Canapa light, nuove regole

Canapa light, nuove regole

Da RSI.ch | Il Governo ha approvato la modifica del regolamento sulla coltivazione e la vendita della canapa light

Il servizio al Quotidiano: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Canapa-light-nuove-regole-9707377.html

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo regolamento sulla coltivazione e la vendita della canapa light.

Il Governo ha deciso di “mantenere un alto livello di vigilanza”, con misure importanti in caso di abusi. Questo per “mantenere un equilibrio tra la libertà economica da una parte e il bisogno di sicurezza dall’altra”.

La polizia continuerà a vigilare in materia di coltivazione e di vendita di canapa a basso tenore di THC. Dunque cosa cambierà nel concreto? La polizia cantonale sarà facilitata nel monitorare l’iter autorizzativo ai diversi livelli (cantonale, federale e comunale), inoltre nuovi formulari per le notifiche e le autorizzazioni sono disponibili sul sito www.ti.ch/polizia.

Niente chat al volante

Niente chat al volante

Da RSI.ch | Campagna preventiva del Dipartimento delle istituzioni contro l’uso – sempre più diffuso – dei telefonini alla guida

Il servizio delle Cronache della Svizzera italiana: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Niente-chat-al-volante-9702043.html

“Distratti mai!”. E’ lo slogan della campagna lanciata martedì dal Dipartimento delle istituzioni contro l’uso sempre più diffuso dei telefonini – e dunque di chat, social e selfie – alla guida.

Nel 2016 sulle strade ticinesi si sono verificati 3’990 incidenti della circolazione, un quinto dei quali è stato causato da disattenzione al volante o alla guida di un altro mezzo di trasporto, come ad esempio in sella ad una bicicletta. E molto spesso all’origine di questi eventi vi è un utilizzo scorretto dello smartphone.

Anche le statistiche della polizia cantonale mostrano che questo comportamento rappresenta la seconda causa di violazione del codice stradale: se nel 2015 le multe emesse erano già quasi 4’000, i dati del primo semestre 2017 fanno registrare un ulteriore aumento del 10%. Oltre ai conducenti, sono sempre più numerosi anche i pedoni che si mettono in pericolo perché camminano concentrati sul piccolo schermo: in 12 casi, lo scorso anno, la loro disattenzione ha provocato un incidente.

Da qui la necessità di questa campagna, che durerà fino alla fine del mese di marzo del 2018.

Sicurezza stradale, al via la campagna di prevenzione «Distratti mai!»

Sicurezza stradale, al via la campagna di prevenzione «Distratti mai!»

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Gli incidenti stradali provocati da disattenzione sono in costante crescita, soprattutto a causa dell’utilizzo durante la guida, purtroppo sempre più diffuso, dei telefonini di nuova generazione. Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale – in collaborazione con tutte le Polizie comunali – hanno perciò avviato la campagna di prevenzione «Distratti mai!» che durerà fino alla fine del mese di marzo del 2018, nell’ambito del programma di prevenzione «Strade sicure».

Dopo una prima campagna promossa nel 2016, principalmente rivolta agli automobilisti e all’uso dei telefonini di ultima generazione alla guida, quest’autunno il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di avviare un nuovo sforzo di prevenzione: l’azione denominata «Distratti mai!» intende infatti sensibilizzare tutti gli utenti della strada – automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni – sui pericoli legati all’uso del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade.

Alcune cifre chiariscono l’esigenza di questo intervento. Nel 2016 sulle strade ticinesi si sono verificati 3’990 incidenti della circolazione, un quinto dei quali è stato causato da disattenzione al volante o alla guida di un altro mezzo di trasporto (come ad esempio in sella a una bicicletta). Molto spesso all’origine di questi eventi vi è un utilizzo scorretto dello smartphone. Anche le statistiche della Polizia cantonale mostrano che questo comportamento rappresenta la seconda causa di violazione del codice stradale: se nel 2015 le multe emesse erano già quasi 4’000, i dati del primo semestre 2017 fanno registrare un ulteriore aumento del 10%. Oltre ai conducenti di mezzi a quattro o due ruote – ciclisti compresi, con ben quattro incidenti registrati nel 2016 – sono sempre più numerosi anche i pedoni che si mettono in pericolo perché camminano concentrati sul piccolo schermo: in 12 casi, lo scorso anno, la loro disattenzione ha provocato un incidente della circolazione.

La campagna di sensibilizzazione «Distratti mai!» promossa dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale – in collaborazione con tutte le Polizie comunali – prevede pertanto una serie di misure informative e interventi sul territorio. L’intento è di responsabilizzare tutte le categorie di utenti della strada, informando sui rischi che una condotta poco avveduta può creare per se stessi e per gli altri. La campagna di sensibilizzazione si concentra sui giovani tra i 18 e i 24 anni che registrano un tasso superiore alla media di infrazioni legate alla disattenzione.

Il materiale informativo è disponibile sul sito internet www.ti.ch/strade-sicure.

Il Dipartimento delle istituzioni prosegue in questo modo le azioni intraprese per sensibilizzare e responsabilizzare gli utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete stradale cantonale, nell’ottica di prevenire e ridurre il numero di incidenti.

Federalismo: la sfida della centralizzazione

Federalismo: la sfida della centralizzazione

Da Cooperazione | Intervista con il consigliere di stato Norman Gobbi, relatore alla quinta conferenza nazionale sul federalismo a Montreux del 26-27 ottobre.

In queste conferenze nazionali sul federalismo non c’è il rischio dell’autocelebrazione, della “Svizzera Sonderfall”?

A dire il vero sono convinto del contrario, proprio perché negli ultimi anni viviamo una centralizzazione delle competenze, sia a livello cantonale sia federale. Un trend che stride con la necessità di un federalismo tonico nei suoi tre livelli istituzionali, da sempre ricetta del nostro benessere. È perciò bene parlarne di frequente per garantirne l’autenticità dei principi su cui si fonda.

Hanno suscitato un certo allarme i risultati di un recente sondaggio sul federalismo: il 25% degli interpellati non è stato in grado di spiegare cosa sia concretamente o ha dato risposte sbagliate, mentre per il 35% è un concetto “troppo vago”. Qual è la sua opinione?

Sì, questi dati non fanno piacere, ma ottimisticamente possono essere interpretati anche come un segno di fiducia verso il federalismo e la democrazia semidiretta, due capisaldi del nostro Paese. Essi si fondano su principi relativamente semplici, anche se, è vero, sono resi più complessi nella loro applicazione pratica. Ecco perché è importante che tutti si sentano partecipi e conoscitori delle istituzioni, iniziando già dalle scuole. Tanto più che viviamo una forte immigrazione da Paesi con sistemi politici diversi dal nostro.

Studiosi e politici parlano di “federalismo esecutivo” per definire l’attuale sistema politico, con la Confederazione che decide e stabilisce le regole e i Cantoni che devono applicarle, accollandosi sempre più oneri. Un’evoluzione o un’involuzione?

Un’involuzione e, come tale, richiede un’inversione di tendenza. È importante che i Comuni e i Cantoni custodiscano
la loro autonomia, sinonimo di rispetto delle diversità e salvaguardia delle minoranze. Noi ticinesi ne conosciamo bene l’importanza.

Da anni si discute sull’inefficienza di avere 26 Cantoni e c’è chi propone una nuova mappa con 12 Cantoni. Fantapolitica, missione impossibile?

Possibile o impossibile, la ritengo una soluzione semplicemente sbagliata: dilata la distanza fra cittadini e istituzioni. Se a livello comunale le aggregazioni servono a risolvere problemi oggettivi, a livello federale l’optimum si raggiunge grazie a Cantoni capaci di riformarsi al proprio interno e in sintonia con la propria popolazione.

Il federalismo è storicamente quello “verticale”, tra Berna e i Cantoni. Quello “orizzontale”, intercantonale, è un po’ negletto. Quali sono i settori in cui i Cantoni collaborano in modo fruttuoso?

La collaborazione intercantonale varia da regione a regione. Chiaramente come Ticino
siamo meno integrati – anche geograficamente – al resto della Svizzera rispetto a una realtà come Lucerna. Tuttavia non restiamo passivi. Con il mio dipartimento ho l’occasione di lavorare in maniera intelligente ed efficiente con i colleghi degli altri Cantoni, soprattutto a livello di gestione dei flussi migratori, delle situazioni di crisi e delle sicurezza al confine. Anche con le autorità italiane stiamo collaborando, e gli sforzi danno i loro frutti.

Oggi, oltre l’80% della popolazione svizzera vive nelle città/agglomerazioni, da Zurigo a Lugano. Tra le nuove sfide del federalismo c’è proprio la rivendicazione dei centri urbani ad avere un ruolo di primo piano a livello di politica federale, che sembra proteggere di più i Cantoni piccoli e le periferie rurali. Qual è la sua opinione?

Le zone urbane sono indubbiamente il motore socioeconomico del Paese. Non dobbiamo però dimenticare che la forza della Svizzera è anche la propria coesione, non solo fra lingue e religioni diverse, ma pure fra regioni diverse. Tutti reclamano maggiore potere, ma il federalismo è equilibrio. Come uomo di valle ne sono convinto.

Il cuore del federalismo è l’autonomia-concorrenza fiscale dei Cantoni, che però spesso non è virtuosa. Un esempio: Zugo attira fiscalmente imprese e possidenti, ma la vicina Zurigo si lamenta per essere non solo il bacino occupazionale per pendolari dei Cantoni limitrofi, ma anche per accollarsi oneri elevati per la cultura (musei, teatri), trasporti, sicurezza…

Se a livello locale la dinamica fra Comuni-polo e corona si può migliorare con le aggregazioni, a livello cantonale la soluzione è sfruttare la competitività del proprio Cantone: chi paradiso fiscale, chi mecca delle industrie e dei servizi, chi oasi del turismo. Non dimentichiamo inoltre la perequazione finanziaria nazionale, anche se è uno strumento controverso.

Infatti, la perequazione finanziaria nazionale (PFN) è il sistema con cui Confederazione e Cantoni “ricchi” aiutano i Cantoni “poveri”. Il Ticino, da sempre tra i beneficiari, riceverà il prossimo anno ben 41,5 milioni. La PFN è però contestata da più parti (Cantoni paganti e studiosi) perché non riduce le disparità economiche tra i Cantoni e nei fatti si rivela una forma di assistenzialismo. Qual è il suo giudizio?

È assistenzialismo ma senza sperperi. E il Ticino, che non può fare “rete” con altri Cantoni, ha bisogno del sostegno finanziario della Confederaizone e dei Cantoni “ricchi”. È vero, la PFN è annualmente terreno di scontro, anche perché sono in gioco oltre 4 miliardi di franchi. Di fatto, i parametri di calcolo premiano alcuni Cantoni, svantaggiando altri, Ticino incluso, poiché, ad esempio, nel potenziale delle risorse si includono anche gli stipendi dei frontalieri, che notoriamente spendono il loro salario in Italia.

Il rapporto Cantone-Comuni è un anello importante del federalismo. In questi anni le varie aggregazioni hanno mostrato la debolezza istituzionale e finanziaria di tanti Comuni…

… e, infatti, abbiamo continuato convintamente proprio lungo la strada delle aggregazioni, così che i nuovi Comuni siano istituzionalmente e finanziariamente solidi. Un esercizio a favore dei cittadini che possono contare su uno
standard migliore di servizi e vedersi concretizzate opere importanti.

Il Consiglio di stato, e il suo dipartimento in particolare, ha varato nel 2015 il progetto Ticino 2020, un cantiere istituzionale per “ottimizzare” i rapporti tra il Cantone e i Comuni. Quali sono i capisaldi della riforma?

Ticino 2020 si muove su cinque assi fondamentali. Sulla base della riforma dei Comuni, grazie al Piano cantonale
delle aggregazioni, si vogliono riorganizzare i compiti e i flussi fra i due livelli istituzionali, migliorandone efficacia ed efficienza. È quindi l’occasione di procedere con la revisione della perequazione intercomunale e riformare, infine, l’amministrazione cantonale e quelle comunali. Insomma, è un progetto tanto ambizioso quanto necessario.

A che punto è oggi?

Rappresentanti dei Comuni e del Cantone hanno già analizzato a fondo i temi prioritari, giungendo a proposte concrete di riforma per quanto concerne la suddivisione dei compiti e dei flussi finanziari. Ora ha preso avvio la
procedura di consultazione su alcuni di questi temi prioritari, affinché si possa al più presto giungere in Parlamento con soluzioni solide e condivise.

(Articolo di Rocco Notarangelo)

Faido, sede di un nuovo centro di competenza cantonale

Faido, sede di un nuovo centro di competenza cantonale

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi soddisfatto per la riorganizzazione del settore esecuzione e fallimenti

Quando posso iniziare la settimana non lontano da casa, sono sempre felice. Questo non perché il viaggio è più corto, ma perché significa che anche nella mia regione, la Leventina, posso entrare in contatto con servizi che fanno parte del Dipartimento che dirigo. È stata il caso di questo lunedì: in mattinata mi sono recato a Faido per l’inaugurazione del nuovo Centro cantonale per i precetti esecutivi.

A un anno di distanza dall’inaugurazione del Contact center per gli uffici di esecuzione, ecco che un nuovo centro di competenza s’instaura a Faido. Il nuovo Centro cantonale per i precetti esecutivi segue l’obiettivo che mi sono sempre posto da quando dirigo questo Dipartimento: migliorare il rapporto tra Cittadino e Stato, adeguando i servizi alle nuove abitudini e necessità. Lo farà centralizzando l’emissione dei precetti esecutivi.

Negli ultimi anni le sedi dell’Ufficio di esecuzione sono stati infatti confrontati con un aumento considerevole dei contatti con l’utenza, allo sportello, al telefono, via e-mail o posta tradizionale. Questo è diventato sempre più un’attività dispersiva per i collaboratori che dovevano occuparsi della preparazione dei precetti esecutivi. Un’attività questa molto importante – un precetto esecutivo mal redatto può risultare in seguito nullo – nella quale è importante non essere disturbati.

Nel nuovo centro lavorano già nove collaboratori con percentuali lavorative parziali, che permettono loro, in alcuni casi, di far fronte agli impegni famigliari. Un’attenzione particolare che abbiamo voluto dare per permettere a chi ha delle responsabilità a casa di poter comunque occuparsi per una percentuale di tempo.

Il centro di competenza cantonale è una conseguenza dell’evoluzione legislativa e tecnologica degli ultimi anni. Dapprima, nel 2013, l’acquisto di un nuovo applicativo informatico che, grazie all’impegno dei collaboratori che si sono occupati della sua implementazione, è diventato operativo in tutte le sedi dell’Ufficio di esecuzione in due anni, senza creare disagi per i cittadini. In seguito, l’introduzione del circondario unico di esecuzione fallimenti nel 2015, che ha permesso di eliminare il turismo dei precetti, e evitare quindi che i famosi “puff” che si aggiravano per il Cantone, azzerino i propri debiti semplicemente trasferendosi, di volta in volta, in un nuovo Comune.

Il settore esecuzione e fallimenti è un ambito un po’ sconosciuto dell’attività dello Stato, poiché fortunatamente molti di noi non entrano in contatto con i suoi uffici, ma è anche vero che è un ambito molto importante che crea entrate per il Cantone, in quanto attore principale in ambito esecutivo (pensiamo ad esempio alla riscossione delle imposte!). La sua riorganizzazione non è solo quindi parte delle misure di risanamento del Governo in quanto riduce i costi di attività, ma anche poiché una migliore organizzazione aumenta la capacità di riscossione da parte dei servizi.

La volontà di centralizzare delle competenze a livello cantonale in Leventina non è in oltre un caso. Come ho ribadito più volte, la mia volontà è di valorizzare le zone periferiche del nostro Cantone laddove c’è la possibilità, creando nuove possibilità di impiego per i residenti e favorendo così l’economia locale. La sede del nuovo centro di competenza non è quindi una scelta casuale: negli spazi del pretorio di Faido abbiamo potuto inserire dapprima il Contact center e in seguito il Centro cantonale per i precetti esecutivi, approfittando degli uffici già a disposizione del Cantone ma soprattutto creando delle sinergie che ne ottimizzano le risorse e che permettono di accrescere la qualità dei servizi offerti alla popolazione.

Mi piace definire il mio Dipartimento la “Fanteria dello Stato”, in quanto è al fronte nel rapporto con i cittadini: il funzionamento dei suoi servizi tocca quindi profondamente la sensibilità di ognuno di noi. È essenziale quindi avere le risorse giuste al posto giusto, valutando con attenzione dove sia necessario dedicarne di più e dove invece, grazie a una revisione dei flussi di lavoro, è possibile offrire una qualità superiore del servizio con le stesse unità lavorative.

Voglio quindi sottolineare ancora una volta quanto detto in precedenza: con il Governo abbiamo colto la sfida di risanare le finanze del Cantone, ma abbiamo voluto farlo analizzando attentamente ogni servizio per capire dove era possibile non solo risparmiare, ma anche migliorare quanto veniva offerto. E anche con l’Ufficio di esecuzione lo abbiamo fatto. Abbiamo centralizzato un servizio, abbiamo aumentato la sua qualità grazie a collaboratori specializzati. Abbiamo dato un valore aggiunto a delle zone periferiche e alla loro economia, mantenendo però un servizio di prossimità per il cittadino laddove necessario, ma soprattutto tenendoci al passo con l’evoluzione delle sue abitudini.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Cyber, quando diventiamo zombie a nostra insaputa

Cyber, quando diventiamo zombie a nostra insaputa

Dal Giornale del Popolo | world trade center Norman Gobbi, Peter Regli e Angelo Consoli

Anche Internet, dove si crea ma nulla si distrugge, ha una memoria illimitata. Così si apre la via alla manipolazione dell’uomo. Senza bisogno di sangue, se si prende il «cuore».

Il dibattito sulla Cybercriminalità che si è svolto nell’ambito dell’Assemblea del 25° del World Trade Center (in parte già commentata nell’edizione di ieri), è stato animato da Prisca Dindo (Corriere del Ticino) e ha visto la partecipazione di Norman Gobbi, consigliere di Stato, Peter Regli, già capo del Servizio informazioni della Confederazione e Angelo Consoli, docente SUPSI.

Norman Gobbi, consigliere di Stato e capo del Dipartimento delle istituzioni, ha messo in risalto, rispetto al problema della cyber-security, il problema di salvaguadare la ricerca e lo sviluppo delle imprese, sia contro la pirateria, sia nel possibile blocco di progetti strategici delle imprese. In Ticino – ha detto – abbiamo 60-70 casi aperti oggi nei reati informatici. Pochi? Tanti? E sono tutti? Anche perché vi è un certo pudore a rendere noto di esser stati oggetto di attacchi informatici. Come già accade nei reati patrimoniali, perché diamo l’impressione di non essere stati pronti a parare il colpo. Sul piano dell’economia finanziaria, vi sono poi una trentina di casi per un importo di circa 10 milioni. Oggi in Ticino si assiste ad un minor numero di reati comuni, ma ad uno più elevato per i reati «moderni» ha detto Gobbi, che vertono sull’informazione (o disinformazione) e sulla gestione dei patrimoni. Questo serve ad «accendere la lampadina» e ad accrescere la corazza. Ma se sul piano individuale si può mettere la luce che illumina ad un arrivo indesiderato, lo stesso non avviene nei reati informatici. Tanto più che la Svizzera è una piazza assai «interessante». Ad esempio con i bitcoin, uno strumento agile che lascia poche tracce. Dunque occhio alla Ricerca e Sviluppo e ai nuovi prodotti. Anche perché per la bici si può mettere il lucchetto, ma il web non ha confini nel mondo. E se il reato non è ideato e commesso nel territorio svizzero, come uscirne? Aggiungendo che «il poliziotto è un passo indietro» rispetto alla libertà di movimento dei malintenzionati. Ecco dunque la necessità di mettere in comune le difese per essere sempre al passo coi tempi, ha concluso Gobbi.

Peter Regli, già capo del Servizio informazioni della Svizzera, ha commentato come oggi la scena politica sia percorsa da personaggi inquietanti. Il mondo non è mai stato così insicuro e il Cyber ne è solo un elemento. Anche il terrorismo, la migrazione, il salafismo (una minoranza molto perfida finanziata dall’Arabia Saudita, ha detto) si nutrono di «intelligence», istigando ordigni tipo «coltello o auto», perché secondo loro la democrazia è contro l’Islam. Il Cyber gioca un ruolo importante e qui l’attaccante è avanti di tre passi. Interviene nelle elezioni, col compito di interferire, paralizzare, distruggere. Che succede se per quattro giorni non funziona l’elettricità? Sono le infrastrutture critiche. È una guerra ibrida. Trump si nutre di notizie Fox, poi scrive il sui twit col suo Basic Instinct. Cinque ore dopo dice il contrario, causa un «casino» e si perde la fiducia. Insomma, il Cyber è solo un elemento del caos.

Allora, quo vadis? Secondo Angelo Consoli, la tecnologia è solo un mezzo. Oggi se vuoi far male, lo fai su scala mondiale. Una macchina infetta può far danni a tutti. E
ognuno ha la sua macchina in tasca (il telefonino). E noi siamo gli zombie. Qualcuno magari ci ha messo un baco che si attiva a comando. La privacy non esiste più. Un malaware ha infettato 30 milioni di computer e per il 2022 vi saranno 14,5 trilioni di connessioni. Tra l’altro, il 97% degli attacchi ha una componente umana. Per comodità o sbadataggine non siamo stati attenti. E il social media aumenta l’insicurezza perché si può manipolare l’umano e l’ego diventa «posseduto». Gulp. Oibò.

Il Governo approva il credito di 3,3 milioni di franchi per la prima fase della strategia informatica della Polizia cantonale

Il Governo approva il credito di 3,3 milioni di franchi per la prima fase della strategia informatica della Polizia cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che propone al Parlamento di stanziare un credito da 3,3 milioni di franchi per attuare la strategia informatica della Polizia cantonale: sarà così possibile concretizzare un primo pacchetto di misure per l’aggiornamento tecnologico delle forze dell’ordine, e completare il progetto strategico «Visione 2019» che consentirà alla Polizia cantonale di affrontare con gli strumenti adeguati le sfide in ambito di sicurezza che si presenteranno nei prossimi anni.

La decisione odierna del Consiglio di Stato conferma l’importanza di soddisfare le accresciute esigenze della Polizia cantonale in ambito informatico: un passaggio dovuto per consentire alle forze dell’ordine di tutelare la sicurezza di fronte alle nuove minacce e all’accresciuto livello di rischio internazionale – in particolare per quanto riguarda la lotta al terrorismo e la gestione dei flussi migratori. La strategia informatica delineata all’interno del progetto strategico «Visione 2019» e approvata dal Governo nel dicembre del 2014 verrà concretizzata in due momenti distinti con l’intento di assicurare un impiego adeguato, razionale e proficuo delle nuove tecnologie.

Grazie alle misure che saranno introdotte con l’attuazione della prima fase, la Polizia cantonale potrà in particolare contare su un aggiornamento tecnologico che interesserà anche la vita quotidiana degli agenti; il loro equipaggiamento di lavoro sarà infatti a breve arricchito anche da uno smartphone di servizio. La decisione del Governo è stata di optare per uno strumento al passo con lo stato attuale della tecnica, approfittando degli indubbi vantaggi dei nuovi dispositivi. Le forze dell’ordine avranno ad esempio accesso diretto ad applicativi che facilitano il lavoro sul terreno, e potranno comunicare in modo più rapido con i colleghi di altre Polizie; sarà infine aumentato il grado di prontezza degli agenti anche fuori dal servizio, grazie a sistemi di allarme più efficaci che potranno essere attivati in caso di emergenza. Inoltre, sarà anche possibile estendere il sistema informatico ABI per allineare le procedure ticinesi allo standard svizzero.

L’approvazione del credito di 3,3 milioni da parte del Consiglio di Stato è un ulteriore passo avanti per la Polizia cantonale, nell’intento di garantire alla popolazione ticinese più sicurezza sul proprio territorio e, di riflesso, una migliore qualità di vita. Le misure contemplate nella prima fase sono considerate prioritarie dalla Polizia cantonale; una volta concretizzate, saranno seguite da una seconda fase, oggetto di un futuro messaggio del Consiglio di Stato.

Città Giorni decisivi per il nuovo ospedale

Città Giorni decisivi per il nuovo ospedale

Dal Corriere del Ticino | Si confida nel via libera di Armasuisse alla cessione del terreno necessario per l’edificazione alla Saleggina Norman Gobbi: «Attendiamo le condizioni di Berna» – Direttore dell’EOC e sindaco credono nel progetto

Sono giorni decisivi per il futuro ospedale di Bellinzona, che sarà costruito ex novo nella zona della Saleggina, al confine sud col quartiere di Giubiasco. La struttura sostituirà l’attuale San Giovanni con una sede moderna che sia al servizio della medicina regionale per i prossimi 50-100 anni. Il Cantone è in attesa di una risposta di Berna sulla sua disponibilità a cedere il terreno necessario. Se sarà positiva, entro fine anno si dovrebbe poi giungere alla firma di una convenzione per il passaggio di proprietà. I contatti si svolgono tra il Dipartimento delle istituzioni (DI) e Armasuisse (l’Ufficio federale dell’armamento a cui spetta la gestione del patrimonio immobiliare dell’Esercito di cui fa parte il terreno in questione). Come detto si dovrebbe presto fare chiarezza, mentre per la conclusione formale delle trattative ci vorrà ancora qualche settimana. Una comunicazione da parte di Berna era invero attesa già entro la fine dello scorso mese di settembre, ma per motivi di varia natura è slittata.

«Aspettiamo che ci pongano le loro condizioni economiche e che facciano le loro valutazioni su quanto proposto», spiega al CdT il consigliere di Stato e direttore del DI Norman Gobbi senza voler al momento aggiungere altro e precisando che di deciso non c’è ancora nulla. In sostanza Berna deve indicare da un lato la sua disponibilità a rinunciare ai terreni della Saleggina, dall’altro a ritenere soddisfacente la soluzione alternativa che le è stata sottoposta, costituita verosimilmente dai terreni circostanti l’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio. Una volta ottenuto nero su bianco il via libera di Armasuisse, si tratterà di redigere una convenzione che regoli il passaggio di proprietà dei terreni. Da lì potrà partire la pianificazione della zona. A quel momento si avrà anche un punto fermo per il prosieguo del progetto di rinaturazione del fiume Ticino (la progettazione definitiva è terminata e si trova al vaglio degli uffici cantonali prima di volare a Berna per poi essere pubblicata per la metà del 2018). Quelli del nuovo ospedale e del parco fluviale sono infatti progetti collegati: non solo per vicinanza geografica, ma anche per quanto riguarda lo sviluppo futuro dell’intera zona della Saleggina.

«Una soluzione per 50-100 anni»
«La trattativa si svolge tra il Cantone e la Confederazione – ricorda il direttore dell’Ente ospedaliero cantonale Giorgio Pellanda –. Comunque l’EOC ha da tempo segnalato il proprio interesse a poter disporre di quel terreno che è ampio, pianeggiante, ben collegato, attrezzato per poter essere edificato e messo a disposizione di attività di interesse pubblico». «Abbiamo bisogno di ricostruire l’Ospedale regionale di Bellinzona e valli e il terreno individuato alla Saleggina è ideale per realizzare la struttura a cui stiamo pensando, ovvero un ospedale moderno, funzionale, efficiente e che possa garantire delle prestazioni di qualità per 50-100 anni», aggiunge il direttore. Il San Giovanni è vecchio, continua Pellanda sottolineando però che su quella sede si continua ad investire, anche perché la stessa dovrà essere attiva ancora per diversi anni, almeno fino al trasloco nel nuovo nosocomio, garantendo così la transizione. Dopodiché l’attuale ospedale di Bellinzona verrà chiuso. «Ma fino ad allora vogliamo mantenere un San Giovanni assolutamente efficiente», tiene a evidenziare il direttore dell’EOC. Non si parla però al momento di «ospedale cantonale». Sarà un nuovo ospedale regionale «al quale verrà probabilmente affiancato l’ospedale pediatrico cantonale: ci stiamo lavorando». La rilevanza del progetto è ribadita anche dal sindaco di Bellinzona Mario Branda che spiega: «Le discussioni si trovano a uno stato avanzato e una decisione da parte di Berna è attesa a breve». «Affinché venga liberato lo spazio da destinare al nuovo San Giovanni nella zona della Saleggina – sottolinea il sindaco – occorre fare in modo da un lato che Armasuisse sposti l’attività in un altro comparto, fuori Bellinzona, e dall’altro che si realizzi il trasloco, al Ceneri, dello stand di tiro che si trova in quella stessa area. Quest’ultimo punto riguarda evidentemente anche noi come Città». Quanto conta per voi come Municipio, appunto, questo progetto per un nuovo ospedale nella zona della Saleggina? «È un progetto che era già stato indicato nello studio aggregativo e che consideriamo strategico per il futuro della nostra Città oltre che necessario per garantire uno sviluppo dell’attività medica che l’attuale San Giovanni, per motivi di spazio fisico, a lungo termine non può più garantire. Vogliamo un ospedale pubblico, importante e con un futuro nella nuova Bellinzona», conclude Branda.

(Articolo di Spartaco De Bernardi e Simone Berti)

Il Consiglio di Stato nomina Bernadette Rüegsegger responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale

Il Consiglio di Stato nomina Bernadette Rüegsegger responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha nominato Bernadette Rüegsegger quale responsabile del
settore giuridico della Polizia cantonale, in seguito alla recente riorganizzazione
interna del servizio. Si tratta dell’undicesima funzionaria dirigente donna del
Dipartimento delle istituzioni, un dato che riflette l’impegno della Direzione
dipartimentale nel promuovere le pari opportunità tra i propri dirigenti.

In qualità di responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale, Bernadette
Rüegsegger, avrà il compito di dirigere il servizio garantendo il supporto e la consulenza giuridica al Comandante e alla Direzione nonché a tutto il Corpo della Polizia cantonale.

Inoltre, tra le varie mansioni, dovrà anche rappresentare la Polizia cantonale davanti alle Autorità giudiziarie. Nata nel 1979 e madre di un figlio, dal 2014 è procuratrice pubblica al Ministero pubblico del Canton Zurigo. Dopo aver conseguito la licenza in diritto nel 2007 all’Università di Zurigo ha completato la sua formazione ottenendo una specializzazione in scienze forensi (nel 2011 il Certificato e nel 2013 il Master in Advanced Studies in Forensics) alla Hochschule di Lucerna. Una volta conclusi gli studi, dopo aver svolto due anni di pratica giudiziaria e una prima esperienza professionale, nel 2009, è entrata alle dipendenze del Ministero pubblico di Zurigo (Zürich-Limmat) in veste di segretaria giudiziaria e assistente del procuratore. Nel 2012 è invece passata, già quale procuratrice pubblica, al Ministero pubblico di Winterthur dove è rimasta fino al 2014. Bernadette Rüegsegger, oltre a essere perfettamente bilingue in italiano e tedesco, dispone di un Certificate of Proficiency in inglese.

Il Consiglio di Stato formula a Bernadette Rüegsegger i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.