Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi: designazione del Giudice supplente

Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi: designazione del Giudice supplente

L’avv. Krizia Kono-Genini, nel corso della cerimonia svoltasi il 20 gennaio 2022 a Bellinzona, ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, per assumere, a partire dal 21 gennaio 2022 e sino al 31 marzo 2022, la carica di Giudice supplente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi.

Nel corso della seduta settimanale, il Consiglio di Stato, previa adesione espressa dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio in base alla posizione della Commissione giustizia e diritti, ha designato l’avv. Krizia Kono-Genini, a contare dal 21 gennaio e sino al 31 marzo 2022 quale Giudice supplente ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi.
L’avv. Krizia Kono-Genini è attiva dal 1° settembre 2011 in qualità di Segretaria giudiziaria nel medesimo Ufficio giudiziario, all’interno del quale ha maturato negli anni un’importante esperienza professionale e dunque un comprovato bagaglio di competenze in materia.
La designazione del Governo permetterà di gestire al meglio i compiti dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi in questi primi mesi dell’anno, nel quale saranno attivi quattro Giudici. Una misura presa dal Consiglio di Stato d’intesa con il Parlamento, tesa a garantire il funzionamento dell’Ufficio giudiziario in attesa dell’entrata in funzione del giudice René Libotte al 1° aprile 2022, tenuto altresì conto che dalla medesima data l’attuale Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti Bernasconi sarà attivo presso la Corte di appello del Tribunale penale federale.
Alla cerimonia di giuramento hanno partecipato il Presidente del Governo Manuele Bertoli, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti Bernasconi.  

Rifugi pubblici di Protezione civile ad Ambrì: approvata la liquidazione a favore della Valascia Immobiliare SA  

Rifugi pubblici di Protezione civile ad Ambrì: approvata la liquidazione a favore della Valascia Immobiliare SA  

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua seduta settimanale ha approvato la liquidazione a favore della società Valascia Immobiliare SA, con sede a Quinto, per la realizzazione all’interno del nuovo stadio del ghiaccio di Ambrì delle strutture protette di Protezione civile. I rifugi pubblici collettivi coprono il fabbisogno in posti protetti dei Comuni di Quinto, Prato Leventina e Dalpe nello specifico campo della protezione della popolazione. L’importo complessivo della liquidazione ammonta a 3 milioni di franchi, come da preventivo approvato nel 2019 dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione.

La volontà di colmare il disavanzo di posti protetti è stata promossa e successivamente preavvisata favorevolmente dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP), approvando nel 2019 il progetto definitivo che concerne i tre Comuni dell’Alta Leventina. Il Regolamento cantonale sulla protezione civile (RPCi) prevede che nelle zone particolarmente carenti in posti protetti (PP) il Dipartimento delle istituzioni promuove la realizzazione di rifugi pubblici in edifici privati o pubblici, previa la sottoscrizione di una convenzione che ne regola la proprietà, l’uso in tempo di pace e la manutenzione.  

È nata quindi una positiva sinergia tra il Cantone, i Comuni di Quinto, Prato Leventina e Dalpe e la Società Valascia Immobiliare SA. L’impianto sportivo di Ambrì risponde alle caratteristiche tecniche necessarie e rappresenta per i Comuni interessati l’unica e ottimale soluzione al raggiungimento del numero di posti letto richiesti. In totale all’interno della pista di ghiaccio di Ambrì sono state ricavate 5 strutture protette per un totale di 858 posti protetti.

Grazie agli accordi tra il Cantone, i tre Comuni e la Valascia Immobiliare SA saranno inoltre sempre disponibili 50 posti letto per soddisfare le esigenze di prima accoglienza in caso di emergenze, come per esempio in caso di persone evacuate da stabili danneggiati da eventi naturali o incendi, oppure a seguito di incidenti gravi sull’autostrada.

Particolare attenzione è stata data all’uso civile (tempo di pace) della struttura protetta. Il DI, per il tramite della SMPP, promuove da alcuni anni la realizzazione di opere/infrastrutture/installazioni supplementari in base alla loro correlazione con il concetto di protezione della popolazione, sussidiando anche parte dell’importo riconosciuto per poter utilizzare questi spazi per svariate attività a favore della collettività.  

La possibilità di realizzare dei rifugi pubblici annessi ad una struttura dotata di servizi indispensabili per un possibile utilizzo in caso di emergenza (docce, spogliatoi, servizi igienici, cucina, posteggi, ecc.) permette di garantire alla popolazione alloggi temporanei di qualità superiore agli standard previsti dalla Confederazione. 

Per il Cantone India può restare in Ticino

Per il Cantone India può restare in Ticino

Lo ha confermato l’Ufficio della migrazione data l’integrazione della giovane. Gobbi critico sulle polemiche politiche che hanno investito il caso
C’è una buona notizia. L’Ufficio della migrazione ticinese sostiene il caso di rigore che potrebbe permettere alla giovane India e alla sua famiglia di rimanere sul nostro territorio. Ad annunciarlo oggi è stata Silvia Gada, Capo della sezione della popolazione, affiancata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. «La giurisprudenza indica che soprattutto per i figli (di migranti, ndr) il fatto di aver passato una parte preponderante della propria adolescenza in Svizzera impone una riflessione sulla proporzionalità dell’obbligo di rientro» in patria, ha osservato Gada. «In base a questo, e confermando anche il fatto che si tratta di persone socialmente integrate, che parlano la nostra lingua e si sono date da fare a livello di formazione e di ricerca di un’attività, abbiamo ritenuto giustificato l’invio alla Sem di un preavviso favorevole» al caso di rigore, ovvero alla richiesta di eccezione che rovescerebbe la decisione negativa già passata in giudicato. Ora starà alla Segreteria di Stato della migrazione (Sem, appunto) prendere la sua decisione, ma è chiaro che il preavviso cantonale potrebbe spianare diversi ostacoli: quando è favorevole, ‘salva’ dal rimpatrio il 70% delle persone.
Però la conferenza stampa indetta alle Orsoline non è servita solo a ufficializzare il sostegno del Di a India, la diciannovenne proveniente dalla fascia di confine tra Etiopia ed Eritrea che da dieci anni attende un permesso di soggiorno, dopo aver messo radici in Ticino vivendo tra Biasca, Cadro e Morbio Inferiore (per Berna il rimpatrio non metterebbe a rischio l’incolumità degli interessati, nonostante l’instabilità dell’area). È stata anche l’occasione per togliersi alcuni sassolini dalla scarpa dopo che il caso ha molto occupato la politica, con un’interrogazione socialista a chiedere ragione della presunta discrepanza tra il numero di casi di rigore sostenuti dal Ticino, ritenuto troppo basso, e quelli caldeggiati dagli altri cantoni.
Gada ha invitato a non fare confusione tra i casi di rigore riguardanti i permessi negati (come quello di India) e quelli presentati invece per la commutazione di un permesso F già concesso in un permesso B: fattispecie diverse e governate da leggi diverse, le cui statistiche dipenderebbero comunque da molte variabili locali che inciderebbero direttamente sul numero di richieste presentate dalle famiglie. Quel numero risulterebbe spesso più basso in Ticino che altrove anche perché il Cantone – in cambio del suo impegno di frontiera nella prima accoglienza di migranti – si vede poi assegnata una quota minore di potenziali rifugiati anche rispetto a cantoni meno popolosi.
Gobbi ha dunque chiosato che «si è messo insieme il burro con la ferrovia» e ha preso spunto dalla vicenda per respingere le accuse di chi lo vede come ‘poliziotto cattivo’ della politica d’asilo ticinese: «Nel 96% dei casi le richieste di caso di rigore presentate da chi dovrebbe lasciare il territorio vengono preavvisate favorevolmente, segno che non c’è un presupposto politico da parte di chicchessia volto a influenzare queste decisioni», approccio che in questo caso riterrebbe semmai da imputarsi allo stesso Gran Consiglio (oltre all’interrogazione già menzionata, una risoluzione interpartitica ha invocato il dibattito sul caso di India con clausola d’urgenza già alla seduta del legislativo del 24 gennaio).
Il direttore del Di ha d’altronde ribadito la necessità per l’Ufficio delle migrazioni di esercitare il suo ruolo critico su tutte le pratiche (l’interrogazione proponeva invece di mettere la responsabilità dei preavvisi in mano al Consiglio di Stato in pectore). «I casi di rigore non sono tutti uguali e cambiano nel tempo», ha aggiunto, e restano comunque vincolati alla legge federale: quella sull’asilo, nei casi come quello di India ancora in attesa di un permesso definitivo, e quella sugli stranieri per chi chiede di passare da permesso F a B. Ed è proprio la legge a escludere un diritto automatico al rilascio di un permesso e a imporre una disamina della situazione familiare e finanziaria, della durata e stabilità del soggiorno in Svizzera, delle competenze linguistiche, dello stato di salute, della possibilità di reinserimento nel Paese dd’origine, dell’effettivo rispetto dell’ordine pubblico e così via. Anche in caso di preavviso favorevole, ha notato Gada, c’è comunque il rischio che la Sem dica di no, magari quando «sceglie di dar più peso a fattori quali la possibilità di rimpatrio rispetto all’integrazione in Svizzera». In caso di ulteriore ricorso si finirebbe nuovamente davanti al Tribunale amministrativo federale.
Spesso infine – il caso di India è lì a dimostrarlo – le richieste e i relativi ricorsi si prolungano in un limbo della durata di molti anni, durante i quali tutti i parametri presi in considerazione possono variare. Per questo Gobbi ha auspicato che a livello federale si possa «accelerare certi processi, anche per non alimentare false aspettative. D’altronde ritengo che in questo senso si sia già fatto molto con l’ultima revisione della legge sull’asilo, che ha anche potuto garantire la dovuta assistenza giuridica ai richiedenti fin dai loro primi passi».

Da www.laregione.ch

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Caso India, c’è il preavviso favorevole
Lo ha confermato Silvia Gada durante una conferenza stampa con Norman Gobbi sui casi di rigore in ambito di asilo – La palla ora passerà nuovamente alla Segreteria di Stato della migrazione

«India e la sua famiglia meritano il sostegno attivo del Cantone Ticino». A ribadirlo, in un’interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato, erano stati i deputati socialisti Anna Biscossa (prima firmataria), Ivo Durisch, Nicola Corti, Danilo Forini, Fabrizio Garbani Nerini, Raoul Ghisletta e Gina La Mantia.
L’atto parlamentare era incentrato sul caso di India, una diciannovenne originaria della fascia di confine tra Etiopia ed Eritrea che, insieme alla madre e al fratello, era arrivata in Ticino nel 2012 fuggendo dalla guerra. Da allora la famiglia ha provato, invano, a ottenere un permesso di asilo per rimanere in Svizzera. L’avvocata Immacolata Iglio Rezzonico, che difende gli interessi di India e familiari, aveva confermato di voler inviare all’Ufficio della migrazione a Bellinzona «un’ennesima istanza relativa al riconoscimento della vicenda come un caso di rigore», così da evitare il rimpatrio forzato dei tre. La decisione finale, lo ricordiamo, spetta alla Segreteria di Stato della migrazione e i sette deputati chiedono al Governo di dare preavviso favorevole alla richiesta.
Il Consiglio di Stato ha risposto nella sua seduta settimanale all’interrogazione del 27 dicembre 2021. E, in parallelo, ha tenuto una conferenza stampa per presentare la situazione sui casi di rigore in ambito di asilo. Presenti in sala, a Bellinzona, il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e Silvia Gada, Capo della Sezione della Popolazione.
«Dobbiamo fare un po’ il punto su una materia che può portare confusione, visto l’ambito molto complesso in cui si muovono i casi di rigore» ha esordito Norman Gobbi. Silvia Gada, dal canto suo, ha spiegato: «Si impone una chiarezza e si impone una contestualizzazione, in particolare riguardo alla procedura d’asilo». Quindi, la Capo della Sezione della Popolazione ha fornito alcune cifre ed elencato i vari percorsi possibili.
«Non tutti i casi di rigore sono uguali» ha ribadito Gobbi.
Venendo al caso specifico, Gada innanzitutto ha ripercorso l’intera vicenda: «Di regola non si commentano casi specifici, ma in questo caso i dati da parte del legale sono stati pubblicati, discussi e portati in atti parlamentari. C’è anche una proposta di discuterne in Gran Consiglio. Ci permettiamo quindi di precisare quanto segue: siamo di fronte a una domanda d’asilo presentata dalla famiglia nel 2012, con la richiesta di un permesso N. Nel 2014 c’era stata una decisione negativa della Segreteria di Stato della migrazione (SEM, ndr), c’è stato un ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF) che ha respinto ricorso nel 2015, emettendo di conseguenza un termine di partenza. Il termine è cresciuto in giudicato, quindi l’Ufficio della migrazione ha predisposto la partenza. Parallelamente, c’è stata una richiesta di proroga per ottenere i documenti di viaggio. In questo percorso sono sorti diversi problemi, che non elenco. Nel 2019, ancora, è stata depositata un’istanza di apolidia da parte della famiglia, che la SEM ha respinto. Quindi, in sede ricorsuale, nell’agosto 2021 l’istanza è stata respinta dal TAF. È stata ancora predisposta la partenza, nel rispetto del termine indicato dal tribunale. Il legale della famiglia, allora, ha deciso di inoltrare un’istanza di rigore secondo l’articolo 14». E così, il dossier è stato ripreso in mano.
A livello ticinese, ha sottolineato Gada, «è stato valutato il fatto che i figli, in particolare, hanno passato una parte preponderante della loro adolescenza in Ticino. Il che crea una riflessione sulla proporzionalità dell’obbligo di rientro. In base a questo, anche pensando al fatto che socialmente sono integrati, parlano la lingua, si sono dati da fare nella formazione e nella ricerca di attività non lucrative, abbiamo ritenuto giusto dare alla SEM preavviso favorevole. Chiaramente, la SEM ora dovrà fare le proprie valutazioni: se dovesse chiedere ulteriori complementi saremo a disposizione. Se la domanda verrà accolta allora verrà rilasciato il permesso B, altrimenti si ripartirebbe il percorso ricorsuale».

Da www.cdt.ch

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India: il Ticino dà preavviso favorevole
Le autorità cantonali sono favorevoli alla permanenza della giovane e della sua famiglia.
Toccherà tuttavia alla Segreteria di Stato della migrazione valutare la richiesta.
«Non bisogna confondere il burro con la ferrovia». «Qualcuno, analizzando le statistiche, ha preso lucciole per lanterne». Con queste parole, pur ammettendo la complessità del tema che può indurre a errori e confusione, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha voluto fare un po’ di chiarezza sui casi di rigore in ambito di asilo.
Un tema diventato di stretta attualità dopo il caso di India e della sua famiglia e sul quale un’interrogazione presentata da Anna Biscossa e cofirmatari intendeva far luce visto che, dati alla mano, dal 2017 ci sarebbe stato un deciso cambiamento, in senso restrittivo, sull’entrata in materia rispetto all’uso di questo strumento a favore di migranti in difficoltà presenti nel nostro Cantone.
Ma a causa delle differenti tipologie di casi di rigore, i deputati avrebbero presentato dati statistici sbagliati. «La procedura prevede che ci sia una domanda d’asilo che può sfociare in diversi risultati: negativa (con termine di partenza), un permesso N (approfondimento in vista di una decisione), un permesso F (ammissione provvisoria da rivalutare in futuro), un permesso F rifugiato e un permesso B rifugiato», ha illustrato il capo della Sezione della Popolazione Silvia Gada.
Solo una volta che la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) si è espressa può subentrare il Cantone, che ha la possibilità di valutare un caso di rigore. «È una possibilità ma non è un automatismo», ha precisato Silvia Gada. E ci sono una serie di criteri da rispettare per essere considerato un caso di rigore, fra i quali ci sono il grado di integrazione sociale e professionale. «Qui bisogna fare chiarezza, l’Ufficio della migrazione deve valutare in modo approfondito se una persona ha un lavoro, parla la lingua del posto, non ha debiti e non ha problemi di ordine pubblico». Se questi criteri sono riempiti, si passa da un permesso F (statuto protetto, non revocabile ad esempio a causa di una dipendenza dagli aiuti pubblici) a un permesso B (integrazione accresciuta).
Ed è proprio il fatto che non tutti i casi di rigore siano uguali che avrebbe portato gli interroganti a fare confusione. «Oggi vogliamo anche sfatare l’idea che ci sia un avviso negativo dopo l’altro», ha spiegato Gada. In concreto, negli ultimi cinque anni sono state valutate complessivamente 122 richieste di passaggio da permesso F a permesso B: 89 sono state valutate positivamente, 33 negativamente (vuol dire che l’anno successivo possono ancora richiedere il permesso B, in altre parole non è mai un ordine di partenza me è un “non oggi”). Di questi 89 casi preavvisati favorevolmente, 84 sono stati accolti dalla SEM (5 respinti).
Quanto alle persone presenti sul territorio senza statuto, come nel caso di India e della sua famiglia, i preavvisi favorevoli sono stati 25, quelli negativi sono uno. Di questi, la SEM ne ha accolti 17 (7 respinti). «I dati statistici sono chiari: nel 70% dei casi lo statuto viene riconosciuto e consolidato), mentre nei casi come quello di India (richieste di persone che altrimenti dovrebbe lasciare il territorio) il 96% è stato accolto», ha spiegato Norman Gobbi. «Inoltre ogni valutazione spetta all’Ufficio della migrazione, non al Consiglio di Stato», ha aggiunto.
Silvia Gada ha poi ripreso la parola per parlare più approfonditamente del caso di India e della sua famiglia: «Di regola, per una questione di riservatezza, non si commentano i casi specifici, ma questo ora è un caso politico. Auspico che non accada in futuro perché si parla della vita delle persone», ha premesso. Dopo aver ripercorso l’articolatissimo iter della procedura d’asilo, iniziata nel 2021, ha annunciato che il Cantone ha dato preavviso favorevole alla richiesta della famiglia, che rischia il rimpatrio in Etiopia. Quello dell’Ufficio della migrazione è comunque solo un preavviso. Toccherà alla SEM avere l’ultima parola.
La storia di India e della sua famiglia – India, ora diciannovenne, è originaria della fascia di confine tra l’Etiopia e l’Eritrea. Da dieci anni è in attesa di un permesso di asilo, unitamente a suo fratello Nuhusien e alla loro madre Munaja. Nelle scorse settimane, la sua domanda d’asilo è stata rifiutata, nonostante la famiglia si sia sempre ben integrata nelle varie località in cui ha vissuto (Biasca, Cadro e Morbio Inferiore). Non possedendo documenti, di fatto sono apolidi perché sia l’Etiopia che l’Eritrea non li riconoscono come loro cittadini. Per la SEM invece sono da considerarsi etiopi e vanno rimpatriati, perché l’Etiopia è valutato essere un paese sicuro.
Contro il rimpatrio sono però insorte diverse persone: docenti e compagni di scuola di Inda, funzionari e volontari che hanno interagito con la famiglia, e pure diversi parlamentari. Alcuni chiedendo al Consiglio di Stato di intervenire all’indirizzo della SEM, mettendo in campo lo strumento dei casi di rigore. Altri presentando una risoluzione urgente e chiedendo che il caso venga dibattuto in Parlamento.

Da www.tio.ch

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Per il Ticino “India può rimanere”
Il DI ha inoltrato preavviso favorevole. La palla passa ora alla Segreteria di Stato della Migrazione
Arrivano buone notizie sul caso India, la 19enne che rischia di lasciare il Ticino dopo dieci anni in attesa di un permesso di soggiorno (vedi articoli suggeriti).
Silvia Gada – capo della sezione della popolazione – e Norman Gobbi hanno tenuto oggi una conferenza stampa in cui confermano il sostegno al caso di rigore che permetterebbe alla giovane e la sua famiglia di restare in Ticino.
“Parliamo – ha detto Gada – di persone perfettamente integrate nella società, che parlano la nostra stessa lingua e che si sono date da fare a livello di formazione. Per questo, abbiamo inoltrato il nostro preavviso favorevole alla Segreteria di Stato della migrazione”, a cui tocca la decisione finale. Inutile dire, però, che l’assist del DI ticinese può spianare la strada alla permanenza di India.
La situazione si è rivelata utile per “fare un po’ di chiarezza circa i casi di rigore” ha esordito Gobbi. “La domanda è d’asilo è stata presentata nel 2012. Due anni dopo la SEM si è espressa sfavorevolmente ed è stato inoltrato un ricorso (respinto nel 2015) al TAF. Da lì è stato emesso un termine di partenza. Poi è arrivata la richiesta di proroga per la ricerca dei documenti per procedere al rientro, durante la quale sono sorti dei problemi che non elenco. Nel 2019 è stata richiesta un’istanza di apolidea, respinta dalla SEM. L’anno scorso vi è stato un nuovo ricorso della famiglia e una nuova risposta negativa del TAF. A quel punto, il legale ha chiesto che venga applicato il caso di rigore, vista e considerata la presenza prolungata della famiglia in Ticino”.
“Nel caso venga accolta l’istanza, verrà rilasciato un permesso B. Altrimenti, sarà data possibilità di ripartire con un ricorso al TAF”, ha chiarito il direttore del DI in merito ai prossimi passi.

Da www.liberatv.ch

Comprato il terreno per il nuovo ospedale

Comprato il terreno per il nuovo ospedale

Oltre alla Saleggina anche l’Infocentro di Pollegio

A Bellinzona è stato sottoscritto ieri l’atto di compravendita tra Cantone e Armasuisse per il terreno della Saleggina, finora di proprietà dell’Esercito, sul quale l’Ente ospedaliero cantonale edificherà il nuovo nosocomio regionale. A porre la loro firma il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, per conto del Consiglio di Stato, ed Eros Hürlimann per conto del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps). L’atto di compravendita non definisce soltanto l’acquisto e il passaggio dei terreni tra Armasuisse Immobili Sa e il Cantone Ticino nel comparto Saleggina – dove da decenni è presente lo stand di tiro che verrà smantellato e bonificato insieme a quella che fra gli anni 50 e 70 del secolo scorso è stata una discarica per rifiuti edili, solidi urbani e materiale di scavo – ma anche il contratto di servitù relativo allo stabile Infocentro a Pollegio. “Con questa firma – viene sottolineato in un comunicato – si dà avvio concretamente a due progetti d’interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio ha votato nella primavera 2021 un credito 16 milioni di franchi”. Da un lato, appunto, la pianificazione ai Saleggi quale sede del futuro ospedale regionale e dall’altro il completamento degli importanti lavori di rinaturazione del fiume Ticino che consegneranno ai bellinzonesi un nuovo spazio di aggregazione, l’atteso parco fluviale; non da ultimo (terzo tassello dell’intero progetto) l’acquisizione da parte del Cantone dell’Infocentro di Pollegio. Tutto da definire, ricordiamo, il futuro dell’ospedale San Giovanni dove potrebbero proseguire delle attività mediche e di ricerca.

Chi andrà dove
Il passo compiuto ieri pomeriggio “chiude il lungo e articolato iter portato avanti dal Dipartimento istituzioni, in collaborazione col Dipartimento finanze ed economia, con quello della sanità e della socialità, con la Città di Bellinzona, il Comune di Pollegio, Armasuisse, AlpTransit San Gottardo Sa e Consorzio correzione fiume Ticino. L’accordo, ricordiamo, prevede che AlpTransit ceda ad Armasuisse il terreno di Pollegio situato accanto all’Infocentro per le sue esigenze di istruzione militare; il terreno agricolo qui sacrificato sarà compensato con una bonifica e trasformazione in pregiata Superficie di avvicendamento colturale (Sac) di altrettanti 10mila metri quadrati situati alla Saleggina; qui, come detto, lo stand di tiro sarà smantellato e le relative attività di sparo per i militi saranno integrate nel nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro previsto nel Comune di Monteceneri. La firma di ieri segue la recente sentenza del Tribunale federale (novembre 2021) contraria ai ricorsi dell’Unione contadini ticinesi e dell’agricoltore che vi pascola le mucche contro la decisione parlamentare dell’aprile scorso.
Norman Gobbi esprime soddisfazione per l’obiettivo raggiunto: «Si tratta – afferma il consigliere di Stato – di un punto d’arrivo e di un punto di partenza: si chiude un percorso molto impegnativo a livello di contatti e di strategia per riuscire a mettere d’accordo svariati attori coinvolti, trovando soluzioni che soddisfano tutte le parti. Da oggi abbiamo la possibilità di pianificare, presentare e finalizzare quei progetti che hanno una valenza molto importante sul fronte ambientale e su quello della politica sanitaria. Avere tutti i portatori d’interesse sin dall’inizio delle attività allo stesso tavolo ha permesso di trovare importanti sinergie future tra i differenti progetti a favore della collettività, non da ultimo mantenendo in toto l’attività svolta in Ticino dall’Esercito e portando in dote al Cantone e alla regione della Bassa Leventina una infrastruttura interessante qual è l’Infocentro di Pollegio».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 gennaio 2022 de La Regione

“Saleggina”: firmato l’atto di compravendita tra Cantone e armasuisse  

“Saleggina”: firmato l’atto di compravendita tra Cantone e armasuisse  

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi per conto del Consiglio di Stato, ed Eros Hürlimann per conto del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) hanno firmato questo pomeriggio a Bellinzona l’atto di compravendita che definisce l’acquisto e il passaggio dei terreni tra armasuisse Immobili SA e il Cantone Ticino nel comparto Saleggina di Bellinzona, così come il contratto di servitù relativo allo stabile “Infocentro” nel Comune di Pollegio. Con questa firma si dà avvio concretamente a due progetti di interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio aveva votato nella primavera del 2021 un credito 16 milioni di franchi: da un lato la pianificazione ai Saleggi quale sede per il futuro Ospedale regionale di Bellinzona e dall’altro lato il completamento degli importanti lavori di rinaturalizzazione del fiume Ticino, che consegneranno alle cittadine e ai cittadini di Bellinzona un nuovo spazio di aggregazione direttamente a contatto con il fiume Ticino. Non da ultimo (terzo tassello dell’intero progetto) l’acquisizione da parte del Cantone dell’Infocentro di Pollegio.

Il passo compiuto questo pomeriggio – a cui ha assistito anche il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla – chiude il lungo e articolato iter portato avanti dal Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Dipartimento delle finanze, con quello della sanità e della socialità, con la Città di Bellinzona, con il Comune di Pollegio, con armasuisse Immobili SA, con AlpTransit San Gottardo SA e con il Consorzio Fiume Ticino. Una firma che giunge all’indomani della sentenza del Tribunale federale (novembre 2021) nella quale l’Alta Corte di Losanna aveva respinto i ricorsi dell’Unione Contadini Ticinesi e di un privato contro la decisione del Gran Consiglio che il 12 aprile 2021 aveva accolto favorevolmente il messaggio governativo sull’acquisto di fondi alla Saleggina di Bellinzona, stanziando un credito complessivo di 16 milioni e 60 mila franchi.
Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per l’obiettivo raggiunto: “Si tratta – ha detto il Consigliere di Stato – di un punto di arrivo e di un punto di partenza: si chiude un percorso molto impegnativo a livello di contatti e di strategia per riuscire a mettere d’accordo svariati attori coinvolti, trovando soluzioni che soddisfano tutte le parti. Voglio quindi ringraziare i due Comuni – la Città di Bellinzona e Pollegio – il consorzio e le istanze federali coinvolte per la fattiva collaborazione con il Cantone. Da oggi abbiamo la possibilità di pianificare, presentare e finalizzare quei progetti che hanno una valenza molto importante sul fronte ambientale e su quello della politica sanitaria. Avere tutti i portatori d’interesse sin dall’inizio delle attività allo stesso tavolo ha permesso dunque di trovare importanti sinergie future tra i differenti progetti a favore della collettività, non da ultimo mantenendo in toto l’attività svolta in Ticino dall’Esercito e portando in dote al Cantone e alla regione della Bassa Leventina una infrastruttura interessante qual è l’Infocentro di Pollegio”.

Imposte di circolazione 2022

Imposte di circolazione 2022

Comunicato stampa

In questi giorni, i detentori di un veicolo immatricolato riceveranno al loro domicilio la fattura dell’imposta di circolazione 2022. La stessa potrà essere pagata entro il 1. marzo 2022 e sarà analoga a quella del 2021. L’imposta di circolazione di base non è infatti stata modificata. La nuova formula di calcolo, contenuta nel messaggio 7670 approvato dal Governo il 12 maggio 2019, è tuttora al vaglio del Parlamento e si prefigge di allineare le imposte di circolazione richieste in Ticino alla media nazionale, seguendo i principi di sostenibilità ambientale e di copertura dei costi dell’infrastruttura stradale.  

Per il 2022 il totale fatturato dal Cantone per le imposte di circolazione ammonterà a 134.4 milioni di franchi – importo di poco superiore al 2021 – al quale si aggiungono circa 3.6 milioni per le imposte di navigazione. Con riferimento unicamente alle 225’042 automobili immatricolate alla fine del 2021 (2020: 224’887) l’ammontare dell’imposta di circolazione 2022 sarà di 104.8 milioni di franchi, leggermente inferiore al gettito del 2021 (104.9 milioni). Al 31 dicembre 2021 l’intero parco veicoli ticinese si attesta a ben 324’017 unità.
Come detto, l’imposta di circolazione 2022 delle automobili non ha subito modifiche rispetto a quella del 2019, 2020 e del 2021, così come i coefficienti bonus-malus, legati alle emissioni di CO2 dei veicoli immatricolati per la prima volta dopo il 01.01.2009. Tali coefficienti sono stati riconfermati, permettendo di mantenere la riduzione complessiva del gettito di oltre 5 milioni di franchi rispetto all’ipotetico gettito senza la modifica di questi parametri, come già nel 2019, 2020 e nel 2021.
Per il pagamento dell’imposta – da saldare entro il 1. marzo 2022 – vi è la possibilità di usufruire della procedura elettronica (e-fattura) che a partire da quest’anno conterrà anche sotto forma di allegato PDF l’abituale volantino informativo, intitolato “Info mobilità 2022”, che fino al 2021 era incluso unicamente nella busta inviata per posta. Da segnalare che la Sezione della circolazione è stata il primo Ufficio dell’Amministrazione cantonale a dotarsi, nel corso del mese di novembre 2021, delle nuove fatture con codice QR.
Annualmente la Sezione della circolazione emette circa 580’000 fatture, l’introduzione della fattura QR permetterà in particolare agli utenti di effettuare i pagamenti anche digitalmente, in modo rapido e semplice tramite scansione.
Nel corso dell’emergenza sanitaria, che richiedeva e tutt’ora richiede numerosi accorgimenti tra cui il distanziamento fisico, e con la necessità di continuare il disbrigo delle pratiche, è stato introdotto il nuovo sistema di gestione degli sportelli tramite appuntamenti, fissabili via telefono ed e-mail. Un sistema che ha dato ottimi risultati, incontrando la soddisfazione di gran parte dell’utenza unitamente all’inoltro di pratiche per posta con la garanzia di evasione in 24 ore. 

Gobbi: “C’è stanchezza e la gente è confusa”

Gobbi: “C’è stanchezza e la gente è confusa”

Coronavirus – “Colpa di regole che cambiano molto in fretta”

“C’è una sorta di scoramento generale. La maggioranza delle persone non ce la fa più a capire, a distinguere, a seguire le regole. Perché queste regole cambiano in fretta. Ormai sono passati due anni interi da quando nella nostra vita si è intromesso il virus. Diventa difficile comprendere dove ci troviamo. Giusto, sbagliato: tutto è opinabile. In questa delicata fase, una cosa si evidenzia: ognuno è chiamato a esercitare la propria responsabilità individuale all’interno di una collettività stanca, ma pronta agli slanci e alle ripartenze!” Norman Gobbi inizia il 2022 con una riflessione che si aggancia al 2021 e pure al 2020, da quando cioè siamo stati tutti confrontati con il coronavirus e con la malattia ad esso legato: la Covid-19. “Mi sembra di essere in un momento storico da fine dell’impero e all’inizio quindi di una nuova stagione. Mi auguro fermamente che la variante Omicron – tanto contagiosa quanto all’apparenza molto meno cattiva –  possa diventare la mutazione che ci accompagnerà verso un’uscita dalla crisi, grazie al passaggio della fase pandemica a quella endemica”, osserva il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Nella sua comunicazione di mercoledì il Consiglio federale sembra quasi essersi assestato su questa posizione, tanto che gli ambienti sanitari non sono stati molto contenti dalle conclusioni a cui è giunto il Governo. “In effetti anche a me pare che questa volta il Consiglio federale si sia dimostrato un po’ più ottimista. Pur con tutte le preoccupazioni per gli effetti sulla nostra sanità. La riduzione dei giorni di isolamento e di quarantena va in tale direzione. E tiene conto del pericolo di una chiusura “tecnica” delle attività produttive, o dei servizi essenziali, incluso il settore sanitario e socio sanitario, che bisogna garantire alla popolazione. Trovo però esagerato – e lo dico a titolo personale – aver proposto un termine sino al 31 marzo prima di rivedere le regole restrittive, tuttora in vigore, imposte nei giorni che hanno preceduto il Natale. Su questo termine potranno esprimersi i Cantoni e dunque vedremo quale sarà la decisione definitiva”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Due anni fa, nel gennaio 2020, sappiamo che ai piani alti del suo Dipartimento e in quelli del DSS si inizia a parlare della possibilità di “un’invasione viralelegata al coronavirus. Si immaginava tutto questo? “Proprio tutto questo assolutamente no. Però l’esperienza acquisita in ambito militare, e quindi di protezione e sicurezza della popolazione, mi ha permesso di intravvedere possibili scenari anche molto critici. Un’esperienza che mi è tornata molto utile nel corso di questa lunga e sofferta crisi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

 

“Piange il mio cuore”

“Piange il mio cuore”

Lutto ad Airolo. È morto nel giorno del suo 47esimo compleanno il vicesindaco Luca Ceresetti. Molto legato al territorio, Ceresetti ha partecipato lo scorso aprile al voto di ballottaggio per la poltrona di sindaco.

Questo il ricordo del Consigliere di Stato Norman Gobbi sui social: “Oggi, nel giorno del suo 47esimo compleanno, Luca Ceresetti ci ha lasciato, dopo una brevissima malattia. Un amico da sempre e una persona cordiale, sorridente, disponibile e competente. Da poco meno di 2 anni era ufficiale subalterno del Reparto della Gendarmeria Stradale della Polizia cantonale. Ci mancherà il suo impegno per la realizzazione operativa del futuro Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico. Mi mancherà la sua allegria e la sua capacità di mettersi al servizio della nostra comunità, anche a livello comunale come vicesindaco di Airolo. Il mio cuore piange, nel pensiero della compagna Conny, della mamma Flavia, di tutti i famigliari e di tutti i colleghi. Ciao Cere, grazie per avermi accompagnato lungo questo – troppo breve – tratto di vita”.

Da www.liberatv.ch

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Lutto per la morte del vicesindaco Luca Ceresetti
Si è spento a causa dell’aggravarsi di una patologia

Il municipale Plr è deceduto ieri, giorno del suo 47esimo compleanno, a causa dell’improvviso aggravarsi nelle ultime settimane di una patologia di cui soffriva da un paio d’anni.
Giunge come un fulmine a ciel sereno la notizia della scomparsa di Luca Ceresetti, vicesindaco liberale radicale di Airolo deceduto ieri, nel giorno del 47esimo compleanno, a causa dell’improvviso aggravarsi nelle ultime settimane di una patologia di cui soffriva da un paio d’anni. Persona carismatica e attaccata al paese altoleventinese, dopo l’elezione in Municipio avvenuta lo scorso aprile aveva successivamente partecipato al voto di ballottaggio per la poltrona di sindaco che aveva visto prevalere il popolare democratico Oscar Wolfisberg. Classe 1975, Ceresetti era stato nominato ufficiale della Polizia cantonale nel febbraio del 2020 e avrebbe dovuto assumere, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, la direzione del Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico la cui inaugurazione è attesa quest’anno. Questa nuova funzione è stata introdotta con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico.
Dopo aver terminato la formazione accademica (bachelor in scienze politiche e militari presso l’Accademia militare Eth di Zurigo), Ceresetti ha maturato un’esperienza professionale in Svizzera e all’estero con funzioni dirigenziali in importanti studi d’ingegneria. Dal 2003 al 2007 è stato Ufficiale professionista dell’Esercito ricoprendo diverse funzioni. Nel 2007 ha poi assunto il comandato del Centro d’intervento del San Gottardo ad Airolo e dal 2013 fino al 2020 è stato caposezione sicurezza ed esercizio di infrastrutture di traffico presso lo studio d’ingegneria Lombardi. I funerali si terranno in forma privata lunedì 17 gennaio.

Il ricordo dell’amico Norman Gobbi
Il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha ricordato con affetto Ceresetti tramite un post pubblicato sui social: “Un amico da sempre e una persona cordiale, sorridente, disponibile e competente. Da poco meno di 2 anni era ufficiale subalterno del Reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale. Ci mancherà il suo impegno per la realizzazione operativa del futuro Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico. Mi mancherà la sua allegria e la sua capacità di mettersi al servizio della nostra comunità, anche a livello comunale come vicesindaco di Airolo. Il mio cuore piange, nel pensiero della compagna Conny, della mamma Flavia, di tutti i famigliari e di tutti i colleghi. Ciao Cere, grazie per avermi accompagnato lungo questo – troppo breve – tratto di vita”.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 15 gennaio 2022 de La Regione

Formazione delle pattuglie miste tra Svizzera e Italia: la lotta alla criminalità non ha confini

Formazione delle pattuglie miste tra Svizzera e Italia: la lotta alla criminalità non ha confini

Comunicato stampa

Il territorio di Chiavenna è stato al centro nelle scorse settimane di un intenso ciclo formativo che, per due giorni, ha coinvolto agenti della Polizia cantonale ticinese, della Polizia del canton Grigioni, dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) nonché dei Carabinieri delle province di Como, Varese, Sondrio e Bolzano. Un programma di addestramento incentrato principalmente sul tema dei pattugliamenti misti previsti dagli accordi bilaterali in materia e che ha impegnato in totale (sotto il coordinamento del Comando provinciale Carabinieri di Sondrio e del Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso) una sessantina di agenti e una ventina di formatori. A una parte teorica su quelle che sono le basi legali dei servizi congiunti ne è seguita una più pratica dove sono state approfondite ed esercitate le procedure operative sia svizzere sia italiane.
Si è dunque aggiunto un ulteriore tassello nel lavoro congiunto che vede impegnate le forze dell’ordine nell’ambito dell’accordo sulla cooperazione di polizia e doganale entrato in vigore nel novembre 2016. Obiettivo: rafforzare in maniera integrata e ancor più efficace la lotta ai fenomeni criminali nelle zone di confine.