Salvataggio, cambio al timone

Salvataggio, cambio al timone

Da www.tio.ch

Dopo 24 anni di presidenza Boris Donda passa il testimone a Daniele Bisang. Due annegamenti nei laghi e fiumi ticinesi

Cambio ai vertici della Regione Sud della Società svizzera di Salvataggio (SSS): dopo ben 24 di presidenza (25 in comitato) Boris Donda ha lasciato la carica a Daniele Bisang, già vicepresidente e pure da 25 anni in comitato. Il passaggio di consegne è avvenuto durante dell’annuale assemblea della Regione Sud svoltasi lo scorso 18 gennaio al San Salvatore su organizzazione della Sezione di Paradiso che, quest’anno, compie i 40 anni di attività.
A Donda sono andati in particolare i ringraziamenti del presidente del Comitato centrale della SSS Rudolf Schwabe, presente all’assemblea, che ha elogiato il suo intenso e lungimirante lavoro sia a livello regionale che nazionale e internazionale a favore della divulgazione del nuoto di salvataggio.

Prevenzione alla base – Un lavoro fondato sulla prevenzione e sulla formazione di nuotatori atti al salvataggio: lo scorso anno, in Ticino, ne sono stati formati poco meno di 280 (Corso base pool) e sono stati rilasciati ben 170 brevetti giovanili. Nel 2019 in Ticino si sono verificati solo due decessi per annegamento, avvenuti in acque libere (lago Ceresio e Verbano), mentre a livello svizzero le morti sono una quarantina, di cui la maggior parte in laghi e fiumi.

Acque (più) sicure – L’opera di sensibilizzazione sui pericoli nascosti dalle acque, dunque, è sempre molto importante e in Ticino si avvale della collaborazione del Dipartimento cantonale delle Istituzioni e della Polizia lacuale. «L’estate scorsa è stata torrida e fiumi e laghi sono stati molto frequentati – ha detto ai presenti il capo del Dipartimento Norman Gobbi – Se gli annegamenti sono stati pochi, è anche segno che, da una parte, la campagna “Acque sicure” funziona e che, dall’altra, possiamo contare sulla competenza e la disponibilità delle Sezioni di salvataggio». Gobbi ha quindi ringraziato la Salvataggio per il suo importante ruolo e il presidente uscente per il suo lungo lavoro.

Sensibilizzazione dei bambini – Una nota positiva è venuta nell’ambito della prevenzione nella prima infanzia: l’iniziativa “Acqua Amica Mia” destinata a concludersi a livello nazionale e che in Ticino aveva permesso di avvicinare e sensibilizzare circa 2’500 bambini all’anno di varie scuole dell’infanzia potrà continuare anche nel 2020 grazie ad accordi presi con il Dipartimento cantonale dell’Educazione, della Cultura e dello Sport. Come ha spiegato la responsabile del settore Mariella Maghetti, cambierà il materiale didattico e le modalità d’uso, ma l’opera di prevenzione rimarrà.

Infine l’assemblea ha accolto le dimissioni dal Comitato di Dieter Schmid, da 10 anni capo istruttore regionale, e della segretaria Tamara Piazza. Gli uscenti hanno ricevuto un omaggio – oltre che dal Comitato regionale – anche da parte della SSS Sezione di Bellinzona, nella quale hanno operato a lungo; Sezione che ha proposto, con successo, la nomina di Boris Donda a presidente cantonale onorario. L’assemblea, alla presenza anche del vicepresidente centrale Clemente Gramigna, è stata aperta dalle parole del vice presidente della SSS Paradisio Thomas Bächtold e della sua presidente Nicole Eckert, nonché del sindaco di Paradiso Ettore Vismara.

“Il Comune al centro nella nostra azione politica”

“Il Comune al centro nella nostra azione politica”

Qual è oggi il ruolo del Comune? Quale autonomia accordare agli enti locali? Come stanno cambiando le amministrazioni comunali per rispondere efficacemente ai bisogni dei cittadini e qual è la reale partecipazione alla vita comunitaria della popolazione? Come ravvivarla in un’epoca in cui sembra predominare l’individualismo? “Sono tanti i temi che affrontiamo nel secondo Simposio Cantone/Comuni di martedì 4 febbraio – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Come già l’anno scorso, i protagonisti principali per abbozzare delle risposte sono i politici locali (in particolare sindaci e municipali) e i funzionari comunali, in particolare segretari comunali, ma non solo. E lo facciamo (tutti gli interessati possono ancora iscriversi entro il 28 gennaio direttamente utilizzando il link www.ti.ch/eventisel, ndr) proprio a 2 mesi esatti dalle elezioni comunali, per mettere l’ente comunale al centro dell’attenzione. Sono personalmente convinto che i cittadini ticinesi miglioreranno la qualità della loro vita, il loro benessere, le loro opportunità nella misura in cui i Comuni avranno gli strumenti, la capacità, le forze e il dinamismo per essere sempre più vicini e propositivi nei loro confronti”.

Ma oggi i Comuni non sono tutti uguali. E questo nonostante le aggregazioni. “È vero – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – e per questo dovranno avere strumenti adeguati. Con il Simposio cerchiamo di individuare piste e strategie in una visione che metta il Comune al centro dell’azione politica. Anche se – è chiaro – sarà sempre la capacità delle donne e degli uomini chiamati a guidare un Comune a fare la differenza! In quest’ottica non è scritto da nessuna parte che più il Comune è grande e migliore è la sua capacità di soddisfare i bisogni della gente. Gli esempi di enti locali virtuosi, anche se piccoli o medi per dimensione e numero di abitanti, non mancano. Non mi si fraintenda: non voglio dire che le aggregazioni non portano benefici. Anzi! Voglio invece ribadire che anche in questo 2020 e negli anni futuri a fare la differenza è e sarà comunque la capacità dei politici, così come quella dei funzionari che lavorano per e nei Comuni. A soli due mesi dalle elezioni comunali il Simposio vuole lanciare anche questo messaggio, per il bene del Ticino, per il bene delle cittadine e dei cittadini ticinesi. Tutto questo – lo sottolineo – al di là degli steccati politici e delle polemiche interne ai partiti, legate quasi esclusivamente alle candidature, che purtroppo constato sempre più frequentemente nelle ultime settimane!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

 
Licenziato il messaggio governativo che propone l’abbandono dell’aggregazione tra Collina d’Oro e Muzzano

Licenziato il messaggio governativo che propone l’abbandono dell’aggregazione tra Collina d’Oro e Muzzano

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha adottato il messaggio che propone l’abbandono dell’aggregazione tra Collina d’Oro e Muzzano, respinta – seppur di misura – in votazione consultiva in entrambi i comuni.

Lo scorso 20 ottobre 2019 si è svolta la votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i comuni di Collina d’Oro e Muzzano, dalla quale è scaturito un esito di stretta misura contrario in entrambi i comuni. A Collina d’Oro lo scarto è stato di 11 voti (831 favorevoli, 842 contrari) e a Muzzano le schede contrarie hanno superato quelle favorevoli per un voto (219 no, 218 sì).Nel rispetto della volontà popolare e tenuto conto della situazione dei due comuni, il messaggio governativo propone al Gran Consiglio di decretare l’abbandono di questo progetto avviato nel febbraio 2017 con l’istanza aggregativa dei due municipi.

Quanto alle prospettive future, si ricorda che Collina d’Oro e Muzzano formano lo scenario “Collina Sud” proposto dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Coerentemente con l’impostazione aperta all’adattamento proposta dal PCA, che lascia ai comuni autosufficienti la priorità nel determinarsi nei concreti processi aggregativi nell’equilibrio complessivo del piano, è intenzione del Dipartimento delle istituzioni valutare con i municipi che entreranno in carica il prossimo aprile l’eventuale conferma, rivalutazione o adattamento dello scenario PCA che li coinvolge.

(foto: www.collinadoro.com)

Norman Gobbi: “La sicurezza al WEF è un investimento”

Norman Gobbi: “La sicurezza al WEF è un investimento”

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni risponde a chi critica il dispositivo di sicurezza del WEF

Molte critiche sono state sollevate nei confronti dell’ingente dispositivo del WEF, a cui partecipano anche dei ticinesi. Interpellato da Teleticino, Norman Gobbi ha spiegato come per il Ticino i costi siano parzialmente coperti dal Cantone organizzatore, quindi dai Grigioni. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha anche rilanciato, spiegando che l’impegno ticinese viene ripagato in esperienza: “È un investimento che ritorna in formazione dei nostri agenti”, che possono così confrontarsi con grandi eventi cui bisogna garantire un elevato stardard di sicurezza.

La nuova vita di Gianni Morici dopo la chiusura del “Pit”

La nuova vita di Gianni Morici dopo la chiusura del “Pit”

Da www.liberatv.ch

Lo storico gerente del Peter Pan di Bellinzona ne ha per tutti: “La concorrenza? Forse invidiosa… E sui giovani dico che dovrebbero smetterla di stare al telefonino”

Gianni Morici rappresenta un nome importante nella ristorazione ticinese. Il suo Peter Pan, chiuso da pochi giorni, ha fatto la storia. In una lunga e sentita intervista, ha raccontato a TicinoLibero cosa farà ora, cosa è cambiato e che cosa vorrebbe cambiare, lanciando anche qualche accusa.

Cosa ha provato al momento di chiudersi alle spalle per l’ultima volta la porta del Pit?
“Sicuramente è stata una svolta importante nella mia vita, ho passato quasi 28 anni in quel locale, in pratica metà della mia vita. Non è stato facile, oltretutto ho fatto direttamente io il lavoro di sbaraccare ed è stato dura, ogni cosa che prendevo in mano era un ricordo. Quale mi ha emozionato di più? Smontare il palco, l’ultima cosa che ho portato via, è stato il clou del locale, ci sono stati concerti, successi. Toglierlo è stata un’emozione forte”.

Cosa porterà nel cuore di questi anni?
“Adesso continuerò a organizzare concerti, quel che porto del Pit è la crescita, è stato il mio lungo apprendistato che mi ha fatto crescere in tutti i sensi, anche professionale. Ovviamente c’è il ricordo di mio fratello, quando lavoravamo assieme, con lui che si dedicava di un lato del bar e io di un altro, riuscivamo a fare tanto, la sua parte manca”.

Quali sono i suoi progetti ora?
“Abbiamo rilevato il bar che si chiamava Ramarro, l’abbiamo addobbato stile Peter Pan, sarà un bar pub con concerti soprattutto nel weekend, portando avanti la nostra linea”.

Di fatto un nuovo Peter Pan?
“Lo gestiremo nello stesso modo, abbiamo portato il juke box e alcuni cimeli, per far sentire a loro agio i clienti. Alcuni stanno già arrivando”.

Servono ancora a Bellinzona e in Ticino locali così?
“Per me sì. Negli anni ’90 il bar era praticamente la seconda casa dei giovani. Uscivi di casa e andavi al bar. Al Peter Pan abbiamo formato una grande casa, con tanta gente che veniva e si divertiva. Per me sono clienti, ma sono tutti amici e figli miei, eravamo una grande famiglia. Ritengo che locali simili, dove il giovane si senta a casa, sono utili per dare una svolta al modo di vivere che stiamo abbracciando, dove si sta ore e ore sul telefonino senza parlare con nessuno, senza scambiare due parole. Ci stiamo chiudendo e il bar dà l’opportunità di conoscere gente, di socializzare, di suonare. Spero che i miei figli quando avranno l’età potranno avere un bar come punto di incontro con gli amici piuttosto che vederli col telefonino sempre”

Negli anni è diventato più difficile fare l’esercente?
“Sì perché per il cliente è diventato più facile andare a comparsi una birra o farsi una cenetta a casa senza spendere troppo, dunque al ristorante o al bar si va al bisogno, per questo vanno inventati degli eventi per portare gente. Se non fai un concerto, non dai qualcosa in più i giovani bevono per strada o si trovano nelle loro case. Adesso è facile trovare bere, anche birra, e fare ristorazione più difficile”.

Sono aumentati, negli anni, i clienti maleducati che vi rendono la vita difficile?
“Diciamo che ci sono sempre stati. Noto che sono cresciuti i vicini senza un minimo di tolleranza, sono diventati molto più rigidi, non sopportano nulla. Hanno troppo in mano la situazione, chiamano la Polizia e 30-40 persone che si stanno divertendo devono smettere, stare in silenzio, togliere la musica, tutto per una persona che ha detto di sentire rumore. Mi pare poco democratico. Al Peter Pan per anni non ha chiamato nessuno, poi hanno costruito dei palazzi vicino e ogni tanto arrivava la telefonata, ma quando fanno la musica alla piscina all’aperto tutto va bene. Magari si tratta anche di un vicinato geloso del successo del tuo locale che funziona, basta chiamare la Polizia ed essa interviene. Rivedrei tutto a livello di legge, mi pare una legge del Far West, vecchissima. Io andrei a vedere che davvero il volume sia superiore alle norme e identificare che chi ha telefonato sia davvero chi dice di essere”.

Sta lanciando accuse a qualcuno in particolare?
“Presumo, anche se non possono dirmelo, che alcune chiamate contro di noi siano arrivate dal bar di fronte a noi, per concorrenza. I nostri clienti che parcheggiavano nei loro parcheggi erano sempre multati. Io prenderei nome e cognome del cittadino che avverte la Polizia, redigendo un verbale e se in effetti era tutto nella norma fargli pagare per aver distolto gli agenti magari da altri interventi. Non si può che ad ogni rumore arrivano a far spegnere la musica, per una sola reclamazione”.

Detto tutto ciò, vale ancora la pena investire nella ristorazione in Ticino?
“Se si parla di grossi investimenti no, non abbiamo i numeri e gli utenti di una grande città, come Como o Milano”

Leventina in lutto per la morte del veterinario Mauro Gendotti. Gobbi: “Sgomenti e tristi”

Leventina in lutto per la morte del veterinario Mauro Gendotti. Gobbi: “Sgomenti e tristi”

Da www.liberatv.ch

Il dottore si è spento a 68 anni. Era fratello dell’ex ministro Lele e padre della deputata e municipale di Massagno Sabrina

Lutto a Faido e in tutta la Leventina per la morte improvvisa a 68 anni, del veterinario Mauro Gendotti, fratello dell’ex ministro Lele e padre della deputata e municipale di Massagno Sabrina. Sono gli stessi famigliari oggi a darne l’annuncio, insieme ai vertici del Partito popolare democratico, nel quale milita da anni Sabrina, Gran Consigliera e Municipale a Massagno. Anche il consigliere di Stato Norman Gobbi ricorda su Facebook la figura del dottor Gendotti, la cui vita, scrive, “si è interrotta bruscamente, lasciando tutti sgomenti e tristi”.
Mauro, aggiunge Gobbi, “ha dato molto all’agricoltura, in particolare all’alpicoltura, come veterinario e come appassionato alpigiano e cultore dell’arte casearia, anche quale vicepresidente della Società ticinese dell’economia alpestre. Un addio al caro Mauro e la nostra vicinanza alla moglie Melania e ai figli Sabrina e Pietro”.

 

«La Polizia ticinese ha risposto alla chiamata»

«La Polizia ticinese ha risposto alla chiamata»

Intervista all’interno dell’edizione di lunedì 20 gennaio 2020 del Corriere del Ticino

Uno dei temi centrali, quando si parla di World economic forum, è quello della sicurezza. A garantirla saranno la Polizia cantonale grigionese e i suoi partner, compresa quindi la Polizia ticinese, anche quest’anno presente a Davos. Una presenza che si rinnova.

Anche quest’anno la Polizia ticinese sarà attiva al WEF di Davos. Si può parlare di collaborazione storica?
«Si può parlare certamente di una presenza molto importante delle polizie cantonali a sostegno del Cantone dei Grigioni che ne ha chiesto l’appoggio. Le competenze acquisite dagli agenti della Polizia cantonale ticinese (anche grazie all’esperienza maturata proprio a Davos) sono riconosciute a livello nazionale e quindi costantemente ricercate per questo tipo di impiego».

Il dispositivo di sicurezza comprensibilmente non permette di rivelare indiscrezioni. Ma si può dire in cosa saranno principalmente impiegati i ticinesi?
«Lo ha già detto lei: per questioni tattiche non si può svelare ciò che andranno a fare gli agenti ticinesi. Per il tipo di incontri, per la notorietà dei personaggi internazionali che vi partecipano e per i temi trattati, nonché per l’attenzione mediatica che il WEF genera, la sicurezza è al primo posto delle preoccupazioni. Di sicuro chi dovrà vigilare sull’evento e i suoi frequentatori non starà con le mani in mano».

Il suo Dipartimento e la conferenza dei direttori di polizia che ruolo giocano in vista del WEF?
«Il nostro sistema federalista trova risposte adeguate anche di fronte a questo genere di impegni. Per questo la Conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia è coinvolta nel processo decisionale, attraverso un gruppo ristretto di consiglieri di Stato (di cui faccio parte) che decide sugli impieghi intercantonali come il WEF o le conferenze internazionali che si tengono regolarmente in Svizzera, avallando poi il numero di agenti impiegati e decidendone anche la provenienza dai diversi corpi o concordati regionali di polizia. Le discussioni non mancano, anzi».

Il Forum economico è spesso anche l’occasione per manifestanti e contrari di mostrare l’altra faccia del WEF. Come valuta questa espressione del dissenso?
«Se guardiamo bene, l’altra faccia del WEF negli ultimi anni si mostra all’interno dello stesso WEF. Per questo invito a non fermarsi su pregiudizi stereotipati, ma a guardare tutti i contenuti del simposio. Non è un caso che anche gli oppositori hanno meno possibilità di esprimere il dissenso in loco e lo fanno nelle città, dove pure le polizie cantonali e cittadine vengono impiegate. Comunque: viviamo per fortuna in una nazione democratica e il dissenso, se espresso in forme civili, è linfa del confronto democratico».

Lei andrà a Davos nei prossimi giorni?
«No, quest’anno l’agenda non me lo permette».

Il Ticino istituzionale in che misura sarà presente nella località grigionese?
«Non sono a conoscenza di nostre presenze. Lo scorso anno eravamo presenti con il collega Vitta e alcuni parlamentari federali agli eventi organizzati dal Politecnico federale di Zurigo».

Tornando a chi dice no. Matteo Pronzini lamenta il fatto che a Davos il Ticino «spreca soldi inutilmente, vi sono altre priorità». Come replica al deputato dell’MPS?
«Ci sono sempre altre priorità. E spesso (ma non sempre) quelle di Pronzini non sono le mie».

“Un argine alla criminalità per un Ticino competitivo”

“Un argine alla criminalità per un Ticino competitivo”

Entrata in servizio di 14 nuovi ispettori della Polizia giudiziaria

Siete agenti di polizia – da oggi ispettori di polizia! – provenienti dalla gavetta. Conoscete bene il nostro territorio. Conoscete bene ciò che vi aspetta in questa nuova attività di investigazione. Siete coscienti delle aspettative dei vostri superiori e dei Magistrati con cui sarete chiamati a collaborare. Le responsabilità per voi oggi aumentano, ma nella consapevolezza di aver ricevuto un’ottima formazione”: così si è espresso martedì nel tardo pomeriggio il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, nel corso della cerimonia di promozione della Scuola di Polizia giudiziaria 2019 della Polizia cantonale che ha visto la consegna degli attestati a 14 neo ispettori, che garantiranno la continuità di effettivi alla Polizia giudiziaria ticinese.

I nuovi detective saranno chiamati in particolare a collaborare con la magistratura, attraverso la loro azione investigativa. “La volontà politica è chiara: ogni franco speso per la sicurezza è un investimento per il bene di tutto il Ticino e dei suoi abitanti – ci dice Norman Gobbi -, ma sappiamo pure che le risorse non sono infinite e occorre quindi usarle bene, sia per quanto riguarda le risorse finanziarie, sia per ciò che attiene alle risorse umane. La Polizia giudiziaria opera in ambiti molto sensibili per la nostra società. Il contrasto alla media e grande criminalità, così come l’analisi per anticipare e risolvere eventuali fenomeni dannosi, permettono alla collettività di rimanere sana. Le sfide alla criminalità informatica, alla criminalità economico finanziaria consentono all’economia del nostro Cantone di mantenere un tessuto competitivo, non imbastardito da aziende insane. Questo si traduce in posti di lavoro di qualità e in ultima analisi in benessere per i cittadini di questo Cantone. In questi ultimi anni, grazie a una capacità sempre crescente delle nostre forze dell’ordine, abbiamo assistito a una diminuzione dei furti e delle rapine. Ma la virulenza con cui questi atti criminosi si manifesta non tende a diminuire, anzi. E qui basti pensare ai recenti attacchi ai bancomat o agli assalti a portavalori, senza dimenticare la sfida al terrorismo. Poter contare su poliziotti con un elevato livello di formazione professionale è essenziale. Per questo saluto molto positivamente l’entrata in funzione dei 14 neo detective della Giudiziaria”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

I mafiosi e gli smemorati

I mafiosi e gli smemorati

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 17 gennaio 2020 de La Regione

La puntata di ’60minuti’ (Rsi) sulle infiltrazioni del crimine organizzato in Ticino e l’ex pp Stauffer che sminuisce il fenomeno. Incredibile. Vediamo allora di ricordare

È un vero peccato che gli autori della puntata di lunedì sera di ‘60 minuti’ (Rsi), dedicata alle infiltrazioni del crimine organizzato in Svizzera, non abbiano allestito e mostrato un elenco delle indagini, dei processi e degli arresti a fini estradizionali che negli ultimi quaranta, quarantacinque anni hanno interessato in Ticino situazioni e persone in (forte) odor di mafia. Sarebbe stato un importante e utile esercizio di memoria. Che nel dibattito in studio, seguito all’intervista al magistrato italiano Alessandra Dolci, avrebbe forse evitato all’avvocato luganese Emanuele Stauffer, già procuratore pubblico e aspirante procuratore generale, di sostenere, fra l’altro, che “se veramente avessimo un’emergenza criminale di questa natura, penso che qualche condanna e qualche inchiesta concreta le avremmo viste”. Invece le abbiamo viste, e non poche, come racconta la storia giudiziaria di questo cantone, anche attraverso i resoconti giornalistici (contrariamente a ciò che ha asserito il consigliere nazionale Marco Romano, i nostri media hanno riferito e riferiscono ampiamente del fenomeno mafia).
 
Se guardiamo al passato, meno e più recente, in Ticino, vuoi per la sua posizione geografica, vuoi per i suoi collaudati servizi finanziari, hanno operato soggetti legati a tutte le principali organizzazioni di stampo mafioso: Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta, Sacra corona unita. Insomma, non ci siamo fatti mancare nulla. Lo attestano indagini e processi, che hanno portato anche a modifiche legislative di peso, per esempio quella che ha introdotto nel Codice penale svizzero l’articolo sul riciclaggio di denaro. Parlavamo di processi. Come quello sulla ‘Pizza connection’ (erano gli anni Ottanta). O quello (era il 2003) nei confronti del titolare di uno studio legale in centro a Lugano: di origini calabresi, da tempo trapiantato in Svizzera, era accusato di aver candeggiato per conto di Cosa Nostra e della ’Ndrangheta, segnatamente delle cosche radicate nel Nord Italia, almeno 75 miliardi delle vecchie lire: il primo caso nel quale una Corte svizzera, nella fattispecie ticinese, ha applicato il 260ter, l’articolo del Codice penale sull’organizzazione criminale. Un verdetto confermato dal Tribunale federale. Senza dimenticare le condanne inflitte nel 2017 dal Tribunale penale federale a un 63enne italiano, considerato dagli inquirenti una sorta di banchiere della ’Ndrangheta, e a un ex fiduciario e già municipale di Chiasso. Parlavamo di inchieste giudiziarie. Come quelle sul contrabbando di stupefacenti e armi, con relativa ripulitura dei proventi, da parte delle mafie calabrese e siciliana: indagini quali la ‘Grave’, la ‘Igres’ o la ‘Roscoba’, per citarne alcune.
 
L’elenco è tutt’altro che esaustivo. Ma quanto citato è sufficiente per ricordare, ancora una volta, che il Ticino non è al riparo dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. “La Mafia? Invisibile, ma attiva”, dichiarò nel 2010 in un’intervista alla ‘Regione’ l’allora procuratore federale Pierluigi Pasi. Una mafia che da noi non spara (per ora almeno), per non destare quell’allarme sociale che finirebbe per comprometterne i traffici illeciti. Per contrastarla non basta adeguare l’arsenale giuridico. La cultura investigativa la si apprende investigando. Purché si indaghi. Servono quindi inquirenti (cantonali e federali) – nonché giudici – capaci, tenaci. E ci sono. Le inchieste e i processi menzionati lo dimostrano. Ma è pure necessario, come ha evidenziato a ‘60 minuti’ il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, che gli operatori onesti di settori economici esposti al rischio di infiltrazioni mafiose individuino per tempo e segnalino situazioni sospette. Serve un’azione concertata.