Investimento per la sicurezza dell’A2

Investimento per la sicurezza dell’A2

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 ottobre 2020 de La Regione

Pronto nel 2022 il Centro di controllo veicoli pesanti. Significherà più ordine e controlli.

Dopo due anni di lavori preparatori entra davvero nel vivo il cantiere per la realizzazione del nuovo Centro di controllo dei veicoli pesanti (Ccvp) in quel di Giornico. Precisamente sul sedime dell’ex acciaieria Monteforno dove a partire dal 2022 (anno in cui avverrà la messa in funzione del nuovo centro) i tir che circoleranno in direzione Nord saranno obbligati a sostare: per tutti i mezzi, attraverso un sistema di triage, avverrà un controllo generico, e solo una parte di essi sarà poi sottoposta a verifiche più approfondite. Grazie al progetto da circa 250 milioni finanziato quasi interamente dall’Ufficio federale delle strade, i flussi dei mezzi pesanti in direzione del San Gottardo saranno gestiti con una logistica più affinata che prevede partenze scaglionate al fine di migliorare il dosaggio dei mezzi pesanti in direzione del tunnel autostradale. Il centro presenterà poi un ampio posteggio per la pausa notturna, molto più confortevole rispetto a quello odierno, con gli autisti che avranno a disposizione servizi igienici e locali doccia. Sarà presente anche un’infermeria.

Maggiore sicurezza sull’A2: questo l’aspetto chiave del progetto presentato ieri mattina sull’area del cantiere, dove committente, autorità e addetti ai lavori si sono dati appuntamento per posare – seppur all’interno del capannone a causa della pioggia battente – la prima simbolica pietra del Ccvp. «L’obiettivo primario è quello di prevenire situazioni di pericoli sull’asse del San Gottardo», ha sottolineato Matteo Cocchi, comandante dalla Polizia cantonale alla quale sarà affidato il centro. Controlli puntuali saranno svolti su componenti tecniche dei veicoli, merce trasportata e stato psicofisico degli autisti. Attualmente in direzione nord, i veicoli pesanti vengono fermati e controllati nella misura dell’1% circa; con il nuovo Ccvp, è stato spiegato questa mattina, circa il 5-10% del traffico pesante complessivo sarà sottoposto a controlli approfonditi. Il Centro di Giornico, ha sottolineato Cocchi, rafforzerà ulteriormente la collaborazione con i colleghi del Canton Uri, che dall’altra parte della galleria dispongono già di un centro come quello in costruzione in Bassa Leventina che permette alla Polizia urana di gestire il traffico pesante in direzione Sud. Il Ccvp sull’area dell’ex Monteforno sarà uno tredici centri per la gestione del traffico pesante attraverso le Alpi – ogni anno vi transitano più di 650mila mezzi pesanti – che la Confederazione sta realizzando in tutta la Svizzera.

Una cinquantina di nuovi posti di lavoro
«Nonostante sia un progetto di competenza dalla Confederazione, il Cantone lo ha sempre sostenuto, stanziando 5 milioni di franchi, conscio dell’importanza di poterla realizzare proprio qui, in Leventina», ha dal canto suo evidenziato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «I servizi cantonali stanno già svolgendo tutti i lavori preparatori per avere effettivi formati appena conclusi i lavori», ha aggiunto il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Inizialmente a Giornico saranno attivi 16 agenti e 35 assistenti di polizia.

Un iter durato 13 anni
A distanza di 17 anni, finalmente si parte con la costruzione dei tre edifici del Ccvp hanno gioito il capo della filiale Ustra di Bellinzona Marco Fioroni e il vicedirettore generale di Ustra Guido Biaggio. Lungo e non privo di inghippi è infatti risultato l’iter del progetto del Ccvp. Tutto iniziò nel 2003 quando il Dipartimento del territorio aveva elaborato le basi progettuali, definendo le dimensioni e il funzionamento del centro attraverso uno studio di varianti. Nel 2004 il CdS aveva quindi autorizzato l’allestimento del progetto esecutivo, successivamente ripreso, adattato e ripubblicato dall’Ustra nel 2008 nel quadro di passaggio di proprietà delle strade nazionali dai Cantoni alla Confederazione. Il progetto è poi stato approvato definitivamente nel 2013 dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec). Successivamente non sono mancati i ricorsi, e le complicazioni date dall’inquinamento del terreno dell’ex acciaieria. La bonifica del sedime è iniziata nel 2018 e, come spiegato dal capoprogetto del Ccvp Diego Bettoni, attualmente risulta completata nella misura dell’85%. Ora si procederà col risanamento. Il centro urano di Ripshausen è già in funzione da una decina d’anni, all’immagine delle complicazioni incontrate dal progetto di Giornico a trovare un’ubicazione idonea, superare le opposizioni dei ricorsi e risanare i terreni inquinati.
Biaggio ha poi ricordato come nel 2004 il Consiglio federale abbia sottolineato a più riprese l’importanza dell’aumento della vigilanza, anche alla luce dei tragici incidenti nel tunnel del San Gottardo del 2001 (quando un autista ubriaco di un tir invase la corsia comportando il decesso di 11 persone) e del traforo del Monte Bianco nel 1999 (l’acido di cianuro esalato nell’aria a causa dell’incendio di un camion uccise 39 persone).

‘Sia una spinta per la Bassa Leventina’
Il progetto non si limita tuttavia alla costruzione dei tre edifici che nel loro insieme comporranno il Ccvp. Prevede infatti anche tutta una serie di altre opere, come la costruzione di tracciati stradali, ponti, sottopassi (due sono già stati realizzati) e soprattutto il nuovo semisvincolo di Giornico (con tanto di area di servizio) che pure sarà inaugurato nel 2022. Questo elemento, ha sottolineato il locale sindaco Giovanni Bardelli, «risulta una ghiotta occasione per l’insediamento di nuove attività nella zona industriale». In questo senso, ha aggiunto, «ci aspettiamo un sostegno determinante da parte delle autorità». Bardelli si è poi felicitato per la bonifica dell’area dell’ex Monteforno, «un tempo simbolo del progresso e dell’indotto di questa zona», che dopo decenni torna a rappresentare un’opportunità per la Bassa Leventina.

In futuro transito tir su prenotazione?
Nel suo intervento Biaggio ha esposto l’ipotesi di avere in futuro un sistema di passaggio dei mezzi pesanti su prenotazione, da eseguire il giorno prima indicando l’orario di transito previsto, come già avviene al Monte Bianco o al traforo del Frejus. Un tema che richiederà tempo per approfondimenti e discussioni, ma secondo Biaggio il Ccvp rappresenta la miglior premessa possiible.

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 ottobre 2020 del Corriere del Ticino 

Dai TIR il rilancio della valle

Sono entrati nel vivo i lavori per la realizzazione del Centro di controllo dei veicoli pesanti sul sedime dell’ex Monteforno a Giornico
La struttura garantirà maggiore sicurezza per gli automobilisti in transito sull’A2 – Le autorità sperano che possa portare anche nuove aziende

Non ha avuto un iter facile, per usare un eufemismo, il Centro di controllo dei veicoli pesanti (CCVP) che a fine 2022 verrà inaugurato sul comparto dell’ex Monteforno a Giornico. Se ne parla da oltre quindici anni, ma tra discussioni per trovare l’ubicazione idonea, ricorsi, opposizioni e risanamento dei terreni inquinati solo adesso si vede la luce in fondo al tunnel. Ieri, alle 12.06, mentre fuori c’era il diluvio universale, la simbolica posa della prima pietra dell’infrastruttura da 250 milioni di franchi che darà lavoro ad una cinquantina fra agenti della Polizia cantonale ed assistenti. Nel prossimo biennio verranno realizzati i tre edifici (per il triage e le pratiche amministrative, per il controllo approfondito e per il deposito/sequestro) dell’area di dosaggio e stoccaggio, una delle 13 che la Confederazione sta costruendo.

Tre piccioni con una fava
Il CCVP, i cui lavori preliminari sono iniziati nel 2018 e la cui gestione sarà affidata alla Polizia cantonale, permette di cogliere non due ma tre piccioni con una fava. Primo: la sicurezza stradale degli automobilisti che transitano sull’A2 in virtù dei controlli ai quali verranno sottoposti i mezzi pesanti che circolano sull’asse del San Gottardo. Due: l’indotto economico per la valle Leventina con la creazione di posti di lavoro e con la prospettiva di accogliere nuove aziende grazie allo svincolo autostradale che renderà più attrattiva la regione. Terzo: il miglioramento ambientale attraverso la riduzione delle emissioni e la bonifica dei fondi contaminati. Tre punti che sono stati sottolineati da tutti i relatori. A partire dai padroni di casa, vale a dire il responsabile della filiale ticinese dell’Ufficio federale delle strade Marco Fioroni e del vicedirettore nazionale Guido Biaggio. Quest’ultimo ha illustrato gli obiettivi della futura struttura e gli aspetti politici, concludendo ringraziando «la popolazione e le autorità della regione per la pazienza e la collaborazione dimostrate in questi anni di disagi causati dalla presenza dell’importante cantiere».

La cartina di tornasole
A questo proposito ha in seguito preso la parola il sindaco di Giornico Giovanni Bardelli. Il quale non ha nascosto le attese della bassa valle. Si spera che il CCVP possa favorire il «rilancio dell’intero comparto intercomunale e incentivare l’insediamento di nuove attività ad alto valore aggiunto, con prodotti innovativi». I tre paesi (gli altri due sono Personico e Bodio) ci credono, per trasformare la «sterile superficie» occupata fino al 1994 dalla Monteforno in una cartina di tornasole per l’economia del distretto: «Ma serve il supporto delle autorità a tutti i livelli».

«Ci abbiamo sempre creduto»
C’è qualcun’altro che non ha mai avuto dubbi sull’area TIR. Ed è il Cantone, ha affermato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che nel 2016 ha sostenuto l’opera con un credito di 5 milioni di franchi: «Un segnale forte nei confronti dell’autorità federale affinché i lavori iniziassero al più presto e con un intento allargato. Quello di offrire alla regione un centro vitale. Perché non di soli controlli vivrà l’infrastruttura. Si creano nuove opportunità per la Leventina». Dello stesso avviso il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Annualmente in Ticino circolano oltre 650.000 TIR. La maggioranza, naturalmente, è in regola. Ma vi sono purtroppo anche dei veicoli o parti di essi che vengono manomessi, dei camion che presentano dei difetti tecnici o che trasportano merce illegale. «Il compito primario e fondamentale della Polizia è la prevenzione, e con il CCVP l’A2 sarà decisamente più sicura», ha annotato Cocchi.
La parola è infine passata al capoprogetto Diego Bettoni. Ha fatto il punto su quanto svolto finora. I fondi sono stati risanati nella misura dell’85-90%, mentre si è più o meno a metà «dei tempi di realizzazione. Il 2022 è la data limite, poi dall’anno seguente si procederà alle sistemazioni finali e alla dismissione dell’attuale area di servizio. Allo stato attuale sono stati spesi 110 milioni di franchi».

Come al Monte Bianco?
Fra un discorso e l’altro è pure emersa l’idea di un progetto che è già stato implementato, ad esempio, nei trafori stradali del Monte Bianco e del Frejus. Ossia la prenotazione online del giorno e dell’ora esatta di passaggio, così da poter definire quotidianamente un «tetto» massimo. È applicabile anche alla galleria del San Gottardo? Lo abbiamo chiesto a Luca Ceresetti che dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, il CCVP: «È un sistema sicuramente interessante da valutare ed approfondire. In questi casi, però, decisiva sarà la discussione a livello politico». Secondo Guido Biaggio l’apertura del centro di Giornico è la migliore premessa possibile per andare in questa direzione. Non ci resta che attendere.

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 2 ottobre 2020 de Il Quotidiano

Posata la prima pietra del centro di Giornico

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13482217

 

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della centrale di teleriscaldamento e consegna certificazione Città dell’energia ad Airolo

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della centrale di teleriscaldamento e consegna certificazione Città dell’energia ad Airolo

Gentili signore e signori,

che bello essere qui!
Non siamo stati fortunati con il tempo e fa un po’ freddo, e quindi il motivo che ci riunisce ci riscalda davvero. È bello intervenire in primo luogo come cittadino di Airolo. Sentire casa. Sentirmi a casa con voi.  
In maggio, quando sono diventato presidente del Governo, non abbiamo potuto festeggiare. Nessun momento ufficiale ma soprattutto nessun momento conviviale, come invece piace a noi in Valle.  
Peccato, ma la situazione consigliava molta prudenza. Il contenimento della pandemia ci ha portato per forza di cose a ridurre gli eventi. Con il nostro sindaco ci siamo sentiti e subito abbiamo deciso che avremmo avuto altre occasioni di incontro.  Oggi è una di queste occasioni.  
E diventa ancora più significativo – e ripeto, bello – poter parlare in una circostanza in cui possiamo sottolineare qualcosa di importante. Qualcosa che è stato realizzato per migliorare la qualità di vita della nostra comunità.  
La centrale di teleriscaldamento e tutte le altre misure adottate dal Comune in ambito ambientale e di risparmio energetico hanno permesso ad Airolo di ottenere la certificazione di Città dell’energia.   Non siamo i primi e non saremo gli ultimi a raggiungere questo risultato. Ma è importante esservi arrivati a dimostrazione che Airolo ha a cuore la nostra magnifica natura e vuole preservarla per le generazioni future.  
Perché tutti i nostri sforzi a livello comunale e anche a livello cantonale sono improntati a migliorare le condizioni di vita di ogni ticinese e creare le giuste premesse per consegnare nelle mani dei nostri figli – diciamolo – un mondo migliore. È l’aspirazione che ci deve muovere dentro, come politici, ma principalmente come cittadini.  
Airolo ha dimostrato di prendere sul serio questo impegno e la consegna del certificato di Città dell’energia lo attesta. Ma soprattutto Airolo dimostra di avere una visione, una prospettiva a lunga scadenza.  
Qui sto pensando al risultato finale della costruzione del secondo tunnel autostradale, quando una poderosa opera di genio civile permetterà al nostro villaggio di recuperare lo spazio del fondovalle. La copertura delle vie di comunicazione che tagliano in due il paese ci consegnerà un territorio nuovo che migliorerà decisamente il nostro vivere comune.  
Ecco, questi progetti sono la testimonianza di quanto le nostre autorità vogliono bene ad Airolo e ai suoi abitanti. Ma niente si raggiunge dal niente. Bisogna avere le idee, bisogna avere la passione, bisogna amare il nostro territorio e la sua gente.  
Come presidente del Consiglio di Stato sono particolarmente orgoglioso di ciò che si sta facendo qui a casa nostra.  
Sono felice per ciò che si prospetta per i miei figli e per la loro generazione.  
In un periodo delicato, in cui un piccolo virus ha rischiato di metterci in ginocchio, poter inaugurare oggi la centrale di teleriscaldamento e ricevere il label di Città dell’energia ci deve rendere orgogliosi.  
Personalmente io lo sono e per questo ringrazio tutte le nostre autorità comunali e tutte le persone che si sono impegnate, si impegnano e si impegneranno per fare di Airolo un borgo vitale e sempre più vivibile.

Posata la prima pietra degli edifici del nuovo centro di controllo dei Tir a Giornico

Posata la prima pietra degli edifici del nuovo centro di controllo dei Tir a Giornico

Da www.tio.ch

L’investimento da parte della Confederazione sarà di circa 250 milioni di franchi

La cerimonia ha avuto luogo alla presenza di diverse autorità cantonali e comunali, della Polizia cantonale e della direzione dell’Ufficio federale delle strade USTR.
La struttura sta sorgendo sul sedime della ex Monteforno e farà parte dei 13 Centri di competenza che la Confederazione sta realizzando sul territorio nazionale per gestire in modo efficace il traffico pesante attraverso le Alpi. Avrà le caratteristiche di un centro “maxi” (quindi di dimensioni importanti) e affiancherà quello già attivo di Ripsahausen (Canton Uri) nel controllo dei Tir che transitano lungo l’asse del San Gottardo.

Il centro
Situato in una posizione strategica per effettuare questi controlli, ovvero prima della rampa in salita verso la galleria del San Gottardo, il Centro «permetterà inoltre di gestire il traffico pesante in direzione nord mediante il sistema di dosaggio, migliorando sensibilmente l’attuale situazione precaria a livello logistico, della sicurezza e dell’ambiente» spiega l’USTRA. «Consentirà anche di disporre di posteggi a lunga durata per la pausa notturna degli autotrasportatori o per poter stoccare i camion in caso di difficoltà (panne, nevicate, chiusure delle dogane, ecc.)». Il progetto non si ferma alla costruzione dell’edificio ma prevede anche tutta una serie di altre opere come l’area multiservizi, un nuovo svincolo autostradale, la costruzione di tracciati stradali, ponti, sottopassi, una nuova rotonda, un impianto di trattamento delle acque provenienti dall’autostrada e infine il risanamento dei terreni inquinati.
L’investimento da parte della Confederazione sarà di circa 250 milioni di franchi e potrà permettere la creazione di diversi posti di lavoro in seno alla Polizia cantonale ticinese, a cui verrà affidata la gestione del Centro. Anche l’area industriale di Giornico, grazie al nuovo svincolo, godrà di un allacciamento all’autostrada. I lavori per la costruzione del nuovo CCVP proseguiranno ancora fino a fine 2022, quando è prevista la messa in esercizio definitiva, che sarà preceduta da una fase di test.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1465448/centro-giornico-nuovo-tir-controllo-edifici-pietra

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Da www.rsi.ch/news

Centro TIR a Giornico, lavori al via
Posata venerdì la prima pietra della nuova struttura, che sorgerà sui terreni della ex Monteforno

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Centro-TIR-a-Giornico-lavori-al-via-13480186.html

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Da www.ticinonews.ch

Controllo dei tir, posata la prima pietra
A Giornico è stato inaugurato il cantiere per il Centro di controllo per veicoli pesanti, che sorgerà nel 2022.
Gobbi: “Oggi imbocchiamo la corsia preferenziale”
 
È avvenuta questa mattina la posa simbolica della prima pietra degli edifici che ospiteranno il nuovo centro di controllo per veicoli pesanti a Giornico. Un centro che sorgerà sul sedime dell’ex acciaieria dismessa Monteforno, che l’Ufficio federale delle strade prevede di aprire a fine 2020 e che farà parte dei 13 centri di competenza che la Confederazione sta realizzando per gestire il traffico pesante attraverso le Alpi. Oltre ai rappresentanti dell’Ustra, erano presenti i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali, nonché il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi.
Nel suo discorso Gobbi ha elencato i vari aspetti positivi che l’infrastruttura apporterà, sia dal profilo della sicurezza stradale – con i controlli dei veicoli pesanti – sia sotto il profilo dei benefici per una regione “che ha bisogno come il pane di nuovi posti di lavoro, di indotto e di opportunità”. Ricordando gli ostacoli per giungere a questa struttura, il consigliere di Stato ha sottolineato che oggi, con la posa della prima pietra e dopo i lavori preparatori, “imbocchiamo decisamente la corsia preferenziale”.
 
Licenziato il credito per il nuovo Centro polivalente di Camorino

Licenziato il credito per il nuovo Centro polivalente di Camorino

Comunicato stampa

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio Governativo relativo alla concessione di un credito di CHF 11’000’000.- per la realizzazione del nuovo Centro polivalente di Camorino.

Il progetto prevede l’edificazione, sopra l’attuale impianto di Protezione civile, di un edificio di 3 piani e la riorganizzazione degli spazi delle strutture protette sottostanti. Gli spazi interni dell’edificio principale potranno essere organizzati in compartimenti separati, in modo da permetterne l’utilizzo da parte di differenti tipologie di utenza in maniera flessibile e razionale.
La nuova struttura avrà una capacità complessiva di circa 180 posti letto. La sua gestione prevede una collaborazione tra il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e il Dipartimento delle Istituzioni (DI), volta a garantire un’adeguata e tempestiva presa a carico degli ospiti. Il DI assumerà la responsabilità della gestione operativa del centro, mentre il DSS la gestione degli aspetti d’integrazione degli ospiti, coerentemente con quanto previsto dall’agenda integrazione svizzera.
La nuova struttura avrà inoltre una doppia funzione. Da una parte permetterà di adeguare la capacità ricettiva nell’ambito dell’asilo, considerando anche quella che andrà persa a seguito della chiusura del centro collettivo di Paradiso. Dall’altra, andrà a inserirsi nel dispositivo cantonale di Protezione della popolazione e consentirà l’accoglienza – in caso di necessità – di persone bisognose di protezione a causa di eventi particolari o eccezionali. In caso di occupazione bassa, la struttura potrà inoltre essere utilizzata da altri partner, quali per esempio la polizia o l’esercito, per altri scopi strettamente legati alla protezione della popolazione.
L’apertura del nuovo Centro è pianificata nella seconda metà del 2022.

Il peso della pandemia sui conti

Il peso della pandemia sui conti

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 1 ottobre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13478917

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 2 ottobre 2020 de La Regione

“Ora responsabilità dalla politica”Annunciato, è arrivato. È un preventivo a tinte rosse, quasi bordeaux, quello per il 2021 del Canton Ticino. Il disavanzo d’esercizio calcolato è di 230,7 milioni di franchi. Il livello di guardia è alto, considerando come il 2020 dovrebbe già chiudersi in pesante rosso: 270 milioni di perdite, secondo il pre-consuntivo di agosto. E la preoccupazione del direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta è evidente: «La difficile situazione venutasi a creare si protrarrà e senza interventi correttivi attivi da parte della politica, evidentemente, avremo una perdita del controllo del disavanzo nei prossimi anni» dice in conferenza stampa. Perché «la ripartenza non sarà immediata, e purtroppo torniamo ad avere un autofinanziamento negativo: per finanziare le spese correnti in parte dovremo attingere al debito. Quello che ci preoccupa è l’evoluzione del capitale proprio. Nel 2019 eravamo tornati a creare un po’ di riserva, purtroppo con queste cifre avremo spazzato via il poco accumulato e creato un buco finanziario. E anche il debito pubblico conoscerà un’impennata, superando i 2 miliardi di franchi». Detta breve: «Stiamo ipotecando oggi riserve future».

Per quanto riguarda il 2021, Vitta annuncia che i conti «non permettono di rispettare il parametro riguardo al disavanzo annuo massimo possibile. Con i 230 milioni siamo oltre al limite posto a 173 milioni. Dovremo chiedere al parlamento una deroga del rispetto di questo vincolo, in quanto se avessimo dovuto rispettarlo avremmo dovuto presentare un preventivo, appunto, con un rosso di 173 milioni. Con una differenza di quasi 60 milioni. Come governo abbiamo dato priorità a ridurre i nuovi oneri e al non portare avanti un rientro di questo volume adesso».

Le note dolenti non si fermano al 2021. Perché il Consiglio di Stato ha varato anche il piano finanziario per il periodo 2022-2024, e – prosegue il direttore del Dfe – «purtroppo i dati a disposizione ci dicono che questo deficit attorno ai 250 milioni si confermerà nei prossimi anni. Una situazione di questo tipo ci deve preoccupare sul medio termine, se queste previsioni dovessero concretizzarsi arriveremmo a un capitale proprio negativo che supera il miliardo di franchi». E c’è un convitato di pietra in questo preventivo: i costi sociali. «Non abbiamo considerato un loro possibile aumento», dice Vitta. Anche perché quantificarli oggi è difficile. Ciò detto, «se la crisi dovesse farsi più acuta anche le spese subirebbero un maggiore aumento. Si sta aprendo un gap tra entrate e uscite che pesa sulle finanze del Cantone». Già, le entrate. Il gettito fiscale diminuirà sia per le persone fisiche sia per quelle giuridiche. Le preoccupazioni sono condivise da tutto il collegio, e il presidente del governo Norman Gobbi rileva che il momento «richiede da parte di tutti una presa di coscienza per capire che al di là della crisi sanitaria c’è una crisi di carattere economico e sociale. Sarà necessario agire di concerto tra governo e parlamento nell’ottica di trovare una risposta che sia solida come nella scorsa legislatura, quando è stata sanata la situazione finanziaria. Per far questo, intendiamo incontrare i partiti di governo per sensibilizzarli sulla gravità della situazione e per informare su quanto stiamo misurando sul fronte delle entrate e sulle uscite».

 

Discorso pronunciato in occasione della posa della prima pietra al Centro controllo veicoli pesanti di Giornico

Discorso pronunciato in occasione della posa della prima pietra al Centro controllo veicoli pesanti di Giornico

Gentili signore, egregi signori,

chi mi ha preceduto negli interventi ha già evidenziato i molti aspetti positivi che questa infrastruttura assume sia dal profilo della sicurezza stradale – con i controlli dei veicoli pesanti – sia sotto il profilo dei benefici per una regione che ha bisogno come il pane di nuovi posti di lavoro, di indotto e di opportunità. Senza sottacere il miglioramento ambientale, attraverso una riduzione delle emissioni inquinanti e il risanamento dei terreni inquinati.
Il sindaco di Giornico e il vice direttore di USTRA hanno ricordato anche alcuni punti critici che si sono affrontati per giungere a questa infrastruttura. Ma oggi – con la posa della prima pietra e dopo i lavori preparatori – imbocchiamo decisamente la corsia preferenziale.
Il Cantone ha fortemente voluto questo centro di controllo per i veicoli pesanti. Ha sostenuto con un credito di 5 milioni di franchi una struttura che compete alla Confederazione, conscio dell’importanza di poterla realizzare proprio qui, in Leventina. Se andiamo a rileggere il messaggio governativo dell’aprile 2016 e il relativo rapporto della commissione della gestione (redatto tra l’altro dall’attuale collega di Governo Raffaele De Rosa e da Michele Guerra) ben si comprende come quei 5 milioni di franchi fossero un segnale forte nei confronti dell’autorità federale, affinché i lavori iniziassero al più presto e con un intento “allargato”: quello cioè di offrire alla regione un centro vitale. Perché non di soli controlli vivrà questa infrastruttura.
Il centro multiservizi, nonché l’area di sosta impreziosiscono e rafforzano tutto il comparto. Così come il nuovo svincolo completo d’accesso alla regione, che porterà certamente un ulteriore valore aggiunto alla Bassa Leventina. È come se oggi posassimo la prima pietra di un’azienda che creerà – all’inizio – 40 posti pregiati di lavoro che diventeranno in seguito 52.
Sono certamente momenti da festeggiare ed è anche per questo che oggi ci ritroviamo qui.
Vi posso garantire che i servizi cantonali – Polizia in primis, accanto ai servizi del Dipartimento del territorio – stanno svolgendo tutti i lavori preparatori affinché il centro di controllo sia operativo con gli effettivi già debitamente formati, per non perdere tempo appena conclusi i lavori. Che tutti noi – come ha dichiarato il vice Direttore Biaggio – speriamo vengano ultimati per la fine del 2022. Maggior sicurezza sull’asse autostradale, benefici dal punto di vista ambientale e opportunità di lavoro e di indotto economico: tre effetti decisivi per tutto il Cantone e per la sua popolazione. E, come già sottolineato, nuove opportunità per una regione considerata periferica qual è la Leventina.
A nome del Consiglio di Stato auguro quindi a USTRA e a tutte le maestranze buon lavoro, in attesa che il centro di controllo per veicoli pesanti e tutta l’area multiservizi siano operativi.

(Immagine: www.astra.admin.ch)

Conferenza dei Capi di Governo Arge Alp 2020

Conferenza dei Capi di Governo Arge Alp 2020

Comunicato stampa

Si è tenuta mercoledì 30 settembre 2020 a Salisburgo (Austria) la 51a. Conferenza dei Capi di Governo di Arge Alp. Per il Cantone Ticino ha partecipato il Presidente del Governo Norman Gobbi.

I Capi di Governo di Arge Alp si sono riuniti oggi per la 51a Conferenza annuale, che quest’anno si è tenuta a Salisburgo (Austria), a conclusione dell’anno di presidenza austriaca.
Il Presidente del Governo Norman Gobbi, in rappresentanza del Cantone Ticino, ha avuto modo di confrontarsi con i suoi colleghi dei governi alpini su alcune tematiche di grande attualità.
I rappresentanti politici delle dieci regioni alpine, alcune delle quali particolarmente colpite dalla pandemia da Covid-19, si sono infatti chinati sulla necessità di approfondire ulteriormente la collaborazione transfrontaliera, dimostratasi fondamentale nel periodo acuto della pandemia. È stata in particolare sottoscritta all’unanimità da tutti i governi delle dieci regioni di Arge Alp una risoluzione atta a rafforzare la cooperazione fra le regioni di frontiera in ambito di pandemia. Tale risoluzione prevede, tra l’altro, lo scambio reciproco di apparecchi e materiale di protezione in caso di difficile reperibilità internazionale, l’accoglienza di pazienti che necessitano di cure intensive nelle zone di frontiera, nel caso di una saturazione momentanea delle strutture ospedaliere, lo scambio di migliori pratiche in ambito di comunicazione e prevenzione sanitaria, nonché una stretta collaborazione in caso di contat tracing internazionale e uno sforzo congiunto per migliorare la compatibilità delle applicazioni mobili di tracciamento dei contagi. Come riferito dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Cantone Ticino si impegnerà a coordinare un progetto che si prefigge di scambiare le migliori pratiche fra le regioni alpine nel settore della comunicazione e della prevenzione sanitaria. Le regioni Arge Alp sono infatti convinte che unire le forze e collaborare a progetti congiunti sia fondamentale per sconfiggere insieme la pandemia da Covid-19 che sta causando conseguenze importanti anche sull’economia e sul turismo dell’arco alpino. E a questo proposito la seconda convenzione sottoscritta è centrata sulla sostenibilità del turismo di qualità nelle regioni alpine e sugli sforzi congiunti in ambito di sviluppo di progetti legati al territorio regionale e alla mobilità sostenibile. Al termine della Conferenza ha avuto luogo il trapasso di presidenza, che sarà assunta fino a luglio 2021 dalla Regione Lombardia.    

Arge Alp
Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte, nei quattro stati Germania, Italia, Austria e Svizzera, i seguenti cantoni/regioni/province: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni. La popolazione complessiva ammonta a ca. 26 milioni di persone. Sito web: www.argealp.org

Tutti seduti e mascherati. Si riparte così

Tutti seduti e mascherati. Si riparte così

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 del Corriere del Ticino
Il Cantone approva i piani di protezione dei tre club professionistici di punta.
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sottolinea la collaborazione delle società «Hanno affrontato questa situazione di buzzo buono, senza mai mollare il disco o il pallone»

Ci siamo, oramai. Da giovedì, i grandi eventi saranno un po’ più grandi. Addio al limite di mille spettatori. Stadi e piste torneranno a riempirsi, previa autorizzazione cantonale. Eccolo, il gol che tutti stavano aspettando.
I piani di protezione di HC Ambrì Piotta, HC Lugano e FC Lugano sono stati accettati. Su base stagionale, in linea di massima. Poi, va da sé, le autorità potranno intervenire riducendo le capienze o, peggio, annunciando misure più drastiche se le condizioni quadro venissero meno. Intanto, però, le società sportive tirano un grande, grandissimo sospiro di sollievo. Banalmente, all’aumentare dei tifosi sugli spalti aumentano anche gli introiti.

Tante limitazioni
È tutto pronto, dunque. O quasi. Certo, non è stato facile arrivare ad un simile risultato: nello specifico, garantire una capienza pari ai due terzi dei posti a sedere. Non è stato facile considerando le caratteristiche della Valascia, della Cornèr Arena e di Cornaredo. Un risultato possibile grazie agli sforzi, importanti, dei club e all’operato di un gruppo creato ad hoc dal Consiglio di Stato. «Il nostro compito era quello di definire delle linee guida» ha sottolineato Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni e responsabile del gruppo di lavoro grandi manifestazioni. Linee guida o se preferite direttive uniformi. Nel gruppo sono rappresentati i Dipartimenti delle istituzioni, della sanità e della socialità, dell’educazione, della cultura e dello sport, delle finanze e dell’economia.
Dicevamo delle direttive. Ai club è stato chiesto di allestire un piano di protezione dettagliato e, parallelamente, di garantire il tracciamento dei contatti. A monte, affinché una partita possa disputarsi con oltre mille spettatori devono sussistere condizioni epidemiologiche buone. Allo stadio e in pista, infine, bisognerà adattarsi alla cosiddetta nuova normalità. Addio ai posti in piedi, obbligo della mascherina, obbligo di consumare cibi e bevande al proprio posto, nessun contingente previsto per i tifosi ospiti. Toccherà alle società punire le eventuali trasgressioni.

L’esperienza accumulata
Ecco, ma come si sono organizzati i club? Quali le modifiche attuate? Cosa dovranno aspettarsi i tifosi? «Noi abbiamo accumulato una certa esperienza durante l’estate» ha esordito Michele Campana, direttore generale del Football Club Lugano. «Ci siamo buttati alle spalle sette partite. L’ultima, contro il Lucerna, è stata una sorta di prova generale in vista di cosa succederà con i prossimi allentamenti. Gli spettatori, in generale, sono stati coscienziosi. La configurazione di Cornaredo in tre settori ha funzionato e, credo, funzionerà». Il piano già esistente non è stato modificato più di quel tanto: in totale, saranno 2.416 gli spettatori che potranno accedere allo stadio bianconero. Tutti gli abbonati, quindi, potranno esserci, mentre la società, a seconda dell’avversario, metterà in vendita fra gli otto e i novecento biglietti.
L’Ambrì, innanzitutto, ha puntato su una vera e propria campagna di sensibilizzazione. Spiegando, informando, cercando insomma il contatto diretto con i propri abbonati. La Valascia, al suo ultimo ballo prima di cedere il passo alla nuova pista, avrà un volto differente. «Passeremo da 6.500 a 3.100 posti, con varie modifiche ai flussi e agli accessi degli spettatori». Ecco, il pubblico non potrà interagire con le squadre in pista. Né prima, né dopo la partita. «Chiediamo soprattutto pazienza» ha concluso Mona. «Pazienza e capacità di adattamento. Non sarà facile, tante cose sono cambiate rispetto a prima».
Tanto alla Valascia quanto alla Cornèr i posti in piedi sono stati convertiti in tribune. «In questo senso ci tengo a ringraziare la Città di Lugano e la Protezione civile per l’aiuto fornitoci» ha detto il direttore operativo dell’HC Lugano Jean-Jacques Aeschlimann. I bianconeri hanno testato il loro piano sabato scorso, in occasione del derby amichevole. «Abbiamo capito quale strada percorrere» ha proseguito il dirigente. «Anche noi, come l’Ambrì, abbiamo creato una zona di interesse piuttosto estesa, entro la quale i nostri steward sensibilizzeranno i tifosi sull’uso della mascherina e su altri aspetti, come la registrazione dei dati personali». La nuova capienza sarà di 3.904 persone. «Per ogni settore avremo circa il 35 percento di posti liberi, il che ci permette di garantire un ottimo distanziamento. Apriremo la vendita libera di biglietti, quindi, cercando di rispettare questa percentuale».
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in conclusione, ha speso parole al miele per le tre dirigenze: «Hanno dimostrato grande flessibilità nell’affrontare una situazione nuova, magari anche scoraggiante vedendo la riduzione dei posti. Ma l’hanno affrontata di buzzo buono, senza lasciare andare il disco o il pallone. C’è stato, inoltre, dialogo con le autorità. Il mondo dello sport, durante e dopo il lockdown, ha vissuto momenti di incertezza. L’obiettivo, adesso, è quello di tornare a vivere le nostre passioni. Ci vorrà capacità di adattamento, già soltanto nei percorsi di avvicinamento allo stadio. Mi dispiace per i ragazzini che non potranno aspettare i propri beniamini ai cancelli, ma bisogna tutelare la salute. Queste limitazioni sono lo scotto da pagare o, meglio, l’investimento affinché i campionati possano ripartire. Rispettare le regole significa mantenere in vita le attività sportive, anche a livello economico».

Il tracciamento
Ci siamo, oramai. Pazienza, capacità di adattamento e, non da ultimo, anche un po’ di savoir-faire sul fronte tecnologico. Già, perché andare allo stadio sarà un po’ come fare il check-in in aeroporto. HC e FC Lugano in tal senso si affidano alla nota piattaforma loggaTI, l’Ambrì Piotta invece sfrutterà Ticketcorner. Il tifoso, in ogni caso, dovrà registrare i suoi dati prima della partita quindi, armato di abbonamento e smartphone, grazie ad un apposito codice QR potrà accedere all’impianto. Per alcuni sembrerà complicato, ma in fondo è un piccolo sacrificio nel nome di una grande passione. Lo sport. Ci si vede giovedì.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 de La Regione

Ecco i numeri della nuova normalità
Da giovedì nello sport inizia la fase due: via il limite di mille spettatori. ‘Servirà pazienza’.
Dopo le parole ecco le cifre. Nel lunedì che precede l’avvio del campionato di hockey, ma pure una decina di giorni dopo l’inizio di quello del calcio, il Cantone ufficializza infine quanta gente potrà affollare (si fa per dire) le tribune ad Ambrì e a Lugano nella stagione della pandemia. Numeri impietosi: 3’100 posti alla Valascia – il 52% meno del solito, per capirci –, 3’904 alla Cornèr Arena e, fronte calcio, 2’416 a Cornaredo.
Numeri ufficializzati ieri pomeriggio in una conferenza stampa indetta dal Consiglio di Stato e dal Gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni”, istituito a fine agosto per dare risposte agli organizzatori di eventi con oltre mille persone dopo la decisione adottata il 2 settembre dal Consiglio federale. «L’ordinanza federale parla chiaro – dice Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento istituzioni –, e dice che sono occupabili due terzi dei posti disponibili. Pensando allo sport professionistico, cioè a calcio e hockey, per ottenere l’autorizzazione sono diverse le condizioni da rispettare. La prima è che ci siano soltanto posti a sedere, senza alcun contingente destinato ai tifosi ospiti. Poi, ogni spettatore dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina, e nel caso in cui decidesse di rifocillarsi lo farà al proprio posto. In caso di trasgressioni spetterà all’organizzatore intervenire». In altre parole, sarà il club stesso a dover vegliare sul rispetto delle regole. «L’autorizzazione speciale che abbiamo rilasciato, di principio vale per tutta la stagione – puntualizza Filippini –. Naturalmente dopo una fase iniziale di rodaggio magari bisognerà ritoccare qualcosina, lavoro che eventualmente dovranno fare i club. Da parte nostra potremmo invece intervenire nel caso in cui la situazione pandemica dovesse peggiorare, o nel caso in cui le direttive non venissero rispettate». Nuova normalità, però, fa rima anche con nuove misure. A cominciare dalle due distinte zone delineate all’esterno di Valascia e Cornèr Arena, per entrare in tema hockey: la prima detta d’interesse, la seconda di responsabilità. «Ad Ambrì – spiega il direttore generale Nicola Mona – la zona d’interesse s’estende dalla zona dell’aeroporto, dall’hangar 5 per chi se ne intende, fino alla stazione ferroviaria. In questo spazio avverrà sostanzialmente una prima cernita, con i nostri steward e le nostre hostess che chiederanno ai tifosi, in maniera anche selettiva, se hanno con sé la mascherina e se hanno registrato i propri dati personali. Se invece non fosse il caso verrebbero dirottati all’infopoint, dove potrebbero acquistare la mascherina e registrare i propri dati personali nel sistema». All’interno della zona d’interesse si trova poi quella di responsabilità: «Vi si potrà accedere unicamente indossando la maschera protettiva», spiega Mona. Quanto alla registrazione dei dati personali, fondamentale per il tracciamento nel caso in cui si dovessero ricostruire i contatti in caso di contagio, Mona rivela che gli abbonati biancoblù «avranno due possibilità: registrarsi via internet sul sito di Ticketcorner, oppure farlo tramite l’applicazione da scaricare sul telefonino: il risultato sarà un codice QR (una sorta di codice a barre, ndr) che riporta nome, indirizzo e posto a sedere del tifoso in questione. Starà poi agli addetti alla sicurezza verificare la corrispondenza tra quei dati e quelli riportati sull’abbonamento». Abbonamento che arrischia di essere il solo modo per poter seguire le partite alla Valascia. «A oggi abbiamo venduto il 95% dei posti a disposizione tramite abbonamento – conclude –, e nelle prossime ore riapriremo la campagna così che anche le ultime tessere possano essere vendute».

‘Ci vorrà tempo per abituarsi’
A Lugano, invece, un primissimo indizio di ciò che succederà lo si è avuto sabato, al secondo e ultimo derby amichevole. «Diciamo che abbiamo avuto le prime indicazioni sulla strada intrapresa e capito ciò che c’è ancora da fare – dice Jean-Jacques Aeschlimann, direttore amministrativo del Lugano –. Il più grande cambiamento per il pubblico riguarda la gestione dei flussi e le differenti entrate: sono cose a cui servirà tempo per abituarsi, perché ci sono tifosi che fanno il medesimo percorso magari da vent’anni».
Alla Cornèr Arena, la zona di interesse si estenderà dall’ipermercato Resega fino alla fermata Tpl davanti al Cinestar. «Sarà il primo punto di contatto tra il personale appositamente istruito e i tifosi, che verranno informati su tutto ciò che devono sapere prima di entrare nella zona di responsabilità, dove si può accedere unicamente indossando la mascherina, e dove gli agenti della sicurezza si occuperanno di verificare che le direttive vengano scrupolosamente osservate». Tra cui quella riguardante il tracciamento. «Anche noi, come l’Fc Lugano, ci appoggiamo a LoggaTi.ch,
sito al quale gli abbonati devono annunciarsi una sola volta per tutta la stagione, per poi effettuare semplicemente la scansione del codice QR che troveranno all’entrata del loro settore allo stadio. Tuttavia, sabato al derby ci siamo accorti che questo cambiamento non è ancora stato recepito, pertanto vorrei fare un appello a tutti i nostri tifosi affinché effettuino la registrazione a casa loro, prima di arrivare in zona pista. E voglio ringraziare anticipatamente tutti per la pazienza che dovranno avere nei prossimi mesi. Nei confronti del nostro personale in particolare – conclude Aeschlimann –, che si prodiga per far sì che la gente possa venire alla pista in tutta sicurezza».

Campana: ‘I tifosi sono collaborativi’
Un filo meno complicata dovrebbe essere la gestione a Cornaredo. Anche perché l’Fc Lugano una prova generale già l’ha effettuata, per quanto ancora con mille spettatori, all’esordio in campionato contro il Lucerna. «Ne abbiamo tratto indicazioni positive – afferma il direttore generale Michele Campana –, in particolare per quanto riguarda l’atteggiamento dei tifosi, rivelatosi collaborativo e coscienzioso. Rispetto alle esperienze effettuate dalla ripresa dell’attività (24 giugno), la società bianconera ha deciso di non modificare il piano esistente. La configurazione dello stadio a tre settori rimarrà invariata, con due entrate dalla tribuna Monte Brè (897 posti ciascuno) e una dalla tribuna principale (622 posti). Tutti i circa 1’500 abbonati avranno dunque accesso allo stadio, i posti rimanenti (800-900) verranno messi in vendita secondo modalità che saranno comunicate nei prossimi giorni. Tutti gli spettatori dovranno registrarsi alla piattaforma loggaTi per permettere il checkin all’entrata nel proprio settore. Il Ristorante 1908 sarà invece accessibile solo agli spettatori della tribuna principale.

Filippini: ‘Restano le analisi dei rischi’

Pur se da piste e stadi spariranno temporaneamente i posti in piedi, il Cantone ribadisce che sul piano della gestione della sicurezza niente cambierà. «Come negli scorsi anni, anche quest’anno la polizia farà le sue analisi dei rischi, cercando di capire che piega potrebbe prendere la situazione alle partite – spiega Filippini –. In altre parole, questo lavoro di tipo preventivo da parte di polizia, Lega e club andrà avanti come d’abitudine. Tuttavia, ricordiamoci che attorno agli stadi ci sono zone in cui non si può arrivare senza mascherina, senza contare che a livello ticinese resta in vigore la proibizione di assembramenti sopra le trenta persone. Chi di dovere dovrà far rispettare tali misure».

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Da www.teleticino.ch

https://www.ticinonews.ch/sport/piani-approvati-da-giovedi-si-riparte-BA3244715

Piani approvati, da giovedì si riparte
Da giovedì stadi e piste potranno accogliere più di mille spettatori a partita. Tutto diverso dal periodo pre-Covid: 3’100 posti alla Valascia, 2’416 a Cornaredo e 3’904 alla Cornèr Arena

Non manca molto a giovedì primo ottobre. Gli amanti dello sport lo sanno: fra tre giorni stadi e piste potranno accogliere più di mille spettatori a partita. Ma non come eravamo abituati prima del Covid: i club hanno dovuto ottenere un’autorizzazione cantonale che include tante regole precise.

Grandi eventi, sì ma solo con regole precise
Si potranno organizzare grandi manifestazioni, è vero, ma le cose a cui tenere conto sono diverse. Nel caso specifico dello sport oltre ad essere muniti di un piano di protezione e ad avere una situazione epidemiologica favorevole, i club devono garantire la tracciabilità dei contatti e garantire il posto a sedere a tutti i tifosi. Ma non solo: sarà obbligatoria la mascherina e bibite e cibo si potranno consumare solo ed esclusivamente al posto. Inoltre, lo ricordiamo, non saranno ammessi i tifosi della squadra ospite. Oggi a Rivera il gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni” ha presentato i piani di protezione nel dettaglio per Cornaredo, Cornèr Arena e Valascia. Quest’ultima, infatti, potrà accogliere 3’100 spettatori (riduzione del 52%), Cornaredo 2’416 e la Cornèr Arena 3’904.

Il compito di far rispettare le norme ai Club
Le criticità emerse dai piani sono essenzialmente tre: l’afflusso e il deflusso delle persone, l’esterno delle piste e degli stadi e il rispetto delle regole all’interno. Norman Gobbi, ai microfoni di Teleticino, ha sottolineato la responsabilità dei Club: “Sarà compito delle società gestire e punire le eventuali trasgressioni”. Ora che i piani sono stati approvati Gobbi specifica: “Le autorità continueranno a monitorare il virus per valutare se intervenire con ulteriori restrizioni”. “L’obiettivo era trovare un accordo, ma soprattutto un dialogo”, ha aggiunto.

“Positivo sperimentare”
Per l’FC Lugano, il direttore generale Michele Campana ha dichiarato: “È stato positivo sperimentare quest’estate un piano per mille persone, abbiamo riscontrato un comportamento ineccepibile dei tifosi”. “La configurazione dello stadio in tre settori rimarrà la medesima”, ha aggiunto.

“Contenti di ripartire ma ai tifosi chiedo rispetto”
Nicola Mona, direttore generale dell’Ambrì Piotta, ha commentato: “Conciliare grandi eventi con le misure di sicurezza non è un compito semplice”. Da una parte per l’HCAP, dunque, “significa un mancato ricavo in termini di biglietti”, dall’altro “siamo contenti di poter ripartire in questo modo”. Per i tifosi Mona sembra fiducioso: “Ultimamente tutti abbiamo imparato a convivere con questo virus, la mascherina fa parte del nostro assetto ordinario, ma quello che chiedo è i il rispetto delle regole e una certa dose di flessibilità e di rispetto”.“Tanta felicità”
“Proviamo un sentimento di felicità”, così Jean Jacques Aeschlimann, direttore operativo HC Lugano. “Fino a qualche mese fa non si pensava nemmeno di giocare”. Sulla particolarità del cashfree nelle piste spiega: “Abbiamo la fortuna di avere un partner che è riuscito a fare lo stadio tutto cashfree per evitare che la gente debba portare le banconote”.

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Da www.tio.ch

Alla pista e allo stadio in più di 1’000: i club sono pronti
Le società e il gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni” hanno lavorato per garantire gli standard di sicurezza

Con la Super League che ha già consumato due giornate e l’hockey pronto all’ingaggio d’inizio della nuova stagione, il 1. ottobre è ormai alle porte e porterà con sé importanti novità relative ai grandi eventi. Previa autorizzazione cantonale – a questo proposito verrà sempre monitorata la situazione epidemiologica sul territorio -, gli impianti potranno infatti accogliere più di mille spettatori a partita. Nello specifico in piste e stadi si potranno occupare i 2/3 dei posti a sedere disponibili, con l’Ambrì pronto ad accogliere fino a 3’100 spettatori, l’HC Lugano fino a 3’904 e l’FCL fino a 2’416.
Nella conferenza stampa organizzata ieri a Rivera dal Consiglio di Stato e dal “Gruppo di lavoro Grandi manifestazioni” – creato appositamente per gestire la situazione e del quale è responsabile Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni -, sono stati presentati i piani di protezione degli impianti e ribaditi anche alcuni aspetti essenziali. Garanzia del tracciamento dei contatti, posti unicamente a sedere, uso obbligatorio della mascherina e consumo al posto di cibi e bevande, anche per favorire il distanziamento sociale.
Il dg dell’FCL Michele Campana, quello dell’Ambrì Nicola Mona e il direttore operativo del Lugano J.J. Aeschlimann hanno poi ribadito in coro l’importanza dell’igiene personale e del distanziamento, spiegando poi i sistemi che garantiranno la tracciabilità dei tifosi. Alla Cornèr Arena e a Cornaredo i fan dovranno registrarsi sulla piattaforma loggaTI, mentre alla Valascia per i dati personali ci si affiderà ad un’app di Ticketcorner.
Dopo aver ringraziato le società per la loro applicazione e flessibilità – come nel caso dei piani per gestire i flussi di persone e gli adattamenti agli impianti -, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha poi voluto elogiare anche i tifosi, dimostratisi sin qui coscienziosi nei loro comportamenti.

‘Frontalieri, accordo a breve’

‘Frontalieri, accordo a breve’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 de La Regione

Incontro con gli esecutivi ticinese e grigionese. Il testo è fermo a Roma dal 2015.
«L’obiettivo rimane quello di firmare l’accordo sui frontalieri entro la fine dell’anno»: è quanto ha promesso il consigliere federale Ignazio Cassis, che ieri a Bellinzona si è incontrato con il Consiglio di Stato ticinese e con una delegazione di quello grigionese. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) ha accennato a un recente incontro a Roma tra la segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali Daniela Stoffel – la competenza del dossier non è infatti del Dfae – e i rappresentanti del governo italiano: «Sembra che si sia potuto raggiungere un accordo di principio sulle modifiche necessarie da apportare al testo fermo da cinque anni, per poterlo finalmente ratificare», ha notato Cassis; «sia la Confederazione che i Cantoni sono molto prudenti a esprimersi, però si tratta di un passo concreto come non ne vedevamo da diverso tempo».
Quanto alle modifiche apportate all’accordo fiscale, che mira a superare il macchinoso sistema dei ristorni, Cassis resta sul vago ma assicura che non si tratta di stravolgimenti: «Globalmente si resta sul principio dell’accordo» per come già definito, ora «si tratta di stabilire la data di entrata in vigore, per chi sarà applicabile e altre modifiche di secondo livello. Non c’è uno snaturamento rispetto al passato». Per portare a casa il risultato «un piccolo gruppo tecnico di collaboratori» scelti tra Ticino, Grigioni, Vallese e Dipartimento federale delle finanze sarà chiamato a lavorare «un po’ a ping-pong» con l’Italia.
Da parte sua, intanto, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi tiene aperte tutte le opzioni in vista dell’incontro del 16 ottobre col capo del Dipartimento delle finanze Ueli Maurer, «col quale dovremo discutere di questo dossier. Presenteremo anche la variante della disdetta unilaterale». Gobbi ha evidenziato un nesso tra l’appoggio del Ticino all’iniziativa sulla limitazione e la rilevanza strategica dell’accordo sui frontalieri, che giudica «importante quale elemento della politica antidumping sul territorio nazionale svizzero». Oggi peraltro la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga incontrerà il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. Quanto alle relazioni con l’Unione europea dopo la votazione di ieri, Cassis si è premurato di mostrare attenzione per il Sonderfall ticinese: «In un cantone di frontiera come il Ticino, con le difficoltà che incontra sul mercato del lavoro, è importante garantire un margine di manovra sufficiente affinché il Cantone possa trovare le soluzioni migliori per il suo territorio». Ma cosa s’intende per margine di manovra? Cassis fa l’esempio della «possibilità di avere più contratti normali di lavoro». Gobbi fa notare che «dev’esserci una volontà politica federale, ma anche una modifica di legge, per permettere l’adozione di misure differenziate sul territorio nazionale. Sappiamo che ci sono zone – urbane ma non solo – che di misure d’accompagnamento non vogliono sapere», mentre in Ticino «la volontà politica dell’autorità cantonale è presente».
È di questi giorni, d’altronde, il ritorno in auge della cosiddetta clausola di salvaguardia ‘bottom up’, che permetterebbe di introdurre una preferenza indigena nelle assunzioni in specifiche regioni per i settori in particolare difficoltà. Una soluzione paventata dal direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta, che però era già stata scartata dal Parlamento federale e andrebbe ridiscussa anche con l’Unione europea. Intanto, salvi i bilaterali, resta da risolvere la questione dell’accordo quadro. Cassis non si sbottona: «Il Consiglio federale se ne occuperà nelle prossime settimane fornendo a Bruxelles le sue proposte».
‘Interiorizzare il plurilinguismo’ L’incontro con gli esecutivi ticinese e grigionese è servito anche per ribadire sfide e problemi delle minoranze e del plurilinguismo nel dialogo con Berna. Senza tale dialogo, nota Gobbi riprendendo ancora una volta l’esempio delle votazioni di ieri, «il rischio concreto è che alcune parti del Paese si sentano fraintese: il federalismo è un tessuto delicato, che non è in grado di ripararsi da sé», che occorre «rammendare continuamente». D’avviso simile anche il vicepresidente del Consiglio di Stato grigionese Mario Cavigelli, preoccupato dal «fosso» che vede aprirsi «tra la zona alpina e il resto della Svizzera», come dimostrato in occasione della votazione sulla caccia, ma più in generale ogni volta che le scelte politiche ed economiche investono realtà diverse come centri urbani e valli periferiche.
Si è parlato anche di mobilità all’interno delle istituzioni e dell’amministrazione federale: è allo studio un piano per agevolare quella di apprendisti e giovani lavoratori tra cantoni e Confederazione, quello che Cassis ha definito «un piccolo Erasmus attorno alla lingua italiana tra Berna, Bellinzona e Coira». Uno sforzo che si affianca a quello per la promozione del romancio, che dal prossimo anno sarà oggetto di una settimana culturale internazionale presso la rete diplomatica svizzera. Ma, tornando allo scoglio della lingua, non sarebbe più facile se negli uffici federali si parlasse tutti inglese, giocando così in campo neutro? Cassis non ci sta: «Sarebbe certamente più facile, ma significherebbe perdere la propria identità e non essere più svizzeri». La sfida semmai, chiosa Gobbi, è «interiorizzare il plurilinguismo».

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 del Corriere del Ticino

Sulla fiscalità dei frontalieri «una firma entro fine anno»

Lo ha preannunciato il consigliere federale Ignazio Cassis
Non ci sarebbe nessuno «snaturamento» del testo
Sul tavolo una variante di uscita dall’intesa
Gobbi: «Sul fronte politico la questione è più complicata»

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri potrebbe essere firmato entro la fine dell’anno. Parola del consigliere federale e capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Ignazio Cassis, che ieri a Bellinzona ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese e una delegazione del Governo grigionese per fare il punto sul plurilinguismo e l’italianità, la situazione legata alla diffusione della COVID-19 e le relazioni transfrontaliere.

«Un passo concreto»
L’accordo parafato alla fine del 2015 dai negoziatori dei due Paesi deve essere aggiornato. In particolare, bisogna apportare precisazioni alle norme transitorie sull’entrata in vigore, ha rilevato Cassis, precisando che l’accordo di principio sulle modifiche del dossier è stato raggiunto negli scorsi giorni a Roma durante un incontro tra la segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali Daniela Stoffel e i rappresentanti del Governo italiano. Rispetto alla versione originale non ci sarebbe uno «snaturamento». «È sicuramente un passo concreto a cui non si assisteva da tempo e l’obiettivo è quello di arrivare ad una firma entro fine anno». Il testo parafato cinque anni fa è destinato a sostituire quello del 1974, che prevede un prelievo alla fonte sul salario dei lavoratori frontalieri e il ristorno all’Italia del 38,8% dell’importo riscosso (94,8 milioni di franchi a fine 2019). L’Italia tuttavia non ha mai firmato il nuovo testo, che prevede un’imposizione in Svizzera sul 70% del reddito e lascia applicare all’Italia le proprie imposte, eliminando la doppia imposizione.
Sul tavolo, però, c’è anche un piano B, ovvero una variante di uscita dall’accordo. Un aspetto, questo, che sarà approfondito dal capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer, in visita in Ticino il 16 ottobre. Il tema è già inserito nell’agenda della presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga che proprio oggi incontrerà a Roma il premier italiano Giuseppe Conte.
Dal canto suo, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi attende l’incontro previsto con Maurer per capire cosa esattamente si sia mosso e discutere, dal punto di vista politico, sull’avanzamento del dossier. «A livello tecnico il canale con Roma è sempre rimasto aperto ma dal punto di vista decisionale la questione è più complicata». In ogni caso, il dialogo viene salutato positivamente.

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Da www.rsi.ch/news

Frontalieri, “accordo entro fine anno”

L’obiettivo della Confederazione, ha rivelato il consigliere federale Ignazio Cassis, è di firmare il testo sulla fiscalità dei lavoratori italiani entro fine 2020: “Concreti passi avanti”

Il nuovo accordo con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri potrebbe essere firmato entro fine dell’anno, questo almeno è l’obbiettivo della Confederazione. A dirlo è stato il consigliere federale e capo del Dipartimento federale affari esteri Ignazio Cassis, che oggi a Bellinzona ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese e una delegazione di quello grigionese.
Negli scorsi giorni, ha spiegato Cassis, a Roma c’è stato un incontro tra autorità svizzere e italiane e “sembra che si sia stato raggiunto un accordo di principio sulle modifiche da apportare al testo così da poterlo ratificare”. È un passo concreto, “a cui non assistevamo da tempo”, ha aggiunto il consigliere federale.
La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga incontrerà a breve il premier italiano Giuseppe Conte e discuterà anche dell’accordo in questione, che – lo ricordiamo – è stato parafato da Berna e Roma già nel 2015 ma non è mai stato firmato dal Governo italiano.

Incontro tra i Governi del Cantone Ticino e del Cantone dei Grigioni e il Consigliere federale Ignazio Cassis

Incontro tra i Governi del Cantone Ticino e del Cantone dei Grigioni e il Consigliere federale Ignazio Cassis

Comunicato stampa

Nell’ambito di un apposito dialogo politico strutturato concernente la Svizzera italiana, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha incontrato oggi a Bellinzona il Consigliere federale Ignazio Cassis, Capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e una delegazione del Consiglio di Stato del Cantone dei Grigioni, guidata dal Vicepresidente Mario Cavigelli.
L’incontro, svoltosi a Palazzo delle Orsoline, ha permesso di fare il punto della situazione su alcuni temi di interesse comune come la promozione del plurilinguismo e dell’italianità, la situazione legata alla diffusione del nuovo coronavirus e le relazioni transfrontaliere.