Giustizia «Vanno fissati obiettivi realizzabili»

Giustizia «Vanno fissati obiettivi realizzabili»

Dal Corriere del Ticino del 7 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Gli auspici e le preoccupazioni del nuovo presidente del Tribunale d’appello, giudice Matteo Cassina Norman Gobbi rassicura sui tempi della riforma del sistema giudiziario: «Nessuna perdita di slancio»

Le difficoltà logistiche, tra cui il rinnovo del Palazzo di giustizia a Lugano, e la riforma Giustizia 2018, che mira a riorganizzare l’apparato giudiziario cantonale, sono stati i temi al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016-2017. Il fulcro della cerimonia, tenutasi al Palazzo dei congressi di Lugano, è stato però l’avvicendamento alla presidenza del Tribunale di appello: Matteo Cassina è infatti subentrato a Mauro Ermani . Quest’ultimo nel suo intervento ha sottolineato che «lo stato di salute del Tribunale d’appello è abbastanza buono. Pur con un aumento delle pratiche riesce a rendere giustizia in tempi accettabili e con qualità». Ma non sono mancati gli strali alla politica, rappresentata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi .
A lanciarli il neopresidente Cassina: «I tempi della politica sono lunghi e riguardo a Giustizia 2018 temo una perdita di slancio, senza il quale ogni riforma è destinata a sgonfiarsi». Sul Palazzo di giustizia, Cassina ha poi aggiunto: «Urgono lavori di rinnovamento. Esiste un progetto da 60 milioni di franchi, ma la giustizia non ha bisogno di fastose cattedrali. Non sarebbe meglio porsi obiettivi più contenuti ma realizzabili in tempi rapidi?» Non è tardata la risposta del consigliere di Stato che al Corriere del Ticino ha precisato: «Gli obiettivi non sono quelli di stravolgere il sistema ma di migliorarlo. Quando Cassina ha presentato la sua analisi si è dimenticato di quanto è stato fatto. Nel 2011 è stato lanciato il progetto Giustizia 2018 con l’obiettivo di costituire una sorta di gremio di idee. C’è stato un confronto sul documento con tutte le autorità giudiziarie, le quali hanno dato nel 2012 le loro risposte, a seguito delle quali nel 2013 è stato dato avvio a gruppi di lavoro che nei due anni successivi hanno consegnato i loro rapporti. Gli ultimi sono arrivati durante l’autunno 2015, penso in particolar modo al Ministero pubblico e al Tribunale d’appello».
Per Gobbi i tempi sono forzatamente lunghi, perché «se si vuole coinvolgere tutti ci vuole tempo». Ma non per questo si deve temere una perdita di slancio di Giustizia 2018: «Lo slancio non manca, così come la mia energia. Evidentemente andremo avanti in base alle priorità, che vanno al Tribunale d’appello». Ed è anche in questo senso che Gobbi ha annunciato una novità: «In autunno verrà istituito un tavolo di lavoro sulla giustizia, in cui verranno discusse le problematiche del settore insieme ai magistrati. Sarà un luogo di condivisione sui temi che deve tradursi in collaborazione e dialogo».

Sicurezza e informatica

Ma nel cantiere della giustizia ci sono altre sfide da affrontare: Cassina si è infatti chinato sul tema della sicurezza nei Tribunali, per la quale «non è stato adottato nessun provvedimento», e sul programma informatico del Tribunale d’appello: «Le Camere non possiedono una piattaforma unificata. Una lacuna che fa sì che tutto il know-how sia legato alla memoria storica dei giudici, che quando terminano il proprio mandato viene persa». Infine, il presidente ha ricordato la riforma della procedura d’elezione dei magistrati: «In giugno del 2015 è stata istituita dal Gran Consiglio la speciale Commissione. Occorre capire che tra i vari sistemi al vaglio nessuno è perfetto, tutti presentano dei limiti. Quello attuale non mi pare da buttar via, forse basterebbero maggiori accorgimenti per fare in modo che funzioni meglio».

Le prossime tappe
All’inaugurazione Gobbi ha colto l’occasione per fare il punto sulla riforma Giustizia 2018 e sui cambiamenti che attendono il settore nei prossimi anni. «In ogni cambiamento va vista un’opportunità», ha sottolineato Gobbi. Dopo aver ricordato le sfide derivanti dall’apertura del tunnel di base del San Gottardo, quelle relative alla piazza finanziaria ticinese a seguito della bufera che ha travolto la BSI e il pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali, Gobbi si è concentrato sul sistema giudiziario, facendo appello alla solidarietà interna, sollecitando la creazione di un pool dei cancellieri o dei giudici per risolvere le situazioni critiche, con lo scopo di «rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza», ha precisato. Obiettivo, questo, a cui mira Giustizia 2018, di cui Gobbi ha presentato un aggiornamento: «Nel mese di giugno verrà presentato il messaggio di riorganizzazione delle Giudicature di pace ed entro la fine del mese terminerà la consultazione sul progetto di creazione di un’autorità penale delle contravvenzioni».
Ma anche l’estate si profila calda sul cantiere della riforma: «Il gruppo di lavoro sulla Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto e la Divisione della giustizia affronterà il progetto di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello. Inoltre, il Governo attende anche che il Parlamento si esprima in merito alla proposta di accorpare alle Preture le competenze in materia di protezione del minore e dell’adulto, oppure di continuare con le Autorità regionali di protezione, rafforzandole».
Si prospetta quindi un autunno intenso, che prevede anche altri lavori in relazione alla digitalizzazione degli archivi e all’erogazione di servizi tramite sportelli virtuali. Ma non è tutto: «Occorrerà implementare la comunicazione elettronica tra cittadini e autorità giudiziarie e nei prossimi mesi verrà allestito un primo progetto per il notariato elettronico».

qualche cifra
il tribunale d’appello
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha rivelato qualche cifra riguardante il funzionamento della giustizia. Per ciò che concerne il Tribunale d’appello, questo conta oltre 130 collaboratori e ha una spesa totale di 37 milioni di franchi ed entrate pari a 4 milioni di franchi.
il potere giudiziario
Il potere giudiziario oggi conta su oltre 340 persone. Nel 2015 le uscite (del potere giudiziario e della magistratura) sono state di 75 milioni di franchi, di cui 45 milioni sono derivati da spese del personale, 15 da spese per il collocamento di giovani e invalidi e 6 milioni per l’assistenza giudiziaria. Per ciò che riguarda le entrate, queste hanno raggiunto quota 20 milioni.
gli incarti
Secondo il Rendiconto 2015, i 118 magistrati attivi in Ticino, supplenti esclusi, hanno evaso l’anno scorso 46.000 incarti.

Guardia Svizzera in città

Guardia Svizzera in città

Da Gdp.ch del 6 giugno 2016. Un articolo a cura di Don Rolando Leo

È stata una mattinata composta in Collegiata quella di ieri, con un’impostazione semplice; sobria la celebrazione che ha portato il vescovo di Lugano, mons. Lazzeri, a benedire il vessillo sotto il quale si riconoscono tutte le ex-guardie elvetiche della Svizzera italiana. Riconoscersi sotto una bandiera comune, ha affermato il Vescovo, significa «un’esperienza, più o meno prolungata, di servizio alla Chiesa nella Guardia Svizzera Pontificia! Sono certo che non avete dimenticato l’emozione profonda con cui avete afferrato un giorno la bandiera e avete sollevato il braccio, giurando dedizione e fedeltà».

Questa emozione era palpabile in chiesa, significata dal religioso silenzio e dall’attenzione degli astanti durante tutta la liturgia, in modo particolare ascoltando le parole di mons. Lazzeri e seguendo il breve rito di benedizione del vessillo, trasferito sull’altare a passo cadenzato da alcune guardie. La radice profonda di quel gesto non può essere cancellata. In un certo senso, è la verità del cuore umano. “Acriter et fideliter”, “con coraggio e fedeltà”, è il motto che accompagna la Guardia svizzera. «Continuate a portarlo nel vostro cuore e, soprattutto, fatelo conoscere attraverso la qualità della vostra vita, nella famiglia, nel lavoro, nella Chiesa e nella comunità civile!», così ancora il Vescovo.

«Non conosce una vera ragione di vivere se non colui che ha trovato la ragione per cui vale la pena donare la propria vita fino al sangue, se necessario». Il teologo tedesco Dietrich Bonhöffer ha lasciato questo testamento che corrisponde all’animo che ha mosso originariamente tanti giovani attraverso questo slancio di vita e di donazione di sé, ognuno a suo tempo.

In chiesa sono comparsi a fine celebrazione una sessantina di cresimandi di tutta la zona, invitati per una giornata speciale dedicata a loro, ai quali il Vescovo ha rivolto parole di saluto, richiamandoli a valori veri legati al servizio per gli altri.

Le guardie hanno lasciato la chiesa in parata, accolti in piazza Collegiata da amici e simpatizzanti. Poi sono salite in corteo fino a Castelgrande, attirando l’attenzione ammirata di turisti e passanti. Insomma, una bella mattinata in cui la città di Bellinzona si è colorata con le stupende divise delle ex Guardie Pontificie ed è stata richiamata dalla musica della banda che le ha accompagnate.

Una giustizia al passo con i tempi

Una giustizia al passo con i tempi

Discorso che ho pronunciato lunedì 6 giugno 2016 in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2016/2017

Stimati Magistrati di ogni ordine,
Egregi Avvocati e Pubblici notai,
Stimato Presidente e membri del Consiglio della Magistratura,
Signor Presidente, membri e segretari della Commissione per la formazione permanente dei giuristi,
Collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura,
Professori,
Cari praticanti,
Signore e Signori Giornalisti,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione della consueta cerimonia di apertura del nuovo anno giudiziario. Una cerimonia che è divenuta negli anni ormai un rito ma soprattutto, per il sottoscritto, un’occasione privilegiata per incontrare i membri del potere giudiziario e tutti gli addetti ai lavori, un’occasione per esporre le riflessioni in corso in ambito giudiziario, stimolando il dibattito su luci e ombre dell’anno appena trascorso e sulle iniziative già avviate o di prossimo avvio, allo scopo di migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini.

L’anno giudiziario appena conclusosi ha visto concretizzarsi svariati importanti avvicendamenti in seno al potere giudiziario. Un sentimento di gratitudine lo rivolgo a tutti coloro che si sono adoperati per la giustizia nelle varie autorità giudiziarie, commissioni, gruppi di lavoro, dedicandosi con quotidiano impegno, rigore e riservatezza alla loro funzione e agli ulteriori compiti assunti.

Ringrazio la già giudice d’appello Emanuela Epiney Colombo che, pur essendo al beneficio della pensione, ha assunto la presidenza della Commissione di ricorso sulla magistratura, Commissione che ha visto la partenza degli avvocati Alessandro Soldini, già presidente, e Stefano Bolla, ai quali esprimo i miei vivi apprezzamenti per il loro operato. All’avvocato Epiney Colombo e al nuovo membro, giudice Roy Garré, formulo i miei più sinceri auguri per quest’attività che li vedrà confrontati, unitamente a membri e supplenti, anche con le riflessioni su una riorganizzazione della Commissione, come richiesto dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio il dicembre scorso.

Alla presidente della Corte di appello e di revisione penale giudice Giovanna Roggero-Will, che per anni ha svolto la non facile funzione di Presidente del Consiglio della Magistratura, vada un pubblico ringraziamento per il suo operato in favore del potere giudiziario. Particolarmente apprezzati sono stati la fattiva collaborazione e il dialogo costante instaurati con la Divisione della giustizia, approccio che ha permesso di cooperare in maniera proficua. Sono certo che questa efficace modalità di lavoro sarà adottata anche dal suo successore, giudice Werner Walser, neo presidente del Consiglio della Magistratura, che ho già avuto modo di incontrare proprio la scorsa settimana per discutere delle tante tematiche aperte nell’ambito dell’amministrazione della giustizia cantonale che andrò a illustrarvi in seguito. Caro Werner, auguri a te, al neo vice-presidente del Consiglio della Magistratura, procuratore pubblico Nicola Respini, e al neo-membro, pretore Marco Peverelli, per un lavoro proficuo, mirato e appassionato, com’è la tua predilezione per il tiro sportivo che ci accomuna! Un sentito ringraziamento vada anche al già vice-presidente dell’autorità di sorveglianza sui magistrati, pretore Francesco Bertini.

Anche la Direzione del Tribunale di appello ha subìto da poco degli importanti avvicendamenti. Avantutto ringrazio sentitamente il giudice Mauro Ermani, che, come sentiremo dal suo intervento, ha svolto con responsabilità la funzione di Presidente della più grande autorità giudiziaria cantonale che, per darvi un’idea delle sue dimensioni, oggi conta oltre 130 persone, per un totale di spese per 37 milioni e di entrate per quasi 4 milioni. Molto apprezzata la cooperazione attiva avuta in questi due anni e in particolare in questi ultimi mesi con la Divisione della giustizia, un apporto molto gradito poiché anche volto alla ricerca di soluzioni comuni; un approccio meritevole, favorito pure dalla cara cancelliera del Tribunale, avvocato Claudia Petralli, che ringrazio per la dedizione e la professionalità, a sostegno del buon funzionamento del Tribunale. Ella continuerà ad essere un importante punto di riferimento anche per il nuovo presidente, giudice Matteo Cassina, e l’attuale vice-presidente, giudice Mauro Mini. A voi formulo i miei migliori auguri per un lavoro proficuo ed efficiente, in un periodo che vedrà il Tribunale di appello da un lato riformarsi organizzativamente nel contesto di Giustizia 2018, dall’altro trovare finalmente un’adeguata soluzione logistica. Auguri che estendo alle neo giudici di appello Matea Pessina, attiva ormai da qualche mese, e Sarah Socchi che ha di recente prestato la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi.

A questi due inizi di carriera corrispondono i pensionamenti di due magistrati che hanno servito lo Stato e la Giustizia per tanti anni. Il giudice d’appello Stefano Bernasconi, magistrato che ha operato al Tribunale di appello per ben 25 anni, al quale esprimo la mia profonda gratitudine e i migliori auguri per il futuro. Auguri e ringraziamenti che porgo anche al giudice Edy Meli, Presidente dei Giudici dei provvedimenti coercitivi, che ha dedicato ben 27 alla giustizia penale cantonale, iniziando dalla funzione di giudice istruttore straordinario della giurisdizione sottocenerina nel dicembre del 1989 e terminando a fine luglio con la presidenza dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, quando passerà il testimone all’attuale collega giudice Maurizio Albisetti Bernasconi, con il quale mi congratulo, formulandogli gli auguri di rito.

Oggi non posso inoltre non rendere omaggio a una figura importante per l’amministrazione della giustizia, l’avvocato Giorgio Battaglioni, a beneficio della pensione dal mese di gennaio dopo oltre 30 anni di attività in seno all’Amministrazione cantonale. Una figura che ha accompagnato la giustizia ticinese nella sua inarrestabile crescita e nelle sue riorganizzazioni, oltre che seguire in prima persona le attività della Divisione che oggi conta quasi 400 collaboratori, attività legate alle strutture carcerarie e a vari uffici, da quelli di esecuzione e fallimento, ai registri, passando dall’ufficio dell’assistenza riabilitativa, solo per citarne alcuni. A lui esprimo un sentito ringraziamento per il suo importante operato e formulo i miei migliori auguri al suo successore, l’avvocato Frida Andreotti, che da febbraio dirige la Divisione.

Le sfide attuali e future che la Divisione, il Dipartimento, il Governo e il Parlamento devono affrontare con la collaborazione delle autorità giudiziarie, dell’Ordine degli avvocati, di quello dei notai, le varie associazioni, eccetera, sono tante. In ogni cambiamento va comunque vista un’opportunità. Come diceva il generale e filosofo cinese Sun Tzu, “una volta colte, le opportunità si moltiplicano”. È con questo spirito positivo, con la giusta fiducia in sé e nei propri mezzi ma pure con entusiasmo, determinazione e coraggio che le Istituzioni devono affrontare i cambiamenti e abbracciare le sfide attuali e future. Stiamo vivendo un periodo di mutamenti economici e sociali che superano ampiamente i confini cantonali e nazionali, mutamenti che pongono la nostra società dinnanzi a quesiti fondamentali, rispetto ai quali dobbiamo costruire strumenti di analoga portata. È innegabile, pensando al nostro Cantone, che con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo, il Ticino sarà confrontato con grandi opportunità, ma anche con taluni rischi, penso alle regioni periferiche a al rischio di una loro marginalizzazione. In che modo può quindi il Ticino crescere insieme al tunnel di base del San Gottardo? Dallo sviluppo economico alla pianificazione del territorio, passando dal settore dei trasporti e della mobilità: tutti ambiti che saranno toccati da vicino da questo cambiamento epocale e all’interno dei quali dovranno essere concretizzate le misure adatte ad accrescere il benessere del nostro Cantone e della sua popolazione. Questo cogliendo le opportunità che si presenteranno nell’avvenire – vicinanza del Cantone al resto della Svizzera, consolidamento della visione Città-Ticino perno del Piano direttore cantonale, eccetera – e riducendo al massimo i possibili effetti negativi. Un Cantone, il nostro, che attualmente deve altresì affrontare il notevole ridimensionamento della sua piazza finanziaria, per anni motore trainante dell’economia ticinese. Ultimo esempio in questo senso è ahinoi l’ingloriosa situazione della BSI. Cosa comporterà per la piazza finanziaria ticinese e giocoforza per il nostro tessuto socio-economico? Quali saranno le implicazioni per lo Stato, forzatamente confrontato con un’importante diminuzione del gettito fiscale del settore bancario? La BSI, creata nel 1873, ricordo essere nata da una coraggiosa iniziativa imprenditoriale di eminenti cittadini luganesi coscienti delle esaltanti prospettive favorite dall’impresa ciclopica di un traforo del massiccio del San Gottardo e dell’influenza che questo avrebbe potuto avere sull’evoluzione economica, industriale, commerciale e turistica del Canton Ticino. Una visione positiva e lungimirante, nata in un periodo contrassegnato da grandi progressi scientifici e tecnologici e nel contempo da forte instabilità economica e sociale. Un altro fenomeno che sta modificando radicalmente la nostra società è rappresentato dai flussi migratori che toccando l’Europa tutta, con incroci di popoli, culture e sensibilità diverse; un fenomeno che ha notevoli implicazioni economiche, sociali e culturali nonché anche di ordine pubblico. Come possiamo gestire questa immigrazione senza precedenti, affinché la stessa non cambi completamente il volto della nostra società? Una società oggi parimenti alle prese con una sfida demografica, ossia l’invecchiamento della popolazione, che si riflette anch’essa sul nostro Stato sociale e di conseguenza sulle finanze pubbliche.

In questo contesto di imponenti mutamenti e di prospettive finanziarie non delle più rosee, il nostro Cantone è confrontato con l’esigenza di un intervento ad ampio respiro sull’assetto strutturale delle finanze cantonali. E il Messaggio che propone un pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali 2017-19 varato dal Governo qualche mese fa, con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019, ha chiesto sacrifici anche ai dipendenti dell’Amministrazione cantonale, Magistratura compresa. Nel contempo però, gli investimenti nel settore della giustizia, logistici soprattutto, sono stati mantenuti. Continuano quindi la progettazione per la sistemazione del Pretorio di Bellinzona, quella di Palazzo di giustizia a Lugano, le discussioni per concretizzare l’acquisto di un immobile a Lugano da destinare al Tribunale di appello oltre che alla ristrutturazione contenuta del carcere penale La Stampa. Investimenti assolutamente necessari, proprio perché occorre superare con progettualità, coraggio, spirito di adattamento e perché no, con creatività, questo periodo di difficoltà economica e di profondi cambiamenti, che sta lasciando spazio a un nuovo ordine sociale ed economico.

Il potere giudiziario può contare ad oggi su oltre 340 persone attive nelle varie autorità. A livello finanziario, nel 2015 le uscite sono state di 75 milioni, 45 milioni derivanti da spese del personale, 15 milioni da spese per collocamenti uffici giovani e invalidi e 6 milioni per l’assistenza giudiziaria. Questi importi rigurandano solo il potere giudiziario e la magistratura. Le entrate – che comprendono gli introiti da tasse e spese di giustizia, multe e pene pecuniarie – sono state pari a 20 milioni. Questi importi riguardano solo il settore della giustizia, escluso quindi l’ambito di esecuzione delle pene e delle misure, uffici registri e così via. I costi del potere giudiziario sono costantemente cresciuti nel tempo; un’evoluzione, dovuta in particolare alle spese per il personale, potenziamenti soprattutto, ma pure alle spese per l’espletamento dell’attività giudiziaria. Attività giudiziaria che nel 2015 ha risposto alle domande di giustizia dei cittadini in maniera lusinghiera, come indicato nel Rendiconto 2015 del Consiglio della Magistratura. Con oltre 46’000 incarti evasi dai 118 magistrati, supplenti esclusi, il Consiglio della Magistratura constata una generale operosità e conclude che l’amministrazione della giustizia nel nostro Cantone non presenta particolari problemi. Questo buon risultato va certamente attribuito all’impegno dei membri della Magistratura, che saluto positivamente. Ma ai numeri deve seguire una lettura critica e un’analisi degli antefatti che li producono. La valutazione dell’efficienza non può unicamente fondarsi su schematiche cifre lusinghiere; occorre difatti approfondire ulteriori indicatori tra quelli utilizzati nella lettura economica per l’analisi dell’operato delle autorità giudiziarie. Mi riferisco segnatamente ai parametri della durata delle procedure e alla “stabilità” delle decisioni, con riguardo sia alla percentuale delle sentenze impugnate rispetto a quelle emesse, sia alla percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio. Quest’ultimo è a mio avviso un criterio di valutazione rilevante, poiché atto a esprimere la capacità d’incidere in modo rapido e definitivo sul ripristino della situazione violata per cui il cittadino ha chiesto l’intervento del magistrato. Non posso quindi che sollecitare il Consiglio della Magistratura a portare una particolare attenzione a questo mio auspicio, così da poter avere una visione più accurata dello stato di salute della giustizia ticinese. Sempre dal Rendiconto 2015 emergono tuttavia una serie di criticità, alcune persistenti e preoccupanti, ove peraltro il Governo è già intervenuto in passato su segnalazione dello stesso Consiglio della Magistratura. Non intendo entrare nei particolari per ovvie ragioni, degno di nota tuttavia, l’operato della Sezione 1 della Pretura di Lugano: ringrazio per questo il Pretore Trezzini, neo professore ordinario all’Università di Lucerna, e tutti i suoi collaboratori. In ogni caso, per le situazioni critiche, faccio appello alla solidarietà tra autorità giudiziarie tutte, affinché vengano destinate temporaneamente, tramite trasferimenti interni, le risorse sufficienti allo scopo di ridurre le pendenze. È questo il cosiddetto sistema del “pool dei cancellieri o dei giudici”, che è in uso nei tribunali federali e in alcuni tribunali cantonali, sistema promosso altresì dalla Divisione della giustizia nei vari uffici che la compongono. Rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza deve costituire un obiettivo ambizioso di lunga durata; un obiettivo che deve caratterizzare in generale le Istituzioni, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo in questo periodo di cambiamenti, alfine di garantire al cittadino la qualità del servizio a costi adeguati e contenuti.

Ed è proprio in quest’ottica che deve trovare ispirazione il progetto Giustizia 2018, progetto che, come sapete, mira a una riorganizzazione dell’assetto giudiziario cantonale sul lungo termine, in un’ottica di efficienza, efficacia e razionalità. Un progetto che vedrà nel corso del mese di giugno la presentazione del messaggio di riorganizzazione delle giudicature di pace che riprende le conclusioni del relativo gruppo di lavoro, condivise dall’Associazione dei giudici di pace. Colgo l’occasione, per ricordare il giudice di pace del Circolo di Onsernone Dario Perlini, deceduto il maggio scorso, che per oltre 10 anni ha esercitato la sua funzione con impegno e concretezza. Tornando a Giustizia 2018, a fine giugno terminerà la consultazione agli interessati sul progetto di creazione di un’autorità penale delle contravvenzioni. Nel corso dell’estate, il gruppo di lavoro che si è occupato della revisione della Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto e, sempre nel corso dell’estate, la Divisione della giustizia affronterà il progetto di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale di appello, prendendo spunto dai relativi rapporti elaborati dai gruppi di lavoro. Il Consiglio di Stato attende anche che il Parlamento si esprima in merito alla proposta di accorpare alle Preture le competenze in materia di protezione del minore e dell’adulto oppure di continuare a far operare le Autorità regionali di protezione, rafforzandole.

Si prospetta quindi un autunno intenso per il progetto Giustizia 2018, anche perché nuovi cantieri prenderanno avvio. È notizia della scorsa settimana che nell’era digitale, gli archivi nazionali e cantonali raggiungono ben 368 chilometri di atti – per darvi un’idea, circa la medesima distanza tra Ginevra e San Gallo – e che ogni anno a questi tanti chilometri se ne aggiungono altri 10. Anche il Canton Ticino è confrontato con questo problema, che comporta delle implicazioni importanti dal punto di vista logistico e finanziario. Il Dipartimento negli scorsi anni ha intrapreso la via della digitalizzazione, un esempio, la dematerializzazione dei dossier della Sezione della popolazione che ha poi permesso la distruzione di gran parte dei documenti cartacei. Il Dipartimento sta inoltre fornendo una serie di servizi ai cittadini tramite sportelli virtuali, come ad esempio avviene alla Sezione della circolazione. I benefici dell’informatizzazione sono noti: un servizio accresciuto ai cittadini che fanno uso delle nuove tecnologie, favorendo l’ottimizzazione del loro tempo e di quello dei funzionari, con un risparmio finanziario senza alcun pregiudizio qualitativo. Anche la Giustizia ticinese dovrà confrontarsi nei prossimi anni con le implicazioni dell’evoluzione tecnologica. Il Dipartimento intende emanare una normativa riguardante l’archiviazione degli incarti per permettere anche lo spurgo degli archivi esistenti. Occorrerà poi implementare la comunicazione elettronica tra i cittadini e le autorità giudiziarie, o meglio la trasmissione per via elettronica di atti scritti quali citazioni, decisioni o allegati di causa. Anche il notaio diventerà “digitale”. Nei prossimi mesi, verrà allestito un primo progetto per il notariato elettronico che permetterà ai pubblici notai di redigere gli atti notarili direttamente in forma informatica con sottoscrizione attraverso l’utilizzo della firma digitale. Aggiungo infine che la scorsa settimana il Consiglio federale ha approvato la Convenzione tra la Confederazione tra la Confederazione e i Cantoni, sull’armonizzazione informatica della giustizia penale che mira alla standardizzazione di processi operativi tra polizia, ministeri pubblici, autorità giudiziarie e uffici preposti all’esecuzione delle pene. Anche il nostro Cantone sarà coinvolto.

Tutte le questioni che vi ho illustrato oggi e che toccano tanti interlocutori, è mia intenzione discuterle regolarmente con gli interessati. Continuerò quindi in prima persona e per il tramite della Divisione della giustizia, ad avere contatti singoli regolari con i partner interessati. Seguendo l’esempio di altri Cantoni, intendo inoltre istituire nel corso dell’autunno un tavolo di discussione tra Dipartimento e i rappresentanti delle Magistrature permanenti. Un incontro che vuole essere un luogo di condivisione sui temi della giustizia che deve tradursi in collaborazione e dialogo, sia pur nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni. Un incontro ove raccogliere in prima persona le sollecitazioni provenienti da autorità giudiziarie e dove favorire il diffondersi di buone pratiche, affrontando assieme le tante sfide che oggi vi ho indicato. E termino con un pensiero che declino al contesto giudiziario, un pensiero di un professore di diritto costituzionale, già presidente della Corte costituzionale italiana, Gustavo Zagrebelsky: “Le idee racchiuse in se stesse s’inaridiscono e si spengono. Solo se circolano e si mescolano, vivono, fanno vivere, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune”.
Vi ringrazio dell’attenzione.

Tiro: valori, tradizione e scoperta del territorio

Tiro: valori, tradizione e scoperta del territorio

Dal Mattino della Domenica del 5 giugno 2016
L’estate ticinese sarà animata dalla Festa cantonale di tiro

Dopo 14 anni il Ticino è pronto ad ospitare l’evento che riunirà sul nostro territorio le tiratrici e i tiratori di tutta la Svizzera: la Festa cantonale di tiro ticinese. L’ultima edizione fu organizzata con grande successo nel 2002 nella splendida cornice della Valle Leventina. Quest’anno la festa – che avrà luogo dal 7 al 24 luglio nei fine settimana – si sposta a sud, nello spettacolare paesaggio del Mendrisiotto. Il nostro Cantone è da sempre legato al Tiro, uno sport con una lunga tradizione e che incarna i valori fondanti del nostro Paese, a cominciare dalla Libertà di cui noi svizzeri andiamo fieri e che oggi siamo chiamati a tutelare. Una disciplina che custodisce un sano patriottismo. “Liberi e Svizzeri” gridarono nell’Ottocento i giovani ticinesi quando il nostro territorio rischiava di essere annesso alla Lombardia. Lo stesso urlo che risuonò a gran voce anche durante i conflitti del secolo scorso. Proprio per questo motivo “Liberi e Svizzeri” è diventato il motto di molte società di tiro ticinesi, che saranno protagoniste di questa importante manifestazione.
Nello specifico, saranno dodici le giornate di competizione e di divertimento, accompagnate da momenti gastronomici alla scoperta delle nostre tradizioni culinarie e del nostro magnifico territorio. Grazie alle numerose attività che saranno organizzate accanto alla manifestazione come concerti, commedie dialettali e degustazioni di prodotti locali, questa festa diventa un’occasione imperdibile non solo per gli amanti del tiro ma anche per tutta la popolazione ticinese e d’oltre Gottardo.
Un evento che permetterà a tutti di conoscere più da vicino questo sport nazionale e il nostro splendido Ticino! Un appuntamento che offre pure l’opportunità di gareggiare per la prima volta da tutte le distanze. Una competizione con diverse declinazioni del tiro che costituisce una prima a livello svizzero: si potrà infatti sparare dai 300, dai 50 e dai 25 metri, così come ai poligoni interni dove si spara ad aria compressa.
Il tiro è da sempre presente nella mia vita: verrebbe da dire dalla culla fino al Consiglio di Stato! Sin da piccolo sono infatti stato affascinato da questo mondo, al quale mi sono avvicinato grazie a mio papà militare professionista ed esperto tiratore e a mio nonno appassionato cacciatore. All’età di sedici anni ho iniziato a cimentarmi nel tiro sportivo con il fucile d’assalto, il famoso “fass90” che ha unito tanti giovani svizzeri, prima come giovani tiratori e poi nella scuola reclute. Uno sport nel quale ho potuto confrontarmi con me stesso, allenare il controllo dei sensi e sviluppare un’alta capacità di concentrazione. Una passione che mi ha permesso di conoscere molte persone e di stringere amicizie vere anche fuori dagli allenamenti. La macchina organizzativa sta lavorando a pieno regime per offrire alla popolazione una festa memorabile nel nostro Ticino, animato da un Popolo che ha sempre difeso con orgoglio i valori e le tradizioni del nostro Paese. Un evento che accoglierà migliaia di cittadini svizzeri sulle rive del Lago Ceresio e che ci farà ricordare l’indispensabile necessità di salvaguardare i valori fondanti della Svizzera, la nostra Svizzera!
Ancora oggi, dunque, fieri di essere “Liberi e Svizzeri”! Vi aspetto quindi numerosi, pistole e fucili alla mano, alla Festa cantonale di tiro ticinese.
Norman Gobbi

Grandi aggregazioni: Losanna boccia il Ghiro

Grandi aggregazioni: Losanna boccia il Ghiro

dal Giornale del Popolo del 4 giugno 2016, un articolo a cura di Nicola Mazzi

Il Tribunale federale, nell’audizione pubblica che si è tenuta ieri, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona».

Questa volta Giorgio Ghiringhelli non ce l’ha fatta. Il Tribunale federale (TF), nell’audizione pubblica che si è tenuta ieri, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona”. Con questa decisione il TF ha confermato la decisione del Gran Consiglio, risalente al 2013, quando il legislativo aveva giudicato irricevibile la proposta costituzionale. Da parte del Tribunale con sede a Losanna è stato ribadito in particolare come il testo, che fu sottoscritto da 11.558 cittadini, fosse in conflitto con il diritto internazionale. In particolare fosse in contrasto con l’articolo 5 della carta europea dell’autonomia locale. Da noi interpellato, il responsabile del DI Norman Gobbi commenta in questo modo la decisione: «Era una decisione attesa in quanto chiarisce il modo in cui prosegui-re su un’altra iniziativa popolare e cioè quella della VPOD che diversamente dall’iniziativa Ghiringhelli coinvolge tutto il territorio cantonale. Credo sia stato questo l’elemento debole dell’iniziativa bocciata dal TF. Ma dovremo leggere le motivazioni dei giudici e da lì partiremo per l’analisi dell’iniziativa della VPOD e per consolidare il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e il suo piano di attuazione. L’obiettivo del Cantone resta quello di stimolare le aggregazioni, ma esse possono sicuramente arrivare anche dal basso come è avvenuto nel Bellinzonese». Come aggiunge lo stesso Gobbi «il dossier è sul tavolo del CdS che dovrà esprimersi nelle prossime settimane. E prossimamente ci sarà anche un incontro con i Municipi del distretto del Luganese. Quindi dovremo elaborare un nuovo messaggio sull’iniziativa della VPOD e sul Piano di attuazione del PCA».

La sentenza Un no secco alle megafusioni

Dal Corriere del Ticino del 4 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso sull’iniziativa per le aggregazioni nel Bellinzonese e nel Locarnese Ghiringhelli: «Accetto sportivamente il risultato» – Gobbi: «Vista l’apatia occorrerà prima o poi decidere»

«Accetto sportivamente il risultato. Ho però la coscienza tranquilla di chi sa di aver fatto il possibile per far uscire il Locarnese dal suo isolamento». Questa la reazione di Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste), promotore nel 2012 dell’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», alla decisione del Tribunale federale di Losanna che ne ha respinto il ricorso. L’oggetto del contendere era infatti la ricevibilità dell’iniziativa, che era riuscita con 11.588 sottoscrizioni e che prevedeva la creazione di due città nel Locarnese e nel Bellinzonese entro il 2017 e tramite una votazione popolare cantonale. Nell’ottobre del 2013 il Gran Consiglio aveva infatti sancito l’irricevibilità, decisione contro cui Ghiringhelli aveva ricorso. E oggi, dopo 2 anni e mezzo, si può mettere il punto a questa vicenda. «È la prima volta in Svizzera che veniva proposta un’aggregazione seguendo la via dell’iniziativa costituzionale – sottolinea Ghiringhelli – nessuno poteva prevedere come sarebbe andata a finire». Al centro del dibattimento, iniziato ieri mattina a Losanna alle 9 e protrattosi per circa 3 ore, vi era l’articolo 5 della «Carta europea dell’autonomia locale», ratificata dalla Svizzera nel 2005: in sostanza, secondo il trattato, i cittadini dei Comuni interessati hanno il diritto di pronunciarsi per primi tramite una votazione consultiva. L’iniziativa è stata quindi giudicata contraria al diritto superiore. A Ghiringhelli resta però un po’ di amaro in bocca: «È la prima volta in Svizzera che un’iniziativa popolare viene dichiarata irricevibile perché in contrasto con un trattato europeo. I tre giudici hanno dato un’interpretazione molto rigida, che non viene osservata da nessun altro Paese europeo: hanno fatto i papisti più del Papa». Il capo della Sezione degli Enti locali Elio Genazzi , presente all’udienza pubblica di ieri, ha precisato: «La tesi che ha prevalso e che ha quindi rigettato il ricorso è stata quella di dire che si sarebbe dovuti andare al voto solo dopo che i cittadini ticinesi sono stati messi al corrente delle opinioni dei cittadini dei territori interessati, che era poi il motivo per il quale il Gran Consiglio aveva approvato l’irricevibilità dell’iniziativa. Per i dettagli occorre però attendere la pubblicazione delle motivazioni».
Rimane ancora l’iniziativa popolare costituzionale lanciata nel 2013 dal sindacato VPOD, primo firmatario Raoul Ghisletta, riuscita con 11.271 firme. «Era stata tenuta in stand-by dal Gran Consiglio in attesa di vedere cosa decideva il Tribunale federale, quindi anche questa dovrebbe essere dichiarata irricevibile per lo stesso motivo», ci ha detto Ghiringhelli. Diverso il parere del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi : «L’iniziativa promossa dalla VPOD ha il vantaggio di considerare tutto il territorio cantonale, da Airolo a Chiasso e da Lumino a Brissago, cosa che invece il progetto di Ghiringhelli non prevedeva. Probabilmente questo è stato l’elemento che ha fatto pendere l’ago della bilancia verso il rigetto del ricorso». Ora le Istituzioni possono riprendere con i dossier relativi all’iniziativa VPOD e al Piano cantonale delle aggregazioni, «che deve essere consolidato», aggiunge Gobbi, «per questo incontreremo i sindaci del Luganese». Resta ancora da definire il piano d’attuazione: «Il Cantone ha cercato di stimolare le aggregazioni dall’alto, ma sempre attendendo una partenza dal basso. Ma se ci sono situazioni in cui non si vuole decidere a un certo punto credo sia importante partire: uno degli elementi che sollevava Ghiringhelli era proprio l’apatia sul tema aggregativo del Locarnese», ha sottolineato Gobbi.

le tappe
marzo 2012
Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste) lancia l’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», che chiede di inserire nella Costituzione cantonale un articolo che stabilisce l’aggregazione di 17 Comuni nel Bellinzonese e di 18 Comuni nel Locarnese tramite votazione cantonale. Le firme raccolte sono state 11.588.
14 ottobre 2013
Il Gran Consiglio dichiara irricevibile l’iniziativa popolare costituzionale con 50 voti contrari alla ricevibilità, 24 favorevoli e 1 astenuto. Due i rapporti che approdano nell’aula parlamentare: uno favorevole di Bruno Cereghetti (PS) e uno contrario di Carlo Luigi Caimi (PPD).
13 novembre 2013
Il Comitato promotore dell’iniziativa presenta ricorso al Tribunale federale (TF) di Losanna.
3 giugno 2016
Durante un’udienza pubblica, ieri il TF ha deciso di respingere il ricorso. Il Gran Consiglio deve però ancora esprimersi sulla ricevibilità di un’altra iniziativa costituzionale, «Rafforziamo i Comuni», primo firmatario Raoul Ghisletta, che prevede la creazione di 15 Comuni forti in Ticino.

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Da LaRegione del 4 giugno 2016

«Il Piano cantonale delle aggregazioni, voluto dal Consiglio di Stato nell’ambito della riforma ‘Ticino 2020’, è una visione che può essere stimolata dal basso, come peraltro è capitato con l’aggregazione di Bellinzona o anche dall’alto, ma col rispetto della volontà popolare chiamata a esprimersi su questi processi. La sentenza di oggi [ieri, ndr], dunque, non muta il nostro iter, ma anzi fa chiarezza». Così Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni, da noi sollecitato a ‘botta calda’, subito dopo il verdetto – a lungo discusso – dell’Alta Corte losannese. Nel caso specifico, quello dell’iniziativa Ghiringhelli, si sarebbe votato solo sul destino di alcune specifiche realtà, per quanto importanti, ovvero Bellinzona e Locarno. «E questa era senz’altro una criticità dell’iniziativa che toccava, appunto, solo una parte del cantone e non l’intero territorio ma per la quale però votava l’intero comprensorio cantonale» precisa ancora Gobbi. Resta aperto il destino di un’altra iniziativa popolare, sempre sulle aggregazioni, lanciata dal sindacato Vpod «ma quest’ultima coinvolge l’intero territorio cantonale» osserva il consigliere di Stato che peraltro non si dice stupito del verdetto finale. «Si sapeva che sarebbe stata una decisione ‘tirata’ perché le interpretazioni potevano reggere in entrambi i casi, ricevibile o meno». Nella sentenza maturata ieri in Tribunale federale si fa riferimento al diritto internazionale e, in particolare, alla ‘Carta europea dell’autonomia locale’ ratificata dalla Svizzera nel 2005 che prevede il parere preliminare delle collettività locali interessate, passaggio escluso dall’iniziativa Ghiringhelli. In ogni caso ora c’è più chiarezza, osserva una nota del Dipartimento delle istituzioni. E un obiettivo politico è comunque già stato raggiunto con la nascita della nuova Bellinzona. A questo punto si procederà col progetto ‘Ticino 2020’ che “intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni” come precisa la nota dipartimentale.

Keine Zwischenfälle bei Eröffnungsfeier

Keine Zwischenfälle bei Eröffnungsfeier

Da NeueLuzernerZeitung.ch l Streng bewacht: Um eine reibungslose Feier zu gewährleisten, waren Tessiner und Urner Polizeikräfte schon vor dem grossen Tag an den Tunneleingängen und auf dem Festgelände präsent. (Archivbild)
Durch Aufklärungs- und Kontrollarbeiten sei im Vorfeld die Grundlage für eine sichere Feier geschaffen worden, teilte die Gesamteinsatzleitung am Mittwoch in einem Communiqué mit. Vom 31. Mai bis 1. Juni galt ausserdem im “Grossraum Gotthard” eine Verkehrssperre für die Zivilluftfahrt und für die Luftwaffe.

Zudem wurde im Tessin eine Hauptstrasse in der Nähe des Festgeländes bei Pollegio für den Verkehr gesperrt und der gesamte Verkehr auf die Autobahn A2 umgeleitet. Deshalb wurde auf einem Teilabschnitt die Vignettenpflicht aufgehoben.

Im längsten Tunnel der Welt waren ebenfalls Vorkehrungen getroffen worden. Die 57 Kilometer lange Röhre war auf kompletter Länge mit Spürhunden abgesucht worden, wie der Sprecher der Urner Kantonspolizei, Gustav Planzer, auf Anfrage sagte.

Am Tag der Eröffnungsfeier selbst mussten alle Gäste eine von Flughäfen bekannte Sicherheitszone passieren, um auf das Festgelände zu gelangen. Gemäss dem Verteidigungsdepartement (VBS) waren 2000 Armeeangehörige beim Gross-Anlass im Einsatz.

“Wir sind sehr zufrieden, dass die Zusammenarbeit bei den Polizeikräften so gut funktioniert hat”, sagte der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi (Lega) am Mittwoch auf Anfrage. Er erinnerte daran, dass eine derart enge Kooperation zwischen dem Tessin und Uri in Sicherheitsfragen ein Novum darstelle. (sda)

http://www.luzernerzeitung.ch/nachrichten/zentralschweiz/ur/uri/Keine-Zwischenfaelle-bei-Eroeffnungsfeier;art97,749296

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della sentenza con la quale il Tribunale federale, nell’audizione pubblica odierna, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», confermando la decisione del Parlamento ticinese. I lavori di consolidamento del Piano cantonale delle aggregazioni possono ora proseguire.

Il Tribunale federale ha confermato la decisione del Gran Consiglio, risalente all’ottobre 2013, riguardo all’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale. È stato in particolare ribadito come il testo – presentato il 20 marzo 2012 e sottoscritto da 11.558 cittadini – risultasse in conflitto con il diritto internazionale (articolo 5 della carta europea dell’autonomia locale).
Da un punto di vista politico, il Dipartimento delle istituzioni tiene a sottolineare che uno degli obiettivi dell’iniziativa è già stato raggiunto, con la nascita della Nuova Bellinzona. Nel frattempo, un cambiamento epocale per il futuro delle istituzioni ticinesi ha inoltre preso forma con l’avvio dei lavori per la riforma «Ticino 2020», che intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni. In questo fondamentale cantiere si inserisce anche il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA); l’attesa decisione odierna del Tribunale federale pone fine a un lungo periodo di incertezza, e permetterà di proseguire il processo di consolidamento di questo documento strategico.

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza: decimo incontro

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza: decimo incontro

La 10. riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza – convocata oggi a Palazzo delle Orsoline – ha permesso di fare il punto sulla situazione attuale in Ticino, in particolare per quanto riguarda lo stato dei lavori della riforma che ha interessato la collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali, la strategia in materia di controlli radar e l’entrata in vigore delle nuove disposizioni concernenti l’ordine pubblico e la dissimulazione del volto negli spazi pubblici.

La riunione ha consentito anzitutto di verificare il grado di attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie – entrata a regime lo scorso 1. settembre – negli otto circondari istituiti sul territorio cantonale. Attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono infatti 111 i Comuni convenzionati con un Comune dotato di un corpo di polizia comunale (strutturato o polo), tramite accordi ratificati dal Consiglio di Stato. Non vi sono invece variazioni sulla situazione della Regione delle Tre Valli e dei Comuni della Verzasca che hanno ratificato – come già annunciato – l’accordo transitorio con la Polizia del Piano. Sono quindi stati illustrati i prossimi passi e l’intenzione del Dipartimento delle istituzioni di voler procedere con l’ulteriore accorpamento di alcune regioni soprattutto nell’ottica di poter ottimizzare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi aggiornato i rappresentanti dei Comuni sull’entrata in vigore del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, prevista per il 1. luglio 2016 e i relativi lavori preparatori. Al momento, si rammenta, è pendente un ricorso sulla dissimulazione del volto inoltrato al Tribunale federale che dovrà pronunciarsi nelle prossime settimane sull’eventuale effetto sospensivo di tali norme. Il Dipartimento delle istituzioni sta comunque procedendo con i necessari lavori preparatori e a questo proposito è stata indetta il prossimo 15 giugno una serata informativa per Municipi e Polizie comunali .

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha infine aggiornato sulle conseguenze della decisione politica sui radar. È in corso un’analisi interna al Dipartimento delle istituzioni per definire la strategia di attuazione decisa dal Parlamento cantonale. I risultati di tali approfondimenti saranno presentati al Governo entro la fine del 2016. Obiettivo delle riflessioni sarà quello di ottimizzare il coordinamento in materia di controlli stradali tra la Polizia cantonale e le comunali.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 21 ottobre 2016.