto il gravame “composto da lunghi paragrafi organizzati in una progressione di cui solo raramente è possibile individuare una logica” e aveva confermato la revoca del permesso B.

Il 23 luglio 2018 successivo la 33enne aveva presentato una domanda di revisione della sentenza del TF con cui chiedeva, previo conferimento dell’effetto sospensivo, “la riforma integrale/revocazione/interpretazione e rettifica” nonché l’annullamento di tutti gli atti impugnati. La ricorrente aveva inoltre chiesto la ricusa del giudice Seiler, Presidente della II Corte di diritto pubblico, in quanto appartenente ad una fazione politica (…) “di estrema destra nazionalista”, equivalente al partito del Presidente del Consiglio di Stato di cui aveva chiesto in sede cantonale la ricusa, motivo per cui vi sarebbe “una presunzione certa ed assoluta dunque che sia stato realizzato un eclatante favoreggiamento” (…) “al fine di sostenere e fondare una propria ingerenza politica ideologica ed illegittima”, trattandosi di una fazione politica (…) “in evidente e netto contrasto all’immigrazione”, (…) “essendo lampante il pregiudizio di tale orientamento politico a discapito degli stranieri” (…), potendosi “ragionevolmente desumere che la sentenza esecutiva sia stata effettivamente preordinata e tendenziosa al solo scopo di ossequiare il proprio interesse ideologico-politico, calpestando contestualmente i più basilari e ovvi principi costituzionali, comunitari e internazionali di imparzialità e indipendenza della giustizia”.

Il TF ha però ritenuto inammissibile in quanto tardiva la domanda di ricusazione e respinto quella di revisione della sentenza, presentate con “un lungo esposto, di difficile lettura e comprensione, di considerazioni generali intercalate da aforismi e massime giuridiche nonché di richiami di norme internazionali e convenzionali”. Una domanda per violazione delle norme sulla ricusazione dev’essere infatti depositata presso il TF entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di ricusazione. “La composizione ordinaria della II Corte di diritto pubblico, pubblicata sul sito Internet del Tribunale federale e nell’annuario federale, è notoria ed era quindi nota all’istante già prima dell’emanazione della sentenza del 12 giugno 2018”, ha spiegato la Corte federale. Inoltre “la domanda sarebbe comunque inammissibile in quanto l’istante non spiega in che misura il magistrato in questione adempirebbe concretamente uno dei motivi di ricusazione”. Inoltre “l’appartenenza di un magistrato a un determinato partito non è di per sé sufficiente per fondare una parvenza di parzialità”.

Per quanto riguarda la domanda di revisione, quest’ultima è stata respinta in quanto “la ricorrente ha semplicemente riproposto le censure già formulate nella precedente procedura” (ovvero un presunto comportamento vessatorio e discriminatorio della Sezione del lavoro a causa della sua nazionalità). Neppure l’interpretazione e/o la rettifica della sentenza del 12 giugno 2018 è possibile in quanto il suo dispositivo non può essere in alcun modo ritenuto “poco chiaro, incompleto o ambiguo o contiene elementi che sono in contraddizione tra loro”.

 

“Sono convinto che l’on. Gobbi e il Governo abbiano preso la decisione più corretta”

Da www.ticinolive.ch

Intervista al dottor Adrian Weiss sul controverso caso del Sergente maggiore

Un personaggio importante della comunità israelitica ticinese è il dottor Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera Israele sezione Ticino. Su un caso recente che ha fatto scorrere molto inchiostro – assai delicato perché tocca il tema della discriminazione razziale – abbiamo pensato di intervistarlo, sottoponendogli 5 domande.

A proposito della preoccupazione esternata dalla Federazione delle Comunità Israelitiche della Svizzera a seguito della promozione di un agente condannato per “istigazione alla discriminazione razziale”, qual è la sua opinione?
Anche se non sono stato coinvolto nella questione, che ho appreso dai giornali, posso dire che la federazione delle comunità israelitiche della Svizzera ricopre un ruolo importante nel sensibilizzare là dove essa riscontri segnali di intolleranza, antisemitismo, allusioni antigiudaiche, pregiudizi di qualsiasi genere e verso qualsiasi etnia, possibili comportamenti improntati a questi sentimenti con aggressioni verbali o anche fisiche. È comprensibile che la FCIS abbia a esternare la sua preoccupazione, visto che queste forme di intolleranza soprattutto nei confronti degli ebrei stanno inasprendosi un po’ ovunque in Europa, sia da fonti di estrema destra che da parte sinistra; infatti in Germania è l’estrema destra che fa dimostrazioni e anche assale le persone, mentre in Italia, Francia, Gran Bretagna gli attacchi provengono dalla sinistra con “morte agli ebrei” gridato per le strade. Episodi d’intolleranza verso gli ebrei si sono verificati anche in Svizzera. Da notare che anche sotto espressioni definite dai provocatori come antisionistiche si nasconde spesso un antisemitismo vero e proprio.

Avete anche voi (Associazione Svizzera Israele, ndR) manifestato il vostro disappunto al consigliere di stato o a qualche altro rappresentante del governo?
Ho il piacere di conoscere il consigliere di stato Gobbi, sia nella mia qualità di presidente dell’Associazione Svizzera Israele che come membro della Commissione Cantonale per l’Integrazione e so quanto sia importante per lui la correttezza e l’obiettività quanto a lotta alle diseguaglianze, al razzismo e ai pregiudizi. Come ripeto, non ero al corrente della nomina e delle obiezioni sollevate dalla FCIS che ho letto sui giornali, ma sono certo che prima di ratificarla il consigliere Gobbi abbia fatto le sue considerazioni sotto qualsiasi punto di vista e l’abbia ritenuta giusta.
Dal mio punto di vista, comunque, la cosa migliore sarebbe un incontro chiarificatore tra ambedue le parti, il consigliere Gobbi e i rappresentanti della FCIS, anziché solo uno scambio di scritti. Sono sicuro che solo parlandosi si possono conoscere realmente i fatti.
Alla luce delle polemiche suscitate, vi aspettate che la decisione venga rivista da parte del Consiglio di Stato?
Sono sicuro che il consigliere Gobbi abbia considerato il caso forse anche insieme al Consiglio di Stato e che la decisione da loro presa sia la più corretta, in quanto essi sono tutte persone di altissimo livello morale e certamente estranee a razzismo e pregiudizi, senza contare che il consigliere Gobbi è personalmente impegnato sia nella lotta alle prevenzioni che alla discriminazione.
Avete l’impressione che nell’ambito della Forza Pubblica circolino idee “razziste” qui in Ticino?
Abbiamo avuto occasione di collaborare con la polizia sia municipale che cantonale e abbiamo trovato una professionalità sempre aperta alla cooperazione. Sono sicuro che non ci sono pregiudizi o forme di razzismo nell’adempimento dei loro compiti.
Diverse persone dal mondo politico e giornalistico sono intervenute pubblicamente sul caso. Cosa ne pensa lei?
Purtroppo queste situazioni sono spesso manipolate e strumentalizzate da parti politiche. Lo vediamo spesso sia a livello nazionale che a livello cantonale. La lotta alla discriminazione non appartiene a una sola parte politica. In questo caso specifico non ci sono buoni e cattivi: è un dovere di tutti noi cittadini svizzeri costruire e vivere in una società democratica senza pregiudizi.

 

Berna Gobbi a capo del tavolo sulla sicurezza

Berna Gobbi a capo del tavolo sulla sicurezza

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Il direttore delle Istituzioni: «Risposte più concrete per i cittadini» – Tra i dossier la lotta all’estremismo

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è il nuovo presidente della piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS). Per un anno Gobbi presiederà il gruppo di lavoro, il cui scopo «è quello di fornire supporto a tutti i livelli istituzionali nell’individuare minacce e pericoli fornendo soluzioni che siano attuabili in maniera coordinata e interconnessa» come precisa una nota del Dipartimento. Non si tratta della prima volta che il direttore delle Istituzioni si trova a ricoprire la carica, già nel 2014 aveva diretto le riunioni della piattaforma. Alla luce della precedente esperienza, Gobbi evidenzia: «Poter discutere in maniera paritetica di temi quali la sicurezza, rappresenta la soluzione migliore in un sistema federale come il nostro, dove le competenze sono ripartite tra due livelli istituzionali. In questo modo è più semplice trovare risposte concrete per i cittadini». Per poi proseguire: «L’attenzione sarà posta sul rispetto del federalismo e quando necessario sarà fondamentale guardare al bene comune di Confederazione e Cantoni, in modo da trovare soluzioni che evitino di creare nuovi costi o nuove strutture. L’obiettivo – prosegue Gobbi – è utilizzare le strutture già esistenti mettendole in rete, nonché condividendo le esperienze fatte». Tra i dossier attualmente sul tavolo figurano la collaborazione per contrastare i cyber-rischi e la lotta contro la radicalizzazione e l’estremismo violento. Come osserva il consigliere di Stato: «La radicalizzazione è un tema sempre più presente e con il quale ci confrontiamo regolarmente. Proprio durante l’incontro abbiamo discusso del piano d’azione nazionale già in essere, che prevede di verificare come le misure vengono implementate, rispettivamente confrontarci anche con l’estero». Le preoccupazioni sono diverse anche all’interno della nazione, come spiega Gobbi: «In Romandia per esempio c’è una maggiore preoccupazione per la radicalizzazione nell’ambito dell’esecuzione delle pene, perché in Francia è un problema reale e di riflesso lo diventa anche nella regione confinante. Una problematica che però non viene riscontrata né in Ticino né nella Svizzera tedesca, dove la condivisione degli spazi nelle carceri non crea problemi». Insomma, una presidenza ticinese che porterà oltre Gottardo «l’esperienza proveniente dal fronte della Svizzera italiana» conclude Gobbi. Tra i membri della piattaforma politica figurano la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport Guy Parmelin e il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia Pierre Maudet.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi presiederà la piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi presiederà la piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Presidente della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri  Norman Gobbi presiederà per un anno la piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza. La carica è stata ufficializzata nel corso della seduta che si è tenuta nella giornata odierna a Berna. Si tratta della seconda volta che il Consigliere di Stato dirige i lavori della piattaforma: la prima volta era entrato in carica nel 2014.

La Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) rappresenta un elemento fondamentale della politica di sicurezza della Svizzera. Lo scopo della piattaforma di lavoro è quello di fornire supporto a tutti i livelli istituzionali nell’individuare minacce e pericoli fornendo soluzioni che siano attuabili in maniera coordinata e interconnessa. La RSS dispone di una piattaforma politica incaricata di gestire i temi di politica di sicurezza che interessano sia la Confederazione sia i Cantoni e presieduta da Confederazione e Cantoni a turni di un anno ciascuno. Tra i dossier attualmente trattati figurano la collaborazione per contrastare i cyber-rischi e la lotta contro la radicalizzazione e l’estremismo violento.
Dal mese di agosto del 2018 e per la durata di un anno il Consigliere di Stato Norman Gobbi presiederà le riunioni della piattaforma politica della quale fanno parte anche la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport Guy Parmelin e il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia Pierre Maudet. Si tratta di un contributo significativo che consentirà al neo presidente Norman Gobbi di portare all’attenzione delle autorità federali e cantonali le peculiarità del Canton Ticino nella politica della sicurezza.

 

“Tutti a scuola” in sicurezza: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso

“Tutti a scuola” in sicurezza: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso

Comunicato stampa

Con l’avvicinarsi dell’inizio del nuovo anno scolastico il percorso casa – scuola diventerà una consuetudine per allievi e adulti che lo percorreranno giornalmente. Un tragitto imprescindibile ma non esente da pericoli: per questo motivo la Polizia cantonale e il programma di prevenzione “Strade sicure” desiderano sensibilizzare tutti gli utenti della strada fornendo una serie di consigli sul comportamento da adottare mentre si cammina per raggiungere la sede scolastica. A partire da quest’anno tutti gli allievi – oltre a un opuscolo informativo – riceveranno anche un pieghevole ideato sotto forma di gioco.

Per coloro che si spostano a piedi il consiglio è di procedere in fila indiana, il bambino più grande dietro, il più piccolo davanti. Questo permette a tutti di avere una maggiore visibilità e il controllo della strada. Negli altri casi è bene camminare a coppie, tenendosi per mano. Il genitore o il bambino più grande deve camminare di fianco al più piccolo stando sul lato della strada dove è più pericoloso. Le tre regole fondamentali che chiunque deve applicare prima dell’attraversamento sulle strisce pedonali sono: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso.
Alcuni suggerimenti si rivolgono in particolare ai genitori che spesso, accompagnando i figli a scuola utilizzano l’auto per paura del traffico, ma non considerano che il traffico in prossimità delle sedi scolastiche è generato da loro stessi. Se tuttavia si sceglie comunque di utilizzare l’automobile, è necessario prevedere all’interno del veicolo l’obbligo per i bambini di sedersi in un dispositivo adatto. I bimbi devono infatti prendere posto sui seggiolini omologati. Inoltre si ricorda che non vi è un’età minima per sedersi a lato del conducente (basta rispettare le regole precedenti) e che la responsabilità in auto è sempre conferita al conducente.
Per chi accompagna i bambini a scuola in auto si ricorda di non fermarsi vicino al perimetro scolastico bensì nei parcheggi ufficiali. Particolare attenzione va posta poi durante le manovre, poiché vi è sempre il rischio di non avere il controllo totale delle vicinanze, soprattutto quando vi sono dei bambini. L’invito è di non fidarsi mai solamente dei sensori della macchina, ma di verificare con i propri occhi Si ricorda inoltre di evitare di fermarsi sul marciapiede, poiché si rende difficoltoso il passaggio ai pedoni creando loro un possibile pericolo.

Centro di Rancate: flessibilità e prontezza per ogni scenario futuro

Centro di Rancate: flessibilità e prontezza per ogni scenario futuro

Soluzione adeguata per la gestione del flusso migratorio

Flessibilità e prontezza grazie al centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Struttura che permette di rinviare celermente in Italia i migranti che non hanno richiesto asilo in Svizzera.
Il prolungamento della sua attività è stato deciso dal Consiglio di Stato in accordo con il Municipio di Mendrisio. Si tratta a mio parere di una decisione estremamente positiva – e da me sostenuta – che permette al nostro Cantone di gestire con estrema  efficacia la spinta migratoria alla porta sud della Svizzera. La soluzione adottata è infatti il giusto compromesso tra sicurezza, aspetti logistici, sostenibilità finanziaria e tutela della realtà locale.

L’incidenza delle politiche europee e delle nuove procedure
La situazione nel 2017 è decisamente migliorata rispetto all’anno precedente. È tuttavia necessario restare vigili anche in futuro perché i migranti continueranno a muoversi attraverso l’Europa centrale e la nostra frontiera non cesserà di essere sollecitata. Al momento è impossibile prevedere l’evoluzione dei flussi migratori nei prossimi mesi, in quanto la scelta delle rotte è influenzata dalle decisioni politiche europee. Toccherà alle Autorità federali fornire le previsioni sugli arrivi. Indipendentemente da ciò, ho osservato una modifica nelle richieste dei migranti: non chiedono più sistematicamente l’asilo, bensì si limitano ad assicurarsi la possibilità di poter attraversare la Svizzera per raggiungere altre destinazioni. Con i servizi del mio Dipartimento e i vari partner dobbiamo quindi predisporre una soluzione che consenta di farsi trovare pronti per affrontare qualsiasi scenario e non subire lo “stato di necessità”. Anche perché prossimamente entrerà in vigore la fase pilota delle nuove procedure per la valutazione delle richieste d’asilo che renderanno meno attrattiva la richiesta d’asilo in Svizzera. Per questo motivo, da marzo 2019 i casi di migranti in procedura di riammissione semplificata in Italia potrebbero aumentare.

L’esperienza maturata e la diminuzione dei costi
La soluzione di continuità consente di far tesoro delle positive esperienze maturate dall’apertura del Centro. Inoltre, il mio Dipartimento ha adottato delle misure che consentono di ottimizzare i costi di gestione e quelli legati alle attività svolte dalla Protezione civile. I costi a carico del Cantone sono stati dimezzati con l’introduzione di maggiore flessibilità e l’abbattimento di una parte importante di costi fissi. La struttura è ora condotta in modo più snello, con le spese che variano a dipendenza del numero di migranti giornalmente alloggiati grazie alla modularità degli spazi. A livello logistico il Centro ha dimostrato di non essere problematico anche dal profilo dell’accoglienza dei cittadini. E’ certamente meno invasivo dei centri della Protezione civile che si trovano in prossimità di scuole, impianti sportivi e zone residenziali. Nella ripartizione dei costi complessivi, evidenzio che tutte le spese della sicurezza sono assunte dalla Confederazione mentre le spese operative sono a carico dell’Autorità cantonale.
Come già anticipato, il Centro di Rancate non resterà a tempo indeterminato. Dopo l’apertura del Centro federale per l’asilo, saranno valutate le possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata. Con la Confederazione andrà trovata, sempre nel Mendrisiotto per la prossimità con la frontiera, la soluzione logistica definitiva in grado di rispondere alle sfide della pressione migratoria sul lungo periodo.

Dopo la difficile situazione del 2016, il mio Dipartimento ha dimostrato di saper proporre una soluzione convincente, seppur provvisoria, per la gestione dei migranti. La struttura ha retto bene dal profilo della sicurezza e l’impatto sulla regione è stato minimo. Oggi siamo pronti a gestire differenti scenari collegati al fenomeno migratorio nell’interesse dei cittadini che popolano le zone limitrofe e più in generale del Ticino e della Svizzera.

Elicotteri militari, regole d’ingaggio

Elicotteri militari, regole d’ingaggio

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 agosto 2018 de La Regione

Incendi, il capo della Sezione militare risponde alle lamentele delle compagnie civili Una convenzione, fresca di rinnovo, stabilisce il modus operandi. I militari accorrono solitamente su richiesta di forestali e capi intervento. Ma in caso di necessità.

Dopo le critiche delle compagnie civili, le precisazioni del caposezione Smpp Ryan Pedevilla. Ecco come e da chi vengono gestiti gli interventi dei velivoli negli incendi boschivi.
La soluzione, canonica, delle convenzioni. Ha sempre dimostrato di funzionare nella lotta agli incendi boschivi compiuta con mezzi aerei. Negli ultimi tempi, però, qualcosa, in questo meccanismo, si è inceppato. Gli accordi stipulati tra lo Stato (Dipartimento del Territorio) e le compagnie di trasporto con elicottero civili non di rado, durante gli interventi, danno adito a qualche mal di pancia. È stato il caso lo scorso anno quando, esasperate, le aziende ticinesi che mettono a disposizione, a pagamento, uomini e mezzi per i picchetti sono entrate in rotta di collisione con gli elicotteri dell’esercito nell’opera di spegnimento dei roghi. Le stesse, come noto, hanno inviato al Cantone una bella “pillola” di oltre 620mila franchi quale risarcimento per le ore di lavoro “scippate” loro – sostengono – dai velivoli color verde oliva. Questione che dovrebbe essere regolata nelle prossime settimane, secondo i ben informati. All’origine delle discussioni non vi è un problema di mezzi per affrontare le emergenze, bensì di “gerarchie operative”. Gli aeromobili delle Forze Aeree dovrebbero, di principio, arrivare in appoggio solamente quando gli elicotteri delle ditte civili non sono più in numero sufficiente per gestire la situazione e i capi intervento (forestali e pompieri) lo richiedono. A Ryan Pedevilla, Capo Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, abbiamo chiesto delucidazioni: «La gestione degli incendi boschivi compete alla Sezione forestale e ai pompieri – osserva in entrata – il nostro compito è quello di fare da tramite con lo Stato maggiore di collegamento territoriale quando viene chiesto un supporto. In parole semplici, noi traduciamo questa richiesta e fungiamo da tramite. Tocca poi al Comando Operazioni dell’esercito valutare se e come procedere, quanti e quali macchine inviare in Ticino, quale materiale (Contin, vasche, motopompe ecc.) dislocare».

A Vogorno tutto secondo prassi
Nel caso dell’incendio di Vogorno, tuttavia, c’è chi sostiene che le cose sarebbero andate diversamente. In pratica che nessuno avrebbe richiesto l’intervento di un Superpuma (giunto oltretutto da Payerne e non dalla Base di Magadino): «Non è assolutamente vero. Il capo intervento sul posto a Vogorno ci ha trasmesso una richiesta secondo protocollo. Per quale motivo sia stato inviato un velivolo da Payerne non glielo so dire. Probabilmente i piloti di picchetto si trovavano lì al momento dell’allarme. Posso confermare che l’elicottero militare ha effettuato in totale 16 lanci tra le 19.30 e le 20.45. L’arrivo del temporale ha poi facilitato l’opera di spegnimento . L’indomani mattina, a seguito della ricognizione del capo intervento con esito negativo, l’equipaggio ha potuto essere liberato dal compito ricevuto». Sin qui tutto come da copione, verrebbe da pensare. Ma c’è tuttavia un aspetto che merita di essere evidenziato: «L’Esercito – prosegue Pedevilla – può farsi promotore anche di interventi spontanei, senza passare cioè da alcuna richiesta da parte di forestali o pompieri. Un esempio lo si è avuto nel 2016, nell’incendio di una stalla a Biasca. La truppa presente nei pressi dell’Arsenale ha visto l’edificio bruciare e ha partecipato alle operazioni di spegnimento. L’Ordinanza sull’aiuto militare in caso di catastrofe in Svizzera (OAMC, art. 11) prevede questa possibilità. I comandanti di truppa sono dunque liberi di decidere se l’impiego risulta conciliabile con il compito che si sta svolgendo. Oltre a ciò esiste una convenzione siglata tra Svizzera e Italia sulla cooperazione nel campo della previsione e della prevenzione dei rischi maggiori e dell’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo. Velivoli dei due Paesi, se necessario (penso ad esempio al caso di brutto tempo che impedisce l’arrivo degli elicotteri al Sud delle Alpi), possono sconfinare e portare il loro fattivo contributo come è stato il caso durante l’esercitazione “Odescalchi” del giugno 2016, nel Mendrisiotto.

Accolta l’istanza di Bissone per entrare a far parte del progetto di aggregazione della Val Mara

Accolta l’istanza di Bissone per entrare a far parte del progetto di aggregazione della Val Mara

Comunicato stampa
 
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza formulata dal Municipio di Bissone lo scorso 25 luglio con la quale il Comune ha chiesto di venir incluso nello studio di aggregazione che coinvolge la Val Mara.

Lo scorso novembre i comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio hanno trasmesso al Governo formale istanza per l’avvio di una procedura di aggregazione. In quel momento il Municipio di Bissone aveva deciso di non partecipare e i comuni coinvolti nel progetto aggregativo avevano espresso la volontà di non interferire nella scelta del comune.
Dando seguito a quelle indicazioni, il 14 marzo 2018 il Consiglio di Stato ha istituito una Commissione di studio incaricata di allestire un rapporto per l’aggregazione tra i comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio – comprensorio conforme al progetto di Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) – ritenuto come lo scenario del PCA denominato “Val Mara”, comprendente anche Bissone, avrebbe potuto se del caso essere conseguito in tappe successive.
In fase di avvio dei lavori, a seguito dei contatti nel frattempo intercorsi tra la Commissione di studio e l’esecutivo bissonese, quest’ultimo ha rivalutato la propria posizione ritenendo preferibile essere coinvolto da subito nel processo aggregativo in corso. In questo senso, in data 25 luglio, il Municipio di Bissone ha formalizzato istanza di aggregazione al Consiglio di Stato che, considerato anche il preavviso favorevole della Commissione e dei quattro municipi coinvolti, ha deciso l’estensione dello studio di aggregazione al Comune di Bissone, designando quali membri della Commissione di studio il sindaco Andrea Incerti (supplente il vice sindaco Claudio Testorelli), rispettivamente – con ruolo tecnico analogamente agli altri comuni – Ivan Monaco, vice segretario comunale (supplente Fabrizio Gervasoni, segretario comunale).

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 23 agosto de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10803788

 

 

Tasse di circolazione: “Critiche esagerate”

Tasse di circolazione: “Critiche esagerate”

“Chiederemo a Mister Prezzi dei chiarimenti sul metodo utilizzato per i loro calcoli. Ma su tre modelli analizzati, in uno siamo nella media, mentre in due la differenza è di 7 e 4,5 franchi annui”.
La questione esiste, sia chiaro. Gli automobilisti in Ticino, come emerso da uno studio effettuato dal Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca, pagano più tasse di circolazione di quanto dovrebbero.
Molto di più: dal rilevamento, infatti, si nota come nel nostro cantone si paghi quasi il 60% in più rispetto all’indice di copertura dei costi. Ma per Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione, il tutto va contestualizzato. «Prendiamo atto di questo studio – risponde Canova da noi contattato – ma ci sembra un dare troppa attenzione a questi dati. Consideriamo il modello ‘auto d’occasione’: la differenza tra il Ticino e la media svizzera è di 400 franchi che, spalmati su 60 anni, sono quasi 7 franchi all’anno. Non sarebbero le prime, né le ultime, critiche rivolte a noi e ad altri cantoni, ma stavolta mi sembrano un tantino esagerate». Tanto più che, se per il modello ‘auto d’occasione’ la differenza è sui 7 franchi, per il modello ‘auto nuove’ questa differenza scende a 4,5 franchi annui. Per quanto riguarda invece il terzo modello preso in considerazione da ‘Mister prezzi’, quello ‘auto in leasing’ – che «comprende più del 30% del parco veicoli in Ticino», rileva Canova – si è di poco ma sotto la media. Eppure la sonora presa di posizione è arrivata. «Non contestiamo i calcoli, ma vorremmo avere qualche chiarimento in più. Ad esempio – continua il caposezione della circolazione – è un dato acclarato che da noi, tra tutte le tasse che compongono questa spesa, il collaudo è quello che oggettivamente è il più caro. In Svizzera siamo tra i più cari». E questo, va da sé, incide maggiormente nei due modelli nei quali il Ticino arranca. Ma attenzione. «È difficile fare un confronto intercantonale quando ci sono tante differenze tra cantone e cantone. Noi – rileva Canova – abbiamo l’impressione, e per questo chiederemo chiarimenti, che nei conti non figurino buona parte delle spese per la gestione del personale, per i costi informatici. Con ogni probabilità sono state riprese le spese effettuate in modo forse troppo semplicistico». In altre parole, «se io nei conti ho tutte le spese dettagliate, avrò spese molto vicine alla cifra incassata con la tassa. Se per scelte contabili o organizzative prevedono che quelle spese figurano in altri conti, beh, il calcolo non torna». Non è quindi un calcolo sbagliato, ma impreciso. Se ‘Mister Prezzi’ nelle sue risposte sarà convincente, «il Consiglio di Stato deciderà come correggere».

Giudici supplenti: dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi

Giudici supplenti: dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi

Comunicato stampa

Nel corso della mattinata odierna hanno dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi i due giudici supplenti designati dal Consiglio di Stato lo scorso 3 agosto. L’avvocato Manuela Frequin Taminelli e l’avvocato Curzio Guscetti interreranno in funzione a partire dal 1. settembre 2018 rispettivamente al Tribunale penale cantonale all’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi.
Alla cerimonia di giuramento, che ha avuto luogo nella Sala Monteceneri di Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, hanno preso parte il Presidente del Governo Claudio Zali, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, il Presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani e il Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti.