Guardia svizzera: accordo storico con il Canton Ticino

Guardia svizzera: accordo storico con il Canton Ticino

Da Rossoporpora.org | Firmata in Vaticano il 26 settembre 2016 una Convenzione – la prima del genere sia per i contraenti che per i contenuti – tra la Guardia Svizzera Pontificia (GSP) e il Canton Ticino. Grazie ad essa 16 reclute della GSP a novembre seguiranno un corso di formazione nel Ticino, coordinato dal Centro di formazione di polizia di Giubiasco e svolto presso la Piazza d’Armi di Isone. Brevi interviste al comandante della GSP Christoph Graf e, per parte ticinese, al Consigliere di Stato Norman Gobbi e al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Quello della firma di un accordo tra la Guardia Svizzera Pontificia (GSP) e il canton Ticino è un avvenimento curioso e sorprendente sia dal punto di vista della storia che da quello dei contenuti. Per la prima volta metà (un mese) della formazione delle reclute della GSP sarà effettuata non in Vaticano e in Italia (esercitazioni ai poligoni di tiro della polizia e dei carabinieri), ma al di fuori. Dove? In Svizzera. Ma dove in Svizzera? In uno dei cantoni cattolici che hanno storicamente nutrito di loro giovani i ranghi della GSP? No. Nel Ticino, un cantone che fino a pochi decenni fa era guardato con una latente diffidenza nella GSP (negli Anni Settanta abbiamo ancora ascoltato qualcuno che osservava: “Ma se l’Italia dovesse dichiarare guerra alla Svizzera, da che parte si schiererebbero i ticinesi?”). Oggi tutto è cambiato. Nella GSP si contano attualmente 8 ticinesi: tra loro un ufficiale, il maggiore Lorenzo Merga, volto assai conosciuto per la sua presenza costante a protezione fisica del Papa. La formazione ‘ticinese’ incomincerà presto, all’inizio di novembre: saranno 16 le reclute che bagneranno l’accordo col primo sudore.

La firma è avvenuta in Vaticano nel pomeriggio di lunedì 26 settembre da parte dei contraenti colonnello Christoph Graf, comandante della GSP e colonnello Matteo Cocchi, parigrado della Polizia cantonale del Canton Ticino, presente e benedicente il consigliere di Stato (ministro del Governo cantonale) Norman Gobbi. Ad accompagnare i firmatari i rispettivi ufficiali, accomodatisi in prima fila, con davanti agli occhi anche l’affresco (grande e vivo di colori) delle prime guardie svizzere in marcia dalle Alpi verso Roma. Agli interventi introduttivi dei due comandanti e del rappresentante ufficiale del Governo ticinese e alla firma è seguito un piccolo rinfresco nel Cortile d’Onore della Guardia, dopo le foto di rito. Ai tre protagonisti abbiamo chiesto di illustrare brevemente senso e contenuti dell’accordo.

CHRISTOPH GRAF: UN DESIDERIO COVATO DA ANNI

Aumentano i rischi, si perfeziona la formazione…

Da anni covavamo il desiderio di migliorare ulteriormente la formazione delle nostre reclute nell’ambito della sicurezza, ma non ne avevamo la possibilità. Nei poligoni che avevamo a disposizione, grazie alla disponibilità della polizia italiana e dei carabinieri, si poteva solo sparare al bersaglio. Da quando la situazione della sicurezza in Europa si è appesantita, si sono accresciute anche le esigenze nella formazione di polizia e carabinieri, per cui per noi ormai c’era pochissimo spazio. Nel mese che le nostre reclute faranno nel Ticino invece ci si potrà certo muovere di più, si potrà integrare fare molto di più la formazione di base.

Come mai si è scelto il Ticino da parte di una GSP tradizionalmente a maggioranza svizzero-tedesca?

In primo luogo è il cantone più vicino all’Italia, il più raggiungibile direttamente: non è necessario prendere l’aereo, ci si mette su un pulllmino e con l’autostrada si arriva in fretta, spendendo meno.

Fin da subito il Ticino ha risposto positivamente alla vostra richiesta?

Il maggiore Merga ha preparato bene il terreno, ha preso i primi contatti e in un anno il progetto è stato messo a punto. Il 23 ottobre le reclute arriveranno a Roma per la visita medica e il 31 si sposteranno nel Ticino, restando 4 settimane a Isone. Prima era prevista la formazione nella Piazza d’armi del Monte Ceneri, che però ora è in ristrutturazione. A fine novembre le reclute torneranno a Roma per il secondo periodo di istruzione, che durerà un altro mese, in cui esse potranno conoscere persone e luoghi di sevizio, migliorare la lingua italiana e ricevere la formazione specifica della Guardia Svizzera.

NORMAN GOBBI: UN PRIVILEGIO CONTRIBUIRE ALLA SICUREZZA DEL SANTO PADRE

Nel Suo intervento prima della firma dell’accordo Lei ha detto che spesso la storia militare svizzera è una storia di sacrificio, riferendosi poi alla battaglia di Arbedo, alle porte di Bellinzona…

Ho citato la battaglia di Arbedo del 1422, la prima battaglia combattuta a sud delle Alpi dai Confederati contro le truppe milanesi condotte dal conte di Carmagnola, venute a riconquistare Bellinzona. Come sappiamo non ci sono monumenti a ricordare una vittoria, ma c’è una chiesa, la ‘chiesa rossa’ perché – vuole così la tradizione – essa rappresenta il sangue versato dai Confederati nella battaglia (oltre mille i morti su 2500 soldati); la sconfitta fu riscattata poi nel 1478 nella battaglia (1478) dei Sassi Grossi di Giornico, nella valle Leventina, sempre con i medesimi contendenti e con una maggiore presenza di leventinesi.

Lei ha citato poi Marignano e san Nicolao della Flűe, patrono della Svizzera e anche della GSP…

Marignano – definita “La battaglia dei giganti”, combattuta da oltre 50mila uomini, di cui ventimila confederati – rappresentò da una parte la conclusione del fresco dominio svizzero sul Ducato di Milano, dall’altra pose fine alla politica di espansione confederata non solo verso sud, ma anche nelle altre direttrici. Qui mi piace ricordare quanto, secondo un cronista cinquecentesco, disse ai Confederati san Nicolao della Flűe (1417-1487) su tale argomento: “Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Se invece, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto»”

Proprio in quegli anni, nel 1506, fu istituita la Guardia Svizzera Pontificia, che per secoli fu in gran parte formata da svizzero-tedeschi. Ancora mezzo secolo fa di ticinesi non c’era l’ombra… Oggi la situazione è diversa: negli effettivi contiamo 8 ticinesi, tra i quali un maggiore (il primo ufficiale ticinese nella storia della GSP) e in più ci ritroviamo con un accordo impensabile fino a pochi decenni fa…

La diffidenza degli amici confederati di lingua tedesca è stata assai diffusa. Inoltre il Ticino – pur essendo cattolico – nella guerra del Sonderbund del 1847, si schierò con i federali, non con i secessionisti dei cantoni cattolici…Ricordo però con piacere come durante la Seconda Guerra Mondiale non ci furono soldati ticinesi condannati per alto tradimento del nostro Paese e questo a dimostrazione del fatto che il motto “lliberi e svizzeri” lo sentiamo profondamente nostro. L’abbiamo dimostrato anche con questo accordo: non solo abbiamo ormai superato le diffidenze, ma abbiamo avuto un pubblico e prestigioso riconoscimento della qualità della formazione erogata presso il Centro di formazione di polizia di Giubiasco. Con molto piacere e con molto orgoglio la erogheremo anche alla Guardia Svizzera Pontificia…

…. che ha un compito preminente: la difesa personale del Papa…

Mai più mi sarei immaginato di poter fare questo a poco più di cinque anni dalla mia prima elezione in Consiglio di Stato. Poter contribuire a formare chi difende la persona di Sua Santità è un motivo di orgoglio non solo per il Ticino cattolico, ma per il Governo e per il Ticino tutto.

N.B. Il consigliere di Stato Gobbi (membro della Lega dei Ticinesi) ha partecipato con gli altri componenti della delegazione alla santa messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta martedì 27 settembre. Il Santo Padre nell’omelia si è riferito soprattutto alla prima lettura, tratta dal Libro di Giobbe. Norman Gobbi ha poi messo su twitter la considerazione che segue: “Mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime. Due giorni fa, nello Stato più piccolo del mondo con l’uomo più straordinario del mondo. Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo. Sono grato – unitamente alla delegazione ticinese – di aver avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità. Grazie Papa Francesco.”

MATTEO COCCHI: UN PROGETTO-PILOTA CHE AVRA’ UN SEGUITO

Che cosa vi aspettate dai giovani che frequenteranno il corso ‘ticinese’?

Ci aspettiamo giovani motivati, che per un mese seguiranno un corso intenso di formazione e che avranno un qualcosa di speciale in più che non si ritrova normalmente nella nostra quotidianità…

Che cosa in più?

Siamo consci del fatto che la formazione ricevuta nel Ticino andrà a beneficio della difesa personale del Santo Padre, darà cioè ulteriore solidità a una formazione necessariamente già di per sé esigente.

In quanto tempo è stato elaborato il progetto?

Dai primi contatti è passato circa un anno, durante il quale abbiamo sviluppato il progetto oggi sottoscritto, che sarà concretizzato come corso-pilota a novembre.

Che cosa comprenderà nei dettagli la formazione coordinata dal Centro di Giubiasco e che sarà svolta a Isone?

Sarà molto variegata e comprenderà elementi di psicologia, diritto, medicina d’urgenza e tecniche antincendio. A tutto ciò si aggiungeranno cura della sicurezza personale, tiro con la pistola e attività sportive.

Il progetto-pilota che avrà un seguito?

Penso che forse abbisognerà di qualche lieve correttivo, ma al 90% è già definitivo. La volontà della GSP è che esso in futuro sia parte integrante della formazione delle reclute. Infatti sono già previsti altri due corsi per il 2017: a febbraio, con una quindicina di reclute e a ottobre-novembre con un’altra ventina.

Il Corso di formazione sarà in lingua italiana, il che sarebbe pure un aiuto linguistico per Roma a beneficio della quotidianità delle reclute di lingua tedesca, francese, retoromancia?

Il corso di formazione sarà in lingua italiana salvo che per alcune materie tecniche, in cui verrà utilizzata la lingua madre delle reclute, perché è importante che esse comprendano bene i dettagli di ogni lezione. Ad esempio, se il manuale di psicologia sarà per tutti in lingua italiana (lingua con cui le reclute avranno a che fare nel servizio in Vaticano), quello di “Tiro di polizia” sarà nella madrelingua di ogni recluta. Per un mese poi le reclute si troveranno nel canton Ticino, senza poter rientrare né a Roma né al proprio domicilio a nord delle Alpi; e nel fine settimana saranno organizzate per loro attività che le porteranno a comprendere ad avvicinarsi al mondo ticinese e a comprenderne meglio la cultura.

Io l’orco della situazione? Ora vi spiego quello che gli altri non vi dicono!

Io l’orco della situazione? Ora vi spiego quello che gli altri non vi dicono!

Dal Mattino della domenica | Il ministro leghista fa chiarezza e prende posizione sulla questione dei Permessi

“Norman Gobbi è senza cuore”, “Norman Gobbi smembra le famiglie”. È questa l’immagine di me che dipingono alcune correnti politiche da qualche mese. Storie raccontate ad arte sui quotidiani e sui social media, da chi tira l’acqua al proprio mulino e racconta la parte della storia dalla quale trae più beneficio: quella in cui un politico è entrato in Governo con l’obiettivo di smembrare le famiglie. Soprattutto le famiglie con figli nati e cresciuti nel nostro Paese e magari anche con il passaporto svizzero. In qualche occasione ho avuto la possibilità di dire la mia: non mi sono tirato indietro e nel limite delle mie possibilità, dettate soprattutto dal segreto d’ufficio sui casi che vengono trattati dalla Sezione della popolazione del mio Dipartimento, ho preso parte al dibattitto. Anzi al processo alle intenzioni.

C’è una parte della storia però che fa meno scalpore e non viene mai alla luce. Ma andiamo con ordine e facciamo chiarezza. Nell’ambito del rilascio di permessi a persone straniere, sul totale delle decisioni emesse sull’arco di due anni e mezzo dall’Ufficio della migrazione del mio Dipartimento (oltre 2000), il 6% concernono decisioni negative legate a motivi economici nelle quali c’erano di mezzo dei figli e meno dell’1% di queste toccavano nuclei famigliari con figli svizzeri di genitori stranieri. Pochi casi rispetto agli oltre 2000 trattati. Decisioni prese con troppa leggerezza? Non direi: quando viene presa una decisione di questo genere i miei servizi ponderano sempre l’interesse privato del cittadino a continuare il soggiorno nel nostro Paese e dall’altra l’interesse pubblico al suo allontanamento. Questo significa che queste persone, come stabilito dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sono tenute a lasciare il nostro Paese se tra i vari motivi quali problemi con l’ordine pubblico o la sicurezza interna gravano eccessivamente sugli aiuti statali. Ma non stiamo parlando di poche migliaia di franchi, stiamo parlando di importi superiori agli 80’000 franchi.

Ma quello che mi preme sottolineare è che la decisione non viene presa da un giorno all’altro senza dare informazione ai diretti interessati. Nel calcio prima di essere espulso (con un cartellino rosso) il giocatore riceve un ammonimento, il famoso “giallo”. Lo stesso principio viene applicato anche in questi casi: la persona che rischia una revoca di un permesso viene ammonita non una volta – come avviene nel calcio – ma ben due volte a distanza di un periodo che va dai sei mesi a un anno. L’ammonimento in questo caso non è da intendersi come una minaccia, tutt’altro! È semmai da vedere come la possibilità per il cittadino straniero di cambiare la propria situazione economica per poter restare sul suolo elvetico. Dopo questi due ammonimenti riceve la decisione negativa. Questo è quello che prevede la legge, ed è la prassi adottata dai miei servizi.

Ma nell’altra metà della storia, quella che non viene narrata, c’è anche dell’altro. In quel 1% di casi in cui il genitore straniero di un figlio svizzero viene allontanato dal nostro paese per ragioni di tipo economico, ci sono altre sfaccettature che non vengono alla luce. Storie di genitori separati con i figli affidati all’altro genitore. Storie di persone che devono lasciare il nostro territorio per ragioni di ordine pubblico. Motivi non di poco conto insomma. Ma tutto questo appunto non viene mai a galla. No, questo non viene detto.

Non viene detto nemmeno che in diverse occasioni ho proposto all’Autorità federale alcuni casi definiti “umanitari”. Casi in cui i minori avrebbero dovuto essere allontanati dalla Svizzera verso il loro Paese d’origine separandosi dalla loro famiglia, magari un nonno, in mancanza dei genitori. Casi che non ho portato sotto i riflettori ma che mi sono impegnato a risolvere aiutando il ricongiungimento famigliare. Non me ne sono vantato a mezzo stampa, non ho creato casi mediatici. Ho gioito del risultato ottenuto, quando ho visto la felicità sul volto di questi bambini.
Perché questo è quello che faccio, ed è quello che sono. Ogni giorno mi dedico con impegno e con passione al mio lavoro. A favore dei cittadini ticinesi. Perché voglio un cantone migliore. Voglio un Ticino forte che guarda con serenità alle sfide di domani. Un Ticino pronto ad accogliere le sfide future che ci attendono. Un Ticino attento ai bisogni della sua popolazione.
Norman Gobbi ha cuore e sentimenti: sono una persona in carne (tanta) e ossa. Ma sono anche un politico che deve agire nella legalità e deve far rispettare le leggi alle quali ha giurato fedeltà. Per il bene del nostro bellissimo Canton Ticino. Questa è la storia che vorrei fosse raccontata.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato

Una Pretore supplente per la Leventina

Una Pretore supplente per la Leventina

Nel pomeriggio di venerdì scorso, l’avv. Elisa Bianchi Roth ha assunto la carica di Pretore supplente del Distretto di Leventina a metà tempo rilasciando la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi.

La Pretore supplente, attualmente attiva quale segretario assessore nella Pretura del Distretto di Bellinzona, inizierà a svolgere la sua nuova attività a metà tempo a partire da domani, lunedì 3 ottobre 2016. Alla cerimonia di venerdì hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e la Pretore del Distretto di Leventina, Sonia Giamboni, che beneficerà di un congedo maternità.

L’avv. Bianchi Roth ha conseguito la licenza bilingue in diritto nel 1999 all’Università di Friborgo e il diploma di avvocato in Ticino nel 2001. Dal 2002 al 2003 è stata segretario assessore proprio presso la Pretura del Distretto di Leventina, svolgendo nel contempo la funzione di Supplente Ufficiale dell’Ufficio esecuzione e fallimenti e dell’Ufficio dei registri della Leventina. Successivamente, e fino ad oggi, è stata attiva all’interno della Pretura del Distretto di Bellinzona sempre quale segretario assessore. Nel 2005, a seguito della dipartita del compianto Pretore Roberto Pedrazzoli, ha ricoperto per circa otto mesi la funzione di Pretore supplente del Distretto di Bellinzona.

Madre di due figli, l’avv. Bianchi Roth negli anni ha saputo coniugare in maniera eccellente la vita personale con quella professionale, apportando con impegno e competenza un prezioso contributo alla giustizia ticinese, che continuerà a fornire nei prossimi mesi quale Pretore supplente del Distretto di Leventina.

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

Da Mattinonline.ch | Era il 18 aprile quando in Gran Consiglio si è te­nuto il dibattitto sui radar. Al termine della discussione la maggioranza del Parlamento ha ap­provato le mozioni chiedendo al Consiglio di Stato ulte­riori approfondimenti in particolare sulle segnalazioni dei radar mobili e su un maggior coordinamento nei con­trolli tra la cantonale e le comunali. Il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ha fatto i compiti e per dare se­guito alla volontà parlamentare. Ab­biamo chiesto al ministro leghista di spiegarci quali valutazioni sono state intraprese dal suo Dipartimento in questi cinque mesi.

Norman Gobbi, ci dica dunque, come ha fatto i compiti?
Volevamo capire l’efficacia di segna­lare i radar mobili. La Gendarmeria stradale della Polizia Cantonale ha effettuato un test, sperimentando tre tipi di controllo della velocità su un determinato tratto stradale: uno non segnalato, uno segnalato 200 metri prima da un cartello e infine uno se­gnalato e seguito da un ulteriore radar, 300 metri dopo, per rilevare nuovamente la velocità. Il test ha mostrano come gli automo­bilisti tornavano a schiacciare il gas subito dopo aver passato il controllo. I risultati sono chiari, e a volte anche piuttosto preoccupanti: il caso più eclatante lo abbiamo registrato con un’automobile che all’altezza del primo radar viaggiava a 100 km/h, mentre 300 metri dopo aveva già rag­giunto i 150 km/h. Posizionare un cartello 200 metri prima dei radar non educa e non sen­sibilizza quindi a una guida corretta e minimizza invece il loro effetto preven­tivo. Prevenzione e sensibilizzazione che sono il motore di questo tipo di controlli.

Dobbiamo quindi affermare che la volontà parlamentare questa volta non sarà perseguita?
Assolutamente no! Sarà difficile – ma non impossibile!- soddisfare le richie­ste, per come sono state formulate. In­tendiamo trovare il modo di rispettare quanto stabilito dal Gran Consiglio senza venir meno al compito della Po­lizia di prevenzione contro gli incidenti stradali.

In che modo?
Una possibilità sarebbe di informare in maniera generica gli automobilisti riguardo aree o regioni nelle quali sa­ranno effettuati dei controlli stradali. In questo caso l’effetto preventivo non verrebbe a cadere, perché gli automo­bilisti manterrebbero l’attenzione sulla propria guida non solo in un punto specifico. Ma stiamo ancora valutando la soluzione migliore.

Adotterà anche altri accorgimenti?
Con il Dipartimento del territorio di Claudio Zali censiremo i limiti di ve­locità in tutto il Cantone, per indivi­duare quei casi che agli occhi dei conducenti possono essere percepiti come trabocchetti, come ad esempio la presenza di diverse segnaletiche in poco spazio. Questo perché vogliamo sensibilizzare e prevenire e non fare cassetta! Inoltre dovremo rafforzare il coordi­namento tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali per evitare sovrap­posizioni nei controlli, chiedendo a quest’ultime di segnalarli tramite una piattaforma interna. Questo ci per­metterà in un secondo momento di analizzarne la qualità.

Sarà ancora più importante posizio­nare i radar in maniera adeguata e con buon senso, così da fungere da deterrente vicino a punti sensibili, come scuole o cantieri. Un importante lavoro che sto condividendo da tempo all’interno della Commissione consul­tiva della sicurezza, dove attorno allo stesso tavolo mi siedo regolarmente per discutere di collaborazione tra cantone e comunali con i referenti po­litici in materia di sicurezza per i co­muni e con i rappresentanti delle nostre forze dell’ordine.

E lei, che rapporto ha con i radar?
Mentirei se dicessi di non aver mai preso un radar, e mi è capitato addi­rittura – in un momento di disatten­zione – praticamente davanti a casa mia, ovvero ad Ambrì, con il radar fisso sulla cantonale! Nessuno è im­mune, neanche il Direttore del Di­partimento delle istituzioni. Non è mai un piacere ricevere la multa a casa. Bisogna però riflettere sull’im­portanza dei controlli della velocità a scopo preventivo che permette di scoraggiare chi ha l’abitudine di schiacciare un po’ troppo il pedale del gas, e che ha portato negli anni a una diminuzione degli incidenti e dei decessi causati dall’eccesso di velocità. Ed è questo ciò che conta veramente.

Ufficio di esecuzione: apertura a Faido di un nuovo contact center

Ufficio di esecuzione: apertura a Faido di un nuovo contact center

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Sono circa 1’200 le telefonate che quotidianamente giungono nei vari Uffici di esecuzione di Acquarossa, Bellinzona, Biasca, Cevio, Faido, Mendrisio, Locarno, Lugano. In generale negli ultimi anni si è registrato un aumento di contatti con l’utenza in tutti gli ambiti (sportello, telefono, posta elettronica e posta cartacea). L’incessante crescita delle sollecitazioni su tutti i fronti ha reso difficoltosi la reperibilità dei servizi, l’attività di sportello e l’evasione delle pratiche.

Per garantire un servizio più celere ed efficace ai cittadini ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni metterà in funzione a partire da lunedì 3 ottobre 2016 un nuovo contact center che permetterà di gestire il traffico telefonico e la posta elettronica in entrata in modo ottimale e fluido.

Di cosa si tratta? Il contact center altro non è che l’evoluzione del più noto call center. Il contact center, infatti, integra funzionalità di comunicazione telefonica con sistemi informativi, aggiungendo all’utilizzo del mezzo telefonico anche altri canali di comunicazione come, tra gli altri, la posta elettronica, il sito internet e la posta cartacea.

Sulla base delle esperienze positive riscontrate alla Sezione della popolazione e alla Sezione della circolazione, che da quasi due anni hanno adottato questo sistema per la gestione delle telefonate e delle richieste in entrata presso i propri servizi, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di estendere il progetto a un altro suo settore particolarmente sollecitato.

L’utente, dopo un filtro iniziale garantito da un operatore in grado di rispondere a informazioni di carattere generale e fornire di principio risposte esaustive alle sue domande, sarà collegato, in caso di necessità, direttamente con un funzionario che potrà evadere le richieste più specifiche consultando la sua pratica.

Dal 3 ottobre 2016 il nuovo contact center dell’Ufficio di esecuzione ubicato negli spazi del Pretorio di Faido sarà raggiungibile nei giorni feriali (08.00 – 12.00 e 13.30 – 17.00) ai seguenti recapiti:
• Numero generale Ufficio di esecuzione: 091 816 63 00
• Numero fax: 091 814 81 29
• Indirizzo email: di-ue@ti.ch

Questo nuovo progetto del Dipartimento delle istituzioni si inserisce nella strategia di rafforzamento delle regioni periferiche voluta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Presso il medesimo saranno attivi sette collaboratori ai quali, nel corso del prossimo anno, se ne aggiungeranno di ulteriori che opereranno nel futuro Centro cantonale per i precetti esecutivi, ubicato anch’esso a Faido.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che prossimamente sarà organizzato un
incontro con gli organi d’informazione per visitare la nuova struttura.

Gobbi ricevuto da Papa Francesco: «Ho trattenuto a stento le lacrime»

Gobbi ricevuto da Papa Francesco: «Ho trattenuto a stento le lacrime»

Da Tio.ch | Visita due giorni fa in Vaticano del Consigliere di Stato Norman Gobbi e di una delegazione ticinese

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato ricevuto martedì, 27 settembre, in Vaticano da Papa Francesco.

Attraverso un messaggio pubblicato su Facebook, Gobbi ha descritto brevemente la sua grande emozione e la sua profonda stima nei confronti del Santo Padre.

«Mi sono emozionato», ha scritto il Consigliere ticinese, ammettendo di «avere trattenuto a stento le lacrime».

Papa Francesco è stato definito «l’uomo più straordinario del mondo»: «Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo».

Gobbi ha infine espresso gratitudine «di avere avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità».

«Grazie Papa Francesco», ha concluso il ministro ticinese.

Un cavo fatale al SuperPuma

Un cavo fatale al SuperPuma

Da laRegione | Petrini: regole di manutenzione molto severe, aspettiamo l’esito dell’inchiesta

Tre gravi incidenti nell’arco di pochi mesi: un 2016 nero per l’aviazione militare svizzera. «Una tragica sequenza, ma faccio veramente fatica a individuare una causa comune», afferma Silvano Petrini, membro del comitato della sezione svizzero-italiana della Società degli ufficiali delle Forze aeree (Avia). «Da quello che ho letto e sentito, la sciagura sul Passo del Gottardo – aggiunge – sarebbe dovuta al contatto tra l’elicottero e un filo dell’alta tensione. I cavi in genere sono all’origine di almeno la metà degli incidenti d’elicottero degli ultimi vent’anni. Sarà poi l’inchiesta a fare piena luce sull’accaduto e a dirci se altri fattori hanno eventualmente avuto un ruolo».

Già, la causa. O le cause. Al momento certezze non ce ne sono. «Non dobbiamo dimenticare – riprende Petrini – che i piloti sono i primi a voler rientrare a casa la sera sani e salvi. E di norma sono militari professionisti, con un elevato grado di preparazione». L’uomo. E la macchina? «In Svizzera, e questo è riconosciuto anche a livello internazionale, la manutenzione di tutto ciò che vola viene svolta con molta cura, le regole sono assai severe – sottolinea Petrini –. E comunque i velivoli sono fatti per avere una durata operativa molto più lunga di un’automobile o di un camion. Gli aeromobili vengono costantemente aggiornati, sono costruiti con sistemi modulari, cosa che permette di sostituire alcune componenti, pensiamo per esempio all’avionica, con altre moderne. Ma, ripeto, occorre aspettare i risultati dell’inchiesta. Che mi auguro possa essere condotta in tempi ragionevolmente brevi, questo del resto è anche nell’interesse dell’Esercito e della sua immagine: si tratta di rispondere ai legittimi interrogativi dei cittadini».

Il cavo toccato dalla coda dell’elicottero militare era di una linea Aet a media tensione e stava funzionando a 8 Kilovolt, spiega alla ‘Regione’ il direttore dell’Azienda elettrica ticinese Roberto Pronini. La linea elettrica coinvolta è una delle due che salgono sul Passo del San Gottardo (una aerea, l’altra lungo la cantonale) per alimentare strada e ospizio.

Nel tardo pomeriggio sono giunti sul posto tecnici Aet per verificare i danni e per ripristinare la corrente: grazie alla presenza
dell’altro elettrodotto è stato possibile scongiurare il blackout elettrico nella galleria della strada cantonale e all’ospizio. Le Forze aeree svizzere colpite dunque da una nuova tragedia. Per il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, il grave incidente «è una fatalità: la professionalità dei piloti non deve essere messa in dubbio. L’inchiesta chiarirà la dinamica e la causa della tragedia». Gobbi esprime intanto «il cordoglio dell’autorità cantonale alle famiglie dei due piloti che hanno perso la vita nello schianto».

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Cent’anni fa nasceva l’Unione segretari comunali ticinesi. L’anniversario perfetto per soffermarsi su una figura centrale per i nostri enti locali, ma non solo: il segretario comunale. Un ruolo che si è trasformato nel tempo e non poteva essere altrimenti. Infatti, la società ticinese ha conosciuto negli ultimi decenni un’evoluzione economica, sociale, culturale e tecnologica che ha investito la quotidianità di cittadini e istituzioni. Cambiano le abitudini dei cittadini e l’amministrazione pubblica – quindi anche quella comunale – deve stare al passo con i tempi. Una profonda mutazione che ha imposto nuove sfide cruciali ai Comuni e a coloro che si occupano del loro corretto funzionamento. Un federalismo sano è un federalismo moderno, che non subisce l’evoluzione ma l’accompagna e, nel limite del possibile, l’anticipa. Non mi stancherò mai di ribadire che il Comune è un tassello fondamentale del nostro federalismo: rappresenta il primo contatto fra cittadino e istituzioni, tra la quotidianità concreta e pratica di ciascuno e le autorità. Queste ultime, in un Paese come il nostro, sono chiamate a essere al servizio del cittadino, tutelandone la libertà e assicurando l’efficienza dei servizi offerti. La centralità dei Comuni non è retorica, ma si tratta di un’esigenza concreta che si riflette nell’attività dei segretari comunali.

Il Comune del passato rappresentava il punto di riferimento più che altro amministrativo per i cittadini. Gli enti locali erano di dimensioni ridotte, e assicuravano solo alcuni servizi basilari. In questo contesto il segretario comunale era a capo di strutture amministrative tutto sommato modeste, dove i compiti assegnati ai Comuni e le problematiche sociali non erano – perlomeno giuridicamente – troppo complesse. Il responsabile dell’amministrazione comunale si occupava quindi sia di aspetti generali, sia di questioni pratiche e amministrative più spicciole.

Il Comune di oggi invece è in piena fase di transizione. Le aggregazioni comunali hanno aiutato gli enti locali a risolvere i molteplici problemi che nel corso dell’evoluzione sociale si erano acutizzati. In quest’ottica vi erano ad esempio le differenze tra la funzionalità amministrativa e la vitalità democratica, l’autonomia politica e finanziaria ridotta, le numerose collaborazioni intercomunali per assicurare servizi sempre più richiesti o la pianificazione che rispondeva agli interessi particolari anziché a una visione coerente e lungimirante. Il Comune attuale sta risolvendo sempre meglio questi problemi e il segretario comunale è chiamato a gestire e contribuire alla metamorfosi del proprio Comune, a dotare delle risorse e competenze necessarie l’amministrazione comunale affinché sia in grado di assumere compiti e ruoli sempre più complessi. Una figura centrale che assicura un supporto fondamentale ai Municipi che, per essere progettuali, devono poter contare su una struttura performante. Una figura che funge da punto di riferimento per i cittadini. Una figura che rappresenta l’interlocutore privilegiato con gli altri enti pubblici.

Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. Si tratta di dotare il federalismo di Comuni funzionanti e funzionali, che sappiano – tanto nelle valli come nei centri urbani – assicurare un notevole standard di servizi ai cittadini. Il segretario comunale sarà più che mai il perno di questa evoluzione (e per certi rivoluzione) locale che ci porterà a definire il Ticino di domani.

I tempi cambiano, si richiede sempre più capacità gestionale, abilità nel razionalizzare le risorse e capacità di condotta del proprio personale. Ma per l’autorità comunale la stella polare da seguire è la salvaguardia di un’autentica prossimità tra cittadino e Comune. Una sfida secolare i cui primi protagonisti sono proprio le nostre e i nostri segretari comunali, a cui desidero formulare un particolare augurio e ringraziamento per l’inestimabile servizio che svolgono lì, vicino a casa nostra a stretto contatto con tutti noi cittadini.

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Dal Giornale del Popolo | Vertice tra sindaci del Mendrisiotto sul Piano cantonale delle aggregazioni. Difficile trovare un’intesa, ma il Cantone propone un unico polo con 17 Comuni

Finita l’estate e dopo aver lasciato assestare i Municipi a seguito delle elezioni comunali, il direttore del Dipartimento
delle istituzioni Norman Gobbi ha ripreso in mano il dossier del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un dossier che ieri è stato ricordato ai 17 sindaci dei Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio (assente Mendrisio) che si sono incontrati a Rancate. Norman Gobbi ed Elio Genazzi, caposezione degli Enti locali, erano presenti alla riunione che – scrive il Cantone – si è svolta in un clima «costruttivo» mettendo a tema gli scenari del PCA.

Quali scenari sul tavolo? Quello di creare in una prima fase due Comuni, uno della Val Mara e Basso Ceresio (Arogno, Rovio, Bissone, Maroggia e Melano) e il secondo con la Grande, anzi, Grandissima Mendrisio, prima a 12 poi a 17 Comuni. Difficile realizzare un altro scenario, con un grande Comune a lago. Da un lato per la fusione dell’ex Comune di Capolago con Mendrisio, che ha privato i Comuni sul lago di una continuità amministrativo geografica. Dall’altro per alcune perplessità espresse proprio dai due Comuni rimasti “tagliati fuori”, quali Brusino Arsizio e Riva San Vitale. Infatti le ragioni per cui difficilmente si potrà creare un grande Comune del lago con i Comuni del Basso Ceresio sono molteplici. Come ci dice – a titolo personale – un rassegnato sindaco di Riva San Vitale Fausto Medici, presente ieri mattina a Rancate: «Inizialmente lo studio prevedeva il Comune del Mendrisiotto e poi i Comuni della Val Mara a cui Riva San Vitale, nel 2014, guardava come una possibilità di aggregazione. Noi però negli ultimi due anni e mezzo abbiamo avuto già esperienza di cosa significherebbe farne parte, con una direttrice delle scuole che ha dovuto occuparsi anche delle scuole della montagna, con grande dispendio di tempo ed energie. Il territorio diverso è già una prima discriminante, la seconda è il fatto che – non me ne vogliano – nessuno dei Comuni, Riva compreso, ha la forza economica e organizzativa per fare da capofila nell’aggregazione della Val Mara. Terzo fattore è il deficit di Capolago, che non farebbe parte di questo Comune sul lago e toglie la continuità territoriale. Non si può tornare indietro su Capolago da quando l’allora sindaco decise di andare con Mendrisio. Già lì si è rotto tutto il concetto del Comune a lago. Lì il Cantone si sarebbe dovuto esprimere, ma non disse nulla. Andare con Mendrisio? Per forza. I Comuni come Riva San Vitale non avranno più scelta. Noi subiamo questo processo». Scettico invece il sindaco di Brusino Gianfranco Poli, il quale, seppure avrebbe visto con favore la creazione di un grande Comune del lago «magari con Melide e Morcote», definisce il suo Comune una “enclave”. «Personalmente mi sembrano eccessive queste fusioni… Vogliamo fare un unico Comune Ticino e poi il Comune Svizzera? E non sono nemmeno così sicuro che alla fine si risparmi. Sarebbe stato turisticamente interessante fare un Comune del lago. Io credo che ci siano delle situazioni in cui l’aggregazione sia la cosa migliore da fare, ma in altri contesti occorre tenere conto della storia e della geografia. Noi ad esempio, siamo un Comune fuori dal mondo che non ha nessun legame con il Mendrisiotto. Siamo un territorio spezzettato, di cui bisogna tener conto».

Di pensiero diverso invece il sindaco di Melano Daniele Maffei, invitato insieme agli altri quattro Comuni della Val Mara e Basso Ceresio dal caposezione Enti locali Genazzi a concretizzare la fusione della nuova realtà territoriale a “cinque”. «Il primo passo sarà il nuovo Comune – spiega al GdP -, a realtà consolidata si procederà in un secondo tempo alla fusione con Mendrisio ». Possibile allargare alle altre realtà affacciate sul Ceresio? «Per quanto riguarda Capolago, a domanda diretta, ieri mi è stato risposto che sarebbe fattibile, ma a tal proposito dovrebbero esprimersi i cittadini di Mendrisio. Quindi non è uno scenario impossibile».

Altro caso “speciale” è Stabio, il cui sindaco Simone Castelletti per ora, senza essersi confrontato con il Municipio, non si esprime. Difficilmente il Comune cambierà posizione rispetto a quanto già detto nel 2014 a commento del PCA, quando vennero espresse molte perplessità sugli scenari aggregativi di Stabio. E poi c’è Chiasso, che da anni sostiene una fusione del Basso Mendrisiotto. Il sindaco Bruno Arrigoni: «Noi siamo aperti alle soluzioni, ma personalmente vedo prima la creazione di un Comune del Basso Mendrisiotto e poi un secondo step. Se andassimo subito sul Comune unico sarebbe la scusa per trascinare il progetto per i prossimi vent’anni. I Comuni vicini non sono così entusiasti di fare una fusione del Basso Mendrisiotto. Però questa è la volontà politica: mi chiedo cosa ne pensi la popolazione. Io sono convinto che occorra una fusione per avere una visione futura. Oggi per poter fare dei progetti pianificatori importanti bisogna ragionare per agglomerati».

In vista di una prossima fase, ora i Municipi potranno approfondire il tema e – entro fine ottobre – comunicare le proprie osservazioni al Cantone. Anche se, qualcuno già commenta, si farà “copia e incolla” di quanto già detto nel 2014.

“Un incidente anomalo”

“Un incidente anomalo”

Da Ticinonews.ch | Gobbi si esprime sullo schianto del Super Puma avvenuto sul passo del San Gottardo: “Periodo nero per le forze aeree”

“Un incidente anomalo, una terribile fatalità”. Sono queste le parole del ministro Norman Gobbi, tra i primi, oggi, ad annunciare dal suo profilo Twitter la notizia dello schianto del Super Puma sul passo del San Gottardo, in territorio ticinese. Una tragedia costata la vita a due piloti.

TeleTicino lo ha raggiunto per un commento. Il consigliere di Stato, a nome di tutto il Governo ticinese, ha anzitutto espresso il cordoglio alle famiglie delle vittime.

Un dramma, ha tenuto a ricordare Gobbi, consumatosi a poche settimane dall’incidente sul passo del Susten, quando a perdere la vita fu un altro pilota dell’esercito svizzero.

A sottolineare il periodo nero delle forze aree svizzere anche il Consigliere federale Guy Parmelin. “È un nuovo dramma per il Dipartimento federale della difesa” ha dichiarato il ministro, giunto nel tardo pomeriggio sul San Gottardo. “Dobbiamo capire cosa sia successo”, ha aggiunto, precisando che si vede che “i cavi sono stati tranciati”, pur non conoscendo l’esatta dinamica dei fatti. Assicurando che tutto sarà analizzato dagli esperti, Parmelin ha rivolto il suo pensiero ai famigliari delle vittime.

Maggiori dettagli nel video: http://www.ticinonews.ch/video/ticino/317182/un-incidente-anomalo