Lo sci piange Doris De Agostini «Corri ancora, ovunque tu sia»

Lo sci piange Doris De Agostini «Corri ancora, ovunque tu sia»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 23 novembre 2020 del Corriere del Ticino

La campionessa ticinese, bronzo ai Mondiali di Garmisch, si è spenta all’età di 62 anni Le lacrime di Mauro Pini ed Enzo Filippini, il ricordo del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi «Ero una ragazzina quando la vidi realizzare il suo sogno, che esempio» dice l’amica Michela Figini

È stata la prima. Sarà sempre la prima. Perché Doris De Agostini era veloce. E determinata, forte, magnifica lungo i pendii innevati. Lo dice, con gli occhi umidi e la voce rotta dall’emozione, Enzo Filippini. Lo storico presidente di TiSki, la Federazione di sci della Svizzera italiana. «Potrei raccontare un milione di cose» spiega l’ex dirigente. «Ma vorrei ricordare Doris per il suo sorriso, per la gioia di vivere, per il sole che portava ovunque. Ha fatto da apripista ad un intero movimento, raggiungendo vette incredibili. Spero, ora, che continui a correre e a sorridere. Anche se si trova in un altro posto».
Nata ad Airolo, discesista di razza, Doris si è spenta dopo un brutto male. Aveva 62 anni. Lascia un vuoto immenso. «Lei, quando correva, era la vita» ricorda ancora Filippini, devastato dalla notizia. Un bronzo ai Mondiali di Garmisch, nel 1978, due partecipazioni alle Olimpiadi, nel 1976 a Innsbruck e nel 1980 a Lake Placid. E ancora otto vittorie in Coppa del mondo e un totale di diciannove podi, con l’affermazione nella generale di discesa nel 1983 a discapito di Maria Walliser, un mostro sacro.
Nessuna ticinese, prima, aveva saputo far vibrare i cuori degli appassionati. Dopo, sarebbero arrivate Michela Figini e Lara Gut-Behrami. Doris era una predestinata, aveva le stimmate della campionessa. Lasciò le gare a soli 25 anni. Con il sorriso, salutando tutti. Da vincente, come apparve nel 1976 a Bad Gastein, in Austria, una mattina di gennaio. Fu la sua prima vittoria in Coppa del mondo.

Quel paio di scarponi
Il Ticino dello sci, ma non solo, piange la campionessa e piange la persona. Affabile, disponibile, solare appunto. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si unisce al coro di ricordi. Leventinese come Doris e, di riflesso, ancora più legato al mito, Gobbi affida ai social il suo pensiero: «Cara Doris, come da tradizione ereditai i tuoi scarponi al terzo passaggio oramai oltre trent’anni fa. Sei stata discreta e disciplinata fino alla fine di questo crudele destino che ti ha voluto strappar via troppo velocemente».

La stazione di Airolo
Un esempio. Per tutti. Mauro Pini, altro airolese purosangue, ricorda la campionessa: «Non solo dal punto di vista sportivo, ma anche come persona. Doris aveva un grandissimo attaccamento alle sue origini, era fiera di essere una donna di valle. Ed è riuscita a sconfiggere quegli stereotipi tipici di chi non ha mai vissuto in queste regioni discoste. Ha dimostrato che lottando e fissando degli obiettivi chiari dinanzi a sé, è possibile arrivare lontano e raggiungere grandi risultati. La sua dedizione ha segnato un’epoca e ha avuto una grande influenza per la gente del posto e non solo». Due i momenti più vividi legati a Doris nei ricordi di Pini: «Il primo è certamente il suo arrivo in treno, alla stazione di Airolo, dopo aver vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali di Garmisch. Il paese intero accorse per celebrare quell’impresa: io ero un ‘‘bocia’’, ma me lo ricordo come fosse ieri. Il secondo invece è un momento molto più recente, vissuto lo scorso inverno. Insieme a Doris abbiamo inaugurato una pista ad Airolo dedicata a lei e a Michela Figini. È stata una giornata indimenticabile. Airolo ha perso una persona eccezionale. Doris è stata una leggenda per il paese, la valle e il Ticino intero».

Lara: «Che bella la sua felicità»
Leggenda richiama leggenda. E così, va da sé, anche Michela Figini si unisce al dolore per la perdita di Doris De Agostini. Campionessa olimpica nel 1984 a Sarajevo, argento nel 1988 a Calgary, due generali di Coppa del mondo in bacheca oltre a tre medaglie iridate, «Michi» parla innanzitutto via Facebook. Una foto assieme all’amica, un cuore, ricordi ed emozioni che si accavallano. «Avevo dodici anni quando la vidi realizzare il suo sogno» racconta Michela alla RSI. «È sempre stata un esempio, lei toccava il cuore. Un esempio di coraggio, forza, era una che non mollava mai. Con lei non ho gareggiato molto, un anno. Io ero agli inizi e lei alla fine e, forse, per me la strada è stata più facile. Ma, ripeto, è stata un grandissimo esempio per me».

Lara Gut-Behrami insiste sulla persona e sul sorriso. «È vero, non ho conosciuto Doris come atleta» spiega via Skype la vincitrice della generale nel 2016. «L’ho vista e abbracciata al traguardo, però, durante le mie gare. Era più felice lei di me, spesso. Io sono cresciuta con il mito di Doris e Michela grazie a mio papà e a mio zio che sciavano con loro».
È stata la prima. Sarà sempre la prima. Perché Doris De Agostini era veloce. E determinata, forte, magnifica lungo i pendii innevati. Lasciò il circo bianco presto, troppo presto ahinoi. Addirittura, voleva abbandonarlo prima, quando aveva solamente 23 anni. A convincerla del contrario fu il suo tuttofare e allenatore, come riferisce il «Blick» . Doris ha lasciato presto, troppo presto i suoi affetti, la sua Airolo e il Ticino tutto. A noi sfegatati dello sci resteranno il ricordo e le vittorie. E rimarrà quel sorriso contagioso.

(immagine: www.sciclubairolo.ch)

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Promessi più aiuti economici agli ambienti toccati dalla pandemia.
“Aspettiamo le decisioni delle Camere”

Sono settimane difficili nella lotta al contenimento dei contagi al nuovo coronavirus. Ma le misure introdotte del Consiglio di Stato, accanto a quelle volute dell’autorità federale, negli ultimi giorni hanno dimostrato di essere efficaci per stoppare la curva ascendente. “Durante questa settimana un altro aspetto si è rivelato molto positivo – afferma il Presidente del Governo Norman Gobbi. Sto parlando del riconoscimento da parte del Consiglio federale di quanto il Ticino assieme agli altri Cantoni ha chiesto, ossia un maggior sostegno economico alle attività che soffrono di questa situazione. Occorre però ancora aspettare l’approvazione delle Camere e dunque bisogna essere prudenti. Tra le misure avanzate dal Consiglio federale sottolineo in particolare non solo agli aiuti aumentati di cui potranno beneficiare i lavoratori del mondo culturale e dello sport professionistico e semiprofessionistico, ma anche al sostegno potenziato per altre realtà economiche – definite “di rigore” – che fanno fatica a superare questi mesi difficili. La Confederazione porterebbe a 1 miliardo di franchi (mille milioni di franchi come ha sottolineato Ueli Maurer) questo aiuto e si accolla i ¾ della spesa (l’altro terzo rimane ai Cantoni). Sono gli interventi che avevamo chiesto. Ciò conferma che se si agisce uniti i Cantoni hanno una elevata forza contrattuale. E soprattutto dimostra quanto sia importante il nostro sistema federalista”.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi sviluppa altri due temi. Sentiamolo: “Berna, attraverso le parole del Consigliere federale Alain Berset giunto giovedì a Lugano, ha lodato l’impegno del Ticino sia nella prima fase della crisi in primavera sia per quanto sta facendo ora. L’esperienza ticinese è stata determinante per tutta la Svizzera, anche se nell’adeguamento del sistema sanitario il Ticino ha saputo far tesoro di ciò che era capitato in marzo e aprile, un po’ meno – mi pare di constatare – è avvenuto in altri Cantoni. Vuol dire anche che la determinazione dimostrata in primavera dal Governo ticinese per ottenere da Berna una finestra speciale di crisi legata alla situazione a sud delle Alpi era più che giustificata”.

Il secondo argomento tocca invece le questioni delle multe per chi trasgredisce agli obblighi voluti per diminuire i contagi, in particolare si pensa al mancato uso della mascherina dove invece è obbligatoria: “Sottolineo subito che per me intervenire con una multa rappresenta l’ultima ratio, nel senso che più importante è riuscire a convincere i cittadini sulla necessità di seguire determinate misure, perché ne va del bene di tutti. Detto questo, è chiaro che se quanto viene richiesto non trova accoglimento positivo allora bisogna giungere a una sanzione, sempre proporzionata comunque al caso. Finora non si può dare una multa come avviene, per esempio, per chi non si allaccia la cintura di sicurezza o parcheggia in zona vietata. Bisogna seguire una procedura detta “ordinaria”, ossia aprire un’inchiesta di polizia che viene valutata dalla Magistratura per giungere quindi a un eventuale decreto d’accusa. Procedura lunga che toglie l’effetto dissuasivo su coloro che hanno intenzione di non seguire le norme. Non sarà più così. Lo avevamo chiesto come Governo cantonale e come Direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. Anche in questo caso – per fortuna – siamo stati ascoltati dal Consiglio federale. L’ultima parola anche qui però spetta al Parlamento, che ne dovrebbe discutere nell’ormai imminente sessione invernale”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

Greta Gysin attacca Gobbi ma fa un buco nell’acqua, “in Ticino solo espulsioni regolari”

Greta Gysin attacca Gobbi ma fa un buco nell’acqua, “in Ticino solo espulsioni regolari”

La consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi) è rimasta con il cerino in mano. La sua interpellanza sulle revoche di permessi per stranieri in Ticino, da lei ritenute illegali, è stata letteralmente spazzata via dal Consiglio federale nella sua risposta divulgata ieri. 
La Gysin aveva interpellato il Consiglio federale lo scorso 24 settembre, alla luce del “famoso” servizio di Falò, ponendo in particolare la seguente domanda: “Come si pone il Consiglio federale di fronte all’agire del Consiglio di Stato ticinese, che ha (sic!) detta del Ministro delle istituzioni intenzionalmente ignora la legge e la giurisprudenza in materia di rinnovo e rilascio dei permessi di soggiorno?”
Ma il Consiglio federale non le ha dato soddisfazione. “Il Consiglio federale non è a conoscenza di decisioni pronunciate dalla sezione della migrazione del Canton Ticino che ignorerebbero le disposizioni legali vigenti e la pertinente giurisprudenza – si legge nella risposta all’interpellanza della Gysin -. Le autorità cantonali decidono in merito al rilascio, al rinnovo o alla proroga dei permessi nel quadro delle disposizioni legali e dei trattati con l’estero. Dispongono di un potere di apprezzamento cui possono avvalersi in conformità alle prescrizioni legali vigenti”. 
Il Consiglio federale ha confermato pure la legalità delle perquisizioni domiciliari, messa in dubbio dalla Gysin. “Per emanare la sua decisione – scrive il Consiglio federale – l’autorità si fonda sui documenti e sugli atti a sua disposizione. All’occorrenza, può effettuare accertamenti o sollecitare lo straniero a completare la sua domanda”.

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Comunicato stampa 
Nelle scorse settimane sono state presentate due iniziative promosse dal Cantone nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), il cui programma è stato ora modificato.
A seguito dell’evoluzione della situazione epidemiologica e dell’aggiornamento delle normative in vigore, la passeggiata urbana delle donne prevista per martedì 24 novembre 2020 a Lugano è rinviata a data da definire.
È invece confermato l’incontro in programma il giorno successivo, mercoledì 25 novembre 2020 alle ore 18.00 presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona. La presenza è limitata a 30 partecipanti con iscrizione obbligatoria all’indirizzo mail: bcb-segr.sbt@ti.ch. 
L’evento sarà l’occasione per discutere del volume “Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale”, in cui è analizzato il rapporto tra la violenza contro le donne e alcuni dei vettori culturali più incisivi.
La serata sarà aperta dal Presidente del Governo e Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà una delle autrici dello studio, Sveva Magaraggia, professore associato nell’Università degli Studi di Milano Bicocca, e due interlocutrici attente alla realtà locale, la storica e formatrice Lisa Fornara e la giornalista Francesca Mandelli.
Alla pagina www.ti.ch/violenza, nella rubrica “Agenda”, è possibile trovare il calendario delle iniziative promosse da diverse realtà territoriali per la Giornata internazionale del 25 novembre e segnalate all’indirizzo mail violenzadomestica@ti.ch. Al medesimo indirizzo possono riferirsi in ogni momento enti, associazioni e collettivi per segnalare eventi, incontri, manifestazioni da inserire nell’apposita pagina web.

Berset e il Dss: ‘Fate subito il test’ – Preoccupa il calo di tamponi fatti in Ticino

Berset e il Dss: ‘Fate subito il test’ – Preoccupa il calo di tamponi fatti in Ticino

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13616293

****

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 novembre 2020 de La Regione

«Sono impressionato per l’organizzazione della sanità qui in Ticino». È questa la valutazione, positiva, del consigliere federale Alain Berset dopo aver visitato alcune strutture e aver incontrato il Consiglio di Stato in corpore a Lugano. Il responsabile del Dipartimento dell’interno, davanti alla stampa, sul tema coronavirus rileva di «aver sentito fino a che punto la coesione governativa sia importante per rispondere a sfide come questa, abbiamo constatato gli sforzi fatti dal Ticino per aumentare le capacità in campo sanitario, per offrire cure di qualità per tutti, e un’organizzazione che mi ha colpito positivamente. In conseguenza della situazione difficile vissuta in primavera avete imparato parecchio, oggi siete messi molto bene. Ho avuto l’impressione di una grande solidità ed efficacia». Un Ticino «pionieristico» sottolinea Berset, perché «ha avuto un ruolo chiave, essendo stati voi i primi toccati in modo massiccio abbiamo imparato tantissimo». Parole che, ci spiega a margine della conferenza stampa il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, «devono essere l’ulteriore incoraggiamento per fare sempre di più e sempre meglio. Le giro a tutte le persone al fronte nelle strutture sanitarie, negli ospedali, tutte le infermiere, gli infermieri, i medici e coloro che, anche all’interno del Cantone e del Dipartimento, hanno lavorato molto alacremente traendo tutti gli spunti e gli insegnamenti della prima fase per dare il meglio ai malati e alla nostra comunità». Lancia un appello Berset, quello di fare i test: «È importante, non esitate a testarvi appena riscontrate dei sintomi. Non ci sono abbastanza persone che lo fanno, e invece è prioritario: per proteggere sé stessi, ma anche amici, colleghi, familiari». Messaggio importante anche per il direttore della Divisione della salute pubblica Paolo Bianchi: «Come Cantone ci uniamo con forza all’appello di Berset. C’è l’impressione che meno persone vanno a farsi testare in Ticino. C’erano le colonne, adesso forse complici le conseguenze negative tipo la messa in quarantena o difficoltà sul posto di lavoro, c’è meno tendenza a farsi testare subito, ma con uno stato di salute più grave». Un calo quantificabile? E da quando si riscontra? «È una decina di giorni che lo notiamo, eravamo sui 1’300/1’500 test al giorno, oggi siamo sotto ai mille». Tornando a Berset, riguardo ai vaccini chiarisce che per i prossimi mesi non saranno disponibili per tutti, e che bisogna quindi resistere l’intero inverno. I protocolli per l’omologazione «sono gli stessi per tutte le autorizzazioni di nuovi farmaci in Svizzera, nessun compromesso su qualità, sicurezza o efficacia, i vaccini prenotati saranno omologati solo se sicuri, efficaci e di buona qualità. Abbiamo la prospettiva di aver accesso a vaccini efficaci nel 2021». Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dal canto suo, infine, afferma che «il gioco di squadra tra Cantoni e Confederazione è stato e sarà importante» ed esprime soddisfazione perché «l’Autorità federale più volte ci ha dimostrato vicinanza, come con le finestre di crisi nella prima fase. Quando sono presenti dialogo e spirito di squadra tutto va per il meglio».

Eoc, da oggi tampone per tutti
Dopo i casi di coronavirus all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona e al Beata Vergine di Mendrisio, l’Ente ospedaliero cantonale corre ai ripari inasprendo le misure per circoscrivere i rischi di contagio. In particolare, “è stato deciso di attuare uno screening (tampone) sistematico per tutti i pazienti degenti all’Eoc prima della loro ammissione nelle strutture ospedaliere, compresi i pazienti ricoverati in urgenza. Inoltre, l’Eoc vuole favorire, dal punto di vista logistico, un maggiore distanziamento fra i pazienti”. Per quanto riguarda i pazienti elettivi, il tampone verrà effettuato 24 ore prima dell’ammissione in modo da ottenere il risultato del test prima dell’entrata in ospedale.

***

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Come a marzo, eppur diversi
Seconda visita di Alain Berset al Governo cantonale da quando è iniziata la pandemia: «Ho ritrovato la stessa coesione di allora» Dopo un passaggio alla Clinica Luganese Moncucco e all’Ospedale Italiano si è detto «impressionato dall’organizzazione delle strutture sanitarie»
«Cosa facciamo, teniamo la mascherina o la togliamo?». La domanda, posta ieri da Marco Borradori a Norman Gobbi, caratterizza da settimane, da mesi anzi, le fasi d’abbrivio delle conferenze stampa. Appunto, anche quella di ieri. Una conferenza stampa che ha seguito un incontro importante, quello tra il Consiglio di Stato ticinese e il consigliere federale Alain Berset. Il friburghese ha in effetti fatto visita (ufficiale) al nostro Cantone per la seconda volta – 1. Agosto e vacanze escluse – quest’anno. Molto diversi i contesti. Dal 19 marzo di Bellinzona al 19 novembre di Lugano molto è cambiato, molte cose sono accadute, molto si è imparato. Una lunga lotta. Basti pensare che se allora i casi confermati erano 638, ieri si è toccato quota 13.374. E il virus è ancora qui.

Cos’è cambiato
Ha detto bene, Alain Berset, quando ha spiegato: «Sono due diverse ondate: il virus è lo stesso, ma la situazione è cambiata». Si riferiva al nostro cantone, naturalmente. Come ricordato da Norman Gobbi, oggi presidente del Governo cantonale – allora il ruolo era di Christian Vitta -, allora, il 19 marzo, il Ticino era in sostanza il solo cantone colpito tanto duramente dal coronavirus. Gli altri stavano a guardare, in un misto di incredulità e indifferenza. La pandemia era un’epidemia e oltre San Gottardo si sarebbe manifestata soltanto più tardi. Ora i cantoni più colpiti sono quelli romandi. Da lì l’appunto di Borradori, che ha espresso vicinanza proprio alle città svizzere più toccate. Ripensando al mese di marzo, un appunto capace in un certo modo di generare un brivido molto vicino al surreale. Sì, oggi il Ticino è nelle condizioni, pur drammatiche, di empatizzare con altre realtà. Berset ha infatti lodato, una volta ancora, l’operato della politica ticinese e la risposta della popolazione. Una lode che sembrava andare oltre il botta e risposta di cortesie tipiche degli incontri diplomatici.

La risposta ticinese
Cortesie che a marzo erano in qualche modo rimaste fuori da Palazzo delle Orsoline. Allora il clima, tra le istituzioni, era più tirato. Il Cantone chiedeva alla Confederazione più attenzione, una maggiore comprensione di quanto stesse accadendo a sud delle Alpi. C’era l’impressione che Berna non avesse intuito la pericolosità del virus, della situazione. Ma Berset ieri ha riconosciuto lo stesso Consiglio di Stato di allora. «Una continuità fondamentale, che rappresenta un’importante coesione governamentale». E poi ha sottolineato: «L’organizzazione delle strutture sanitarie mi ha fortemente impressionato». Ieri il consigliere federale ha visitato la Clinica Luganese Moncucco e l’Ospedale Italiano. «Un’organizzazione che è anche conseguenza della lezione della prima ondata, di quel mese di marzo. Ciò che ne risulta è solidità, è efficacia. Anche questo parla a favore della coesione della politica ticinese. Va ricordato come il Ticino abbia giocato un ruolo chiave nel contesto nazionale di lotta al virus: molto abbiamo imparato dalla reazione ticinese, da come avete vissuto la prima ondata». Della serie: gli occhi del Paese erano puntati su questo ring. Qui dove molto si è giocato, in quel drammatico passaggio tra l’inverno e la primavera. «Pionieri», già, anche se ne avremmo fatto volentieri a meno.

«Reazioni sproporzionate»
Mentre Alain Berset parlava di coesione – una coesione che allora caratterizzava in fondo anche la risposta della popolazione -, abbiamo pensato ai vari sondaggi che sottolineano oggi un forte calo di fiducia nei confronti del Consiglio federale, più in generale della politica. Un calo di fiducia dimostrato anche dalle reazioni messe in piazza da parte della popolazione. Berset ha poi ammesso: «La reazione di consenso nei nostri confronti a marzo mi era sembrata sproporzionata. Ma allo stesso modo oggi mi sembrano sproporzionate alcune reazioni di dissenso. Mi rendo conto però che siamo confrontati con una situazione complessa da tempo e che oggi sono molte le istituzioni e le figure che si esprimono in merito alla pandemia. Tutti noi vorremmo poter voltare pagina rispetto a queste dinamiche, è un desiderio naturale». E poi, sulla gestione: «Ciò non condiziona il nostro lavoro. Il rischio che vedo semmai è che possa spingere parte della popolazione a non rispettare le misure». Si torna sempre lì, lo si farà ancora per mesi, tutto pur di non tornare a vivere l’ansia che aveva caratterizzato la prima ondata, quella stessa situazione, drammatica come quella attuale eppur diversa. Perché allora si aveva l’acqua alla gola, perché dove oggi ci sono le cortesie allora c’era soltanto la paura, l’ansia di essere rimasti soli.

Legge di applicazione alla legge federale sui giochi in denaro

Legge di applicazione alla legge federale sui giochi in denaro

Comunicato stampa

Nella seduta di mercoledì il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio concernente l’adeguamento della legislazione cantonale in ambito di giochi in denaro dopo l’entrata in vigore della nuova Legge federale sui giochi in denaro (LGD).  

Il 1. Gennaio 2019 è entrata in vigore la Legge federale sui giochi in denaro, dopo che il popolo nel 2012 aveva accettato il controprogetto del Consiglio federale diretto all’iniziativa popolare “Per giochi in denaro al servizio del bene comune”.
Questa nuova legge integra diverse novità materiali che, oltre a conferire alla Confederazione maggiori competenze normative rispetto al passato, hanno imposto l’adattamento delle legislazioni cantonali e degli accordi intercantonali in materia di giochi in denaro.
Uno specifico Gruppo di lavoro ha così elaborato un nuovo progetto di legge che tenesse conto delle modifiche introdotte a livello federale e delle peculiarità già presenti sul nostro territorio. L’obiettivo della nuova legge cantonale è quello di tutelare la popolazione dal gioco eccessivo e di ridurre gli abusi emersi negli ultimi anni. In essa si trovano le disposizioni concernenti l’ammissibilità, lo svolgimento, la sorveglianza, le misure di protezione e l’imposizione delle case da gioco.
La revisione della normativa sancisce, nel rispetto del margine di manovra concesso ai Cantoni, il divieto sul suolo cantonale di organizzare piccoli tornei di poker e scommesse sportive locali poiché il Governo ritiene che una loro ammissione comporterebbe più svantaggi che vantaggi, in particolar modo a livello sociale. Va inoltre sottolineata l’introduzione, a determinate condizioni, dell’esenzione dell’obbligo di richiedere un’autorizzazione per l’organizzazione di piccole lotterie qualora esse siano proposte direttamente da associazioni a carattere locale (sportive, culturali, religiose, ecc.).
Contestualmente, per quanto riguarda gli accordi intercantonali, il Governo è intenzionato a ratificare la convenzione sui giochi in denaro sul piano nazionale del 20 maggio 2019 (CGD) e pure l’accordo intercantonale sull’organizzazione in comune di giochi in denaro del 20 maggio 2019 (AIGD).
Il Canton Ticino può accettare o rifiutare queste convenzioni soltanto nel loro complesso. Una ratifica risulta fondamentale poiché tali accordi, che riprendono i testi precedenti con alcune correzioni, sono necessari per assicurare un corretto e trasparente svolgimento dei giochi in denaro e per tutelare la popolazione dai pericoli insiti in questi giochi.   

Una vettura elettrica in prova per la Polizia cantonale

Una vettura elettrica in prova per la Polizia cantonale

Comunicato stampa

Negli ultimi decenni l’impatto ambientale delle attività umane è oggetto di particolare attenzione. In quest’ambito anche la Polizia cantonale è chiamata a dare il proprio contributo. Per questo motivo viene testata in prova la prima vettura di pattuglia completamente elettrica. L’auto è stata presentata oggi a Bellinzona presso il Comando del Corpo, alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, del Consigliere di Stato Claudio Zali, direttore del Dipartimento del Territorio, e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

La mobilità del futuro entra a far parte del nostro sistema di sicurezza ed è possibile definirla un’ottima soluzione, efficiente e a emissioni zero, per una società ticinese sempre più mobile e urbanizzata. A livello svizzero il 4,2% delle auto nuove vendute nel 2019 erano elettriche. In questo settore la nostra Nazione si colloca al quinto posto nella classifica dei paesi europei con la più alta percentuale di veicoli elettrici. Sul podio si trovano invece la Norvegia (42,4%), i Paesi Bassi (13,9%) e l’Islanda (7,8%). Il futuro riserva quindi a livello tecnologico novità e cambiamenti con una sempre maggiore attenzione ad ambiente e risorse rinnovabili. Proprio in quest’ottica deve essere inteso l’utilizzo in prova del nuovo veicolo. Una sfida per la Polizia cantonale, orientata a “rimanere al passo con i tempi” e performante in seno alla nostra società moderna.

La vettura scelta, messa a disposizione dall’Ufficio degli automezzi e delle macchine dello Stato (UAMS), viene utilizzata per il servizio di pattugliamento stradale. In quest’ambito i veicoli della Polizia cantonale percorrono annualmente oltre 4 milioni di chilometri. Alla dotazione di serie si aggiunge un particolare allestimento che ha equipaggiato il veicolo di alcune funzioni ad hoc. Tra queste, il rilevatore della velocità di inseguimento, collegato direttamente al monitor originale dell’auto, e un impianto di segnalazione a LED aerodinamico per non inficiare le prestazioni. Nel bagagliaio, invece, è stato realizzato un apposito sistema di cassetti per contenere e stoccare il materiale che viene abitualmente usato dagli agenti di pattuglia.  

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Da www.liberatv.ch

Il consigliere federale parla alla popolazione da Lugano: “Vaccino? Sì, ma non sarà a disposizione di tutti inizialmente”

Il consigliere federale Alain Berset ha reso visita al Ticino. Dopo una riunione con il Consiglio di Stato in corpore, Berset e il presidente del Governo Norman Gobbi hanno parlato alla popolazione dalla sala del Consiglio comunale di Lugano. L’incontro informativo è stato aperto dal discorso del sindaco Marco Borradori, che ha ringraziato Berset per la visita e la popolazione per lo sforzo fatto in questi mesi.

Norman Gobbi ha a sua volta ringraziato Berset “per la vicinanza mostrata al Ticino e ai ticinesi. Il federalismo si è dimostrato una volta di più vincente. Anche i Comuni e le città si sono dimostrati reattivi attraverso servizi di supporto e vicinanza. Il Ticino segue gli sviluppi della pandemia, al proprio interno e con un occhio attento a chi ci sta vicino. Noi abbiamo la necessità di confrontarci con la Confederazione, ma dobbiamo saper anche dialogare con Lombardia e Piemonte. Ora siamo in una fase delicata. E il Consiglio Federale ha dimostrato di saper ascoltare quelle che sono le richieste dei Cantoni. I risultati dopo queste prime settimane si vedono. I nuovi casi sono in diminuzione e oggi sono diminuite anche le ospedalizzazioni, ma il numero di decessi è ancora alto”.

Prendendo la parola, Berset ha ringraziato le autorità ticinesi per “l’accoglienza e la collaborazione continua in questi mesi. In Svizzera la situazione è stabile, ma comunque preoccupante e molto seria. La buona notizia è che il sistema ospedaliero sta reggendo grazie all’implementazione dei posti in terapia intensiva. Mi hanno particolarmente colpito l’organizzazione e la professionalità degli ospedali ticinesi. Siete messi molto bene. Faccio un appello alla popolazione: testatevi, testatevi e testatevi se avete sintomi. È davvero importante. Non esitate a fare il tampone qualora presentaste qualche sintomo. Evitate gli assembramenti e indossate la mascherina. La popolazione è stanca, ma serve pazienza perché i mesi invernali saranno tosti”. 

Esprimendosi sul vaccino, il consigliere federale ha ammesso che “abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la Svizzera. Ma dovete sapere che non sarà, almeno inizialmente, a disposizione di tutti”. Quello a cui andiamo incontro “sarà un Natale diverso, come lo sono state le vacanze, la Pasqua e l’estate. Sarà un Natale diverso, ma lo festeggeremo. Onestamente mi preoccupa più la fine dell’anno”.

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

Da www.ticinonews.ch
In diretta la conferenza stampa da Lugano del Consigliere federale, accolto da Norman Gobbi a Palazzo Civico: “Acquistate 13 milioni di dosi di vaccino”
 
****
Da www.tio.ch
«Dovremo passare l’inverno senza vaccino contro il Covid-19»
Il consigliere federale Berset è tornato in Ticino a distanza di otto mesi esatti dalla prima visita durante la pandemia. Ha lodato il sistema sanitario e ospedaliero del nostro cantone, ma alla popolazione ha ricordato: «Al primo sintomo andate a fare il tampone!».
https://www.tio.ch/ticino/attualita/1475480/covid-19-vaccino-ticino-cantone-federale****

Da www.cdt.ch

«I prossimi mesi saranno duri, e non ci sarà il vaccino per tutti»
https://www.cdt.ch/ticino/i-prossimi-mesi-saranno-duri-e-non-ci-sara-il-vaccino-per-tutti-AX3462406?_sid=mB5mNE8g

 

Il consigliere federale Alain Berset ha incontrato il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi: «In Ticino ho visto una grande coesione e solidità, abbiamo imparato molto da voi, ma bisogna fare più test»

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il consigliere federale Alain Berset. La visita del capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera. Il consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus. Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico.

Il sindaco di Lugano Marco Borradori accoglie i presenti: «Avervi qui è un segno tangibile della vicinanza del Cantone e della Confederazione alla popolazione, c’è un fattore che ci ha travolti positivamente: un’ondata di solidarietà che ci ha dimostrato come la nostra società civile sia coesa nel rispondere alle difficoltà. è un fatto che mi rende fiero di essere sindaco. Però abbiamo settori che stanno soffrendo moltissimo e sono preoccupati del loro futuro. Ci conforta la presenza del Consiglio federale, Lugano e il Cantone hanno bisogno degli aiuti della confederazione per andare avanti e abbiamo bisogno di una presenza viva per sentirci parte di un solo Paese».

Prende poi la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che pone l’accento sullo spirito federalista: «Il Ticino è l’unico cantone che lei ha visitato per ben due volte durante la crisi COVID. Una dimostrazione che la sua personalità ha permesso a tutta la Svizzera di affrontare con più tranquillità la crisi sanitaria. Durante la prima ondata non ci siamo fatti travolgere, grazie alle misure prese. Gli scenari peggiori non si sono manifestati, grazie all’impegno della popolazione, il dialogo e le soluzioni pragmatiche. È questa la forza della Svizzera: dialogo, confronto, valutazione e decisioni prese. In uno spirito federalista in cui il gioco di squadra è indispensabile. Il nostro cantone è stato in grado in marzo di affrontare la crisi nazionale. Siamo riusciti a far passare il messaggio al resto della Svizzera». Gobbi ha poi parlato dell’Italia: «Il Ticino continua a seguire con attenzione gli sviluppi della pandemia, con un occhio alla Confederazione e uno alle Regioni italiane, Lombardia e Piemonte. Da sempre infatti il Cantone deve saper confrontarsi anche oltre le frontiere di stato. Molti mal sopportano le nostre misure, ma attorno a noi gli Stati, dall’Austria alla Francia, stanno implementando misure più restrittive».

Il consigliere federale Alain Berset ha sottolineato il grande lavoro svolto in Ticino, dopo aver fatto visita alla clinica Moncucco e all’Ospedale italiano: «Questa è la terza volta per me in Ticino. Dall’inizio dell’anno ho avuto l’occasione di lavorare con Christian Vitta, Raffaele De Rosa, e ora sento una continuità governativa: questa è importante per affrontare una crisi del genere. A che punto siamo in questa seconda metà di novembre? La situazione è seria, non siamo più ottimisti come in estate. Il Ticino è stato tra i più colpiti all’inizio, ora è la Svizzera romanda la più in difficoltà, e le cure intense e il sistema sanitario restano sotto pressione ovunque. Il sistema però a livello svizzero, con i trasferimenti intercantonali, funziona e collabora. In Ticino ho visto una grande organizzazione, per garantire cure di qualità a tutti. Avete imparato parecchio in primavera. Siete messi bene, avete una grande solidità e siete molto efficaci. In Ticino c’è una grande coesione tra le autorità e questo permette di gestire meglio la crisi. La situazione è cambiata anche per quanto riguarda le tracciabilità. Ora c’è il materiale e il personale. Siete stati i primi toccati dal virus, avete avuto un ruolo chiave, abbiamo imparato tantissimo nello scambio con voi. I contatti con il Ticino in primavera erano molto frequenti, per trovare le soluzioni migliori. Nei prossimi mesi bisognerà stare attenti, con le temperature più basse e la popolazione sempre più stanca. È fondamentale rispettare tutte le nuove misure introdotte. La situazione è pesante e i mesi invernali saranno ancora più difficili. I test sono importanti per combattere la pandemia. Abbiamo l’impressione che non tutte le persone con sintomi si facciano testare: mi appello alle persone, fate i test senza indugio. Non dobbiamo rischiare di diffondere il contagio. Constatiamo che i test sono in diminuzione, ma di test ce n’è per tutti».

Berset ha poi parlato dei vaccini: «Non avremo il vaccino per tutti nei prossimi mesi: dovremo passare l’inverno senza il vaccino per tutta la popolazione. Dobbiamo cavarcela con le misure che conosciamo. A inizio marzo abbiamo individuato una strategia per acquistare il vaccino, oggi abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la svizzera: in molti casi servono due dosi a testa. Le procedure per i vaccini sono le stesse che valgono per tutti i farmaci in Svizzera».

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il Consigliere federale Alain Berset. La visita del Capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera.

Il Consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus.
Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico. Si è trattato dell’occasione per tornare sulle prime fasi della crisi e sulle differenze con l’attuale seconda ondata, volgendo lo sguardo anche alle prospettive legate ai promettenti esiti delle ricerche per lo sviluppo di un vaccino. Il Consigliere federale Alain Berset ha ricordato in particolare il ruolo del Ticino durante la scorsa primavera, ed elogiato la qualità del sistema sanitario cantonale nel gestire le diverse fasi dell’emergenza.