Discorso pronunciato in occasione della giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate del patrimonio 2018

Discorso pronunciato in occasione della giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate del patrimonio 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

vi saluto a nome del Consiglio di Stato ticinese e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare a questa giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate europee del patrimonio 2018.

Sono cresciuto e abito tuttora nell’Alta Leventina; per questo motivo sono molto vicino geograficamente e affettivamente al massiccio del Gottardo. Quando si vive nell’arco alpino, si viene inevitabilmente attratti dalla montagna che mostra il suo fascino per la maestosità, ma pure per la sua componente di avversità che la caratterizza. La montagna consente una certa introspezione e avvicina la gente rendendola più solidale e cordiale.

Il San Gottardo è un emblema nazionale per gli svizzeri, quindi per tutti noi. È il punto d’incontro delle quattro aree linguistiche e culturali del nostro Paese. Attorno alle Alpi è nata idealmente la Svizzera e ogni cittadino, a nord e a sud come ad est e a ovest, può identificarsi nell’immagine che comunica questo massiccio, che non è mai stato considerato un confine o una divisione, bensì un punto di unione divenuto uno dei principali valichi alpini.
Fu chiamata “La via delle Genti”: una via veloce per il trasporto delle persone e delle merci, ma mai priva di pericoli. Nonostante la sua morfologia, ostica per la presenza delle Gole della Leventina e di quelle della Schöllenen, il passo ha vieppiù acquisito una valenza europea.

La storia del nostro Cantone è fortemente influenzata dalla gestione e dallo sviluppo del territorio alpino. Le vie di comunicazione attraverso il San Gottardo sono da sempre un elemento decisivo per la vita economica e sociale della nostra popolazione.

Ricordo, ad esempio, i disagi provocati dalla prolungata chiusura della galleria autostradale per il drammatico incidente del 2001 o i problemi di transito dopo i recenti smottamenti nel Canton Uri. In queste occasione ci siamo resi conto dell’importanza del punto di transito e delle ripercussioni economiche subite da tutto il Cantone, senza dimenticare l’aumento dei costi per gli spostamenti più lunghi. Un danno notevole e fino ad allora sottovalutato o non opportunamente ponderato.

Nel 1830 viene aperta la prima strada carrozzabile che inaugura il passaggio delle diligenze postali: la Tremola, il più lungo monumento viario della Svizzera, un vero patrimonio per la regione. La realizzazione della galleria ferroviaria nel 1882 e successivamente di quella autostradale nel 1980 hanno dato un vero accesso al Ticino e lo hanno fatto conoscere.

L’asse autostradale ha unito il Cantone, ma con il tempo ha finito per emarginare le regioni più discoste e periferiche. Un processo continuato con l’apertura della Galleria di base del San Gottardo con l’entrata dei treni nella montagna già a Bodio.

Uno scenario che rischia di isolare definitivamente le valli: un fatto che dobbiamo scongiurare con un’attenta politica regionale e cantonale, adottando misure concrete volte ad accrescere l’attrattiva della Leventina, evitando così un Ticino a due velocità. La coesione va mantenuta con l’attivazione di una più marcata complementarietà tra le regioni e utilizzando al meglio le singole potenzialità.

La nuova galleria di 57 km ha determinato un radicale cambiamento delle condizioni quadro che si accentuerà con la costruzione della seconda galleria autostradale. Di fondamentale importanza saranno però la conservazione del vecchio collegamento ferroviario di montagna e il potenziamento dell’offerta di treni da sud a nord.

La Leventina è costantemente confrontata con il problema delle colonne e l’entrata autostradale di Airolo è spesso sbarrata. Una situazione sempre meno sostenibile per lunghi mesi all’anno. La crescita del traffico è un processo probabilmente irreversibile e per questo motivo sono particolarmente riconoscente alla popolazione svizzera che ha dapprima sostenuto la linea di base e a distanza di anni la seconda galleria autostradale. Le aspettative di un alleggerimento della situazione attuale sono alte soprattutto tra i residenti.

La valorizzazione delle valli è una questione che, come ben sapete, mi sta molto a cuore e per la quale mi impegno da sempre. In questo senso, non posso certamente dimenticare il Programma San Gottardo 2020, un progetto dedicato allo sviluppo economico dell’intera regione alpina, che coinvolge i Cantoni Ticino, Uri, Grigioni e Vallese.

Come evidenziato nel Piano Direttore cantonale, nel 2010 i quattro Cantoni hanno avviato un programma decennale per sostenere la realizzazione e lo sviluppo del territorio del San Gottardo, operando oltre le barriere geografiche, politiche, linguistiche e culturali. L’obiettivo è di creare uno spazio che offra alla popolazione, agli attori economici e ai turisti un futuro ricco di possibilità di crescita nel rispetto delle identità e delle peculiarità locali. È necessario contrastare la riduzione di opportunità lavorative, accentuata dalla perdita di importanza dei vettori economici tradizionali. Una crisi generalizzata che tocca tutte le zone più periferiche.

Prese separatamente, queste regioni (Valle dell’Urseren, le Tre Valli in Ticino, la Surselva nei Grigioni e il Goms nel Vallese) hanno prospettive limitate e modeste.
I residenti si attendono, a maggiore ragione, un miglioramento della situazione attuale. Con un miglior coordinamento delle diverse strategie, i Governi cantonali intendono rilanciare le loro aree periferiche attraverso nuove opportunità di sviluppo.

Mi auguro davvero che la regione del San Gottardo possa essere ravvivata con la concretizzazione dei progetti che si stanno portando avanti in questi ultimi anni.
Cito, quale esempio strategico, la copertura dell’area autostradale di Airolo, che restituirà territori e qualità di vita alla popolazione.

Trovandoci però ora in una caserma, vorrei ricordare la tradizione militare legata a questo territorio. L’esercito assicura molti posti di lavoro in Ticino, soprattutto nelle valli. Fino a ieri Airolo era la casa della fanteria di montagna e delle truppe di fortificazione, oggi ospita le truppe sanitarie. Il mio impegno come responsabile politico degli affari militari per il Cantone è di fare in modo che anche in futuro siano messe a disposizione dell’esercito infrastrutture moderne con le rispettive piazze di esercitazione assicurando da una parte la creazione di posti di lavoro e dall’altra un indotto economico per la regione.

La complementarietà tra i progetti può sicuramente rivelarsi la mossa vincente per mettere a disposizione di tutti una zona interessante: per lo svago se pensiamo ai turisti, al transito per coloro che si occupano di trasporti e per la qualità di vita se ci riferiamo alle famiglie. Proprio la possibilità di una vita migliore e un numero maggiore di soluzioni professionali limiteranno lo spopolamento delle zone periferiche.
Di questo scenario ne beneficerebbe certamente tutto il Canton Ticino.

Vi ringrazio per l’attenzione e auguro buon proseguimento del viaggio.

 

 

Il Governo approva il credito da 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio degli enti di primo soccorso

Il Governo approva il credito da 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio degli enti di primo soccorso

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con il quale propone al Parlamento di stanziare un credito da 6,55 milioni di franchi, quale contributo del Cantone all’aggiornamento della rete radio nazionale di sicurezza (Polycom), utilizzata dagli enti di primo intervento, soccorso, sicurezza e protezione civile.

L’infrastruttura Polycom conta oggi a livello nazionale circa 750 antenne e oltre 55’000 utenti tra Confederazione, Cantoni e Comuni; una parte delle componenti tecniche del sistema è tuttavia in servizio da oltre 15 anni e dovrà essere rimpiazzata a breve termine. Il Parlamento federale ha approvato a questo scopo il progetto «Werterhalt Polycom 2030» (WEP2030), che intende prolungare la durata di utilizzo della rete fino almeno al 2035. L’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) è stato pertanto incaricato di coordinare gli interventi di sostituzione e aggiornamento insieme ai Cantoni, che dovranno inoltre partecipare alla spesa.

Con la propria decisione il Consiglio di Stato ha ora proposto di confermare la partecipazione del Cantone al progetto WEP2030; grazie al credito da 6,55 milioni di franchi, entro il 2023 il Ticino potrebbe così introdurre la nuova rete – basata sulla tecnologia Internet Protocol – collegandola alle 21 antenne di proprietà dell’ente pubblico. La vecchia rete sarebbe inoltre mantenuta attiva, in parallelo, fino alla disattivazione finale e allo smantellamento previsti, a livello federale, a partire dal 2025. Va inoltre sottolineato che la stretta collaborazione tra il Cantone e il corpo delle Guardie di confine, a loro volta proprietarie di oltre 30 antenne, garantirà che la fase esecutiva si svolga nei tempi previsti e che tutta l’infrastruttura presente sul territorio ticinese sia pronta entro la scadenza definita dal UFPP.

Il Governo ritiene che – con il finanziamento e l’attuazione del progetto – il Cantone potrà dotarsi di un’infrastruttura adeguata alle tecnologie attuali e soprattutto sarà in grado di garantire il collegamento Polycom in tutta la rete nazionale e con gli altri Cantoni.

(nella foto una stazione di base Polycom)

 

Associazione Svizzera dei paraplegici in festa a Lugano

Associazione Svizzera dei paraplegici in festa a Lugano

Da www.ticinonline.ch

L’appuntamento è previsto per sabato prossimo al padiglione Conza

Saranno circa 300 le persone provenienti da tutta la Svizzera che sabato 8 settembre, a partire dalle 11 presso il padiglione Conza di Lugano, presenzieranno alla 36ma Festa centrale dell’Associazione Svizzera dei Paraplegici.

Fanno capo all’associazione 27 Gruppi Carrozzella, ovvero organizzazioni regionali il cui compito è quello di offrire ai propri membri una vasta scelta di attività sportive e sociali. Ed è proprio grazie al Gruppo Carrozzella inSuperAbili, il più giovane in Svizzera, che dopo oltre 20 anni ritornerà a Lugano la Festa centrale dell’Associazione. Attivo dal 2012 nella nostra regione, inSuperAbili offre a 350 soci, di cui un’ottantina con disabilità, attività sportive quali l’handbike (con due atleti tra i quadri della nazionale), il nuoto, il tennis, ma anche pratiche quale l’aerogravity (volo libero), il parapendio e la vela, che rendono il gruppo precursore di queste discipline.

All’appuntamento saranno presenti il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Sindaco della città di Lugano Marco Borradori e Roberto Badaracco, capo Dicastero cultura, sport e eventi. La manifestazione sarà presentata da Clarissa Tami.

Abolire l’ora legale? “Magari andrebbe bene a mio nonno”

Abolire l’ora legale? “Magari andrebbe bene a mio nonno”

Da www.ticinonline.ch

Norman Gobbi ha criticato, non senza sarcasmo, la proposta legislativa della Commissione UE

La proposta legislativa della Commissione UE di abolire l’ora legale ha fatto breccia su molti: una consultazione pubblica sul tema con 4,6 milioni di risposte ha mostrato come in Europa l’84% degli intervistati sia favorevole allo stop al cambio d’ora.

Fra questi non c’è però Norman Gobbi, che tramite il proprio profilo Facebook ha criticato, aggiungendoci pure del sarcasmo, «ciò che gli eurotecnocrati vorrebbero imporci». Per il consigliere di Stato, infatti, «l’abolizione dell’ora legale non avrebbe nessun effetto per gente come mio nonno che le lancette del suo orologio da polso non le sposta mai dall’ora solare, in modo da accudire le sue galline secondo ritmi ancestrali».

Per chi invece è confrontato con il lavoro d’ufficio o altre attività professionali, «cosa ne sarebbe con il sole che sorge attorno alle 4 del mattino in estate e diventa notte alle 21?», si domanda Gobbi, che assieme allo scritto ha ironicamente pubblicato la canzone di Luciano Ligabue “A che ora è la fine del mondo?”.

 

 

Anche la montagna deve essere sicura!

Anche la montagna deve essere sicura!

Allo studio una nuova iniziativa di prevenzione del DI
I recenti fatti di cronaca, vedi l’ultimo infortunio con esito mortale in Valle del Trodo, hanno riportato alla ribalta la problematica della sicurezza in montagna. In questo ambito, da diversi anni vi sono iniziative di prevenzione destinate a escursionisti e raccoglitori di funghi. Con l’obiettivo di ottimizzare il lavoro finora svolto e dare continuità, grazie alla coordinazione del mio Dipartimento, sono intenzionato a dare avvio ad un progetto specifico denominato “Montagne sicure”. La riduzione di incidenti mortali riscontrati con le campagne di sensibilizzazione “Strade sicure” e “Acque sicure” giustificano un’approfondita riflessione vista la serie di incidenti verificatisi di recente e in passato. L’iniziativa dovrebbe estendersi su tutto l’arco dell’anno, integrando la stagione estiva e quella invernale. Come tempistica, ipotizzo la presentazione di una prima campagna già nell’imminenza della stagione fredda o al più tardi la prossima primavera. Dipenderà molto dall’appoggio al progetto e dalla condivisione di altri importanti partner del nostro territorio: penso in particolare alla Rega e al Soccorso Alpino Svizzero nonché alla Polizia cantonale che nel 2015 ha creato il Gruppo Ricerche e Costatazioni che coordina le ricerche di persone o cose su terreno impervio e di difficile accesso e le costatazioni di incidenti di montagna.  Oltre ai partner di primo intervento , è pure previsto il coinvolgimento del Dipartimento del territorio per quanto  riguarda la rete dei sentieri, risp ettivamente del Dipartimento delle finanze e dell’economia per la promozione turistica degli itinerari.

Prestare attenzione sui sentieri e in cerca di funghi
Dobbiamo renderci conto che la natura è difficilmente controllabile e prevedibile, e spesso ne sottovalutiamo i pericoli con il rischio di metterci in difficoltà da soli. Per questo motivo, ritengo fondamentale richiamare l’attenzione di escursionisti e “fungiatt” sui potenziali pericoli delle nostre belle montagne. Alcune cifre ci possono aiutare in questo. In Svizzera l’escursionismo è l’attività sportiva maggiormente praticata da circa 2.5 milioni di persone. Inoltre, l’80% della popolazione utilizza i sentieri per escursioni, correre e passeggiare. Ogni anno gli infortuni sono oltre 20’000 e una quarantina di escursionisti perdono purtroppo la vita. Negli ultimi cinque anni solo in Ticino, dove è piuttosto radicata la passione per i funghi, si contano 37 infortuni di cui 17 con esito letale (8 solo nel 2017). Soprattutto nel periodo estivo, la Polizia cantonale con lo speciale Gruppo è chiamata in collaborazione con i partner ad intervenire nei boschi e nelle vallate del nostro Cantone per incidenti e scomparsa di escursionisti. Sempre la Polizia cantonale all’inizio della stagione estiva ha promosso una campagna di prevenzione con la distribuzione di un flyer, ora riproposta con l’inizio della stagione dei funghi. Una passione che ricordo porta annualmente a numerosi infortuni.

Le importanti regole da non dimenticare
Per invertire la tendenza degli infortuni è estremamente importante seguire dei semplici consigli. La valutazione realistica delle proprie capacità e un buono stato di salute, oltre alla scelta di un percorso idoneo, sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Le escursioni individuali sono se possibile da evitare o da comunicare dettagliatamente a parenti o amici. In montagna i piccoli contrattempi potrebbero trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Sono quindi da ridurre munendosi della giusta attrezzatura, in particolare gli scarponi. Nello zaino sono inoltre da prevedere indumenti per la pioggia, il freddo, da bere, cibo e protezioni per il sole, kit di primo soccorso e un cellulare (numero d’emergenza 112 o 117). In caso di telefonata, indicate sempre le vostre generalità, la zona in cui vi trovate con tutti i riferimenti possibili e la dinamica di quanto successo.

Il crescente numero di incidenti in montagna di quest’estate non può e non deve lasciare indifferenti. Ho quindi chiesto ai servizi del mio Dipartimento di valutare attentamente l’introduzione della nuova attività di prevenzione, con l’obiettivo di sensibilizzare gli amanti dell’escursionismo sui pericoli in quota. Perché quello che vogliamo è un Ticino sicuro e accogliente anche sulle nostre montagne.

Il governo rinuncia all’Infocentro, i Comuni delle Tre Valli a bocca asciutta

Il governo rinuncia all’Infocentro, i Comuni delle Tre Valli a bocca asciutta

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 30 agosto 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10824671


Articolo apparso nell’edizione di venerdì 31 agosto 2018 de La Regione

Niente da fare per i Comuni delle Tre Valli intenzionati a inserire nell’Infocentro di Pollegio servizi regionali come l’aiuto e le cure a domicilio. Il Consiglio di Stato ha infatti comunicato al locale Municipio, che ha funto da capofila, la decisione di aver rinunciato all’acquisizione dello stabile di proprietà di AlpTransit. Acquisizione cui sarebbe seguita la cessione ai Comuni. Perciò lo stabile, secondo l’impostazione di vent’anni fa quando si stava approntando il cantiere ferroviario del secolo, è destinato ad essere demolito affinché il terreno torni nelle condizioni originali. Area che il governo ha interesse che venga ceduta all’Esercito, in cambio di quello alla Saleggina di Bellinzona dove l’Eoc vuole realizzare il nuovo ospedale San Giovanni. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni della Rsi ha spiegato che le condizioni pianificatorie e giuridiche e la tempistica imposta sono tali da considerare troppo elevato il rischio di dover poi demolire lo stabile a spese del Cantone anziché cederlo ai Comuni. Deluso il sindaco di Pollegio.

Apprendisti dell’Amministrazione cantonale: cerimonia di chiusura del ciclo di formazione

Apprendisti dell’Amministrazione cantonale: cerimonia di chiusura del ciclo di formazione

Comunicato stampa

Palazzo delle Orsoline ha ospitato ieri la cerimonia di consegna dei diplomi di apprendistato a 34 giovani che hanno terminato con successo il loro ciclo di formazione in seno all’Amministrazione cantonale.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, a nome del Consiglio di Stato, li ha invitati a considerare questo attestato come un primo traguardo, da arricchire grazie all’esperienza professionale e a una formazione individuale permanente.  

L’ultimo anno di apprendistato dei 34 giovani si è concluso simbolicamente con una cerimonia nella corte interna di Palazzo delle Orsoline, alla quale hanno partecipato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Caposezione delle risorse umane Daniel Fischbach, il Presidente dell’Associazione dei pensionati dello Stato Franco Lazzarotto e un numeroso pubblico costituito da genitori, parenti, responsabili della formazione e rappresentanti dei servizi dello Stato.
Tutti i relatori che si sono rivolti ai neodiplomati hanno evidenziato il ruolo attivo dell’Amministrazione cantonale nella formazione dei giovani e la volontà di offrire anche in futuro alle giovani generazioni l’opportunità di formarsi in un ambiente ricco di competenza, stimoli e varietà di mansioni. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha in particolare esortato i giovani presenti a considerare l’attestato di fine tirocinio come un traguardo intermedio, che dovrà essere arricchito in futuro dall’esperienza professionale e da una formazione individuale permanente.

I 34 apprendisti che hanno terminato con successo il tirocinio dell’Amministrazione cantonale, suddivisi per categoria professionale, sono:

Impiegati di commercio AFC:
Matteo Bazzotti (maturità), Nicola Bontà, Jason Caggia, Virginia Crotta (maturità), Vittorio Fruci (maturità), Mattia Lukic, Emma Pellanda (maturità), Federica Urietti (maturità), Patrick Vinelli
Assistenti d’ufficio CFP:
Mohamad Eye Alshikh, Qendresa Fazlijaj, Alexia Martena
Cuochi AFC:
Mahe Acunzoli, Serena Beltrametti
Operatori di edifici e infrastrutture AFC:
Miroslav Ilic, Simone Lerose
Addetto operatore di edifici e infrastrutture CFP:
Philipp Schönenberger
Impiegato in logistica AFC:
Dylan Santini
Laboratorista in biologia AFC:
Raul Machado
Laboratorista in chimica AFC:
Nina Kuster
Addetta d’economia domestica CFP:
Gloria Da Cunha Figueiredo
Operatrice per la comunicazione con la clientela AFC:
Sara Kobkyn
Gestori dell’informazione e della documentazione AFC:
Matteo Galli, Denis Lovatti, Elena Mafferetti
Giardiniere AFC:
Milo Camponovo
Selvicoltori AFC:
Simone Ambrosini, Isacco Caretti
Geomatico AFC:
Damiano Del Biaggio
Informatici AFC:
Matteo Cartolano, Alessio Conceprio, Andrea Navarra, Elia Salmina
Addetto all’informatica CFP:
Daniele Migliari

Il premio speciale dell’Associazione dei pensionati dello Stato, destinato agli apprendisti che più si sono distinti nel loro tirocinio, è stato attribuito a Damiano Delbiaggio (geomatico), Miroslav Ilic (operatore di edifici e infrastrutture), Sara Kobkyn (operatrice per la comunicazione con la clientela), Nina Kuster (laboratorista in chimica), Alessandra Mafferetti (gestrice dell’informazione e della documentazione) e Patrick Vinelli (impiegato di commercio).

Arriva “Montagne sicure”

Arriva “Montagne sicure”

Da www.rsi.ch

“Stiamo pensando di avviare, in parallelo a strade sicure e ad acque sicure, un progetto che potremmo chiamare montagne sicure. Però per tutto l’anno, quindi…dal verde al bianco della neve”. Così il consigliere di Stato Norman Gobbi, ai microfoni delle CSI, sottolineando che “non si vuole creare qualcosa di nuovo ma, semmai, ottimizzare tutte le campagne di sensibilizzazione e prevenzione che già oggi vengono fatte, ma con una certa continuità”.

“Dobbiamo renderci conto che l’elemento natura è un elemento non controllabile, anche se l’essere umano, ogni tanto, pensa di essere onnipotente e di poter controllare tutti gli elementi. E’ importante richiamare l’attenzione sugli imprevisti che possono creare un potenziale pericolo, per esempio il distacco di un sasso da una parete rocciosa sovrastante un sentiero o un corso d’acqua”. Il rischio zero, ribadisce Gobbi, non può garantirlo nessuno.

L’avvicinarsi della stagione fredda può essere un buon momento per lanciare la campagna “montagne sicure”, spiega Gobbi. “Speriamo che l’inverno porti molta neve sulle nostre montagne, con la possibilità di divertirsi sulle piste e fuori. La stagione invernale, quindi, deve essere un’occasione privilegiata per confrontarci con questo nuovo progetto, che ha bisogno comunque dell’appoggio e della condivisione di altri partner”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Arriva-Montagne-sicure-10820330.html

Andar per funghi in sicurezza

Andar per funghi in sicurezza

Comunicato stampa

Con la fine dell’estate inizia la stagione della raccolta di funghi. Una passione che a volte purtroppo può trasformarsi in tragedia. Per questo motivo, come Polizia cantonale, torniamo nuovamente a sensibilizzare i raccoglitori di funghi e gli escursionisti che percorrono montagne e vallate del Canton Ticino. Negli scorsi anni vi sono stati diversi infortuni ed è estremamente importante invertire la tendenza. In quest’ambito, visti anche i recenti gravi eventi, torniamo a fornire alcuni consigli per andare in montagna in sicurezza e per evitare di incorrere in cadute con conseguenze anche molto serie.

In montagna in forma e sicuri
Un buon stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario a parenti, amici e non cambiatelo. Il grado di difficoltà dei sentieri è indicato chiaramente dal colore della segnaletica in base all’esperienza richiesta: gialla per i sentieri escursionistici, bianco-rosso-bianco per i sentieri di montagna e bianco-blu-bianco per i sentieri alpini. La categoria del sentiero indica sia la sua praticabilità, sia i requisiti che l’escursionista e il suo equipaggiamento devono soddisfare.

Attrezzatura adatta
È estremamente importante scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono mancare indumenti per la pioggia, il freddo, da bere, cibo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso e un cellulare con batterie cariche (numero di emergenza 112 o 117).

A passo sicuro
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento.

Concedetevi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fate attenzione ai bambini
In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 112 o il 117 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere
addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno
la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini di stato). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Pdf-Andar per funghi in sicurezza

 

Accusò Gobbi e ora ricusa il giudice: perde ancora

Accusò Gobbi e ora ricusa il giudice: perde ancora

Da www.ticinonews.ch

Il TF ha respinto la domanda di revisione di una 33enne italiana espulsa dal DI, secondo cui il giudice Seiler è “di destra e imparziale”

Nulla da fare per una 33enne cittadina italiana che aveva ricorso fino al Tribunale federale per opporsi alla sua espulsione, decisa nel 2014 dalla Sezione della popolazione del DI (vedi articolo suggerito). La donna, ricordiamo, aveva ottenuto un permesso di dimora della validità di 5 anni per esercitare un’attività lucrativa dipendente in qualità di addetta alla reception presso un esercizio pubblico, in seguito fallito senza averle mai pagato lo stipendio. Essendo priva di entrate finanziarie e non avendo maturato un diritto all’indennità di disoccupazione, a partire da settembre 2014 aveva dovuto far capo all’assistenza pubblica.

Nel suo ricorso al TF, la 33enne aveva contestato le conclusioni a cui sono pervenuti i giudici cantonali “in relazione ad un asserito conflitto di interessi in cui si sarebbe trovato l’on. Norman Gobbi al momento di validare una decisione in materia di rilascio di permessi di soggiorno a cittadini stranieri”, nella sua veste di Presidente del Consiglio di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni e nel contempo “membro di un partito che promuove una politica restrittiva in materia di immigrazione”. Il 12 giugno scorso, però, la Corte presieduta dal giudice Hans Georg Seiler aveva respinto il gravame “composto da lunghi paragrafi organizzati in una progressione di cui solo raramente è possibile individuare una logica” e aveva confermato la revoca del permesso B.

Il 23 luglio 2018 successivo la 33enne aveva presentato una domanda di revisione della sentenza del TF con cui chiedeva, previo conferimento dell’effetto sospensivo, “la riforma integrale/revocazione/interpretazione e rettifica” nonché l’annullamento di tutti gli atti impugnati. La ricorrente aveva inoltre chiesto la ricusa del giudice Seiler, Presidente della II Corte di diritto pubblico, in quanto appartenente ad una fazione politica (…) “di estrema destra nazionalista”, equivalente al partito del Presidente del Consiglio di Stato di cui aveva chiesto in sede cantonale la ricusa, motivo per cui vi sarebbe “una presunzione certa ed assoluta dunque che sia stato realizzato un eclatante favoreggiamento” (…) “al fine di sostenere e fondare una propria ingerenza politica ideologica ed illegittima”, trattandosi di una fazione politica (…) “in evidente e netto contrasto all’immigrazione”, (…) “essendo lampante il pregiudizio di tale orientamento politico a discapito degli stranieri” (…), potendosi “ragionevolmente desumere che la sentenza esecutiva sia stata effettivamente preordinata e tendenziosa al solo scopo di ossequiare il proprio interesse ideologico-politico, calpestando contestualmente i più basilari e ovvi principi costituzionali, comunitari e internazionali di imparzialità e indipendenza della giustizia”.

Il TF ha però ritenuto inammissibile in quanto tardiva la domanda di ricusazione e respinto quella di revisione della sentenza, presentate con “un lungo esposto, di difficile lettura e comprensione, di considerazioni generali intercalate da aforismi e massime giuridiche nonché di richiami di norme internazionali e convenzionali”. Una domanda per violazione delle norme sulla ricusazione dev’essere infatti depositata presso il TF entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di ricusazione. “La composizione ordinaria della II Corte di diritto pubblico, pubblicata sul sito Internet del Tribunale federale e nell’annuario federale, è notoria ed era quindi nota all’istante già prima dell’emanazione della sentenza del 12 giugno 2018”, ha spiegato la Corte federale. Inoltre “la domanda sarebbe comunque inammissibile in quanto l’istante non spiega in che misura il magistrato in questione adempirebbe concretamente uno dei motivi di ricusazione”. Inoltre “l’appartenenza di un magistrato a un determinato partito non è di per sé sufficiente per fondare una parvenza di parzialità”.

Per quanto riguarda la domanda di revisione, quest’ultima è stata respinta in quanto “la ricorrente ha semplicemente riproposto le censure già formulate nella precedente procedura” (ovvero un presunto comportamento vessatorio e discriminatorio della Sezione del lavoro a causa della sua nazionalità). Neppure l’interpretazione e/o la rettifica della sentenza del 12 giugno 2018 è possibile in quanto il suo dispositivo non può essere in alcun modo ritenuto “poco chiaro, incompleto o ambiguo o contiene elementi che sono in contraddizione tra loro”.