Montagna, ecco cosa vuol dire crederci per davvero

Montagna, ecco cosa vuol dire crederci per davvero

Per capire meglio le valli bisogna viverle. Solamente così si possono comprendere in profondità i loro pregi, le problematiche e soprattutto le sfide con le quali sono confrontate. Vivere le valli in prima persona è una scelta di vita a livello personale e professionale; una scelta di cui, però, come può testimoniare il sottoscritto che ha fatto delle valli – e della Leventina in particolare – la sua casa, è difficile pentirsi, visti gli aspetti positivi che contraddistinguono la vita in queste splendide zone. Ed è proprio poiché “tocco con mano” ogni giorno gli atout di queste regioni che, sin dal mio arrivo al Dipartimento delle istituzioni, ho promosso una serie di misure, possibili anche grazie allo sviluppo dell’informatica, a sostegno di un’adeguata e, per volontà politica, rafforzata presenza di posti di lavoro statali nelle regioni periferiche; fondamentale per accrescere la loro attrattiva dal punto di vista socio-economico. Misure che non devono in alcun modo peggiorare il servizio ai cittadini e alle aziende; anzi, grazie alle nuove tecnologie, senza compiere notevoli sforzi e senza abbassare il livello qualitativo dei servizi, vi sono diverse attività che possono essere svolte in maniera ottimale anche al di fuori dei centri urbani.

Il primo sostanziale passo intrapreso dal mio Dipartimento è stata la dislocazione dell’Ufficio del registro di commercio a Biasca, che fece molto discutere ma che oggi possiamo affermare fieramente essere un successo: il servizio è di qualità e con tempi rapidi di evasione delle richieste. È altresì da notare che tutti i nuovi collaboratori dell’Ufficio abitano nelle Tre Valli, oltre al fatto che il personale allora occupato a Lugano, è stato reintegrato in altri settori pubblici. A seguito di questa esperienza certamente positiva, benché criticata e combattuta, ho proposto al Consiglio di Stato di studiare quali servizi potessero essere dislocati nelle regioni periferiche. Non nego che questo approccio abbia trovato poco entusiasmo nei funzionari dirigenti dell’amministrazione e il dossier, dopo essere stato elaborato, è ancora pendente sul tavolo del Governo. Non per questo ho deciso di fermarmi e nuove misure, come quella del futuro centralino telefonico del settore esecuzione a Faido, sono previste dal mio Dipartimento, l’unico attivatosi concretamente su questo fronte. La dislocazione o la centralizzazione dei servizi nelle zone periferiche ha infatti il vantaggio di creare occupazione proprio laddove ogni posto di lavoro ha un duplice valore: dare un lavoro e permettere alle famiglie di vivere in valle.

Mi fa quindi molto piacere il “risveglio montanaro” del PPD, che ha però bisogno di esempi concreti da parte dei politici stessi, che oltre ad appellarsi alle valli dovrebbero anche viverci. La migliore strategia che si possa volere per mantenere vive le regioni periferiche è quella che non ha bisogno di articoli costituzionali, ma solo di un po’ di buona volontà da parte di tutti. Parola di un vallerano.

Norman Gobbi
(Giornale del Popolo, 26.08.2015)

Piattaforma Cantone-Comuni e preventivo 2016

Piattaforma Cantone-Comuni e preventivo 2016

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quarta seduta del 2015 – la 34. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella, dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi e del capo della Sezione finanze Renato Bernasconi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito di affrontare alcuni temi di particolare attualità, a cominciare dalla situazione delle finanze cantonali.

Il Consiglio di Stato ha anzitutto presentato ai rappresentanti dei Comuni lo stato dei lavori di allestimento del Preventivo 2016 del Cantone. Il Governo ha confermato che la manovra di rientro comporterà uno sforzo complessivo di circa 160 milioni di franchi, in modo da ridurre il deficit per il prossimo anno a un massimo di 90 milioni. Il programma prevede anche una serie di misure strutturali che interessano gli enti locali ticinesi.

Il principale aggravio per i Comuni deriverà dalla riduzione del contributo cantonale al finanziamento delle scuole elementari e dell’infanzia, per un ammontare di 12 milioni di franchi. Il Consiglio di Stato ha deciso di accompagnare tale misura con un parziale trasferimento di competenza, secondo lo spirito della riforma «Ticino 2020»; in futuro i Comuni potranno infatti decidere autonomamente il numero di sezioni dei propri istituti, nel limite delle norme sul numero di allievi per classe.

La serie di misure proposta dal Governo comprende inoltre un aumento della quota comunale di finanziamento del trasporto pubblico – dal 25 al 27,5%, per una maggiore spesa annua di 1,4 milioni di franchi – e alcuni interventi minori che, per contro, avranno un impatto positivo per gli enti locali. In totale, il maggiore onere annuo a carico dei Comuni ticinesi ammonterà a circa 11,2 milioni di franchi. Per gli anni seguenti, il Governo ha informato che la nuova Pianificazione ospedaliera potrà avere sui Comuni un impatto minore rispetto a quanto inizialmente previsto (da 9,7 a 3,5 milioni di franchi annui).

I rappresentanti dei Comuni hanno preso atto della proposta del Consiglio di Stato, affermando di condividere l’esigenza di riequilibrare le finanze cantonali ma riservandosi di formulare il proprio parere sulle proposte del Governo in occasione della prossima riunione della Piattaforma. In generale, è stato comunque espresso l’invito a tenere in adeguata considerazione le marcate differenze nella forza finanziaria degli enti locali; ciò, anche per non vanificare gli sforzi di contenimento della spesa intrapresi negli ultimi anni, non senza sacrifici, a livello comunale.

Riforma «Ticino 2020»

Il Consiglio di Stato ha ricordato che la Lettera d’intenti sulla riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni – considerate le ultime correzioni concordate dalla Piattaforma – può essere considerata approvata, e ha espresso il desiderio di accelerare la procedura di avvio dei lavori di progettazione. È stato concordato di procedere alla firma da parte dei Comuni nei prossimi giorni, così da sbloccare la discussione del messaggio governativo 7038 da parte del Gran Consiglio, in vista dello stanziamento del credito-quadro da 3,2 milioni di franchi.

Permessi per stranieri

Il Consiglio di Stato ha quindi presentato il progetto di revisione della procedura di richiesta per il rilascio, il rinnovo e la modifica di permessi per stranieri. Il sistema in fase di studio prevede che in futuro la prima registrazione avvenga negli Uffici comunali del controllo abitanti. Una proposta dettagliata verrà sottoposta alla Piattaforma nei primi mesi del 2016.

Diritto di protezione

Il Dipartimento delle istituzioni ha infine riassunto l’esito della raccolta di dati sui costi sostenuti dagli enti pubblici nell’ambito del diritto di protezione. La ricerca ha permesso di appurare che nel 2014 la spesa totale ha leggermente superato i 44 milioni di franchi – 32,9 milioni a carico del Cantone, 11,2 milioni a carico dei Comuni – con una crescita di 1,3 milioni rispetto all’anno precedente.

Altri argomenti

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha quindi fornito alcune indicazioni sull’esito di alcune consultazioni. Per quanto riguarda la nuova Legge sui pompieri, il testo proposto non ha raccolto un numero sufficiente di consensi fra i partner: durante l’autunno riprenderanno perciò gli incontri, così da sviluppare una nuova soluzione condivisa.

La Piattaforma tornerà a riunirsi mercoledì 16 settembre.

9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

È dannoso e controproducente mettere in discussione la volontà del Popolo. Il 9 febbraio 2014, il Popolo svizzero si è espresso in modo chiaro: basta all’immigrazione di massa! Un segnale forte e soprattutto un mandato ben preciso, che obbliga le Autorità politiche a dover agire per rispettare la volontà dei cittadini. In Ticino – lo ripeto, visto che in talune occasioni qualcuno sembra esserselo dimenticato –, quasi il 70% della popolazione ha accettato l’iniziativa, contribuendo in maniera decisiva all’esito finale della votazione federale. Le trattative per mettere in pratica la volontà popolare sono iniziate, non senza qualche difficoltà dato l’atteggiamento scontroso dell’Unione europea e l’approccio fin troppo remissivo dei rappresentanti del nostro Paese. Il Canton Ticino, in particolare nella sua presa di posizione in merito al progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo, ha già detto la sua: occorre rivedere l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso siano previste delle limitazioni per quanto concerne i cittadini degli Stati UE, che creano anche delle distorsioni al nostro mercato del lavoro. Questo è il punto centrale della discussione; questo è il mandato del Popolo svizzero che le Autorità politiche devono perseguire con tutte le loro forze.

Ora, proprio nel bel mezzo delle trattative, qualcuno ha pensato bene di mettere in discussione la volontà del Popolo svizzero che, a detta dei promotori dell’iniziativa RASA (“Fuori dal vicolo cieco”) porterà la Svizzera alla rovina. Ma siamo sicuri che nel vicolo cieco non ci stiano portando proprio i promotori di questa campagna per riportare i cittadini alle urne? Mentre la congiuntura economica sfavorevole, unita agli effetti negativi sul nostro mercato del lavoro dovuti alla libera circolazione delle persone, mette in ginocchio l’occupazione e la piazza finanziaria del nostro Cantone, chi sta pensando a tutelare gli interessi dei Ticinesi? Chi sta pensando al Ticino, che negli ultimi tempi ha dovuto pure assumersi l’onere – dato il fallimento dimostrato dall’Unione europea in questo ambito – riguardante la gestione dell’emergenza migranti? Non di certo coloro che hanno promosso la raccolta delle firme per ritornare a votare e che ignorano la realtà ticinese! Voglio essere schietto e sincero come mio solito: un nuovo voto non risolverà i nostri problemi! Anzi, rischia di mettere il nostro Paese in una posizione di svantaggio al tavolo delle trattative, con gli euroburocrati di Bruxelles che avrebbero il coltello dalla parte del manico.

Questo è il momento in cui dobbiamo restare uniti, senza dare l’idea di essere divisi su una questione così fondamentale per il futuro della Svizzera. I Ticinesi l’hanno capito, e difatti le firme a sostegno dell’iniziativa RASA provenienti dal nostro Cantone sembrerebbero essere poche. I Ticinesi vogliono risposte chiare e concrete alle loro preoccupazioni: questo è l’obiettivo sul quale dobbiamo focalizzarci. La volontà del Popolo è un principio cardine della democrazia svizzera e, di conseguenza, metterla in dubbio, come ha fatto l’iniziativa RASA, è dannoso. Con il voto del 9 febbraio, tanta gente ha nutrito la speranza di poter cambiare le cose nel nostro Paese e nel nostro Cantone: non sarà quindi certo annullando le decisioni prese senza nemmeno aver provato ad attuarle che i problemi dei Ticinesi troveranno una soluzione. Dobbiamo provarci; e non dobbiamo mollare! Io continuerò ad impegnarmi e a lottare, in particolare difendendo la volontà del 68% dei Ticinesi ogniqualvolta sarò chiamato – come nel caso degli innumerevoli incontri con le Autorità federali – a rappresentare il nostro Cantone e gli interessi dei suoi cittadini.

Norman Gobbi
(Mattino della domenica, 23.08.2015)

Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare

Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare

Personalmente non pensavo che il quotidiano La Regione utilizzasse la lettera di risposta che il sottoscritto ha inviato al Segretario di Stato per la migrazione Mario Gattiker per strumentalizzare la misura introdotta dal mio Dipartimento lo scorso aprile relativa all’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rinnovo e il rilascio dei permessi di dimora B e di lavoratore frontaliere G. Innanzitutto, tengo a spegnere il taglio ironico con cui La Regione ha tendenziosamente impostato l’intero articolo pubblicato oggi. Dire infatti che “si scopre solo oggi” la natura straordinaria e temporanea della mia decisione è falso, dato che più volte ho ribadito la straordinarietà della misura, legata appunto al contesto straordinario vissuto negli ultimi mesi a livello di sicurezza. Sicurezza, un argomento messo in dubbio dal quotidiano, che cita alcuni passaggi dell’editoriale con il quale, come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, introducevo ad inizio anno il Rapporto d’attività 2014 della Polizia cantonale.
Le cifre estrapolate dal Rapporto e riportate nell’articolo sono parziali e non dicono tutto. Ad esempio, non considerano la criminalità economica, che non è diminuita rispetto al 2013, e che danneggia fortemente l’immagine della nostra piazza finanziaria. E soprattutto ben si son guardati di indicare la provenienza degli autori di questi reati quali truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsità in documenti: il 61% di loro sono cittadini stranieri, con oltre la metà di questi reati commessi da persone di nazionalità italiana; inoltre, non considerano che la criminalità in generale è diminuita solo grazie ai notevoli sforzi messi in campo dal nostro Cantone nel globale, e dal Dipartimento diretto dal sottoscritto nel particolare. 

Non sto ad elencare le misure introdotte perché sono sicuro che tutti se le ricordano; i media le hanno riportate più volte e sono state parte integrante del dibattito politico della scorsa legislatura cantonale e dell’attuale legislatura federale. Aggiungo però che fra quelle misure è integrato anche l’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti. Analizzare quest’ultimo come se fosse un provvedimento a sé rappresenta un esercizio miope e fuorviante. Il provvedimento è, e così è sempre stato dichiaratamente, una misura straordinaria. Di fronte a situazioni come quelle vissute dal Ticino negli ultimi mesi, le misure introdotte devono poter essere accompagnate – e questo è un aspetto che ho ricordato alle Autorità federali – da misure straordinarie che permettano di continuare a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone e di tutti i suoi cittadini.

Sulla sicurezza non bisogna mai abbassare la guardia. In qualità di responsabile politico e istituzionale della sicurezza nel nostro Cantone, il sottoscritto deve pensare alla tranquillità di tutti i cittadini, messa a repentaglio da persone che approfittano del contesto d’apertura – ahimè causato dagli accordi internazionali firmati dal nostro Paese – per entrare a delinquere sul nostro territorio. Sicurezza e tranquillità che, nel caso di questa misura, fanno rima con rispetto. Rispetto per tutti i Ticinesi ma anche per tutti i cittadini stranieri che vogliono dimorare o lavorare onestamente nel nostro Cantone, e che sono quindi anch’essi tutelati dalla mia decisione (prova ne è che nessuno si è lamentato, anzi). Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare; ed è proprio per questo che ho difeso e continuerò a difendere la mia decisione presso le Autorità federali, così come presso quelle europee e italiane.

Se questo mio comportamento non trova l’approvazione di alcune testate giornalistiche come La Regione o Il Caffé, pazienza. La sicurezza e il benessere del Popolo ticinese sono sempre state fra le mie priorità. Obiettivi a cui mi sono dedicato nella passata legislatura (durante la quale ho deciso l’introduzione di questo provvedimento, e se ne stiamo ancora discutendo significa che non si è trattato, come supposto da qualcuno, di una manovra elettorale), assicurando al cittadino che lo avrei fatto anche se mi avesse concesso un secondo mandato. Il Popolo ticinese mi ha confermato la sua fiducia, al di là di ogni dubbio. Non tenere fede a quanto detto in campagna elettorale sarebbe stato deludente e irriverente per chi mi ha sostenuto con il suo voto. È per questo che adotterò ogni provvedimento che riterrò necessario, anche se scomodo ad alcuni ambienti, per aumentare il livello della sicurezza nel nostro Cantone.

Norman Gobbi

I Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia in visita in Ticino

I Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia in visita in Ticino

È stata mostrata loro l’area di confine e s è parlato della questione migranti. Giovedì 20 e venerdì 21 agosto i membri del Comitato della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia si sono riuniti a Chiasso, su invito del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. L’invito era finalizzato a mostrare direttamente “i problemi cui, specialmente negli ultimi tempi, si trova confrontato, il Canton Ticino”.

L’accento è stato posto in particolare sui flussi migratori, una questione già evidenziata dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, che nel mese di giugno scorso aveva reso partecipi i membri del Comitato sulla criticità della situazione. Le preoccupazioni ticinesi sono state sostenute dalla Conferenza, che aveva postulato alle Consigliere federali Eveline Widmer-Schlumpf e Simonetta Sommaruga un rafforzamento dei controlli alla frontiera associato a un aumento del numero delle guardie di confine in Ticino.

I rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso e del Corpo delle guardie di confine hanno illustrato la situazione attuale e hanno poi guidato i membri del Comitato in una visita alla dogana della stazione ferroviaria di Chiasso e al Centro di registrazione situato in Via Motta.

“Queste visite hanno permesso di rendere attenti i membri del Comitato della Conferenza sull’onere significativo di cui si fa carico il Canton Ticino nell’ambito della difesa e del controllo di quella che è la Porta Sud della Svizzera”. Si tratta di un onore, aggiunge il Dipartimento delle istituzioni, “che presuppone una stretta collaborazione tra le Autorità cantonali e quelle federali, che dovrà essere ulteriormente rafforzata in modo da continuare a garantire la salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese”.

Oggi, infine, si è tenuta la consueta riunione del Comitato presso il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale.

Gobbi risponde picche a Berna

Gobbi risponde picche a Berna

Da ticinonews.ch l Il consigliere di Stato ha risposto a Mario Gattiker. “Le comunico che sui permessi non intendo fare marcia indietro”.

“Le comunico che non intendo farlo.” Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha risposto al segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, che con una missiva inviata a Bellinzona durante lo scorso mese di giugno gli aveva chiesto di abolire la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio dei permessi B (dimoranti) e G (frontalieri).

Nella sua risposta, riportata oggi dal Corriere del Ticino, Gobbi fa presente a Gattiker che “occorre relativizzare la portata discriminante della misura – un aspetto fin troppo enfatizzato dalle autorità italiane – in quanto essa si applica a tutti i cittadini UE/AELS, indipendentemente dalla loro nazionalità.”

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ricorda inoltre che la misura è volta a tutelare la sicurezza e non a limitare l’esercizio di libera circolazione: “Quale responsabile politico e istituzionale della sicurezza nel Canton Ticino, non posso permettere che vengano a ripresentarsi situazioni di disagio come quelle vissute negli scorsi mesi, situazioni che, oltre a mettere a repentaglio la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone, denotano una mancanza di rispetto sia nei confronti dei cittadini del nostro Paese, sia delle persone straniere che vogliono dimorare e lavorare onestamente sul suolo elvetico.”

Gobbi conclude ribadendo che si tratta di una misura a titolo provvisorio “che verrà rivalutata nel corso dell’autunno, quando disporremo di elementi oggettivi e dati statistici riscontrabili”.

http://www.ticinonews.ch/ticino/247560/gobbi-risponde-picche-a-berna

Gobbi a Robbiani sulle revoche dei permessi: “Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti”

Gobbi a Robbiani sulle revoche dei permessi: “Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti”

Da liberatv.ch l Dopo le pesanti accuse lanciate dal segretario dell’OCST, ecco la replica del ministro: “La Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale”

Norman Gobbi risponde a Meinrado Robbiani: la prassi adottata dal Dipartimento delle Istituzioni sulle revoche dei permessi di residenza e di domicilio è corretta. Il Consigliere di Stato leghista affida ad una nota stampa le sue puntualizzazioni, dopo che il segretario dell’OCST aveva pesantemente attaccato il DI con una presa di posizione inviata alle redazioni nel primo pomeriggio (leggi articolo correlato).

Una presa di posizione, si legge in un comunicato del Dipartimento di Gobbi, “nel quale è messa in dubbio la legalità della prassi adottata nei confronti dei cittadini stranieri con permessi di dimora e di domicilio a beneficio di assegni familiari integrativi (AFI) e di assegni di prima infanzia (API)”.
“In primo luogo – sottolinea il DI – va rammentato come la Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale. In questo senso, va precisato che sia il Consiglio di Stato che il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite dell’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, applicano la giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, che ha confermato la prassi adottata dal Governo in materia. Nello specifico, in una recente decisione non ancora pubblicata e oggetto di ricorso al Tribunale federale, il Tribunale cantonale amministrativo, chinandosi sulla questione volta a chiarire la natura degli assegni familiari integrativi (AFI) e degli assegni di prima infanzia (API), ha ribadito come, essendo lo scopo degli stessi quello di coprire il fabbisogno della famiglia, devono di conseguenza essere considerati come delle prestazioni sociali che perseguono scopi assistenziali”.

“Il Dipartimento delle istituzioni – termina la nota – tiene quindi a sottolineare la conformità dell’operato della Sezione della popolazione alla giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, nell’attesa di una decisione definitiva da parte dell’Alta Corte federale, ad oggi non ancora pervenuta”.
E poco dopo la diffusione del comunicato, il ministro leghista ha pubblicato su Facebook un post dove chiarisce ancor meglio il suo pensiero: “L’OCST ha attaccato oggi il mio Dipartimento, reo secondo loro di aver adottato, addirittura con la copertura del Consiglio di Stato, una procedura discriminatoria e arbitraria nei confronti dei cittadini stranieri con figli, che sono minacciati di revoca del loro permesso di dimora o di domicilio, siccome beneficiano degli aiuti sociali. Alla loro richiesta di chiarezza, rispondo con le tante sentenze del Tribunale cantonale amministrativo che confermano la prassi adottata dal Consiglio di Stato e dall’Ufficio della migrazione del mio Dipartimento. Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere nel nostro Paese, deve disporre dei mezzi sufficienti.

http://www.liberatv.ch/articolo/30453/gobbi-robbiani-sulle-revoche-dei-permessi-il-concetto-è-chiaro-lo-straniero-che-vuole

Ufficio dei registri: nominati due nuovi ufficiali

Ufficio dei registri: nominati due nuovi ufficiali

Il Consiglio di Stato ha nominato due nuovi Ufficiali dei registri: Claudia Adami per il Distretto di Locarno e Vallemaggia e Simone Albisetti per il Distretto di Bellinzona e i Distretti di Riviera, Blenio e Leventina. Andranno a sostituire rispettivamente Adriano Pinchetti e Alberto Inderbitzin che lasceranno l’incarico per raggiunti limiti d’età.

Con quasi 80’000 pratiche evase solo nel 2014, gli attuali quattro Uffici dei registri si occupano della tenuta a giorno di tutte le informazioni e gli atti relativi ai fondi situati nel nostro cantone. I due nuovi funzionari dirigenti avranno anche il compito, insieme agli altri Ufficiali già operativi, di adattare le attività del registro fondiario alla nuova legislazione.

È stato comunicato che i nuovi funzionari sono stati scelti dopo un’approfondita analisi delle loro provate competenze in questo settore. Simone Albisetti, dopo aver conseguito la licenza in diritto all’Università di Berna e un master in international legal studies ha ottenuto nel 2002 il diploma di avvocato e nel 2002 il certificato di capacità notarile. Fino al mese di dicembre del 2013 ha svolto l’attività di avvocato e notaio in alcuni studi legali a Lugano e nel mese di gennaio del 2014 è entrato alle dipendenze dell’Amministrazione cantonale in qualità di collaboratore scientifico della Divisione della giustizia. Durante la sua esperienza professionale, nel settore privato dapprima e in quello pubblico in seguito, ha maturato una solida esperienza nell’ambito del notariato.

Claudia Adami, dopo la laurea in diritto conseguita all’Università di Berna nel 1995, ha ottenuto il diploma di avvocato nel 1997 e quello di notaio nel 1999. Nel 1998 entra alle dipendenze dell’Amministrazione cantonale in qualità di giurista della Divisione della giustizia. Dopo la nascita dei figli ha iniziato un’attività lavorativa in uno Studio legale del locarnese. Nel corso delle sue esperienze professionali ha avuto modo di conoscere da vicino la realtà degli Uffici dei registri.

Il Consiglio di Stato in volo sul Ticino, tra territorio e minacce

Il Consiglio di Stato in volo sul Ticino, tra territorio e minacce

Oggi si è tenuta la tradizionale gita estiva organizzata dal Presidente del Governo. Per l’occasione, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha proposto di unire la gita all’invito giunto dal divisionario Marco Cantieni al Consiglio di Stato per la presentazione dell’esercizio di cooperazione transfrontaliera in caso di catastrofe denominato ODESCALCHI e promosso dalla regione territoriale 3 (di cui il divisionario Cantieni è il comandante), in collaborazione con la Polizia cantonale, e gli altri partner della Protezione della popolazione. La regione territoriale 3 è infatti l’organo di riferimento militare per il Canton Ticino – oltre che Uri, Svitto, Zugo e Grigioni – e si occupa di gestire le prestazioni che l’Esercito può fornire, su richiesta dei cantoni, per gestire, nel miglior modo possibile, i grandi eventi; siano essi pianificati (come il WEF di Davos) o imprevisti (nel caso di calamità naturali).

Oltre all’esercizio ODESCALCHI, che è stato creato proprio per testare questa sinergia, il colonnello SMG Franco Piffaretti, capo del progetto, ha voluto illustrare ai Consiglieri di Stato tutti gli ambiti in cui le formazioni subordinate alla regione territoriale sono pronta a collaborare con gli organi civili del nostro Cantone qualora se ne presentasse il bisogno. In seguito ha portato un esempio pratico, entrando quindi nel merito dell’esercizio sopra citato, introducendo gli ospiti alla situazione critica che richiederà l’intervento dei soccorritori: nella fattispecie un incidente ferroviario a Chiasso darà l’avvio all’esercitazione.

Ospiti del comandante Cantieni che li ha accompagnati insieme al colonnello SMG Piffaretti, il Consiglio di Stato in corpore ha poi compiuto una ricognizione aerea lungo i confini del Cantone, con partenza da Magadino e comprensiva di una sosta a Cadagno per un pranzo conviviale.

Il volo, eseguito su due elicotteri dell’Esercito (per motivi di protocollo e di sicurezza i Consiglieri di Stato non possono volare tutti assieme sullo stesso apparecchio), si è soffermato non solo sulle zone integrate nell’esercitazione ODESCALCHI, ma è stata altresì l’occasione per avere una visione generale delle zone ticinesi più sensibili a pericoli naturali (come i pendii scoscesi che sovrastano l’autostrada A2 nella regione di Airolo, e che sono soggetti a valanghe) o industriali (come la stazione di Chiasso). Questa visione d’insieme è fondamentale per sapere come poter dirigere le operazioni di soccorso in un territorio molto condizionato da fiumi, laghi, monti e valli ed essere così pronti ad affrontare al meglio una possibile situazione di reale emergenza.