Bilanci e insegnamenti per gestire le emergenze

Bilanci e insegnamenti per gestire le emergenze

Finita la fase dell’emergenza vera e propria, autorità cantonali e Stato maggiore regionale di condotta stilano un resoconto dell’attività svolta

Presentare, a due mesi e mezzo da quella tragica notte del 30 giugno, il lavoro svolto sul terreno a seguito degli eventi catastrofici e fornire, oltre al bilancio, anche indicazioni su ciò che resta da fare nell’immediato e nel futuro prossimo per aiutare l’alta Vallemaggia e la sua popolazione a superare questo difficile momento. Era l’obiettivo della conferenza stampa indetta ieri dal Dipartimento delle istituzioni, congiuntamente allo Stato Maggiore regionale di condotta (Smrc) nella sede della Cecal di Bellinzona (Centrale comune d’allarme). «La tragica alluvione del 30 giugno scorso – ha ricordato in entrata Christian Vitta, presidente del Governo ticinese – ci deve rendere attenti su quanto esposta sia ai pericoli naturali la vita nelle regioni dell’arco alpino. Le prime immagini devastanti di quella tragedia hanno mostrato tutta la forza che si è scatenata in poche ore su quelle valli; ma ci ha mostrato pure quanta solidarietà la comunità ticinese è stata in grado di offrire e di quanta resilienza i valmaggesi hanno dato prova. Le autorità cantonali e locali, i volontari, l’esercito hanno attivato tutti i dispositivi necessari per affrontare l’emergenza. Questa tragica esperienza ci permette di trarre i dovuti insegnamenti e di migliorare. Oggi in Vallemaggia termina l’impiego dell’esercito e anche lo Smrc passa il testimone. La fine della gestione della crisi non significa comunque che il lavoro, lassù, è terminato» – ha sottolineato Vitta, il quale ha concluso osservando che il Consiglio di Stato è in attesa di conoscere l’ammontare dell’ulteriore impegno finanziario della Confederazione a favore delle zone colpite dal maltempo (l’importo proposto dal Consiglio federale si aggira sui 56 milioni e andrà diviso con Vallese, Vaud, Berna e Grigioni). Al riguardo segnaliamo che proprio nelle scorse ore il consigliere nazionale Lorenzo Quadri, in un’interpellanza al Consiglio federale, ha chiesto di aumentare in modo sostanzioso gli aiuti ai Cantoni colpiti dal maltempo, cominciando con l’azzerare l’ultimo contributo di 100 milioni di franchi per l’Ucraina, dando così prova di “credibilità ed affidabilità” alle popolazioni toccate dalle alluvioni.

L’esercito lascia la Valle
Dopo aver chiesto un minuto di raccoglimento alla memoria delle vittime del nubifragio, Vitta ha passato la parola a Norman Gobbi, alla guida del Dipartimento istituzioni. Questi ha ripercorso brevemente i primi, concitati, momenti dall’allarme e si è in seguito soffermato sul ruolo della Polizia cantonale, della Sezione del militare e della protezione della popolazione nel contesto dello Smrc. «Il Dipartimento, in casi di crisi, svolge anche il ruolo di interlocutore tra i Comuni e la Confederazione. Come Governo abbiamo subito richiesto l’intervento dell’esercito. L’esperienza fatta in questi 80 giorni ci ha fornito alcuni insegnamenti per il futuro. Sarà innanzitutto necessario costituire dei punti raccolta d’urgenza per la popolazione; andranno assolutamente garantite le comunicazioni in caso di panne elettrica o assenza di rete tramite la strategia multicanale dell’Ufpp (tra cui il Cell Broadcast) in modo da poter informare le persone in attesa dei soccorsi. Infine ancorare alle basi legali di riferimento la costituzione di commissioni indipendenti per la gestione delle donazioni».
Sul lavoro svolto dall’esercito si è espresso il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3. L’alto ufficiale ha dapprima ricordato che le forze armate hanno dovuto praticamente affrontare tre emergenze in simultanea (Vallemaggia, Vallese e Grigioni) e questo ha reso necessario valutare e pianificare con attenzione dove allocare mezzi e uomini. Quanto ai risultati tangibili dell’impegno degli uomini in grigioverde, ha ricordato come la strada consortile della Bavona sia stata liberata dai detriti dalla truppa. Interventi di bonifica, sgombero materiale e ripristino dell’acquedotto di Cevio hanno poi caratterizzato la seconda fase del lavoro in appoggio alle attività dei civili. L’esercito, ha spiegato il Divisionario, ha pure dato il suo fattivo contributo alla ricerca, tramite un apposito drone, della persona ancora dispersa. Purtroppo a oggi non è stato possibile localizzarla, ma non si esclude che ci sia un ulteriore tentativo.
Antonio Ciocco, capo dello Smrc e ufficiale della polcantonale, ha invece ripercorso le tragiche ore successive alla tragedia; il mattino del 30 giugno un vasto dispositivo di primo intervento (tra pompieri, polizia e soccorritori, Rega e servizi ambulanze) è stato messo in campo per aiutare l’alta Vallemaggia, isolata per la caduta del ponte di Visletto.
Ha poi invitato ciclisti, escursionisti e curiosi a non recarsi nelle aree interessate dai cantieri per non creare disturbo. A nome della Protezione civile di Locarno (PCi) e Vallemaggia è in seguito intervenuto il comandante, Patrik Arnold, che ha riassunto l’operato dei suoi militi e di quelli forniti dalle altre Regioni di protezione civile del cantone. Uomini armati di mezzi da cantiere ma non solo; la Protezione civile ha infatti dovuto occuparsi dell’accoglienza degli sfollati, fornire assistenza all’Ospedale-Casa anziani di Cevio, garantire la sussistenza e i generi di prima necessità nei luoghi isolati dalle frane. Senza dimenticare la gestione delle centinaia di volontari che da tutto il Ticino hanno dato la loro disponibilità.

La Protezione civile subentra allo Smrc
Conclusa la fase di emergenza, sarà ora compito della PCi continuare a coordinare gli enti coinvolti come Smrc, gestendo le richieste di ripristino da parte di enti pubblici e agricoltori (come i sentieri alpini, la pulizia dei pascoli e dei terreni dai detriti) e prendersi cura della verifica e catalogazione dei beni culturali presenti nelle due valli toccate dal nubifragio in collaborazione con le associazioni locali. Dell’impegno dello Smrc quale coordinatore di tutti gli enti coinvolti ha parlato Federico Chiesa, capoufficio presso la Sezione del militare e della protezione della popolazione («è importante, nella comunicazione, che tutti parlino la stessa lingua ed è altrettanto rilevante il contatto diretto, regolare, con i Comuni»). A chiudere la conferenza è stato il geologo cantonale Andrea Pedrazzini , in rappresentanza del Dipartimento del territorio. Tra gli insegnamenti da trarre da questa alluvione lampo, scatenatasi sul bacino imbrifero dell’alta Vallemaggia già segnato da abbondanti nevicate e precipitazioni primaverili, è emersa la necessità di un’attenta pianificazione e gestione dei rischi naturali. Il lavoro degli esperti è appena iniziato, sarà necessario identificare gli interventi urgenti da attuare (arginature, camere di contenimento), aggiornare il catasto delle aree di pericolo per le zone edificate toccate dal maltempo e ripristinare le infrastrutture distrutte (ponte di Visletto in primis). Oltre che predisporre dei piani di emergenza in caso di forti piogge. I lavori saranno seguiti e coordinati dal Gruppo tecnico istituito dal Governo, ha concluso Norman Gobbi.
Si apre dunque una nuova fase, il sistema deve prepararsi alle sfide future. Lo fa, forte di una maggiore consapevolezza dei rischi del territorio, con un sistema flessibile e integrato in grado di rispondere al meglio ai futuri eventi straordinari.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 settembre 2024 de La Regione

****

L’esercito lascia la Vallemaggia Si guarda avanti per ricostruire
Bilancio delle autorità sugli interventi in campo da fine giugno per il disastro tra Bavona e Lavizzara
Un gruppo di esperti dedicato al ripristino rimpiazzerà lo Stato maggiore di condotta regionale, il quale termina la missione

Da oggi, per l’Alta Vallemaggia, inizia un nuovo capitolo. Lo Stato maggiore di condotta regionale, che aveva il compito di coordinare i vari enti d’intervento dopo il potente nubifragio scatenatosi su Bavona e Lavizzara a fine giugno, arriva al termine della sua missione. Il ritiro coincide con quello dell’esercito, così come richiesto dal Cantone. Il gruppo, messo in piedi per l’emergenza e diretto dall’ufficiale della Polizia cantonale Antonio Ciocco, sarà rimpiazzato da altri esperti, ai quali sarà affidato il compito di guardare al futuro e pianificare gli interventi per la ricostruzione e il ripristino della regione. L’annuncio è stato dato ieri mattina a Bellinzona, un’occasione per fare il punto nella sala conferenze della Centrale comune di allarme. Il presidente del Governo, Christian Vitta, dopo una breve introduzione ha chiesto un minuto di silenzio come gesto di vicinanza alle famiglie delle persone scomparse nella tragedia: il bilancio, ad oggi, è di sette morti accertate e un disperso, che manca ancora all’appello.

«Reazione immediata»
«Abbiamo reagito subito, attivando tutti i dispositivi necessari per far fronte all’emergenza », ha sottolineato Vitta. « Dall’esperienza di questi eventi straordinari potremo trarre molti insegnamenti per migliorare. E la fine della gestione di crisi non significa che il lavoro sia terminato, anzi. Comuni, Cantone e Confederazione dovranno continuare a lavorare fianco a fianco per ricostruire e dare un futuro a queste regioni». Il consigliere di Stato ha poi ricordato la volontà della Confederazione di stanziare 56 milioni di franchi ai Cantoni colpiti dalle alluvioni di questa estate (Ticino, Grigioni, Vallese, Vaud e Berna).

«In arrivo regole e tecnologie»
«Attendiamo di vedere la documentazione per esprimerci sulla questione. In ogni caso, il percorso per la ricostruzione richiederà tempo», ha concluso il 52.enne. Norman Gobbi, vicepresidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha ripercorso le tappe dell’emergenza sin dalle prime ore: «In quei momenti era difficile capire cosa fosse successo. Vuoi per l’interruzione della strada, vuoi per l’interruzione delle comunicazioni. Ma già domenica eravamo a Locarno con i sindaci di Cevio e Lavizzara per manifestare la nostra vicinanza. Dobbiamo fungere da supporto dei Comuni e gestire le crisi locali, in qualità di Dipartimento delle istituzioni». Il 47.enne ha tracciato anche una riflessione per il domani, annunciando che la Confederazione imporrà la costituzione a livello locale, dal 2025, dei punti di raccolta d’urgenza, presidi comunali da utilizzare in caso di situazioni straordinarie in cui i metodi tradizionali di comunicazione sono impediti. «Inoltre, il Parlamento federale dovrà dibattere sulla strategia multicanale sollecitata dai Cantoni, una tecnologia in grado di inviare allarmi agli utenti di telefonia cellulare nelle vicinanze di un’area a rischio».

Dalla Base aerea di Locarno
Anche Maurizio Dattrino, capo della divisione territoriale 3, ha ricapitolato le attività frenetiche dei primi istanti: «Avevamo la fortuna, se si può dire così, che nei giorni dell’emergenza si stava tenendo un corso di formazione alla Base aerea di Locarno. Questo ha permesso di dirottare una serie di risorse sull’Alta Vallemaggia ». Il militare ha elencato anche le operazioni successive: «Abbiamo poi costruito il guado a sud del ponte di Visletto, poi il ponte provvisorio. La seconda fase, invece, è stata di appoggio ad attività civili con mezzi militari. Un gruppo di soldati ha trascorso quasi due mesi in Alta Vallemaggia per dare una mano».

«L’apprensione dei parenti»
E ancora: «Un secondo gruppo ha continuato i lavori a supporto del ripristino completo dell’acquedotto in zona Fontana. La settimana scorsa abbiamo effettuato l’ultimo tentativo con il comando Kamir (esperti normalmente impiegati nello sminamento, ndr) per trovare la persona ancora dispersa. Purtroppo i detriti metallici nel terreno non hanno permesso di ottenere l’esito sperato, dato che ci siamo concentrati sulla ricerca del veicolo ». Il 59.enne ha comunque evidenziato l’atmosfera di riconoscenza da parte della popolazione.
L’ufficiale della Polizia cantonale, Antonio Ciocco, ha poi sottolineato la reazione immediata della Protezione civile e dei vari enti, nella veste di capo dello Stato maggiore regionale di condotta. «Abbiamo integrato un sistema cartografico che ci ha permesso di ottenere grandi risultati». Il 59. enne si è detto colpito dall’atmosfera ai Ronchini di Aurigeno nelle fasi più critiche: «Si percepiva l’apprensione di parenti e amici che, dalla valle, aspettavano l’arrivo delle persone care in elicottero ».

Ridefinire i piani d’emergenza
La conferenza si è conclusa con le presentazioni del maggiore Patrik Arnold, comandante della Protezione civile Locarno e Vallemaggia, di Federico Chiesa, capo ufficio nella Sezione del militare e della protezione della popolazione, e di Andrea Pedrazzini, geologo cantonale, il quale ha evidenziato il lavoro per definire i nuovi piani d’emergenza alla luce della nuova realtà territoriale a seguito dell’evento catastrofico.

 

La reazione

«Un lavoro enorme, contenti che nessuno ci abbia dimenticati»
«Ora servono figure forti»

«Dopo il disastro di fine giugno è stato fatto un lavoro enorme, che da soli non saremmo stati in grado di sostenere», ha commentato al Corriere del Ticino la vicesindaca di Cevio, Romana Rontanzi, in prima fila alla conferenza di ieri a Bellinzona per il bilancio delle autorità sulle attività post-alluvione. «È stato interessante ripercorrere le varie tappe dal punto di vista degli enti d’intervento. E siamo soddisfatti perché nessuno ci ha dimenticati o, peggio ancora, abbandonati», ha ribadito la 67.enne. «Ognuno ha le sue capacità e noi vogliamo mettercela tutta per ricostruire. Da oggi inizia una nuova fase, ma non sappiamo tutto: abbiamo bisogno di competenze e di persone che ci aiutano. Figure forti che possano affiancare noi del Municipio».

Solidarietà e raccolta fondi
La nostra interlocutrice fa il punto sulle donazioni, in particolare sul fondo «Bavona e Lavizzara, ricostruiamo insieme»: «Abbiamo visto molta generosità da parte delle persone. Quel conto non l’abbiamo toccato. Un domani ci metteremo d’accordo e capiremo come gestirlo al meglio».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 settembre 2024 de La Regione

****

Alluvioni, lo stato dei lavori in Vallemaggia

Il presente richiede ancora tanto lavoro. Due sono i fronti principali ancora aperti: il Piano di Peccia e la Val Bavona, dove la strada è ancora chiusa al traffico e dove i proprietari dei rustici ancora non possono accedere alle loro abitazioni.
Punti di raccolta d’urgenza, comunicazioni via satellite e allerte meteo puntali. Quello che è successo in Vallemaggia deve servire da lezione. Il Governo ticinese si prepara ad affrontare situazioni straordinarie. Nel frattempo l’esercito e lo Stato Maggiore Regionale di Codotta lasciano la valle. Continuano però i lavori di ripristino con Protezione Civile e numerosi volontari. Lavori che dureranno anni.
La tragedia ha segnato il Ticino. Gli eventi straordinari richiederanno accorgimenti specifici e indispensabili. A partire dal 1 gennaio 2025 verranno anche costituiti punti di raccolta d’urgenza. Nel frattempo continua la ricerca dell’ottava vittima, ancora dispersa, così come la messa in sicurezza delle zone a rischio. La raccomandazione ora è quella di prestare la massima attenzione alle allerte di Meteo Svizzera, così a come quelle cantonali e comunali.
Accorgimenti da adottare in futuro, mentre il presente richiede ancora tanto lavoro. Due sono i fronti principali ancora aperti: il Piano di Peccia, e poi la Val Bavona, dove la strada è ancora chiusa al traffico e dove i proprietari dei rustici ancora non possono accedere alle loro abitazioni.
Le telecamere della RSI sono salite a Fontana, in Val Bavona, in corrispondenza della prima frana che ha portato a valle 300’000 metri cubi di materiale. Il passaggio dei mezzi di trasporto è assicurato; la ferita qui è ancora impressionante e per questo i lavori continuano con una certa urgenza prima dell’arrivo dell’inverno. Da martedì, però, dopo 80 giorni di lavoro, l’esercito, terminato il proprio ingaggio, lascerà il campo alle ditte private che saranno coordinate dal dipartimento del territorio, con l’ausilio della protezione civile (che ora lavora su più fronti). Sono 80 i militi dislocati in varie squadre tra Valle Bavona e PIano di Peccia, dove il lavoro si svolge in quota. Sul piano, invece, a San Carlo, sono già stati ripuliti dai detriti 35’000 metri quadri di terreno, ma ne rimangono ancora 200’000 (per dare un’idea); l’alveo dei torrenti non si presenta più nella sua forma originale, ma almeno è stato messo in sicurezza.
Un paesaggio in parte da ripensare, non tutti i terreni saranno recuperabili per l’agricoltura, come da ridefinire sarà la nuova mappa dei pericoli naturali, che dovrà stabilire quali insediamenti saranno ancora possibili e quali no. Ma per questo ci vorranno mesi, se non anni.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Alluvioni-lo-stato-dei-lavori-in-Vallemaggia–2254068.html

****

Conclusa la fase di emergenza in Alta Vallemaggia: il testimone passa ora al Cantone

Oggi è stato l’ultimo giorno di presenza sul posto dell’Esercito e domani verrà sciolto anche lo Stato Maggiore Regionale di Condotta.
Dattrino: “Per quanto riguarda l’impiego militare, il bilancio è positivo”
.

Sono passati ormai un’ottantina di giorni da quando sull’Alta Vallemaggia si è abbattuta quella che il geologo cantonale ha definito un’alluvione lampo. Giorni in cui si è lavorato ininterrottamente per far fronte all’emergenza che ha colpito la regione. A testimoniare che questa fase è giunta al termine, anche se i lavori continuano, la partenza da parte dell’Esercito che oggi ha concluso la sua attività. “Per quanto riguarda l’impiego dell’esercito, il bilancio è positivo, perché abbiamo potuto contribuire prima a ristabilire la mobilità in Alta Vallemaggia e poi alla bonifica dei terreni”, afferma ai microfoni di Ticinonews il comandante della divisione territoriale 3 Maurizio Dattrino. “Certo, non sono mancati momenti di tensione, anche perché creare un ponte di Visletto ‘ex novo’ con delle tempistiche e delle esigenze militari e civili, ha richiesto alcune riunioni per trovare una soluzione”.

Ciocco: “La ricerca degli scomparsi la parte emotivamente più impegnativa”
Sono stati 60 i soldati impiegati dall’esercito e 76 le ore di volo svolte dalle Forze aeree. Ma in quel territorio disastrato erano presenti anche innumerevoli enti di primo intervento; in campo sono stati infatti attivi 762 gli agenti di polizia, oltre un centinaio di pompieri, 56 soccorritori e oltre 500 militi della protezione civile. Un impiego di forze enorme, come sottolinea il capo dello Stato Maggiore Regionale di Condotta, Antonio Ciocco. “È stata un’estate caldissima se pensiamo allo sforzo profuso dagli agenti in generale”, spiega Ciocco. “Chi è stato impegnato in Vallemaggia ha dovuto fare un grande sacrificio, perché il lavoro è stato impegnativo”. La ricerca degli scomparsi “è stata sicuramente la parte più impegnativa a livello emotivo. In generale, ritengo che abbiamo fatto un buon lavoro, ma non siamo riusciti a compiere il miracolo. Ci manca purtroppo ancora l’appello una persona, che stiamo ancora cercando”.

Proseguono i lavori di ripristino
Per lo Stato Maggiore Regionale di Condotta, invece, sarà domani l’ultimo giorno di attività in Alta Vallemaggia. Partenze, insieme a quella dell’esercito, che non equivalgono alla fine dei lavori. La messa in sicurezza infatti è conclusa, ma i lavori di ripristino continuano. Inoltre, i Comuni hanno elaborato dei nuovi piani di emergenza. “Sono dei documenti che permettono al Comune, in caso di precipitazioni abbondanti, di verificare le zone e, se necessario, di predisporre degli interventi di evacuazione per proteggere la popolazione”, commenta il geologo cantonale Andrea Pedrazzini. “Ci sarà una stretta collaborazione con MeteoSvizzera e con il Dipartimento del territorio per quello che riguarda le previsioni e l’analisi della situazione”.

Momenti che non si possono dimenticare
Tanti gli insegnamenti tratti da questa tragica vicenda in cui, però, tra autorità e popolazione si sono intrecciati momenti che difficilmente verranno dimenticati. “Abbiamo capito tutti l’importanza di ciò che stavamo facendo, grazie anche alle innumerevoli testimonianze di ringraziamento e sostegno. È stato dunque un rapporto, spero, a lungo termine”, conclude Dattrino. Sul territorio il lavoro da fare è ancora molto e per questo, nonostante la fase emergenziale sia conclusa, l’impegno da parte del Cantone continua: da qui il passaggio di testimone al Gruppo tecnico istituito dal Governo.

Alta Vallemaggia: bilancio attività SMRC

Alta Vallemaggia: bilancio attività SMRC

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, congiuntamente allo Stato Maggiore Regionale di Condotta (SMRC) Vallemaggia, ha presentato questa mattina nella sede della Centrale comune d’allarme (CECAL) a Bellinzona un bilancio dell’attività e degli interventi messi in campo a seguito dell’emergenza causata dall’alluvione del 30 giugno scorso in Alta Vallemaggia. Oggi termina il prezioso lavoro dell’Esercito a sostegno della regione, mentre domani, 17 settembre, sarà anche l’ultimo giorno d’attività dello Stato Maggiore Regionale di Condotta: un’occasione per ringraziare tutti gli enti della protezione della popolazione e tutte le persone, volontari compresi, che si sono sinora spese per le comunità della Valle così duramente colpita. Finisce la fase emergenziale, ma proseguirà l’impegno del Cantone.

Il presidente del Governo, Christian Vitta, ha ricordato i primi momenti di quella notte di sabato su domenica 30 giugno, quando è scattato l’allarme e quando è entrato subito in azione – intuita la gravità della situazione – lo Stato Maggiore Regionale di Condotta, diretto dall’Ufficiale della Polizia cantonale, Antonio Ciocco. Vitta ha evidenziato la qualità dell’organizzazione e della preparazione dello SMRC: una struttura ben rodata che consente all’autorità un intervento immediato ed efficace a favore della popolazione nei casi di crisi. Il presidente del CdS ha ricordato l’importanza di poter avere anche in futuro zone periferiche vitali, rivolgendo poi un pensiero di vicinanza alle famiglie delle persone scomparse durante la tragedia.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi – oltre a sottolineare il ruolo della Polizia cantonale e della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) nel contesto dello Stato Maggiore di Condotta e il ruolo dei Comuni nella gestione delle crisi – ha proiettato le sue considerazioni verso il futuro. Ha annunciato che la Confederazione imporrà la costituzione a livello locale a partire dal 1. gennaio 2025 dei punti di raccolta d’urgenza, presidi comunali da utilizzare in caso di situazioni straordinarie in cui i metodi tradizionali di comunicazione sono impediti. Inoltre il Parlamento federale dovrà chinarsi a breve sulla strategia multicanale sollecitata dai Cantoni per il tramite dell’Ufficio federale della protezione della popolazione. Questo concetto prevede anche una tecnologia in grado di inviare allarmi agli utenti di telefonia cellulare che si trovano nelle immediate vicinanze di un’area a rischio. Il supporto dell’esercito nella situazione di crisi in Vallemaggia è stato fondamentale per molti interventi che altrimenti non si sarebbero potuti effettuare, soprattutto in tempi così brevi.

Il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della divisione territoriale 3, ha ripercorso le due fasi d’impiego dell’esercito, solleticate dall’autorità cantonale. L’impiego d’aiuto in caso di catastrofe con 55 militi nella prima fase è iniziato il 1. luglio e si è concluso il 28 luglio. Il servizio d’appoggio ha permesso in particolare l’istallazione del ponte provvisorio a Cevio, ma pure il ripristino di altre infrastrutture. Il Cantone, ha spiegato Dattrino, ha poi presentato ulteriori richieste di prestazioni e sono state svolte conformemente alle disposizioni dell’ordinanza sull’appoggio a favore di attività civili e di attività fuori dal servizio mediante mezzi militari. Quest’ordinanza permette, in determinate condizioni, di impiegare mezzi militari per questioni di importanza nazionale o di interesse pubblico. Di particolare rilievo l’attività a favore della ricerca delle persone scomparse, con il rammarico di non essere ancora riusciti a ritrovare la settima vittima.

L’ufficiale della Polizia cantonale Antonio Ciocco, capo dello SMRC nelle prime settimane, ha ripercorso l’evento, focalizzandosi su quanto svolto dagli enti di primo intervento con un cenno particolare sulle importanti attività di ricerca. Lo ha seguito il maggiore Patrik Arnold, comandante della Protezione civile Locarno e Vallemaggia, che ha ripreso la condotta dello SMRC nella fase di ripristino, il quale ha rappresentato le attività della PCi, sia durante la fase emergenziale sia in quella di ripristino. Federico Chiesa, capo ufficio presso la Sezione del militare e della protezione della popolazione, ha poi presentato l’intenso lavoro svolto dallo SMRC, sottolineando come sia essenziale in queste circostanze il coordinamento e la collaborazione di tutti gli enti preposti, come pure il contatto regolare con i Comuni. Dal canto suo Andrea Pedrazzini, geologo cantonale in rappresentanza del Dipartimento del territorio, ha infine evidenziato l’impegnativo lavoro per definire i nuovi piani d’emergenza che consentono la conoscenza approfondita della nuova realtà territoriale venutasi a creare in seguito ai catastrofici eventi naturali di fine giugno.

“Biodiversità? Lasciamo lavorare i nostri contadini!”

“Biodiversità? Lasciamo lavorare i nostri contadini!”

Norman Gobbi contrario all’iniziativa in votazione il prossimo 22 settembre

Tra i temi federali in votazione il 22 settembre figura anche quello sull’iniziativa popolare “Per il futuro della nostra natura e del nostro paesaggio (Iniziativa biodiversità)”. “Se dovessi usare due aggettivi per definirla – interviene il Consigliere di Stato Norman Gobbiprenderei in prestito quanto affermato dal vasto comitato ticinese contrario: inutile e pericolosa! Che poi siano tutte le associazioni che si occupano e conoscono bene il nostro territorio – ossia il mondo contadino – a schierarsi contro questa iniziativa è molto significativo. La biodiversità è un tema che sta già a cuore a chi da secoli provvede, anche in Ticino, a coltivare e a curare il territorio. Una cultura che l’agricoltore ha dentro di sé. E quindi: lasciamo lavorare i nostri contadini!”, afferma Norman Gobbi.

Per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni “questa iniziativa si vende molto bene. Insiste però su concetti che sono già salvaguardati nel nostro Paese. Per questo è inutile appoggiare questa iniziativa estrema. Il pericolo che vedono in molti nel mondo agricolo è l’obiettivo finale degli iniziativisti, ossia rendere intoccabile il 30% del territorio nazionale per dedicarlo alla biodiversità. È un assurdo agire in questa maniera. Metteremmo in grave crisi il tasso di autoapprovvigionamento nazionale, rendendoci ancora più dipendenti dall’estero. Un colpo mortale per molte aziende agricole, che lavorano e vivono producendo beni a favore di noi consumatori.  Se si vuole avere un’agricoltura locale e genuina dobbiamo esprimere con convinzione il nostro NO all’iniziativa”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quale responsabile politico degli enti locali sono molto preoccupato per gli influssi negativi che l’iniziativa, se accolta, avrebbe sul lavoro dei nostri Patriziati. Enti che gestiscono una gran fetta del territorio, in collaborazione con gli agricoltori e con le aziende forestali. Mettere vincoli in nome di una biodiversità imposta dall’alto è, appunto, pericoloso. Gli stessi Comuni, i Cantoni e la Confederazione verrebbero fortemente penalizzati. È un colpo anche contro il nostro federalismo. Con convinzione quindi vi invito a votare e a scrive un bel NO nell’apposita casellina”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 settembre 2024 de Il Mattino della domenica

 

Rimandare, diluire, cancellare – un fiasco per l’esercito e la sicurezza nazionale

Rimandare, diluire, cancellare – un fiasco per l’esercito e la sicurezza nazionale

Comunicato stampa

La Società svizzera degli ufficiali ha preso con grande interesse del rapporto della Commissione di studio per la Politica di sicurezza (Vogt) e del rapporto sulla revisione dei compiti e il riesame dei sussidi (Gaillard), anche se non senza riserve per quanto riguarda le conclusioni. La SSU ritiene che un gruppo di esperti che si occupa di finanze non debba ponderare gli scenari di minaccia della politica di sicurezza in termini contabili al fine di rendere accettabili argomentazioni di politica finanziaria.

Il Consiglio federale e l’Esercito hanno stabilito nel messaggio sull’Esercito per il 2024 in quale modo e in quale finestra temporale vada ricostruita la capacità di difesa. La SSU sostiene con forza la crescita delle spese per la difesa di oltre l’8% entro il 2030, mentre il Consiglio federale ipotizza il 6,14% per gli anni dal 2025 al 2035 per raggiungere l’obiettivo dell’1% del PIL.
Il gruppo di esperti Gaillard si spinge oltre e raccomanda di esaminare un’ulteriore riduzione della crescita al 4,25%. Per finanziare un esercito credibile ed equipaggiato per una guerra, sono necessari investimenti per 40 miliardi, più altri 10 miliardi per le munizioni e le scorte. L’esercito ha un fabbisogno finanziario urgente di 13 miliardi di franchi svizzeri per la prima fase di riequipaggiamento.

L’esercito ha bisogno di qualcosa di più di un’esitante offerta di tempo
Per la SSU, tali drastici rallentamenti sono inaccettabili. Avrebbero un grave impatto sulla prontezza e sulla capacità di difesa. Un rinvio dell’obiettivo dell’1% del PIL al 2035 o il rischio di una crescita più lenta del 4,25% significherebbe che l’Esercito sarebbe in grado di respingere efficacemente un attacco militare solo negli anni successivi al 2040. L’Esercito sarebbe nuovamente costretto a dare priorità ai progetti di approvvigionamento rinunciando a quanto pianificato. La SSU giunge pertanto alla conclusione che anche le drastiche misure di riduzione dei costi non basteranno da sole ad adeguare l’Esercito alle sfide della politica di sicurezza entro un periodo di tempo ragionevole, ossia entro la metà del prossimo decennio.Quando nel 2024 il Parlamento stabilirà il corso della politica finanziaria per i prossimi 10-15 anni, le scelte sull’Esercito avranno un’influenza decisiva sull’orientamento della politica di sicurezza della Svizzera. La SSU si aspetta che il Consiglio federale e i membri di entrambe le camere federali sfruttino il potenziale di risparmio esistente nel bilancio federale. Saranno necessarie ulteriori entrate fiscali. Le necessarie modifiche costituzionali vanno affrontate senza indugio.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la terza del 2024 e la 71. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i partecipanti alla seduta si sono confrontati su una serie di richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. È stata inoltre presentata la nuova lettera d’intenti della Piattaforma, sulla quale è stata aperta una fase di consultazione che si concluderà il 1. novembre.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi orientato i rappresentanti dei Comuni sul tema del finanziamento delle future strutture protette abbinate a edifici come scuole, palestre e sale multiuso. Per garantire il sovvenzionamento di tutti i nuovi progetti, è stata presentata una modifica del Regolamento di protezione civile (RPCi) che permetterà di trasferire – verso il Fondo cantonale dei contributi sostitutivi – una parte delle riserve giacenti presso i Consorzi regionali e, nel contempo, di garantire ai Consorzi un avere disponibile dedicato alle spese riconosciute quali altri scopi di Protezione Civile.
Il Dipartimento del territorio ha poi informato sul tema della pulizia delle rive e dello specchio d’acqua dei laghi Verbano e Ceresio, a favore della sicurezza della navigazione e per consentire la fruizione delle spiagge. È stato confermato l’interesse ad avviare una riflessione in merito.
I membri della Piattaforma sono in seguito stati orientati in merito all’introduzione del moltiplicatore d’imposta comunale differenziato per persone giuridiche e persone fisiche. È stato ricordato che il Consiglio di Stato ha trasmesso due messaggi al Parlamento, per modificare la Legge organica comunale e la Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcune informazioni di carattere fiscale, riguardo al messaggio governativo che propone di adeguare il meccanismo di compensazione degli effetti della cosiddetta «progressione a freddo». Per quanto riguarda invece i piani di ristrutturazione della rete di uffici postali, recentemente annunciati da La Posta svizzera, è stato confermato che il Consiglio di Stato è a disposizione dei Comuni toccati, ed esprimerà le proprie riserve in un incontro con i vertici dell’azienda, previsto durante il mese di ottobre.
La Cancelleria dello Stato ha infine presentato alcuni progetti di sua competenza. È stato anticipato che i Comuni riceveranno a breve un pacchetto informativo in merito al Regolamento sulla comunicazione per via elettronica nell’ambito di procedimenti amministrativi; il 21 novembre sarà inoltre proposto un incontro informativo sul tema. Sono state condivise anche le nuove Linee guida per il linguaggio inclusivo nella redazione di testi ufficiali, già in vigore per l’Amministrazione cantonale.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 27 novembre 2024.

Responsabilità politica della Polizia cantonale

Responsabilità politica della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica di aver revocato la misura temporanea con la quale aveva affidato la responsabilità politica della Polizia cantonale a Claudio Zali, Direttore supplente del Dipartimento delle istituzioni.  

La responsabilità politica della Polizia cantonale è dunque da subito affidata a Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni. La decisione è stata adottata dopo aver preso atto della chiusura dell’istruzione penale da parte del Procuratore generale e aver consultato gli atti dell’incarto penale inerente agli avvenimenti dell’incidente stradale che aveva coinvolto il Consigliere di Stato lo scorso anno.  

Considerata la procedura ancora in corso, non si rilasciano ulteriori dichiarazioni.

 
 
 
«Sulle aggregazioni a Locarno c’è molta più consapevolezza»

«Sulle aggregazioni a Locarno c’è molta più consapevolezza»

Vantaggi e sfide delle fusioni comunali attorno al Verbano negli incontri bilaterali organizzati dagli Enti locali «Finalmente viste come un’opportunità per migliorare i servizi ai cittadini, evitiamo che questa regione perda il treno»

Locarno, Losone, Muralto, Minusio, Orselina, Brione sopra Minusio, Tenero, Gordola, Cugnasco e Lavertezzo. Il programma delle visite agli Esecutivi del Locarnese da parte della Sezione enti locali (il servizio di vigilanza sui Comuni del Cantone, n.d.r.), partito all’indomani delle elezioni di aprile, è stato intenso e fitto. Al centro degli incontri bilaterali, il tema cruciale dell’aggregazione. O delle aggregazioni. Come riportato nell’edizione di ieri, dopo decenni attorno al Verbano poco si è fatto. Tutto è ancora sfocato. Mentre altre realtà ticinesi sono andate avanti. «Mendrisio o Bellinzona, tanto per fare degli esempi recenti, sono riuscite a rafforzare il loro peso politico», afferma al Corriere del Ticino il caposezione Marzio Della Santa. Paradossalmente, anche Maggia e Verzasca sono più avanti della Città-polo, almeno sotto questo profilo.

Municipi chiamati a riflettere
«Devo però dire che, rispetto al passato, ho notato una crescente disponibilità ad affrontare il tema delle fusioni. Forse dovuta a una consapevolezza sempre maggiore che, nel mediolungo termine, questa regione potrebbe perdere rilevanza», aggiunge il 58.enne.
«Il fenomeno sta iniziando a farsi sentire e, nel medio-lungo termine, potrebbe influenzare pure l’azione politica nelle varie realtà locarnesi. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che nessuno di questi Comuni è in uno stato di necessità. Restiamo quindi nel campo delle opportunità. E, come l’esperienza ci dimostra, essere consapevoli di questa opportunità è la risultante di un processo che porta i Municipi, ma non solo, a ragionare sul proprio futuro e a rendersi conto che unendo le forze si dà la possibilità di migliorare in maniera sensibile la qualità di vita della cittadinanza e delle aziende, offrendo servizi migliori ».

Porsi l’interrogativo
Le tempistiche di quando questo «sogno» si potrà avverare, però, sono ancora vaghe: «Il Cantone si vede come un catalizzatore di una riflessione esclusivamente regionale e locale. Non abbiamo un obiettivo temporale. Vogliamo vedere gli enti locali del Locarnese porsi la domanda, anche supportati da noi, così da fare una riflessione e poi decidere se inoltrare un’istanza aggregativa e per quale ipotesi di nuovo Comune».
A fronte di una «sindrome della lentezza», che difficilmente produrrà un’aggregazione di rilievo entro questa legislatura, il Cantone può poco o nulla. «Ma non ce ne stiamo con le mani in mano. Cerchiamo di sensibilizzare le autorità politiche proprio sulla necessità di interrogarsi sul proprio futuro, non solo in termini aggregativi». Il nostro interlocutore rivela come ci sia l’idea di proporre, a Locarno, un percorso simile a quello seguito nel Basso Mendrisiotto tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo. Le premesse, infatti, sono simili. «Alcuni erano favorevoli, altri più freddi. Non del tutto contrari, ma si interrogavano sull’opportunità di avviare un processo di aggregazione. Abbiamo organizzato una serata con un centinaio di persone, rappresentanti della cittadinanza, delle istituzioni, delle aziende. Anche esterni alla regione ».

Un anno di lavoro
«Alla fine del percorso, durato un anno, i Comuni hanno fatto ulteriori approfondimenti per poi inoltrare l’istanza aggregativa che oggi è oggetto di riflessione da parte di un gruppo di lavoro nominato dal Consiglio di Stato». Della Santa elenca poi uno scenario ideale, prima o poi da concretizzare: «Il Locarnese deve avere un polo forte così da partecipare ai dibattiti a livello cantonale. In un contesto urbanizzato, i problemi non si fermano ai confini istituzionali, tra l’altro neanche visibili. Gli scenari che proponiamo per i futuri nuovi Comuni rispondono a questo bisogno. Se dovessero realizzarsi, la cittadinanza e le aziende ne trarrebbero vantaggi».

Il nonsenso di delegare a terzi
Della Santa commenta le tesi promosse dai «piccoli» (come Muralto, n.d.r.): servizi vicini al cittadino, cura del territorio, collaborazioni. «Se un Comune vorrà restare tale, e non è in uno stato di necessità, è giusto che sia così. Ma so che la Città di Locarno deve erogare vari servizi ad altri Comuni. E allora mi chiedo che senso ha un Comune che delega a terzi gran parte delle sue attività? Probabilmente il vantaggio di chi governa oggi non sta lì, ma altrove. Fintanto che questo vantaggio sussiste, non ci sarà quella spinta verso una realtà più ricca e complessa».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2024 del Corriere del Ticino

Lutte contre le terrorisme, repenser les priorités

Lutte contre le terrorisme, repenser les priorités

Ce qui s’est passé à Solingen le 24 août pourrait se produire à Bâle, Locarno ou Genève: il faut revoir les priorités du SRC et de Fedpol, écrit le conseiller d’Etat tessinois Norman Gobbi (Lega), récemment confronté à une attaque au couteau dans un supermarché à Lugano

Le récent attentat terroriste de Solingen, en Allemagne, est l’expression de la menace terroriste permanente qui pèse sur l’ensemble de l’Europe. Un extrémiste syrien a tué trois personnes à l’aide d’un couteau, et en a blessé huit autres. Arrivé en 2022, il faisait pourtant l’objet d’une mesure d’expulsion vers la Bulgarie. Il n’aurait donc pas dû se trouver sur sol allemand.
Ce tragique événement révèle la facilité de mouvement et de camouflage dont peuvent jouir des personnes apparemment ordinaires sur notre continent. En Suisse aussi, la menace terroriste a fait l’objet d’une attention accrue ces derniers mois. Le pays n’est pas à l’abri de ce mode d’action, avec des individus qui se fondent dans la société ou disparaissent des radars, pour ensuite passer à l’action. Les propos récents du directeur du Service de renseignement de la Confédération (SRC), Christian Dussey, le confirment opportunément.
L’attaque terroriste barbare du Hamas contre Israël depuis Gaza, puis la riposte légitime ont provoqué une escalade également dans les pays voisins, et sur le plan international, une recrudescence du terrorisme islamique et de l’antisémitisme. La Suisse n’est d’ailleurs pas épargnée par cette importation du conflit au Moyen-Orient. Ces dérives dangereuses nécessitent une observation attentive de la part des autorités suisses, afin de pouvoir anticiper, désamorcer ou au moins atténuer les risques pour notre pays, l’Europe et les autres démocraties libérales du monde occidental. On peut parler ici d’une communauté de destin et de valeurs.
Pour faire face, la Suisse a intensifié ses activités de surveillance, tant par le SRC que par le Ministère public de la Confédération (MPC) et par la police fédérale (Fedpol). Le sujet a été récemment évoqué à l’occasion du 20e anniversaire du MPC au Tessin. Le constat est sans appel: les cas d’activités pouvant conduire à des actions terroristes, ou à des actes antisémites, se sont multipliés.
Il faut reconnaître que sous nos latitudes, la sensibilité à ces questions est nettement meilleure qu’il y a quelques années, de même que la coordination à tous les niveaux. La coopération proactive des différents acteurs sur le terrain est un élément fondamental qui doit être constamment mis en pratique et, le cas échéant, affiné. Il ne faut jamais perdre de vue qu’il s’agit, ni plus ni moins, que d’une question existentielle pour nos démocraties et les valeurs qu’elles portent.
Mon canton, le Tessin, n’échappe pas à cette réalité. On se souvient de l’attentat perpétré dans un grand magasin du centre de Lugano, par une femme qui a depuis été condamnée par le Tribunal pénal fédéral. Cet acte criminel a été banalisé, ou traité très discrètement par de nombreux médias. Comme souvent, ils ont concentré leur attention sur les problèmes psychiatriques supposés de l’auteure. Pourtant, sa radicalisation et son recrutement s’inscrivent dans un contexte global, celui de l’islam radical, où les réseaux sociaux jouent un rôle central.
En outre, l’Etat islamique (ISIS), même s’il est désormais privé d’une base territoriale, a beau jeu de revendiquer chaque attentat, ce qui pousse au crime en favorisant une forme d’émulation dans la radicalité. Il n’y a plus forcément de lien organique établi entre le mouvement islamique et le terroriste. La cause partagée suffit.
Un constat s’impose: même en Suisse, de plus en plus de très jeunes gens passent de l’intention à l’acte terroriste islamiste. Rappelons Morges, Lugano, Zurich. Nous n’avons plus affaire à des groupes organisés, dont les activités ont toujours nécessité une organisation forte et donc compliquée. Ce sont des individus qui peuvent paraître isolés mais qui épousent une cause globale. Les activités d’identification peuvent être plus compliquées et nécessitent des efforts encore plus «capillaires» de surveillance des réseaux, proches du terrain, et structurés. Dans les cantons suisses, plusieurs cas ont déjà été identifiés et stoppés, mais en toute discrétion. L’idée est ici d’éviter précisément de donner des idées à d’autres extrémistes.
Sur le plan politique, il est grand temps de s’adapter à la nouvelle situation. L’allocation des ressources disponible pour le SRC et Fedpol doit être modifiée. Mon credo: moins de tâches strictement administratives, plus de missions opérationnelles préventives et répressives. Environ un tiers des femmes et des hommes employés sont en effet affectés à des tâches strictement administratives, visant bien trop souvent à justifier tel contrôle ou telle opération. L’augmentation de la menace et son côté diffus nous obligent à changer de priorités.
Nous devons comprendre – Confédération et cantons – que seul un système dédié à la prévention de toutes les menaces déstabilisantes pour le pays, y compris le terrorisme, permettra de préserver la Suisse de ces individus dangereux.
Dans l’éternel et difficile équilibre entre liberté et sécurité, nous devons considérer que ce qui s’est passé à Solingen, en Allemagne, pourrait se produire à Bâle, Locarno ou Genève par exemple. Je suis bien sûr conscient que le «risque zéro» n’existe pas! On peut faire la politique de l’autruche et faire comme si tout allait bien. Mais ce serait irresponsable. L’autre option est de prendre ses responsabilités et de tout faire pour mieux limiter les risques, en réorientant les ressources et en renforçant encore le réseau de protection de la coordination opérationnelle TETRA (Terrorist Tracking), et en laissant les organes fédéraux et cantonaux compétents travailler sérieusement. Tout cela dans l’intérêt d’un pays libre et sûr. 

Da www.letemps.ch

Articolo

“La pace e la sicurezza sono ancora minacciate”

“La pace e la sicurezza sono ancora minacciate”

Norman Gobbi ha partecipato alla celebrazione per i 150 della nascita di Henri Guisan

La scorsa settimana si è svolta una manifestazione sul San Gottardo per ricordare i 150 anni della nascita del General Guisan, artefice prima e durante la Seconda guerra mondiale del “miracolo” elvetico di autodifesa e neutralità nazionale, che ha scongiurato l’invasione del nostro territorio da parte delle forze dell’Asse (Germania e Italia). Tra gli oratori anche il Consigliere di Stato, Norman Gobbi. “In rappresentanza del Governo cantonale e quale membro della Fondazione Sasso San Gottardo, promotrice dell’evento, è stato per me un onore intervenire per celebrare questa ricorrenza. Anche perché l’oratore principale accolto negli spazi del Sasso San Gottardo era il capo dell’esercito, Thomas Süssli, che ha toccato il tema di grande attualità, ossia l’importanza di ridare alla Svizzera una reale capacità di difesa, per adempiere nuovamente al mandato costituzionale della difesa nazionale. La politica deve assumersi la propria responsabilità e colmare le lacune di capacità il più rapidamente possibile. L’obiettivo di aumentare il budget della difesa fino all’1% del PIL entro il 2030 deve essere raggiunto”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Il riorientamento del finanziamento a favore della sicurezza e difesa della Svizzera è stato un tema emerso anche sabato scorso al San Gottardo. “Era inevitabile, perché quanto sta avvenendo nel mondo – con conflitti alle nostre porte – ci fa capire che la sicurezza e la pace non sono mai garantite una volta per tutte. Quanto avvenuto nel XX Secolo non è un capitolo morto e sepolto. E per questo la nostra neutralità, accanto alla credibilità del nostro esercito sono elementi essenziali per la sicurezza delle cittadine e dei cittadini. Un concetto ben presente nell’attività del General Guisan e la sua eredità deve poter essere radicata nel cuore di ogni svizzero che crede nei valori di libertà, indipendenza e neutralità. Al San Gottardo ho ricordato il monito che Guisan rivolse ai soldati svizzeri al termine della guerra nel 1945: “Il compito che vi attende non sarà facile. Vi dirò perché, tra le altre cose: in primo luogo, la gratitudine non è un sentimento duraturo, e se oggi l’opinione pubblica riconosce ancora ciò che avete fatto per mantenere il Paese libero, tale riconoscimento potrebbe presto svanire. In secondo luogo, l’immaginazione è un dono raro. La stragrande maggioranza del nostro popolo non sarà propensa a chiedersi, negli anni a venire… se il Paese potrebbe essere nuovamente minacciato, o come. Quello che abbiamo fatto… può sempre essere rifatto.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 8 settembre 2024 de Il Mattino della domenica

 

La ricerca del giovane disperso riprende con droni «segugi»

La ricerca del giovane disperso riprende con droni «segugi»

Vallemaggia: Il divisionario Maurizio Dattrino: «La settimana prossima potremo contare sull’aiuto di specialisti del centro competenza sminamento»
Truppe del genio al lavoro fino al 17 settembre in Lavizzara e per il ripristino dell’acquedotto a Cevio.

l servizio di appoggio alle autorità civili in caso di catastrofe si è concluso a fine luglio, ma l’esercito non ha abbandonato l’Alta Vallemaggia. Tutt’altro. «Una volta conclusa la posa del ponte provvisorio a Visletto, i militi hanno continuato ad operare principalmente su due fronti: la bonifica dei terreni in Lavizzara e l’apertura di una pista attraverso la frana di Fontana. Lavori che sono proseguiti fino a venerdì scorso », rammenta Maurizio Dattrino, comandante delle Divisione territoriale 3, interpellato dal Corriere del Ticino. E proprio ieri sono arrivate nuove forze. «Si tratta di due sergenti e di dieci soldati di milizia delle truppe del genio che con mezzi da cantiere saranno impiegati in particolare per la bonifica di terreni in Lavizzara, segnatamente al Piano di Peccia. È pure previsto il loro appoggio nei lavori di ripristino dell’acquedotto di Cevio seriamente danneggiato dalla gigantesca frana di Fontana», precisa il divisionario. Il distaccamento del battaglione del genio rimarrà in Alta Vallemaggia sino al 17 settembre.

Si scandaglia il terreno
La prossima settimana, spiega sempre il comandante Dattrino, è poi previsto l’arrivo in Alta Valle degli specialisti del Centro di competenza sminamento dell’esercito. «Impiegheranno degli speciali droni per la ricerca del giovane che risulta tuttora disperso a seguito dei tragici eventi della notte tra il 29 ed il 30 giugno scorsi», precisa il nostro interlocutore. Tali droni sono in grado di scandagliare i vari strati di terreno e grazie al loro utilizzo si conta di poter ritrovare la vettura nella quale si presume possa esserci il ragazzo che quella tragica notte aveva lasciato il campo del Draione al Piano di Peccia, dove si svolgeva la festa a margine del torneo di calcio amatoriale, per rientrare a casa. Da allora tutti gli sforzi per ritrovarlo sono risultati vani. Sforzi che, come detto, riprenderanno la prossima settimana.

Impiegati cinquanta militi
Nei lavori di ripristino delle infrastrutture essenziali in Alta Vallemaggia sono stati finora impiegati in totale circa 50 militi. Lo ha comunicato ieri il Consiglio federale attraverso la pubblicazione del rapporto sull’impiego dell’esercito in servizio d’appoggio. Servizio d’appoggio che era stato attivato a poche ore dall’evento catastrofico che nella notte tra il 29 ed il 30 giugno scorsi ha devastato Lavizzara e Bavona. Come ricorda il divisionario Dattrino, già nella giornata di domenica due elicotteri Superpuma hanno contribuito ad evacuare le persone rimaste isolate a causa di frane e scoscendimenti. Dopo di che sono iniziate le ricognizioni per la posa del ponte provvisorio di Visletto. Parallelamente dal Cantone era giunta la richiesta per i lavori di sgombero del materiale in Lavizzara. Lavori che i militi, insieme a quelli della Protezione civile e alle ditte private, così come agli abitanti e ai volontari, hanno svolto in attesa della costruzione delle basi su cui posare il ponte provvisorio all’imbocco di Cevio. A fine luglio, dopo i lavori di posa da parte dei militari durati una settimana, era finalmente percorribile il manufatto che dovrà garantire l’accesso stradale all’Alta Vallemaggia almeno per i prossimi due anni. I militi hanno quindi potuto fornire il loro contributo anche per l’apertura di una pista attraverso la frana di Fontana in modo da poter garantire un collegamento con gli altri villaggi della Bavona.

Principio di sussidiarietà
Tutto ciò è stato messo in atto tenuto conto del principio di sussidiarietà, specifica il Consiglio federale nel rapporto pubblicato ieri. «Poiché i Cantoni (oltre al Ticino il rapporto analizza anche quanto capitato in Vallese, ndr.) avevanoimpiegato tutte le risorse civili a loro disposizione e vista l’urgenza della situazione e le difficili condizioni create dal maltempo, è risultato evidente che soltanto l’esercito fosse in grado di intervenire in tempi brevi e di mettere a disposizione mezzi straordinari come il ponte provvisorio installato a Cevio».

Collaborazione proficua
Nel rapporto steso all’attenzione del Parlamento, il Consiglio federale sottolinea come l’impiego della truppa e la collaborazione con le autorità civili si sono svolti senza particolari incidenti. E questo in particolare grazie al lavoro di coordinamento svolto dallo Stato maggiore regionale di condotta. Come accennato all’inizio, in Alta Vallemaggia l’impiego di aiuto in caso di catastrofe da parte dell’esercito si è concluso il 28 luglio. Tuttavia il Cantone ha presentato ulteriori richieste di prestazioni, che corrispondono a quanto descritto dal comandante delle Divisione territoriale 3. Tali prestazioni sono state fornite in virtù delle disposizioni dell’ordinanza concernente l’appoggio a favore di attività civili e di attività fuori del servizio mediante mezzi militari. L’ordinanza permette, in determinate condizioni, di impiegare mezzi militari per questioni di importanza nazionale o di interesse pubblico.

Forte sostegno anche in Vallese
Nel Canton Vallese, dove l’impiego in caso di catastrofe si è concluso il 10 luglio, circa 300 militari sono stati impegnati nelle valli di Saas e di Conches come pure nella Valle d’Anniviers per liberare le vie di comunicazione e sgombrare i detriti. Nella regione di Sierre e di Chippis la truppa ha effettuato lavori di pompaggio e di sgombero di fango e ghiaia, contribuendo alla salvaguardia e al funzionamento di infrastrutture essenziali.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 5 settembre 2024 del Corriere del Ticino