Le Tessin insiste pour être indemnisé par Berne pour l’accueil des migrants

Le Tessin insiste pour être indemnisé par Berne pour l’accueil des migrants

Le Conseil fédéral refuse de rembourser dès cette année les frais encourus par le canton pour la prise en charge des personnes arrivant d’Italie. Au sud des Alpes, cette fin de nonrecevoir passe mal

Pour l’instant, la Confédération ne remboursera pas le Tessin pour l’intégralité de ses dépenses liées à l’accueil et à la réadmission simplifiée de migrants en Italie. C’est ce que le gouvernement a répondu ces jours au conseiller national Marco Romano (Le Centre). Le député tessinois exhortait Berne à indemniser en totalité le canton dès 2023. «Je suis très déçu par le Département de justice et police d’Elisabeth Baume-Schneider. Le Conseil fédéral utilise des arguments bureaucratiques pour se défiler, manifestant une insensibilité déconcertante. Cela est inacceptable!», déplore Marco Romano, signalant qu’il amènera le thème devant la Commission des institutions politiques dont il est président et à laquelle participe la secrétaire d’Etat à la migration (SEM), Christine Schraner Burgener.

Le Conseil fédéral a répondu à l’élu qu’un éventuel remboursement n’interviendrait pas avant 2024. Les dispositions d’exécution ad hoc qui devraient entrer en vigueur au printemps de l’an prochain doivent encore être édictées, peut-on lire dans son message. «Ce n’est qu’à partir de ce moment que la Confédération pourra soutenir financièrement les centres de départ des cantons, pour autant que les conditions nécessaires soient remplies», indique-t-il.

Or, la pression à la frontière sud monte sans cesse et le Tessin est confronté à des chiffres comparables à ceux de l’urgence migratoire de 2015-2016, fait valoir Marco Romano. «Au Tessin, personne ne dort dans la rue ou à la gare, comme c’est actuellement le cas à Côme; tous les migrants sont logés et nourris», souligne-t-il, précisant que cela a un prix et qu’il n’est pas juste qu’il ne pèse que sur le canton italophone. «Chaque année, plusieurs centaines de milliers de francs sont dépensées pour quelques milliers de migrants», signale-t-il. «Pour les caisses cantonales, ce n’est pas rien. Le Tessin doit gérer cette problématique uniquement à cause de sa position géographique, alors que l’arrivée de migrants concerne tout le pays.»

Après le refus de Berne, le chef du Département des institutions tessinois, Norman Gobbi (Lega), a écrit aux conseillères fédérales Elisabeth Baume-Schneider et Karin Keller-Sutter. «Notre intention est de faire comprendre au gouvernement suisse, dans un esprit fédéraliste, la valeur politique de l’engagement du Tessin dans la gestion du flux migratoire à la porte sud du pays, en particulier en ce qui concerne les procédures simplifiées de réadmission avec l’Italie», explique-t-il. Grâce à une gestion efficace et professionnelle, le Tessin a limité au maximum la migration illégale de transit à travers la Suisse, considère le conseiller d’Etat. «Cela en assurant la sécurité du territoire et en évitant aux autres cantons de devoir faire face à une affluence de migrants, avec tous les problèmes et dépenses qui en découlent.»

Un coût de 4,5 millions de francs

Sur la base d’accords de durée limitée établis au début de l’urgence migratoire en 2016, la Confédération a contribué pour un montant d’un peu moins de 1,5 million de francs aux dépenses engagées par le Tessin entre 2017 et 2019. Mais les frais totaux pour la gestion et la sécurité du centre de réadmission simplifiée entre 2016 et 2022 s’élèvent à un peu plus de 6 millions de francs. «Le calcul est vite fait: les coûts supplémentaires supportés par le Tessin sont d’environ 4,5 millions de francs. Attendre plus longtemps – pour un canton qui financièrement fait face à plusieurs difficultés – n’est plus admissible», martèle Norman Gobbi.

D’autant qu’une base légale entrera en vigueur prochainement pour assurer ce dédommagement. En effet, une motion présentée en 2017 par l’ex-conseiller aux Etats Fabio Abate (PLR) a été adoptée en 2022. Elle demande à la Confédération la création d’une base légale permettant de soutenir financièrement les cantons qui gèrent des logements temporaires accueillant les étrangers devant être renvoyés dans un Etat voisin en vertu d’un accord de réadmission. Dès lors, le département de Norman Gobbi a adressé une demande de soutien financier aux autorités fédérales, à l’Office fédéral des douanes et de la sécurité des frontières (OFDF) et au Secrétariat d’État aux migrations (SEM), sans succès, rappelle-t-il. «Le Tessin demande à être reconnu pour son engagement extraordinaire et indispensable à la sécurité intérieure du pays, et servant les intérêts de tous les cantons», réitère-t-il.

Articolo originale

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 marzo 2023 di Le Temps

 

“Nel ruolo di pompiere spengo le scintille tra i candidati di lista”

“Nel ruolo di pompiere spengo le scintille tra i candidati di lista”

Norman Gobbi, consigliere di Stato uscente e candidato al Governo per la Lega, ha risposto alle domande di Ticinonews sull’accordo Lega-UDC, il rapporto con i colleghi in Governo e un bilancio di questi 12 anni.

Norman Gobbi, consigliere di Stato uscente della Lega e direttore del DI, è stato protagonista della undicesima intervista pre elettorale a Ticinonews. Fra i temi discussi l’accordo Lega-UDC, il rapporto con i colleghi in Governo, la violenza nello sport e un bilancio di questi 12 anni.

Partiamo da un fotomontaggio del Mattino: è raffigurato insieme agli altri candidati di lista per il Governo (Zali, Marchesi, Bignasca e Pamini) e a lei spetta il ruolo di pompiere. Il titolo è asilo Mariuccia.  Abbiamo sentito spesso le voci di Zali, Bignasca, Marchesi…Lei invece ha parlato poco. Come mai?
“Proprio perché devo fare il pompiere (ride). Cerco di tenere insieme la squadra. L’obiettivo strategico come lista è di mantenere le posizioni, crescere e dare espressione politica a un elettorato molto presente e che ci ha sempre sostenuto”.

Ha dovuto strigliare i suoi compagni?
“No. Un pompiere cerca di smussare gli angoli e cerca si spegnere le fiamme tra uno e l’altro. Fiamme che sono tra l’altro naturali in una campagna dove ognuno cerca di raggiungere il miglior risultato personale”.

È vero che all’interno del Consiglio di Stato ognuno bada al proprio dipartimento, senza pestare i piedi l’uno all’altro?
“Non direi. Ognuno di noi fa parte di un collegio in cui si prendono delle decisioni che a volte non sono gradite a tutti. Ognuno di noi è a capo di un Dipartimento e ne porta la responsabilità non solo dal punto di vista politico, ma anche operativo. Una volta che vengono prese le decisioni però non è ottimale per il Consiglio di Stato uscire con fratture o divisioni verso l’esterno. Credo che questo sia un elemento che ci distingue un po’ dalla vicina Repubblica, dove si continua a bisticciare. Una volta che si è presa una decisione è la decisione del Governo, anche se a qualcuno non piace o piace meno rispetto ad altre. Il confronto interno del governo non è sempre da Mulino Bianco. Anzi, su alcuni temi ci si confronta in maniera molto aspra”.

Settimana scorsa ricorreva il decimo anniversario della scomparsa di Giuliano Bignasca. È rimasto qualcosa di quella Lega?
“Quella Lega è nata in un periodo storico completamente diverso: è entrata come elemento di rottura contro una partitocrazia che gestiva e amministrava il Cantone come se fosse cosa sua e non dei cittadini. La Lega ha voluto dare voce ai cittadini e credo che questo aspetto sia rimasto, così come la volontà di portare la politica vicino alla gente. Quest’anno il nostro slogan è “continuità”, che rompe con quello che il Nano portava in avanti nel ’91, ma c’era un sistema diverso”.

Violenza nello sport. È notizia di ieri che le società possono, ma non sono obbligate a introdurre il biglietto nominale. Cosa ne pensa?
“È una decisione molto prudente per il mondo del calcio, un mondo in cui si creano spesso problemi di ordine pubblico. È una decisione già contenuta nel concordato contro l’hooliganismo avallato da più cantoni, anche se mancano quelli più refrattari, come Basilea, Zurigo e San Gallo. Credo che ci si debba confrontare sul fatto che gli stadi devono essere luoghi sicuri e che i costi generati dal tifo violento non ricadano sulla comunità. È un passo avanti rispetto a prima, l’importante è che non rimanga un fumogeno”.

12 anni di presenza in Governo. Si è dato un limite di tempo?
“Fintanto che ho voglia e interesse credo che potrò andare avanti. Comincio ad affrontare questa campagna elettorale e se il popolo lo vorrà la prossima legislatura”.

C’è qualche rammarico?
“Spesso per fare dei cambiamenti ci vuole davvero tanto tempo. I tempi per l’elaborazione di certi messaggi sono molto più lunghi di quello che uno potrebbe immaginarsi. Questo è un po’ il problema della politica. Se guardo però quanto abbiamo fatto sulla nuova legge della ristorazione e gli alberghi, che voteremo in questi giorni, siamo riusciti con un colpo di reni a portarla avanti in tempi brevi. E questo a favore di un settore economico importante per il nostro Cantone”.

Da www.ticinonews.ch

«I leghisti dovranno occupare i primi tre posti in lista»

«I leghisti dovranno occupare i primi tre posti in lista»

A tre settimane dalle elezioni cantonali, la Lega, in festa a Pregassona, ha deciso di lasciarsi alle spalle le polemiche degli ultimi giorni con l’UDC e serrare i ranghi: la parola d’ordine è raccogliere voti
«Votate e fate votare Lega». A tre settimane dalle elezioni cantonali, il movimento di via Monte Boglia, in festa a Pregassona, ha deciso di lasciarsi alle spalle le polemiche degli ultimi giorni e serrare i ranghi: la parola d’ordine è raccogliere voti. Il primo a sottolinearlo, oggi, è stato il capogruppo in Gran Consiglio, Boris Bignasca: «Vi chiedo il massimo sostegno, non solo per il Consiglio di Stato ma anche a supporto della lista del Gran Consiglio. Non dobbiamo arretrare», ha detto Bignasca davanti a circa 500 simpatizzanti. E sul botta e risposta con l’UDC, Bignasca ha minimizzato: «Ho sentito dire che ci sarebbe stata qualche polemica interna alla lista. Io di polemiche ne ho sentite poche, anzi direi che è stata quasi una campagna da Mulino Bianco». Anche perché, ha aggiunto, con i «cugini» dell’UDC «ci sono temi che ci uniscono, come la neutralità, ferita e calpestata dal Consiglio federale». Tra le priorità citate dal capogruppo, anche l’attenzione alle famiglie e ai giovani, la sicurezza e le infrastrutture.

A prendere la parola è stato poi il consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha ribadito l’importanza di sostenere il movimento. «Mancano 21 giorni, decisivi, alle elezioni e nelle case è già arrivato il materiale di voto. L’impegno che tutti noi dobbiamo prenderci è di sostenere – e far sostenere – la lista 10 per il Consiglio di Stato e la lista 13 per il Gran Consiglio perché le sfide che ci attendono nei prossimi anni sono molte». La Lega, ha proseguito Gobbi, «è la destra sociale del canton Ticino, una destra che vuole difendere il nostro Paese nei suoi principi fondanti: libertà, neutralità, controllo della migrazione, garanzia di una protezione sociale adeguata in un cantone che più di altri paga lo scotto degli accordi bilaterali».

Nessuna frecciatina ai democentristi anche da parte di Claudio Zali, che nel suo intervento ha sottolineato: «Sono leghista da 30 anni, e oggi sono qui a chiedere il sostegno del popolo della Lega. Io non faccio promesse e proclami, né li faccio votare. Io porto risultati: avremo il potenziamento dell’autostrada con dieci anni di anticipo, e il tram-treno, approvato questa settimana dall’Ufficio federale dei trasporti». E per quanto riguarda le elezioni, Zali ha ribadito la necessità di votare i candidati leghisti. «Come quattro anni fa, abbiamo due ospiti in lista (i due candidati dell’UDC Piero Marchesi e Paolo Pamini, ndr). Ma esattamente come quattro anni fa, i tre candidati leghisti dovranno occupare i primi tre posti di questa lista. Se ci attiviamo numerosi, sarà così e tra tre settimane ci troveremo a festeggiare in via Monte Boglia».

Da www.cdt.ch

Si delinea la Sezione femminile alla Stampa, orizzonte 2025

Si delinea la Sezione femminile alla Stampa, orizzonte 2025

In consultazione la bozza del messaggio governativo

Potrebbe essere realtà fra due anni la “necessaria e urgente” Sezione femminile nel Penitenziario cantonale La Stampa. È quanto si legge nella bozza del messaggio governativo datata 10 marzo che chiede al Gran Consiglio lo stanziamento di un credito di 3 milioni e 32’730 franchi per la sua realizzazione e il suo funzionamento, nonché per l’adeguamento degli spazi da destinare a detenuti anziani e con disabilità fisica motoria. Nella prospettata Sezione femminile – comparto di cui il Ticino non dispone più dal 2006, quando si decise di chiuderlo in concomitanza con l’apertura del carcere giudiziario La Farera considerata la bassa presenza di detenute presso il Penitenziario cantonale – si prevede di realizzare un totale di 11 posti cella, di cui una appositamente concepita per permettere l’eventuale gestione di figli fino ai tre anni di età. A considerare la Sezione “necessaria e urgente” sono in molti, come riferito da ‘laRegione’ lo scorso giovedì 9 marzo: dalla Commissione del Gran Consiglio che vigila sulle condizioni di detenzione, al direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, alla direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, fino al Dipartimento istituzioni e a tutto il Consiglio di Stato. Questo perché le detenute – il cui numero è in aumento – che restano presso il carcere giudiziario La Farera, “malgrado poste in carcerazione di sicurezza o in esecuzione pena anticipata, o che, altresì, già giudicate devono scontare una pena di breve durata o sono in attesa di essere trasferite in una struttura detentiva oltre Gottardo, si ritrovano in tal modo a dover sostenere un regime detentivo duro quanto non adeguato”, scrive il Consiglio di Stato. Attualmente, come spiegato giovedì da Laffranchini, alla Farera ci sono 16 detenute, di cui 8 potrebbero beneficiare del regime di esecuzione della pena. L’obiettivo futuro è dunque di accogliere in maniera adeguata le esigenze delle donne in regime detentivo chiuso nonché di limitare allo stretto indispensabile i collocamenti fuori cantone. L’investimento complessivo – sia a livello logistico che dal profilo informatico– volto alla realizzazione delle opere per accogliere le detenute è quantificato complessivamente in 1 milione e 250mila franchi. È invece di 1 milione e 782’730 franchi l’impatto a gestione corrente dei costi per il personale aggiuntivo necessario alla gestione della Sezione femminile. Il governo evidenzia che la creazione di tale Sezione consentirà di ridurre gli attuali costi riferiti ai collocamenti delle detenute al di fuori del cantone per l’esecuzione della rispettiva pena detentiva. Oltre all’aumento della popolazione carceraria femminile, le Strutture carcerarie cantonali hanno registrato negli ultimi anni anche la tendenza all’aumento di persone in detenzione di età avanzata, segnatamente oltre i 60 anni. Per questo si prevedono adeguamenti logistici ed ergonomici per detenuti anziani e detenuti con disabilità fisiche e motorie.

La bozza di messaggio, spiega a ‘laRegione’ la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti è stata posta in consultazione ed è stata trasmessa ai servizi centrali dell’Amministrazione cantonale, quindi alle Finanze, alla Logistica e Risorse umane, all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, al Tribunale penale cantonale e al settore esecuzione delle pene e delle misure. Ma anche, per informazione, alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ e a quella preposta a vigilare sulle condizioni detentive in Ticino. I tempi sono stretti. «Come già indicato – afferma Andreotti – intendo sottoporre il progetto di messaggio al Consiglio di Stato, per la sua approvazione, nella seduta del 29 marzo». Non sarebbe stato meglio attendere la realizzazione del nuovo carcere penale per soddisfare tutte le esigenze legate alle differenti tipologie di persone detenute? «La costruzione del nuovo penitenziario, che è la soluzione su cui dovremolavorare visto che La Stampa ha più di cinquant’anni, richiederà comunque molti anni, più di quelli che si prospettano con questa bozza di messaggio – evidenzia la responsabile della Divisione giustizia –. Noi abbiamo invece bisogno oggi di soluzioni logistiche. Per le detenute, per i detenuti anziani e per i detenuti con disabilità fisica e motoria».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 marzo 2023 de La Regione

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16087396

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 12 marzo 2023 de Il Quotidiano

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https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-Stampa-pronti-i-piani-per-sezione-femminile-16086880.html

Da www.rsi.ch/news

“È il fattore umano l’investimento più importante per la sicurezza”

“È il fattore umano l’investimento più importante per la sicurezza”

Norman Gobbi saluta i nuovi agenti di Polizia e agenti di custodia

“L’investimento più importante per la sicurezza è il fattore umano. La formazione di nuovi agenti di polizia, così come di nuovi agenti di custodia, assume una valenza decisiva per la sicurezza delle cittadine e dei cittadini ticinesi, per i loro beni e per le nostre aziende e attività economiche in generale. Per questo le due cerimonie svoltesi nei giorni scorsi al termine dei rispettivi percorsi formativi delle nuove e dei nuovi poliziotti e degli agenti di custodia che lavoreranno nelle nostre strutture carcerarie hanno un’importanza particolare”, così afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver ringraziato le donne e gli uomini che hanno concluso la Scuola cantonale di Polizia 2021 e le due Scuole per agenti di custodia del 2020 (in piena pandemia) e del 2022. “Le nuove e i nuovi agenti hanno svolto una formazione accurata. Hanno sviluppato le competenze necessarie per fare la loro professione nel migliore dei modi. Dovranno affrontare situazioni difficili, impegnative. Nel corso della loro carriera dovranno inoltre ritornare… sui banchi di scuola, perché al giorno d’oggi la formazione continua e il perfezionamento professionale sono d’obbligo, se si vuole rimanere aggiornati e in grado di affrontare le nuove sfide”. Le cerimonie al termine delle varie scuole assumo sempre un elevato valore istituzionale, proprio perché queste giovani e questi giovani andranno a svolgere dei compiti legati alla sicurezza dello Stato e di tutte le cittadine e cittadini. “Assieme ai loro superiori e colleghi sono chiamati a vigilare, prevenire e intervenire a nostro favore. Per rendere il Ticino sempre più sicuro, per un Cantone sempre più forte”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 marzo 2023 de Il Mattino

Pensa. Crea. Condividi. Settimana contro il razzismo 2023

Pensa. Crea. Condividi. Settimana contro il razzismo 2023

Comunicato stampa

L’edizione 2023 della Settimana contro il razzismo del Cantone Ticino si terrà dal 20 al 26 marzo 2023, con alcuni eventi di avvicinamento già dal 10 marzo e altri che proseguiranno fino al 31 del mese. Quest’anno una ventina tra enti, associazioni e comuni, in partenariato con il Servizio integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni, saranno impegnati nella sensibilizzazione del grande pubblico nei confronti delle diverse forme di discriminazione. Questa edizione si presenta con ben 17 appuntamenti e avrà come filo conduttore la sensibilizzazione contro il razzismo attraverso tre esperienze diverse: Pensa. Crea. Condividi.  

L’edizione 2023 della Settimana contro il razzismo (SCR) si focalizzerà attorno a tre momenti, Pensa. Crea. Condividi., che raggruppati in un unico programma porteranno il pubblico a riflettere con modalità diverse sul fenomeno del razzismo.  
Sotto Pensa. sono inserite le attività riflessive su come decostruire il fenomeno delle discriminazioni e a sostegno di una società multietnica. Con Crea. si solletica la creatività e la partecipazione a spettacoli artistici o a esperienze in prima persona. Condividi. propone iniziative sul territorio volte a promuovere la condivisione di storie di migrazione e di confronto con la diversità.  
Attraverso questi tre approcci si invita la popolazione a riflettere su come il razzismo si alimenta, riproduce e sviluppa in maniera sistemica a ogni livello della vita sociale. Tra teorie complottiste razziste e un periodo caratterizzato dall’aumento delle forme d’odio, come attestano le varie ricerche e i rapporti a livello federale, occorre in risposta accrescere gli sforzi per sensibilizzare, prevenire e contrastare gli stereotipi nei confronti della diversità e della diffusione dei discorsi d’odio.  

17 occasioni per lottare contro il razzismo
Ben 17 gli appuntamenti che consentiranno una riflessione a 360 gradi nei confronti del razzismo. Dai film, a un simposio dedicato al cervello razzista, due tavole rotonde sul legame tra razzismo e umorismo, ma anche nello sport, ai libri senza parole, ai laboratori teatrali, all’esposizione di arte postale, ai podcast e persino ad una escape room, questi sono solo alcuni degli eventi che compongono il ricco e variegato programma della SCR 2023. Un programma che offre momenti di incontro e di riflessione con enti e associazioni, nonché con i comuni che in maniera coordinata si mobilitano contro la diffusione del fenomeno in Ticino.  

Frutto di una progettazione partecipata
La SCR di quest’anno inaugura anche una nuova modalità di collaborazione tra Cantone e società, tra Servizio per l’integrazione degli stranieri e comunità locali, improntata sulla progettazione partecipata e avviata con l’ideazione condivisa dello slogan di quest’anno. Il risultato finale confluito nel programma allegato, sottolinea la vivacità creativa, l’approccio innovativo e la collaborazione di associazioni locali attraverso ben 17 appuntamenti.  

Una nuova identità (grafica)
L’edizione 2023 inaugura pure la nascita della nuova linea grafica della SCR, che vuole garantire un’identità e una più facile riconoscibilità dell’evento, anche negli anni a venire. Si esprime attraverso forme composte, che assemblate formano l’acronimo SCR, suggerendo al tempo stesso lo sforzo che ognuno di noi deve fare per cambiare focus ed essere compresi. Si vuole in questo modo sottolineare un aspetto chiave della nostra diversità legata al nostro contesto di multiculturalità.  

Organizzazione
La Settimana contro il razzismo del Cantone Ticino è coordinata dal Servizio per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con associazioni, enti e comuni del Cantone, oltre che con il settore del volontariato. Rientra nel Programma d’integrazione cantonale, PIC, e beneficia del sostegno della Confederazione. Il programma delle attività, nonché il nuovo logo, possono essere scaricati a lato.   

Sezione della circolazione: rinnovata la sede di Noranco per gli esami di guida

Sezione della circolazione: rinnovata la sede di Noranco per gli esami di guida

Comunicato stampa

Dal 27 febbraio 2023 una nuova sede a Noranco accoglie i candidati agli esami di guida. Sostituisce la vecchia struttura ormai in uno stato fatiscente e non più in grado di rispondere alle esigenze della Sezione della circolazione e della numerosa utenza. Una giornata di “porte aperte” è stata organizzata oggi, con l’invito a tutti i maestri conducenti attivi in Ticino.

La nuova sede voluta dal Dipartimento delle istituzioni, costata circa mezzo milione di franchi, è divisa su due piani: al pian terreno una zona d’attesa, due uffici di cui uno con funzione locale pausa con una piccola cucina, servizi igienici, compreso un bagno per disabili e una doccia; al piano superiore vi è un’ampia sala teoria che può ospitare sessioni d’esami teorici per 18 allievi o riunioni, munita inoltre di una lavagna interattiva multifunzione. La superfice totale è di circa 110m2.
A Noranco ogni anno si svolgono circa 4’000 esami pratici per allieve e allievi conducenti. Già nel 2019 erano iniziativi i lavori di progettazione con l’intervento della Sezione logistica cantonale del DFE. Purtroppo la pandemia e le conseguenti mutate priorità hanno rallentato i lavori, che però sono stati ripresi nel corso del 2022, con la messa in funzione della nuova sede nel corso dell’ultima settimana di febbraio di quest’anno. Oggi la sede di Noranco, presentata nel corso di una giornata di porte aperte a tutti i maestri conducenti ticinesi, può assolvere al meglio la sua funzione, permettendo a migliaia di giovani di effettuare l’esame pratico per l’ottenimento della licenza di circolazione anche nel Sottoceneri.  

‘Anziani in povertà’ ‘Tredicesima Avs’

‘Anziani in povertà’ ‘Tredicesima Avs’

Dopo la decisione di settimana scorsa del parlamento federale, in Ticino i socialisti presentano un’interpellanza e il capogruppo della Lega rilancia

C’è chi come Ivo Durisch chiede al Consiglio di Stato – con un’interpellanza, titolo “Anziani in povertà”, inoltrata per il Partito socialista – quanti siano gli anziani in Ticino “che hanno diritto alle prestazioni complementari, ma non le percepiscono”. E c’è chi come Boris Bignasca rilancia un tema caro al movimento di via Monte Boglia: la tredicesima Avs. «Dobbiamo tornare a lottare affinché venga introdotta», dice il capogruppo in Gran Consiglio parlando, ieri a Quartino, alla festa della Lega del Locarnese. E assicura: «La tredicesima Avs sarà oggetto del primo atto parlamentare che presenteremo all’inizio della prossima legislatura, perché i nostri anziani meritano rispetto». Concretamente? «Per esempio un’iniziativa cantonale, ma la forma dobbiamo ancora studiarla», precisa Bignasca avvicinato dalla ‘Regione’.

I socialisti: incomprensibile e scandalosa
Continua dunque a far discutere, e a suscitare indignazione, la decisione di settimana scorsa delle Camere federali di non riconoscere interamente il carovita alle rendite Avs. Quella “presa dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati di non adeguare al rincaro completo (2,8%) le rendite di vecchiaia per il 2023” è una decisione, scrive Durisch nell’interpellanza, “sconcertante”. Ma anche “incomprensibile”, aggiunge il capogruppo socialista, “se pensiamo che molti anziani vivono di sola Avs in condizioni di povertà assoluta e questo perché, per pudore, non chiedono le prestazioni complementari pur avendone diritto”. Una decisione, rincara Durisch, “scandalosa” perché “l’inflazione colpisce particolarmente i redditi più bassi arrivando fino al doppio di quella misurata”. Non solo. “Se poi aggiungiamo due elementi, ossia il fatto che in Ticino l’inflazione lo scorso anno è stata superiore al resto della Svizzera e che sempre in Ticino vive la percentuale più alta di anziani in povertà assoluta, allora per il Ticino diventa un’emergenza”. Per il Ps “la dignità non ha prezzo e abbiamo il dovere di garantirla, garantendo le prestazioni complementari a tutte le persone che ne hanno diritto”. Prestazioni complementari che “vanno facilitate, perché oggi è ancora troppo difficile accedervi e perché le prestazioni sociali sono un diritto e non un delitto!”.

Quadri: servono aiuti più consistenti e mirati
Anche la Lega dei Ticinesi, ideologicamente distante anni luce dal Ps, protesta. Perlomeno quella parte della Lega che non condivide la posizione del proprio rappresentante a Berna, dove il deputato al Nazionale Lorenzo Quadri ha votato con la maggioranza, Udc compresa, contro l’adeguamento integrale delle rendite Avs al rincaro. «Parliamo di sette franchi in più al mese e a pioggia, nel senso che ne avrebbero approfittato anche i ricchi, a fronte di un costo per la Confederazione di oltre 400 milioni di franchi – afferma Lorenzo Quadri, da noi interpellato –. La stragrande maggioranza di questa somma sarebbe andata a chi appunto non ne ha bisogno. Per chi si trova in situazioni di ristrettezze sette franchi non risolvono nulla: se si vuole dare una mano a chi ha veramente bisogno, servono aiuti più consistenti e mirati. Come lo sarebbe stato e come lo sarebbe la tredicesima Avs».

Bignasca: ma è una questione di principio
Sette franchi in più. «Anche se non sono tanti soldi, è una questione di principio – spiega Bignasca alla festa leghista («Siamo una destra sociale») –. A chi ha lavorato una vita, a chi ha costruito questo paese va tutto il nostro rispetto e allora dobbiamo lottare per avere la tredicesima Avs». AQuartino intervengono, oltre a Bignasca, gli altri due candidati leghisti al Consiglio di Stato, ovvero i ministri uscenti. «Mentre dicono no ai nostri anziani, i parlamentari federali chiedono un adeguamento delle loro indennità…», osserva il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «La mancata compensazione integrale al rincaro delle rendite Avs, anche minime, grida vendetta al cielo», evidenzia Claudio Zali. «Sulla tredicesima Avs alle persone anziane – continua il direttore del Dipartimento del territorio – dobbiamo tornare alla carica. Noi abbiamo un’anima sociale, non dimentichiamolo. E dobbiamo ricordarci sempre che noi siamo la Lega e che l’Udc è l’Udc».

DALLA FESTA LEGHISTA ‘Non sono biscotti del Mulino Bianco’
Già, i democentristi. E dunque la lista Lega-Udc per il governo alle imminenti elezioni cantonali. Convivenza non facile, in particolare dopo le recentissime schermaglie fra Boris Bignasca e Piero Marchesi, il presidente dell’Udc cantonale sulla lista unica insieme al collega di partito Paolo Pamini. Al raduno leghista di Quartino, Bignasca dapprima ricorda che «Claudio Zali ha portato in Ticino sei miliardi di investimenti federali e questi sono fatti» e che «Norman Gobbi garantisce in Ticino standard di sicurezza elvetici». Poi il resto. Bignasca non fa nomi di democentristi. Ma il messaggio all’indirizzo di Marchesi è chiaro: «Purtroppo sono un po’ meno contento di fare campagna o di essere sulla stessa lista con chi sta usando il nostro logo, non so neanche se l’abbia chiesto ufficialmente, ma noi non siamo formalisti, e fa campagna contro i nostri consiglieri di Stato, soprattutto contro uno dei due». Il riferimento è a Zali. «Chi usa il nostro logo – riprende Bignasca – deve rispettare la nostra storia e rispettare i nostri esponenti. È il minimo che si possa pretendere». Rileva a sua volta Zali: «La Lega non è l’Udc e io con l’Udc ho poco o nulla da spartire. E dato che siamo nel Locarnese, ricordo – prosegue il titolare del Dipartimento del territorio – due progetti: la galleria di Moscia e il collegamento A2-A13. Progetti destinati a diventare realtà. Questi non sono biscotti del Mulino Bianco»…

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per i nuovi agenti di custodia

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per i nuovi agenti di custodia

Comunicato stampa

Si è svolta venerdì pomeriggio, 3 marzo 2023, all’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi delle nuove e dei nuovi agenti di custodia attivi presso le Strutture Carcerari Cantonali (SCC). Quest’anno l’evento ha riunito in un unico momento 2 corsi, tenutisi nel 2020 e nel 2022. All’importante appuntamento istituzionale hanno portato il loro saluto il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il Direttore delle SCC, Stefano Laffranchini Del Torchio.

Sono 19 in totale i nuovi agenti che hanno terminato con successo la loro formazione teorica e pratica, durata 8 mesi, presso la Scuola per Agenti di Custodia delle Strutture Carcerarie Cantonali: 9 di loro hanno partecipato alla scuola nel 2020 (segnata dalla pandemia e per questo motivo privata della cerimonia finale) e 10 alla scuola del 2022. Tra loro vi sono 4 donne.
Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza del ruolo degli agenti di custodia, garanti da un lato della sicurezza nelle Strutture Carcerarie Cantonali e dall’altro chiamati ogni giorno ad accompagnare il detenuto nel suo percorso di esecuzione della pena e quindi del reinserimento nella società. In sostanza dunque una professione che grazie a un percorso di carriera interno permette la crescita professionale nonché la specializzazione nei diversi ambiti (ad es. unità cinofila, gruppo d’intervento, servizio trasporto detenuti, ecc.), caratterizzata per un’elevata responsabilità e che si vuole valorizzare e far ancor più conoscere, affinché susciti un sempre più ampio interesse quale possibile sbocco professionale.
La Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti ha dal canto suo voluto evidenziare le soddisfazioni che caratterizzano la funzione di agente di custodia, contestualizzando all’attenzione dei presenti la complessità di operare in un contesto detentivo. Nel 2022 sono stati ben 1300 i detenuti collocati a fronte di varie tipologie di reato, suddivisi nei tre stabilimenti carcerari ticinesi, provenienti da 31 nazionalità; di religioni, etnie e culture molto diverse, con conseguenti problematiche derivanti dal vivere comune. Rilevando l’importanza della formazione di base assolta in Ticino e la successiva formazione che seguirà presso il Centro svizzero di competenze in materia di esecuzione delle sanzioni penali di Friburgo, la Direttrice ha voluto ringraziare docenti, responsabili, colleghi, superiori, Direzione e la Magistratura penale, per aver sostenuto i nuovi agenti nel conseguimento di questo primo importante traguardo professionale.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini Del Torchio ha infine indirizzato i migliori auguri alle nuove e ai nuovi agenti di custodia, sicuro che sapranno dialogare tra di loro e con i colleghi, collaborando alla costruzione di uno spirito di team indispensabile per operare a stretto contatto con situazioni sensibili, ma allo stesso tempo stimolanti e variate come quelle che si possono incontrare nell’accompagnare e sostenere quotidianamente i detenuti.
La cerimonia, a cui hanno partecipato rappresentanti delle Autorità penali e di polizia e numerosi famigliari, è stata allietata dalle note del Turrita Consort, gruppo formato da allievi dei corsi di perfezionamento della Federazione bandistica ticinese, coordinati dal maestro Elio Felice.