“Unità d’intenti per la Giustizia!”

“Unità d’intenti per la Giustizia!”

Norman Gobbi sintetizza i passi necessari per completare il TPC

Le ultime settimane del 2024, così come le prime di questo 2025, sono state caratterizzate a livello politico e mediatico dalla situazione creatasi all’interno del Tribunale penale cantonale (TPC), con due giudici su 5 destituiti dal Consiglio della Magistratura e con il presidente dello stesso tribunale che ha rassegnato le dimissioni per motivi di salute. Sono quindi oggi operativi solo 2 giudici al TPC. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “Le gravi tensioni di natura interpersonale all’interno del Tribunale hanno portato a queste conseguenze. Ma il TPC ha continuato e continua a svolgere un lavoro egregio, garantendo l’attività nonostante il collegio giudicante si sia ritrovato in questa situazione. È un elemento importante da evidenziare, soprattutto perché i media hanno veicolato per tutto il 2024 il messaggio secondo cui il TPC si trova nel caos. Se ciò fosse vero, l’attività sarebbe collassata, si sarebbe bloccata, provocando gravi ripercussioni per la Giustizia penale ticinese. Così non è stato e di questo occorre tenerne conto. L’istituzione-Giustizia, di cui il TPC è una sezione numericamente minore rispetto ad altre ma mediaticamente molto esposta, ha quindi retto”.

Ora – al di là degli aspetti giuridici legati a ricorsi ancora possibili da parte dei due giudici destituiti – bisogna metterci una pezza, nel senso di trovare i sostituiti per completare l’ufficio. “È l’impegno che si è da subito assunto il Consiglio di Stato per le procedure che gli competono, assieme al Tribunale d’appello e al Parlamento. Da un lato entro la fine del mese di gennaio c’è la volontà di trovare due giudici supplenti che potranno entrare in servizio in tempi rapidi. Dall’altra l’Ufficio presidenziale può già avviare la procedura di concorso per la nomina di un giudice ordinario al posto del presidente dimissionario. Nomina che spetta al Gran Consiglio, mentre per i due giudici supplenti la competenza è del Governo ai sensi dell’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Come Dipartimento e come Governo ci stiamo muovendo in modo coordinato con il Tribunale d’appello. E ribadisco che per affrontare e risolvere questa situazione è necessaria la collaborazione dei tre poteri istituzionali, costituiti dall’Esecutivo, dal Gran Consiglio e dalla Magistratura. Sono convinto che la strada della collaborazione tra i tre poteri sia l’unica percorribile nell’interesse dell’istituzione-Giustizia, perché ci porta a un’impostazione condivisa su ciò che è bene fare e ci permette di trovare soluzioni con maggior rapidità. È quanto vale anche per le modifiche dell’apparato della nostra Giustizia cantonale, se vogliamo realmente trovare soluzioni che ne migliorano la funzionalità nell’interesse principale delle cittadine e dei cittadini del nostro amato Ticino e delle nostre aziende. Come ho già avuto modo di dire in più di un’occasione, se vogliamo davvero fare gli interessi della Giustizia le polemiche devono lasciar spazio a una costruttiva concordanza”, conclude il Consigliere di Sato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 gennaio 2025 de Il Mattino della domenica

 

Giudici destituiti: niente effetto sospensivo

Giudici destituiti: niente effetto sospensivo

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2506321

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Effetto sospensivo negato, ricorso al Tf assicurato.
Niente effetto sospensivo. La Commissione di ricorso risponde picche alle richieste di Quadri e Verda Chiocchetti. Il legale: ‘Si va al Tribunale federale’

La Commissione respinge la richiesta dei due giudici destituiti dal Cdm. Il legale: andremo al Tribunale federale. L’obiettivo di Gobbi: supplenti per il Tpc entro fine mese.
Verdetto negativo. La Commissione di ricorso sulla magistratura non ha concesso l’effetto sospensivo ai ricorsi di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti contro la decisione del Cdm, il Consiglio della magistratura, che lo scorso mese li ha destituiti con effetto immediato dalla carica di giudici in relazione al cosiddetto caos Tribunale penale cantonale (Tpc).
Quanto stabilito dalla Commissione rende in pratica impossibile un loro reintegro nel Tpc nell’attesa che la stessa si pronunci nel merito dei ricorsi e quindi sul licenziamento sentenziato dal Cdm.

Il legale: ormai è una questione politica
Quadri e Verda Chiocchetti chiedevano la restituzione dell’effetto sospensivo ai rispettivi ricorsi, ma la Commissione ha dunque risposto picche. «L’intera questione riguardante i miei clienti – afferma, interpellato ieri mattina dalla ‘Regione’, l’avvocato Marco Broggini, legale dei due al momento ex giudici del Tpc – non è più di natura giuridica, ma è ormai diventata di natura politica. Contro questa decisione della Commissione inoltreremo ricorso al più presto al Tribunale federale». Stesso discorso per le sentenze, sempre della citata Commissione, che hanno rigettato i ricorsi di Quadri e Verda Chiocchetti contro le decisioni con cui il Cdm aveva a sua volta respinto le istanze di ricusazione nei suoi confronti presentate dagli allora due magistrati d’Appello.

‘Un argomento pretestuoso’
Perché non è stato accordato l’effetto sospensivo? Il motivo lo indica Broggini in un comunicato stampa diramato nel pomeriggio. “La Commissione di ricorso – scrive il legale dei giudici rimossi – pretende che la negazione dell’effetto sospensivo ai noti ricorsi contro la destituzione dei giudici Quadri e Verda Chiocchetti sarebbe giustificata da un interesse pubblico prevalente, e meglio dalla necessità di garantire il ‘buon funzionamento del Tpc (Tribunale penale cantonale, ndr) e quindi della giustizia penale ticinese’. Ribadisco che a mio giudizio questa vicenda – annota ancora Broggini – ha ben poco a che vedere con l’applicazione della legge, ma è retta principalmente da speculazioni e interessi politici. Fino alla destituzione immediata dei miei clienti, avvenuta con decisione 10 dicembre 2024, non è mai emerso un solo esempio di sedicente malfunzionamento del Tpc. Nelle decisioni di destituzione non si menziona un solo episodio. Ora si giustifica il diniego dell’effetto sospensivo ai ricorsi presentati con questo pretestuoso argomento”. Il legale ricorda poi che “i giudici Quadri e Verda Chiocchetti hanno continuato a presiedere Corti di Assise correzionali e criminali fino a pochi giorni prima del 10 dicembre”.

Verdetti e motivazioni scritte
Di più. Broggini aggiunge che “qualora non fossero reintegrati, le sentenze da loro pronunciate, ma non ancora motivate per iscritto e firmate dai medesimi, saranno nulle e i relativi processi andranno ricelebrati”. Infine: “Attualmente, con due soli giudici attivi, è stato necessario rinviare vari dibattimenti pubblici persino a carico di persone in carcere preventivo. Del resto è evidente che eventuali sostituti non potranno certo presiedere Corti di Assise a breve, e ristabilire in qualche modo la celerità necessaria. Alla faccia del buon funzionamento della giustizia penale ticinese…”. Fin qui l’avvocato Broggini. Riguardo al tema, tutt’altro che irrilevante, delle sentenze e delle motivazioni scritte, vale la pena rammentare quanto scritto dalla Carp, la Corte di appello e di revisione penale, in una decisione del 2012: “(…) Ritenuto come il giudice che ha deciso non faccia più parte di tale tribunale, il dibattimento andrà rifatto e la relativa sentenza andrà motivata per iscritto dal nuovo giudice in ossequio agli art. 80 cpv. 2 e 82 cpv. 2 lett. b Cpp (Codice di procedura penale, ndr)”. Stando al secondo capoverso dell’articolo 80 “le decisioni sono emesse per iscritto e motivate. Sono firmate da chi dirige il procedimento e dall’estensore del verbale e notificate alle parti”. Sul punto bisognerebbe analizzare anche la giurisprudenza del Tribunale federale.

Gobbi: obiettivo, due supplenti per fine mese
Un giudice (il presidente del Tpc Mauro Ermani) che si è dimesso e due per ora destituiti (Quadri e Verda Chiocchetti). Il Tribunale penale oggi viaggia con due soli magistrati: il vicepresidente Marco Villa e Amos Pagnamenta. L’elezione del subentrante di Ermani al Tribunale d’appello, di cui il Tpc è una sezione, è del Gran Consiglio: l’intera procedura potrebbe tuttavia comportare qualche mese. Tempi più lunghi sono previsti per il verdetto definito (sarà quello del Tf?) concernente i giudici che contestano il licenziamento. Adesso è però urgente scongiurare la paralisi del Tribunale penale. La parola pertanto al Consiglio di Stato, al quale spetta la designazione di magistrati straordinari/supplenti che provvisoriamente operino al Tpc. «La nostra intenzione, come governo, è di nominarne due entro la fine di questo mese», fa sapere il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Cosa che il Consiglio di Stato ribadisce nella lettera spedita ieri alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’. “D’intesa con il Tribunale di appello/Tribunale penale cantonale, stiamo procedendo – scrive fra l’altro il governo – con le formalità che ci competono per legge. L’ottica è quella di designare quanto prima, e in ogni caso entro fine mese, i necessari giudici supplenti tra i professionisti che hanno dato la loro disponibilità e che sono stati ritenuti idonei dall’Autorità giudiziaria. Anticipiamo che gli stessi hanno esplicitamente espresso l’interesse a inoltrare la loro candidatura per l’eventuale posizione aperta presso il Tribunale di appello/Tribunale penale cantonale, fatta riserva della facoltà di esercitare il diritto di opzione interno”. Fra le persone contattate vi sarebbe anche l’avvocato Monica Sartori Lombardi, area Plr.
Osserva, parlando in termini generali, il presidente della ‘Giustizia e diritti’ Fiorenzo Dadò (Centro): «Ne discuteremo in commissione, ma personalmente troverei molto problematico che chi viene nominato giudice straordinario dal Consiglio di Stato possa poi godere di una via preferenziale nel momento in cui il Gran Consiglio sarà chiamato a eleggere il giudice ordinario».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 16 gennaio 2025 de La Regione

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Giudici straordinari al TPC, “la nomina a fine gennaio”

Il direttore del DI Norman Gobbi: “Dei nomi sono già stati comunicati al Dipartimento delle istituzioni”. Nomine che diventano sempre più impellenti dopo che è stato negato l’effetto sospensivo ai giudici Quadri e Verda Chiocchetti.

Il Tribunale penale cantonale (TPC) funzionerà con solo due giudici ancora per un po’. Il Consiglio di Stato non ne ha ancora nominato uno straordinario, ma lo farà presto e intende incaricare due figure. Questo anche perché è stata respinta la richiesta di effetto sospensivo presentata dai giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti, destituiti a dicembre. Una decisione contro la quale avevano presentato ricorso. In altre parole, in attesa di una sentenza, non potranno tornare al lavoro. “La decisione arrivata questa mattina dalla Commissione di ricorso sulla Magistratura impone anche al Consiglio di Stato di nominare un giudice supplente. Questo in accordo con il tribunale d’appello in modo che il TPC possa funzionare nei prossimi mesi, potenzialmente anche più mesi”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “La decisione di questa mattina può infatti essere impugnata davanti al Tribunale federale e quando ci sarà la decisione in merito, altrettanto. Questa supplenza potrebbe dunque durare potenzialmente anche 12 mesi”.

Le tempistiche
L’intenzione di impugnare la decisione al Tribunale federale è già stata confermata da Marco Broggini, legale di Quadri e Verda Chiocchetti. Alla luce di questi sviluppi, quali sono dunque le tempistiche per la nomina di un giudice straordinario? “L’intenzione del Consiglio di Stato è di nominare questi giudici entro fine gennaio”, puntualizza Gobbi. “Nelle prossime settimane identificheremo le persone disponibili per un periodo medio-breve e potenzialmente lungo per garantire il buon funzionamento del Tribunale penale cantonale. Ne nomineremo due d’intesa con il tribunale d’appello perché ci sono altri accorgimenti di carattere organizzativo che sono stati identificati. Dobbiamo comunque aspettare, nell’ambito del funzionamento interno del tribunale d’appello, l’eventuale opzione di un giudice già nominato, che possa optare per il posto di Mauro Ermani”.
 

I limiti
Alcuni nomi sono già stati comunicati al Dipartimento delle istituzioni. Ma accelerare il processo anche in virtù dell’accettazione delle dimissioni immediate di Mauro Ermani non è facile. “Uno dei limiti potenziali è che chi fa il giudice supplente poi, per un  “gentlemen’s agreement”, non postula poi una candidatura per essere nominato dal Gran Consiglio come giudice ordinario. In questo caso diventa difficile assumere un ruolo in maniera provvisoria per poi tornare alla funzione precedente o ritornare, per così dire, “nell’ombra”. D’altra parte”, aggiunge Gobbi, “non ci sono vincoli di legge che non permettano a chi svolge il ruolo di giudice supplente di postulare la propria candidatura come giudice ordinario”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/giudici-straordinari-al-tpc-la-nomina-a-fine-gennaio-406380

Modello di obbligo di servizio: ulteriore ritardo

Modello di obbligo di servizio: ulteriore ritardo

Comunicato stampa della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri

La Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CGMPP) prende atto con irritazione e delusione della decisione odierna del Consiglio federale di non optare per un nuovo modello di servizio obbligatorio. Di conseguenza, i problemi di organico nelle forze armate e nella protezione civile continueranno a intensificarsi. D’altro canto, la GCMPP accoglie con favore l’intenzione del Consiglio federale di introdurre una giornata informativa obbligatoria per le donne svizzere.

Da quando, il 1° maggio 2014, il Consiglio federale ha istituito un gruppo di studio sul sistema del servizio obbligatorio, i rappresentanti della Confederazione, dei Cantoni e di terzi discutono dell’ulteriore sviluppo del sistema svizzero del servizio obbligatorio.

Il rapporto presentato oggi dal DDPS si basa a sua volta su un precedente rapporto sull’ampliamento dell’esercito e della protezione civile, le cui due parti sono state approvate dal Consiglio federale rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Dopo la pubblicazione di questi numerosi rapporti, e in particolare alla luce delle sfide che la politica di sicurezza deve attualmente affrontare, la CGMPP non riesce a capire perché il Consiglio federale abbia deciso di rinviare questa decisione urgente di altri 3 anni, fino alla fine del 2027.

La CGMPP è molto soddisfatta dell’introduzione di una giornata informativa obbligatoria per le donne svizzere. I Cantoni invitano già le donne svizzere a una giornata informativa, alla quale possono partecipare volontariamente. Nello spirito delle pari opportunità, la CGMPP è quindi favorevole a che anche le giovani donne siano informate sulle possibili carriere nelle forze armate e nella protezione civile.

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La CGMPP in breve

La CGMPP, con sede a Berna, riunisce i membri dei governi cantonali e del governo del Principato del Liechtenstein responsabili degli affari militari, della protezione civile e dei pompieri. Coordina le questioni e si occupa di questioni politiche, organizzative, tecniche e finanziarie relative agli affari militari, alla protezione civile e ai vigili del fuoco. La CGMPP promuove la cooperazione tra i Cantoni e il Principato, nonché con la Confederazione e con terzi. Fornisce informazioni su questioni nazionali nelle sue aree di competenza.

Requisiti meno restrittivi per assumere agenti di custodia

Requisiti meno restrittivi per assumere agenti di custodia

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2499901

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Le Strutture carcerarie cercano agenti di custodia da formare
Aperto il bando con alcuni adeguamenti dei requisiti

“Le e gli agenti di custodia rivestono un ruolo fondamentale nel processo di rieducazione e reinserimento delle persone detenute, agendo attraverso l’incoraggiamento di comportamenti socialmente responsabili e nel loro supporto ai percorsi educativi o lavorativi intrapresi durante la detenzione”. Le Strutture carcerarie cantonali sono alla ricerca di agenti, di entrambi i sessi, da formare. Sul ‘Foglio ufficiale’ di ieri, lunedì 13 gennaio, è stato infatti pubblicato – con scadenza il 28 febbraio – il bando di concorso per l’assunzione di agenti di custodia femminili e maschili. Lo rende noto con un comunicato stampa il Dipartimento istituzioni. I candidati scelti seguiranno, per un periodo di otto mesi a tempo pieno, indicativamente nel corso dell’autunno 2025, l’apposita scuola. Dopo il superamento degli esami entreranno a far parte del Corpo degli agenti di custodia in forza presso le Strutture carcerarie cantonali, con possibilità di essere impiegati anche a tempo parziale.

Età massima e assunzione a tempo parziale
Tra le maggiori novità di questo bando, un adeguamento di alcuni requisiti. In particolare è stata aumentata l’età massima, garantendo l’ammissione al concorso di candidati dai 21 ai 48 anni. Non solo. Da quest’anno, per favorire la conciliabilità lavoro e famiglia, sarà possibile dopo aver frequentato la scuola a tempo pieno e superato gli esami anche un’assunzione a tempo parziale. “Queste novità – scrive il Di nella nota – rendono la professione sempre più attrattiva e adeguata alle necessità e alle esigenze del personale”. E aggiunge: “Il concorso rappresenta un’importante occasione sia per coloro che sono all’inizio della loro carriera professionale sia per chi ha già maturato una certa esperienza di vita e che desidera inserirsi in un ambito dinamico e ricco di sfide, contribuendo attivamente alla sicurezza e alla gestione delle istituzioni penitenziarie del nostro Cantone, così come al comportamento sociale delle persone detenute”.
Il ruolo di agente di custodia, rileva il Dipartimento istituzioni, “è cambiato nel tempo ed è oggi caratterizzato da una varietà e molteplicità di compiti e responsabilità legati alla sicurezza, alla gestione operativa e al supporto umano maggiori rispetto a un tempo”. La sicurezza, spiega infatti, “pur rimanendo un aspetto centrale, non si limita più al controllo fisico delle strutture. Le agenti e gli agenti devono monitorare e intervenire su sistemi tecnologici avanzati, come telecamere di sorveglianza, sistemi di accesso controllato e strumenti per la gestione dei flussi di persone, oltre a interagire quotidianamente con le persone detenute. Ciò richiede capacità di instaurare relazioni professionali basate sul rispetto, senza discriminazioni e con una predisposizione a sostenere le persone detenute nella gestione della loro routine, promuovendo un clima sereno e costruttivo, nel giusto equilibrio tra il rispetto delle regole e l’ascolto delle necessità individuali”. Per poter assolvere la propria funzione è dunque previsto, dopo la formazione iniziale a tempo pieno, un ampio programma di formazione continua offerto sia a livello cantonale che nazionale, “che sfocia – viene illustrato – nel conseguimento di un Attestato federale, in grado di garantire un solido bagaglio di conoscenze e una preparazione sempre aggiornata, elementi fondamentali per affrontare una professione impegnativa e gratificante”.

Una serata informativa
Per conoscere meglio la professione, il percorso formativo e le modalità di partecipazione al concorso, è prevista una serata informativa mercoledì 22 gennaio alle 20 presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera. L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube del Cantone. Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi. Il termine per l’inoltro delle candidature, come detto, è fissato al 28 febbraio.

«Questi solleciti? Non saranno reato, ma non significa che vadano pagati»

«Questi solleciti? Non saranno reato, ma non significa che vadano pagati»

Infrazioni stradali commesse in Italia e pagamenti richiesti da società di recupero crediti svizzere: facciamo chiarezza.

Non sono più da considerarsi come fuori norma a priori. Già, perché se formulati come “aiuti” al pagamento e non come intimazioni con minacce di azioni esecutive, i solleciti di pagamento riguardanti infrazioni stradali italiane inviati ad automobilisti svizzeri da parte di società di recupero crediti rossocrociate sono perfettamente legali. Ve l’abbiamo svelato durante le festività natalizie, dopo che il Tribunale penale federale ci ha informato di una sentenza emessa in tal senso lo scorso luglio.

A molti ticinesi, di fronte a tanti tecnicismi, sarà però rimasto il dubbio: ma allora questi solleciti vanno pagati oppure no? Ne abbiamo parlato con Elia Arrigoni, capo della Sezione della circolazione, e con Fernando Piccirilli, capo della Sezione esecuzione e fallimenti. 

Cosa andrebbe fatto
– «Il mancato pagamento di un pedaggio autostradale, come quello della Pedemontana, costituisce una violazione del codice civile», chiarisce innanzitutto Piccirilli. «E perché una decisione di un’autorità estera presa in materia di diritto civile possa essere eseguita in Svizzera va seguita una procedura particolare, definita dalla cosiddetta Convenzione di Lugano». In sostanza, ci viene spiegato, «la Convenzione stabilisce che l’autorità straniera che vuole perseguire un cittadino domiciliato in Svizzera deve in primo luogo far riconoscere la decisione da un tribunale svizzero (in questo caso la Pretura civile ndr.). Quest’ultimo la dichiarerà esecutiva nel nostro Paese e darà infine incarico all’Ufficio esecuzioni di svolgere la procedura di incasso». 

«Questi solleciti non hanno alcun valore» – È quindi scorretto, dal punto di vista giudiziario, inviare direttamente un sollecito di pagamento al cittadino residente in Svizzera. Già, perché «la società di recupero crediti non ha nessuna autorità in questo senso e i solleciti non hanno di fatto alcun valore giuridico», sottolinea Piccirilli. Ergo: il pagamento non è dovuto. «E se l’automobilista si rifiutasse di pagare, la società di recupero crediti non avrebbe alcun mezzo di coercizione per obbligarlo a regolare l’importo».

La prassi? Mai seguita – Eppure, nonostante tutto, le società che gestiscono le autostrade italiane sembrano preferire questo sistema da “zona grigia” alla regolare procedura fissata dalla Convenzione di Lugano. «In più di 20 anni di lavoro per la Sezione esecuzioni e fallimenti non ricordo di aver mai visto una decisione che concerneva un mancato pagamento di un pedaggio autostradale», osserva infatti Piccirilli. «Eppure riceviamo abbastanza regolarmente sentenze di autorità italiane d’altro genere da eseguire e applicare in Svizzera, come pagamenti di alimenti e altre pretese di risarcimento in ambito civile».

«Zero verifiche e pagamenti chiesti dopo anni» – A preoccupare le autorità ticinesi, infine, è anche la modalità con cui operano, in quest’ambito, varie famigerate società di recupero crediti svizzere. «Cercano le informazioni del conducente tramite il numero di targa, attraverso l’elenco targhe presente sui portali delle sezioni della circolazione cantonali», spiega Arrigoni. «Il problema è che non di rado svolgono questa ricerca anche ad anni di distanza dall’infrazione, senza verificare nulla, e anche se nel frattempo la targa che era di Marco è diventata di Sara, spediscono l’ingiunzione di pagamento all’attuale detentore. Spesso, inoltre, non tengono conto della tipologia di veicolo: è più volte accaduto che a commettere l’infrazione fosse stato un conducente alla guida di una moto, ma che il sollecito venisse inviato al detentore di un’auto con lo stesso numero di targa».

Ciò detto, le autorità cantonali non intendono certamente sostenere comportamenti impropri: «I pedaggi e i parcheggi dovuti vanno pagati, dal momento che si è usufruito del servizio messo a disposizione dalle società italiane», conclude Arrigoni.

Da www.tio.ch

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia (femminili e maschili) in formazione

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia (femminili e maschili) in formazione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha pubblicato oggi, lunedì 13 gennaio 2025, sul Foglio Ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di Agenti di custodia in formazione. Le candidate e i candidati scelti seguiranno, per un periodo di 8 mesi a tempo pieno, indicativamente nel corso dell’autunno 2025, l’apposita Scuola. Dopo il superamento degli esami entreranno a far parte del Corpo degli Agenti di custodia in forza presso le Strutture carcerarie cantonali, con possibilità di essere impiegati anche a tempo parziale. Il concorso rimarrà aperto sino al 28 febbraio.

Il concorso rappresenta un’importante occasione sia per coloro che sono all’inizio della loro carriera professionale sia per chi ha già maturato una certa esperienza di vita e che desidera inserirsi in un ambito dinamico e ricco di sfide, contribuendo attivamente alla sicurezza e alla gestione delle istituzioni penitenziarie del nostro Cantone, così come al comportamento sociale delle persone detenute. In questo senso, rispetto al passato, i requisiti sono stati adeguati, aumentando l’età massima. Sono infatti ammesse al concorso candidate e candidati che hanno dai 21 ai 48 anni. Inoltre, da quest’anno, per favorire la conciliabilità lavoro e famiglia sarà possibile, dopo aver frequentato la Scuola a tempo pieno e superato gli esami, anche un’assunzione a tempo parziale. Queste novità rendono la professione sempre più attrattiva e adeguata alle necessità e alle esigenze del personale.  

Il ruolo di Agente di custodia è cambiato nel tempo ed è oggi caratterizzato da una varietà e molteplicità di compiti e responsabilità legati alla sicurezza, alla gestione operativa e al supporto umano maggiori rispetto ad un tempo. La sicurezza, pur rimanendo un aspetto centrale, non si limita più al controllo fisico delle strutture. Le agenti e gli agenti devono infatti monitorare e intervenire su sistemi tecnologici avanzati, come telecamere di sorveglianza, sistemi di accesso controllato e strumenti per la gestione dei flussi di persone, oltre a interagire quotidianamente con le persone detenute. Ciò richiede capacità di instaurare relazioni professionali basate sul rispetto, senza discriminazioni e con una predisposizione a sostenere le persone detenute nella gestione della loro routine, promuovendo un clima sereno e costruttivo, nel giusto equilibrio tra il rispetto delle regole e l’ascolto delle necessità individuali.  

Le agenti e gli agenti rivestono dunque un ruolo fondamentale nel processo di rieducazione e reinserimento delle persone detenute, agendo attraverso l’incoraggiamento di comportamenti socialmente responsabili e nel loro supporto ai percorsi educativi o lavorativi intrapresi durante la detenzione.   Per poter assolvere al meglio la funzione è prevista, dopo la formazione iniziale a tempo pieno, un ampio programma di formazione continua offerta sia a livello cantonale che nazionale, che sfocia nel conseguimento di un Attestato Federale, in grado di garantire un solido bagaglio di conoscenze e una preparazione sempre aggiornata, elementi fondamentali per affrontare una professione impegnativa e gratificante.  

Per conoscere meglio la professione, il percorso formativo e le modalità di partecipazione al concorso, è prevista una serata informativa mercoledì 22 gennaio alle ore 20.00 presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera. L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube Repubblica e Cantone Ticino.  

Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi. Il termine per l’inoltro delle candidature è fissato al 28 febbraio 2025.

Claudio Canonica: artista, scultore, arciere, imprenditore, oste, filosofo

Claudio Canonica: artista, scultore, arciere, imprenditore, oste, filosofo

In ricordo dell’amico fraterno Claudio Canonica (5 novembre 1952 – 8 gennaio 2025), artista, scultore, arciere, imprenditore, oste, filosofo.
Claudio era una persona speciale che portava avanti con fermezza le proprie idee e il desiderio di voler fare con precisione tutto quanto intraprendeva, senza fermarsi di fronte a nessun ostacolo ed è stato una figura importante e di riferimento per il mendrisiotto.
Dopo una carriera bancaria ha intrapreso la strada dell’imprenditoria nel ramo della ristorazione, approfondendo la propria passione per l’arte e dedicando molto tempo alla sua passione per il tiro con l’arco, compiendo molti viaggi in giro per il mondo, specialmente in Canada e in Mongolia.
È stato anche attivo politicamente, Consigliere comunale di Mendrisio nei ranghi della Lega dei Ticinesi.
Ho incontrato e conosciuto Claudio Canonica negli anni Ottanta, iniziando da subito una proficua collaborazione in vari ambiti, sia culturali che imprenditoriali, non solo nel Canton Ticino ma anche in Brasile e negli Stati Uniti d’America.
Nel corso degli anni Claudio ha aperto con il fratello Cristiano la famosa e frequentatissima gelateria Monopoli di Balerna, meta di “golosi” che giungevano persino da Milano per assaporare i prelibati gelati.
Quindi ha gestito, sempre con il fratello Cristiano, la mitica Osteria Centrale di Balerna, allestendo gli spazi con oggetti originali di Nativi americani e di Inuit, dei quali era un grande conoscitore e collezionista, creando anche una “Sala dello sciamano” dove, oltre agli artisti locali (Raggenbas, Figini, Selmoni, e altri), sono transitati illustri personaggi della cultura internazionale, tra questi si citano il vate russo Evegenij Evtuschenko, il direttore dell’Oglethorpe University Museum di Atlanta, Nick Lloyd, il pittore azero Tahir Salakov, vicepresidente dell’Accademia Russa di Belle Arti, la coppia di artisti francesi Anne e Patrick Poirier, che hanno lasciato delle loro testimonianze anche al Museo Hermann Hesse di Montagnola di cui Claudio è stato attivo collaboratore sin dagli esordi.
Attorno al tavolo dello sciamano dell’Osteria Centrale di Balerna si sono seduti anche Giovanni Agnelli con il papà Umberto, i quali si ritrovavano spesso a pranzare con il famoso mercante d’arte Massimo Martino.
Quando si è trasferito al Grotto del Giùvan di Salorino, Claudio ha continuato a presenziare con la sua imponente figura, accogliendo con la sua simpatia e la sua schiettezza gli avventori locali, ma anche, continuando la “tradizione” dell’Osteria Centrale, molti personaggi della cultura sia locale che internazionale. Fra questi si citano in particolare quelli che hanno lasciato un impronta significativa continuata nel tempo: l’antiquario Cristiano Crespi, esperto di arte romanica, il prof. Silvano Vinceti, ricercatore e scrittore, Pascal Cotte, esperto di fotografia multi spettrale, il solo che ha potuto studiare in modo completo il dipinto “Monna Lisa” (La Gioconda) di Leonardo da Vinci esposta al Louvre, pubblicando nel 2018 un articolo che ha cambiato profondamente la storia della Gioconda e della sua creazione con la scoperta dei disegni preparatori.
L’artista-arciere Claudio Canonica è stato anche un generoso sponsor di manifestazioni ed eventi culturali, tra l’altro finanziatore e membro del primo comitato di fondazione del Museo Hermann Hesse di Montagnola, costituito il 2 aprile 1997, contribuendo in modo significativo alla sua promozione e partecipando all’allestimento degli spazi espositivi nella Torre Camuzzi con la direzione di Heiner Hesse (secondogenito di Hermann Hesse).
Dopo l’apertura ufficiale del museo di Montagnola il 2 luglio 1997, si era occupato della gestione del personale e delle relazioni internazionali, partecipando attivamente anche alle mostre di acquerelli di Hermann Hesse a New York e Atlanta. Successivamente ha fatto parte anche del comitato di gestione del museo, diretto da Rita Olgiati fino al 2000, quando il “Gioiellino della Collina d’Oro” (così aveva definito il museo l’allora sindaco di Gentilino, Spartaco Arigoni) è stato ceduto alla Fondazione Hermann Hesse di Montagnola che lo gestisce tutt’ora.
Nel 2007 Claudio è entrato quindi a far parte del comitato dell’Archivio storico del Museo Hermann Hesse di Montagnola e qualche mese fa aveva redatto il testo “La città di Ravenna dona al Museo Hermann Hesse di Montagnola un mosaico dell’artista Alessandra Caprara, 1997”, pubblicato nella serie di leporello editi dall’archivio nella collana “Ricordi” diretta da Patrizia Gioia, con altri testi da lui già redatti che saranno pubblicati in forma postuma.
Anche altri progetti che avevamo pianificato assieme, alcuni già in fase di realizzazione, saranno portati a termine in forma postuma. Fra queste attività, una mostra con sue opere curata dal sottoscritto e Yanik M. Marcolli, che sarà presentata, con la collaborazione della compagna Angela e del fratello Cristiano, nella galleria d’arte Cornabò di Balerna da lui allestita.
Caro Claudio, amico fraterno e compagno di tante avventure, non ti dimenticheremo e continueremo a ricordarti, non solo nei nostri pensieri, ma anche con le pubblicazioni che avevamo programmato sia per l’Archivio storico del Museo Hermann Hesse di Montagnola, sia per la Galleria Cornabò di Balerna.
Jean Olaniszyn, fondatore del Museo Hermann Hesse di Montagnola

Immagine: Claudio Canonica a Key West, Florida, 1998 (Fotografia di Jean Olaniszyn)

https://lanostrastoria.ch/entries/aVMXW0Van83

 

Più strette le maglie attorno ai furbetti del fallimento

Più strette le maglie attorno ai furbetti del fallimento

Da una settimana sono entrate in vigore le norme che rafforzano la vigilanza sul Registro di commercio
È ora possibile tutelare meglio i crediti pubblici come imposte e oneri sociali e denunciare penalmente gli amministratori fraudolenti.

Il fallimento, in un’economia basata sulla libertà d’impresa e di mercato, è un evento possibile. Anzi, spesso è evocato per razionalizzare un settore o portare maggiore efficienza all’intero sistema. Un prodotto sbagliato, servizi non più attuali possono portare alla chiusura dell’azienda con conseguenze economiche e anche sociali pesanti. Siamo però in una situazione di buona fede. Ci sono anche i fallimenti fraudolenti che pesano sull’intera collettività. La tecnica, o meglio il modus operandi visto che spesso si tratta di un comportamento doloso, prevede la costituzione di una società a garanzia limitata. Quest’ultima incomincia ad accumulare debiti nei confronti dell’ente pubblico (imposte alla fonte, IVA e oneri sociali). Gli amministratori fanno attenzione però a non rimanere troppo scoperti nei confronti dei fornitori anche se – soprattutto nell’edilizia – sono gli artigiani a rimetterci. In prossimità del fallimento addirittura non pagano gli stipendi ai dipendenti sapendo che la cassa disoccupazione interviene con le indennità di insolvenza. Poco tempo dopo sono di nuovo sul mercato con una nuova società, lasciando dietro di loro una montagna di debiti praticamente inesigibili a carico della collettività. E il giro ricomincia. O meglio, ricominciava, visto che da una settimana (dal 1. gennaio) sono entrate in vigore delle modifiche alla Legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (LEF) che mirano proprio a limitare il fenomeno delle bancarotte seriali dove spesso tra gli amministratori figurano più o meno gli stessi nomi.

Le norme sono state approvate dal Parlamento federale nel marzo del 2022 nell’ambito della Legge federale sulla lotta contro l’abuso del fallimento con l’intenzione del governo di metterle in vigore già nel gennaio del 2024. Proposito rinviato di un anno per permettere alle autorità cantonali che vigilano sul fallimento (il Ticino era tra i Cantoni che hanno chiesto la proroga, ndr) di dotarsi del personale e delle competenze necessarie. Per rimanere al Ticino, all’inizio di dicembre scorso è stata presentata un’interrogazione parlamentare firmata dai grancosiglieri Claudio Isabella, Maurizio Agustoni ed Evaristo Roncelli. I primi due rappresentanti de Il Centro, il terzo del movimento Avanti con Ticino & Lavoro. I tre deputati chiedono al Consiglio di Stato come intende far fronte all’aumento del carico di lavoro e se sono previste ulteriori assunzioni o trasferimenti interni di personale. Le modifiche della LEF comporteranno anche degli aggravi finanziari a carico delle casse cantonali.

Cosa è cambiato
Tra le novità della LEF ve n’è una richiesta a gran voce da molti anni da parte di chi opera al fronte ed è quella di facilitare la segnalazione al Ministero pubblico dei fallimenti abusivi e punibili per bancarotta fraudolenta. Ora questa proposta che era informale prima è diventata obbligatoria dal primo gennaio. Questo comporterà un’adeguata formazione del personale dell’Ufficio del registro di commercio e in generale di tutte le autorità fallimentari che saranno tenute a denunciare al Ministero pubblico i reati in materia di fallimento da loro constatati. Un aumento degli incarti penali per questa fattispecie di reati presso l’autorità penale è quindi da mettere in linea di conto. La legge federale sulla lotta contro l’abuso del fallimento, inoltre, ha comportato la modifica di diversi atti normativi, segnatamente del Codice delle obbligazioni, della LEF, del Codice penale e della Legge federale sull’imposta federale diretta. Tra le novità rilevanti c’è anche quella che riguarda i cosiddetti crediti di diritto pubblico (fiscali) e quelli dovuti a enti pubblici (AVS/AI/IPG, assegni familiari e assicurazione contro la disoccupazione). La procedura in questo caso non seguirà più la via del pignoramento, ma si procederà (art. 39 LEF) con l’esecuzione in via di fallimento più breve. Inoltre, le interdizioni di esercitare un’attività iscritte nel casellario giudiziale saranno in futuro comunicate all’autorità federale di vigilanza sul registro di commercio, al Dipartimento federale di giustizia e polizia e infine all’Ufficio federale del registro di commercio.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 gennaio 2025 del Corriere del Ticino

 
“Tpc, stiamo lavorando assieme al Tribunale d’appello”

“Tpc, stiamo lavorando assieme al Tribunale d’appello”

Dimissioni Ermani, il direttore del Dipartimento istituzioni sul futuro immediato e i prossimi passi.
E punge: ‘Il termine caos è stato un po’ abusato.

«Per prima cosa, davanti a una questione di salute, voglio esprimere la mia vicinanza personale a Mauro Ermani. Al di là di tutto, lo stress generato influisce sempre negativamente sullo stato di salute di una persona». È questo il primo pensiero che il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, raggiunto da ‘laRegione’ per un commento sulla notizia delle dimissioni del giudice e presidente del Tribunale penale cantonale Ermani arrivata stamattina, dedica alla vicenda.

In attesa dell’esito dei ricorsi qualcosa si muove
E, interpellato sui prossimi passi, sottolinea come «essendo dimissioni immediate sarà competenza del Gran Consiglio avviare subito la procedura di nomina del nuovo giudice». Diverso è il discorso delle altre due “vacanze”, quelle di Francesca Verda Chiocchetti e Siro Quadri destituiti dal Consiglio della magistratura pochi giorni prima di Natale.
«Siamo in attesa sia della decisione sui ricorsi per l’effetto sospensivo riguardo le posizioni di Quadri e Verda Chiocchetti, sia da, parte del Tribunale d’appello, del nome della persona che possa supplire a queste due vacanze. Il tutto deve essere fatto in maniera coordinata, ritenuto però – insiste Gobbi – che in questo periodo il Tpc ha funzionato grazie al buon impegno di tutti e, mi sento di dire, anche grazie all’organizzazione messa in atto da Ermani».
Passando a quanto si potrebbe prospettare per le misure organizzative, il direttore del Di inizialmente si concentra sui giudici ordinari rimasti in carica – Marco Villa e Amos Pagnamenta –, che «prima di tutto dovranno occuparsi dei detenuti. Chi è in detenzione preventiva o anticipo di espiazione ha priorità elevata rispetto a chi è a piede libero e in attesa di giudizio».

Competenze in più
Non solo, però. Perché Gobbi, guardando al futuro immediato, riferisce anche che «il Tribunale d’appello può valutare altri tipi di misure organizzative, aumentando magari l’impegno dei giudici supplenti ma rafforzando il loro apporto all’interno delle corti. Di solito è quello di giudice a latere, ma si sta immaginando di incaricarli anche di svolgere il ruolo di giudice relatore».

“Le istituzioni siano sempre messe al primo posto”
Insomma, questa vicenda continua ad avere colpi di scena e a protrarsi. Ma su un punto Gobbi è fermo: «C‘è bisogno di serenità, e nessuno lo discute, ma mi permetto di dire che il termine ‘caos’ è stato un po’ abusato, perché il tribunale, ripeto, ha funzionato bene grazie al buon senso e allo spirito del dovere di ognuno». Quel che non funzionava tra i cinque giudici «erano i rapporti interpersonali, e bisognerà lavorare su questo aspetto. Quando si entra in un’organizzazione il proprio ego deve passare in secondo piano rispetto al ruolo e alla funzione istituzionale che si ricopre. Le istituzioni vengono prima di qualsiasi questione interpersonale, oggi più che mai».

Da www.laregione.ch

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Dimissioni Ermani, Gobbi: “Con due giudici su cinque serve organizzazione”

Con le dimissioni di Mauro Ermani per problemi di salute, il TPC si trova con il 40% dell’effettivo.
Norman Gobbi, direttore del DI, sulla carenza di personale: “Siamo in contatto con il Tribunale d’appello e il Consiglio della Magistratura”.

Il Tribunale penale cantonale (TPC) è sempre più scarno. Con le dimissioni del presidente Mauro Ermani, che ha annunciato oggi di lasciare per motivi di salute, gli unici due giudici rimasti sono Marco Villa e Amos Pagnamenta. Gli altri due giudici, Siro Quadri e Verda Chiocchetti, sono in attesa di una decisione sul ricorso inoltrato contro la loro destituzione, decisa dal Consiglio della Magistratura, a seguito del caso divenuto noto come “Caos TPC”, in cui è coinvolto lo stesso Ermani. I termini di disdetta per un giudice d’appello, ricordiamo, sono sei mesi. Ma viste le sue condizioni di salute, Ermani ha chiesto di poter lasciare il più presto possibile il suo ruolo. Ora toccherà all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio indire un concorso. Le dimissioni di Ermani potrebbero inoltre accelerare le procedure per la nomina di un procuratore straordinario, già avviate vista la destituzione di Quadri e Verda Chiocchetti. Non si dovrebbe dunque attendere una decisione della commissione di ricorso sulla Magistratura sull’effetto sospensivo vista la mancanza di tre quinti del tribunale. Di fronte a questa situazione, serve organizzazione, specifica Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ai microfoni di Ticinonews. “Va prima di tutto espressa vicinanza. Quando si parla di salute al centro c’è la persona e auguro a Mauro Ermani di riprendersi”, puntualizza Gobbi. “In questo momento il tribunale ha solo due giudici ordinari operativi. Questo richiede organizzazione. Va data priorità a coloro che sono in attesa di giudizio e in privazione di libertà (sia preventiva o in espiazione anticipata) rispetto a chi è in attesa di giudizio, ma a piede libero”.

La giustizia è un potere separato. In questi casi straordinari le regole di gestione della giustizia rallentano il tempo necessario per coprire il buco?

“Queste dimissioni devono essere affrontate dal Gran Consiglio con la pubblicazione di un concorso per la nomina di un nuovo giudice. Ci sono i giudici destituiti per cui dobbiamo attendere la decisione della Commissione di ricorso sulla magistratura sull’effetto sospensivo. Una volta deciso, vedremo se dovremo nominare un giudice supplente. Al contempo il tribunale d’appello sta trovando degli accorgimenti per migliorare l’apporto che i giudici supplenti danno ai giudici ordinari nel funzionamento del TPC.  

Avete già potuto parlare con i vertici del tribunale d’appello?
“Ci siamo confrontati durante il periodo natalizio nell’ottica di pianificare le varie supplenze. Questa nuova necessità sorta oggi dovrà essere affrontata. La nomina del nuovo giudice è di competenza del Gran Consiglio. Valuteremo con il Consiglio della Magistratura e con il Tribunale d’appello se sarà necessario avere un giudice supplente in più”.

“Comunque vada andrà a finire male” aveva detto. Pensa che il Ticino porterà avanti il suo sistema giudiziario penale?
“Si è parlato spesso e soprattutto fuori luogo di “caos” al tribunale penale cantonale, che ha continuato a funzionare e anche bene. I processi agendati si sono svolti e sono state emesse delle sentenze. Quando si viene nominati o eletti all’interno di un collegio (sia legislativo, che esecutivo o giudiziario), per il buon funzionamento dobbiamo mettere il nostro ego in secondo piano rispetto al buon funzionamento di queste istituzioni, che non sono fine a sé stesse, ma un servizio alla cittadinanza”.
 
 
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In tribunale “una situazione d’emergenza”
Le prime reazioni alle dimissioni di Mauro Ermani – Stefani: “Approfondimenti in corso per trovare persone disponibili a subentrare”

Al Tribunale penale cantonale sono attualmente operativi due giudici su cinque. È la situazione a cui si è giunti con la destituzione, lo scorso dicembre, dei giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti e, oggi (martedì), con le dimissioni di Mauro Ermani.

Si tratta di “una totale emergenza”, secondo Damiano Stefani, presidente del Consiglio della magistratura, interpellato dal Radiogiornale della RSI. “Ma continueremo ad affrontarla – assicura – come abbiamo iniziato a fare prima di Natale, al momento in cui è stata decisa la destituzione dei due colleghi: stiamo effettuando degli approfondimenti con l’obiettivo di trovare delle persone disponibili a subentrare, almeno temporaneamente, in modo da compensare i vuoti lasciati”.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle istituzioni, si dice nel frattempo convinto “che, proprio grazie al loro senso del dovere e di rispetto istituzionale, i due giudici che restano in carica, quindi Amos Pagnamenta e Marco Villa, saranno in grado di far funzionare questo tribunale”.
Si tratta innanzitutto di gestire i detenuti, come spiega ai microfoni della RSI: “Nell’ambito della pianificazione dei processi è prioritario tenere conto del fatto che ci sono persone in detenzione e che devono quindi essere giudicate prioritariamente rispetto a coloro che sono a piede libero”. E non mancano poi altre misure di carattere organizzativo.

Le dimissioni di Ermani: “Prima di tutto rispetto, ma anche vicinanza”
Il presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani ha rassegnato le dimissioni da giudice di appello per motivi di salute, come reso noto martedì dal suo patrocinatore, l’avvocato Luigi Mattei. Una lettera che sorprende Stefani, che però sottolinea: “Di fronte a problemi di salute, la cosa migliore è sempre restare in rispettoso silenzio, perché sono cose serie”.
Così anche Gobbi. “Va espresso prima di tutto rispetto, ma anche vicinanza, perché evidentemente la salute è prioritaria rispetto alle discussioni pubbliche avvenute in questo periodo”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/In-tribunale-%E2%80%9Cuna-situazione-d%E2%80%99emergenza%E2%80%9D–2482462.html

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Giustizia
Gobbi sulle dimissioni di Ermani: «L’operatività del TPC è garantita, ora bisogna guardare avanti»
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni commenta la situazione al TPC, privato di un altro giudice: «La priorità va data a chi è in detenzione preventiva o in espiazione anticipata della pena»
 
«Davanti a motivi di salute bisogna avere rispetto. Esprimo la mia vicinanza personale a Mauro Ermani». È questo il primo pensiero di Norman Gobbi di fronte alle dimissioni del giudice e presidente del TPC. Al di là della decisione, resta però la questione di fondo: al momento, il Tribunale può contare soltanto su due giudici ordinari su cinque. «Mi permetto di osservare che, nonostante le discussioni pubbliche che ci sono state, il TPC ha continuato a operare bene in questi mesi», premette il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «E questo grazie ai professionisti che lavorano al suo interno e all’organizzazione messa in atto da Ermani. Il fatto di avere solo due giudici ordinari (Marco Villa e Amos Pagnamenta, ndr) mette priorità ai detenuti: nell’ambito dell’agenda dei vari processi, la precedenza ora va data a chi è in detenzione preventiva o in espiazione anticipata della pena in attesa di giudizio». Gli altri processi che riguardano imputati a piede libero verranno agendati in seconda battuta. Intanto, spiega ancora Gobbi, il Tribunale d’appello «sta cercando altre soluzioni di carattere organizzativo proprio per sostenere il lavoro del Tribunale, ad esempio aumentando l’impiego dei giudici supplenti anche con funzioni operative, magari in qualità di giudici relatori. Attendiamo altresì l’esito della decisione sull’effetto sospensivo dei due ricorsi (presentati dai giudici Francesca Verda Chiocchetti e Siro Quadri, ndr) per poi nominare un giudice supplente». A questo proposito, la figura è già stata individuata ma si attende – come visto – la conclusione dell’iter sull’eventuale effetto sospensivo dei ricorsi. La decisone è comunque attesa a breve.
Al netto delle dimissioni di Ermani e della destituzione di Verda Chiocchetti e Quadri, il TPC ora deve guardare avanti. «Quando si viene eletti all’interno di collegi legislativi, esecutivi o giudiziari è necessario mettere il proprio ego in secondo piano rispetto al ruolo istituzionale che si ricopre», rilancia Gobbi in riferimento ai difficili rapporti personali emersi negli scorsi mesi all’interno del TPC. «Questa vicenda dovrà quindi servire a rafforzare ulteriormente il messaggio. Detto ciò, devo dire che il termine ‘caos’ è stato un po’ abusato: il Tribunale ha continuato a funzionare bene. Le difficoltà nelle relazioni interpersonali hanno sì fatto clamore, ma l’operatività è sempre stata garantita grazie al senso del dovere e alla professionalità di ognuno».
Stefan Blättler, “Primato di procedimenti sul territorio”

Stefan Blättler, “Primato di procedimenti sul territorio”

Il Ministero pubblico della Confederazione è attualmente impegnato in 120 procedure in questo ambito, raddoppio del numero di casi rispetto al 2022.

Il numero di procedimenti legati al terrorismo trattati dalla giustizia elvetica ha raggiunto un massimo storico, afferma il procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler. La Svizzera deve prepararsi a un aumento delle attività terroristiche, avverte. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) è attualmente impegnato in 120 procedure in questo ambito, ciò che corrisponde a un raddoppio del numero di casi rispetto al 2022, indica Blättler in un’intervista pubblicata oggi dai settimanali SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche. I casi riguardano la propaganda terroristica su internet, denaro versato dalla Svizzera a organizzazioni terroristiche e persone che partono per la jihad.”C’è il rischio che queste persone un giorno pianifichino loro stesse degli attacchi se non vengono fermate dalle indagini”, dice il capo della procura federale ai due domenicali. I recenti interventi dell’MPC hanno permesso di prevenirne.

Individui radicalizzati isolati
Sebbene in Svizzera non si siano verificati casi della portata di quelli perpetrati in Germania – come recentemente a Magdeburgo (Sassonia-Anhalt) – o in Francia, Blättler ricorda i tre “attacchi terroristici” di Morges (VD), Lugano e Zurigo. Questi sono stati il risultato di individui isolati che si sono radicalizzati attraverso internet o un predicatore in una moschea. Ma “è proprio perché si tratta di autori isolati che è difficile identificarli”, spiega il responsabile dell’MPC. “L’attacco di Magdeburgo sottolinea la necessità di essere vigilanti”.

Evitare le situazioni belga e svedese
Quanto ad altre minacce concrete per la Svizzera, Blättler cita bande di criminalità organizzata. “Dobbiamo fare in modo che non si verifichino condizioni come quelle delle periferie in Belgio o Svezia, dove le manifestazioni della criminalità organizzata sono ormai chiaramente visibili, con sparatorie, decine di morti e racket”, spiega. Non possiamo permetterci di avere bande rivali che combattono su suolo pubblico. Sul fronte della lotta alla criminalità economica, il procuratore generale ritiene che la Confederazione stia facendo abbastanza per agire contro le aziende colpevoli e i loro dirigenti in caso di abusi. “Non è vero che la Svizzera non fa abbastanza per combattere la criminalità economica”.

Mancanza di personale al MPC
Tenuto conto dell’aumento dei procedimenti, “l’MPC ha raggiunto i suoi limiti in termini di personale”. La carenza è particolarmente evidente nella polizia giudiziaria federale. Di fronte a questa situazione “tesa” sul fronte delle risorse umane, l’MPC ha dovuto temporaneamente accantonare alcuni dossier che riguardavano “casi isolati di sospetta criminalità organizzata e di criminalità informatica”.

 
(Foto: Ministero pubblico della Confederazione)