10 anni senza il Nano. Gobbi: “Senza di lui il Ticino sarebbe ancora nel medioevo politico”

10 anni senza il Nano. Gobbi: “Senza di lui il Ticino sarebbe ancora nel medioevo politico”

Il 7 marzo 2013 moriva improvvisamente, a 67 anni, il fondatore della Lega.
Quadri: “Era multitaskig prima che il termine entrasse nel vocabolario comune, adesso se fosse vivo sarebbe un influencer della politica”

Un fulmine a ciel sereno che squarciò il mondo della politica ticinese: il 7 marzo di 10 anni fa, era il 2013, arrivava la notizia dell’improvviso decesso di Giuliano Bignasca, fondatore della Lega dei Ticinesi. Il Nano aveva accusato un malore fatale dopo una riunione di partito. 
Una tragedia, arrivata senza preavviso, che aveva scosso non solo la Lega ma tutto il mondo politico cantonale e non solamente. Aveva fondato la Lega negli anni ’90, in protesta contro dinamiche che a suo dire non andavano più. Celebri alcune iniziative come la carovana della libertà. La sua grande innovazione è stata però il Mattino della Domenica, un giornale gratuito che uscisse ogni domenica, il primo nel suo genere.
La Lega in pochi anni è diventato il partito di maggioranza relativa in Ticino, conquistandosi seggi anche a Berna e la poltrona di sindaco di Lugano. 
Lorenzo Quadri, che con lui ha lavorato per lunghi anni in redazione, sostiene che oggi il Nano, se fosse vivo, sarebbe un influencer della politica. “Dettare l’agenda politica cantonale era per lui naturale, forte anche delle moltissime informazioni che raccoglieva dai media internazionali (nessuno era altrettanto attento a quello che succedeva in Ticino, in Svizzera e nel mondo) e della sua fittissima rete di contatti: la sua giornata era un continuo via vai di telefonate ed incontri con interlocutori di ogni tipo, sugli argomenti più disparati. Un “frullatore” che avrebbe stordito chiunque; ma non il Nano. Multitasking ancora prima che il termine entrasse nel vocabolario comune, uomo del fare oltre che del comunicare, non sorprende che si trovasse bene nel Municipio di Lugano e male in Consiglio nazionale, che infatti abbandonò dopo una sola legislatura”, così lo ricorda.
La memoria di Bignasca è vivissima nella Lega e diversi esponenti gli rivolgono un pensiero. “Era un grande visionario, su quei trend che poi hanno avuto postuma conferma: casse malati, immigrazione, lavoro e tutela del Ticino. Un grande intuitivo come dicevo prima, come lo era sul campo di calcio mi raccontano, ma anche una grande speranza per le e i Ticinesi. Ricordiamoci infatti che senza il Nano e la Lega, il Ticino sarebbe ancora stato nel medioevo politico, dal punto di vista delle libertà di espressione individuale e del regime partitocratico. E soprattutto, la Svizzera – grazie all’essenziale contributo della Lega e del Nano il 6 dicembre 1992 sul voto contrario all’adesione all’Europa – è oggi ancora un Paese libero e sovrano!”, scrive Norman Gobbi.
“Non c’erano mezze misure: o si litigava o si rideva, ma c’era sempre equilibrio nei due stati d’animo e ci si lasciava sempre con un abbraccio. Un po’ meno banale: a 10 anni dalla sua morte ci accorgiamo che ciò che ha seminato, ciò che ha coltivato e quello che ha costruito vive ancora, anche senza di lui, anche senza troppi amici che non ci sono più. Possiamo dire che è stato un imprenditore della politica che ha saputo lasciare un’eredità solida”, sono invece le parole di Michele Foletti.
E Claudio Zali ripercorre il loro primo incontro: “Ero stato “reclutato” dall’amico Marco (Borradori, ndr) per essere candidato alla carica di Giudice e una sera, con i quattro futuri compagni di lista, ci ritrovammo in via Monte Boglia per essere presentati al Nano. Ricordo che ero in jeans e portavo la giacca di pelle che era stata di mio padre, capelli più lunghi del solito. Ricordo anche di essere stato in apprensione al pensiero di incontrare il Nano, che conoscevo solo per la fama di personaggio vulcanico ed imprevedibile. Giunti al suo cospetto e rapidamente presentati, il Nano ci offrì un rapido e calzante monologo sui temi della giustizia e su altro. Alla fine, indicando noi, disse “uno, due, tre, quattro, cinque, ecco i candidati della Lega”. Colloquio terminato (ma non ricordo di avere aperto bocca, se non per dire il mio nome), procedura di selezione terminata. Unico e spiazzante”.

Da www.liberatv.ch

(Immagine: www.liberatv.ch)

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2021

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2021

Comunicato stampa

Ieri, sabato 4 marzo, al PalaCinema di Locarno si è tenuta la Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2021). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno preso la parola il sindaco della Città di Locarno Alain Scherrer, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Comandante della Polizia cantonale col Matteo Cocchi. Pure presenti, la Presidente del Gran Consiglio Gina La Mantia, i rappresentanti delle Autorità politiche e i Comandanti, o loro rappresentanti, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e. 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi nel suo discorso ha ricordato che la dichiarazione di fedeltà suggella il superamento di un impegnativo percorso formativo e rappresenta l’impegno preso nei confronti delle cittadine e dei cittadini a svolgere in modo irreprensibile e con il massimo impegno il ruolo di agente di polizia. Infatti il coinvolgimento che questa professione implica travalica i confini della sfera professionale toccando anche quella privata ed implica l’impegno ad essere sempre a disposizione della popolazione.

Rivolgendosi a sua volta ai e alle neoagenti, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha ricordato che “la dichiarazione odierna rappresenta una tappa simbolica ma di grande rilievo nel percorso formativo e di preparazione che avete affrontato e portato avanti con successo”, ed evidenziato come “il contesto geopolitico mutevole e il progresso tecnologico presenteranno nuove sfide con le quali vi troverete confrontati”.

Il Consigliere di Stato e il Comandante della Polizia cantonale hanno infine ringraziato il capitano Cristiano Nenzi per quanto fatto nei 12 anni in cui ha rivestito l’incarico di Ufficiale responsabile della Sezione formazione, facendogli gli auguri per la nuova sfida che lo vedrà a capo del V Reparto Gendarmeria stradale. Auguri rivolti anche al nuovo responsabile della Formazione, il capitano Christophe Cerinotti.

Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 27 neodiplomati e neodiplomate (15 della Polizia cantonale, 1 della Polizia comunale di Losone, 1 della Polizia Città di Locarno, 1 della Polizia comunale di Muralto, 3 della Polizia Città di Lugano, 1 della Polizia Città di Mendrisio, 1 della Polizia comunale di Chiasso, 2 della Polizia dei trasporti e 2 della Polizia militare) sono ora pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza.

 

“Amo stare tra e con la gente Il Ticino? Un cantone sicuro”

“Amo stare tra e con la gente Il Ticino? Un cantone sicuro”

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, si racconta a 360 gradi, dai ricordi di chi ha reso grande il Movimento di via Monte Boglia al suo libro dei “sogni” (la Divina Commedia in dialetto).

Come vede oggi il nostro Cantone nel contesto politico elvetico e quale ruolo può avere nei prossimi anni?
Il periodo pandemico ha messo il Ticino sotto i riflettori nazionali, perché per primo ha acceso le spie d’allarme ed è stato il primo Cantone chiamato a intervenire, visto che si trovava a pochi chilometri dall’epicentro europeo dei contagi situato in Lombardia. Berna ha dovuto riconoscere lo stato speciale di necessità per il Cantone. In tutto il frangente della pandemia il nostro Cantone ha dimostrato capacità di gestione. Lo stesso vale per la risposta che abbiamo dato dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, dove – grazie al Piano cantonale di accoglienza messo a punto in particolare dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione – siamo stati in grado di far fronte ad un elevato numero di arrivi, dato dalla numerosa comunità già presente in Ticino. Sul tema migratorio poi, per la nostra posizione geografica, siamo eternamente al fronte, dimostrando anche qui capacità organizzative che preservino la sicurezza interna del nostro Cantone e di riflesso dell’intera Svizzera. Ecco, credo che il Ticino debba essere maggiormente riconosciuto per questo suo ruolo a favore dell’intero Paese; un ruolo non sempre adeguatamente contemplato se penso in particolare ai flussi finanziari confederali. Come membri del Governo, poi, siamo sempre più a contatto con quanto succede nel resto della Svizzera e siamo ascoltati a livello nazionale nei rispettivi ambiti di competenza. Un fattore che dobbiamo potenziare e valorizzare. Anche i contatti con la Deputazione a Berna si sono, a mio giudizio, rafforzati e hanno permesso di avere una collaborazione più intensa per portare all’interno del Parlamento svizzero, in particolare nelle commissioni, le “rivendicazioni” ticinesi. Direi quindi che oggi siamo messi bene, ma dobbiamo potenziare il nostro influsso a livello elvetico per garantire il giusto riconoscimento di quanto le e i Ticinesi fanno a favore dell’intera Confederazione.

Quali sono le motivazioni che l’hanno portata a ricandidarsi e quali sono i temi a lei più cari a livello cantonale?
La motivazione personale è la stessa di quando ho iniziato a far politica: a me stanno a cuore gli interessi delle e dei Ticinesi! Dopo 12 anni in Gran Consiglio e 12 anni in Consiglio di Stato questa volontà è addirittura cresciuta, grazie anche ad una squadra che nel tempo ho messo in campo per rispondere alle sfide cui siamo stati confrontati. Quindi la motivazione personale è sempre molto alta. E lo si percepisce, spero, ogni giorno della mia attività politica. D’altro canto ho ancora molti progetti da condurre in porto. Penso in particolare a quelli legati alla sicurezza (quindi Polizia e protezione della popolazione), alla giustizia e ai Comuni. Questi temi sono prioritari nel mio lavoro. Le preoccupazioni maggiori – e qui sto parlando della salvaguardia dei posti di lavoro dei residenti, per esempio – giungono dall’esterno. La crescita del frontalierato ha generato un forte dumping salariale sulle lavoratrici e sui lavoratori indigeni. Questo mi preoccupa. L’immigrazione illegale che giunge o attraversa il nostro Paese pone ancora altri problemi. Su questo ultimo punto siamo chiamati a essere efficaci, come lo siamo stati con l’impennata dell’immigrazione nel 2016. Facendo inoltre in modo che la Confederazione riconosca finanziariamente gli sforzi maggiori che il Ticino è chiamato a compiere per la sua posizione geografica.

Chi è il suo modello politico di riferimento? Chi l’ha ispirata negli anni?
Per la concretezza nel lavoro, per la capacità di individuare immediatamente i problemi e dare le risposte, il Nano mi ha certamente insegnato molto e a lui cerco di ispirarmi. Certo, la sua genialità non può essere imitata. Ma deve essere sempre fonte di ispirazione. Ho apprezzato molto per la sua capacità di mediazione anche Attilio Bignasca nel corso della sua attività parlamentare. Il politico deve poter essere molto più deciso e meno ingroppato nei tentacoli della burocrazia. Cerco di farlo al Dipartimento delle istituzioni e cerco di realizzarlo anche con i colleghi di Governo. Non è sempre facile… L’ispirazione è anche arrivata dai miei famigliari, con i loro valori guida e la forza che mi garantisce la mia famiglia.

Cosa le piace di più del Ticino e cosa di meno?
A me piace tutto del Ticino! Dal suo territorio alla sua gente. È per questo che mi impegno in politica da 28 anni, per un Cantone sempre più forte in tutte le sue dimensioni. 

Qual è il libro che vorrebbe sul comodino?
Vorrei poter leggere un grande classico: la Divina Commedia, però in dialetto!

Si descriva con tre aggettivi.
Genuino, empatico e deciso.

Le regalano la lampada di Aladino: i primi 3 desideri che le vengono in mente?
Un lavoro per tutte e tutti i Ticinesi con un salario adeguato. Affinché questo si realizzi chiederei quindi al “Genio della lampada” di cancellare gli accordi di libera circolazione con l’UE. Il bene più importante che abbiamo è la salute; per questo chiederei che la ricerca medica possa compiere passi sempre più importanti, così da alleviare le sofferenze. Il terzo desiderio lo tengo di scorta, quando i primi due si saranno realizzati e constaterò che cosa ancora ci manca…

La sicurezza cantonale sembra, anno dopo anno, migliorare. Cosa vede nel futuro delle forze dell’ordine? Ci saranno cambiamenti?
Tolga pure quel “sembra”. La sicurezza è migliorata costantemente negli ultimi 12 anni! La discussione politica ruota attorno alla questione della polizia unica e quindi vedremo come la politica risponderà a questa domanda. Sul piano strettamente tecnico presenteremo a breve il rapporto sulla “Polizia ticinese”, che vuole meglio indirizzare le forze attive sul territorio – sia la Polizia cantonale sia le Polizie comunali – per un intervento più efficace ed efficiente a tutela e protezione di persone e beni di questo magnifico Cantone, che vogliamo sicuro e accogliente.

Cosa risponde a chi afferma che in Ticino ci sono troppi poliziotti?
Che si sbaglia! Qui parlo di Polizia cantonale: abbiamo un numero di agenti commisurato ai compiti che un Cantone di frontiera (una frontiera politica con l’Italia a sud e una frontiera fisica e linguistica con le Alpi a nord) e turistico deve affrontare. Consideriamo infatti che il Ticino per diversi mesi l’anno conta ben oltre mezzo milione di persone presenti sul suo territorio (tra residenti, lavoratori frontalieri e turisti).

Lei è sempre molto vicino alla gente, sempre molto presente anche sui social media: quali sono i mezzi di comunicazione che preferisce? Non ha a volte l’impressione di esagerare?
La comunicazione che preferisco è il contatto diretto con le persone. Nei quasi due anni di limitazioni imposte dalla pandemia ho molto sofferto l’impossibilità di avere questo contatto diretto con la gente, in particolare durante le amate feste popolari. Oggi per fortuna la situazione è tornata alla normalità e posso approfittarne per partecipare a eventi, a incontri, per vedere amici, conoscenti. Già prima della pandemia e poi anche a causa di quest’ultima la mia presenza sui social media è sempre stata costante e intensa. È un modo per raggiungere tante persone che fisicamente non potrei avvicinare. Per parlare con loro e per ascoltare le loro reazioni. È una grande opportunità. Avendo facilità e dimestichezza sono in grado di proporre contenuti social senza perdere tempo. Un bel vantaggio che la gente mi dimostra di apprezzare.   

Le nostre valli, da lei molto amate, cosa portano all’economia e alla società cantonale? Qual è la loro importanza?
Qualcuno può immaginare un Ticino senza le sue Valli? E qui non penso solo alle vallate superiori, ma pure alla Valle di Muggio, alla Valle Onsernone, alla Val Colla, alla Val Mara, ecc. ecc. Già partendo da questa considerazione si intuisce l’importanza delle nostre Valli, a torto chiamate “periferiche”. Il Ticino è composto per oltre l’80% del suo territorio da montagne, valli, fiumi e boschi. Ma è pure un Cantone urbano, nel cui fondovalle si concentrano abitazioni e posti di lavoro, aree industriali e commerciali, vie di comunicazione, ecc. Abbiamo la fortuna di aver sviluppato nei secoli questa doppia identità, alpina e urbana. Riuscire a dare opportunità a queste due realtà è il senso del nostro impegno quali politici. In Ticino l’equilibrio è essenziale: non ci può essere benessere solo considerando le realtà urbane e viceversa. 

L’annoso problema dei radar: non pensa siano troppi? Qualcuno potrebbe pensare che si voglia solo “far cassetta”… 
Il problema è legato alla massiccia presenza di diversi radar gestiti dalle Polizie comunali. L’ho scritto ai Municipi. Quindi la domanda andrebbe girata ai municipali delle Città e dei Comuni che gestiscono le polizie comunali. A livello cantonale la preoccupazione è quella di migliorare il coordinamento dell’attività di prevenzione – a questo devono servire i radar! – che viene fatta localmente dalle “comunali”. Ma questa attività rientra nell’autonomia dei Comuni. Una chiosa: il tema dei radar è irrisolvibile e spacca molto la popolazione, che da una parte chiede controlli sotto casa e dall’altra si lamenta dei controlli…

Intervista pubblicata nell’edizione di domenica 5 marzo 2023 de Il Mattino

Formazione sulle valanghe alla Capanna Piansecco in Val Bedretto

Formazione sulle valanghe alla Capanna Piansecco in Val Bedretto

Appuntamento per domenica 5 marzo dalle 9 alle 14 all’Avalanche Training Center

Domenica 5 marzo, dalle 9 alle 14, si terrà una giornata dedicata alla prevenzione al Centro di formazione sulle valanghe (Avalanche Training Center) della Capanna Piansecco in Val Bedretto. Il Gruppo Ricerche e Constatazioni (Grc) della Polizia cantonale e il Soccorso alpino saranno a disposizione degli interessati per consigli e proporranno delle esercitazioni di ricerca persone (kit Artva).
L’evento rientra nelle attività di sensibilizzazione proposta sul terreno nell’ambito del progetto di prevenzione Montagne sicure promosso dal Dipartimento delle istituzioni.

 

Migranti, il Ticino batte cassa

Migranti, il Ticino batte cassa

Il consigliere nazionale Marco Romano (Il Centro) sollecita Berna affinché rimborsi già dal 2023 i costi sostenuti dal Cantone per l’accoglienza e la riammissione in Italia
Il direttore del DI Norman Gobbi: «Dal 2016 abbiamo speso 6 milioni e mezzo, ma ne abbiamo ricevuti solo uno e mezzo»

Sono 6,5 i milioni versati dal Ticino a partire dal 2016 per gestire l’accoglienza e la riammissione semplificata dei migranti in Italia. E, finora, solo una piccola parte – circa un milione e mezzo – è stata rimborsata dalla Confederazione. Troppo poco, secondo le autorità cantonali che ora chiedono a Berna di fare di più. «Il Ticino non lascia nessuno per strada, per questo il Cantone ha aperto una struttura apposita a Stabio (dove i migranti vengono accompagnati per passare la notte dopo la chiusura degli uffici italiani, n.d.r.) », premette il consigliere nazionale del Centro Marco Romano, che ha chiesto al Consiglio federale quando verrà dato il rimborso per le spese sostenute per la gestione dei flussi migratori. «Il costo principale è legato alla sicurezza delle strutture, per la quale dal 2020 abbiamo versato poco più di un milione di franchi all’anno», spiega da parte sua il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Solo per il 2022 parliamo di 437 mila franchi».

Cantone in pressing
La questione legata ai costi per la gestione dei flussi migratori è pendente sin dalla mozione depositata nel 2016 dall’allora consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR). «A fronte degli importanti flussi migratori – spiega Gobbi – era stata sottoscritta una convenzione tra Ticino, Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) che garantiva una partecipazione ai costi da parte della Confederazione in base al numero di ingressi mensili». Ora, prosegue il consigliere di Stato, «visto che il Parlamento ha adottato la mozione Abate nel corso del 2022, stiamo sollecitando la SEM per definire i parametri finanziari e i termini di attuazione». Il problema, sostiene Romano, «è Berna: al momento non sembra intenzionata a dare soldi al Ticino. In pratica, vorrebbe far entrare in vigore la modifica di legge solo dal 2024. Invece ritengo sia importante che già quest’anno la Confederazione possa rimborsare ai Cantoni i costi sostenuti».
Anche perché, aggiunge ancora Gobbi, il flusso migratorio si è costantemente intensificato a partire dal 2015: «In vista dei prossimi mesi, comunque, il Ticino è pronto a fare la sua parte, garantendo una presa a carico dei migranti in procedura di riammissione semplificata nel rispetto della dignità umana e continuando a garantire gli standard di sicurezza necessari alla protezione dei migranti e della popolazione vicina alle strutture del dispositivo d’accoglienza».

«Blocco sopportabile»
Oltre al tema dei costi, di recente è emersa anche la questione relativa alla riammissione dei migranti in Italia. «Il blocco temporaneo dell’Italia all’ammissione dei rifugiati – risalente alla metà dello scorso dicembre – è ancora in vigore e riguarda l’intera area di Dublino», spiega al CdT un portavoce della SEM. «La Commissione europea e la Svizzera sono in contatto con le autorità italiane, ma al momento non si sa quando la decisione verrà revocata». Ciononostante, chiarisce la SEM, «visto che il termine per il trasferimento dei casi Dublino non scade in tempi brevi (rimane valido 6 mesi), un blocco a breve termine delle ammissioni è sopportabile, poiché i casi in questione possono essere trasferiti successivamente ». Insomma, per il momento la situazione appare gestibile, anche se attualmente sono circa 170 le persone in attesa di riammissione oltreconfine. «La SEM – viene anche precisato – è in contatto regolare con i Paesi vicini. Sono necessarie misure paneuropee e coordinate su questi temi», dice la Segreteria di Stato della migrazione, secondo cui «un’azione unilaterale da parte dei singoli Stati non porterà ai risultati desiderati. La migrazione irregolare può essere combattuta efficacemente solo attraverso una stretta collaborazione tra gli Stati interessati». Intanto, con un’interpellanza al Consiglio federale, il leghista Lorenzo Quadri chiede di sospendere Schengen fino a quando l’Italia non rivedrà la sua decisione.

Tra Dublino e Serpiano
Ma se l’Accordo di Dublino zoppica, quello di Serpiano, sottoscritto nel 2005 tra Svizzera e Italia per la riammissione semplificata dei migranti intercettati a ridosso del confine, continua a funzionare normalmente. «Non risultano esserci particolari problemi nella gestione della riammissione semplificata», conferma a tal proposito il direttore del DI Gobbi. Anche perché «i flussi migratori in questo periodo dell’anno subiscono una forte contrazione». Non a caso, dopo mesi intensi, anche i numeri registrati dal centro provvisorio di Stabio per i migranti in procedura di riammissione semplificata sono in calo. «Nell’ultima settimana di febbraio non abbiamo mai avuto più di una decina di ospiti al giorno», spiega Ryan Pedevilla, a capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Ma, soprattutto, «la collaborazione con le autorità italiane prosegue normalmente proprio in virtù dell’Accordo di Serpiano».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 marzo 2023 de Il Corriere del Ticino

Radar, permessi, Ticino 2020… i candidati si confrontano

Radar, permessi, Ticino 2020… i candidati si confrontano

Parliamo di riforme, permessi di soggiorno, accoglienza, sicurezza, controlli sulle strade, autogestione con Norman Gobbi (Lega), Samantha Bourgoin (Verdi) e Andrea Rigamonti (Plr).
Il consigliere: ‘Unificare la polizia? Richiederebbe un lavoro immenso’

Direttore Gobbi, come mai tanta fretta nel portare a casa la revisione totale della legge su alberghi e ristoranti, la Lear? Una mossa elettorale, per concludere entro la fine di questa legislatura e sfruttare il risultato?
Norman Gobbi: Alla prima domanda rispondo che occorreva e occorre migliorare e liberalizzare la legge. Alla seconda che non ho mai visto nessuno vincere le elezioni con la Lear. Peraltro sono oggi pochi i gerenti, essendo la maggior parte cittadini di nazionalità straniera, che votano, e pochi hanno preso parte attiva alla consultazione. Come Dipartimento istituzioni abbiamo lavorato in particolare con i partner istituzionali. Già quattro anni fa avevamo proposto dei correttivi puntuali alla Lear, poi arenatisi davanti alla proposta commissionale di abolire addirittura la legge e i suoi obblighi per i gerenti. Ora il nostro lavoro come Consiglio di Stato è stato fatto. Ilmessaggio definitivo, frutto anche della consultazione, è stato licenziato e qualche giorno fa la commissione parlamentare Costituzione e leggi ha dato il suo ok a questa riforma. Confido nell’approvazione pure del plenum del Gran Consiglio, nella sessione che si aprirà il 13 marzo. Ne beneficerà il nostro turismo già quest’anno. Samantha Bourgoin: Se una consultazione limitata a due settimane in piena campagna non è una mossa elettorale, allora quantomeno bisogna dire che non si tratta di un gesto molto gentile verso gli addetti ai lavori… Andrea Rigamonti: Si tratta in effetti di scadenze piuttosto inusuali, anche se per una volta una tempistica veloce e una politica decisionista non sono di per sé un male. Gobbi: Purtroppo siamo arrivati un po’ lunghi pur di svolgere un lavoro ampio di concertazione a monte. Gli ultimi dati sui pernottamenti e le molte segnalazioni dall’economia e dai Comuni – si pensi alla questione dei tavoli all’aperto emersa durante la pandemia – segnalavano la necessità di fornire soluzioni adeguate e flessibili.

Ha fatto discutere l’abbassamento da 18 a 16 anni dell’età minima per l’ingresso in discoteca, poi stralciato.
Bourgoin: Ritengo che l’abbassamento rifletta una concezione dei sedicenni solo come clientela aggiuntiva, senza considerarne le esigenze di socializzazione, che non possono essere subordinate a logiche puramente commerciali.
Gobbi: Abbiamo volutamente posto la misura in consultazione pur avendo già preavvisi negativi – ad esempio quello del medico cantonale circa la protezione della salute – per capire come muoverci, visto che da una parte si chiede di dare il diritto di voto ai sedicenni, ma poi si applicano certi divieti. In ogni caso, dai report che ci arrivano dai vari carnevali a preoccuparci sono semmai i dodici-tredicenni in giro soli di notte, cosa che desta forti preoccupazioni circa la loro rete famigliare.

Siete favorevoli alla realizzazione in Ticino di un corpo di polizia unico?
Rigamonti : Difficile rispondere ‘sì’o‘no’. La questione dell’efficienza è molto importante ed evidentemente ci sono margini di miglioramento. La politica deve dunque dare risposte tramite modifiche al sistema attuale, ma senza perdere di vista l’importanza della prossimità segnalatami anche da molti agenti.
Gobbi: Dal punto di vista del processo politico, l’unificazione della polizia richiederebbe un lavoro immenso. Come Dipartimento abbiamo dunque privilegiato un miglior coordinamento soprattutto delle risorse, perché oggi la soddisfazione circa la sicurezza pubblica è elevata – superiore a una dozzina d’anni fa – ma dobbiamo tenere d’occhio le risorse finanziarie utilizzate da Cantone e Comuni, ottimizzando anche la riorganizzazione delle strutture e la valorizzazione delle singole competenze. È poi importante che proprio le polizie comunali diano seguito al principio della prossimità, perché troppo spesso le vediamo impegnate più sull’interventistica che sulla cura del territorio, mentre la prevenzione inizia proprio da lì.
Bourgoin: Partendo proprio dalla prossimità occorre chiedersi se il modello di polizia unica possa essere adeguato. La popolazione può sentirsi protetta o avvertire un senso di insicurezza a seconda di come ci si pone, secondo percezioni anche soggettive, ma che dipendono molto dal fatto di conoscere l’agente locale. Quanto alla vicinanza, se mi si concede una battuta, è bello sentire che la polizia ha a cuore gli aspetti preventivi, invece dell’accanimento comequello che vediamo quando si parla di permessi di soggiorno.

A questo proposito, Gobbi, la Sezione della popolazione è stata più volte bacchettata – in primis dai tribunali – per la politica restrittiva sui permessi, da lei già descritta come “chiara scelta politica”. La valutazione del ‘centro d’interessi’ è dovuta cambiare, eppure si direbbe che la polizia continui a controllare le mutande nei cassetti, come abbiamo riportato di recente. Si punta all’integrazione e alla sicurezza o si gioca al gatto col topo?

Gobbi: I controlli non avvengono sistematicamente, masolo quando ci sono elementi che ci fanno seriamente dubitare che l’interessato non soggiorni regolarmente sul nostro territorio. Poi è vero che il mondo del lavoro è cambiato fortemente, quindi anche il concetto di centro d’interessi va adeguato. La giurisprudenza però ha dato segnali contrastanti, sollecitando sì questo adeguamento, ma confermando la necessità delle verifiche. L’obiettivo è comunque quello di garantire la legalità, dato che un permesso ‘accende’ anche una serie di diritti che poi diventa più difficile rimettere in discussione. Su questo è stato lo stesso legislativo a chiederci attenzione.
Bourgoin: Ma per il permesso B il centro d’interesse non è più richiesto, e i datori di lavoro hanno detto apertamente che scoraggiano la richiesta di permessi di residenza per non incappare in procedure proibitive…
Gobbi: Non mi pare che sia così.
Rigamonti : Non perdiamo di vista il fatto che abbiamo bisogno di un aumento demografico, non possiamopermetterci un calo comequello che sta vivendo per esempio il Mendrisiotto, con conseguenze negative sulla locazione delle abitazioni, il gettito fiscale e così via. Non dobbiamo dunque vedere l’ottenimento di un permesso B come fumo negli occhi: ben venga se le persone trovano qui le condizioni quadro adeguate per lavorare, fare impresa, portare la famiglia. A noi il compito-chiave di creare tali condizioni, anche per contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione.
Gobbi: Negli ultimi due anni abbiamo comunque visto una risalita degli indicatori demografici. Solo di ucraini ne sono arrivati tremila, l’1% della popolazione, e secondo me – faccio una considerazione politica – sono arrivati per non andarsene più. D’altra parte, per la prima volta questo Paese vive tre tipi di immigrazione: quella ‘normale’ agevolata dall’accordo di libera circolazione, con permessi B in aumento; i flussi migratori dall’Africa e dall’Asia, con una politica d’accoglienza non sempre facile; gli ucraini e le persone provenienti da altri territori in difficoltà come i Balcani e la zona terremotata tra Turchia e Siria. La gestione di tutti questi flussi non è scontata, personalmente cerco un equilibrio tra la sostenibilità – anche a livello abitativo ed ecologico – cara ai Verdi e l’interesse economico enfatizzato dai Liberali.
Bourgoin: Però non si può avere sostenibilità ambientale senza quella sociale ed economica, occorre sempre ponderare questi fattori.

Passalia e Dadò (Centro) chiedono al governo se non si stia esagerando coi controlli di velocità per ‘far cassetta’, con buona pace di Giuliano Bignasca che sui radar metteva la taglia. C’è un effettivo accanimento?
Rigamonti : Le leggi ci sono e vanno rispettate, ma in Ticino è in atto un controllo eccessivo. È capitato anche a me d’imbattermi in controlli senza senso, evidentemente privi di utilità preventiva e concepiti per far cassetta. Secondo me, una volta messi a bilancio i venti milioni di franchi attesi da questo tipo di sanzioni, in un modo o nell’altro il Cantone punta a raggiungere l’obiettivo economico con scarse considerazioni di sicurezza. Sarebbe meglio svolgere un’attività di sensibilizzazione e prevenzione diversa, concentrata in luoghi sensibili e ben demarcata. Nel comune di cui sono vicesindaco (Vacallo, ndr) noi mettiamo zero franchi a preventivo per questi controlli, dando un chiaro messaggio politico.
Bourgoin: Concordo sull’importanza di puntare su misure di aiuto al cittadino nell’adozione di comportamenti responsabili. Da questo punto di vista potremmo mettere zero franchi a preventivo e puntare su cartelli informativi e radar amici. Se l’obiettivo fosse veramente quello di sensibilizzare, è chiaro che non si punterebbe su altri tipi di misure.
Gobbi: Comunque 4/5 dei controlli radar sono fatti in autonomia dalle polizie comunali. Abbiamo chiesto loro un maggior coordinamento per evitare la percezione di eccessivo controllo.

Le norme federali di Via Sicura sarebbero da modificare?
Bourgoin: La legge ha aspetti positivi, ma in certi casi è eccessivamente poliziesca.
Rigamonti : Anch’io penso che debba essere rivista, è giusto sensibilizzare ma il modello è eccessivo, con pene edittali, quelle previste dalla legge, sproporzionate. Gobbi: Il problema è proprio quello, la mancanza di margine di manovra per il giudice rispetto alle singole infrazioni, cosa che non succede invece per altri tipi di reati, incluse le molestie su fanciulli.

Gobbi, la Polizia cantonale è stata coinvolta nella demolizione del Molino. Si rimprovera qualcosa? E come pensa di impegnarsi per il futuro dell’autogestione in Ticino?
Gobbi
: È stata un’operazione decisa dal Municipio di Lugano, nell’ambito della quale la Polizia cantonale è stata messa a disposizione secondo quanto previsto dalla Legge sulla polizia. Il tema dell’autogestione rimane, ma come Consiglio di Stato abbiamo deciso in maniera molto trasversale, anche col collega Manuele Bertoli (direttore del Dipartimento educazione cultura e sport, ndr), di rimanere molto prudenti notando che si tratta di una ‘patata bollente’ – mi si passi il termine – di competenza delle città, secondo il principio della prossimità delle istituzioni locali rispetto ad attività culturali alternative.

Però il granconsigliere e municipale Udc di Lugano Tiziano Galeazzi insiste sulla necessità di un impegno cantonale.
Gobbi
: Abbiamo voluto le città più grandi anche grazie alle aggregazioni? Siano allora in grado di gestire questo problema sociale e culturale.
Bourgoin: Credo che l’autogestione sia un arricchimento nella ricerca di nuove vie di comunicazione. Sta alle autorità comunali trovare nuovi sbocchi in favore delle attività aggregative dei giovani, senza passare da interventi polizieschi.

L’impressione, tuttavia, è che Cantone e Comuni cerchino di scaricarsi la ‘peppa tencia’.
Rigamonti : Impressione corretta, ma anch’io parto dal presupposto che l’autogestione – alla quale sono sicuramente favorevole – parta dal basso e dunque debba trovare nel Comune un primo partner istituzionale. Fondamentale è un dialogo che negli anni è venuto un po’ a mancare.
Bourgoin: Un dialogo che passa anche da quello che si decide a livello di piano regolatore, in particolare nella destinazione d’uso di strutture vecchie che si potrebbero benissimo assegnare all’autogestione in attesa della loro dismissione.
Gobbi: Succede a Zurigo, dove gli immobili in attesa di ristrutturazione occupati da squatter vengono lasciati loro finché non inizia il cantiere. Per me è un vilipendio della proprietà privata e dell’ordine pubblico. Bourgoin: Però si possono creare semplicemente nuove destinazioni d’uso intermedie, invece di tenere stabili fatiscenti vuoti per quindici anni.
Gobbi: Ma rispetto alla realtà zurighese, a Lugano il problema è il conflitto interno agli autogestiti, tra chi vuole lo scontro e chi il dialogo per realizzare qualcosa di costruttivo.

Un’opera incompiuta del Dipartimento è il progetto ‘Giustizia 2018’. Avete forse sbagliato approccio con la magistratura nel portare avanti la riforma dell’apparato giudiziario ticinese?
Gobbi
: Penso ci sia stata un po’ di ingenuità da parte mia nel pensare che quando si tratta di utilizzare bene le risorse e migliorare le cose ci fosse un interesse di tutti, anche a costo di abbandonare la propria zona di comfort. Fin dall’inizio ho cercato di mirare all’efficienza, ma questo comporta una rimessa in discussione che a volte è faticosa. L’obiettivo ora è lavorare il più possibile con interlocutori come il Consiglio della magistratura per trovare soluzioni più innovative e rapide.

A fronte dei prospettati ulteriori cambiamenti normativi, al Ministero pubblico ticinese potrebbero servire nuovi rinforzi. Che avrebbero ovviamente un costo. Però Plr e Lega hanno sostenuto il decreto Morisoli che blocca le nuove spese. Come se ne esce?
Rigamonti : Se parliamo dell’autorità di perseguimento penale, il problema negli ultimi dieci anni è stata la creazione di una filiera produttiva a imbuto, potenziando molto il corpo di polizia, che produce una massa di rapporti e indagini che però poi si fermano al Ministero pubblico, rafforzato solo con qualche cerottino.
Gobbi: Beh, gli effettivi in Procura sono aumentati di un quinto anche di fronte alla riduzione dei reati commessi…
Rigamonti : Comunque a fronte di un notevole aumento dei contenziosi, e lo stesso vale per il Tribunale penale cantonale. Aumenta la mole di lavoro, ma non vi si risponde in modo omogeneo, e di questo la responsabilità è dell’onorevole Gobbi.

Troppe guardie, poche toghe?
Gobbi
: Senza il lavoro della Polizia giudiziaria si possono avere anche cento procuratori, ma è questa polizia che poi ne agevola il lavoro. D’altra parte, di recente il Parlamento federale ha accolto la compartecipazione delle parti agli interrogatori, che finirà per complicare e castrare il procedimento penale, permettendo agli avvocati di istruire i clienti alla luce delle dichiarazioni altrui.
Bourgoin: Credo che si possano aumentare i procuratori, ma è importante anche facilitare il processo di lavoro: il fatto che la giustizia operi ancora tutta su faldoni cartacei suona come una barzelletta. Mi pare che si fatichi a fare il grande salto verso la digitalizzazione, adeguando non solo l’organico, ma anche i profili professionali di supporto. È un passo che facilita anche le questioni logistiche e l’esercizio dei propri diritti. Rigamonti : La politica non ha neanche saputo intervenire per attribuire funzioni ai segretari giudiziari.
Allo stesso tempo la logistica è rimasta indietro, con sistemazioni indegne d’una giustizia celere e confacente ai suoi compiti. ‘Giustizia 2018’ è stata un flop e occorre ripartire da basi più solide, con un po’ di coraggio.

Quindi ora che si fa?
Gobbi
: Si tratta anche di capire come cambiare lo statuto della magistratura, eventualmente andando, per quanto riguarda la Procura, verso la creazione di alti funzionari e la nomina da parte del Gran Consiglio della sola Direzione del Ministero pubblico. Con quest’ultima che assume poi i magistrati inquirenti quali, appunto, alti funzionari.
Rigamonti : Ma anche questo comporta dei costi. Bisognerà scegliere e bloccare ad esempio l’aumento degli effettivi in polizia per riequilibrare la filiera.
Bourgoin: Questo non solo nel penale, per evitare che il servizio diventi un disservizio. Si pensi alle difficoltà con l’Ufficio fallimenti.
Gobbi: Risorse aggiuntive alla magistratura – procuratori, vicecancellieri, segretari giudiziari, un giudice del Tribunale penale cantonale in più e un giudice dei provvedimenti coercitivi in più – sono state assicurate. D’altra parte facciamo i conti con alcuni ritardi da recuperare, ad esempio per quanto riguarda la Pretura penale, per i quali si sta comunque pensando a dei rimedi puntuali. Si punta anche a creare centri di competenza, superando servizi più ‘distrettuali’, piccoli e dunque più fragili.
Bourgoin: Uscendo dal penale, molto lavoro viene anche da ‘ bisticci’ che potrebbero essere risolti o semplificati istituzionalizzando figure di mediatori.

Un cantiere che si trascina da molto, troppo tempo è ‘Ticino 2020’, la nuova ripartizione di compiti e costi fra Cantone e Comuni. Quando uscirete dal tunnel? E quanto si è speso?
Gobbi
: Premetto che il cantiere è del Governo, non del Dipartimento. Comunque: rimettersi in discussione è spesso difficile, stiamo arrivando ora a un rapporto il cui risultato si discosta un po’ dall’obiettivo di chiarire più nettamente la logica del ‘chi decide paga e chi paga comanda’. Molti paletti e vincoli finanziari ci hanno allontanato dall’obiettivo ideale, ma si va comunque verso una maggiore e più responsabilizzante trasparenza dei flussi finanziari, anche rispetto ai Comuni che beneficiano della perequazione fiscale.
Rigamonti : Oltre ai costi, attorno ai 12 milioni di franchi se non erro, si è iniziato nel 2015 e nel 2023 non è ancora arrivato nulla, col Comitato che a novembre/dicembre annuncia una consultazione che però slitterà a dopo le elezioni. È l’ennesimo flop, peccato: da amministratore locale nutrivo grandi aspettative. Anche in questo caso i progetti si sciolgono come neve al sole.
Gobbi: Anch’io sono deluso per risultato e tempistiche, ma questo fa parte del processo di condivisione coi colleghi di governo e con le varie istanze coinvolte.
Bourgoin: Una buona dose di frustrazione credo sia data dal fatto che il budget lasciato alla discrezione comunale si ferma al 20/40% del totale, a seconda del singolo comune. Se in più non sono ben chiare le competenze e c’è un veto a qualsiasi cambiamento degli equilibri finanziari, difficile essere coraggiosi. Incoraggianti, d’altronde, paiono i risultati di progetti pilota come quello sul buon governo a Faido, che potrebbero tornare utili anche a livello superiore.
Gobbi: Sui costi dobbiamo però essere in chiaro. Per questo contesto le cifre fornite da Rigamonti. Nel 2015 non sono state registrate spese. Ebbene, in sette anni, dal primo gennaio 2016 al 31 dicembre 2022, i costi totali ammontano a 2,8 milioni di franchi. E sono ripartiti tra Cantone e Comuni: metà e metà.

Al Dipartimento spetta anche l’integrazione degli stranieri. Nel Mediterraneo si registra l’ennesimo naufragio con decine di morti, eppure la Lega continua a sostenere la politica delle porte chiuse e per il Mattino ‘la barca è stracolma’. Che fare?
Gobbi
: Il Ticino ha un compito non indifferente data la sua posizione di porta a sud della Confederazione, con molti che passano da qui, ma per spostarsi in altri Paesi dove ritrovano le loro comunità di riferimento. Centri federali e altri servizi danno buona prova di accoglienza, si pensi ai rifugiati ucraini. Se poi l’Europa avesse investito nel supporto a Paesi come Italia, Spagna e Grecia anche solo una parte di quello che ha speso per rifornire di armi l’Ucraina, qualche disastro in meno ci sarebbe stato.

C’è però chi ritiene che quella dei rifugiati sia una corsa a ostacoli. Si può fare di più e di meglio?
Bourgoin: Si può e si deve: la legge lascia un margine di apprezzamento ai Cantoni in particolare rispetto alle decisioni di non entrata in materia, i cosiddetti Nem, per i quali delle eccezioni vanno pur fatte. I permessi speciali per gli ucraini mettono in evidenza un atteggiamento discriminatorio verso altri migranti: anche per loro dovremmo fare di più dal punto di vista umanitario, perché chi arriva è una persona, non un numero.
Rigamonti : La procedura è retta dalla legge federale sull’asilo, con margini limitati per l’autorità cantonale. Vengo dal Mendrisiotto che sicuramente fa già tanto. Ho seguito professionalmente casi molto toccanti, storie incredibili di vita: il Ticino da solo non potrà risolvere la questione migratoria, ma trovo che faccia la sua parte e che in futuro potrà dare ancora molto.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 marzo 2023 de La Regione

Scuola di polizia 2023

Scuola di polizia 2023

Comunicato stampa

Oggi alle 8.00 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2023). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi e le nuove aspiranti con discorsi ufficiali. La Polizia cantonale comunica di aver assunto 19 nuovi/e aspiranti gendarmi (13 uomini e 6 donne). Oltre agli e alle aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 17 aspiranti delle Polizie comunali (16 uomini e 1 donna), 1 aspirante della Polizia militare (uomo), nonché 2 aspiranti agenti della Polizia cantonale dei Grigioni (1 uomo e 1 donna). Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione presso i Corpi di appartenenza. 

Legge bar e ristoranti, c’è già l’ok della commissione

Legge bar e ristoranti, c’è già l’ok della commissione

Tempi record per la riforma della Lear. A breve si pronuncerà il plenum del Gran Consiglio

Un iter brevissimo, praticamente da record nella più o meno recente storia ticinese dei parti legislativi, quello che ha caratterizzato la revisione totale della Lear, la Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione. Neanche un mese fa la messa in consultazione da parte del Dipartimento istituzioni della bozza di messaggio sulla riforma, oggi il via libera della commissione parlamentare ‘Costituzione e leggi’ con la firma del rapporto elaborato dal leghista Andrea Censi e dalla liberale radicale Giovanna Viscardi. Fra una decina di giorni il voto del plenum del Gran Consiglio, nella sua ultima seduta prima delle elezioni cantonali. La ’Costituzione e leggi’ ha dato luce verde a maggioranza e diverse sono le firme con riserva, ma il sì del parlamento nella sessione al via lunedì 13 dovrebbe essere scontato. Anche perché non sono stati annunciati rapporti di minoranza, contrari alla revisione. Ma soprattutto perché il governo ha rinunciato a mantenere nel progetto di nuova Lear la proposta più controversa, ovvero l’abbassamento da 18 a 16 anni dell’età minima per poter entrare in discoteca. Una proposta contestata duramente dalle associazioni attive nel mondo giovanile e nella prevenzione: Pro Familia, Conferenza cantonale dei genitori, Pro Juventute, Aspi (vedi la ‘Regione’ del 18 febbraio).

Le novità
Le principali novità della riforma vengono ricordate nel rapporto di Censi e Viscardi. Fra queste: riorganizzazione e definizione più chiara dei compiti comunali e cantonali; abolizione dell’obbligo di presenza fisica del gerente; possibilità, a determinate condizioni, di effettuare la gerenza in più di un esercizio pubblico (gerenza multipla); introduzione di una seconda figura responsabile per quanto riguarda il rispetto della legge e del regolamento; alleggerimento del percorso formativo del gerente; ridefinizione del concetto di capacità ricettiva; inasprimento delle norme relative alla lotta contro l’abuso di sostanze alcoliche; maggiore flessibilità a livello di orari di apertura e chiusura; semplificazione dei tipi di esercizi pubblici e maggior flessibilità nella denominazione; ridefinizione delle strutture non assoggettate alla legislazione in ambito di esercizi pubblici. Senza dimenticare l’estensione straordinaria dei posti esterni.

‘Meglio cinquantadue estensioni all’anno’
Un aspetto, quello appena menzionato, importante. “Il rilascio dell’autorizzazione è di competenza comunale e concerne la messa a disposizione di suolo pubblico, solo per esercizi già autorizzati – spiegano i due relatori –. Questo concetto non è da confondersi con quello di permesso speciale col quale si autorizza la vendita di cibo e bevande in occasioni di manifestazioni (carnevali, feste di paese ecc.) su fondi che non dispongono di un’autorizzazione”. Il messaggio governativo “propone di limitare la possibilità di ottenere l’autorizzazione per l’estensione straordinaria dei posti esterni a un massimo di 15 estensioni nel corso di un anno civile della durata di 48 ore. La commissione – prosegue il rapporto – ritiene che prevedere una durata di 48 ore non sia realistico, se si pensa che la maggior parte delle manifestazioni organizzate si estende sull’arco di 24 ore. Si propone quindi di portare il limite massimo a 52 estensioni all’anno, per una durata di 24 ore, così come già applicato da altri Cantoni”.

’Una riforma che risponde alle effettive esigenze del settore’
Per Censi e Viscardi la riforma della Lear “risponde nel migliore dei modi a un settore di primaria importanza per il Canton Ticino: il nuovo disegno di legge è snello nelle procedure, accessibile nei suoi contenuti e facilmente fruibile da chi agisce nel settore”. Non solo: “Introduce alcuni elementi che sino ad ora erano solo parte di una prassi non meglio definita, e distribuisce in modo chiaro le competenze tra Cantone, Comuni e servizi vari”. La maggioranza commissionale accoglie quindi “con favore il disegno di legge e saluta positivamente la disponibilità dimostrata dal Consiglio di Stato e dai suoi servizi a collaborare in maniera fattiva e continua nell’allestimento del messaggio”. La partecipazione di un membro della ‘Costituzione e leggi’, ossia Censi, al gruppo di lavoro “ha garantito una costante comunicazione tra le varie parti coinvolte: questo modus operandi ha permesso di legiferare celermente e in maniera condivisa”. E ancora: “Essendo il frutto di un lavoro di concerto con tutti gli attori interessati, la commissione ritiene che la nuova Lear risponda alle effettive esigenze del settore: di chi vi lavora, di chi lo frequenta e di chi lo controlla”.
Commenta Censi da noi interpellato: «È la dimostrazione che quando la politica vuole tirare in gol ci riesce”. Manca solo l’ultimo step, quello del voto del plenum del Gran Consiglio.

Da www.laregione.ch

“Sciagurata libera circolazione per il nostro mercato del lavoro”

“Sciagurata libera circolazione per il nostro mercato del lavoro”

Norman Gobbi commenta la disparità salariale Ticino/resto della Svizzera
“Non giriamoci troppo intorno: la spiegazione dell’aumento del divario salariale tra il Ticino e il resto della Svizzera è dovuta oggi in gran parte alla massiccia presenza di frontalieri e a proposte salariali che le cittadine e i cittadini residenti non possono accettare, se appena vogliono essere in grado di pagare le fatture a fine mese! La causa di tutto questo è stata l’accettazione dell’Accordo di libera circolazione. Tutti i partiti lo hanno a suo tempo approvato, tranne l’UDC sul piano nazionale e la Lega dei Ticinesi”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi commenta così la recente pubblicazione da parte dell’Ufficio cantonale di statistica (USTAT) dei dati che riguardano il livello salariale in Ticino rispetto a quelli che toccano gli altri Cantoni. “Il divario è salito al 23,3 per cento e negli ultimi 10 anni se nel resto della Svizzera mediamente i lavoratori del settore privato hanno visto aumentare la loro busta paga di 439 franchi al mese, in Ticino questo aumento si è fermato a 188 franchi”.
Per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, come detto, la causa è legata alla libera circolazione delle persone, e quindi anche dei lavoratori, tra gli Stati dell’UE e la Svizzera. “La statistica mostra una fotografia sul 2020 e noi sappiamo che nel frattempo vi è stata una ulteriore esplosione dei frontalieri, che oggi hanno raggiunto circa le 80mila unità. Il Ticino, attraverso la Sezione della popolazione del mio Dipartimento, è l’unico Cantone che almeno richiede i contratti di lavoro prima di accordare un permesso G (frontalieri) o un permesso B (residenti). È un mezzo per monitorare il mercato del lavoro, assieme agli altri organi preposti dell’amministrazione. Però sappiamo che si tratta di un cerotto che possiamo mettere su una ferita che invece necessiterebbe punti di sutura o un’amputazione per certi versi. L’accordo di libera circolazione ha allargato troppo le maglie. Il Ticino subisce un forte contraccolpo rispetto agli altri Cantoni, perché è confrontato a sud con un mercato del lavoro potenzialmente enorme, che può fornire manodopera attratta dai livelli salariali che per una cittadina o un cittadino italiano sono molto favorevoli. Una situazione che inizia a preoccupare – e molto – anche i responsabili politici ed economici italiani. La Lombardia in particolare si vede partire verso il Ticino decine e decine di migliaia di lavoratori anche molto qualificati. Stanno correndo ai ripari. La Lega Nord si sta impegnando affinché il governo italiano sostenga le imprese, con regole che aprono la strada a una Zona Economica Speciale o una Zona Logistica Speciale, mettendo i territori di confine nella condizione di essere competitivi. Vediamo cosa avverrà in Italia, ma dubito che le aziende italiane possano introdurre condizioni salariali tali da trattenere i lavoratori, che possono partire verso il Ticino e il resto della Svizzera”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 febbraio 2023 de Il Mattino

“Più lavoro per nostre aziende grazie alle commesse dell’esercito”

“Più lavoro per nostre aziende grazie alle commesse dell’esercito”

Norman Gobbi presenta la neonata associazione GMDSI

C’è una stortura, oggi, nel settore economico che penalizza non poco il Ticino e la Svizzera italiana in generale. Stiamo parlando dell’industria che produce componenti per i sistemi di difesa e sicurezza del nostro esercito. “La Legge federale stabilisce che per ogni grande acquisto di sistemi d’arma esteri – in questi tempi soprattutto aviazione e difesa contraerea, ma non solo – i contratti devono prevedere degli acquisti di compensazione che devono essere ripartiti equamente tra le regioni linguistiche del paese”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Alla Svizzera italiana spetta di regola il 5% di queste commesse. Non stiamo parlando di noccioline, perché questi acquisti generalmente sono molto costosi. Decine e decine di milioni di franchi che oggi non giungono quasi mai al sud delle Alpi. Le cause sono da ricercare in una certa titubanza e timidezza delle nostre aziende, che o non partecipano alle gare d’appalto perché poco informate, o vengono regolarmente dimenticate da Berna. Eppure in Ticino e nei Grigioni italiano vi sono piccole e medie aziende con alto contenuto tecnologico che potrebbero avere molto più lavoro”.

Questa stortura deve finire. Per questo è nata l’associazione “Gruppo materiale difesa e sicurezza della Svizzera italiana (GMDSI). “Il comitato è presieduto da Filippo Lombardi e annovera professionisti del settore e gente che conosce bene la materia. Da parte mia assicurerò i contatti istituzionali tra il Ticino e gli ambienti interessati a Berna per cercare di fare le giuste pressioni, affinché anche le nostre aziende vengano tenute in considerazione. Si tratta in buona sostanza di raggiungere un obiettivo definito per legge. I romandi in questo senso fanno un lavoro di lobbying molto profilato e ottengono ottimi risultati. Noi dobbiamo fare altrettanto. In primis è necessario che le aziende del settore e tutte quelle interessate si uniscano. Il GMDSI vuole proprio favorire questa unità di intenti, come hanno ricordato in conferenza stampa anche lo stesso presidente Lombardi e il direttore della Camera di Commercio Cantone Ticino, Luca Albertoni. È indispensabile quindi far circolare l’informazione sulla creazione di questo gruppo. Speriamo che nei prossimi mesi altre aziende – oltre alla decina che già fanno parte dell’associazione – si uniscano a questo progetto. L’obiettivo, come detto, è di portare nella Svizzera italiana contratti di fornitura, difendendo quindi le capacità tecnologiche e soprattutto i posti di lavoro a sud delle Alpi. Anche da questo impegno che assumo in prima persona passerà la possibilità di avere un Ticino forte!”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 febbraio 2023 de Il Mattino