“La forza di immaginare il futuro in Valle”

“La forza di immaginare il futuro in Valle”

Norman Gobbi all’indomani della visita governativa in alta Vallemaggia

“Rivedere a distanza di alcune settimane dai drammatici eventi del 30 giugno quanto già fatto in alta Vallemaggia e constatare con mano la determinazione degli abitanti, con i due sindaci in testa, è stato molto confortante. C’è però anche la consapevolezza che molte cose rimangono da fare. Stiamo ancora gestendo in parte l’emergenza, come per esempio sul fronte dell’approvvigionamento idrico, ma ormai si ha la capacità di guardare avanti e di immaginare ancora un futuro in alta Valle”. Sono queste le prime parole che ci ha detto il Consigliere di Stato Norman Gobbi mercoledì sera al rientro dalla visita che il Governo ha fatto in Vallemaggia. “Il presidente Vitta ha voluto giustamente organizzare la tradizionale “Giornata del presidente” proprio nei luoghi del disastro di fine giugno. Abbiamo svolto la nostra riunione settimanale di Consiglio di Stato nella sala del Municipio di Cevio. Poi siamo partiti assieme ai rappresentanti dei Comuni di Cevio e Lavizzara per un sopralluogo nei vari punti colpiti. Le ferite sono molto evidenti e piange il cuore nel constatare i danni causati dalla furia delle acque. Ma le donne e gli uomini di montagna sanno come reagire. Nel loro DNA c’è fatica, sudore e lavoro e soprattutto non c’è la rassegnazione. È questo che li contraddistingue. È questa forza che li ha sempre fatti sopravvivere e vivere nelle zone anche più discoste, aggrappati con forza alle loro attività. Certo, oggi occorre fare uno sforzo ancora più grande. La popolazione di tutto il Ticino e di tutta la Svizzera ha dimostrato grande solidarietà e partecipazione emotiva. Dal canto nostro, come autorità cantonale, oltre a gestire la prima fase dell’emergenza in maniera coordinata, oggi possiamo assicurare che l’impegno proseguirà anche nei mesi e negli anni che verranno. Noi tutto il Governo – ci siamo!”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il Governo ha poi indicato che l’impiego dello Stato maggiore regionale di condotta terminerà al 17 settembre, quando l’Esercito concluderà i lavori nella Val Bavona e in Val di Peccia.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 agosto 2024 de Il Mattino della domenica

Storia del risotto ticinese, che non è quello “alla milanese”

Storia del risotto ticinese, che non è quello “alla milanese”

Tra leggende e curiosità, l’evoluzione del risotto sul nostro territorio

Con Jenna Mattich, gastronoma, compiamo un piccolo viaggio nel passato alla scoperta dell’origine del risotto, dei suoi ingredienti e della nostra storia per capire che il risotto ticinese ha una propria identità e non è “alla milanese”.

Chi conosce il Ticino è consapevole di quanto il risotto sia una preparazione fondamentale e parte integrante della cultura gastronomica della nostra regione. Qualcuno ha mai partecipato a un Carnevale senza un bel piatto di risotto con luganiga?

È doveroso compiere un piccolo viaggio nel passato alla scoperta dell’origine del risotto, dei suoi ingredienti e della nostra storia, per capire da dove arrivi questa radicata tradizione sulle nostre tavole e proporre ai lettori una visione più ampia, quasi sorprendente, della storia della cucina, che non smette di testimoniare un’interconnessione e un legame profondo con popoli, Paesi e ingredienti diversi.

Storia del risotto, passando per l’origine del popolo ticinese
Il Ticino ha storicamente avuto forti legami con le città italiane di Como e Milano, a causa della loro influenza e delle contese territoriali nel Medioevo. Dopo essere stato sotto il controllo del Ducato di Milano, il Ticino passò sotto il dominio svizzero nel 1500. Il dominio da parte degli svizzeri, però, non comportò una chiusura verso il Nord Italia, anzi: lo scambio di merci, persone e informazioni continuò e si rafforzò. L’intensa migrazione dovuta alla povertà delle terre ticinesi permise e implementò, tra le altre cose, il passaggio e lo scambio di saperi gastronomici. Esistono prove storiche – e lo testimonia la storia di Maestro Martino, o quella affascinante dei cioccolatieri della Val di Blenio che migrarono a Milano e Torino e in altri Paesi europei – di quanto i nostri antenati fossero più propensi a intrattenere varie forme di relazioni con le importanti città del Nord Italia (grazie alla vicinanza geografica, culturale e linguistica) piuttosto che con i piccoli poli formatisi a Nord delle Alpi. 

È probabile, dunque, che la cultura del risotto sia stata introdotta in Ticino proprio attraverso questi scambi, e successivamente reinterpretata, dando vita a una tradizione culinaria unica.
Il risotto, prevalentemente quello “giallo” è preparato con ingredienti fondamentali come il riso e lo zafferano, oggi coltivati sia in Italia che in Svizzera, prodotti autoctoni, però, di nessun Paese del continente europeo…

Curiosità: il risotto allo zafferano ticinese è il migliore al mondo
Qualche tempo fa, TasteAtlas, una guida gastronomica digitale che cataloga piatti, ricette, prodotti enogastronomici e ristoranti di tutto il mondo, ha condiviso i risultati della classifica dedicata ai migliori risotti al mondo: al primo posto, su dodici menzionati, risulta il “Risotto svizzero allo zafferano”, con la precisazione di essere un piatto tradizionale del Canton Ticino. Segue il risotto alla trevigiana e solo al terzo posto troviamo quello alla milanese.
Sui social, come per tutte le classifiche che si stilano online, si è scatenato il putiferio, soprattutto oltreconfine…

L’origine del riso e l’antenato del risotto allo zafferano
Il riso, originario dell’Asia, arrivò in Europa probabilmente grazie agli Arabi nel 700 d.C.
L’uso comune del riso rimase per secoli limitato nella spezieria e nella medicina e nel Medioevo trovò un utilizzo gastronomico per ispessire le minestre. Solo a partire da metà del XV secolo il riso iniziò a essere coltivato nelle zone paludose della Pianura Padana, e svolse un ruolo fondamentale sia per sconfiggere la malaria, sia per sfamare le classi meno agiate.

Una leggenda narra che il risotto allo zafferano sia stato inventato nella città di Milano nel 1574, ma ahimè, le prime ricette del risotto iniziano a spopolare nei ricettari solo 300 anni dopo: nei ricettari ottocenteschi emergono le caratteristiche fondamentali per la preparazione del risotto, in cui viene abbandonata la tecnica di bollitura del riso in acqua; l’antenato del risotto, quindi, era un riso bollito colorato di giallo grazie allo zafferanoinsieme a innumerevoli altre spezie come la cannella, lo zucchero, la noce moscata, e altri ingredienti come burro, cervella, uova e formaggio.

Lo zafferano come status symbol
Leggendo la ricetta appena riportata, notiamo l’uso smodato di spezie: in passato, tale pratica era diffusa tra le classi privilegiate e si trovano molti riferimenti in antichi ricettari medievali a testimonianza dell’uso diffuso. Lo zafferano ha sempre avuto, sin dall’antichità, un ruolo privilegiato: spezia dal color giallo come l’oro e proveniente dall’Oriente, dato anche il suo alto costo, simboleggiava ricchezza, felicità ed eternità.

I nostri avi mangiavano un risotto completamente diverso dal nostro
Il riso che veniva utilizzato per preparare il risotto, almeno fino al 1925, apparteneva a varietà eterogenee, tutte chiamate con il nome di riso Nostrale, che non avevano nulla a che fare con il Carnaroli, il Vialone Nano o l’Arborio (le varietà più utilizzate oggi per la preparazione del risotto). Gli studi sul riso, avanzati grazie alla scoperta dell’ibridazione, portarono alla creazione del Vialone Nano nel 1937 e del Carnaroli solo nel 1945: i nostri nonni o bisnonni da bambini mangiavano un risotto completamente diverso da quello a cui siamo abituati noi oggi.
Inoltre, il gesto di sfumare il riso con il vino, fece la sua prima comparsa nel celebre libro di cucina di Pellegrino Artusi “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” solo tra il 1891 e il 1911.
L’inventore del risotto – se esiste – rimane ignoto e, nonostante le leggende, possiamo immaginare che sia stato frutto di una serie di esperimenti gastronomici che hanno portato all’idea geniale di tostare il riso nel grasso, per poi cuocerlo con poco brodo e mantecarlo, per creare una pietanza ricca e concentrata nel gusto e nei sapori, con un inconfondibile cremosità.
Ogni luogo e regione ha creato un proprio risotto tipico, in base agli usi locali e alla disponibilità dei prodotti, attraverso una moltitudine di varianti anche stagionali, che deliziano i palati dei commensali.

Il risotto allo zafferano come piatto delle feste
Il risotto allo zafferano, come lo conosciamo oggi, si diffonde dalla metà dell’800 nella classe abbiente per l’eccessivo prezzo dello zafferano. In quel periodo, la ricetta diventa il piatto delle feste, in particolare del Natale e questa usanza arriva anche da noi. Nel Mendrisiotto, infatti, il risotto giallo con luganighe diventa il classico pranzo di Natale e si espande nel territorio come piatto dei giorni di festa.

https://www.rsi.ch/food/extra/territorio-e-tradizioni/Storia-del-risotto-ticinese-che-non-%C3%A8-quello-%E2%80%9Calla-milanese%E2%80%9D–2232914.html

A Giornico si parla di sicurezza interna

A Giornico si parla di sicurezza interna

Comunicato stampa

La Conferenza delle Direttrici e dei Direttori di Polizia della Svizzera centrale, a cui partecipa anche il Canton Ticino tramite il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, ha svolto la sua seduta estiva a Sud delle Alpi giovedì 22 agosto.

Il Museo di Leventina a Giornico è stato teatro ideale per questo incontro, presieduto dalla Consigliera di Stato del Canton Zugo, signora Laura Dittli.
Un pomeriggio di lavoro incentrato sulla sicurezza interna, con i numerosi progetti per rafforzare la collaborazione e il supporto tecnico ai corpi di polizia cantonali.
La giornata si è conclusa con una breve visita, garantita dalla curatrice del Museo di Leventina Diana Tenconi.  

E se un domani potessimo personalizzare la nostra targa?

E se un domani potessimo personalizzare la nostra targa?

Il Consiglio federale, rispondendo a una mozione del leghista Lorenzo Quadri, ha ribadito che la Confederazione presto si ritroverà a corto di combinazioni numeriche: di qui l’apertura alle cosiddette «vanity plates»
 
Da anni, oramai, le targhe «basse» appassionano. In Svizzera, ma non solo. Lo scorso luglio, ad esempio, la targa «ZH 24» è stata battuta all’asta per (quasi) 300 mila franchi. Roba da matti, verrebbe da dire. E attenzione, perché presto – leggiamo sul Blick – questo entusiasmo potrebbe abbracciare una dimensione nuova. L’USTRA, l’Ufficio federale delle strade, sta infatti valutando la possibilità di varare le cosiddette vanity plates, ovvero targhe personalizzate con una combinazione liberamente selezionabile di lettere e numeri. Così, almeno, si è espresso il Consiglio federale in risposta a una mozione del consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri, che chiedeva appunto di autorizzare questo tipo di targhe. 
La vanità, in ogni caso, c’entra fino a un certo punto. Nei cantoni molto popolati, Zurigo in testa, presto si esauriranno le combinazioni di cifre disponibili. Di qui, beh, la possibilità di ampliare l’orizzonte introducendo le lettere e, come detto, la possibilità di personalizzare la propria targa. Nella sua risposta, consultabile qui, il Consiglio federale ha ribadito che il «riassetto del sistema delle targhe» è «inevitabile» ma «non urgente» e che, comunque, è al vaglio dell’USTRA. USTRA che, interpellato dal Blick, non ha fornito grosse informazioni limitandosi a dire che queste nuove targhe sono previste per il 2027. 
«La passione per i numeri di targa “speciali” è già oggi una realtà molto diffusa in Svizzera e non solo» aveva scritto Quadri nella sua mozione, depositata lo scorso 16 aprile. «Numerosi cantoni offrono la possibilità ai propri cittadini di acquistare, tramite asta o a prezzi fissi, dei numeri di targa particolari e tutti hanno letto di prezzi d’acquisto importanti per i numeri più bassi, con i record che superano anche i 100 mila franchi. Appare evidente che, se ne venisse data la possibilità, lo stesso interesse, se non addirittura superiore, sarebbe dato anche per delle targhe personalizzate (ad esempio con nomi propri, parole o sigle)». E ancora: «Questo approccio è già conosciuto da molti anni in Germania e Austria, come pure in numerose altre nazioni, a piena soddisfazione tanto dei cittadini che possono così ulteriormente personalizzare il loro veicolo, che delle autorità che possono beneficiare di maggiori entrate. Per ragioni di prudenza, si potrebbe delegare il controllo delle combinazioni alfanumeriche da vietare ai singoli cantoni, registrando a livello federale un semplice divieto generale di scegliere delle combinazioni contrarie ai buoni costumi, o che esprimano messaggi discriminatori o offensivi».
All’estero, in Austria e Germania in particolare, queste vanity plates esistono già. Con, evidentemente, le restrizioni auspicate da Quadri. Per dire: nei due Paesi non è possibile ottenere combinazioni che richiamino le SS o la Hitlerjugend. Da una decina di anni, ancora, la possibilità di ottenere targhe personalizzate è garantita anche in Belgio. Secondo VRT Nieuws, solo nel 2023 sono state vendute quasi 13 mila targhe di questo tipo. Non sorprende, di riflesso, scrive sempre il Blick, che alcuni automobilisti si siano dimostrati particolarmente creativi: un impresario di pompe funebri ha optato per la combinazione di lettere «AMEN». Il giochino, va da sé, sta facendo le fortune dello Stato: una targa personalizzata, infatti, in Belgio costa 1.000 euro. Tradotto: l’anno scorso le autorità hanno incassato quasi 13 milioni di euro. 
Come avviene per le targhe «basse» battute all’asta dai singoli cantoni, anche le entrate delle vanity plates – chiosa l’USTRA – un domani verrebbero versate agli stessi cantoni. Il Ticino, riporta il Blick, avrebbe ufficiosamente già informato Quadri di essere interessato alla vendita di targhe personalizzate. 
 
Da www.cdt.ch
 

Targhe personalizzate? C’è chi spera nella “TI AMO 1”

In molti Cantoni i numeri a sei cifre sono quasi finiti – Il Consiglio federale conferma che “un riassetto del sistema è inevitabile”, ma “non urgente” – Le soluzioni allo studio dell’USTRA

In alcuni cantoni le combinazioni a sei cifre delle targhe dei veicoli non bastano quasi più. Da questa constatazione, ma soprattutto dall’idea di personalizzare i numeri anche con nomi, parole, acronimi, sigle, è partita una mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri: “Nei cantoni più popolosi queste combinazioni numeriche si stanno esaurendo. Giocoforza bisognerà introdurre combinazioni che includano anche delle lettere”, dice il deputato della Lega. “Perché non permettere allora di personalizzare le targhe?”. Un po’ come negli Stati Uniti o in Austria, e allora potremmo vedere sulle strade delle auto targate BE RÖSTI 67, BS FEDERER 1, TI ROBY 777 o GR BARBARA 1975.
Anche secondo la Confederazione occorrerà trovare presto una soluzione. Nella risposta alla mozione il Consiglio federale ha sottolineato che “il riassetto del sistema delle targhe è inevitabile”, ma “non urgente”. Il problema, in ogni caso, è al vaglio dell’Ufficio federale delle strade che sta studiando l’opzione di targhe con le lettere, assieme a quella a 7 cifre pensata per solo Zurigo. “Una soluzione a 7 numeri che abbiamo quasi ultimato. Per tutta la Svizzera stiamo invece riflettendo su diverse soluzioni. Una sarebbe la combinazione di cifre e lettere”, dice Lorenzo Quolantoni, portavoce dell’USTRA.
Ma quanto potranno essere personalizzate queste targhe? Si potrebbe arrivare fino a nomi, squadre del cuore, fidanzati e fidanzate? Verosimilmente saranno escluse le parole offensive, discriminatorie e insultanti. Ancora Quolantoni: “Dovranno essere leggibili e rispondere alle norme esistenti. Ad esempio, leggibili dagli apparecchi della polizia e anche essere compatibili con le norme europee e internazionali”. Da parte sua Quadri si dice sicuro che “ci siano conducenti abbienti, disposti a pagare anche cifre importanti per potersi personalizzare la targa. Naturalmente entro certi limiti”.
In ogni caso le cosiddette “Vanity plates”, le targhe dei desideri non saranno una realtà prima del 2027.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Targhe-personalizzate-C%E2%80%99%C3%A8-chi-spera-nella-%E2%80%9CTI-AMO-1%E2%80%9D–2233831.html

Giornata del Presidente del Consiglio di Stato

Giornata del Presidente del Consiglio di Stato

Comunicato stampa (20 agosto 2024)

La tradizionale Giornata del Presidente del Consiglio di Stato, organizzata quest’anno da Christian Vitta, si svolgerà mercoledì 21 agosto in Vallemaggia. Il Governo visiterà le zone che lo scorso 30 giugno sono state colpite dalle catastrofiche conseguenze del maltempo e incontrerà le delegazioni dei Municipi di Cevio e di Lavizzara. Con la sua visita, il Consiglio di Stato intende ribadire la propria vicinanza alla popolazione e all’intera regione.

La Giornata del Presidente prenderà avvio a Cevio, dove il Consiglio di Stato sarà accolto da una delegazione del Municipio e dedicherà poi il resto della mattinata alla propria seduta settimanale. Al termine della riunione, è previsto il trasferimento a Prato Sornico, dove il Governo incontrerà una delegazione del Comune di Lavizzara e prenderà visione dei danni alle infrastrutture pubbliche provocati dal disastro del 30 giugno scorso.  
Nel pomeriggio è invece previsto un sopralluogo nelle zone colpite dal maltempo: il Consiglio di Stato si recherà dapprima al Piano di Peccia e poi in val Bavona, nella frazione di Fontana. Al termine delle visite, è inoltre previsto un incontro con il Comitato di crisi Vallemaggia.  
Con la scelta di dedicare alla Vallemaggia la Giornata del Presidente, il Presidente e il Consiglio di Stato intendono ribadire la propria vicinanza alla popolazione colpita dalle tragiche conseguenze degli eventi del 30 giugno scorso e accompagnare la ricostruzione e il rilancio del territorio.    

Nominato il futuro Aggiunto al Capo Sezione della circolazione

Nominato il futuro Aggiunto al Capo Sezione della circolazione

Comunicato stampa

Gianbattista Pron, 40 anni di Vezia, sarà il nuovo Aggiunto al Capo della Sezione della circolazione e sostituirà a partire dal 2025 Aldo Barboni, che beneficerà della pensione nei prossimi mesi. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, che ha pure nominato Luca Bühler, 41 anni di Mezzovico, Capo ufficio sempre della Sezione della circolazione.

Gianbattista Pron giunge dal settore privato, dove ha maturato importanti esperienze, in particolare negli ultimi anni nella gestione di tematiche legate alla qualità di progetti strategici e conduzione di team in una multinazionale attiva in ambito sanitario con 2’200 collaboratori in Svizzera e oltre 260’000 nel mondo. Formatosi al Politecnico di Zurigo con specializzazione in biomeccanica, Gianbattista Pron è sposato e padre di 4 figli. Sarà chiamato a sostituire il Capo sezione Elia Arrigoni quando necessario e avrà il compito, tra gli altri, di coordinare e promuovere i progetti strategici, in particolare nell’ambito della digitalizzazione, nonché di ottimizzare, organizzare e decidere l’utilizzo delle risorse a lui subordinate, attraverso la formazione, la pianificazione, la valutazione ed il controllo del personale e delle pratiche allo scopo di garantirne la produttività, la qualità, la regolarità e la congruenza.

Nello stesso tempo, Luca Bühler in qualità di Capo ufficio si occuperà principalmente del Servizio immatricolazioni, del Servizio conducenti e del Servizio navigazione, che compongono l’Ufficio amministrativo. Bühler dal 2020 è già attivo alla Sezione della circolazione in qualità di Caposervizio. La sua nomina si è resa necessaria per la riorganizzazione avvenuta nella Sezione, senza aumento di personale all’interno del Dipartimento delle istituzioni, e testimonia la volontà di promuovere collaboratrici o collaboratori interni per valorizzare le esperienze, le conoscenze e le competenze acquisite nell’Amministrazione cantonale.

Gobbi: ‘Comunque vada, andrà a finire male’

Gobbi: ‘Comunque vada, andrà a finire male’

Il Consigliere di Stato sulla situazione al Tribunale penale: al di là dall’esito della vertenza, ci saranno conseguenze negative per le istituzioni

«Comunque vada, andrà a finire male». È un Norman Gobbi amareggiato quello che risponde al telefono. Amareggiato e preoccupato per gli ultimi clamorosi sviluppi della già pesante situazione venutasi a creare al Tribunale penale cantonale. Dove dopo le segnalazioni e controsegnalazioni al Consiglio della magistratura, derivanti da un presunto caso di mobbing, mobbing che una segretaria avrebbe subito da una collega di cancelleria del Tpc, i giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti hanno querelato, per reati contro l’onore, gli altri tre magistrati del Tribunale, e cioè il presidente Mauro Ermani, il vice Marco Villa e Amos Pagnamenta. Una denuncia in relazione ai contenuti di una precedente segnalazione a loro carico da parte dei tre al Cdm.

‘Denunce e magari controdenunce?’
La vicenda che sta interessando il Tribunale penale cantonale «avrà in ogni caso, indipendentemente dall’esito della vertenza in atto, delle conseguenze negative sull’immagine complessiva di questa autorità giudiziaria e in generale delle istituzioni», riprende il consigliere di Stato. «Mi dispiace che le parti non siano riuscite a dialogare per risolvere, in maniera condivisa, situazioni interne ed evitare così denunce penali ed eventuali controdenunce», osserva il capo del Dipartimento istituzioni.

‘La foto? Non l’avrei mai condivisa con una collaboratrice’
Allegata alla querela di Quadri e Verda Chiocchetti c’è anche una foto, attinta a Internet, che il presidente del Tpc Ermani ha spedito nel febbraio 2023 alla segretaria presunta vittima del mobbing: nell’immagine due peni giganti di plastica e seduta in mezzo una donna. Sopra, la scritta ‘Ufficio Penale’. Che pensa il consigliere di Stato del gesto di Ermani? «Che non avrei mai e poi mai condiviso un’immagine del genere con un collaboratore, a maggior ragione con una collaboratrice», risponde Gobbi.

Da www.laregione.ch 

sconosciuto.gif****

Veleni nel Tribunale: “Vicenda destinata a finire male”
Le valutazioni del direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi, sullo scontro tra giudici per il quale è stato nominato un procuratore pubblico straordinario

“Questa vicenda non andrà a finire bene. Comunque vada a finire”. È stato questo, racconta lo stesso Norman Gobbi alla RSI, il primo pensiero del direttore del Dipartimento delle istituzioni di fronte allo scontro in atto nel Tribunale penale cantonale.
Una querela penale, come noto, è stata inoltrata dai giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti contro il presidente dello stesso tribunale Mauro Ermani, il vicepresidente Marco Villa e il giudice Amos Pagnamenta. Una denuncia che fa sfociare nel penale la bufera già in essere da qualche tempo.
“Non andrà a finire bene – spiega ulteriormente Gobbi – per il funzionamento stesso del Tribunale penale cantonale, perché questi cinque giudici lavorano sì in maniera indipendente, però devono anche comunque lavorare assieme, visto che fanno tutti parte della stessa Corte. Dall’altra parte va fatta anche una riflessione sulle istituzioni giudiziarie che da questa vicenda non ne usciranno bene”.
I perché della scelta fuori cantone
A trattare l’incarto penale sarà il procuratore pubblico straordinario in arrivo dai Grigioni. “Prima di tutto – evidenzia il consigliere di Stato – non poteva essere un procuratore pubblico ticinese, proprio perché lavorano regolarmente con i giudici del tribunale penale cantonale. L’altra valutazione è stata quella di evitare, visto che il Canton Ticino comunque è piccolo e tutti si conoscono, di attivare un avvocato, un ex magistrato ticinese e quindi abbiamo optato per una scelta fuori Cantone. Fortunatamente il ministero pubblico del Canton Grigioni ha messo a disposizione il capo procuratore e supplente del primo procuratore del Canton Grigioni, Franco Passini”.
La foto allegata alla querela
Passini si dovrà occupare anche di una foto quanto meno imbarazzante inviata dal giudice Mauro Ermani ad una segretaria e contenuta nella querela. Intanto sono arrivate le prime reazioni politiche. Tra cui quella di Fiorenzo Dadò, il presidente della commissione Giustizia e diritti del parlamento. “Un giudice che si occupa anche di giudicare reati sull’integrità delle persone e di pedofilia, che si permette di mandare a segretarie foto oscene di questo genere. Evidentemente una riflessione seria la deve fare. Se lo stesso fatto avvenisse per un politico, la sera stessa sarebbero già giunte probabilmente le richiesta di dimissioni”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Veleni-nel-Tribunale-%E2%80%9CVicenda-destinata-a-finire-male%E2%80%9D–2233193.html
A scuola ma… in sicurezza!

A scuola ma… in sicurezza!

Comunicato stampa

La ripresa delle attività sui banchi di scuola è da sempre un momento speciale per allievi e genitori. Il Dipartimento delle istituzioni con il progetto “Strade sicure” e la Polizia cantonale congiuntamente alle polizie comunali tornano quindi a sensibilizzare gli utenti della strada con consigli di prevenzione della circolazione stradale rivolti sia a coloro che accompagnano i bambini e le bambine presso gli istituti scolastici sia ai conducenti di veicoli, ai quali viene chiesta un’accresciuta attenzione in questo particolare periodo dell’anno.

In base alle più recenti statistiche, lo scorso anno 40 bambini e bambine si sono infortunati a seguito di incidenti sulle strade ticinesi (40 anche nel 2022). Di questi, 16 erano pedoni (13), con 3 bimbi/e (5) investiti sulle strisce pedonali. Nel 2023 si è dunque riscontrata una sostanziale stabilità.
Per questo motivo è importante non abbassare la guardia, con l’obiettivo di diminuire gli incidenti con coinvolti i più giovani. Anche in questo ambito la prevenzione gioca un ruolo di primo piano per evitare tragedie derivanti dalla disattenzione e dai comportamenti sbagliati alla guida, ma anche per chi si sposta a piedi.
Rammentiamo quindi alcuni consigli di comportamento:

Nel tragitto casa-scuola a piedi

  • Per i bambini e le bambine che si spostano a piedi la regola d’oro è mai correre o giocare né in strada né sul marciapiede.
  • Per maggiore sicurezza camminare sempre sul marciapiede o dove assente a lato della carreggiata.
  • Indossare abiti chiari ed elementi riflettenti, soprattutto nel periodo invernale. I colori chiari e sgargianti ti rendono più visibile anche di giorno.

Quando si attraversa la strada

  • Guardare e ascoltare con attenzione.
  • Prima di attraversare la strada, assicurarsi sempre di essere stati visti dal conducente e che il suo veicolo sia completamente fermo.

Nel tragitto casa-scuola per genitori o conoscenti che accompagnano gli scolari in auto

  • Non fermarsi vicino a scuola ma usare gli appositi parcheggi.
  • Rispettare la segnaletica presente nelle vicinanze della scuola.
  • Circolare con maggiore prudenza in prossimità degli istituti scolastici.
  • Assicurare sempre correttamente bambine e bambini con gli appositi sistemi di sicurezza all’interno dell’abitacolo. Ciò eviterà spiacevoli conseguenze.  

Questi e altri consigli sono consultabili sull’opuscolo “Tutti a scuola”, già distribuito nelle scuole ad allieve e allievi, e sul sito www.stradesicure.ch