Visita di cortesia dell’Ambasciatrice della Croazia

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice della Croazia

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Andrea Bekić, Ambasciatrice della Croazia per la Svizzera. L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti di attualità.

La visita di cortesia dell’Ambasciatrice Andrea Bekić è stata l’occasione per discutere svariati temi di attualità in campo politico e sociale, e per analizzare le relazioni economiche a livello federale – dati gli intensi scambi che legano i due Paesi e che fanno della Croazia il secondo partner commerciale della Confederazione del sud-est europeo. È stata inoltre dedicata particolare attenzione alla situazione della pandemia da coronavirus, che sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari di tutta l’Europa. 
Il Presidente del Consiglio di Stato ha inoltre condiviso alcune informazioni sulle particolarità che distinguono il Ticino nel contesto culturale, politico e socio-economico svizzero, e discusso i progetti attuali e le sfide che attendono il Cantone.

“Le scelte giuste ci proteggono”

“Le scelte giuste ci proteggono”

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Le-scelte-giuste-ci-proteggono-13535845.html

È lo slogan della nuova campagna lanciata mercoledì dal Governo ticinese. “Limitare il numero di contatti personali”. E Merlani nel video spiega come si mette la mascherina

“Evitare un nuovo lockdown” è lo scopo della nuova campagna di sensibilizzazione presentata oggi dal Consiglio di Stato. Una campagna dallo slogan “Le scelte giuste ci proteggono”, in cui è stata sottolineata l’importanza della limitazione dei contatti personali, oltre al rispetto delle regole di igiene personale e di distanziamento. Non cambia tuttavia il colore della campagna di sensibilizzazione, che resta arancione: “Non siamo ancora in una fase rossa, manteniamo la calma, la situazione è sotto controllo, ma ci preoccupa”, ha dichiarato Norman Gobbi. “L’obiettivo è di mantenere la situazione sanitaria sotto controllo e salvaguardare la vita e la libertà delle cittadine e dei cittadini. Siamo pronti a compiere nuovi passi se dovesse essere necessario”, ha proseguito il capo del Governo ticinese.

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Da www.tio.ch

«Scegliamo con chi avere contatti stretti»
Oggi nel nostro cantone sono stati segnalati altri 255 casi. Negli ospedali sono ricoverate 35 persone
Le autorità cantonali hanno fatto il punto della situazione sull’andamento della pandemia in Ticino. Lanciata una nuova campagna: «Le scelte giuste ci proteggono»

La seconda ondata di coronavirus è arrivata. Anche in Ticino. Oggi nel nostro cantone le autorità sanitarie cantonali hanno segnalato 255 nuovi casi accertati (sono praticamente raddoppiati rispetto al giorno precedente). E nelle strutture sanitarie ticinesi sono attualmente ricoverate 35 persone.
Ora è quindi più importante che mai: «Le scelte giuste ci proteggono» ha esordito oggi in conferenza stampa il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, lanciando la nuova campagna di prevenzione del Cantone. Una campagna che invita non solo al rispetto delle raccomandazioni igieniche e di distanziamento, ma che pone l’accento sull’importanza di limitare il numero quotidiano di contatti personali per contribuire a evitare la diffusione incontrollata del virus sul nostro territorio. Questo sia per salvaguardare la salute della popolazione sia per evitare un nuovo lockdown, «che non sarebbe sostenibile».

Gli ospedali sono pronti
 – Anche il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, direttore del DSS, ha fatto un appello alla responsabilità individuale. «Quanto la curva dei nuovi contagi sarà alta, dipende da noi e dai nostri comportamenti». Si parla anche di rinunce necessarie, per «rallentare la velocità dei contagi». In ogni caso, ha assicurato, le strutture ospedaliere ticinesi sono pronte: se necessario saranno creati poco più di duecento posti letto acuti alla Carità di Locarno e alla Clinica Luganese Moncucco (così com’era già avvenuto durante la prima ondata pandemica della scorsa primavera, ndr).

La scuola? «Non è un luogo di contagio» 
– Lo scorso 31 agosto circa 50’000 allievi sono tornati nelle aule scolastiche. E proprio la scuola è a più riprese al centro delle discussioni relative alla pandemia. Ma – lo ha detto Manuele Bertoli, direttore del DECS – le lezioni in presenza sono fondamentali. E interromperle avrebbe «conseguenze drammatiche» per molti allievi. Fatto sta che «oggi la scuola non è un luogo di contagio», come ha assicurato il consigliere di Stato. «I piani di protezione nelle scuole sono stati messi in atto e funzionano. I numeri sono sotto controllo. Su 50’000 allievi, i casi positivi nelle scuole sono sotto la decina. E non ci risultano casi di ragazzi ospedalizzati o che vadano al di là del normale decorso». Per ora non si parla di un obbligo di mascherina alle scuole medie. «Il virus arriva da fuori».

I contatti vanno ridotti
 – Nelle ultime ventiquattro ore in Ticino sono stati registrati 255 nuovi contagi, con poco meno di mille test. Il tasso di positività che si aggira attorno al 22%, ha spiegato il medico cantonale Giorgio Merlani. E si osserva un aumento delle persone che vengono contagiate da un singolo caso positivo: se durante l’estate si parlava di un valore che era attorno all’1, ora si è saliti a 1,6-1,8. Quindi dieci persone ne contagiano 16-18. L’invito del medico cantonale – sulla scia della nuova campagna di sensibilizzazione – è di fare le scelte giuste, scegliendo con quante persone avere contatti stretti e con quale frequenza incontrarle. L’aumento della vita sociale mette infatti sotto pressione il contact tracing, che proprio in questi giorni in Ticino viene rinforzato per evitare ritardi.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1469472/cantone-casi-contatti-allievi-ospedali

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Da www.ticinonews.ch

“Le scelte giuste ci proteggono”
Nessuna nuova misura anti-Covid da Palazzo delle Orsoline. Presentata la nuova campagna di sensibilizzazione e l’ennesimo appello alla responsabilità individuale.
Gobbi: “Non siamo ancora in una fase rossa”, De Rosa: “Tasso di positività ci preoccupa”, Merlani: “Evoluzione non piacevole”

https://www.ticinonews.ch/ticino/le-scelte-giuste-ci-proteggono-NE3336078
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Da www.cdt.ch

«La situazione è preoccupante ma non fuori controllo»

Gobbi: «Al momento le partite non sono un problema»

Il primo a prendere la parola è stato il presidente del Governo Norman Gobbi: «Le scelte giuste ci proteggono è il nuovo messaggio lanciato oggi. Cambia il messaggio ma le priorità restano le stesse, salvaguardare la popolazione ed evitare un secondo lockdown. Non siamo ancora in una fase rossa ma l’evoluzione dei contagi ci preoccupa». «La situazione – ha precisato – non è comunque fuori controllo». «Bisogna tenere a mente che le misure non hanno un effetto immediato, ma solo nelle settimane successive alla loro introduzione. Valutiamo la tendenza e manteniamo la calma. Il Governo è comunque pronto a compiere nuovi passi», ha spiegato Gobbi. Nell’amministrazione cantonale sono state introdotte due misure: le mascherine e il telelavoro (da ieri e fino al 15 novembre). In generale, il Governo ribadisce l’importanza dei piani di protezione: «Al momento non abbiamo segnali che le partite rappresentino un problema, non dobbiamo però abbassare la guardia». «La Svizzera ha superato bene la prima fase pandemica proprio perché ha potuto contare sul federalismo», ha sottolineato Gobbi. «Non dobbiamo quindi dare credito a chi in questo momento cerca di minare questo principio: ogni cantone ha le sue peculiarità e nelle sue competenze prende delle decisioni».

https://www.cdt.ch/ticino/la-situazione-e-preoccupante-ma-non-fuori-controllo-AE3336561?_sid=iTsijLhC

Coronavirus – Il Governo rilancia la campagna di prevenzione

Coronavirus – Il Governo rilancia la campagna di prevenzione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha presentato oggi il proprio punto della situazione, in merito alla diffusione del coronavirus in Ticino. L’evoluzione dei contagi è seria e preoccupa il Governo, che ha ricordato le misure in vigore e presentato la nuova campagna di sensibilizzazione intitolata «Le scelte giuste ci proteggono». Sarà fondamentale, oltre al rispetto delle misure di igiene personale e di distanziamento, anche limitare i contatti e proteggere se stessi e le persone più vulnerabili.

Il Consiglio di Stato ha ricordato che le priorità delle autorità federali e cantonali è salvaguardare la salute della popolazione ed evitare un nuovo «lockdown», che non sarebbe sostenibile né socialmente né economicamente. La campagna di sensibilizzazione viene rilanciata oggi con il messaggio «Le scelte giuste ci proteggono». Oltre al rispetto delle raccomandazioni igieniche e di distanziamento, il Governo intende porre l’accento sull’importanza di limitare il numero quotidiano di contatti personali, una scelta che contribuisce in maniera significativa a evitare la diffusione incontrollata del virus. Un altro aspetto importante è l’uso della mascherina che solo se utilizzata in maniera corretta, in modo che copra naso e bocca, offre una protezione efficace. 

Le autorità cantonali rimangono attente alla situazione epidemiologica e agiscono con proporzionalità, in modo tempestivo e progressivo, mantenendo la calma e introducendo di volta in volta le misure più adeguate alla situazione. L’obiettivo è di mantenere la situazione sanitaria sotto controllo e salvaguardare la vita e la libertà delle cittadine e dei cittadini. Il Governo ha poi ricordato che il nostro sistema sanitario è in stato di prontezza, e che medici e personale sanitario hanno acquisito negli scorsi mesi una migliore conoscenza della malattia, per curare ancora meglio la nostra popolazione.

Per quanto riguarda la scuola, è stato spiegato che la situazione è sotto controllo e conferma la bontà dei piani di protezione adottati in Ticino. Il numero di contagi è molto basso in relazione agli oltre 50 mila allievi degli istituti del nostro Cantone, e la ricostruzione dei pochi casi positivi mostra che il virus viene contratto al di fuori dell’ambiente scolastico.

In merito alle misure in vigore in Ticino, è stato ricordato che a partire da questa settimana il Governo ha esteso l’obbligo di indossare la mascherina a tutti gli edifici dell’Amministrazione cantonale. Da ieri, e almeno fino al 15 novembre, l’accesso al telelavoro per il personale dell’Amministrazione cantonale è stato inoltre facilitato.

Flyer – le scelte giuste ci proteggono

Flyer – come si usa la mascherina

 

Oggi si valuteranno nuove misure

Oggi si valuteranno nuove misure

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 ottobre 2020 de La Regione

«Le decisioni del Consiglio federale ricalcano quanto noi e altri Cantoni sostanzialmente abbiamo deciso venerdì scorso. La novità è la riduzione da 30 a 15 persone per quanto riguarda gli assembramenti».
Così Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato ticinese in seguito al giro di vite dato dal Consiglio federale.

Ci sono novità all’orizzonte? «Abbiamo una pianificazione su quello che potrebbero essere le misure ulteriori da attuare, ma le prenderemo solo quando sarà necessario», spiega Gobbi. «Le prime riflessioni le faremo domani (oggi per chi legge, ndr) alla luce dei casi emersi nel weekend. Valuteremo se sarà necessario prendere ulteriori misure o semmai richiamare la cittadinanza a comportamenti più corretti», aggiunge il presidente del governo. A chiedere misure più stringenti, già nei giorni scorsi, era stato invece l’infettivologo Christian Garzoni, medico presso la clinica Moncucco. «Bisogna indossare la mascherina in tutti i luoghi chiusi. Lo dicono anche molti medici ed esperti, compresi quelli della Task Force Svizzera. Da qui l’invito alle associazioni economiche di fare pressione sui loro associati affinché introducano la prassi d’indossare la mascherina ai loro dipendenti negli uffici e nei luoghi di lavoro. La mascherina è una misura semplice, efficace che costa poco e non impatta in maniera importante sulla libertà delle persone». Si tratta quindi di usare il buonsenso.
Lo stesso ragionamento vale negli assembramenti spontanei. «Evitare di frequentare luoghi affollati e ritrovare gli amici in piccoli gruppi è un’altra misura efficace».

Votazioni consultive: il bilancio del Dipartimento delle istituzioni

Votazioni consultive: il bilancio del Dipartimento delle istituzioni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto del risultato delle votazioni consultive odierne per le aggregazioni dei Comuni di Bedano e Gravesano nonché di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio.
Due progetti aggregativi di opportunità e fortemente voluti dalle autorità politiche locali. Nelle prossime settimane l’esito delle urne sarà analizzato dalla Sezione degli enti locali e il Governo formulerà una proposta all’attenzione del Gran Consiglio.

Per quel che concerne l’aggregazione tra Bedano e Gravesano, il Dipartimento delle istituzioni riconosce l’esito della consultazione popolare odierna, che segna l’abbandono del progetto fortemente voluto dalle autorità politiche. Alla luce del risultato, i due Comuni continueranno a operare con l’assetto attuale. Gravesano rinnoverà i propri organi in occasione delle elezioni comunali dell’aprile 2021, mentre a Bedano resteranno in carica gli organi attuali, avendo proceduto lo scorso aprile con le elezioni tacite.
Il Dipartimento delle istituzioni approfondirà nelle prossime settimane il risultato del voto e presenterà al Governo una proposta di messaggio che definirà l’abbandono definitivo del progetto.
Nel caso dei quattro Comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio, il Dipartimento delle istituzioni ha invece preso atto della decisione popolare su un progetto nel quale le quattro realtà politiche hanno creduto.
Non avendo ottenuto l’unanimità dei Comuni del comprensorio, prossimamente sarà necessario analizzare i diversi scenari tenuto conto delle condizioni di legge.
In quest’ottica, in base ai margini concessi dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni e dopo aver sentito il parere della Commissione di studio e dei quattro Municipi interessati, il Dipartimento delle istituzioni sottoporrà le proprie valutazioni al Consiglio di Stato, il quale presenterà una proposta al Gran Consiglio.
Inoltre, unicamente nei Comuni nei quali la consultazione ha dato esito positivo (Maroggia, Melano e Rovio), il Governo valuterà – sentiti i rispettivi Municipi – di prolungare la legislatura degli organi in carica, prescindendo quindi dal rinnovo previsto il prossimo mese di aprile.
Infine, si rammenta che la cittadinanza era anche chiamata a scegliere il nome del futuro Comune tra “Val Mara” e “Basso Ceresio”. La maggioranza dei votanti e dei Comuni ha optato per il nome Val Mara. 

“Razionalità e fermezza ma senza creare panico”

“Razionalità e fermezza ma senza creare panico”

Il lavoro del Governo per contenere i contagi da Covid-19

“L’immagine del passo del montanaro vale oggi tanto quanto ieri. La strada che stiamo percorrendo è in salita e pericolosa. Sappiamo che non possiamo correre, pena il rischio di cadere e di farci male. Non possiamo nemmeno stare fermi, ma – come il buon camminatore – dobbiamo mantenere un passo regolare per essere sempre in sicurezza e con la garanzia di giungere alla meta. Nella lotta contro il coronavirus il Governo si muove proprio in questo modo”. Così si esprime il presidente del Governo Norman Gobbi, in un momento in cui la pressione mediatica per l’aumento dei casi di contagio si è fatta più insistente.

Il Consiglio di Stato ticinese ha dimostrato sinora una buona capacità di intervento. “Sono i dati a confermarlo, sottolinea Gobbi. Siamo stati i più colpiti in febbraio, marzo e aprile e abbiamo adottato le misure che ci hanno permesso di salvare il nostro sistema sanitario, mantenendo la capacità di cura di tutti gli ammalati e abbassando la curva dei contagi sino ad azzerarla. Dopo un’estate molto favorevole, il mese di ottobre si è aperto con un innalzamento dei contagi e subito siamo intervenuti, anche se la situazione ticinese è ben migliore rispetto a molti altri Cantoni. La Germania proprio per questo non ha incluso il Ticino nella lista delle aree a rischio, come invece fatto per 8 Cantoni. Abbiamo dovuto far chiudere i locali notturni (discoteche e simili); abbiamo dovuto imporre restrizioni a tutto l’ambito della ristorazione; abbiamo dovuto rendere obbligatorio l’uso della mascherina nei negozi, nei grandi magazzini e in tutti gli spazi pubblici. Oltre a tutte le altre misure già attive. L’obiettivo è chiaro: contenere i contagi non solo per non stressare il sistema sanitario, ma anche per preservare la capacità lavorativa di tutte le persone attive nelle aziende, sia pubbliche che private”.

Lei lo ha detto più volte: non possiamo giungere a un secondo lockdown. “E lo confermo. Oggi siamo in grado di seguire con molte più conoscenze le modalità di “movimento” del virus. Anche la sua virulenza – che esperti di fama mondiale affermano sia più contenuta – viene meglio affrontata. Sappiamo che lo strumento del contact tracing in Ticino funziona ed è indispensabile. L’autorità politica ha l’obbligo di soppesare tutte le variabili a sua conoscenza per giungere alle decisioni più opportune a favore della popolazione. È quanto abbiamo fatto e stiamo facendo, muovendoci, appunto, con il passo del montanaro. E applicando un’autonomia cantonale che finora ha dato, come detto, buoni risultati. Ma oggi rimane ancora indispensabile il richiamo alla responsabilità individuale. I comportamenti di ognuno di noi hanno una conseguenza diretta sulla nostra economia e sul nostro sistema sanitario. Dobbiamo esserne coscienti, applicando quindi le misure che vengono richieste, prime fra tutte l’igiene personale e il distanziamento fisico. Facciamolo tutti assieme con grande responsabilità”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi. 

“Non possiamo più comportarci come prima”

“Non possiamo più comportarci come prima”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi parla dell’obbligo in vigore da lunedì delle mascherine e della situazione nel nostro Cantone

Da lunedì entrerà in vigore nel Cantone l’obbligo delle mascherine negli spazi chiusi aperti al pubblico. Questo provvedimento si aggiunge a quello della mascherina obbligatoria nelle scuole postobbligatoria, confermato sempre oggi dal DECS. Il Presidente del Consiglio di Stato, intervistato da Teleticino, ha parlato di questa decisione, del coordinamento intercantonale contro il coronavirus, di sport, di case anziani, e dei possibili sviluppi futuri. Ricordando che: “Già in primavera avevamo capito che i nostri comportamenti devono cambiare”.

Da lunedì dunque entra in vigore l’obbligo di mascherine al chiuso?
“Esatto, è un ulteriore misura che abbiamo preso come Governo cantonale dopo quelle delle scorse settimane, che ricordo erano comunque molto più avanti rispetto ad altri cantoni che avevano registrato nelle ultime settimane un aumento esponenziale dei casi. Per esempio, a Zurigo oggi sono passati da 348 a oltre 700 casi. Noi siamo al momento siamo ancora ben al di sotto di questi numeri, anche in proporzione alla popolazione residente. L’obbiettivo non è di limitare ma di contenere il virus allo scopo di limitare il numero di quarantene che impattano sulla vita sociale ed economica di questo paese oltre a non sollecitare troppo le strutture sanitarie, che sono l’anello centrale della struttura”.

In questo modo seguite le sollecitazioni fatte anche oggi dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità di coordinare un’azione comune tra i vari Cantoni evitando. A vostro modo di vedere in questo modo sarà più efficace la lotta al coronavirus?
La lotta al coronavirus è efficace se i cittadini di questo paese partecipano a queste misure facendole proprie. Dal disinfettarsi regolarmente le mani, evitare gli assembramenti e mettere la mascherina quando c’è troppa gente e non è possibile tenere le distanze. Ricordiamoci che il virus è comunque presente. L’obiettivo dei cantoni invece è quello di dimostrare che il federalismo funziona: penso alla riunione di stamattina fatta in videoconferenza dai direttori della sanità pubblica, che hanno voluto coordinare fra loro diverse misure allo scopo di dimostrare alla popolazione e alla Confederazione che i Cantoni sono in grado di applicare delle misure. Il Cantone dei Grigioni lo ha già comunicato stamattina, noi lo abbiamo deciso oggi pomeriggio; altri cantoni andranno a definirlo durante il fine settimana. Vogliamo anche fare il gioco di squadra nella lotta al contenimento del virus, ma soprattutto evitare che si propaghi troppo velocemente. Lo abbiamo visto recentemente nel canton Svitto che a risentire sono le strutture sanitarie”.

Avete anche confermato la chiusura dei locali notturni, delle discoteche aggiungendo quella per i locali erotici. Ci sono altre novità per la ristorazione?
“Abbiamo fatto un passo a favore degli avventori. Negli esercizi pubblici abbiamo deciso che chi entra solo a bere un caffè per un tempo limitato, entra con la mascherina, si siede ma non deve notificare i suoi dati. Questo penso sia un aspetto positivo a favore di chi negli scorsi giorni ha segnalato la necessità di uno sgravio amministrativo, penso a Gastro Ticino. L’obiettivo non è rallentare la vita quotidiana, ma rallentare il virus. Questa nuova norma permette ai cittadini di continuare nella normalità, a patto di mantenere la corretta attenzione. Infatti la notifica permette il tracciamento. È importante mantenere la responsabilità individuale perché anche il tracciamento in questi giorni è stato fortemente sollecitato. Sotto la lente degli epidemiologi ci sono anche gli eventi privati come i matrimoni, le cene o le feste che sempre più spesso si trasformano in focolai peggiorando la situazione del tracciamento dei contatti“.

In questo senso ci sono novità in Ticino?
“Rimangono in vigore le norme attuali, in Ticino non abbiamo avuto focolai importanti e credo che sia da ascrivere al buon comportamento della nostra popolazione. Importante è fare attenzione proprio in quelle situazioni. Se penso anche al mondo sportivo, nell’occhio del ciclone in questi ultimi giorni, non penso che i contatti avvengano all’interno degli spogliatoi o durante la pratica dello sport ma è soprattutto dopo o prima l’attività sportiva. È in questi momenti che bisogna richiamare la responsabilità individuale, applicare i piani di protezione: ogni singola azione ha un effetto. Magari non direttamente sul sistema sanitario, ma per esempio se metto una squadra in quarantena sfalso comunque un campionato. Lo abbiamo visto in questi giorni che alcune squadre non potranno giocare creando un problema organizzativo, anche per i tifosi che vogliono godere della loro passione. In più sono giornate di lavoro che vengono bruciate. Se si possono evitare queste “bruciature” dal punto di vista economico e sociale, si può anche evitare una bruciatura molto più grave, quella del sistema sanitario”.

Molti si complimentano con il governo per aver preso questa decisione che molti sembra aspettassero. Riguardo allo sport, alcuni si chiedono se non sia il caso di fermarlo.
“In questo momento lo sport non è un problema: lo abbiamo visto nei grandi eventi, non abbiamo nessuna prova che in quelle situazioni ci siano stati dei contagi. Proprio nel dimostrare che si può convivere con questo virus, rispettando le semplici regole di igiene accresciuta, alla fine, si concorre al raggiungimento di più obiettivi: quello di evitare il confinamento, che sia personalmente che come membro del governo, non vogliamo più avere in Canton Ticino. Ma per non averlo dobbiamo comportarci correttamente. Questo è l’elemento centrale in questa discussione. Poco fa sono passato di fianco a un matrimonio a Palazzo civico a Bellinzona: sono situazioni che possono continuare se gestite correttamente. Ovvio che non è la grande festa che tutti vorremmo fare, ma lo abbiamo capito già in primavera che i nostri comportamenti devono cambiare. Durante l’estate abbiamo avuto belle occasioni per stare assieme ma adesso dobbiamo capire che non possiamo più comportarci come prima”.

Un altro tema delicato è quello delle case anziani. Si sono appena aperte le porte di queste strutture dopo un lungo periodo e con un grande sospiro di sollievo, adesso c’è il rischio che che si scelga di richiudere le porte?
“L’ambito delle case anziani è sempre stato sensibile, di quelli maggiormente sotto la lente d’attenzione da parte dell’autorità in particolar modo del Medico cantonale. Qui si tratta di rispettare i piani di protezione che tutelano sia gli ospiti che gli operatori e che chiedono a chi arriva dall’esterno maggior cura. Importante è seguire le regole perché come detto poco fa c’è sempre una conseguenza ai nostri comportamenti. Bisogna rispettare in maniera stretta tutte le regole e se c’è un dubbio rinunciare ad una visita, proprio a tutela dei nostri cari. Se necessario l’ufficio del Medico cantonale prenderà ulteriori misure ma in questo momento non ci sono state richieste”.

Per quanto riguarda gli obblighi introdotti da lunedì, ci saranno dei controlli? Se sì come verranno effettuati, sono previste delle sanzioni in caso di non rispetto?
“Io spero di non mai dover dare troppe sanzioni e spero che chi opera sul territorio non debba mai troppo intervenire. Questo vorrebbe dire che la popolazione di questo cantone ha fatto proprie le misure volute dal governo. L’obiettivo è far proprie queste misure e penso anche ai gestori dei vari locali: abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto delle normative previste, in questo caso spetta anche al cliente chiedere il rispetto; il comportamento sbagliato di un collaboratore può mettere in difficoltà gli avventori e da cliente, pur comportandomi correttamente, rischio di essere messo in quarantena per il comportamento sbagliato di qualcun altro. È il gioco di squadra che deve funzionare”.

«Sorpresa e preoccupazione per lo scontro istituzionale»

«Sorpresa e preoccupazione per lo scontro istituzionale»

Da www.cdt.ch

L’Ordine ticinese degli avvocati si è espresso sulla bufera che ha coinvolto in queste settimane la Giustizia
Gianluca Padlina: «L’auspicio è che le istituzioni coinvolte trovino il bandolo della matassa per tornare a lavorare con serenità»

«Abbiamo preso atto con sorpresa e preoccupazione della situazione che si è venuta a creare in seno alla Magistratura e dello scontro istituzionale tra il Consiglio della Magistratura e la Commissione giustizia e diritti». Così, al termine della consueta conferenza stampa annuale dell’Ordine degli avvocati del Cantone Ticino (OATI), il presidente Gianluca Padlina si è espresso sulla bufera che ha travolto in queste ultime settimane la Magistratura ticinese. «Fino ad ora – ha ricordato Padlina – non ci siamo espressi perché l’Ordine non è coinvolto in questa vicenda, così come non è parte, ovviamente, della procedura» che porta all’elezione dei magistrati. In questo delicato momento, dunque, l’auspicio dell’OATI è «che le istituzioni coinvolte trovino il bandolo della matassa per far sì che tutti gli organismi della Giustizia siano in grado di iniziare il nuovo anno potendo operare serenamente». E sull’accesso agli atti (riguardanti i cinque procuratori pubblici preavvisati negativamente dal Consiglio della Magistratura) negato alla Commissione, Padlina ha affermato: «Non essendo parte della procedura, ci risulta difficile dare una nostra posizione. A titolo personale, però, posso dire che i pareri espressi da diversi professionisti del settore sulla stampa (ndr. favorevoli a dare gli atti alla Commissione), sono piuttosto condivisibili». Padlina ha poi aggiunto che anche le fughe di notizie sono preoccupanti: «Che informazioni personali escano in questa maniera è qualcosa che crea un certo sconcerto». Insomma, concludendo Padlina ha evidenziato che si tratta di «situazioni che non fanno bene alla Magistratura», ed è quindi «un bene che vanga fatta una riflessione al riguardo».

L’assemblea
Detto della stretta attualità, la conferenza stampa di ieri è avvenuta, come di consueto, in occasione dell’assemblea generale ordinaria dell’OATI. «Un’assemblea – ha rimarcato il presidente – del tutto particolare». Per la prima volta l’OATI vista la situazione sanitaria l’ha organizzata in videoconferenza, e non in presenza. E proprio attorno al digitalizzazione è ruotata la prima riflessione di Padlina: «La necessità di affrontare la sfida della digitalizzazione è ormai divenuta oltremodo impellente e richiama necessariamente un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli per poter essere affrontata con successo. Per il Consiglio dell’OATI si tratta e si tratterà di una priorità». E in questo senso, riguardo al progetto lanciato a livello federale «Justitia 4.0», Padlina si è augurato che «possa andare avanti rapidamente» e che «anche a livello cantonale si faccia tutto quanto possibile».

Nell’anno segnato dalla pandemia, Padlina ha poi voluto sottolineare «gli ottimi rapporti di collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni e con la Divisione della giustizia». Rapporti che «si sono rivelati particolarmente importanti durante la fase più acuta dell’epidemia, quando il Consiglio dell’ordine è stato consultato a più riprese, ma ha anche avuto la necessità di interagire con le autorità cantonali e federali per segnalare tutta una serie di problematiche che andavano via via manifestandosi». E sempre sul tema pandemia, riguardo al diritto d’urgenza applicato dal Consiglio di Stato durante la fase più acuta, il presidente ha evidenziato che, «anche se oggi è ancora troppo presto per stilare un bilancio, a posteriori una riflessione sarà necessaria per capire se il quadro normativo è adeguato. È una situazione che non si verificava dalla seconda guerra mondiale, e sarà quindi importante fare una riflessione a tutti i livelli».

Edilizia ed accordo quadro
Il presidente dell’OATI è poi tornato sul progetto di revisione della Legge edilizia che a lungo ha impegnato l’Ordine: Abbiamo constatato «con piacere il fatto che una parte importante delle nostre osservazioni sono poi state effettivamente riprese. L’auspicio ora è quello che con il concorso di tutti gli attori coinvolti alcuni punti del progetto di revisione possano essere opportunamente rivisti».

Infine, guardando al futuro, riguardo all’accordo quadro con l’Unione europea Padlina ha rimarcato che, «al di là della discussione di fondo sulla necessità e sull’opportunità di procedere alla sottoscrizione di un simile accordo, è indiscutibile che per tutti gli attori della Giustizia costituirebbe una vera e propria rivoluzione rispetto alla situazione attuale. Questo non foss’altro che per la necessità di dover familiarizzare ed iniziare ad operare con nuove fonti del diritto. L’OATI monitorerà attentamente l’evolversi della situazione».

Accordo sui frontalieri? Attesa la firma entro fine anno

Accordo sui frontalieri? Attesa la firma entro fine anno

 

Da www.tio.ch
Ueli Maurer ha confermato in conferenza stampa che l’accordo sarà probabilmente sottoscritto entro fine anno.

Tuttavia, la procedura parlamentare per la sua entrata in vigore richiederà circa due anni.

L’accordo sull’imposizione dei frontalieri tra la Svizzera e l’Italia sarà firmato entro la fine dell’anno.
L’accordo, che è stato parafato da Italia e Svizzera nel 2015, sarà probabilmente sottoscritto dai due ministri delle finanze entro la fine dell’anno, hanno dichiarato il capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF) Maurer, in visita in Ticino, e il presidente del governo ticinese Norman Gobbi in occasione di una conferenza stampa.
La procedura parlamentare per la sua entrata in vigore richiederà tuttavia circa due anni in Svizzera, ha indicato Maurer. Quest’ultimo ha sottolineato che l’obiettivo della Confederazione e del Ticino è quello di ottenere una maggiore quota sulla tassazione dei lavoratori frontalieri e di combattere il dumping salariale, che sta portando a un forte calo dei salari nel cantone a sud delle Alpi. «Sono inferiori del 20% rispetto al resto della Svizzera», ha detto Gobbi.
Ogni giorno più di 60’000 frontalieri attraversano il confine per lavorare in Svizzera, in particolare in Ticino, ma anche nel Vallese e nei Grigioni. Finora sono stati tassati solo in Svizzera, sulla base di un accordo del 1974.
Berna trasferisce il 38,8% di questa imposta alla fonte all’Italia. Il denaro viene inviato a Roma e poi trasmesso ai Comuni di residenza dei frontalieri. In base all’accordo siglato nel dicembre 2015, in futuro i frontalieri saranno tassati in entrambi i Paesi.
Alla fine di settembre la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte hanno espresso l’auspicio che l’accordo sia pronto per la fine dell’anno. Entrambi hanno espresso la loro soddisfazione per i progressi compiuti.
Maurer ha aggiunto che, dopo aver concluso l’accordo sulla tassazione dei frontalieri, vorrebbe risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano per gli operatori svizzeri.

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Da www.rsi.ch/news

“Vecchi e nuovi frontalieri? No”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vecchi-e-nuovi-frontalieri-No-13521709.html

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13522144

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Da www.laregione.ch

Accordo frontalieri, sotto l’albero la firma con l’Italia
Entro la fine dell’anno Berna e Roma dovrebbero chiudere l’accordo. Si va verso due regimi: con i ristorni per i vecchi pendolari e senza per i nuovi

L’accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri, o meglio la revisione di quello parafato nel dicembre del 2015, è stato al centro dell’incontro odierno tra il Consiglio di Stato ticinese e il consigliere federale Ueli Maurer, capo del Dipartimento federale delle finanze (Dff). «L’obiettivo è quello di arrivare una firma ministeriale entro la fine di quest’anno per poi iniziare l’iter di ratifica la quale potrebbe concludersi, almeno da parte svizzera, nel 2023», ha ricordato Ueli Mauer durante un breve incontro con la stampa. Dal punto di vista ticinese, come ha spiegato Norman Gobbi, presidente del governo, il nuovo accordo dovrebbe avere almeno due conseguenze, entrambe positive: «la lotta al dumping salariale e quindi alla concorrenza sleale sul mercato del lavoro e portare un beneficio alle casse cantonali per far fronte ai maggiori costi – soprattutto infrastrutturali – causati dagli oltre 62mila pendolari che ogni giorno entrano in Ticino».

Durante l’incontro con la stampa non sono stati presentati dettagli, in quanto ancora in evoluzione. Gobbi ha comunque affermato che la bozza di intesa che c’è ora sulla carta sembra soddisfare gli obiettivi del governo ticinese. «Bisogna ora affinare i dettagli tra le parti, perché se si può essere d’accordo sulle linee generali è nei dettagli che potrebbero annidarsi i problemi». A ogni modo la Confederazione e Cantone hanno discusso dell’accordo sull’imposizione dei frontalieri in spirito di reciproca consultazione, con l’obiettivo che Berna e Roma firmino l’intesa il prima possibile e a beneficio di entrambi: per Berna mantenere buone relazioni diplomatiche con l’Italia e per Bellinzona aumentare la certezza giuridica a lungo termine. Per quanto è dato di sapere, infatti, il regime dei ristorni (la Svizzera tassa e poi restituisce all’Italia – via Ticino – una parte delle imposte pagate dai lavoratori frontalieri, ndr) dovrebbe andare a esaurirsi nel giro di qualche anno dall’entrata in vigore della revisione dell’accordo. È quindi verosimile che per un periodo di tempo coesisteranno due regimi fiscali: uno per i frontalieri di vecchia data, per i quali varrà il regime dei ristorni e un altro per i nuovi che sottostanno alla futura intesa rivista. Il Ticino, che attualmente trattiene il 62% delle imposte alla fonte dei frontalieri residenti nella fascia di 20 chilometri dal confine svizzero, potrebbe aumentare questa soglia all’80% lasciando all’Italia la tassazione sul rimanente 20%. Il rapporto previsto nell’accordo parafato nel 2015 era 70 a 30, quindi l’impatto positivo sulle casse cantonali è certo. 

La storia
Ricordiamo che nel dicembre del 2015 Svizzera e Italia hanno parafato un nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri per sostituire l’accordo in vigore dal 1974. Secondo l’intesa, i frontalieri saranno tassati in linea di principio sia in Svizzera, lo Stato in cui svolgono l’attività lavorativa, sia in quello di residenza, in modo da semplificare le norme sull’imposizione.
A causa di diversi nuovi sviluppi, finora non è stato possibile firmare l’accordo parafato nel 2015. Lo scorso 28 settembre, il consigliere federale Ignazio Cassis, a sua volta a Bellinzona per incontrare gli esecutivi cantonali ticinese e grigionese, aveva indicato che negli ultimi mesi erano stati compiuti progressi in vista della conclusione dell’accordo.
L’indomani, la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, dopo un incontro con il premier italiano Giuseppe Conte a Roma, aveva fatto stato di un “avanzamento” delle discussioni con l’Italia e indicato di aver potuto “concretizzare e definire i parametri di una soluzione”. ‘Abbiamo constatato che esiste questa intesa per avanzare molto rapidamente, questo vuol dire anche firmare questo accordo prima della fine di quest’anno”.
Dello stesso tenore le affermazioni del presidente del Consiglio italiano: “Con la presidente Sommaruga abbiamo salutato con favore i progressi fatti dal Ministero (italiano) dell’economia (e delle finanze) e dalla Svizzera per un negoziato sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri: vogliamo un accordo quanto più possibile favorevole nel reciproco interesse e auspichiamo che possa essere raggiunto entro fine anno”.
Pur non fornendo indicazioni temporali, l’incontro odierno sembra dunque confermare le considerazioni di Sommaruga e Conte: “In occasione dell’incontro con il Governo ticinese, il consigliere federale Ueli Maurer ha illustrato i risultati emersi dai contatti più recenti con il Ministero delle finanze italiano riguardo all’imposizione dei frontalieri. Dal canto suo, il Governo ticinese ha esposto il proprio parere sui contenuti principali dell’accordo. Anche grazie a questa consultazione tra la Confederazione e il Cantone Ticino, Svizzera e Italia auspicano di poter procedere quanto prima alla firma dell’accordo”.
L’incontro è stato inoltre l’occasione per un confronto su altri temi di attualità in ambito finanziario e fiscale, come le misure per arginare le conseguenze della crisi causata dal coronavirus. Maurer ha anche affermato che con l’Italia è sempre aperto il dossier dell’accesso al mercato per quanto riguarda gli operatori finanziari svizzeri.

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Da www.cdt.ch
Accordo sui frontalieri in vigore non prima del 2023
Il consigliere federale Ueli Maurer ha informato il Governo ticinese sullo stato delle trattative con l’Italia: «In questi mesi i rapporti con Roma sono migliorati»
Norman Gobbi: «Finora abbiamo pagato il conto di questo stallo diplomatico»
 

Dopo cinque anni di stallo, mosse e contromosse politiche tra Berna, Roma e Bellinzona sembra proprio che la vicenda legata all’intesa sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri si stia avviando verso la tanto attesa conclusione. L’accordo, che andrebbe a sostituire quello attualmente in vigore e risalente al 1974 «potrebbe entrare in vigore già nel 2023». La conferma è arrivata direttamente dal capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer, che ieri ha aggiornato il Governo ticinese sull’andamento dei negoziati con la vicina Penisola su questo dossier che, come detto, si trascina da ormai cinque anni.

 
Ad Agno nel 2016
Per Maurer quella di ieri non è stata l’unica visita in Ticino incentrata sull’accordo fiscale. Un incontro con il Governo cantonale si era tenuto l’8 marzo del 2016 e anche in quell’occasione si era discusso dello stato delle trattative con Roma. Eppure la sensazione comune è che questo colloquio rappresenti la tanto attesa accelerata. D’altronde in tempi non sospetti altri due consiglieri federali – Ignazio Cassis lo scorso 28 settembre a Bellinzona e Simonetta Sommaruga il giorno successivo a Roma – avevano ribadito che sì, le trattative dovrebbero concludersi entro la fine del 2020. In questo senso, Maurer ha confermato che negli ultimi mesi i rapporti diplomatici con Roma sono notevolmente migliorati. Tanto da far compiere passi avanti importanti: «Negli scorsi mesi abbiamo migliorato i rapporti con l’Italia e oggi possiamo discutere di temi che negli scorsi anni ha sempre evitato di affrontare. Adesso stiamo affinando gli ultimi dettagli in modo da arrivare alla firma entro l’anno», ha spiegato Maurer al Corriere del Ticino. Su questi dettagli, alcuni dei quali già emersi negli scorsi giorni a mezzo stampa (come ad esempio la quota di prelievo delle imposte alla fonte o la retroattività), il consigliere federale ha mantenuto il più assoluto riserbo «per non indebolire la posizione della Svizzera». Un cambio di rotta netto, il suo, rispetto agli scorsi anni, caratterizzati forse da un eccessivo trionfalismo che, come accaduto per l’accordo quadro con l’UE, ha messo i bastoni tra le ruote alla diplomazia elvetica. «In queste fasi conclusive bisogna essere prudenti affinché tutte le parti possano comprendere bene tutti questi dettagli», ci conferma il capo del Dipartimento federale delle finanze. In ogni caso, «stiamo andando verso una situazione win-win per la Svizzera e per il Ticino». E proprio le richieste ticinesi, ha evidenziato, sono state trattate in «maniera costruttiva» da Berna. Il prossimo passo, ha confermato, sarà risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano da parte degli operatori elvetici.
 
L’iter parlamentare
La firma, come detto, è attesa entro il 1. gennaio 2021 ma questo atto, seppur molto atteso, non implica l’entrata in vigore immediata del nuovo accordo. Lo stesso, ha ribadito il consigliere federale, dovrà prima superare un duplice iter parlamentare, svizzero e italiano. «Dopo la firma il Consiglio federale licenzierà un messaggio all’attenzione del Parlamento. Di norma in Svizzera questo iter dura circa due anni, in Italia un po’ meno. Quindi l’entrata in vigore è prevista non prima del 2023».
 
I due obiettivi
Un cauto ottimismo è filtrato anche dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il quale ha confermato che il Ticino «accoglie con favore la ripresa del dialogo e sosterrà questo nuovo accordo, a patto che consenta di raggiungere i due obiettivi che ci siamo prefissati: lottare contro il dumping salariale tramite una maggiore imposizione dei frontalieri e garantire al territorio maggiori ricadute fiscali a copertura costi generati da questi lavoratori». Su questo punto, ha sottolineato, «abbiamo ricevuto rassicurazioni da parte di Maurer».«I feedback che abbiamo ricevuto oggi e l’ultima settimana di settembre da Cassis e dalla visita a Roma di Sommaruga lasciano intendere che l’intenzione sia quella di chiudere il nuovo accordo», ha proseguito. Tuttavia, ha rimarcato Gobbi, «finora il Ticino ha pagato il conto di questo stallo diplomatico, soprattutto a livello di risorse fiscali che sono venute a mancare».Il presidente del Governo ha poi ripercorso questi cinque anni di attesa, durante i quali il Ticino ha più volte fatto sentire il proprio malcontento. «Malgrado la parafatura dell’accordo l’Italia ha disatteso le aspettative di Confederazione e Cantoni. In questo quinquennio il Ticino non è però rimasto a guardare e ci siamo resi protagonisti di un’iniziativa di politica estera dal basso» culminata nella lettera firmata congiuntamente il 30 marzo scorso dall’allora presidente del Governo Christian Vitta e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e indirizzata ai ministri dell’Economia di Roma e Berna.