Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

“In Ticino la Protezione civile è a disposizione della sanità pubblica”

La situazione sul fronte coronavirus è delicata. In molti Cantoni, in particolare quelli romandi, l’aumento dei contagi e di conseguenza la crescita del numero delle ospedalizzazioni sta creando molta pressione sui nosocomi. Sia sulle strutture, in quanto a disponibilità di posti letto nelle cure intense, sia sul personale medico e infermieristico, confrontato con un carico di lavoro straordinario. “È una situazione che in Ticino abbiamo vissuto in marzo e aprile, afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Conosciamo bene le problematiche che queste condizioni creano. Oggi in Ticino nonostante il preoccupante aumento del numero di contagi su questo fronte siamo per il momento un po’ più tranquilli, anche grazie – appunto – all’esperienza vissuta in primavera”.

Proprio a sostegno di chi deve affrontare questa crisi, ecco che l’Esercito si è messo in prontezza e a disposizione. “La Consigliere federale Viola Amherd ha annunciato questa settimana che l’Esercito – analogamente a quanto era avvenuto nella prima fase della pandemia – è pronto a intervenire a supporto del settore sanitario. Si tratta di un massimo di 2’500 soldati (uomini e donne) che da subito sono pronti a sostenere l’impegno di questo importante settore. Come è stato fatto dal Ticino, saranno i Cantoni a dover richiedere all’autorità federale un eventuale intervento. Quando c’è bisogno l’esercito risponde presente”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Un ruolo importante nella gestione dell’emergenza in Ticino l’ha sostenuto la Protezione civile. “E sarà così anche in futuro. Lunedì scorso abbiamo deciso di sospendere, sino al 31 dicembre, tutti i corsi di formazione e gli interventi previsti presso il Centro cantonale d’istruzione di Rivera e presso le Organizzazioni regionali. Ciò permetterà a tutto il personale astretto al servizio di Protezione civile di essere impiegato a favore della sanità pubblica, rispettivamente necessari a garantire un supporto nell’ambito dell’attuale emergenza epidemiologica. Ovviamente vengono garantiti gli interventi d’urgenza a favore della popolazione, la prontezza operativa delle singole organizzazioni e il picchetto cantonale. La PCi – conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – si conferma essere la preziosa riserva strategica dei Governi cantonali a fronte di situazioni particolari o straordinarie”.

 

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Da www.liberatv.ch

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Spesa vietata in Italia”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie”
Il presidente del Governo: “Stringiamo i denti”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie fino a Natale”. Merlani: “Di questo passo…”

I contagi da coronavirus in Ticino aumentano di giorno in giorno. In Ticino, per il momento, non sono previste nuove misure. Ma le autorità cantonali fanno oggi il punto della situazione per aggiornare la popolazione. All’incontro informativo hanno preso parte il presidente del Governo Norman Gobbi, il Medico Cantonale Giorgio Merlani e il direttore del DECS Manuele Bertoli.

La cronaca della conferenza

“Niente più spesa in Italia”
Gobbi: “Verranno annunciati alcuni adeguamenti che riguardano il mondo della scuola. Comprendiamo la stanchezza della popolazione, ma dobbiamo restare uniti. Il Governo ha mantenuto un approccio equilibrato e coerente. Continueremo ad agire con misure tempestive e graduali tenendo conto di tutti gli aspetti. È uno sforzo per tutti. La situazione in Ticino rimane seria ma sotto controllo. Tra qualche giorno potremo farci un’idea dei risultati dopo le ultime misure. Il Ticino è pronto a fare la sua parte per sostenere gli altri Cantoni. Il Governo ha preso atto del Decreto italiano. Come sapete, la penisola sarà divisa in zone. Sapete anche che, da domani, Lombardia e Piemonte sono considerate zone rosse. Un fatto che avrà conseguenze anche per il nostro Cantone. Non sarà possibile recarsi lì per fare la spesa e incontrare familiari. Chi trasgredirà le regole sono previste pesanti sanzioni. È nostra intenzione introdurre un sistema di controllo coordinato con l’italia. Il Consiglio di Stato ha segnalato alla Confederazione la delicata situazione delle persone che intrattengono contatti stretti al di là del confine. Stringiamo i denti. Vi chiediamo di fare il possibile per sostenere le persone vulnerabili attorno a voi. Seguire le raccomandazioni è fondamentale per noi e per il prossimo”.

Obbligo di mascherina alle Medie fino a Natale
Bertoli: “I piani di protezione sono andati bene. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un aumento di quarantene di classe. È in questo senso che il Governo ha deciso di introdurre l’obbligo di mascherina alle scuole Medie fino alle vacanze natalizie. Una misura in più per cercare di evitare un blocco del sistema. Le mascherine verranno fornite dalla scuola. L’obbligo vale sia all’esterno del sedime sia all’interno. Il nostro obiettivo è quello di continuare con la scuola in presenza. È l’unica scuola che può funzionare. Il periodo prima di Natale è fondamentale per l’anno scolastico. Dobbiamo andare avanti pezzo per pezzo e fare in modo che le cose funzionino. Faccio appello alla responsabilità individuale di tutti”.

Decessi ‘fotocopia’ della prima ondata
Merlani: “Abbiamo toccato i limiti di capacità dei laboratori federali. I decessi sono in aumento e sono quasi una fotocopia della prima ondata. Il concact tracing è sotto controllo dopo un periodo difficile. La Svizzera è uno dei Paesi più colpiti duramente in Europa. Il numero di isolamenti è importante. Ogni caso di isolamento equivale a un caso di quarantena. Alcuni Cantoni informano il caso indice di informare i contatti stretti”.

Nuovo record di contagi Ticino
Merlani: “In Ticino abbiamo un nuovo record con 452 nuovi casi. Parliamo di persone già infettate e che potrebbero presentare complicazioni. Circa il 5% degli infettati possono avere bisogno di un ricovero. Su 450 casi, in media, 25 persone avranno bisogno di assistenza medica. I nuovi ricoveri sono 29 e 9 i dimessi. In terapia intensiva ci sono 18 persone. A marzo, durante il picco, abbiamo raggiunto 350 ospedalizzazioni. Se la crescita è questa rischiamo di arrivare vicini alla soglia del dolore del sistema ospedaliero. Non dobbiamo aspettare di trasferire il problema sul sistema sanitario. Dobbiamo abbassare la curva”.

Bambini non a rischio
Merlani: “I bambini non sono a rischio, però hanno molti contatti e la nostra attenzione è quindi rivolta anche sulla scuola. È opportuno anche a livello di Scuole Media introdurre misure igieniche maggiori, come l’obbligo di mascherina. Come singoli cittadini abbiamo l’occasione di influenzare l’andamento della curva”.

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Da www.ticinonews.ch
 
Mascherina obbligatoria anche alle medie
La misura entra in vigore il 9 novembre fino alle vacanze natalizie. Il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna controlli in entrata e in uscita dall’Italia

Il Consiglio di Stato ha indetto una nuova conferenza stampa per aggiornare sulla situazione epidemiologica in Ticino. Nessuna misure restrittiva in più, come aveva preannunciato Norman Gobbi. Il Governo ha però deciso di introdurre l’obbligo della mascherina anche alle scuole medie. La misura che entrerà in vigore al rientro dalle vacanze (il 9 novembre) “è tesa a contenere il numero dei contagi generati dalla pandemia, aumentando la sicurezza degli allievi per garantire a quest’ultimi la scuola in presenza”, spiegano in una nota.

Per quanto riguarda invece il nuovo Dpcm italiano Norman Gobbi ha spiegato che il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna ulteriori controlli per l’entrata e l’uscita dall’Italia. Non sarà possibile fare acquisti e incontrare parenti o amici nelle zone rosse, in questo caso Lombardia e Piemonte, ma sarà possibile transitare (senza però sostare) dalle regioni munendosi di autocertificazione. In caso contrario, le multe potrebbero variare dai 400 ai mille euro. L’appello, in ogni caso, è sempre lo stesso: limitare i contatti ed evitare spostamenti inutili.
 
“In Ticino non sono previste nuove misure”

“In Ticino non sono previste nuove misure”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi commenta lo sviluppo della situazione italiana e anticipa: “Per il momento in Ticino nessuna nuova misura”

Il nuovo decreto in Italia è stato firmato, è vero. Ma nonostante la conferma delle nuove misure sul territorio nazionale rimane un grosso dubbio: quali saranno le regioni a rischio? E come verranno decretate zone rosse, gialle o verdi? Su questo infatti il Ministero della salute si deve ancora esprimere e deve ancora confrontarsi con i territori interessati. Sul tavolo delle regioni “rosse” al momento ci sarebbero Lombardia e Piemonte. E, nonostante regni la confusione, una cosa è certa: se le due regioni dovessero confermate i contraccolpi della misura si sentirebbero anche da noi.

In attesa delle discussioni su Lombardia e Piemonte
“Dobbiamo ancora attendere le discussioni, per quanto ne so c’è in corso una disputa su quali dati epidemiologici devono essere valutati, soprattutto per la Lombardia”, ha confermato Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, ai microfoni di Teleticino.

Cosa vuol dire per il Ticino
Qualora dovessero finire nella lista rossa questo dovrebbe prevedere un divieto di spostamento in entrata e in un’uscita dal territorio “rosso” salvo per esigenze lavorative, di salute o di situazione di necessità. “Quindi i frontalieri potranno continuare a muoversi ma non ci sarà più il turismo della spesa o della ristorazione e saranno interrotte le visite tra amici e famigliari. Questo creerà malcontento”, ha aggiunto Gobbi.

Autocertificazione necessaria
Per quanto riguarda l’autocertificazione, Gobbi specifica: “È una premunizione doverosa, il decreto vale sull’interno territorio nazionale, quindi anche sulla mobilità individuale e chi deve recarsi in Italia è meglio faccia l’autocertificazione”.

Chiudere, di nuovo, le dogane?
A marzo si toccò l’apice con le misure con la chiusura delle dogane. Non è escluso, visto l’aumento repentino dei contagi sia in Italia che in Svizzera che si possa arrivare a tanto. “Dipende come verrà inteso il decreto, questa è l’incognita più grande di questo momento”.

“Nessuna nuova misura in vista”
Per quanto riguarda il Ticino, il Governo ha indetto una conferenza domani pomeriggio per aggiornare sulla situazione del Cantone. Diversi i cantoni che hanno deciso di optare per un mini-confinamento e di chiudere quindi bar, ristoranti e negozi non indispensabili. Ma Gobbi rassicura: “In questo momento non sono previste nuove misure”

«Chi frequenta i bordelli deve avere paura di altre malattie oltre al covid»

«Chi frequenta i bordelli deve avere paura di altre malattie oltre al covid»

Da www.tio.ch
Gobbi a tutto tondo sul tema coronavirus: «Varchiamo il confine solo se strettamente necessario».
Quindi un barlume di ottimismo: «Sempre più persone in cure acute, ma fortunatamente i più vengono dimessi»

Cerca di stemperare un po’ le polemiche degli ultimi giorni Norman Gobbi, interpellato sulla decisione di tenere aperti i bordelli quando gli altri locali devono chiudere i battenti. «Il fenomeno della prostituzione non è limitato ai postriboli e ai locali erotici – spiega ai microfoni di Radio Ticino -, ma viene anche praticato in appartamenti da professionisti e professioniste in maniera indipendente. Credo che questo sia un aspetto da considerare».
Il presidente del Governo ticinese non manca di esprimere un’opinione personale sull’argomento, sostenendo che chi frequenta questi posti «dovrebbe preoccuparsi di altre malattie e non solo del covid».
Uno spiraglio di ottimismo – Non nasconde quindi un certo ottimismo guardando alle cifre degli ultimi giorni: «Aldilà dei casi positivi, leggermente in calo forse anche grazie alle misure prese nelle ultime settimane, bisogna tenere conto delle prese a carico, quindi dei posti disponibili sia in cure acute che intense. Questo è il termometro che dobbiamo guardare per capire se stiamo andando verso un “full booking”, che porterebbe di riflesso a ulteriori misure restrittive». Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni fa notare che, se è vero che aumentano le prese a carico, «assistiamo anche a un numero di dimessi che è regolare. Quindi la gente entra in cure acute, ma ne riesce a uscire».
Gli anziani – Non manca un cenno agli anziani, categoria a rischio e che quindi occorre tutelare: «Già in primavera avevamo preso misure a loro tutela – aggiunge -. Se ce ne sarà bisogno lo faremo di nuovo».
«In Italia solo se necessario» – Sull’Italia e l’atteso DPCM di Conte, Gobbi non esclude ripercussioni anche per i ticinesi: «La svolta restrittiva potrebbe esserci, ma non come accaduto in maggio. Prevedo qualche restrizioni in più per Milano, oggi la zona maggiormente colpita assieme al basso varesotto. Potrebbe cambiare qualcosa anche per noi. Io invito comunque alla prudenza: se quelle sono inserite come regioni ad alto rischio, forse è il caso di varcare il confine solo se strettamente necessario».
Lugano, la testata si ripercuote sul Molino

Lugano, la testata si ripercuote sul Molino

Da www.laregione.ch

La collega colpita presenterà querela, la politica e le associazioni di categoria condannano l’episodio di violenza venerdì a Molino Nuovo

Peggio di così non avrebbe potuto andare. La protesta si è trasformata in un boomerang. E il movimento per l’autogestione ha perso quel (poco) credito su cui ancora poteva contare. Non ci sono giustificazioni per quella testata che, venerdì sera in piazza Molino Nuovo a Lugano mentre svolgeva il proprio lavoro, ha dovuto subire la collega de ‘laRegione’ Federica Ciommiento che domani sporgerà denuncia penale. Una testata da parte di una manifestante che le ha provocato una frattura al setto nasale. A poco servono le scuse chieste da alcuni manifestanti, dopo l’inaudito e senza precedenti episodio di violenza. Un episodio che ha svuotato di senso le legittime perplessità sulle misure restrittive introdotte dalla Confederazione e dal Cantone per limitare la diffusione del Covid-19 espresse da una trentina di autonomi del centro sociale. A completare il quadro negativo, i segni lasciati in piazza Molino Nuovo con la fontana, che era stata recentemente sistemata, imbrattata da una scritta e l’incursione in centro città dove i manifestanti hanno voluto ‘marchiare’ l’ex sede della Banca della Svizzera italiana, la pensilina e altri edifici privati. Ma non bastavano gli striscioni?
 
Sindaco sdegnato, se ne riparla giovedì
Sdegnato e sconcertato il sindaco di Lugano Marco Borradori. Da noi raggiunto, ribadisce quanto postato su Facebook: «Sui fatti capitati in piazza Molino Nuovo e in centro mi sento solo di dire che ci sono comportamenti deprecabili in qualsiasi momento. Ma in questo periodo, in cui davvero dobbiamo fare i conti con problemi più importanti e gravosi e dovremmo dimostrare unità e maturità, questi atteggiamenti sciagurati sono inaccettabili. La libertà di espressione è un diritto sacrosanto e intoccabile (e me ne avvalgo per sottolineare che dissento assolutamente dai contenuti della protesta) ma violenza e brutalità non vi hanno nulla a che vedere. Se già l’atto di violare un edificio, imbrattandolo, è da condannare fermamente, trovo inconcepibile e inammissibile la violenza su una persona. Tutto il mio sostegno a Federica Ciommiento, la giornalista de laRegione “presa a testate” (solo scriverlo mi fa ribrezzo), alla quale auguro di cuore di superare presto lo shock di questa triste vicenda». Il sindaco annuncia che la questione sarà oggetto di discussione giovedì prossimo quando il Municipio avrà sul tavolo il rapporto della Polizia comunale. Questi fatti pregiudicano i tentativi di trovare una soluzione concordata per l’ex macello (dove la Città ha licenziato all’attenzione del Consiglio comunale la richiesta di un credito di 450’000 franchi per organizzare un concorso internazionale di architettura in vista di un recupero e di valorizzare il comparto, senza il centro sociale)? «Diciamo che non facilita il tentativo di trovare un accordo», si limita a rispondere Borradori. Mentre il gruppo Lega in Consiglio comunale ha presentato un’interrogazione, la questione rischia di assumere contorni imbarazzanti per la politica accusata di lassismo nei confronti degli autonomi. Un lassismo che peraltro risale alla concessione degli spazi, lo ricordiamo, nel dicembre 2002 quando furono l’ex sindaco di Lugano Giorgio Giudici e Giuliano Bignasca a dare al Csoa metà dell’area del sedime.
 

A Zurigo, si blocca la manif, a Lugano no
Un altro aspetto che ha fatto storcere il naso a tanti è il mancato intervento delle forze dell’ordine di fronte a un assembramento ben superiore al limite di 15 persone con numerosi partecipanti senza mascherina. Poi, quella che avrebbe dovuto essere una discussione, come detto, è sfociata anche in atti di vandalismo. Tanto che il titolare del Dicastero Polizia di Lugano e vicesindaco Michele Bertini interpellato ieri da ‘laRegione’ dichiara che «quanto capitato venerdì non fa bene alla credibilità delle istituzioni. Un conto è il sacrosanto diritto di manifestare, un altro sono i comportamenti incivili sfociati in imbrattamenti di proprietà pubbliche e private». La decisione di non intervenire è stata peraltro presa dai vertici della Polizia cantonale. Dal canto suo, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dapprima condanna le derive assunte dalla protesta: «I partecipanti hanno abusato del diritto di manifestare e della libertà di espressione in maniera spregevole e irrispettosa della popolazione». Perché le forze dell’ordine non sono intervenute? «È stata presa questa decisione tenendo conto della proporzionalità. La manifestazione è stata relativamente tranquilla al di là dei danneggiamenti che verranno perseguiti, visto che si potrà procedere con le ricerche per risalire alle loro identità. Comprendo le persone che si sono lamentate e quelle che hanno subito danni e non si sono sentite tutelate dalla polizia ma a garanzia dello Stato di diritto le procedure saranno avviate su querela di parte. Non si è intervenuti anche perché, a fronte dello stato alterato dei manifestanti, ciò avrebbe potuto portare a scontri visto che nonostante non fossero in alcun modo stati provocati hanno iniziato a perpetrare dei danneggiamenti». Da un certo punto di vista, chi ha deciso non voleva che la situazione degenerasse. D’altro canto, sabato a Zurigo, gli agenti hanno invece interrotto una manifestazione, autorizzata, di ‘Covid-scettici’ alla quale partecipava un centinaio di persone, la maggior parte delle quali senza mascherina, per via del mancato rispetto della distanza sociale e della norma che impedisce assembramenti di oltre 15 persone nello spazio pubblico. 

La condanna di Syndicom e Atg 
Aggressioni verbali e fisiche contro i giornalisti – attacca in una nota il segretario regionale di Syndicom, Nicola Morellato – si moltiplicano in questi ultimi giorni in tutta Europa da parte di coloro che manifestano contro le misure decise dalle autorità per contrastare l’epidemia di Covid-19. Syndicom “condanna con forza l’aggressione subita ed esprime a tutti i colleghi coinvolti forte solidarietà e vicinanza. Un atto gravissimo e intollerabile che mirando a impedire ai giornalisti di svolgere il loro lavoro – informare l’opinione pubblica – mina i fondamenti stessi del nostro sistema democratico”. Nessuno deve permettersi d’intimorire o aggredire gli operatori dell’informazione: “Che sono spesso sottopagatI e svolgono il loro lavoro in condizioni precarie, faticando quotidianamente per difendere la loro professionalità”. L’appello è quindi rivolto alla politica, che “ha ora più che mai la responsabilità di evitare strumentalizzazioni e di impegnarsi maggiormente per migliorare le condizioni lavorative e l’immagine di questa, sempre più martoriata, importante categoria professionale”.
“C’è da troppo tempo un modo sbagliato di guardare al giornalismo di qualità e al suo ruolo. Da troppo tempo se ne mettono in dubbio il valore, la credibilità e l’imprescindibilità per una società democratica”. Commenta così l’Associazione ticinese dei giornalisti (Atg) quanto accaduto a Lugano. “Esprimiamo piena solidarietà alla collega aggredita mentre svolgeva il suo lavoro di giornalista”, scrive l’Atg, che riferisce di un altro collega che ha subito violenza verbale. “Un grave fatto di violenza che va condannato. Ci si chiede come mai la polizia che è stata chiamata non sia intervenuta”. Questo impone un ragionamento più profondo sulla professione: “Il giornalismo merita rispetto e attenzione così come chi lo svolge nel tentativo, come quello della collega Federica Ciommiento, di leggere e spiegare la realtà complessa in cui viviamo”.

“Limitazioni a spesa e affetti transfrontalieri”

“Limitazioni a spesa e affetti transfrontalieri”

Da www.ticinonews.ch

Secondo il presidente del Consiglio di Stato a essere più toccati dal previsto decreto ministeriale italiano saranno turisti della spesa e chi ha affetti Oltreconfine

“Ci sarà sicuramente una maggior difficoltà per coloro che hanno gli affetti dall’altra parte del confine di potersi muovere liberamente, rispettivamente il turismo del commercio vedrà una frenata proprio per queste limitazioni”. È questo che prevede il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in vista del nuovo decreto italiano per lottare il Covid-19. Le misure che saranno decise dal governo italiano non sono ancora chiare, ma una limitazione alla mobilità sembra ormai fuori discussione. “Sarà importante capire cosa ci sarà veramente in questo decreto”, conferma Gobbi. Il consigliere di Stato, invece, non crede che sarà toccata la circolazione dei lavoratori frontalieri in un senso e nell’altro.

Conseguenza delle misure interne
L’Italia, verosimilmente, non toccherà direttamente quello che è l’attraversamento del confine, ma pare difficile che gli svizzeri con interessi in Italia saranno al riparo dalle misure. “La mobilità internazionale non sembra toccata in questa fase, però è una conseguenza delle limitazioni di movimento interne che verranno decretate”, ha detto Gobbi in diretta su Teleticino. Come è successo a marzo, insomma, il rischio è che per attraversare il confine si debba giustificare il motivo del proprio viaggio.
Norman Gobbi, comunque, sottolinea come il previsto lockdown italiano sarà comunque diverso da quello vissuto a inizio anno. “È importante capire che non è più come a marzo, quando in Lombardia si fermò quasi tutta l’economia, anche quella produttiva”.

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L’Italia, il Ticino e i nuovi limiti

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/LItalia-il-Ticino-e-i-nuovi-limiti-13572871.html

Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi sull’atteso decreto italiano: “Probabili limitazioni anche sui movimenti dalla Svizzera verso l’Italia”

Viaggi e turismo della spesa in Italia saranno probabilmente di nuovo sospesi – a breve – a causa del coronavirus. E questo per effetto delle previste decisioni del Governo italiano, che sta ancora trattando con le regioni e tutti gli attori coinvolti e il nuovo decreto è in fase di approvazione.
Oggi il premier italiano Giuseppe Conte, davanti al parlamento, ha comunque delineato lo scenario che si vuole applicare da mercoledì: ci saranno delimitazioni valide per tutto il territorio nazionale, la chiusura dei centri commerciali nel fine settimana, lo stop a mostre e musei e un probabile coprifuoco. Soprattutto però le regioni verranno classificate in base al rischio; per chi è messo peggio in termini epidemiologici verranno definite restrizioni ancora più severe, ma soprattutto vigerà il divieto di spostamento da e per quella regione. Una decisione che avrà un impatto sugli spostamenti dalla Svizzera italiana visto che pur non essendo ancora stata ufficializzata la lista delle zone rosse, sembra abbastanza scontato che le due regioni di confine – Lombardia e Piemonte – saranno tra quelle off limits.

Gobbi: “I frontalieri non dovrebbero avere problemi”
Se quindi non siamo di fronte a una chiusura vera e propria delle frontiere come tra marzo e giugno, di fatto poco cambia per gli svizzeri italiani, come conferma ai microfoni della RSI il presidente del governo ticinese Norman Gobbi: ”Dovremo attendere i reali contenuti del decreto presidenziale del Consiglio dei ministri per capire quali influssi ci saranno sulla mobilità transfrontaliera. È vero che se l’Italia verrà divisa in tre in base al rischio basso o medio, evidentemente sappiamo che la Lombardia – con l’attuale epicentro di Milano – rischierà di essere toccata dalle misure più severe e ci saranno quindi forti limitazioni anche sui movimenti dalla Svizzera verso l’Italia. Quello che sappiamo è che già nel primo decreto della scorsa primavera i lavoratori avevano potuto continuare a muoversi, mentre i contatti famigliari si erano interrotti proprio per le difficoltà a oltrepassare la frontiera.”
Per quanto riguarda il transito dei frontalieri le prospettive sembrano quindi simili alla scorsa primavera: “Questo dipenderà dalle loro valutazioni, però quello che è già certo è che la Confederazione ha già previsto delle eccezioni per le zone di frontiera, non solo il Ticino.”
Così come nella prima ondata niente più viaggi, né turismo degli acquisti oltre frontiera. A destare però maggiore preoccupazione è il delicato tema dell’annullamento dei contatti famigliari, con i legami affettivi di nuovo spezzati: “Questa è la variante peggiore che potrebbe presentarsi, proprio perché abbiamo visto i grossi problemi e le incomprensioni creati in primavera. Nel caso dovremo impegnarci a gestire queste situazioni, rispettivamente ci sarà anche un impatto sul fronte del turismo del commercio in entrambe le direzioni” conclude Gobbi. 

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Intervista all’interno dell’edizione di lunedì 2 novembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13573390

“L’acquisto della Saleggina è la soluzione vincente”

“L’acquisto della Saleggina è la soluzione vincente”

16 milioni per creare la base a tre progetti strategici di Confederazione, Cantone e Città

Il Consiglio di Stato nella settimana appena conclusa ha approvato un credito di 16 milioni di franchi che servirà, tra l’altro, per acquistare i terreni oggi di proprietà dell’esercito ai Saleggi di Bellinzona (più di 200mila metri quadrati). Un’operazione che dà il là all’avvio della pianificazione del futuro Ospedale regionale di Bellinzona, ma che permetterà di raggiungere altri due importanti obiettivi: la rinaturalizzazione del Fiume Ticino, che consentirà alla popolazione di Bellinzona proprio ai Saleggi di riappropriarsi di uno spazio che permette di accedere al fiume, e il salvataggio dalla demolizione dell’Infocentro di Pollegio. “Abbiamo compiuto un passo decisivo per sviluppare tre iniziative a favore delle cittadine e dei cittadini, in particolare di Bellinzona, ma non solo”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che si è speso in prima persona per riuscire a mettere d’accordo, come vedremo, molti portatori d’interesse. E aggiunge: “Come avevo già avuto modo di sottolineare a fine agosto da queste colonne, anche in questo periodo difficile, in cui stiamo affrontando tutti assieme la seconda ondata dei contagi legati al COVID-19, si può, anzi si deve, guardare avanti, e continuare a fare politica a favore della gente e mettere le basi anche per progetti a lungo termine”.

Il Cantone entrerà in possesso del vasto terreno ai Saleggi di Bellinzona oggi di proprietà della Confederazione. “Si tratta di una superficie di oltre 214mila metri quadrati – spiega il presidente del Governo Norman Gobbi – in una posizione molto centrale e facilmente fruibile, soprattutto quando sarà realizzato il semisvincolo di via Tatti. L’unico terreno che l’ente ospedaliero cantonale aveva individuato per poter pianificare il futuro Ospedale Regionale di Bellinzona, tenuto conto che il San Giovanni tra 10/15 anni non sarà più in grado di rispondere al meglio a tutte le funzioni a cui un ospedale acuto è chiamato. Oggi quest’area è di proprietà della Confederazione e per essa armasuisse. E l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio per le truppe sanitarie di Airolo e per altre attività, mettendola inoltre a disposizione dell’agricoltura. Si trattava quindi di trovare un’area sostitutiva per garantire l’attività del nostro esercito. Una minuziosa trattativa portata avanti dal mio Dipartimento – in particolare dal capo della Sezione militare e protezione della popolazione Ryan Pedevilla – ha permesso, dopo aver individuato l’area a Pollegio che ha ospitato il cantiere per la costruzione di AlpTransit e su cui sorge anche l’Infocentro, di far combaciare i diversi interessi. Con questo “scambio” l’Esercito proseguirà la sua attività a Pollegio e il Cantone entrerà in possesso dello stabile dell’Infocentro, che AlpTransit aveva intenzione di demolire, ma che politici e cittadini chiedevano a gran voce (e con la raccolta di firme) di mantenere in vita”.

C’è poi un altro progetto che sarà reso possibile dall’acquisto dei terreni ai Saleggi. “Esatto, ed è quello della sistemazione idraulica e della rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino a opera del Consorzio correzione Fiume Ticino. Un altro attore che entra in questa interessante combinazione di protagonisti e che darà alla città un parco e un’accessibilità al fiume sinora sconosciute. Aumentando così la qualità dei residenti della città e del futuro inserimento dell’ospedale. Questi 16 milioni approvati dal Governo – a cui mi auguro il Parlamento possa dare precedenza – rappresentano davvero la chiave per realizzazioni importanti. Sinora vi è stata una collaborazione ottimale tra Cantone (con diversi dipartimenti coinvolti: DI, DT, DSS e DFE), Comuni (Bellinzona e Pollegio), Confederazione (con il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport) e altri enti (EOC, Consorzio correzione fiume Ticino, AlpTransit Gottardo AG)”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 ottobre 2020 de La Regione

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Soddisfazione è stata la parola più utilizzata durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio licenziato dal Consiglio di Stato: parlamento permettendo, segna infatti un passo decisivo per tre importanti progetti delle regioni del Bellinzonese e dell’Alto Ticino. Ovvero la realizzazione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, l’acquisizione del Cantone dell’ex Infocentro di Pollegio e la progettazione dei lavori riguardanti la rivitalizzazione del fiume Ticino nell’ambito del Parco fluviale Boschetti-Saleggi. Il governo mette sul piatto 16,06 milioni di franchi. L’operazione, un Tetris sull’asse Bellinzona-Pollegio-Berna, consiste nella cessione del terreno della Saleggina da Armasuisse al Cantone e nel passaggio di proprietà del terreno di Pollegio da AlpTransit ad Armasuisse, con successivo acquisto del Cantone dell’ex Infocentro per servizi di pubblica utilità.
Partendo dai progetti che riguardano il Comune di Bellinzona, il Cantone intende acquisire dall’Esercito (al prezzo di 13,7 milioni) i 214’246 metri quadri del comparto della Saleggina affacciato sul fiume Ticino tra Bellinzona e Giubiasco. Ciò che consentirà di avviare l’iter di progettazione del nuovo ospedale, previsto su una parte del terreno (circa 130mila m2) che da decenni viene utilizzato come stand di tiro, sede di accampamenti militari ma soprattutto per il pascolo (204mila m2).
I terreni della Saleggina rappresentano l’unico comparto ritenuto adeguato dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc): superficie ampia, pianeggiante e ben collegata. Lo sviluppo della rete ferroviaria e la realizzazione del futuro semisvincolo accorceranno ancora di più i tempi di raggiungimento del nuovo ospedale, ponendo importanti presupposti per un buon funzionamento della struttura. Il 15 settembre scorso il Cda dell’Eoc ha confermato al Cantone l’interesse ad acquisire (modalità favorita) o utilizzare sulla base di un diritto di superficie circa 130mila metri quadri. Il futuro nosocomio rientra nel concetto di Ospedale cantonale multisito, inteso come una moderna rete ospedaliera che sul fronte delle cure somaticoacute prevede due ospedali di riferimento: Lugano e Bellinzona. La missione dell’Eoc è inoltre quella di rafforzare i settori della ricerca e dell’insegnamento. Si stima che la prima fase dei lavori, prevista indicativamente a partire dal 2028, richiederà 12 anni, con termine di realizzazione ipotizzato nel 2046. Nel frattempo per l’attuale ospedale San Giovanni – considerato troppo vetusto per essere ristrutturato in maniera efficace e duratura – sono previsti investimenti milionari lungo i prossimi 15 anni, direttamente proporzionali ai tempi di attesa per il nuovo edificio.

Saleggi: tappa fulcro del Parco fluviale
La parte della Saleggina che si affaccia direttamente sul fiume Ticino sarà invece utilizzata per ultimare il progetto e iniziare i lavori della tappa fulcro della rinaturazione di alcuni punti del fiume da Bellinzona (già iniziati i lavori in zona Torretta) a Gudo. L’intera operazione del progetto denominato Parco fluviale (80 milioni di franchi in massima parte sussidiati da Confederazione e Cantone) ha quali scopi la messa in sicurezza degli argini, la sua rivitalizzazione ambientale e una migliore fruizione di un comparto già oggi molto frequentato da famiglie, sportivi ed escursionisti. «Piace molto l’idea di avere un Parco fluviale accanto al futuro ospedale», ha affermato il sindaco Mario Branda, ricordando come fino al 1’500 l’allora ospedale si trovasse già nei pressi di un corso d’acqua, ovvero il riale Dragonato. La struttura fu poi temporaneamente trasferita vicino alla chiesa San Biagio a causa dei pericoli generati dalla periodiche piene. Convivenza e sinergia tra fiume e ospedale che saranno invece garantite in futuro.

Attività militari dirottate in Leventina
Ma dove compensare la perdita delle attività militari attualmente presenti alla Saleggina? Dopo il parere positivo della Confederazione sull’eventualità di rinunciare alle truppe a Bellinzona (ma con conseguente esigenza di trovare una soluzione alternativa), nel 2017 il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha avviato le trattative facendo da tramite tra Confederazione e AlpTransit Gottardo Sa, proprietaria dell’ex Infocentro di Pollegio ubicato sui 124’200 metri quadri utilizzati per la fase di cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Un accordo di massima sulla fattibilità dell’operazione è stato raggiunto nel 2019. Il Cantone occuperà i 2’756 metri quadri su cui sorge l’ex Infocentro, mentre saranno 7’244 i metri quadri dove Armasuisse potrà costruire un edificio modulare (caserma) al servizio delle attività militari. L’operazione, iniziata già nel 2015 e definita complessa dal capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, ha permesso di scongiurare la demolizione dell’ex Infocentro ventilata da AlpTransit in quanto obbligata a restituire terreni verdi al Comune di Pollegio. La struttura – costruita per una funzione informativa e rappresentativa nell’ambito della costruzione del traforo – passerà inizialmente nelle mani di Armasuisse, con successivo passaggio al Cantone. Sarà il Di che procederà poi ad adattarla a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. L’investimento per acquisto e sistemazione dell’edificio ammonta a 1,15 milioni di franchi.

Riconversione dei terreni Sac Compresi nei 16 milioni, anche 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 metri quadri del terreno della Saleggina in zona agricola Sac (superfici per l’avvicendamento delle colture), ovvero la stessa superficie che in Leventina sarà convertita in zone per attrezzature ed edifici pubblici (Ap/Ep). Per questa procedura servirà una variante del Piano regolatore dei Comuni di Bellinzona e Pollegio (saranno chiamati a esprimersi i rispettivi Consigli comunali).
‘Operazione Win-Win’ Norman Gobbi, direttore del Di, parlando di un’operazione «Win-Win» ha espresso grande soddisfazione per esseri riusciti a fare convergere gli interessi degli attori coinvolti, che ne escono tutti vincitori. «Ora speriamo che il credito possa essere accolto in tempi brevi», ha aggiunto. Sarà il voto del Gran Consiglio – indicativamente previsto a febbraio 2021– a definire l’inizio o meno dell’iter che prevede la firma del contratto di compravendita per la Saleggina, il risanamento dei terreni Sac, la firma del diritto di superficie con Armasuisse relativo al comparto di Pollegio e lo svolgimento dei necessari interventi infrastrutturali.

Stand di tiro sul Monte Ceneri
Come noto, sarà il poligono cantonale previsto sul Monte Ceneri a rimpiazzare lo stand di tiro della Saleggina per il quale è previsto lo smantellamento. All’investimento finanziario di 60 milioni di franchi parteciperà anche la Città di Bellinzona. La messa in esercizio del nuovo poligono non è prevista prima del 2026.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 ottobre 2020 del Corriere del Ticino

Tetris completo per l’ospedale
Il Consiglio di Stato chiede 16 milioni al Parlamento per acquistare dalla Confederazione i terreni alla Saleggina necessari alla costruzione della nuova struttura sanitaria, effettuare la relativa bonifica e rilevare l’Infocentro di Pollegio nei cui pressi si sposteranno le attività militari.
Per il nuovo ospedale di Bellinzona il tetris è compiuto, almeno sulla carta. Dopo anni di valutazioni, studi, contatti e trattative, un mattoncino fondamentale è stato posato mercoledì dal Consiglio di Stato con la firma del messaggio contenente la richiesta al Gran Consiglio di un credito di 16 milioni necessario principalmente all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona, ritenuti ideali per ospitare la struttura sanitaria che nei prossimi decenni, con avvio della costruzione stimato nel 2028, dovrà sostituire il vecchio San Giovanni. Mentre quest’ultimo non è più adeguato per la sua situazione collinare e l’impossibilità di un ampliamento ulteriore, la zona individuata al confine tra la città ed il quartiere di Giubiasco è considerata appropriata in quanto ampia, pianeggiante, ben collegata e attrezzata per poter essere edificata e messa a disposizione per scopi di carattere pubblico. L’acquisizione, fatta salva l’approvazione del Parlamento cantonale prevista indicativamente per febbraio 2021, aprirà la strada alla procedura di progettazione. Ma il tetris – come è stato definito ieri nella presentazione alla stampa da parte del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – non si ferma qui. Il credito permetterà infatti non solo l’acquisto di questi terreni ma anche il compimento di altri due obiettivi: la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale dell’area tramite il progetto del Parco fluviale (che proprio nel comparto avrà il suo cuore) e il rilevamento da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio, i cui vicini terreni passeranno all’Esercito per spostare le attività militari ora svolte proprio alla Saleggina. Si tratta quindi di un’operazione su tre fronti, che parte appunto dall’acquisizione di cinque particelle nella capitale per un totale di oltre 214.000 metri quadrati, che per altro andranno in parte bonificati a causa dell’inquinamento determinato dall’attività dello stand di tiro, che da parte sua come sostituto avrà dal 2026-27 il futuro poligono del Monte Ceneri (con un ulteriore investimento di 60 milioni). La superficie è l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale nell’ottica di un nuovo ospedale regionale. Ma è ancora oggi di proprietà della Confederazione, ed utilizzata dall’Esercito quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Già cinque anni fa il Dipartimento delle istituzioni – con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla in prima linea – aveva quindi avviato le trattative con il Dipartimento federale della difesa per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dei militari. Scartate le ipotesi di Gorduno, Gudo e Quartino, la soluzione è poi stata individuata nel terreno di Pollegio. Di 124.200 metri quadrati e appartenente ad AlpTransit Gottardo SA, vi sorge l’Infocentro che tra l’altro grazie a questo mosaico potrà essere mantenuto in piedi e destinato a scopi sociali di cui diremo.

Demolizione scongiurata
La mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni, come ricordato dal direttore Norman Gobbi, ha permesso di raggiungere altri obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del territorio – della citata sistemazione completa del corso d’acqua. Ciò permetterà la messa in sicurezza del territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. «Con il nuovo ospedale e il Parco fluviale centriamo così due obiettivi strategici del progetto aggregativo» ha ricordato allo stesso infopoint sul posto il sindaco di Bellinzona Mario Branda. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Le cifre dell’operazione
Il costo per l’acquisizione delle cinque particelle alla Saleggina per un totale di 214.246 metri quadrati ammonta a 13 milioni e 582.702 franchi. I costi per rilevare l’Infocentro (135.000 franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1,152 milioni. Altri 1,220 milioni (di cui circa la metà solo per lo smaltimento del materiale inquinato) andranno per la riqualifica di 10.000 metri quadrati di terreno, così da compensare il «sacrificio» dei terreni agricoli a Pollegio.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 30 ottobre 2020 de Il Quotidiano

Il Cantone compra i Saleggi
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13561057

Nuovo ospedale a Bellinzona e un centro formativo a Pollegio

Nuovo ospedale a Bellinzona e un centro formativo a Pollegio

Da www.laregione.ch
Il Consiglio di Stato chiede 16 milioni per acquistare i terreni in città e riorientare l’ex Infocentro di AlpTransit nella Bassa Leventina

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio.  

Il Consiglio di Stato, nella sua ultima seduta, ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dall’Esercito dei terreni della Saleggina a Bellinzona, da decenni usati come stand di tiro e sede di accampamenti militari, oltre che per il pascolo di mucche. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, di sistemazione idraulica e di rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino con l’inserimento del previsto parco fluviale. La richiesta di credito che il Governo cantonale ha sottoposto al Gran Consiglio consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio. Il costo per l’acquisizione di cinque particelle alla Saleggina per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 metri in zona agricola qualità Sac (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità Sac).    L’operazione, una sorte di Tetris presentato ufficialmente questa mattina alla stampa, consiste nella cessione del terreno della Saleggina da Armasuisse al Cantone e nel passaggio di proprietà del terreno di Pollegio da AlpTransit ad Armasuisse, con successivo passaggio dell’Infocentro dall’Esercito al Cantone per servizi di pubblica utilità.

I terreni alla Saleggina – l’unico comparto ritenuto adeguato per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale in ottica nuovo ospedale regionale – appartengono oggi al Dipartimento difesa, protezione della popolazione e sport. Attualmente l’Esercito li usa quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo Sa (Atg) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Parlamento cantonale approverà il messaggio – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’Eoc per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività. 

L’Infocentro verso una seconda vita
La mediazione svolta dal Di ha permesso di raggiungere altri obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione col Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del territorio – del previsto parco fluviale nei comparti Saleggina e Boschetti (Sementina). Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di Atg a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. 

Questa mattina, durante la presentazione del messaggio governativo, il direttore del Di Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per esseri riusciti a mettere insieme gli interessi di tutti gli attori coinvolti, i quali ne escono tutti vincitori. «Ora speriamo che il credito possa essere accolto in tempi brevi dal parlamento», ha aggiunto Gobbi, ricordando il lungo ma accurato iter osservato negli ultimi 5 anni.

Mario Branda, sindaco di Bellinzona, ha evidenziato l’appagamento a nome di tutto il Municipio in un giorno che segna un passo decisivo per entrambi i progetti che riguardano la Città. «Piace molto l’idea di avere un Parco fluviale accanto al futuro ospedale», ha detto il sindaco, ricordando come fino al 1’500 l’ospedale San Giovanni si trovasse presso il viale del Dragonato. La struttura fu poi temporaneamente trasferita vicino alla chiesa San Biagio a causa dei pericoli generati dalla periodiche piene del riale Dragonato. Una prossimità tra ospedale e fiume che sarà invece garantita in futuro, grazie appunto al Parco fluviale che andrà ad offrire alla popolazione maggiori opportunità per fruire del fiume e della natura circostante. 

Stand di tiro sul Monte Ceneri 
Come noto, sarà il poligono cantonale previsto sul Monte Ceneri a rimpiazzare lo stand di tiro della Saleggina (che sarà smantellato). All’investimento finanziario di 60 milioni di franchi parteciperà anche la Città di Bellinzona. La messa in esercizio del nuovo poligono non è prevista prima del 2026. 

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Da www.cdt.ch

Il Governo pensa al futuro dell’ospedale di Bellinzona
Con un credito di oltre 16 milioni di franchi il Consiglio di Stato ha acquisito i terreni in zona Saleggina per la progettazione del nuovo comparto del nosocomio e la sistemazione del fiume Ticino – Questo passo consentirà anche l’acquisto dell’Infocentro a Pollegio

Il Consiglio di Stato ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo comparto dell’Ospedale regionale di Bellinzona e la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino. Il credito accolto dal Governo consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio.

Si tratta di un’operazione su tre fronti che parte dall’acquisizione di 5 particelle alla Saleggina in territorio di Bellinzona per un totale di oltre 214mila metri quadrati. Una superficie – l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) in ottica nuovo ospedale regionale – oggi di proprietà della Confederazione (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport). Attualmente l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo SA (ATG) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Gran Consiglio approverà il messaggio adottato dal Consiglio di Stato – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’EOC per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività.

Ma la mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni ha permesso di raggiungere altri qualificanti obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del Territorio – della sistemazione del Fiume Ticino, Parco fluviale Saleggina e Boschetti. Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di ATG a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Il costo per l’acquisizione delle 5 particelle per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 m2 in zona agricola, qualità SAC (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità SAC).

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio  

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio  

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua ultima seduta, ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo comparto dell’Ospedale regionale di Bellinzona e la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino. Il credito accolto dal Governo consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio.

Si tratta di un’operazione su tre fronti che parte dall’acquisizione di 5 particelle alla Saleggina in territorio di Bellinzona per un totale di oltre 214mila metri quadrati. Una superficie – l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) in ottica nuovo ospedale regionale – oggi di proprietà della Confederazione (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport). Attualmente l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo SA (ATG) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Gran Consiglio approverà il messaggio adottato dal Consiglio di Stato – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’EOC per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività.

Ma la mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni ha permesso di raggiungere altri qualificanti obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del Territorio – della sistemazione del Fiume Ticino, Parco fluviale Saleggina e Boschetti. Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di ATG a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Il costo per l’acquisizione delle 5 particelle per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 m2 in zona agricola, qualità SAC (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità SAC).