Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi gilt als Hardliner in der Ausländerpolitik. Dieser Titel stört ihn nicht. Er sagt, er mache nur seine Arbeit. Denn der Grossteil der Asylsuchenden komme im Tessin an. Zudem steige die Zahl der Grenzgängerinnen konstant.
Der Lohndruck auf den Tessiner Arbeitsmarkt sei gross. Dieser Hintergrund rechtfertige Praxen, die internationales Recht ritzen, sagt Gobbi. Er ist zuversichtlich, dass der Rest der Schweiz früher oder später die gleichen Regeln wie die Südschweiz einführt. Gobbi hinterfragt hingegen selbstkritisch seine Kommunikationsarbeit als Sicherheitsdirektor. Lugano ist eine der sichersten Schweizer Städte, nur weiss das im Tessin kaum jemand.
L’edizione 2024 della Settimana contro il razzismo rifletterà sul rapporto che “Noi” abbiamo con chi reputiamo essere “gli Altri”. Attraverso questo approccio si invita la popolazione a riflettere su come il razzismo si sviluppa, si alimenta e si riproduce in maniera sistemica a ogni livello della vita sociale. Quest’anno ben 22 tra enti, associazioni e comuni, in partenariato con il Servizio per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle Istituzioni e con il sostegno del Servizio per la lotta al razzismo della Confederazione, organizzano 19 appuntamenti di sensibilizzazione del grande pubblico nei confronti delle diverse forme di discriminazione. Il fil rouge è la mostra “Noi e gli Altri – Dai pregiudizi al razzismo”, che il Servizio per l’integrazione degli stranieri per l’occasione aprirà al pubblico presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona.
Attraverso la Settimana contro il razzismo 2024 si invita la popolazione a riflettere su come il razzismo si sviluppa, si alimenta e si riproduce in maniera sistemica a ogni livello della vita sociale. In un periodo caratterizzato da un aumento delle segnalazioni di episodi razzisti, come attestano i vari rapporti a livello cantonale e federale, occorre in risposta offrire alla popolazione delle occasioni di incontro, conoscenza e scambio, al fine di prevenire e contrastare gli stereotipi nei confronti della diversità e la diffusione dei discorsi d’odio. Riflettere sulla propria prospettiva permette infatti di capire che siamo sempre “lo straniero” per qualcun altro.
19 occasioni per lottare contro il razzismo Sono ben 19 gli appuntamenti che permetteranno una riflessione a tutto tondo nei confronti del razzismo e del rapporto tra chi reputiamo essere “il Noi” e chi invece consideriamo essere “gli Altri”. Nel programma si possono trovare musical e laboratori teatrali, momenti creativi, attività ludiche per i più giovani, film, biblioteche umane, varie conferenze su temi come gli “imbarazzismi” o i capelli afro, escape room e molto altro. Il ricco e variegato programma per l’edizione 2024 vuole permettere a tutta la popolazione di riflettere ed informarsi sulla tematica del razzismo attraverso la modalità che più preferisce, attestando al contempo l’importanza del coinvolgimento diretto di enti, comuni e associazioni attivi sul territorio per lottare in maniera organica contro la diffusione del fenomeno in Ticino. Tra questi 19 eventi figura anche la proposta del Servizio per l’integrazione degli stranieri, che organizzerà il vernissage della mostra Noi e gli Altri – Dai pregiudizi al razzismo mercoledì 20 marzo alle ore 18.30 presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona, accompagnandolo con una tavola rotonda che tratterà del rapporto con l’Altro e di razzismo tra media, arte e apertura istituzionale. La mostra resterà accessibile gratuitamente dal 21 marzo al 20 aprile 2024, secondo gli orari di apertura di Palazzo Franscini.
Una progettazione partecipata che vale il sostegno del SLR della Confederazione
Considerato l’ottimo successo ottenuto nella scorsa edizione, la SCR di quest’anno dà seguito alla modalità di collaborazione partecipativa inaugurata l’anno scorso. Un momento di incontro e coordinazione tra Cantone ed enti, comuni e associazioni attivi sul territorio è stato proposto ad agosto scorso: un’occasione di scambio e di formazione, ma anche un’opportunità per favorire la nascita di collaborazioni tra i partner. Il programma allegato sottolinea la rete sviluppata tra i vari attori presenti sul territorio, il loro spirito innovativo e la loro creatività.
Un risultato questo che è stato ulteriormente valorizzato dalla nuova collaborazione siglata con il Servizio per la lotta al razzismo (SLR) della Confederazione, che quest’anno ha deciso di sostenere insieme al Servizio per l’integrazione degli stranieri tutti e 19 i progetti.
Storia e organizzazione La SCR ruota attorno alla data del 21 marzo, quando ricorre la “Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale”. La data è stata fissata dall’ONU e scelta per conservare la memoria di quanto accaduto a Sharpeville (Sudafrica) il 21 marzo 1960, quando la polizia aprì il fuoco contro dei manifestanti che protestavano pacificamente contro le leggi razziali, causando 70 morti. La Settimana contro il razzismo è stata in seguito inaugurata nel 1999, e si è rapidamente diffusa in numerosi Stati e città. In Svizzera rientra nel Programma d’integrazione cantonale, PIC, finanziato dalla Confederazione.
La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la prima del 2024 e la 69. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.
In apertura, i membri della Piattaforma si sono confrontati su una serie di richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha anzitutto aggiornato i presenti sull’iniziativa generica che chiede di eliminare le «liste nere» degli assicurati morosi nel settore LaMal. È stato spiegato che la Commissione sanità e sicurezza sociale del Parlamento, prima di proseguire le proprie analisi, ha aderito alla proposta del Governo di consultare i Comuni. D’intesa con la Piattaforma, nelle prossime settimane sarà promosso un sondaggio fra i Municipi per verificarne le preferenze, in merito al futuro delle «liste nere».
Sempre a questo proposito, il Dipartimento della sanità e della socialità ha ripercorso le tappe di coinvolgimento e condivisione con i Comuni nel percorso decisionale che ha portato il Cantone a istituire per gli assicurati morosi nel settore LaMal l’obbligo di rispondere alle convocazioni dei Comuni – accanto a una serie di misure come, ad esempio, l’accresciuta informazione volta a prevenire il fenomeno e ad aumentare l’efficacia dell’intervento comunale. Alla luce di queste spiegazioni, è stato concordato di avviare una consultazione approfondita fra i Municipi sul nuovo strumento.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha poi aggiornato in merito alla consultazione sulla nuova Legge cantonale sulla scuola dell’obbligo. È stato confermato che il Governo ha optato per il ritiro del messaggio che era stato posto in consultazione negli scorsi mesi: saranno ora portati avanti i progetti di livello settoriale – e in seguito sarà avviato il processo per elaborare un nuovo progetto di legge, che sarà poi condiviso con tutti i partner interessati.
La Piattaforma di dialogo si è successivamente confrontata sul tema della riforma istituzionale «Ticino 2020». È stato ricordato che la consultazione sull’ultima versione del progetto si è conclusa il 15 dicembre scorso, con un’ampia partecipazione e una chiara maggioranza di pareri critici sulla proposta di nuova ripartizione dei compiti fra Cantone e Comuni. Alla luce delle indicazioni raccolte, è stato concordato che il Comitato strategico effettuerà i necessari approfondimenti e fornirà una serie di scenari per fare avanzare i lavori, consolidando anzitutto i contenuti sui quali è finora stato possibile trovare un accordo.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcuni chiarimenti sul tema della differenziazione del moltiplicatore comunale d’imposta fra persone fisiche e persone giuridiche, che potrà essere applicata a partire dal 2025. La Piattaforma ha deciso di avviare una consultazione fra i Comuni, in merito all’opportunità di limitare la possibilità di differenziare verso il basso il moltiplicatore delle persone giuridiche.
Il Dipartimento delle istituzioni ha infine confermato che il Gruppo di lavoro Polizia ticinese ha presentato il proprio rapporto sulla futura ripartizione dei compiti tra Comuni e Cantone in questo ambito. Le conclusioni saranno ora discusse in seno alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza e insieme ai capi Dicastero dei Comuni.
In coda alla seduta, il Consiglio di Stato ha rivolto un pensiero ai rappresentanti dei Comuni che non solleciteranno un nuovo mandato in seno alla Piattaforma, ringraziandoli per il lavoro svolto a favore delle relazioni fra le istituzioni ticinesi.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 5 giugno 2024.
Restyling totale per la struttura inaugurata oggi e che va a completare il progetto dell’Albergo Diffuso Monte Generoso.
Castel San Pietro – Ci sono voluti 4 anni e molto impegno per portare a termine il quarto ed ultimo tassello del progetto dell’Albergo Diffuso Monte Generoso (ADMG). L’inaugurazione odierna dell’Alpe di Caviano, rappresenta dunque la ciliegina sulla torta di un’iniziativa i cui albori risalgono al 2017 e che prevedeva la ristrutturazione e la messa in rete di quattro strutture appartenenti a quattro diversi proprietari: Osteria con alloggio La Manciana, Ostello di Scudellate, La Casa dei Gelsi e, appunto, l’Alpe di Caviano.
La struttura, totalmente ristrutturata, ora ospita al piano terra una camera adatta a soddisfare le esigenze dei disabili. Qui è stato realizzato anche un piccolo ristorante, che risulta particolarmente accogliente grazie all’importante lavoro di recupero dei materiali. Una spaziosa e moderna cucina permette di servire pasti alla clientela che vorrà trovare spazio nel grande locale interno o sulla spaziosa terrazza che affaccia sul panorama del Mendrisiotto e della Pianura Padana. Al primo piano dell’edificio sono state realizzate 5 camere doppie con servizi al piano e una piccola terrazza che può essere utilizzata per organizzare degli aperitivi. Il grande locale-mansarda al secondo piano accoglie 10 letti singoli, sempre con servizi sul piano (www.staygenerous.ch).
Il presidente del patriziato, Dario Frigerio, ha orgogliosamente ricordato come l’ufficio patriziale abbia saputo condividere e supportare sin dall’inizio il progetto. Un plauso è arrivato anche dal Consigliere di Stato Norman Gobbi: «Il lavoro svolto dal Patriziato di Castel San Pietro è da ritenersi un esempio particolarmente virtuoso, a livello regionale e cantonale. Un progetto che il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di sostenere e premiare con l’erogazione di un contributo straordinario di 200’000 franchi, uno dei più alti mai erogati tramite il Fondo per la gestione del territorio».
Il Direttore della Divisione dell’economia, Stefano Rizzi, ha ritenuto importante sottolineare come la ristrutturazione dell’Alpe di Caviano sia stata sostenuta dal Consiglio di Stato su impulso del DFE nell’ambito della politica economica regionale: «L’obiettivo era quello di svilupparvi un prodotto turistico attrattivo per il pernottamento, da inserire nel più ampio progetto di Albergo Diffuso del Monte Generoso. La ristrutturazione del Caviano è infatti un importante tassello della messa in rete dell’offerta turistica e dell’ospitalità nella Valle di Muggio/Monte Generoso. L’offerta turistica e di svago nella regione è quindi ampliata, migliorata e potenziata. E lo sarà ancora di più perché il progetto è in continua evoluzione: in varie località del Monte Generoso sono infatti in corso i lavori per ampliare l’offerta dell’Albergo Diffuso che, nella sua totalità, sta permettendo a una regione periferica di esprimere tutto il suo potenziale».
Parlando del progetto e della sfida, il presidente della Società Albergo Diffuso Monte Generoso, Claudio Zanini, ha ricordato quanto sia stato impegnativo condurre il progetto fino allo stato attuale, partendo dalla visione che si è concretizzata con la realizzazione delle opere e la formalizzazione della società di gestione, senza sottacere che le difficoltà non sono finite, come neanche le sfide che concernono in particolare l’ulteriore sviluppo dell’offerta con l’integrazione di altre strutture interessate.
Norman Gobbi segue da vicino la situazione, tra misure concrete e proposte
È un momento difficile per le carceri cantonali. Infatti la Stampa e la Farera sono confrontate con il “tutto esaurito”, 0 posti liberi. “Non è solo un momento, perché con questa situazione ci confrontiamo ormai da un anno. Un’emergenza che oggi conoscono tutte le strutture penitenziarie in Svizzera. Non possiamo dire “mal comune mezzo gaudio”, perché in altri momenti se in Ticino non vi erano più posti in carcere almeno si potevano trovare soluzioni trasferendo in altri Cantoni i detenuti. Oggi questo non è più possibile”, afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Perché siamo giunti a questa situazione? “Le cause dell’aumento di detenuti sono da ricercare in più fattori. I flussi migratori: sono aumentati i crimini commessi da falsi richiedenti l’asilo presenti sul nostro territorio. Inoltre Polizia e Magistratura devono bloccare traffici internazionali di droga, i cui corrieri usano sempre di più il Ticino quale via di transito tra il nord e l’Italia. A ciò si aggiunge un costante aumento della criminalità di importazione dall’Italia, con delinquenti che scelgono il nostro Cantone per commettere furti e truffe. I mezzi di contrasto alla criminalità a disposizione della nostra Polizia e della Magistratura sono sempre più performanti, per cui è difficile farla franca sul nostro territorio. Questo è ottimo, però ciò comporta anche un aumento delle persone che finiscono in carcere”, sottolinea il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.
E a essere messo sotto pressione è in particolare il personale che lavora per le Strutture carcerarie cantonali. “Esatto. Oggi gli agenti di custodia e tutti coloro che sono attivi nel sistema carcerario sono chiamati agli straordinari, perché la popolazione carceraria è giunta al livello massimo. Vorrei anche da queste colonne ringraziare tutte e tutti i nostri collaboratori, dal direttore in giù, per l’impegno che ci stanno mettendo. Da parte del Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, e del Consiglio di Stato stiamo cercando soluzioni, anche discutendo con i rappresentanti dei dipendenti e con i sindacati. Uno sforzo congiunto. Cercheremo di liberare risorse a favore dell’impegno primario di controllo e gestione dei detenuti all’interno delle strutture, In questo senso si inseriscono le propose di affidare a ditte private di sicurezza la sorveglianza esterna del penitenziario, con le ronde fuori dalle strutture, così come il controllo della sicurezza al Palazzo di Giustizia di Lugano, oggi garantito anche da agenti di custodia in collaborazione con la Polizia. Abbiamo prolungato sino all’11 marzo il termine del concorso per partecipare alla nuova scuola agenti di custodia. Assumeremo 15 nuovi agenti, donne e uomini, per svolgere un lavoro importante per la Giustizia: invito tutti gli interessati a volersi candidare.
Tra le altre cose, ho inoltre proposto alla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia l’introduzione del cosiddetto “processo per direttissima” sulla scorta di quanto avviene in altri Stati. Una misura che sarebbe davvero efficace, ma che comporterà tempi lunghi per essere introdotta. Intanto la situazione è monitorata giorno dopo giorno”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 marzo 2024 de Il Mattino della domenica
Oggi alle 8.00 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2024). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi e le nuove aspiranti con discorsi ufficiali. La Polizia cantonale comunica di aver assunto 17 nuovi/e aspiranti gendarmi (14 uomini e 3 donne) e 4 aspiranti ispettori/trici (2 uomini e 2 donne). Oltre agli e alle aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 9 aspiranti delle Polizie comunali (6 uomini e 3 donne), 1 aspirante della Polizia militare (uomo), nonché 7 aspiranti agenti della Polizia cantonale dei Grigioni (7 uomini). Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme, ispettore/trice, agente in formazione nei Corpi di appartenenza.
«Le Temps» publie une lettre ouverte du conseiller d’Etat tessinois Norman Gobbi: «Mes chers compatriotes romands, le Tessin mérite la solidarité confédérale».
Mes chers compatriotes romands,
En ces temps marqués par tant d’incertitudes géopolitiques, par le retour de la guerre sur notre continent ainsi que par des flux migratoires d’une ampleur croissante et toujours moins maîtrisés, la devise inscrite sous notre coupole fédérale prend tout son sens: «Unus pro omnibus, omnes pro uno», soit «Un pour tous, tous pour un».
Je vous écris non seulement en tant que Compagnon d’honneur du Guillon, honneur vaudois s’il en est, mais avant tout comme Confédéré et comme membre du gouvernement tessinois.
Comme vous le savez, le Tessin est un des cantons les plus touchés par les conséquences des flux migratoires internationaux. Il l’a été historiquement et l’est encore actuellement. Sans remonter trop loin dans le temps, je pense à la crise des Balkans dans les années 1990 et au fort afflux de migrants vécu en 2015-2016. De par sa situation géographique, comme porte d’entrée sud de la Suisse, le Tessin a l’habitude et une expérience consolidée dans la gestion des urgences migratoires.
Cependant, les conséquences négatives, en termes tant de coûts que de détérioration de la qualité de vie de nos résidents, risquent, avec le temps, de saper l’esprit d’accueil qui a toujours habité les Tessinoises et les Tessinois. Permettez-moi d’illustrer mon propos en rappelant quelques faits et chiffres. Premièrement: depuis au moins un an, plus de 50% des étrangers en situation irrégulière (avec des pointes, pendant plusieurs mois, de plus de 75%) sont entrés en Suisse par la frontière du Mendrisiotto.
Deuxièmement: lorsque la guerre en Ukraine a éclaté en février 2022, le Tessin s’est pleinement engagé auprès des autorités migratoires suisses en accueillant un nombre de réfugiés supérieur à la clé de répartition réelle entre les cantons.
Troisièmement: dans la région du Mendrisiotto toujours, le Secrétariat d’Etat aux migrations (SEM) dispose de centres d’enregistrement des demandeurs d’asile qui, ces derniers mois – mais ce n’est plus une exception – ont affiché complet. Facteur aggravant, la présence de plus en plus importante de mineurs (plus ou moins) non accompagnés. L’ouverture prochaine du nouveau centre d’accueil de Pasture, situé dans les communes de Balerna et Novazzano, améliorera certes les conditions des migrants, mais ne résoudra pas certaines conséquences négatives de leur présence sur le territoire.
Quatrièmement: aux demandeurs d’asile «traditionnels» issus plutôt du sud ou de l’est du bassin méditerranéen se sont ajoutées, depuis 2 ans, les personnes originaires d’Ukraine et bénéficiant du statut de protection S. Non seulement ce cumul a des conséquences sur les coûts, mais les inquiétudes et les possibles frictions avec la population locale augmentent également.
Face à cette situation objective, le Tessin a toujours assumé pleinement ses responsabilités, en coopérant avec le SEM, tant dans le secteur de l’accueil que sur le front de la sécurité. Mais nous avons également formulé des demandes spécifiques qui n’ont pas toujours été satisfaites.
En particulier, je réclame depuis plus de douze ans l’introduction de mesures disciplinaires pour les récalcitrants. Ce n’est qu’après de trop nombreuses années que la modification de la loi fédérale sur l’asile est maintenant prête. Elle introduira des mesures plus strictes pour ceux qui causent des problèmes dans les centres fédéraux et en dehors de ceux-ci. C’est un exemple de l’absence de stratégie et de planification du gouvernement fédéral en matière de gestion des situations d’urgence. Le canton de Neuchâtel subit le même sort avec le centre fédéral pour requérants d’asile de Boudry. Il peut compter sur notre pleine solidarité et compréhension.
Mais aujourd’hui, il n’est plus seulement question d’ordre public ou de capacités d’accueil. La question devient financière. La conseillère fédérale Karin Keller-Sutter et le Conseil fédéral, dans le cadre de la maîtrise des coûts, ont inclus le secteur de l’asile parmi les domaines où des économies peuvent être réalisées. C’est une très mauvaise idée. Elle laisse présager une réduction de l’aide versée aux cantons pour leur contribution à la politique fédérale d’asile. Une approche inacceptable!
La récente demande du SEM de répartir le crédit de 57 millions de francs pour la construction de logements provisoires extraordinaires, qui ne sont rien d’autre que les conteneurs déjà rejetés par les Chambres fédérales, a déjà été renvoyée à l’expéditeur par la Conférence des directrices et directeurs des Départements cantonaux de justice et police (CCDJP).
Dans ce sens, je m’efforcerai de faire en sorte qu’au sein de la CCDJP un consensus puisse être trouvé pour maintenir et intensifier la pression légitime des cantons sur le Conseil fédéral et le nouveau chef du Département fédéral de justice et police, Beat Jans. On ne résout pas une situation d’urgence avec des coupes budgétaires.
Comme je l’ai dit, le Tessin est l’un des cantons les plus exposés dans le domaine de l’asile. Il fait preuve de solidarité et bénéficie aussi de la solidarité intercantonale pour répartir le fardeau. La crédibilité de la politique d’asile en Suisse passe aussi par l’unité d’action: appliquer les lois et ne pas abandonner les cantons qui contribuent plus que d’autres à la gestion de la migration. Dans le cas du Tessin, nous devons notamment accepter les conséquences négatives de la présence sur notre territoire d’étrangers en situation irrégulière et de requérants d’asile récalcitrants. Cela a un coût financier, sans parler de questions sécuritaires et d’ordre public.
Mes chers compatriotes romands, le Tessin mérite la solidarité confédérale. Si mon canton est, comme vous le savez, une terre accueillante d’une exceptionnelle beauté, il est aussi «victime» de sa position géographique sur des routes migratoires importantes. Le Tessin a montré sa capacité à se montrer solidaire avec le reste du pays et avec les migrants. Il est aussi reconnaissant au reste du pays pour son soutien. Mais si aux problèmes de capacités d’hébergement et de sécurité viennent s’ajouter des coupes budgétaires, c’est bien cette solidarité confédérale qui sera en danger.
Norman Gobbi boccia la proposta avanzata dai sindacati, che per colmare le lacune volevano allargare il bando anche ai residenti con permesso C
La posizione del responsabile del dipartimento delle Istituzioni è chiara: è preferibile selezionare gli agenti di custodia tra la popolazione svizzera; è bene “privilegiare l’assunzione di cittadini svizzeri, proprio perché il dipartimento delle Istituzioni è quello più legato all’ambito di giustizia e polizia, che ha comunque un monopolio per la cittadinanza svizzera”.
Così Norman Gobbi risponde alla proposta ventilata negli ultimi giorni dai sindacati per colmare l’attuale lacune che grava sulle carceri ticinesi, sempre più sotto pressione e alla ricerca di nuovo personale. Per Lorenzo Jelmini dell’OCST, una soluzione valida è di allargare il bando anche ai residenti con permesso C. “Bisogna trovare altre misure per rendere più attrattiva questa attività”, dichiara il sindacalista a difesa del progetto. “Bisogna anche essere coraggiosi e aprire a chi vive in Ticino da parecchi anni, a chi ha il permesso C”.
Non sarebbe una prima in Svizzera: ci sono anche altri cantoni che hanno aperto agli stranieri per quanto riguarda le guardie carcerarie. “Credo che per gli agenti di custodia la cittadinanza svizzera sia un elemento”, risponde il consigliere di Stato. “Ricordo che la cittadinanza svizzera può essere acquisita secondo delle leggi, che sono sempre state più allentate: in questo senso non vedo un problema”.
Norman Gobbi: “Indipendenti e in grado di creare nuove opportunità”
La sala del Gran Consiglio questa settimana si è animata non per le “solite” discussioni parlamentari, bensì per la presentazione di un importante e nuovo istituto al servizio in particolare della Magistratura ticinese: l’Istituto cantonale di medicina legale. È un progetto sotto il cappello del Dipartimento delle istituzioni e per questo ne abbiamo parlato con il suo direttore, Norman Gobbi. “Siamo contenti di essere riusciti a realizzare questo istituto. Si tratta di uomini e donne – soprattutto donne, visto che la responsabile è la dottoressa Rosa Maria Martinez, che si avvale di altri due medici donne e di un medico, oltre alla segretaria – che lavorano a favore della ricerca della verità per i nostri concittadini, nei momenti in cui un loro congiunto perde la vita in maniera sospetta. Non è un caso a mio giudizio che per svolgere questo delicato compito vi siano più donne. La loro sensibilità in circostanze spesso tragiche è un valore aggiunto. Polizia e Ministero pubblico sono i “clienti” principali dell’Istituto, perché spetta a loro condurre le inchieste per capire quanto è avvenuto in un caso di morte sospetta. Non necessariamente una morte violenta. I medici dell’Istituto devono fornire gli elementi scientifici per definire i fatti. Un compito quindi importante, come detto, per la ricerca della verità”, afferma il nostro interlocutore.
Il nuovo Istituto di medicina legale è il frutto di un lungo percorso che ha visto il nostro Cantone spesso doversi appoggiare a specialisti esterni. “Era il caso prima del 1976, quando si ricorreva a centri d’oltre San Gottardo. O dopo il 2005 quando venne stipulata una Convenzione con l’Istituto di medicina legale di Varese. L’aumento delle pratiche dovuto anche a nuove leggi e la necessità di assicurare un servizio 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno ci ha portato a questa soluzione, che finanziariamente risulta neutra rispetto al recente passato, quando venivano assegnati dei mandati esterni per realizzare le perizie. È stata dunque una necessità e oggi con l’Istituto garantiamo autonomia e indipendenza”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Il nuovo istituto ha sede a Bellinzona in via Salvioni e come detto occupa 5 persone. “Avere un centro di competenza come questo ci permette di sviluppare l’attività anche in altri ambiti. Per esempio l’attività riguarda anche la ricostruzione di quanto avviene in un contesto di violenza domestica per accertare i fatti e dare la possibilità alle vittime di fare una denuncia contro chi ha compiuto il maltrattamento sulla base di elementi forti. Inoltre si possono ottenere lavori anche da enti esterni. Ne è un esempio il mandato già accordato all’Istituto dalla Segreteria di Stato (SEM) per la determinazione dell’età dei giovani richiedenti l’asilo, che arrivano da noi privi di documenti e per i quali sapere se sono maggiorenni o minorenni ha una notevole importanza. Inoltre si può sviluppare tutto il settore della formazione e l’Istituto ben presto potrebbe essere in grado di formare giovani medici FMH in medicina legale. Quindi si collabora con l’EOC, con l’USI e con la SUPSI. Con quest’ultima si sta mettendo a punto una formazione per infermieri specializzati in questo ambito. Una serie di opportunità che serve per migliorare il nostro Cantone”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 febbraio 2024 de Il Mattino della domenica
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