Tre giorni romana per Gobbi e Vitta

Tre giorni romana per Gobbi e Vitta

Da La Regione del 13 aprile 2016

Fino a domani Norman Gobbi e Christian Vitta saranno a Roma per una serie di incontri istituzionali, invitati dalla commissione parlamentare italiana per l’attuazione del federalismo fiscale.

Economia, negoziati fiscali, migrazione e sicurezza. Ma anche incontri con personaggi svizzeri e italiani attivi su vari fronti: da quello militare a quello diplomatico. Senza negare un saluto a chi da centinaia d’anni difende il papa e la Città del Vaticano. Fino a domani i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta saranno a Roma per una serie di incontri istituzionali. “Il viaggio dei rappresentanti del governo ticinese – tra martedì 12 e giovedì 14 aprile – è stato programmato a seguito dell’invito della Commissione parlamentare italiana per l’attuazione del federalismo fiscale”. Una commissione, si legge nel comunicato diramato ieri dal Consiglio di Stato, “che desidera raccogliere informazioni sul sistema elvetico, in vista di una possibile riforma che interessi le Regioni” italiane. La riunione dedicata a questo tema, si precisa nella nota stampa, avverrà nella Camera dei deputati di Palazzo San Macuto.

Cogliendo l’occasione offerta dalla riunione, Gobbi e Vitta parteciperanno inoltre a una serie di momenti istituzionali. Previsti in particolare incontri con l’ambasciatore svizzero a Roma Giancarlo Kessler e con il consigliere Vieri Ceriani, che rappresenta l’Italia del delicato negoziato fiscale con la Svizzera e che nelle scorse settimane su queste colonne aveva definito vantaggioso per il Ticino l’accordo trovato tra i due Paesi. I consiglieri di Stato potranno poi intrattenersi con il generale di Divisione Nunzio Antonio Ferla, della Direzione antimafia, con il colonnello Christoph Graf, comandante della Guardia svizzera pontificia, e con alcuni esponenti del parlamento italiano.

La Lega si organizza. Ma non troppo

La Lega si organizza. Ma non troppo

Da La Regione del 12 aprile 2016

Confermato Attilio Bignasca, si cercheranno coordinatori regionali. Gobbi: ‘Aspetto movimentista ancora centrale’.

«Dai, andiamo». Manca una manciata di minuti alle otto e in via Monte Boglia è da poco terminato il vertice dei ‘colonnelli’. Si è discusso, tra le altre cose, di chi ricoprirà il ruolo di coordinatore. E per Attilio Bignasca è ora di andare. Di andare a cena: si è riservato in un grotto del Luganese e lui siederà a tavola ancora da coordinatore del movimento. Nessuna rivoluzione dunque. Anche se il ‘conte zio’, come viene talvolta chiamato negli ambienti leghisti, aveva più o meno ufficialmente rimesso il suo mandato, sarà ancora lui il ‘comandante in capo’ della Lega. Lega che, alla luce del successo alle Comunali dello scorso weekend, ha dunque deciso di cambiare forma o, perlomeno, di abbozzare una struttura interna simil-partitica. Si cercheranno infatti delle persone che facciano da tramite fra i colonnelli e i rappresentanti nei vari Municipi e Consigli comunali. Come si possono definire? «Chiamateli poi come volete», risponde sorridendo Attilio Bignasca. «Diciamo – riprende il confermato coordinatore – che si è scelto di alleggerire la mia posizione tramite dei coordinatori regionali». Coordinatori regionali sia, quindi. Figure necessarie alla luce della vittoria alle Comunali? «I nuovi eletti, specialmente i municipali, avranno bisogno di maggior supporto». Attilio Bignasca rimane però coordinatore? «Io – conclude il diretto interessato – rimango il vecchio portafortuna». Insomma, la Lega ‘diventa grande’. «La nuova Lega – commenta il consigliere di Stato Norman Gobbi – è già una realtà, basta guardare i risultati delle Comunali. Penso sia però opportuno riflettere su come strutturarsi: con un maggior radicamento sul territorio è necessaria una migliore organizzazione. Ciò non deve però sradicare l’aspetto movimentista che ci ha sempre lasciato grande libertà e anche grande capacità di reazione». E quando si sceglieranno i coordinatori regionali? «In un certo senso – rileva Gobbi – ci sono già ora. Si tratta di anelli di congiunzione, di persone in grado di dare risposte immediate ai nuovi municipali, così come ai cittadini. Ribadisco però: l’aspetto movimentistico rimane centrale. Non possiamo irrigidirci troppo, preferendo un dibattito sulla struttura all’azione politica».

Due giornate di incontri diplomatici a Roma per i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta

Due giornate di incontri diplomatici a Roma per i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta

I Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta saranno ospiti nei prossimi giorni a Roma per una serie di incontri istituzionali, che permetteranno di discutere con le autorità italiane alcuni argomenti di attualità legati ad economia, negoziati fiscali, migrazione e sicurezza.

Il viaggio dei rappresentanti del Governo ticinese – tra martedì 12 e giovedì 14 aprile – è stato programmato a seguito dell’invito della Commissione parlamentare italiana per l’attuazione del federalismo fiscale, che desidera raccogliere informazioni sul sistema elvetico, in vista di una possibile riforma che interessi le Regioni della vicina Penisola. La riunione dedicata a questo tema avverrà nella Camera dei deputati di Palazzo San Macuto.
Cogliendo l’occasione offerta dalla riunione, i Consiglieri di Stato Gobbi e Vitta parteciperanno inoltre ad una fitta serie di momenti istituzionali, che prevede in particolare incontri con l’Ambasciatore svizzero a Roma Giancarlo Kessler, con il consigliere Vieri Ceriani – responsabile per l’Italia del negoziato fiscale con la Svizzera –, con il Generale di Divisione Nunzio Antonio Ferla, della Direzione Antimafia, con il colonnello Christoph Graf, Comandante della Guardia Svizzera Pontificia e alcuni esponenti del Parlamento italiano.

Dipartimento delle istituzioni: nominato il nuovo capo della Sezione della popolazione

Dipartimento delle istituzioni: nominato il nuovo capo della Sezione della popolazione

Il Consiglio di Stato ha nominato, tramite assunzione diretta, l’avvocato Thomas Ferrari quale nuovo capo della Sezione della popolazione in sostituzione di Attilio Cometta, nominato negli scorsi mesi Delegato cantonale per l’integrazione degli stranieri.

Thomas Ferrari, classe 1977, ha conseguito la licenza in diritto nel 2001 all’Università di Zurigo e nel 2004 nel medesimo cantone ha ottenuto il certificato di capacità per l’esercizio dell’avvocatura. Dal 2005 lavora nel settore bancario dove ha maturato una solida esperienza nell’ambito giuridico così come a livello di conduzione e di gestione delle risorse umane, occupandosi inoltre di alcuni importanti progetti strategici.

Il nuovo responsabile avrà il compito di assicurare la direzione dell’intera Sezione, continuando gli importanti sforzi intrapresi negli scorsi anni per rivedere l’organizzazione del settore offrendo prestazioni sempre più qualitative ed efficienti, soprattutto nell’ottica di contrastare gli abusi nel rilascio di permessi a cittadini stranieri.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per formulare al nuovo Capo sezione i migliori auguri per la sfida professionale che l’attende in seno all’Amministrazione cantonale.

Sicurezza: ben fatto, avanti così!

Sicurezza: ben fatto, avanti così!

Dal Mattino della Domenica del 10 aprile 2016

Il 2015 è stato un anno positivo per la sicurezza: un impegno per i Ticinesi che prosegue

La sicurezza rappresenta un aspetto fondamentale per la vita di una persona. Chiunque si è trovato confrontato ad esempio con un ladro nella propria abitazione potrà confermarlo. Sono episodi che purtroppo segnano profondamente una persona, una famiglia. Per questo motivo non finirò mai di sottolineare che la sicurezza è un bene primario che lo Stato deve garantire e tutelare sul proprio territorio; per questo motivo l’aumento della sicurezza, sia quella oggettiva che quella percepita dai cittadini, ha sempre costituito per me un obiettivo da raggiungere ogni giorno, sin da quando nell’aprile 2011 ho avuto l’onore di assumere la carica di Consigliere di Stato e di Direttore del Dipartimento delle istituzioni. I risultati positivi raggiunti nel 2015 evidenziano che la strada è quella giusta; una strada da continuare a percorrere anche nell’avvenire, per una sempre maggiore sicurezza del Ticino e dei Ticinesi tutti.

Nel 2015, i furti nel nostro Cantone sono diminuiti rispetto all’anno precedente, seguendo la tendenza positiva registrata negli ultimi anni. Accanto a questo dato, v’è da rimarcare pure l’importante diminuzione delle rapine, a dimostrazione degli ottimi risultati ottenuti grazie all’impegno della Polizia cantonale nel contrastare questo grave fenomeno. Una Polizia cantonale, la nostra, che nel 2015 si è ulteriormente avvicinata ai cittadini, con la regionalizzazione della Gendarmeria entrata in vigore il 1. luglio. Una riorganizzazione da me fortemente voluta allo scopo di riportare gli agenti sul terreno, vicino ai Ticinesi, con il I°Reparto della Gendarmeria situato proprio nel Mendrisiotto; una regione più esposta di altre, data in particolare la sua posizione geografica, a fenomeni preoccupanti come ad esempio quello relativo al frontalierato dei furti.
In quest’ottica, la regionalizzazione della Gendarmeria non è assolutamente un progetto a sé stante, ma s’inserisce nella strategia intrapresa dal mio Dipartimento nel corso degli ultimi anni volta ad accrescere l’efficacia delle forze dell’ordine e di riflesso la sicurezza della popolazione.

Alla base di tutto v’è stato il rafforzamento della Polizia cantonale, sia in termini di uomini che di mezzi a disposizione, e della collaborazione tra quest’ultima e gli altri partner attivi sul nostro territorio, a cominciare dalle Polizie comunali e dalle Guardie di confine. Collaborazioni essenziali alfine assicurare il presidio sull’interno territorio cantonale, che in futuro dovranno essere ulteriormente consolidate a beneficio di tutti i cittadini. In questo ambito fondamentale non si può infatti mai abbassare la guardia, in particolare oggi dove siamo confrontati con un contesto internazionale difficile ed incerto. Per questa ragione i traguardi positivi raggiunti negli ultimi anni devono rappresentare uno stimolo per continuare ogni giorno a garantire la nostra sicurezza; sicurezza che, oltre ad essere un bene primario, è un bene da costruire insieme, per il quale tutti sono chiamati a fornire il loro prezioso contributo. A cominciare proprio dai cittadini, che, come amo ripetere, sono le nostre prime sentinelle attive sul territorio. Avanti così, dunque: per una sempre maggiore sicurezza del Ticino e dei Ticinesi!

Varietà contro il razzismo

Varietà contro il razzismo

Saluto pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, alla serata “Varietà contro il razzismo” in occasione della settimana contro il razzismo 2016

Gentili signore,
Egregi signori,

saluto a nome del Consiglio di Stato tutti voi, presenti numerosi questa sera all’evento organizzato dal Delegato cantonale per l’integrazione.
La prima per Attilio Cometta che da qualche mese ha assunto la funzione in sostituzione di Francesco Mismirigo, dallo scorso anno al beneficio della pensione.

Per un politico è sempre scomoda la prospettiva di parlare prima di uno spettacolo.
Se il tema è complesso come quello della lotta al razzismo, il rischio di risultare didattici e magari noiosi è davvero alto. Sarò quindi breve – e non solo per modo di dire.

Si sente spesso parlare di razzismo: sui media, nei dibattiti, nei libri, nei film.
Ma è raro che ci prendiamo qualche secondo per interrogarci sul suo significato.
Il dizionario ci dice che la parola razzismo designa un’ideologia basata sulla presunzione che una razza sia superiore alle altre, e che su questa presunzione di superiorità costruisce un sistema di privilegi e discriminazioni.

La Svizzera è il frutto dell’unione fra popoli di lingua, religione e cultura differenti, che ha voluto affermare il principio dell’uguaglianza nella diversità.
Dal 1291, infatti, il nostro Paese è “unito nella diversità”.
Il principio che la diversità è una fonte di ricchezza, e che il bene della società esige che riconosciamo e rispettiamo il carattere unico e irripetibile di ognuno di noi.

Infatti, facendo convivere pacificamente persone diversissime fra loro abbiamo costruito la nostra democrazia.
Abbiamo costruito un Paese nel quale oggi, chiunque, può guardare negli occhi il suo prossimo ed esprimere il proprio pensiero, senza paura di essere sorvegliato, sanzionato o imprigionato.
Un Paese nel quale le diversità non ci fanno paura e dove l’uguaglianza non è definita dall’appiattimento delle identità regionali, bensì dai diritti ai quali tutti possono accedere se rispettiamo le regole.

Siamo un Paese che rappresenta un modello riuscito di integrazione: un’integrazione necessaria, più che mai ai nostri giorni.
Grazie agli strumenti che abbiamo messo a disposizione ai numerosi stranieri sul nostro territorio diamo loro l’opportunità di conoscere chi siamo, apprezzare le nostre tradizioni e farle proprie, senza per questo chieder loro di dimenticare la loro storia e la loro provenienza.
Un punto sul quale dobbiamo insistere per evitare fenomeni di ghettizzazione, di esclusione e di emarginazione culturale, che, quando estremizzati portano a situazioni drammatiche, come ci ricordano i tristi fatti di Parigi e di Bruxelles.

Nel nostro Paese resta inimmaginabile la situazione che si prospetta in altri Stati.
Stati che si considerano terre di libertà e porti di democrazia, ma che in realtà sono nella maggior parte dei casi agitati da tensioni razziali.

Dobbiamo però capire bene quale sia l’obiettivo che ci prefiggiamo: è un’uguaglianza che significa annullamento di tutte le diversità?
È un minestrone frullato, nel quale non è più possibile distinguere i singoli ingredienti?

Se questo è l’obiettivo, sono d’accordo sul fatto che la Svizzera non lo abbia raggiunto.
Per fortuna!

Perché la vera uguaglianza, io credo, non punta ad azzerare le differenze, ma ad unire persone diverse attorno ad alcuni principi fondamentali di convivenza.
Quei principi saldi, ancorati nella nostra Costituzione e che ci rendono cittadini liberi al tempo stesso responsabili.
I principi in base ai quali una società possa garantire a tutte le cittadine e i cittadini le stesse possibilità di realizzare liberamente le loro vite, rispettando le specificità storiche e culturali della regione.
Se definiamo in questo modo l’uguaglianza, allora forse ci accorgeremo che la nostra Confederazione è un passo avanti a tutti, nella rincorsa all’obiettivo.

La formula che tiene unita la Svizzera è l’ammissione di uguaglianza di tutti i cittadini, nella sottomissione a principi scritti prima della nostra nascita, e che ci dovranno sopravvivere.

Ringrazio quindi il Delegato e i suoi collaboratori per l’organizzazione di questo evento e della settimana contro il razzismo.
Momenti privilegiati che ci consentono di chinarci su temi complessi e spesso spinosi.
Grazie alla messa in scena di questa sera “Varietà contro il razzismo”, proveremo ad approcciarci al tema con un pizzico di umorismo…intelligente, che ci farà riflettere intrattenendoci.

Una rappresentazione che alcuni di noi hanno già avuto la possibilità di vedere lo scorso anno, ma che sono certo non mancherà comunque di stupirci.

Vi auguro quindi di cuore un buono spettacolo e vi invito, ovviamente, a una riflessione sul tema che ci ha permesso di essere qui insieme.

Vi ringrazio.
Norman Gobbi

Dopo Gobbi la presidenza a Beltraminelli

Dopo Gobbi la presidenza a Beltraminelli

Dal Corriere del Ticino del 7 aprile 2016

Breve cerimonia ieri mattina a Palazzo delle Orsoline per l’annuale cambio alla presidenza del Consiglio di Stato. Sono terminati i 12 mesi di presidenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ed è iniziato l’anno del direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Paolo Beltraminelli. Per Beltraminelli, che ha già ricoperto questa carica nel 2013, si tratta della seconda presidenza da quando, nel 2011, è stato eletto per la prima volta in Governo. Alla carica di vicepresidente è stato designato il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli, che assumerà la guida dell’Esecutivo nel 2017-2018. L’anno di Beltraminelli sarà impegnativo: a breve il Governo presenterà la manovra finanziaria di rientro di 180 milioni e il prossimo 5 giugno sono in agenda diversi importanti temi cantonali in votazione popolare.

Sicurezza, accordo siglato

Sicurezza, accordo siglato

Dal Giornale del Popolo del 7 aprile 2016

Norman Gobbi e il direttore della sicurezza del Canton Uri Beat Arnold hanno firmato sera ad Airolo un accordo sulla costituzione di uno Stato Maggiore di Polizia, per gestire la dei festeggiamenti per l’apertura della galleria ferroviaria.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il direttore della sicurezza del Canton Uri Beat Arnold hanno firmato martedì sera ad Airolo un accordo sulla costituzione di uno Stato Maggiore di Polizia, per la gestione della sicurezza in occasione dei festeggiamenti per l’apertura della galleria ferroviaria di base AlpTransit Gottardo. L’accordo costituisce una prima a livello nazionale e prevede una delega di competenze su entrambi i territori cantonali. Il Cantone Ticino e il Canton Uri – con il supporto di vari partner, fra cui altre polizie cantonali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio Federale di Polizia – dovranno garantire la sicurezza e l’ordine pubblico durante i festeggiamenti di inaugurazione della nuova galleria ferroviaria di base AlpTransit Gottardo, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2016. Grazie all’accordo sottoscritto – che formalizza la dichiarazione d’intenti firmata a Erstfeld il 10 dicembre 2015 e resterà in vigore sino al 30 giugno 2016 – sarà possibile contare su una gestione congiunta per lo svolgimento dei compiti di polizia. Il testo definisce i compiti assunti dallo Stato Maggiore Gottardo 16 (SMG16), che dovrà tra l’altro assicurare la protezione delle numerose personalità presenti ai festeggiamenti. A dirigere le operazioni sarà un unico Capo impiego generale, il tenente colonnello Lorenzo Hutter della Polizia cantonale ticinese; il suo sostituto sarà il capitano Ruedi Huber della Polizia cantonale urana. Grazie al meccanismo della direzione unica e alla competenza decisionale che si estende oltre i confini cantonali, Ticino e Uri sono certi di potere contare su una gestione più diretta e uniforme della sicurezza rispetto a quanto sarebbe stato possibile fare in passato.

Dissimulazione del volto: dal 1° luglio in vigore la modifica legislativa

Dissimulazione del volto: dal 1° luglio in vigore la modifica legislativa

Il Consiglio di Stato ha fissato per il 1° luglio 2016 l’entrata in vigore della modifica costituzionale che prevede il divieto di dissimulazione del volto, approvata dai cittadini nella votazione popolare del 22 settembre 2013. Dalla stessa data saranno applicabili anche la nuova legge sull’ordine pubblico e la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, entrambe adottate dal Gran Consiglio il 23 novembre 2015.
La consultazione sull’avamprogetto del regolamento di applicazione delle due leggi si è aperta, una volta conclusa la procedura parlamentare, lo scorso 23 dicembre ed è terminata a fine gennaio. Gli enti invitati a prendere posizione – i Comuni e la loro associazione, le autorità giudiziarie, la polizia cantonale e l’Associazione delle polizie comunali – hanno sostanzialmente condiviso la scelta di elaborare un regolamento unico per le due leggi e l’impostazione generale adottata. In base alle numerose osservazioni e richieste di chiarimento rientrate, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi aggiornato e completato il progetto di regolamento – approvato oggi dal Consiglio di Stato – e allestito un rapporto esplicativo destinato ai Comuni.
Il Consiglio di Stato si è adoperato affinché le disposizioni sulla dissimulazione del volto potessero essere attuate in tempi brevi, prendendo atto dell’interesse suscitato anche nel resto della Confederazione dalla nuova normativa cantonale. La data del 1° luglio 2016 è ritenuta dal Governo una soluzione ottimale, che consente di soddisfare questa esigenza di celerità e – nel contempo – assicura all’autorità cantonale un periodo sufficiente per informare adeguatamente tutti i partner coinvolti.

Il Comune ticinese: un cantiere ancora in divenire

Il Comune ticinese: un cantiere ancora in divenire

Dal Giornale del Popolo del 6 aprile 2016

Il punto della situazione sul progetto «Ticino 2020» e sulle aggregazioni – L’esempio della «grande» Bellinzona.

I prossimi anni saranno segnati da cambiamenti strutturali per il Canton Ticino, e vedranno rafforzarsi il livello istituzionale più vicino alla cittadinanza: il Comune. È il messaggio trasmesso oggi dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che – con la partecipazione del sindaco di Bellinzona Mario Branda e il capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi – ha illustrato lo stato di avanzamento dei diversi progetti promossi dal Cantone. A pochi giorni dalle elezioni comunali del 10 aprile 2016, il Dipartimento delle istituzioni ha voluto discutere lo stato di avanzamento complessivo dei cantieri avviati negli ultimi anni dal Cantone e dai suoi partner istituzionali – con l’obiettivo di tracciare la rotta verso il Ticino di domani. Tassello principale della riorganizzazione è la riforma «Ticino 2020», che mira a dare una nuova forma ai rapporti interni fra le autorità del Cantone, con effetti benefici soprattutto per il Cittadino, ma anche per le relazioni con la Confederazione e gli altri Cantoni. Il prossimo passo – dopo l’approvazione del credito-quadro di 3,2 milioni di franchi da parte del Parlamento, nel settembre 2015 – consisterà nella prossima costituzione dei primi Gruppi di lavoro misti, composti da rappresentanti del Cantone e dei Comuni, che consegneranno le loro prime conclusioni entro fine 2016. Questo lavoro sarà la base per una serie di messaggi che si prevede di presentare al Gran Consiglio entro la fine del 2017, in modo che entro l’anno seguente sia possibile giungere all’approvazione di un primo pacchetto di misure, e avviare così entro il 2020 la revisione di compiti, flussi finanziari e sistema di perequazione. Un elemento cruciale della riforma è costituito dalla politica di riorganizzazione dei Comuni, che ha nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) il suo documento strategico. Una prima fase di consultazione sul progetto è già stata conclusa, raccogliendo le osservazioni e proposte da parte di Comuni, associazioni, partiti e società civile. Una versione aggiornata del Piano sarà oggetto di una seconda consultazione una volta che il Tribunale federale si sarà pronunciato sulla costituzionalità dell’Iniziativa “Avanti con le città di Locarno e Bellinzona”. Luogo privilegiato per l’accompagnamento di questi progetti sarà la piattaforma di dialogo Cantone e Comuni, il cui funzionamento, dopo un periodo di rodaggio, da oggi prova di un dialogo efficace fra i due livelli istituzionali. Come ha spiegato Gobbi a livello operativo, vi è stata l’introduzione di alcuni strumenti per la gestione della qualità. Per esempio un manuale, un sistema di controllo interno, corsi di formazione e un sistema di certificazione ad hoc. Invece, a livello strategico, il Piano delle aggregazioni e la Riforma Ticino 2020. Anche a livello giuridico, negli ultimi anni, ci sono stati passi avanti con alcune modifiche di legge. Si pensa alla Legge organica comunale, alla nuova legge sul consorziamento dei Comuni, alla revisione della Legge organica patriziale e alla revisione della Legge sulle aggregazioni. Lo stesso consigliere di Stato ha anche aggiunto che grazie alle aggregazioni è stato possibile risanare i Comuni di periferia fortemente indebitati e soprattutto far scendere il moltiplicatore d’imposta cantonale dall’86% nel 1997 al 76% del 2013. E per il futuro? «Auspico che le città possano mantenere il proprio ruolo di motore per i rispettivi agglomerati e che i Comuni sappiano calibrare bene le loro forze investendo per i loro cittadini, ma con un occhio attento a garantire finanze sane». Elio Genazzi, parlando del progetto Ticino 2020 ha ricordato alcuni problemi, emersi anche di recente, come la richiesta da parte di 23 Comuni paganti, di ridurre, da subito, l’onere a 30-35 milioni di franchi. Ma ha anche ricordato che occorrerebbe valutare il tutto, anche questa misura, all’interno del progetto più ampio di riforma. Entro l’estate si dovrebbe raggiungere un accordo sul progetto di massima Ticino 2020 ed entro la fine dell’anno la consegna dei primi rapporti di valutazione da parte dei gruppi di lavoro. Un decreto legislativo sarà elaborato entro la metà del prossimo anno e nel 2018 si prevede di approvare il primo pacchetto di misure (compiti, flussi e perequazione).