Intervista all’interno dell’edizione di mercoledì 28 ottobre 2020 de Il Quotidiano
Intervista all’interno dell’edizione di mercoledì 28 ottobre 2020 de Il Quotidiano
Da www.cdt.ch
La reazione del Governo ticinese ai provvedimenti su scala nazionale annunciati oggi a Berna – De Rosa: «Siamo già all’opera per i test rapidi»
Il Consiglio federale ha adottato oggi nuove misure per limitare la diffusione del coronavirus. Tra queste figurano la chiusura di bar, ristoranti e discoteche dalle 23 alle 6; divieto di manifestazioni con più di 50 persone e di attività sportive e culturali nel tempo libero con più di 15 persone; l’obbligo della mascherina ulteriormente esteso; scuole universitarie a distanza; nuove disposizioni sulla quarantena per chi viaggia e testi rapidi. Abbiamo chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e al direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa di commentare con noi questi nuovi provvedimenti che, in alcuni casi, in Ticino erano già in vigore.
Il Ticino ha anticipato Berna proponendo sue misure, ora in gran parte riprese dalla Confederazione; direttor Gobbi si aspettava più coraggio o le sembrano ancora adeguate di fronte alla situazione odierna?
«Le ritento adeguate e lasciano comunque la possibilità ai Cantoni maggiormente colpiti di stringere ulteriormente. Da un lato è stata data una risposta alle aspettative cantonali, se penso ad esempio all’orario di chiusura degli esercizi pubblici portato dalle 22 ad almeno le 23. Dall’altra parte se penso ai grandi eventi si è andati oltre vanificando un po’ tutti gli sforzi fatti dagli organizzatori e dai club, dal mondo culturale e sportivo che comunque hanno messo in piedi e applicato dei Piani di protezione molto stretti e rispettandoli così come li hanno rispettati gli spettatori. Quindi è un peccato che questi eventi non potranno più tenersi nella forma che abbiamo conosciuto in queste ultime settimane».
Anche se va pur detto che sono comunque dei grossi assembramenti di persone…
«L’obiettivo in generale delle misure odierne di Berna è infatti quello di limitare in generale il movimento della popolazione, e i grandi eventi comunque mobilitano e fanno muovere tanta gente. Qui è dunque il richiamo all’attenzione e alla prudenza da parte di tutti proprio perché in ogni occasione, se non facciamo la scelta giusta e se non ci comportiamo correttamente mettiamo a rischio la nostra salute e anche quella degli altri, se siamo portatori ad esempio asintomatici».
Dal suo punto di vista, Berna ha invaso le competenze cantonali o effettivamente serviva una maggiore uniformità?
«È stata molto stretta senza però passare ad uno stato di situazione straordinaria, cosa che avrebbe rafforzato il ruolo della Confederazione. Ha voluto regolamentare molto, andando anche in parte sui piedi dei Cantoni, ma è anche vero che la Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica ha sostanzialmente accolto le proposte fatte da Berna, e quindi i direttori cantonali hanno comunque accolto le proposte della Confederazione».
I club, dopo aver sostenuto ingenti spese nell’ambito dei protocolli e dei piani di protezione per il pubblico, si vedono bloccati dalle quarantene e senza pubblico; come legge le loro “lamentele”?
«Da un lato sono lamentele giustificate perché come detto hanno fatto degli sforzi rispondendo a tutte le richieste dell’autorità federale, penso in particolare ai posti tutti seduti, limitando le capacità, applicando dei Piani di protezione e modificando le abitudini dei tifosi, ma si arriva comunque purtroppo a una chiusura del settore, con lo svolgimento delle manifestazioni senza più pubblico. Questo evidentemente crea un danno economico e dovrà trovare una risposta da parte dell’autorità federale».
I club puntano all’aiuto a fondo perso, accogliendo freddamente gli annunciati prestiti della Confederazione; la SFL ad esempio punta ad un coinvolgimento di Città e Cantoni ritenendo i club “patrimoni culturali”. Cosa può fare oggi il Cantone? E lo stesso può valere nell’ambito della cultura?
«Qui dipenderà da quanto vorrà mettere in campo la Confederazione: ritengo che se la Confederazione ha deciso di limitare il numero di spettatori a 50, beh, è la Confederazione che ha deciso: di solito chi comanda paga, hanno comandato loro questa misura, pagano loro».
Direttore De Rosa, il mondo della sanità si può dire soddisfatto delle misure prese da Berna alla luce del fatto che la Svizzera è l’hotspot europeo del coronavirus?
«Le misure presentate oggi sono salutate positivamente dal Cantone e rispecchiano in gran parte quelle poste in consultazione nel weekend a cui il Cantone aveva risposto; su diverse misure il Consiglio di Stato si era chinato nel weekend in vista della seduta straordinaria di lunedì, e aveva anticipato queste decisioni proprio perché ogni giorno conta e la progressione della malattia è esponenziale e quindi è importantissimo non perdere tempo e intervenire immediatamente con misure adeguate per fare tutto il possibile per rallentare l’evoluzione dei contagi. In questo senso diverse misure sono perfettamente in linea con decisioni già prese dal Consiglio di Stato mentre per altre avevamo deciso Berna ritenendo che sia importante avere una soluzione coerente a livello nazionale».
I Cantoni hanno ancora margini di manovra. Il Ticino alla luce degli ultimi numeri intende andare oltre le misure decise da Berna?
«Nella situazione particolare è importante coordinarsi bene tra i due livelli istituzionali, quindi Confederazione e Cantone, e anche tra i Cantoni stessi. È importante sapere che in questa situazione i Cantoni possono essere più restrittivi ma non meno restrittivi rispetto alle decisioni del Governo federale. Ma questa flessibilità è importante perché la pandemia si trova a livelli diversi nei vari Cantoni e quelli più colpiti possono così agire con misure più restrittive. Per quanto ci riguarda, continueremo a valutare costantemente e quotidianamente la situazione e poi sulla base dell’evoluzione valuteremo se ci sarà la necessità di introdurre ulteriori provvedimenti per rallentare il ritmo dei contagi».
Test rapidi: quando arrivano e quando saranno a disposizione? Chi gestisce tutta la catena ticinese?
«Salutiamo positivamente la possibilità di sfruttare anche i test rapidi all’interno della strategia molto importante e che va mantenuta, formata da testing, tracing, isolating e quarantine (TTIQ). È importante però anche sapere che ci sono delle raccomandazioni molto stringenti da parte dell’autorità federale e quindi questi test rapidi non saranno per tutti. In questo senso la cellula sanitaria capitanata dal medico cantonale già questa sera sarà al lavoro per integrare al meglio questa opportunità data dai test rapidi all’interno della strategia di test. È difficile esprimersi in termini temporali, cercheremo di fare il più rapidamente possibile, ritenendo anche che i test rapidi partiranno a inizio novembre».
Da www.rsi.ch/news
Il Ticino gioca d’anticipo rispetto alle nuove misure per contenere la pandemia che mercoledì dovrà comunicare il Consiglio federale
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mascherina-anche-allaperto-13552249.html
Il Ticino ha deciso di giocare d’anticipo rispetto alle nuove misure per contenere la pandemia che mercoledì dovrà comunicare il Consiglio federale. “Il Consiglio federale ha lanciato la sua consultazione. E mercoledì comunicherà le sue decisioni. Il Ticino fa un passo avanti”, ha spiegato oggi in conferenza stampa da Bellinzona il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi: “Il principio era è resta quello della proporzionalità. E le misure devono essere sopportate e supportate da tutti i cittadini”. Queste le misure annunciate da Gobbi per il Ticino. Mascherina: “Obbligo anche all’esterno dove non è possibile tenere le distanze (da martedì)”. Eventi: “Vietati gli eventi privati con più di 15 persone (da mercoledì)”. Sport: “Vietate le attività sportive amatoriali che implicano contatto fisico tra i manifestanti (da mercoledì)”. Ristorazione: “Obbligo di sedersi al tavolo confermato, ma obbligo pure di tenere una distanza di 1 metro e mezzo tra i tavoli. E al tavolo al massimo potranno stare quattro persone, genitori e figli esclusi (da mercoledì)”. “La pressione sul Ticino arriva sia da nord che da sud. E dunque il Governo ticinese ha deciso di agire da subito. E di non aspettare il Governo federale. La situazione infatti è molto seria e delicata. Ogni giorni conta”, ha aggiunto il direttore del Dipartimento Sanità e Socialità Raffaele De Rosa. “Nessuno – ha aggiunto – vuole il lockdown. Perché potrebbe essere devastante. Per questo le misure devono essere accettabili ed accettate. Si tratta di compromessi, il favore di un bene collettivo come quello della nostra salute”.
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Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 26 ottobre 2020 de Il Quotidiano
Mascherine anche all’aperto
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13552702
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Si viaggia sull’onda dei 250 contagi al giorno (anche se oggi i tamponi segnalati come positivi erano “solo” 147). Sono 80, invece, le persone ricoverate negli ospedali ticinesi per coronavirus, ben 15 in sole 24 ore. Sei di questi sono intubati nel reparto di terapia intensiva.
È di questi numeri, ma non solo, che si è parlato nel breve incontro informativo programmato per le 16:15 di oggi. Dalla sala stampa del Palazzo delle Orsoline, a Bellinzona, Norman Gobbi (Presidente del Consiglio di Stato), Raffaele De Rosa (Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità) e Giorgio Merlani (medico cantonale) hanno aggiornato la popolazione sulla situazione in Ticino legata alla diffusione del nuovo Coronavirus.
Mascherine – La grande novità sta nella scelta del Governo ticinese di giocare d’anticipo rispetto al Consiglio federale. In attesa quindi di sapere quali saranno le nuove disposizioni generali (che saranno annunciate mercoledì), ecco che già a partire da domani, in Ticino vigerà l’obbligo della mascherina. Anche all’aperto. «Questo laddove non è possibile mantenere le distanze di sicurezza, in particolare negli spazi dei mercati», ha sottolineato Gobbi.
Incontri e sport – Ma non solo. Dal 28 di ottobre fino al 30 di novembre saranno vietati incontri «tra più di 15 persone così come gli sport amatoriali di contatto (tranne che per i più piccoli)», sottolinea ancora il presidente del Consiglio di Stato.
Ristorazione – Nuove disposizioni sono state decise anche per la ristorazione: «Al ristorante – prosegue Gobbi – si dovrà rispettare il distanziamento di un metro e mezzo fra i tavoli, ciascuno dei quali potrà ospitare un massimo di 4 persone». Pasti e bevande potranno essere consumati solo da seduti. «Continuano ad essere centrali la tempestività e la proporzionalità delle misure. Che devono essere corrette per poter essere accettate dalla popolazione, ma devono essere sopportate e supportate da ogni cittadina e ogni cittadino».
Ricoveri in crescita – Nel prendere la parola De Rosa sottolinea da subito la delicatezza della situazione sotto il profilo sanitario: «I ricoveri in ospedale continuano a crescere e potremo constatare solo tra un paio di settimane gli effetti delle misure che decidiamo di prendere oggi». «Gli interventi – prosegue – devono essere tempestivi e proporzionati. Nessuno vuole il lockdown, ma bisogna adottare misure accettabili per l’economia e la società. Si tratta di un compromesso per il bene collettivo, quello della nostra salute. Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare misure più severe per il futuro prossimo. Ed evitare di intasare le strutture ospedaliere».
«Un nuovo lockdown sarebbe devastante» – De Rosa richiama ancora una volta alla responsabilità individuale: «Le nostre scelte possono proteggerci. Gli atteggiamenti virtuosi possono mettere in sicurezza sé stessi e gli altri. Dobbiamo fare il massimo per scongiurare un lockdown che sarebbe devastante. Mettiamo in pratica tutto quello che abbiamo imparato per contrastare il coronavirus. Limitiamo quindi i contatti ravvicinati e le attività non essenziali. Dobbiamo utilizzare concretamente la mascherina e fare attenzione alla igiene delle mani. Ricordiamoci che il nostro agire è riuscito a fare la differenza in primavera».
La lettura dei dati odierni – Merlani offre infine una lettura dei numeri odierni. «È tipico che il lunedì mattina il dato sia più piccolo (il riferimento è ai 147 casi odierni rispetto ai 250 dei giorni scorsi). La cifra non vuol dire quindi un rallentamento del virus. La domenica non si riesce ad effettuare lo stesso numero di tamponi rispetto agli altri giorni. Non a caso il dato del martedì è quasi sempre il più alto della settimana».
Per quanto concerne il numero delle persone che finiscono in ospedale, il Medico cantonale aggiunge: «Si tende a ricoverare di più rispetto a questa primavera. In ospedale troviamo quindi persone con uno stato di salute non così compromesso come era nel mese di marzo». Ma aggiunge: «Ricordiamoci che, con tutta la Svizzera, siamo tra i più alti d’Europa per tasso di positivi ed è nettamente in crescita il numero dei pazienti ricoverati. Abbiamo meno ricoveri per numero di positivi, ma le persone finiscono ancora in terapia intensiva e, a volte, muoiono».
Aiutare il contact tracing – Il medico cantonale non nasconde le difficoltà del contact tracing: «È sempre più difficile stare dietro a tutti i casi. Se qualcuno avverte dei sintomi, resti a casa e inizi a redigere la lista delle persone con cui è stato in contatto: questo fa risparmiare un sacco di tempo al servizio di contact tracing. Fino a che non si riceve il risultato del tampone, si invita a restare a casa».
Anziani, ma non solo – Infine, sulla tipologia di pazienti: «È più o meno la stessa rispetto alla prima ondata – conclude Merlani -. L’età media sta tornando ad essere quella del picco. E lo stesso vale per la comorbidità. Al Moncucco l’età media dei ricoverati è di 74 anni, a Locarno 70. Buona parte sono persone con altre patologie, ma questo non vuol dire che il 100% dei ricoverati siano tutti anziani e malati. Finiscono in ospedale anche giovani in buona salute».
https://www.tio.ch/ticino/attualita/1470536/mascherina-obbligo-rispetto-covid-misure
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Da www.liberatv.ch
Coronavirus in Ticino, le mosse del Governo: mascherine obbligatorie all’aperto e stop allo sport
Gobbi: “Questa lunga maratona avrà successo con la collaborazione di tutti”. De Rosa: “Nessuno vuole il lockdown. Situazione seria e delicata”
La cronaca della conferenza:
Gobbi: “L’incontro odierno del Governo ha permesso di fare il punto dopo il fine settimana. Il monitoraggio della situazione rimane continuo. Il nostro approccio, in queste settimane, non cambia. Vogliamo le misure giuste al momento giusto. Solo così avremo la certezza che la popolazione le accetti e le metta in atto. Il Governo sa che, in questa lunga maratona, il successo è possibile solo con la collaborazione dei cittadini. Il Governo ticinese è cosciente che la situazione sanitaria non è la stessa in tutti i Cantoni. Il CF ha lanciato una consultazione e comunicherà le sue decisioni mercoledì. In attesa, abbiamo giocato d’anticipo e adottato da subito le misure che riteniamo opportune”.
Mascherine obbligatorie all’aperto se…
Gobbi: “Il Governo ha esteso l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto, dove non è possibile mantenere la distanza. Si tratta di un invito che esprimiamo da mesi, ma che ora è messo nero su bianco”.
Stop allo sport amatoriale, tranne..
Gobbi: “Saranno vietati gli eventi privati superiori alle 15 persone che non si svolgono a impianti accessibili al pubblico. Sono vietate le attività sportive amatoriali che implicano contatti fisici. Si tratta di una decisione sofferta. D’altra parte, alcune Federazioni hanno agito in proprio. A questa norma fanno eccezione gli allenamenti dei bambini e dei ragazzi in età di scuola dell’obbligo”.
Ristorazione
Gobbi: “È confermata la consumazione ai tavoli, che dovranno essere distanziati di un metro e mezzo. Il numero massimo di ospiti per tavolo sarà di quattro, ad eccezione di genitori con figli”.
Ecco quando entrano in vigore le misure
Gobbi: “Le disposizioni saranno in vigore dal 28 ottobre al 30 novembre 2020. L’obbligo di mascherina entra in vigore da domani”.
“Situazione seria e delicata. Nessuno vuole il lockdown”
De Rosa: “Il Governo ha deciso di agire con anticipo. Senza attendere o speculare sulle decisione del CF. Bisogna prendere sul serio i dati di questi giorni. La situazione è seria e delicata. Quelle decise dal Governo sono in linea con i suggerimenti dal gruppo di monitoraggio. È fondamentale contare sulla lettura dei dati da parte di esperti. Nessuno vuole il lockdown. Per questo è fondamentale agire passo per passo. Si tratta di compromessi accettabili a tutela della nostra salute. Dobbiamo fare il possibile per evitare misure più severe in futuro e per evitare il sovraccarico del sistema ospedaliero”.
“Ora si ricovera prima”
Merlani: “Il numero dei contagiati di oggi non significa che c’è stato un rallentamento. Nel weekend non possiamo fare troppi tamponi. Abbiamo un tasso elevato di ricoveri in ospedale. C’è una tendenza a ricoverare un po’ prima rispetto a marzo. Il contact tracing fa fatica a stare al passo. Chinque abbia i sintomi deve evitare i contatti con le altre persone”.
La tipologia di pazienti ricoverati
Merlani: “La tipologia di paziente in ospedale sono della stessa tipologia di pazienti della prima ondata. L’età media sta tornando ad essere quella del picco. L’età media dei ricoverati alla Moncucco è di 74 anni. Ma non è detto che non ci sono ricoveri tra i più giovani”.
25.10.2020 dal minuto 10:00
https://www.rsi.ch/la2/programmi/sport/la-domenica-sportiva/La-domenica-sportiva-13453540.html
Da www.rsi.ch/news
Christian Garzoni caldeggia l’adozione di nuovi provvedimenti in Ticino – Ricoverati per Covid-19 anche dei trentenni senza malattie pregresse
L’adozione in Ticino di nuovi e più incisivi provvedimenti per ridurre la diffusione del coronavirus tra la popolazione è urgente. Ne è assolutamente convinto Christian Garzoni che alla RSI non nasconde la sua preoccupazione per l’evoluzione della situazione che ha indotto l’Ente ospedaliero e la Clinica Moncucco a rivolgersi nuovamente al Consiglio di Stato per chiedere, tra le altre cose, l’introduzione dell’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi, in quelli all’esterno affollati e anche alle medie. Inoltre le scuole dovrebbero evitare le gite.
“Si tratta di raccomandazioni facilmente attuabili che non ledono la libertà individuale e che non hanno conseguenze economiche”, sottolinea il membro della task force cantonale che non ha dubbi: “se non blocchiamo la diffusione del virus tra la popolazione le ospedalizzazioni, i ricoveri in cure intense e i decessi aumenteranno ancora”, avverte alla luce dell’evoluzione della seconda ondata. I contagi sono cresciuti in modo esponenziale (da alcuni giorni sono costantemente più di 250), da oltre una settimana crescono velocemente anche i ricoveri e vi sono stati altri decessi.
“Il virus non è cambiato – ribadisce il direttore sanitario della Moncucco, specialista di malattie infettive -. Attualmente ci sono ricoverate varie persone che sono nelle categorie a rischio, ma purtroppo abbiamo anche pazienti giovani, dei trentenni, senza nessuna malattia di base che hanno dei decorsi molti brutti”.
Il Consiglio di Stato si riunirà in seduta straordinaria lunedì per valutare sia le misure sottoposte ai cantoni dalla Confederazione sia le richieste degli esperti ticinesi.
Dopo un’estate quasi da ‘curt bandida’, in cui abbiamo riassaporato il piacere di stare assieme a goderci le bellissime giornate con parenti e amici, l’autunno si è presentato proprio come tale. Un periodo di cambiamenti, di maggior rigore a livello di temperature e di passaggio dalla vita all’esterno baciata dal sole, all’interno al tepore di caminetti e riscaldamenti.
E allora è giunto il momento di proteggerci, oltre che dal freddo, anche dal coronavirus!
‘Métt sü la beréta!’ (oppure la scüfia nel Luganese o capa in Leventina) ci dicevano le nostre mamme e nonne, invitandoci a proteggere la testa dal freddo e quindi a prevenire raffreddori e malattie stagionali. E allora, ‘metém sü la beréta, ma anca la mascorina!’ (mettiamo la berretta ma anche la mascherina) se vogliamo lottare efficacemente contro il virus ed evitare con il nostro comportamento responsabile una chiusura delle attività.
Un piccolo sforzo di protezione, a favore del bene della nostra gente, del nostro Paese e di noi stessi!
Non sappiamo ancora come si svilupperà la curva dei contagi nelle prossime settimana. “Quello che però possiamo già sin d’ora fare è trovare accorgimenti pratici, concreti, per sostenere e aiutare le persone o anche le iniziative che potrebbero subire nei prossimi tempi ripercussioni negative. Insomma: far crescere quel movimento spontaneo di solidarietà che si era sviluppato nelle settimane in cui erano in atto le diverse chiusure”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che prosegue: “In quelle settimane molti giovani, ragazzi e adulti legati alle parrocchie o ad altre associazioni, ma anche persone singole hanno aiutato soprattutto gli over 65, spesso propri parenti. Sono andati a fare la spesa, a fare i pagamenti, mantenendo un contatto reale anche con chi non poteva uscire di casa. Uno spirito solidale che ha mostrato il meglio della nostra comunità. L’obiettivo del Consiglio di Stato e mio personale è non arrivare a quelle situazioni di necessità, però ciò che è stato fatto potrebbe essere utile anche in futuro, sotto forma di altri tipi di intervento”.
Che cosa si può fare concretamente? Sentiamo ancora il Presidente del Governo Norman Gobbi: “Il gruppo Cantone-Comuni chiamato “Covid Inverno” coordinato dalla Sezione enti locali si sta adoperando per fornire ai Comuni spunti e soluzioni atte ad assicurare alcuni servizi, come l’accudimento dei figli, la consegna della spesa a domicilio, il dog sitting, ecc., per i cittadini che ne dovessero avere la necessità. Se in marzo e aprile la maggior parte della gente era a casa, perché erano state sospese le attività lavorative e quindi vi erano molte persone che hanno potuto mettersi a disposizione degli altri, in futuro – confidando di non vivere un secondo lockdown – potrebbero esserci ancora taluni bisogni, ma con meno cittadini in grado di dare una mano. È una bella sfida per i nostri Comuni”.
Ma questo potrebbe anche essere messo in pratica non solo… in tempo di guerra, facciamo presente al nostro interlocutore. “Esatto, proprio così. Ed è per questo che ai miei occhi assume una valenza doppia. Perché si tratta di un “esercizio” che rafforza il senso di appartenenza a una comunità e sviluppa la qualità di vita e il benessere residenziale che i cittadini ricercano. Le forme di volontariato, che si manifestano spesso nell’associazionismo sportivo, culturale o scautistico, sono i vettori che costruiscono Comuni migliori. Sostenere le iniziative della società civile in forma sussidiaria da parte dell’autorità comunale diventa quindi uno strumento ideale per far crescere un Comune, soprattutto se questo Comune è l’espressione di una recente aggregazione”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Da www.rsi.ch/news
Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi: sì a misure che la popolazione può sostenere – Sul tavolo anche altri provvedimenti cantonali
La Confederazione ha sottoposto ai cantoni una nuova serie di misure per contenere l’aumento dei contagi che il Consiglio federale potrebbe decidere mercoledì. Stando alle anticipazioni del Blick sono previsti: l’obbligo della mascherina all’aperto nelle zone abitate, la chiusura di ristoranti, bar e club dalle 22 alle 6 con l’obbligo di stare seduti al tavolo al massimo in quattro, ma anche un limite di 50 presenti per gli eventi pubblici e di 15 per le feste in famiglia. Il Consiglio di Stato ticinese le ha già discusse e a Bellinzona non tutte convincono.
“La novità della mascherina nelle zone edificate potrebbe essere condivisibile, ma diventa difficilmente attuabile” spiega il presidente del Governo Norman Gobbi alla RSI auspicando l’adozione di misure che “possono essere supportate e sopportate dalla popolazione”. Scetticismo in Ticino è emerso anche per quanto riguarda l’eventuale introduzione di un obbligo della mascherina nella scuola dell’obbligo.
Lunedì seduta straordinaria del Governo
Norman Gobbi, condividendo la necessità di definire un quadro generale a livello nazionale, rivendica però la possibilità per i cantoni di godere di una certa autonomia. Per esempio per quanto riguarda la gestione degli eventi sportivi e culturali con le attuali regole che, sottolinea, in Ticino, non hanno mai suscitato problemi. “Da noi gli spettatori sono molto rispettosi dei piani di protezione e non abbiamo evidenze di contagi in quei momenti”, ha sottolineato alla RSI anticipando che lunedì il Consiglio di Stato terrà una seduta straordinaria.
Il Ticino guarda anche all’Italia
Sarà l’occasione per discutere ulteriormente quanto proposto da Berna, ma pure per valutare le nuove misure auspicate dalla task force cantonale considerando la specificità del territorio ticinese, guardando anche alle decisioni adottate in Lombardia e in tutta Italia dove è in discussione un nuovo decreto.
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Servizio all’interno dell’edizione di sabato 24 ottobre 2020 de Il Quotidiano
Ipotesi mascherine all’aperto
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13546177
Comunicato stampa
Discusse l’organizzazione e le modalità operative di collaborazione messe in atto dai vari Corpi di polizia ticinesi, sotto la responsabilità della Polizia cantonale, nell’ambito della prima fase della Pandemia legata al COVID19, nonché l’istituzione di un Gruppo di lavoro Cantone-Comuni relativo all’impiego di sistemi di videosorveglianza.
L’incontro odierno ha favorito il confronto tra i principali attori istituzionali responsabili della sicurezza nel nostro Cantone. Alla riunione erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il procuratore generale Andrea Pagani, i capodicastero sicurezza dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine cantonale e comunali.
La situazione sanitaria legata al COVID-19, che stiamo vivendo in questo periodo, ha caratterizzato parte dei temi all’ordine del giorno. In quest’ambito si è discusso della eventuale modalità di lavoro che le forze di Polizia ticinesi potrebbero mettere in campo in caso di un ulteriore peggioramento della situazione. Questo basandosi sulle esperienze vissute tra marzo e giugno scorsi. In particolare, oltre alla presentazione della struttura organizzativa aggiornata dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta e dello Stato Maggiore di Polizia, è stata condivisa e confermata l’importanza a livello operativo di un’unica condotta e di una pianificazione centralizzata, agevolata da una regolare attività di comunicazione tra i partner di Polizia dislocati sul territorio cantonale.
Indirettamente correlato al tema della pandemia, è stato pure discusso il condono dei contributi finanziari per coprire parte degli impieghi di mantenimento dell’ordine che i club sportivi sono tenuti a versare per quanto riguarda la stagione agonistica 2019/2020, interrotta anzitempo. Il Governo e i Comuni coinvolti hanno approvato il condono non volendo pesare ulteriormente sulle casse dei club sportivi, già particolarmente colpite da un punto di vista finanziario in questo difficile momento.
Si è inoltre discusso sullo stato della modifica della Legge di Polizia concernente la competenza anche per le Polizie comunali di utilizzare i sistemi di videosorveglianza mobile (bodycam-dashcam). È stato proposto di costituire un gruppo di lavoro Cantone-Comuni per questa attività di sorveglianza pubblica, alfine di chiarire tutti gli aspetti legati all’impiego anche da un punto di vista del rispetto della protezione dei dati. Per quanto riguarda il tema specifico dell’utilizzo della strumentazione bodycam-dashcam, è stato deciso di implementare un progetto pilota, gestito dalla Polizia cantonale in collaborazione con la Polizia Città di Lugano.
Infine, sono state fornite informazioni sull’avanzamento dei lavori del Gruppo di lavoro Polizia Ticinese.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 5 marzo 2021.
Comunicato stampa
A margine della risposta fornita dal Governo sull’interpellanza inoltrata lo scorso 27 settembre, il Dipartimento delle istituzioni tiene a evidenziare come la prassi messa in atto dal Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata della Polizia cantonale sia conforme al diritto e garantisca l’equità di trattamento.
Contrariamente a quanto sostenuto degli interpellanti, la decisione (temporanea) di non rilasciare autorizzazioni ai cittadini italiani, risiede nel fatto che l’autorità ticinese è impossibilitata a verificare il possesso di uno dei requisiti posti dalla legge, conformemente al diritto e alla giurisprudenza. Ciò, oltre a perseguire gli scopi di legge, assicura la parità di trattamento: si vuole evitare che un cittadino italiano possa ricevere l’autorizzazione solo perché il Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata non ha accesso alle informazioni necessarie, verifiche che, invece, avvengono sui cittadini svizzeri.
La Legge sulle attività private di investigazione e sorveglianza evidenzia come le persone che desiderano lavorare in questo contesto debbano dimostrare “buona condotta”. Per la verifica di tutti i requisiti necessari è fondamentale poter accedere alle banche dati di polizia, poiché le informazioni contenute nell’estratto del casellario giudiziale e/o nell’estratto dei carichi pendenti non sono sufficienti a dimostrare l’idoneità della persona.
Per gli istanti residenti in Svizzera (siano essi svizzeri o stranieri, residenti ininterrottamente da più di 5 anni) le informazioni sono già in possesso del Servizio, mentre per i cittadini italiani (siano essi residenti in Italia o residenti in Svizzera da meno di 5 anni) dall’inizio di quest’anno il Centro di cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso (CCPD) non fornisce più le informazioni. Questo cambiamento è legato a un’interpretazione sui limiti dell’Accordo internazionale in vigore che mette in difficoltà la Dirigenza italiana del CCPD, impedendo loro di trasmettere le informazioni richieste dal Servizio. A questo riguardo, si sottolinea che già da alcuni mesi il Dipartimento delle istituzioni e i funzionari del Servizio stanno cercando un dialogo con l’autorità italiana per cercare di risolvere la situazione nell’interesse, in primis, dei cittadini italiani.