Il confronto italo-svizzero a Varese 

Il confronto italo-svizzero a Varese 

Confronto a tutto campo tra il consigliere svizzero Norman Gobbi e il ministro dell’economia italiano Giancarlo Giorgetti: due modelli diversi di organizzazione pubblica chiamati ad affrontare gli stessi problemi, ognuno con i suoi punti di forza e di debolezza

I lavoratori frontalieri, il centro federale del ghiaccio, l’esigenza di nuove forme di collaborazione transfrontaliera, le vocazioni territoriali. È stato un confronto a tutto campo su due modelli diversi di organizzazione pubblica ma chiamati ad affrontare i medesimi problemi, ognuno con i suoi punti di forza e di debolezza. Italia e Svizzera, il Ministro dell’Economia della Repubblica Italiana Giancarlo Giorgetti da un lato e il Consigliere di Stato della Repubblica del Canton Ticino Norman Gobbi dall’altro.
Hanno parlato alla giornata di lavori che vede schierati i più alti livelli dei rappresentanti istituzionali locali, dal ministro Giorgetti ai parlamentari e consiglieri regionali, sindaci e rappresentanti di Anci e della confederazione elvetica.
Un evento, promosso per il Comitato Europeo delle Regioni da Matteo Bianchi e da Varesenews nell’ambito di Festival Glocal, e patrocinato da ANCI Lombardia, si è svolto a palazzo Estense a Varese.
A moderare il direttore di Varesenews Marco Giovannelli e il punto di partenza non poteva che essere quello del frontalierato: «Ministro, il grande numero di cittadini della nostra provincia lavorano in Svizzera impone di partire da qui. Oggi il tema che tiene banco è quella della discussione di un prelievo fiscale ai frontalieri da destinare alla sanità, ci fa un quadro della situazione?».
Spiega Giorgetti: «Con la Svizzera abbiamo appena raggiunto un accordo fiscale storico frutto di un negoziato lunghissimo e mediazioni assai complesse. Un accordo che ha trovato un ragionevole punto di compromesso con la definizione di vecchio frontaliere e nuovo frontaliere. Il tema più caldo di cui si discute in questi giorni è il fatto che nella legge di bilancio c’è una proposta per chiedere un contributo ai frontalieri sul fronte sanitario. È una proposta che c’è già stata in passato. Io credo che la questione sia semplice: possiamo discutere delle modalità ma il principio è sacrosanto. Siamo di fronte ad un tema cruciale, c’è una seria questione di reperimento del personale sanitario sulle fasce di confine. Abbiamo la necessità di affrontare questa che è un’emergenza, il lavoro nelle zone di confine va reso più attrattivo per trattenere la forza lavoro. Io credo che questo principio sia giusto e circa l’entità e la modalità del prelievo fiscale ne dobbiamo discutere, verrà fatto in sede regionale che ne ha competenza».
Proprio il tema del frontalierato e della sanità ha stimolato la risposta di Norman Gobbi: «Io credo sempre è partendo dal basso che si risolvono i problemi. La risoluzione dell’accordo fiscale è stata chiusa così. Dobbiamo parlarci altrimenti i problemi non si risolvono. Oggi il tema del personale sanitario è un tema che ha superato tutti i confini. Non solo il Canton Ticino. Si attirano manodopera classificata da ovunque. Non accade solo nella regione insubrica ma è un tema internazionale, è un problema globale perché se non si trova personale vanno ridotti i servizi».
«Sentendo parlare Gobbi mi sono reso conto di quanto siano comuni le problematiche sui territori – ha proseguito il ministro Giorgetti -. Abbiamo parlato di sanità ma ci sono tante figure professionali che è diventato impossibile reperire. È una situazione molto difficile che parte anche dal bisogno di trovare nuove vocazioni. Il nostro territorio ha vissuto decenni di splendore industriale con una vocazione radicata nella provincia. Adesso la prima vocazione è lo sbocco sull’economia svizzera. Io credo che una vocazione non sia un atto che si definisce burocraticamente in un ufficio ma bisognosa di impegno e lavoro. Il tema della vocazione turistica legata allo sport è qualcosa su cui dobbiamo ragionare perché è un grande potenziale. È un tema che è stato coltivato da anni, pensiamo ad esempio al canottaggio e alle tante attività organizzate».

Il Centro federale del ghiaccio
Proprio il tema della vocazione sportiva territoriale ha portato nel dibattito la questione del centro federale del ghiaccio e la possibilità che possa essere costruito a Varese, «ministro la sua posizione è che la scelta debba essere quella di Varese?».
«Dirò questo – ha risposto Giorgetti -: se penso alla realtà di Como penso ad altre cose rispetto al centro federale del ghiaccio. Se penso alla concorrenza di Milano penso che abbia un aspetto concorrenziale serio perché la metropoli affascina.Però, se chi decide dove portare il ghiaccio vuole una madre e un padre lo trova qui a Varese. Se vuoi essere uno dei tanti vai da un’altra parte, se vuoi essere coccolato vieni qui a Varese dove il ghiaccio è tradizione e la vocazione sportiva territoriale affermata».

Mobilità e programmazione pubblica
«La svizzera ha un approccio decisionale che garantisce la capacità di una programmazione nettamente più efficiente rispetto all’Italia. Prova ne è la programmazione che riguarda la mobilità. Quando lavoro c’è ancora da fare?» ha chiesto direttore Giovannelli.
Norman Gobbi: «Anche noi abbiamo i nostri problemi e secondo me sono soprattutto problemi che riguardano una frattura tra i territori montani e gli ambiti urbani ma è evidente che riusciamo ad avere una programmazione diversa. Per raggiungere gli obiettivi anche in passato qui nel territorio italiano non abbiamo esitato ad investire, penso alla ferrovia Stabio-Arcisate o adesso nel territorio del Luinese. Lo facciamo perché il miglioramento della viabilità di persone e merci contribuisce a migliorare la vivibilità dei nostri territori. Il Canton Ticino ha una popolazione stabile ma dobbiamo tenere conto dell’insistenza dei lavoratori frontalieri e del crescente turismo, è evidente che ci sia molto lavoro ancora da fare e io credo che ci sia un forte bisogno di collaborazione transfrontaliera, soprattutto in virtù dell’opportunità che l’Italia sta avendo con il PNRR. Ne abbiamo parlato con Giancarlo Giorgetti e crediamo che se si riuscisse a potenziare il nodo sud si farebbe un servizio a tutto il nodo prealpino, tra Lugano e Milano».
Ha risposto Giorgetti: «Dal punto di vista della programmazione il nostro Paese sconta diversi tipi di difficoltà, a partire dall’aspetto finanziario di finanziamento delle opere. Apro una parentesi: se le regole che ci siamo messi a livello europeo penalizzano gli investimenti e li considerano una spesa da limitare, diventa molto difficile realizzare le opere ferroviarie e stradali e competere a livello globale laddove altri paesi possono usare risorse pubbliche e private per la realizzazioni. Quando si muove la Svizzera su questi fronti parte con l’avanzo del bilancio federale, noi partiamo da una montagna di debiti. Il secondo problema è l’instabilità politica. Ognuno che arriva dà la colpa a quelli che lo hanno preceduto. Il tema è che se non hai una struttura forte burocratica che mantenga un quadro programmatorio poi la tua capacità di realizzare opere si perde. Bisogna scegliere le cose su cui puntare e lavorare senza perdersi in mille rivoli. Io penso che questo è lo sforzo che il PNRR ha costretto a fare in una situazione eccezionale. Si è venuta a creare una disponibilità incredibile di risorse che prima non c’erano. Bisognava programmare e realizzare in pochi mesi».

Il ruolo delle comunità
«Oggi sempre più spesso manca un ruolo della comunità, talvolta non si trovano neanche i candidati negli enti locali – ha spiegato il ministro -i. Se manca la comunità manca l’energia. E questa energia viene dal basso. O siamo capaci di ricostruire questo tipo di spinta oppure diventa un grande problema. Così è nell’Unione Europea, io vedo in questo momento una pericolosissima involuzione burocratica. Siamo in una bolla che è incapace di dare risposta a problemi nuovi che si presentano continuamente. Se non riusciamo in qualche modo a ricreare quell’energia diventa difficile affrontare le nuove sfide. Penso a quella della denatalità e demografia. Quando tra vent’anni saremo una società vecchia chi è che ci curerà e assisterà? Chi fa fronte a questa emergenza? Già oggi i nostri enti sono sommersi dalla situazione di affidamento minori e anziani. Non trovano più la rete sociale. Queste problematiche si risolvono solo se ritroviamo uno spirito di comunità. Altrimenti non ci sono finanziamenti o interventi pubblici che tengano».

Il confronto italo-svizzero a Varese, Giorgetti rilancia il Centro federale del ghiaccio

Da www.varesenews.it

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Giorgetti rilancia il Centro Federale del ghiaccio: «Milano affascina, ma Varese è la città giusta»

VARESE – Magrini lancia la volata e torna a rivendicare la realizzazione del centro federale del ghiaccio a Varese, il ministro Giancarlo Giorgetti coglie l’invito e conferma che la partita non è chiusa, anche se Milano «deve comprendere i motivi per cui sia meglio qui piuttosto che nella grande città» e Attilio Fontana, che parla di Olimpiadi, sul tema specifico ascolta. Insomma, la questione della Coverciano del ghiaccio ai piedi delle Prealpi varesine è ancora tutta da giocare. Con una sola certezza: Como è ormai fuori dalla disputa.

Como è scivolata sul ghiaccio
Il tema del Centro Federale del ghiaccio è tornato d’attualità questa mattina, lunedì 6 novembre, a Palazzo Estense, dove Giorgetti e Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino sono interventi durante i lavori su “Il ruolo degli enti locali regionali nel futuro dell’Unione Europea”.
E dopo il saluto del sindaco Davide Galimberti, il quale ha premuto acceleratore sulla collaborazione tra enti, «come dimostrano i progetti che stiamo realizzando insieme a Regione Lombardia», a mettere sul tavolo il carico è stato il presidente della Provincia Marco Magrini, il quale ha detto di credere ancora alla realizzazione del Centro Federale. «Dove, in questo momento non è importante. La cosa fondamentale è portarlo qui, nella nostra provincia».
Un assist che il ministro Giorgetti non ha lasciato cadere. «Credo che realizzare il Centro Varese significa alimentare la vocazione di questo territorio. Se penso a Como penso ad altro e non agli sport del ghiaccio. La concorrenza di Milano è seria ed affascinante, però se gli sport del ghiaccio vogliono un padre e una madre li può trovare solo a Varese».

Fontana e la pista di bob
Fontana poi parlando di Olimpiadi ha ricordato il ruolo strategico di Lombardia e Veneto che, «a differenza del governo di quel tempo hanno credito nella candidatura. E dato le garanzie. Garanzie, e Giorgetti lo sa, che ora vanno estese anche al Governo». Fontana del Centro Federale non parla. Scegli di affrontare un altro tema caldo: la pista di bob, che sta creando qualche problema di diplomazia a tra Lombardia e Veneto. «Sono Olimpiadi sostenibili e che eviteranno di realizzare mega strutture che finite l’evento non serviranno più».

Giorgetti rilancia il Centro Federale del ghiaccio: «Milano affascina, ma Varese è la città giusta»

Da www.malpensa24.it

(Immagine: www.malpensa24.it)

Frontalieri e tassa sanità: «Principio giusto». Il problema è attirare i giovani

Frontalieri e tassa sanità: «Principio giusto». Il problema è attirare i giovani

VARESE – Italia e Svizzera a confronto a Palazzo Estense, con il tema dei frontalieri al centro del dibattito. Da un lato il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, che ha parlato di «principio giusto» per quella che è stata definita la “tassa sanità” per chi lavora oltre confine. Dall’altro la voce del Canton Ticino, con la difficoltà di reperire personale nel settore della sanità: c’è un problema giovani che emerge in modo prepotente (nel video qui sotto gli interventi).

Principio giusto
La tavola rotonda tra gli esponenti dei due paesi ha animato la discussione dell’incontro sulle prospettive di Varese tra Olimpiadi ed Europa, in corso oggi lunedì 6 novembre a Varese. Giorgetti ha affrontato subito il tema della legge di bilancio, con la proposta di chiedere un contributo ai lavoratori frontalieri che optano per il servizio sanitario nazionale italiano. Sul territorio sono state avanzate molte critiche all’idea, che Giorgetti difende. «È una cosa che in passato c’è stata – ha detto – poi le regioni si sono in qualche modo disinteressate. Il tema è molto semplice: si possono discutere le modalità, che saranno affrontate in sede regionale, ma il principio a mio giudizio è sacrosanto».

Attirare i giovani
L’obiettivo della proposta è quello di trattenere nel Varesotto i professionisti sanitari attirati dagli stipendi più alti offerti oltre confine. Un aspetto toccato anche da Norman Gobbi, consigliere di stato della Repubblica del Canton Ticino. «Il tema del personale sanitario ha superato tutti i confini – ha detto – non solo in Canton Ticino si cercano sanitari italiani: in Svizzera tedesca vengono pubblicati sui giornali annunci in italiano per il personale sanitario. Ma è un problema continentale quello della manodopera altamente qualificata». Un altro scoglio è rappresentato dalla difficoltà di bilanciare le diverse esigenze di domanda e offerta di lavoro. «Abbiamo a che fare con le giovani generazioni che il lavoro a turni non vogliono farlo e il sabato e la domenica non se ne parla, ma i servizi essenziali sono h24 e 7 su 7. Questo è un problema che riscontriamo anche come amministrazione pubblica e non solo nelle aziende». In Italia non va diversamente: «Diventa praticamente impossibile reclutare sul territorio figure amministrative», gli fa eco Giorgetti.

Riordinare i ruoli istituzionali
Il ministro laghee spazia poi su altri temi, con un focus sull’Europa e sui problemi dell’Italia. «Con il Pnrr si è venuta a creare una disponibilità incredibile di risorse ma bisognava programmare in pochi mesi e realizzare in pochi anni. Molti hanno tirato fuori i vecchi progetti che già c’erano nei cassetti, e quindi è mancata la capacità di visione strategica e di amministrazione, con tanti progetti meritori ma senza una visione complessiva del futuro del paese». Quindi la necessità di rivedere l’intero schema istituzionale. «Bisogna rimettere in ordine il ruolo di Europa, Stato, Regioni e Comuni ed è molto complicato. Se non riusciamo diventa difficile affrontare le sfide del futuro».

Frontalieri e tassa sanità: «Principio giusto». Il problema è attirare i giovani

Da www.malpensa24.it

(Immagini: www.malpensa24.it)

Elisabeth Baume-Schneider è arrivata a Chiasso

Elisabeth Baume-Schneider è arrivata a Chiasso

La consigliera federale è giunta nel sud della Svizzera per prendere coscienza della situazione relativa alla gestione dei migranti alla frontiera meridionale
La data – ad onor del vero particolarmente attesa – era fissata da tempo. La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider è infine arrivata a Chiasso, oggi, lunedì 6 novembre, per un incontro con le autorità comunali (Balerna, Novazzano e Chiasso) e cantonali. Una visita che dà così seguito all’invito, formulato a gran voce dal Mendrisiotto (e non solo), di prendere coscienza della situazione relativa alla gestione dei migranti alla frontiera meridionale della Confederazione. Una frontiera che si appresta a vivere il momento più caldo – perlomeno in termini numerici – di affluenza da parte dei profughi. Come noto, da mesi si esorta la direttrice del Dipartimento federale di giustizia e polizia a vedere con i propri occhi le difficoltà che sta registrando il Distretto nell’accogliere un numero così elevato di persone.
I malumori nel Mendrisiotto, come spiegato da Lidia Travaini, Stefano Lippmann e Luca Faranda, sono principalmente dovuti ai comportamenti sulla pubblica via di quei migranti che trascorrono le ore fuori dal Centro bevendo e importunando i passanti, ma anche commettendo (più o meno piccoli) reati. In seguito a questa situazione più lettere (su tutte una da parte del consigliere di Stato Norman Gobbi e una della Deputazione ticinese alle Camere federali) hanno chiesto a Elisabeth Baume-Schneider misure rapide e incisive per limitare i disagi. La consigliera federale, già allora, aveva promesso che in autunno si sarebbe recata sul posto.
Casus belli, negli ultimi giorni, è stato il presunto abuso sessuale avvenuto su un treno che ha portato all’arresto di due cittadini algerini richiedenti l’asilo. Nella cittadina, recentemente, v’è stata anche la presa di posizione delle Commissioni di quartiere, le quali denunciano una situazione «che sta degenerando in modo assai preoccupante».
 
 
Da www.cdt.ch
 
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Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 6 novembre 2023 de Il Quotidiano
Varese: Giorgetti e Gobbi, nuove strategie per il Lavoro

Varese: Giorgetti e Gobbi, nuove strategie per il Lavoro

Ministro Giorgetti e Consigliere Gobbi tracciano strategie di confine, insistendo sulla centralità del Lavoro

Sono tanti i punti su cui Giancarlo Giorgetti e Norman Gobbi trovano sintonia. Per il Ministro dell’Economia italiano e il consigliere di Stato svizzero, ospiti di Glocal, nell’evento organizzato da Matteo Bianchi, il tema del Lavoro è il perno intorno al quale ruotano quasi tutti gli altri. Perché se è che tante professionalità italiane lavorano oltreconfine, è altrettanto vero che il Canton Ticino sconta problemi analoghi ai nostri in termini di mismatch e di ricambio generazionale: “I giovani d’oggi – suggerisce Gobbi – piantano paletti ben più rigidi rispetto alle richieste che avanzavamo noi alla loro età”. A questi il Ministro aggiunge questione prettamente nostrane: “Il debito pubblico pregiudica tante scelte, le regole europee scoraggiano gli investimenti, l’instabilità e la mancanza di visioni rappresentano un vulnus storico, prima ancora che politico, riflesso in maniera plastica dalla messa a terra dei fondi del Piano di Ripresa e Resilienza”.

https://www.rete55.it/notizie/politica/varese-giorgetti-e-gobbi-nuove-strategie-per-il-lavoro/

Da www.rete55.it

Varese: Ricetta Gobbi, salari minimi e legalità di confine

Varese: Ricetta Gobbi, salari minimi e legalità di confine

Frontalieri, l’esponente elvetico Norman Gobbi insiste su formazione, salario minimo e controlli alle imprese

iù controlli per evitare l’imbroglio delle finte imprese frontaliere, che in Svizzera mettono solo una casella postale ma che in realtà restano italianissime. E più sinergie tra Regione Lombardia, Piemonte e Canton Ticino per facilitare accordi che superino nei fatti gli ostacoli posti dai diversi ordinamenti di Italia e Svizzera e da regole europee troppo distanti dal territorio. Norman Gobbi, consigliere di stato elvetico, crede in un accordo italo-svizzero che giovi a entrambi i Paesi, garantendo ai lavoratori compensi adeguati (la Svizzera ha introdotto il salario minimo legale) e, al tessuto economico, un sistema che agevoli e incoraggi crescita e investimenti. Fondamentale, poi, puntare sulla Formazione, specie in un momento storico che trova enormi difficoltà nel soddisfare le esigenze di tante aziende.

Varese: Ricetta Gobbi, salari minimi e legalità di confine

Da www.rete55.it

Non aspettare la neve per rendere il tuo veicolo più sicuro!  

Non aspettare la neve per rendere il tuo veicolo più sicuro!  

Comunicato stampa

I mesi autunnali e invernali registrano sempre più spesso temperature miti. Queste possono però cambiare repentinamente, rendendo il fondo stradale vieppiù insidioso in particolare per i veicoli che non sono correttamente equipaggiati. Per questo motivo, anche quest’anno il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e la Polizia cantonale propongono l’abituale attività di sensibilizzazione rivolta ai e alle conducenti.  

Come ormai da tradizione, durante il mese di novembre il progetto di prevenzione “Strade sicure” e la Polizia cantonale presentano un’azione di sensibilizzazione sull’importanza di dotare i veicoli a motore del corretto equipaggiamento invernale.

In Svizzera non vige l’obbligo di montare pneumatici invernali sul proprio veicolo. Tuttavia, secondo un principio di responsabilizzazione individuale, il/la conducente deve avere la perfetta padronanza del mezzo in ogni circostanza. Pertanto può essere punito chi, a causa dell’inadeguato equipaggiamento, dovesse creare problemi alla circolazione stradale o causare incidenti. 

Inoltre, ogni conducente ha l’obbligo di viaggiare con un veicolo sicuro. Guidare in inverno con pneumatici estivi non è considerato tale: ad esempio, se lo spazio di frenata su una strada innevata ad una velocità di 40 km/h è di circa 30 metri con gli pneumatici invernali, sale addirittura a circa 60 metri con quelli estivi. Con le gomme invernali le prestazioni dei veicoli migliorano dunque in maniera significativa, l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del mezzo risulta più sicuro.

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante il periodo invernale raccomandiamo di:

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali quando la temperatura scende sotto i 7 °C;
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo è inferiore a 4 mm. Il profilo minimo legale per le gomme è fissato a 1.6 mm ma per quelle invernali è raccomandato dai 4 mm;
  • Sulle strade innevate la distanza di sicurezza da tenere deve essere di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre improvvise con i pedali o con lo sterzo.

Maggiori informazioni e tutto il materiale informativo su www.stradesicure.ch.  

La politica di sicurezza

La politica di sicurezza

La sicurezza, il nostro Esercito e l’idea mai sopita di abolizione
Vivace confronto alla luce della proposta di puntare sempre di più sulla difesa nazionale Gobbi: «C’è sempre chi vuole minarne la credibilità» – Riget: «Lo stop, come visione a lunghissimo termine, rimane»

In Svizzera possiamo stare tranquilli? Esercito e Polizia sono in grado di difenderci? Interrogativi sempre più d’attualità alla luce della persistente minaccia terroristica e il dilagare dei conflitti. Domande che sono state al centro della puntata de La domenica del Corriere moderata da Gianni Righinetti e arricchita dai pareri di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, del consigliere di Stato grigionese Martin Bühler (con il grado di colonnello nell’Esercito), della co-presidente del PS Laura Riget e del co-coordinatore dei Verdi Marco Noi. Dobbiamo preoccuparci? «L’evento avvenuto in Belgio solo poche settimane fa – ha affermato Gobbi – dice che questi lupi solitari sono sempre in agguato». Stiamo esagerando? «Un certo livello di timore viste le tensioni geopolitiche è comprensibile – ha aggiunto Riget – ma guai cadere in paure troppo forti, esageratamente irrazionali». Per Bühler la percezione di quanto accade «è sotto gli occhi di tutti, la popolazione si attende da noi che siamo pronti, non si tratta di panicare». A mente di Noi conta anche l’aspetto psicologico: «Certo viviamo in un clima di tensione. Lo dico anche in virtù della mia professione » (psicologo e psicoterapeuta, ndr).

Ma è solo marketing?
Righinetti ha poi aperto il capitolo dedicato all’Esercito, anche perché è in atto un cambio di strategia, come ha dichiarato il capo dell’Esercito Thomas Süssli: la priorità si riorienta, dalla protezione alla difesa. È l’effetto guerra sulla porta di casa? «Quella di Süssli non è un’azione di marketing. Attorno al continente europeo c’è un’alta instabilità e l’Esercito, dopo quanto accaduto in Ucraina, ha capito che occorreva riprendere la missione principale. La difesa rimane importante sul piano tattico. Ora si corre al riparo, anche ripristinando quella che è la spesa militare, sulla quale i punti di vista divergono». Giusto riorientare la strategia? «No – ha affermato Riget -, perché occorre partire dall’analisi dei rischi più plausibili e l’invasione (una guerra diretta) non è uno scenario plausibile. Occorre essere realisti, considerando che le vere minacce sono ad esempio i ciberattacchi. Giusto adeguarsi, ma non aumentando gli effettivi o spendendo miliardi di franchi in aerei da combattimento che fanno parte del passato e non più dell’oggi». Dal punto di vista di Bühler «la missione è sempre rimasta la difesa e quanto accade ora è una giusta reazione. Essenziale è che la missione dell’Esercito rimanga al centro dell’attenzione e senza cambiare in continuazione. Non si può pensare a una minaccia e lasciare tutto il resto da parte». Noi è del parere che «difesa e protezione sono due facce della stessa medaglia. Un po’ di marketing o pretattica mi sembra di poter dire che Süssli la faccia. Ma la Svizzera da chi sarebbe attaccata? Siamo al centro dell’Europa. Chi dei nostri vicini ci attaccherebbe? Se arrivasse da più lontano l’attacco transiterebbe su cieli di altre nazioni e interverrebbe qualcuno prima di noi. È evidente una strumentalizzazione della realtà. Ma ci sono altre incombenze che non possiamo tralasciare. Non si va verso un cataclisma. Fossa attaccata la Svizzera sarebbe il finimondo».

Il desiderio e la realtà
Ma alla fine dei conti l’esercito serve ancora? Che fine ha fatto la spinta di chi vorrebbe abolirlo? Per ora a livello di Camere federali l’aumento della dotazione finanziaria è stato accolto. Riget, è tempo di rilanciare l’abolizione? Obiettivo o utopia? Quello che accade ora non pare essere molto utile alla vostra causa, ha affermato Righinetti rivolgendosi a Riget: «Lo scenario niente Esercito è una visione a lunghissimo termine di una società ideale, sappiamo benissimo che non può essere una rivendicazione attuale, ma non per questo deve essere dimenticata. Sul breve periodo diciamo sì all’Esercito, ma ridimensionato, più piccolo e più adeguato alla realtà. Tante cose considerate utopie, poi si sono verificate». Di avviso opposto Gobbi: «Il gruppo per una Svizzera senza Esercito è ancora attivo. Ha solo riorientato la sua strategia. Mira a ridurre le risorse ed effettivi. Vogliono minarne la credibilità, ma attenzione alle fondamenta dell’Esercito. E comunque, questa non è la visione del popolo e della maggioranza politica del nostro Paese».

https://www.teleticino.ch/la-domenica-del-corriere/la-domenica-del-corriere-051123-5183

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 6 novembre 2023 del Corriere del Ticino

“Piazze sicure”: “Una risposta per dare sicurezza alla gente”

“Piazze sicure”: “Una risposta per dare sicurezza alla gente”

Gobbi lancia un appello alle Città per potenziare la presenza di agenti negli spazi pubblici

 In questi giorni il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha scritto una lettera ai sindaci e ai capi dicastero sicurezza delle città (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso) e dei Comuni di Ascona e Biasca che fanno parte della Conferenza cantonale consultiva di Polizia, lanciando un appello, denominato “Piazze sicure” sull’ordine pubblico e sulla sicurezza pubblica. Ma di che cosa si tratta? “Con questa lettera chiediamo che le Polizie comunali delle Città, in stretta collaborazione con la Polizia cantonale, predispongano misure per arginare fenomeni di ordine pubblico di competenza comunale. Fenomeni che, assieme a una recrudescenza di reati di competenza cantonale compiuti negli spazi pubblici urbani e nei pressi delle stazioni ferroviarie, hanno conosciuto un aumento nelle ultime settimane e hanno generato nella popolazione un senso di insicurezza”.

Di quali misure sta parlando? “Una risposta di tipo operativo. Anche a fronte del ritorno in Europa della minaccia terroristica, riteniamo indispensabile assicurare un presidio accresciuto da parte delle Polizie comunali negli spazi pubblici urbani e nei punti di forte movimento delle persone, come ad esempio le stazioni ferroviarie. Senza fare facili allarmismi, il principio di presidiare maggiormente il territorio urbano con i nostri agenti è una risposta a favore del ripristino del senso di sicurezza nella popolazione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Siamo stati confrontati negli anni scorsi a un lungo periodo di calma, anche a seguito del COVID. Negli ultimi mesi questa situazione è stata rotta da un aumento di casi di cronaca che hanno toccato diverse Città del nostro Cantone, con reati penali e legati all’ordine pubblico. Questo ha generato subito un senso di insicurezza nella cittadinanza, che richiede una maggior presenza e visibilità da parte delle forze dell’ordine. Riteniamo quindi indispensabile che le istituzioni preposte alla sicurezza diano immediatamente un segnale forte. Con il concetto “Piazze sicure” vogliamo dimostrare che le istituzioni locali e cantonali sono presenti, a favore della sicurezza e dell’ordine pubblico della nostra popolazione e delle nostre attività commerciali. “Piazze sicure” andrà a sommarsi nel periodo natalizio anche con l’operazione “PREVENA” che vede i rispettivi corpi di polizia operare assieme per preventivamente contrastare altre tipologie di fenomeni (in particolare furti e taccheggi) che avvengono sotto le Feste”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 5 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica

 

Norman Gobbi vice presidente di tre Conferenze dei Cantoni latini

Norman Gobbi vice presidente di tre Conferenze dei Cantoni latini

Comunicato stampa

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, dal 1° gennaio 2024 assumerà la carica di vice presidente delle tre Conferenze dei Cantoni latini in ambito di giustizia e polizia, asilo e migrazione, militare e protezione della popolazione. La nomina è avvenuta nel corso della sessione del 2 novembre 2023 della Conferenza latina dei capi dipartimento di giustizia e polizia svoltasi a Delémont.

I lavori hanno permesso in particolare – nell’ambito della Giustizia – di approfondire il tema legato all’esecuzione delle pene e di confermare l’introduzione nei Cantoni latini del sistema denominato PLESORR a partire dal 2025. Si tratta di un protocollo che definisce l’agire delle autorità di esecuzione delle pene, orientato ai rischi di recidiva e alla risocializzazione dei detenuti. Un sistema già in vigore nei Cantoni della Svizzera tedesca e conosciuto con il nome ROS (Risikoorientierter Sanktionenvollzug), ma che nei Cantoni latini metterà ancora di più al centro dell’azione il detenuto, così come già avviene in via sperimentale e con buoni risultati nel Canton Ticino.

Durante la sessione di Delémont la Conferenza latina dei capi dipartimento di giustizia e polizia ha nominato il nuovo presidente delle tre Conferenze latine in ambito di giustizia e polizia, asilo e migrazione, militare e protezione della popolazione nella persona di Frédéric Favre, direttore del Dipartimento della sicurezza, delle istituzioni e dello sport del Canton Vallese. Sostituisce il suo omologo del Canton Neuchâtel, Alain Ribaux.

‘La prima difesa è la cibersicurezza’

‘La prima difesa è la cibersicurezza’

In un contesto di ‘policrisi’ la sicurezza è tornata d’attualità. Viola Amherd: ‘Prima era data per scontata dalla popolazione, ora invece non lo è più’

La cibersicurezza è ormai diventata la prima linea di difesa. Se non funziona a dovere, tutto l’esercito, ma non solo, rischia di essere messo in pericolo. È quanto emerso dalla decima conferenza organizzata dall’Associazione per la rivista militare svizzera di lingua italiana (Armsi). «Una volta parlando di sicurezza si intendeva quella via terra, aria e acqua», ha affermato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «Ora sempre di più questa sicurezza deve passare attraverso il digitale. Un ambito importante perché potrebbe permettere ai malintenzionati di destabilizzare il sistema». Fra gli esempi citati, la rete idrica «che si basa su sistemi digitali».

‘Argomento sull’agenda di politica e media’
Tema della sicurezza ripreso anche dalla consigliera federale Viola Amherd, responsabile del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps). «L’attacco russo all’Ucraina ha riportato la guerra in Europa. Anche la Svizzera quindi, in quanto Paese europeo, ne è toccata. Anche se indirettamente». Per Amherd, «la sensibilità della popolazione è cambiata molto dopo l’invasione russa. Prima la sicurezza era percepita come qualcosa di normale, scontata. Ora non è così. Fino a qualche anno fa anche i media e la politica ne parlavano relativamente. Adesso invece è purtroppo un tema d’attualità per tutti». In questa direzione di sicurezza digitale va la strategia messa in campo dall’esercito, che a breve potrà contare sul Comando Ciber, attualmente in via di preparazione attraverso il progetto della Base d’aiuto alla condotta. «L’esercito ha un piano chiaro che sta portando avanti negli anni, con costi e obiettivi. Siamo anche in grado di adattare il piano alle esigenze che si creano, alle novità. Un esempio: la sostituzione dell’artiglieria avverrà in tre tappe, in questo modo potremo sempre adattare i nuovi rifornimenti alle esigenze».

‘Le forze armate hanno un piano chiaro’
La Consigliera federale sarebbe dovuta essere presente di persona alla Conferenza ma, come ha spiegato il colonnello SMG Marco Netzer, presidente Armsi, non ha potuto raggiungere il Ticino a causa delle cattive condizioni meteorologiche che hanno fatto annullare il suo volo da Berna. Tra le necessità ricordate da Amherd c’è quella di «rendere l’esercito più attrattivo per i giovani, che spesso scelgono il servizio civile.
Altrimenti nei prossimi anni ci troveremo confrontati con problemi a livello di effettivi». In questo senso, va ricordato, le Camere federali hanno approvato in marzo una mozione dell’Udc che chiede di rendere il servizio civile meno attrattivo. In futuro potrebbero essere anche rivisti i criteri di selezione per l’esercito. Alcune figure, proprio quelle legate alla sicurezza informatica, «hanno bisogno di giovani con conoscenze, più che prestanza fisica». Ai trecento presenti alla Conferenza al Lac di Lugano, Amherd ha anche spiegato cosa si attende in futuro dalla Segreteria di Stato della sicurezza: «Un’azione per combattere la grande incertezza del momento e le nuove forme di conflitto, che non sono più convenzionali. Serve una sicurezza, anche in ambito virtuale, non più divisa in ‘silos’ stagni tra esercito e società civile, ma che tenga conto dell’interconnessione della nostra società e proponga un piano di protezione diversificato».

‘Avere le informazioni al momento giusto’
A illustrare nel dettaglio quale via sta seguendo l’esercito verso il Comando cibernetico ci ha pensato il divisionario Alain Vuitel , a capo del progetto. «Il mondo digitale è fondamentale. Per tutti. Serve alla società civile come all’esercito». Un’importanza che in ambito militare si traduce nella possibilità di avere informazioni di qualità al momento giusto. «Osservare, analizzare e poter decidere per tempo è molto importante – ha spiegato Vuitel –. Lo stiamo vedendo nel conflitto in Ucraina, dove le forze di Kiev hanno una superiorità in questo ambito rispetto ai russi, e la stanno sfruttando». All’interno del progetto c’è anche la creazione di una nuova piattaforma digitale, totalmente sotto il controllo dell’esercito, in grado di facilitare le operazioni e garantire una sicurezza maggiore alla struttura militare. «Siamo in un contesto di ‘policrisi’ e di mondo in continuo movimento. La digitalizzazione deve quindi avere un impiego rapido e mirato». Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, ha affermato il divisionario, «può essere utile per selezionare le molte informazioni che arrivano. È uno strumento per compensare la carenza di personale che può esserci in un esercito piccolo come il nostro».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 novembre 2023 de La Regione