Valascia, il sogno è realtà

Valascia, il sogno è realtà

I lavori per la nuova pista da 51,15 milioni possono iniziare
Filippo Lombardi: “Felice, mai pensato di mollare

“Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo”, diceva Marcel Proust.
I tifosi dell’Hockey club Ambrì-Piotta è dal 21 dicembre 2010 che stanno sognando, da quando cioè il Dipartimento del territorio preavvisò negativamente la domanda di costruzione preliminare per la ristrutturazione con ampliamento da 15,7 milioni di franchi dell’attuale Valascia.
Da allora la dirigenza biancoblù iniziò la lunga scalata che fra alcuni giorni, il 22 dicembre prossimo, la porterà a dare il via ai lavori della futura arena da 51,15 milioni che verrà inaugurata nell’estate 2021. Il cantiere riaprirà poi in marzo.
Gli ultimi tasselli del mosaico sono stati sistemati. È giunto il via libera a determinate condizioni del Consiglio di Stato al business plan attraverso il quale si assicura la sostenibilità economica dell’intera operazione almeno fino al 2035 e, soprattutto, si garantiscono i sussidi, mentre con il Comune di Quinto sono state espletate le formalità di trapasso di proprietà del terreno. “Restano ancora dei passi formali, in particolare le lettere d’intenti delle banche dovranno essere trasformate in contratti, ma finalmente ci siamo. Il Governo ha autorizzato l’avvio del cantiere e così possiamo mantenere la promessa fatta alla Lega hockey di partire entro fine 2018. Non ho mai pensato di mollare: l’HCAP merita una casa all’altezza”, ha affermato stamattina di fronte alla stampa il presidente Filippo Lombardi. “È stata una maratona, ma finalmente ci siamo. Quinto non ha mai avuto dubbi, tanto che contribuisce all’opera con 4,6 milioni. Mi preme comunque sottolineare la solidarietà della regione, con l’approvazione delle fideiussioni e del prestito”, ha rilevato il sindaco Valerio Jelmini.

Sabato 22 dicembre, dalle 15, è in programma come detto il gran giorno di festa per i vertici del sodalizio altoleventinese e per il popolo biancoblù all’hangar 6 all’ex aerodromo di Ambrì. Ad aprire la parte ufficiale, noblesse oblige, ci penserà il timoniere Filippo Lombardi (in carica dall’aprile 2009: un record). A seguire interverranno il sindaco di Quinto Valerio Jelmini, il presidente della Valascia Immobiliare SA Carlo Croci, l’architetto Mario Botta, il direttore della Lega nazionale di hockey Denis Vaucher, il consigliere di Stato Norman Gobbi ed il consigliere federale nonché presidente della Confederazione in pectore Ueli Maurer.
Il simbolico ed atteso primo colpo di piccone verrà dato alle 15.50 in punto. Dopodiché spazio ai brindisi e alla panettonata con i tifosi. Alle 17 ci si trasferirà al Motel Gottardo Sud per l’aperitivo e poi tutti a tifare HCAP. La squadra di Luca Cereda alle 19.45 affronterà il Berna.

La pista avrà una volumetria di 117.000 metri cubi e la capacità di 7.000 posti (di cui 3.000 a sedere). A curare il progetto è naturalmente il team guidato dall’architetto Mario Botta, mentre il responsabile per la Valascia Immobiliare SA sarà l’ingegner Raul Reali.
La direzione lavori è stata affidata alla Direzione lavori SA di Lugano, il controllo tecnico e dei costi all’Artisa SA e quello pubblico alla Sezione forestale cantonale. Il clearing bancario è presso l’UBS di Lugano. Veniamo ora all’investimento, che come noto ammonta ora a 51,15 milioni di franchi (e non più 53 come comunicato a fine agosto). Una somma così suddivisa: 14,35 mezzi propri; 13 contributi pubblici; 23,8 finanziamenti esterni onerosi. In questo caso rientrano i 14 milioni del pool di banche più 2 della banca WIR. I cinque istituti di credito hanno preteso che i Comuni della media ed alta Leventina facessero da «garanti» mettendo sul tavolo una fideiussione complessiva di 3,55 milioni (dopo il no di Bedretto di settimana scorsa che ha fatto «perdere» 200.000 franchi). Ai sì di Dalpe (250.000) e Quinto (500.000), ieri sera si sono aggiunti quelli di Faido (prestito di 800.000), Airolo (1,5 milioni) e Prato Leventina (500.000).

Al via la campagna di prevenzione “Montagne sicure”

Al via la campagna di prevenzione “Montagne sicure”

Comunicato stampa

Ha preso ufficialmente avvio “Montagne sicure” il progetto di sensibilizzazione del Dipartimento delle istituzioni. La nuova campagna di prevenzione – che si aggiunge a “Strade sicure” e “Acque sicure” – ha lo scopo di sensibilizzare coloro che, indipendentemente dalla stagione, trascorrono il loro tempo libero o praticano delle attività in montagna.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dal Portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli e dal Direttore ad interim di Ticino Turismo Kaspar Weber, ha presentato questa mattina in una conferenza stampa che ha avuto luogo sulle piste da sci del comprensorio di Airolo la nuova campagna di sensibilizzazione del Dipartimento delle istituzioni “Montagne sicure”.
Come ha spiegato il Consigliere di Stato Norman Gobbi il progetto è nato in seguito a una serie di incidenti gravi avvenuti sulle montagne del Cantone. Il Dipartimento delle istituzioni, grazie alla collaborazione del Dipartimento del territorio diretto da Claudio Zali, all’Agenzia turistica ticinese e alla Sezione ticinese di Soccorso alpino svizzero, ha pertanto esteso anche alle attività in montagna le campagne di prevenzione che già vengono promosse per rendere sicure le strade e le acque del Ticino.
Il responsabile del progetto Renato Pizolli ha dal canto suo illustrato il messaggio che si intende divulgare attraverso la campagna che inaugura il progetto “Montagne sicure”, rivolta agli escursionisti che nel periodo invernale vorranno effettuare gite in montagna. Affinché la montagna sia sempre un piacere si deve infatti porre l’accento sulla sicurezza. Sicurezza che passa attraverso la preparazione fisica, il materiale adeguato e la conoscenza dei luoghi, delle condizioni della neve e metereologiche.
Il progetto nel 2019 svilupperà ulteriori campagne previste per il periodo estivo e autunnale, ponendo l’accento sulle particolarità stagionali.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito internet www.ti.ch/montagnesicure.

Da rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11225493

73.8 milioni per un Ticino ancora più forte

73.8 milioni per un Ticino ancora più forte

Credo nell’efficacia delle aggregazioni

Dal punto di vista istituzionale e territoriale, quanto è cambiato il nostro Cantone nell’ultimo ventennio? La risposta è semplice: molto. A riprova di ciò mi vengono in aiuto alcune cifre: da 245 Comuni con una popolazione media di 1’200 persone siamo passati a poco più di 110 con 3’100 residenti ciascuno. Parallelamente il numero di quelli con un moltiplicatore del 100% è crollato da 112 a 15.
Il Ticino sta quindi mutando. Il processo di riforma è però soltanto a una fase intermedia, così come attestato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Il Governo (e il mio Dipartimento in primis) crede nella forza rigenerante delle aggregazioni in modo talmente convinto da proporre al Parlamento un credito quadro di 73,8 milioni di franchi a sostegno di progetti di interesse cantonale, confermando l’intenzione di dare la priorità alle proposte nate “dal basso”, solide e condivise.

Spazio alle idee promosse “dal basso”
Come più volte detto, il PCA – con i suoi 27 scenari aggregativi – non rappresenta una riforma imperativa, così come non pone alcun vincolo temporale. Sarebbe errato ragionare diversamente, perché se vogliamo Comuni migliori, ben gestiti e in grado di erogare servizi di elevata qualità, dobbiamo avere come riferimento la soddisfazione e la partecipazione attiva del cittadino. Parlare di aggregazioni avviate e promosse “dal basso” non è uno slogan propagandistico: è una necessità. Capire, proporre, condividere, discutere e costruire sono i pioli della scala che conduce a un ente locale moderno, forte, propositivo e vicino al cittadino. Guai se venisse a mancare la prossimità tra uno e l’altro: non ci fosse, qualunque aggregazione perderebbe la quasi totalità del suo senso.

Aiuti finanziari mirati e sensati
La notevole somma messa sul piatto dimostra come il Cantone non si fermi alle intenzioni: seppur senza invasioni di campo, assume un ruolo attivo nel citato cambiamento in atto; concede ampia libertà ai Comuni, ma è prontissimo a intervenire attraverso aiuti finanziari finalizzati alla riorganizzazione amministrativa e/o agli investimenti di sviluppo. Se il progetto è serio, strutturato e lungimirante, il nostro appoggio è garantito. Gli strumenti “macro” che mettiamo a disposizione dei Comuni sono due: il sostegno finanziario (contributi di risanamento) e il sostegno istituzionale (promozione di un Piano di sviluppo). Insomma, proponendo l’attribuzione di un opportuno contributo finanziario, una volta di più il Governo conferma di credere nelle aggregazioni che considera un mezzo indispensabile per razionalizzare il territorio cantonale e rendere più performanti le realtà locali.

Trasformazioni profonde e obbligate
In un contesto in costante divenire, spicca per importanza il progetto Ticino 2020, profondamente legato al PCA stesso: partendo da una nuova geografia comunale, disegnata dalle aggregazioni finora realizzate, viene proposta una revisione strutturale dei compiti e dei flussi esistenti, che implicano a loro volta la riconfigurazione del sistema perequativo e la riorganizzazione dell’Amministrazione cantonale e comunale. So bene che si tratta di trasformazioni profonde e che non tutti sono pronti ad accogliere con il sorriso sulle labbra, ma si tratta di un percorso obbligato che dobbiamo intraprendere se davvero vogliamo costruire un Ticino ancora migliore.

L’esempio del Comune di Verzasca
Parlando di aggregazioni, ritorno volentieri sul voto pressoché unanime del Parlamento che lunedì ha sancito la nascita del Comune di Verzasca. Ecco un esempio di cosa intendo per progetto nato dal basso senza imposizioni. Confinante su quattro Distretti – Bellinzona, Leventina, Riviera e Vallemaggia – sarà il nuovo cuore del Canton Ticino. E il merito di tutto questo va ai cittadini e alle cittadine, che non hanno mai smesso di credere in questo progetto. Un bell’esempio che altri potranno seguire.

 

 

Trentacinque nuovi ufficiali di Protezione civile

Trentacinque nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha il piacere di comunicare la promozione di 35 nuovi ufficiali di Protezione civile.

Lo scorso 12 dicembre 2018 si è tenuta, presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera, una breve quanto significativa cerimonia. Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, ten col SMG Ryan Pedevilla, si è complimentato con i neo promossi ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza, consegnando loro i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi 3 Valli
tenente Bontà Augusto
tenente Chiaravalloti Jonathan

Regione PCi Bellinzonese
tenente Cesalli Enea

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
tenente Destefanis Devid
tenente Foresti Loris
tenente Kohler Andreas
tenente Lebic Ivan
tenente Losa Luca
tenente Lüthi Dominic
tenente Riva Gian
tenente Wiggers Christoph

Regione PCi Lugano-Campagna
capitano Mele Massimiliano
tenente Ballabio Marco
tenente Della Pietra Giacomo
tenente Gamba Riccardo
tenente Grignola Simone
tenente Mattenberger Danilo
tenente Polacsek David
tenente Zambelli Mirko

Regione Pci Lugano-Città
tenente Brogioli Stephen
tenente Brughera Stefano
tenente Dell’Era Matteo
tenente Guanziroli Athos
tenente Hochstrasser Oliver
tenente Naini Ghasem
tenente Pelloni Lorenzo
tenente Sticca Sandro
tenente Ubertini Gianluca
tenente Zellweger Igor

Regione PCi Mendrisiotto
tenente Donini Giorgio
tenente Mapelli Michele
tenente Pires Fontes Joshuel
tenente Riva Alessandro
tenente Tagliabue Mirko
tenente Tripodina Marco

 

 

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Oggi presso il Tribunale penale federale di Bellinzona ha avuto luogo la tradizionale cerimonia annuale della Polizia cantonale, alla presenza della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli, del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Sindaco di Bellinzona Mario Branda e del Presidente del Tribunale penale federale Tito Ponti.

In questa cornice istituzionale e in un’atmosfera di collegialità e di cordialità, si è avuto modo di salutare coloro che sull’arco di una vita dedicata alla polizia si apprestano a passare al beneficio della pensione. Si sono inoltre poste in risalto le promozioni all’interno del Corpo e il superamento di corsi di formazione.
È stata pure l’occasione per presentare i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi. Durante gli interventi è stato evidenziato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale, che si trova a dover affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti a garanzia della salvaguardia della protezione di ogni cittadino.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha anzitutto ringraziato tutto il Corpo di Polizia per l’impegno profuso nel corso del 2018 a tutela della sicurezza di tutto il territorio e dei cittadini a livello locale ma anche a livello nazionale e internazionale ribadendo l’importanza del federalismo svizzero.

Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo posto l’accento sul processo di perfezionamento già in atto in seno alle forze di polizia del Cantone, “processo – ha affermato – che spero sarà ancora più accentuato negli anni a venire nell’ambito del progetto Polizia ticinese”. Il Comandante ha inoltre ribadito la necessità di una maggiore specializzazione in seno alla Polizia cantonale, che vada a beneficio della sicurezza della popolazione del Canton Ticino e delle molteplici attività di polizia. “Questo nuovo riassetto – ha infine aggiunto – imporrà al Corpo di riorientare i propri core business e di meglio allocare le risorse umane a disposi zione, sviluppando nuove strategie che dovranno essere specialistiche, di nicchia e prioritarie nel contesto generale della lotta alla criminalità a più livelli.”

 

 

Infocentro: due piccioni con una fava

Infocentro: due piccioni con una fava

Da www.rsi.ch/news

L’Infocentro è salvo
La struttura di AlpTransit a Pollegio non verrà abbattuta, passerà di mano e verrà rilevata da Armasuisse Immobili

L’edificio impiegato da AlpTransit SA per ospitare l’Infocentro a Pollegio è salvo. La struttura, infatti, non verrà abbattuta poiché sarà rilevata da Armasuisse. L’appello lanciato nelle settimane scorse dalle autorità ticinesi a Berna non è rimasto inascoltato.
In un comunicato diramato mercoledì, il Dipartimento delle istituzioni rende noto che “vi sono le premesse per consolidare una convenzione tra le parti: il Cantone, l’attuale proprietario AlpTransit e il futuro proprietario Armasuisse. Da definire ancora le future sinergie per l’uso dell’immobile”. La trattativa avviata, quindi, ha permesso di raggiungere gli obiettivi fissati dal Consiglio di Stato ticinese durante la scorsa primavera, evitando pure la demolizione della struttura.
L’operazione, che sarà concretizzata nei prossimi mesi, prevede che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit SA a Pollegio avvenga in cambio del passaggio al Cantone del comparto Saleggi a Bellinzona, destinato a ospitare due progetti strategici: il nuovo ospedale regionale di Bellinzona e Valli e la rivitalizzazione integrale di un tratto del fiume Ticino.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11205486

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Demolizione scongiurata: Gobbi e Branda soddisfatti per l’accordo raggiunto con Berna
Lo stabile passa alla Confederazione, la Saleggina di Bellinzona al Cantone per l’ospedale

“Oltre a salvare un edificio di importanza regionale siamo riusciti a portare a buon fine la trattativa, quale partner affidabile della Confederazione, permettendo quindi l’operazione che prevede l’acquisto dei terreni del comparto Saleggi al Cantone, destinato a ospitare due progetti strategici di importanza regionale e cantonale”. Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta così al CdT il salvataggio dell’Infocentro AlpTransit di Pollegio… in zona Cesarini. La struttura che per anni è stata il punto informativo per i visitatori del cantiere del secolo non verrà abbattuta, e la soluzione è stata trovata a pochi giorni dal termine fissato per il 31 dicembre, data dopo la quale sarebbero dovute entrare in azione le ruspe. “Sono quindi soddisfatto dell’esito delle trattative iniziate già lo scorso anno”, aggiunge il direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI).

Si è così conclusa con successo la mediazione avviata da tempo dallo stesso DI con l’obiettivo di garantire un futuro all’immobile di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA. “Vi sono ora le premesse per consolidare una convenzione tra le parti: il Cantone, l’attuale proprietario AlpTransit e il futuro proprietario armasuisse Immobili”, ha sottolineato ieri il Consiglio di Stato annunciando il raggiungimento della soluzione. I Dipartimenti federali della Difesa e dei Trasporti hanno quindi risposto positivamente alla proposta presentata dal Cantone: in virtù dell’accordo sarà sottoscritta una convenzione che prevede entro la fine del 2019 il ritiro dello stabile di AlpTransit da parte della Confederazione. Le discussioni, che duravano da anni, hanno subito un’accelerazione negli ultimi mesi in particolare grazie ad un incontro proprio tra il consigliere di Stato Norman Gobbi e il consigliere federale Guy Parmelin. L’operazione prevede che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit a Pollegio avvenga in cambio del passaggio al Cantone del comparto della Saleggina a Bellinzona, destinato come detto a ospitare due progetti strategici di importanza regionale e cantonale: il nuovo Ospedale regionale di Bellinzona e Valli (che dovrà sostituire il vecchio San Giovanni) e la rivitalizzazione integrale di un tratto del fiume Ticino. Soddisfazione dunque anche per il sindaco di Bellinzona Mario Branda: “È un passo positivo molto importante e che fa ben sperare per due fondamentali progetti della nuova Città”, commenta. Anzitutto, come detto, «la realizzazione di un moderno Ospedale regionale, di cui abbiamo iniziato a parlare 6 anni fa unitamente all’attuale vicesindaco Andrea Bersani allora sindaco di Giubiasco: l’attuale sede dell’ospedale risulta infatti vieppiù stretta per gli sviluppi che sta conoscendo il nostro nosocomio”, sottolinea il sindaco. “La notizia è però anche importante per il progetto di Parco fluviale, che, una volta realizzato, contribuirà in misura significativa alla valorizzazione del nostro paesaggio e alla qualità di vita degli abitanti”, evidenzia il sindaco.

Future sinergie da definire
La convenzione destinata a concretizzare l’accordo sarà firmata nei prossimi mesi e verrà consolidata a fine 2019 «grazie all’approvazione della scheda del PSM (Piano Settoriale Militare ndr.)» che “grazie alla disponibilità della Segreteria Generale del DDPS (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport) seguirà una procedura specifica al fine di garantire i termini imposti da AlpTransit”. Nel frattempo restano da definire “le future sinergie per l’uso dell’immobile, una volta conclusa l’operazione e, se del caso le necessarie misure pianificatorie”. Varie le ipotesi avanzate negli scorsi mesi per l’utilizzo futuro dello stabile.
Il tema era stato oggetto di vari atti parlamentari e anche di una petizione del PPD cantonale, firmata da 7.665 persone, che chiedeva la salvaguardia dello stabile.


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 dicembre 2018 de La Regione

Infocentro militare, poi si vedrà

Confederazione disponibile all’acquisto che avverrà nel 2019. All’inizio lo utilizzeranno le truppe.
Solo dopo l’apposito iter pianificatorio si potranno valutare altri contenuti.
Bocche cucite sull’importo dell’acquisto, che prevede anche la cessione al Cantone del comparto Saleggi di Bellinzona

L’Infocentro AlpTransit di Pollegio trasformato in sede di servizi regionali come lo Spitex? Non a breve termine, ma potrebbe essere musica del futuro. Mentre a fine estate sembrava persa ogni speranza per salvare l’edificio dalla demolizione incombente – al punto che il Ppd cantonale ha raccolto e consegnato al Consiglio di Stato oltre 7’600 firme a sua difesa e più mozioni hanno chiesto di salvare l’edificio –, ieri il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha comunicato il buon esito delle trattative riprese negli ultimi mesi tra Cantone, Confederazione e attuale proprietario (AlpTransit San Gottardo Sa) nelle quali ha avuto il ruolo di mediatore. Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps) e Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec) hanno infatti risposto positivamente negli scorsi giorni all’ultima proposta di acquisto dello stabile inoltrata loro dal governo ticinese: prossimamente verrà dunque sottoscritta una convenzione tra gli attori coinvolti che prevede, entro la fine del 2019, il ritiro dell’Infocentro da parte della Confederazione, e per essa il Ddps e la sua agenzia Armasuisse inserendola nel Piano settoriale militare (Psm). Bocche cucite sull’importo dell’operazione, ma viene confermato quanto già sottolineato a più riprese in fase di trattativa, ovvero che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit San Gottardo Sa a Pollegio – su cui si trova l’Infocentro – avviene in cambio del passaggio al Cantone del comparto Saleggi a Bellinzona, destinato a ospitare due progetti strategici d’importanza regionale e cantonale: il nuovo Ospedale regionale di Bellinzona e valli e la rivitalizzazione integrale di un tratto del fiume Ticino.

Armasuisse disponibile a cederlo
Come mai Berna ha cambiato idea dopo che ad agosto aveva risposto picche alla proposta del Cantone di acquistarlo? Da noi contattato, il direttore del Di Norman Gobbi sottolinea che è stato spiegato quanto l’infrastruttura e i terreni potessero essere utili per le truppe. Sul futuro destino della struttura Gobbi assicura che rimane valida l’intenzione di Armasuisse di mettere a disposizione di altri enti lo stabile quando l’iter pianificatorio, della durata verosimilmente di qualche anno, permetterà l’impiego dell’Infocentro – ora situato fuori zona edificabile – per scopi che non siano esclusivamente quelli militari. Secondo il Ppd, si tratta di un punto non chiaro della trattativa e ieri su Facebook il partito ha ricordato che lo scopo della petizione consegnata in ottobre era di salvare l’edificio dalla demolizione ma anche che la popolazione delle Tre Valli ne potesse usufruire. Se Gobbi conferma, come detto, la messa a disposizione dell’edificio alla Regione dopo un iniziale impiego da parte delle truppe militari, rimangono ora due incognite. Da una parte il successo del cambiamento pianificatorio che dovrà intraprendere il Comune di Pollegio, chiamato a dezonare altri sedimi per poter rendere questa zona edificabile; dall’altra è da stabilire chi sosterrà i costi di acquisizione e di gestione (circa 80mila franchi all’anno, che dal 2019 si assumerà la Confederazione) una volta che vi siano i presupposti per un nuovo cambio di proprietà. Interpellati da Pollegio, i Comuni della Regione negli scorsi mesi si erano effettivamente detti interessati alla creazione di un centro dei servizi ma il loro auspicio, ricordiamo, era che i costi dell’Infocentro non ricadessero sulle finanze comunali.

Infocentro di Pollegio:  la mediazione avviata dal DI conclusa con successo

Infocentro di Pollegio: la mediazione avviata dal DI conclusa con successo

Comunicato stampa

Si è conclusa con successo la mediazione avviata da tempo dal Dipartimento delle istituzioni, volta a garantire un futuro all’immobile denominato “Infocentro” di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA. Vi sono ora le premesse per consolidare una convenzione tra le parti: il Cantone, l’attuale proprietario AlpTransit e il futuro proprietario armasuisse Immobili. Da definire ancora le future sinergie per l’uso dell’immobile, una volta conclusa l’operazione e, se del caso le necessarie misure pianificatorie. La trattativa, condotta dal Dipartimento delle istituzioni, ha permesso quindi di raggiungere gli obiettivi fissati dal Consiglio di Stato durante la scorsa primavera, evitando pure la demolizione della struttura.

Il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) e il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) hanno risposto positivamente alla proposta presentata dal Canton Ticino in merito al futuro dell’Infocentro di Pollegio: sarà quindi sottoscritta una convenzione che prevede entro la fine del 2019 il ritiro dello stabile di AlpTransit da parte della Confederazione, e per essa il DDPS e la sua agenzia Armasuisse inserendola nel Piano Settoriale Militare (PSM).
Le trattative, che duravano da anni, hanno subito un’accelerazione negli ultimi mesi, in particolare grazie a un incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Consigliere federale Guy Parmelin.
L’operazione prevede che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA a Pollegio avvenga in cambio del passaggio al Cantone del comparto Saleggi a Bellinzona, destinato a ospitare due progetti strategici di importanza regionale e cantonale: il nuovo Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli e la rivitalizzazione integrale di un tratto del Fiume Ticino. La convenzione destinata a concretizzare l’accordo politico sarà firmata nei prossimi mesi; e verrà consolidata a fine 2019 grazie all’approvazione della scheda del PSM, la quale grazie alla disponibilità della Segreteria Generale del DDPS seguirà una procedura specifica  al fine di garantire i termini imposti da AlpTransit.

Colpo di gas per un Ticino a 27 Comuni

Colpo di gas per un Ticino a 27 Comuni

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato conferma la visione a lungo termine
Pronti 73,8 milioni di franchi per nuove aggregazioni
Norman Gobbi: “Priorità ai progetti nati dal basso”
Christian Vitta: “Si può guadagnare potenza e capacità”

Il Ticino avanza a grandi passi verso l’orizzonte dei 27 Comuni. Una visione a medio-lungo termine che prende le mosse dalla politica aggregativa cantonale lanciata alla fine degli anni ‘90. Da allora di strada ne è stata percorsa, fino ad arrivare all’approvazione da parte del Consiglio di Stato del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentato a Palazzo delle Orsoline. Il Governo ha altresì licenziato un messaggio che propone di stanziare un credito quadro di 73,8 milioni di franchi per sostenere la nascita di nuovi Comuni con aiuti finanziari finalizzati alla riorganizzazione amministrativa e agli investimenti di sviluppo. Il dossier passa ora nelle mani del Parlamento che dovrà valutare la strategia nel suo complesso.
“Solo vent’anni fa, il Ticino era composto ancora da 245 entità comunali e oggi siamo a meno della metà. Con la recente approvazione da parte del Gran Consiglio del progetto di aggregazione della Valle Verzasca, abbiamo raggiunto le 108 entità” ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per poi aggiungere: “Un’evoluzione che ha portato a un riordino istituzionale, permettendo di strutturare meglio le potenzialità dei nuovi Comuni”. Il PCA vuole dunque essere uno strumento strategico per indicare la visione cantonale, stimolando il processo aggregativo, favorendo la riforma del Comune e sostenendo il coordinamento tra politiche pubbliche”.
Da parte sua, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta ha osservato: “Un ingranaggio ben oliato è in grado di guadagnare potenza e capacità. Allo stesso modo tramite il concetto di messa in rete, in cui i diversi attori lavorano in modo coordinato, il nostro territorio può rafforzarsi e acquisire maggior attrattività anche dal profilo fiscale”.
Nell’intenzione del Governo, il PCA non si sviluppa però come una riforma imperativa e, a differenza di alcune valutazioni iniziali, non impone limiti temporali per la concretizzazione delle aggregazioni. Come ha infatti sottolineato Gobbi: “L’intenzione è quella di dare la priorità ai progetti bottom-up, ovvero proposti direttamente dagli enti locali”.
Il documento approvato dal Consiglio di Stato conferma i 27 scenari aggregativi già ventilati. “Nessun comune è uguale a un altro, da qui la necessità di uno strumento flessibile, in grado di rispondere adeguatamente alle necessità dei vari enti locali” ha spiegato in proposito Marzio Della Santa, a capo della Sezione degli enti locali.
La visione alla base della strategia governativa è animata dall’idea che “in un sistema globalizzato e aperto come quello odierno, il benessere di una collettività si collega anche alla capacità del suo territorio e delle sue istituzioni di creare o favorire opportunità di sviluppo e posti di lavoro”, si legge nella presentazione del PCA.
Dal profilo finanziario, è poi stato evidenziato come in un breve lasso di tempo il numero dei Comuni con un moltiplicatore pari al 100% sia passato da 112 (pari al 16% della popolazione residente) a 15 (2%). “Si tratta di un chiaro miglioramento dello stato di salute dei nostri Comuni, che si traduce in meno imposte pagate dai cittadini a livello complessivo”, ha affermato Gobbi.
In merito poi al progetto “Ticino 2020”, che mira a riordinare e ridefinire i rapporti tra Cantone e Comuni, Gobbi ha specificato: “Si tratta del passo successivo, che sarà condotto più facilmente grazie a una struttura più adeguata e in grado di gestire con maggior efficienza le risorse”.

Quale testimone di un aggregazione già avvenuta, è intervenuto infine il sindaco del Comune di Capriasca, Andrea Pellegrinelli, lanciando un messaggio agli scettici: “L’identità locale non coincide con l’identità istituzionale, quindi non vanno perse le peculiarità dei piccoli paesi. L’identità continua a vivere nella misura in cui ci sono persone del luogo che la portano avanti e la trasmettono ai propri figli”.

 

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino avrà 27 comuni
Il Governo ha approvato il Piano cantonale delle aggregazioni. Chiesti 74 milioni di franchi per sostenere le fusioni

La via delle fusioni è quella giusta. Lo hanno sottolineato martedì i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta presentando il Piano cantonale delle aggregazioni che vuole stimolare il processo di creazione di realtà più forti e autonome. Il documento, adottato dopo una fase di consultazione e affinamento iniziata nel 2013, prevede un Ticino con 27 comuni, ma non fissa un obiettivo temporale per concretizzare lo scenario.
Il Governo, è stato spiegato, ha confermato l’intenzione di dare la priorità ai progetti nati dal basso, solidi e ampiamente condivisi. Per sostenere quelli ritenuti di interesse cantonale con adeguati incentivi finanziari, al Parlamento viene chiesto un credito-quadro di 73,8 milioni di franchi.
Nel corso degli ultimi vent’anni, è stato rilevato, il Ticino ha conosciuto un’ampia riforma. Da 245 comuni con una popolazione media di 1’200 si è passati a 115 (e saranno ancora meno con la nascita di Verzasca) con quasi 3’100 residenti ciascuno. Parallelamente il numero di quelli con un moltiplicatore del 100% è sceso da 112 a 15.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11201076

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-avr%C3%A0-27-comuni-11198605.html

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 dicembre 2018 de La Regione

Quasi 74 milioni per 27 Comuni
Il governo ha licenziato il messaggio. Incentivi vincolati in caso di progetti parziali

Da 115 Comuni a 27. Col tempo che ci vorrà, grazie a processi nati dal basso, al ritmo che la cittadinanza sentirà più suo.
Ma… Ma a tendere il canton Ticino del futuro dovrà avere l’assetto istituzionale disegnato dal Piano cantonale delle aggregazioni (Pca), con soli 27 enti locali capaci – è questo l’intento – di garantire maggiore solidità finanziaria e di conseguenza più progettualità. A dare un (bel) colpo di mano ci penserà il Cantone: il governo con il messaggio appena licenziato mette a disposizione un credito quadro da 73,8 milioni di franchi. Incentivi finanziari che, contrariamente a quanto si era proposto in un primo tempo, non avranno data di scadenza. Vien però da chiedersi se la somma sarà a disposizione “fino a esaurimento”, imponendo di fatto ai Comuni di attivarsi perché chi prima arriva meglio alloggia.
“Non è che il primo che arriva prende tutto e scappa – risponde Norman Gobbi, capo del Dipartimento delle istituzioni, sollecitato durante la presentazione alla stampa della versione definitiva del Pca –. Si tratta qui di riconoscere il giusto a ogni Comune. Chiaramente i primi che si faranno attivi avranno magari un po’ più di margine rispetto agli ultimi. Abbiamo però già stimato quali possono essere i contributi di ogni comprensorio e in base a queste ipotesi ci si muoverà. Ricordato che anche il Gran Consiglio talvolta subentra ad aumentare l’importo, come è stato il caso con il Comune di Verzasca lunedì”. Se da un lato l’accesso al credito (parlamento permettendo) sarà dunque meno vincolato nei tempi, dall’altro agli scenari che si compiranno un pezzettino per volta non per forza sarà garantito. Se infatti le modalità d’attuazione previste consentono di conseguire gli obiettivi “in tappe successive”, il sostegno finanziario non segue la stessa logica. Anzi: “In caso di aggregazione parziale negli agglomerati urbani, il sostegno finanziario cantonale – recita il documento – potrà essere riconosciuto a condizione che l’aggregazione includa il polo urbano di riferimento”. Ergo Bellinzona, Chiasso o Mendrisio, Locarno o Lugano. Che senso ha avallare progetti parziali, pur anche voluti “dal basso”, per poi penalizzarli dal punto di vista finanziario? “Le tappe di avvicinamento allo scenario cantonale devono essere sostenute. Non possono essere sostenute quelle tappe eventuali che rischiano di mettere in discussione tale scenario – risponde ancora Gobbi –. La valutazione dipenderà dunque da ogni singolo progetto: sicuramente sono da premiare tutti i progetti promossi dal basso ma con una finalità positiva, nel senso di migliorare il funzionamento del territorio, dei servizi, la competitività economica e fiscale. E in ultima analisi poi contribuire al raggiungimento degli obiettivi cantonali”.

 

 

Ora “Verzasca” vuol dire futuro

Ora “Verzasca” vuol dire futuro

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

 

“Verzasca”, matrimonio a sette: è fatta

Il Gran Consiglio ha approvato il progetto per l’aggregazione dei Comuni della valle L’istituzione del paese unito nell’aprile 2020
Gobbi: “Sarà il nuovo cuore del Ticino”

È confermato: l’unione tra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori in valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo avrà luogo nel 2020. Dopo il plebiscito popolare dello scorso giugno – con l’84% dei consensi espressi in votazione consultiva – e la benedizione del Governo, ieri l’aggregazione dei Comuni della valle Verzasca ha ottenuto anche il benestare del Gran Consiglio. Con 82 voti favorevoli, 0 contrari e 1 astensione, il Parlamento ha infatti approvato il matrimonio a sette. Unione che, come detto, si concretizzerà in concomitanza con le elezioni previste il 5 aprile 2020. Restano, dunque, un anno e cinque mesi per l’allestimento di quanto necessario all’istituzione del Comune unico di Verzasca. La nuova entità locale conterà circa 900 abitanti e avrà una superficie di 219 chilometri quadrati, con sede amministrativa a Vogorno. Sarà, di fatto, «l’unico Comune confinante con quattro distretti – Bellinzona, Leventina, Riviera e Vallemaggia – e quindi il nuovo cuore del Ticino», come ha fatto notare il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il consigliere di Stato ha ringraziato i sindaci, le autorità comunali, la Commissione speciale del Parlamento, ma anche gli abitanti della valle Verzasca «per non avere mai smesso di credere a questo progetto, che non è stato calato dall’alto». L’aggregazione, infatti, «è nata dal basso – ha evidenziato Giorgio Pellanda, presidente della Commissione speciale – e questa è una giornata di festa, nonché storica». La Verzasca è stata un pioniere delle fusioni», gli ha fatto eco il presidente della Commissione di studio per l’aggregazione Fabio Badasci, ricordando il voto negativo del 1978 per l’unione dei paesi dell’alta valle e la bocciatura nel 2004 del progetto «Grande Verzasca», nonché la successiva proposta contrastata nel 2013. «L’iter è stato lungo, ma non sono mai mancate la volontà e la determinazione di dare nuova linfa alla valle, rilanciandola», ha sottolineato Omar Balli, relatore del rapporto sul progetto di aggregazione. Quest’ultima «non è vista come un punto di arrivo, bensì di partenza». Il nuovo Comune sarà gestito da cinque membri di Municipio e da venti consiglieri comunali. A proposito di gestione, il Parlamento ha confermato anche gli aiuti finanziari pari a 18,3 milioni di franchi. Di cui 11 milioni quale contributo di risanamento dei sette Comuni aggregandi, comprensivo degli indennizzi per la cessione dei territori in valle di Lavertezzo e Cugnasco-Gerra. Altri 2,4 milioni saranno destinati alla costruzione della palestra del centro scolastico di Brione, mentre 2 milioni andranno a sostegno di investimenti per lo sviluppo socioeconomico e territoriale di valenza regionale. Tutto questo permetterà al futuro Comune Verzasca di partire con una situazione finanziaria «consolidata e sostenibile», come sottolineato da Balli. Il moltiplicatore inizialmente sarà fissato al 95% (gestione corrente in attivo di circa 140.000 franchi), il capitale proprio sarà di 1 milione e il debito pubblico pro capite di 2.000 franchi.

Il progetto di aggregazione, come è stato ricordato, è sostanzialmente un aggiornamento di quello del 2013, che aveva ottenuto circa il 70% dei favori, ma si era scontrato con l’opposizione di Lavertezzo (contrario alla separazione del proprio territorio), che la spuntò al Tribunale federale in virtù del fatto che nella Legge cantonale sulle aggregazioni mancasse una base legale che permettesse lo smembramento coatto di parti di territorio da un paese. Legge in seguito modificata, permettendo così di riattivare nel 2017 il processo di fusione. L’unione dei Comuni della Verzasca, va detto, porterà – con lo scorporo dei propri territori in valle – anche alla (ri)nascita dei Comuni di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo. Per quel che concerne gli aiuti, è stato accolto anche l’emendamento proposto dalla Commissione speciale, che ha chiesto al Governo di impegnarsi a non modificare lo statuto e la gestione delle strade cantonali situate nel comprensorio interessato dalla costituzione di Verzasca.

Alla seduta del Gran Consiglio erano presenti i sindaci e le autorità comunali interessate dal progetto di fusione, ma anche gli allievi delle scuole di Verzasca.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 de La Regione

Ieri il via libera del Gran Consiglio all’aggregazione dei 7 Comuni di valle in un’unica entità
Il ‘sì’ al decreto legislativo ‘fonde’ Brione, Corippo, Cugnasco-Gerra (valle), Frasco, Lavertezzo (valle), Sonogno e Vogorno. Prime elezioni nell’aprile del 2020.

“Dipenderà da voi se continuerete ad amare il vostro territorio, consapevoli dei vantaggi di vivere ancora in valle. Quando avrete 50 o 60 anni potrete dire: c’ero anch’io, in Gran Consiglio, il 10 dicembre 2018”. Era emozionato, ieri, Giorgio Pellanda rivolgendosi come portavoce del Plr alle classi delle scuole verzaschesi presenti al voto parlamentare favorevole al decreto legislativo per l’aggregazione di Brione, Corippo, Cugnasco-Gerra (valle), Frasco, Lavertezzo (valle), Sonogno e Vogorno, in un solo Comune chiamato Verzasca. Ed era ugualmente emozionato Omar Balli, relatore del rapporto della Commissione speciale aggregazione di Comuni, rilevando proprio la presenza in aula dei ragazzi e rivolgendosi idealmente a loro per inquadrare l’importanza e l’esigenza del progetto. Un progetto, ha ricordato, uscito da “un lungo iter, con due voti popolari, l’ultimo dei quali, nel giugno di quest’anno, con tutti i Comuni favorevoli e un’adesione generale aumentata rispetto a quella emersa nel 2013”. Il relatore ha rilevato “la situazione difficile” in cui versa la Valle Verzasca, “malgrado l’impegno dei funzionari locali”; e ricordato che la nuova entità potrà partire con un contributo cantonale complessivo di 18,3 milioni di franchi “che consentirà di assicurare una gestione ordinaria autonoma e concretizzare i progetti di sviluppo del comprensorio”. Di questi 18,3 milioni, 2,6 andranno a Lavertezzo Piano – privato, come Cugnasco-Gerra, del suo territorio di valle – “per migliorare la sua situazione finanziaria”. Fra gli spunti di particolare interesse v’è l’ipotesi di una centralizzazione, a Verzasca, delle attività artigianali e industriali. Un auspicio, questo, espresso dalla base, che il Cantone dovrà cercare di facilitare. “La commissione speciale chiede un supporto concreto per rilanciare questa splendida realtà vallerana – ha ribadito in proposito Omar Balli –. Non solo con un sostegno finanziario, ma anche con un supporto e una condivisione a livello pianificatorio”. Particolare attenzione andrà data anche all’offerta di trasporto pubblico, che dovrà “mantenere il livello attuale per corrispondere sempre alle necessità quotidiane della popolazione e garantire maggior fluidità nella stagione turistica”. A favore dell’aggregazione, per i gruppi parlamentari, si sono espressi Fabio Badasci (Lega), che è anche sindaco di Frasco e presidente della Commissione di studio; Fabio Battaglioni (Ppd e Generazione giovani); Gianrico Corti (Gruppo socialista); e Germano Mattei (Montagna Viva).

Norman Gobbi: “Il nuovo cuore del Ticino”

“Oggi si conclude il terzo atto di una storia cominciata 15 anni fa. Ma, talvolta, servono più tempo e più convincimento, benché cittadine e cittadini dei Comuni interessati abbiano sempre detto di sì”. Lo ha sostenuto il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, prima della votazione ampiamente favorevole (82 sì e un’astensione) al decreto legislativo riguardante l’aggregazione. “Alle cittadine e ai cittadini verzaschesi – ha detto – va il merito di non aver mai smesso di credere in questo progetto, che è il loro progetto, non calato dall’alto né imposto dalla classe politica”. Gobbi ha poi sottolineato il valore del lavoro svolto dalla Commissione di studio presieduta dal sindaco di Frasco Fabio Badasci. “Il progetto rende merito a questo lavoro, alla caparbietà di chi è stato al fronte per 15 anni e a chi delle giovani generazioni ci guarda oggi. Lo Stato potrà sì aiutare, ma sarà il nuovo Comune a dover contrastare, con le sue iniziative senz’altro sostenute dallo Stato, il fenomeno dello spopolamento”. Quello della Verzasca, ha concluso Gobbi, “è un comparto eccezionale perché sarà l’unico Comune a confinare su 4 distretti. Sarà il nuovo cuore del Ticino”.