«È importante evitare malintesi»

«È importante evitare malintesi»

Dal Corriere del Ticino | Incontro tra Johann Schneider-Ammann e una delegazione dell’Esecutivo per discutere su Prima i nostri – Beltraminelli: «Siamo stati trasparenti» – Gobbi: «Non ha senso che il Consiglio di Stato non reagisca»
Nuova trasferta a Berna ieri mattina per una delegazione del Consiglio di Stato: Paolo Beltraminelli , Christian Vitta e Norman Gobbi hanno incontrato il presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann . Tema del colloquio, durato un’ora, il sì all’iniziativa Prima i nostri e al controprogetto sul dumping salariale. Oltre al consigliere federale erano presenti il segretario di Stato per la migrazione Mario Gattiker e il «super negoziatore» Jacques de Watteville , responsabile delle discussioni con Bruxelles, come pure Rolf Gerspacher del Segretariato di Stato per l’economia SECO.
L’incontro è stato chiesto e ottenuto dal presidente del Governo ticinese con lo scopo di «garantire la massima trasparenza nei confronti della Confederazione», come ci ha detto nella hall del Bellevue, lo storico hotel situato di fianco a Palazzo federale che spesso fa da lussuoso contorno a strategie politiche. L’iniziativa Prima i nostri infatti «si inserisce in una trattativa che è già molto difficile, quella concernente il voto del 9 febbraio 2014, ed è importante che non si creino malintesi». I tre consiglieri di Stato hanno dunque spiegato a Schneider-Ammann che il testo accolto dai ticinesi chiede l’introduzione di una preferenza indigena nel mercato del lavoro, sulla stessa linea di quanto sta elaborando il Parlamento federale per applicare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. «Abbiamo anche segnalato che a nostro avviso il modello approvato dal Nazionale deve essere reso più incisivo», come già fatto notare la scorsa settimana alla Commissione degli Stati. Inoltre la delegazione cantonale ha riassunto quello che già oggi si sta facendo in Ticino per favorire l’impiego della manodopera residente, in particolare nell’amministrazione cantonale.
Dal canto suo Schneider-Ammann, cui è stato consegnato un dossier esplicativo del voto del 25 settembre, ha apprezzato la volontà del Ticino di operare in modo collaborativo. Ha inoltre manifestato l’intenzione del Consiglio federale di non interferire in questa fase con i lavori del Parlamento federale: in dicembre infatti le due Camere dovrebbero accordarsi su una proposta definitiva di applicazione del 9 febbraio.
Si attende il Gran Consiglio
Riguardo all’istituzione del tavolo tecnico, in seguito alla lettera aperta inviatagli dal consigliere nazionale Marco Chiesa e alle dichiarazioni di Gobbi sul Mattino, Beltraminelli ha ribadito che «aspetteremo la decisione del Gran Consiglio», aggiungendo che la richiesta di farsi parte attiva «l’abbiamo esaudita velocemente, recandoci prima a Bruxelles e ora a Berna». Gobbi dal canto suo ha sottolineato di avere «chiesto che il Governo possa lavorare in parallelo. Questo perché ci sono sì misure prettamente legislative e quindi di competenza del Gran Consiglio, ma altre sono esecutive e quindi di nostra competenza, che possono già essere adottate con urgenza per dare un segnale chiaro». Il direttore delle Istituzioni cita la preferenza indigena nel settore pubblico, parapubblico e negli enti sussidiati. «Non ha senso che il Governo non reagisca al voto popolare», ha soggiunto.
All’incontro è stato anche discusso l’ottenimento della garanzia federale: «È stato sollevato che la garanzia potrebbe essere messa in discussione da parte di alcuni parlamentari, come era già emerso subito dopo il voto», ci ha detto Gobbi riferendosi ai deputati socialisti, «d’altra parte a mio avviso ciò non costituisce un vincolo frenante nel trovare misure più incisive nel quadro legislativo attuale».
Maggiore fermezza
All’incontro tra Maroni e lo stesso Beltraminelli avvenuto mercoledì scorso Gobbi non aveva potuto presenziare e sulle colonne del Mattino aveva bacchettato il presidente del Governo dichiarando che «se fossi stato presidente sarei stato meno accondiscendente». Ieri a Berna invece il direttore delle Istituzioni c’era e Beltraminelli ha tenuto a precisare che «quello che è stato detto oggi è condiviso da tutti e tre». Certo è che la decisione di accompagnare i due colleghi non è apparsa un caso. Gobbi al proposito ha spiegato: «Sono meno accondiscendente, se c’è da dire una cosa la dico indipendentemente dall’interlocutore che ho di fronte. Con cortesia e gentilezza certo, ma con la fermezza che mi contraddistingue. Non è che non mi fidi dei colleghi, mercoledì con Maroni non ho potuto esserci, questa volta sono andato a Berna proprio per far capire che il voto su Prima i nostri è uno dei tanti segnali del popolo ticinese per preservare il mercato del lavoro, come lo è stato anche il voto sul dumping salariale».
E proprio su quest’ultimo tema, per quanto riguarda il controprogetto la Confederazione si è detta pronta a sostenere finanziariamente il potenziamento delle misure di controllo del mercato del lavoro, confermando quindi quanto aveva espresso la Segretaria di Stato per l’economia Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch durante la sua recente visita in Ticino.
«Contro la tratta e in aiuto delle vittime»

«Contro la tratta e in aiuto delle vittime»

Dal Giornale del Popolo |  L’appello di Simonetta Sommaruga e Norman Gobbi al convegno internazionale dell’Interpol – La consigliera federale ha anche evidenziato come la Svizzera nel 2017 inizierà un secondo piano d’azione sia per colpire i delinquenti sia per aiutare le vittime.

La tratta di esseri umani è un problema che si combatte collaborando. Un concetto chiaro e che è stato ribadito ieri, alla fine dell quarta conferenza globale dell’Interpol che si è tenuta a Lugano. Un evento che si è svolto per la prima volta in Svizzera e ha visto la presenza di esperti da tutto il mondo.

Tra i presenti anche la consigliera federale Simonetta Sommaruga la quale ha ricordato come questo tema sia una delle priorità strategiche del Consiglio federale. «La Svizzera ha elaborato un piano di azione nel 2012 con misure concrete per combattere la tratta di esseri umani e migliorare l’identificazione delle vittime. E anche il perseguimento penale è stato rafforzato, così come la tutela delle vittime», ha detto la ministra della giustizia. La stessa consigliera federale ha poi aggiunto che «negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti nella lotta alla tratta di esseri umani e la conferenza internazionale in Svizzera dimostra come il Paese sia diventato un protagonista nella lotta a questa piaga».

«La formazione del personale è fondamentale»
Sulla migrazione Sommaruga ammette: «Esiste anche questa difficile situazione che colpisce le persone più vulnerabili e i minori. Ecco perché è necessario avere un personale formato adeguatamente. La formazione è altresì utile anche per riuscire a comprendere se un rifugiato è anche una vittima della tratta di esseri umani».

«Dal 2017 entrerà in vigore il secondo piano d’azione»
Dal 2017 entrerà in vigore in Svizzera un secondo piano di azione per combattere la tratta. «Già con il primo programma abbiamo dimostrato la nostra volontà di agire. Un modo di affrontare il tema diverso rispetto a qualche anno fa quando si mettevano in atto solo alcune misure, ma senza una strategia coordinata. Inoltre – ha continuato Sommaruga – la conferenza di questi giorni è stata molto utile per capire meglio il problema e imparare dagli altri come affrontarlo».

«Il nostro Cantone è terreno fertile per passatori»
Da parte sua il responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha voluto sottolineare come il Ticino, «più di altri Cantoni, fornisce terreno fertile per l’attività dei passatori. Il confine tra Italia e Svizzera è un ostacolo per quei migranti che
vogliono arrivare in Nord d’Europa e per raggiungerlo oltrepassano il confine della legalità. E una volta fuori dalla legge sono facile preda di organizzazioni criminali».

Lo stesso Gobbi ha rilevato come la tratta di esseri umani e quella dei migranti siano strettamente connesse e legate da un vincolo di parentela. Secondo lui «devono essere affrontate come un unico grave problema in quanto dietro si nascondo organizzazioni di criminali che fanno leva sulla povertà».

In Ticino sono state aperte 15 inchieste in un anno
Il Ticino, ha ricordato il consigliere di Stato, dal 2015 si è dotato, per primo, di una task-force che dedica le attività investigative alla lotta dei passatori. I risultati ottenuti sono confortanti. Nel primo anno di attività il gruppo investigativo ha aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro «Contro la tratta e in aiuto delle vittime» delinquenti ch trasportavano migranti dall’Italia alla Svizzera. «Un’attività che ci ha permesso di meglio comprendere la rete criminale e in particolare la filiera africana che controlla il traffico da Somalia, Eritrea e Nigeria». Gobbi ha anche sottolineato come la Polizia cantonale, già dal 2015, si è dotata del gruppo TESEU che si occupa di tratte di esseri umani e di prostituzione.

In Svizzera, quasi mille interventi in 5 anni
Qualche altra cifra importante l’ha fornita la stessa consigliera federale. Secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in 812 casi. Mentre il registro del Centro d’assistenza per le vittime delle tratte di donne e migranti conta 905 interventi. Da notare che in alcune circostanze una persona può apparire in entrambi gli archivi.

Un’altra cifra deve far riflettere: da metà e fino a due terzi di tutti i procedimenti registrati in questo settore e nel promovimento della prostituzione riguardano persone che provengono dall’Europa dell’Est: Romania, Bulgaria e Ungheria in primis.

Il Ticino vuole essere partner affidabile
«Il Cantone – ha continuato Gobbi – vuole essere un partner affidabile a livello nazionale e internazionale per questo motivo ci stiamo attivando per raggiungere nuove collaborazioni allo scopo di migliorare il controllo del territorio e in particolare della zona di confine».

Lo stesso responsabile del DI ci ha confermato come «Berna e in particolare la consigliera federale Sommaruga è molto sensibile al tema. E se è stato istituito questo gruppo attivo da un anno è grazie alla sua e alla nostra volontà. È anche molto sensibile alle vittime delle tratte di essere umani. Proprio perché l’azione deve essere fatta anche in questo senso e non solo colpendo i trafficanti. Le istituzioni hanno bisogno anche dell’aiuto delle vittime per riuscire a colpire i criminali».

Sforzi comuni per combattere l’illegalità

Sforzi comuni per combattere l’illegalità

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Conferenza Interpol contro la tratta di esseri umani

Signora Consigliera federale Simonetta Sommaruga,
Signora Roraima Ana Andriani, Direttrice del Reparto crimine organizzato ed emergente dell’Interpol,
Signora Nicoletta Della Valle, Direttrice dell’Ufficio federale di polizia,
Gentili signore,
Egregi signori,

è con immenso piacere e con una punta d’orgoglio che vi porgo questa sera il saluto del Consiglio di Stato: benvenuti in Ticino. È un onore per il nostro Cantone, accogliere qui a Lugano – per la prima volta in Svizzera – la quarta Conferenza mondiale INTERPOL incentrata sul tema della tratta degli esseri umani. È davvero un momento privilegiato per il nostro Cantone, la porta d’accesso alla Svizzera e dal Mediterraneo al nord Europa; credo che ci siano pochi luoghi più adatti per discutere un tema di portata internazionale come la tratta degli esseri umani, che purtroppo tocca da molto vicino anche la nostra realtà.

Ho insistito personalmente affinché la conferenza dell’INTERPOL fosse organizzata sul suolo ticinese: per prima cosa, ritenevo cruciale dare la possibilità a tutti voi di conoscere le peculiarità della nostra regione che la sua conformazione geografica rende un caso unico in Svizzera. Racchiuso a nord dalle Alpi e a sud dal confine con l’Italia, il nostro Cantone è diventato la porta di transito per chi desidera spostarsi verso nord, dal bacino Mediterraneo al cuore dell’Europa.

Durante la scorsa estate il nostro territorio – come può confermarvi anche la Consigliera federale Simonetta Sommaruga – è stato sotto gli occhi dei riflettori del resto del Paese ma non solo. Siamo infatti stati confrontati con una pressione migratoria senza precedenti alla frontiera sud; un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali.

Il Ticino, più di altri Cantoni svizzeri, fornisce purtroppo terreno fertile per l’attività dei passatori. Il confine tra Italia e Svizzera è visto come un ostacolo dai migranti che vogliono raggiungere i Paesi a nord dell’Europa, e che cercano quindi di superarlo in ogni maniera, anche illegalmente. Purtroppo, una volta entrate nell’illegalità queste persone sono preda facile di organizzazioni criminali. I malintenzionati d’Europa, e non solo, sanno benissimo che possono approfittare dei grandi flussi di persone per celare attività criminali come la tratta di migranti, ma non solo: anche la tratta di essere umani si innesta infatti su questo tessuto di malessere. E questi due crimini, lo sapete bene, sono legati da uno stretto vincolo di parentela, e devono essere affrontati come un unico grave problema.

Sia che si parli di tratta di esseri umani, sia che si parli di tratta di migranti non cambia il nocciolo della questione: le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore di queste persone che lasciano il loro Paese per cercare un futuro diverso.

Con un’ottima collaborazione tra le Autorità politiche del nostro Cantone e quelle delle regioni confinanti, il Ticino è comunque riuscito a gestire egregiamente l’importante flusso migratorio. Grazie al coordinamento tra le nostre forze dell’ordine, quelle della Confederazione e quelle di oltre confine, abbiamo portato a termine un lavoro del quale hanno beneficiato non solo i cittadini ticinesi, ma tutta la popolazione svizzera.

In casi come questi, lo voglio ribadire, solo la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti in Svizzera e nella vicina Italia può permetterci di fronteggiare adeguatamente un nemico che fa proprio dell’organizzazione il suo punto di forza.

Oltra a un’ottima rete di contatti e collaborazioni per poter smascherare attività criminali di portata internazionale ovviamente è necessario contare anche su strumenti di lavoro all’altezza dei tempi, e su strutture ben organizzate. Nel settembre 2015 perciò il nostro Cantone ha sviluppato per primo in Svizzera una Task Force che dedica tutta la propria attenzione alle attività investigative di lotta all’attività dei passatori. Si chiama Gruppo Interforze Repressione Passatori, e al suo interno sono rappresentate la Polizia cantonale, la FedPol e il Corpo delle guardie di confine; inoltre, collabora con agenti delle Forze dell’ordine dei Paesi vicini, in particolare l’Italia e la Germania. Questa unità ci permette di disporre di personale competente, con molta esperienza nell’ambito della repressione dei passatori. Il suo compito operativo è chiaro: indagare sul fenomeno dei passatori con l’obiettivo di stroncare questa piaga.

I risultati fin qui ottenuti ci confortano: nel suo primo anno di attività il Gruppo ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino in Germania. Questa attività ci ha permesso di capire meglio il funzionamento di questa rete criminale. È una, in particolare, la grande filiera di trafficanti individuata: quella africana, che si concentra sui migranti provenienti dalla Somalia, l’Eritrea e la Nigeria.

Ma oltre a coprire il traffico di migranti, come dicevamo in precedenza, le emergenze migratorie offrono anche un riparo perfetto a chi tenta di camuffare la tratta di esseri umani. I migranti sono infatti particolarmente a rischio perché si trovano lontani da casa e dal loro sistema giuridico, diventando così molto più vulnerabili. Il nostro Cantone non è stato a guardare neanche in questo caso, e ha scelto di affrontare con decisione anche questo problema. Oltre agli strumenti sviluppati nel corso degli anni dalla Confederazione per semplificare le procedure di denuncia e difendere meglio le vittime e i testimoni, il Ticino ha istituito nel 2005 una sezione della sua Polizia cantonale, la TESEU, che si occupa prevalentemente di inchieste legate a queste attività criminali: tratta di essere umani, promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

La nostra convinzione è che proteggere e assistere in maniera adeguata le vittime sia il primo elemento di un circolo virtuoso che favorisce la disponibilità di vittime e testimoni a denunciare i loro aguzzini: e questo è un elemento fondamentale per raccogliere informazioni sempre più precise e a risalire fino alla fonte, per estirpare alle radici il fenomeno della tratta di esseri umani.

Per riuscire in queste sfide è naturalmente determinante anche la nostra capacità di rafforzare la cooperazione tra le forze dell’ordine, potenziando lo scambio delle informazioni che raccogliamo e le attività d’analisi e di coordinamento al di là delle frontiere. Solo in questo modo potremo consolidare una strategia comune e combattere con successo le attività illegali promosse dai passatori.

Il messaggio di fondo con il quale voglio salutarvi è che il Ticino sta lottando assiduamente contro la tratta di esseri umani: vogliamo essere un partner affidabile a livello nazionale e internazionale, e ci stiamo impegnando per raggiungere nuove collaborazioni e controllare così in modo ancora migliore il nostro territorio e la fascia di confine. Questo obiettivo può essere raggiunto solo con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti. Quest’ultimi diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto “sostegno ai migranti a tutti i costi” hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico.

Questa conferenza ci servirà soprattutto per stabilire nuovi contatti, scambiare informazioni e condividere le nostre esperienze: vogliamo conoscere sempre più precisamente questo problema e aumentare la nostra capacità di risposta. Lo scambio e il dialogo ci permetteranno di lottare più efficacemente contro un nemico che rimane temibile e determinato, e di informare sempre meglio l’opinione pubblica riguardo a questo crimine inaccettabile che nessuno di noi può permettersi di ignorare.

Colgo quindi infine l’occasione per ringraziare Interpol per aver scelto il nostro Cantone come scenario di questo convegno, la Polizia cantonale ticinese e la Fedpol per l’eccellente organizzazione dell’evento ma soprattutto per il loro agire quotidiano a favore della sicurezza di tutti noi.

Vi ringrazio per l’attenzione e auguro a tutti voi un buon proseguimento di serata.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Una delegazione del Consiglio di Stato incontra il Presidente della Confederazione

Una delegazione del Consiglio di Stato incontra il Presidente della Confederazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Una delegazione del Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Berna il Presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann – accompagnato dai Segretari di Stato Jacques de Watteville e Mario Gattiker e dal Responsabile del Settore Sorveglianza del mercato di lavoro Rolf Gerspacher – per un aggiornamento reciproco su diversi temi di attualità, comprese le votazioni cantonali del 25 settembre scorso sulle iniziative popolari «Prima i nostri!» e «Basta con il dumping salariale in Ticino!». Il Governo ticinese ha colto l’occasione per ribadire la chiara indicazione delle cittadine e dei cittadini ticinesi a favore dell’introduzione di una preferenza indigena sul mercato del lavoro.

La delegazione del Governo ticinese – composta dal Presidente Paolo Beltraminelli e dai Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, accompagnati dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini – ha anzitutto esposto i possibili scenari per l’applicazione dell’iniziativa cantonale costituzionale «Prima i nostri!», che saranno valutati il mese prossimo dal Gran Consiglio. È stata poi illustrata la procedura con la quale il Governo intende applicare le indicazioni del controprogetto all’iniziativa contro il dumping salariale, anch’esso approvato lo scorso 25 settembre. L’obiettivo di fondo è che le nuove norme – che si aggiungono alle misure introdotte negli ultimi anni – rendano più efficace la lotta agli abusi sul mercato del lavoro ticinese, a vantaggio dei lavoratori e delle imprese che operano in Ticino.

In merito all’applicazione del nuovo articolo 121a della Costituzione federale – come già espresso settimana scorsa nel corso dell’audizione di fronte alla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati – il Consiglio di Stato ha poi ribadito la propria preoccupazione per la mancanza di incisività delle formulazioni relative alla preferenza indigena contenute nella versione approvata dal Consiglio nazionale.

Un accordo di cooperazione internazionale fra il Ticino e la regione di Krasnodar (Russia)

Un accordo di cooperazione internazionale fra il Ticino e la regione di Krasnodar (Russia)

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato – rappresentato dal Presidente Paolo Beltraminelli e dai Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi – ha firmato oggi a Berna, nella Casa dei Cantoni, un Protocollo d’intenti con il Governo della Regione di Krasnodar (Federazione Russa): l’obiettivo è di promuovere la cooperazione regionale tra i due territori.

Il protocollo d’intenti sottoscritto dal Ticino, firmato dal Presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli e dal Governatore della Regione del Krasnodar V.I. Kondratiev, si basa sull’accordo sul commercio e sulla collaborazione economica che la Confederazione Svizzera e la Federazione Russa hanno sottoscritto il 12 maggio 1994. Gli ambiti di cooperazione toccati inizialmente da questo primo Protocollo d’intenti, della durata di 4 anni, sono l’agricoltura e l’industria alimentare, l’economia, le stazioni turistiche e il turismo, la scienza, l’istruzione e la cultura.

Un gruppo di rappresentanti della Regione russa di Krasdonar raggiungerà inoltre nel pomeriggio di oggi il Ticino, per una serie di incontri dedicati a temi economici e turistici. È previsto anche un breve ricevimento ufficiale a Palazzo delle Orsoline, con la partecipazione di una delegazione del Consiglio di Stato.

Tra mafia e terrorismo

Tra mafia e terrorismo

Dal Corriere del Ticino | Il compito dei servizi segreti in Svizzera e in Italia – Il concetto di «isola felice»

I servizi segreti sono stati al centro della serata organizzata dagli Amici delle forze di polizia svizzere, presieduta da Stefano Piazza, al Centro scolastico Canavee di Mendrisio. L’occasione è stata data dal volume presentato dal generale dei Carabinieri Mario Mori «Servizi segreti. Introduzione allo studio dell’intelligence», che parte dall’epoca pre-romana per tracciare la storia dell’intelligence arrivando ai giorni nostri. Questo perché «la storia dell’intelligence è la storia dell’umanità», ha spiegato Mori, illustrando anche quello che è il lavoro dell’agente segreto: «Non è come viene presentato nei film con Sean Connery, si tratta di un lavoro metodico, di analisi, che viene svolto senza spocchia, nel silenzio». Alla presentazione è intervenuto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi , che ha ricordato la nuova legge federale approvata dal popolo lo scorso 25 settembre: «In questo periodo storico siamo confrontati con un aumento del terrorismo in Europa – ha detto – e i terroristi hanno mutato modus operandi, mirando alla destabilizzazione del senso di sicurezza dei cittadini e al loro modo di vivere». Ciò che secondo Gobbi deve far riflettere è il fatto che «i due terzi dei presunti jihadisti arrestati nel 2015 erano cittadini nati in Europa». Anche in Svizzera ci sono numerosi simpatizzanti dello Stato islamico e in aprile ne è stato fermato uno, proveniente dall’Italia, che frequentava il Ticino. Per questo «è fondamentale la collaborazione con le forze di sicurezza italiane anche per lottare contro il terrorismo», ha sottolineato Gobbi che a però anche messo in guardia contro le forme di radicalizzazione, facendo riferimento recente al raduno neonazista a Unterwasser. In seguito c’è stato un dibattito tra Mori e il già procuratore federale Pierluigi Pasi che, moderati e pungolati dal consigliere nazionale Marco Romano , hanno presentato la situazione della lotta al terrorismo e al crimine organizzato in Svizzera e in Italia. Pasi ha posto l’accento sul cambiamento di finalità, poiché «dove prima si parlava di repressione oggi si parla di prevenzione». Pasi ha poi affermato che «il nostro limite è il federalismo, che porta un elevato rischio di sovrapposizione di indagini e di perdita di efficienza ed energie». Ma la Svizzera, ha poi chiesto Romano, è un’isola felice? Per Pasi «è illusorio e pericoloso ritenere che la Svizzera sia un’isola felice non toccata dai fenomeni della criminalità organizzata e del terrorismo». Mori invece, paragonando la situazione elvetica alla storia italiana e del crimine organizzato nella Penisola, ha affermato senza esitazione alcuna «voi vivete in un’isola felice». «Pensare che il nostro Paese con la libera circolazione delle persone non susciti un certo interesse nel crimine organizzato è utopico. A me piacerebbe che sia così, ma generale non lo è. Abbiamo scoperto in Ticino la presenza di centri decisionali della ’ndrangheta».

‘Tratta, migranti fra i più a rischio’

‘Tratta, migranti fra i più a rischio’

Da laRegione | Approfondiremo il tema alla luce delle esperienze internazionali di prevenzione e di contrasto’. Il tema cui allude il comandante della Cantonale è la tratta di esseri umani al centro della Conferenza Interpol da oggi a Lugano.

La tratta di esseri umani «è una forma moderna di schiavitù e costituisce una grave violazione dei diritti dell’uomo: è un fenomeno mondiale e durante questo incontro approfondiremo il tema alla luce di esperienze di prevenzione e di contrasto scaturite dall’impegno delle forze dell’ordine di tutti e cinque i continenti». Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi spiega così l’obiettivo della Conferenza Interpol che, come annunciato qualche giorno fa dal Dipartimento istituzioni, si apre oggi a Lugano, dove si chiuderà venerdì («Oltre duecento i partecipanti»). Al centro dei lavori, la lotta alla tratta degli esseri umani. A quella che Cocchi definisce «una piaga», che non risparmia «la Svizzera e il Ticino». Come Polizia cantonale, aggiunge, «siamo chiamati a dare il nostro contributo in base a una strategia che prevede, sul piano internazionale, una sempre maggiore cooperazione fra i Paesi di destinazione e di transito e i Paesi di origine delle vittime della tratta».

La Polizia cantonale come si è organizzata per contrastare questa piaga?

Il Ticino quale porta sud della Confederazione è da sempre una regione di transito delle genti. Già negli anni Novanta, con la guerra nei Balcani, siamo stati confrontati a più riprese con il fenomeno della tratta. Un fenomeno presente anche dopo il citato conflitto e contro il quale continuiamo a lottare. Nel 2005 abbiamo dato vita alla Teseu, ovvero la Sezione tratta e sfruttamento di esseri umani. Formata da agenti della Polizia giudiziaria e della Gendarmeria, si occupa di inchieste riguardanti principalmente la tratta e altri reati che possono essere connessi ad essa: promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

Comandante, in quali ambiti si manifesta in Ticino la tratta o lo sfruttamento di esseri umani?

Negli ambienti della prostituzione lo sfruttamento di giovani donne, perlomeno di una parte di loro, non esiste certo da oggi. Casi di sfruttamento si sono registrati anche in settori economici come l’edilizia. Negli ultimi anni è tornato alla ribalta il fenomeno dei passatori, che lucrano sulla vulnerabilità dei migranti alla ricerca di migliori condizioni di vita. A questo proposito è stata istituita nel settembre dello scorso anno un’unità investigativa interforze, denominata Girp, dedita proprio alla lotta contro le reti criminali dei passatori. Teseu e Girp collaborano strettamente nel contrastare la tratta di esseri umani. Dietro alla quale si celano organizzazioni criminali internazionali, sempre pronte a sfruttare la fragilità dei più deboli per arricchirsi.

La migrazione alimenta quindi la diffusione della tratta?

Certamente e ne abbiamo avuto la riprova, tanto a livello cantonale quanto a livello internazionale, con la recente ondata migratoria. Le forze dell’ordine svizzere e quelle degli altri Paesi europei si sono trovate nuovamente alle prese con i trafficanti di esseri umani. I migranti sono infatti particolarmente a rischio, poiché al di fuori del loro Paese e del loro sistema giuridico diventano molto più vulnerabili.

Sul piano internazionale l’azione di contrasto alla tratta funziona o le diverse legislazioni nazionali costituiscono (ancora) un ostacolo?

I differenti ordinamenti giuridici generano sicuramente delle difficoltà. È perciò di estrema importanza incentivare la collaborazione fra ‘addetti ai lavori’: il convegno di Lugano va in questa direzione. E ciò grazie a istituzioni come l’Interpol, organizzazione voluta per lottare contro il crimine internazionale attraverso un’intensa cooperazione tra le forze di polizia dei vari Paesi.

‘Occhio ai potenziali terroristi infiltrati nei flussi di rifugiati’

Comandante Cocchi, lei è reduce da un convegno in Portogallo dei responsabili europei delle forze speciali di polizia in occasione del quale si è discusso anche di terrorismo. Quali legami ci sono fra quest’ultimo e la tratta di esseri umani?

Il problema dell’infiltrazione di potenziali terroristi nei flussi migratori non deve essere sottovalutato. Anche se quello dei flussi migratori non costituisce il ‘canale’ prioritario da loro utilizzato per raggiungere l’Europa, alcuni casi, al centro delle indagini concernenti gli ultimi attentati, confermano l’esistenza di questo problema. Al quale del resto anche il nostro Paese pone particolare attenzione: come Polizia cantonale collaboriamo con i nostri partner federali – Guardie di confine, Polizia federale e Segreteria di Stato della migrazione –affinché i migranti in entrata in Svizzera siano sottoposti a opportuni controlli di sicurezza.

Come indicato dal Dipartimento istituzioni, la “quarta Conferenza globale Interpol” si tiene per la prima volta in Svizzera: l’evento è organizzato dalla Polcantonale in collaborazione con l’Ufficio federale di polizia…

Ovviamente l’occasione di poter accogliere nel nostro cantone un simposio di valenza mondiale non capita tutti i giorni. L’Ufficio federale di polizia ha chiesto la nostra disponibilità a ospitare in Ticino la Conferenza Interpol sul tema della tratta di esseri umani: sia il direttore del Dipartimento Norman Gobbi che il sottoscritto hanno risposto subito affermativamente, coscienti dell’impegno organizzativo che un simile evento avrebbe comportato per la Polizia cantonale.

Igor Zubov’s meeting with delegation of Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of Swiss Confederation

Igor Zubov’s meeting with delegation of Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of Swiss Confederation

Da en.mvd.ru | Today, Deputy Minister of Internal Affairs of Russia Igor Zubov held a working meeting with the delegation of the Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of the Swiss Confederation who wished to learn about the structure, key functions and tasks of the Russian MIA. Chief of the International Law Administration of the Treaty and Law Department of the Russian MIA Vitaly Yakovlev and Chief of the 3rd Division of the National Central Bureau of Interpol of the Russian MIA Ilya Sevostyanov also took part in the event on the Russian part.

The Swiss delegation was led by President of the Government Conference Norman Gobbi.

Igor Zubov told the foreign partners about the specifics of the structure and the organization of the service of the Russian police agency.

In particular, he noted that the Russian Ministry of Internal Affairs was currently the largest and multifunctional part in the country’s law enforcement system. The main criterion for assessing its work is public opinion which is stipulated in the legislation.

“In recent years, we have managed to significantly increase the level of people’s trust. However, this effect cannot be permanent as it depends on multiple factors,” added the Deputy Minister.

He also spoke about issues related to the migration policy both in Russia and in EU countries, having noted that many challenges in that area were common and should be tackled in collaboration.

“We place a great emphasis on international cooperation, including with the Swiss Confederation,” noted Igor Zubov.

The participants in the meeting spoke about positive examples of the cooperation of the National Central Bureau of Interpol and the Investigation Department of the Russian MIA with the law enforcement bodies of Switzerland, especially in the area of search and identification of persons, as well as fight against crime perpetrated using computer technologies.

The Deputy Minister of Internal Affairs of the Russian Federation expressed his hope that negotiations, international events and conferences, including those focusing on fight against crime would help to establish and enhance the collaboration between the two countries in future.

For reference

The Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of the Swiss Confederation is the second most important structure within the state security system of Switzerland uniting members of governments responsible for defense, protection of civilians, and fire safety of the Cantons of Switzerland and the Principality of Liechtenstein. The bodies of the Government Conference include the plenum, the board, the General Secretariat, and the audit commission. The headquarters of the Government Conference are located in Bern.

La volontà del popolo prima di tutto

La volontà del popolo prima di tutto

Dal Mattino della Domenica, una mia intervista

“Prima i nostri”, la parola al Consigliere di Stato Norman Gobbi

Assente alla visita di Maroni per un impegno di lavoro all’estero, il Consigliere di Stato leghista – da noi interpellato – dice la sua su come applicare il risultato delle urne dello scorso 25 settembre.

Dopo il voto di 3 settimane fa tiene banco il tema dell’applicazione del voto popolare. Cosa ne pensa il Ministro delle istituzioni?

Il Popolo è sovrano e si è espresso. La volontà popolare va pertanto rispettata. Ed è quello che voglio fare. Il Governo aveva presentato un controprogetto, ma il volere del Popolo non può essere ignorato. Bisognerà trovare una soluzione praticabile. Non ne ho ancora discusso con i miei colleghi, ma ritengo che un tema del genere debba essere affrontato anche da un gruppo tecnico; nonostante lo scetticismo di alcuni verso questa opzione, non dobbiamo dimenticare che una soluzione del genere è stata applicata con successo anche per la votazione riguardo al divieto di dissimulare il viso. Anche il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha scelto questa via per attuare l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”. Pure in questo caso sarà fondamentale riuscire a trovare un’intesa il più ampia possibile per dare seguito alla volontà popolare.

Lei era assente all’incontro con Maroni per un impegno all’estero agendato da tempo. È soddisfatto di quanto emerso dalla riunione con i suoi colleghi di Governo?

Mercoledì mi trovavo all’estero, ma sono stato informato sulla discussione. Il Presidente della Regione Lombardia ha voluto dare un segnale chiaro ai suoi cittadini. D’altra parte – lo ribadisco – come Governo dovremo impegnarci per dare ai nostri cittadini quello che hanno chiesto, esprimendo un voto chiaro. Se fossi stato presente, posso comunque aggiungere che sarei stato meno accondiscendente e qualche frecciatina al collega Maroni l’avrei lanciata…

Prima i nostri…e una discriminazione degli altri?

Non la leggo in questo modo. Accettando l’iniziativa dell’UDC, sostenuta dalla Lega, il Popolo ha indicato una via per difendere il nostro mercato del lavoro. Il punto della questione è ormai chiaro a tutti: la volontà è di tutelare il nostro mercato di lavoro, difendendo i lavoratori ticinesi. Questo è l’aspetto centrale sul quale dobbiamo lavorare. Ci sono state diverse speculazioni mediatiche soprattutto in Italia, dove il risultato scaturito dalle urne è stato interpretato come un attacco ai lavoratori frontalieri. D’altra parte ogni attore coinvolto in questo genere di dinamiche cerca di tirare l’acqua al proprio mulino…

Quale è la sensazione dal suo osservatorio di Consigliere di Stato?

Ricevo spesso lettere e messaggi, da tanti cittadini ticinesi. Al di là delle cifre e dei dati statistici regolarmente pubblicati, non dobbiamo mai dimenticare le storie di tanti ticinesi che hanno perso il loro lavoro o che temono di perderlo. La concorrenza con i lavoratori frontalieri è un dato di fatto così come il dumping salariale, in particolare nel terziario e per gli impiegati di commercio. Qualche giorno fa alcuni cittadini mi hanno contattato per condividere i loro timori. Sono stati annunciati tagli nel nostro settore bancario e c’è chi teme seriamente per il futuro del proprio impiego. La domanda che alcuni si sono posti e mi hanno rivolto è sempre la stessa: “Perché non è stata ancora applicata già la volontà popolare, favorendoci rispetto ai lavoratori che giungono da oltre Confine?”. Si tratta di una questione che non può più essere aggirata né ignorata. Condividerò senz’altro questa riflessione con i miei colleghi di Consiglio di Stato.

MDD

Pretura di Leventina: designazione della Pretore supplente

Pretura di Leventina: designazione della Pretore supplente

Stamattina l’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, assumendo la carica di Pretore supplente del Distretto di Leventina a metà tempo in condivisione con l’avv. Elisa Bianchi Roth, Pretore supplente del Distretto di Leventina a partire dallo scorso 1° ottobre 2016. Tale impostazione rappresenta una prima per un’autorità giudiziaria del nostro Cantone.
L’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti ha conseguito la licenza in diritto nel 1995 all’Università di Ginevra e la patente di avvocato in Ticino nel 1999. Dopo aver svolto alcuni anni d’esperienza all’interno di studi legali privati, dapprima a Buenos Aires, in Argentina, dal 2005 è attiva quale vicecancelliera redattrice del Tribunale penale cantonale. Madre di tre figli, l’avv. Bernasconi Matti ha saputo in questi anni coniugare in maniera eccellente la vita personale con quella professionale, apportando con impegno e competenza un prezioso contributo alla giustizia ticinese.
Le due nuove Pretori supplenti del Distretto di Leventina condivideranno dunque la carica in assenza dell’attuale Pretore avv. Sonia Giamboni che beneficerà di un congedo maternità, suddividendosi le mansioni; all’avv. Bianchi Roth spetteranno le incombenze legate al diritto civile, mentre all’avv. Bernasconi Matti quelle relative al diritto penale. Il Governo è particolarmente orgoglioso del fatto che le Pretori supplenti si aggiungano ai numerosi esempi di donne dell’Amministrazione cantonale che riescono a coniugare posizioni di responsabilità e vita familiare.
Alla cerimonia di giuramento hanno partecipato il Presidente del Governo Paolo Beltraminelli, il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, la Pretore del Distretto di Leventina Sonia Giamboni nonché la Pretore supplente del Distretto di Leventina Elisa Bianchi Roth. Erano pure presenti il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser, il Vicepresidente del Tribunale penale cantonale Marco Villa e il Presidente della Pretura penale Marco Kraushaar.