Per far fronte a tutte le esigenze

Per far fronte a tutte le esigenze

Da laRegione | È stato inaugurato ieri a Mendrisio il Centro di pronto intervento – Il sindaco Croci: ‘Un centro che darà all’intera regione quella capacità e quella possibilità di far fronte a tutte le esigenze’ – Pompieri, Protezione civile, Polizia comunale (e in futuro anche Cantonale) hanno aperto le porte della propria ‘casa’ alla popolazione

Pompieri da un lato, Protezione civile e polizia dall’altro. Nel mezzo il palco e il pubblico che, per l’occasione, ha trasformato lo spazio – solitamente tecnico – in un’agorà. E così, ieri, si è inaugurato il Centro di pronto intervento di Mendrisio (Cpi). Il percorso per arrivare alla realizzazione della struttura, ha ricordato il sindaco Carlo Croci durante il suo intervento, si è protratto per diverso tempo: «Un lavoro che è iniziato anni e anni fa. Sembra ieri, ma il lavoro è stato avviato nella legislatura 20042009», periodo nel quale si constatò che c’era «una situazione di base precaria, non più adatta a poter sostenere le nuove esigenze che i tempi richiedono agli enti di pronto intervento». Prende così forma il «progetto denominato ‘Fuori Porta’ dell’architetto Mario Botta». La prima fase si è dunque conclusa, aprendo le porte alla seconda fase che porterà nel Centro anche la Polizia cantonale. Il tutto per un costo totale di «circa 45 milioni di franchi – ha spiegato Croci –, con un impegno a carico della Città di 26, 27 milioni». Quello di ieri è dunque stato un «momento storico: un lavoro iniziato nel 2004 che si conclude (nella sua prima fase) il 12 marzo 2017». Mendrisio, è stato ricordato, negli ultimi anni e in quelli a venire, non è rimasta ferma. In tal senso il sindaco ha citato la nuova stazione, il centro Supsi («che arriverà»), l’Accademia di architettura, il Centro Filanda, il Museo d’Arte e piazzale alla Valle: «Strutture urbane che permetteranno la crescita» della città. Ora un altro tassello, il Cpi, «un centro che immaginiamo possa dare alla città di Mendrisio e all’intera regione quella capacità, quella possibilità di far fronte a tutte le esigenze di pronto intervento che oggi si ripetono continuamente». Come detto, quanto visibile oggi si è sviluppato grazie alla mente dell’architetto Mario Botta, il quale, insieme al suo studio, ha intrapreso il progetto otto anni fa. Da allora – spiega – si è «lavorato incessantemente a conferma di quel processo lungo, talvolta silenzioso, discreto ma necessario per poter portare a termine una costruzione pubblica». Edificio che, a tutti gli effetti, è la «porta d’ingresso alla parte alta di Mendrisio».

In arrivo la Polizia cantonale

«L’incremento di agenti nella regione di frontiera è una risposta doverosa alle minacce con le quali il nostro cantone è stato confrontato nell’ultimo decennio, come ad esempio l’internazionalizzazione e la serialità dei delitti, conseguenza inevitabile dell’apertura delle frontiere» ha detto dal canto suo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Nel suo discorso, il consigliere di Stato ha quindi effettuato una ‘radiografia’ del momento: «Il lavoro degli agenti del Sottoceneri è risultato più intenso negli ultimi anni anche a causa dell’aumento dell’intensità dei flussi migratori e quindi delle richieste di intervento da parte del Corpo guardie di confine federale per le entrate illegali. Gran parte di questa tipologia di richiesta – ha specificato – ha interessato infatti unicamente il Mendrisiotto. Una situazione che non ci aspettiamo migliori, dipendente dalla difficile situazione internazionale, ma per la quale ci siamo dimostrati pronti, reagendo con fermezza intensificando i controlli, creando un centro a Rancate che permettesse di gestire al meglio la riammissione semplificata in Italia». Per Gobbi, quanto messo in atto «ha avuto come effetto secondario un beneficio sulla sicurezza in generale, e quindi sulla qualità della vita della popolazione momò». Ed è qui, inoltre, che si inserisce «il progetto del Centro di pronto intervento a Mendrisio», che «è diventato parte della strategia nella pianificazione logistica della Polizia cantonale.

Una giornata di festa

Come vuole la tradizione, a conclusione degli interventi, dopo la benedizione da parte di don Claudio Premoli e l’esecuzione del Salmo svizzero da parte del Gruppo Otello, si è proceduto al taglio del nastro. Taglio che ha dato il ‘la’ ai festeggiamenti continuati per l’intera giornata: dagli gnocchi per tutti, alle visite guidate agli spazi e ai servizi del Cpi, oltre all’animazione per bambini e all’esposizione del parco veicoli degli enti ‘inquilini’. Una giornata di porte aperte alla ‘porta d’ingresso’ di Mendrisio.

(articolo di Stefano Lippmann)

Inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio

Inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio | Fa stato il discorso orale

Signor Sindaco di Mendrisio Carlo Croci,
Parroco di Mendrisio Don Claudio Premoli,
Signor Architetto Mario Botta,
Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a questa giornata inaugurale.

Era il 2012 quando, con il mio Dipartimento e il Municipio di Mendrisio, ci siamo interrogati per la prima volta sulla possibilità di insediare la Polizia cantonale nel nuovo Centro di pronto intervento del quale inauguriamo oggi la prima tappa. L’obiettivo era chiaro fin da subito: mettere sotto lo stesso tetto le unità di pronto intervento e rafforzare in questo modo la collaborazione tra enti e la presenza della Polizia nella regione del Mendrisiotto, aumentando gli effettivi che operano per la sicurezza dei cittadini 24 ore su 24.

L’incremento di agenti nella regione di frontiera è una risposta doverosa alle minacce con le quali il nostro Cantone è stato confrontato nell’ultimo decennio, come ad esempio l’internazionalizzazione e la serialità dei delitti, conseguenza inevitabile dell’apertura delle frontiere. Le periferie ticinesi sono diventate infatti mete più ambite per commettere furti rispetto ai centri urbani. Il lavoro degli agenti del Sottoceneri è risultato più intenso negli ultimi anni anche a causa dell’aumento dell’intensità dei flussi migratori e quindi delle richieste d’intervento da parte del Corpo guardie di confine federale per le entrate illegali. Gran parte di questa tipologia di richiesta ha interessato infatti unicamente il Mendrisiotto, per la presenza dei principali punti d’accesso per i clandestini. Una situazione che non ci aspettiamo migliori, dipendente dalla difficile situazione internazionale, ma per la quale ci siamo dimostrati pronti, reagendo con fermezza intensificando i controlli, creando un centro a Rancate che permettesse di gestire al meglio la riammissione semplificata in Italia. Una risposta che ha avuto come effetto secondario un beneficio sulla sicurezza in generale, e quindi sulla qualità di vita della popolazione momò.

Il progetto del Comparto di pronto intervento a Mendrisio è diventato in questo senso parte della strategia nella pianificazione logistica della Polizia cantonale, grazie all’ottimo lavoro svolto in fase di progettazione da parte delle due polizie – la cantonale e la comunale. I vantaggi che potremo trarre dall’insediamento della cantonale in questi spazi tra qualche anno sono diversi.

Innanzitutto, favorirà una migliore ripartizione degli agenti nel Sottoceneri. La sede di Chiasso ha permesso infatti di raddoppiare i posti di pronto intervento e ha dimostrato, già nei primi mesi di attuazione, una maggiore efficienza. Il Centro che inauguriamo oggi consoliderà questa impostazione, con degli importanti adeguamenti in ambito logistico, a favore del personale e di un miglior servizio all’utenza.

L’evoluzione dei furti nel Mendrisiotto negli ultimi dieci anni ha dimostrato come questa nuova impostazione sia vincente. In seguito a un consistente aumento dei furti dal 2006, dal 2015 grazie al rafforzamento delle forze di polizia nella regione si è registrata una flessione in controtendenza rispetto alla media decennale. Questo per me – e l’ho ribadito più volte negli incontri con gli agenti – è un traguardo importante, poiché dimostra che con la regionalizzazione delle gendarmerie, decisa dal sottoscritto nel 2014 insieme al Comando della Polizia cantonale, stiamo percorrendo la strada giusta.

In conclusione, sono certo che continuando a unire gli sforzi, potremo gettare le basi per migliorare l’operato di tutte le forze dell’ordine presenti sul territorio. Insieme potremo contare un domani su una Polizia al servizio dei ticinesi, che abbia sempre in mente la propria missione, ovvero la sicurezza di tutti i cittadini. Che abbia come suo punto forte la capillarità sul territorio, ottimizzando le risorse a disposizione: per una Polizia sempre più efficace, efficiente e pronta all’azione.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza esprime la propria soddisfazione per l’inizio del periodo sperimentale

Sono passati tre anni da quando la nostra Roberta Pantani presentò una mozione al Consiglio federale per chiedere la chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia. Un dossier che più volte nei miei incontri oltre Gottardo ho rimesso sul tavolo della discussione con le Autorità federali. La dimostrazione che il lavoro di squadra, e la perseveranza sui temi, quando toccano i bisogni concreti dei cittadini, porta risultati.

Ma partiamo dall’inizio: le regioni a ridosso del confine come il Mendrisiotto e il Malcantone sono state in passato il teatro di atti criminali come rapine e furti nelle abitazioni. Fenomeni che negli ultimi anni hanno subito una diminuzione grazie soprattutto all’ottimo lavoro della Polizia cantonale insieme alle polizie comunali e alle guardie di confine. Ma la guardia deve sempre rimanere alta e le autorità politiche devono attuare tutte le misure possibili per prevenire e contrastare questo genere di reati.

In passato quindi, avendo recepito le legittime preoccupazioni di cittadini e Municipi, ho rivendicato in più occasioni a Berna la chiusura notturna dei valichi di confine secondari (come già avviene da anni per motivi doganali con il valico di Pizzamiglio), e questo in base alle disposizioni doganali in vigore tra Svizzera e Unione europea. Una misura sollecitata anche nel marzo 2014 dall’atto parlamentare depositato dalla nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani, che ha poi raccolto il sostegno delle Camere federali e in ultima battuta del Consiglio federale.

Non posso quindi che esprimere soddisfazione per la recente decisione dell’autorità federale di prevedere la chiusura notturna temporanea di tre valichi secondari (Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga), mostrando una particolare sensibilità al concreto problema della criminalità transfrontaliera (sebbene la mozione Pantani richiedesse la chiusura di tutti e sedici i valichi secondari e la richiesta del Consiglio di Stato di considerarne perlomeno dieci). Una misura che sarà testata – dal 1. aprile prossimo per sei mesi, dalle ore 23 alle 5 di mattina – con l’obiettivo di combattere la criminalità transfrontaliera. Un primo passo concreto per la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio.

E per chi si è chiesto, cosa avete fatto nel frattempo? Rispondo serenamente, portando i fatti: in questi tre anni non siamo rimasti con le mani in mano in attesa che il Consiglio federale si determinasse sulle misure di sua competenza che ritengo da tempo necessarie.

Infatti, negli scorsi anni ci siamo attivati per contrastare la recrudescenza della criminalità transfrontaliera e, abbiamo rafforzato la collaborazione tra Polizia cantonale, Guardie di confine e Polizie comunali. Una sinergia fondamentale per far fronte ai fenomeni che espongono le regioni di frontiera ad azioni criminali quali le entrate illegali sul nostro territorio. Un fenomeno con il quale il nostro Cantone è confrontato da tempo soprattutto con l’aumento della pressione migratoria al confine sud.

Ma non è finita qui! Dal 2015 si è registrata una diminuzione, in controtendenza con gli anni precedenti, dei furti sul territorio e in particolare nella regione del Mendrisiotto. Un successo che è stato possibile raggiungere in particolare grazie alla regionalizzazione delle gendarmeria. Una misura che ho fortemente voluto nel corso della passata legislatura per riportare la polizia sul territorio, avvicinandola ai cittadini.

E infine non va dimenticato un passo fondamentale: il rafforzamento della Polizia cantonale sia per quel che concerne gli uomini a disposizione sia per quel che riguarda i mezzi a disposizione.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la sicurezza di tutti i ticinesi e di tutto il nostro territorio è una delle mie priorità. La chiusura dei valichi secondari è una delle misure che abbiamo attuato per garantirla. Si tratta infatti di uno dei beni essenziali e irrinunciabili per tutti i ticinesi. E questo dimostra che ai proclami politici la Lega dei Ticinesi preferisce la concretezza: ai bisogni e ai problemi dei cittadini ancora una volta abbiamo risposto unendo le forze e fornendo soluzioni reali e tangibili. Non solo parole quindi, ma soprattutto fatti! Per la sicurezza di tutto il nostro Cantone e di tutta la Svizzera.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Per la durata di sei mesi, a partire dal prossimo 1. aprile, sarà introdotta in Ticino la chiusura notturna – dalle 23 alle 5 – di tre valichi secondari di confine tra Svizzera e Italia: Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Questo progetto pilota è legato alla mozione 14.3035 della Consigliera nazionale Roberta Pantani. L’obiettivo è raccogliere informazioni sugli effetti concreti di una simile misura.

Le valutazioni svolte a livello federale e cantonale – in base a criteri di legati alla sicurezza e ai volumi di traffico transfrontaliero – hanno permesso di identificare nel Sottoceneri tre valichi idonei per l’avvio di una fase di sperimentazione, che comporterà la chiusura notturna al transito per un periodo di 6 mesi.

Grazie a un monitoraggio dei transiti notturni attraverso i tre valichi interessati dalla misura, è stato in particolare possibile constatare che la media dei passaggi infrasettimanale si attesta a circa 90 veicoli, con punte di 242 a Ponte Cremenaga; nel fine settimana il valore sale a circa 110 veicoli. La percentuale di veicoli svizzeri si attesta attorno al 20% del transito totale.

L’attuazione della misura sarà affidata al Corpo Guardie di Confine, che – con la collaborazione della Polizia cantonale – provvederà alla chiusura e alla riapertura dei tre punti doganali. Anche durante le ore in cui i valichi saranno chiusi, è previsto un monitoraggio attraverso sistemi di videosorveglianza, a garanzia della sicurezza della popolazione residente nei dintorni.

Alla fine del progetto pilota verrà effettuata una valutazione che permetterà, in particolare, di individuare gli effetti di tale misura sulla lotta alla criminalità transfrontaliera e sui flussi di traffico.

Il Dipartimento delle istituzioni esprime piena soddisfazione della decisione del Dipartimento federale delle finanze che ha mostrato una particolare sensibilità al problema della criminalità transfrontaliera e della realtà cantonale.

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Da CdT.ch | Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha invitato i 13 Esecutivi aggregandi a non prendere decisioni che possano vincolare a oltranza il futuro Comune

BELLINZONA – «È oltremodo importante che i Municipi, in questo delicato frangente, siano attenti a non prendere decisioni che in qualche modo abbiano a vincolare ad oltranza la nuova entità comunale, condizionandone in misura eccessiva il futuro margine d’azione. Dobbiamo a questo proposito constatare che non sempre tale cautela è stata pienamente ossequiata e in alcuni casi abbiamo riscontrato delle situazioni che possiamo definire limite». A scriverlo in una lettera indirizzata ai Municipi che a breve daranno vita alla Nuova Bellinzona sono il consigliere di Stato Norman Gobbi e il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi. La lettera è del 10 febbraio: ne siamo venuti a conoscenza dopo che ieri lo stesso Gobbi ne ha accennato durante la festa leghista a Giubiasco. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha così chiesto agli Esecutivi il rispetto degli impegni presi, ricordando che il Governo può, se necessario, annullare risoluzioni controproducenti.

http://www.cdt.ch/ticino/bellinzona/172880/nuova-bellinzona-municipi-occhio

«Dieser Typ muss hinter Gitter!»

«Dieser Typ muss hinter Gitter!»

Da Blick.ch | BELLINZONA TI –   Christian R.* (42) lachte über die Schweizer Justiz und seine Verurteilung wegen Rasens durch den Gotthard-Tunnel. Das Vergehen des Deutschen soll nicht ungestraft bleiben. Regierungsrat Gobbi erklärt die Causa zur Chefsache.

Noch lacht sich Raser Christian R.* (42) ins Fäustchen. Der Deutsche war im Sommer 2014 mit 200 km/h durch den Gotthard-Tunnel gebrettert – überholte zehn Mal im Tunnel! Zu BLICK sagt der Schwabe sogar stolz: «Ich bin durchgebolzt wie ein Affe und es hat Spass gemacht!» Letzte Woche wurde er in Lugano TI deswegen zu 30 Monaten Haft verurteilt, davon zwölf unbedingt (BLICK berichtete).

Doch der Raser erschien nicht zum Prozess und sagte frech: «Das Urteil interessiert mich nicht. Ausserdem habe ich in der Schweiz schon alles gesehen.» BLICK weiss: Christian R. denkt nicht daran, gegen das Urteil zu rekurrieren. Der Kontakt zu seinem Schweizer Anwalt ist abgebrochen, der Raser wiegt sich trotz Schuldspruch in Deutschland in Sicherheit.

Regierungsrat will Haftbefehl erstellen

Im Tessin will man Christian R. nicht einfach so davonkommen lassen. Der Fall wird jetzt zur Chefsache. Lega-Regierungsrat Norman Gobbi (39) ist fest entschlossen: «Wir werden alles daran setzen, diesen Raser dingfest zu machen. Den Typen bringen wir hinter Gitter!»

Der Direktor des Justizdepartements ist eigentlich in den Ferien, aber der Fall lässt ihm keine Ruhe. Sobald das Urteil rechtskräftig sei, werde umgehend ein nationaler Haftbefehl erstellt. Gobbi zu BLICK: «Dafür sorge ich persönlich.» Sein Versprechen: Das Tessiner Zwangsmassnahmengericht werde das Bundesamt für Justiz anweisen, eine Auslieferung von Christian R. in die Schweiz zu beantragen.

Gobbi gibt Gas

Der Raser soll seine Strafe bekommen: «Wenn Deutschland ihn uns nicht ausliefert, soll er seine Freiheitsstrafe dort absitzen.» Weiter fordert der Tessiner: «Es muss geprüft werden, ob Christian R. überhaupt tauglich ist, Auto zu fahren. Sonst sollte man ihm den Führerschein wegnehmen. Für immer.» Denn: «Dieser Mann hat das Leben von anderen Menschen riskiert. Der Gotthard sei eine der gefährlichsten Strecken Europas.»

Das letzte Wort hat das Bundesamt für Justiz

Norman Gobbi will in seinem Kanton alle Mittel aufgleisen, auch wenn das letzte Wort dann immer noch das Bundesamt für Justiz hat. Nur dort kann bei der entsprechenden deutschen Behörde die Auslieferung von Christian R. beantragt und die Übertragung der Freiheitsstrafe auf andere Länder angefragt werden. Auch ein internationaler Haftbefehl ist nur von Bern aus möglich.

Dann allerdings könnte Christian R. ausserhalb Deutschlands verhaftet und an die Schweiz ausgeliefert werden – und dort landen, wo Gobbi ihn haben will: Im Knast im Tessin.

http://www.blick.ch/news/schweiz/regierungsrat-norman-gobbi-39-will-den-gotthard-raser-im-knast-sehen-dieser-typ-muss-hinter-gitter-id6291843.html?utm_source=blick_app_ios&utm_medium=social_user&utm_campaign=blick_app_iOS

Gobbi: “Deve andare in carcere”

Gobbi: “Deve andare in carcere”

Da RSI.ch | Il consigliere di Stato ticinese vuole vedere il pirata della strada tedesco dietro le sbarre

“Faremo tutto il possibile affinché il pirata della strada tedesco finisca dietro le sbarre”, ha dichiarato martedì al Blick Norman Gobbi. Il consigliere di Stato ticinese ha promesso che si occuperà personalmente di emanare un mandato di cattura una volta che la sentenza sarà cresciuta in giudicato. L’intento è quello di assicurarsi che il 42enne germanico sconti la sua pena in patria o in Svizzera. “Se il pirata non verrà estradato, dovrà andare in prigione a casa sua”, ha ribadito Gobbi.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha poi aggiunto: “Quest’uomo ha messo in pericolo la vita di molte persone, perché il tunnel del Gottardo (che il conducente aveva attraversato sfrecciando a una velocità media di 140 km/h con punte di 270) è uno dei tratti autostradali più pericolosi d’Europa, perciò bisognerà valutare se sia idoneo alla guida e, se non lo fosse, pensare a un ritiro definitivo della patente”.

L’uomo – lo ricordiamo – è stato condannato in contumacia pochi giorni fa a Lugano a 30 mesi di carcere, di cui 12 mesi da scontare. L’ultima parola spetta ora all’Ufficio federale di giustizia.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-Deve-andare-in-carcere-8783611.html

Reclutatori ISIS: dobbiamo avere paura?

Reclutatori ISIS: dobbiamo avere paura?

Dal Mattino della domenica | Mercoledì una maxi-operazione antiterrorismo ha portato all’arresto di una persona

Circa un mese fa, proprio su queste pagine, scrivevo della radicalizzazione jihadista e della situazione in Ticino, spinto dai tristi fatti di cronaca di dicembre a Berlino e Instanbul. Ed ecco che la notizia degli ultimi giorni ci riporta negli ambienti della radicalizzazione, da molto più vicino. Una maxi-operazione antiterrorismo alla quale hanno partecipato oltre 100 agenti della Polizia cantonale e federale: se le ipotesi di reato venissero confermate, si tratterebbe del primo arresto in Svizzera di un reclutatore dell’ISIS.

Una notizia che alle nostre latitudini (fortunatamente) ancora ci turba. In molti mi hanno chiesto se dobbiamo avere paura. La mia risposta è no, ma dobbiamo preoccuparci. Il Ticino e la Svizzera, come ho affermato più volte, non sono obiettivi di attacchi, ma questo non significa che possiamo ritenerci esenti dalla minaccia terroristica, perché il rischio zero non esiste. E i fatti di questi giorni lo hanno dimostrato ancora una volta. Proprio sul nostro territorio operavano dei reclutatori, dei lupi che grazie al lavoro dell’intelligence ticinese e svizzera sono stati smascherati dalla loro veste di agnello. Un lavoro essenziale quindi quello della lotta contro i nuovi fenomeni legati al terrorismo, che si rivela una scelta vincente anche in Ticino. Le due operazioni di mercoledì sono la dimostrazione che la collaborazione tra Cantone e Confederazione funziona, e che le autorità sono attente e mantengono alta l’allerta.

Il nostro è un Cantone con una condizione particolare, per il nostro essere la Porta Sud della Svizzera per i flussi migratori. Nonostante i moralizzatori continuino a negarlo, è ormai incontestabile che ci siano degli individui radicalizzati che sfruttano questo movimento di persone per passare inosservati e raggiungere l’Europa, con la volontà precisa di compiere atti di estremismo. Per questo motivo per contrastare la radicalizzazione jihadista dobbiamo agire su più fronti: il controllo delle persone che arrivano sul nostro territorio ma anche il lavoro di intelligence come quello che ha portato alle due operazioni di mercoledì. La collaborazione con l’Italia nella lotta contro il terrorismo è essenziale: spesso questi individui in via di radicalizzazione sono sostenuti, logisticamente e finanziariamente, da gruppi che possono venire dalla vicina Italia, che come ben sappiamo ospita diverse aree con una crescente criticità sotto questo punto di vista.

Ma l’intelligence non può arrivare dappertutto e in ogni momento: per questo è importante che lo Stato sia aiutato dai cittadini, le nostre sentinelle sul territorio, ma anche dalle comunità religiose che vogliono essere parte integrata della nostra società. È fondamentale una maggiore vigilanza soprattutto da parte di questi ultimi, poiché come è vero che non tutti i luoghi di culto sono luoghi di radicalizzazione, è innegabile che questi luoghi siano frequentati anche da personaggi radicalizzati e radicalizzatori.

Via la pelle d’agnello dai lupi: collaboriamo per una maggiore sicurezza sul nostro territorio. Perché noi non vogliamo avere paura.

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Legge sulla cittadinanza ticinese e l’attinenza comunale

Legge sulla cittadinanza ticinese e l’attinenza comunale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha approvato una serie di modifiche della Legge cantonale sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale (LCCit). L’adeguamento allinea le norme ticinesi ai cambiamenti previsti a livello federale, e comporterà in particolare l’istituzione di un nuovo percorso formativo, obbligatorio e uniformato a livello cantonale; i Comuni saranno quindi in futuro sgravati da questo compito.

L’adeguamento della Legge federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera (LCit) – che entrerà in vigore il 1. gennaio 2018 – intende garantire che solo gli stranieri ben integrati possano ottenere il passaporto elvetico. Per raggiungere l’obiettivo, sono previsti alcuni significativi cambiamenti alla prassi attuale: anzitutto, la procedura ordinaria di naturalizzazione potrà essere avviata solo dopo la concessione di un diritto di soggiorno a lunga scadenza (permesso C). La nuova Legge federale definisce inoltre con più chiarezza i parametri che determinano l’integrazione del candidato nella società svizzera: osservanza dell’ordine e della sicurezza pubblici, rispetto dei valori della Costituzione, capacità di esprimersi in una lingua nazionale e volontà di partecipare alla vita economica o di acquisire una formazione.

Come enti responsabili delle procedure di naturalizzazione, i Cantoni sono ora chiamati ad adeguare le loro prassi alle nuove disposizioni federali. Il Consiglio di Stato ticinese ha quindi approvato un progetto di revisione della Legge cantonale sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale, prevedendo una serie di modifiche sostanziali rispetto alla procedura attuale.

In particolare, la preparazione dei candidati alla naturalizzazione sarà sensibilmente modificata rispetto alla situazione attuale. Per quanto riguarda la conoscenza delle lingue nazionali, il diritto federale impone infatti l’obbligo di presentare un certificato conforme agli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale. Il Cantone sarà quindi chiamato unicamente a fornire e verificare le conoscenze su civica, storia e geografia della Svizzera e del Ticino. Per svolgere questo compito, il Governo propone di adottare una nuova procedura uniformata e gestita direttamente dalle autorità cantonali, sia per la formazione sia per gli esami; saranno quindi sgravati da questo compito i Comuni, che rimarranno per contro responsabili di verificare l’avvenuta integrazione del candidato nella comunità, in base ai parametri stabiliti con chiarezza dalla nuova legge federale.

A livello decisionale le competenze sono invariate rispetto alla soluzione attuale, ovvero le concessioni dell’attinenza comunale e della cittadinanza cantonale ticinese rimarranno prerogativa dei rispettivi organi legislativi.

Servizi cantonali in Vallemaggia: il Dipartimento delle istituzioni rassicura le autorità locali

Servizi cantonali in Vallemaggia: il Dipartimento delle istituzioni rassicura le autorità locali

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Nelle scorse settimane si è tenuto a Bellinzona un incontro tra il Dipartimento delle istituzioni e alcuni rappresentanti istituzionali della Vallemaggia. Oggetto della discussione la presenza di servizi cantonali del Dipartimento delle istituzioni nella regione, sul cui mantenimento il Direttore Norman Gobbi ha rassicurato le autorità locali, invitandole nel contempo anche a formulare altre proposte al Consiglio di Stato relative alla possibile decentralizzazione di servizi cantonali.

All’incontro hanno preso parte, per il Dipartimento delle istituzioni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, l’Ufficiale dei registri dei Distretti di Locarno e Vallemaggia Claudia Adami come pure quello di Bellinzona e Tre Valli Simone Albisetti. In rappresentanza della Vallemaggia erano presenti il Sindaco del Comune di Cevio, Pierluigi Martini, il Presidente dell’Associazione dei Comuni di Vallemaggia Marcello Tonini, il deputato in Gran Consiglio Fiorenzo Dadò, nonché il Pretore di Vallemaggia Siro Quadri.

L’incontro ha permesso di discutere le riorganizzazioni in atto all’interno del Dipartimento delle istituzioni, che toccano alcuni settori presenti nella Valle. È stata altresì l’occasione per spiegare nel dettaglio le difficoltà operative del settore dei registri che impongono un’apertura parziale degli stessi in tutte le regioni periferiche. Il Dipartimento ha quindi rassicurato le autorità locali sul mantenimento dei servizi attuali siti a Cevio concernenti il settore dei registri e delle esecuzioni nonché i fallimenti e lo stato civile. Il servizio alla cittadinanza, mediante un’apertura parziale degli sportelli rispettivamente mediante servizio su appuntamento, continuerà ad essere garantito. Inoltre, sono in corso altri approfondimenti per centralizzare a Cevio nei prossimi anni alcune specifiche attività inerenti a questi settori.

Le autorità della Vallemaggia presenti all’incontro hanno preso atto delle difficoltà gestionali di alcuni uffici, ma soprattutto della disponibilità del Dipartimento delle istituzioni e della flessibilità del medesimo nell’adattare i progetti di riorganizzazione in atto anche alle esigenze delle diversi regioni, in particolari quelle periferiche. Un aspetto che si è riscontrato anche nella Valle di Blenio, vista l’intenzione del Dipartimento di istituire ad Acquarossa la sede circondariale di riferimento per le Tre Valli dell’Ufficio dello stato civile.

Le autorità della Vallemaggia continueranno quindi ad adoperarsi alfine di rafforzare la presenza di servizi cantonali di tutti i Dipartimenti nella regione, presentando al Consiglio di Stato altre possibile proposte di decentralizzazioni di servizi pubblici.