‘Sovraoccupazione carceri, la situazione è migliorata’

‘Sovraoccupazione carceri, la situazione è migliorata’

Il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi: ‘Alla Farera detenute 74 persone’. Il 24 maggio erano 86, a fronte di una capienza massima di 88 posti
Sovraffollamento prigioni ticinesi, non c’è più il (quasi) tutto esaurito, in particolare alla Farera, riscontrato lo scorso mese. «La situazione è migliorata», ha detto, numeri alla mano, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi rispondendo in serata in Gran Consiglio a un’interpellanza inoltrata da Daria Lepori per il gruppo socialista dopo l’intervista della ‘Regione’ al direttore delle Strutture carcerarie ticinesi. Intervista pubblicata il 25 maggio in cui Stefano Laffranchini segnalava un’occupazione – soprattutto del carcere giudiziario della Farera (86 detenuti il 24 maggio) riservato alle persone in preventiva – a livelli mai registrati in passato. L’emergenza nel frattempo è rientrata (per ora). «Ad oggi, il dato è del 20 giugno, alla Farera sono presenti 74 persone su una capienza massima di 88 posti», ha indicato Gobbi.
Ieri, martedì, nel carcere penale del Penitenziario cantonale della Stampa destinato a chi è stato condannato a una pena detentiva c’erano «144 persone». Nel carcere aperto (il cosiddetto Stampino), ha aggiunto il consigliere di Stato, «26 persone: 22 uomini e 4 donne». Alla Farera 74 persone: «55 uomini e 19 donne».
Dall’inizio dell’anno la media giornaliera, «calcolata al 31 maggio», è stata, ha ancora spiegato Gobbi, «di 136 persone al Carcere penale della Stampa, di 24 alla Sezione aperta del carcere penale dello Stampino e di 69 persone al Carcere giudiziario della Farera».
L’effettivo del personale delle Strutture carcerarie cantonali, ha continuato il capo del Dipartimento istituzioni, «è tarato su un’occupazione media: un effettivo pensato per i periodi di sovraoccupazione comporterebbe costi aggiuntivi che questo stesso parlamento ha chiesto di contenere».
I diversi attori istituzionali del settore esecuzione pene e misure «sono oggi costantemente in contatto, ma l’intenzione è di avere un coordinamento per permettere una gestione ottimale delle diverse, e complesse, tematiche che concernono il settore medesimo, tra le quali il sovraffollamento». In tal senso, ha fatto sapere il consigliere di Stato, «la prossima seduta del Consiglio di vigilanza del settore esecuzione pene e misure getterà le basi per rafforzare i rapporti di collaborazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 22 giugno 2023 de La Regione

Una seconda vita in Africa per 150 biciclette ticinesi

Una seconda vita in Africa per 150 biciclette ticinesi

Ben 150. È questo il numero di biciclette raccolte da Velafrica, in soli due giorni, nella regione di Lugano. Insieme ai suoi partner SOS Ticino-Atelier Ri-cicletta e Strutture carcerarie cantonali, l’organizzazione no-profit bernese ha infatti condotto una campagna di raccolta di biciclette, la prima in assoluto in Ticino. A quest’ultime verrà data una seconda vita in Africa, dove hanno un grande valore per la popolazione.
«Siamo molto soddisfatti di questa prima edizione della campagna di raccolta in Ticino», afferma Mats Gurtner di Velafrica.
«La qualità delle biciclette donate è molto buona, il che ci rende enormemente felici», aggiunge Ivan Maggiulli delle Strutture carcerarie cantonali. Dall’inizio dell’anno, il carcere fa parte della rete Velafrica in tutta la Svizzera: nella nuova officina di biciclette i detenuti riparano le biciclette donate o le trasformano in pezzi di ricambio.
SOS Ticino – Atelier Ri-cicletta, invece, è da tempo partner di Velafrica. Nell’atelier di Rivera si svolgono attività di sostegno al collocamento e attività pratico-lavorative vicine al mercato del lavoro. Dal 2013, persone in cerca d’impiego lavorano alle biciclette donate per Velafrica. Le bici possono essere consegnate gratuitamente anche presso l’officina di Rivera durante tutto l’anno. Altri punti di consegna nella regione sono disponibili sul sito web di Velafrica.
Dopo la riparazione in Svizzera, Velafrica esporta le biciclette in sette Paesi dell’Africa orientale e occidentale, dove hanno un grande valore per la popolazione. Esse rendono più facile andare a scuola o al mercato e aiutano a trasportare carichi pesanti. Esportando biciclette riciclate, Velafrica promuove anche l’imprenditoria sociale: le biciclette esportate finiscono in centri per biciclette che fungono da centri per la vendita e la riparazione di biciclette, la formazione e i posti di lavoro legati alle biciclette.

Da www.tio.ch
“Sempre più oneri sui Cantoni: il federalismo è a rischio!”

“Sempre più oneri sui Cantoni: il federalismo è a rischio!”

Per Norman Gobbi l’Assemblea federale è troppo “centralista”

“Le Camere federali (Consiglio degli Stati e Consiglio Nazionale) stanno prendendo un progressivo distacco dagli interessi dei Cantoni, andando quindi a cozzare contro lo spirito federalista del nostro Paese”. Un allarme, quello che viene lanciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, confermato da alcune recenti decisioni del parlamento federale. “Prendiamo per esempio la modifica della legge federale sulle dogane: per poter incassare qualche milione di franchi in più a favore della Confederazione, il Parlamento non ha esitato a eludere alcuni principi che stanno alla base della nostra sicurezza nazionale. Si tratta del lavoro che da sempre è stato condotto con chiarezza di intenti e soprattutto attraverso una proficua collaborazione tra le Polizie cantonali e l’allora Corpo delle guardie di confine. Oggi questa collaborazione non è più data nella stessa misura. A nulla sono valsi i richiami che – anche come Canton Ticino – abbiamo mandato in fase di consultazione. Un peccato e un rischio, con l’inevitabile possibilità di dover aumentare i costi a livello cantonale rispetto alla sicurezza sul confine, competenza e compito essenziale della Confederazione, non dei Cantoni”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Ma ci sono altri esempi, purtroppo, che confermano questo progressivo distacco nelle decisioni dell’Assemblea federale rispetto ai Cantoni. “Sempre per rimanere nell’ambito di mia competenza posso citare altre due temi che mettono i Cantoni in difficoltà. Il primo: il Consiglio federale per far fronte al numero sempre più elevato di migranti in entrata in Svizzera aveva proposto di ospitare temporaneamente i richiedenti l’asilo in speciali container su terreni dell’esercito. Una spesa di 132,9 milioni di franchi che sarebbe servita a trovare i necessari alloggi provvisori per i richiedenti l’asilo. Purtroppo tale progetto è stato respinto, mettendo in difficoltà i Cantoni (e il Ticino in modo particolare vista la nostra posizione geografica), che saranno ulteriormente chiamati a trovare alloggi per queste persone. Con ulteriori spese, in un contesto che vede la Confederazione ribaltare sempre più oneri sui Cantoni. A questo punto urge trovare altre soluzioni, che a mio modo di vedere devono passare per esempio attraverso misure più incisive per poter bloccare gli arrivi di immigrati illegali o finti rifugiati. Il secondo tema riguarda invece l’Ordinanza sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni. A Berna si vuole mantenere a carico dei Cantoni – e non sulle compagnie telefoniche come i direttori di giustizia e polizia chiedevano – i costi per gli ascolti necessari alle inchieste di Polizia, sia legate alla criminalità internazionale, sia per contrastare i reati di pedofilia o lo spaccio di stupefacenti. Si tratta in totale di 24 milioni franchi, che dovranno essere pagati dai Cantoni. La Svizzera conosce le tariffe telefoniche più costose del Continente, e i contribuenti devono in più pagare per prestazioni che nei Paesi vicini sono invece inserite negli obblighi delle compagnie telefoniche concessionarie. Occorre intervenire quanto prima e frenare questa tendenza anti federalista che mette sulle spalle dei Cantoni oneri di stretta competenza nazionale. È una questione di principio e ne va del nostro sistema democratico, oltre che incidere sulle casse dei Cantoni!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 giugno 2023 de Il Mattino

 

Autorità protezione, Gobbi: accelerare i lavori commissionali

Autorità protezione, Gobbi: accelerare i lavori commissionali

Il consigliere di Stato in audizione davanti alla ‘Giustizia e diritti’

Sarà la deputata del Centro Sabrina Gendotti a coordinare, in seno alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, la sottocommissione che si occuperà della riforma delle autorità di protezione. Lo rende noto la stessa ‘Giustizia e diritti’, davanti alla quale nei giorni scorsi si è svolta sul tema tutele e curatele l’audizione del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla direttrice Frida Andreotti e da Cristoforo Piattini della Divisione giustizia.

Durante l’incontro, si legge in un comunicato della commissione, è stato fornito un aggiornamento sui lavori legati alla riforma. Dal canto suo Gobbi ha evidenziato l’importanza di procedere celermente nei lavori commissionali facendo anche riferimento al risultato della votazione popolare del 30 ottobre 2022, votazione che ha sancito il passaggio dall’attuale modello amministrativo basato sulle Autorità regionali di protezione a quello giudiziario con l’istituzione delle Preture di protezione.

La sottocommissione coordinata da Gendotti “ha pianificato la prima riunione per organizzare il lavoro sottocommissionale durante la pausa estiva”.

Da www.laregione.ch

Cinquanta candeline per il Consiglio comunale di Cureglia

Cinquanta candeline per il Consiglio comunale di Cureglia

Martedì si sono svolti i festeggiamenti per il 50esimo anniversario della fondazione del Consiglio comunale di Cureglia. Lo comunica il Municipio, specificando che l’evento si è tenuto all’interno della Sala Le Volte di Casa Rusca.
«L’Esecutivo», si legge nella nota odierna, «ha invitato tutti i consiglieri comunali e i municipali che sono stati in carica dal 1973 ad oggi per un momento di convivialità».
Hanno preso parte alla commemorazione il presidente del Consiglio di Stato Raffaele De Rosa e il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. 
Il sindaco Tessa Gambazzi Pagnamenta, come i consiglieri di Stato presenti, hanno parlato di quanto sia importante mantenere vivo l’interesse per la vita politica. A conclusione degli interventi, il presidente del consiglio comunale Walter Vimercati ha tenuto a mettere in evidenza la fortuna che i cittadini di Cureglia hanno a vivere in un comune ricco di risorse e di servizi a favore della popolazione. I festeggiamenti si sono conclusi con un ricco aperitivo.

Domenica 18 giugno 2023: Gottardo Classic 2023

Domenica 18 giugno 2023: Gottardo Classic 2023

Attesi oltre 100 equipaggi per una giornata all’insegna di passione, intensità e identità.
È partito il countdown. Meno di due mesi per quello che ormai è uno degli eventi automobilistici più attesi della stagione nella Valle Leventina e Regione del San Gottardo. Stiamo parlando di Gottardo Classic
raduno di auto d’epoca e youngtimer che quest’anno giunge alla sua quinta edizione.
A giudicare dalle numerose iscrizioni già pervenute, e dalle parole di Filippo Lombardi e Norman Gobbi, c’è grande attesa per Gottardo Classic 2023. Eppure trattasi di un raduno molto giovane, che vede quest’anno
la sua quinta edizione e il Patrocinio del Comune di Quinto. 
A cosa si deve tanta popolarità?
I fattori che rendono questo raduno così amato sono in effetti molteplici, ma la sua origine gioca probabilmente il ruolo chiave: nasce infatti dalla profonda passione che nel 2016 un paio di amici hanno scoperto di avere in comune tanto per le auto in concorso, che per il territorio scelto per questo evento. E come mai la scelta della Gottardo Arena? Passione, intensità, identità ne costituiscono comune pietra miliare. Un sodalizio naturale, con alla base una comune lungimiranza imprenditoriale – come si evince dalle parole di Filippo Lombardi, Norman Gobbi e Reto Sormani.
«Anche per questa nuova edizione della prestigiosa Gottardo Classic abbiamo voluto mettere a disposizione la nostra Gottardo Arena, casa degli sportivi e faro della promozione della Regione del San Gottardo, che vogliamo sempre più far conoscere in tutta la Svizzera ed anche all’estero. Sono perciò estremamente felice di accogliere in uno stadio di hockey un evento dedicato alle auto d’epoca, dove i possessori di questi fantastici mezzi avranno nuovamente l’occasione di effettuare diversi percorsi impegnativi nel cuore delle Alpi, apprezzando la bellezza del nostro territorio, insieme a tutti i loro accompagnatori, famiglie ed amici provenienti anche da
Germania e dalla vicina penisola. Tutti potranno godere di questa giornata indimenticabile per vivere momenti di gioia in compagnia, divertendosi, in mezzo ad un paesaggio mozzafiato», afferma Filippo Lombardi, Presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’Hockey Club AmbriPiotta e Municipale della Città di Lugano. «Da appassionato di auto d’epoca parteciperò anch’io con il mio Willys. La Gottardo Classic si inserisce di diritto tra le manifestazioni attrattive, che promuovono il turismo e dunque l’economia della regione del San Gottardo, un territorio unico e spettacolare», riferisce Norman Gobbi, Consigliere di Stato.  «È stata scelta la Gottardo Arena per l’emozione di essere in campo, nella casa dell’HCAP, un’altra delle mie passioni sportive più sentite, per far vivere il nuovo stadio, e la regione, anche al di fuori degli incontri di Hockey. La zona adiacente l’aeroporto offre anche la possibilità di usufruire della pista come spazio aggiuntivo. Tutto cio’ oltre al fatto che la regione del San Gottardo, il cuore delle Alpi svizzere, è un ambiente già di per sé unico: non solo paesaggi
mozzafiato e tracciati turistico panoramici, ma anche una zona di importanza strategica per l’ottimo collegamento a molti Passi di montagna importanti (Gottardo, Lucomagno, Oberalp, Novena), alla Svizzera interna e alla vicina penisola italiana», spiega Reto Sormani, Presidente del comitato organizzativo Gottardo Classic.

Quali le novità e il programma di quest’anno?
A partire dal Patrocinio del Comune di Quinto, con cui il Sindaco Aris Tenconi ha voluto sottolineare l’importante opportunità che Gottardo Classic rappresenta per la Regione, quest’anno le novità sono
numerose. Un paio di anteprime? La partecipazione di alcuni giocatori dell’HCAP e la possibilità di utilizzare la pista del ghiaccio!
Il programma dell’intera giornata riflette in ogni istante la genuina passione tanto per questo affascinante territorio che per le più incantevoli quattro ruote: una formula collaudata e che offre la possibilità di scegliere
tra diversi percorsi dai panorami mozzafiato, con anche la possibilità di partecipare in forma competitiva – il tutto affiancato da delizie culinarie e piacevoli momenti di divertente spensieratezza anche per chi decide di
vivere questa giornata presso l’area di ritrovo della Gottardo Arena. Quest’anno sono attesi più di 100 equipaggi non solo dal Ticino, ma anche dalla Svizzera interna e dalla vicina penisola.

https://gottardoclassic.com/

“Per una Giustizia ticinese moderna e rappresentativa”

“Per una Giustizia ticinese moderna e rappresentativa”

Il Consigliere di Stato e l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo a Lugano

Per i luganesi la sede dell’ex Banca del Gottardo, oggi di proprietà della banca EFG, edificata tra il 1984 e il 1988 su progetto dell’architetto Mario Botta, rappresenta certamente uno degli elementi architettonici di maggior pregio, grazie alla relazione di modernità che ha saputo realizzare tra il centro e il quartiere residenziale di Molino Nuovo. “Dopo parecchi approfondimenti e dopo aver considerato ogni possibile soluzione abbiamo individuato nella sede dell’EFG l’infrastruttura ideale per insediare gli uffici legati all’amministrazione della giustizia ticinese e per permettere di intervenire con la ristrutturazione totale dell’attuale Palazzo di Giustizia, ormai in condizioni precarie e non più in grado di sostenere il lavoro condotto nei vari uffici”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Ormai quasi 4 anni fa (si era nel novembre del 2019) il Consiglio di Stato ha presentato il messaggio al Gran Consiglio per l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo. “È passato tanto di tempo, ma qualcosa ora si sta muovendo e questa settimana la commissione Gestione e finanze ne ha nuovamente discusso, fissando un termine a settembre per portare il rapporto in Gran Consiglio. Come anticipato dal capogruppo della Lega, Boris Bignasca, l’acquisto potrebbe poi essere sottoposto a votazione popolare, anche perché stiamo parlando di una spesa di 80 milioni di franchi. Sarebbe una bella occasione per discutere con le Ticinesi e con i Ticinesi del tema della Giustizia e far conoscere il lavoro del terzo potere del nostro Stato”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“Nel corso dell’incontro di questa settimana con i deputati che fanno parte della commissione della Gestione ho sottolineato alcuni aspetti che ritengo essenziali per inquadrare al meglio questo passo. In primo luogo in questi anni abbiamo e stiamo investendo parecchi soldi anche a Locarno (60 milioni di franchi) e a Bellinzona (90 milioni) per la ristrutturazione delle due vecchie sedi del Pretorio. Mi sembra naturale che ora tocchi anche a Lugano, già la sede principale di alcune branchie della Giustizia. C’è poi chi, all’interno della commissione, ha paura che tutto venga accentrato a Lugano. Ho potuto spiegare che Bellinzona – oltre ad avere la prestigiosa sede del Tribunale penale federale – rimarrà sede della Pretura penale in cui ci si occupa di tutti i reati minori. A Locarno invece verrà trasferito il Tribunale delle espropriazioni, che è indipendente dal Tribunale d’appello. Una compensazione territoriale che riteniamo corretta, per garantire l’efficacia e l’efficienza della nostra Giustizia, trovando poi nella ex Banca del Gottardo una sede certamente degna e rappresentativa per la Giustizia ticinese. Ma su tutte queste cose avremo modo di riparlare, spero in modo corretto, approfondendo sia i temi finanziari sia quelli legati al lavoro dei nostri magistrati”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 11 giugno 2023 de Il Mattino

Dai patriziati un manifesto per i rustici

Dai patriziati un manifesto per i rustici

L’assemblea dell’ALPA si è svolta a Biasca – I suoi membri vogliono rafforzare il proprio ruolo

I patriziati garantiscono stabilità e coesione custodendo l’identità ticinese, è stato detto sabato a Biasca, dove negli storici stabili delle officine ai piedi della cascata di Santa Petronilla si sono incontrati i rappresentanti dell’ALPA, l’alleanza che raggruppa circa 200 patriziati e 90’000 patrizi nel cantone.
Si è discusso di rafforzarne il ruolo, in collaborazione anche con gli enti regionali di sviluppo, per portare avanti un’annosa battaglia fortemente legata proprio all’identità ticinese e alla gestione del territorio, quella sui rustici.
I 142 delegati hanno sottoscritto un vero e proprio manifesto per promuovere il restauro. “Se non riusciamo a invertire la tendenza entro i prossimi dieci anni”- ha affermato ai microfoni della RSI il granconsigliere Aron Piezzi, membro del consiglio direttivo – “rischiamo di perdere uno dei nostri patrimoni”. Accanto al citato manifesto sono previste anche mozioni e iniziatiative parlamentari: si cerca il sostegno del Governo perché si attivi presso i cantoni alpini per promuovere una revisione della legge sulla pianificazione territoriale, di competenza federale.
Il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha promesso attenzione nella promozione della specificità dello spazio alpino e della sua agricoltura e nella difesa della sua vitalità.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Dai-patriziati-un-manifesto-per-i-rustici-16312540.html

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 10 giugno 2023 de Il Quotidiano

Sezione femminile, adesso si accelera

Sezione femminile, adesso si accelera

La Commissione della Gestione ha firmato all’unanimità il rapporto per lo stanziamento dei 3 milioni necessari per le nuove celle Sirica (PS): «Passo importante per la nostra società» Fonio (Il Centro): «Si sana una situazione al limite» – Andreotti: «Rispetteremo i tempi previsti»

Il progetto per la creazione di una nuova sezione per le detenute ora procede spedito. Ieri, a poco più di due mesi dal via libera del Consiglio di Stato all’apposito messaggio, la Commissione gestione e finanze ha firmato all’unanimità il rapporto per lo stanziamento dei circa 3 milioni di franchi che serviranno per la creazione di 11 celle riservate alle donne alla Stampa. «Si tratta di un passo importante per la nostra società », ha commentato al termine della riunione commissionale Fabrizio Sirica (PS), co-relatore del rapporto che andrà in Gran Consiglio nella prossima sessione, tra due settimane. «Mi fa particolarmente piacere – ha aggiunto – che il progetto abbia raccolto il sostegno di tutti i gruppi parlamentari, a dimostrazione dell’urgenza del tema. Le donne incarcerate in Ticino, infatti, oggi si vedono negare il diritto a svolgere attività di risocializzazione e di reinserimento nel mondo del lavoro ». Non solo. A differenza dei detenuti di sesso maschile, «sono costrette a trascorrere in cella 22 ore al giorno e, nelle ore d’aria, non possono neppure vedere il cielo visto che le sbarre sono ovunque». La nuova sezione – che secondo i piani dovrebbe essere aperta tra poco meno di due anni – «permetterà di sanare una situazione al limite », ha evidenziato da parte sua il co-relatore del rapporto Giorgio Fonio (Il Centro). Inoltre, «consentirà di dare maggiore sostegno a chi lavora all’interno della struttura carceraria, visto che anche il personale è fortemente sotto pressione ». Soddisfatta anche la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, che ci ha tenuto a ringraziare la Commissione «per la celerità con cui ha evaso un tema che ridà dignità al nostro cantone in materia di detenzione femminile ». Una volta ottenuto l’avallo del Parlamento, ha evidenziato Andreotti, «procederemo con tutte le incombenze per poter attivare la struttura nei tempi previsti», ossia 20 mesi.

Il progetto e i costi
Nel nostro cantone, lo ricordiamo, la sezione femminile era stata chiusa nel 2008. Da quel momento, quindi, le donne condannate a una pena breve vengono collocate alla Farera, che però è un carcere giudiziario e, come tale, ha regole molto più rigide. Le detenute che invece devono scontare una pena più lunga vengono trasferite fuori cantone, nel carcere di Hindelbank (BE) o nella struttura di La Tuilière di Lonay (VD) «con tutte le conseguenze sia a livello personale (lingua, distacco dai legami familiari), che si ripercuotono pure sul percorso di risocializzazione delle detenute, sia a livello di costo », fa notare la Commissione nel rapporto. Solo nel 2022, infatti, il Ticino ha speso 800 mila franchi per i collocamenti negli altri cantoni.
La Commissione «saluta quindi positivamente il progetto che vuole fornire finalmente una risposta a questa criticità che da tempo richiede un intervento concreto per assicurare la parità di trattamento delle detenute donne rispetto ai detenuti uomini che eseguono una pena nelle strutture del nostro cantone, perseguendo pure un miglioramento nell’onere di presa a carico del personale penitenziario». Nel dettaglio, le 11 celle – una delle quali destinate alle mamme con figli – saranno ricavate ristrutturando la Sezione D, prima riservata agli autori di reati contro l’integrità sessuale. Dal profilo logistico, i costi si aggirano attorno a un milione e 250 mila franchi.
Ma la creazione di una sezione femminile comporterà soprattutto il reclutamento di personale. Stando ai calcoli del Governo, serviranno 7 agenti di custodia in più, «idealmente di sesso femminile», un capo sorvegliante, un capogruppo e un sostituto capogruppo. Inoltre, occorreranno almeno cinque persone per l’ambito socioeducativo e amministrativo. Il tutto, per un costo di quasi 1,8 milioni. Complessivamente, quindi, per creare la nuova sezione serviranno circa 3 milioni di franchi. Un costo che – scrivono i commissari della Gestione – «risulta finanziariamente circoscritto e limitato, pensando ai benefici attesi con la risoluzione dell’annosa problematica legata alla carcerazione femminile in Ticino, così come le ricadute positive per la gestione di tali detenuti sul nostro territorio». Questo «passo avanti», concludono i due relatori, «non rappresenta un “lusso” o un’accresciuta sensibilità per le condizioni detentive della popolazione carceraria, ma il minimo per smettere di discriminare le donne rispetto ai detenuti uomini».

Stabile Efg, a settembre si decide il suo destino

Stabile Efg, a settembre si decide il suo destino

Sull’acquisto dell’immobile a Lugano la commissione ha fissato una scadenza: il Gran Consiglio si pronuncerà nella prima sessione dopo la pausa estiva

Perlomeno c’è una scadenza. L’ha fissata ieri la commissione parlamentare della Gestione: nella sessione del prossimo mese di settembre, in agenda dal 18 al 20, il Gran Consiglio si pronuncerà sul destino dello stabile Efg a Lugano, che nelle intenzioni del governo dovrebbe accogliere un buon numero delle autorità giudiziarie cantonali. Alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, il plenum deciderà quindi se acquistare o no l’edificio ex Banca del Gottardo. Anche perché su uno dei principali capitoli dell’annoso dossier legato alla logistica della magistratura ticinese occorre arrivarne a una. Il messaggio con cui l’Esecutivo propone al Gran Consiglio lo stanziamento di 80 milioni di franchi per acquisire l’immobile è infatti sui tavoli della Gestione da tre anni e mezzo. Non solo. Oggi non esiste alcun piano B o alternativa valida rispetto alla soluzione costituita dallo stabile Efg, hanno ricordato in mattinata i vertici del Dipartimento istituzioni nell’audizione davanti alla commissione. Oltre al direttore Norman Gobbi e alla responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, era presente all’incontro con la Gestione il giudice d’Appello e presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani.
Per ora c’è un solo rapporto commissionale. È favorevole all’operazione ed è firmato al momento solo dai liberali radicali. «Entro il 5 settembre si attendono eventuali altri rapporti, in ogni caso occorre finalmente decidere», sostiene Matteo Quadranti. Per il deputato del Plr, un eventuale no all’acquisto «sarebbe una mancanza di considerazione del lavoro e delle necessità della magistratura». Dice il capogruppo socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch: «Come Ps ci pronunceremo dopo aver visto i contenuti della manovra finanziaria di rientro e la posizione degli altri partiti sulle misure di compensazione legate alle pensioni degli assicurati all’Ipct». Sulla stessa lunghezza d’onda il deputato e presidente del Centro Fiorenzo Dadò: «Prima di approvare una spesa così importante vogliamo vedere quali sono le misure di risanamento delle finanze cantonali. Restiamo poi scettici su un eventuale accentramento della giustizia a Lugano». Afferma il capogruppo della Lega Boris Bignasca : «Si vada in aula e in caso di luce verde del Gran Consiglio all’acquisto sia poi il popolo a esprimersi e ad avere quindi l’ultima parola».

Gobbi: se del caso spiegheremo al popolo la validità dell’investimento
Dato l’importo in ballo il referendum finanziario non è per nulla da escludere. «Se così sarà, avremo l’occasione di spiegare ai cittadini la validità di questa acquisizione – osserva Norman Gobbi –. Un acquisto che quanto a importi è in linea con la politica cantonale di investimenti e ristrutturazioni riguardanti altri immobili. È vero, siamo confrontati al momento con ristrettezze finanziarie, ma sono gli stessi operatori economici a chiedere di non fermare gli investimenti pubblici, perché altrimenti si ferma l’economia cantonale. E l’acquisto dello stabile Efg, lo ribadisco, non è una spesa, è un investimento. Un investimento in un bene patrimoniale. Un investimento del Cantone per la giustizia ticinese». «Sono anni che il messaggio del Consiglio di Stato è pendente in Gestione – evidenzia il presidente della commissione Michele Guerra (Lega) –. Per questo abbiamo voluto stabilire un termine entro cui bisogna avere una posizione definitiva. È pertanto sicuro che il Gran Consiglio deciderà sul tema nella seduta di settembre».

CONSUNTIVO 2022 Conti, in aula con due rapporti
Ieri sui banchi della Gestione anche il Consuntivo 2022 del Cantone, che registra un avanzo d’esercizio di 3 milioni di franchi a fronte di un disavanzo preventivato di circa 135 milioni. Due i rapporti commissionali che saranno sotto la lente del plenum del Gran Consiglio nella sessione che si aprirà il 19 giugno. Con quello di minoranza – firmato da Ps e Verdi – che boccia i conti. “In sede di Preventivo 2022 – scrive il capogruppo socialista Ivo Durisch– la pandemia di Covid-19 ha messo a nudo la fragilità delle finanze cantonali, evidenziando una marcata riduzione delle entrate fiscali. Riduzione che però si è verificata in modo molto meno incisivo del previsto. Nonostante questo abbia permesso di arrivare a un avanzo di esercizio di 3 milioni, rispetto a un disavanzo preventivato di 135, non possiamo sottacere che questo è avvenuto solo grazie ai 164 milioni di versamenti straordinari della Banca nazionale”. La situazione finanziaria “continua a mostrare disavanzi strutturali fino al 2024 con un ulteriore peggioramento nel 2025, dovuto all’introduzione dell’aliquota del 5,5% sull’utile delle imprese. Il Preventivo 2023 è la dimostrazione delle finanze fragili: mostra un disavanzo di circa 230 milioni, se si includono il mancato versamento della Banca nazionale, le minori entrate dovute alla modifica dell’imposta di circolazione e il più che probabile aumento dei sussidi cassa malati”. Per il relatore di minoranza “la politica fiscale irresponsabile praticata da governo e parlamento negli ultimi cinque anni ha creato un disavanzo strutturale alle finanze del Cantone di circa 250 milioni, se non consideriamo i proventi derivanti dagli utili della Banca nazionale”. E alludendo al decreto Morisoli, aggiunge: “Oggi a causa di un disgraziato decreto di freno alla spesa, da noi combattuto, bisogna arrivare al pareggio di bilancio entro il 2025 e per arrivarci si potrà agire unicamente sulle uscite, ossia bisognerà effettuare pesanti tagli alla spesa. Questo significa tagli a servizi e prestazioni, che andranno a intaccare importanti politiche sociali, sanitarie e scolastiche, che sono essenziali per il Paese. Nonostante questo disavanzo e i tagli all’orizzonte, si continuano a proporre politiche fiscali a beneficio principalmente delle persone molto benestanti, giustificandole con la promessa dell’arrivo di globalisti e milionari”. Continua Durisch: “Questo disavanzo strutturale accompagnato dal freno alla spesa mette la politica in ginocchio e la priva di ogni possibilità di progettualità, in un momento in cui è necessario affrontare velocemente le nuove sfide, se non vogliamo venirne travolti. L’impressione è che la maggioranza di governo e parlamento non solo siano paralizzati nella progettualità, ma anche nel trovare le misure di risparmio. Una politica poco responsabile e poco lungimirante che si è messa in un angolo da sola”.

Chiede invece al plenum del Gran Consiglio di dare luce verde al Consuntivo il rapporto stilato dal leghista Michele Guerra, che alla ‘Regione’ dichiara: «Trovandoci all’inizio di una nuova legislatura avremmo potuto far slittare il consuntivo a settembre. Abbiamo però deciso di rispettare i termini previsti dalla Legge, portando il Consuntivo in parlamento questo mese. Anche perché si tratta di un Consuntivo positivo, che chiude con tre milioni di avanzo». Un eventuale slittamento a settembre, prosegue Guerra, «avrebbe significato accavallare Consuntivo 2022 e Preventivo 2023, quindi con l’importante cantiere di risanamento dei conti con orizzonte 2025». Scenario futuro che, come si legge nel rapporto di maggioranza, sottoscritto da Lega, Plr e Centro, rimane incerto: “L’incertezza del contesto economico globale, accentuato dal perdurare del conflitto in Ucraina, si ripercuote negativamente sulla crescita dell’economia mondiale. L’avanzo d’esercizio registrato nel 2022 non deve quindi illudere. Nei prossimi anni sul fronte delle finanze cantonali ci attendono sfide importanti che richiederanno sforzi non indifferenti per riportare i conti del Cantone in equilibrio”. Il primo passo sarà l’elaborazione di un Preventivo 2024 con un disavanzo massimo di 40 milioni di franchi. Per raggiungere questi obiettivi governo e parlamento sono chiamati a un’assunzione di responsabilità”.
«Il mio auspicio – dice il capogruppo della Lega Boris Bignasca – è che il Consuntivo venga approvato e dunque liquidato affinché ci si possa poi concentrare sui grossi dossier che ci attendono: manovra di rientro, Preventivo 2024, Ipct e stabile Efg».

CARCERE Luce verde alla sezione femminile
Non è tutto. La commissione della Gestone ha anche dato via libera alla realizzazione della sezione femminile al carcere della Stampa. Ha quindi firmato il rapporto di Giorgio Fonio (Centro) e Fabrizio Sirica (Ps) favorevole al messaggio governativo che chiede “lo stanziamento di un credito complessivo di 3’082’730 franchi presso il Penitenziario cantonale, di cui 1’250’000 franchi destinati alla realizzazione della nuova Sezione femminile e all’adeguamento degli spazi da destinare a detenuti anziani e a detenuti con disabilità fisica o motoria e 1’832’730 franchi annui quali spese ricorrenti per il personale aggiuntivo necessario alla gestione della sezione femminile”. Il progetto proposto dal Consiglio di Stato, si ricorda nel documento redatto da Fonio e Sirica, prevede “la creazione di una nuova Sezione femminile presso il Carcere penale La Stampa, ristrutturando la relativa Sezione D, nel frattempo dismessa quale settore riservato agli autori di reati contro l’integrità sessuale e delle persone, e riconvertendo la stessa realizzando in sostanza un comparto esclusivamente dedicato alle detenute donne”. La nuova sezione femminile “sarà composta da undici posti cella, numero che deriva dall’attuale struttura della Sezione D: una cella del comparto sarà appositamente concepita per permettere l’eventuale gestione di donne con figli, fino al massimo ai tre anni di età”. Il nuovo comparto femminile (“concretizzazione” in venti mesi) “disporrà di un passeggio e di un laboratorio riservati esclusivamente per le detenute donne”. «Si va a sanare una situazione oggi estremamente critica per le donne che vengono incarcerate in Ticino – evidenzia, da noi contattato, Giorgio Fonio –. Una situazione resa ancor più delicata quando le detenute hanno figli in tenera età che devono accudire, figli che loro malgrado vengono coinvolti nella realtà carceraria». Al plenum del Gran Consiglio la parola.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 7 giugno 2023 de La Regione

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C’è una scadenza per lo stabile EFG E si fa strada anche il voto popolare
Il dossier si è sbloccato in Commissione della Gestione – Niente accordo sull’acquisto della struttura, ma sulle tempistiche Il tema andrà in Gran Consiglio nella sessione di settembre – La Lega intanto auspica che sia il popolo ad avere l’ultima parola nelle urne

Un «piano B» all’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la Cittadella della Giustizia? Non c’è. E se il popolo fosse chiamato a decidere in ultima battuta sul maxicredito di 230 milioni (80 dei quali per aggiudicarsi l’edificio progettato da Mario Botta)? Sarebbe un’opportunità. È questa, in sintesi, la posizione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, sentito in audizione dalla Commissione gestione e finanze. Un incontro, quello di ieri, per fare il punto sull’annoso dossier e per provare a uscire da un’impasse che dura ormai da tre anni. E qualcosa, in Commissione, si è mosso. Di accordi politici sull’acquisto dello stabile, per il momento, non se ne vede nemmeno l’ombra. Tuttavia, la Commissione ha trovato un’intesa sulle tempistiche (politiche) dell’operazione. Il tema, infatti, andrà in Gran Consiglio nella sessione di settembre, dopo la pausa estiva.

Due ipotesi sul tavolo
«Dopo anni di discussioni, proprio perché su questo tema non sembra esserci convergenza, si è deciso di porre quale termine il 5 settembre affinché tutti i gruppi parlamentari arrivino con eventuali osservazioni e le loro posizioni definitive », spiega il presidente della Gestione, il leghista Michele Guerra. Insomma, il tira e molla sulla Città della Giustizia, un dossier fermo in Gestione da oltre tre anni, ora ha una data di scadenza. Va però detto, a questo punto, che il destino dell’operazione resta comunque più che incerto. Anche perché, allo stato attuale l’unico partito apertamente favorevole all’acquisto dello stabile è il PLR. Stando così le cose, dunque, a settembre il dossier andrebbe incontro a una chiara bocciatura da parte del Parlamento. Tuttavia, c’è un’altra possibilità che sta prendendo piede: una votazione popolare, innescata dal referendum finanziario dopo il voto favorevole del Gran Consiglio.
Una possibilità, quest’ultima, caldeggiata in particolar modo dalla Lega. «Per noi era importante far uscire il dossier dalla Commissione della Gestione e andare in aula», commenta il capogruppo Boris Bignasca. «Se poi il Gran Consiglio dovesse dare luce verde all’acquisto dello stabile sarà importante chiedere il referendum finanziario obbligatorio e quindi far decidere il popolo per questa importante spesa». Ma quindi la Lega in aula voterebbe a favore? Ancora Bignasca: «Per noi ciò che conta è che si esprima il popolo. Se per fare ciò dovremo dare il nostro assenso formale in aula penso che il nostro gruppo parlamentare potrebbe orientarsi in questa direzione».

Legato alla manovra di rientro
Una parziale soddisfazione per lo «sblocco» del dossier (almeno nelle tempistiche) viene espressa dal PLR, con il relatore dell’unico rapporto commissionale ( favorevole all’acquisto) oggi sul tavolo della Gestione, Matteo Quadranti. «Oggi il nostro rapporto è stato sottoscritto dal gruppo del PLR. Sarà quindi probabilmente di minoranza. Da parte nostra avevamo chiesto di andare subito in aula, ma la maggioranza ha preferito aspettare».
Per questo motivo, spiega poi Quadranti, «abbiamo preteso perlomeno un termine entro il quale facciano un altro rapporto di maggioranza», anche perché « il dossier è ormai fermo da tre anni e mezzo». Detto diversamente: vada come vada, per il PLR l’importante è che a settembre se ne parli e si arrivi a una decisione.
Una posizione piu attendista, invece, viene espressa dai socialisti. Il PS, infatti, preferisce aspettare settembre prima di decidere da che parte stare. E questo perché proprio a settembre, con la presentazione del Preventivo 2024, verranno annunciate le misure di risparmio per il riequilibrio delle finanze cantonali. «Prima di prendere posizione – spiega il capogruppo Ivo Durisch – attendiamo di sapere che cosa succederà sul fronte della manovra di rientro e sul fronte della Cassa pensioni dello Stato».
Altrimenti detto: se i tagli alla spesa riguarderanno le fasce più deboli della popolazione, il PS non sosterrà l’acquisto dello stabile. E questo perché, come rimarcato dal co-presidente Fabrizio Sirica, la posizione del partito su questo fronte è chiara: «Prima vengono le persone, poi le strutture».

Gli argomenti del Dipartimento
Ma quali sono state le argomentazioni del Dipartimento delle istituzioni a favore di questo investimento? Durante l’audizione, Gobbi ha in particolare fatto leva su quattro punti, illustrati in una presentazione. Primo: ad oggi non esiste alcun «piano B» rispetto alla proposta di acquisto dello stabile EFG. Nel Luganese, infatti, non ci sono spazi disponibili per accogliere gli attuali occupanti di Palazzo di giustizia. Secondo: l’acquisto dello stabile EFG è un progetto nell’interesse della Giustizia, che da tempo, a Lugano, opera in condizioni difficoltose e che mal si prestano all’immagine del terzo potere dello Stato agli occhi della cittadinanza e delle imprese. Terzo: l’investimento, seppur ingente, è ritenuto sostenibile per le finanze dello Stato, lungimirante e rispettoso delle esigenze di una Giustizia moderna che opererà in digitale con Justitia 4.0. A questo proposito, Gobbi ha fatto notare che per implementare questo progetto federale sarebbe necessario un ennesimo cerottone per adeguare l’attuale stabile in via Pretorio, che andrebbe ad aggiungersi a quello da 12 milioni di franchi per alcuni interventi urgenti (vedi l’edizione dello scorso 6 febbraio, ndr). L’investimento, inoltre, sarebbe solido e di lungo termine oltre ad avere un’importanza simbolica in quanto il Cantone annovererebbe nel suo patrimonio immobiliare il primo edificio di pregio e di rilevanza storica dell’architetto Mario Botta.
Insomma, il palazzo EFG sarebbe un simbolo dignitoso della Giustizia un po’ come lo è Palazzo delle Orsoline per Governo e Parlamento. Quarto: la possibilità che l’ultima parola spetti ai cittadini in virtù del referendum finanziario obbligatorio è vista come un’opportunità per parlare ai cittadini della Giustizia, del suo ruolo e dei suoi bisogni.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 7 giugno 2023 del Corriere del Ticino