Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Comunicato stampa 
Nelle scorse settimane sono state presentate due iniziative promosse dal Cantone nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), il cui programma è stato ora modificato.
A seguito dell’evoluzione della situazione epidemiologica e dell’aggiornamento delle normative in vigore, la passeggiata urbana delle donne prevista per martedì 24 novembre 2020 a Lugano è rinviata a data da definire.
È invece confermato l’incontro in programma il giorno successivo, mercoledì 25 novembre 2020 alle ore 18.00 presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona. La presenza è limitata a 30 partecipanti con iscrizione obbligatoria all’indirizzo mail: bcb-segr.sbt@ti.ch. 
L’evento sarà l’occasione per discutere del volume “Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale”, in cui è analizzato il rapporto tra la violenza contro le donne e alcuni dei vettori culturali più incisivi.
La serata sarà aperta dal Presidente del Governo e Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà una delle autrici dello studio, Sveva Magaraggia, professore associato nell’Università degli Studi di Milano Bicocca, e due interlocutrici attente alla realtà locale, la storica e formatrice Lisa Fornara e la giornalista Francesca Mandelli.
Alla pagina www.ti.ch/violenza, nella rubrica “Agenda”, è possibile trovare il calendario delle iniziative promosse da diverse realtà territoriali per la Giornata internazionale del 25 novembre e segnalate all’indirizzo mail violenzadomestica@ti.ch. Al medesimo indirizzo possono riferirsi in ogni momento enti, associazioni e collettivi per segnalare eventi, incontri, manifestazioni da inserire nell’apposita pagina web.

Berset e il Dss: ‘Fate subito il test’ – Preoccupa il calo di tamponi fatti in Ticino

Berset e il Dss: ‘Fate subito il test’ – Preoccupa il calo di tamponi fatti in Ticino

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13616293

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 novembre 2020 de La Regione

«Sono impressionato per l’organizzazione della sanità qui in Ticino». È questa la valutazione, positiva, del consigliere federale Alain Berset dopo aver visitato alcune strutture e aver incontrato il Consiglio di Stato in corpore a Lugano. Il responsabile del Dipartimento dell’interno, davanti alla stampa, sul tema coronavirus rileva di «aver sentito fino a che punto la coesione governativa sia importante per rispondere a sfide come questa, abbiamo constatato gli sforzi fatti dal Ticino per aumentare le capacità in campo sanitario, per offrire cure di qualità per tutti, e un’organizzazione che mi ha colpito positivamente. In conseguenza della situazione difficile vissuta in primavera avete imparato parecchio, oggi siete messi molto bene. Ho avuto l’impressione di una grande solidità ed efficacia». Un Ticino «pionieristico» sottolinea Berset, perché «ha avuto un ruolo chiave, essendo stati voi i primi toccati in modo massiccio abbiamo imparato tantissimo». Parole che, ci spiega a margine della conferenza stampa il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, «devono essere l’ulteriore incoraggiamento per fare sempre di più e sempre meglio. Le giro a tutte le persone al fronte nelle strutture sanitarie, negli ospedali, tutte le infermiere, gli infermieri, i medici e coloro che, anche all’interno del Cantone e del Dipartimento, hanno lavorato molto alacremente traendo tutti gli spunti e gli insegnamenti della prima fase per dare il meglio ai malati e alla nostra comunità». Lancia un appello Berset, quello di fare i test: «È importante, non esitate a testarvi appena riscontrate dei sintomi. Non ci sono abbastanza persone che lo fanno, e invece è prioritario: per proteggere sé stessi, ma anche amici, colleghi, familiari». Messaggio importante anche per il direttore della Divisione della salute pubblica Paolo Bianchi: «Come Cantone ci uniamo con forza all’appello di Berset. C’è l’impressione che meno persone vanno a farsi testare in Ticino. C’erano le colonne, adesso forse complici le conseguenze negative tipo la messa in quarantena o difficoltà sul posto di lavoro, c’è meno tendenza a farsi testare subito, ma con uno stato di salute più grave». Un calo quantificabile? E da quando si riscontra? «È una decina di giorni che lo notiamo, eravamo sui 1’300/1’500 test al giorno, oggi siamo sotto ai mille». Tornando a Berset, riguardo ai vaccini chiarisce che per i prossimi mesi non saranno disponibili per tutti, e che bisogna quindi resistere l’intero inverno. I protocolli per l’omologazione «sono gli stessi per tutte le autorizzazioni di nuovi farmaci in Svizzera, nessun compromesso su qualità, sicurezza o efficacia, i vaccini prenotati saranno omologati solo se sicuri, efficaci e di buona qualità. Abbiamo la prospettiva di aver accesso a vaccini efficaci nel 2021». Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dal canto suo, infine, afferma che «il gioco di squadra tra Cantoni e Confederazione è stato e sarà importante» ed esprime soddisfazione perché «l’Autorità federale più volte ci ha dimostrato vicinanza, come con le finestre di crisi nella prima fase. Quando sono presenti dialogo e spirito di squadra tutto va per il meglio».

Eoc, da oggi tampone per tutti
Dopo i casi di coronavirus all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona e al Beata Vergine di Mendrisio, l’Ente ospedaliero cantonale corre ai ripari inasprendo le misure per circoscrivere i rischi di contagio. In particolare, “è stato deciso di attuare uno screening (tampone) sistematico per tutti i pazienti degenti all’Eoc prima della loro ammissione nelle strutture ospedaliere, compresi i pazienti ricoverati in urgenza. Inoltre, l’Eoc vuole favorire, dal punto di vista logistico, un maggiore distanziamento fra i pazienti”. Per quanto riguarda i pazienti elettivi, il tampone verrà effettuato 24 ore prima dell’ammissione in modo da ottenere il risultato del test prima dell’entrata in ospedale.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Come a marzo, eppur diversi
Seconda visita di Alain Berset al Governo cantonale da quando è iniziata la pandemia: «Ho ritrovato la stessa coesione di allora» Dopo un passaggio alla Clinica Luganese Moncucco e all’Ospedale Italiano si è detto «impressionato dall’organizzazione delle strutture sanitarie»
«Cosa facciamo, teniamo la mascherina o la togliamo?». La domanda, posta ieri da Marco Borradori a Norman Gobbi, caratterizza da settimane, da mesi anzi, le fasi d’abbrivio delle conferenze stampa. Appunto, anche quella di ieri. Una conferenza stampa che ha seguito un incontro importante, quello tra il Consiglio di Stato ticinese e il consigliere federale Alain Berset. Il friburghese ha in effetti fatto visita (ufficiale) al nostro Cantone per la seconda volta – 1. Agosto e vacanze escluse – quest’anno. Molto diversi i contesti. Dal 19 marzo di Bellinzona al 19 novembre di Lugano molto è cambiato, molte cose sono accadute, molto si è imparato. Una lunga lotta. Basti pensare che se allora i casi confermati erano 638, ieri si è toccato quota 13.374. E il virus è ancora qui.

Cos’è cambiato
Ha detto bene, Alain Berset, quando ha spiegato: «Sono due diverse ondate: il virus è lo stesso, ma la situazione è cambiata». Si riferiva al nostro cantone, naturalmente. Come ricordato da Norman Gobbi, oggi presidente del Governo cantonale – allora il ruolo era di Christian Vitta -, allora, il 19 marzo, il Ticino era in sostanza il solo cantone colpito tanto duramente dal coronavirus. Gli altri stavano a guardare, in un misto di incredulità e indifferenza. La pandemia era un’epidemia e oltre San Gottardo si sarebbe manifestata soltanto più tardi. Ora i cantoni più colpiti sono quelli romandi. Da lì l’appunto di Borradori, che ha espresso vicinanza proprio alle città svizzere più toccate. Ripensando al mese di marzo, un appunto capace in un certo modo di generare un brivido molto vicino al surreale. Sì, oggi il Ticino è nelle condizioni, pur drammatiche, di empatizzare con altre realtà. Berset ha infatti lodato, una volta ancora, l’operato della politica ticinese e la risposta della popolazione. Una lode che sembrava andare oltre il botta e risposta di cortesie tipiche degli incontri diplomatici.

La risposta ticinese
Cortesie che a marzo erano in qualche modo rimaste fuori da Palazzo delle Orsoline. Allora il clima, tra le istituzioni, era più tirato. Il Cantone chiedeva alla Confederazione più attenzione, una maggiore comprensione di quanto stesse accadendo a sud delle Alpi. C’era l’impressione che Berna non avesse intuito la pericolosità del virus, della situazione. Ma Berset ieri ha riconosciuto lo stesso Consiglio di Stato di allora. «Una continuità fondamentale, che rappresenta un’importante coesione governamentale». E poi ha sottolineato: «L’organizzazione delle strutture sanitarie mi ha fortemente impressionato». Ieri il consigliere federale ha visitato la Clinica Luganese Moncucco e l’Ospedale Italiano. «Un’organizzazione che è anche conseguenza della lezione della prima ondata, di quel mese di marzo. Ciò che ne risulta è solidità, è efficacia. Anche questo parla a favore della coesione della politica ticinese. Va ricordato come il Ticino abbia giocato un ruolo chiave nel contesto nazionale di lotta al virus: molto abbiamo imparato dalla reazione ticinese, da come avete vissuto la prima ondata». Della serie: gli occhi del Paese erano puntati su questo ring. Qui dove molto si è giocato, in quel drammatico passaggio tra l’inverno e la primavera. «Pionieri», già, anche se ne avremmo fatto volentieri a meno.

«Reazioni sproporzionate»
Mentre Alain Berset parlava di coesione – una coesione che allora caratterizzava in fondo anche la risposta della popolazione -, abbiamo pensato ai vari sondaggi che sottolineano oggi un forte calo di fiducia nei confronti del Consiglio federale, più in generale della politica. Un calo di fiducia dimostrato anche dalle reazioni messe in piazza da parte della popolazione. Berset ha poi ammesso: «La reazione di consenso nei nostri confronti a marzo mi era sembrata sproporzionata. Ma allo stesso modo oggi mi sembrano sproporzionate alcune reazioni di dissenso. Mi rendo conto però che siamo confrontati con una situazione complessa da tempo e che oggi sono molte le istituzioni e le figure che si esprimono in merito alla pandemia. Tutti noi vorremmo poter voltare pagina rispetto a queste dinamiche, è un desiderio naturale». E poi, sulla gestione: «Ciò non condiziona il nostro lavoro. Il rischio che vedo semmai è che possa spingere parte della popolazione a non rispettare le misure». Si torna sempre lì, lo si farà ancora per mesi, tutto pur di non tornare a vivere l’ansia che aveva caratterizzato la prima ondata, quella stessa situazione, drammatica come quella attuale eppur diversa. Perché allora si aveva l’acqua alla gola, perché dove oggi ci sono le cortesie allora c’era soltanto la paura, l’ansia di essere rimasti soli.

Legge di applicazione alla legge federale sui giochi in denaro

Legge di applicazione alla legge federale sui giochi in denaro

Comunicato stampa

Nella seduta di mercoledì il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio concernente l’adeguamento della legislazione cantonale in ambito di giochi in denaro dopo l’entrata in vigore della nuova Legge federale sui giochi in denaro (LGD).  

Il 1. Gennaio 2019 è entrata in vigore la Legge federale sui giochi in denaro, dopo che il popolo nel 2012 aveva accettato il controprogetto del Consiglio federale diretto all’iniziativa popolare “Per giochi in denaro al servizio del bene comune”.
Questa nuova legge integra diverse novità materiali che, oltre a conferire alla Confederazione maggiori competenze normative rispetto al passato, hanno imposto l’adattamento delle legislazioni cantonali e degli accordi intercantonali in materia di giochi in denaro.
Uno specifico Gruppo di lavoro ha così elaborato un nuovo progetto di legge che tenesse conto delle modifiche introdotte a livello federale e delle peculiarità già presenti sul nostro territorio. L’obiettivo della nuova legge cantonale è quello di tutelare la popolazione dal gioco eccessivo e di ridurre gli abusi emersi negli ultimi anni. In essa si trovano le disposizioni concernenti l’ammissibilità, lo svolgimento, la sorveglianza, le misure di protezione e l’imposizione delle case da gioco.
La revisione della normativa sancisce, nel rispetto del margine di manovra concesso ai Cantoni, il divieto sul suolo cantonale di organizzare piccoli tornei di poker e scommesse sportive locali poiché il Governo ritiene che una loro ammissione comporterebbe più svantaggi che vantaggi, in particolar modo a livello sociale. Va inoltre sottolineata l’introduzione, a determinate condizioni, dell’esenzione dell’obbligo di richiedere un’autorizzazione per l’organizzazione di piccole lotterie qualora esse siano proposte direttamente da associazioni a carattere locale (sportive, culturali, religiose, ecc.).
Contestualmente, per quanto riguarda gli accordi intercantonali, il Governo è intenzionato a ratificare la convenzione sui giochi in denaro sul piano nazionale del 20 maggio 2019 (CGD) e pure l’accordo intercantonale sull’organizzazione in comune di giochi in denaro del 20 maggio 2019 (AIGD).
Il Canton Ticino può accettare o rifiutare queste convenzioni soltanto nel loro complesso. Una ratifica risulta fondamentale poiché tali accordi, che riprendono i testi precedenti con alcune correzioni, sono necessari per assicurare un corretto e trasparente svolgimento dei giochi in denaro e per tutelare la popolazione dai pericoli insiti in questi giochi.   

Una vettura elettrica in prova per la Polizia cantonale

Una vettura elettrica in prova per la Polizia cantonale

Comunicato stampa

Negli ultimi decenni l’impatto ambientale delle attività umane è oggetto di particolare attenzione. In quest’ambito anche la Polizia cantonale è chiamata a dare il proprio contributo. Per questo motivo viene testata in prova la prima vettura di pattuglia completamente elettrica. L’auto è stata presentata oggi a Bellinzona presso il Comando del Corpo, alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, del Consigliere di Stato Claudio Zali, direttore del Dipartimento del Territorio, e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

La mobilità del futuro entra a far parte del nostro sistema di sicurezza ed è possibile definirla un’ottima soluzione, efficiente e a emissioni zero, per una società ticinese sempre più mobile e urbanizzata. A livello svizzero il 4,2% delle auto nuove vendute nel 2019 erano elettriche. In questo settore la nostra Nazione si colloca al quinto posto nella classifica dei paesi europei con la più alta percentuale di veicoli elettrici. Sul podio si trovano invece la Norvegia (42,4%), i Paesi Bassi (13,9%) e l’Islanda (7,8%). Il futuro riserva quindi a livello tecnologico novità e cambiamenti con una sempre maggiore attenzione ad ambiente e risorse rinnovabili. Proprio in quest’ottica deve essere inteso l’utilizzo in prova del nuovo veicolo. Una sfida per la Polizia cantonale, orientata a “rimanere al passo con i tempi” e performante in seno alla nostra società moderna.

La vettura scelta, messa a disposizione dall’Ufficio degli automezzi e delle macchine dello Stato (UAMS), viene utilizzata per il servizio di pattugliamento stradale. In quest’ambito i veicoli della Polizia cantonale percorrono annualmente oltre 4 milioni di chilometri. Alla dotazione di serie si aggiunge un particolare allestimento che ha equipaggiato il veicolo di alcune funzioni ad hoc. Tra queste, il rilevatore della velocità di inseguimento, collegato direttamente al monitor originale dell’auto, e un impianto di segnalazione a LED aerodinamico per non inficiare le prestazioni. Nel bagagliaio, invece, è stato realizzato un apposito sistema di cassetti per contenere e stoccare il materiale che viene abitualmente usato dagli agenti di pattuglia.  

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Da www.liberatv.ch

Il consigliere federale parla alla popolazione da Lugano: “Vaccino? Sì, ma non sarà a disposizione di tutti inizialmente”

Il consigliere federale Alain Berset ha reso visita al Ticino. Dopo una riunione con il Consiglio di Stato in corpore, Berset e il presidente del Governo Norman Gobbi hanno parlato alla popolazione dalla sala del Consiglio comunale di Lugano. L’incontro informativo è stato aperto dal discorso del sindaco Marco Borradori, che ha ringraziato Berset per la visita e la popolazione per lo sforzo fatto in questi mesi.

Norman Gobbi ha a sua volta ringraziato Berset “per la vicinanza mostrata al Ticino e ai ticinesi. Il federalismo si è dimostrato una volta di più vincente. Anche i Comuni e le città si sono dimostrati reattivi attraverso servizi di supporto e vicinanza. Il Ticino segue gli sviluppi della pandemia, al proprio interno e con un occhio attento a chi ci sta vicino. Noi abbiamo la necessità di confrontarci con la Confederazione, ma dobbiamo saper anche dialogare con Lombardia e Piemonte. Ora siamo in una fase delicata. E il Consiglio Federale ha dimostrato di saper ascoltare quelle che sono le richieste dei Cantoni. I risultati dopo queste prime settimane si vedono. I nuovi casi sono in diminuzione e oggi sono diminuite anche le ospedalizzazioni, ma il numero di decessi è ancora alto”.

Prendendo la parola, Berset ha ringraziato le autorità ticinesi per “l’accoglienza e la collaborazione continua in questi mesi. In Svizzera la situazione è stabile, ma comunque preoccupante e molto seria. La buona notizia è che il sistema ospedaliero sta reggendo grazie all’implementazione dei posti in terapia intensiva. Mi hanno particolarmente colpito l’organizzazione e la professionalità degli ospedali ticinesi. Siete messi molto bene. Faccio un appello alla popolazione: testatevi, testatevi e testatevi se avete sintomi. È davvero importante. Non esitate a fare il tampone qualora presentaste qualche sintomo. Evitate gli assembramenti e indossate la mascherina. La popolazione è stanca, ma serve pazienza perché i mesi invernali saranno tosti”. 

Esprimendosi sul vaccino, il consigliere federale ha ammesso che “abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la Svizzera. Ma dovete sapere che non sarà, almeno inizialmente, a disposizione di tutti”. Quello a cui andiamo incontro “sarà un Natale diverso, come lo sono state le vacanze, la Pasqua e l’estate. Sarà un Natale diverso, ma lo festeggeremo. Onestamente mi preoccupa più la fine dell’anno”.

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

Da www.ticinonews.ch
In diretta la conferenza stampa da Lugano del Consigliere federale, accolto da Norman Gobbi a Palazzo Civico: “Acquistate 13 milioni di dosi di vaccino”
 
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Da www.tio.ch
«Dovremo passare l’inverno senza vaccino contro il Covid-19»
Il consigliere federale Berset è tornato in Ticino a distanza di otto mesi esatti dalla prima visita durante la pandemia. Ha lodato il sistema sanitario e ospedaliero del nostro cantone, ma alla popolazione ha ricordato: «Al primo sintomo andate a fare il tampone!».
https://www.tio.ch/ticino/attualita/1475480/covid-19-vaccino-ticino-cantone-federale****

Da www.cdt.ch

«I prossimi mesi saranno duri, e non ci sarà il vaccino per tutti»
https://www.cdt.ch/ticino/i-prossimi-mesi-saranno-duri-e-non-ci-sara-il-vaccino-per-tutti-AX3462406?_sid=mB5mNE8g

 

Il consigliere federale Alain Berset ha incontrato il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi: «In Ticino ho visto una grande coesione e solidità, abbiamo imparato molto da voi, ma bisogna fare più test»

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il consigliere federale Alain Berset. La visita del capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera. Il consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus. Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico.

Il sindaco di Lugano Marco Borradori accoglie i presenti: «Avervi qui è un segno tangibile della vicinanza del Cantone e della Confederazione alla popolazione, c’è un fattore che ci ha travolti positivamente: un’ondata di solidarietà che ci ha dimostrato come la nostra società civile sia coesa nel rispondere alle difficoltà. è un fatto che mi rende fiero di essere sindaco. Però abbiamo settori che stanno soffrendo moltissimo e sono preoccupati del loro futuro. Ci conforta la presenza del Consiglio federale, Lugano e il Cantone hanno bisogno degli aiuti della confederazione per andare avanti e abbiamo bisogno di una presenza viva per sentirci parte di un solo Paese».

Prende poi la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che pone l’accento sullo spirito federalista: «Il Ticino è l’unico cantone che lei ha visitato per ben due volte durante la crisi COVID. Una dimostrazione che la sua personalità ha permesso a tutta la Svizzera di affrontare con più tranquillità la crisi sanitaria. Durante la prima ondata non ci siamo fatti travolgere, grazie alle misure prese. Gli scenari peggiori non si sono manifestati, grazie all’impegno della popolazione, il dialogo e le soluzioni pragmatiche. È questa la forza della Svizzera: dialogo, confronto, valutazione e decisioni prese. In uno spirito federalista in cui il gioco di squadra è indispensabile. Il nostro cantone è stato in grado in marzo di affrontare la crisi nazionale. Siamo riusciti a far passare il messaggio al resto della Svizzera». Gobbi ha poi parlato dell’Italia: «Il Ticino continua a seguire con attenzione gli sviluppi della pandemia, con un occhio alla Confederazione e uno alle Regioni italiane, Lombardia e Piemonte. Da sempre infatti il Cantone deve saper confrontarsi anche oltre le frontiere di stato. Molti mal sopportano le nostre misure, ma attorno a noi gli Stati, dall’Austria alla Francia, stanno implementando misure più restrittive».

Il consigliere federale Alain Berset ha sottolineato il grande lavoro svolto in Ticino, dopo aver fatto visita alla clinica Moncucco e all’Ospedale italiano: «Questa è la terza volta per me in Ticino. Dall’inizio dell’anno ho avuto l’occasione di lavorare con Christian Vitta, Raffaele De Rosa, e ora sento una continuità governativa: questa è importante per affrontare una crisi del genere. A che punto siamo in questa seconda metà di novembre? La situazione è seria, non siamo più ottimisti come in estate. Il Ticino è stato tra i più colpiti all’inizio, ora è la Svizzera romanda la più in difficoltà, e le cure intense e il sistema sanitario restano sotto pressione ovunque. Il sistema però a livello svizzero, con i trasferimenti intercantonali, funziona e collabora. In Ticino ho visto una grande organizzazione, per garantire cure di qualità a tutti. Avete imparato parecchio in primavera. Siete messi bene, avete una grande solidità e siete molto efficaci. In Ticino c’è una grande coesione tra le autorità e questo permette di gestire meglio la crisi. La situazione è cambiata anche per quanto riguarda le tracciabilità. Ora c’è il materiale e il personale. Siete stati i primi toccati dal virus, avete avuto un ruolo chiave, abbiamo imparato tantissimo nello scambio con voi. I contatti con il Ticino in primavera erano molto frequenti, per trovare le soluzioni migliori. Nei prossimi mesi bisognerà stare attenti, con le temperature più basse e la popolazione sempre più stanca. È fondamentale rispettare tutte le nuove misure introdotte. La situazione è pesante e i mesi invernali saranno ancora più difficili. I test sono importanti per combattere la pandemia. Abbiamo l’impressione che non tutte le persone con sintomi si facciano testare: mi appello alle persone, fate i test senza indugio. Non dobbiamo rischiare di diffondere il contagio. Constatiamo che i test sono in diminuzione, ma di test ce n’è per tutti».

Berset ha poi parlato dei vaccini: «Non avremo il vaccino per tutti nei prossimi mesi: dovremo passare l’inverno senza il vaccino per tutta la popolazione. Dobbiamo cavarcela con le misure che conosciamo. A inizio marzo abbiamo individuato una strategia per acquistare il vaccino, oggi abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la svizzera: in molti casi servono due dosi a testa. Le procedure per i vaccini sono le stesse che valgono per tutti i farmaci in Svizzera».

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il Consigliere federale Alain Berset. La visita del Capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera.

Il Consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus.
Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico. Si è trattato dell’occasione per tornare sulle prime fasi della crisi e sulle differenze con l’attuale seconda ondata, volgendo lo sguardo anche alle prospettive legate ai promettenti esiti delle ricerche per lo sviluppo di un vaccino. Il Consigliere federale Alain Berset ha ricordato in particolare il ruolo del Ticino durante la scorsa primavera, ed elogiato la qualità del sistema sanitario cantonale nel gestire le diverse fasi dell’emergenza.

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 de La Regione

Nella tarda mattinata di ieri gli auspici comunicati alla stampa da Norman Gobbi e Marina Carobbio, presidenti rispettivamente di Consiglio di Stato e Deputazione ticinese alle Camere federali: più fondi per i casi di rigore, cioè al sostegno di quelle piccole imprese ancora in difficoltà dopo aver già subito pesanti perdite economiche durante la prima ondata pandemica, e l’adeguamento della Legge Covid per la creazione di una base legale che permetta di comminare multe nei casi in cui viene riscontrato il mancato rispetto delle misure di protezione. Nel giro di due ore l’annuncio del Consiglio federale (cfr. pagina 2).

È stata una coincidenza la risposta giunta da Berna a stretto giro di posta, per carità. Ma sicuramente gradita. «Innanzitutto devo dire che nella procedura di consultazione sui casi di rigore, come Canton Ticino abbiamo partecipato attivamente, sollevando criticità da un lato sull’importo e dall’altro sul meccanismo di funzionamento dello strumento», esordisce interpellato dalla ‘Regione’ per un commento il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Ieri, prosegue, «abbiamo ottenuto una prima risposta che è sicuramente positiva: quella riguardo l’aspetto finanziario. Il miliardo di franchi che è stato annunciato, cumulato tra Cantoni e Confederazione, rappresenta una dotazione sicuramente più interessante rispetto all’ipotesi iniziale di 400 milioni». E materialmente quanto verrà attribuito al Ticino? «Non abbiamo ancora delle comunicazioni ufficiali su quanto ci spetterà, ma indicativamente secondo i nostri primi calcoli, che andranno verificati soprattutto in merito alle regole di attribuzione, potrebbe esserci un importo di 43 milioni da suddividere tra Cantone e Confederazione. Ma ripeto, col beneficio d’inventario: sono prime stime». Ben più dei 17 milioni inizialmente previsti.

Sulla seconda criticità rilevata dal Consiglio di Stato, quella del meccanismo di funzionamento, «speriamo che la procedura sia rigorosa perché si tratta di soldi pubblici ed è necessario avere i giusti controlli, ma pure che allo stesso tempo non diventi troppo macchinosa perché complicherebbe il tutto. Su questo ora non possiamo pronunciarci. Quello che è importante rilevare è che parliamo di casi di rigore, non sarà un intervento ad annaffiatoio ma molto mirato in quei settori e quelle aziende che hanno subito in maniera pesante questa pandemia e potrà assumere diverse forme di intervento. La Confederazione parla di sostegni che possono passare dal credito fino al fondo perso, andrà valutato una volta che l’ordinanza sarà pubblicata».

Anche la novità in merito all’estensione delle indennità di lavoro ridotto «è una notizia positiva», rileva Vitta. Perché il lavoro ridotto «è uno di quegli strumenti che è stato più efficace negli interventi in questi mesi. Si pensi che nel solo Canton Ticino da quando è stato applicato fino all’inizio di settembre sono stati distribuiti oltre 600 milioni di franchi». Un’efficacia comprovata, quindi, e che ha aiutato «a mantenere stabile il tasso di disoccupazione in questi mesi ed evitare una sua esplosione».

A unirsi alle buone notizie è anche, per il direttore del Dfe, «il segnale di apertura, a determinate condizioni, a riattivare i crediti Covid. Bisogna dire che hanno aiutato molto in questa fase. Basti ricordare che a inizio novembre abbiamo registrato un calo di fallimenti rispetto all’inizio di novembre dell’anno scorso: nel 2019 erano 1’055, nel 2020 sono scesi a 844. Sicuramente anche frutto di questa liquidità messa nel mercato. Tutti questi strumenti ci hanno permesso di mantenere stabile questa situazione, malgrado sia difficile». C’era il timore diffuso nel vedere i reali effetti della crisi, sia sui redditi sia sull’occupazione, una volta confrontati con la fine degli aiuti. Queste decisioni in arrivo da Berna spostano in là questo momento, dando magari più tempo per (ri)organizzarsi? «Sicuramente – risponde Vitta – l’anno 2021 sarà impegnativo per chi opera a livello economico, a dipendenza dei settori in cui si è attivi. Lo Stato è intervenuto e sta intervenendo per limitare i danni di questa situazione, ma al momento che ci sarà una ripresa economica saranno solo le aziende e i settori più strutturati e solidi che avranno una prospettiva. Chi aveva già difficoltà le ha viste amplificate dalla pandemia, e non tutti riusciranno a passarla in maniera indenne. Altri avranno nuovi slanci. Come tutte le crisi, ce lo insegna la storia, anche questa purtroppo lascerà situazioni negative in ambito economico». E, conclude Vitta, «non dipenderà solo dall’andamento cantonale. Se pensiamo che abbiamo circa il 50 per cento del nostro Prodotto interno lordo che è generato dalle esportazioni bisognerà vedere come si muove il mondo a livello economico».

Anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo gli auspici mattutini, è soddisfatto di quanto emerso da Berna. Da noi raggiunto annota come «il fatto che venga riconosciuto un credito superiore rispetto a quanto inizialmente previsto per i casi di rigore, proprio perché tutti i Cantoni hanno evidenziato questa necessità, ci soddisfa perché viene dato seguito anche alle richieste del Ticino. Ma è pure la dimostrazione che se i Cantoni lavorano in maniera concertata il Consiglio federale ci ascolta, ed è importante questo gioco di squadra anche attraverso le singole conferenze dei direttori cantonali». In merito alle multe, come direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi spiega che «ora si può farle, ma l’obiettivo non è sanzionare. Però se i comportamenti non si conformano e c’è una mancanza palese del rispetto delle norme e delle regole alla base del comportamento che ha permesso di correggere la curva dei contagi, e di farla pian pianino abbassare, significa che ogni tanto bisogna anche multare: ma solo come

soprattutto nei confronti di coloro che sono, tra virgolette, più riottosi nel recepire indirizzi e raccomandazioni delle autorità».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Multe celeri, pressing del Ticino su Berna

Le sanzioni disciplinari per chi non rispetta le disposizioni anti-COVID e gli aiuti finanziari per i casi di rigore saranno i temi centrali per la Deputazione in occasione dell’imminente sessione del Parlamento Il Consiglio federale ha intanto innalzato i fondi destinati alle aziende ticinesi, che arriveranno così a 43 milioni

Non manca molto alla sessione invernale delle Camere federali che verrà aperta il 30 novembre. Tema centrale dei dibattiti parlamentari sarà la revisione della Legge COVID in considerazione anche della seconda ondata della pandemia. «I temi all’ordine del giorno non possono fare astrazione dalla situazione sanitaria in corso», ha detto ieri a Bellinzona la presidente della Deputazione ticinese Marina Carobbio Guscetti nel corso dell’usuale conferenza stampa che si tiene prima dell’inizio della sessione, in concerto con il Consiglio di Stato. Gli scambi tra i deputati ticinesi a Berna e i consiglieri di Stato, ha spiegato il presidente del Governo Norman Gobbi, si sono incentrati su due aspetti della revisione dell’ordinanza: gli aiuti finanziari per i cosiddetti casi di rigore e la possibilità di infliggere multe disciplinari anche in caso di situazione particolare e non solo straordinaria.

Contravvenzioni più rapide
Per quel che riguarda le multe disciplinari, il tema è stato presentato sulle pagine del nostro giornale proprio la scorsa settimana. In sostanza, con il passaggio dalla situazione straordinaria, invocata dal Canton Ticino in marzo, a quella ordinaria cui si è tornati in giugno, per la polizia è venuta a mancare la possibilità di sanzionare istantaneamente chi non si attiene alle regole (per esempio multare chi non indossa la mascherina o si raggruppa in assembramenti superiori alle cinque persone proprio come si fa con chi non indossa il casco o non mette la cintura), mentre percorrendo la via «ordinaria» i tempi procedurali sono ben più lunghi. La proposta, ha confermato Carobbio Guscetti, è stata sposata dalla deputazione e verrà portata avanti a Berna a nome del Ticino.

Modifica accordata dal Governo
Nel pomeriggio di ieri anche il Consiglio federale è tornato sul tema proponendo una modifica della Legge sulle multe disciplinari. «Le contravvenzioni di lieve entità della legge sulle epidemie, come le violazioni dell’obbligo di portare la mascherina, devono poter essere punite con una semplice multa disciplinare. Abbiamo bisogno di disciplina», ha detto Ueli Maurer ribadendo che l’obiettivo è quello di ridurre il numero di infezioni. «Si può essere critici, ma indossare la mascherina, in alcune occasioni, è un obbligo».

Più soldi dalla Confederazione
Tornando ai casi di rigore (vedi box a lato), la proposta di modifica, di cui ha parlato anche il Consiglio federale poco dopo la conferenza stampa ticinese, prevede di incrementare gli aiuti finanziari per i casi di rigore fino a un importo complessivo di 1 miliardo di franchi e di aumentare la quota della Confederazione a circa due terzi. L’importo da devolvere da parte di Berna era precedentemente stato fissato a 200 milioni da dividere tra i Cantoni, ai quali questi ultimi avrebbero aggiunto una somma uguale: per il Ticino, questo avrebbe portato ad aiuti per circa 17 milioni di franchi (8,5 da Berna e altrettanti da Bellinzona). L’ammontare è però ritenuto oggi insufficiente sia dal Cantone, sia anche dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale che proprio martedì si è espressa in merito, e anche dal Consiglio federale che, come detto, ha annunciato di aumentare l’importo a 1 miliardo di franchi. L’Esecutivo federale aveva infatti già ammesso che la cifra era stata calcolata sulla base dei fabbisogni così come apparivano prima della seconda ondata. La quota totale destinata al Ticino sarà quindi di 43 milioni. Lo scopo della revisione della Legge, hanno spiegato entrambi i relatori, è ottenere più mezzi e criteri di selezione più precisi. «Molte piccole realtà – ha proseguito Carobbio Guscetti -, pur avendo necessità di essere aiutate, sono inoltre preoccupate di non poter rendere questi prestiti, verrà quindi anche discussa la possibilità di istituire sovvenzioni a fondo perso».

Dai conti alle pigioni
Tra gli altri temi di cui si discuterà a Berna, ha terminato la deputata socialista, figurano il Preventivo e il Consuntivo, che verranno eccezionalmente trattati nella stessa sessione. La Deputazione, infine, vorrebbe anche discutere di una legge a livello federale che tratti le pigioni commerciali.

 

 

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Da www.ticinonews.ch

Pubblicati i risultati del sondaggio promosso tra la popolazione ticinese sulla percezione della comunicazione da parte delle autorità.
Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”

https://www.ticinonews.ch/ticino/pieni-voti-al-governo-nella-prima-ondata-GA3460080

In primavera abbiamo vissuto una situazione senza precedenti, scandita da nuove misure e allentamenti del Governo, comunicati nelle famose conferenze stampa da Bellinzona e da Berna. Si poteva fare meglio o di più? A inizio estate lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta ha promosso un sondaggio online per raccogliere informazioni tra i cittadini ticinesi riguardo la loro percezione della comunicazione delle autorità durante la prima ondata. Sondaggio a cui hanno partecipato 2’856 persone, che hanno espresso giudici e formulato osservazioni sull’operato del Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Il risultato è chiarissimo: i giudizi raccolti sulla qualità, l’entità e le modalità della comunicazione sono molto positivi. “La gente si è sentita informata e rassicurata” commenta l’autore dello studio Mauro Stanga dell’Ufficio di statistica ai microfoni di Teleticino. “Si cercava quasi protezione e sostegno da parte delle autorità. Nel complesso le valutazioni sono positive. Ma c’è una maggiore attitudine alla critica tra i più giovani e i più formati (che si manifesta comunque nell’ambito di valutazioni globalmente positive). C’è invece un bisogno di sostegno maggiore delle autorità da parte delle fasce più vulnerabili, come gli anziani e le persone con un livello di istruzione più basso”.

La chiarezza delle informazioni
Per quanto riguarda la chiarezza e la comprensibilità delle informazioni fornite, tre aspetti su cinque (le misure di prevenzione, gli aggiornamenti sull’evoluzione dell’epidemia, come comportarsi in caso di sintomi) sono risultati molto chiari. Raggiunge invece una discreta valutazione media la percezione della chiarezza e della comprensibilità delle informazioni relative alle riaperture delle attività (fasi di allentamento: riapertura scuole, dei bar e dei ristoranti, dell’Amministrazione cantonale, ecc.)”. Anche le informazioni riguardo all’utilizzo della mascherina hanno lasciato qualche incertezza.

Ticinesi più critici verso Berna e il Gran Consiglio
Durante la crisi sanitaria le istituzioni cantonali hanno potuto contare su un elevato grado di fiducia da parte della popolazione. Ma chi ha partecipato allo studio ha manifestato meno fiducia nei confronti delle autorità federali (Ufficio federale della sanità pubblica e Consiglio federale) e del Gran Consiglio. In particolare tra la popolazione ticinese hanno avuto forte risonanza alcune incomprensioni tra le istituzioni federali e quelle cantonali. “Nell’immaginario collettivo si è alimentata ed esacerbata una sorta di contrapposizione (in buona parte preesistente) tra determinate istanze e necessità specifiche del nostro cantone e una pretesa mancanza di attenzione a queste specificità da parte delle autorità federali, ciò che spiega in parte la minor fiducia qui attribuita a queste ultime” si legge nello studio.
Per quanto riguarda il Gran consiglio, nei commenti sono stati espressi con una certa frequenza delle riserve circa le critiche formulate da parte di alcuni deputati su aspetti della gestione della crisi. “Il fatto che ci siano stati dei granconsiglieri che hanno espresso critiche sull’operato del governo è stato percepito negativamente da molte persone che hanno compilato il questionario” spiega ancora Stanga dello studio, che cita per esempio il rinvio delle sedute parlamentari previste a inizio maggio.

Le conferenze stampa, appuntamento quotidiano in tv
Il canale più utilizzato dai ticinesi per tenersi aggiornati sulla situazione è stato la televisione (46,5%), seguita dai canali informativi ufficiali delle autorità cantonali e federali (25,4%), i giornali cartacei e i portali online (16,85). Altri canali, tra cui i social media e la radio, vengono menzionati come fonte principale di informazione da meno del 10% dei partecipanti. Per Stanga la scelta della televisione come canale principale di informazione è un “ritorno al passato”, con le autorità che sono di nuovo entrate nelle case delle persone.

Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”
Dalla prima ondata tante cose sono cambiate anche dal punto di vista della comunicazione. Oggi il Governo riceverebbe gli stessi voti? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Il risultato positivo della prima ondata è da leggere anche nell’ambito di un derby tra Ticino-Berna” spiega il consigliere di Stato. “In questa seconda ondata di derby non ne abbiamo fortunatamente avuti. Siamo riusciti a gestire la situazione con limitazioni che hanno permesso comunque delle aperture e di andare avanti, raggiungendo gli obiettivi prefissati”. Ma ora i rapporti tra Bellinzona e Berna sono migliorati? Per Gobbi sì, ma non sono ancora del tutto allineati.