L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

Dal Mattino della Domenica del 17 aprile 2016
Flussi migratori: l’estate 2016 si profila calda e dovremo farci trovare pronti 

Tutti noi abbiamo ancora ben impresse nella nostra mente le immagini dell’emergenza migratoria dell’estate del 2015, quando il Ticino è stato confrontato con una notevole pressione causata in particolare dalle decisioni prese dagli Stati a noi confinanti, che hanno reso il Ticino l’unica porta aperta verso il nord dell’Europa. Uno scenario preoccupante che potrebbe ripetersi nel 2016, con una portata se possibile ancora maggiore. Sì perché gli scenari prospettati dalla Confederazione non sono propriamente quelli previsti dall’Italia. Nella scorsa settimana ho avuto modo di discutere a Roma di questa tematica con alcuni rappresentanti del Ministero degli affari esteri e del Ministero dell’interno dello Stato italiano, i quali mi hanno confermato che nei primi mesi del 2016 il numero dei migranti è fortemente aumentato rispetto all’anno scorso; una tendenza che porterebbe al raddoppio degli arrivi rispetto al 2015. Dati che confermano tutte le mie preoccupazioni, che ho di recente portato all’attenzione del Consiglio federale e degli altri Cantoni. Il rischio è concreto, in particolare a seguito della chiusura della via balcanica. Un rischio per il quale occorre prendere delle misure al fine di prevenire delle ripercussioni negative sul nostro territorio.

Crisi reale, risposte concrete

Non si tratta affatto di falso allarmismo, ma di essere pronti a gestire situazioni di emergenza e di crisi reali; situazioni che devono essere assolutamente anticipate poiché, una volta che esse si verificano, risulta infatti essere troppo tardi. In quest’ottica, è fondamentale adoperarsi per difendere quella che, come non smetterò mai di ripetere, rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Per questo motivo sono soddisfatto della disponibilità dimostrata dal Dipartimento della difesa diretto dal Consigliere federale Parmelin, che ha deciso di adeguare la date dei corsi di ripetizione di alcune formazioni militare allo scopo di poter appoggiare le Autorità civili nelle gestione dell’emergenza migratoria. Un supporto essenziale, a prova della comprensione da parte del Consigliere federale UDC delle problematiche cui il nostro Cantone è confrontato. Inoltre, è pure importante che, sulla spinta delle preoccupazioni del nostro Cantone sottolineate alle Autorità federali, sia stato previsto nella pianificazione che la Segreteria di Stato della migrazione operi anche durante il fine settimana, che rappresenta il periodo più caldo durante il quale si registra il maggior numero di arrivi al nostro confine.

Non solo preparare l’accoglienza, anche studiare misure drastiche

L’aspetto fondamentale è che al centro di queste discussioni vi sia sempre la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese e di tutti i cittadini, messa a repentaglio da queste situazioni d’emergenza. Situazioni che purtroppo non possono essere risolte con il solo buonismo. Per questo mi sono rivolto più volte ai Consiglieri federali titolari dei dossier specifici chiedendo spiegazioni, prese di posizione e misure concrete, tra cui anche l’intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti e altre misure per frenare l’afflusso dei migranti verso la Svizzera. Giovedì scorso, nell’ambito della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è stata riconosciuta la bontà delle mie riflessioni, visto che altri colleghi hanno risposto positivamente alle nostre proposte. Un passo nella giusta direzione, ma chiederò a Berna ancor di più affinché la Svizzera non rimanga l’unica porta aperta per i migranti dal Mediterraneo verso il Nord Europa. Per la sicurezza del Ticino e dell’intera Svizzera, per il benessere dei nostri cittadini.

17Norman Gobbi

Gobbi in Piemonte per frontalieri e lago

Gobbi in Piemonte per frontalieri e lago

Da La Regione del 16 aprile 2016

AlpTransit, Lago Maggiore (livelli e navigazione), ma anche frontalierato – Sono alcuni dei temi affrontati a Verbania in un incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il presidente della Regione Sergio Chiamparino, accompagnato dal vice Aldo Reschigna.

AlpTransit, Lago Maggiore (livelli e navigazione), ma anche frontalierato. Sono alcuni dei temi affrontati ieri nel corso dell’incontro a Verbania tra il consigliere di Stato Norman Gobbi, il delegato cantonale per i rapporti transfrontalieri e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, accompagnato dal suo vice Aldo Reschigna. La riunione ha permesso alle delegazioni di affrontare alcuni elementi distintivi del rapporto fra i due territori, che si è andato molto rafforzando negli ultimi due anni.

L’obiettivo della giornata era – come si legge in una nota stampa giunta da parte ticinese – “identificare temi adatti a una collaborazione interregionale, in modo da aggiornare la Dichiarazione d’intenti sottoscritta nel lontano 1999”. Per quanto riguarda le infrastrutture e i trasporti, è stata salutata con favore da entrambe le delegazioni l’apertura della nuova galleria ferroviaria AlpTransit nel San Gottardo. Sul tema della navigazione sul Lago Maggiore è stato discusso il rinnovo dell’attuale concessione ed è stata considerata l’idea di riattivare la Commissione italo-svizzera per la regolazione del Lago Maggiore. La questione del livello minimo sta facendo parecchio discutere soprattutto oltre frontiera, dove il Verbano viene visto anche come un’importante riserva idrica per far fronte ai periodi di siccità estiva.

Le due delegazioni hanno poi affrontato alcuni temi di attualità, fra i quali il nuovo regime fiscale per i lavoratori transfrontalieri, “considerato come l’accordo raggiunto a dicembre 2015 fra Italia e Svizzera andrà a modificare la normativa del 1974”. Gobbi ha inoltre illustrato gli obiettivi e la portata della Legge sulle imprese artigianali approvata dal Gran Consiglio.

È stata pure esaminata la proposta elvetica di un accordo sulla gestione degli inerti, alla quale il Piemonte è in linea di massima favorevole, ed è stato infine valutato lo stato di avanzamento dei programmi di cooperazione e scambio nei settori della cultura e del turismo, e l’attuazione dei programmi di cooperazione transfrontaliera Svizzera-Italia nell’ambito di Interreg 2014/2020, dello Spazio Alpino e della Macroregione Alpina Eusalp.

Pianezzo Sbloccato il cantiere del Policentro

Pianezzo Sbloccato il cantiere del Policentro

Dal Corriere del Ticino del 16 aprile 2016 – Articolo di Spartaco De Bernardi

Incontro chiarificatore tra il sindaco Mauro Tognetti e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi Il Cantone ratifica il credito di costruzione di 6 milioni – Aumento del moltiplicatore d’imposta rinviato al 2017

Sul Policentro della Valle Morobbia torna il sereno. Al termine dell’incontro svoltosi ieri di buona mattino a palazzo governativo tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dai suoi collaboratori, ed il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti è stato revocato il blocco dei lavori per la costruzione dell’edificio che fra due anni ospiterà gli uffici amministrativi del Comune (ricorsi permettendo dovrebbero essere quelli della Nuova Bellinzona), le scuole ed una sala polivalente. Blocco che, come anticipato dal CdT, era stato intimato il 6 aprile scorso dal Consiglio di Stato, intervenuto su segnalazione degli enti locali, dopo che il Comune aveva dato avvio al cantiere il 23 marzo approfittando delle vacanze scolastiche.

L’intervento governativo, al quale il Municipio ha dato immediatamente seguito, si è reso necessario perché i lavori di scavo per il futuro Policentro erano iniziati malgrado la Sezione degli enti locali (SEL) non avesse ancora ratificato il credito di costruzione di 6 milioni votato il 26 maggio dal Consiglio comunale di Pianezzo e poi accettato nella votazione referendaria dalla maggioranza della popolazione del Comune morobbiotto. Ciò che la Legge organica comunale vieta espressamente. Quale condizione per la ratifica del credito, e quindi per il via libera ai lavori, la SEL aveva posto l’aumento del moltiplicatore d’imposta comunale di Pianezzo dall’85% al 95% già a partire dall’anno in corso e dal 95% al 100% nel 2017. E questo con l’obiettivo di assicurare la sopportabilità finanziaria dell’investimento, perlomeno fino alla nascita effettiva della nuova Città di Bellinzona della quale Pianezzo farà parte.

Una struttura che guarda al futuro
Proprio l’importanza che il Policentro riveste nel futuro assetto del Bellinzonese aggregato – sottolineata dalla presenza all’incontro di ieri mattina a Palazzo delle Orsoline dei sindaci di Bellinzona Mario Branda e di Giubiasco Andrea Bersani – il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di dare luce verde al credito di 6 milioni di franchi per la costruzione della struttura. Il Policentro, si legge nella nota diramata dal Dipartimento di Norman Gobbi, diventerà un’opera non più solo del Comune di Pianezzo, ma sarà adattata per la nascita della nuova città.

Due condizioni «sine qua non»
La costruzione del Policentro, spiega al CdT il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti, riprenderà non appena la ditta esecutrice si sarà organizzata in modo da poter inviare sul posto gli operai nel frattempo dirottati su altri cantieri. Per la prosecuzione dei lavori il Dipartimento delle Istituzioni ha comunque posto due condizione tassative: la prima è quella secondo la quale il progetto deve tenere maggiormente conto delle necessità future della Nuova Bellinzona, in particolare per quanto riguarda il numero di aule scolastiche disponibili. «L’attuale progetto – rileva a tal proposito Mauro Tognetti – è già previsto modulabile. Così come concepito, uno spazio che ora è destinato ad ufficio amministrativo potrà essere trasformato senza grandi interventi in un aula scolastica. È del resto sempre stato il nostro scopo quello di poter adattare il futuro Policentro alle esigenze di tutta la valle Morobbia e della Nuova Bellinzona».
La seconda «conditio sine qua non» posta dal Dipartimento delle istituzioni è che il moltiplicatore d’imposta venga aumentato al 95% o al 100%. Non però già quest’anno, ma a partire dal 2017. Proprio per questo, ci spiega ancora il sindaco Tognetti, il messaggio municipale che proponeva l’aumento di 10 punti percentuali del tasso fiscale già nell’anno in corso sarà ritirato dal Municipio durante la seduta del 26 aprile.
Ad ogni buon conto, conclude la nota dipartimentale, la Sezione degli enti locali interverrà nel caso i cui delle due condizioni poste non dovessero essere rispettate.

Flüchtlingskrise: Tessiner Polizeidirektor Norman Gobbi dankbar für Hilfe der Armee

Flüchtlingskrise: Tessiner Polizeidirektor Norman Gobbi dankbar für Hilfe der Armee

Da Blick.ch l “Panzergrenadiere an die Grenze” Das Tessiner Grenzwachtkorps verzeichnete letzte Woche 169 irreguläre Grenzübertritte. Allein am Samstag und Sonntag hätten etwa 100 Flüchtlinge die Grenze zum Schweizer Südkanton überquert, so der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi. Er hält sich derzeit in Italien auf, um sich über die aktuelle Lage zu informieren.

Gemäss seinen Informationen sind in diesem Jahr bereits 50 Prozent mehr Flüchtlinge nach Italien gekommen als in der Vorjahresperiode. «Bei meinem Besuch in Rom erklärten mir Regierungsvertreter, Italien befürchte eine Verdopplung der Migrationszahlen von 2015», so Gobbi. Dies werde nicht ohne Folgen für die Schweiz bleiben. Vor allem, wenn Österreich den Brennerpass schliesst. «Weil Frankreich seine Grenze de facto schon dicht gemacht hat, ist die Schweiz dann das einzige Tor nach Nordeuropa», sagt Gobbi.

Lob für Parmelin

Das Tessin bereitet sich auf die kommenden Monate so gut als möglich vor. Und hofft auf Unterstützung durch den Bund. Gobbis Lob findet vor allem sein Parteikollege Guy Parmelin. «Ich bin Bundesrat Parmelin sehr dankbar, dass er bereit ist, die Grenzregionen mit der Armee zu unterstützen», sagt Gobbi, der seit letztem Herbst nicht nur der Lega, sondern auch der SVP angehört.

Damit spricht Gobbi Parmelins Entscheid an, die Armee bei einem Flüchtlingsansturm an der Südgrenze einzusetzen. Deswegen werden vier WKs in den Hoch- und Spätsommer verschoben. In jener Zeit rechnet man mit dem grössten Anstieg von Asylsuchenden.

2000 Soldaten müssen Ferien verschieben

Für 2000 WK-Soldaten heisst es jetzt: Ferien verschieben, Arbeitgeber informieren, sich auf eine komplett neue Lage einstellen. Betroffen sind die Grenadiere und Pänzeler des Panzerbataillons 18 aus der Romandie, das Militärpolizeibataillon 1, das sich von allen Truppengattungen am besten mit grenzpolizeilichen Aufgaben auskennt, das Ostschweizer Panzersappeurbataillon 11 und das Katastrophenhilfebataillon 2, das Zeltlager aus dem Boden stampfen kann. Gross ist die Auswahl an Verbänden ohnehin nicht. Im Sommer finden in der Regel keine WKs statt.

Bisher hat die Armee allerdings erst Bereitschaft signalisiert. Sie hat noch keinen Hilfeschrei, keine Anfrage und keinen Auftrag erhalten. Weder vom Grenzwachtkorps noch vom Kanton Tessin.

Tadel für Sommaruga

Laut Gobbi sollen die Soldaten einerseits helfen, die Migranten zu betreuen. Wichtiger ist ihm jedoch der Grenzschutz: «Die Infanteriebattaillone sollten das Grenzwachtkorps unterstützen und vor allem die grüne Grenze sichern», fordert er. Er werde nochmals beantragen, die Grenze zu schliessen.

Weniger zufrieden ist Gobbi mit Justizministerin Simonetta Sommaruga. «Es wäre dringend nötig, die Empfangszentren rund um die Uhr mit Mitarbeitern des Staatssekretariats für Migration zu besetzen.» Flüchtlinge hielten sich nicht an Bürozeiten, erklärt er. Das zeige das letzte Wochenende.

http://www.blick.ch/news/schweiz/fluechtlings-krise-tessiner-sicherheitsdirektor-norman-gobbi-dankbar-fuer-hilfe-der-armee-panzergrenadiere-an-die-grenze-id4916198.html

Szwajcaria chce wysłać czołgi na granicę z Włochami z powodu napływu uchodźców

Szwajcaria chce wysłać czołgi na granicę z Włochami z powodu napływu uchodźców

Da RP.pl l Szwajcaria rozważa rozmieszczenie batalionu czołgów na południowej granicy. To reakcja na zapowiedziane przez Austrię zamknięcie granicy z Włochami, aby zablokować napływ imigrantów z Italii.

Austria rozpoczęła budowę ogrodzenia na przełęczy Brenner, gdzie znajduje się granica włosko-austriacka. Na granicy mają też powstać punkty kontrolne. Przywrócenie kontroli na granicy ma zatrzymać napływ imigrantów z Włoch do Austrii.
Austriackie działania skrytykowali już Włosi, zareagowali też na nie Szwajcarzy. – Latem spodziewamy się znacznego wzrostu liczby uchodźców w Europie. Jeśli Austria zamknie przełęcz Brenner, jedyna droga na północ Europy z Włoch będzie biec przez Szwajcarię. Zanim to nastąpi, musimy pomyśleć o ochronie naszej granicy – powiedział Norman Gobbi odpowiedzialny za sprawy bezpieczeństwa w szwajcarskim kantonie Ticino.

W regionie tym stacjonuje liczący ok. 2 tys. żołnierzy batalion czołgów. Żołnierze batalionu zostali już poproszeni o przełożenie zaplanowanych urlopów na wypadek konieczności skierowania jednostki na granicę z Włochami.

Norman Gobbi przedstawił wyliczenia, z których wynika, że w ubiegłym tygodniu granicę pomiędzy Włochami a Szwajcarią nielegalnie przekroczyło 169 uchodźców. – Musimy zacząć przygotowywać się na falę uchodźców – dodał.
Po zamknięciu tzw. szlaku bałkańskiego zwiększyła się liczba uchodźców docierających do Włoch – w pierwszych miesiącach 2016 roku było ich o 50 proc. więcej niż przed 12 miesiącami. Włoski rząd spodziewa się, że w całym 2016 roku do Włoch przybędzie dwa razy więcej uchodźców niż w 2015 roku.

– Szwajcaria też musi liczyć się z konsekwencjami takiej sytuacji – podkreślił Gobbi.

http://www.rp.pl/Uchodzcy/304159901-Szwajcaria-chce-wyslac-czolgi-na-granice-z-Wlochami-z-powodu-naplywu-uchodzcow.html#ap-1

Gobbi in Piemonte incontra Chiamparino

Gobbi in Piemonte incontra Chiamparino

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il delegato cantonale per i rapporti transfrontalieri e internazionali Francesco Quattrini hanno incontrato questa mattina a Verbania il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e il suo vice Aldo Reschigna.

La riunione ha permesso di affrontare alcuni elementi distintivi del rapporto fra i due territori, che si è andato molto rafforzando negli ultimi due anni. L’obiettivo della giornata era di identificare temi adatti a una collaborazione interregionale, in modo da aggiornare la Dichiarazione d’intenti sottoscritta nel lontano 1999.
Per quanto riguarda le infrastrutture e i trasporti, è stata salutata con favore da entrambe le delegazioni l’apertura della nuova galleria ferroviaria AlpTransit San Gottardo. Sul tema della navigazione sul Lago Maggiore è stato discusso il rinnovo dell’attuale concessione ed è stata considerata l’idea di riattivare la Commissione italo-svizzera per la regolazione dei livelli del Lago Maggiore.
Le due delegazioni hanno poi affrontato alcuni temi di attualità, fra i quali il nuovo regime fiscale per i lavoratori transfrontalieri, considerato come l’accordo raggiunto a dicembre 2015 fra Italia e Svizzera andrà a modificare la normativa del 1974. Gobbi ha inoltre illustrato gli obiettivi e la portata della Legge sulle imprese artigianali approvata dal Gran consiglio.
È stata esaminata anche la proposta elvetica di un accordo sulla gestione degli inerti, alla quale il Piemonte è in linea di massima favorevole, ed è stato infine valutato lo stato di avanzamento dei programmi di cooperazione e scambio nei settori della cultura e del turismo, e l’attuazione dei programmi di cooperazione transfrontaliera Svizzera-Italia Interreg 2014/2020, dello Spazio Alpino e della Macroregione Alpina Eusalp.

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Da RT.com l Switzerland is prepared to put tanks on its border with Italy to deal with the European refugee crisis, Swiss media reports. A security director for one of the cantons said the nation must prepare for a possible “migrant onslaught.”

“We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino, as quoted by Austrian newspaper Kronen Zeitung.

The Swiss region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion on standby, all of whom have been asked to postpone vacations in order to be available at short notice, Swiss daily Blick reported.

“The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” Gobbi said, adding that 169 refugees have illegally crossed the border between Italy and Switzerland in the past week.

Gobbi’s statements come just one day after Austria’s defense minister, Hans Peter Doskozil, said that his country is prepared to close its border if Italy does not manage to bring the refugee crisis under control.

“We have to go on the offensive,” Doskozil said on Wednesday night, referring to tightened border controls. The statement was met with criticism from Italy.

It wasn’t the first time that Doskozil had made such a statement. Earlier in April, he said that Austria would deploy troops at its border checkpoint with Italy. The comment was met with protests from pro-refugee activists.

Since the beginning of the year, Italy has taken in more than 16,000 refugees – up from just over 10,000 during the same period of 2015, according to the Interior Ministry. Most were rescued from smugglers’ boats off the Libyan coast and brought ashore in Sicily by the Italian Coast Guard.

The dangerous crossing from North Africa to Sicily was the most popular route to Europe as the refugee crisis worsened in the early months of 2015, but the deteriorating situation in Libya and rise of a new smuggler train over the Aegean and through the Balkans tipped the scales to Greece by June 2015. However, refugees in Greece have been stuck there since February, after Macedonia and other Balkan countries closed their borders.

The situation in Greece and Italy are part of Europe’s wider refugee crisis, the worst since World War II. Over a million asylum seekers arrived to the continent in 2015, mostly from Syria, where a civil war has killed 250,000 people and displaced more than 12 million since 2011, according to UN figures.

The EU struck a deal with Turkey in March, under which illegal migrants reaching Greece from Turkey are returned. In response, the EU agreed to take in thousands of Syrian refugees directly from Turkey. However, the deal has since been criticized by human rights groups who have questioned whether Turkey is a safe place for migrants to be returned to. That skepticism was strengthened after Amnesty International revealed that Turkey has returned thousands of Syrian refugees to the war-torn country since mid-January.

https://www.rt.com/news/339737-switzerland-tanks-italian-border/

Swiss boarder and migrants

Swiss boarder and migrants

Da breitbart.com l Preparing for ‘Migrant Onslaught,’ Switzerland Ready to Post Tanks at Border with Italy

Macedonian police deploy their forces near the razor wire fence at Greek-Macedonian border near Gevgelija, on April 13, 2016.
Switzerland has announced it is considering stationing a tank battalion at its southern border with Italy, after news that Austria is ready to completely shut down the Brenner Pass between Italy and Austria.

In a matter of just hours, Europe’s migrant crisis has escalated following the unexpected announcement Wednesday night by Austria’s Defense Minister Hans Peter Doskozil that his country is prepared to close its border if Italy does not get its migrant problem under control.

After Italy sharply criticized the Austrian plan, Switzerland has declared it is considering posting tanks to secure its own border with Italy. “We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino.

The region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion at the ready, and they have been asked to postpone vacations in order to be available as needs may arise. As other migrant routes become more restricted or close altogether, Italy is becoming increasingly the path of choice for migrants coming both from the south and from the east. Heading north through Italy, if Austria no longer becomes an option, “many will then travel to Switzerland,” Gobbi said.

According to Gobbi, in the past week 169 refugees have crossed the border between Italy and Switzerland illegally. “The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” said the security director.

During the first part of this year Italy has taken in 50 percent more refugees than during the same period in 2015, and the Italian government is forecasting the total number of migrants this year to be double that of last year. “This will not be without consequences for Switzerland,” said Gobbi.

“We have to go on the offensive,” said Austria’s Defense Minister Wednesday night, referring to tightened border controls.

By all accounts, Switzerland agrees.

http://www.breitbart.com/london/2016/04/14/preparing-refugee-onslaught-switzerland-ready-post-tanks-border-italy/

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Sbloccato il cantiere del Policentro

Sbloccato il cantiere del Policentro

Questa mattina a Bellinzona il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i suoi collaboratori hanno incontrato il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti e – su richiesta del Dipartimento – i sindaci di Bellinzona Mario Branda e di Giubiasco Andrea Bersani. L’obiettivo era di risolvere i problemi che hanno portato al blocco dei lavori sul cantiere del progetto «Policentro della Morobbia».L’incontro, richiesto dal Municipio di Pianezzo, ha permesso anzitutto di ripercorrere le tappe del progetto, per realizzare il quale il Consiglio comunale di Pianezzo ha stanziato il 26 maggio 2015 un credito da 6 milioni di franchi. Le valutazioni finanziarie contenute nel Piano finanziario approvato dal Municipio mostravano che la sostenibilità dell’operazione era assicurata solo a condizione che il moltiplicatore d’imposta aumentasse dall’85% al 95% a partire dall’anno 2016 e al 100% dal 2017 al 2024.

La Sezione degli enti locali ha di conseguenza subordinato la ratifica cantonale del credito – in assenza della quale l’avvio dei lavori è proibito dalla Legge organica comunale – a un primo adeguamento della pressione fiscale. Ciò, con l’obiettivo di assicurare la sopportabilità finanziaria dell’investimento – almeno fino alla crescita in giudicato dell’aggregazione dei 13 comuni del Bellinzonese.

Malgrado queste raccomandazioni, lo scorso 23 marzo il Municipio di Pianezzo ha tuttavia autorizzato l’avvio del cantiere approfittando delle vacanze scolastiche. Con una lettera del 6 aprile scorso, il Consiglio di Stato – intervenendo su segnalazione della Sezione degli enti locali – ha perciò ordinato la sospensione dei lavori, prontamente eseguita dal Comune. Nel corso della discussione odierna è stato chiarito che il provvedimento del Governo non ha carattere vessatorio, ma si limita a pretendere il rispetto delle norme.

In seguito alla discussione il Dipartimento delle istituzioni, considerando l’importanza del progetto nel contesto aggregativo in corso, ha deciso di procedere con la ratifica del credito per l’edificazione della struttura che diventerà un’opera non più solo del Comune di Pianezzo ma sarà adattata in prospettiva futura per la nascita della nuova città; il centro diventerà quindi una struttura della quale beneficerà tutta la nuova realtà comunale.

I lavori potranno pertanto riprendere a condizione che vengano rispettati i seguenti criteri: il progetto deve tenere maggiormente conto delle necessità future della città (segnatamente al numero di aule scolastiche disponibili) e a partire dal 2017 il moltiplicatore dovrà comunque essere adattato (95/100%). In base alle competenze in ambito di vigilanza la Sezione degli enti locali interverrà nel caso in cui queste condizioni non vengano rispettate.

«Siamo molto preoccupati. Più controlli alle frontiere »

«Siamo molto preoccupati. Più controlli alle frontiere »

Dal Corriere del Ticino del 15 aprile 2016 un’intervista a cura di Giovanni Galli

Per la Svizzera è uno scenario, per il Ticino una quasi certezza. Nei prossimi mesi è «altamente probabile» che si ripeta una situazione straordinaria sulla frontiera con l’Italia, «interessando in particolar modo il Cantone», ha detto Norman Gobbi ai colleghi direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. E questo è motivo per nutrire «forti preoccupazioni». Gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo in Sud Italia hanno fatto registrare una forte impennata nei primi tre mesi del 2016, passando da 11 mila (nello stesso periodo del 2015) a 18 mila. Nei primi 12 giorni di aprile gli arrivi sono stati 22.140, contro i 16.063 di 12 mesi prima, sull’arco di 30 giorni. Bellinzona dice di aver appreso con soddisfazione della decisione del Dipartimento della difesa di cambiare le date dei corsi di ripetizione di quattro battaglioni per eventualmente appoggiare le autorità civili. Ma apprezza anche che la Sezione della migrazione si sia detta disposta, in caso di emergenza, ad operare durante il fine settimana, periodo in cui a Chiasso si registrano per ora gli arrivi maggiori. Inoltre è stata condivisa la proposta ticinese di valutare scenari di intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti. Una lettera con queste richieste sarà inviata al Consiglio federale dalla Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia.

Lei esprime forte preoccupazione. A livello svizzero non sembra essercene?
«La situazione mi sembra sottovalutata. Per questo ho illustrato le informazioni di prima mano sugli arrivi di migranti raccolte in questi giorni a Roma».

Ma in Svizzera le domande sono diminuite nel primo trimestre. Come lo spiega?

«Queste domande sono inferiori agli ultimi tre mesi ma non allo stesso periodo del 2015. Si cerca di abbellire una situazione, che invece va presa seriamente. I colleghi degli altri Cantoni lo stanno già facendo. Questo non deve impedire di prendere in considerazione altre varianti per rendere meno attrattivo il Paese. Perché se il Ticino e la Svizzera rimangono l’unica porta aperta attorno all’Italia, qualche conseguenza ci sarà».

Nel complesso come giudica il piano?
«Il piano serve innanzitutto a gestire le competenze fra tutti gli attori coinvolti, dalla Confederazione ai Comuni. Resta certo qualche domanda aperta, ad esempio come gestire i migranti dal punto di vista dei trasporti dalla frontiera sud verso gli altri centri. C’è anche un problema di ordine finanziario: da parte di più Cantoni è stata evocata l’esplosione dei costi».
Ma la Svizzera è pronta o no ad affrontare un’emergenza? Questi piani l’anno scorso non c’erano.
«L’anno scorso eravamo pronti a gestire una situazione straordinaria, come quella vissuta tra maggio e giugno in Ticino e fra novembre e gennaio nella Svizzera orientale. Il piano discusso ieri invece fissa i parametri per gestire una situazione d’emergenza, quando le strutture ordinarie collassano velocemente: 10 mila domande d’asilo in 30 giorni, 10 mila al mese per tre mesi, 30 mila attraversamenti irregolari del confine in pochi giorni».

In concreto com’è la prontezza?
«Se siamo davvero pronti lo verificheremo solo in una reale emergenza. In Ticino la nostra pianificazione è molto avanti. Mentre molte delle domande critiche da noi sottoposte a Berna, dai trasporti alla gestione dei migranti, restano ancora aperte. Attendiamo una risposta».

Ci sono posti a sufficienza? Quelli nuovi come verranno creati?
«Abbiamo chiesto di portarli da 4.600 a 9 mila, per lo scenario peggiore. Questi posti verrebbero occupati solo brevemente, giusto il tempo per avviare la procedura. Poi i richiedenti verrebbero attribuiti ai Cantoni. La Confederazione ha promesso di non requisire i centri di Protezione civile e di lasciarli ai Cantoni. In via prioritaria si ricorrerà quindi ad infrastrutture militari. In questo momento però in Ticino abbiamo già tutte le caserme occupate».