Il Governo ratifica i conti consuntivi 2014 di Rovio

Il Governo ratifica i conti consuntivi 2014 di Rovio

Il Consiglio di Stato ha ratificato d’ufficio – con risoluzione governativa dell’8 giugno 2016 – i conti consuntivi del Comune di Rovio e della sua Azienda acqua potabile per l’anno 2014, che erano stati respinti dal Consiglio comunale nello scorso mese di marzo. Alla crescita in giudicato della decisione governativa, il processo di recupero dei noti ritardi contabili sarà in buona parte completato.

Anche per quanto concerne la funzionalità amministrativa, il Comune di Rovio si é nel frattempo dotato delle risorse necessarie per assicurare il corretto svolgimento delle mansioni affidate all’Amministrazione comunale; una condizione irrinunciabile per assicurare alla popolazione servizi efficienti. Possono dunque esser ritenuti sostanzialmente raggiunti gli obiettivi della risoluzione governativa del 4 maggio scorso con la quale il Consiglio di Stato, quale Autorità di vigilanza sui Comuni, aveva designato su proposta del Dipartimento delle istituzioni un Coordinatore dell’attività del Municipio.
Il Coordinatore Loris Zanni era stato designato dal Governo per il periodo maggio/dicembre 2015, e in seguito il Municipio di Rovio – in attesa del definitivo consolidamento dell’Amministrazione – aveva deciso di prolungare la collaborazione sino allo scadere della Legislatura, nello scorso mese di aprile, così da consolidare la situazione contabile e amministrativa del Comune.
La Sezione degli enti locali ha recentemente incontrato il nuovo Municipio di Rovio – eletto in occasione delle elezioni comunale del 10 aprile scorso – per condividere gli obiettivi del quadriennio appena iniziato. L’auspicio è che la vita politica del Comune, grazie al recupero delle procedure arretrate, al completamento dei ranghi dell’Amministrazione e all’impegno dei rappresentanti politici eletti, possa ritrovare i propri equilibri e guardare al futuro con fiducia e ottimismo, a vantaggio della popolazione.

Sicurezza La catastrofe è servita

Sicurezza La catastrofe è servita

Dal Corriere del Ticino del 16 giugno 2016, a cura di Lidia Travaini

Presentati a Rivera i dettagli dell’esercitazione Odescalchi che si terrà dal 19 al 21 giugno Saranno simulati un incidente ferroviario, una fuga di sostanze chimiche e un incendio

Polizia cantonale, Guardie di confine, pompieri di Chiasso, Mendrisio e Como, Ferrovie Federali Svizzere, Protezione Civile, Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, Ente Ospedaliero Cantonale e RSI. È davvero lungo l’elenco degli enti che parteciperanno all’esercitazione Odescalchi tra domenica 19 e martedì 21 giugno, la prima di questo genere messa in atto in Ticino, che si terrà tra il Mendrisiotto e il Comasco. In totale le persone presenti sul campo saranno oltre 3.000, a cui si aggiungeranno 2 mila uomini nelle retrovie. Gli ultimi dettagli dell’esercitazione sono stati presentati ieri dai rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni e della Regione territoriale 3 dell’esercito durante una conferenza stampa che si è tenuta al Centro istruzione della protezione civile di Rivera.
Quello che sarà provocato per collaudare la reazione degli enti di primo intervento e dei partner internazionali è un incidente ferroviario con fuga di sostanze chimiche nella galleria di Monte Olimpino. Un evento che provocherà anche un incendio sulla collina del Penz. Per la prima volta dalla sua sottoscrizione nel 1998 sarà testata la convenzione tra Italia e Svizzera riguardante le misure da attuare in caso di catastrofe di portata internazionale. In questo contesto domenica è anche prevista la firma di una nuova convenzione tra il Ticino e la Provincia di Como riguardante le modalità di intervento transfrontaliere, un documento che consentirà di attivarsi in maniera autonoma in caso di necessità.
L’esercitazione coinvolgerà tutto il distretto, delle strutture saranno infatti presenti in svariate località: al Parco delle Gole della Breggia ci sarà il Centro logistico dell’esercito, al Mercato coperto di Mendrisio il Posto collettore per i senza tetto, a Capolago il Centro ritenzione per reati minori, a Balerna il Villaggio Macerie Esercizio ferroviario e alla Casa Giardino di Chiasso e in piazza Municipio a Vacallo due Centri di raccolta per i senza tetto. La frazione di Pizzamiglio sarà infine coinvolta perché lì sarà realizzato in tempo record (circa 4 ore) un ponte sulla Breggia che unirà la sponda svizzera e quella italiana, un collegamento che sarà il simbolo dell’esercitazione.

Burqa Scoperte le ultime carte

Burqa Scoperte le ultime carte

Dal Corriere del Ticino del 16 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Municipi e polizie istruiti sulle norme contro la dissimulazione del volto in vigore da luglio Perugini: «Usate il buon senso» – Gobbi: «Media arabi e ambasciate si sono già attivati»

«Mi raccomando, tenete sempre presente il principio di proporzionalità e ricordate che esiste il buon senso, che non è ancora fuori legge». Questo l’appello che il sostituto procuratore generale Antonio Perugini ha rivolto ai municipali e ai rappresentanti delle polizie, accorsi alla serata informativa sull’applicazione delle leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto nei luoghi pubblici – la cosiddetta legge anti-burqa –, che entreranno in vigore il 1. luglio. A partecipare all’evento circa una cinquantina tra politici e tecnici e ad illustrare il regolamento oltre a Perugini anche il consigliere di Stato Norman Gobbi , il consulente giuridico del Consiglio di Stato Francesco Catenazzi , il capo della Sezione polizia amministrativa Elia Arrigoni e Marco Capoferri della Polizia cantonale. Lo scopo della serata era «soprattutto spiegare come ci si comporta nell’ambito del diritto sanzionatorio», ci ha spiegato Gobbi, «spesso si sente parlare del burqa, ma vorrei ricordare che la legge sull’Ordine pubblico contempla diversi altri aspetti che influenzano la percezione della sicurezza. Pensiamo ad esempio all’accattonaggio e al littering». L’obiettivo è anche quello di ottenere un’uniformità nelle decisioni delle sanzioni «per evitare ad esempio che sul lungolago di Lugano, dove ci sono i Comuni di Paradiso e Lugano, ci siano differenti modi di applicare la legge».
Ma come dovranno comportarsi gli agenti sul territorio? La segnalazione ai Municipi spetterà soprattutto alle polizie comunali, ma anche la Cantonale o altri enti come le Guardie di confine e la Polizia dei trasporti potranno intervenire. Per i casi più gravi, ad esempio se la violazione si accompagna ad altri reati, la segnalazione verrà trasmessa alla polizia cantonale e la decisione passerà così nelle mani del Ministero pubblico. Questa prassi a partire dal 1. luglio sarà valida sia per le contravvenzioni inerenti la Legge sull’ordine pubblico sia per la Legge sulla dissimulazione del volto: le sanzioni potranno andare da un minimo di 100 a un massimo di 10.000 franchi. Importante inoltre precisare che tutti i reati commessi da minori saranno invece di competenza della Magistratura dei minorenni. Molte le domande e le perplessità dei presenti, ma anche i consigli di Perugini: «Oltre a segnalare la violazione occorrerà ripristinare l’ordine pubblico, quindi nel caso della dissimulazione del volto bisognerà far togliere la copertura dal viso. Se la persona non collabora, non conducete trattative estenuanti: esiste infatti il reato di impedimento di atti d’autorità e la competenza a quel punto passerà al Ministero pubblico». E nel caso di residenti all’estero? «Se non è possibile operare il prelevamento anticipato della multa occorrerà far eleggere all’imputato un domicilio legale in Svizzera». Per i turisti ad esempio potrà essere l’hotel presso il quale sono alloggiati.

Informazione a Berna
Importante tassello, soprattutto nel caso della legge anti-burqa, è l’informazione all’estero. «Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr.) abbiamo nuovamente informato sulla nuova legge il Dipartimento federale degli affari esteri, che trasmetterà l’informazione alle rappresentanze diplomatiche a Berna. L’obiettivo è evitare confronti o situazioni spiacevoli. L’ambasciata dell’Arabia Saudita a Berna ha già invitato i propri cittadini a rispettare le leggi e i media locali arabi hanno in parte già ripreso l’informazione sulle novità in Ticino», ci ha detto Gobbi.
Nel frattempo il Tribunale federale ha respinto l’istanza di conferimento dell’effetto sospensivo ai due ricorsi presentati contro la legge sull’ordine pubblico e contro la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, adottate dal Gran Consiglio il 23 novembre 2015. Decisione che per Gobbi «arriva fortunatamente in tempo utile e che ci fa anche ben sperare sul risultato finale dei ricorsi».

Un altro ponte con l’Italia

Un altro ponte con l’Italia

Da LaRegione del 16 giugno 2016, un articolo di Paolo Ascierto

Esercizio Odescalchi: con soccorritori ed esercito, per la prima volta impiegate forze d’oltreconfine. In seguito a un incidente ferroviario (simulato) a Chiasso, entreranno in azione da domenica i soccorritori civili e militari. Il divisionario Cantieni: ‘Servirà anche per conoscere i nostri vicini.

«Quel ponte sarà il simbolo dell’esercizio». Ore 9.45. O, per dirla in grigioverde, zeronovecentoquarantacinque. Il bunker in cui si tiene la conferenza stampa è verniciato di fresco e, quindi, più che di piedi e di muffa odora di pittura. È il luogo in cui, in caso di emergenza, si riunirebbe il Consiglio di Stato. Fass90 in spalla, fuori i militi della Territoriale 3 impegnati nel corso di ripetizione controllano l’accesso all’area. Penne e fogli in mano, dentro si affinano i dettagli in vista dell’esercizio ‘Odescalchi’. Prenderà il via domenica e durerà fino a martedì, simulerà un grave incidente con tanto di nube tossica alla stazione di Chiasso, coinvolgerà tremila uomini di Protezione civile, Polizia cantonale, pompieri, esercito, Pronto soccorsi e via dicendo. Si svolgerà soprattutto nel Mendrisiotto e per il divisionario Marco Cantieni , Comandante della Regione territoriale 3, sarà simboleggiato da un ponte sul fiume Breggia «che verrà costruito in tre o quattro ore» dai militi. Perché quel ponte collegherà Svizzera e Italia. Geograficamente e metaforicamente: per la prima volta in occasione dell’esercizio Odescalchi lavoreranno spalla a spalla gli enti d’intervento locali e partner provenienti da oltreconfine, nello specifico i vigili del fuoco di Como e il Genio zappatori ferrovia. E non solo. A margine dell’esercizio sarà firmata una convenzione fra Ticino e Provincia di Como che in futuro permetterà di snellire le procedure per collaborare in casi di urgenza, simili a quelli simulati nel corso del weekend.

Verso altre convenzioni

«La collaborazione tra autorità civili e militari – ha sottolineato nella conferenza stampa di ieri Cantieni – non è qualcosa di strano». I contatti sono quotidiani, così come le esercitazioni congiunte. «Era dal 2011 – ha confidato l’alto ufficiale – che volevo farne una transfrontaliera». Prenderà il via domenica. «Un’occasione per tutti quelli che verranno impiegati», un’occasione per conoscersi e per comprendere come funzionano «le teste della parte oltreconfine» in un simile contesto. Anche perché se un giorno davvero dovesse verificarsi un’emergenza senza frontiere, ha concluso Cantieni, «non ci sarà tempo per conoscersi». «Anche nell’ambito della protezione della popolazione – ha rilevato pure il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è importante comprendere come funziona di là». Così come è importante disporre di chiare ‘regole del gioco’. Da qui la sottoscrizione della Convenzione tra Ticino e Provincia di Como. Anche in questo campo, ha ricordato Gobbi, gli accordi sono presi tra Roma e Berna. Ma simili convenzioni tra ‘vicini di casa’ «permetteranno di snellire le procedure» e di attivare più velocemente il soccorso transfrontaliero. Sulla falsa riga, per intendersi, di quanto avviene grazie al Centro di cooperazione polizia e doganale di Chiasso. E quanto verrà sottoscritto fra tre giorni «farà da apripista» per trovare forme di collaborazione con le altre province confinanti. Si vedrà. Per intanto sotto con l’esercizio Odescalchi che nonostante l’esodo dei primi vacanzieri e l’impiego di migliaia di uomini «non influenzerà» eccessivamente, ha assicurato il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli , la mobilità sulle strade del Mendrisiotto. Anche perché, ha detto Pizolli, è «prevista la gestione del traffico in modo funzionale alle esigenze della popolazione».

Burqa, istruzioni ai Comuni

Burqa, istruzioni ai Comuni

Da LaRegione del 16 giugno 2016. Un articolo di Andrea Manna

Perugini: agire anche con buon senso. I privati? Non sono tenuti a segnalare le infrazioni.

Il Tribunale federale non accorda l’effetto sospensivo ai ricorsi inoltrati da Filippo Contarini, assistente universitario in storia e teoria del diritto, e da Martino Colombo, studente di giurisprudenza, contro la riformata legge sull’ordine pubblico e contro la nuova normativa sulla dissimulazione del viso in pubblico, varate lo scorso novembre dal Gran Consiglio. Entreranno pertanto in vigore, unitamente al relativo regolamento, il prossimo 1° luglio, come stabilito dal governo. Fra un paio di settimane scatterà quindi anche la messa al bando di burqa e niqab. La decisione dei giudici di Mon Repos – che devono ancora pronunciarsi nel merito delle contestazioni di Contarini e Colombo, vertenti in particolare sulle disposizioni delle due leggi che proibiscono di celare il volto negli spazi pubblici – è pervenuta ieri alle parti. Decisione resa nota, tramite comunicato, nel primo pomeriggio dal Dipartimento istituzioni. E ricordata qualche ora dopo dal consigliere di Stato Norman Gobbi aprendo l’incontro «informativo e formativo» con i Municipi e le polizie comunali, cioè con le principali autorità che saranno chiamate a far rispettare entrambe le leggi. Le quali, ha tenuto a puntualizzare il capo del Dipartimento, non contemplano solo il divieto di coprirsi la faccia.

Vero. Il grosso delle domande fatte dalla sala riguardava però l’applicazione delle disposizioni che proibiscono di indossare il burqa negli spazi pubblici. Ovvero «in tutte quelle aree pubbliche come strade, piazze eccetera e nei luoghi pubblici o privati aperti al pubblico» o che offrono servizi al pubblico, ha ricordato il giurista del governo Francesco Catenazzi alla cinquantina di presenti alla riunione indetta dal Dipartimento istituzioni. Il divieto di dissimulare il viso (con burqa, passamontagna, casco…) vale dunque anche nei luoghi privati aperti al pubblico, per esempio i centri commerciali. Questi ultimi come qualsiasi altro privato, ha rilevato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini, «non sono tenuti a segnalare l’infrazione: possono farlo, ma per loro non vi è alcun obbligo di legge». Che invece vige per la polizia, la quale denuncerà l’avvenuta violazione con un rapporto all’organo – il Municipio – preposto a sanzionare l’infrazione con una multa. Le regole sulla dissimulazione del volto (sono previste eccezioni al divieto) puniscono altresì chi costringe terzi a celare il viso. «L’agente di polizia che ferma in uno spazio pubblico una persona col volto coperto non deve limitarsi a constatare l’infrazione, deve evitare il persistere della violazione della legge – ha sottolineato il magistrato –. Se la persona non ne vuole sapere e continua a tener nascosto il viso, c’è allora un reato da Codice penale: quello di impedimento di atti dell’autorità». In questi casi, ha aggiunto il sostituto pg, «la competenza istruttoria è della Polizia cantonale e del Ministero pubblico». L’agente della Comunale «fa così intervenire, possibilmente subito, la Cantonale cui trasmette un rapporto di segnalazione dell’accaduto». Perugini ha invitato ad agire comunque con «buon senso», anche «per evitare eventuali incidenti diplomatici», nel far osservare il divieto di indossare burqa o niqab in pubblico. Oltre all’attività repressiva, «bisogna far passare, soprattutto nei primi mesi di applicazione delle disposizioni, il messaggio che in Ticino ci sono delle norme che proibiscono di dissimulare il volto nei luoghi pubblici». Questo «per motivi di sicurezza e per motivi di interazione sociale», ha indicato Catenazzi richiamando gli obiettivi delle due leggi votate dal parlamento. Di qui un consiglio di Perugini alle polizie comunali, quello «di procurarsi copia del recente comunicato in arabo dell’ambasciata saudita a Berna, che informa delle novità legislative ticinesi, e di esibirlo ai potenziali contravventori».

Dal 1° luglio polcomunali e Municipi non dovranno solo far rispettare il divieto di celare il viso in pubblico: dovranno occuparsi di perseguire anche le altre contravvenzioni alla rivista Legge sull’ordine pubblico. La ‘formularistica’ è pronta e ieri il responsabile della sezione Polizia amministrativa, il tenente Elia Arrigoni , ha spiegato come allestire i rapporti. Il conto alla rovescia è cominciato.

Gobbi «Migranti da sud? Preferirei spedirli indietro»

Gobbi «Migranti da sud? Preferirei spedirli indietro»

Dal Corriere del Ticino del 15 giugno 2016

È di pochi giorni fa la notizia che nella prima settimana di giugno sono arrivati 719 migranti ai confini ticinesi, una cifra record nel 2016 e una tendenza secondo l’Amministrazione federale delle dogane in accelerazione. Una situazione che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha definito «non ancora d’emergenza» in un’intervista rilasciata alla SRF. Gobbi ha tuttavia rilevato i problemi di tipo finanziario che il Cantone è chiamato ad affrontare, poiché nonostante la registrazione dei migranti spetti alla Confederazione attraverso i Centri di registrazione come quello di Chiasso, il loro smistamento è compito dei Cantoni. «Nel primo semestre del 2016 abbiamo avuto costi aggiuntivi per circa 5 milioni di franchi» ha sottolineato Gobbi, che quindi ha aggiunto che preferirebbe rimandare indietro i profughi provenienti dall’Italia. «Non mi importa se sono già stati registrati in Italia o meno», ha dichiarato.

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Dal Mattino della Domenica del 12 giugno 2016
La collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali è fondamentale

L’uniforme blu. Un tratto caratteristico dei nostri agenti di Polizia, siano essi della cantonale o della comunale. Agli occhi dei cittadini poco importa se a tutelare la nostra sicurezza sia un agente della Polizia cantonale o della comunale. L’importante è che un bene fondamentale e primario sia garantito: la sicurezza di tutta la popolazione. Un obiettivo che, come non mi stancherò mai di ripetere, ho sempre messo al centro del mio operato sin dalla mia entrata in Governo nel 2011, intraprendendo diversi progetti volti ad accrescere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Uno degli aspetti principali della strategia di rafforzamento della sicurezza nel nostro Cantone è appunto quello relativo al miglioramento della collaborazione tra tutti gli attori attivi sul nostro territorio, a cominciare proprio dalla Polizia cantonale e dalle Polizie comunali.
In questo contesto, nel 2012 un primo e importantissimo passo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge che disciplina la collaborazione tra la Polizia cantonale e quelle comunali. Una legge che persegue l’obiettivo di migliorare il presidio del territorio e di rendere l’operato delle forze dell’ordine più efficace. Un’efficacia che si traduce anche con la maggior presenza degli agenti sul terreno, che rivela molto importante specialmente agli occhi dei cittadini, i quali a giusta ragione vogliono “vedere e sentire” la nostra polizia ticinese. Un obiettivo che occorre raggiungere attraverso il coordinamento delle forze dell’ordine, in modo che queste possano meglio controllare il territorio e soprattutto intervenire in maniera più rapida qualora fosse necessario. Per concretizzare la collaborazione tra le forze di polizia, il Dipartimento delle istituzioni da me diretto sta portando avanti un importante lavoro insieme ai partner istituzionali che si occupano di sicurezza nei cosiddetti “Comuni-Polo”, che fungono da punti di riferimento nelle diverse regioni.
In quest’ottica, ho introdotto negli ultimi anni dei momenti d’incontro con i Municipali di riferimento e i rappresentanti delle Polizie comunali, per poter svolgere un lavoro di coordinamento e di gestione del territorio ancor più mirato ed efficace. Un cammino che intendo continuare a percorrere anche nell’avvenire coinvolgendo i diversi attori. La sicurezza è infatti un bene comune che può essere garantito solamente attraverso sforzi comuni. Dal Cantone ai Comuni passando naturalmente dai cittadini, le nostre preziose sentinelle sul territorio. Sentinelle che hanno però bisogno di riconoscersi nelle Autorità chiamate ad assicurare la loro sicurezza, di riconoscersi nella loro polizia e in quelle uniformi blu che ogni giorno lavorano con impegno per la sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini. Avanti così, dunque, per una sempre maggior collaborazione tra le forze dell’ordine, per una sempre maggior vicinanza delle stesse con il Popolo ticinese!

Calcio d’inizio per Ticino2020

Calcio d’inizio per Ticino2020

dal Giornale del Popolo del 9 giugno 2016

Ieri a Massagno c’è stato il primo faccia a faccia sulla riforma tra il ministro Gobbi e i rappresentanti di tutti i Comuni del distretto. Le prime reazioni sono state positive

Euro 2016? No, Ticino 2020. Questa settimana alle nostre latitudini sicuramente l’evento non più atteso – ma comunque da sottolineare per le sorti del nostro cantone – è stato l’appuntamento che ieri sera, alle scuole comunali di Massagno, si sono dati il consigliere di Stato Norman Gobbi e i rappresentanti di tutti i Comuni nell’Ente Regionale di Sviluppo del Luganese (ERS-L). Un incontro che è stato il primo vero e proprio faccia a faccia tra il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e i Comuni sulla madre di tutte le riforme, il cui scopo ultimo, ha ricordato Gobbi, «non è vedere chi ci perde o chi ci guadagna tra Cantone e Comuni», bensì «tornare a rispettare il principio di sussidiarietà alla base del nostro federalismo, che, ce lo riconoscono in tanti, finora è sempre stato efficiente. Ticino 2020 è la conseguenza della lettura che abbiamo fatto a livello cantonale di una realtà con dei Comuni sempre più diversi e non più tutti in grado di fare le stesse cose. Ciò ha portato a centralizzare, a un federalismo d’esecuzione. Un fenomeno che comporta dei malesseri i quali anch’io, che sono stato rappresentante di un Comune, ben conosco», ha concluso il ministro, ma non prima di ribadire che «Ticino 2020 è stato un progetto voluto, sviluppato e che da oggi in poi sarà applicato». Applicazione la cui direzione è stata affidata al capoufficio della sezione enti locali, Elio Genazzi, e, in rappresentanza dei Comuni, a Michele Passardi (si veda anche pagina 5). Proprio quest’ultimo ieri ha illustrato quali saranno i gangli vitali che dovranno essere toccati per rifondare i rapporti tra Cantone e Comuni e con quale tabella di marcia. «La revisione della perequazione e il riassetto istituzionale (che comprende in particolare il piano cantonale delle aggregazioni ndr) sono due aspetti distinti, ma che sono legati ». Spiegato in estrema sintesi, lo scopo della riforma Ticino 2020 sarà quello di ridistribuire i compiti tra i due livelli istituzionali (tendenzialmente più funzioni ai Comuni e meno al Cantone). «Ciò andrà fatto garantendo un corretto finanziamento a ciascuno, senza che nessuno si ritrovi in una situazione peggiore di quella attuale, e, soprattutto diminuendo globalmente la spesa pubblica o mantenendola al massimo uguale a ora. Per fare ciò bisognerà usare gli strumenti giusti, ovvero la perequazione diretta e la correzione dei moltiplicatori». Già perché, ha ricordato Passardi, attualmente i flussi, diretti e indiretti (questi ultimi andranno eliminati), tra Cantone e Comuni sono una giungla. Sotto la lente d’ingrandimento della riforma sono stati messi perciò, in «priorità 1», le questioni che competono previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e, per l’appunto la perequazione, ovvero i compiti condivisi più onerosi e che storicamente hanno creato più fibrillazioni tra gli enti di ogni livello. Ma oltre che sui punti sensibili, il Dipartimento delle istituzioni ha fatto chiarezza su quali saranno gli organi che dovranno chinarsi su questi e altri temi e quale sarà la tempistica con cui portare in porto Ticino 2020. Ciascuno di questi temi avrà un suo gruppo di lavoro (paritetico) ed «entro la metà del 2017 saranno presentate proposte di decreti legislativi e messaggi governativi, così da consentire entro il 2018 la discussione parlamentare su un primo pacchetto di misure per riorganizzare i rapporti fra il Cantone e gli enti locali e giungere all’applicazione progressiva entro il 2020», ha concluso Passardi, non senza prima ribadire che «certo, sono tempi lunghi, ma perché grandi verosimilmente saranno i cambiamenti in certi settori». Parole queste che hanno trovato il consenso anche di uno dei sindaci più sensibili su questo fronte, ovvero Giovanni Cossi di Vernate. «Parlando a nome dei rappresentanti dei Comuni paganti, sono estremamente soddisfatto, perché la revisione della legge sulla perequazione finanziaria intercomunale finalmente è stata messa sull’attico e non relegata al terzo piano». Positivo anche il commento a caldo del sindaco di Canobbio, Roberto Lurati. «Ho l’impressione che ora ci sia la volontà d’intraprendere un cammino nuovo. Comunque c’è una pecca: avrei voluto vedere in “priorità 1” anche altri temi ambientali che non siano solamente la mobilità». Infine un buon auspicio è stato espresso anche dal sindaco di Massagno, Giovanni Bruschetti, rieletto ieri sera alla testa dell’ERS-L. «Questa è una riforma di tutti, un progetto nostro, che merita di essere seguito con impegno da parte di ciascuno di noi». LE ALTRE NOMINE NELL’ERS-L: Sono stati nominati nel comitato direttivo (ridotto da 7 a 5 membri) anche Paolo Romani (sindaco di Novaggio), Franco Voci (municipale di Torricella- Taverne). Riconfermati Michele Foletti per Lugano e la sindaco di Collina d’Oro Sabrina Romelli (vicepresidente). Inoltre l’ERS-L ha una nuova direttrice: Roberta Angotti.

Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Dal Corriere del Ticino del 9 giugno 2016, un articolo a cura di John Robbiani

Norman Gobbi presenta in anteprima ai municipali del Luganese il progetto «Ticino 2020» L’obiettivo è riformare radicalmente entro un anno la ripartizione degli oneri e dei compiti

Il Governo e in particolare il Dipartimento delle istituzioni l’avevano più volte annunciato e ventilato per rispondere anche alle sempre più vigorose critiche provenienti dai Municipi ticinesi in merito al ribaltamento degli oneri e dei compiti dal Cantone ai Comuni. Ora il progetto «Ticino 2020» ha un volto. Ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine dell’assemblea dell’ente regionale di sviluppo del Luganese, ha presentato in anteprima il progetto e lo ha fatto rivolgendosi proprio ai municipali del Distretto che, probabilmente, più di tutti in Ticino hanno accusato il Governo di «sbolognare» alle amministrazioni locali costi e compiti eccessivi in nome del risanamento finanziario cantonale. Gobbi è partito da una constatazione: «Si assiste a un lento deterioramento del federalismo elvetico nei rapporti fra Cantone e Comuni».

Strategia in cinque punti

Un deterioramento a cui, appunto, «Ticino 2020» vuole dare un freno con una strategia in 5 punti. Il primo prevede una riorganizzazione territoriale dei Comuni (e dunque la riattivazione del Piano cantonale delle aggregazioni). Questo perché, secondo Gobbi, «in Ticino esistono Comuni molto diversi e non tutti sono in grado di svolgere gli stessi compiti». Il ministro ha fatto l’esempio di Corippo (12 abitanti) e di Lugano (69.000) e ha lasciato intendere che un rafforzamento dei Comuni rappresenta la base dell’intero progetto. Il secondo punto riguarda il riordino dei compiti e dei flussi, cui seguirebbe una revisione della perequazione finanziaria e in contemporanea una riorganizzazione dell’efficienza cantonale e un riassetto delle organizzazioni comunali.

Compensazioni
Gobbi era affiancato in sala da Michele Passardi, che di «Ticino 2020» è co-direttore di progetto. I due hanno spiegato che in futuro (un decreto legislativo potrebbe essere presentato nella primavera del 2017) «i compiti trasferiti da un livello all’altro dovranno essere accompagnati, dove necessario, da un adeguato finanziamento» e «a parità di prestazioni offerte e a garanzia del principio di efficienza produttiva, gli oneri complessivi a carico di Cantone e Comuni saranno inferiori o al massimo uguali a quelli attuali». La neutralità della spesa dovrà comunque essere soddisfatta a livello globale e non per singolo Comune. «Tuttavia – è stato illustrato – non si può permettere che un Comune si ritrovi con una situazione sensibilmente peggiore rispetto a quella iniziale» e dunque verrà presa in considerazione la possibilità di elargire contributi e compensazioni. Si vuole dunque ottenere servizi razionali e maggiori qualità per i cittadini, più autonomia decisionale per gli enti locali, l’aggiornamento dei compiti assunti dallo Stato e la semplificazione dei rapporti Cantone-Comuni.

Moltiplicatori e fiscalità
Uno strumento che permetterà di «neutralizzare» gli effetti di «Ticino 2020» sarà la perequazione diretta e la correzione fiscale attraverso i moltiplicatori.
Ente regionale: nuovi volti
Oltre che per assistere alla presentazione di «Ticino 2020» l’assemblea dell’ente regionale era stata convocata per eleggere il suo nuovo comitato esecutivo per il quadriennio 2016-2020. Comitato i cui membri passa da 7 a 5.
Confermati gli uscenti Giovanni Bruschetti (presidente, di Massagno), Michele Foletti (Lugano) e Sabrina Romelli (Collina d’Oro). Al loro fianco sono stati nominati praticamente all’unanimità Paolo Ramoni (Novaggio) e Franco Voci (Torricella-Taverne). Durante l’assemblea è stato ricordato come, durante la scorsa legislatura, sono stati finanziati 73 progetti imprenditoriali (per un totale di circa 2 milioni di franchi) che hanno generato 13 milioni di investimenti sul nostro territorio.

Spazi adeguati, non cattedrali

Spazi adeguati, non cattedrali

Da LaRegione del 7 giugno 2016, un articolo a cura di Andrea Manna

All’apertura dell’anno giudiziario il neopresidente del Tribunale d’appello affronta il problema logistica

La giustizia ticinese «non ha bisogno di fastose cattedrali dove celebrare i propri riti processuali». E «non è per forza nei tribunali più belli e lussuosi che vengono pronunciate le migliori sentenze, anzi». La nostra magistratura chiede solo «che la macchina della giustizia possa operare nelle migliori condizioni possibili, fruendo degli spazi che le sono necessari per poter offrire ai cittadini il servizio che legittimamente si attendono da questo importante apparato dello Stato». Alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2016-2017, ieri a Lugano, il nuovo presidente del Tribunale d’appello (TdA) Matteo Cassina affronta un problema che si trascina irrisolto da (troppo) tempo: quello della logistica. Un problema, sottolinea il giudice, «reale e serio» dell’organizzazione giudiziaria cantonale, come rilevato «anche dal Consiglio della magistratura nel suo rendiconto 2015». In alcuni edifici pubblici in cui operano le toghe, ricorda Cassina, occorrono grossi interventi «di rinnovamento». È che la manovra di rientro da 185 milioni confezionata di recente dal Consiglio di Stato per risanare le casse cantonali non consente ampi margini di manovra. Il responsabile del TdA ne è consapevole e allora «mi chiedo se non sia meglio porsi degli obiettivi magari meno ambiziosi dal profilo finanziario, ma realizzabili in tempi rapidi». Ciò per uscire, sul fronte della logistica, da una lunga «situazione di stallo che tende inevitabilmente a peggiorare sempre di più». Sull’argomento interviene anche il capo del Dipartimento istituzioni: i risparmi prospettati interessano pure la magistratura (basti pensare alla misura che prevede la riduzione, da quattro a tre, del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi), tuttavia, assicura Norman Gobbi , «gli investimenti logistici nel settore della giustizia sono stati mantenuti». Pertanto «continuano la progettazione per la sistemazione a Bellinzona del Pretorio, quella del Palazzo di giustizia a Lugano e le discussioni per concretizzare l’acquisto di un immobile, sempre a Lugano, da destinare al Tribunale d’appello, oltre alla ristrutturazione, contenuta, del carcere penale della Stampa». Parole, quelle del ministro, che lasciano ben sperare, dice Cassina. Dalle parole si tratta ora di passare ai fatti.

Procedura d’elezione, chiarezza
Nella sua relazione il neopresidente del TdA e giudice del Tribunale amministrativo si sofferma anche su ‘Giustizia 2018’, la riforma voluta da Gobbi per rendere l’organizzazione giudiziaria ticinese “più efficace ed efficiente”. E al riguardo Cassina teme un allungamento dei tempi. In particolare quando ci si dovrà occupare di argomenti «di peso» contemplati dal progetto: per esempio «l’eventuale scorporo del Tribunale penale cantonale dal Tribunale d’appello» o «la riorganizzazione dell’intero Tribunale d’appello». Questi e altri gli argomenti di peso della riforma nei quali «entrano in gioco fattori non soltanto tecnico-giuridici, ma pure di carattere politico e finanziario, che non rendono certo agevoli e immediate le scelte che il legislatore è chiamato a fare». Cassina ha accennato anche a un’altra questione annosa (non c’è solo la logistica): la procedura di elezione dei magistrati. Un anno fa il Gran Consiglio ha dato vita a una commissione interna perché esamini una serie di atti parlamentari e se del caso modifichi in parte oppure radicalmente il vigente sistema di nomina di giudici e procuratori pubblici. «Colgo l’occasione – afferma Cassina – per chiedere alla politica di fare chiarezza per tempo, definendo con il dovuto anticipo la procedura che dovrà essere seguita in occasione del prossimo rinnovo generale (nel 2018, ndr) dei mandati di nomina dei giudici d’Appello, sempre ammesso, naturalmente, che si voglia veramente cambiare qualche cosa».

IL CONSIGLIERE DI STATO
La riforma, il tavolo di discussione e la valutazione dei magistrati

«Rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza deve costituire un obiettivo ambizioso di lunga durata». Un obiettivo «che deve caratterizzare le istituzioni in generale, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo in un periodo, come quello attuale, di cambiamenti»: questo «per garantire al cittadino la qualità del servizio a costi adeguati». Ecco il senso, secondo Norman Gobbi , della riforma Giustizia 2018. Il cantiere procede. Ancora questo mese il governo dovrebbe varare il messaggio sulla riorganizzazione delle giudicature di pace. Nel corso dell’estate, fa inoltre sapere il capo del Dipartimento istituzioni parlando alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2016-2017, «il gruppo di lavoro (di Giustizia 2018, ndr) che si è occupato della revisione della Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto». Non solo. Sempre «nel corso dell’estate» la Divisione giustizia «affronterà i progetti di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello, traendo spunto dai relativi rapporti elaborati dai gruppi di lavoro». C’è di più. «Seguendo l’esempio di altri Cantoni, intendo istituire ad autunno – continua il ministro – un tavolo di discussione tra il Dipartimento e i rappresentanti della magistratura». Un tavolo di discussione sui temi della giustizia all’insegna del «dialogo» e della «collaborazione», sia pur «nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni».

Centodiciotto magistrati e poco più di 46mila incarti evasi nel 2015. «La valutazione dell’efficienza non può però fondarsi unicamente su schematiche cifre lusinghiere», ritiene Gobbi. Per il consigliere di Stato, vanno approfonditi «ulteriori indicatori per analizzare l’operato delle autorità giudiziarie: mi riferisco in particolare alla durata delle procedure e alla ‘stabilità’ delle decisioni, con riguardo sia alla percentuale delle sentenze impugnate rispetto a quelle emesse, sia alla percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio». Quest’ultimo «è, secondo me, un criterio di valutazione rilevante, poiché atto a esprimere la capacità di incidere in modo rapido e definitivo sul ripristino della situazione violata per cui il cittadino ha chiesto l’intervento del magistrato». Da qui l’invito di Gobbi al «Consiglio della magistratura» perché «ponga particolare attenzione a questo mio auspicio, così da poter avere una visione più accurata dello stato di salute della giustizia ticinese».

MAURO ERMANI
Pratiche in costante aumento, tuttavia si decide in tempi ancora accettabili

Ultimo discorso, ieri al Palacongressi di Lugano, per il giudice Mauro Ermani in veste di presidente del Tribunale d’appello. Tribunale, dice, «che in generale sta bene, nel senso che pur con i noti problemi dovuti al costante aumento del numero delle pratiche, riesce nella sua attuale struttura a rendere giustizia in tempi ancora accettabili e soprattutto con qualità: gli annuali rapporti del Consiglio della magistratura ne sono un tangibile segnale di conforto».

Il Tribunale d’appello «sta tutto sommato bene, cosa che però non mi esime dal segnalare le perenni difficoltà in particolare a livello di organico: alcune Camere appaiono a tutt’oggi sottodotate», tiene a evidenziare Emani. Il quale considera «sicuramente interessante l’idea» del direttore del Dipartimento istituzioni, quella cioè dei “trasferimenti interni temporanei per ridurre le pendenze” (Gobbi: “È il cosiddetto sistema del pool dei cancellieri o dei giudici”). Il che, osserva Ermani, «presuppone evidentemente che questi collaboratori facciano parte di un’unica autorità giudiziaria».

Nella sua relazione Ermani ricorda fra l’altro l’avvenuta entrata in vigore «dei nuovi regolamenti sull’avvocatura e sul notariato e sugli esami per il conferimento del relativo attestato». Al riguardo sottolinea il «sempre più esiguo numero di avvocati che intendono accedere al notariato: basti pensare che all’ultima sessione di esami scritti si è annunciato un solo candidato». Le ragioni? «L’unica che mi sembra plausibile è legata ai profondi cambiamenti che hanno interessato la professione di notaio, diventata fra l’altro estremamente complicata». Il ruolo di vigilanza del Tribunale d’appello «è rimasto tale e assume un maggior rilievo proprio per la sempre maggiore complessità della funzione di notaio».

Presidente del Tribunale penale cantonale e negli ultimi due anni anche del Tribunale di appello: un biennio, quello di Ermani, caratterizzato pure dai lavori concernenti il dossier Giustizia 2018, volto, negli intendimenti della direzione del Dipartimento istituzioni, ad ammodernare l’organizzazione giudiziaria ticinese. «In questi due anni la collaborazione con il Dipartimento è stata certamente buona – sostiene il giudice Ermani –. Auspico solo che eventuali riforme siano il frutto di un’analisi finalizzata a individuare i problemi e di obiettivi tesi – unicamente – al miglioramento della giustizia».