Assemblea Lega: i soci eleggono Piccaluga alla guida del Movimento

Assemblea Lega: i soci eleggono Piccaluga alla guida del Movimento

Comunicato stampa Lega dei Ticinesi

Nessuna sorpresa dopo una vivace discussione: con un lungo applauso Daniele Piccaluga è stato designato nuovo coordinatore della Lega dei Ticinesi. Succede a Norman Gobbi, che ha guidato il Movimento ad interim, nell’ultimo anno e mezzo, segnato dal positivo risultato ottenuto alle elezioni comunali del 2024.
Durante il suo intervento, Gobbi ha ripercorso il lavoro svolto, ricordando che il punto centrale del suo mandato era quello di attivare e motivare la base della Lega. Creare entusiasmo in un Movimento che rappresenta gli interessi delle e dei ticinesi, coordinando il lavoro a livello cantonale e nei Comuni.
Ha colto l’occasione per esprimere un sentito ringraziamento per il lavoro svolto ai suoi vice Roberta Pantani Tettamanti, Gianmaria Frapolli, Alessandro Mazzoleni, e Daniele Piccaluga.
La nomina di Daniele Piccaluga è stata sancita da un caloroso applauso (63 favorevoli, 1 contrario, 2 astenuti). Piccaluga, attualmente Granconsigliere e vice sindaco del Comune di Monteceneri, ha ringraziato tutti per la fiducia accordata e ha assicurato il suo massimo impegno nel rispetto dei valori della Lega e di ciò che il Movimento rappresenta per molti ticinesi.
All’Assemblea straordinaria della Lega dei Ticinesi svoltasi a Rivera hanno partecipato circa ottanta persone (di cui 66 con diritto di voto) e la trattanda sulla nomina del coordinatore è stata preceduta dalla presentazione dei risultati di un sondaggio rivolto ai membri attivi della Lega, per raccogliere idee e suggerimenti utili e costruire insieme il futuro del Movimento.
Tre le domande sottoposte ai partecipanti: la prima mirava a comprendere cosa significhi essere leghisti oggi, la seconda esplorava le aspettative politiche dei membri, mentre la terza raccoglieva consigli per il nuovo coordinatore, comprese eventuali indicazioni sui temi e le sensibilità che dovranno essere al centro della sua azione politica.
Un’opportunità per riflettere su ciò che unisce la Lega e per impegnarsi a lavorare in modo trasparente e sincero nell’interesse primario delle e dei ticinesi.
All’ordine del giorno era previsto anche un aggiornamento sull’attività politica, curato da Boris Bignasca, capogruppo in Gran Consiglio, e Alessio Allio, coordinatore del Movimento Giovani Leghisti.
L’incontro si è concluso con un momento conviviale, durante il quale i partecipanti hanno avuto l’occasione di congratularsi con il neoeletto coordinatore.

 

«Dopo lo smarrimento la Lega ora ritrovi la gente»

«Dopo lo smarrimento la Lega ora ritrovi la gente»

Con Gobbi ripercorriamo i motivi che l’hanno spinto ad assumere il «doppio ruolo» di capo di un partito e consigliere di Stato. Sul futuro, spiega che «la Lega deve tornare a essere un movimento popolare, meno di palazzo». Sull’incidente in Leventina, invece, fa autocritica: «Mi rimprovero di aver bevuto magari un bicchiere in più, che ha portato a tutta questa storia».

Norman Gobbi è pronto a lasciare la carica di coordinatore della Lega, ruolo che aveva assunto ad interim nel 2023. Con il consigliere di Stato facciamo il punto sul movimento, sui dossier politici aperti e sul «famoso» incidente in Leventina. L’intervista integrale domani alle 19 a La domenica del Corriere su Teleticino.

Cosa significa, oggi, essere leghista? Si sente ancora pienamente parte del movimento oppure ormai la sua linea politica è più vicina a quella dell’UDC?
«Sono leghista. Ma essere leghista oggi non è come essere leghista nel 1991, quando c’era da picconare. Era questa l’immagine utilizzata da Giuliano Bignasca per demolire non solo il Palazzo – cosa che peraltro non ha fatto – ma soprattutto il tavolo di sasso che a quel tempo reggeva i destini del Cantone in maniera molto chiusa e poco democratica. Oggi essere leghista significa essere vicini alla popolazione, saperla ascoltare, saper dare delle risposte o cercare di dare delle soluzioni ai problemi in maniera semplice e non tanto, diciamo così, in politichese».

Se dico che la sua Lega sta vivendo una lunga stagione (forse anche perenne) di confusione, affermo qualcosa di vero o di fantasioso?
«Diciamo che c’è stato un momento di smarrimento. Uno smarrimento dovuto al fatto che abbiamo subito la perdita di figure importanti in breve tempo. E quando manca il faro in mezzo al mare in burrasca, la nave può anche perdere l’orientamento. Questo orientamento credo sia stato ritrovato negli ultimi periodi grazie alla buona volontà di tutti, con questo spirito popolare di dare delle risposte. Dall’altra parte abbiamo ritrovato la rotta anche attraverso una stabilizzazione che ho cercato di trasmettere in questo anno di interimato come coordinatore».

Rimaniamo sul Gobbi coordinatore. Nel 2023 è stato acclamato dai suoi e ha assunto la guida della Lega. Ha giustificato quel ruolo per «spirito» di servizio. Ma come risponde alle migliaia di persone che l’hanno votata per essere consigliere di Stato?
«Secondo me non è stata una decisione problematica. Ho sempre cercato di avere un ruolo di coordinatore dietro le quinte, agendo da allenatore e non da “conducator”. Inoltre non sono venuto meno al mio ruolo di consigliere di Stato, tant’è che gli impegni non sono diminuiti, anzi, sono aumentati anche a livello intercantonale nel mio ruolo di direttore di Dipartimento. Ho sempre cercato di tenere le due funzioni separate, in maniera ben distinta e chiara».

Quindi non fa autocritica? Rifarebbe la stessa scelta?
«È stata una scelta considerata da taluni improvvida, ma è stata necessaria. Ogni tanto bisogna fare delle cose anche quando non si ha gran voglia di farle. E questo credo sia un po’ l’aspetto che ha portato a fare anche la scelta sul futuro coordinatore, proprio perché di persone disponibili non ce n’erano tantissime, anzi. Va anche detto che quando le cose vanno bene tutti sono pronti a saltare sul carro. Ma quando il carro comincia ad avere qualche rallentamento o qualche sbandamento di solito chi è pronto ad assumersi una certa responsabilità viene meno».

Qual è stato il momento più gioioso e quello più problematico della conduzione della Lega?
«Sicuramente l’aspetto più allegro è sapere di avere tante persone amiche e vicine. Fare il coordinatore di un movimento come la Lega è soprattutto uno stato d’animo, in cui bisogna cercare di fare squadra con le diverse sensibilità. Quello più problematico evidentemente è tutto quello che è successo da marzo via, con il mio famoso incidente che non ho causato ma che ho subito e che poi è diventato il tema politico per qualche mese».

Lei era stata anche la persona che aveva spinto per dare alla Lega una maggiore rappresentanza democratica e che aveva spinto per dotarsi di statuti. Tentativo fallito. Perché?
«Forse non siamo pronti. Siamo abituati ad avere il capo tribù proprio perché la Lega è nata come una tribù. Ricordo però che ora c’è un’assemblea sovrana che nominerà il coordinatore, deciderà le liste o approverà le liste che verranno proposte per Esecutivo e Legislativo e farà le strategie politiche. Questo organo è un passo verso la democrazia ma bisogna comunque cercare di gestire il movimento in maniera aperta, sicuramente con il dialogo ma con fermezza nella conduzione».

Domani l’assemblea (salvo improbabili sorprese) eleggerà Daniele Piccaluga quale suo successore. Una nomina che lei ha voluto. Quali aspettative ha?
«Io e gli altri del coordinamento abbiamo voluto Piccaluga. È stata una scelta di squadra e la squadra sarà vicina e sosterrà Piccaluga in questa sfida non facile. Qualcuno l’ha già definito troppo giovane, altri in maniera cattiva l’hanno definito un mio burattino. Secondo me ha una sua personalità, ha il suo cervello, ha la sua empatia, ha la sua capacità di essere popolare e vicino alla gente e credo che questa sia la sua vera forza. Dobbiamo ritornare a essere un movimento popolare, meno da palazzo».

È pronto a fare coppia in Governo con Piero Marchesi? Nel 2027, quando la Lega avrà solo un seggio in Consiglio di Stato, sarà una Lega un po’ più libera di quella di oggi?
«Sono sempre stato pronto a lavorare con chiunque il popolo ha deciso di eleggere in Governo, perché il ruolo del Consiglio di Stato è quello di mettere da parte le proprie idee sulle persone e di lavorare nell’interesse del Paese all’interno dell’Esecutivo. Quindi se il popolo ticinese decidesse di avere sia il sottoscritto sia Marchesi all’interno del Governo sicuramente sarei ben contento di lavorare con lui, così come sono contento di lavorare con gli altri colleghi».

Lei ha pubblicamente dichiarato che nel 2027 si ricandiderà. Chi o che cosa potrebbe farle cambiare idea?
«Dipende dai prossimi due anni, da come andranno dal punto di vista del movimento. E se l’obiettivo dell’area politica Lega- UDC è quello di avere due posti nell’Esecutivo, diventa importante pianificare con gli amici democentristi questo termine elettorale in modo da garantire l’espressione del popolo ticinese».

Sul tavolo c’è un’iniziativa promossa dall’UDC e sostenuta massicciamente dalla Lega per diminuire il numero dei dipendenti pubblici. Lei da che parte sta?
«In questo caso il doppio ruolo di coordinatore e consigliere di Stato diventa problematico. Come direttore di un Dipartimento, difendo la mia truppa. Ma la difendo quando è opportuno farlo. In generale, nei prossimi anni – vista la situazione finanziaria – lo Stato dovrà fare una cura dimagrante in tutti gli ambiti, anche in quello del personale. Le partenze previste nei prossimi anni a livello di funzionari pubblici sono un’opportunità. Sarà importante verificare cosa è imperativo garantire come servizi e cosa no. Credo che questa sia una sfida che lo Stato dovrà affrontare indipendentemente dall’iniziativa».

Passiamo a un altro capitolo. L’incidente in Leventina. Ci sonodue poliziotti che prossimamente andranno a processo. Ha pensato a loro durante le feste di Natale? Al loro stato d’animo?
«Certamente. Proprio perché sono miei agenti. Agenti che servono il Paese e che non hanno fatto nulla di male. Sono intervenuti due quadri della Gendarmeria, garantendo le procedure e sottoponendo il direttore del Dipartimento ai controlli necessari, anche se qualcuno non la pensa così. Il procuratore generale ha deciso di non prendere una decisione ma di demandarla a un giudice penale».

Avrebbe potuto fare qualcosa in più per salvaguardare i due agenti?
«I primi agenti che sono intervenuti erano due giovani, i quali si sono comportati correttamente dicendo “direttore, dobbiamo fare i controlli”. Le due persone finite sotto inchiesta sono i due quadri della Gendarmeria intervenuti per fare il controllo probatorio dopo che c’è stato un problema con l’etilometro. I cittadini devono aver fiducia nelle autorità. Il consigliere di Stato Norman Gobbi non è stato aiutato dalla polizia. È stato sottoposto a una normale procedura. Poi qualcuno ha da ridire sui minuti intercorsi fra i vari controlli. Ma non mi sono mai sentito favorito in nessun momento».

Dunque non ha nulla da rimproverarsi?
«Mi rimprovero di aver bevuto magari un bicchiere in più, che ha portato a tutta questa storia. Se non ci fosse stato quel problema con l’etilometro difettoso (comunicatomi peraltro solo 5 mesi dopo) non ci sarebbe stata la necessità del controllo probatorio – che poi in definitiva ha stabilito che ero comunque sotto il limite. Ricordo che l’incidente non è stato causato dal sottoscritto, come stabilito anche dall’assicurazione. Visto che c’erano solo danni materiali potevo anche non chiamare la polizia. Ma l’ho fatto per evitare speculazioni. Che ci sono state in ogni caso e questo mi insegna che comunque vada è sempre colpa di Gobbi. Ma ho le spalle larghe».

Ma perché, viste le domande sul tavolo, non si risponde in Parlamento?
«È l’atteggiamento che ha il Governo e che condivido. Ci sono molti aspetti legati all’inchiesta penale, non ancora chiusa».

Infine, arriviamo alla Giustizia e a tutto quello che è avvenuto all’interno del Tribunale penale cantonale. L’impressione è di aver visto un consigliere di Stato molto coinvolto, non così distaccato anche alla luce delle sue dichiarazioni, diciamo, «profetiche».
«Bisogna guardare le cose per quello che sono. Vista la situazione che si era creata e gli atteggiamenti dell’uno o dell’altro, era facilmente prevedibile che sarebbe andata a finire così. A me sta a cuore il buon funzionamento della Giustizia, quindi il lavoro fatto con il Tribunale d’appello e con il Consiglio della Magistratura è stato importante per garantire la fiducia nei confronti del terzo potere dello Stato».

Ora sembra di respirare aria nuova. Vedremo finalmente una Giustizia più forte?
«Vedremo uno spirito di servizio più forte da parte di tutti gli attori, proprio perché se ognuno pensa di essere migliore dell’altro evidentemente non facciamo del bene allo Stato. Queste ultime settimane hanno permesso di far capire a tutti che dobbiamo lavorare assieme, dobbiamo parlarci, dobbiamo capirci ma prima di tutto capire le varie necessità che abbiamo per un’azione comune».

Intervista pubblicata nell’edizione di sabato 25 gennaio 2025 del Corriere del Ticino

Designata l’avv. Krizia Kono-Genini quale Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinario

Designata l’avv. Krizia Kono-Genini quale Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinario

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha designato oggi l’avv. Krizia Kono-Genini quale Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinario ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. L’interessata supplirà l’avv. Paolo Bordoli, designato ieri dal Governo quale Giudice supplente straordinario al Tribunale penale cantonale, nell’ottica di continuare ad assicurare l’operatività dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi.

La designazione dell’avv. Paolo Bordoli, Giudice dei provvedimenti coercitivi, quale Giudice supplente al Tribunale penale cantonale, impone la sua supplenza all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in accordo con la Presidente Ursula Züblin, nell’ottica di assicurare l’operatività dell’Autorità giudiziaria.
L’avv. Krizia Kono-Genini, Segretaria giudiziaria al Ministero pubblico e in precedenza all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, nel 2022 ha già funto da Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinaria. Entrerà in funzione all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi a seguito della Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi. La durata della supplenza verrà definita in base all’evoluzione delle supplenze decise del Governo al Tribunale penale cantonale.
Il Consiglio di Stato tiene sin d’ora a esprimere un ringraziamento all’avv. Krizia Kono-Genini per la disponibilità a ricoprire la funzione di Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinario, ringraziando parimenti la Presidente dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, il Procuratore generale del Ministero pubblico e la Procuratrice pubblica di riferimento.

Nominati due giudici straordinari

Nominati due giudici straordinari

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2526454

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Gobbi: “Ci lasciamo alle spalle un anno in cui si è anteposto l’ego alla Giustizia”

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni sulle nomine dei due giudici straordinari al Tribunale penale cantonale: “La speranza è che il concorso pubblicato oggi per sostituire Mauro Ermani possa raccogliere maggiori disponibilità”.

La scelta è ricaduta su Monica Sartori-Lombardi, avvocato e giudice supplente al Tribunale penale, e su Paolo Bordoli, ex procuratore pubblico e giudice dei provvedimenti coercitivi. Saranno loro a ricoprire da febbraio il ruolo di giudici straordinari al Tribunale penale cantonale (Tpc), la cui ricerca è partita subito dopo la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda-Chiocchetti. Due nomine ufficializzate oggi dal Governo e rese ancora più urgenti dopo le dimissioni immediate del presidente Mauro Ermani, ma per le quali non c’era la fila. “Evidentemente la situazione non facile del Tribunale penale cantonale non ha favorito una numerosa adesione in termini di candidature”, afferma ai microfoni di Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “La speranza è che il concorso pubblicato oggi dal Gran Consiglio per sostituire il giudice Ermani possa invece accogliere maggiori disponibilità, proprio perché non c’è quell’incertezza legata alla durata della carica, com’è invece nel caso di un supplente straordinario”.

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“Se ognuno mette davanti il proprio ego, ad andarci di mezzo è l’istituzione”
La durata della carica straordinaria dipenderà infatti da come evolverà la procedura di ricorso di Quadri e Verda-Chiocchetti, destituiti per aver denunciato per pornografia il collega Ermani. Nel frattempo, però, c’è un tribunale da far funzionare e che da diverse settimane può contare solo su due giudici su cinque. Dalla loro, entrambi i profili designati oggi vantano già un’esperienza in aula penale. L’auspicio di Gobbi, adesso, è di ripartire con il piede giusto. “Se ognuno di noi mette davanti il proprio ego e i propri interessi personali, ad andarci di mezzo è l’istituzione”, rileva il direttore del DI. “Questo è l’insegnamento che possiamo trarre dagli ultimi 12 mesi in cui non si è riusciti a dialogare in maniera costruttiva all’interno del Tpc”. Nell’ambito politico e nei rapporti tra la magistratura, il Gran Consiglio e il Governo “spero che questo periodo in cui si è lavorato bene assieme possa continuare, proprio nell’interesse del buon funzionamento del sistema giustizia ticinese”.

“Buon funzionamento sempre garantito”
Alla fine si è infatti anche sciolto quello che era un nodo squisitamente politico: i giudici straordinari, nominati dal Consiglio di Stato, potranno concorrere anche per il ruolo di giudice ordinario, la cui designazione è invece di competenza parlamentare. “A fronte di una situazione straordinaria dobbiamo avere anche soluzioni straordinarie, nell’interesse del buon funzionamento”. Buon funzionamento che, tiene a precisare Gobbi, è sempre stato garantito grazie ai rimanenti Mauro Villa e Amos Pagnamenta secondo una scala di priorità.

“Al momento nessun reclamo”
E infine, per quanto concerne i dubbi sollevati circa la possibilità di ricelebrare alcuni processi dei giudici destituiti, per cui non è ancora stata firmata la motivazione scritta, il direttore del DI è categorico: “Fino ad ora nessun avvocato di un imputato condannato ha ‘reclamato’ a fronte di questa situazione. D’altra parte, le rassicurazioni del presidente del Tribunale d’appello Giovan Maria Tattarletti, secondo cui la giurisprudenza e la dottrina ammettono che le motivazioni possono essere firmate da persone in sostituzione del giudice o del cancelliere, ci tranquillizzano. Riteniamo possano costituire una risposta chiara a chi ha sollevato qualche dubbio”, conclude Gobbi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-ci-lasciamo-alle-spalle-un-anno-in-cui-si-e-anteposto-lego-alla-giustizia-406745

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Sartori-Lombardi e Bordoli, due supplenti in Tribunale

Nominati dal Consiglio di Stato i giudici che, in via temporanea, prenderanno il posto di Quadri e Verda Chiocchetti Gobbi: «Obiettivo raggiunto, entreranno in funzione nel corso di febbraio» – Pubblicato anche il concorso per il posto di Ermani

L’avvocato Monica Sartori-Lombardi, professionista attiva nel settore privato e già operante al Tribunale penale cantonale (TPC) quale giudice a latere, e il giudice dei provvedimenti coercitivi (e già procuratore pubblico) Paolo Bordoli. Eccoli i due tanto attesi nomi che andranno a sostituire in via provvisoria Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti, i due giudici del TPC destituiti lo scorso dicembre dal Consiglio della Magistratura.
Il Consiglio di Stato, dunque, come previsto ha proceduto alla nomina dei due giudici straordinari che andranno a dare man forte al Tribunale, oggi più che dimezzato dopo il cosiddetto «caos al TPC». Fra qualche settimana, quindi, il TPC potrà tornare a lavorare con quattro giudici sui cinque previsti. E ritrovare così una certa normalità. Una boccata d’ossigeno. «Sì, era l’obiettivo che ci eravamo dati: identificare i supplenti, d’intesa con il Tribunale d’appello, entro la fine di gennaio, in modo tale da essere operativi per l’inizio di febbraio. E l’obiettivo è stato raggiunto», rileva il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. Di fatto, così facendo «si raddoppiano le forze in esercizio al TPC in qualità di giudici». Un raddoppio più che necessario, aggiunge Gobbi, «poiché oggi, con soli due magistrati si era sottodotati ed essenzialmente si lavorava ‘in urgenza’». I neodesignati giudici straordinari, si legge in un comunicato del Governo, «entreranno in funzione (…) nel corso del mese di febbraio a seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi». Come noto, inoltre, la durata della loro supplenza «verrà definita in base all’evoluzione della procedura di ricorso riguardante le decisioni di destituzione dei due giudici del TPC». Sartori-Lombardi e Bordoli, in sostanza, resteranno in carica fino a quando tutta la questione del licenziamento di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti sarà chiarita in via definitiva dal punto di vista giudiziario.
Da notare che, come rilevato dal Governo, la designazione di Bordoli «comporterà la relativa supplenza presso l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC)». Designazione che, spiega Gobbi, «è attesa a brevissimo». Questione di giorni, insomma.
Stando a nostre informazioni il nome che si sta facendo strada è quello di Krizia Kono-Genini. Attualmente segretaria giudiziaria al Ministero pubblico, ha già ricoperto il ruolo di giudice supplente all’Ufficio del GPC dal 21 gennaio al 31 marzo 2022, quando, in attesa dell’entrata in funzione del giudice René Libotte, il Gran Consiglio decise la reintroduzione del quarto giudice di garanzia.

L’altro posto «vacante»
Ora, in queste ore è stato fatto un altro passo avanti in questa intricata vicenda. Come annunciato negli scorsi giorni, proprio ieri mattina è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso per l’elezione di un giudice ordinario al TPC, ossia per il posto lasciato vacante dal giudice Mauro Ermani. Già, perché se da una parte il Governo ha proceduto per competenza alla nomina provvisoria di due giudici straordinari (al posto di Quadri e Verda Chiocchetti), dall’altra alla Commissione giustizia e diritti e al Gran Consiglio spetta il compito di nominare un giudice ordinario (al posto di Ermani). E, appunto, ieri è stato pubblicato il relativo concorso, che si chiuderà il 10 febbraio. Solo allora sapremo quanti candidati si sono fatti avanti. Nel frattempo, come avevamo riferito settimana scorsa, sappiamo già però che tra i candidati per il posto di giudice straordinario c’era anche chi si era detto interessato per il posto di «ordinario». E, sempre stando a nostre informazioni, un passo in questa direzione potrebbe compierlo proprio Paolo Bordoli. Il quale, tra l’altro, è in quota socialista, proprio come Ermani.
È stato anche per quel motivo che nello stesso concorso è stato inserito – dopo le discussioni tra la Commissione parlamentare e il Tribunale d’appello – un paragrafo per precisare che «l’aver eventualmente ricoperto la carica di giudice supplente straordinario (…) presso il medesimo Tribunale penale cantonale non costituirà per il candidato titolo preferenziale o pregiudizievole». Insomma, né vantaggi ne svantaggi. Sullo sfondo, da una parte la preoccupazione della Giustizia e diritti di creare una corsia preferenziale per tale candidato, e dall’altra la necessità di garantire comunque l’operatività del Tribunale.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 gennaio 2025 del Corriere del Ticino

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Sartori-Lombardi e Bordoli giudici straordinari al Tpc
Il governo ha nominato i supplenti. La durata della carica dipenderà anche dai tempi delle procedure di ricorso avviate da Quadri e Verda Chiocchetti

Il Tribunale penale cantonale ha i suoi due giudici supplenti straordinari. Ieri mattina il Consiglio di Stato ha nominato Monica Sartori-Lombardi, avvocato e già ora giudice a latere (nelle corti con tre magistrati) al Tribunale penale cantonale, e Paolo Bordoli, oggi giudice dei provvedimenti coercitivi. Lei di area Plr, lui in quota Ps. I due, i cui nomi sono stati anticipati dalla ‘Regione’ nei giorni scorsi, entreranno in carica “nel corso del mese di febbraio”, dopo aver dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, indica il governo in una nota. La durata della supplenza “verrà definita in base all’evoluzione della procedura di ricorso riguardante le decisioni di destituzione dei due giudici del Tribunale penale cantonale”. Cioè di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti, rimossi lo scorso dicembre dal Consiglio della magistratura per aver denunciato per pornografia – “pur sapendo che il fatto non costituiva un reato”, secondo il Cdm – il presidente del Tpc Mauro Ermani – nel frattempo dimessosi per motivi di salute – per aver inviato l’immagine tratta da internet dei due peni di plastica giganti, con una donna seduta in mezzo e la scritta ‘Ufficio penale’, a una segretaria del Tpc presunta vittima di mobbing da parte di una collega. Verda Chiocchetti e Quadri hanno impugnato il provvedimento del Cdm davanti alla Commissione di ricorso sulla magistratura. La quale ha intanto negato l’effetto sospensivo ai ricorsi dei due (per ora ex) giudici, dicendo quindi no al loro reintegro al Tpc in attesa della decisione di merito sulla sentenza di destituzione. Attraverso il loro legale, l’avvocato Marco Broggini, hanno però fatto sapere che contesteranno davanti al Tribunale federale la mancata concessione dell’effetto sospensivo. Dopo le due destituzioni, seppur non definitive, e dopo le dimissioni di Ermani (proprio ieri è stato pubblicato il bando di concorso per l’elezione parlamentare del suo o della sua subentrante al Tribunale d’appello, di cui il Tribunale penale è una sezione), al Tpc sono rimasti, quali magistrati, il vicepresidente Marco Villa e Amos Pagnamenta. Da qui la necessità e l’urgenza di designare almeno un paio di giudici straordinari/supplenti. Condotta dai vertici del Tribunale d’appello e dalla direzione della Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni, la ricerca dei profili non è stata certo facile. Non è stata facile, ma, sottolinea il capo del Dipartimento Norman Gobbi, «la collaborazione fra magistratura, governo e parlamento nell’interesse della Giustizia ha permesso di trovare una soluzione in tempi ragionevoli a una situazione del tutto particolare: si mette un tribunale importante, come il Tpc, nelle condizioni di poter continuare a operare». Per l’entrata in carica dei due giudici straordinari al Tpc bisognerà attendere, riprende Gobbi, «circa due settimane: Bordoli ha ancora un picchetto, mentre Sartori-Lombardi sta facendo le pratiche per la cessazione dell’attività» di avvocato (nella fattispecie quello di giudice straordinario è un lavoro a tempo pieno).

Krizia Kono-Genini giudice dei provvedimenti coercitivi supplente
E chi prenderà temporaneamente il posto di Paolo Bordoli all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi (gpc)? La nomina, anche in questo caso di un giudice straordinario/supplente e anche in questo caso da parte del Consiglio di Stato, è imminente. «Verrà formalizzata domani (oggi, ndr)», dice ancora alla ‘Regione’ il titolare del Dipartimento istituzioni. Altro Gobbi non aggiunge. Da nostre informazioni dovrebbe trattarsi di Krizia KonoGenini, avvocato e attuale segretaria giudiziaria della procuratrice pubblica Veronica Lipari.
In passato, e per una decina d’anni (dal settembre 2011), Kono-Genini – area Plr – è stata segretaria giudiziaria dello stesso Ufficio dei gpc. Del quale è stata pure giudice straordinario/supplente: dal 21 gennaio a settembre del 2022. Era stata designata dal Consiglio di Stato quale rinforzo provvisorio dell’Ufficio giudiziario fino all’entrata in carica del quarto giudice di garanzia, dopo la decisione, nel 2021, di governo e Gran Consiglio di ripristinare l’organico iniziale, ridotto di un’unità in seguito alla manovra di risparmio del 2016 per risanare le finanze cantonali. Kono-Genini si appresterebbe insomma a svolgere un ruolo già ricoperto. Bordoli, in quota Ps e dieci anni da procuratore pubblico, è stato eletto giudice dei provvedimenti coercitivi nel settembre 2018 dal Gran Consiglio. Che lo aveva preferito proprio a Krizia Kono-Genini, all’epoca segretaria giudiziaria dell’Ufficio dei gpc: 51 i voti ottenuti dal primo, 25 i voti andati alla seconda. Ma guarda i casi della vita… Bordoli era così subentrato a Claudia Solcà, passata nel gennaio 2019 alla Corte di appello del Tribunale penale federale.
La ricerca del(la) supplente di Bordoli all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi è stata fatta dal Dipartimento istituzioni d’intesa con l’autorità giudiziaria interessata. Ossia il citato ufficio, presieduto da Ursula Züblin.

Aperte le candidature per il dopo-Ermani
Sempre ieri è stato pubblicato sul ‘Foglio ufficiale’ l’atteso bando di concorso per l’elezione, da parte del Gran Consiglio, di un giudice (ordinario) del Tribunale d’appello. Un incarico lasciato vacante da Ermani che come scritto ha presentato lo scorso 7 gennaio le dimissioni dalla magistratura “per motivi di salute”, con la richiesta che venissero accolte con effetto immediato, quindi senza lasciar passare i sei mesi di disdetta previsti per i magistrati dalla legge. Richiesta accolta alcuni giorni dopo, il 14, dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Nel testo del concorso è stato inserito un “nota bene”, un’informazione importante: “Il nuovo giudice sarà attribuito al Tribunale penale cantonale. L’aver eventualmente ricoperto la carica di giudice straordinario presso il medesimo Tribunale non costituirà per il candidato titolo preferenziale o pregiudizievole”. Detto altrimenti: Bordoli e Sartori-Lombardi, qualora decidessero di candidarsi alla successione di Ermani, avrebbero le stesse possibilità di tutti gli altri candidati. Una precisazione, quella introdotta nel bando, frutto pure dell’incontro di lunedì tra la commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ presieduta dal deputato del Centro Fiorenzo Dadò, il direttore del Dipartimento istituzioni, la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti e i giudici Giovan Maria Tattarletti, presidente del Tribunale d’appello, e Villa. I requisiti? Avere la cittadinanza svizzera e il dottorato “in giurisprudenza o titolo equivalente o certificato di capacità per l’esercizio dell’avvocatura”. Il concorso scadrà il 10 febbraio e alla domanda i candidati dovranno anche allegare: curriculum vitae, motivazione scritta del perché si ambisce alla carica di giudice (ordinario), casellario giudiziale e documenti che attestano l’adempimento dei requisiti oltre che eventuali lavori scientifici. La nomina da parte del Gran Consiglio non dovrebbe avvenire prima di 3-4 mesi. L’eletto/a ricoprirà poi la funzione fino al 31 maggio 2028. Il mandato, decennale, potrà essere rinnovato. Chi prenderà il posto di Ermani, eletto a suo tempo in quota socialista, al Tribunale penale cantonale? Prematuro dirlo. Ma, stando ad attenti osservatori, Bordoli sembra il predestinato.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 gennaio 2025 de La Regione

Il Consiglio di Stato designa due Giudici supplenti straordinari presso il Tribunale penale cantonale

Il Consiglio di Stato designa due Giudici supplenti straordinari presso il Tribunale penale cantonale

Comunicato stampa

Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha designato due Giudici supplenti straordinari presso il Tribunale penale cantonale ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. L’intervento del Governo – avvenuto in accordo con il Tribunale di appello – si è reso necessario a fronte delle decisioni di destituzione da parte del Consiglio della magistratura di due Giudici presso il Tribunale penale cantonale, nell’ottica di garantire il buon funzionamento dell’Autorità giudiziaria. Una decisione presa in tempi rapidi grazie alla proficua collaborazione intervenuta tra Governo, Magistratura e Commissione giustizia e diritti.

Il Consiglio di Stato ha designato oggi l’avv. Monica Sartori-Lombardi, Giudice supplente del Tribunale di appello presso il Tribunale penale cantonale, e l’avv. Paolo Bordoli, Giudice presso l’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, quali Giudici supplenti straordinari ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria presso il Tribunale penale cantonale. I neo designati Giudici supplenti straordinari entreranno in funzione presso il Tribunale penale cantonale nel corso del mese di febbraio a seguito della Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi. La durata della supplenza verrà definita in base all’evoluzione della procedura di ricorso riguardante le decisioni di destituzione dei due Giudici del Tribunale penale cantonale.

L’intervento del Governo si è reso necessario a fronte delle decisioni di destituzione da parte del Consiglio della magistratura di due Giudici presso il Tribunale penale cantonale e delle successive decisioni della Commissione di ricorso sulla magistratura, che hanno respinto le relative domande di effetto sospensivo. Sin dalle decisioni di destituzione, il Dipartimento delle istituzioni con la Divisione della giustizia, d’intesa con il Tribunale di appello, si sono prontamente attivati per individuare candidati idonei a ricoprire a corto termine in maniera efficace la funzione di magistrato supplente. Tali valutazioni hanno portato a identificare l’avv. Monica Sartori-Lombardi, professionista attiva nel settore privato e già operante presso il Tribunale penale cantonale quale Giudice supplente, nonché l’avv. Paolo Bordoli, Giudice dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi e in precedenza già Procuratore pubblico, per assumere tale funzione. La designazione dell’avv. Paolo Bordoli comporterà la relativa supplenza presso l’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, già in fase di formalizzazione.

La designazione dei due Giudici supplenti straordinari presso il Tribunale penale cantonale è stata concertata con il Tribunale di appello e la Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio, una collaborazione fondata anche sul comune obiettivo di rinsaldare la fiducia della cittadinanza nella Giustizia. Una Giustizia in Ticino rappresentata da oltre un centinaio di magistrati che, unitamente ai loro collaboratori giuridici, tecnici e amministrativi, opera quotidianamente con grande impegno e dedizione, in favore della collettività tutta.

Il Consiglio di Stato tiene sin d’ora a esprimere un ringraziamento all’avv. Monica Sartori-Lombardi e all’avv. Paolo Bordoli per la disponibilità a ricoprire la funzione di Giudice supplente straordinario al Tribunale penale cantonale, ringraziando parimenti il Presidente del Tribunale di appello, il Vicepresidente del Tribunale penale cantonale e la Presidente dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi dell’ampia disponibilità.

‘Piccaluga incarna il prototipo del vero leghista’

‘Piccaluga incarna il prototipo del vero leghista’

Il coordinatore ad interim della Lega commenta in retrospettiva il suo anno al timone di via Monte Boglia e i motivi della scelta del suo successore

All’assemblea convocata per domenica a passare le consegne al coordinatore designato della Lega dei ticinesi, il deputato Daniele Piccaluga, sarà il coordinatore ad interim uscente, Norman Gobbi. Un interim durato un anno e mezzo, fatto andare in parallelo alla sua carica di direttore del Dipartimento istituzioni, ma che a colloquio con ‘laRegione’ appena comunicata la decisione di proporre Piccaluga, rivendica: «Non è stato un anno facile per molti motivi, ma era importante dare una stabilizzazione al nostro movimento perché ne avevamo davvero bisogno. Sia per nostri motivi interni, sia per consegnare a chi sarebbe venuto dopo di me una struttura pronta ad andare avanti facendo dell’ascolto e dell’unione delle nostre varie anime una bandiera.

‘Il suo lato conviviale lo aiuterà tanto’
Sarà Piccaluga, quindi. Come si è arrivati a questa proposta? «Piccaluga incarna il prototipo del leghista e del ticinese. È stato un grande sportivo, ama il mondo delle guggen, ama il contatto con la gente… è empatico, simpatico, talvolta rustico in senso buono, e porta quel sorriso in politica di cui ogni tanto c’è davvero bisogno. Oltre alle competenze professionali e tecniche che possiede – continua Gobbi –, il suo lato conviviale e proprio da vero leghista lo aiuterà tanto. Era quel lato conviviale e ironico che contraddistingueva il Nano, ed è bello che questa caratteristica sia portata avanti». Parlando di competenze, la principale che Gobbi ascrive a Piccaluga è «il saper ascoltare, che è una cosa sempre più importante in politica. Oggi l’ascolto, il capire i problemi della gente, delle persone comuni che tengono unito questo Paese sono fondamentali. Poi non sempre si riesce a fare tutto, ma la politica deve essere l’immagine dell’ascolto dei problemi della gente, che ha bisogno di essere ascoltata. E Piccaluga ne è sicuramente capace».

‘Chi resta arroccato sulle sue posizioni non ottiene nulla’
Dentro e fuori il parlamento? Ne avrà da combattere con presidenti e capigruppo, magari più esperti… «Occorrerà parlarsi, oltreché ascoltarsi – chiosa Gobbi –. Certo… pensare che se ognuno resta con la propria bandierina arroccato sulle proprie posizioni si smuova qualcosa è illusorio. Ognuno porta i suoi ingredienti, ma il piatto deve essere cucinato insieme».
Insomma, ora la Lega avrà a tutti gli effetti un coordinatore e si è data un minimo di struttura. Se si continuerà anche con dei vicecoordinatori lo deciderà l’assemblea di domenica, ma «ognuno con le proprie competenze, chi sulla giustizia, chi sulla sanità, chi sulle finanze contribuirà e aiuterà».

Adesso anche la Lega è diventata un partito che farà il comitato cantonale il giovedì sera? «No», risponde Gobbi prima di una fragorosa e sincera risata. Si vedrà.

Da www.laregione.ch

Premio della Fondazione Nizzola al Politecnico federale di Zurigo: un tributo all’eccellenza ticinese in ambito ingegneristico  

Premio della Fondazione Nizzola al Politecnico federale di Zurigo: un tributo all’eccellenza ticinese in ambito ingegneristico  

Il prestigioso riconoscimento, che contempla altresì una borsa di studio per gli studi Master (Nizzola Excellence in Scholarship), è stato conferito ieri per il secondo anno dal Consiglio di Fondazione accolto a Zurigo dal rettore dell’Ateneo, Günther Dissertori. All’unanimità è stato premiato Nathan Soldati, che ha conseguito un bachelor in tecnologie dell’informazione e ingegneria elettrotecnica con note altamente lodevoli.

La borsa di studio – del valore di 10mila franchi – per il Master presso il Dipartimento delle tecnologie dell’informazione e dell’ingegneria elettronica (Department of Information Technology and Electrical Engineering D-ITET) presso il Politecnico federale è stata consegnata dalla Vice-Presidente della Fondazione Anna Nizzola durante la cerimonia tenutasi ieri a Zurigo sulla base delle valutazioni del Consiglio di Fondazione che ha potuto scegliere tra le migliori candidature ricevute dai coordinatori degli studi dipartimentali del politecnico.

La scelta è stata basata su una valutazione attenta delle candidature ricevute, corredate da lettere di raccomandazione e risultati accademici eccellenti. Nathan Soldati proseguirà gli studi con una tesi innovativa dal titolo: “Exploring the Learning of Cellular Automata Transition Rules with Transformers”, volta a studiare l’uso di trasformatori per apprendere modelli matematici di sistemi complessi.

La Fondazione Nizzola, presieduta dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi promuove dal 2021 l’eccellenza degli studenti ticinesi nei master tecnici del Politecnico di Zurigo, del Politecnico di Losanna (EPFL) e delle SUP svizzere. I criteri di valutazione includono originalità scientifica, sostenibilità, impatto socio-economico e innovazione.

Nel 2025 la Fondazione compirà altri due passi importanti nell’intento di riconoscere l’eccellenza degli studenti ticinesi nell’ambito delle discipline tecnico-ingegneristiche: oltre alla borsa di studio conferita al politecnico federale di Zurigo (ETHZ) si aggiungerà un riconoscimento analogo per gli studenti ticinesi iscritti al politecnico federale di Losanna (EPFL). Inoltre l’attribuzione dei premi alle scuole universitarie professionali sarà estesa a tutti gli studenti ticinesi che frequentano una delle differenti SUP presenti a livello nazionale.

La Fondazione, nata dalla fusione delle due storiche Fondazioni dell’ing. Agostino Nizzola, dal 1930 incentiva l’eccellenza degli studenti ticinesi in ambito ingegneristico, con l’obiettivo di promuovere i futuri quadri del settore secondario e terziario ticinese e di individuare – tramite i lavori di diploma degli studenti premiati – nuove opportunità imprenditoriali e di sviluppo atte a promuovere la crescita economica del nostro Cantone. 

Per maggiori informazioni: www.fondazione-nizzola.ch

 

Un 2024 intenso per il registro di commercio – Aperto il concorso per un/a capo ufficio

Un 2024 intenso per il registro di commercio – Aperto il concorso per un/a capo ufficio

Il Dipartimento delle istituzioni e per esso la Divisione della giustizia sono alla ricerca di un/una nuovo/a capo ufficio per l’Ufficio del registro di commercio.
Nel contempo tracciano un bilancio dell’intensa attività svolta nel corso del 2024 dal settore, che garantisce affidabilità a tutto il tessuto economico cantonale.

La Svizzera vanta un sistema economico aperto e dinamico, fondato sulla fiducia e sulla stabilità del quadro giuridico. In questo contesto, il registro di commercio gioca un ruolo cruciale nel garantire la solidità del sistema, offrendo un contributo determinante in termini di trasparenza, sicurezza giuridica e regolamentazione delle attività economiche nel nostro Cantone.

Nel 2024, l’Ufficio del registro di commercio ha gestito 23’551 pratiche, confermando un volume operativo in linea con gli anni precedenti.
“Al termine del 2024 – osserva il capo Sezione dei registri, avv. Simone Albisetti –  il registro di commercio del Cantone Ticino annoverava 42’647 enti giuridici, registrando un incremento di 605 unità rispetto all’anno precedente.
La cifra totale di 42’647 unità posiziona il Cantone al sesto posto a livello federale, dietro Zurigo, Berna, Vaud, Ginevra e Argovia, ma davanti a San Gallo e Zugo. Tra gli enti giuridici iscritti in Ticino si contano attualmente 16’536 società anonime, 15’101 società a garanzia limitata e 7’306 ditte individuali”.
Durante il 2024, l’Ufficio del registro di commercio ha gestito complessivamente 23’551 pratiche. 16’729 erano relative a richieste di iscrizione, di cui 2’331 per nuovi enti giuridici. Le nuove società anonime registrate sono state 437, mentre le società a garanzia limitata hanno raggiunto quota 968, confermando la predilezione per questa forma giuridica.

L’attività dell’Ufficio non si limita all’evasione delle richieste di iscrizione, ma include un ventaglio di procedure d’ufficio volte a garantire la correttezza e l’affidabilità dei dati registrati. Questi controlli rafforzano la fiducia degli investitori, dei creditori e dei consumatori. Nel corso del 2024, sono state avviate 815 procedure d’iscrizione d’ufficio, la maggior parte delle quali (563 casi) ha riguardato lacune negli organi societari o nel domicilio legale.
L’impatto economico delle attività dell’Ufficio è significativo per le finanze cantonali: nel 2024, gli emolumenti incassati hanno infatti raggiunto 2’688’440 franchi.

L’Ufficio del registro di commercio del Canton Ticino è attualmente alla ricerca di un/a nuovo/a capoufficio. Il candidato ideale sarà in grado di guidare efficacemente un team giovane e motivato, contribuendo allo sviluppo dei futuri progetti di digitalizzazione del settore. Questa posizione rappresenta un’opportunità unica per affermarsi nel campo del diritto societario e offrire un servizio di qualità ai cittadini e al tessuto economico del Cantone.

Maggiori informazioni sul concorso si possono ottenere sul sito internet dell’Amministrazione cantonale 

Aggregazioni nel Locarnese: accelera lo scenario «Urbano»

Aggregazioni nel Locarnese: accelera lo scenario «Urbano»

I Comuni hanno ancora poche ore per far sapere agli Enti locali l’eventuale «visione» a cui intendono aderire Quella denominata «Piano», con al centro Gordola, sta perdendo trazione: «Ma c’è ancora tempo, tutto può cambiare in fretta»

La sabbia nella clessidra scorre inesorabile. Mancano ancora poche ore e, alla fine del mese, si saprà il destino del grande cantiere delle aggregazioni a Locarno e dintorni. Molti Comuni che avevano partecipato alle due serate introduttive dov’erano mostrati i futuribili comparti hanno già risposto. Una visione, tuttavia, sta prendendo velocità verso il traguardo: quella intitolata «Urbano» (la Città con Losone, Orselina, Minusio e Brione) mentre perde trazione quella denominata «Piano» (Gordola, Lavertezzo, Cugnasco-Gerra e Tenero-Contra). «Ma c’è ancora tempo, tutto può cambiare in fretta», afferma al Corriere del Ticino Marzio Della Santa, capo della Sezione degli Enti locali del Dipartimento delle istituzioni.

Una strada ancora lunga
Certo, anche a quel punto i giochi non saranno fatti. La strada sarà ancora lunga. Ma la decisione formale – una risoluzione municipale in sostanza, nella quale si esprime un eventuale interesse nel partecipare allo studio di opportunità o, in alternativa, rifiutare di percorrere questa strada – perlomeno sarà data. «Se tutto andrà bene, si cercherà di capire se ci siano le premesse strutturali sui vari piani (comunitario, democratico, politico, di servizi…) per poter costituire un comune funzionale».

A un certo punto, Terre di Pedemonte (fra l’altro «frutto» degli ex Tegna, Verscio e Cavigliano) sembrava un potenziale interessato ad aggiungersi alla Città, invitato dal «vicino» sulla sponda destra della Maggia, anche se l’idea nel frattempo è… naufragata: si torna così alla versione originale della ricetta. Stesso discorso per Cadenazzo e Gambarogno: i due confinanti ventilavano una fusione con l’altro scenario, sulla Piana, salvo poi ritirarsi.

Lavertezzo e la «Regina»
In ballo potrebbe ancora esserci un certo avvicinamento di entrambi a Sant’Antonino. Cosa che comporterebbe il loro cambio di distretto, un evento unico sotto il profilo politico. E poi c’è Lavertezzo. All’indomani delle elezioni di aprile, il Municipio era passato da una compagine che aveva avviato un matrimonio con la «Regina del Verbano» a una lista dalle idee opposte.

Serve un polo forte
«Ma il progetto è ancora in corso e questo scenario aggregativo con Locarno resta valido», ribadisce il nostro interlocutore. «Soltanto una volta sciolto il progetto, potrà cambiare strada e unirsi con Gordola. Il discorso è ancora possibile, insomma. Lo scopriremo a tempo debito». Certo è che, qualsiasi cosa il «piccolo» (meno di un chilometro quadrato per 1.200 abitanti) farà, non andrà a intaccare i grandi lavori in corso sulla parte urbana. «No, anche perché non è nemmeno considerato in quello scenario». Nessuna di queste realtà è in uno stato necessità. D’altronde, il 59.enne conclude come il Locarnese debba avere «un polo forte, affinché possa partecipare con più peso ai dibattiti a livello cantonale».

Per cittadinanza e aziende
«In un contesto urbanizzato, i problemi non si fermano ai confini istituzionali, tra l’altro neanche visibili. Gli scenari che proponiamo per i futuri nuovi Comuni rispondono a questo bisogno. Se dovessero realizzarsi, la cittadinanza e le aziende ne trarrebbero vantaggi».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 gennaio 2025 del Corriere del Ticino

Magistratura, il Consiglio di Stato sta per nominare due giudici straordinari

Magistratura, il Consiglio di Stato sta per nominare due giudici straordinari

La Commissione giustizia e diritti sta intanto preparando il concorso per la successione di Mauro Ermani. Il presidente Dadò: “Lo apriremo tra oggi e domani. Nessun giudice del Tribunale d’appello ha esercitato il diritto di opzione, dunque il posto al momento è vacante”.
Scadeva oggi il termine per i 25 giudici del Tribunale d’appello per farsi avanti e trasferirsi al Tribunale penale cantonale (Tpc), lasciando quindi il proprio attuale settore. Nessuno, però, si è fatto avanti. Un risultato che non sorprende il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Era immaginabile, proprio perché i giudici penali hanno una maggiore visibilità e ciò non è per tutti”, sottolinea Gobbi ai microfoni di Ticinonews. “Questo è anche uno degli elementi che abbiamo sottolineato oggi durante l’audizione con il presidente del Tribunale d’appello, Giovan Maria Tattarletti, e con il presidente reggente del Tpc, Marco Villa, nel segnalare che i profili che dovranno essere identificati per fare da giudici supplenti straordinari, o da giudici, dovranno avere non solo competenze di carattere tecnico-giuridico in ambito penale, ma anche quella capacità personale di saper gestire un dibattimento penale con interrogatori, accusa, difesa e testimoni“.

Nomine ad interim
Adesso tocca dunque al Consiglio di Stato nominare le due persone che dovranno aiutare ad interim il Tpc. La speranza è che siano operative già a febbraio. “In queste ore si sta verificando la possibilità di tali persone a essere a disposizione, proprio perché uno degli obiettivi è di averle subito operative, sapendo che comunque ci vogliono almeno un paio di settimane per regolare le loro attuali attività”, precisa Gobbi.

La sostituzione di Ermani
Dall’altra parte vi è la questione della sostituzione di Mauro Ermani che, visto il mancato soccorso da parte degli altri giudici del Tribunale d’appello, è diventata ancor più impellente. Questo compito spetta alla Commissione giustizia e diritti, anche lei al lavoro. “Tra oggi e domani apriremo il concorso per la sostituzione di Ermani”, conferma il presidente della Commissione Fiorenzo Dadò. “Nessun giudice del Tribunale d’appello ha esercitato il diritto di opzione, dunque il posto al momento è vacante”. In questo caso il tasto dolente, e politico, è rappresentato da una questione: i giudici straordinari potranno candidarsi anche alla sostituzione di Ermani o partiranno sconfitti in partenza? “È possibile che si candidino anche loro, tuttavia la Commissione è stata chiara: non ci sarà nessun tipo di vantaggio o svantaggio per chi si candida a questo posto, anche se si tratta di giudici straordinari o giudici supplenti”, chiarisce Dadò.
Gobbi: “Situazioni straordinarie richiedono maggiore flessibilità”
Un’apertura, quella della Commissione, che solleva il direttore del Dipartimento delle istituzioni. “La giudico positiva, proprio perché si è capito che a fronte di una situazione straordinaria le posizioni ordinarie non vanno più bene”, afferma Gobbi. “Occorreva quindi una maggiore flessibilità nel riconoscere che un giudice supplente straordinario si potesse poi candidare anche al posto di giudice ordinario con il concorso. Ciò è stato recepito proprio perché ci troviamo in una situazione straordinaria e l’obiettivo è dare fiducia e garantire un buon funzionamento al Tribunale penale cantonale e, di riflesso, riportare quella fiducia di cui tutto il sistema giudiziario ha bisogno”, conclude Gobbi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/magistratura-il-consiglio-di-stato-sta-per-nominare-due-giudici-straordinari-406624

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Un concorso per il dopo Ermani

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2519374

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C’è un giudice da eleggere e supplenti quasi trovati
Assessment per i candidati? Dadò: non escludiamo un approfondimento maggiore. Gobbi: individuati i giudici straordinari, attendiamo da loro una conferma

A breve, forse già oggi, il concorso per l’elezione del sostituto di Ermani. Mentre il governo ha individuato i nomi dei magistrati straordinari: attende la conferma della loro disponibilità.

Nessuno dei giudici d’Appello in carica ha esercitato il diritto di opzione, chiedendo cioè di andare a lavorare al Tribunale penale cantonale (Tpc). Nessuno. «Pertanto pubblicheremo a breve il bando di concorso per la sostituzione di Mauro Ermani», dichiara ai giornalisti il coordinatore della commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ Fiorenzo Dadò del Centro, reduce ieri mattina con i colleghi deputati dall’audizione del capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, della direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti e dei giudici Giovan Maria Tattarletti e Marco Villa, il primo alla testa del Tribunale d’appello, il secondo vicepresidente del Tribunale penale.
Il concorso dovrebbe uscire oggi sul ‘Foglio ufficiale’ (condizionale d’obbligo) e sarà finalizzato all’elezione da parte del Gran Consiglio del o della subentrante di Ermani al Tribunale d’appello, del quale il Tpc è una sezione, dopo le sue recenti dimissioni dalla magistratura e dunque dalla presidenza del Tribunale penale. Uno degli ultimi capitoli del cosiddetto ‘caos Tpc’.
 
‘Per l’elezione ci vorranno dai tre ai quattro mesi’
La pubblicazione del bando è però solo il primo step della procedura di designazione del nuovo magistrato. Dopo l’inoltro delle candidature, entreranno infatti in gioco anche la Commissione di esperti e/o il Consiglio della magistratura per i preavvisi sull’idoneità degli aspiranti giudici. Da qui all’elezione si stima che passeranno «almeno dai tre ai quattro mesi», indica il presidente della ‘Giustizia e diritti’. Si faranno degli assessment sui candidati? Dadò: «È possibile che verrà eseguito un approfondimento maggiore: ci determineremo una volta aperto il concorso».
 
Capitolo giudici straordinari/supplenti
Nel frattempo per garantire al meglio l’operatività del Tpc, rimasto con due giudici (Villa e Amos Pagnamenta) su cinque, dopo le dimissioni di Ermani e la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti decisa dal Consiglio della magistratura (i due hanno impugnato la sentenza del Cdm), il governo nominerà a breve un paio di giudici straordinari/supplenti, un atto di competenza dell’Esecutivo cantonale. «Il Consiglio di Stato avrebbe già i nominativi, che non ci sono stati indicati, e nei prossimi giorni dovrebbe procedere alla designazione dei due giudici straordinari», afferma Dadò.
Al concorso, puntualizza il granconsigliere, chiarendo un aspetto controverso, «la partecipazione di magistrati già in carica e di giudici straordinari non costituirà una pregiudiziale, ma neppure una via preferenziale per essere eletti giudici ordinari». Potranno dunque prendere parte al concorso, poi però la commissione ‘Giustizia e diritti’, chiamata per legge a formulare la o le proposte di elezione al plenum del Gran Consiglio, «sarà libera di fare le proprie valutazioni su tutte le candidature». Tutte.
 
Gobbi: ‘La commissione ha mostrato una certa flessibilità’
Della ricerca dei due potenziali giudici straordinari/supplenti, che una volta nominati dal Consiglio di Stato saranno attivi al Tribunale penale cantonale, si occupano lo stesso governo, per il tramite della Divisione giustizia, e la magistratura. I nomi di coloro che occuperanno temporaneamente i posti vacanti ci sono, ma prima di svelare ufficialmente le carte si aspetta che confermino la loro disponibilità. «Attendiamo una risposta dalle persone individuate. Speriamo che la situazione si possa sbloccare il prima possibile per poter dare una mano al Tpc. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di trovare soluzioni rapide ed efficaci. Soluzioni straordinarie per una situazione straordinaria», spiega alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. È stato difficile individuare queste persone? «Il fatto che le supplenze possano durare anche diverso tempo ha costituito un limite per alcune. A questo si aggiunge il fatto di dover avere determinate capacità personali e non solo di carattere giuridico/tecnico. Non c’è margine per una sorta di ‘apprendistato’ come invece potrebbe essere nel caso della nomina di un giudice ordinario». Insomma, i magistrati straordinari devono poter operare da subito.
«Da parte nostra – continua Gobbi – abbiamo chiesto una certa flessibilità alla commissione ‘Giustizia e diritti’ rispetto al passato, quando non vedeva di buon occhio che dei giudici straordinari presentassero successivamente la loro candidatura al momento del concorso per la nomina di un magistrato ordinario». Flessibilità, evidenzia il ministro, che «abbiamo potuto riscontrare con la decisione della commissione di inserire nel bando di concorso la puntualizzazione che l’essere giudice straordinario/supplente non è un ‘bonus’, ma neppure un ‘malus’, per il candidato aspirante magistrato ordinario». Altro punto toccato durante il faccia a faccia tra ‘Giustizia e diritti’, Dipartimento istituzioni e vertici di Tribunale d’appello e Tribunale penale cantonale: il profilo richiesto per i giudici straordinari. «Una delle necessità è ovviamente quella di essere competenti in materia penale, l’altra è che devono anche poter essere subito operativi. Devono saper gestire un’aula penale e un dibattimento».
Il consigliere di Stato sostiene quindi che le persone sono già state individuate – sui nomi bocche ufficiali cucite –, sebbene si attenda da loro una conferma ad assumere la carica di giudice straordinario. Tra coloro che sono stati contattati nei giorni scorsi, vi sarebbe l’avvocato Monica Sartori Lombardi. Un altro nome che circola è quello di Paolo Bordoli, attuale giudice dei provvedimenti coercitivi. Hanno declinato l’invito l’ex presidente della Corte dei reclami penali Mauro Mini («Ho già preso altri impegni») e l’ex procuratore capo Arturo Garzoni («Oggi ho altre priorità: la famiglia e la libera professione»).
Nel frattempo si è fatto avanti l’avvocato ed ex sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni Polti: ha scritto ieri al Consiglio di Stato dando la propria disponibilità quale magistrato straordinario del Tpc. «Ritengo di avere le competenze e una certa esperienza per contribuire al funzionamento del tribunale in questo momento particolarmente complesso» dice alla ‘Regione’ Martignoni Polti, già giudice a latere in diversi processi penali.
 
Verdetti non ancora motivati. Tesi a confronto
E sul nodo dei processi diretti da Ermani, Quadri e Verda Chiocchetti, ma con le sentenze non ancora motivate per iscritto dai tre, essendo uno dimissionario e gli altri due per ora destituiti? I dibattimenti andranno rifatti? Dadò spedisce la palla nel campo della magistratura. «Questa è una competenza, ma anche una responsabilità, del Tribunale d’appello e del Tribunale penale cantonale», osserva il coordinatore della ‘Giustizia e diritti’. «Il tema ovviamente è stato affrontato durante la riunione di questa mattina (ieri, ndr). I due tribunali però seguono la via che più ritengono opportuna, sono infatti abbastanza sicuri che si possa procedere come stanno già facendo». Ovvero, che possano essere anche altri giudici (a latere?) a motivare i verdetti pronunciati da Ermani, Quadri e Verda Chiocchetti. «Ci è stato assicurato che il Tpc in questo momento sta funzionando e che ci sono anche dei cancellieri che se ne stanno occupando. In questo momento – aggiunge Dadò – non ci sentiamo né tranquilli né preoccupati. Ognuno ha le sue competenze e le sue responsabilità». E se si arrivasse a dover ripetere dei processi, magari anche di tipo indiziario? «È evidente che sarebbe un problema». Dice qualcosa in più Gobbi: «Su questo punto si è espresso il presidente del Tribunale d’appello, il giudice Tattarletti. Ha indicato che secondo la dottrina, ma pure la giurisprudenza del Tribunale federale, è ammissibile che a firmare le motivazioni sia un altro giudice. L’importante – sottolinea il titolare del Dipartimento istituzioni – è che vi sia stata la consegna del dispositivo di sentenza brevi manu firmato da chi l’ha pronunciato, quindi dal giudice che presiedeva la Corte rispettivamente dai cancellieri. Cosa che in questi procedimenti è stata fatta».
 
‘Questione complessa’
Annota, da noi interpellato, l’ex presidente dell’Ordine ticinese degli avvocati Gianluca Padlina: «Al riguardo le questioni aperte sono complesse e non di immediata soluzione, anche perché non è noto un precedente specifico, identico al caso con il quale siamo oggi confrontati in Ticino. Alla luce di quanto stabilito dal Tribunale federale in una sentenza del 2018 e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2017 in merito a un caso sloveno, è ipotizzabile che le motivazioni delle decisioni pronunciate dalla Corte delle Assise criminali, che giudica nella composizione di tre giudici, possano essere redatte e firmate validamente da parte di uno degli altri due magistrati che hanno preso parte al dibattimento. Invece per quanto attiene alle decisioni prese dalla Corte delle Assise correzionali, le cui procedure sono dirette da un singolo giudice, salvo accordo delle parti, il dibattimento potrebbe dover essere ripetuto. Soluzione questa, peraltro, espressamente sancita dall’articolo 25 capoverso 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. In linea di principio immagino – prosegue il deputato del Centro e già presidente dell’Ordine degli avvocati – che le parti e i loro patrocinatori valuteranno, nel singolo caso, l’opportunità o meno di provare a richiedere l’eventuale ripetizione del dibattimento».
L’articolo 25 della Log afferma che “i nuovi magistrati procedono ai loro incombenti nello stato in cui la causa si trova”. Secondo capoverso, quello citato da Padlina: “Se il dibattimento finale è già cominciato o compiuto e la sentenza non è ancora redatta e approvata dai magistrati usciti di carica, la causa dev’essere chiamata per un nuovo dibattimento, salvo diverso accordo fra le parti”. Terzo e ultimo capoverso: “Nei dibattimenti penali, costituita la Corte, essa continua nei suoi incombenti fino al giudizio”. C’è un altro secondo capoverso, ma questo dell’articolo 80 del Codice di procedura penale: “Le decisioni sono emesse per iscritto e motivate. Sono firmate da chi dirige il procedimento e dall’estensore del verbale e notificate alle parti”. E c’è la giurisprudenza, come quella richiamata da Padlina. Questione complessa, appunto.
 
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 gennaio 2025 de La Regione
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Un concorso per voltare pagina
Nessun giudice del Tribunale d’appello ha esercitato il diritto d’opzione per sostituire il dimissionario Mauro Ermani: la Commissione ha aperto il bando pubblico – Il presidente Fiorenzo Dadò: «Serviranno tre-quattro mesi» – Intanto si lavora alla nomina di due supplenti

Il primo passo formale per la nomina del successore di Mauro Ermani in seno al Tribunale penale cantonale è stato compiuto. La Commissione Giustizia e diritti ha infatti preparato il relativo bando di concorso, che verrà pubblicato oggi e porterà all’elezione di un giudice ordinario. Il semaforo verde è arrivato perché nessun magistrato del Tribunale d’appello ha esercitato il diritto di opzione entro i termini stabiliti. Insomma, chi poteva utilizzare una «corsia preferenziale» senza passare da un concorso, non lo ha fatto. «Nessuno si è fatto avanti», ha confermato a questo proposito Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione. Via libera dunque alla pubblicazione del bando pubblico. Un bando che tuttavia conterrà una «sfumatura», che si collega all’altro filone, quello delle nomine di uno o più giudici straordinari in sostituzione di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti, destituiti in dicembre dal Consiglio della Magistratura. Andiamo con ordine: i candidati che si sono palesati negli scorsi giorni, secondo quanto aveva riferito il Governo (organo di nomina dei supplenti), «hanno esplicitamente espresso l’interesse a inoltrare la loro candidatura per l’eventuale posizione aperta presso il Tribunale d’appello/Tribunale penale cantonale, fatta riserva della facoltà di esercitare il diritto di opzione interno». Tradotto, significa che i magistrati che si sono fatti avanti per la supplenza di Quadri e Verda Chiocchetti si sono detti interessati anche alla sostituzione di Ermani. Un aspetto ritenuto «problematico» dalla Commissione, che vuole evitare qualsiasi interferenza nella procedura di nomina. Eccola, dunque, la sfumatura: «Nel concorso ci sarà una frase in più: se a concorrere saranno dei giudici straordinari, ciò non costituirà né una pregiudiziale né una via preferenziale », ha spiegato Dadò. In buona sostanza, il Parlamento potrà operare liberamente la scelta e non sarà in alcun modo influenzato. Il fatto che i giudici straordinari siano eventualmente interessati a lavorare in via «ordinaria» al TPC non conterà ai fini della nomina. «A fronte di una situazione straordinaria, le normali posizioni non vanno più bene », ha commentato Norman Gobbi, sentito in mattinata dalla stessa Commissione assieme a Frida Andreotti (direttrice della Divisione Giustizia), Giovan Maria Tattarletti (presidente del Tribunale d’appello) e Marco Villa (vicepresidente del TPC).
«Rispetto alla consuetudine, da parte della Commissione serviva maggiore flessibilità nel riconoscere che un giudice supplente straordinario possa poi candidarsi anche al ruolo di giudice ordinario», ha aggiunto il consigliere di Stato. «Questo aspetto è stato recepito dalla Commissione. L’obiettivo è permettere il buon funzionamento del TPC e, di riflesso, di tutto il sistema giudiziario cantonale». L’iter per sostituire il presidente del TPC Mauro Ermani è dunque stato avviato: le tempistiche prima di arrivare a una nomina in Parlamento sono comunque piuttosto lunghe. Dadò, infatti, ha parlato di «tre-quattro mesi». È anche possibile che la Commissione procederà con una serie di «assessment»: «La Commissione sta valutando l’opportunità di procedere con valutazioni più approfondite» sui candidati, ha chiosato ancora il deputato del Centro.
La palla passa ora al Consiglio di Stato, che dovrà procedere con la nomina di due giudici supplenti: il Dipartimento ha già individuato due nomi. Tuttavia, il fatto che nessun magistrato abbia avanzato la propria candidatura esercitando il diritto d’opzione, secondo Gobbi non deve sorprendere più di tanto. «Era immaginabile proprio perché i giudici penali hanno una maggiore visibilità e dunque non è un ruolo adatto a tutti», ha sottolineato. «È uno degli elementi che abbiamo portato in Commissione assieme a Giovan Maria Tattarletti». I profili che dovranno fungere da supplenti dovranno quindi avere «competenze tecnico giuridiche in ambito penale, così come capacità personali adatte a gestire un’aula penale, un dibattimento con interrogatori, accusa, difesa e testimoni ». A questo punto, l’obiettivo del Dipartimento delle istituzioni è di procedere celermente con la nomina dei due giudici straordinari. «In queste ore si sta verificando la disponibilità delle persone coinvolte », ha confermato Gobbi. «Vorremmo averle operative al più presto, posto che serviranno un paio di settimane per regolare le loro attuali attività o le loro posizioni». L’orizzonte è nominare queste figure entro la fine del mese, per renderle operative in seno al TPC da inizio febbraio. Durante l’incontro con la Commissione, il giudice Villa ha altresì spiegato gli accorgimenti presi dal Tribunale per garantire l’operatività della corte. Da un lato, ha ricordato Gobbi, sono stati ripresi i dossier pendenti attribuiti ai due giudici sostituiti e al giudice dimissionario; dall’altro è stato attivato il lavoro dei cancellieri ed è stata data priorità dei dossier in base agli imputati in carcere.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 gennaio 2025 del Corriere del Ticino