La sicurezza per l’URC è a pieno regime

La sicurezza per l’URC è a pieno regime

Alla CECAL tutto è pronto per la conferenza sull’Ucraina

Manca ormai pochissimo alla Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina (URC), evento che avrà luogo a Lugano e che ha messo in moto una grande operazione per poterne garantire la sicurezza, operazione gestita dalla Centrale comune d’allarme (CECAL).

Un impegno condiviso
Il dispositivo di sicurezza è suddiviso in più stanze, definite cellule, all’interno delle quali lavorano i rappresentanti dei diversi corpi di polizia. Un grande impegno organizzativo, come ci riferisce il tenente colonnello Lorenzo Hutter. “È un compito in costante mutamento, e una delle sfide principali è coordinare le diverse forze (polizia, esercito e dogane, ndr), anche perché non si trovano tutte nello stesso posto ma sono sparse per la Svizzera.”

Lugano sotto controllo
All’interno della cellula dove viene gestita l’intelligence sembra un po’ di trovarsi sul set di un film, con sistemi di sorveglianza all’avanguardia e monitor che mostrano le parti della città sorvegliate dalle telecamere.
“Questa cellula la chiamiamo P2,” riferisce Hutter “ed è la cellula preposta alla raccolta di informazioni, sia locali che dall’esterno, che poi ci vengono trasmesse per eventualmente cambiare il nostro dispositivo. In ogni caso il servizio ordinario della polizia rimane una nostra priorità, e per garantirlo abbiamo disposto una cellula straordinaria rispetto allo standard.”

Presente anche l’esercito
A garantire la sicurezza dell’evento è presente anche l’esercito svizzero, con circa 1500 militi.
“Un compito al quale siamo già abituati.” ha dichiarato il divisionario Lucas Caduff “Tra i nostri compiti vi sono in primis la protezione dello spazio aereo, compito che svolgiamo insieme all’Italia data la vicinanza.”
“Tra gli altri obiettivi vi sono anche la protezione di luoghi e oggetti, nonché il supporto alla polizia mediante distaccamenti speciali, e garantire la sicurezza alle persone e ai mezzi durante i trasporti” ha concluso Caduff.

Da www.ticinonews.ch

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La polizia si prepara alla conferenza sull’Ucraina
Tutto pronto alla centrale comune d’allarme di Bellinzona per coordinare il lavoro delle forze dell’ordine impiegate a Lugano – Occhi puntati su manifestazioni e possibili atti di sabotaggio

Alla centrale comune d’allarme di Bellinzona è tutto pronto per monitorare e coordinare le forze dell’ordine dispiegate in occasione della conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, prevista a Lugano lunedì e martedì. Oggi, sabato, durante un incontro con la stampa, sono stati date alcune informazioni sul dispositivo di controllo, ma senza troppo svelare in merito al numero effettivo di forze della polizia cantonale, comunale e – in parte minore – di quella federale.
La sala più importante, qui, è il centro operativo tattico, chiamato TOC, dove una ventina di persone coordinano il tutto. “L’obiettivo è avere i responsabili delle varie cellule in un luogo dove è possibile coordinare tutta l’attività – spiega Lorenzo Hutter, sostituto comandante della polizia cantonale ticinese –. Il concetto di stato maggiore è questo: avere un posto per coordinare le attività che si svolgono all’esterno”.
Si tratta di un’organizzazione alquanto particolare e per la quale la polizia cantonale ed esercito possono prendere ispirazione da eventi passati come il WEF a Davos oppure l’inaugurazione del tunnel ferroviario del Gottardo nel 2016.
La conferenza ha destato qualche malumore e si prevede quindi di monitorare anche le proteste. “Le autorizzazioni soggiacciono alle autorità comunali – spiega Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale –, evidentemente lo stato maggiore valuta l’impatto che possono avere sullo svolgimento delle attività e pone laddove necessario dei rimedi. Il diritto all’espressione delle proprie idee non viene assolutamente minato, ma è chiaro che tutto si deve conciliare con un un’organizzazione che è abbastanza complicata”.

Presente anche l’esercito
In questa operazione ci sono anche le forze militari, per ora sono un migliaio i militi dispiegati. Il divisionario Lucas Caduff gestisce le operazioni; ai microfoni della RSI spiega: “Le minacce riguardano eventuali disturbi, atti di sabotaggio, disturbi sul terreno ma anche via internet”.
È da ottobre che il dispositivo è stato programmato. Oggi è parzialmente operativo, da domani, quando arriverà il primo ministro e la delegazione ucraina lo sarà completamente.

Da www.rsi.ch/news

Montagne sicure estate 2022

Montagne sicure estate 2022

Comunicato stampa  

È iniziata la stagione estiva del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni. I temi sono stati rivisti e arricchiti con alcune priorità: la segnaletica dei sentieri, la problematica dei cani da protezione delle greggi e delle vacche nutrici, oltre ai suggerimenti per chi pratica escursioni in MTB e E-Bike. La preziosa collaborazione con i numerosi partner settoriali favorisce la diffusione capillare dei messaggi.  

In questi giorni si concluderà la distribuzione del materiale di sensibilizzazione realizzato nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni nel 2018. La campagna si rivolge soprattutto a coloro che frequentano la montagna soltanto occasionalmente e per questa ragione è importante che lo facciano in sicurezza “affinché la montagna sia sempre un piacere” come recita lo slogan principale.
Dallo scorso anno il progetto è stato riorganizzato con la creazione della Commissione Montagne sicure e delle sottocommissioni tecniche (estate e inverno) composte da esperti di montagna attivi nelle principali realtà alpine del Cantone: tra queste la Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, le Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT), le capanne Ticino e il Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale.
“Oltre alla collaborazione e alle conoscenze a favore del progetto, questi e altri interlocutori – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – compongono una solida rete di riferimento e, soprattutto, facilitano la diffusione dei messaggi di prevenzione, generando un interessante effetto moltiplicatore. A tutti loro va un sentito ringraziamento per il lavoro spesso svolto su base volontaria”.    
Quest’anno, in aggiunta ai tradizionali campi di intervento, l’attenzione è stata posta sulla segnaletica dei sentieri (e i differenti gradi di difficoltà), sulla problematica dei cani da protezione delle greggi, su quella delle vacche nutrici ed è stato affrontato il tema della MTB (e delle E-Bike) in ragione del forte sviluppo di questo settore. Accanto all’abilità richiesta, in particolare, per la conduzione di biciclette elettriche (che rendono gli itinerari “più accessibili” non senza qualche controindicazione) è stato affrontato il tema del rispetto e della convivenza quando sul sentiero si incontrano degli escursionisti.
Tra le attività di sensibilizzazione con i classici supporti (cartacei, multimediali e social), si segnalano la seconda edizione del libretto “Consigli e informazioni per una montagna sicura” ottenibile scrivendo all’indirizzo di-montagnesicure@ti.ch. L’attività sarà completata da azioni sul terreno in collaborazione con i partner. Informazioni a riguardo verranno fornite puntualmente.
Non resta che augurarsi che l’impegno di molti sia premiato da un’estate tranquilla per la popolazione locale e per gli ospiti dal punto di vista degli infortuni e degli incidenti.

Concorso per l’assunzione di nuovi agenti di custodia

Concorso per l’assunzione di nuovi agenti di custodia

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che è stato pubblicato oggi il concorso per l’assunzione di agenti di custodia (femminili e maschili) presso le Strutture carcerarie cantonali. Il concorso resterà aperto fino al 31 agosto. 

Il ruolo dell’agente di custodia è cambiato profondamente rispetto all’immaginario collettivo, che aveva il focus unicamente sugli aspetti legati alla sicurezza, gestita attraverso il controllo delle barriere fisiche.
Per far conoscere meglio la professione nella sua particolarità, agli interessati ma non solo è prevista una presentazione, organizzata in collaborazione con la Città dei mestieri.
Negli ultimi anni la tecnologia ha permesso di sviluppare sofisticati meccanismi e procedure all’interno delle Strutture carcerarie, per la cui gestione anche l’agente di custodia necessita di essere sempre aggiornato. Oltre a ciò, grazie ad un indispensabile lavoro in team, l’agente di custodia opera a contatto con persone detenute stabilendo con quest’ultime una relazione professionale, in particolare non discriminatoria, e le sostiene nel gestire la quotidianità. Grazie a competenze interpersonali di rilievo l’agente si fa altresì promotore di un comportamento sociale, ciò che presuppone una notevole capacità di riflessione, un elevato grado di maturità e la capacità di valutare correttamente situazioni complesse.
La formazione di base e continua offerte sia a livello cantonale che federale in tale ambito garantiscono le necessarie competenze e l’aggiornamento fondamentale per svolgere al meglio una professione di estrema responsabilità e allo stesso tempo arricchente.  
La serata di presentazione della professione e del percorso formativo e professionale avrà luogo il 20 luglio 2022 dalle 20.00 presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera.
L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube Repubblica e Cantone Ticino.
Maggiori informazioni ed iscrizioni all’indirizzo www.cittadeimestieri.ch Per le informazioni relative al concorso e per partecipare consultare il sito www.ti.ch/concorsi.

Occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza

Occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza

Comunicato stampa

La distrazione alla guida è una delle principali cause di incidente sulle nostre strade. Sempre più spesso infatti, l’attenzione di chi guida è rivolta altrove e questo determina un significativo aumento del rischio di incorrere in un incidente. L’uso del telefonino (ma non solo) mentre si è al volante, può causare un importante rallentamento delle reazioni, che in caso di imprevisti o di situazioni improvvise che si verificano sulla carreggiata possono portare a conseguenze anche gravi. Il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale tornano quindi nuovamente a sensibilizzare i conducenti sui pericoli derivanti da un atteggiamento distratto alla guida e annuncia che verranno effettuati puntuali controlli, segnatamente sull’utilizzo non corretto del cellulare alla guida.  

In Svizzera sono numerose le campagne di sensibilizzazione che negli anni hanno affrontato il tema della distrazione alla guida. L’attenzione si focalizza in particolare sull’utilizzo scorretto del telefono cellulare, che è fonte di disattenzione e di un conseguente aumento tangibile del rischio d’incidente. A titolo d’esempio basti pensare che per la lettura di un messaggio, che può richiedere all’incirca 7 secondi con lo sguardo lontano dalla strada, si percorrono circa 100 metri completamente al buio! In questi casi la differenza la può fare solo il conducente che si comporta in modo corretto.
Nel 2020 a livello svizzero la disattenzione e la distrazione sono state la causa degli incidenti gravi più spesso registrati dalla polizia. Infatti il 28% dei ferimenti gravi sono imputabili a vittime di incidenti dovuti alla distrazione di un altro utente della strada.
Per quanto riguarda le statistiche relative al Canton Ticino, nel 2021 si sono registrati un totale di 3’656 incidenti della circolazione stradale, nel 2019 3’714 e nel 2018 3’752. Di questi, circa un incidente su dieci ha quale causa principale la disattenzione e la distrazione.
Per questo motivo il progetto Strade sicure e la Polizia cantonale proseguono l’attività di prevenzione e annunciano che verranno effettuati puntuali controlli, con particolare attenzione dedicata all’uso non corretto del cellulare alla guida.
Essere alla guida richiede concentrazione: occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza.

Maggiori informazioni consultando il sito internet di Strade sicure:  
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/

«C’è chi dice che la conferenza sull’Ucraina sia un regalo avvelenato»

«C’è chi dice che la conferenza sull’Ucraina sia un regalo avvelenato»

A Lugano la prossima settimana si farà, per la prima volta, politica a livello mondiale, ma in vista dell’evento si sentono soprattutto le critiche alla conferenza sull’Ucraina.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi mostra comprensione, ma non sa ancora quali saranno i partecipanti.

Signor Gobbi, nella nostra ultima conversazione ha detto che il vertice sull’Ucraina sarebbe stato una sfida perché non si era mai tenuto un evento politico così importante a Lugano. Qual è la più grande da affrontare?
Per la popolazione della città, la mobilità sarà una sfida. Il blocco del traffico sul Lungolago è previsto per motivi di sicurezza, e già oggi la situazione del traffico a Lugano – come in tutte le città – è complicata. Per il Cantone, la questione della sicurezza è ovviamente centrale. La grande sfida è che non abbiamo ancora ricevuto l’elenco definitivo dei partecipanti alla conferenza. Si tratta di una variabile che influenza l’intero sistema di sicurezza.

Quando riceverete l’elenco dei partecipanti?
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dovrebbe compilarlo nei prossimi giorni.

Questo significa che non sapete ancora se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky verrà?
No, non lo so ancora.

La conferenza è un regalo al Ticino da parte del consigliere federale Ignazio Cassis?
La Svizzera ha sempre fatto regali a Ginevra. Vi ricordo i milioni che la Confederazione versa ogni anno al Canton Ginevra per la sua importanza come città internazionale.

Ma quindi non è in disaccordo sull’affermazione che la conferenza è un regalo?
Alcuni in Ticino dicono che è un dono avvelenato. Dicono che ci sono molte sfide e che una parte della città sarà bloccata. Io, invece, dico che è anche un’opportunità per dimostrare che il Canton Ticino è in grado di organizzare e ospitare una conferenza internazionale di questo tipo.

Il municipale di Lugano Filippo Lombardi si aspetta poco di concreto dalla conferenza, ritenendo che abbia più che altro un valore simbolico. Lei è più ottimista?
Non sono un esperto di politica estera, sono responsabile della sicurezza. Per me è fondamentale che tutto vada come previsto. La dimensione politica è di competenza del Consiglio federale e del Dipartimento degli affari esteri. Ma naturalmente la guerra è ancora in corso e le esigenze dell’Ucraina riguardano più la fornitura di armi che la ricostruzione.

Nella stessa intervista, Lombardi ha affermato che i ticinesi sono più interessati alle restrizioni nella vita quotidiana che alla politica mondiale. Cosa dovranno affrontare oltre ai blocchi stradali?
Faccio sempre il paragone con Davos. Davos è chiusa ogni anno per il World Economic Forum, e non piace né alla popolazione né ai turisti. Sarà così anche a Lugano: la gente non viene in città perché vi si tengono i congressi, ma perché Lugano è un bel posto.

Il leader dell’UDC Marco Chiesa ha dichiarato in un’intervista di non vedere l’utilità di tenere la conferenza. I ticinesi sono contenti?
Come ho detto, è un’opportunità. Non vogliamo arrivare al punto in cui è arrivata Ginevra l’anno scorso, quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e quello russo Vladimir Putin si sono incontrati. A quel tempo, alcuni residenti non potevano nemmeno aprire le tende, intere strade erano chiuse. Non avremo nulla del genere. Forse alcuni datori di lavoro consiglieranno il telelavoro per problemi di mobilità, ma staremo a vedere.

Il sindaco di Lugano, Michele Foletti, ritiene che la soluzione preferita sarebbe che i capi di Stato e di governo arrivassero solo martedì, in modo da non avere problemi di alloggio. È questo il piano?
Gli arrivi saranno fatti gradualmente: alcuni arriveranno domenica, altri lunedì mattina.

Come spiega il fatto che ci siano così tante critiche ancor prima della conferenza?
Spero solo che a posteriori prevalga un atteggiamento positivo. Ci sono anche effetti positivi, come la grande visibilità a livello mondiale. La conferenza si terrà sul Lago di Lugano, uno degli angoli più belli della città, e le persone di tutto il mondo vedranno queste immagini. Spero che questo abbia anche un’utilità turistica, simile a quella del Tour de Suisse.

Ci si deve aspettare anche delle dimostrazioni?
Per quanto ne so, sono state presentate un paio di domande per piccole dimostrazioni. Ma non so se sono state approvate.

Il Ticino, ma anche Lugano, è una sede importante per l’industria delle materie prime. Anche le aziende russe vi sono attive. La conferenza comporterà problemi con i russi?
Non credo. È interessante notare che dall’inizio della guerra non abbiamo assistito a tensioni tra russi e ucraini in Ticino, sebbene entrambi i gruppi di popolazione siano ben rappresentati. Già prima della guerra in Ticino vivevano 1.200 russi e 800 ucraini, soprattutto nel sud del Cantone, tra Lugano e Chiasso. Tuttavia, non ci sono mai stati problemi.

https://www.bluewin.ch/it/attualita/regionali/in-ticino-ce-chi-dice-che-e-un-regalo-avvelenato-1280389.html

Da Blue News

Giornata di formazione finisce in tragedia

Giornata di formazione finisce in tragedia

Precipita veicolo militare usato dall’Associazione truppe motorizzate. Muoiono due ticinesi

(…)

‘Dolore e costernazione per i camerati’
Il comitato e l’associazione hanno comunicato la vicinanza alle famiglie dei due uomini e a tutti i camerati. Al cordoglio si unisce anche il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, Dipartimento da cui dipende anche la Sezione cantonale del militare. «Come ex ufficiale auto sono associato all’Associazione ticinese truppe motorizzate e sono costernato da un lato e triste dall’altro per la perdita di due camerati, alle cui famiglie sono, in questo doloroso momento, vicino – dichiara Gobbi, interpellato da ‘laRegione’ –. Un pensiero va anche ai camerati e alle camerate che hanno partecipato al corso di sabato e che erano presenti sul luogo di questa tragedia». Il capo del Dipartimento istituzioni ricorda poi che «l’autorità cantonale riconosce le attività fuori servizio con contributi minimi alle associazioni militari in base al loro programma, il grosso del sostegno arriva però dalla Confederazione che mette a disposizione mezzi e infrastrutture». L’Associazione ticinese truppe motorizzate collabora, fra l’altro, con manifestazioni come il Military Cross e la Corsa di orientamento notturna.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 giugno 2022 de La Regione

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Camion militare nel dirupo

(…)

Il cordoglio di Norman Gobbi
«Sono costernato per l’accaduto ed esprimo la mia vicinanza ai familiari e ai colleghi dei due camerati che hanno perso la vita», è il cordoglio espresso da Norman Gobbi – direttore del Dipartimento delle istituzioni e colonnello delle truppe di trasporto, a sua volta associato all’ATTM – da noi raggiunto telefonicamente.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Autorità di protezione, una riforma storica

Autorità di protezione, una riforma storica

Le Autorità regionali di protezione – già Delegazioni tutorie comunali e Commissioni tutorie regionali, nel gergo comune meglio conosciute semplicemente come «tutorie» – saranno a tutti gli effetti una nuova Autorità giudiziaria indipendente e autonoma, inserita nell’ordinamento giudiziario cantonale. Questa la direzione che il Parlamento ha approvato praticamente all’unanimità, a soli sei mesi dalla presentazione del relativo messaggio governativo e trovando l’adesione delle principali forze politiche, condividendo il principio cardine della riforma delle Autorità di protezione presentata dal Consiglio di Stato su proposta del Dipartimento delle istituzioni che dirigo. Un passaggio storico per il Canton Ticino, visto che il funzionamento delle Autorità in materia di protezione dei minori e degli adulti è di competenza dei Comuni dal 1803, sancito nella Costituzione cantonale.
Le Autorità di protezione sono l’autorità più incisiva del nostro ordinamento, con un intervento importante sui diritti fondamentali delle persone, toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita familiare. La sfera di competenza di queste autorità è ampia e può interessare tutta la vita di una persona, dalla nascita sino alla sua morte. L’ottica della riforma è quella di cogliere l’evoluzione naturale delle Autorità di protezione verso il modello giudiziario, già ipotizzato in passato a livello federale e cantonale, accrescendone l’indipendenza, l’autorevolezza e il riconoscimento, anche nei riguardi degli Stati esteri. Una riforma tesa a rafforzare l’organizzazione delle Autorità di protezione e a uniformare l’attività su scala cantonale, ai fini di migliorare la risposta dello Stato in questo ambito delicato della nostra società a tutela delle fasce più fragili della popolazione, tra cui anziani e giovani in situazioni di difficoltà.
La riforma promossa dal Dipartimento delle istituzioni e coordinata dalla Divisione della giustizia è frutto di un percorso costruttivo e partecipato, che ha visto il coinvolgimento di molteplici attori, istituzionali e della società civile, a cui va un sentito ringraziamento per l’apporto fornito e che assicureranno a questo rilevante quanto laborioso progetto, per il quale tengo a ringraziare anche la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti nonché i suoi collaboratori Cristoforo Piattini e Ljence Milani, per il lavoro sin qui svolto. Un riconoscimento da estendere a chi assicura l’attività delle attuali Autorità regionali di protezione con responsabilità e impegno e in particolare ai Comuni, competenti per il funzionamento delle stesse.
La modifica della Costituzione cantonale approvata dal Parlamento volta all’istituzione della nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione, le future Preture di protezione, sarà quindi sottoposta nell’autunno prossimo in votazione popolare. Un esercizio democratico necessario in termini formali che personalmente reputo oltremodo positivo e salutare per la nostra società in quanto metterà in primo piano la Giustizia del nostro Cantone coinvolgendo attivamente la cittadinanza, consentendo la legittimazione di questa nuova Autorità giudiziaria in caso di approvazione della riforma da parte delle cittadine e dei cittadini ticinesi.

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Verso l’unione a due in alta valle

Verso l’unione a due in alta valle

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza aggregativa dei Comuni di Prato e Quinto C’è soddisfazione in quanto «il progetto risponde agli orientamenti cantonali in tema di fusioni»

Primo deciso passo verso la fusione fra Prato Leventina e Quinto. Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza formulata dai due Municipi a fine maggio istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo. Parallelamente viene a cadere la procedura aggregativa tra Airolo e Quinto avviata il 14 ottobre 2009. Il Governo «valuta positivamente l’iniziativa dei Comuni di Prato Leventina e Quinto, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (Pca), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il Pca è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata dai due Comuni leventinesi. Che, già molto uniti da legami territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nello scenario ‘Alta Leventina’ del Pca. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni».

L’aiuto dei consulenti esterni
La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta dal sindaco Davide Gendotti, dal presidente della Commissione della gestione Enzo Celio e dalla segretaria comunale Maria Rita Fransioli per Prato nonché dal sindaco Aris Tenconi, dal presidente della Gestione Curzio Guscetti e dal segretario comunale Nicola Petrini per Quinto. Il consesso «potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali», specifica il Governo in un comunicato.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

(immagine: www.tiquinto.ch)

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

L’accordo tra Lega, Ppd, Ps, Udc e Verdi porta alle urne
Imposte di circolazione, in parlamento è finale ‘thriller’. Dopo il no al rapporto di maggioranza, sì a quello Ps/Verdi: andrà al voto contro l’iniziativa.

La replica di Gobbi è arrivata subito: «Quando nel 2016 il sottoscritto uscì con l’aumento delle imposte di circolazione, senza ricevere tanti applausi dalla mia fazione, ha fatto il compito del governo. Mettere in dubbio che io non lavori collegialmente lo rifiuto in toto, oggi in questa gazzarra (il dibattito prima del voto è stato senza esclusione di colpi, ndr) ho fatto l’arbitro, non potendo fare altro». Questo prima del voto che con 59 favorevoli, 3 contrari (Mps) e 23 astenuti (Plr) ha chiuso quattro ore di dibattito, entrate a gamba tesa, colpi sotto la cintura. E strategia. Tanta strategia.

Cui hanno partecipato anche Lega e Udc. I democentristi con Paolo Pamini rilevano come «qualsiasi misura che lasci risorse nelle tasche di chi le produce è da noi sostenuta con convinzione e molto piacere». Per i leghisti, con il capogruppo Boris Bignasca, «i cittadini si aspettano questo piccolo sgravio fiscale che per il ceto medio e medio basso diventa importante». A sinistra, negli interventi di Anna Biscossa, Ivo Durisch, Clauda Crivelli Barella e Matteo Buzzi si registra l’importanza di «rendere più sociale e ambientale» l’iniziativa popolare.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 de La Regione

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I ticinesi voteranno sull’imposta di circolazione

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15427324

Intervento all’interno dell’edizione di mercoledì 22 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Ai ticinesi l’ultima parola
Dopo un acceso scontro, in Gran Consiglio a spuntarla sono state due proposte: quella dell’asse PPD-Lega-UDC e quella del fronte rossoverde

In poche settimane, la vicenda dell’imposta di circolazione è diventata tanto contorta da sembrare la trama di un thriller psicologico scritto e diretto da Christopher Nolan. Tra rapporti commissionali, controprogetti, cavilli giuridici ed emendamenti incrociati, il dossier è diventato così complesso da confondere i politici più navigati e i cittadini più attenti alla cosa pubblica. Alla fine dei “giochi”, però, in Parlamento a spuntarla sono state due proposte (quella di PPDLega- UDC e quella di PS e Verdi) che a novembre – salvo sorprese dell’ultimo minuto – saranno sottoposte al voto popolare. La “strana” alleanza tra l’ala destra del Parlamento e l’ala sinistra ha dunque schiacciato il centro (o meglio, il PLR) e, dopo un duello parlamentare con qualche colpo sotto la cintura, i ticinesi saranno chiamati a esprimersi su due varianti della futura imposta di circolazione: una che propone di limitare l’incasso a 80 milioni (come chiedeva l’iniziativa originale del PPD) e una «più sociale ed ecologica», avanzata da PS e Verdi, che fissa l’importo massimo a 96 milioni.

Democrazia e conformità
L’acceso dibattito in aula è stato degno, appunto, del finale di un thriller. In Parlamento, prima di votare le tre proposte sul tavolo, i deputati si sono dati battaglia su una questione in particolare: decidere quale «testo conforme» sottoporre al voto popolare.
Detto in parole povere, il «testo conforme» è il testo di legge che concretizza l’iniziativa popolare secondo i principi sottoscritti da proponenti e cittadini.
Da una parte, l’asse PPD-Lega- UDC ha proposto il suo «testo conforme» (riprendendo le richieste originali dell’iniziativa) e dall’altra il PLR ha proposto un altro «testo conforme » (andando però a modificare alcune delle richieste originali degli iniziativisti).
Apriti cielo: da parte del PPD le dichiarazioni sono state pesanti. Il presidente Fiorenzo Dadò non ha esitato a parlare di «palese violazione dei più elementari principi della democrazia » e di «inaccettabile stortura messa in piedi per evitare l’esercizio democratico». I popolari democratici hanno contestato il fatto che i liberali radicali volessero portare al voto popolare una proposta differente da quella sottoscritta dagli iniziativisti.
Sul fronte opposto, il relatore del rapporto del PLR, Bixio Caprara, ha rimandato le accuse al mittente, criticando il fatto che da parte del PPD e della Lega nelle scorse settimane non ci sia stata la minima apertura al dialogo o al compromesso: «Ci avete detto: o mangi la minestra, o salti dalla finestra ». Caprara ha inoltre ricordato che è prassi comune, di fronte a un’iniziativa generica, discutere in commissione per trovare un compromesso. «Noi abbiamo cercato una sintesi tra la proposta degli iniziativisti e quella del Governo, tenendo conto di alcune criticità tecniche presenti nel testo originale e fissando l’importo a 96 milioni. Non si tratta di voler evitare il voto popolare, ci mancherebbe, ma di trovare un testo conforme condiviso dalle parti».
Sulla questione del compromesso, poco dopo, è tornato il capogruppo della Lega Boris Bignasca: «La nostra proposta è di per sé un compromesso, poiché sottoscritta da tre forze politiche, e non da una sola» come quella del PLR. E a rincarare la dose ci ha poi pensato il capogruppo PPD Maurizio Agustoni. «È un precedente grave. Oggi il Gran Consiglio non è chiamato a dire se è d’accordo o meno con l’iniziativa, ma a decidere se vuole assumersi, o no, la responsabilità, per la prima volta nella storia, di impedire ai cittadini di esprimersi su un’iniziativa popolare ».
E critiche importanti, per tutti, sono poi giunte dalla deputata socialista Anna Biscossa. «In Commissione gestione e finanze non ho mai vissuto situazioni come questa. Da parte del PPD è stato alzato un muro contro la possibilità di trovare una posizione condivisa e temo che sia dovuto al fatto che si è voluta fare una battaglia partitica in vista della campagna elettorale; da parte del Consiglio di Stato c’è stato un modo di procedere un po’ strano, con una proposta, che si è rilevata fragile di fronte alle considerazioni del Servizio giuridico, arrivata oltre la zona Cesarini; da parte del PLR, strenuo sostenitore del decreto Morisoli, ci si è spaventati di fronte a 15 milioni di mancati introiti, come se da questa somma dipendesse la stabilità finanziaria del Cantone, e invece penso che tale preoccupazione sia dettata dal fatto che poi mancheranno le risorse per una manovra fiscale per i ricchi». Dal canto suo, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha detto di voler vestire i panni dell’arbitro, senza sbilanciarsi sulle proposte e attendendo l’esito del voto. Un atteggiamento che gli è poi valso molte critiche da parte del PLR.

Votazioni ed emendamenti
Ebbene, dopo quattro ore di attacchi incrociati, per una manciata di voti il Parlamento ha in prima battuta bocciato il rapporto di maggioranza, ossia la proposta originale targata PPD-Lega-UDC: 44 i contrari, 41 i favorevoli, zero gli astenuti. Poi, si è trattato di decidere quale rapporto di minoranza portare al voto finale. La proposta del PLR è stata bocciata senza appello: 23 i voti a favore, ossia quelli dell’intera deputazione dei liberali radicali. La proposta rossoverde, invece, ha incassato il sostegno dell’asse PPD-Lega-UDC, per un totale di 61 voti. Ed è a questo punto, nel voto finale, che la proposta PPD-Lega-UDC è “rientrata dalla finestra” grazie a una serie di emendamenti proposti dal primo firmatario Marco Passalia e dall’MPS, emendamenti che hanno incassato il sì del Parlamento.
Il Gran Consiglio, in ultima battuta, si è quindi espresso a favore del controprogetto di PS e Verdi, reintegrando allo stesso tempo il «testo conforme » di PPD-Lega-UDC tramite gli emendamenti. Detto altrimenti: saranno i ticinesi a scrivere il finale del thriller, esprimendosi su queste due proposte.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta odierna Franco D’Andrea, con il grado di tenente.

Franco D’Andrea, dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente subordinato al V° Reparto di Gendarmeria stradale, il nuovo Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP), attualmente in fase di edificazione da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nella sua funzione ricoprirà pure il ruolo di sostituto dell’Ufficiale di Reparto e sarà responsabile per le attività della Sezione operativa. Questa funzione è stata introdotta nel 2020, in previsione della messa in esercizio del CCVP alla fine del 2022, con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico. Nel corso del 2023 il CCVP, dopo i primi mesi di messa in funzione, ricoprirà un importante tassello nell’ambito dei controlli specifici che USTRA demanda alla Polizia cantonale con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la sicurezza dell’importante numero di veicoli pesanti, che transitano quotidianamente sull’asse del San Gottardo e nel rispettivo tunnel autostradale.  Subentra in questa veste al compianto tenente Luca Ceresetti, prematuramente scomparso il 14 gennaio scorso, nel giorno del suo 47esimo compleanno, dopo breve malattia.
Franco D’Andrea, classe 1980, nel 2014 si è diplomato quale impresario costruttore presso il Centro Formazione Professionale di Gordola della Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC). Questo dopo aver frequentato con successo, dal 2002 al 2005, la Scuola Superiore Tecnica Edilizia presso la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST) del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano. Dal 2020 è attivo quale Capo perimetro alle dipendenze delle Ferrovie federali svizzere (FFS) e dirige circa 140 collaboratori attivi in diversi settori. A livello militare, con il grado di maggiore, è attivo nello Stato maggiore cantonale di collegamento territoriale subordinato alla Divisione territoriale 3.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per formulare i propri auguri a Franco D’Andrea per la sfida che l’attende all’interno della Polizia cantonale.