Prevena 2018: sotto l’albero non regalatevi spiacevoli sorprese

Prevena 2018: sotto l’albero non regalatevi spiacevoli sorprese

Comunicato stampa

Come ogni anno e fino al 24 dicembre, agenti della Polizia cantonale, in collaborazione con quelli delle Polizie comunali, della Polizia dei trasporti e delle Guardie di confine mettono in atto l’operazione PREVENA 18. L’obiettivo è di garantire alla popolazione una presenza accresciuta di forze di polizia sul territorio durante tutto il periodo dell’Avvento, segnatamente nei punti di grande affluenza quali negozi, centri commerciali e mercatini natalizi.

Si rende attenta la popolazione a prestare particolare attenzione, poiché in questo momento dell’anno l’afflusso in massa di persone favorisce i borseggi e i furti in genere da parte dei malviventi. Inoltre il rapido imbrunire facilita in particolare i furti con scasso nelle abitazioni; per questo motivo la presenza ancora più capillare di pattuglie sul territorio intende accrescere il livello di vigilanza anche su questo fronte, al fine di garantire alla popolazione delle festività natalizie in tutta sicurezza.

Per prevenire sgradite “sorprese” durante gli acquisti si rinnovano i seguenti consigli: 

  • evitare, nel limite del possibile, di portare con sé somme consistenti di denaro in contanti, utilizzare piuttosto le carte di credito; 
  • custodire il portamonete in tasche anteriori dei pantaloni o quelle interne della giacca, meglio ancora se è possibile chiuderle; 
  • portare sempre le borsette a contatto con il corpo e preferibilmente sul davanti e con la cerniera chiusa o comunque mai perderle di vista (ad esempio nei carrelli della spesa); 
  • mai tenere nello stesso posto le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile non conservare i codici per iscritto; 
  • prestare attenzione quando qualcuno vi urta nella ressa (sovente gli autori di furti e borseggi provocano lo scontro per distrarre le vittime e sottrarre loro denaro e altri valori); 
  • non lasciare oggetti di valore in vista nei veicoli e verificare che le auto siano regolarmente chiuse a chiave quando si lascia il parcheggio.

In particolare per prevenire i furti con scasso si raccomanda di: 

  • chiudere accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare chiari indizi dell’assenza: biglietti sulla porta, luci spente in casa, messaggi particolari sulla segreteria telefonica, ecc; 
  • depositare gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassetta di sicurezza della banca; 
  • evitare di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi per i fiori o nella bucalettere; 
  • simulare una presenza all’interno inserendo un timer su più di una luce e farlo accendere a intervalli irregolari.

S’invita inoltre a segnalare tempestivamente alla Polizia oppure al personale del negozio comportamenti sospetti ravvisati in centri commerciali o nei parcheggi. Non esitate a chiamare il 117 e a segnalare situazioni che possono essere sospette.

Licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno

Licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno e dei progetti correlati delle sedi provvisorie. Nel complesso il Governo chiede al Gran Consiglio lo stanziamento di un credito di circa 11,8 milioni di franchi.
A oltre cento anni dalla sua costruzione, il palazzo del Pretorio di Locarno necessita di essere sottoposto a una ristrutturazione, così da poter continuare a rispecchiare il carattere istituzionale e rappresentativo degli organi dell’autorità cantonale ivi insediati.
Con il messaggio licenziato oggi il Consiglio di Stato chiede pertanto un credito di progettazione per la sua ristrutturazione di circa 3.9 milioni di franchi, a fronte di un investimento complessivo stimato in circa 30 milioni di franchi.
Contestualmente, per attuare questa ristrutturazione è necessario liberare completamente gli spazi interni del Pretorio: di conseguenza si prevede di predisporre delle sedi transitorie per i Servizi ora insediati nel palazzo, per il cui allestimento sono previsti altri quattro crediti, ammontanti a circa 7.9 milioni di franchi.
Queste sedi – che verranno progettate e allestite dopo l’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio – saranno operative per tutta la durata dei lavori, fino alla riconsegna degli spazi rinnovati.

In particolare saranno:
–  l’ex sede del Credit Suisse in Piazza Grande, dove si propone di trasferire i servizi della Magistratura;
–  La Ferriera, dove s’intende trasferire la Polizia cantonale, l’ufficio di supporto del Ministero pubblico e l’Ufficio stima;
–  lo stabile della Direzione dei lavori del Sopraceneri a Tenero, dove si propone di insediare gli uffici forestali del Dipartimento del territorio, oggi alla Ferriera;
–  Villa Erica, dove vi è l’intento di trasferire in modo definitivo la sotto-sede del Centro Professionale Commerciale (CPC) del Dipartimento dell’educazione, della
cultura e dello sport (DECS).

Il risanamento e la ristrutturazione totale del Palazzo del Pretorio permetteranno all’edificio di tornare, dopo oltre un secolo, ad assumere un rinnovato carattere rappresentativo degli organi istituzionali statali, così come a riaffermarsi nel contesto urbano del Quartiere Nuovo della città di Locarno.

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Comandante, le leggi vigenti in Svizzera sono sufficienti a contrastare in maniera efficace la criminalità organizzata e segnatamente le associazioni mafiose italiane attive anche sul nostro territorio?

Sono cosciente del fatto che da più parti è stata sottolineata la mancanza oggi di strumenti legislativi adeguati per lottare efficacemente contro i fenomeni derivanti dalle infiltrazioni mafiose. In quanto comandante della Polizia cantonale sono abituato a lavorare nella maniera più efficace possibile con gli strumenti che ho a disposizione e ritengo che i risultati positivi degli ultimi anni, se pensiamo soprattutto alla diminuzione dei reati in generale in Ticino, lo testimonino. Sta invece al legislatore approfondire e se del caso potenziare l’arsenale giuridico, introducendo norme o modificando quelle esistenti, per contrastare meglio determinate forme di criminalità organizzata, come le associazioni da lei indicate.

La prossima settimana il Gran Consiglio si pronuncerà sul progetto di revisione della legge cantonale sulla polizia. Revisione proposta dal Consiglio di Stato e sostenuta dalla maggioranza della commissione parlamentare della Legislazione, ma oggetto anche di critiche. Questa riforma potrebbe rendere più incisive in Ticino le indagini sul crimine organizzato anche di stampo mafioso?

Certamente la possibilità di poter disporre, come Polizia cantonale e analogamente a quanto avviene già da anni in altri Cantoni, di strumenti d’inchiesta preventivi quali l’osservazione, l’indagine in incognito, l’inchiesta mascherata e la sorveglianza discreta faciliterebbe di sicuro l’attività degli inquirenti in molti ambiti investigativi. E non solo quelli legati alle infiltrazioni mafiose. Queste nuove norme, elaborate nel rispetto del quadro legale e conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, permetterebbero agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale, per esempio nel quadro della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia in particolare su internet. A.MA.

Mafie, tentacoli e dinamiche

Mafie, tentacoli e dinamiche

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Così il capo della Polizia cantonale dopo la risposta del Consiglio federale all’interpellanza di Romano Il comandante Cocchi ricorda: con Fedpol un piano d’azione contro le infiltrazioni.

La presa di posizione del Consiglio federale sull’interpellanza del deputato ticinese al Nazionale Marco Romano è dei giorni scorsi. Il governo ricorda che “la lotta alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, quindi anche alla mafia italiana, costituisce una priorità” per l’Ufficio federale di polizia (Fedpol) e per il Ministero pubblico della Confederazione. Scrive a lungo, sottolineandone l’importanza, della cooperazione investigativa sul piano nazionale e su quello internazionale. Ma glissa sul tema di fondo posto da Romano. E cioè sulla decisione di qualche anno fa della Fedpol di centralizzare a Berna «il coordinamento delle proprie ‘antenne’ cantonali e dunque delle inchieste su mafia e terrorismo», osservava, interpellato dalla ‘Regione’, il parlamentare in occasione del deposito della propria interpellanza. E si chiedeva se l’operazione «si sia rivelata col tempo una mossa azzeccata oppure se non abbia fatto perdere alla Polizia federale, come temo, il contatto con le dinamiche locali». Con la realtà locale.

Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale: dal suo punto di vista un’operazione azzeccata?
Non compete al comandante della Polizia cantonale esprimersi sulle strategie della Fedpol. Posso comunque affermare che il ‘gioco di squadra’ tra Polcantonale e autorità federali – in particolare l’Ufficio federale di polizia, appunto – funziona, secondo me, molto bene. Nell’ambito della sicurezza nazionale abbiamo infatti raggiunto, come polizia ticinese, maggiore centralità nella lotta al crimine organizzato, anche in considerazione della posizione geografica di confine del nostro cantone. Per esempio nell’azione di contrasto al terrorismo, la rete a livello nazionale e cantonale ha più volte dimostrato di essere estremamente efficace.

Ma la cooperazione tra Fedpol e Cantonale necessita di qualche correttivo o va bene così?
Non è mia abitudine dormire sugli allori, sia per quanto riguarda le attività della Polizia cantonale sia per quel che concerne i rapporti di collaborazione con altre forze di polizia. Lo impone del resto la lotta alla criminalità. Una criminalità che evolve, che muta a una velocità tale che a volte le istituzioni faticano a seguire. I costanti contatti a più livelli hanno portato però a dei miglioramenti che in futuro potranno essere ulteriormente rafforzati.

E che la collaborazione tra Fedpol e Polizia cantonale “verrà ulteriormente rafforzata” lo preannuncia anche il Consiglio federale, rispondendo a Romano…
Da parte della Fedpol e da parte della Polizia cantonale, l’attenzione al fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel nostro Paese non è mai mancata. Prova ne sia che, come spiegato anche recentemente dalla direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle, stiamo lavorando insieme a un piano d’azione antimafia in Ticino.

Concretamente?
Dapprima analizzeremo il fenomeno per raccogliere le informazioni che ci necessitano sulle infiltrazioni mafiose nel nostro cantone e in seguito agiremo in modo coordinato a livello investigativo, senza dimenticare l’impiego di strumenti quali espulsioni e/o divieti di entrata in Svizzera. Ciò a dimostrazione di quanto detto prima: la collaborazione tra Polcantonale e Fedpol è positiva e orientata alla progettualità.

Il passaggio di inquirenti della Cantonale alla Polizia giudiziaria federale avviene ancora oppure l’emorragia è stata tamponata?
È un passaggio legato alle aspirazioni professionali che ogni agente possiede e su cui, ci mancherebbe altro, non esprimo giudizi. Se da un lato è vero che inquirenti della Cantonale sono passati nelle file della Fedpol, dall’altro noto che alcuni sono poi ritornati nel nostro corpo di polizia, che continua a mantenere un forte appeal per chi è alla ricerca di uno sbocco professionale nel settore sicurezza, in particolare come inquirente.

“Asilanti, ho parlato con Salvini e…”

“Asilanti, ho parlato con Salvini e…”

Da www.ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha risposto alle domande dei lettori in diretta Facebook su Ticinonews

Continua il viaggio di Ticinonews tra i Consiglieri di Stato. Questa volta è il turno di Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha raccontato al caporedattore Mattia Sacchi i lavori fatti durante questa legislatura e ha risposto in diretta alle domande dei lettori.

Partendo dalla corsa al Consiglio federale nel 2015, Gobbi ha immancabilmente parlato del suo rapporto con l’UDC a poche settimane dal ‘divorzio elettorale’ (vedi articolo suggerito). “I dadi sono ormai quasi tratti, non si è giunti a una quadratura del cerchio e personalmente mi è dispiaciuto”.

Il direttore del DI ha inoltre tracciato un bilancio della sua seconda legislatura, definita “tortuosa” per quel che riguarda i rapporti tra il Parlamento e il Consiglio di Stato. “Questo Governo può fare bene”. Con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, inoltre, Gobbi ha discusso di migrazione.

Verso le elezioni

Verso le elezioni

Da www.teleticino.ch

«L’intesa Lega-UDC andava sottoscritta» Anche Gobbi rilancia.

A «La domenica del Corriere» si è gettato uno sguardo anche alle elezioni cantonali. E se Branda ha parlato di «battaglia non facile» per il PS e del senso di unità «di cui la sinistra avrebbe bisogno come l’aria», Borradori si è soffermato sul mancato matrimonio tra Lega e UDC: «L’alleanza sarebbe stata buona cosa. Soprattutto perché certe elezioni si possono giocare sul mezzo punto. In questo senso ero dalla parte di Norman Gobbi». Gobbi che, come da noi anticipato, ha rilanciato sul «Mattino della domenica». «Dipendesse da me, direi ovviamente di sì. Tuttavia, un percorso di questo genere avrebbe un senso solo se potesse contare sul convinto sostegno di tutti. Il motto “l’unione fa la forza” anche in politica» ha sottolineato Gobbi in una lunga intervista. Dopo la corsa al Consiglio federale con la casacca UDC, per Gobbi un accordo «sarebbe l’ulteriore dimostrazione che le due anime possono coesistere». Secondo il consigliere di Stato «la Lega ha una forte anima locale mentre l’UDC è il primo partito nazionale. Sono due movimenti di destra ma che riescono anche a garantire una certa complementarietà».

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Dispositivi elettronici per l’identificazione dei tifosi ospiti: richiamati all’ordine HCAP e HCL

Misure anti-hooligan: il Dipartimento delle istituzioni ha richiamato all’ordine l’Hockey club Ambrì Piotta e l’Hockey club Lugano, rei di non aver fatto «alcun progresso» a quanto richiesto a metà luglio.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha scritto ai vertici dei club mercoledì, all’indomani dunque dei 39 decreti d’accusa emessi dal Ministero pubblico per gli scontri della Valascia dello scorso gennaio.
Nel dettaglio alle società era stata richiesta l’introduzione di dispositivi elettronici in grado di identificare i tifosi, ma solo nel settore ospiti. Il tutto prendendo quale riferimento il modello applicato nella pista dello Zugo. Strumenti, questi, che il Dipartimento delle istituzioni invitava a implementare entro marzo ma per i quali ora, come riferito dalla RSI, il termine è stato prorogato alla fine del campionato.
«I buoni risultati avuti dal punto di vista della sicurezza in questa prima metà di campionato di calcio e di hockey non deve far sottovalutare un problema che è ancora latente» ha affermato in merito Gobbi. Per poi precisare: «Di grossi problemi sinora non ce ne sono stati e questo credo sia anche merito dei club che hanno preso delle misure ma pure dei messaggi politici dati».
Le raccomandazioni giunte durante l’estate avevano diviso le società, le quali non avevano mancato di sottolineare diverse criticità a livello pratico e finanziario. Finiti nel mirino, HCAP e HCL continuano a restare prudenti. Se la direzione del club leventinese non ha voluto commentare, confermando però che discuterà della lettera a breve, per il Lugano a prendere posizione è stato il managing director Jean-Jacques Aeschlimann: «L’impianto di Zugo è collegato a tutto il sistema di videosorveglianza interna. E quindi da questo lato si ha a che fare con un investimento molto più alto. Poi è chiaro, se il Dipartimento ci chiede di fare un certo tipo di lavoro dobbiamo chinarci sulla problematica e dare delle risposte concrete. Ma solo quando avremo a disposizione tutti i dati per poter decidere».
L’introduzione di un dispositivo elettronico per il riconoscimento facciale dei tifosi era stato chiesto in via principale ad HCAP e HCL.
Detto ciò, il Dipartimento si era riservato di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti qualora la situazione non fosse migliorata. Un compromesso, insomma, che Gobbi aveva commentato così: «Si tratta di un atto di fiducia nei confronti delle società sportive, alle quali è stato richiesto uno sforzo minore rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Una fiducia che dovrà essere confermata nei fatti, altrimenti saranno da rivedere le misure di sicurezza all’interno degli stadi. In ogni caso – aggiunge – si vuole andare nella direzione di una maggiore responsabilizzazione dei club sul fronte della sicurezza. Mi auguro che questa proposta di compromesso possa trovare l’adesione e la comprensione da parte delle società, che penso abbiano capito che sulla sicurezza non si scherza, visti i possibili pericoli che anche una partita».

L’opportunità di farsi conoscere in tutta la Svizzera

L’opportunità di farsi conoscere in tutta la Svizzera

Norman Gobbi, già candidato per l’UDC al Governo, alla vigilia dell’elezione del Consiglio federale

Sono passati quasi tre anni dalla corsa del nostro SuperNorman al Consiglio federale. Un momento che emozionò tanti ticinesi: dopo diversi anni il Ticino aveva nuovamente un suo candidato per Berna. Assieme al nostro Consigliere di Stato leghista abbiamo ripercorso i momenti salienti di quel momento, soffermandoci in particolare sul clima di allora e la collaborazione che si creò con tutto l’UDC – svizzero e cantonale – che accolsero a braccia aperte tra le loro fila il nostro Norman “nazionale”.

In queste settimane torna d’attualità sui media l’elezione di due Consiglieri federali. Inevitabile ripensare a quando era in corsa per diventare uno dei sette membri del Consiglio federale. Sta seguendo la corsa verso il 5 dicembre 2018?
Certamente! Seguo il dibattito in corso sugli organi d’informazione cantonali e federali ma non solo. Mi è capitato di confrontarmi sul tema con alcuni colleghi Consiglieri di Stato di altri Cantoni in un paio delle mie trasferte nella capitale per le riunioni dei Gruppi di lavoro di cui faccio parte. L’elezione di un membro dell’esecutivo svizzero ha sempre il suo fascino ed è inevitabile discuterne. Forse sono proprio le modalità con cui avviene l’elezione che affascina perché alla fine non è direttamente il Popolo ad avere l’ultima parola, ma è il Parlamento federale.

Lo scorso anno Ignazio Cassis centrò l’obiettivo. Non pensa mai che avrebbe potuto essere al suo posto in questo momento?
Non è mia abitudine soffermarmi sui fatti passati e nemmeno vivere di rimpianti. Una volta incassato il risultato e digerita rapidamente l’amarezza per la mia mancata elezione, ho guardato avanti facendo semmai tesoro di questa straordinaria esperienza. Correre per entrare nell’esecutivo federale è molto diverso dall’essere candidato per uno degli altri poteri nei tre livelli del nostro federalismo. È davvero un’esperienza unica perché per centrare questo obiettivo la campagna si gioca su un’altra dimensione. La strategia elettorale non è fatta di cartelloni e di slogan politici: bisogna convincere i membri del Parlamento a sostenerti. E in questo bisogna riconoscere il merito di Ignazio Cassis: negli anni trascorsi nella camera bassa del legislativo federale ha saputo costruire ottime relazioni con i colleghi che poi lo hanno votato.

Ma allora  perché l’operazione “Gobbi in Consiglio federale” fallì?
Sicuramente un ruolo determinante lo giocò il PS ticinese che tramò affinché io non venissi sostenuto dal loro Gruppo alle Camere federali. Non è infatti un mistero che l’unico ordine di voto esplicito che allora diede il PS svizzero fu proprio quello di non votare Norman Gobbi. Questo lasciò ampio margine di manovra agli amici romandi che colsero l’occasione per sostenere compatti un terzo Consigliere federale della loro regione. È il gioco delle parti. In tanti allora riconobbero comunque che le mie audizioni davanti ai Gruppi parlamentari furono ampiamente apprezzate. Anche se a conti fatti questo non fu sufficiente: a contare, in questo caso, furono le tattiche dei partiti. Il pieno sostegno dell’UDC fu vanificato dalle tattiche elettorali degli altri Partiti.

Alcuni ebbero da ridire sulla sua adesione all’UDC. Lei, “leghista puro e duro”, si trovò a correre per un altro partito. Come giudicarono questa sua scelta i suoi compagni della Lega?
Nemmeno sul Mattino venni risparmiato da qualche frecciatina (ndr ride). Ricordo ancora con piacere le parole dell’allora presidente Toni Brunner e dell’allora capogruppo Adrian Amstutz che salutarono positivamente la mia candidatura, che coincideva pienamente con la linea politica del Partito. In particolare Amstutz mise a tacere le critiche sul mio essere leghista affermando che anche se io ero da poco tempo membro dell’UDC, il pensiero di Lega e UDC convergeva e converge in molti punti. Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con persone alla mano e che in parte conoscevo già, perché prima di far parte del Governo sono stato Consigliere nazionale a Berna per più di un anno. In quel periodo avevo avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con il Gruppo UDC, del quale facevo parte. Chiaramente fui facilitato dalle mie conoscenze dello “Schwiizerdütsch” che mi permisero di entrare in sintonia con tutti.

E come sono oggi i suoi rapporti con l’UDC svizzero e ticinese?
Continuano ad essere molto buoni. Un paio di settimane fa ho anche preso parte all’Assemblea del Partito che si è tenuta a Losone. Ma non sono mancate le occasioni in cui ho partecipato agli incontri organizzati anche oltre San Gottardo. Non si trattava e non si tratta solo di apparizioni di facciata, visto che mi trovo d’accordo con la loro linea su numerosi temi. In questo ultimo periodo mi sono impegnato a difendere l’autodeterminazione, presenziando pure ad alcuni dibattiti politici in Svizzera interna. In Ticino, tanto per citare un esempio, ho proposto l’aggregazione della Tresa che ha visto coinvolto anche il Comune guidato dal sindaco UDC Piero Marchesi.

In fondo non lo ha mai nascosto, lei è uno dei leghisti che maggiormente voleva l’unione della lista con l’UDC. Quanto influisce l’esperienza di allora nella sua valutazione?
Ho sempre manifestato senza indugio che sarei stato favorevole all’unione delle Liste. L’esperienza vissuta ha certamente avuto il suo peso, ma a contare di più sono i molti tratti in comune tra Lega e UDC che mi hanno spinto in questa direzione. Oltre a questo, tra di noi c’è sempre stato un clima di lavoro positivo e costruttivo. La Lega ha una forte anima locale mentre l’UDC è il primo partito nazionale. Sono due movimenti di destra – quindi schierati sullo stesso fronte in molte battaglie – ma che riescono anche a garantire una certa complementarietà.

Quindi l’esperienza vissuta nel 2015 dimostra in fondo che un matrimonio tra Lega e UDC non è impossibile…
Direi proprio di sì, anche perché sarebbe l’ulteriore dimostrazione che le due anime possono coesistere. Non sarebbe stata un’imposizione, bensì un ragionamento a più ampio respiro che guardava fino alle prossime elezioni nazionali, non limitandosi alle elezioni cantonali di aprile. Numerosi sono infatti i temi che condividiamo: il controllo dell’immigrazione, l’autodeterminazione, l’indipendenza del nostro paese, il rifiuto per ogni avvicinamento anche legislativo a quanto impone l’Unione Europea eccetera.

E ora che cosa succederà? È ancora ipotizzabile secondo lei un riavvicinamento “dell’ultimo minuto” tra le parti in vista delle elezioni cantonali?
Dipendesse da me, direi ovviamente di sì per le considerazioni appena esposte. Tuttavia, un percorso di questo genere avrebbe senso sole se potesse contare sul convinto sostegno di tutti. Il motto “l’unione fa la forza” vale anche in politica.

Ma torniamo all’elezione che avverrà tra qualche settimana. Chi pensa abbia più possibilità di essere eletto?
Sarà una bella battaglia. In casa liberale  l’esperienza in Parlamento di Karin Keller-Sutter potrebbe favorirla rispetto al rivale Hans Wicki. Dal canto suo Viola Amherd si sta muovendo bene da anni in area PPD e gode di un’ampia esperienza nella camera bassa che potrebbe giovarle, anche se la collega urana Heidi Zgraggen potrebbe rivelarsi la sorpresa.

Ha abbandonato il sogno di diventare un Consigliere federale?
Mi piace vivere giorno per giorno, ma soprattutto sono solito portare a termine quello che inizio, fa parte del mio carattere. In questo momento mi diverto ancora tantissimo a fare il Consigliere di Stato e ho la fortuna di amare il mio lavoro che mi appassiona ancora ogni giorno. Ci sarà da preoccuparsi quando perderò la voglia di lavorare per il bene del nostro meraviglioso Cantone. Per ora, quindi, il mio obiettivo è quello di continuare a portare avanti i tanti cantieri aperti in ambito di sicurezza, di rapporti con i Comuni, della giustizia, della migrazione e del miglioramento dei servizi offerti ai cittadini. E sono pronto a farlo  con lo stesso entusiasmo del primo giorno.

Formazione e integrità basilari per la fiducia data

Formazione e integrità basilari per la fiducia data

Consegnate ai futuri agenti di polizia le armi d’ordinanza

Giovedì scorso ho avuto il piacere di presenziare alla Consegna dell’arma alla Scuola di polizia V° circondario (SCP), cerimonia che si presta a qualche riflessioni in merito al ruolo dell’agente e alle sollecitazioni alle quali è chiamato a rispondere.
La consegna dell’arma rappresenta per i giovani che hanno scelto di seguire questo impegnativo e, al tempo stesso, stimolante percorso un ulteriore passo verso l’obiettivo finale, ovvero diventare agenti del nostro Corpo di polizia seguendo solidi ideali e la volontà di servire il proprio Cantone o Comune in modo concreto.
In questo senso, giovedì è stato un giorno altamente simbolico: ricevere un’arma sottende infatti una forte assunzione di responsabilità da parte di queste donne e questi uomini che, appunto, hanno scelto di servire in modo attivo il Paese in cui vivono, adoperandosi giorno dopo giorno a favore della sicurezza dei cittadini.
Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 24 aspiranti agenti della Polizia cantonale, 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Malcantone ovest, Muralto e Minusio, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti, 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni, 2 aspiranti della Polizia Militare, hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza.
Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di Polizia e presso i propri comandi di appartenenza, tassello importante della formazione che li porterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, con il superamento degli esami di professione a febbraio 2019.

Contemporaneamente, ottimi agenti e brave persone
Ho detto loro della necessità di essere ottimi agenti, ma soprattutto brave persone. L’ipotesi di cedere alle facili tentazioni e di abbandonare il cammino certo e retto intrapreso esiste, ma nella stragrande maggioranza dei casi è spazzata via dall’equilibrio, dalla serietà e dallo spiccato senso sociale (nel rispetto dell’etica professionale) che ogni agente porta in dote e dal quale non si separa. Qualità che non vanno mai disattese e che sono accompagnate dalla fierezza (che non è esibizione) di indossare questa divisa, dal coraggio (che non è spavalderia) e da un comportamento che viaggia su binari paralleli al codice deontologico e alla Legge.

Una formazione di base di qualità
Preparare dei validi poliziotti facendo capo a professionisti e a specialisti di materia per garantire un’istruzione teorica, tecnica e pratica aderente alle esigenze della professione: ecco l’obiettivo della SCP. Una crescita tecnica e conoscitiva che va di pari passo con la crescita “umana” del singolo agente. Un bravo agente sarà sempre il risultato della somma tra la componente professionale e quella umana, importantissime e dipendenti l’una dall’altra.
La Scuola SCP offre ai futuri agenti un percorso mirato allo sviluppo delle necessarie competenze di base, fornendo loro gli strumenti indispensabili per garantire l’assunzione di compiti professionali complessi.
Con la SCP si intendono creare i presupposti affinché il giovane agente sia pronto a far fronte a compiti nuovi e responsabilizzanti, che richiedono impegno, ma che possono pure esser all’origine di gratificazioni personali, di garanzie per possibilità di carriera e di un’adeguata retribuzione. Attraverso la SCP si diventa anche donne e uomini migliori? Credo proprio di sì!

Rapina di Arzo: “Fenomeno da non sottovalutare”

Rapina di Arzo: “Fenomeno da non sottovalutare”

Da www.ticinonews.ch

Il ministro preoccupato per questo nuovo fenomeno che concerne anche le banche: “Da intraprendere contromisure”

“Sono preoccupato, come i cittadini del Mendrisiotto, perché il nostro non deve essere visto come un territorio in cui si può entrare e prelevare facilmente ingenti somme di denaro dai bancomat”. Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi commenta ai microfoni di TeleTicino il colpo odierno alla Raiffeisen di Arzo, il secondo nello spazio di pochi giorni, dopo quello di Coldrerio.

Il furto questa notte avrebbe fruttato alcune centinaia di migliaia di franchi. Rubata un’auto, i malviventi si sono diretti alla banca e una volta oscurata la telecamera hanno fatto saltare in aria il distributore di banconote. Pochi minuti dopo i ladri si sono dati alla fuga, abbandonando l’auto rubata a pochi metri dal confine per poi scappare con un’altra vettura.

Il modus operandi, come detto, ricorda quello di Coldrerio e ad altri colpi compiuti in Italia. Legittimo dunque pensare alla stessa banda di criminali. Ipotesi che i colleghi di TeleTicino hanno sottoposto al portavoce della polizia cantonale Renato Pizzoli: “Ci sono molte analogie, pertanto ci stiamo muovendo nel trovare un denominatore comune. Le indagini seguono lo stesso filone” ha spiegato Pizzoli, specificando che la problematica viene guardata a 360 gradi, quindi anche all’Italia. “Cerchiamo di approfondire tutti gli aspetti per arrivare il prima possibile alla soluzione. Si intrecciano anche quelle che sono le necessarie sinergie con gli enti che vengono colpiti e quindi stiamo reagendo come abbiamo sempre fatto in queste situazioni”.

Anche il ministro Norman Gobbi auspica una soluzione veloce: “Se sul fronte delle effrazioni – furti con scasso in abitazioni – siamo riusciti a contrastare questo fenomeno, rispettivamente anche nelle rapine nei distributori di benzina, rispettivamente nei punti cambio, questo nuovo fronte ci preoccupa perché sta diventando – e questa serie di due colpi in una settimana sola ci preoccupa – un fenomeno che deve trovare una soluzione soprattutto da chi opera sui bancomat, quindi dalle banche che le hanno in casa”.

Gobbi ribadisce che l’attenzione delle istituzioni “è presente” e ha lanciato anche un appello alle banche: “Da capo Dipartimento, un invito alle banche a non sottovalutare questo fenomeno; visto che in Italia hanno trovato degli accorgimenti, questi devono essere trovati anche in Ticino, magari non nella stessa forma, ma tutelare i loro interessi in quanto diretti interessati dai colpi”.