Airolo, da rifugio militare a luogo d’incontro privato

Airolo, da rifugio militare a luogo d’incontro privato

La struttura denominata Scimfüss, utilizzata dall’Esercito fino al 2021, passa alla Fondazione Sasso San Gottardo che mira a conservarla e valorizzarla

Il massiccio del San Gottardo è, fra l’altro, caratterizzato da un’importante presenza di strutture militari, quali forti, fortini, rifugi e così via. La loro conoscenza è tuttavia ancora limitata, anche per il fatto che, fino a pochi decenni fa, molte erano classificate ‘top-secret’ dall’Esercito svizzero. In seguito è poi emersa la volontà di conservare e valorizzare queste opere militari che in passato avevano lo scopo di proteggere un passaggio strategico sull’asse nord-sud. In quest’ambito un grande lavoro lo porta avanti la Fondazione Sasso San Gottardo che gestisce il museo all’interno dell’omonima fortezza, la più grande della Svizzera aperta al pubblico. Fondazione che mira a proseguire questo suo impegno, anche con operazioni che potrebbero passare inosservate. Come ad esempio con la presa in consegna per uso proprio da parte dell’Ufficio federale dell’armamento (Armasuisse, che rimane proprietario) del rifugio alpino militare Scimfüss, posizionato sul territorio del Comune di Airolo. Per concretizzare questo passaggio è stato necessario presentare una domanda di costruzione per un cambio di destinazione da vecchio rifugio alpino militare a rifugio alpino civile a uso privato. Non essendo state inoltrate opposizioni, il dossier sarà quindi sottoposto al Cantone per approvazione. «L’obiettivo è quello di conservare questa storica struttura ricettiva di montagna, in futuro fornendo anche informazioni sul rifugio grazie alla posa di un pannello informativo», afferma a ‘laRegione’ Ivana Sambo, vicepresidente del consiglio di fondazione Sasso San Gottardo. Rifugio che sarà dunque utilizzato «come luogo d’incontro privato nel quale è anche possibile pernottare, al momento esclusivamente per i membri degli Amici del Sasso San Gottardo».

Soggiorno, 24 posti letto e deposito
Il rifugio Scimfüss (o Scimfuss) si trova nelle vicinanze del Passo del San Gottardo ed è raggiungibile dalla diga della Sella grazie a un sentiero. La struttura è interamente costruita in pietra naturale su un unico piano abitabile, suddiviso in tre parti: un soggiorno, un dormitorio con 24 posti letto, così come un locale che funge da cantina e deposito. Non è presente alcun impianto di riscaldamento, ma solo una stufa a legno da cucina. «In passato, il ‘Gruppo Scimfüss’, composto da ex e pochissimi ufficiali in attività, in accordo con Armasuisse, utilizzava questo rifugio di montagna per riunioni private e in cambio lo manteneva», precisa Sambo. «Poiché questo non sarà più possibile in futuro, l’Associazione di sostegno della Fondazione Sasso San Gottardo ha deciso di utilizzare il rifugio come punto di ritrovo per i propri membri».
La storia della struttura militare ha origine alla fine del XIX secolo: «Nel 1897 viene per la prima volta menzionato l’acquisto del terreno per quattro baracche del Patriziato Airolo», spiega la vicepresidente del consiglio di fondazione. In seguito «dal 1942 al 2003 il rifugio è stato usato per motivi militari. Nel novembre del 2003 è poi stata fondata l’associazione ‘Scimfuss’ che aveva come scopo quello di gestire e mantenere la baracca Scimfuss sul Gottardo e metterla a disposizione degli ufficiali e dei coscritti dell’ex Div 6 e dei membri attivi dell’Esercito. Nel 2021 le Forze armate elvetiche hanno poi reso noto che non avrebbero più utilizzato la struttura». Notizia che spinge quindi l’Associazione di sostegno della Fondazione Sasso San Gottardo a chiedere di poter utilizzare la struttura. Infatti, «il rifugio dello Scimfüss rappresenta un importante cimelio storico che si inserisce bene nell’ingaggio a favore della Fortezza Sasso San Gottardo».

Promuovere cultura e attrattività del luogo
Fortezza che «è un bene culturale storicamente unico», prosegue Sambo, precisando che la sua «costruzione durante la Seconda guerra mondiale può essere ricondotta alla sua strategia ‘Reduit’». La struttura «appartiene alla Fondazione Sasso San Gottardo ed è gestita da un consiglio di fondazione onorario». I due scopi principali sono «promuovere l’aspetto culturale con la mostra permanente di Goethe e contribuire in modo significativo all’attrattiva della destinazione ‘San Gottardo’ grazie alla nuova esposizione che ruota attorno all’Esercito e al Generale Guisan». Concretamente «la fortezza, che fino a poco tempo fa era altamente segreta e denominata Sasso da Pigna, si trova in cima al Passo del Gottardo e le sue vaste gallerie e caverne si estendono per oltre tre chilometri attraverso la montagna. È possibile visitare gran parte del complesso durante un tour che permette di ammirare l’unica mostra permanente del paese dedicata a Goethe in Svizzera, la Caverna dei cristalli, la Camera delle meraviglie, il Mito del Gottardo e la Sala dell’energia Centro energetico». Senza dimenticare un settore storico della struttura, ovvero «la Metro del Sasso che conduce alla parte della fortezza che è stata fedelmente conservata. Qui si possono esplorare gli alloggi per le truppe nelle profondità della montagna, il centro di controllo del fuoco e la mostra ‘Le manovre del Gottardo, il Patto di Varsavia e 99 palloni – la Guerra Fredda’. Non da ultimo nel magazzino delle munizioni, si può visitare la nuova mostra sul Generale Guisan».

(Immagine: www.laregione.ch)

Non è solo femminile, una vittima su tre è uomo

Non è solo femminile, una vittima su tre è uomo

Non solo un fenomeno femminile, quasi il 30% vede vittime uomini. Un Piano d’azione cantonale che è sì positivo, ma in costante e necessario divenire.
Norman Gobbi: ‘La violenza tra le mura di casa è un problema strutturale e trasversale’. In Ticino nel 2022 registrate 652 infrazioni e quasi mille interventi della polizia.

La violenza domestica non è, solo, una ‘ questione femminile. Certo, non sono cifre per così dire sorprendenti, è già attestato da tempo che vittime sono anche gli uomini, ma probabilmente non in questa percentuale, quasi il 30%. Un dato che ci porta a dire, una volta di più, che continua a essere, con numeri e forme ancora maggiori, un ‘fenomeno’, come definito in apertura della conferenza stampa dal responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, «preoccupante, strutturale e trasversale e che riguarda tutta la società. La violenza domestica non è più un fenomeno privato ma una problematica sociale alla quale lo Stato, in collaborazione e coordinandosi con la società civile, deve garantire risposte concrete e strutturali. Essendo un tema a carattere trasversale è fondamentale, inoltre, coordinare le diverse politiche e gli interventi, sia a livello istituzionale tra i vari servizi, sia attraverso enti e associazioni, valorizzando le competenze e il lavoro di ognuno. Per questo non può che esservi prima di tutto un cambiamento culturale».
In Svizzera, ogni giorno, 55 reati riguardano casi di violenza domestica, due al giorno in Ticino per quanto attiene alle infrazioni in ambito familiare e tre al giorno per gli interventi di polizia. Numeri che impattano in maniera forte non solo sulla sfera personale e sociale, ma anche della salute pubblica. Ed è per questo che a scendere in campo nella lotta alla violenza domestica sono anche i dipartimenti della Sanità e socialità e dell’Educazione, cultura e sport: «A fronte dei dati non solo a livello cantonale – ha evidenziato il consigliere di Stato nell’imminenza, il 25 novembre, della Giornata mondiale –, il contrasto alla violenza domestica è tema prioritario dell’agenda politica internazionale, svizzera e del nostro cantone, tanto che il bilancio, in questi primi due anni del Piano d’azione cantonale, è positivo».

Tre assi, quattro punti strategici
Tre, in particolare, gli assi sui quali scorre l’attuazione della Convenzione di Istanbul del 2022: informare e sensibilizzare la popolazione affinché si conoscano le varie forme di violenza, le offerte di aiuto e i propri diritti; la formazione e il perfezionamento di specialisti e volontari; la violenza sessualizzata, ovvero la lotta per contrastare cause e conseguenze. Non dimentichiamo che la violenza, del resto, usata consapevolmente o inconsapevolmente, colpisce ogni classe, sesso, come anticipato, ed età: in Svizzera, infatti, tra le 300 e le 500mila persone con più di 60 anni sono vittime ogni anno di una qualche sua forma.

In Ticino l’obiettivo principale, e «ambizioso», come annotato da Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, resta perciò quello di «rendere strutturale il sistema di prevenzione e di gestione della violenza, migliorando la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere». Come raggiungere questo traguardo? «Attraverso la realizzazione di quattro punti strategici che vanno dalla prevenzione alla protezione della vittima, dal perseguimento dell’autore o dell’autrice alle politiche coordinate».

Ottanta misure, sessanta attivate
Sono un’ottantina le misure previste, di cui sessanta già attivate e divenute strutturali e una ventina in fase di sviluppo o ancora da attivare. A corollario, per la seconda volta in Ticino, una serie di eventi volti alla prevenzione attraverso la campagna mondiale denominati ‘16 giorni di attivismo contro la violenza di genere’ (maggiori informazioni su www.ti.ch/violenza-domestica) e illustrati da Monica Bucci, aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia.
Perché, molta resta la strada ancora da percorrere. Non ha mancato di evidenziarlo anche il dottor Mattia Lepori, vicecapo Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale: «Uno dei maggiori problemi dei sanitari riguarda il repentino e continuo mutamento del quadro legislativo. Se fino al 2020 vi era, infatti, l’obbligo di segnalazione da parte di ogni operatore sanitario, una sentenza del 2021 del Tribunale federale vi ha fatto prevalere il segreto professionale tanto che oggi la segnalazione diretta da parte del Pronto soccorso alla Magistratura avviene solo nel 35% dei casi, rispetto al 95% prima della modifica dell’articolo 68 della Legge sanitaria».

Il futuro nell’articolo 68
Lo sguardo sul futuro va, quindi, a riportare l’attenzione, e la tutela, sulla vittima piuttosto che sulla confidenzialità dei dati sanitari, o meglio verso “l’obbligo di informare rapidamente entro un massimo di 30 giorni il Ministero pubblico, direttamente o per il tramite del medico cantonale, di ogni caso di morte per causa certa o sospetta di reato venuto a conoscenza in relazione con l’esercizio della propria funzione o professione”, o quantomeno, in casi particolari, di una “facoltà di segnalazione”.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 novembre 2023 de La Regione

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«Violenza di genere, è tempo di un cambiamento culturale»
Le autorità hanno fatto il punto a due anni dal lancio del programma cantonale Norman Gobbi: «È un problema che tocca la società tutta e che necessita di risposte strutturali» Mattia Lepori denuncia il depotenziamento dell’articolo 68 – Sabato a Bellinzona giornata informativa

La cronaca di questi giorni ce lo ha ricordato in tutta la sua drammaticità: la violenza domestica, in particolare quella sulle donne, è un problema individuale ma anche sociale. Non si potrebbero spiegare altrimenti, certi numeri. Il Cantone prova, di fronte a questo scenario, a fare quadrato e a offrire alcune risposte. Ieri mattina, a Bellinzona, è stato presentato il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. «Insieme contro la violenza domestica ». Quel concetto, «insieme », è stato ribadito più volte, da Norman Gobbi, ma anche dagli altri relatori, nell’occasione Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, aggiunta alla direttrice, e Mattia Lepori, in rappresentanza dell’EOC, di cui è vice capo dell’area medica.

La consapevolezza
Lo stesso consigliere di Stato lo ha detto chiaramente: «La violenza domestica è un fenomeno preoccupante, strutturale e trasversale che riguarda tutta la società». Da qui, l’intervento accresciuto da parte delle autorità. Una risposta, insomma, a un problema che esiste e che viene riconosciuto nella sua complessità. Tornando alla cronaca, è facile capire da dove proviene questa complessità. È facile spiegarla, ma non affrontarla. In questo senso, Gobbi ha insistito sul concetto di «consapevolezza ». Accrescere la consapevolezza proprio per riconoscere i rischi, i pericoli. Da noi interrogato, ha parlato della necessità di un «cambiamento culturale ». Citando proprio gli ultimi casi di cronaca, ha poi aggiunto: «Va cambiato il rapporto interpersonale, in particolare quello di genere. Bisogna superare l’idea che ci sia un genere dominante sull’altro. E qui entriamo anche nel campo delle pari opportunità». Inoltre, «è importante veicolare il cambiamento culturale sin dalla scuola. Ecco perché il progetto coinvolge anche il DECS». E bisogna fare in modo «che tutti siano in grado di chiedere e ottenere aiuto. Ma questo deve essere fatto in modo coordinato, coinvolgendo chi opera sul terreno. C’è un problema, ma le istituzioni ci sono, sono pronte a rispondere e a supportare le vittime, a offrire soluzioni nell’ottica di una corretta presa a carico».

Numeri drammatici
Sono stati presentati anche i numeri del 2022. Numeri drammatici, è chiaro. Numeri che non siamo mai pronti ad ascoltare, e infatti ci sorprendono ogni volta. In Svizzera sono stati commessi, lo scorso anno, 19.978 reati in ambito di violenza domestica: 25 omicidi (il 59,5% degli omicidi consumati registrati dalla polizia), 61 tentati omicidi, 123 lesioni gravi, 2.167 lesioni semplici, 6.497 vie di fatto. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla polizia è classificato come violenza domestica. Nel 70,2% dei casi la vittima è donna, nel 29,8% dei casi è uomo, «perché spesso in questi casi le figure si confondono », come sottolineato da Frida Andreotti. E in Ticino la musica non cambia: 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte lesioni semplici, minacce o ingiurie, 983 interventi di polizia per arginare episodi di violenza domestica e proteggerne le vittime. Tra i numeri, non figurano quelli relativi ai casi di violenze psicologiche. Una lacuna, questa, assolutamente da colmare, visti i tempi che corrono.

Sedici giorni di attivismo
Il piano d’azione cantonale però offre risposte giudicate efficaci e convincenti, a partire dalla sua attuazione, due anni fa (era il novembre del 2021). Si basa, come già stato spiegato, su quattro assi d’intervento: prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate. Si parla di 80 misure previste, 60 delle quali già attivate e divenute strutturali, mentre le restanti 20 sono in fase di sviluppo. Molto poi fa l’informazione. E allora, dal 25 novembre al 10 dicembre si terrà, per la seconda volta nel cantone, la campagna mondiale denominata «16 giorni di attivismo contro la violenza di genere», coordinata dalla Divisione della giustizia. Sabato, appunto il 25 novembre, a Bellinzona è prevista la giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica, dalle 8.30 alle 18 in Piazza Nosetto, nella corte del Palazzo civico e a Palazzo delle Orsoline.

La modifica di legge castrante
Ma alla conferenza stampa, ieri, era presente anche Mattia Lepori, un dottore. Una presenza che si spiega con il coinvolgimento diretto del personale medico, il quale spesso si trova coinvolto in prima linea nel riconoscere episodi di violenza domestica. Purtroppo però, come sottolineato proprio da Lepori, l’articolo 68 della Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario è recentemente stato depotenziato. Ogni operatore era tenuto (obbligato!) a informare il dipartimento e il medico cantonale di qualunque fatto che potesse mettere in pericolo la salute pubblica. Ora tutto passa dal consenso della vittima di violenza. Da quando è cambiato questo passaggio, solo il 35% dei casi ha potuto essere segnalato alla Magistratura. Un numero che risulta comunque più alto rispetto alla media degli altri cantoni, ma inferiore – e di gran lunga – al 95% che si registrava prima della modifica dell’articolo in questione. Ecco perché il cambiamento culturale, pur frenato da astruse complicazioni legali, deve rimanere una priorità. Una necessità.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 novembre 2023 del Corriere del Ticino

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Botte e violenze in casa, la polizia interviene due volte al giorno
Tra le mura domestiche lesioni, minacce e ingiurie. Dal 2022 è possibile chiedere per l’autore il braccialetto elettronico

Più di due episodi di violenza domestica al giorno, in Ticino, per un totale di 983 casi. E si tratta solo dei numeri – relativi al 2022 – certificati grazie all’intervento della Polizia. Un fenomeno orribile di cui si è parlato durante l’incontro odierno voluto dal Dipartimento delle istituzioni che ha presentato le cifre e il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. 
Una conferenza che anticipa la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne ormai imminente. Questa triste ricorrenza, nata per volere delle Nazioni Unite nel 1999, si celebra infatti il 25 novembre. Un appuntamento, quello odierno a Bellinzona, che arriva purtroppo a sole poche ore dall’ultimo tragico ed efferato caso di femminicidio che ha portato all’omicidio, nella vicina Italia, della 22enne Giulia Cecchettin ad opera dell’ex fidanzato coetaneo. 

I numeri ticinesi – La Polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime. In 652 casi si è trattato di lesioni semplici, minacce e ingiurie. In 202 occasioni l’autore è stato allontanato dal domicilio in maniera volontaria. Altre 79 volte invece si è proceduto all’allontanamento dal domicilio. Inoltre 119 autori sono stati presi in carico dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione giustizia. Infine 41 donne vittime di violenza e 29 bambini sono stati ospitati dalla Casa delle donne e da Casa Amònia. Nel 25% dei casi la vittima è un uomo.

I commenti – «La lotta contro questa piaga deve coinvolgere tutta la società. L’obiettivo è strutturare un sistema complesso contro la violenza. Gli assi di intervento sono quattro: prevenzione, protezione delle vittime, persecuzione degli autori e la creazione di politiche coordinate per gestire il fenomeno – ha detto Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni – Necessario poi lavorare per far crescere la consapevolezza. Noi ci siamo, le istituzioni ci sono. Abbiate fiducia nello Stato. Solo uniti saremo più efficaci»

L’obiettivo è ambizioso ovvero quello di «rendere strutturale un sistema composito contro la violenza domestica. Siamo partiti nel 2018 e ad oggi siamo riusciti ad attivare, su 80 proposte, ben 60 misure. Ora stiamo studiando anche come utilizzare al meglio il braccialetto elettronico che da gennaio 2022 è possibile richiedere per l’autore così da monitorare a posteriori gli spostamenti. Si tratta di una misura di carattere civile e non penale e deve essere richiesta dalla vittima al Pretore», dice Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia.

Numeri in Svizzera – Sono stati 19978 i reati commessi in ambito di violenza domestica. Di questi 25 omicidi, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati e registrati dalla Polizia in Svizzera. Sono poi 61 i tentati omicidi, 123 le lesioni gravi, 2167 le lesioni semplici. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica, nel 70,2% dei casi la vittima è donna, nel 29,8% sono uomini. In Svizzera, inoltre, tra le 300‘000 e le 500‘000 persone di più di 60 anni sono vittime ogni anno di una qualche forma di violenza.

Misure – Tra le misure attivate c’è la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia (il messaggio del Governo è del 29 marzo 2023 ed è attualmente all’esame del Parlamento). Questa seconda misura introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni di allontanamento. Da sottolineare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione (psicologi, operatori sociali, autorità di protezione e ordine degli avvocati) grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria, come ad esempio l’Ordine dei medici, l’Ordine dei farmacisti, l’Associazione Ticinese Assistenti di Farmacia, con le quali sono previste ulteriori azioni formative sul tema della violenza domestica.

In aggiunta la direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto (qui tutti idettagli dell’evento) , nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline in Piazza Governo a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”.

Infine il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha presentato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1714051/botte-e-violenze-in-casa-la-polizia-interviene-due-volte-al-giorno

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Violenza domestica, Gobbi: “In Ticino oltre 600 infrazioni nel 2022”
Le forze dell’ordine sono intervenute 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime. A livello nazionale oltre la metà degli omicidi l’anno scorso sono stati commessi in ambito domestico.
“Preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società”. Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha definito oggi il fenomeno della violenza domestica nel corso di una conferenza stampa organizzata a Palazzo delle Orsoline per tracciare il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentare alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. Allo stesso tempo, è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.

Alcuni dati
Partendo dalle cifre, nel 2022 in Svizzera sono stati 19’978 i reati commessi in ambito di violenza domestica; gli omicidi sono stati 25, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati (42). 61 i tentati omicidi, 123 i reati per lesioni gravi, 2’167 per lesioni semplici e 6’497 i reati per vie di fatto. Circa il 40% di tutti i crimini di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica; nel 70.2% dei casi la vittima è una donna, contro il 29.8% che ha riguardato un uomo. In Ticino la situazione parla, sempre per il 2022, di 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie, ha sottolineato il direttore del DI. Le forze dell’ordine sono intervenute 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.

Gli assi di intervento
Sia il Piano d’azione nazionale sia quello cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Gobbi – attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte e la società civile. A questo proposito il consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo. L’obiettivo principale del piano cantonale è rendere strutturale il sistema di contrasto alla violenza domestica. Gli assi d’intervento sono quattro: prevenzione, protezione delle vittime, perseguimento degli autori e politiche coordinate.

Le misure
La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si è dal canto suo soffermata proprio sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica adottato nel 2021 e aggiornato nel 2022, ricordando che sono un’ottantina le misure previste nei quattro assi d’intervento. Sul fronte del perseguimento, attinente al Dipartimento delle istituzioni, tra le misure attivate si segnalano la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia. Quest’ultima introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni di allontanamento. Da menzionare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione grazie alla piena collaborazione delle associazioni di categoria.

Braccialetto elettronico per gli stalker
Dal primo gennaio 2022 vi è inoltre la possibilità per le vittime di stalking e violenza domestica di chiedere al giudice civile di dotare l’autore di un dispositivo elettronico. “Non si tratta di una misura penale e serve a controllare che un ordine di un giudice di non entrare in un determinato perimetro della vittima venga rispettato”, ha precisato Andreotti.

Attività per sensibilizzare
L’Aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha poi presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto, nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”. “Abbiamo organizzato un ciclo di eventi di quattro serate”, ha spiegato Bucci. La quarta e ultima sarà in realtà una giornata i cui obiettivi “concernono la sensibilizzare della popolazione e la volontà, tramite un workshop, di lavorare in collaborazione per capire quali sono i possibili margini di miglioramento. Per questo motivo, la presenza delle Istituzioni è fondamentale”.

L’aspetto medico
Infine, il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha illustrato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161. “Fino a fine 2020 noi operatori sanitari sottostavamo all’obbligo di segnalare ogni vittima di reato o sospetto reato all’autorità inquirente”, ha ricordato Lepori. Da marzo 2021 invece, la segnalazione dei casi di violenza domestica che si presentano al pronto soccorso “necessita del consenso della vittima. È stato un grosso cambiamento, poiché implica il farsi carico anche di un processo di sensibilizzazione degli operatori e delle vittime, sulla necessità che siano loro a portare avanti un’eventuale domanda di perseguimento dell’autore”. Questo “presuppone una serie di parametri quali la messa in sicurezza fin dall’arrivo della vittima, l’assicurarsi della massima confidenzialità nel trattamento dei dati, la valutazione del rischio della presenza di una recidiva, la raccolta della documentazione clinica, l’orientamento delle vittime al momento della loro dimissione, l’accompagnamento in un’eventuale procedura di segnalazione e, infine, l’assicurarsi che la dimissione avvenga in modalità sicura”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/violenza-domestica-gobbi-in-ticino-oltre-600-infrazioni-nel-2022-386066

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Prosegue la lotta contro la violenza domestica
Presentato a Bellinzona il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale – Nel 2022 registrate 652 infrazioni per lesioni semplici, minacce o ingiurie

Il Dipartimento delle istituzioni ha tracciato martedì il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentato alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. I numeri sono importanti, ma vi sono anche strumenti e processi di cooperazione positivi. Nello stesso tempo è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre, proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.
Durante la conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, dall’Aggiunta alla direttrice, Monica Bucci e dal Vice capo area medica dell’EOC, Mattia Lepori – ha sottolineato come il fenomeno della violenza domestica sia preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Ha quindi snocciolato alcune cifre che riguardano il 2022, prima a livello nazionale e poi cantonale.
Per quel che riguarda il Ticino, dapprima, si registrano – per il 2022 – 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie. La polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.
Sia il Piano d’azione nazionale sia il Piano d’azione cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Gobbi –attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte e la società civile. A questo proposito il Consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Prosegue-la-lotta-contro-la-violenza-domestica–1996453.html

 

Lotta alla violenza domestica: un’azione che continua

Lotta alla violenza domestica: un’azione che continua

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha tracciato oggi il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentato alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. Nello stesso tempo è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre, proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.

La lotta contro la violenza domestica rientra nel programma di legislatura 2019-2023 del Consiglio di Stato (Asse strategico numero 3 “Qualità di vita”) e vede tre dipartimenti particolarmente coinvolti: il Dipartimento delle istituzioni, che attraverso la Divisione della giustizia ha assunto il compito di coordinatore istituzionale, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Durante la conferenza stampa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, dall’Aggiunta alla direttrice, Monica Bucci e dal Vice capo area medica dell’EOC, Mattia Lepori – ha sottolineato come il fenomeno della violenza domestica sia preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Ha quindi snocciolato alcune cifre che riguardano il 2022: in Svizzera sono stati 19’978 i reati commessi in ambito di violenza domestica; gli omicidi sono stati 25, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati (42); 61 i tentati omicidi, 123 i reati per lesioni gravi, 2’167 per lesioni semplici e 6’497 i reati per vie di fatto. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica; nel 70.2% dei casi la vittima è una donna, contro il 29.8% che ha riguardato un uomo. In Ticino la situazione parla, sempre per il 2022, di 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie. La Polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.

Sia il Piano d’azione nazionale sia il Piano d’azione cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Norman Gobbi –attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte (i vari uffici dei tre dipartimenti, la Polizia e i Comuni) e la società civile. A questo proposito il Consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo.

La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si è dal canto suo soffermata sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica adottato nel 2021 e aggiornato nel 2022, ricordando che sono un’ottantina le misure previste nei quattro assi d’intervento: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento dell’autore e politiche coordinate. Sul fronte del perseguimento, attinente al Dipartimento delle istituzioni, tra le misure attivate si segnalano la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia (il messaggio del Governo è del 29 marzo 2023 ed è attualmente all’esame del Parlamento). Questa seconda misura introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni l’allontanamento. Da menzionare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione (psicologi, operatori sociali, autorità di protezione e ordine degli avvocati, ecc.) grazie alla piena collaborazione delle associazioni di categoria, come ad esempio l’Ordine dei medici, l’Ordine dei farmacisti, l’Associazione Ticinese Assistenti di Farmacia, con le quali sono previste ulteriori azioni formative sul tema della violenza domestica.

L’Aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto, nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline in Piazza Governo a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” (vedi flyer allegati). Infine il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha presentato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161. 

Trattative Svizzera-UE: “Molto vigili a non perdere la nostra sovranità”

Trattative Svizzera-UE: “Molto vigili a non perdere la nostra sovranità”

Norman Gobbi: “Occorre proteggere la Svizzera e il ruolo dei Cantoni”

Dopo aver interrotto nella primavera del 2021 la trattativa con l’UE per la sottoscrizione di un “accordo istituzionale”, il Consiglio federale ha deciso di elaborare un nuovo mandato negoziale con l’Unione europea. Prima però di avviare i lavori, il mandato sarà sottoposto al Parlamento e alla Conferenza dei Governi cantonali (CGC). “Vedremo quale sarà il contenuto di tale mandato – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – certo è che dalle prime informazioni avute sugli indirizzi del Consiglio federale le critiche non mancheranno. Come Governo cantonale faremo avere le nostre osservazioni per il tramite della CGC. Alcuni punti sono per noi irrinunciabili. E qui penso in particolare alla difesa dei posti di lavoro e quindi alle misure di accompagnamento che devono essere messe in campo per proteggere le lavoratrici e i lavoratori residenti in Ticino contro, soprattutto, il dumping salariale che ci affligge ormai dall’introduzione della libera circolazione. Lo stesso discorso vale per scongiurare quello che viene chiamato “il turismo dell’assistenza sociale”, legato all’arrivo di persone che non danno un valore aggiunto alla nostra economia o ai nostri servizi, ma che anzi pesano sui conti degli aiuti sociali”.

C’è però un altro aspetto che il Direttore del Dipartimento delle istituzioni mette in evidenza. “Personalmente ritengo pure che dovremo essere fermi nei confronti dell’UE per quanto riguarda la salvaguardia della nostra sovranità nazionale. Non potremo quindi accettare una ripresa del diritto dell’UE. Oggi l’Unione europea vuole definire tutti gli aspetti che toccano per esempio il mondo dell’economia, come pure della socialità. Il rischio è quello di vedere decisioni prese al Parlamento federale e spesso anche dal popolo svizzero venire annullate perché l’UE ha deciso di fare altrimenti. La nostra democrazia diretta verrebbe pesantemente messa in discussione. Personalmente sarebbe un passo inaccettabile. Su questo fronte, qualora le trattative portassero agli stessi risultati visti nel precedente round negoziale – poi fortunatamente interrotto – non ci sono discussioni che tengano. Sarebbe un secco no”, sottolinea Norman Gobbi.

C’è almeno un aspetto positivo nella recente evoluzioni della politica estera del Consiglio federale. “I Cantoni vengono finalmente informati e consultati con regolarità. Ciò mi porta a ribadire l’importanza di dare ai Cantoni – in particolare a quelli di frontiera – maggiori compiti nelle trattative di tipo bilaterale con gli Stati o le regioni confinanti. In Ticino, per esempio, conosciamo bene sia le istituzioni italiane sia i temi prioritari da sviluppare con la controparte italiana. In questo contesto dobbiamo rafforzare le potenzialità dei Cantoni. Perché molte soluzioni concrete su diversi temi – penso alla sicurezza, al lavoro, all’approvvigionamento energetico per fare solo alcuni esempi – potrebbero trovare migliori riscontri in un rapporto in cui il Ticino può giocare le sue carte”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica

Hotspot Chiasso

Hotspot Chiasso

Chiasso TI ist wegen prügelnden Asylsuchenden in die Schlagzeilen geraten. Ist die Tessiner Stadt wirklich unbewohnbar geworden? Ausserdem: Klimaschützende wollen Privatjets stoppen. Und: der radikalisierte Kampf zwischen Israelis und Palästinensern im Westjordanland.

Hotspot Chiasso TI: Reportage von der Asylfront Der Migrations-Druck an der Südgrenze ist hoch. Die Gemeinde Chiasso TI fühlt sich mit der hohen Zahl der Asylsuchenden allein gelassen. Im Zentrum der Grenzstadt protestieren Ladenbesitzende: Das Leben in Chiasso TI sei unsicher geworden. Die «Rundschau» ist mit Polizisten, Migranten und Anwohnerinnen unterwegs. Was ist los in Chiasso TI, Herr Gobbi? Der Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) beantwortet die Fragen an der «Rundschau»-Theke.

https://www.srf.ch/play/tv/rundschau/video/hotspot-chiasso-klimasuende-privatjet-pulverfass-westbank?urn=urn:srf:video:9eb5d755-de8d-4760-8079-17ff11b2f5a7

Intervento durante la trasmissione Rundschau della SRF di mercoledì 15 novembre 2023.

Dal minuto 27.20 al 33.45

Smartphone e volante: una connessione pericolosa.

Smartphone e volante: una connessione pericolosa.

Renato Pizolli e la lotta alle distrazioni

Messaggiare mentre si guida? Uso criminale del telefonino
Le nuove tecnologie possono causare una guida scorretta. E non tutto si risolve con il vivavoce. Perché l’utilizzo del telefonino non si limita alle chiamate: su mille infrazioni legate a questa fattispecie, 165 sono state trattate con una procedura ordinaria negli ultimi anni. Ciò vuol dire che oltre al parlare al telefono c’era qualcosa di più, ossia la lettura di messaggi. O anche la manipolazione dell’apparecchio, che comporta il rischio più grande mentre si è al volante. E questo solo per leggere meglio o sentire più distintamente quanto ci viene detto. Ma attenzione, perché anche il vivavoce non mette al riparo dai rischi, essendo la conversazione comunque in grado di influire sulla concentrazione. L’ideale sarebbe commutare il telefonino sulla modalità aerea quando si sale sulla macchina, ma è altresì vero che se si trascorre più tempo alla guida che in ufficio, lo smartphone diventa indispensabile. Se il tragitto però è breve, meglio lasciarlo da parte e utilizzarlo una volta scesi dal proprio mezzo. Per avere una panoramica della situazione abbiamo parlato con Renato Pizolli,portavoce della Polizia Cantonale.

Quanti incidenti o denunce ci sono stati ultimamente?
Gli incidenti con danni materiali l’anno scorso sono stati 3200, di cui il 21% sono avvenuti per distrazioni. Quest’anno sino ad oggi siamo a quota 2487, di cui il 22% dovuto a disattenzioni. E ancora: nel 2022 gli eventi con danni alla persona sono stati 731, di cui il 21% per distrazione, mentre nel 2023 abbiamo finora raggiunto i 502 casi, con il 20% per negligenza.

Quali sono i pericoli quando si mandano messaggi mentre si è al volante?
È un comportamento evidentemente illegale, ma che mette in serio pericolo la propria incolumità e quella degli altri. Occorre ricordare che se ci si scatta un selfie, si manda un messaggio o si dà un’occhiata ai profili social, i tempi di reazione vengono drasticamente allungati. Ad esempio se si guarda il telefonino per 4 secondi viaggiando a 50 km/h è come se percorressimo per 70 metri con gli occhi chiusi. E se questo accade nei centri abitati, magari vicino a dei passaggi pedonali o a delle scuole, il rischio aumenta parecchio.

La legge è abbastanza severa in questi casi?
Oltre al repressione, che va fatta puntualmente e con scopi anche dissuasivi, è necessario capire il senso delle leggi. Perciò bisogna mettere in atto azioni di prevenzione e dibattere su questo tema.

La Polizia svolge dei controlli mirati?
Il dato parziale da gennaio a settembre indica come siano state comminate 2852 multe disciplinari, delle infrazioni lievi, per l’impiego durante la guida di un telefonino senza l’uso di di un dispositivo mani libere. Le infrazioni più gravi , come la guida compromessa dalla manipolazione di un apparecchio elettronico o la lettura di un documento alla guida, sono state 685.

La tecnologia è sempre più presente nelle auto: come fare per non distrarsi?
Questa domanda ha una risposta semplice, che può essere tenuta presente pure come principio base per una guida sicura: si devono tenere gli occhi sulla strada. Ci si distrae solo con il veicolo fermo.

Quali consigli elargirebbe per guidare più coscientemente?
Anche se negli anni gli incidenti gravi sono costamentemente diminuiti, il rischio di conseguenze pesanti per la propria salute e quella degli altri mentre si guida è maggiore rispetto ad altre situazioni. Pertanto, qualunque sia il nostro ruolo, si deve essere concentrati e prudenti. È fondamentale assumere una guida e un atteggiamento preventivi.

Ci sono anche motociclisti che usano il telefonino alla guida…
Purtroppo quanto si fa in automobile si riproduce anche alla guida di una moto, di una bicicletta o di un monopattino. Con il rischio di incidenti con conseguenze fisiche gravi in forte aumento.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica 

“Più contributi dalla Confederazione per la sicurezza e per la polizia”

“Più contributi dalla Confederazione per la sicurezza e per la polizia”

Norman Gobbi: “Occorre intodurre un pattugliamento rafforzato ed efficace”

“In 12 anni di attività quale Consigliere di Stato la musica non è cambiata: la Confederazione arriva impreparata nelle soluzioni logistiche che abbiano la capacità di smaltire i flussi aumentati dai richiedenti l’asilo. Anche perché non si tratta ormai più di gestire un’emergenza, ma di dare una risposta alla crescita costante di persone che entrano in Svizzera”. Sono queste le considerazioni del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, all’indomani della visita della Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider a Chiasso. Una critica non tanto velata che Gobbi ha avuto modo di esprimere a più riprese nel corso degli ultimi anni verso l’autorità federale, ma che purtroppo è rimasta inascoltata. “È certo anche che la bocciatura da parte del Parlamento federale della proposta del Consiglio federale di realizzare nuovi alloggi in strutture prefabbricate è stata un grave errore. Avrebbe permesso di trovare accorgimenti permanenti all’attuale e alle future pressioni migratorie”, afferma il Consigliere di Stato.

Il Cantone ha fatto però anche altre proposte, in particolare sul fronte della sicurezza, quello che maggiormente interessa la nostra popolazione. “Come scritto su queste colonne la scorsa settimana, ho di recente inviato alle nostre Città e ai comuni di Ascona e Biasca una lettera con la quale ho chiesto una maggiore presenza e visibilità di agenti nelle piazze, nei luoghi di maggior ritrovo e nelle stazioni ferroviarie. Questo per dare una risposta concreta al senso di insicurezza percepito dai cittadini di fronte a un aumentato numero di episodi di microcriminalità e di disturbo dell’ordine pubblico compiuti damigranti, ma non solo”.

“In particolare per Chiasso – che ha maggiormente bisogno di ritrovare tranquillità e sicurezza –, ma anche per i Comuni che si trovano sull’asse del San Gottardo almeno sino a Biasca, abbiamo chiesto alla Confederazione che gli attuali soldi spesi per sostenere le ronde di un’agenzia privata nelle vicinanze dei centri di registrazione e nelle piazze e strade di Chiasso vengano commutati in un mandato di prestazione a favore della Polizia cantonale, così da potenziare l’attività delle pattuglie sia della cantonale sia delle comunali. Non chiediamo di più, ma chiediamo che i soldi vengano spesi meglio, in una situazione che è peggiorata rispetto agli anni scorsi e dove la “sorveglianza” da parte di poliziotti aumenterebbe l’efficacia degli interventi. Infatti, la qualità di questi migranti è peggiorata ed è misurabile. Ad esempio, un decimo dei prevenuti in carcere alla Farera sono richiedenti l’asilo, una proporzione non sostenibile e che chiede maggior presidio da parte di tutte le autorità sul tema migrazione e sicurezza”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica 

Il Consiglio di Stato incontra la delegazione ticinese ai Giochi estivi mondiali di Special Olympics

Il Consiglio di Stato incontra la delegazione ticinese ai Giochi estivi mondiali di Special Olympics

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline una delegazione degli atleti ticinesi che hanno partecipato ai Giochi estivi mondiali di Special Olympics, organizzati nel giugno scorso a Berlino.

Il Consiglio di Stato ha espresso alle sportive e agli sportivi ticinesi – giunti a Palazzo delle Orsoline insieme al capo delegazione Aldo Doninelli e ai rispettivi allenatori e accompagnatori – le proprie felicitazioni, a nome di tutta la popolazione del nostro Cantone, per i risultati ottenuti ai Giochi mondiali estivi 2023 di Special Olympics.
Nella manifestazione, organizzata a Berlino dal 17 al 25 giugno, la delegazione svizzera di 70 atlete e atleti ha gareggiato per conquistare medaglie in 13 sport. Il Ticino, in particolare, ha potuto festeggiare le medaglie ottenute da Fabrizio Cardoso, Raffaele Delmenico e Alan Mogliazzi (bocce), Marie-Claire Courtin (golf), Yandel De Castro Sena e Susana Teeixeira Santos (nuoto) e Dario Madonna (vela).
L’incontro ha offerto l’occasione per condividere alcuni ricordi e impressioni del grande evento, che ha riunito oltre settemila atleti in rappresentanza di 190 Nazioni, dando vita a una decina di giorni di agonismo, convivialità e integrazione, all’insegna del fair play. Il Presidente Raffaele De Rosa ha infine rivolto alle sportive e agli sportivi i migliori auguri per il futuro, anche in vista dei prossimi Giochi mondiali invernali in programma nel 2025 a Torino. 

Asilo, “non ho mai visto una vera strategia logistica da parte di Berna”

Asilo, “non ho mai visto una vera strategia logistica da parte di Berna”

Il consigliere di Stato Norman Gobbi dopo la vista della consigliera federale Baume-Schneider a Chiasso: “La Confederazione non sostiene abbastanza i Cantoni con centri federali”

“La musica che sentiamo da anni e con varie crisi migratorie alle spalle non cambia, perché spesso la Confederazione arriva poco preparata dal punto di vista delle soluzioni logistiche ma anche per la flessibilità di un sistema che deve essere in grado di smaltire velocemente degli arrivi importanti. Chiasso, storicamente, è sempre stata la porta principale d’entrata dei flussi migratori: sia per quelli che chiedono asilo, sia per quelli che devono essere respinti alla dogana perché asilo non lo cercano”. Sono le parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, dopo che ieri (lunedì) la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha fatto visita nella cittadina ticinese di confine, sollecitata in questi ultimi mesi per il continuo arrivo di migranti e richiedenti asilo. La responsabile del Dipartimento giustizia e polizia, lo ricordiamo, ha spiegato alle autorità comunali che le misure di sicurezza e di prevenzione nel Centro federale d’asilo di Chiasso e nei suoi dintorni saranno potenziate.
E su questo punto, ai microfoni del Telegiornale, Gobbi ha spiegato che “il Cantone con le polizie comunali sta già lavorando per presidiare meglio gli spazi pubblici, per ovviare a una recrudescenza di piccoli o grandi reati che vengono commessi da migranti ma non solo. In parallelo, abbiamo chiesto (a Berna, ndr) di commutare i mandati che hanno con ditte esterne nel pattugliamento di Chiasso, con un mandato di prestazione alle polizie per garantire l’ordine pubblico e ripristinare la tranquillità di cui Chiasso ha bisogno”.
Il Cantone, tra l’altro, riceve fondi dalla Confederazione: sono sufficienti per le misure di sicurezza da mettere in atto? Il Cantone, risponde Gobbi, “riceve 700’000 franchi, di cui la metà viene girata al comune di Chiasso per i compiti di polizia comunale, quindi per l’ordine pubblico, ma questi soldi non sono più sufficienti perché i reati non vengono commessi solo a Chiasso ma anche altrove. Alcuni richiedenti asilo problematici hanno commesso piccoli o grandi reati anche a Lugano o Biasca”.
L’onere è cresciuto, sostiene il Consigliere di Stato, secondo cui “i Cantoni che hanno dei centri (federali d’asilo, ndr.) vengono premiati troppo poco dalla Confederazione per lo sforzo che fanno in più rispetto ad altri: questo è un tema che deve essere affrontato non solo dal Ticino ma da tutti quelli che hanno un centro federale d’asilo”.
La ridistribuzione dei richiedenti asilo, a livello cantonale o comunale, “è un tema che bisognerà di nuovo affrontare con la Confederazione, ma anche con gli altri Cantoni della regione Ticino e Svizzera centrale, proprio perché se storicamente Chiasso, il Mendrisiotto e il Ticino in generale sono la porta d’entrata, deve esserci una solidarietà funzionante tra Cantoni. Quello che potrà avvenire è che potrà succedere, è la chiusura di alcune strutture provvisorie (in Ticino, ndr.) che porteranno a una riduzione del numero di richiedenti. Questa riduzione è il nostro obiettivo principale, ma appunto: in 12 anni di Governo non ho mai visto una vera strategia della Confederazione dal punto di vista logistico – afferma Norman Gobbi ai microfoni della RSI – Inoltre, recentemente anche il Parlamento ha bocciato un credito per creare nuove strutture d’accoglienza. Non si tratta di un’emergenza: la migrazione è e resterà un tema che ci coinvolgerà per più anni. Saremo continuamente confrontati con questo fenomeno”.

La SEM: “Col personale che abbiamo gestiamo al meglio che possiamo le strutture”
Michela Crippa, responsabile in seno alla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) della regione Ticino e Svizzera centrale, ha per parte sua affermato, intervistata dal Telegiornale, che “questo è un momento molto, molto sensibile: ci accusano di malagestione dei Centri federali d’asilo, ma posso dire in tutta coscienza che non è così: è chiaro che i numeri sono aumentati e le nazionalità di chi arriva sono diverse rispetto ad alcuni anni fa. Noi con il personale che abbiamo gestiamo al meglio all’interno dei centri la vita quotidiano dei richiedenti asilo”.La consigliera federale Baume-Schneider ha parlato di condizioni modeste in questi centri. “Sono dichiarazioni corrette – fa eco Crippa – se pensiamo al centro di Chiasso questo è molto modesto; il nuovo Pasture aprirà i battenti l’anno prossimo, sarà sicuramente più adeguato dal punto di vista delle condizioni di accoglienza, mentre il centro Pasture attuale è sicuramente una struttura che ha i suoi anni ma che è stata concepita come provvisoria; al momento lo gestiamo come centro provvisorio, ma con tutto il rispetto che dobbiamo agli ospiti e grazie ai nostri collaboratori”.
Crippa ha inoltre aggiunto che la SEM ha chiesto una proroga per la gestione dei punti di affluenza PAF (centri di accoglienza temporanei) ma che si sta aspettando una risposta da parte dei comuni.

Gobbi: “La lentezza delle procedure è un problema”
Il problema di non aver abbastanza personale, spiega ancora Norman Gobbi, “fa rallentare l’evasione delle pratiche e quindi chi arriva in Ticino ma non ha bisogno di reale protezione approfitta ancora più del sistema: non essendo le loro pratiche valutate in tempi brevi, non possono essere allontanati dal nostro territorio”.“Il sovraccarico delle strutture federali è dato anche dalla lentezza delle procedure”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Asilo-%E2%80%9Cnon-ho-mai-visto-una-vera-strategia-logistica-da-parte-di-Berna%E2%80%9D–1982499.html

Da www.rsi.ch/info