Nella gabbia del Pardo

Nella gabbia del Pardo

Intervista a Matteo Cocchi pubblicata nell’edizione di sabato 4 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Dal cinema alla realtà, il comandante della Polizia cantonale è vigile anche al Festival
L’uomo è indiscutibilmente popolare. In piazza Grande c’è chi lo saluta, chi gli espone un pensiero o gli chiede un consiglio, chi vorrebbe avvicinarsi ma non osa. La divisa è pur sempre la divisa e anche in una società senza più inibizioni, con il «vaffa» facile come cifra di emancipazione non si sa bene da che cosa, fa pur sempre il suo effetto. Tanto più che è nuova di pacca. Alcuni turisti lo scrutano incuriositi mentre il nostro fotografo lo riprende. Vien da pensare che qualcuno finisca per chiedergli l’autografo, scambiandolo per un protagonista del red carpet cinematografaro travestito da comandante. Ma Matteo Cocchi comandante lo è sul serio: da sette anni guida la Polizia cantonale, un periodo nel quale molte cose, anche nel nostro piccolo, sono cambiate per garantire la sicurezza di fronte alle nuove minacce terroristiche globali. Piazza Grande, dove la sera possono esservi fino a 8.000 spettatori, ipoteticamente sarebbe un bersaglio facile. «Dopo gli attentati del 2015 e l’allerta scattata a livello mondiale – spiega Cocchi – abbiamo dovuto adeguare il dispositivo di sicurezza anche del Festival, con più agenti e misure anche visibili, a cui si aggiunge un congruo dispositivo non visibile che spero non debba mai entrare in funzione. Questo adattamento riguarda comunque tutte le grandi manifestazioni che si svolgono in Ticino, fermo restando che per la sicurezza all’interno dell’area dell’evento – vale per il Festival come per gli eventi sportivi – responsabili sono gli organizzatori».

Comunque a Locarno c’è sempre un ambiente aperto e informale, con un contatto diretto tra il pubblico e le personalità che altrove sarebbero blindate da massicci dispositivi di protezione. «Questo è il bello della Svizzera, la capacità di garantire la sicurezza con professionalità e soprattutto discrezione. In piazza Grande capita ad esempio che vi siano contemporaneamente due consiglieri federali e personalità di spicco che possono muoversi liberamente tra la gente», commenta il comandante, fiero di quest’equilibrio tipicamente elvetico. Fiero lo è anche per i risultati ottenuti più in generale per la sicurezza del cantone. Le statistiche fanno stato di una diminuzione della criminalità e secondo i rilevamenti del Politecnico federale di Zurigo in Svizzera e in Ticino la polizia è una delle istituzioni che godono di maggior fiducia da parte dei cittadini. Eppure in una fetta della popolazione, e dello stesso mondo politico (magari con intenti strumentali), sembra crescere il sentimento di insicurezza. Perché? «Come sempre – risponde Cocchi – vi sono la soggettività e l’oggettività. Il cittadino, nella sua visione soggettiva, può dire di sentirsi meno sicuro; noi, con i dati oggettivi, possiamo garantire che vi sono ad esempio meno furti e meno rapine. Ricordo che nel 2012, pochi mesi dopo la mia entrata in servizio, c’era il grande problema dei furti con scasso. Allora sì c’era un parallelismo tra oggettività e soggettività. A seguito di questa situazione abbiamo messo in atto dei nuovi dispositivi, riorganizzato la gendarmeria, accresciuto la presenza sul territorio e consolidato la collaborazione con le polizie comunali e le guardie di confine. Farsi vedere significa infatti fare prevenzione, che è uno dei compiti fondamentali della polizia. La situazione è dunque oggettivamente migliorata sul fronte della criminalità e devo dire che anche da parte della popolazione ci giunge un riconoscimento in tal senso. Poi è vero che i fenomeni criminali vanno a cicli; l’importante è osservare e analizzare costantemente quello che capita sul territorio per dare le risposte adeguate».

Tutto bene allora? Il comandante non nasconde la preoccupazione per un fenomeno in crescita, quello della propensione alla violenza fra i giovani e in ambito familiare. La risposta non può venire solo dalla polizia, perché è una riflessione che coinvolge l’intera società, ma qualche spunto il nostro interlocutore lo dà: «Credo che i messaggi veicolati su Internet e sui social abbiano una parte di responsabilità nel diffondere questo clima».

Ahi ahi ahi, i social. La vicenda dell’agente promosso nonostante in passato sia stato sanzionato per aver pubblicato post filonazisti e razzisti come potremmo classificarla nelle categorie pardesche? Una commedia? Un film di fantascienza? Un horror? Cocchi non si scompone, sa che questo è il colpo in canna dell’estate ticinese: «In nessuna delle tre categorie. L’agente in questione è stato pesantemente sanzionato e ha dimostrato sia di aver capito lo sbaglio sia di svolgere la sua attività in maniera professionale. Non si tratta né di sminuire l’errore né di enfatizzarlo oltre misura. Dopo un’approfondita riflessione, il comando della Polizia cantonale ha quindi deciso di proporre la nomina al Governo che l’ha avallata».

Al di là di questa vicenda, si pone però il problema dell’uso dei social da parte di chi rappresenta lo Stato, perché si fa in fretta a sbroccare in un attimo di ottenebrazione della ragione. Nell’amministrazione cantonale vi sono delle regole ben precise, inoltre – specifica il comandante – «la deontologia stabilisce che l’agente è tale 24 ore su 24. All’interno del corpo, durante la scuola di polizia e nei momenti di formazione ribadisco sempre di fare molta attenzione con i social, perché quel che si scrive rimane e anche se si agisce come privati, al di fuori dell’orario di servizio, si è comunque etichettati per la funzione pubblica che si svolge. È impressionante la facilità con cui si usano i social senza rendersi conto delle conseguenze che creano problemi sia al singolo sia alle istituzioni. Su questo martelliamo costantemente all’interno del corpo».

Mentre lo ascolto, con sullo sfondo lo schermo di piazza Grande, mi dico che anche Matteo Cocchi da bambino avrà giocato ai cowboy, imitando le epiche gesta narrate nei western americani di un tempo coi loro stereotipi (poi stravolti dal genio di Sergio Leone). Ma faceva lo sceriffo o il bandito? «Lo ammetto, ho fatto anche il bandito. Però fin da piccolo ho sempre sentito una certa attrazione verso le professioni legate alla sicurezza. Da bambino passavo l’estate in Capriasca, dove i militari erano di casa e sono sempre stato affascinato da questo mondo, dalla volontà di fare qualcosa di positivo per i cittadini e per lo Stato».

Alla guida della Polizia cantonale è molto soddisfatto del gioco di squadra che è riuscito a costruire, sentendo il polso a tutti i livelli nel corpo e nella popolazione, e soprattutto della buona intesa con la politica, con il direttore del Dipartimento delle istituzioni, con il Governo e con il Gran Consiglio «che hanno saputo cogliere le nostre esigenze. Un esempio è la recente realizzazione della nuova centrale comune d’allarme, che è la più moderna della Svizzera e che colma un tassello operativo molto importante».

Ma di tempo per andare al cinema ne ha? E quali generi apprezza? «Negli ultimi anni sono andato raramente al cinema, anche se è sempre piacevole. Apprezzo i film d’azione e quelli storici, ad esempio i vecchi classici dedicati alla Seconda guerra mondiale come Il giorno più lungo o Dove osano le aquile che riguardo sempre volentieri».

Però, ammettiamolo, come in certe pellicole dev’essere tosto sbattere sul muso del malfattore il distintivo ed esclamare: «In nome della legge la dichiaro in arresto!». Matteo Cocchi ride, indossa i panni del gangster e replica con una battuta di De Niro-Al Capone nel film Gli intoccabili: «Sei solo chiacchiere e distintivo». Ma poi riprende subito il suo ruolo di sceriffo: «Occhio, lei non sa chi sono io».

E invece lo so. Mi arrendo.

Una giustizia penale più forte

Una giustizia penale più forte

Da www.rsi.ch/news

Un giudice in più per il Tribunale e sostituzione immediata ai provvedimenti coercitivi. Governo scettico sulla richiesta della procura
La giustizia ticinese potrà contare su nuove forze. Il Consiglio di Stato ha deciso di potenziare il settore che da tempo reclama nuove forze tramite la nomina di due giudici per la magistratura penale. Uno andrà a rafforzare il Tribunale penale. L’altro garantirà l’operatività dell’ufficio che si occupa dei provvedimenti coercitivi (arresti, carcerazioni preventive e di sicurezza, ecc.). Inoltre è stata consolidata l’assegnazione di due vicecancellieri supplementari.
Il primo settembre assumeranno le nuove funzioni l’attuale giudice supplente Manuela Frequin Taminelli (Tribunale penale) e il segretario giudiziario Curzio Guscetti (provvedimenti coercitivi) che sostituirà temporaneamente Claudia Solcà, nominata alla nuova corte di appello federale. Manuela Frequin Taminelli fungerà da giudice straordinario in attesa che il potenziamento del Tribunale penale da quattro a cinque giudici venga ancora nella legge.

La nota governativa definisce la decisione “Un segnale importante che dimostra la volontà del Governo, e per esso del Dipartimento delle istituzioni, di continuare a garantire il buon funzionamento della giustizia”.

Governo scettico sul procuratore aggiuntivo
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10744859

Da tempo la magistratura inquirente e giudicante ha formulato richieste di potenziamento a Esecutivo e Legislativo cantonali. Il Consiglio della Magistratura si è fatto avanti anche di recente. La Procura, da parte sua, chiede un procuratore aggiuntivo che affianchi gli attuali 21 magistrati per aiutarli a far fronte ai numerosi incarti pendenti. Una richiesta di fronte alla quale il Consiglio di Stato “è scettico” ritenendo che vi siano ancora margini di ottimizzazione organizzativa, ma è disposto a prendere in considerazione nell’ambito del preventivo 2019.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 4 agosto 2018 de La Regione

‘Procuratore pubblico straordinario, l’Esecutivo è piuttosto scettico’
Dal Tribunale penale cantonale al Ministero pubblico. Dalla magistratura giudicante a quella inquirente. La Procura sollecita un potenziamento temporaneo, tramite un procuratore straordinario, per poter chiudere “alcuni procedimenti finanziari datati”. L’istanza è pendente ormai da tempo in governo. Tuttavia «il Consiglio di Stato è molto scettico e critico su questa richiesta perché – dice il capo del Dipartimento istituzioni alla ‘Regione’ – non si sono ancora viste, nell’ufficio giudiziario in questione, quelle misure di carattere organizzativo e operativo che potrebbero permettere di produrre di più con le risorse già oggi a sua disposizione». Negli ultimi anni, continua Norman Gobbi, «il Consiglio di Stato, attraverso il Dipartimento che dirigo, ha concesso risorse, mi riferisco in particolare ad analisti, per rendere più incisiva l’azione di contrasto ai reati economico-finanziari». Aggiunge: «Ancora questo mese incontreremo comunque il procuratore generale Andrea Pagani e ne discuteremo. Questo prima di prendere una decisione definitiva con riferimento al Preventivo 2019 del Cantone». Ieri intanto alcune decisioni il governo le ha prese. Decisioni importanti concernenti il Tribunale penale e dunque le sue due Corti, quella delle assise criminali e quella delle assise correzionali, davanti alle quali si tiene buona parte dei processi che si celebrano ogni anno in Ticino. Ha designato un giudice supplente a tempo pieno, che entrerà in carica a breve (il 1° settembre) e ha attribuito definitivamente, sempre al Tpc, i due vicecancellieri in più che nel luglio 2017 gli aveva assegnato a titolo provvisorio. Ma soprattutto il governo è intenzionato a proporre prossimamente al Gran Consiglio, con una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, un aumento del numero dei giudici ordinari del Tpc: dagli attuali 4 a 5. Il Tribunale penale “ha aperto, lo scorso anno, un numero ancora maggiore di nuovi incarti, raggiungendo quota 246”, rileva il Rapporto 2017 del Consiglio della magistratura e delle autorità giudiziarie. “Per il terzo anno di fila” il Tpc “è stato confrontato con un carico di lavoro notevolmente aumentato”. Per farvi fronte arrivano ora dal governo le prime misure.

Il Consiglio di Stato rafforza la Magistratura penale

Il Consiglio di Stato rafforza la Magistratura penale

Nella seduta odierna, il Governo, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha deciso la designazione di due giudici attribuiti rispettivamente all’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e al Tribunale penale cantonale. Presso quest’ultima Autorità giudiziaria, inoltre, è stata consolidata l’assegnazione di due Vicecancellieri supplementari. Le decisioni del Consiglio di Stato rappresentano una risposta concreta alle richieste della Magistratura penale e consentiranno di rafforzare l’attività degli Uffici giudiziari interessati, a beneficio del buon funzionamento della giustizia ticinese. 

Per quanto attiene al Tribunale penale cantonale, l’evoluzione importante dell’attività cui questa Autorità giudiziaria è stata confrontata negli ultimi anni ha reso necessario l’intervento del Governo, che ha designato l’attuale giudice supplente del Tribunale penale cantonale avv. Manuela Frequin Taminelli quale giudice ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Oltre a ciò, sono state consolidate le due unità di Vicecancellieri supplementari attribuite al Tribunale penale cantonale nel luglio 2017. L’intenzione del Consiglio di Stato è quindi quella di formalizzare l’assegnazione di un giudice aggiuntivo ordinario presso il Tribunale penale cantonale mediante una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, per la quale verrà presentato nei prossimi mesi un apposito Messaggio governativo all’attenzione del Parlamento. 

Per quanto concerne l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, l’attuale Segretario giudiziario del medesimo avv. Curzio Guscetti è stato designato giudice ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Egli sostituirà temporaneamente l’attuale giudice dei provvedimenti coercitivi Claudia Solcà, recentemente nominata dall’Assemblea federale quale giudice della nuova Corte di appello del Tribunale penale federale. La decisione del Governo è volta a garantire il funzionamento dell’Ufficio giudiziario in questo momento di transizione, in attesa dell’entrata in carica del nuovo giudice ordinario dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, che verrà nominato dal Gran Consiglio nei prossimi mesi. 

Le decisioni del Consiglio di Stato, prese su proposta del Dipartimento delle istituzioni, costituiscono una risposta concreta alle richieste effettuate dalle Autorità giudiziarie, fatte altresì proprie dal Consiglio della Magistratura contestualmente all’ultimo Rapporto annuale sull’attività del Potere giudiziario. Un segnale importante che dimostra la volontà del Governo, e per esso del Dipartimento delle istituzioni, di continuare a garantire il buon funzionamento della giustizia, anche mediante il potenziamento – laddove giustificato –, delle risorse a disposizione della Magistratura. Un tema che ritiene tutta l’attenzione da parte dell’Esecutivo, per il tramite del Dipartimento competente che ha rafforzato il dialogo tra questi due Poteri dello Stato. 

I giudici supplenti designati entreranno in funzione il 1° settembre 2018, a seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi. 

Luce verde al Rally Ronde, ma Ivo Durisch non ci sta

Luce verde al Rally Ronde, ma Ivo Durisch non ci sta

Da Ticinonews.ch

La sezione della circolazione ha dato l’ok all’evento, che si terrà il 1° settembre. “Stiamo valutando un ricorso” dichiara invece il deputato PS

Rally Ronde: il Cantone dice sì. Il via libera alla manifestazione motoristica, che si svolgerà il prossimo primo settembre fra Isone, la Valcolla e il Mendrisiotto è stato notificato martedì sera a Comuni e organizzatori e verrà pubblicato sul Foglio Ufficiale. A dare l’ok la Sezione della circolazione che ha considerato rispettati sia i preavvisi dei Comuni del Basso Mendrisiotto, sia i vincoli del Piano di risanamento dell’aria.
Ma la polemica è ben lungi dal placarsi. Il fronte contrario all’evento si dice infatti già pronto a inoltrare ricorso. Il nodo questa volta è legato alla giornata pre-gara: ovvero il 31 di agosto.
Giorno in cui il PRA vieta manifestazioni motoristiche e in cui – allo stesso tempo – il programma del rally prevede due passaggi importanti: la sfilata delle vetture su corso San Gottardo e il controllo delle vetture che dovranno spostarsi attraverso le strade cantonali presso un’area industriale nel Comune di Balerna.
Decisamente contrario alla disputa della gara il 1. settembre, il PS Ivo Durisch, che spiega così le motivazioni del suo movimento ai microfoni di TeleTicino.
“Stiamo valutando l’eventuale ricorso, che ancora una volta sarà a ridosso del Rally, per cui, verosimilmente, non avrà nessun effetto, purtroppo, in barba ad una sentenza del tribunale cantonale amministrativo. L’anno scorso, la sentenza dello stesso tribunale recitava che “gli avvicinamenti alla gara e gli spostamenti per effettuare eventuali prove dal Mendrisiotto al Luganese, sono parte integrante del Rally, per cui, come tali, devono venir fatti dal 1. settembre in avanti. Se dovessero avvenie il 31 o il 30 agosto, questi violerebbero una sentenza del Tribunale federale e, in questo caso, valuteremo se fare ricorso”, conclude Durisch.
Assolutamente di parere contrario di Durisch, il capo della Sezione della Circolazione Cristiano Canova.
“Venerdì 31 agosto non è previsto nulla che necessiti dell’autorizzazione citata da Durisch. I trasferimenti cui fa riferimento la sentenza del tribunale amministrativo dello scorso anno, non si riferiscono ovviamente ai trasferimenti all’interno della gara, tra una prova speciale e l’altra, che si terranno soltanto il 1. settembre”, precisa Canova.
Insomma, i pareri divergono, ma la partita non sembra ancora chiusa. Anche perché, prosegue Durisch “Il grande problema di fondo resta: ed è un problema di principio: ci troviamo con un programma di risanamento dell’aria, che vieta manifestazioni motoristiche fino alla fine di agosto e ci ritroviamo con il via del Rally all’inizio di settembre. Ci sembra, comunque, una provocazione, che ci vuole far passare per i soli ‘cattivi’. Non è affatto così. La questione è grave, tanto che gli organizzatori avrebbero potuto far disputare la gara una settimana più tardi”, conclude il deputato PS in Gran Consiglio.

 

Un perito contro i crac fraudolenti

Un perito contro i crac fraudolenti

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10741709 


Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 agosto 2018 de La Regione

Settore fallimenti: il Consiglio di Stato, su richiesta del Dipartimento istituzioni, introduce una nuova figura per rendere più incisiva la lotta ai dissesti in odor di reato

Il governo non si limiterà a nominare l’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri (la procedura di selezione dei candidati è in corso) che subentrerà all’avvocato Patrick Bianco, tornato alcuni mesi fa alla libera professione, rinunciando così a una delle misure di risparmio varate nel 2016. Per rendere maggiormente efficace l’azione di contrasto ai dissesti societari in odor di reato ha pure deciso, su richiesta del Dipartimento istituzioni, di introdurre nel settore fallimentare una nuova figura: il “Perito contabile”. Si occuperà, spiega il Consiglio di Stato rispondendo a una mozione di Matteo Pronzini (Mps), dell’analisi contabile-finanziaria e della valutazione degli incarti trattati dall’Ufficio dei fallimenti. In particolare “predisporrà eventuali denunce e segnalazioni puntuali e circostanziate, all’attenzione del Ministero pubblico, curandone il prosieguo”. In sostanza il/la nuovo/a funzionario/a, oltre a dare “supporto operativo all’ufficio”, fungerà “da trait d’union tra l’Ufficio dei fallimenti della Divisione giustizia e il Ministero pubblico, consentendo di meglio strutturare e rafforzare il flusso informazioni” fra le citate autorità, “rendendo quindi la lotta contro i fallimenti fraudolenti o ‘pilotati’ – che rappresentano una minoranza rispetto al totale delle procedure fallimentari – ancora più incisiva”. Gli ufficiali dei fallimenti potranno dunque “contare” sul perito, figura di cui beneficerà “anche l’attività” della Procura. «Abbiamo modificato la nostra pianta organica e inserito questa funzione al posto di un’altra di carattere amministrativo», dice alla ‘Regione’ il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Per la designazione del perito contabile «si procederà dapprima con un concorso interno: se non si riuscirà a individuare i giusti profili, si pubblicherà un concorso aperto anche a persone esterne all’Amministrazione». Nel frattempo «entro fine agosto» il governo dovrebbe designare l’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri. La situazione dei crac in Ticino si conferma problematica. La tendenza, annota il governo, è “preoccupante”. I fallimenti aperti sono passati dagli 835 del 2015 ai 1’129 del 2017. Le liquidazioni dalle 763 del 2015 alle 978 del 2017. Negli scorsi mesi, facendo capo a risorse interne alla Divisione giustizia, il Dipartimento ha attribuito 1,5 unità supplementari all’Ufficio dei fallimenti di Mendrisio e potenziato l’Ufficio di Locarno “trasferendo una unità e condividendo 1,5 unità col settore esecutivo”.

Di questo passo la Lega può solo vincere

Di questo passo la Lega può solo vincere

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 1 agosto 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10738625

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Non si parla ancora di elezioni a Prato Sornico. Non apertamente, almeno. Ma il 7 aprile del 2019 è politicamente vicino e così dalla festa della Lega qualche frecciatina elettorale è partita. Dardi scoccati in particolare dal consigliere di Stato Claudio Zali verso il Monte Ceneri, dove nello stesso momento era in corso il Primo d’agosto targato Plrt con ospite il consigliere federale Ignazio Cassis: «Nessuno pensa di resettare la politica estera elvetica – ha chiosato il ministro, alludendo alla frase pronunciata da Cassis prima dell’elezione davanti ai deputati Udc –. Toccherà quindi semmai al popolo resettare votando l’uscita dai Bilaterali. La buona notizia, nel quadro sconsolante di politica estera svizzera, è che di questo passo la Lega prospererà sempre di più». Anche perché, prosegue Zali, parlando di fronte a oltre 400 persone, «noi viviamo veramente ogni giorno i valori che gli altri professano solo oggi: amore per la nostra popolazione, la nostra Patria e il nostro splendido territorio». Una carta vincente da giocare alle prossime cantonali. E a chi gli chiedeva, martedì a Milano come fosse possibile che la Lega del ‘prima i nostri’ potesse andare d’accordo con chi in Lombardia vuole favorire i propri cittadini, il consigliere di Stato ha risposto: «Andiamo d’accordo perché la pensiamo alla stessa maniera: è legittimo pensare prima al proprio territorio e ai propri abitanti. Di problemi ce ne saranno sempre, ma quando chi ci governa pensa innanzitutto agli altri e trascura i propri cittadini in nome del politicamente corretto, le cose non potranno certo migliorare». Sulla stessa lunghezza d’onda l’altro consigliere di Stato leghista, Norman Gobbi, che rivendica la diffusione in tutta Europa dell’approccio leghista: «La Lega si spende quotidianamente per difendere l’autonomia del nostro cantone, per difendere i diritti dei cittadini ticinesi e per garantire la sicurezza della Svizzera. Se diamo un’occhiata a cosa sta succedendo attorno a noi sembra che questo spirito si sia propagato a nord, a sud e a est: in Austria il nuovo governo ha imposto nuove regole per l’immigrazione, la Germania, dopo aver negato il problema, ha seguito la stessa via. L’Italia, con Matteo Salvini, ha chiuso le frontiere, cosa che ha effetti benefici anche alle nostre frontiere». Linea che «è importante seguire anche in futuro». Anche in vista delle prossime cantonali.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

I partiti tra libertà ed Europa
La difesa dei valori nazionali e i rapporti con l’UE affrontati alle feste di PLR, Lega e UDC

La necessità di coniugare i valori d’indipendenza e sovranità nazionali e i rapporti con l’Europa hanno fatto da fil rouge alle feste per il 1. agosto di PLR, Lega e UDC. Per celebrare il Natale della Patria circa 500 liberali radicali si sono trovati alla Piazza d’armi del Monteceneri. Qui il presidente Bixio Caprara ha ricordato il non facile contesto nel quale è oggi chiamato a operare il Consiglio federale «impegnato nella ricerca della quadratura del cerchio nelle trattative con l’Europa. Noi cerchiamo una soluzione per difendere i nostri legittimi interessi sulla via bilaterale quando probabilmente la controparte ha problemi ben più gravi da risolvere». E se il consigliere di Stato Christian Vitta ha posto l’accento sull’importanza dei «valori fondanti del nostro Paese: libertà, coesione e pluralismo», il consigliere federale Ignazio Cassis – ospite di onore – si è a sua volta soffermato sulle trattative con Bruxelles: «Come regolare gli accordi con l’Europa per accedere a quel mercato che ci dà 60 centesimi dei 2 franchi che abbiamo in tasca? Su questo voglio dirvi: non abbiate paura, non date ascolto a chi dice che a Berna ci sono persone che vogliono tradire la Svizzera. A Berna ci si sta facendo in otto per garantire stabilità e benessere alla Svizzera».
Il 1. agosto in casa Lega è stato festeggiato a Prato-Sornico, in Vallemaggia. A intervenire di fronte a 400 persone sono stati i consiglieri di Stato Claudio Zali e Norman Gobbi. Il primo ha lanciato una frecciatina a Cassis: «Oggi lo stato della nostra politica estera non è stato resettato da nessuno e nessuno pensa di resettarlo. Toccherà farlo al popolo, votando la nostra uscita dagli accordi bilaterali». Zali ha tuttavia riconosciuto come tale contesto «permetta alla Lega di prosperare». Da parte sua Gobbi ha rilevato come «lo spirito leghista si sia ormai propagato a nord, sud ed est del Ticino. Austria e Italia stanno adottando una politica restrittiva sul piano dell’immigrazione. Un plauso al ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini che ha chiuso i porti all’immigrazione clandestina».
A Riazzino il presidente dell’UDC Piero Marchesi ha ricordato l’arrivo della «madre di tutte le battaglie», l’iniziativa contro la libera circolazione. «Non siamo disposti a cedere la sovranità del nostro Paese per accontentare le richieste sempre più invadenti dell’UE» ha affermato. E a proposito di Natale della Patria. Quale primo firmatario il deputato de La Destra Tiziano Galeazzi ha inoltrato un’interrogazione al Governo per fare il punto sull’insegnamento del salmo svizzero nelle scuole.
Da notare infine che il PS ha preso parte alla giornata organizzata a Chiasso dal gruppo «Stopallignoranza» e per «1. agosto senza frontiere».

L’esigenza di essere forti

L’esigenza di essere forti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 de La Regione

Le relazioni con l’Unione europea, le aggregazioni, lo sviluppo delle zone periferiche, la multiculturalità.
I discorsi ufficiali del Primo d’agosto sono stati lo specchio dell’attualità.

È stata una serata del Primo d’agosto meteorologicamente sfortunata quella di ieri in Ticino, con metà cantone sferzato da venti e temporali che hanno in parte rovinato la Festa nazionale. A Lugano sono stati annullati i fuochi d’artificio, che verranno riproposti stasera, mentre in altre località, allocuzioni e festeggiamenti sono stati tagliati, ritardati o annullati per evitare al pubblico gli scrosci dell’acqua battente. In riva al Ceresio il maltempo si è tradotto in vera e propria suspense. In dubbio fino all’ultimo, l’intervento del consigliere federale Ignazio Cassis si è tuttavia regolarmente tenuto dinanzi a una piazza Riforma affollata ma non gremita. Con un excursus storico e soffermandosi sul concetto di unità nazionale basata sulla volontà, il ministro ticinese ha toccato il delicato tema dei rapporti con Bruxelles. «Stiamo consultando Cantoni e partner sociali per capire come procedere nei negoziati circa il futuro delle nostre relazioni con l’Unione europea». Gli accenni al dossier non sono mancati nemmeno di fronte ai propri compagni di partito al Ceneri, qualche ora prima: «Non abbiamo diritto di scordarci che l’Europa ha garantito pace e stabilità al continente. E se il continente non è stabile, non lo siamo nemmeno noi». E poi «i due franchi che avete in tasca oggi varrebbero solo 1,40 se non fosse per i Bilaterali». Negoziando l’accordo quadro istituzionale «dobbiamo cercare di conservare quei 60 centesimi di guadagno, ma anche rimanere liberi e svizzeri. Non è semplice: la politica estera è fatta di interessi, ma come noi difendiamo i nostri, loro difendono i loro. È normale». L’impegno del Consiglio federale è però totale: «Ci stiamo facendo in otto, non in sette, per la Svizzera». Eppure, ha poi ribadito Cassis a ‘laRegione’, «i negoziati con la Svizzera, per l’Ue, sono nulla in confronto a problemi come, ad esempio, la Brexit. Paradossalmente, tuttavia, ciò potrebbe rappresentare un vantaggio per noi. Il fatto che Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea, ndr) abbia demandato il dossier a un commissario esterno significa che vi è la garanzia che il tutto non rimanga bloccato. Inoltre, trattandosi di un commissario austriaco, per noi è più facile spiegargli dove abbiamo bisogno di un compromesso. Se sono rose, fioriranno». Si è recato invece nel Basso Ceresio il consigliere di Stato Norman Gobbi, che – dopo il raduno leghista in Valle Lavizzara – ha trascorso la serata a Melano. Un luogo non casuale, visto il tema scelto per la sua allocuzione: le aggregazioni. «Auspico vivamente – ha detto –, che il progetto possa sfociare nel nuovo Comune ‘Val Mara’ (in cui, oltre a Melano, dovrebbero confluire Arogno, Maroggia e Rovio, ndr)». Il titolare del Dipartimento delle istituzioni ha inserito il tema in un più ampio discorso sull’assetto politico-amministrativo del Paese. «Il successo del federalismo elvetico si basa su Comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità alla popolazione». In quest’ottica, e in un contesto di mutamenti sociali, l’opinione del consigliere leghista è che i processi aggregativi vogliano creare «forti anticorpi territoriali e identitari, ossia Comuni moderni in grado di rispondere alle sfide dell’oggi e del domani».
Intervenuto nella frazione bedrettese di Ossasco, il consigliere di Stato Christian Vitta ha offerto ai presenti un’escursione virtuale nel futuro: dopo aver citato il campo base chiamato “coesione nazionale”, ha… attraversato alcuni ponti. In primis «quello che ci collega alle valli, alle regioni periferiche e al loro grande potenziale che occorre continuare a coltivare». Per il ministro delle Finanze e dell’Economia «occorre dunque stimolare iniziative di sviluppo economico, progetti e idee che danno prospettive e qualità di vita a chi risiede nelle regioni più discoste». Come, ad esempio, «il progetto infrastrutturale in corso per collegare la quasi totalità del territorio ticinese con una rete capillare a banda ultra-larga». Quanto ai “ponti instabili”, Vitta ha citato «quello che ci collega all’Unione europea con la quale la definizione delle negoziazioni risulta essere molto complessa, soprattutto riguardo al tema centrale dell’accordo quadro istituzionale, da raggiungere ma non a qualsiasi costo». Ai ponti ha fatto riferimento a Morcote anche la presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli. «Abbiamo scavato gallerie e costruito ponti per stare meglio assieme in un mondo che sembra voler costruire muri e scavare fossati», ha rimarcato la prima cittadina ticinese. Invece di cadere nella tentazione di rifugiarsi nel localismo, ora bisogna «gettare nuovi ponti per consentire alle diverse idee di comunicare e di contaminarsi». Perché «la Patria è anche questo: un luogo di continua contaminazione in cui è possibile farsi raggiungere dalle idee degli altri apertamente e senza paura di censura alcuna». E ancora: la storia svizzera «è costellata da esempi positivi che ancora oggi ci possono guidare e aiutarci nella comprensione del mondo». Oggi è possibile «credere nel nostro futuro, lavorando per creare una forte comunità in cui tutti e tutte si sentono inclusi e sostenuti». Per farlo bisogna investire «sulla formazione e sul lavoro, conservando e tutelando al contempo territorio e ambiente».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Discorsi La «luce» del diverso e i muri che vanno abbattuti. Il vescovo Lazzeri e gli altri oratori invitano il Ticino ad aprirsi.

«Siamo stanchi di sentire chi ci fa la morale, in un senso o nell’altro. Ciò che ci salva è soltanto un sussulto del cuore». Di fronte ai numerosi fedeli radunatisi ieri sul Passo del San Gottardo, il vescovo Valerio Lazzeri li ha invitati a non chiudersi a riccio, a non essere egoisti. A cercare la luce come scritto nel Vangelo. Questo accade «solo quando non ci isoliamo, non ci separiamo, non ci disinteressiamo di quello che succede fuori dai nostri confini, pensando così di scampare al disastro generale». Il nostro benessere, ha aggiunto monsignor Lazzeri, dev’essere anche quello degli altri. Soprattutto in un’epoca in cui «si esasperano, un po’ dappertutto, i nazionalismi, i protezionismi e i ‘sovranismi’». Secondo il vescovo della diocesi oggi «s’investono le migliori energie per innalzare muri, mentali o reali, che dovrebbero difendere quello che si ritiene essere il proprio mondo, la propria visione delle cose, la propria cultura e il proprio modo di vivere e di stare sulla Terra. Molto spesso però si scambia la difesa della Patria con un irrigidimento, una contrazione su di sé».

L’auspicio di Valerio Lazzeri è che si eviti di erigere queste barriere politiche ed economiche e che ci si confronti, invece, con l’altro, «con tutto ciò che si tende a dipingere solo come una minaccia per il proprio benessere e la propria stabilità».

Nella nostra società sono importanti le scelte di «chi sa creare buoni esempi. Imprenditori, inventori, persone in grado di cogliere e vincere sfide che vanno oltre i confini. Sono loro a far la differenza». Per il Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Mauro Dell’Ambrogio, intervenuto a Bellinzona, occorre osare. Come un tempo. «Le società sono migliori nella fase pioniera. Quando ciascuno dà secondo il proprio talento, e pur nella competizione, si perseguono obiettivi comuni», ha sottolineato l’alto funzionario prossimo alla pensione dopo quasi sei anni di impegno a Berna. Secondo il quale l’innovazione tecnologica e nei servizi può essere un fattore di successo economico anche in Ticino, non solo nel resto della Svizzera: «Ma per attirare, o per trattenere le forze qualificate, non basta destinare un’area, attivare una formazione, definire un polo. Le persone di talento, indigene o meno, sono come i capitali: mobili, sono sensibili ai segnali politici e culturali».

Di coesione nazionale «ulteriormente rafforzata» ha parlato il consigliere di Stato Christian Vitta ad Ossasco, in Valle Bedretto. Il ministro è tornato sull’elezione di Ignazio Cassis in Consiglio federale: «Il Ticino e l’italianità dopo tanti anni sono tornati a essere rappresentati nel Governo federale (…). La possibilità di costruire e mantenere buone relazioni e contatti diretti con la Confederazione è fondamentale e favorisce la comprensione reciproca, nell’interesse del Cantone Ticino, dell’intera Svizzera e, appunto, della coesione nazionale». Il nostro Paese è coeso e fa «del rispetto delle diversità e del federalismo la sua forza».

Ha parlato invece a Melano un altro consigliere di Stato: Norman Gobbi. Un discorso, il suo, che partendo dal valore del federalismo ha toccato soprattutto la questione delle aggregazioni. Ricordando tre livelli istituzionali di gestione democratica del potere – lo Stato federale, il Cantone e il Comune – Gobbi ha infatti parlato del ruolo determinante dei Comuni, «enti locali di prossimità, quindi quelli più vicini ai cittadini e ai loro bisogni primari. Per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo». E quindi ha vivamente auspicato «che il progetto che vede oggi coinvolti i comuni di Melano, Maroggia, Rovio e Arogno possa sfociare nel nuovo comune di “Val Mara”».

Il consigliere agli Stati Fabio Abate – che tramite il suo partito, il PLR, ha annunciato ufficialmente che non solleciterà un altro mandato a Berna (vedi servizio a pag. 7)- ha parlato di «patriottismo ragionato» soffermandosi poi sui non facili rapporti con l’Unione Europea. «Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che non siamo gli unici a decidere il nostro destino. Abbiamo un interlocutore dall’altra parte del tavolo, ossia i rappresentanti istituzionali dell’Unione Europea: sono persone che pian piano stanno cancellando i colori del disegno comunitario, così come storicamente concepito, poiché fanno i loro interessi e non sembra si sforzino di ricordare o addirittura studiare il significato e l’importanza del nostro Paese al centro del Continente, in passato, così come nel presente». La ricetta del consigliere agli Stati? Le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, «che nulla hanno a che vedere con il protezionismo locale (…) non possono essere messe in discussione e diventare oggetto di trattativa ora».

Il consigliere nazionale Marco Romano al Centro Spazio Aperto di Bellinzona si è chiesto se « la Svizzera, la sua popolazione e le sue istituzioni, sono unite oggi». La sua risposta è sì e fa riferimento al modello partecipativco svizzero e al pensiero di Nocolao della Flue: « Oggi immagino consiglierebbe, tanto nella vita quotidiana quanto nel dibattito politico, di preferire il dialogo e il compromesso, garanti di rispetto per le diversità e le minoranze, piuttosto che volere imporre in toto la propria idea o volontà, anche solo con la forza delle parole». Il suo è un invito a superare gli eccessi, da una parte di chi «tende a cancellare simboli, valori e meccanismi tipici della storia recente svizzera» e dall’altra di chi «tende a esasperare il modello svizzero in termini assoluti ed esclusivi, dividendo la società in “noi” (nel giusto) e “loro” (di principio nell’errore)».

Il Grotto Valletta di Massagno – Comune che vedrà nascere a breve un nuovo Campus universitario – ha invece accolto il discorso di Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio dell’USI. Il suo pensiero si è rivolto al futuro: parlando della rivoluzione in corso della digitalizzazione, ha osservato che «le modalità di apprendimento non possono più essere quelle di un tempo e devono evolversi e

rispondere alle nuove esigenze in tempo reale; è necessaria un’educazione ad un uso consapevole delle tecnologie ed un rafforzamento dello spirito critico».

Storia, tradizioni, identità e comunità che cambiano nel tempo, spesso senza accorgersene. Di questo ha parlato il regista e coreografo Daniele Finzi Pasca, ospite a Morbio Inferiore. «Abbiamo la fortuna di vivere in una terra dove tutti hanno il diritto di poter pensare quello che pensano e di poterlo garbatamente esprimere – ha sottolineato -. C’è chi ha lottato per garantirci questa possibilità. Credo che quando festeggiamo il nostro Paese dobbiamo ringraziare chi ci ha preceduto e che con sudore, lacrime e allegria ha costruito questa bella avventura. A noi di farla andare avanti».

In piazza Col. Bernasconi a Chiasso, dove si sono tenuti i festeggiamenti congiunti dei Comuni di Chiasso, Vacallo e Balerna, il granconsigliere PPD Maurizio Agustoni ha incentrato il suo discorso sul rapporto tra la Svizzera e la felicità. Citando un sondaggio di 45 anni fa che decretava che la maggior parte degli svizzeri si ritenesse felice, Agustoni si è chiesto se è ancora così. «Non sono convinto che gli svizzeri oggi risponderebbero con lo stesso entusiasmo, ma sono propenso a credere che a quel tempo eravamo felici perché sapevamo che quello che avevamo (ed eravamo) era il frutto del nostro impegno». Ricordando che «la felicità dipende anche dalla capacità di essere noi stessi e di vivere fino in fondo i nostri valori», il granconsigliere ha augurato a tutti di «scoprire e riscoprire il gusto di essere svizzeri».

Con un tuffo nella storia il consigliere nazionale UDC Marco Chiesa, oratore a Mendrisio, ha rammentato quanto accaduto nel 1798 proprio a nel capoluogo momò dove la popolazione, issando l’albero della libertà con al culmine il cappello dei Tell e malgrado la vicinanza culturale, linguistica e geografica con Milano, decretò la sua intenzione di aderire alla confederazione svizzera. «Sono convinto che non occorra essere nati svizzeri o avere genitori o nonni nati in Svizzera per sentire pulsare dentro di sé le virtù del nostro paese. È una questione di cuore, di coscienza e di forza di spirito. È la stessa forza che auguro al nostro Paese davanti a un’evoluzione internazionale che non esito a definire preoccupante e che in futuro ci darà ancora molto filo da torcere».

«Tanto è facile cavalcare le paure generate dalla precarietà e dalla pressione sui salari dovuta alla concorrenza estera e soprattutto frontaliera, quanto è difficile invece proporre soluzioni praticabili e affrontabili». Da Riva San Vitale il consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR) ha parlato di economia e mondo del lavoro. Un discorso interrotto per l’improvviso maltempo. Nel testo scritto, Merlini affermava che «oggi può essere faticoso essere ticinesi e in particolare essere cittadini del Mendrisiotto. Rinunciare alla libera circolazione delle persone creerebbe al nostro Paese difficoltà insormontabili, vista la penuria di certi profili professionali. La discriminazione dei non residenti crea illusioni autarchiche e alimenta incomprensioni che non giovano a nessuno».

 

 

Liberi, uniti e indipendenti

Liberi, uniti e indipendenti

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi
in occasione della Festa Nazionale a Melano

1 agosto 2018

– Fa stato il discorso orale –

Autorità comunali
Care cittadine, cari cittadini

è un grande piacere e un onore portarvi il saluto ufficiale in occasione del Natale della Patria, in questa splendida località affacciata sul Ceresio.
Ed è proprio stato questo lago, e il suo importante porto, l’elemento alla base della crescita della comunità di Melano sin dal Medioevo. Il lago costituiva la principale via per i traffici, sia in direzione di Lugano che di Como, altrimenti resi difficili dalla morfologia del territorio. Non è certamente casuale la presenza dell’acqua nello stemma di Melano.
Oggi le vie di comunicazione sono costituite dalla ferrovia, dall’autostrada e dalla strada cantonale: il lago è diventato un valore aggiunto di natura ambientale e turistica.

Un comune, che nel frattempo, ha saputo sfruttare le opportunità del momento, crescendo vieppiù fino a superare i 1’400 abitanti odierni. L’abbinamento del lago con i monti che vi si rispecchiano, arricchisce il paesaggio di panorami sempre diversi ma di insolita bellezza. Il Monte San Giorgio, iscritto nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2003, da una parte e il Monte Generoso con la storica ferrovia e il recente Fiore di pietra di Mario Botta dall’altra, danno invece un tocco di forza, di durezza al paesaggio. Ma anche la storia ha lasciato le sue preziose tracce: si pensi alle chiese, alle cappelle, ai nuclei storici.

Permettetemi ora una breve riflessione, in questa giornata festosa per la nostra Patria, sui valori che hanno segnato la vita della nostra gente: riflessioni sul nostro secolare e solido federalismo.

Il federalismo, dopo la guerra del Sonderbund vinta con grande maestria dal Generale Henri Dufour, nel 1848 ha sostituito la Confederazione di Stati che aveva resistito per quasi 600 anni. Un assetto politico-amministrativo che consente di far vivere aspetti diversi di un’unica realtà. Per la Svizzera, caratterizzata da quattro lingue nazionali, da due religioni e da notevoli differenze culturali e geografiche, è una premessa importante ai fini della convivenza di uno Stato che forzatamente non può essere unitario nel senso giacobino del termine, bensì unitario nel rispetto della diversità locale.

La Costituzione federale del 1848 ha posto dei limiti all’ampia indipendenza di cui godevano i Cantoni ed ha sostanzialmente disegnato la Svizzera moderna con i tre livelli istituzionali di gestione democratica del potere: lo Stato federale, il Cantone e il Comune.
La Costituzione federale definisce i ruoli della Confederazione e dei Cantoni, che a loro volta determinano le competenze dei Comuni. Il tutto retto dal principio di sussidiarietà: ossia quanto può essere svolto da un livello politico non deve essere assunto da un’istanza superiore.

Oggi un po’ tutti parlano con superficialità, nell’Europa unita in particolare, di concetti quali federalismo, potere democratico esercitato attraverso istituti giuridici quali il referendum e l’iniziativa. Paesi che spesso conoscono la democrazia da pochi decenni, dopo periodi di regimi o monarchie e che hanno tuttora visioni del diritto e delle istituzioni deficitarie.

Nel 1848, nasce quindi la Svizzera moderna, con la nuova ripartizione delle competenze fra i tre livelli istituzionali. Ben 170 anni fa è stata scelta una Costituzione di straordinario valore democratico, benché a dire il vero nel primo Consiglio federale presero posto sette rappresentanti dello stesso partito, che palesa comunque un deficit di sensibilità e rispetto delle minoranze (perlomeno politiche), ma che era chiara espressione di chi vinse moralmente la mini guerra civile elvetica.
Questa nostra democrazia è sopravvissuta a crisi, a tensioni nazionali e internazionali e addirittura a due guerre mondiali, grazie appunto anche all’inclusione nel sistema democratico delle minoranze politiche (prima i conservatori, poi i borghesi-rurali e infine i socialisti). Ecco perché ritengo, con orgoglio e fierezza, che questi sani valori siano vitali portatori di ossigeno democratico nel sangue del popolo elvetico, in grado anche di scostarsi dalle indicazioni del governo federale, cantonale o comunale, dando spesso lezioni di saggezza popolare a chi compete il ruolo di amministrare lo Stato. Questi valori vivono e crescono con noi e diventano una parte inseparabile del nostro modo di pensare e di gestire la cosa pubblica. Le elezioni dirette, i referendum e le iniziative popolari nei tre differenti livelli istituzionali sono pilastri del nostro ordinamento democratico e tre bastoni di comando nelle mani delle cittadine e dei cittadini della Confederazione elvetica, che risponde al nome di “Popolo sovrano”.

Questa è la vera concezione democratica e federalista: il popolo svizzero è legato a questi diritti, a questi principi. La nostra democrazia federalista si è sviluppata dal basso, dal potere dei Comuni e dei Cantoni per poi decidere quali competenze attribuire allo Stato federale. I Cantoni sono depositari di tutte le competenze che non sono state cedute allo Stato federale attraverso uno specifico articolo costituzionale, che ha dovuto passare attraverso un voto maggioritario che necessita del voto favorevole di Popolo e Cantoni. Quindi le competenze detenute dalla Confederazione sono espressione concreta della volontà di popolo e Stati, e di conseguenza della coesione nazionale. I Cantoni definiscono poi in modo autonomo, sempre rispettosi delle tradizioni e delle peculiarità locali, quali competenze lasciare ai comuni. Tutti conosciamo e tocchiamo con mano le differenti competenze cedute dai singoli Cantoni ai propri Comuni: a dipendenza dei casi, si passa da un’ampia libertà d’azione concessa ai Comuni, a Cantoni più centralizzatori.
Questa struttura federalista, anche se può sembrare eterogenea e complessa, funziona bene e porta buoni risultati. L’esperienza ci dà una Patria solida, basata su fondamenta stabili e una buona organizzazione, elementi nei quali il cittadino si identifica.
Il successo del federalismo elvetico si basa dunque su comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità alla popolazione. I cambiamenti nella società rendono necessarie nuove risposte, poiché ci sono dimensioni umane e sociali che si modificano nel tempo.

I comuni, e qui entro nell’attività del mio Dipartimento, mantengono quindi un ruolo determinante: sono gli enti locali di prossimità, quindi quelli più vicino ai cittadini e ai loro bisogni primari. Per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo, in collaborazione con la Sezione degli enti locali.

Molti pensano che sia una moda, indotta magari da quel “morbo di Parkinson della Storia che si chiama globalizzazione” per citare lo scrittore francese Sylvain Tesson, ma al contrario vuol creare forti anticorpi territoriali e quindi identitari ossia Comuni moderni in grado di rispondere alle sfide dell’oggi e del domani e quindi capaci di resistere alle sferzate di questo morbo tremolante.

Il Piano cantonale della aggregazioni punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative aggregative che provengono dal basso e che spesso si dimostrano dei validi progetti. Il processo aggregativo ha toccato comuni urbani (penso a Lugano, Mendrisio e Bellinzona), ma anche comuni di valle, di zone periferiche (penso alla Leventina, alla Valle di Blenio, e alla Valle Verzasca di recente per citarne alcuni).

Ma anche la vostra regione, se vorrà affrontare le sfide del futuro, dovrà riorganizzarsi creando un grande comune che unirà territori lacustri e zone collinari. Una realtà che saprà sviluppare e promuovere i propri valori e le proprie peculiarità, unendo forze e beni. Auspico vivamente che il progetto che vede oggi coinvolti i comuni di Melano, Maroggia, Rovio e Arogno possa sfociare nel nuovo comune di “Val Mara”. Le premesse per un buon esito di questa aggregazione per opportunità (e sottolineo non per necessità) ci sono tutte, in primo luogo il desiderio dei comuni di unirsi in modo spontaneo. Con questa scelta è chiara la vostra volontà di rendervi ancora più autonomi. La collaborazione tra le parti è fondamentale per la buona riuscita di un processo che necessita di parecchi consensi.
Il vostro obiettivo – come già detto – deve essere di potenziare la struttura organizzativa e l’offerta di servizi, incrementando la progettualità per un comune moderno e soprattutto solido, che sappia soddisfare le aspettative e i bisogni quotidiani della gente.
Questo nuovo comune diventerà un valido interlocutore e punto di riferimento per il Cantone, nell’affrontare le tematiche che vi toccano da vicino. Penso all’attenzione da prestare nel prevenire e combattere la criminalità, fenomeno accentuato dalla vicinanza di numerosi valichi di frontiera. La riorganizzazione dei corpi di Polizia, con una maggiore presenza di forze dell’ordine sul territorio ha permesso negli ultimi anni di ridurre sensibilmente gli episodi criminali a favore di una maggiore sicurezza. A sud del Pontediga di Melide il numero di furti commessi negli ultimi anni è stato drasticamente ridotto: dal 2012 al 2017 i furti sono quasi dimezzati.
La presenza del lago mi offre lo spunto per ricordare la campagna di sensibilizzazione “Acque sicure” promossa dal Dipartimento.
Dobbiamo tuttavia continuare a lavorare e mantenere sempre alta l’attenzione anche su temi ricorrenti come la migrazione, la radicalizzazione ed altri ancora.
Il mondo cambia e con esso le minacce, dove anche l’autorità comunale – come ente di prossimità – ricopre un ruolo importante nel riconoscere fenomeni di devianza o presenze strane sul territorio di competenza. Il nuovo comune saprà inoltre valorizzare un territorio nelle sue componenti paesaggistiche, nella qualità di vita offerta, nella ricchezza di opportunità di sviluppo. Un territorio legato ad un Mendrisiotto dinamico e competitivo e vicino ad una Lugano dotata di grandi strutture e opportunità.

L’augurio a voi, in questa giornata festosa, è di poter offrire alla cittadinanza qualità di servizi, una residenzialità di eccezionale valenza, una sicurezza oggettiva e soprattutto soggettiva e delle opportunità occupazionali e di crescita.
Il mio Dipartimento e più in generale l’Amministrazione cantonale vi saranno vicini e di supporto, specialmente durante la fase di transizione.

Concludo ricordando una frase che mi sta tanto a cuore, che fu pronunciata dal Generale Henri Guisan il 1 agosto 1940, in piena guerra mondiale: “pensate da Svizzeri”, ossia amate la vostra terra, rispettando l’uomo e restando fedeli a voi stessi e “da Svizzeri agite”, ossia servite il vostro paese, “mettete in atto la vostra solidarietà civica non solo per la difesa del nostro paese ma anche per il suo rinnovamento. Ognuno di noi deve agire da cittadino responsabile del bene comune (…).
Solo in questo modo salveremo la nostra libertà e la nostra indipendenza (…)”. Dopo 78 anni questa frase, seppur in un contesto differente, ha ancora tutta la sua forza comunicativa ed è una sorta di ordine – non militare ma morale: la difesa della nostra indipendenza passa dall’essere svizzeri fino in fondo, giorno per giorno, attraverso le nostre azioni e i nostri pensieri.

Care cittadine e cari cittadini, vi ringrazio per l’attenzione e auguro una buona serata.
Viva Melano, viva il Ticino, viva la Svizzera e viva il suo Popolo sovrano.

 

A Milano vince il pragmatismo

A Milano vince il pragmatismo

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 de La Regione

Opere transfrontaliere, la lista prende forma

La lista delle infrastrutture, da realizzare al di qua e al di là del confine, volte ad agevolare la mobilità transfrontaliera e a tutelare l’ambiente, rendendo maggiormente incisiva la lotta all’inquinamento, è pronta. Ticino e Lombardia hanno dunque definito la roadmap dei progetti di interesse comune, roadmap la cui elaborazione è stata decisa un paio di mesi fa a Bellinzona nell’incontro, era venerdì 25 maggio, fra il Consiglio di Stato e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.
Ieri mattina la seconda riunione fra i due esecutivi, ma stavolta a Milano al Pirellone. Per il governo ticinese erano presenti il presidente Claudio Zali e il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. I due consiglieri di Stato erano accompagnati da un gruppo di tecnici, alcuni alti funzionari del Cantone. Fra questi Riccardo De Gottardi, alla testa della Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità; Martino Colombo, capo della Sezione della mobilità e Giovanni Bernasconi, responsabile della Sezione della protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo. Il documento di partenza concordato tra le parti, che trae le basi dall’incontro di Bellinzona, elenca una serie di opere ritenute prioritarie legate alla mobilità transfrontaliera e all’ambiente e al riguardo si parla anche di depurazione acque sui laghi. Park & Ride, linee di bus, posteggi nei pressi delle stazioni, car pooling. Per quanto riguarda gli aspetti finanziari, alcuni progetti su suolo ticinese sono di competenza del Cantone. Per la concretizzazione di altri occorrerà interpellare Berna. «Già il fatto di definire comunque una lista dei progetti da portare avanti – e mi sembra che da parte del presidente Fontana e dei suoi assessori vi sia la ferma volontà di realizzarli – denota, secondo me, un cambiamento di stile da parte italiana che sicuramente fa piacere ai ticinesi – rileva Norman Gobbi, interpellato dalla ‘Regione’ –. Dopodiché, quando e come riusciremo a realizzare queste opere dipenderà ovviamente dai vari iter di finanziamento e di pianificazione». La «priorità assoluta», ricorda Claudio Zali a Radio Fiume Ticino, è «la ricerca di una mobilità alternativa per il flusso di lavoratori frontalieri, perché è un tema connesso con l’ambiente».


Servizio all’interno dell’edizione di martedì 31 luglio 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10736180

 

Da www.rsi.ch/news

Obiettivi condivisi tra Ticino e Lombardia per la roadmap discussa all’ombra del Pirellone
Meno di mezz’ora. Tanto è durato a Milano l’incontro tra il governatore della regione Lombardia, Attilio Fontana, il presidente del Consiglio di Stato ticinese, Claudio Zali, e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Prima e dopo i funzionari della regione e del Cantone hanno invece proseguito il tavolo tecnico per individuare i punti in comune per stilare la roadmap ipotizzata durante l’incontro a Palazzo delle Orsoline a fine maggio e divenuto per i consiglieri leghisti ancor più urgente dopo il mancato blocco dei ristorni dei frontalieri di giugno. I temi affrontati riguardano una ventina di dossier: dai trasporti ai laghi.

Al momento dell’incontro con la stampa il clima è stato disteso e sono giunte rassicurazioni da parte dei politici ticinesi sull’accordo di principio sulle opere che miglioreranno soprattutto la mobilità transfrontaliera. Rimane – hanno ammesso Norman Gobbi e Claudio Zali – “il problema dell’impatto dei frontalieri sul mercato del lavoro”, ma toni e dichiarazioni lascerebbero ben sperare sul futuro delle relazioni transfrontaliere.

 

Da www.tio.ch

Mobilità e ambiente: «Tensioni che sembravano insuperabili verranno presto sciolte»
Incontro chiarificatore quello odierno tra il Governo lombardo e quello ticinese.
Gobbi: «C’è comunque un problema del mercato del lavoro che deve essere affrontato»

Questa mattina a Milano al Pirellone, i rappresentanti del Governo lombardo e di quello ticinese si sono ritrovati. Un incontro che segue quello dello scorso 25 maggio di Bellinzona e che, a detta di tutti i partecipanti, è stato molto positivo.
«Abbiamo ripreso l’incontro che si era svolto a maggio per affrontare quei temi che sembravano insuperabili e che avevano creato un po’ di tensione tra i nostri paesi. Oggi sono stati affrontati singoli problemi e abbiamo impostato una sorta di road map su come risolverli: questioni condivise che a breve troveranno risposta», ha esordito il governatore lombardo Attilio Fontana incontrando i giornalisti nella conferenza stampa a margine.
A lui ha fatto eco Claudio Zali che ha sottolineato come la concretezza del nuovo governo lombardo coincida con una volontà di risolvere i problemi che riguardano entrambi i territori. «Ritengo che in politica il pragmatismo sia una qualità essenziale e trovarla in questo modo e con questi nuovi interlocutori alla regione è fonte di grande soddisfazione. In passato si aveva la sensazione di sollevare questioni solo di nostra pertinenza, ma trovare corrispondenza e disponibilità a un dialogo continuo e il riconoscimento che le questioni che solleviamo sono problemi anche per l’altra parte di questo medesimo territorio, sono delle premesse per trovare soluzioni condivise».
Eppure nei mesi scorsi non sono mancate le tensioni e si è rischiata una crisi tra Italia e Svizzera proprio sulla questione dei ristorni a seguito della minaccia di bloccarli da parte dello stesso Zali. Che però oggi la considera ormai storia del passato. «Devo dire che quando abbiamo iniziato i nostri discorsi, questa crisi era latente ma i destinatari del blocco dei ristorni non erano la Lombardia e i suoi cittadini».
Ma quali sono in concreto i temi sul tavolo? Su tutti l’ambiente. «Sono stati individuati – ha spiegato Raffaele Cattaneo assessore all’ambiente e clima della Lombardia – tre temi principali: la qualità delle acque del Ceresio e del Maggiore già interessati da progetti Interreg come quello che attraverso delle boe consente il monitoraggio delle acque in tempo reale; il tema dei rifiuti soprattutto provenienti da attività edilizia; la qualità dell’aria su cui garantiremo l’intervento con azioni omogenee». E poi la mobilità tema sul quale il presidente del Governo Zali, da noi interpellato, si è mostrato ottimista: «Il fatto che si riconosca il principio che occorrano delle linee bus transfrontaliere e si inizi ad operare per cercare di metterle in funzione nel breve o medio termine, crea le basi per eliminare centinaia o migliaia di macchine dalle nostre strade».
«Sapere che questo è un elemento condiviso è per noi motivo di soddisfazione dato che uno o due anni fa non avevo motivo di pensare che la cosa rientrasse nel medesimo grado di priorità che individuo adesso», aggiunge.
L‘incontro di oggi conferma che la gran parte dei problemi potranno essere risolti a livello locale tra Lombardia e Ticino. Ma trapela ottimismo anche su molti altri come la questione dell’accordo sui ristorni. «L’accordo sui frontalieri è un tema che coinvolge i due governi centrali e noi solleciteremo una richiesta di revisione e rivalutazione di questo accordo e cercheremo insieme anche ai rappresentanti ticinesi di sederci davanti a un tavolo e fare qualche valutazione del caso. Con il governo attuale c’è la massima condivisione su tutti i temi e anche su questo», ha chiosato Fontana. Una questione comunque ancora calda.
«Quello che trattiamo con la Regione Lombardia riguarda soprattutto l’ambito della mobilità e delle infrastrutture e il miglioramento della convivenza lungo il confine», ha dichiarato Norman Gobbi. La questione rimane di attualità quando si deve intervenire come governo per imporre dei contratti di lavoro normale con salari minimi in settori economici in maniera accresciuta rispetto ad altri cantoni. «Questo palesa comunque un problema del mercato del lavoro ticinese che deve essere affrontato anche dalla Confederazione nei confronti della Repubblica italiana».

 

 

 

Pronti al peggio sul fronte incendi

Pronti al peggio sul fronte incendi

L’esercito ha dislocato un elicottero in Ticino ed è pronto ad intervenire nel caso in cui le autorità civili e gli enti di pronto intervento avessero bisogno di un aiuto supplementare per lottare contro gli incendi di boschi. L’obiettivo è di ridurre i tempi di reazione in caso di allarme. Dato il lungo periodo di siccità e l’elevato pericolo di roghi, specifici piani di pronto intervento sono stati varati per il sud delle Alpi. Nelle zone di montagna del Ticino circa 300 militi sono di picchetto. Nei Grigioni alcune cisterne piene d’acqua sono state collocate in zone particolarmente aride.