“È stata la chiusura peggiore per un derby”

“È stata la chiusura peggiore per un derby”

A That’s Hockey Norman Gobbi ha parlato della rissa di Lugano, di conseguenze e soluzioni

Nella puntata di questa settimana di That’s Hockey non si è potuto fare a meno di parlare del caso della settimana, ovvero dei tafferugli avvenuti tra alcuni tifosi dopo il derby della Cornèr Arena. In collegamento per parlare di quanto successo vi era anche il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Norman Gobbi, che ha commentato su quale saranno le conseguenze per gli autori di quei brutti gesti: “È stata la chiusura peggiore per un derby. Ora la prima cosa sarà identificare i responsabili e non è facile vista l’omertà tra tifosi. Le misure che verranno prese poi saranno delle diffide, sia da parte del club che del Cantone per evitare che questi episodi si ripetano”.

“Preoccupa che un singolo deficiente possa provocare cose del genere, soprattutto nel settore famiglie”

Gli ospiti in trasmissione sono stati concordi nel dire che ha sorpreso la mancata presa di posizione da parte di entrambi i club e che un episodio del genere, anche se ormai molto più raro di un tempo, non deve essere minimizzato. Il Consigliere di Stato ha spiegato il mancato intervento della polizia: “La situazione all’inizio era sotto la responsabilità della sicurezza del club, nulla faceva presagire potenziali scontri, ma la mamma degli stupidi è sempre incinta”. Quali soluzioni per evitare episodi del genere in futuro? “Il biglietto nominale potrebbe essere una soluzione”.

https://www.rsi.ch/sport/hockey/%E2%80%9C%C3%88-stata-la-chiusura-peggiore-per-un-derby%E2%80%9D–1895812.html

Intervento durante la trasmissione That’s hockey RSI di lunedì 2 ottobre 2023

 

Pretoriali, al fondo sociale l’incasso delle porte vendute

Pretoriali, al fondo sociale l’incasso delle porte vendute

Vecchie Pretoriali: 8 blindate su 12 sono state comprate da privati generando un incasso di 1’600 franchi a favore del fondo sociale del Penitenziario cantonale

Ne sono state vendute otto su dodici e il ricavato di 1’600 franchi, per decisione di Norman Gobbi, sarà destinato al conto del Penitenziario cantonale usato per attività di risocializzazione.
Otto su dodici per un incasso complessivo di 1’600 franchi versati al Cantone da coloro che sono nel frattempo diventati i nuovi proprietari. Non è stato un successo pieno, ma qualcosa di concreto ha fruttato la messa in vendita delle dodici porte blindate delle vecchie celle sotterranee di Bellinzona. Parliamo delle cosiddette ‘carceri pretoriali’ che le autorità avevano dismesso diversi anni fa e che nei mesi scorsi sono state smantellate nell’ambito dei lavori di rifacimento del Pretorio cittadino destinato ad accogliere servizi penali sia federali, sia cantonali. La messa in vendita delle porte per 200 franchi l’una durante l’estate era stata predisposta dal Dipartimento delle istituzioni, il cui direttore Norman Gobbi ha ora deciso di destinare l’incasso al fondo sociale delle strutture carcerarie cantonali. Di cosa si tratta? Lo abbiamo chiesto al loro direttore.

Il concetto di risocializzazione – sottolinea Stefano Laffranchini riprendendo un’ intervista rilasciata al nostro giornale il 12 luglio 2022 – concerne il reinserimento nel tessuto sociale di chi è stato condannato e ha terminato di scontare la pena. Oltre a quelli della sicurezza e delle condizioni generali per una gestione efficace della struttura, si tratta di uno dei tre pilastri su cui poggia il sistema detentivo cantonale. Nel corso degli ultimi anni molto si è fatto per migliorare i primi due punti, che rappresentano le basi su cui impostare la miglior risocializzazione possibile, dopodiché il focus si è spostato su di essa grazie anche alla rivisitazione della funzione del direttore aggiunto, chiamato ora a coordinare i diversi enti che ruotano attorno alla risocializzazione dei detenuti, sviluppare e ottimizzare il contributo del personale penitenziario per realizzare il piano di esecuzione della pena, sostenere l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa che allestisce e discute il piano con la persona detenuta. Fra gli obiettivi vi è anche quello di ridurre la recidiva, impedire cioè che chi torna in libertà si rimetta poi a delinquere. Da qui gli sforzi volti a un concreto reinserimento nella società e nel mondo lavorativo imparando, o reimparando, a rispettare lo stato di diritto, a cominciare dalle regole interne del carcere.

L’importanza della cassa solidale
In questo ambito il fondo sociale – ci spiega oggi il direttore Laffranchini – rappresenta un elemento non secondario: «In sé si tratta di una sorta di ‘cassa solidale’ che viene alimentata dai detenuti tramite l’acquisto di prodotti di vario genere nel negozietto interno al Penitenziario cantonale della Stampa. Il prezzo maggiorato del 10% consente di destinare il ricavato al finanziamento di attività volute a favore dei detenuti stessi. Attività disciplinate da un apposito regolamento. Cito ad esempio situazioni in cui la persona, una volta scontata la pena, necessita di un aiuto economico per il rimpatrio, oppure i momenti d’incontro collettivi all’interno del carcere cui possono partecipare i familiari, oppure ancora l’esigenza di garantire in determinate situazioni beni di prima necessità».

Proprio i contatti con i familiari, sottolinea ancora il direttore Laffranchini, rappresentano una componente importante della risocializzazione: «Parliamo di contatti sani che sono degni di essere salvaguardati, proprio nell’ottica di costruire, passo dopo passo, una fruttuosa risocializzazione. Per fare un esempio, vi sono stati casi in cui il fondo sociale ha aiutato parenti di nostri detenuti ad affrontare il viaggio per la visita, che altrimenti non si sarebbe svolta». Occasioni invero semplici ma preziose in un contesto molto ampio e complesso voluto per reindirizzare persone che nell’arco della loro vita hanno vissuto situazioni criminogene per le quali sono chiamate a pagare il conto con la giustizia. Persone che – ha stabilito il sistema penale e detentivo elvetico – non vanno semplicemente rinchiuse. In quest’ottica non sembra dunque paradossale il fatto che a sostenere la struttura carceraria nell’esercizio di risocializzazione sia proprio il ricavato della vendita di porte dietro le quali, in condizioni inadeguate, hanno trascorso infinite giornate migliaia di persone nelle prime ore successive all’arresto. Celle pretoriali bellinzonesi come detto smantellate nel 2006 – insieme a quelle di Locarno, Lugano e Mendrisio – perché giudicate disumane anche da organismi come Amnesty International e il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura, dei trattamenti e delle pene disumane o degradanti. E perciò sostituite dal Carcere giudiziario costruito al Piano della Stampa.

Truffa del falso nipote: “Niente panico! Riappendete subito!”

Truffa del falso nipote: “Niente panico! Riappendete subito!”

Norman Gobbi presenta la campagna nazionale contro questo odioso crimine

“Truffare i nostri anziani è una delle cose più brutte che si possano fare. “Giocare” poi sui sentimenti, sulla paura e sulle emozioni è un modo di fare ancora più odioso. Le truffe telefoniche, conosciute con la definizione “del falso nipote”, stanno purtroppo diventando un atto criminale sempre più usato da cittadini stranieri senza scrupoli!”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato l’allarme, assieme ai suoi colleghi d’oltre San Gottardo, e sta per partire una campagna nazionale proprio per mettere sempre di più sull’attenti le persone che possono cadere in queste situazioni e perdere così anche tanti soldi.
“Queste truffe sono in aumento in tutta la Svizzera” – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “In Ticino solo nel 2023 vi sono stati diverse centinaia di tentativi e almeno in una trentina di casi sono andate a segno. Il danno economico subito dalle vittime si aggira addirittura sul milione e mezzo di franchi! In tutta la Svizzera nel 2023 le truffe telefoniche tentate sono state 2’800 e il danno finanziaria supera gli 8 milioni di franchi. Da gennaio a oggi la Polizia cantonale ha effettuato una decina di arresti. Un successo, perché si riesce ad assicurare alla Giustizia almeno una parte di questi criminali. Si tratta solitamente di persone legata a gruppi famigliari, che hanno la loro base in Polonia e in Italia”.
Davanti a questo crescendo di truffe e tentativi di truffa è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione in tutta la Svizzera da parte dell’ente Prevenzione Svizzera della Criminalità e dai Corpi di polizia cantonali e comunali. “Con questa campagna si vuole sensibilizzare la popolazione su come agire quando si riceve una chiamata scioccante – perché di regola chi chiama comunica sempre una notizia molto brutta (ma falsa) riferita a un parente stretto che provoca nella vittima uno stato di stress. La campagna ha per slogan: “Niente panico! Riappendete subito! “. Con spot televisivi, manifesti, volantini, informazioni sui social e altre iniziative si danno consigli utili. Come quello di chiamare subito la polizia. Le raccomandazioni sono quelle di non farsi mettere sotto pressione da sconosciuti che chiamano; di interrompere subito la chiamata; di contattare la persona indicata come vittima e chiedere se va tutto bene; di non consegnare mai contanti o altri oggetti di valore a una persona sconosciuta e, appunto, segnalare la truffa alla polizia”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
La campagna è promossa in collaborazione con Pro Senectute e si svilupperà nelle sue varie forme a partire dai prossimi giorni.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 ottobre 2023 de Il Mattino della Domenica

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Quinto e Prato, prima serata pubblica sul progetto aggregativo

È partita dal centro scolastico di Ambrì la serie di serate pubbliche in vista della votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra Quinto e Prato Leventina. Giovedì sera le autorità comunali e cantonali hanno presentato alla popolazione il dossier elaborato dalla Commissione di studio che funge da base per la proposta di fusione che il 26 novembre porterà i cittadini alle urne. Di fronte a una gremitissima aula magna, i sindaci Aris Tenconi (Quinto) e Davide Gendotti (Prato Leventina), unitamente al consigliere di Stato Norman Gobbi, hanno ribadito che è questo il momento opportuno di unire le forze e dare vita a un comune di 1’350 abitanti (970 a Quinto e 380 a Prato), che intende puntare in particolare su attrattiva residenziale (migliorando i servizi in generale per attirare nuovi abitanti, soprattutto famiglie), nuove attività lavorative e promozione turistica. Il tutto grazie anche a un’ottimizzazione delle risorse, un’amministrazione comunale meglio strutturata e un maggiore peso nei confronti del Cantone. Un processo aggregativo, è stato messo in chiaro, che ha voluto subito coinvolgere la popolazione con la giornata di studio organizzata nel novembre del 2022, occasione per captare impressioni e suggerimenti degli abitanti di cui la commissione ha tenuto conto nell’elaborazione del rapporto.

L’auspicio dell’ex sindaco Jelmini
Al termine della presentazione, dal pubblico sono giunti elogi alla proposta, alcune richieste di chiarimento e nessuna vera critica o manifestazione di scetticismo. Da qui al 26 novembre ci saranno altre due serate pubbliche per tastare il polso dei residenti, il 5 ottobre a Rodi e l’11 ottobre sempre alle scuole di Ambrì. Bisognerà capire come tirerà il vento sullo scacchiere politico, tenendo conto che a Quinto il Consiglio comunale si è spaccato, dando preavviso favorevole all’aggregazione per un solo voto (12 favorevoli e un’astensione l’esito a Prato Leventina). Il momento dedicato a domande e osservazioni dal pubblico ha offerto spunti di riflessione grazie in particolare all’intervento di Valerio Jelmini. Per 20 anni municipale di Quinto, di cui 12 in qualità di sindaco, ha voluto esprimere il proprio sostegno a questa fusione ridotta, anche se il suo auspicio è quello di vedere un giorno confluire tutta l’Alta Valle in un ente locale unico di circa 3’000 abitanti. Un’aggregazione a cinque Comuni, e quindi con anche Airolo, Dalpe e Bedretto, di cui Jelmini fu sostenitore in passato e che in un certo modo ne ha rilanciato l’esigenza. «Non possiamo avere dei comuni troppo piccoli che non riescono a fare quello che vogliono perché non ne hanno i mezzi – ha detto l’ex sindaco –. Dobbiamo avere un territorio grande, e penso all’intera Alta Leventina anche perché ci sono delle sfide importantissime e solo uniti e forti si riesce a difendere quello che abbiamo. C’è ad esempio il tema dell’energia, con le centrali e le aziende elettriche presenti. Bisogna essere in grado di stimolare i nostri politici e dargli la possibilità di crescere e fare qualcosa di concreto». D’altro canto da decenni si parla dell’aggregazione dell’intera AltaValle – obiettivo peraltro tuttora previsto dal Piano cantonale delle aggregazioni del Dipartimento delle istituzioni (Di) –, senza però essere mai riusciti a concretizzarla. Dopo il tentativo fallito quasi 20 anni fa (con la votazione popolare del 2007 che vide a favore solo Airolo e Quinto) e altre piccole speranze svanite nel 2018, nei primi mesi del 2022 Quinto e Prato hanno rilanciato l’idea, chiedendo ad Airolo (1’400 abitanti), Bedretto (100) e Dalpe (170) il loro eventuale interesse a unirsi; picche la risposta dei Municipi guidati rispettivamente da Oscar Wolfisberg, Ignazio Leonardi e Mauro Fransioli. La riflessione di Jelmini è stata definita pertinente da Norman Gobbi. È infatti uno degli obiettivi del Di quello di avere amministrazioni meglio strutturate per sgravare i municipali dalle questioni più tecniche e permettergli di concentrarsi sulla progettualità e le opportunità di crescita e sviluppo dei Comuni. Ricordiamo che Gobbi, interpellato da laRegione al momento del ‘No’ di Bedretto, Airolo e Dalpe, si era detto favorevole a una strategia in due tempi per giungere all’unione di tutta l’Alta Valle. Dalla sala è stato quindi chiesto se l’unione tra Quinto e Prato non sia troppo minuta per avere un vero salto di qualità. «Guardando alle aggregazioni degli ultimi 20 anni – ha risposto il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa–, quello che fa differenza sono le persone e la loro capacità di impegno e dedizione per seguire degli obiettivi. E credo che con le premesse di questo studio aggregativo, e la capacità amministrative che oggi il Cantone già vi riconosce, ci siano tutti gli ingredienti per fare bene».

Scuola media: ‘Traballante la sede di Ambrì’
L’esigenza di unire le forze, e ben venga se al momento l’unica volontà è quella di Prato e Quinto, è stata evocata anche dalla granconsigliera leventinese Diana Tenconi. Lo ha fatto rendendo attenti sulla Nuova legge delle scuole dell’obbligo con cui intende dotare il Ticino di un solo testo legislativo per l’intera formazione obbligatoria. Il relativo messaggio governativo è stato licenziato a fine marzo, ma la Commissione formazione e cultura (dove siede anche Tenconi) ha chiesto e ottenuto dal Decs di aprire una fase di consultazione per sentire il parere di ordini scolastici e Comuni. «Un messaggio che dice che si vorrebbero avere sedi di Scuola media con almeno 200 allievi: ad Ambrì non ci sono 200 allievi, e nemmeno ad Acquarossa. Dunque queste due sedi diventano un po’ traballanti», ha affermato la deputata Plr, promettendo il suo impegno «per evitare che il messaggio possa essere votato in questo modo». Sul tema si è espresso anche il sindaco Gendotti: «Evidentemente questa legge ci preoccupa e dovremo quindi darci da fare per mantenere questa sede scolastica, fondamentale per essere attrattivi per le famiglie».

L’elenco degli obiettivi
In sintesi il rapporto stilato dalla commissione di studio prevede: moltiplicatore d’imposta al 90%, sede politica e amministrativa a Quinto e Ufficio tecnico a Prato, ottimizzazione dei servizi pubblici esistenti, Municipio di cinque membri e Consiglio comunale di 21, due circondari elettorali, mantenimento delle attuali sedi scolastiche, nuovi incentivi alle famiglie per migliorare la qualità di vita e favorire l’insediamento, contributi finanziari a favore delle associazioni, creazione di un’area per lo svago e lo sport per giovani e famiglie accanto alla Gottardo Arena di cui va ottimizzato l’utilizzo, centro aggregativo intergenerazionale, assunzione di un manager del territorio, attirare sulla piana di Ambrì industrie innovative e attente alla sostenibilità ambientale. In caso di esito positivo alle urne il 26 novembre, la legislatura corrente durerà un anno in più per permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul messaggio governativo e ai servizi locali di preparare l’unione a due che verrebbe siglata nel 2025 con la nascita del nuovo Comune. Due le opzioni sul nome: Quinto o Quinto-Prato.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 de La Regione

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Aggregazione fra Quinto e Prato «Un’opportunità per la regione»
Serata pubblica positiva in vista della votazione consultiva del 26 novembre

Dalla bassa all’alta valle. È una settimana di «prime uscite» pubbliche per i due progetti aggregativi in Leventina al voto domenica 26 novembre. Dopo la serata di lunedì dedicata al matrimonio fra Bodio e Giornico, giovedì è stata la volta di quella riguardante le possibili nozze fra Quinto e Prato. Oltre un centinaio di persone ha partecipato all’incontro svoltosi nell’aula magna delle scuole di Ambrì alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa e dei suoi collaboratori. I quali hanno snocciolato i vantaggi dell’unione per una regione che fa e farà ancora leva, principalmente, sul turismo e sullo sport. In particolare, come abbiamo riferito nelle scorse settimane, si sta concretizzando il progetto di un campus da 120-150 milioni per giovani talenti con fulcro l’ex Sanatorio di Piotta. Verranno inoltre realizzate delle infrastrutture quali palestre e piscina.

«È il momento giusto»
«È il momento giusto». «Peccato che non ci siamo aggregati prima». Questo il tenore degli interventi dei cittadini. In alta valle, insomma, c’è la consapevolezza che l’occasione è d’oro. Come evidenziato anche da Norman Gobbi, si tratta di una grandeopportunità per l’intera regione. Il nuovo Comune, di circa 1.350 abitanti, sarà guidato da un Municipio di 5 membri, mentre ilLegislativo sarà composto da 21 persone. Moltiplicatore iniziale al 90%. Il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un sostegno finanziario di 1,7 milioni con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione per iniziative significative dal profilo del progresso in ambito socioeconomico e territoriale. Il 26 novembre gli aventi diritto di voto dei due enti locali dovranno scegliere pure il nome: «Quinto» o «Quinto-Prato». Le prossime serate sono in agenda giovedì 5 ottobre alle 20 al Salone Tremorgio a Rodi e mercoledì 11 ottobre alle 20 di nuovo alle scuole di Ambrì. 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 del Corriere del Ticino 

(Immagine: www.tiquinto.ch)

La società bucalettere e i permessi da revocare

La società bucalettere e i permessi da revocare

Una ditta del Luganese, in realtà, «non svolgeva alcuna attività reale e duratura» in Ticino L’impresa aveva la sede in una fiduciaria, nel frattempo fallita, e non disponeva di veicoli e neppure di un magazzino – Quattro suoi dipendenti si erano appellati al Tribunale federale, ma senza successo

Era a tutti gli effetti una società bucalettere, che qui in Ticino non svolgeva alcuna attività reale e duratura. Il suo scopo era verosimilmente eludere le disposizioni sui prestatori transfrontalieri di servizi, i cosiddetti «padroncini», e per questo motivo, i permessi rilasciati ai suoi dipendenti sono da revocare o da non rinnovare. Il caso, con al centro un’impresa del Luganese fondata una decina di anni fa, è emerso da una sentenza del 9 settembre scorso con cui il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato dalla ditta e da quattro suoi dipendenti a cui le autorità cantonali avevano revocato, non rinnovato o non concesso autorizzazioni per frontalieri o di dimora.

Stesso logo, niente numero
La società in questione era stata costituita nel 2013 e a partire dall’anno di fondazione, sette persone avevano ottenuto dei permessi per frontalieri (sei) e di dimora (uno). Tempo dopo però, la Sezione della popolazione, si era accorta che qualcosa non andava e nel 2020 aveva deciso di revocare o non rinnovare le autorizzazioni in questione così come di non concedere dei permessi B ai parenti di uno dei dipendenti.
Ma che cosa ha spinto il Cantone a prendere questa decisione e le tre istanze di giudizio (Consiglio di Stato a dicembre 2020, Tribunale cantonale amministrativo lo scorso ottobre e Tribunale federale qualche settimana fa) a confermarla? Come detto, il sospetto che la società in questione fosse una facciata per aggirare l’applicazione delle disposizioni sui prestatori di servizi transfrontalieri, le quali limitano tali prestazioni al massimo di 90 giorni lavorativi annuali. L’Alta Corte – a cui si erano rivoltiquattro dipendenti, oltre alla ditta stessa – ha fatto notare che sia l’impresa luganese che quella comasca utilizzavano lo stesso logo e uno dei ricorrenti era stato assunto dalla società elvetica in qualità di consulente al 50%, allo stesso tempo ricopriva anche la carica di presidente del consiglio di amministrazione della società italiana. Inoltre, «nonostante la natura e l’ampiezza dell’attività dichiarata, la ditta ticinese era priva di magazzini e di veicoli intestati a proprio nome e fino al giugno 2021 era anche priva di un servizio di segretariato integrato, non avendo uffici propri ma soltanto una postazione in sublocazione e in condivisione con una fiduciaria, fallita in quell’anno».
Ma non solo: la ditta «ha emesso fatture unicamente a un’impresa milanese, la quale le ha subappaltato anche dei lavori». Per eseguirli, la ditta del Luganese – che «non compare su nessun motore di ricerca e non è oggetto di pubblicità, nemmeno attraverso l’indicazione di un numero di telefono al quale contattarla» – si è avvalsa di lavoratori «della sua società madre comasca». Insomma, tutti elementi che hanno spinto la seconda Corte di diritto pubblico del TF a stabilire che alla base non vi fosse «un’attività reale, effettiva e duratura». Condizione imprescindibile per giustificare il rilascio di permessi G.

Il precedente
Il caso ricorda da vicino una vicenda, emersa sempre da una sentenza dell’Alta Corte federale del 10 agosto 2021, con al centro ben 16 frontalieri assunti da una società bucalettere. In quel caso, gli accertamenti avevano svelato che l’impresa in questione impiegava molti frontalieri precedentemente assunti da una società con sede a Milano, dalla quale erano stati licenziati per poi venir riassunti in Ticino. Inoltre, altra analogia, la ditta edile ticinese aveva inizialmente la propria sede in una fiduciaria. E il Tribunale federale aveva concluso che un monolocale e due furgoni erano un po’ poco per giustificare un’attività reale.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Basso Mendrisiotto unito: si accendono i motori

Basso Mendrisiotto unito: si accendono i motori

Il Consiglio di Stato ha avviato la procedura aggregativa tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo Istituita una Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto concreto – Questa fase avrà una durata di 18 mesi

Definire «spedito» l’avanzare del progetto forse è esagerato. L’incedere dell’iniziativa è tuttavia deciso e ininterrotto e, soprattutto in questa ultima fase, rettilineo.

A fare un (altro) deciso passo avanti è stato nelle scorse ore il progetto aggregativo del Basso Mendrisiotto. L’auspicato da più parti matrimonio a cinque tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo ha infatti incassato l’approvazione del Consiglio di Stato, entrando in una nuova fase. Nello specifico ad essere stata accolta dall’Esecutivo cantonale è l’istanza aggregativa sottoscritta dai cinque Municipio e inoltrata al Cantone a inizio agosto (vedi CdT del 2 agosto). «Il Consiglio di Stato – si legge in una nota – ha avviato la procedura di aggregazione tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni».

Sindaci e petenti
A comporre la Commissione sono i sindaci dei cinque Comuni coinvolti Luca Pagani ( Balerna), Stefano Coduri ( Breggia), Bruno Arrigoni (Chiasso), Claudia Canova ( Morbio Inferiore) e Marco Rizza (Vacallo), a cui si aggiunge Edy Muscionico in qualità di rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme che aveva portato Balerna a rientrare nel progetto (dopo che il Municipio si era chiamato fuori). Il loro compito è di elaborare un progetto aggregativo, sfruttando anche gli approfondimenti già fatti finora. Potranno inoltre «avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali».
Quanto durerà questa fase? Lo abbiamo chiesto a Marzio Della Santa, a capo della Sezione degli enti locali: «I tempi sono difficili da stimare, ma direi almeno un anno e mezzo – esordisce –. Il materiale già raccolto nelle fasi preliminari potrebbe agevolare il processo, ma i tempi potrebbero dilatarsi ad esempio se emergessero vedute diverse». Parole, queste, che permettono di comprendere che i tempi del « matrimonio» non saranno brevi. A maggior ragione perché l’iter verso l’aggregazione è articolato e si compone ancora di svariate tappe. «Quando il progetto sarà pronto dovrà essere approvato dal Consiglio di Stato e, in seguito, sottoposto ai Legislativi comunali che dovranno preavvisarlo – illustra il nostro interlocutore –. Poi toccherà ai Municipi prendere posizione. Sulla base di queste prese di posizione singole il Consiglio di Stato stabilirà poi il progetto aggregativo da sottoporre a votazione popolare e naturalmente la data».
Se il matrimonio resterà a cinque è quindi difficile stabilirlo. Ad oggi nulla sembra escluso, né che a un certo punto un Comuneabbandoni il progetto, né che qualcuno rientri in corsa da una porta di servizio. La storia ticinese, anche piuttosto recente, insegna che le carte sul tavolo possono cambiare rapidamente.Stravolgimenti però sembrano in ogni caso difficili: «Non ci sono regole fisse – ci dice a questo proposito Della Santa –. Il perimetrodell’aggregazione di per sé è in ogni caso quello fissato dal Consiglio di Stato, un’eventuale modifica spetterebbe quindi a lui. I Comuni hanno comunque avuto tempo e modo di aderire al progetto, quindi vedo difficile che un nuovo Comune si possa ancora proporre».

Come si chiamerà?
Ora che la procedura di aggregazione è formalmente avviata a partire può essere anche un altro processo. Al momento più leggero: il «toto-nome». Come si chiamerà il futuro Comune aggregato? Alcune ipotesi sono già circolate (Grande Chiasso? Basso Mendrisiotto?), ma per ora sembrano essere solo speculazioni. « Sarà la Commissione di studio a proporre il nome e potrà essere anche più di uno – conclude Della Santa –. Tutte le proposte saranno inoltre vagliate da due commissioni, una federale e una cantonale. La scelta spetterà poi all’assemblea popolare».

Le tappe passate
Dal futuro, al passato, per ripercorrere il percorso già fatto da questo progetto. Nella nota diffusa nelle scorse ore si legge: «Nell’estate del 2021 il Municipio di Vacallo ha promosso un primo incontro tra Municipi e Sezione degli enti locali per una discussione sull’ipotesi aggregativa tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo. A seguito di questa iniziativa, dopo alcuni incontri e scambi anche a livello regionale, è stato avviato uno studio preliminare volto a identificare e condividere gli elementi qualificanti del potenziale di sviluppo del Basso Mendrisiotto, che ha portato a organizzare dei workshop e dei gruppi di lavoro ed elaborare una documentazione di approfondimento. Nel frattempo il Comune di Novazzano ha ritenuto di non proseguire mentre a Balerna alcuni cittadini hanno promosso una raccolta firme nel Comune per chiedere l’avvio di una formale procedura di aggregazione nel comprensorio, iniziativa dichiarata riuscita dal Municipio a inizio marzo 2023. Conclusi i lavori preparatori, i Municipi di Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo unitamente al rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna hanno sottoscritto l’istanza di aggregazione tra i cinque Comuni, trasmessa al Governo nelle scorse settimane».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 settembre 2023 del Corriere del Ticino

(Immagine: www.vacallo.ch)

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:1891029

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 27 settembre 2023 de Il Quotidiano

Basso Mendrisiotto: avviata la procedura di aggregazione e istituita la Commissione di studio

Basso Mendrisiotto: avviata la procedura di aggregazione e istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha avviato la procedura di aggregazione tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni. La Commissione è composta dai rispettivi sindaci e da un rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna.

Nell’estate del 2021 il Municipio di Vacallo ha promosso un primo incontro tra Municipi e Sezione degli enti locali per una discussione sull’ipotesi aggregativa tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo. A seguito di questa iniziativa, dopo alcuni incontri e scambi anche a livello regionale, è stato avviato uno studio preliminare volto a identificare e condividere gli elementi qualificanti del potenziale di sviluppo del Basso Mendrisiotto, che ha portato a organizzare dei workshop e dei gruppi di lavoro ed elaborare una documentazione di approfondimento. Nel frattempo il Comune di Novazzano ha ritenuto di non proseguire mentre a Balerna alcuni cittadini hanno promosso una raccolta firme nel Comune per chiedere l’avvio di una formale procedura di aggregazione nel comprensorio, iniziativa dichiarata riuscita dal Municipio a inizio marzo 2023.  
Conclusi i lavori preparatori, i Municipi di Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo unitamente al rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna hanno sottoscritto l’istanza di aggregazione tra i cinque Comuni, trasmessa al Governo nelle scorse settimane.  
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza nominando nel contempo la Commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo. Come da designazione dei rispettivi Municipi e del Gruppo promotore, quest’ultima è composta da:

per il Comune di Balerna Luca Pagani, Sindaco
sostituto: Alberto Benzoni, Vice-Sindaco
per il Comune di Breggia Stefano Coduri, Sindaco 
sostituta: Mariella Maghetti, Vice-Sindaco
per il Comune di Chiasso Bruno Arrigoni, Sindaco
sostituto: Davide Dosi, Vice-Sindaco
per il Comune di Morbio Inferiore Claudia Canova, Sindaco
sostituto: Giorgio Agustoni, Vice-Sindaco
per il Comune di Vacallo Marco Rizza, Sindaco
Andrea Rigamonti, Vice-Sindaco
per il Gruppo promotore raccolta firme Edy Muscionico
sostituto: Fabio Canevascini

 La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.balerna.ch)

La fusione ‘una maratona da correre insieme’

La fusione ‘una maratona da correre insieme’

Pochi interventi durante la prima serata informativa

«Finanziariamente parlando siamo due zoppi, ma uno di noi ha la gamba sinistra che traballa e l’altro la destra. Non correremo mai come i più veloci ma almeno parteciperemo alla maratona senza cadere». È con quest’immagine che lunedì sera il sindaco di Bodio Stefano Imelli ha evidenziato la situazione finanziaria del suo Comune e di Giornico nell’ambito della serata informativa rivolta alla popolazione riguardo al progetto aggregativo dei due enti locali. All’appuntamento, tenutosi nella sala multiuso di Bodio, hanno preso parte un’ottantina di persone oltre ad autorità comunali, rappresentanti della Sezione degli enti locali e il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. Una serata che si è svolta senza particolari sussulti e con soltanto un paio di interventi da parte del pubblico. Illustrando la situazione dei Comuni, dopo la metafora podistica, Imelli ha evidenziato una particolare tendenza: ci sono anni in cui uno dei due Comuni chiude registrando degli utili e l’altro una perdita e anni in cui lo stesso Comune chiude con un disavanzo e l’altro con un avanzo. «Se allarghiamo la base fiscale, questi squilibri potranno diminuire e il Municipio potrà pensare anche a strategie di rilancio e non solo al contenimento della spesa». Una constatazione di fondo, evidenziata anche nel rapporto firmato il 15 maggio dalla Commissione aggregativa, che si basa sulla necessità della fusione tra i due Comuni dopo il tentativo fallito di varare l’unione a quattro con Personico e Pollegio, i cui abitanti nel novembre 2021 si sono espressi negativamente in votazione consultiva. I cittadini di Bodio e Giornico saranno chiamati a esprimersi in merito al nuovo progetto domenica 26 novembre e se la fusione verrà approvata la corrente legislatura verrà prolungata di un anno e le prime elezioni del nuovo Comune si terranno nell’aprile 2025. Il nuovo ente locale avrà 1’700 abitanti, si chiamerà Giornico e avrà sede amministrativa a Bodio. Il Municipio sarà formato da cinque membri e il Consiglio comunale da 25. Tra le perplessità emerse durante la serata vi è il fatto che la fusione potrà limitare l’autonomia dei Comuni; malcontento è stato espresso anche riguardo alla scelta del nome: «Si era trovato Sassi Grossi per l’unione a quattro ma a due questo nome non va più bene, peccato. Non trovo giusto aver scelto Giornico», ha osservato una cittadina. Il direttore delle Istituzioni, riguardo all’autonomia ha fatto presente che talvolta il Cantone è obbligato a porre dei limiti perché deve a sua volta sottostare a Leggi federali. Quanto al nome del nuovo ente locale Gobbi ha fatto presente che vi è un certo margine di manovra e a ha ricordato il caso del Comune Terre di Pedemonte che era nato inizialmente in votazione come Tre Terre ed era stato modificato in un secondo momento.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 settembre 2023 de La Regione

‘Esercito, giusta direzione anche per il Ticino’

‘Esercito, giusta direzione anche per il Ticino’

Il presidente della Società ticinese degli ufficiali Manuel Rigozzi promuove la strategia presentata dal Comandante di corpo Thomas Süssli

«La strategia formulata dal Comandante di corpo Thomas Süssli va sicuramente nella direzione giusta, sono proposte logiche e condivisibili». A colloquio con ‘laRegione’ il presidente della Società ticinese degli ufficiali, il colonnello SMG Manuel Rigozzi , analizza e commenta le priorità strategiche per l’esercito recentemente presentate da Süssli, con i 13 miliardi di franchi di investimenti necessari per la prima fase dal 2024 al 2031. Una strategia che verte su tre pilastri: sviluppo delle capacità militari in modo adattivo, utilizzo del progresso tecnologico, rafforzamento della cooperazione internazionale. Pilastri che, guardando anche alla cifra che richiedono, Rigozzi riassume così: «Meglio investire nella sicurezza che dipendere da altri».

Andando nello specifico: si va nella direzione giusta dice, vuol dire che si è davvero provato a risolvere le principali urgenze da lei spesso rimarcate?
Penso proprio di sì. Lo sviluppo delle capacità militari in modo adattivo ha il fine di adeguare le misure di intervento in maniera efficace ed efficiente. Lo sfruttamento delle opportunità date dal progresso tecnologico, quindi anche la robotica e l’intelligenza artificiale, hanno lo scopo di aumentare tanto sia le prestazioni, sia le possibilità di azione per militi e reparti. Per quanto concerne il rafforzamento della cooperazione internazionale sgombriamo il campo, nessuno parla di adesione alla Nato o di abbandonare il principio di neutralità. Ma come ho più volte detto non dobbiamo essere così ciechi da pensare di essere un’isola in mezzo all’Europa senza avere interazioni con i Paesi a noi vicini. Questa strategia per me è davvero positiva, perché finalmente rafforza le capacità di difesa e risponde sia all’obiettivo di compensare le lacune che abbiamo ancora in termini di equipaggiamento, effettivi e sistemi, sia alla possibilità di migliorare le prestazioni. Si parla di 13 miliardi di franchi, la domanda da porci è il valore anche economico che vogliamo dare alla nostra sicurezza: all’ultima assemblea della Stu ho rimarcato l’importanza di portare il budget per l’esercito all’1% del Pil, quando le linee guida dei Paesi Nato prevedono almeno il 2% e con potenze come gli Stati Uniti che arrivano al 4%, la Cina al 7,2% e la Russia al 9,2%. L’Ucraina, per difendersi dalla guerra di aggressione, ha speso tra soldi suoi e aiuti esteri 44 miliardi. Noi svizzeri siamo un popolo pacifico da oltre 500 anni, nessuno desidera guerre nel nostro Paese. Ma non dobbiamo fare l’errore di sottovalutare le emergenze. C’è qualche inguaribile ottimista che pensa che in questi casi i Paesi vicini potrebbero aiutare, ma di regola nei momenti di crisi ognuno pensa prima a sé stesso. E anche se fosse pensato un aiuto, non oso pensare a quale prezzo.

Le priorità fissate da Süssli possono avere un riverbero anche per il Ticino, considerando comunque che i rapporti sono già buoni e la presenza è di tutto rilievo?
Parto proprio da quanto dice, ricordando che il Ticino negli ultimi anni ha sempre beneficiato di importanti investimenti da parte dell’esercito, basti pensare al Comando forze speciali di Isone, o al Centro logistico del Monte Ceneri, la base aerea di Magadino e le scuole sanitarie di Airolo. Ma oltre a questo, non dimentichiamo che gli investimenti sono anche immobiliari e hanno dato lavoro alle aziende locali. Detto questo, ci sono ben tre corpi di truppa di lingua italiana: il Battaglione fanteria di montagna 30, il Gruppo d’artiglieria 49 e il Battaglione di salvataggio 3. Se consideriamo la riduzione dell’esercito effettivo, in circa dieci anni, da 600mila a 100mila possiamo osservare una situazione di privilegio. È una premessa forse lunga ma necessaria, perché serve a consolidare l’ottimismo verso questo orientamento strategico dal momento che come ha ricordato anche lei i rapporti tra Ticino e Berna nell’ambito militare sono eccellenti, grazie al grande legame con il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi e il vicepresidente nazionale della Società svizzera degli ufficiali colonnello Mattia Annovazzi. Il fatto stesso che gli ufficiali ticinesi, me compreso, siano spesso a Berna o partecipino attivamente agli incontri nazionali fa sì che i colleghi confederati ci guardino con grande positività. Vede, a volte in Ticino ci si lamenta di non avere la visibilità che si vorrebbe… noi siamo andati a cercarcela e prendercela, proattivi e convinti. La conseguenza è che il Comandante di corpo Süssli è venuto più volte in Ticino, non da ultimo incontrando anche imprenditori e capitani d’azienda per promuovere l’esercito e far capire loro, a volte provenienti dall’estero e poco avvezzi all’importanza del militare, che questa carriera porta non solo teoria a un buon manager, ma anche capacità pratica. E anche il mondo economico ticinese può sfruttare questa strategia, perché se si parla di robotica e intelligenza artificiale si parla di potenziale da sviluppare e posti di lavoro di qualità.

Detto dei rapporti con Berna, la situazione dell’esercito in Ticino com’è? All’ultima assemblea della Stu lei parlò di ‘concorrenza sleale’ del servizio civile, facendo discutere non poco.
La situazione, usando un eufemismo, è complessa e difficile. Il sistema di milizia è basilare, in quanto un esercito di soli professionisti non sarebbe praticabile per motivi di costo e culturali. Ma questo sistema implica vi sia una sostituzione di militi che terminano l’obbligo di servizio con militi giovani. Ebbene, persone che in tempi non sospetti avrebbero prestato servizio militare possono scegliere di passare al servizio civile con compiti che vengono addirittura certificati come esperienza lavorativa e possono dare vantaggi nelle iscrizioni alle Scuole universitarie professionali. E questa, confermo, è concorrenza sleale. Mi sono capitati diversi giovani che si e mi chiedevano ‘ma chi me lo fa fare’, perché col servizio civile non si prendono ordini. Non entro nei casi personali e nelle scelte, ma il problema sta nel vedere davvero quanti fanno questa scelta per motivi di coscienza e quanti di vantaggio. Sarò provocatorio, ma è così. Se il parlamento approverà la strategia e realizzerà gli obiettivi strategici cosa potremo fare se mancheranno effettivi? Avremo i sistemi giusti, le tecnologie, ma non le persone. Il servizio civile è sicuramente utile alla comunità, ma non dovrebbe minare le basi della nostra politica di sicurezza che sono assicurate dalla Costituzione. Qualcuno lamenta casi di pecore nere o situazioni individuali che hanno visto coinvolto l’esercito, ma fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato. In questo, come in altri casi.

E come si può rendere, quindi, attrattiva la scelta del servizio militare?
Il servizio militare permette a noi italofoni di conoscere meglio le altre culture e lingue nazionali, e apprendere i valori trasmessi dall’esercito: spirito di servizio, collegialità e solidarietà. Fondamentale tra i Cantoni, allo stesso modo se vissuta in forma di camerateria da commilitoni di diversa estrazione sociale e culturale. In questo mondo sempre più individualista si impara che l’interesse personale è sempre subordinato a quello collettivo. Questi sono valori che, assieme allo spirito di servizio, portano il nostro servizio a essere fondamentale per la difesa e per la crescita anche personale di chi lo assicura.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 settembre 2023 de La Regione

Tutti per uno (Losone), uno per tutti (i comuni)

Tutti per uno (Losone), uno per tutti (i comuni)

Una quarantina di losonesi ha preso parte al laboratorio previsto nell’ambito del progetto pilota ‘Bilancio partecipato della qualità di vita’
Uno spazio aperto nel quale potersi esprimere in totale libertà e soprattutto essere ascoltati, mettendo il proprio vissuto e la propria sensibilità al servizio del proprio comune. E persino di molti altri.

È l’esperienza vissuta sabato mattina da una quarantina di cittadini di Losone, che si è ritrovata presso le Scuole elementari e hanno preso parte al laboratorio previsto nell’ambito del progetto pilota “Bilancio partecipato della qualità di vita residenziale” (parte integrante del più ampio progetto di “Buon Governo locale”), sviluppato dalla Sezione enti locali (Sel) del Dipartimento del territorio, in collaborazione con la Supsi, Consultati Sa e con il supporto dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale. Un’iniziativa – promossa evidentemente dal Municipio di Losone oltre che dal Cantone – che mira, attraverso la collaborazione tra autorità, cittadini (dai 15 anni in su) e realtà (aziende) locali, a coinvolgere maggiormente queste due ultime categorie nella politica comunale, al fine di tracciare un bilancio appunto della qualità della vita delle persone residenti a Losone – così come a Tresa, l’altro Comune ticinese coinvolto nel progetto pilota, dove i cittadini si riuniranno sabato prossimo – e della relativa sostenibilità, favorendo allo stesso tempo una maggiore consapevolezza e responsabilità individuale nei confronti delle politiche promosse dagli organi comunali. Nel bilancio confluiranno tutte le sensazioni, le opinioni e le esigenze della popolazione, che messe a confronto con i dati statistici, offriranno l’opportunità – sotto forma ad esempio di raccomandazioni utili a migliorare la qualità di vita e la relativa sostenibilità – per indirizzare la politica comunale. Il tutto, porterà poi alla realizzazione di uno specifico manuale, che sarà messo a disposizione di tutti i Comuni, in modo da permettere loro di intraprendere lo stesso tipo di esperienza.

Ottima rispondenza e grado di soddisfazione generale molto alto
Un processo in più fasi apertosi, nel caso di Losone, lo scorso 31 maggio con una serata informativa pubblica e proseguito attraverso la compilazione da parte dei losonesi di un sondaggio mirato, per provare a tracciare il perimetro della qualità di vita residenziale. Ed è proprio partendo da quanto emerso nelle risposte dei cittadini, che si è sviluppata la mattinata di sabato.
«Il numero dei sondaggi pervenuti dalla popolazione di Losone è andato al di là delle nostre aspettative: oltre 1’200 (più del 18 per cento della popolazione totale, ndr) sono stati i cittadini che hanno voluto darci la loro opinione – ha sottolineato il sindaco del comune della sponda destra della Maggia Ivan Catarin –. Segno questo che c’è un desiderio diffuso da parte dei losonesi di avere uno scambio virtuoso con le Istituzioni. Ci fa anche piacere che le opinioni emerse dai sondaggi, hanno riportato un quadro tutto sommato positivo del vivere a Losone e del rapporto con il territorio e con il nostro Comune». Ed effettivamente per la maggior parte delle dodici dimensioni di qualità di vita toccate nel sondaggio, i losonesi hanno espresso un grado di soddisfazione molto alto. Addirittura del 95 per cento per il macrotema Ambiente, seguito a ruota da Lavoro, Salute, Sicurezza personale e Situazione abitativa (tutti al 93%). Ottimo anche il 92 per cento dei Servizi privati di pubblica utilità, mentre si scende – pur rimanendo a buoni livelli – per quel che riguarda ad esempio Istruzione (89%), Conciliabilità lavoro/vita privata (85%), Relazioni sociali, cultura e tempo libero (83%) e Impegno civico (77%). Ed è proprio su questi ultimi tre temi (oltre a quello ambientale) che si è concentrata la mattina di lavoro.

Tra le priorità un luogo d’incontro e un servizio extrascolastico
Dopo l’introduzione del capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa («Fa piacere vedere cittadini che hanno voglia di svolgere il proprio ruolo attivamente, la democrazia è sì un diritto ma anche un dovere fondamentale per il nostro sistema») e del direttore di Consultati Marcello Martinoni, i presenti si sono divisi in gruppi (con più rotazioni) per analizzare le quattro tematiche selezionate, individuandone le problematiche e soprattutto delle possibili soluzioni, poi in parte discusse tutti assieme. Ecco quindi che è ad esempio emersa la mancanza, sul territorio di Losone, di una vera e propria piazza e il desiderio, se non la richiesta, di uno spazio nel quale incontrarsi e tessere relazioni. A tal proposito qualcuno ha suggerito di ricavarlo vicino alla nuova casa anziani, qualcun altro nella zona della casa comunale in costruzione, magari al posto del vecchio edificio, il cui destino (abbatterlo o no?) è stato anche al centro di molte discussioni. A tal proposito, è emersa anche la volontà dei cittadini (che hanno espresso comunque grande fiducia nelle istituzioni) di venir informati maggiormente e con più chiarezza delle attività del Comune (vita politica in primis, ma anche eventi) e in generale di venir coinvolti maggiormente, con un occhio di riguardo per i giovani. Altro tema forte emerso (oltre a quello della gestione del traffico e del trasporto pubblico), la necessità di un servizio di accudimento extrascolastico comunale (ora assente, ma al quale il Municipio sta già lavorando), con nello specifico una buona flessibilità per le famiglie a livello ad esempio di frequenza alla mensa.

‘Mattinata riuscita’ per gli organizzatori, che ora preparano un vademecum
«La mattinata è decisamente riuscita, ho visto dei cittadini desiderosi di apportare il loro contributo e di poter assumere un ruolo sempre più attivo nel loro Comune – ancora Della Santa –. L’attitudine è dunque stata quella giusta e questo ha portato anche a ottimi risultati rispetto all’obiettivo che ci eravamo posti. Inoltre abbiamo ricevuto preziose indicazioni a livello dell’organizzazione di un tale laboratorio, che utilizzeremo già per affinare il tutto in quel di Tresa».
I prossimi passi prevedono «da un lato per i due Comuni coinvolti direttamente verrà redatto un rapporto conclusivo, che conterrà quanto emerso tra sondaggio e laboratorio e che verrà presentato in un’ultima serata aperta al pubblico. Parallelamente verrà sviluppato una sorta di manuale per mettere a disposizione di tutti i Comuni (o dei consulenti che lavorano per loro) uno strumento da utilizzare, per chi lo vorrà, per migliorare la qualità di vita dei propri cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 settembre 2023 de La Regione