Il brigadiere Stefano Laffranchini è il nuovo sostituto comandante della divisione territoriale 3

Il brigadiere Stefano Laffranchini è il nuovo sostituto comandante della divisione territoriale 3

Nella sua funzione di milizia, dal 2025 il brigadiere Stefano Laffranchini fungerà da sostituto comandante della divisione territoriale 3. Il suo compito principale consisterà nell’assistere il divisionario Maurizio Dattrino nelle attività per la truppa. Con un onere lavorativo del 20% assumerà compiti di rappresentanza e svolgerà in primo luogo incarichi nella direzione d’esercizio dell’esercitazione SCUTUM27 e nella direzione di esercizi con il simulatore tattico elettronico per formazioni meccanizzate.

(Immagine:  © VBS/DDPS)

https://www.vtg.admin.ch/it/il-brigadiere-stefano-laffranchini-e-il-nuovo-sostituto-comandante-della-divisione-territoriale-3

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dei Giudici supplenti straordinari

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dei Giudici supplenti straordinari

Comunicato stampa

Oggi a Bellinzona, nell’Aula del Gran Consiglio, si è tenuta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei Giudici supplenti straordinari designati dal Consiglio di Stato al Tribunale penale cantonale e all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Un momento importante per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino, il cui buon funzionamento è stato al centro della proficua collaborazione intervenuta tra i Tre Poteri dello Stato dinnanzi a tale situazione straordinaria.

A seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi avvenuta oggi a Bellinzona, l’avv. Monica Sartori-Lombardi e l’avv. Paolo Bordoli assumeranno la funzione di Giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avv. Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di Giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dell’avv. Paolo Bordoli.
Le designazioni decise del Consiglio di Stato ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria si è resa necessaria a fronte dei noti accadimenti che hanno toccato il Tribunale penale cantonale, con la destituzione di due Giudici decisa dal Consiglio della magistratura e la successiva decisione della Commissione di ricorso sulla magistratura che ha respinto le relative domande di effetto sospensivo.
Alla cerimonia tenuta dal Vicepresidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Governo ha voluto la presenza dei rappresentanti dei Tre Poteri dello Stato e dei media, a significare l’importanza di questo momento: per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino nonché per la collettività, che nella Giustizia deve riporre fiducia. Un momento istituzionale fondato su uno spirito costruttivo che ha contraddistinto il dialogo intervenuto tra i Tre Poteri dello Stato, dinnanzi a una situazione del tutto straordinaria che ha richiesto giocoforza delle misure straordinarie in favore del buon funzionamento della Giustizia.  

«L’anno più pericoloso per il Paese sarà il 2027»

«L’anno più pericoloso per il Paese sarà il 2027»

Il capo dell’Esercito, Thomas Süssli, ospite del Rotary Club Locarno: «La situazione è tesa» Per garantire la sicurezza servirebbero circa 50 miliardi di franchi, di cui 13 entro i primi sette anni Oggi mancano equipaggiamenti, munizioni ed effettivi – Esclusa una possibile adesione alla NATO

Su una scala da 1 a 10, quanto è preparata la logistica dell’Esercito in caso di guerra? « Più o meno al livello 3 ». Così ha risposto, solo pochi giorni fa, il capo della Base logistica Rolf Siegenthaler in un’intervista alla NZZ am Sonntag. Un anno fa, il capo dell’Esercito Thomas Süssli aveva detto senza mezzi termini che le forze armate elvetiche avrebbero potuto resistere solo poche settimane in caso di conflitto.
La Svizzera non è pronta. Lo stesso Süssli l’ha ribadito ieri all’Hotel Belvedere, ospite del Rotary Club Locarno, ricordando che l’Esercito deve tornare a essere in grado di difendersi. Il capo dell’Esercito ha illustrato la situazione geopolitica mondiale, ricordando che anche la Cina – e non solo la Russia – è osservata con attenzione. Tra il 1990 e il 2010 la Svizzera ha potuto beneficiare dei cosiddetti «dividendi della pace», ma dal 2022 la situazione è cambiata. E la minaccia è aumentata. «L’anno più pericoloso per il nostro Paese sarà il 2027», ha spiegato Süssli, poiché è quando ci sarà la differenza maggiore tra la possibile minaccia e la preparazione (ad esempio delle forze aeree) dell’Esercito.

Mancano materiali e sistemi
Dopo anni di impieghi a favore delle autorità civili e di appoggio a manifestazioni (come le gare di Coppa del mondo di sci), anche i soldati – in particolare di fanteria – devono tornare a esercitarsi su un compito centrale: difendere. Non manca solo l’istruzione, ma anche munizioni, sistemi di combattimento moderni e materiali (solo un terzo dei soldati oggi può essere completamente equipaggiato, non ci sono nemmeno abbastanza giubbotti di protezione).
Molti dei cosiddetti «sistemi d’arma» sono quasi alla fine del loro ciclo di vita e devono essere sostituiti. Un esempio, per l’artiglieria, sono gli obici blindati M109 acquistati nel 1968. Verranno presto sostituiti – se il Parlamento dà il via libera al credito – dal moderno sistema tedesco AGM (Artillery Gun Module) su Piranha IV della ditta KNDS Deutschland.
Per quanto riguarda gli armamenti e l’istruzione, Süssli ha detto chiaramente che è necessaria una cooperazione con la NATO. «Ma nessuno, nell’esercito, vuole l’adesione », ha tenuto a sottolineare.

Il prezzo della sicurezza
Ma qual è il prezzo della sicurezza? Il Consiglio federale sta procedendo a tagli per miliardi di franchi in svariati settori. Eppure, le spese per la difesa saranno aumentate gradualmente nel corso dei prossimi anni. L’obiettivo è di raggiungere l’1% del PIL entro il 2032. Così ha deciso il Parlamento lo scorso dicembre, dopo numerosi stravolgimenti fra chi chiedeva di anticipare questo obiettivo al 2030 e chi di ritardarlo al 2035. Per Thomas Süssli, per un esercito in grado di garantire la difesa del Paese, servirebbero circa 50 miliardi di franchi da qui al 2040 circa, di cui 13 entro i primi sette anni. «Entro il 2032 riusciremo a mettere in pratica quel che abbiamo iniziato ora», ha assicurato Süssli. «Ma l’anno più pericoloso, per noi, sarà ben prima », ha ammonito.

Sette progetti problematici
A fine gennaio, il capo dell’Esercito, la «ministra» della Difesa Viola Amherd e il capo dell’armamento Urs Loher avevano organizzato un incontro con la stampa per parlare di sette progetti (per un costo stimato in 19 miliardi di franchi) definiti «problematici »: dagli ormai noti droni israeliani (che stanno accumulando ritardi su ritardi), al sistema di sorveglianza dello spazio aereo C2Air, passando anche da alcuni progetti informatici e di digitalizzazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

Radar, Picca e Gobbi all’Udc: si fa prevenzione, non cassa

Radar, Picca e Gobbi all’Udc: si fa prevenzione, non cassa

La Lega di movimento e di governo risponde alla mozione che chiede più trasparenza e meno vessazioni: ‘D’accordo, ma sono 20 milioni su 4 miliardi…’
Dopo la mozione democentrista, la replica dei ‘cugini’ leghisti. Il coordinatore: che coincidenza… Il ministro: di minestre riscaldate ne ho viste servire tante.

«Fa sorridere che io abbia parlato più volte del tema radar nelle ultime settimane e poi esce questo atto dell’Udc…». Interpellato da ‘laRegione’ il coordinatore della Lega Daniele Piccaluga commenta così, tra un sorriso e una frecciata, la mozione depositata dai democentristi venerdì con la quale viene chiesta più trasparenza nei controlli radar all’insegna della prevenzione e del non far cassetta. Concretamente, e uscendo dall’ironia, Piccaluga sottolinea: «Tutte le volte che come Lega abbiamo sollevato il tema abbiamo detto, e ribadiamo ora, che i radar devono essere posti in un’ottica preventiva, a titolo di sensibilizzazione, e non per fare cassetta». Ciò detto, tutto va relativizzato. Nel senso che «per cassetta, intendiamo 20 milioni di franchi su 4 miliardi del budget annuale del Cantone. Tradotto, significa 50 centesimi ogni 100 franchi». Personalmente, ribadisce Piccaluga, «io sono contrario ai radar, soprattutto quando sono inutili». Questo in senso ampio, perché quando poi si passa dalla teoria alla pratica questa ha molte sfaccettature: «A Monteceneri sono responsabile del dicastero Polizia, è sempre mia premura tematizzare la questione in ottica di Preventivi ma anche in ottica di prevenzione: ad esempio, vicini alle scuole i radar hanno perfettamente senso». Insomma, «la mozione dell’Udc riprende le mie parole dette nelle scorse settimane», rivendica sibillino Piccaluga. «Ma ricordiamoci che quando usiamo il termine ‘cassetta’, stiamo parlando di una goccia nel mare». E non è finita, garantisce. Perché «come Lega continueremo a essere attivi sul tema, a ogni livello». In questo momento però, specifica il coordinatore leghista, «le preoccupazioni principali dei ticinesi sono l’erosione del potere d’acquisto e i costi delle casse malati ormai fuori controllo e che incidono sulle loro finanze. E su questo lavoreremo intensamente nei prossimi mesi».

L’atto parlamentare è dei ‘cugini’ democentristi: fuoco amico, visto che il dossier è di competenza del Dipartimento istituzioni, diretto dal 2011 dal leghista Norman Gobbi? Da noi contattato, il consigliere di Stato la prende alla larga, inizialmente: «Primo: l’argomento è ricorrente. Secondo: nel 2014, per esempio, l’Udc Marco Chiesa, allora granconsigliere, inoltrò singolarmente una mozione, mentre una seconda mozione la presentò, sempre quell’anno, con il deputato Fiorenzo Dadò del Ppd (oggi Centro, ndr)». Ergo: «Non è la prima volta, e quasi sicuramente non sarà l’ultima, che come Dipartimento ci confrontiamo con la questione radar».

‘Di minestre riscaldate ne ho viste servire tante…’
Gobbi passa quindi al contrattacco: «Di minestre riscaldate, insomma, ne ho viste servire tante. Però capisco. Capisco chi vuole cavalcare un tema di facile presa e che permette di raccogliere facilmente voti. Poi però quando leggiamo di incidenti mortali, di bambini investiti da auto guidate a velocità sostenuta, al di sopra del limite consentito in quel tratto di strada, allora ci si pone un sacco di domande…». Sulla mozione di buona parte del gruppo Udc in parlamento prenderà posizione, nero su bianco, il governo. Ma il ministro tiene già fin d’ora a chiarire alcuni aspetti di carattere generale. «Lo ripeto per l’ennesima volta: il nostro obiettivo come Dipartimento è di avere un sistema di controllo del rispetto dei limiti di velocità non vessatorio, ma che garantisca – scandisce Gobbi – la si-cu-rez-za e di conseguenza la ri-du-zio-ne degli incidenti. Numeri alla mano, ci si sta riuscendo, unitamente ai nuovi criteri concernenti il percorso formativo degli aspiranti conducenti e ai progressivi miglioramenti tecnologici».

‘È lo 0,5% della spesa pubblica’
D’accordo, resta però il rimprovero di fondo: quello di fare cassetta con i radar… «L’importo delle multe che annualmente il Cantone incassa – afferma il consigliere di Stato, ribadendo il concetto espresso prima da Piccaluga – ammonta a venti milioni di franchi, a fronte di quattro miliardi di spesa pubblica, parliamo pertanto dello 0,5 per cento. Se penso ad esempio ai sussidi che eroghiamo ogni anno per i premi di cassa malati, pari complessivamente a 400 milioni, i citati 20 milioni rappresentano il 5 per cento della somma appena indicata. Non andiamo certo a recuperare questi 400 milioni di franchi con le multe. Come si fa allora a sostenere che con i radar vogliamo fare cassetta? Aggiungo che nel confronto intercantonale il Ticino non è tartassato, non è iper multato: il canton Lucerna, per esempio, incassa il doppio delle multe». Non è tutto. «I radar – ricorda e sottolinea il direttore del Dipartimento istituzioni – permettono non di rado anche di identificare e arrestare persone autrici di furti e tentati furti che si spostano in auto, il più delle volte rubate, per raggiungere più obiettivi sparsi sul territorio ticinese».
Altro aspetto che Gobbi tiene a puntualizzare è l’ente pubblico che esegue i controlli radar. «La maggior parte li fanno le polizie comunali, come nelle vicinanze di scuole o di cantieri e questo – continua il capo del Dipartimento istituzioni – nell’ambito dei compiti di prossimità riconosciuti agli enti locali. Le polcom agiscono su delega del Cantone: il luogo dove piazzare il radar mobile e la durata dei controlli sono però di competenza dei Comuni. Ora, se si vuole uniformare la prassi una soluzione potrebbe essere quella di togliere la delega. E lasciare unicamente al Cantone il compito di svolgere i controlli radar. È un’ipotesi che il Gran Consiglio tuttavia difficilmente accetterà, dato che caldeggia una maggiore autonomia in generale dei Comuni». Il consigliere di Stato non si fa comunque soverchie illusioni: «Il tema dei radar non si chiuderà davvero con la mozione dell’Udc e con la successiva articolata risposta che daremo come governo. Scommettiamo?».

Come vengono segnalati
Dal 1° luglio 2017 la Polizia cantonale segnala settimanalmente le località e i relativi distretti nelle quali dal lunedì alla domenica saranno in azione i radar mobili. Un’informazione decisa dal Gran Consiglio nella seduta del 18 aprile 2016. Un passo ispirato dalle mozioni di due anni prima alle quali ha accennato Gobbi: quella di Chiesa e quella di Chiesa/Dadò (quest’ultima dal titolo eloquente: ‘Radar mobili: più prevenzione, meno cassetta’). Esame e discussione in seno alla commissione della Gestione, erano sfociati in un rapporto stilato da Fabio Badasci, all’epoca deputato della Lega, e approvato dal Legislativo con 40 sì, 37 no e un astenuto. Non tutte le richieste avanzate dalla maggioranza parlamentare per implementare il principio (la segnalazione) vennero però recepite dal Consiglio di Stato. Segnalazione sì, ma in maniera sufficientemente generica così da non compromettere “completamente” l’efficacia dei controlli. Attraverso i vari canali informativi i conducenti ticinesi possono sapere che in una determinata località di un determinato distretto e per un certo periodo di tempo vengono effettuati dei controlli della velocità, senza tuttavia conoscere precisamente dove e quando (giorno e orario).

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 febbraio 2025 de La Regione

‘Controllo autori di reati, il nostro sistema molto performante’

‘Controllo autori di reati, il nostro sistema molto performante’

In ventidue cantoni adottati nuovi braccialetti elettronici, in Ticino non è stato ritenuto necessario. Sorveglianza attiva? ‘Avanti con le riflessioni’

«È da parecchi anni che in Ticino utilizziamo un tipo di braccialetto – o meglio di cavigliera – di monitoraggio elettronico dei detenuti che riteniamo molto performante, anche rispetto a quello appena introdotto nei 22 cantoni che fanno parte dell’associazione Electronic Monitoring (EM). Associazione a cui, una valutazione d’insieme, ci porta a non avere la necessità di aderire, a meno che in futuro sviluppi, oltre alla sorveglianza passiva, anche quella attiva. In tal caso potremmo considerare un cambiamento di fornitore». Il riferimento di Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni (Di), è a “Swiss-Eagle”, un nuovo sistema di monitoraggio elettronico introdotto a fine dicembre nella maggior parte dei cantoni. La notizia è stata annunciata alcuni giorni fa dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp) e dall’associazione EM.

«Il Ticino – ripercorre Andreotti – ha una storia ultra-ventennale di utilizzo della cavigliera elettronica. Nel 1999 siamo stati tra i primi cantoni all’interno della Confederazione a condurre un esperimento pilota in questo senso. Nel frattempo, nel 2016-’17, ci siamo dotati di un nuovo dispositivo con Gps, all’avanguardia rispetto ad altre regioni». Geosatis, così si chiama il sistema adottato a Sud delle Alpi, «è fornito da una ditta giurassiana – rende noto la capadivisione –. Come altri tre Cantoni, abbiamo deciso di continuare a impiegarlo, anche dopo un confronto con i nuovi apparecchi Swiss-Eagle, forniti da una ditta con sede principale all’estero. È vero che il nostro è forse più ingombrante, ma al contempo, con un unico apparecchio, è garantita un’elevata precisione per la localizzazione, la ricezione WiFi, una maggior ergonomia, una maggior durata della batteria, un’applicazione correlata per smartphone, si può aprire a distanza e ha costi concorrenziali, se non inferiori».

Uso in ambito civile per stalking o violenza domestica: solo due volte
A gestire le cavigliere è l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa che fa capo alla Divisione della giustizia. «Ne abbiamo 25 in dotazione e li utilizziamo principalmente nella fase di esecuzione della pena» evidenzia Andreotti. Invece di farla scontare in una struttura carceraria, il giudice dei provvedimenti coercitivi ha la possibilità di optare per questo sistema. La persona è controllata e ha un piano giornaliero da rispettare, che stabilisce quando deve trovarsi a casa e quando può recarsi al lavoro. Il braccialetto è concesso a determinate condizioni, tra le quali quella che la persona non deve presentare una pericolosità accresciuta, e ha una funzione riabilitativa, in quanto permette di seguire un percorso di espiazione della pena senza l’allontanamento dalla società. Di recente è stato ad esempio concesso a una signora con due bambini a casa, la quale ha potuto garantire il suo ruolo genitoriale». I braccialetti elettronici, aggiunge la direttrice della Divisione, «vengono impiegati anche dai procuratori pubblici quali misure sostitutive dell’arresto, e durante i congedi dei detenuti». Benché in modo molto limitato, «come nel resto della Svizzera – precisa –, da tre anni a questa parte sono usati anche nell’ambito civile, quando il pretore, su richiesta della vittima di violenza domestica o stalking, può ordinarne l’applicazione agli autori che devono rispettare il divieto di accedere a una determinata area». In Ticino, rileva Andreotti, è stato usato in questo contesto solo in due occasioni.

Attualmente l’unica sorveglianza elettronica possibile è quella passiva, ovvero con la registrazione dei movimenti e una loro verifica a posteriori. Da più fronti, però – quali i granconsiglieri Sabrina Aldi (Lega) e Fiorenzo Dadò (Centro) con una mozione, la Commissione parlamentare giustizia e diritti, i collettivi e coordinamenti femministi – si chiede l’introduzione della sorveglianza attiva per i casi di violenza domestica, dotando anche le vittime che ne fanno richiesta di un dispositivo che avvisi in caso di pericolo e di un pulsante per allertare la polizia, e questo sul modello impiegato in Spagna, dove il tasso di femminicidi è tra i più bassi in Europa. E proprio in Spagna, a gennaio 2023, Andreotti si è recata con una delegazione della Cddgp per comprendere meglio il sistema d’intervento messo in atto nel Paese. Come si legge nel messaggio del Consiglio di Stato del 22 novembre 2023 relativo alla citata mozione Dadò-Aldi, per il governo il sistema spagnolo “appare attualmente difficilmente trasponibile nel suo insieme alla realtà svizzera come pure a quella ticinese”.

‘Problema di conformazione del territorio’
La strategia spagnola di sorveglianza elettronica, volta a combattere la violenza di genere – spiega il messaggio – “è sfociata nel ‘Patto nazionale contro la violenza di genere’ del 2017. Esso comprende una specifica legislazione di diritto penale e civile gestita da tribunali specializzati in ambito di violenza domestica. La realizzazione di tale strategia è costata un miliardo di euro sull’arco dei primi 5 anni di progettazione e implementazione, comportando al contempo l’assunzione di un considerevole numero di collaboratori specializzati”.
Commenta Andreotti: «Un sistema del genere non si crea dall’oggi al domani. E deve trovare una condivisione anche tra i cantoni». Inoltre, tiene a precisare la capadivisione della Giustizia, «si tratterebbe di un mezzo in più, ma che non garantirebbe la completa protezione della vittima. In Ticino abbiamo tra l’altro un problema di conformazione del territorio, in quanto c’è il rischio che autore e vittima risiedano a pochi chilometri di distanza, rendendo vano un intervento tempestivo, oltre al fatto di illudere la persona vittima di violenza sull’efficacia della protezione».
L’intenzione del Dipartimento istituzioni è però di andare avanti nelle riflessioni sul tema, assicura Andreotti, considerando anche il bilancio dell’esperienza in corso nel Canton Zurigo.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 febbraio 2025 de La Regione

 
 
 
Aggregazione nel Locarnese. “Eppur si muove”

Aggregazione nel Locarnese. “Eppur si muove”

Norman Gobbi sulla disponibilità di 6 Comuni di aderire a un pre-studio

Norman Gobbi era diventato Consigliere di Stato da pochi mesi, quando il progetto della Grande Locarno venne bocciato in votazione popolare. Era il mese di settembre del 2011 e 5 Comuni su 7 dissero no a quel progetto aggregativo. “Mi ricordo bene quel giorno. Da soli 5 mesi avevo assunto la responsabilità del Dipartimento delle istituzioni. Da allora il discorso aggregativo non è mai stato abbandonato nel Locarnese, ma passi avanti ne sono stati fatti pochissimi. Oggi vediamo qualche spiraglio – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – dopo che 6 Municipi hanno deciso di aderire alla proposta di partecipare a un pre-studio sulle aggregazioni comunali nella regione. Eppur si muove, sarei tentato di sintetizzare”.

Si tratta dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra. “Quasi gli stessi che andarono a votare 14 anni fa, osserva Norman Gobbi. Ovviamente senza Muralto, però con l’aggiunta, importante, di Losone. Manca a questo giro anche Mergoscia”. Riavvolgiamo la bobina: “Il Cantone aveva proposto l’anno scorso ai Comuni del Locarnese di partecipare a un pre-studio, allo scopo di approfondire le potenzialità per nuove unioni istituzionali, sia nella zona urbana sia in quella del Piano di Magadino. Durante questa fase preliminare abbiamo preso atto con soddisfazione della volontà dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra di proseguire le discussioni. Nel contempo, è stata accolta la decisione dei Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Cadenazzo e Lavertezzo di non aderire al pre-studio per approfondire lo scenario «Piano». Rispettiamo entrambe le scelte, riconoscendo l’autonomia di ciascun Municipio nella gestione delle proprie dinamiche amministrative e politiche. Insomma: da parte del Cantone non c’è alcuna volontà di imporre qualcosa. L’ho sempre detto: se aggregazione ci deve essere, questa deve essere promossa dal basso, non imposta dall’alto”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Ora quali passi farete? “Dico subito che siamo ancora alle fasi iniziali, anche perché fra i Municipi che hanno aderito alla proposta di un pre-studio, è emersa la richiesta di ottenere alcune precisazioni e garanzie. A tale scopo, abbiamo programmato alcuni momenti di confronto nel corso del mese di febbraio. Questi incontri consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni in modo che siano soddisfatte le esigenze espresse dai Comuni coinvolti. Piccoli passi, ma concreti che ci permetteranno di definire assieme un quadro entro il quale muoverci e realizzare questo pre-studio sull’aggregazione nel Locanese. La sfida che hanno colto è quella di non perdere di peso politico nel prossimo futuro”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 febbraio 2025 de Il Mattino della domenica

 

‘Il bicchiere è pieno’ ma rimane sul tavolo

‘Il bicchiere è pieno’ ma rimane sul tavolo

Con il capo della Sel Marzio Della Santa un giro attorno agli ultimi sviluppi nel Locarnese. ‘Muralto? Poteva smentire il suo disinteresse ma non l’ha fatto’

Dunque uno scenario urbano che sembra poter aver le gambe per camminare, mentre la situazione sul Piano – nel senso di grande intesa – appare bloccata perché considerata troppo estesa e ancora molto condizionata dall’impossibilità di fare un discorso che integri anche le Gerre di Sotto (territorio di Locarno). Come si è visto, per il Dipartimento istituzioni e la sua Sezione degli enti locali il percorso aggregativo locarnese giunge sostanzialmente a un bivio: da una parte Locarno, Losone, Minusio, Brione s/Minusio e Orselina che si dicono disposti ad affrontare un pre-studio; dall’altra Cugnasco-Gerra, Gordola, Tenero-Contra (con Mergoscia) e Lavertezzo che preferiscono soprassedere e concentrarsi su progetti più piccoli e, soprattutto, graditi. In particolare Gordola guarda a Lavertezzo (e viceversa), mentre Tenero-Contra si sente più vicina a Minusio (che ricambia, pur mantenendo contemporaneamente il piede anche nella scarpa urbana).

Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali, qualche considerazione dal vostro osservatorio?
Una prima osservazione riguarda il progetto “Urbano” e le sue tempistiche. Alcuni Comuni temono che questo pre-studio sia troppo impegnativo per le loro amministrazioni, specialmente nei tempi da noi fissati. E chiedono sostanzialmente di poterlo dilazionare su un periodo più lungo. Fra le altre richieste c’è chi vorrebbe che altri Comuni possano venire coinvolti, anche se ancora bisogna capire quali.

Tenero-Contra (con Mergoscia) e Minusio?
L’auspicio espresso da Tenero-Contra è quello. Nell’ambito delle serate già previste cercheremo di capire cosa ciò può significare, non tanto in termini di opportunità – perché sono chiaramente legittimati a chiedere una prospettiva più contenuta in termini territoriali – quanto di modalità. Per noi è infatti più complicato seguire due iniziative in parallelo, date dal fatto che Minusio lavora da una parte con Tenero-Contra e Mergoscia, e dall’altra nello scenario “Urbano”.

Fra i Comuni che risultano avulsi da ogni discorso aggregativo abbiamo Verzasca (che però è più o meno fresca di aggregazione), ma soprattutto due centri di pedigree come Muralto e Ascona. La loro posizione?
Muralto e Verzasca sono stati contattati a questo giro ma hanno ritenuto non fosse il momento propizio per partecipare ad alcunché. Quanto ad Ascona, non l’abbiamo nemmeno presa in considerazione perché ha sempre chiaramente dichiarato di essere disinteressata a un’aggregazione lato Locarno. Si potrebbe obiettare che anche Muralto si è sempre espresso in questo senso. La differenza è che sarebbe un’enclave nel nuovo Comune. Su queste basi abbiamo quindi ritenuto giusto dare a Muralto la possibilità di confermare o meno il suo disinteresse verso lo scenario urbano. L’ha confermato.

Con 6 Comuni che aderiscono a un pre-studio e 5 che non lo fanno, il suo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?
Pieno, non solo mezzo pieno. Vige sempre il principio di autonomia, ma anche di responsabilità comunale. Avviare una riflessione nel Locarnese era, dal punto di vista cantonale, importante anche a seguito della temuta perdita di velocità della regione rispetto agli altri poli urbani del cantone. Penso al Luganese con Lugano, al Mendrisiotto con Mendrisio e al Bellinzonese con Bellinzona. Sono tutte realtà che, grazie alle aggregazioni, hanno visto aumentare il loro peso specifico e beneficiare di una spinta allo sviluppo della qualità di vita residenziale, che col frazionamento prima non c’era. Tuttavia…

Dica.
Se parlo di “bicchiere pieno” non significa che possa iniziare a berlo: in questo momento siamo estremamente positivi, ma nel contempo rimaniamo cauti. Sarà il tempo a stabilire se grazie a questo esercizio di analisi delle opportunità chi è chiamato a governare questi Comuni riterrà opportuno avviare un vero e proprio processo aggregativo. Ci vorranno almeno due anni, se teniamo conto delle loro stesse richieste, cui ho accennato, di beneficiare di più tempo.

Come vede Locarno allo stato attuale?
Devo dire che la vedo umile, positiva e anche responsabile, perché al di là del legittimo orgoglio per ciò che già è e fa, riconosce l’importanza di un Locarnese forte e aggregato come unica via per la crescita della regione. Aggiungo che la vedo anche molto rispettosa delle specificità dei Comuni che parteciperanno al pre-studio. Mi vengono ad esempio in mente quelli con cui condivide la collina, con le loro richieste e peculiarità. La Città è la Città, e al di là dei pregi e dei difetti ha comunque un valore che le va riconosciuto. Ma chi la governa è consapevole che per mantenere un ruolo che appare oggi un po’ in perdita di velocità deve rafforzarsi nell’ambito di un discorso comprensoriale. Sto parlando del peso specifico necessario per portare avanti quei dossier di competenza cantonale che da tempo faticano ad avanzare, ma anche per promuovere quei progetti di valenza regionale o cantonale che oggi necessitano del consenso di tutti i Comuni coinvolti, con tutte le difficoltà che ciò comporta, come lo stesso Locarnese ci ha già dimostrato.

Rimane viva e significativa la “questione Gerre di Sotto”. Il Piano come entità territoriale le sente affini e le reclama, ma la Città proprietaria non ci sente. Eppure le stesse Gerre hanno in passato espresso chiaramente alle urne la loro preferenza per il Piano, ricambiando dunque il sentimento che aleggia sul loro territorio di riferimento. La posizione del Cantone a questo proposito?
Noi come Dipartimento, e lo dico sempre, non abbiamo un approccio impositivo, dall’alto verso il basso. Il nostro è piuttosto un ruolo di promozione e di stimolo. Quando i Comuni del Piano hanno sollevato la questione delle Gerre di Sotto, noi abbiamo chiamato Locarno chiedendo se quella parte del loro comprensorio potesse essere oggetto di riflessione e di discussione per lo scenario del Piano. Locarno, in quanto proprietario, ci ha risposto che in questo momento assolutamente non lo è perché contribuisce a darle valore e stabilità. La reazione di Locarno è poi stata comunicata ai Comuni. Questa è l’unica risposta possibile alla sua domanda.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 febbraio 2025 de La Regione

Agenti di custodia: neo diplomati, avvio della scuola cantonale e concorso ancora aperto

Agenti di custodia: neo diplomati, avvio della scuola cantonale e concorso ancora aperto

Comunicato stampa

Sono circa 3’000 gli agenti di custodia attivi nella novantina di stabilimenti penitenziari svizzeri. Da quest’anno le strutture carcerarie cantonali ticinesi (SCC) potranno contare su altri 4 agenti di custodia con attestato professionale federale, ottenuto al termine della scuola organizzata a Friburgo. Nel frattempo, il 3 febbraio, ha preso avvio in Ticino la Scuola per agenti di custodia 2025, mentre è aperto sino al 28 febbraio 2025 il concorso per la prossima scuola aspiranti agenti di custodia.  

Tra i 165 partecipanti alla scuola organizzata dall’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali (efsp, www.epjv.ch), in collaborazione con il Centro svizzero di competenze in materia d’esecuzione di sanzioni penali (www.skjv.ch), responsabile per la formazione di base, vi sono 4 ticinesi che hanno ottenuto l’attestato professionale federale. Si tratta di Hevzi Ahmeti, Mite Jancev, Aleksandar Jeremic e Stefano Sacchetti.
La cerimonia di consegna dei diplomi si è svolta nel mese di dicembre a Friburgo e proprio il neo diplomato ticinese, Stefano Sacchetti è intervenuto davanti alle oltre 500 persone presenti, autorità e famigliari, condividendo in particolare l’esperienza del percorso formativo e lavorativo. Dal canto suo, la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, in qualità di membro di comitato efsp, si è felicitata con le diplomate e i diplomati per l’importante traguardo professionale e ha rivolto un particolare ringraziamento alle donne e agli uomini operanti come agenti di custodia, che sono la colonna portante degli stabilimenti penitenziari, dove svolgono al contempo attività di sicurezza e inquadramento.
Il Dipartimento delle istituzioni si congratula con i neo diplomati e ricorda che – oltre ad aver preso avvio lunedì 3 febbraio la scuola cantonale per agenti di custodia – è ancora possibile partecipare al concorso di assunzione di agenti di custodia – femminili e maschili – presso le Strutture carcerare cantonali per la prossima scuola. Il termine per l’inoltro delle candidature è fissato al 28 febbraio 2025.
Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi. La registrazione della serata informativa di presentazione della professione e della procedura di selezione tenutasi il 22 gennaio 2025 al Centro di protezione civile di Rivera è disponibile online (https://youtu.be/g88UonPcI0Y).

Aggregazioni nel Locarnese – I prossimi passi

Aggregazioni nel Locarnese – I prossimi passi

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni incontrerà prossimamente i rappresentanti dei Comuni del Locarnese che hanno dato luce verde a partecipare a un pre-studio sulle aggregazioni comunali nella regione. I Municipi che hanno aderito alla proposta sono Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra. Sono previsti nel corso del mese di febbraio un paio di incontri che consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni.

Nelle scorse settimane, il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto delle risposte ricevute dai Municipi del Locarnese sul tema delle possibili nuove aggregazioni comunali nel comprensorio. Come noto, il Cantone aveva proposto ai Comuni di partecipare a un pre-studio, allo scopo di approfondire le potenzialità per nuove unioni istituzionali, sia nella zona urbana sia in quella del Piano di Magadino.  
Durante questa fase preliminare, il Dipartimento ha preso atto con soddisfazione della volontà dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra di proseguire le discussioni. Nel contempo, è stata accolta la decisione dei Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Cadenazzo e Lavertezzo di non aderire al pre-studio per approfondire lo scenario «Piano». Il Cantone rispetta entrambe le scelte, riconoscendo l’autonomia di ciascun Municipio nella gestione delle proprie dinamiche amministrative e politiche.  
Il Dipartimento precisa che, fra i Municipi che hanno aderito alla proposta di un pre-studio, è tuttavia emersa la richiesta di ottenere alcune precisazioni e garanzie. A tale scopo, il Dipartimento delle istituzioni ha così programmato alcuni momenti di confronto nel corso del mese di febbraio. Questi incontri consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni in modo che siano soddisfatte le esigenze espresse dai Comuni coinvolti.  
Il Dipartimento delle istituzioni esprime il proprio apprezzamento per la disponibilità e l’impegno dimostrato dai Municipi del Locarnese in questo esercizio di confronto democratico, e rimane orientato favorevolmente verso qualunque futura iniziativa di aggregazione che dovesse emergere spontaneamente dai Comuni.
È bene ricordare che il Cantone – nel rispetto dell’autonomia comunale e senza in alcun modo imporre scelte dall’alto – intende ad ogni modo continuare a stimolare il dibattito su questo tema. L’obiettivo di fondo è di favorire una riflessione costruttiva, che possa servire come spunto per orientare la futura gestione delle politiche locali verso soluzioni sempre più efficienti e sostenibili.