Ohibò, per la sicurezza investiamo il giusto

Ohibò, per la sicurezza investiamo il giusto

Raffronto intercantonale. Ma non si diceva che in Ticino si spende troppo?

In Ticino spendiamo troppo per la sicurezza e per la difesa? Una domanda alla quale spesso la Sinistra, ma anche forze di centro, hanno sempre dato per scontato una risposta affermativa: “sì spendiamo troppo!”. E invece la realtà delle cose è differente. Sentiamo il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Il Gran Consiglio aveva chiesto nell’ambito del decreto legislativo sul preventivo 2023 l’allestimento di un rapporto per confrontare quanto spende il Ticino rispetto agli altri Cantoni elvetici. Il rapporto, stando al Corriere del Ticino, è ora giunto nelle mani dei deputati della commissione gestione e finanze. Ebbene, tolta la spesa per la formazione che è inferiore alla media intercantonale – soltanto la voce che riguarda “Ordine e sicurezza, difesa” si allinea a quanto spendono gli altri Cantoni. Tutte le altre otto categorie di spesa presentano un’uscita media superiore. Non dovevamo certo attendere tale rapporto per dire che la spesa è adeguata, in particolare in rapporto al grado di sicurezza che siamo riusciti a raggiungere nel nostro Cantone”.
Alla faccia di chi invece – soprattutto in campagna elettorale – ha spesso criticato quanto il Dipartimento delle istituzioni spende per assicurare la sicurezza in Ticino. “Criticare è sempre lecito e spesso è giusto se si entra in una dialettica costruttiva. È sempre stato il mio modo di procedere e continuerò sempre in tale direzione. La critica diventa invece inopportuna quando viene mossa per partito preso. E questo è uno dei problemi del nostro mondo politico. Un peccato, perché si perdono forze e risorse inutilmente”, afferma il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.
“Secondo i calcoli riportati dal citato rapporto in mano ai deputati della Commissione gestione e finanze, il Cantone e i Comuni spendono 1’190 franchi all’anno per l’ordine, la sicurezza e la difesa. Ci si può chiedere si siano troppi o troppo pochi. Oggi possiamo dire che sono “giusti”, anche se intendiamo comunque guardare criticamente la spesa, in particolare rivedendo l’organizzazione sul territorio dei servizi di sicurezza (polizia e protezione civile). Una spesa comunque giusta, soprattutto se pensiamo che il Ticino è un Cantone di frontiera con i problemi che questo comporta in particolare per rapporto alla sicurezza e alla migrazione; siamo poi l’unico al sud delle Alpi e di lingua italiana, con un elevato numero di lavoratori transfrontalieri e con un’importante presenza di turisti. In fin dei conti, il Ticino è un Cantone di quasi 500mila abitanti tra residenti, frontalieri e turisti”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 2 luglio 2023 de Il Mattino

 

 

Gobbi contrario al pedaggio: ‘Sarebbe un brutto segnale’

Gobbi contrario al pedaggio: ‘Sarebbe un brutto segnale’

È quanto ha affermato alla giornata della costruzione
Il direttore del Dipartimento istituzioni durante la giornata della costruzione organizzata dalla Ssic: ‘Passerebbe il messaggio che il Ticino è un cantone diverso dagli altri’.

«Si parla tanto di intensificare le collaborazioni, anche economiche, tra Ticino e Svizzera interna. Ecco, un eventuale pedaggio al San Gottardo sarebbe un segnale negativo. Passerebbe l’idea di un Ticino che è una regione staccata dalla Svizzera». È quanto pensa Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), a proposito della proposta – avanzata nelle scorse settimane a livello federale e che secondo un sondaggio è condivisa da quasi il 70% dei cittadini – di introdurre un pagamento per attraversare le Alpi. «Sarebbe anche una difficoltà per la nostra economia cantonale», ha affermato il direttore del Di durante la giornata della costruzione, organizzata ieri al Lac di Lugano dalla Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic).

Lardi: ‘Non chiediamo sussidi, ma un sistema più snello’
Prima di guardare verso meridione, il mondo economico ticinese deve cercare di intensificare i suoi rapporti con il resto della Svizzera. È il messaggio che ha voluto lanciare Gian-Luca Lardi, presidente centrale della Ssic. «Il Ticino ha le sue caratteristiche, certo, come anche altre regioni della Svizzera», ha detto il presidente della Ssic alle centinaia di impresari e rappresentanti di associazioni presenti, molti dei quali arrivati dal Nord delle Alpi. «In futuro nel nostro Paese ci saranno 10 milioni di abitanti, che ci piaccia o no. Serve quindi avere più spazio e pensare a come sviluppare la mobilità. Il potenziale c’è, ma anche la politica fa la sua parte. Quello che chiediamo non sono sussidi, ma un sistema più snello per poter fare impresa». Tema al centro della giornata: la difficoltà di trovare manodopera qualificata. «È un problema serio, che ci mette in difficoltà come anche l’aumento dei costi delle materie prime – ha detto Lardi –. E in futuro il rischio è che questa penuria di profili qualificati continui ad aumentare».

Gobbi: ‘I problemi di liquidità aprono la strada alle infiltrazioni mafiose’
Difficoltà economiche che, come ha voluto sottolineare Gobbi, «possono aprire la strada a infiltrazioni mafiose nel settore. Quando manca liquidità la criminalità può trovare terreno fertile». L’invito del direttore del Di è quindi a essere vigili. «Oggi i criminali si presentano in giacca e cravatta, occorre quindi lavorare insieme per ridurre i rischi». Durante la giornata ha portato i suoi saluti, tramite un videomessaggio, anche il consigliere federale Guy
Parmelin, che ha voluto ricordare l’importanza del settore delle costruzioni. «È uno dei pilastri della nostra economia e della nostra prosperità». A proposito della carenza di lavoratori qualificati, Parmelin ha spiegato che «il problema non può essere risolto solo dallo Stato, è tutto il sistema che deve impegnarsi per risolvere la questione».

Lo studio: il divario tra domanda e offerta rischia di aumentare
Il tema della carenza di manodopera è stato anche oggetto di uno studio commissionato dalla Ssic al centro di competenze Demografik. Scopo della ricerca: elaborare una previsione della domanda e dell’offerta di personale qualificato fino al 2040 e valutare in che modo delle misure mirate potrebbero compensare questa carenza. “Se gli sviluppi attuali continueranno di questo passo e non verranno prese delle misure, si apriranno grandi divari tra il fabbisogno e l’offerta di personale”, afferma lo studio. Parlando in cifre: oggi il settore principale delle costruzioni ha bisogno di 31’800 lavoratori qualificati, nel 2040 ne serviranno 33’750. La carenza è ora del 6,6%, nel 2040 sarà invece del 16,6% (pari a 5’600 professionisti). Un elemento determinante – afferma lo studio – è quello del pensionamento, nei prossimi anni, dei cosiddetti ‘baby-boomer’. Tra le misure indicate per contrastare questa carenza: aumentare il numero di persone provenienti da altri percorsi professionali nella funzione di caposquadra, capomuratore e conduttore di lavori edili; ridurre il tasso di uscite dal settore tra i giovani lavoratori; aumentare gli apprendisti muratori. “Un altro approccio – afferma lo studio – è quello di ridurre la necessità di personale qualificato, aumentando la produttività”.

Da www.laregione.ch

Divisione territoriale 3, è il momento del cambio al vertice

Divisione territoriale 3, è il momento del cambio al vertice

Ha avuto luogo sul passo del Lucomagno, durante una suggestiva e tradizionale cerimonia militare, il cambio della guida della divisione territoriale 3. Il divisionario Lucas Caduff ha infatti rimesso il comando che, dal 1° luglio, passerà al brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà contemporaneamente promosso al grado di divisionario. Caduff ha rimesso lo stendardo della divisione al suo superiore, il capo del comando operazioni – comandante di corpo Laurent Michaud, che lo ha successivamente riposto nelle mani di Dattrino.
Caduff, che ha ricoperto questo incarico negli ultimi sette anni, ha commentato: «Ogni bella esperienza giunge al termine». Alla fine del mese di luglio andrà al beneficio della pensione.
La divisione territoriale 3 è una grande unità il cui settore coincide con i confini politici dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino. Non è un caso che la cerimonia del trapasso del comando si sia tenuta sul passo del Lucomagno, alla presenza di autorità militari, politiche e dello stato maggiore della divisione. La Valle di Blenio e la Surselva storicamente hanno rappresentato una delle roccaforti del Ridotto Nazionale del Generale Guisan. Inoltre il luogo, in qualità di confine fra la Svizzera romancia e il Canton Ticino, ben rappresenta il passaggio fra il sursilvano Caduff e il ticinese Dattrino.
«Lascio al mio successore una divisione in buona salute» aggiunge Caduff. «So che non ci si aspetta che dica altro, ma le prove di questa mia convinzione le ha mostrate lo scorso anno l’esercitazione internazionale ‘ODESCALCHI’, durante la quale le truppe subordinate alla divisione territoriale 3 hanno dimostrato la loro competenza e preparazione».
Dattrino conosce bene l’unità che andrà a comandare: in passato ne è stato infatti il capo operazioni e il capo dell’impiego sussidiario di sicurezza a favore del Canton Grigioni durante il WEF di Davos. «Sono felice che il Consiglio Federale e il Capo dell’Esercito mi abbiano concesso l’onore di essere il prossimo comandante della divisione territoriale 3. Non vedo l’ora di continuare l’ottimo lavoro dei miei predecessori, fra i quali non possono non ricordare l’ultimo comandante ticinese: il compianto divisionario Roberto Fisch».

Da www.tio.ch

(Immagine: Terzaghi /div ter 3)

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16360705

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 29 giugno 2023 de Il Quotidiano

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Maurizio Dattrino nuovo comandante della divisione territoriale 3

Dal primo luglio sostituirà il divisionario Lucas Caduff alla testa delle forze militari congiunte dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino.
Sul passo del Lucomagno durante una suggestiva e tradizionale cerimonia militare, il divisionario Lucas Caduff ha rimesso il comando della divisione territoriale 3. Dal 1. luglio il testimone passerà al brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà contemporaneamente promosso al grado di divisionario. «Ogni bella esperienza giunge al termine». Sono queste le parole utilizzate dal divisionario Caduff per sintetizzare gli ultimi sette anni della sua attività professionale quale ufficiale di carriera dell’Esercito svizzero. Alla fine del mese di luglio andrà al beneficio della pensione.
Nel corso di una tradizionale cerimonia, oggi pomeriggio il divisionario ha rimesso lo stendardo della divisione al suo superiore, il capo del comando operazioni – comandante di corpo Laurent Michaud, che lo ha successivamente riposto nelle mani del brigadiere Maurizio Dattrino, che dal 1. luglio sarà alla testa della grande unità il cui settore coincide con i confini politici dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino.
Non è un caso se la cerimonia del trapasso del comando della divisione territoriale 3 si è tenuta sul passo del Lucomagno, alla presenza di autorità militari, politiche e dello stato maggiore della divisione. Seppur non di importanza strategica come l’asse del San Gottardo, la Valle di Blenio e la Surselva, storicamente hanno rappresentato una delle roccaforti del Ridotto Nazionale del Generale Guisan. L’occhio allenato di chi transita sulla strada del passo può ancora oggi individuare le desuete postazioni protette a ridosso dell’ospizio. «Sono felice che il Consiglio Federale e il Capo dell’Esercito mi abbiano concesso l’onore di essere il prossimo comandante della divisione territoriale 3. Non vedo l’ora di continuare l’ottimo lavoro dei miei predecessori, fra i quali non possono non ricordare l’ultimo comandante ticinese: il compianto divisionario Roberto Fisch» ha sottolineato il futuro divisionario Dattrino che da quando entrerà in servizio sarà il più alto graduato ticinese. Alla cerimonia sul Passo del Lucomagno ha anche presenziato il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 giugno 2023 del Corriere del Ticino
Polizia cantonale: nominata la prima donna ufficiale

Polizia cantonale: nominata la prima donna ufficiale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta di ieri Bernadette Rüegsegger quale prima donna al grado di ufficiale della Polizia cantonale. Bernadette Rüegsegger dirigerà con il grado di capitano i Servizi Generali. Servizi che assicurano il supporto specialistico, tecnico, logistico, amministrativo e legale alle attività del Corpo di Polizia cantonale; i vari servizi gestiscono le risorse umane e finanziarie, di controllo strategico e di qualità nonché sostengono i reparti operativi, l’agevolazione delle procedure e l’ottimizzazione dell’impiego di mezzi e risorse. La signora Rüegsegger assumerà la funzione ricoperta da Elia Arrigoni, nel frattempo nominato e operativo a capo della Sezione della circolazione.

Bernadette Rüegsegger, classe 1979 madre di un figlio e una figlia, dopo aver conseguito la licenza in diritto nel 2007 all’Università di Zurigo ha completato la sua formazione ottenendo una specializzazione in scienze forensi (nel 2011 il Certificato e nel 2013 il Master in Advanced Studies in Forensics) alla Hochschule di Lucerna. Una volta conclusi gli studi, dopo aver svolto due anni di pratica giudiziaria e una prima esperienza professionale, nel 2009, è entrata alle dipendenze del Ministero pubblico di Zurigo (Zürich-Limmat) in veste di segretaria giudiziaria e assistente procuratrice. Nel 2011 è invece passata, già quale Procuratrice pubblica, al Ministero pubblico di Winterthur dove è rimasta fino al 2014 per poi divenire Procuratrice pubblica al Ministero pubblico del Canton Zurigo. Dal 2018 è stata nominata Capo settore Servizio giuridico della Polizia cantonale con il ruolo di funzionario dirigente, mentre nel 2019 ha conseguito il brevetto di avvocato. Bernadette Rüegsegger, oltre a essere perfettamente bilingue in italiano e tedesco, dispone di un Certificate of Proficiency in inglese.

Il Consiglio di Stato formula a Bernadette Rüegsegger i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno della Polizia cantonale.

Un ufficio mobile della Polizia

Un ufficio mobile della Polizia

Il IV° Reparto Gendarmeria Locarnese organizza 7 giornate sul territorio per un contatto diretto con la popolazione e i turisti. Grazie all’Ufficio mobile potranno essere effettuate pratiche d’ufficio, quali denunce di furto, smarrimento o altro. Non si tratta solo di uno sportello di Polizia mobile, ma di un vero punto d’informazione dove si prenderà contatto con i cittadini, raccogliendo segnalazioni o ricevendo suggerimenti tramite un sondaggio. Ecco il calendario: 27.6 a Maggia dalle 9.30 alle 12 e a Bignasco dalle 13 alle 16.30. Martedì 11.7 a Intragna dalle 9.30 alle 12 e a Spruga dalle 13 alle 16.30. Giovedì 27 .7 a Brissago dalle 9.30 alle 10.30, Ascona dalle 11 alle 12, Losone dalle 13 alle 14.30 e a Tegna dalle 15 alle 16.30. Venerdì 18.8 a Giumaglio dalle 9.30 alle 12 e a Gordevio dalle 13 alle 16.30. Sabato 26.8 a Mergoscia dalle 9.30 alle 12, Sonogno dalle 13 alle 14.30 e a Brione Verzasca dalle 15 alle 16.30. Martedì 5.9 a Verscio dalle 9.30 alle 12, Losone dalle 13 alle 14.30 e Ascona dalle 15 alle 16.30. Sabato 23.9 a Orselina dalle 9.30 alle 12 e a Tenero dalle 13 alle 16.30.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 27 giugno 2023 del Corriere del Ticino

“Distratti mai!”: il cellulare alla guida è sinonimo di pericolo

“Distratti mai!”: il cellulare alla guida è sinonimo di pericolo

Comunicato stampa

La Polizia cantonale torna a sensibilizzare sui pericoli derivanti dall’utilizzo del cellulare alla guida. Dall’inizio di luglio verranno infatti effettuate su tutta la rete
stradale cantonale delle azioni di prevenzione ma anche di repressione con controlli mirati nei confronti dei conducenti sorpresi al volante mentre usano il telefono.
Come già evidenziato più volte negli ultimi anni con l’azione “Distratti mai!”, svolta dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni, l’uso degli apparecchi elettronici durante la guida continua ad essere una pratica frequente. Un comportamento non solo illegale, ma che mette in serio pericolo l’incolumità propria e di tutti gli altri utenti della strada. Appare quindi importante e opportuno rammentare che l’uso del telefonino, ad esempio per scattare un selfie mentre si è al voltante, per la lettura di un messaggio o per dare una rapida occhiata su un social, allunga in maniera notevole i tempi di reazione. Si calcola infatti che guardare lo smartphone per 4 secondi mentre si viaggia a una velocità di 100 chilometri orari equivale a percorrere circa 150 metri “al buio”, a 50 chilometri orari la lunghezza corrispondente è invece di 70 metri.

In base alle ultime statistiche, nel 2022 sulle strade ticinesi si sono contati 3’931 incidenti della circolazione stradale (3’656 nel 2021). Spesso all’origine di questi eventi vi è anche un utilizzo scorretto del telefonino. Dati alla mano, la percentuale di incidenti che vedeva quale concausa (causa principale o secondaria) la distrazione al volante è stata infatti del 21.1%. A livello di infrazioni infine, nel 2022 oltre 3’500 contravvenzioni erano dovute all’uso del telefono cellulare alla guida.

Da qui l’importanza di costantemente responsabilizzare le categorie di utenti della strada nell’intento di prevenire e di ridurre il numero di incidenti. A partire da luglio verranno dunque effettuate dalla Polizia cantonale delle azioni di sensibilizzazione sui comportamenti da assumere quando si circola, ma anche dei controlli mirati nei confronti dei conducenti sorpresi al volante mentre usano il telefonino.

‘Giustizia e diritti’, si ripartirà con la riforma della legge polizia

‘Giustizia e diritti’, si ripartirà con la riforma della legge polizia

Il 4 settembre in agenda l’audizione di Norman Gobbi

Arrivederci a settembre. A lunedì 4, quando la ‘Giustizia e diritti’, informa una nota della stessa commissione parlamentare, tornerà a riunirsi. E si ripartirà con, fra l’altro, l’audizione del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi sul progetto di riforma della Legge sulla polizia elaborato dal Consiglio di Stato e oggetto del corposo messaggio che il governo ha varato in marzo. «È un importante e delicato dossier: prima però di designare al nostro interno i relatori ed entrare così nel merito della revisione totale della legge riteniamo opportuno sentire il consigliere di Stato: sarà anche l’occasione per porgli eventuali domande», afferma la socialista Daria Lepori, che con la nuova legislatura ha assunto la presidenza della ‘Giustizia e diritti’, da noi contattata al termine della seduta commissionale di ieri, l’ultima prima della pausa estiva. Uscito dal Dipartimento istituzioni e posto in consultazione nel luglio 2022 presso autorità giudiziarie, uffici amministrativi e associazioni, il disegno di legge, si spiega nel messaggio governativo, prevede, fra le “principali” novità, “una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, nonché l’aggiunta di norme fondamentali a garanzia del principio di legalità, le quali formalizzano la prassi oggi in vigore, come pure un’esplicitazione delle misure coercitive di polizia”. Non solo. Un’altra novità consiste nell’“istituzione della gestione cantonale delle minacce, il cui obiettivo è di riconoscere i segnali premonitori, di valutare la probabilità che insorga il comportamento minaccioso e, se del caso, di intervenire preventivamente”: un modus operandi, ricorda l’Esecutivo, che “è già in vigore in molti Cantoni”. E la sua “importanza” e la sua “necessità” sono state sottolineate “anche dal Consiglio federale, per esempio in ambito di violenza domestica”. Dice Norman Gobbi alla ‘Regione’: «Dopo più di trent’anni, la legge cantonale sulla polizia ha bisogno di essere rivista completamente per adeguarla alle nuove esigenze anche operative; non si può più andare avanti con piccole, parziali revisioni. Inoltre, come ho già sostenuto, questo progetto di revisione totale viene proposto dal Consiglio di Stato a prescindere da quella che sarà la futura organizzazione di polizia in Ticino».
Nella riunione del 4 settembre della ‘Giustizia e diritti’ non si parlerà solo della riforma della normativa sulla polizia. In agenda, indica Lepori, «c’è anche l’iniziativa parlamentare per la modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, affinché il Consiglio della magistratura trasmetta il proprio rapporto annuale sul funzionamento dell’apparato giudiziario cantonale al Gran Consiglio e non, come ora, al Consiglio di Stato». Si tratta di uno dei correttivi suggeriti dalla commissione parlamentare, attraverso il rapporto allestito nel gennaio di quest’anno dall’allora deputato del Centro Luca Pagani, per migliorare la procedura di elezione dei magistrati – segnatamente di coloro che alla scadenza del periodo di nomina decennale si (ri)candidano alla medesima funzione – dopo le lacune, i pasticci e le polemiche che hanno caratterizzato nel 2020 il rinnovo delle cariche in seno al Ministero pubblico.

‘Fissate delle scadenze per accelerare i lavori’
Questi e altri i temi che attendono la ‘Giustizia e diritti’ dopo la pausa estiva. «Un dossier che mi sta molto a cuore è quello delle autorità di protezione e quindi il completamento della riforma dopo il sì popolare all’adozione del modello giudiziario», evidenzia Lepori. Aggiunge la vicecapogruppo del Ps: «Uno dei miei primi obiettivi quando sono diventata presidente della ‘Giustizia e diritti’ è stato quello di fissare, discutendone in commissione, delle scadenze temporali per la firma dei rapporti, così da accelerare l’evasione di atti parlamentari e messaggi governativi pendenti sia nel plenum commissionale sia nelle sottocommissioni”. Quattro al momento le sottocommissioni della ‘Giustizia e diritti’. Sono coordinate da altrettante donne: Cristina Maderni del Plr (sottocommissione Ministero pubblico), Sara Demir del Centro (naturalizzazioni), Sabrina Gendotti del Centro (autorità di protezione) e Daria Lepori (violenza domestica).

“Liberi e sicuri”, la campagna per vivere la montagna senza pensieri

“Liberi e sicuri”, la campagna per vivere la montagna senza pensieri

È lo slogan della campagna di “Montagne sicure”. Tra le novità di quest’anno i consigli di comportamento nel caso di incontri con il lupo e di fulmini.
Sempre più persone vanno in montagna. “Un interesse cresciuto in maniera esponenziale, spinto anche dalla pandemia che aveva imposto a tutti spostamenti limitati in spazi non troppo frequentati”, scrive il Dipartimento delle Istituzioni. Con l’inizio dell’estate è così partita la quinta stagione del progetto di prevenzione “Montagne sicure” che quest’anno ha un nuovo slogan: “Liberi e sicuri”. Nuovi per quest’anno anche i consigli sul comportamento da adottare in caso di incontri ravvicinati con il lupo o di fulmini, “eventi inaspettati dove il tempo di reazione è minimo”.

Il rischio zero “non esiste”
La campagna, si legge, “è rivolta alle persone che frequentano la montagna soltanto occasionalmente e senza specifiche competenze tecniche, in primis le famiglie con figli. Categoria che “nelle ultime estati non è stata toccata da gravi incidenti, ad eccezione della tragedia avvenuta in Val di Blenio, dove -ricordiamo- hanno perso la vita due giovani”. Mentre più colpiti da eventi tragici “sono state le persone esperte e preparate”. Per Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, “l’imponderabile non si può azzerare, ma ridurlo in maniera considerevole sì: per questo motivo credo fermamente nella sensibilizzazione e nella prevenzione, con progetti in differenti ambiti, convinto del contributo che possono dare alla riduzione di episodi negativi e spesso senza rimedio”

Il sostegno degli esperti di montagna
“Il progetto”, continua il comunicato, “può avvalersi del sostegno di esperti di montagna attivi nelle principali realtà alpine del Cantone: la Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, le Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT), le capanne Ticino e il Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale. Integrano le loro competenze partner nazionali come Rega e MeteoSvizzera, rispettivamente aziende attive nella prevenzione di infortuni quali Suva e Upi”.

Consigli anche via social
Diversi i mezzi per supportare la campagna di sensibilizzazione. Tra questi “la nuova edizione dell’apprezzato libretto “Consigli per una montagna sicura” ottenibile in forma cartacea scrivendo all’indirizzo di-montagnesicure@ti.ch oppure scaricabile dal sito web e la realizzazione di una serie di video sui comportamenti virtuosi per la propria sicurezza da tenere in alta quota. Il progetto è inoltre integrato sui profili Facebook e Instagram di Ticino sicuro, alla pari degli altri cinque progetti di prevenzione del Dipartimento”.

Da www.ticinonews.ch

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Sensibilizzazione anche su lupi e fulmini
Come agire se si incontra un lupo in montagna e i comportamenti da tenere in caso di fulmini durante una passeggiata. Sono queste le due principali novità della campagna di prevenzione Montagne Sicure per l’estate alle porte. L’iniziativa, promossa dal Dipartimento delle istituzioni (Di), vuole sensibilizzare la popolazione – in particolare le persone che frequentano la montagna solo occasionalmente e senza specifiche competenze tecniche, in particolare le famiglie con figli – su questi due “temi d’attualità”. Quella degli escursionisti occasionali è un’ampia fascia di frequentatori della montagna che lo scorso anno, si afferma nella nota stampa, non è stata fortunatamente toccata da gravi incidenti, ad eccezione di quello capitato lo scorso settembre in val di Bleino. “Allo stesso tempo, invece, si sono purtroppo registrati più decessi in alta quota di persone esperte e preparate, nella quasi totalità dei casi per fatalità”. A tal proposito il direttore dei Di Norman Gobbi, citato nel comunicato, afferma: “L’imponderabile non possiamo azzerarlo, ma ridurlo in maniera consapevole sì. Per questo motivo credo fortemente nella sensibilizzazione e nella prevenzione, con progetti in differenti ambiti, e sono convinto del contributo che possono dare alle riduzioni degli episodi negativi e spesso senza rimedio”.
Diversi i suggerimenti che la campagna Montagne Sicure, giunta alla sua quinta stagione, suggerisce nel caso si incontri un lupo sui sentieri di montagna. Tra questi – indicati dall’Ufficio caccia e pesca – ci sono: mantenere la calma, fermarsi e osservare la situazione; lasciare sempre una via di fuga libera al lupo; se l’animale non si allontana o non ha visto gli escursionisti, parlare con un tono di voce alto e fare rumore. Infine: tenere al guinzaglio il proprio cane e posizionarsi fra lui e il lupo.
Per quanto riguarda le situazioni con temporali e fulmini, al fine di evitare incidenti, Montagne Sicure consiglia di prevedere sempre una via di fuga o di riparo; trovare un incavo o una conca o comunque allontanarsi dall’oggetto più alto; stare lontani dalle antenne e non posizionarsi sotto alberi.
Faranno parte della campagna di sensibilizzazione – oltre a messaggi sui media e via social – anche alcune esercitazioni sul terreno e la presenza di materiale informativo a manifestazioni sportive ed enogastronomiche.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 24 giugno 2023 de La Regione

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Alla scoperta delle vette in tutta sicurezza

Al via la quinta edizione del progetto «Montagne sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni Tra le novità, alcuni consigli in caso di incontro ravvicinato con il lupo e i comportamenti da adottare in presenza di fulmini

Prima di affrontare un’escursione, è bene prepararsi. Al via la quinta edizione del progetto di prevenzione «Montagne sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni. L’interesse per la montagna, negli ultimi anni, è cresciuto in maniera esponenziale, spinto anche dalla pandemia. Ma prima di affrontare un’escursione è bene prepararsi. Di qui l’obiettivo della campagna di prevenzione, rivolta alle persone che frequentano la montagna soltanto occasionalmente e senza specifiche competenze tecniche, in primis le famiglie con figli. «Un ampio pubblico di riferimento – scrive il Dipartimento in una nota – che nelle ultime estati fortunatamente non è stato toccato da gravi incidenti, ad eccezione della tragedia avvenuta nell’alta Val di Blenio lo scorso mese di settembre». Allo stesso tempo, invece, si sono registrati più decessi in alta quota di persone esperte e preparate, nella quasi totalità dei casi per fatalità. «L’imponderabile non possiamo azzerarlo – ha spiegato in proposito il direttore del DI Norman Gobbi – ma ridurlo in maniera considerevole sì: per questo motivo credo fermamente nella sensibilizzazione e nella prevenzione, con progetti in differenti ambiti, convinto del contributo che possono dare alla riduzione di episodi negativi e spesso senza rimedio». Il progetto si avvale del sostegno di esperti di montagna attivi nelle principali realtà alpine del cantone: la Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, le Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT), le capanne Ticino e il Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale. Integrano le loro competenze partner nazionali come Rega e MeteoSvizzera, rispettivamente aziende attive nella prevenzione di infortuni quali Suva e Upi. Oltre ai temi già noti, l’attenzione quest’anno è stata estesa a due nuovi ambiti: la presenza del lupo, con l’indicazione di alcune regole di comportamento nel caso di incontri ravvicinati, e il comportamento da adottare in caso di fulmini. Oltre al materiale cartaceo, multimediale e social, si segnalano la nuova edizione del libretto “Consigli per una montagna sicura” ottenibile in forma cartacea scrivendo all’indirizzo di-montagnesicure@ ti.ch o scaricabile dal sito www.montagnesicure.ch e la realizzazione di una serie di video sui comportamenti virtuosi per la propria sicurezza da tenere in alta quota. Il progetto è inoltre integrato nella pagina social Ticino sicuro (Instagram e Facebook).

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“Liberi e sicuri”, via alla quinta stagione di “Montagne sicure”
Il Direttore del DI Norman Gobbi: “L’imponderabile non possiamo azzerarlo, ma ridurlo in maniera considerevole sì”

È iniziata la quinta stagione del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni. La rete di collaborazioni ha permesso di aggiornare e ampliare la proposta di contenuti aggiungendo due temi d’attualità, quali la presenza del lupo e i comportamenti in caso di fulmini.
Rinnovata l’immagine coordinata del progetto e in parte i supporti a disposizione. La pagina social Ticino sicuro (Instagram e Facebook) tra i principali canali di diffusione dei messaggi di sensibilizzazione. L’interesse per la montagna in senso lato è cresciuto in maniera esponenziale, spinto nel recente passato dalla pandemia che aveva imposto a tutti spostamenti limitati in spazi non troppo frequentati. Un’abitudine che perdura tra la gente per quanto riguarda le escursioni e le attività sportive che si possono svolgere in montagna, alla ricerca di quel senso di libertà che è ora presente nel nuovo slogan: “Liberi e sicuri”, ovvero l’abbinamento di due concetti semplici che ben sintetizzano l’ambito d’azione e la finalità del progetto “Montagne sicure”. La campagna è rivolta alle persone che frequentano la montagna soltanto occasionalmente e senza specifiche competenze tecniche, in primis le famiglie con figli.
Un ampio pubblico di riferimento che nelle ultime estati fortunatamente non è stato toccato da gravi incidenti, ad eccezione della tragedia avvenuta nell’alta Val di Blenio lo scorso mese di settembre. Allo stesso tempo, invece, si sono purtroppo registrati più decessi in alta quota di persone esperte e preparate, nella quasi totalità dei casi per fatalità. Fatti che non hanno lasciato indifferenti la Commissione Montagne sicure e la Sottocommissione tecnica estiva, che però in questi casi possono ben poco in ragione della comprovata competenza delle vittime e del tipo di fatalità vissuta. “L’imponderabile non possiamo azzerarlo – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – ma ridurlo in maniera considerevole sì: per questo motivo credo fermamente nella sensibilizzazione e nella prevenzione, con progetti in differenti ambiti, convinto del contributo che possono dare alla riduzione di episodi negativi e spesso senza rimedio”.
Il progetto può avvalersi del sostegno di esperti di montagna attivi nelle principali realtà alpine del Cantone: la Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, le Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT), le capanne Ticino e il Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale. Integrano le loro competenze partner nazionali come Rega e MeteoSvizzera, rispettivamente aziende attive nella prevenzione di infortuni quali Suva e Upi. In aggiunta ai temi già conosciuti, l’attenzione quest’anno è stata estesa a due nuovi ambiti: il primo fa riferimento alla presenza del lupo nelle nostre valli con l’indicazione di alcune regole di comportamento nel caso di incontri ravvicinati suggerite dall’Ufficio della caccia e della pesca del Dipartimento del territorio, mentre il secondo pone l’attenzione sul corretto comportamento da adottare al sopraggiungere dei fulmini. In entrambi i casi l’evento è inaspettato e i tempi di reazione minimi.
Tra i supporti di sensibilizzazione (cartacei, multimediali e social), si segnalano la nuova edizione dell’apprezzato libretto “Consigli per una montagna sicura” ottenibile in forma cartacea scrivendo all’indirizzo di-montagnesicure@ti.ch oppure scaricabile dal sito web www.montagnesicure.ch (rivisto nei contenuti) e la realizzazione di una serie di video sui comportamenti virtuosi per la propria sicurezza da tenere in alta quota. Il progetto è inoltre integrato nella pagina social Ticino sicuro (Instagram e Facebook), alla pari degli altri cinque progetti di prevenzione del Dipartimento.
Alcune esercitazioni sul terreno e la partecipazione a manifestazioni sportive ed enogastronomiche organizzate nel contesto alpino completano la proposta. Il primo appuntamento in agenda è previsto domani sabato 24 giugno 2023 al Centro sportivo di Tenero in occasione dei festeggiamenti per i trent’anni di attività di uno dei partner di “Montagne sicure”, TicinoSentieri.

Da www.liberatv.ch

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16346626

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 23 giugno 2023 de Il Quotidiano

 

Saluto in occasione dell’evento su Goethe al Sasso San Gottardo

Saluto in occasione dell’evento su Goethe al Sasso San Gottardo

Gentili Signore, Egregi Signori,

Con grande piacere porto il mio saluto a questo evento. Lo faccio a nome del Governo del Canton Ticino e nello stesso tempo quale membro della Fondazione Sasso San Gottardo che ha voluto questa pregevole manifestazione.

L’incontro di oggi si inserisce in un percorso che il Museo Sasso San Gottardo ha ideato per ricordare i viaggi di Goethe al San Gottardo. All’inizio del mese di luglio dello scorso anno abbiamo inaugurato la prima mostra permanente dedicata a Goethe in Svizzera, in collaborazione con la Società Goethe, con il Dipartimento culturale dell’ambasciata tedesca e con il Comune di Stäfa. Nello stesso tempo il Museo ha collaborato con Andermatt Music per la prima edizione delle “Giornate di Goethe ad Andermatt” svoltasi nell’agosto sempre dello scorso anno.

Permettetemi egregi ospiti di ringraziare i responsabili del Museo e in particolare il direttor Zingg e i suoi collaboratori per la costante attività che ha permesso al Museo nel 2022 di raggiungere un ottimo risultato. 14.500 persone hanno visitato questa fortezza così particolare e unica nel suo genere. E hanno apprezzato le varie esposizioni, compresa appunto quella dedicata a Goethe.

La conferenza che sentiremo oggi ci dice quanto sia importante agli occhi del mondo il massiccio del San Gottardo. Una montagna al centro dell’Europa. Una montagna che definisce il passaggio tra Nord e Sud. Una montagna che unisce culture diverse. Una montagna che dà la vita, grazie ai fiumi che nascono sul San Gottardo: il Reno, il Rodano, la Reuss e il Ticino.

Come ticinese e in particolare come leventinese mi rammarico per il fatto che Goethe non sia mai sceso verso Sud a visitare questi luoghi a me – a noi –  tanto cari. Non abbiamo quindi descrizioni dirette di Goethe.

Il Canton Ticino ha di recente raccolto centinaia di citazioni di autrici e autori svizzeri e internazionali dedicate al nostro territorio nella Guida letteraria della Svizzera italiana. Una citazione dello scrittore inglese Samuel Butler, che visitò il nostro Cantone da nord a sud, contenuta in un suo libro del 1881. Una citazione che descrive l’asprezza del territorio, ma anche la forza degli uomini che qui abitavano: “Non fui mai impressionato dal San Gottardo come la volta che ho accennato, quando lo passai d’inverno. Andammo in slitta da Hospental ad Airolo, ricordo che pensavo che bella gente questi postiglioni e le guardie e gli uomini che aiutavano a caricare i bagagli; erano rudi e forti e pieni di salute, come infatti potevano essere vivendo una vita attiva in un’aria come quella; uomini scelti, siccome d’inverno quella traversata non va senza pericoli”.

Goethe arrivò al San Gottardo nelle sue tre visite un secolo prima di Butler. Ancora non si parlava di galleria ferroviaria. Giovan Battista Pioda, uno dei patri della patria, fu tra i primi a vedere nel San Gottardo il punto di passaggio della ferrovia che unisce il nord e il sud dell’Europa. Ma parliamo della seconda metà dell’Ottocento.

La realizzazione della galleria ferroviaria fu una svolta per la mobilità nel nostro Continente. Aprì la strada per l’espansione dei commerci interni e internazionali. La galleria permise al nostro Cantone di collegarsi più facilmente con il resto della Svizzera e viceversa. Il San Gottardo divenne ancora più centrale per lo sviluppo socio economico e culturale.

Questa centralità la ritroviamo anche in uno dei momenti più difficili della nostra storia. Davanti alla possibilità di un’invasione delle forze tedesche, il Ridotto Nazionale Svizzero ha messo il San Gottardo al centro della linea di difesa. Dopo i primi lavori iniziati già alla fine dell’800, a partire dal 1939 furono massicciamente ampliate le opere difensive.

Oggi siamo qui in uno degli spazi voluti per difenderci. Siamo qui per parlare di un grande della cultura mondiale del ‘700. Mi auguro – e qui concludo – che sempre questi spazi, oltre a ricordarci la nostra storia, diventino diffusori di cultura e soprattutto di convivenza tra i popoli e di pace.