Confermata l’espulsione di un pluritruffatore

Da www.ticinonews.ch

Respinto il ricorso di un 49enne italiano, colpevole di truffa e falsità in documenti, cui era stato negato un permesso C

Il Tribunale federale (TF) ha confermato l’espulsione di un 49enne cittadino italiano cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni aveva rifiutato il rilascio di un permesso di domicilio a causa delle condanne subite dal richiedente sia in Italia che in Svizzera. L’uomo aveva potuto beneficiare di un permesso di dimora B valido fino al 30 giugno 2013 che non gli era stato rinnovato dalle autorità ticinesi al momento delle richiesta di poter beneficiare di un permesso C. Tale provvedimento è stato confermato su ricorso dapprima dal Governo ticinese, quindi dal Tribunale cantonale amministrativo (TRAM).

Anche i giudici di Mon Repos, cui il 49enne si era rivolto in ultima istanza, hanno tuttavia dato ragione alla Corte cantonale e hanno ritenuto conforme alla legge la decisione del TRAM. Una volta giunto in Svizzera, infatti, il ricorrente “ha occupato le autorità giudiziarie con regolarità, rendendosi tra l’altro colpevole di appropriazione indebita, ripetuta truffa (tentata e consumata) e ripetuta falsità in documenti”. Questi reati, ha spiegato il TF, “sono d’altra parte del medesimo genere di quelli da lui commessi prima di lasciare la vicina Penisola (falsità in scrittura privata, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e omissione di deposito di bilanci)”: ciò dimostra che – nonostante le condanne che già aveva subito, tra cui una (sospesa) ad un anno e otto mesi di reclusione – “egli non ha affatto mutato il proprio atteggiamento”.

Il ricorso è stato pertanto respinto con sentenza del 2 luglio scorso pubblicata oggi e le spese giudiziarie di 2’000 franchi interamente poste a carico del 49enne, che dovrà quindi lasciare definitivamente la Svizzera.

 

Sicurezza negli stadi – Il Dipartimento risponde a Comuni e club

Sicurezza negli stadi – Il Dipartimento risponde a Comuni e club

Il Dipartimento delle istituzioni ha comunicato oggi ai Club sportivi e ai Comuni toccati da manifestazioni sportive sottostanti al regime di autorizzazione le proprie decisioni sulle misure di sicurezza a margine delle partite di hockey e di calcio, precisando che la protezione dell’incolumità del pubblico resta la priorità, insieme al contenimento dei costi a carico della collettività. È stata confermata – in particolare – la richiesta che le piste di ghiaccio Valascia e Resega siano attrezzate – entro il mese di marzo 2019 – di dispositivi per l’identificazione facciale dei tifosi nel settore ospiti.

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto delle osservazioni dei club sportivi ticinesi e dei Comuni coinvolti.
In una lettera, le Autorità cantonali hanno quindi precisato le proprie intenzioni, ricordando che il pacchetto di misure proposte intende tutelare in modo più incisivo la stragrande maggioranza dei tifosi, che desiderano assistere alle partite di hockey e calcio in piena sicurezza, accompagnati anche dai propri figli.

Nel dettaglio, il Dipartimento delle istituzioni ha comunicato che:

È confermata la richiesta che gli stadi della Valascia e della Resega siano attrezzati – entro il marzo 2019 – di sistemi per identificare i tifosi nel settore ospiti. Le caratteristiche dei dispositivi dovranno essere definite insieme agli specialisti della Polizia cantonale, e i costi di installazione dovranno essere ripartiti fra i club e i proprietari degli stadi. Questa misura non sarà per contro attuata, per il momento, negli stadi di calcio.

È stato chiesto al FC Lugano di attivarsi nei confronti dell’Associazione svizzera di calcio (ASF) per contenere significativamente i disordini a margine delle partite considerate a rischio. Una richiesta analoga sarà inoltrata all’ASF dal Dipartimento, in accordo con il Dicastero sicurezza e spazi urbani della Città di Lugano. Se la situazione non migliorasse, il Dipartimento si riserva di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio di Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti.

I responsabili di tutte le strutture sono stati invitati a voler identificare, unitamente agli specialisti della Polizia cantonale e – per Lugano – della locale polizia cittadina, ulteriori misure di tipo logistico, strutturale e in ambito di videosorveglianza, utili ad aumentare sensibilmente la prevenzione di atti di violenza.

Qualora le misure indicate in precedenza non comportassero dei miglioramenti significativi per quanto attiene l’ordine e la sicurezza all’interno e all’esterno degli stadi, il Dipartimento delle istituzioni si riserva di aumentare sensibilmente gli importi a carico del FC Lugano per il mantenimento dell’ordine pubblico in occasione di partite a rischio.

Targhe, meno 5% per tutti

Targhe, meno 5% per tutti

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 11 luglio 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 luglio 2018 de La Regione

A preventivo per l’anno prossimo saranno quindi inseriti 107,5 milioni, anziché 112,5
Chiunque possieda un veicolo immatricolato in Ticino, nel 2019 – e nei prossimi anni – pagherà un po’ di meno l’imposta di circolazione. La riduzione, ha reso noto ieri il governo, si aggirerà attorno al 5 per cento, ed è stata decisa dal Consiglio di Stato in seguito a tre sentenze, emesse in gennaio, della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello. Sentenze che hanno accolto parzialmente i ricorsi di tre conducenti, rappresentati dal Fronte automobilisti Ticino, che lamentavano un incremento dell’imposta di circolazione prevista per il 2017 – e versata in eccesso anche per l’anno in corso – dovuto al nuovo sistema di calcolo degli ecoincentivi, con la riduzione del numero di chi può beneficiare di questo bonus, stabilito dal governo nell’ambito della manovra di risanamento del 2016. L’idea iniziale del Dipartimento delle istituzioni (Di) era di prevedere un rimborso per tutti coloro che hanno visto aumentare la tassa oltre il limite del 10 per cento, limite fissato dal Tribunale. Costo stimato, tra gli otto e i nove milioni. È comunque soddisfatto Norman Gobbi, direttore del Di, che rileva come quella decisa sia «una soluzione di compromesso che soddisfa tutti, magari con diverse sfumature, ed è anche più facile da attuare». Già, perché, continua Gobbi, «in Consiglio di Stato abbiamo optato per una diminuzione del prelievo di 5 milioni annui su tutti i detentori di autoveicoli, e non in maniera puntuale su chi avrebbe beneficiato degli aumenti ritenuti eccessivi dal Tribunale». Decisione, questa, presa «sì per una semplicità di comunicazione, ma soprattutto per la praticità e la sostenibilità dell’operazione, visto che calcolare il rimborso puntualmente per il 2017 e il 2018 quando i proprietari possono cambiare i veicoli diventava, amministrativamente, troppo oneroso». La soddisfazione del direttore delle Istituzioni è dovuta anche al fatto che «questa restituzione non sarà una tantum ma duratura nel tempo», e farà il paio con il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione. Che non arriverà, comunque, prima del 2020. «Durante l’estate i tecnici finiranno le simulazioni sui vari modelli – annota Gobbi – poi il Consiglio di Stato elaborerà una proposta». Che terrà conto anche del fatto che le immissioni di CO2 diminuiscono, «e che il mercato automobilistico si sta orientando in questa direzione. La domanda di fondo che porremo sarà se mantenere il sistema degli ecoincentivi come deciso ormai dieci anni fa, o se oggi il mercato è abbastanza maturo e sta andando da solo verso un parco veicoli più efficace dal punto di vista ambientale, energetico e di emissioni». Se Gobbi è soddisfatto, lo è molto meno Fiorenzo Dadò, presidente del Ppd che, da noi raggiunto, commenta come questa decisione sia «un piccolo, minuscolo passo nella giusta direzione, ma insufficiente». Di più. «Noi abbiamo lanciato due iniziative: una per la restituzione completa degli aumenti, e parliamo di poco meno di 30 milioni; l’altra per la modifica completa della base di calcolo, perché il Ticino è il cantone più tartassato». Questa decisione del Consiglio di Stato, commenta Dadò, «la valuteremo, ma evidentemente siamo ancora parecchio distanti tra quanto proposto e il tenore della nostra iniziativa». La riduzione del 5 per cento, va da sé, per il presidente del Ppd «è davvero insufficiente. Se si troverà un punto d’intesa con il Gran Consiglio bene, sennò chiameremo la popolazione alle urne. Le nostre due iniziative restano in piedi».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 luglio 2018 del Corriere del Ticino

Circolazione: uno sconto che vale 5 milioni
Con l’imposta del 2019 gli automobilisti beneficeranno di una riduzione media del 5% sull’importo dovuto.
Il cambio di rotta determinerà anche il prelievo futuro – Gobbi: «Una risposta indiretta alle iniziative PPD»

Il dossier era sul tavolo del Consiglio di Stato da alcune settimane e ieri si è sbloccato. Quale risposta alla decisione della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello, che a inizio anno aveva accolto parzialmente tre ricorsi contro l’aumento delle imposte di circolazione per gli anni 2017 e 2018, si procederà a uno sconto generalizzato per tutti gli automobilisti. A beneficiare di una riduzione media del 5% sull’importo dovuto per il 2019 non saranno dunque unicamente i ricorrenti e quei detentori di veicoli confrontati con la stangata decisa lo scorso anno. Una proposta, quella del rimborso diretto, avanzata in gennaio dal Dipartimento delle istituzioni e che prevedeva il rimborso solo dei cittadini penalizzati, con un alleggerimento delle casse cantonali di 8 milioni (4 sul fatturato del 2017 e 4 su quello del 2018). Il Governo, come detto, ha però voluto correggere in parte il tiro. E dopo aver analizzato le possibili modalità di restituzione, «al fine di garantire la stabilità a lungo termine delle finanze cantonali» ha deciso di «ridurre di cinque milioni di franchi l’importo totale prelevato ogni anno tramite le imposta di circolazione delle automobili». Uno sconto che interesserà tutti, dunque, e che – tenuto conto della citata riduzione media del 5% – avrà i suoi primi effetti sul Preventivo 2019 dove sono stati inseriti «107,5 milioni di franchi, al posto dei 112,5 milioni inizialmente previsti». Nel 2018, lo ricordiamo, le automobili in circolazione registrate a Camorino hanno toccato le 227.908 unità.

Nuova formula in arrivo
A cosa è dovuta, quindi, la differenza di vedute tra Dipartimento ed Esecutivo? «Alla base di questa scelta c’è la volontà di introdurre una correzione che sia duratura nel tempo e non una tantum» spiega il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi: «Alla fine – aggiunge – si tratta di una soluzione anche più economica rispetto al rimborso puntuale. Quest’ultima modalità di restituzione avrebbe in effetti comportato non poche difficoltà procedurali e di conseguenza un incremento degli oneri amministrativi. Si pensi ad esempio ai casi di chi tra il 2017 e il 2018 ha deciso di cambiare il proprio veicolo». Per contro, sottolinea Gobbi, «una misura generalizzata può apparire meno soddisfacente ma quantomeno risulta più solida dal punto di vista legale». Sì perché l’Esecutivo ha fatto anche sapere che la diminuzione di 5 milioni del prelievo d’imposta «sarà inserita nel Preventivo 2019 tramite un apposito decreto legge». Ma non solo. «Quella del Governo è anche una risposta indiretta alle iniziative popolari del PPD, tutt’ora pendenti, per le quali sarà presentato un controprogetto nei prossimi mesi» precisa Gobbi. Per poi annunciare: «Le successive risposte ai cittadini arriveranno con il nuovo sistema di calcolo dell’imposta di circolazione. E in quest’ambito sarà importante capire se il vigente modello basato sugli ecoincentivi rimarrà, o se come altri Cantoni abbandoneremo questa leva e punteremo su altre modalità per ottenere una diminuzione generalizzata delle emissioni. Un trend, questo, al quale per altro contribuisce il progressivo sviluppo tecnologico del parco automobilistico». La prima versione della nuova formula presentata negli scorsi mesi dal Dipartimento prevedeva però ancora, quale variabile per il calcolo d’imposta, il valore delle emissioni. «Il mantenimento o meno di questo principio – per premiare quei veicoli più efficienti – rientra nelle varianti sulle quali dovrà esprimersi il Governo. Entro la fine dell’estate, finalizzati gli ultimi calcoli, la proposta definitiva dovrebbe essere pronta».
E sempre a proposito di bonus e malus. Con la mossa dello sconto generalizzato il Consiglio di Stato non viene meno al principio di neutralità finanziaria su cui si fonda l’attuale sistema di prelievo dell’imposta di circolazione? abbiamo chiesto al consigliere di Stato. «No perché l’intervento va a ridurre il prelievo fluttuante dei bonus/malus ma – in proporzione – l’importo base di ciascuna imposta». In ogni caso, ribadisce Gobbi, «il principio della neutralità finanziaria, fissato oggi nella legge, sarà uno degli elementi d’annullare con il nuovo sistema di calcolo».

 

 

 

 

 

Aggregazione della Tresa – fissata la data della votazione consultiva

Aggregazione della Tresa – fissata la data della votazione consultiva

Il Consiglio di Stato ha approvato la proposta per la creazione di un nuovo Comune denominato “Tresa” fra i Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, che risponde pienamente agli obiettivi cantonali definiti nel Piano cantonale delle aggregazioni. I cittadini delle quattro realtà comunali saranno chiamati a esprimersi in votazione consultiva domenica 25 novembre 2018.

Lo scorso 25 maggio gli Esecutivi dei Comuni coinvolti hanno sottoscritto i propri preavvisi favorevoli e trasmesso il rapporto finale al Governo sull’istituzione del nuovo Comune di Tresa, nonostante il preavviso contrario espresso di stretta misura dal Consiglio comunale di Ponte Tresa. In questo senso i quattro Municipi ritengono il progetto aggregativo importante per valorizzare e consolidare le rispettive identità locali, innalzare la qualità di vita del territorio, offrire migliori e nuovi servizi, migliorare l’organizzazione amministrativa e garantire nuove prospettive in termini di progettualità e sviluppo al comprensorio. In caso di esito positivo della votazione consultiva – prevista per il prossimo 25 novembre – l’entrata in funzione della nuova entità comunale dovrebbe avvenire in concomitanza con le elezioni comunali generali, nella primavera del 2020.

Per la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un contributo alla riorganizzazione amministrativa di 0,7 milioni di franchi, un contributo per investimenti di sviluppo pari a 1 milione, l’applicazione delle aliquote massime di sussidio per la realizzazione di servizi o strutture a carattere sociale (ad esempio la realizzazione di un asilo nido o di un centro diurno per anziani) fino a 1 milione di franchi. Inoltre, per consentire al nuovo ente locale di adattarsi a livello finanziario, nel primo quadriennio il contributo di livellamento sarà calcolato in modo separato per ogni Comune, applicando per il primo anno i rispettivi moltiplicatori e in seguito il nuovo moltiplicatore.

La nuova realtà locale che si intende costituire sarà gestita da un Municipio composto da cinque membri nonché da un Consiglio comunale formato da 25 persone, dovrà amministrare circa 3’300 abitanti e offrirà 2’000 posti di lavoro. La situazione finanziaria sarà equilibrata grazie all’applicazione di un moltiplicatore d’imposta massimo dell’85% e sviluppando una potenzialità di investimento di circa 1.5 milioni di franchi all’anno.

Imposta di circolazione – Ridotto di 5 milioni l’importo fatturato

Imposta di circolazione – Ridotto di 5 milioni l’importo fatturato

Il Consiglio di Stato – accogliendo parzialmente la proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha deciso di modificare il preventivo 2019 del Cantone, riducendo di cinque milioni di franchi il previsto ricavo dell’imposta di circolazione; i detentori di veicoli immatricolati in Ticino riceveranno di conseguenza una riduzione media di quasi il 5% sull’importo dovuto per il 2019. La correzione è destinata a rimanere in vigore in modo duraturo sui prossimi anni.

Dopo che la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello aveva parzialmente accolto tre ricorsi contro le imposte di circolazione per gli anni 2017 e 2018, il Dipartimento delle istituzioni aveva proposto al Consiglio di Stato di restituire gli importi versati in eccesso non solo ai ricorrenti, ma a tutti gli automobilisti ticinesi confrontati allo stesso problema. Nella seduta della scorsa settimana – dedicata all’analisi di alcuni dossier finanziari – il Consiglio di Stato ha analizzato nel dettaglio la questione, e ha deciso di dare seguito parzialmente alla richiesta del Dipartimento.

Dopo aver analizzato le possibili modalità di restituzione, alfine di garantire la stabilità a lungo termine delle finanze cantonali, il Governo ha deciso di ridurre di cinque milioni di franchi l’importo totale prelevato ogni anno tramite l’imposta di circolazione delle automobili. A preventivo per il 2019 saranno quindi inseriti 107,5 milioni di franchi, al posto di i 112,5 milioni inizialmente previsti. Ne consegue che i detentori di veicoli immatricolati in Ticino riceveranno una riduzione media di quasi il 5% sull’importo dovuto per il 2019.

Il Consiglio di Stato sottolinea infine che la diminuzione di cinque milioni di franchi del prelievo sarà inserita nel Preventivo 2019 tramite un apposito decreto di legge; la modifica è inoltre destinata a confluire nel controprogetto – che sarà presentato nei prossimi mesi – del Consiglio di Stato alle due iniziative popolari pendenti che riguardano l’imposta di circolazione.

“La visione è quella di un Mendrisiotto unico. Quando sarà? Questo lo decideranno i momò”

“La visione è quella di un Mendrisiotto unico. Quando sarà? Questo lo decideranno i momò”

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 luglio de La Regione

Vuoi mettere dirsi le cose… in faccia, guardandosi negli occhi? Altro che freddi e formali scambi epistolari. ‘On tour’ nei Comuni ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni è riuscito ad accorciare le distanze con le municipalità locali: dalle periferie alle zone urbane. La decima tappa della prima fase del giro di visite ‘porta a porta’ di Norman Gobbi – partito peraltro da Stabio e dal Mendrisiotto a inizio giugno –, ieri, è stata la Città di Mendrisio. Ancora una volta a dare il la alla chiacchierata sono stati due temi forti del Di: le aggregazioni e i rapporti Cantone-Comuni (in due parole, la riforma Ticino 2020). Del resto, l’esigenza di dialogare è comune a entrambe le istituzioni (cantonale e comunale); e non lo si nasconde. «Dobbiamo pur capire cosa sarà il Comune 2.0», esplicita il sindaco Samuele Cavadini, che con i colleghi ha accolto «favorevolmente» (parola di Gobbi), il direttore del Dipartimento, e con lui il neocapo della Sezione enti locali Marzio Della Santa. L’esperienza, insomma, è servita a tutti. Ma andiamo ai punti. Sul processo aggregativo il Mendrisiotto ha le idee chiare. «In questo ‘tour’ abbiamo sentito anche Chiasso e Stabio. Certo – ammette Gobbi –, c’è chi dichiara di voler avviare la discussione (come Chiasso), chi, come Mendrisio, sta consolidando il processo aggregativo (ormai è la terza Città del cantone per numero di abitanti e supera quasi Locarno), e chi, come Stabio, sente di bastare a se stesso. Nel nostro Piano (delle aggregazioni, ndr) c’è la visione di un distretto unico. Come raggiungerlo? Dovranno deciderlo gli stessi momò, sia a livello di Comuni che di popolazione; procedendo per tappe di avvicinamento». La necessità progettuale di immaginare un Mendrisiotto unito, quindi, resta evidente per Gobbi. I tempi, quelli, se li darà la regione. Un altro ‘Leitmotiv’ nei dibattiti consiliari (e non solo) – a Mendrisio, almeno, è così – sono gli oneri dovuti al Cantone; che pesano, e non poco, sui bilanci e sulla politica locale e riducono gli spazi di autonomia finanziaria. E non lo si manda a dire. Sul tavolo il progetto Ticino 2020, oggi questo confronto aperto con le municipalità saprà smussare le spigolosità nel rapporto fra enti locali e governo centrale? «Una delle prime opere ‘virtuose’ attuate da Ticino 2020 – ci ricorda il capodipartimento – consiste nel fatto di non più riversare oneri da parte del Cantone sui Comuni. E questo perché, grazie a un ‘gentlemen agreement’ fra le parti, negli ultimi anni queste circostanze non si sono ripresentate. Penso alla presentazione dei preventivi: in agosto rappresentava un momento di conflitto, proprio sulla scia delle nostre richieste di contributi a favore del risanamento delle finanze cantonali. Adesso – ribadisce Gobbi – quello che vogliamo è evitare che vi siano fatture per conti e menu non scelti dai Comuni. L’obiettivo è quello di ridare la competenza, sia strategica che operativa, laddove necessario e opportuno, ai Comuni, ma in maniera differenziata. Ci siamo resi conto, infatti, che non tutti gli enti locali intendono l’autonomia allo stesso modo. C’è chi vorrebbe avere indicazioni più chiare dal Cantone e chi rivendica di essere grande a sufficienza per autodeterminarsi. E qui sta la vera sfida: dare una autonomia differenziata in base alle capacità amministrative del singolo Comune di rispondere ai propri cittadini». Marzio Della Santa è fiducioso: aggregazioni e Ticino 2020? Sono missioni possibili, ci assicura. Ciò che conta, annota, è il buon senso, anzi il «senso pratico», degli attori in campo. Dal territorio sono salite preoccupazioni o richieste particolari? «La criticità maggiormente segnalata nei confronti del Cantone è, forse, quella di una presenza a volte troppo vincolante, troppo stretta – ci dice il capo degli Enti locali –. Si percepisce quindi la volontà di poter assumere pienamente una responsabilità progettuale anche su tematiche, assunte dal Consiglio di Stato ma di valenza prettamente comunale. Ho trovato molta curiosità e voglia di fare, e in quasi tutte le realtà visitate; e questo è un segnale positivo, oltre che significativo».

 

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 10 luglio de Il Quotidiano
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Centro migranti, ‘aperto’

Centro migranti, ‘aperto’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 luglio 2018 de La Regione

La struttura di Rancate resterà temporanea fino al 2019 (forse 2020). “Ci dà libertà di manovra”.
Il capo del Di spiega le ragioni. Questione di ‘spinta migratoria’ ma pure di opportunità finanziaria.

Il ‘bagno’ di caldo, umidità e ozono di Norman Gobbi a Mendrisio, ieri, aveva una duplice finalità. Chiusa la prima parte del ‘tour’ che sta portando il capo del Dipartimento delle istituzioni in giro per i Comuni ticinesi, sul tavolo della discussione, lì nella sala del Municipio della Città, si è messo il Centro di Rancate. Struttura che non chiuderà i battenti come previsto alla fine dell’anno. In effetti, l’intenzione di prorogare l’apertura di quello che è diventato il punto d’appoggio (seppur temporaneo) per i migranti in… transito – quindi destinati a essere riconsegnati (in procedura semplificata) alle autorità italiane – era già nell’aria. Ieri, però, la decisione ha assunto i crismi dell’ufficialità, con il sigillo del Consiglio di Stato e l’accordo del Municipio locale. Il Centro, insomma, resterà operativo per tutto il 2019, con una opzione anche sul 2020. Sarà questa la risposta alla “costante presenza della spinta migratoria al confine sud”. Una scelta dettata dal quadro internazionale, dunque, ma anche da ragioni di opportunità finanziaria. Tant’è che, adottate “una serie di misure”, si sono dimezzati i costi fissi. Sta di fatto che i numeri, quelli delle presenze di migranti a Rancate, nel 2017 si sono rivelati in calo; anche le entrate illegali sono diminuite. Lo stesso Di nella sua nota di ieri ribadisce che l’anno scorso non si sono ripetuti i numeri del 2016. Però non si cambia strategia, tenendo aperto l’orizzonte (e forse anche il Centro) fino al 2020. «È per garantirci la libertà di manovra – spiega il direttore Norman Gobbi –. Abbiamo fatto un’analisi delle spese di attivazione delle strutture di Protezione civile (PCi) e delle spese logistiche. E alla fine gli spazi di PCi, peraltro inseriti in territori urbani, in prossimità di scuole, impianti sportivi e abitati, hanno lo stesso costo; con alcuni punti di frizione in più con la popolazione locale. Rancate, invece, ha dimostrato di non essere problematico, anche dal profilo dell’accoglienza da parte dei cittadini del posto». In effetti, la stessa Commissione nazionale per la tortura – “che ha visitato senza preavviso il Centro” – non ha rilevato “criticità insormontabili”. «Non solo – prosegue il capodipartimento – la struttura ha funzionato bene dal profilo della sicurezza, dimostrandosi altresì in grado di alloggiare pochi migranti (come in questo periodo), e allo stesso tempo tante persone, come negli ultimi anni. Quindi meglio avere una struttura flessibile e capace di assorbire anche numeri importanti, piuttosto che dover riattivare le Protezioni civili con costi maggiori per l’operatività del Cantone». Per il futuro si è prospettata l’intenzione di cercare delle alternative stabili, pur non spostandosi dal Mendrisiotto. «Le alternative arriveranno a tempo debito», annota Gobbi. Ci si sta ragionando? «Sì, assieme all’autorità federale: si tratta di un compito congiunto Cantone-Confederazione», ci concede ancora. Nella comunicazione da Palazzo si confermerà poi che “parallelamente alla costruzione del nuovo Centro federale d’asilo si valuteranno possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata, al fine di trovare una soluzione logistica definitiva». Per il momento si cominciano a mettere le basi per l’apertura prolungata: la settimana prossima sarà, infatti, pubblicato il bando per designare l’agenzia privata che si occuperà della sicurezza. Il mandato attuale scade a dicembre.


Servizio all’interno dell’edizione di martedì 10 luglio de Il Quotidiano

(parte finale del servizio)
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Aggregazioni, volontà di dialogo

Aggregazioni, volontà di dialogo

Da www.rsi.ch

Il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Condivisione e progetto dal basso sono le chiavi del successo”

“Siamo stati accolti bene e si denota la volontà di dialogo”. Parole del consigliere di Stato Norman Gobbi al termine della prima fase di incontri con i comuni. Le visite erano anche l’occasione per far conoscere il nuovo responsabile degli enti locali e per presentare i progetti strategici del Cantone, fra questi il piano delle aggregazioni. Oggi l’incontro con Mendrisio che, sull’argomento, ha dato qualche consiglio.

Avere un dialogo diretto e schietto. Era tra i primi obiettivi degli incontri tra i comuni e il Dipartimento delle istituzioni. Per il suo direttore Norman Gobbi è essenziale, considerando “il ruolo imprescindibile del comune e dei suoi amministratori come collante tra cittadini, aziende di un territorio e autorità politiche comunali. Questa vicinanza tra autorità, cittadino e aziende è per noi vitale, visto che è uno di quei segni di qualità che ci contraddistingue rispetto ai paesi vicini e che ci ha resi forti in questo tempo”.

I comuni incontrati hanno le idee in chiaro e hanno esposto particolari necessità di cui ha potuto prender nota il nuovo capo della Sezione enti locali, Marzio Della Santa. “Ciò che mi ha colpito di più forse è la franchezza, anche un certo senso critico che i comuni hanno potuto esprimere nei confronti del cantone, per esempio denunciando troppa burocrazia, troppo interventismo da parte del Cantone nei confronti del comune. Ma anche un’apertura verso la ricerca di soluzioni diverse, pur sempre funzionali, che garantiscono al comune quell’autonomia che, nel corso degli anni, per tante ragioni, è andata perdendo”.

Il focus è comunque al futuro, il comune 2.0 che dovrà per forza essere ridefinito. “Dovremmo veramente ridare al comune un ruolo centrale – prosegue Della Santa – e questo non solo nei confronti del cittadino che abita all’interno del comune, dell’intero sistema federale svizzero. Oggi si assiste anche a un certo disimpegno del cittadino dalla cosa pubblica. C’è da interrogarsi se questo disimpegno non è, in parte, anche dettato dal fatto che quando magari entra a far parte di un legislativo, di un esecutivo comunale, spesso si trova a dover operare con una sorta di corsetto molto stretto, che non gli dà la possibilità di più ampio respiro, di progettualità, di realizzarla e quindi il cittadino, alla fine, si dedica ad altre attività”.

Un concetto che potrà giovare ai processi aggregativi e Mendrisio ne sa qualcosa. “Quella di Mendrisio è stata un’esperienza di aggregazione a tappe, portata avanti da un progetto strategico fatto partendo dal basso – spiega il sindaco Samuele Cavadini -. E’ stata un’esperienza preziosa perché ci ha permesso di capire cosa vuol dire affrontare un’aggregazione. Adesso stiamo cercando di capire come consolidare un’aggregazione. per immaginare poi eventuali future tappe”.

Condivisione e progetto dal basso, ha confermato Norman Gobbi, sono le chiavi del successo per i processi aggregativi. Dieci i comuni incontrati in questa prima fase di visite. La seconda sarà dopo l’estate.

Centro di Rancate: operatività prolungata

Centro di Rancate: operatività prolungata

Il Consiglio di Stato, in accordo con il Municipio di Mendrisio, ha avallato il prolungamento fino alla fine del 2019, con opzione per il 2020, dell’operatività del centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. La decisione è stata presa tenendo conto della costante presenza della spinta migratoria al confine sud del Cantone Ticino.

Durante il 2017 non si sono ripetuti i numeri di entrate illegali registrate nel corso del 2016, ciononostante è ipotizzabile che anche in futuro i migranti continueranno a percorrere le rotte attraverso l’Europa centrale e questo comporterà una costante sollecitazione alla frontiera sud. In base alle proiezioni degli arrivi si conferma l’intenzione generalizzata dei migranti a non chiedere più sistematicamente asilo, bensì quella di usufruire della Svizzera unicamente quale corridoio di transito.
Il capillare ma costante arrivo di migranti sul nostro territorio necessita dunque la presenza di una collocazione degna e rispettosa delle persone, le quali all’interno della struttura possono rifocillarsi, riposare e usufruire di servizi igienici. Grazie alla sua modularità il Centro di Rancate permette inoltre di separare i migranti ritenuti bisognosi di attenzioni particolari (donne sole e minorenni non accompagnati) e offre degli spazi per le famiglie con figli minorenni. La Commissione nazionale per la tortura (CNPT) ha visitato senza preavviso il Centro senza rilevare criticità insormontabili.
In tal senso, il Centro unico temporaneo di Rancate continua a rispondere alle necessità per quei migranti che non richiedono asilo alla Confederazione e le cui pratiche di riammissione semplificata non possono essere evase entro la chiusura notturna degli uffici della Polizia di frontiera italiana, con la quale la collaborazione continua a essere ottima.

Con questa disposizione s’intende quindi rispondere in modo adeguato e proporzionale al contesto attuale e agli scenari futuri, nell’ottica della continuità e secondo le positive esperienze riscontrate dall’apertura del Centro. Il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto adottato una serie di misure che permettono di ottimizzare ulteriormente i costi di gestione del Centro unico di Rancate e quelli legati alle attività svolte dalla Protezione civile (PCi). Sono in effetti state rivalutate le prestazioni relative all’agenzia di sicurezza e a tutti gli aspetti logistici in modo da renderle flessibili e adattabili al numero di migranti giornalmente alloggiati. Tali accorgimenti hanno permesso una riduzione del 50% dei costi fissi.
Parallelamente alla costruzione del nuovo Centro federale per l’asilo (CFA) si valuteranno possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata, al fine di trovare una soluzione logistica definitiva.

Il mandato attribuito all’attuale agenzia di sicurezza privata che si è aggiudicata il concorso del gennaio 2017 scade alla fine dell’anno. Un nuovo bando di concorso sarà pubblicato nel corso della prossima settimana. Infine, il Consiglio di Stato tiene a ringraziare l’Autorità comunale di Mendrisio e la popolazione residente anche nei comuni limitrofi per la collaborazione e la disponibilità dimostrata.