Sul casellario il Governo tira dritto

Sul casellario il Governo tira dritto

Dal Giornale del Popolo del 12 maggio 2016

Un anno dalla sua introduzione, su un totale di 17.468 domande esaminate, 33 sono state rifiutate – Gobbi: «Il provvedimento permette una maggiore sicurezza»

Il Consiglio di Stato, alla fine, ha deciso di tirare dritto: il casellario giudiziale resta. Fino a quando? In linea teorica, la misura straordinaria resterà in vigore fino all’entrata in vigore del nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia. Difficile tuttavia dire quanto ci vorrà perché i due Parlamenti ratifichino l’accordo. Nel frattempo il suo Dipartimento sarà incaricato di valutare varianti alternative alla misura, in grado di ottenere i medesimi risultati sul profilo della sicurezza, ma nel rispetto degli accordi sulla libera circolazione. Solo due mesi fa, il consigliere federale Ueli Maurer era giunto in Ticino accompagnato dal Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jacques de Watteville per incontrare l’Esecutivo ticinese e fare il punto sullo stato dei lavori, dopo che lo scorso dicembre il nuovo accordo tra Italia e Svizzera era stato parafato. Durante quell’incontro, lo ricordiamo, Maurer chiese un passo indietro al Ticino, sottolineando come il margine di manovra fosse ristretto a causa della ferma opposizione della controparte italiana in merito ad alcune misure particolarmente indigeste, tra cui il casellario giudiziale, da sempre ritenuto un trattamento discriminatorio dai politici del Belpaese. La richiesta del casellario era la normalità fino al 2002, prima dell’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione. Nel 2008 il Cantone ha deciso di introdurre un sistema di autocertificazione. Infine, nell’aprile del 2015, a seguito di un altro grave fatto di cronaca con protagoniste persone in possesso di un permesso B, venne deciso di reintrodurre l’obbligatorietà di presentare il casellario per il rilascio dei permessi B e F, insieme al certificato dei carichi pendenti (misura, questa, poi sospesa a partire dal 1° dicembre scorso). Ieri la conferma che invece indietro non si torna. Tramite una missiva indirizzata a Berna, il Governo ticinese all’unanimità ha deciso di proseguire con l’obbligo di presentazione dell’estratto casellario giudiziale, una misura volta alla «tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico sul nostro territorio – ha chiarito il consigliere di Stato Norman Gobbi – e non a carattere economico e discriminatorio, come più volte si è sentito dire». I numeri, in effetti, sembrano dare ragione al Governo. A un anno dall’adozione del provvedimento, infatti, su un totale di 17.468 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, 17.276 hanno portato a un rilascio o a un rinnovo del permesso di dimora (B) o per lavoratori frontalieri (G), mentre 192 contenevano elementi di natura penale e, dal conseguente approfondimento, 33 sono sfociate in decisioni negative. «Il fatto che su 192 domande contenenti elementi di natura penale, 33 di queste – pari al 17% delle domande con evidenze penali esaminate – abbiano condotto a emettere una revoca/decisione negativa, è significativo, a dimostrazione dell’efficacia della misura introdotta e di quanto essa permetta di perseguire gli obiettivi del DI in termini di sicurezza e di ordine pubblico», chiosa Gobbi. Da notare anche che alcuni di questi 33 casi (29 per il permesso B e 4 per il G) si riferiscono a reati gravi (come rapina, appropriazione indebita, detenzione illegale di armi, furto e omicidio). Ma Gobbi, e il Governo, tengono a porre l’accento anche su un altro elemento importante: l’effetto dissuasivo. Benché non si possa comprovare un nesso tra l’introduzione della misura del casellario e la riduzione delle domande di permessi, dati alla mano, una certa diminuzione si può notare. Se all’inizio del 2015 le richieste di rilascio del permesso B si attestavano al di sopra della media degli ultimi 4 anni, dopo l’introduzione della misura esse hanno conosciuto una marcata diminuzione, toccando a maggio un calo del 35% rispetto alla media del quadriennio 2011- 2014. Minore invece l’effetto dissuasivo per le richieste di permesso da parte dei lavoratori frontalieri, che hanno comunque conosciuto una diminuzione. Da Berna, per ora tutto tace. L’auspicio del Governo ticinese è che «il Consiglio federale possa capire e fare proprie queste nostre posizioni, cercando di farle capire al partner italiano. Il Ticino è esposto a fenomeni diversi ad altri Paesi e questo deve farci mettere in campo misure particolari per salvaguardare la sicurezza. Una richiesta che ci viene anche dagli oltre 12mila persone che hanno sottoscritto una petizione e dal Gran Consiglio». Possibile che l’Italia possa fare un passo indietro sull’accordo fiscale? Gobbi non crede e spiega: «L’accordo fiscale è anche nell’interesse dell’Italia, quindi confidiamo che l’approccio molto formale dell’Italia diventi più pragmatico». E sulle varianti che verranno studiate in un anno dal suo Dipartimento, Gobbi spiega: «Si tratta di studiare altri provvedimenti che possano consentirci di avere informazioni sui precedenti penali delle persone, per identificare coloro che potrebbero rappresentare una minaccia per la nostra sicurezza interna». Per quanto riguarda la tempistica Gobbi dice: «La parte italiana si prenderà 5-10 anni per far entrare progressivamente in vigore l’accordo fiscale, così anche noi ci prenderemo il tempo necessario prima di abbandonare l’obbligatorietà del casellario».

Quel filtro illegale ma efficace

Quel filtro illegale ma efficace

Dal Corriere del Ticino del 12 maggio 2016, Editoriale di Fabio Pontiggia

Libertà e sicurezza, libertà o sicurezza. L’eterno conflitto tra due capisaldi della nostra società si ripropone nell’Europa che, dopo averle aperte, socchiude qua e là le frontiere tra i suoi Paesi. In Europa ci siamo anche noi, sebbene fuori dall’Unione europea. Troppo spesso le due realtà vengono confuse, ciò che conferisce al termine e al concetto di Europa una connotazione negativa, sprezzante, che l’Europa invece non merita proprio. La questione del casellario giudiziale in Ticino è un granello di sabbia intrufolatosi negli ingranaggi della libera circolazione delle persone tra il nostro e i Paesi dell’UE. Vi si è intrufolato per ragioni di sicurezza (e un po’ anche quale ritorsione politico-economica contro Roma).

Obbligare i cittadini italiani, che chiedono di entrare in Ticino come frontalieri o dimoranti, a presentare sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale è un provvedimento incompatibile con quanto prevede l’Accordo sulla libera circolazione delle persone. È dunque illegale. I dati, raccolti dal Dipartimento delle istituzioni diretto da Norman Gobbi, anticipati dal nostro giornale e ieri ufficialmente confermati e pubblicati dal Governo cantonale, ci dicono tuttavia che, in relazione all’obiettivo della sicurezza, quel filtro, per quanto illegale, è efficace. Ha infatti permesso di impedire l’entrata nel nostro cantone di pericolosi delinquenti, che senza quell’obbligo sarebbero oggi quotidianamente tra noi. Una libertà importante come quella di spostarsi da un Paese all’altro, senza venire preventivamente sospettati di essere dei delinquenti, viene così parzialmente limitata, oltre quanto prevedono le regole in vigore, in nome di una maggiore sicurezza per tutti. Il sacrificio in termini di libertà è minimo (chi ha la coscienza, oltre che la fedina penale, a posto non subisce di fatto limitazioni, ma solo un antipatico aggravio burocratico); il beneficio in termini di maggiore sicurezza è superiore (sia che la si intenda come sicurezza percepita, sia che la si misuri come sicurezza effettiva: 33 delinquenti in meno nel nostro territorio sono un dato di fatto).

Soppesando sacrificio e beneficio, il Consiglio di Stato ha dunque deciso ieri di mantenere quel filtro illegale ma efficace. È stata una decisione presa all’unanimità dai due ministri leghisti e da quelli liberale, popolare democratico e socialista. Con una condizione importante: che entro un anno il Dipartimento artefice del provvedimento elabori una soluzione possibilmente altrettanto efficace ma non più illegale, bensì compatibile con i vincoli dati dall’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone. Questa sarà un’impresa ardua, perché i paletti fissati dall’accordo sono molto stretti in tale ambito: non c’è infatti spazio per un’assunzione sistematica di informazioni di natura giudiziaria su chi entra in Svizzera: la verifica va fatta caso per caso, secondo il principio di proporzionalità, e i provvedimenti limitativi possono essere adottati esclusivamente in relazione al comportamento personale del cittadino che arriva da noi. Questo almeno è quanto stabiliscono i Bilaterali. Che in Ticino sono stati sempre popolarmente bocciati, ma che sono vincolanti anche nel nostro cantone in quanto approvati più volte dal popolo in Svizzera.

La palla torna così nel campo dell’autorità federale. E in quello dell’Italia. Ci saranno mugugni, disapprovazioni, denunce politiche e forse ultimatum. Dovremo conviverci per un annetto.

Tessin will Grenzgänger-Regelung beibehalten

Da SRF.ch l Rund ein Jahr nach der umstrittenen Einforderung von Strafregisterauszügen bei Niederlassungsbewilligungen der Kategorie B und G hat die Regierung des Kantons Tessin eine erste Bilanz gezogen. Weil die Massnahme mehr Sicherheit gebracht habe, soll auch in Zukunft so verfahren werden.

In 33 Fällen seien im vergangenen Jahr Bewilligungen B (Aufenthaltsbewilligung) und G (Grenzgängerbewilligung) nicht erteilt worden, weil die Antragssteller eine kriminelle Vorgeschichte hatten, sagte Staatsrat Norman Gobbi (Lega) vor Medienvertretern in Bellinzona.

Grenzübergang nach Como, Italien.
Nach einem Jahr Erfahrungen will die Tessiner Regierung die umstrittene Grenzgänger-Regelung beizubehalten. Keystone / Archiv

Die Gesamtzahl aller untersuchten Anträge im vergangenen Jahr lag bei 17’468. Von diesen seien 192 Fälle aufgrund begangener Straftaten näher untersucht worden. Die 33 abgelehnten Anträge stammten unter anderem von Personen, die «ein erhebliches Sicherheitsrisiko» darstellten, sagte Gobbi – flüchtig sei von ihnen jedoch keiner gewesen. Der Staatsrat nannte einen konkreten Fall, bei dem der Antragssteller bereits zu insgesamt 30 Jahren Haft verurteilt worden war, unter anderem wegen Mordes.

Von den abgelehnten Personen, hatten 29 einen Antrag für eine G-Bewilligung gestellt, waren also Grenzgänger aus dem benachbarten Italien. Vier zurückgewiesen Personen hatten sich dagegen um die Aufenthaltsbewilligung B beworben.

Regierung unterstützt die Massnahme

Es handle sich um eine «effiziente» und keinesfalls diskriminierende Massnahme, sagte Regierungspräsident Paolo Beltraminelli (CVP). Die Regierung habe sich deshalb einstimmig dafür entschieden, sie weiterhin aufrecht zu erhalten. Das Sicherheitsdepartement von Norman Gobbi habe nun Auftrag erhalten, weitere Varianten auszuarbeiten, die mit internationalem Recht kompatibel sein sollen.

Spätestens bis zum Inkrafttreten des bereits paraphrasierten Abkommens zwischen der Schweiz und Italien solle die Ersatzmassnahme gelten. Über das gesamte Vorgehen werde die Tessiner Kantonsregierung in den kommenden Tagen auch Bundesrat Ueli Maurer (SVP) informieren.

SEM kritisierte Tessiner Vorgehen

Im September 2015 hatte Staatsrat Gobbi für seine Massnahme breite Rückendeckung durch das Tessiner Kantonsparlament erhalten. Der Grosse Rat forderte darüber hinaus, Strafregisterauszüge für Aufenthaltsbewilligungen künftig landesweit einzufordern.

Im Juni vergangenen Jahres erklärte das Staatssekretariat für Migration (SEM) den Tessiner Vorstoss für nicht zulässig. Das generelle und flächendeckende Einfordern von Strafregisterauszügen, auch auf kantonaler Ebene, widerspreche dem Personenfreizügigkeitsabkommen und dem europäischen Gemeinschaftsrecht, hiess es damals.

http://m.srf.ch/news/schweiz/tessin-will-grenzgaenger-regelung-beibehalten

Casellario giudiziale: la misura straordinaria resta in vigore – allo studio varianti definitive

Casellario giudiziale: la misura straordinaria resta in vigore – allo studio varianti definitive

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha deciso di mantenere in vigore la misura straordinaria concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora “B” o per lavoratori frontalieri “G”. Una misura a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico – e non a carattere economico – introdotta dal Dipartimento delle istituzioni nel mese di aprile del 2015 e sostenuta dal popolo ticinese attraverso una petizione (12’192 firme raccolte) e dal Gran Consiglio.

Prima dell’entrata in vigore nel 2002 dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, tutti i cittadini stranieri che richiedevano un permesso di soggiorno dovevano presentare l’estratto del casellario giudiziale. Nel corso dell’estate del 2008, il Ticino fu scosso da un grave fatto di sangue nel quale l’autore era un cittadino italiano pregiudicato con gravi precedenti penali. Fu quindi introdotto nel nostro Cantone il sistema di autocertificazione, conosciuto anche in altri Cantoni. A livello pratico questa misura si è tuttavia rivelata inefficace per contrastare gli abusi e al contempo l’arrivo sul nostro territorio di persone con gravi precedenti penali. Nell’aprile del 2015 infatti, dopo un altro grave fatto di cronaca che ha viste coinvolte alcune persone a cui era stato rilasciato un permesso di dimora B, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di introdurre come misura straordinaria per tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B e G. A novembre del 2015 il Governo cantonale ha sospeso la richiesta dei carichi pendenti, in particolare per dare un segnale positivo nell’ambito delle trattative fiscali in corso tra Svizzera e Italia.

A un anno dall’adozione di questo provvedimento, il Consiglio di Stato ha preso atto dei risultati positivi ottenuti in termini di sicurezza e di ordine pubblico. Nello specifico, su un totale di 17’468 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, 17’276 hanno portato al rilascio o al rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. 192 domande contenevano invece elementi rilevanti di natura penale e sono quindi state maggiormente approfondite. Di queste, 33 richieste sono sfociate in decisioni negative. Oltre a questo, occorre segnalare l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura a chi intende celare i suoi precedenti penali.

Il Governo ha quindi deciso di mantenere in vigore questa misura straordinaria. Nel frattempo il Dipartimento delle istituzioni è stato incaricato di valutare possibili varianti della misura attuale ritenute compatibili con il diritto internazionale e che consentano di ottenere analoghi risultati in termini di sicurezza e di ordine pubblico. Le misure sostitutive subentreranno al più tardi con l’entrata in vigore degli accordi tra Svizzera e Italia.

Carceri Trenta posti in più per La Stampa

Carceri Trenta posti in più per La Stampa

Dal Corriere del Ticino del 10 maggio 2016

Il tutto esaurito impone una ristrutturazione – Si investiranno 50 milioni, un terzo rispetto al progetto originale Gobbi: «Occorre una struttura più performante» – Laffranchini: «È in diminuzione l’uso della cella di rigore»

Dopo il netto ridimensionamento della ristrutturazione de La Stampa deciso dal direttore dei Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (vedi anticipazione del Corriere del Ticino del 17 ottobre 2015), si pianifica la ripartenza del progetto. In prima battuta il Consiglio di Stato prevedeva la costruzione di quattro edifici ex novo con una spesa stimata tra i 150 e i 180 milioni di franchi. Seppur di minor entità un rinnovo entro il 2020 s’ha da fare: «L’edificio ha 47 anni», ha spiegato Gobbi ieri durante il bilancio annuale delle strutture carcerarie che si è tenuto alla Farera, «la ristrutturazione permetterà di prolungare la vita di altri 25-30 anni e di ampliarne la capacità. Occorre una struttura performante per rispondere alle sfide future. Negli ultimi 15 anni non è stato speso un franco per La Stampa». L’investimento previsto è di circa 50 milioni e garantirà 30 posti in più. La capienza massima passerà così a 180 posti, per far fronte al tutto esaurito che caratterizza la struttura attuale. «È da oltre un anno che abbiamo raggiunto la piena capacità», ha rilevato il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini , «ed è stata creata una lista d’attesa per l’accesso». Al carcere giudiziario la Farera alloggiano infatti anche i detenuti in attesa di passare al La Stampa, che sottostanno però a un regime alleggerito: «Vengono concesse maggiori ore fuori dalla cella, più telefonate e sette ore di visite al posto di quattro», precisa Laffranchini. Oltre al rinnovo con aumento dei posti al La Stampa, Gobbi ha anche rivelato l’avvio di uno studio sulla possibile riconversione a carcere amministrativo dello stabile Navarazz a Taverne-Torricella, «con la possibilità di inglobare anche una gendarmeria che garantirà la sicurezza alla valle del Vedeggio». La gestione delle incarcerazioni amministrative è al momento affidata al Canton Grigioni.

Adeguamenti in vista
Tra le sfide, alcune imminenti altre del futuro, sottolineate dalla neodirettrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti vi è il nuovo diritto in materia di espulsione dei criminali stranieri, che entrerà in vigore tra pochi mesi, il 1. ottobre 2016. «Sarà un giudice della Magistratura penale a decretare l’espulsione e potrebbe esserci un aumento dei detenuti in attesa di giudizio», precisa Andreotti, che evidenzia inoltre come ci siano ancora dei nodi da sciogliere, ad esempio se sarà il Tribunale penale cantonale o la Pretura penale ad occuparsi dei casi. Sempre nell’ambito di legislazione federale, il 1. gennaio 2018 entrerà in vigore la revisione del diritto sanzionatorio, «che reintroduce le pene a breve durata. Per chi ad esempio ha difficoltà a pagare le pene pecuniarie o per chi è recidivo potrà essere applicata una pena detentiva», aggiunge Andreotti. Per ciò che riguarda le modifiche legislative cantonali, si sta lavorando su due grandi filoni: «Nell’ambito della revisione della Legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti ci si sta muovendo per migliorare la trasmissione di informazioni, soprattutto nello scambio automatico tra psichiatri e autorità giudiziaria», precisa la direttrice.
Inoltre, «un’altra questione molto sensibile e delicata è lo sciopero della fame, poiché tocca la libertà personale. Anche qui valuteremo nei prossimi mesi le varie possibilità». A livello cantonale è anche «previsto un adeguamento alle problematiche odierne del Regolamento delle strutture carcerarie», evidenzia ancora Andreotti.

Questione di equilibrio

Laffranchini ha inoltre affrontato il tema dell’equilibrio tra sicurezza e libertà personale. Al proposito ha rilevato che da una parte vanno promosse le condizioni generali di vita, dall’altra la protezione della collettività. «Le maglie della sicurezza sono state strette nell’ultimo anno», ha rilevato Laffranchini, «in particolare per quanto attiene i controlli, ad esempio nei rilevamenti di alcol e stupefacenti. Ad esempio eseguiamo controlli delle urine soprattutto su chi è stato incarcerato per infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti. Inoltre quest’anno sono previsti controlli delle acque luride». Sono per contro aumentate altre problematiche: «Il consumo di alcol e stupefacenti è diminuito, ma è aumentata la richiesta di benzodiazepine e farmaci psicoattivi». Il direttore ha inoltre diminuito il ricorso all’isolamento nella cella di rigore, promuovendo le sanzioni pecuniarie per le infrazioni disciplinari.

La visita

Vivere in pochi metri tra l’isolamento e il rischio di suicidio
Durante il bilancio delle strutture carcerarie è stato possibile visitare le celle della Farera. Una vita spesa in pochi metri quadrati, in cui la privacy è difficile da garantire. «Di solito la cella doppia viene utilizzata per contenere il rischio di suicidio», spiega il direttore Stefano Laffranchini, «che si presenta soprattutto con detenuti provenienti dall’ambito finanziario, con una reputazione e numerosi contatti che improvvisamente si trovano isolati». Nelle celle di rigore, simili a quelle singole ma senza televisione, i detenuti possono rimanere fino a 10 giorni senza contatti con gli altri mentre in quelle di contenimento sono usate per i detenuti che manifestano forti problemi comportamentali: l’impatto è forte, solo un materasso direttamente al suolo e un bagno alla turca.

È ancora il tutto esaurito

È ancora il tutto esaurito

Da LaRegione del 10 maggio 2016

Al Penitenziario più giornate di carcerazione. Nuove norme in arrivo, con conseguenze logistiche

In testa i furti. A seguire le infrazioni alla legge federale sugli stupefacenti, le rapine e le truffe. Sono i principali reati all’origine delle incarcerazioni avvenute nel 2015 in Ticino. Dove «da oltre un anno» il Penitenziario della Stampa «registra il tutto esaurito». Occupati dunque i «centoquaranta» posti del Carcere penale, riservato ai condannati. Lo ha evidenziato il direttore Stefano Laffranchini , nel riferire ieri ai media dell’attività annuale delle strutture detentive cantonali, con «l’ottanta per cento» dei reclusi costituito da cittadini stranieri. La piena occupazione genera inevitabilmente qualche problema. Per esempio a quelle persone che, rinchiuse a Cadro nel Carcere giudiziario della Farera, non possono essere trasferite nell’attiguo Penitenziario subito dopo aver ottenuto dal magistrato il via libera all’esecuzione anticipata della pena. Attualmente in lista di attesa «sono in cinque, ma siamo arrivati anche a una quindicina». Ciò «non soddisfa i detenuti interessati, i loro avvocati e i procuratori pubblici», ha osservato Laffranchini. A chi aspetta di passare nel Carcere penale viene perlomeno «alleggerito» il regime detentivo della Farera. Regime che al Giudiziario, destinato a coloro per i quali è stata disposta la detenzione preventiva (in vista del processo o per esigenze di inchiesta), è più duro di quello vigente al Penitenziario. L’alleggerimento consiste «in un maggior numero di ore fuori della cella, di telefonate e di visite».

Il ‘tutto esaurito’ «non ci impedisce di procedere alle incarcerazioni, ma questa situazione comporta uno sforzo organizzativo non indifferente», ha tenuto a precisare Laffranchini. E le prospettive non sono rosee. Le giornate di carcerazione infatti «tendono ad aumentare, tant’è nel 2016, stando alle nostre proiezioni, si dovrebbero superare le 80mila». Inoltre, imminenti novità legislative sul piano federale potrebbero tradursi in un ulteriore incremento della popolazione carceraria. Il prossimo «1° ottobre» – ha ricordato Frida Andreotti , alla testa, all’interno del Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia – scatteranno le norme di applicazione delle disposizioni sull’espulsione degli stranieri che delinquono. Toccherà a un giudice decretare l’allontanamento. Motivo per cui, ha fatto sapere Andreotti, la magistratura penale giudicante prevede un aumento importante degli incarti. Il che renderebbe necessari degli adattamenti. «Vorremmo sapere anche come intendono muoversi gli altri Cantoni», ha aggiunto Andreotti. Il «1° gennaio 2018» entrerà poi in vigore «la revisione del diritto sanzionatorio», con la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, inferiori ai sei mesi. Rimedi sono allo studio.

Insomma, i responsabili tecnici e politici delle strutture detentive ticinesi saranno presto confrontati con sfide impegnative a livello logistico. Il Consiglio di Stato, ha ricordato il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , ha archiviato il progetto di «grande ristrutturazione» del Penitenziario. Troppo costoso: l’investimento complessivo si aggirava «intorno ai 150 milioni di franchi». Niente nuovi edifici. Si sta pensando allora di risanare la struttura esistente, che consentirebbe di ricavare «altre trenta celle». Investimento? «Circa 50 milioni». Approfondimenti in corso. Nel frattempo, ha indicato Laffranchini, verranno ripristinate nel Carcere penale «dieci celle, oggi fuori uso: saranno agibili per la primavera del 2017».

NORMAN GOBBI
‘Implementata gran parte delle raccomandazioni dell’audit’

Gran parte delle raccomandazioni «sono state implementate». Le raccomandazioni cui ha accennato ieri a Cadro il titolare del Dipartimento istituzioni sono quelle formulate dalla Tc Team Consult, la società incaricata nel 2013 dal Consiglio di Stato di radiografare l’organizzazione delle strutture detentive e di suggerire, sempre nell’ambito dell’audit, dei correttivi. Se «la quasi totalità» delle misure è già stata attuata, ciò lo si deve, ha sottolineato Gobbi, «al lavoro svolto, con il supporto della Divisione giustizia, da chi opera professionalmente in carcere». La nomina di Laffranchini a direttore delle Strutture carcerarie cantonali, avvenuta nel 2014, ha permesso di accelerare l’implementazione delle raccomandazioni della Tc Team Consult. E positivo, come ha osservato lo stesso Laffranchini, è l’esito del sondaggio effettuato lo scorso anno sul «grado di soddisfazione» del personale: agenti di custodia ecc. Agenti, ha ricordato Gobbi, chiamati a svolgere compiti delicati: «Sono tenuti da un lato a mantenere l’ordine all’interno del carcere e dall’altro a garantire la risocializzazione del detenuto». A proposito di sicurezza interna, «sono state un po’ strette le maglie dei controlli» per evitare l’uso di droghe e di alcol da parte dei detenuti, ha spiegato Laffranchini. Buoni i risultati. Quanto al futuro, il direttore delle Strutture detentive intende fra l’altro «continuare ad alimentare un clima di lavoro disteso» e «incrementare del venti per cento la cifra d’affari dei laboratori» del carcere. Obiettivo quest’ultimo ambizioso, ha riconosciuto. Si cercherà di raggiungerlo «senza ovviamente entrare in concorrenza» con l’economia privata.

Tir di notte, Gobbi dice “no!”

Tir di notte, Gobbi dice “no!”

Da ticinonews.ch l “Dovremmo riflettere su temi tabù come il divieto di circolazione notturno dei mezzi pesanti” ha affermato il consigliere federale Ueli Mauer per allentare il problema del traffico sulle strade svizzere (vedi correlato). Una dichiarazione che in Ticino sta già scatenando un polverone.

La proposta non piace a quelli che per mesi hanno avversato il risanamento della galleria del San Gottardo. Ma non è stata accolta con favore neppure da chi, come Norman Gobbi, il risanamento l’ha sempre caldeggiato.

“Credo sia una proposta sbagliata e irrispettosa nei confronti dei cittadini che hanno votato il risanamento del San Gottardo con la certezza che ciò non sarebbe avvenuto” ha affermato il ministro ai microfoni di TeleTicino. “Penso ci siano altri mezzi per regolare il traffico, per esempio aumentando i costi di transito attraverso il nostro paese, soprattutto per il traffico pesante”.

Se la proposta andrà oltre la boutade, il Ticino farà muro, ha già annunciato il ministro. “Saremo contrari all’aumento della capacità di transito attraverso le Alpi. Ci siamo impegnati in prima persona per il risanamento del San Gottardo, ma a determinate condizioni e garanzie”.

Per maggiori dettagli guarda il servizio di TeleTicino nel video allegato.

http://www.ticinonews.ch/ticino/283996/tir-di-notte-gobbi-dice-ldquonordquo

Strutture carcerarie ticinesi – Bilancio 2015

Strutture carcerarie ticinesi – Bilancio 2015

Il Dipartimento delle istituzioni ha organizzato oggi una visita alle Strutture carcerarie cantonali, che ha permesso di presentare un bilancio di attività. Anche nel 2015 si è confermata la tendenza a un incremento delle giornate di incarcerazione, che dovrebbero raggiungere quest’anno le 81.000 unità, per un’occupazione media di 220 persone.

Le statistiche mostrano che i reati più comuni commessi dalla popolazione delle strutture carcerarie sono furto, infrazioni alla legge federale sugli stupefacenti, rapina e truffa. I reati contro l’integrità delle persone sono molto meno rappresentati: omicidi e violenze sessuali, ad esempio, generano rispettivamente l’1,4% e il 2,3% delle incarcerazioni.

La visita odierna ha permesso di evidenziare i limiti del carcere penale «La Stampa», che ha da tempo raggiunto la piena capacità, provocando l’esigenza di una lista di attesa per i detenuti in provenienza dal carcere giudiziario «Farera». A medio-lungo termine resta prioritario l’avvio di una ristrutturazione che possa ampliare la capacità di almeno 30 posti, e prolungarne di una ventina d’anni il periodo di vita. Contemporaneamente, il Dipartimento intende studiare soluzioni per dotare il Ticino di una struttura destinata alle incarcerazioni amministrative, la cui gestione è al momento affidata al Canton Grigioni.

Sul fronte della sicurezza, la Direzione ha ribadito il proprio impegno costante per trovare il giusto equilibrio tra controlli e libertà di manovra della popolazione carceraria. Le misure intraprese contro il consumo di stupefacenti e alcol hanno ad esempio già permesso di ridurre le infrazioni rilevate dalle circa 20 degli anni 2014 e 2015 a solo due dal mese di gennaio a oggi. Accanto alle misure preventive, è inoltre in atto un ripensamento dei provvedimenti disciplinari, con una limitazione dell’isolamento in cella di rigore a favore di misure alternative, come le sanzioni pecuniarie.

Per quanto riguarda le condizioni di lavoro all’interno delle Strutture carcerarie, la Direzione ha infine confermato la piena attuazione delle misure raccomandate dall’audit commissionato nell’autunno del 2013, con l’obiettivo di risolvere la situazione di disagio denunciata all’epoca dal personale di custodia. Un sondaggio effettuato nel 2014 e nel 2015 ha segnalato miglioramenti in pressoché tutti i settori analizzati, mettendo in evidenza una tendenza che verrà perseguita anche in futuro. Gli obiettivi del Dipartimento e della Direzione per il 2016 puntano perciò nuovamente sulla promozione di un contesto professionale disteso, l’affinamento di alcune procedure secondarie e il miglioramento degli standard di sicurezza.

Comuni forti per il Ticino di domani

Dal Mattino della domenica dell’8 maggio 2016
Il Ticino del futuro deve essere costruito sui nostri Comuni

Le elezioni comunali sono passate da poche settimane e, in alcuni luoghi, oggi si tiene un nuovo appuntamento alle urne per stabilire l’elezione dei Sindaci della nuova legislatura. Queste elezioni, come sempre molto sentite nel nostro Cantone, a testimonianza della vitalità della democrazia ticinese, hanno segnato l’avanzata della Lega dei Ticinesi anche negli enti locali, sia nei Municipi sia nei Consigli Comunali. Un traguardo importante che permette al nostro Movimento di essere presente in modo capillare sul nostro territorio e di continuare a lavorare con ancora più forza ed energia per trovare delle soluzioni concrete ai bisogni della popolazione; questo partendo proprio dai Comuni, l’Istituzione più vicina al cittadino. Il benessere del nostro Paese dipende infatti dal buon funzionamento delle sue Istituzioni, che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la vita dei cittadini, determinando molti aspetti quotidiani per ciascuno di noi.

La forza della Svizzera è sempre stata il suo sistema federalista che, unito alla nostra democrazia semi-diretta, ha permesso di mettere il Popolo – il nostro Sovrano! – al centro del processo decisionale. Una scelta, invidiataci da molti altri Paesi, che la storia ha premiato, proprio perché si concepisce uno Stato vicino ai cittadini, capace di affidare i compiti al livello istituzionale più adeguato e attento alle diversità fra le varie regioni. Questa ripartizione avviene su tre livelli: Confederazione, Cantoni e Comuni. Questi ultimi rappresentano quindi un tassello essenziale della vita dei cittadini e la loro salute è decisiva per un federalismo moderno e forte. Un federalismo che oggi siamo chiamati a valorizzare, data la tendenza preoccupante, che il Ticino quale minoranza linguistica e culturale conosce purtroppo molto bene, di centralizzare diverse competenze nella Berna federale. Una tendenza che si può invertire solo se al livello più basso ci si trova confrontati con Istituzioni in grado di adempiere i propri compiti.

Con il mio Dipartimento intendo gettare le basi per costruire il Ticino di domani. Un Ticino forte che può contare su fondamenta solide e ben strutturate. Questa operazione è possibile solo se il nostro Cantone potrà contare su Comuni forti e soprattutto autonomi. Una delle missioni della politica, alla base delle riforme promosse negli ultimi anni, in particolare con il Dipartimento delle istituzioni da me diretto, e di quelle che intendiamo intraprendere nell’avvenire per ridisegnare l’assetto del nostro Ticino, è sicuramente quella garantire un assetto istituzionale al passo con i tempi. I nostri Comuni devono infatti disporre dell’organizzazione e della struttura più adeguate per rispondere in modo efficace e puntuale ai bisogni di tutti i cittadini. Bisogni sempre più numerosi, che cambiano con l’evolversi della nostra società in continuo mutamento. La sfida è dunque quella di modernizzare le nostre Istituzioni, mettendo però sempre al centro di tutto i principi fondanti del nostro Paese, a cominciare proprio da quel federalismo che oggi siamo chiamati tutti a valorizzare. Per un Ticino al passo con i tempi, per delle Istituzioni più vicine ai bisogni dei cittadini!

La richiesta fa centro 33 volte

Dal Corriere del Ticino del 4 maggio 2016

Sono decine i permessi negati a seguito della domanda sistematica dell’estratto introdotta da Norman Gobbi Il rapporto: «Persone con gravi precedenti penali e potenzialmente pericolose» – Il dossier oggi in Governo.

Dopo mesi di silenzio si torna a parlare del giro di vite sul casellario giudiziale voluto dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Oggi a Palazzo delle Orsoline il rapporto – consegnato in dicembre dallo stesso Gobbi ai colleghi – verrà verosimilmente discusso, ma difficilmente il Governo prenderà posizione in maniera netta. Intanto però ieri la questione è stata al centro di un’audizione a Berna con alcuni deputati ticinesi che sono stati ricevuti dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati. E i ticinesi hanno in tal senso difeso la decisione presa lo scorso settembre dal Parlamento con la quale si chiede di rendere sistematica sul piano nazionale la richiesta dell’estratto. Ma la procedura introdotta 13 mesi or sono funziona o no? Ora siamo in grado di svelarvi i dati nudi e crudi, secretati per diverso tempo. Su 17.468 domande inoltrate in Ticino, 17.276 hanno portato al rilascio o al rinnovo di un permesso G (frontaliere) o B (dimorante). Una cifra complessiva che porta il Dipartimento ad affermare che «la misura non risulta essere troppo discriminante». Ma che ne è stato allora delle restanti 192 domande passate al setaccio? In 33 casi il rigetto è stato integrale, nella misura in cui le persone interessate non possedevano i requisiti minimi, oppure presentavano dei fattori negativi latenti. In altri 10 casi è stata pronunciata una proposta di ammonimento, 9 hanno invece spinto i richiedenti a rinunciare. Per contro le domande ancora all’esame sono 72. Venendo al dato saliente, si afferma che «in 33 casi si è potuto impedire il rilascio/rinnovo a persone con gravi precedenti penali e potenzialmente pericolose». Come noto la misura di Gobbi aveva condotto anche al lancio di una petizione, 12.192 le firme raccolte, mentre il Consiglio federale ha sempre fatto pressione al Ticino affinché la sospendesse con effetto immediato. Qualche mese fa c’è stato un ammorbidimento, con la soppressione della richiesta sui carichi pendenti. Tra Ticino e Berna non sono ad ogni modo mancate le tensioni, anche perché la Confederazione ha sempre considerato il giro di vite sul casellario come una pietra d’inciampo sulla via che porta alla conclusione degli accordi fiscali tra Svizzera e Italia. Ma Gobbi ha sempre replicato trattarsi «di una misura di sicurezza, non tesa a un protezionismo economico». La storia più recente, quando cioè il relativo dossier è passato dalle mani di Eveline Widmer Schlumpf a quelle del nuovo ministro delle finanze Ueli Maurer, dice per contro che Berna ha ipotizzato un indennizzo economico al Ticino in cambio di un ulteriore passo indietro. Nello specifico si parla di una compensazione dell’ordine di 20 milioni di franchi. Le trattative sono comunque proseguite in maniera piuttosto segreta tra le parti e al proposito non si è saputo più nulla. Detto questo, anche alla luce dei casi di presunti terroristi o simpatizzanti attivi dell’ISIS in Svizzera e in Ticino vien da chiedersi cosa accadrà ora. Il Governo Stato farà un passo indietro in questo momento delicato? Qualche risposta forse già oggi.

Tornando invece a Berna, ieri a difendere le due iniziative cantonali sostenute dal Gran Consiglio – e scaturite da una proposta di risoluzione alle Camere stilata nel 2008 dall’allora deputato leghista Lorenzo Quadri – sono stati Amanda Rückert (Lega) e Maurizio Agustoni (PPD), spalleggiati dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini. «Abbiamo illustrato le ragioni alla base delle due iniziative approvate dal Parlamento e della misura introdotta dallo scorso aprile in Ticino» ha tagliato corto Rückert, da noi raggiunta al termine dell’audizione. «Abbiamo posto l’accento sulla questione del casellario – ha aggiunto -, molto sentita a sud delle Alpi per motivi di sicurezza ma potenzialmente interessante per altri Cantoni di frontiera. Naturalmente siamo consci che a Berna la questione sarà trattata con un respiro più federale, e alla luce delle molteplici dinamiche con l’Unione europea». Come rilevato da Agustoni, l’estensione del provvedimento – una procedura standard per i cittadini provenienti da Stati terzi – andrebbe dunque trattata nel quadro dell’applicazione del 9 febbraio. «In tal senso – ci ha spiegato Agustoni – i commissari hanno posto diverse domande, non sull’applicazione e i risultati della misura ma sulla sua possibile integrazione nell’ambito delle negoziazioni con Bruxelles». Per ora la Commissione delle istituzioni politiche ha sospeso l’esame delle iniziative, come ci conferma il consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR): «Non vi era la maggioranza sufficiente per dar seguito alla proposta. In alternativa abbiamo però deciso di congelare il dossier per capire se da altri fronti, e penso all’applicazione dell’iniziativa sull’immigrazione di massa e al voto britannico sulla permanenza nell’UE, giungano elementi di rilievo. Resta da capire come la misura possa venire implementata, visto che in altri Cantoni di frontiera non si registrano gli stessi problemi del Ticino». Sui dati, invece, tutti si sono trincerati dietro un «no comment» rifacendosi al segreto.