Nel nuovo Centro di controllo sanzionato un camion su tre

Nel nuovo Centro di controllo sanzionato un camion su tre

Entrato in servizio lo scorso dicembre, nei primi sei mesi di attività ha eseguito oltre tremila verifiche. In 140 casi le infrazioni sono risultate di grave entità

Con i suoi 15 agenti di polizia uniformati, 33 assistenti di polizia e tre funzionari amministrativi, per un totale di 51 unità impiegate, ha rapidamente raggiunto la velocità di crociera il nuovo Centro di controllo veicoli pesanti (Ccvp) di Giornico entrato ufficialmente in servizio nel dicembre 2022 sostituendo la vecchia piazzola che veniva raggiunta percorrendo da Biasca la corsia autostradale dedicata. Cifre alla mano, il tenente Franco D’Andrea , ufficiale responsabile della struttura da 250 milioni di franchi finanziata dalla Confederazione, spiega che nei primi sei mesi di esercizio sono stati effettuati 3’416 controlli su 154’812 veicoli pesanti transitati in direzione nord. I transiti giornalieri variano da 1’500 a 1’700, con picchi di 2’000. Quasi un terzo dei veicoli verificati, per la precisione 1’078, è stato sanzionato presentando delle anomalie. Di questi, in 140 casi sono emerse infrazioni gravi che possono comportare un rischio concreto per la sicurezza stradale. A seconda della fattispecie e delle responsabilità, possono venire sanzionati sia il conducente sia la ditta. Al momento, tuttavia, dati riguardanti l’incasso di multe non sono ancora a disposizione: per avere le cifre occorrerà attendere i bilanci di fine anno.

Quale bilancio può fare dei primi mesi di attività?
Il bilancio non può che dirsi confortante, soprattutto in termini di prevenzione e sensibilizzazione. Questo tenuto conto di quelle che sono le sfide principali in tema di irregolarità nel traffico pesante. Pensiamo in particolar modo alla sfida determinata dai cambiamenti tecnologici e dalle manomissioni informatiche. Cito ad esempio le modifiche al sistema antinquinamento, alle apparecchiature del veicolo stesso per renderlo più potente o al tachigrafo: premesso che ogni caso va valutato e trattato come caso a sé stante, le statistiche a livello europeo indicano che tre veicoli su dieci risultano modificati.

Oltre all’accresciuta qualità dei controlli, quali altri vantaggi comporta il Ccvp?
La sua entrata in esercizio ha comportato un indubbio miglioramento nel controllo e nel dosaggio dei veicoli pesanti sia in qualità sia in sicurezza. Il personale è motivato. Vi è poi il discorso legato agli autisti che possono oggi disporre di ampi spazi e di servizi igienici, docce e approvvigionamento acqua gratuiti durante il riposo, le pause o le verifiche del caso. Senza dimenticare la sicurezza: meno pericoli legati ai mezzi fermi ai lati della carreggiata e poche colonne di veicoli pesanti al portale sud del San Gottardo. Colonne di camion diminuite specialmente in occasione di eventi che richiedono la chiusura della galleria. In definitiva posso senz’altro affermare che lo stoccaggio dei veicoli pesanti al di fuori del sedime autostradale è ottimale e rappresenta un grandissimo punto a favore della sicurezza.

Come fate a decidere quale camion verificare e quale no?
Tutti i mezzi pesanti in transito verso nord devono uscire dall’A2 e immettersi nell’area di controllo. Dove di norma i controlli avvengono a campione. Tuttavia la formazione ricevuta permette al nostro personale di sviluppare l’occhio critico necessario a rilevare possibili anomalie. Inoltre al casello di triage si lavora in coppia (un assistente meccanico con un assistente circolazione) e perciò il primo controllo visivo permette già di fare una ‘radiografia’ al veicolo e all’autista. Spesso si procede inoltre con gli esami dell’alcolemia. Questa modalità consente di eseguire una valutazione/selezione il più possibile efficace dei veicoli che meritano maggiore attenzione. Dopo un primo screening, possono proseguire verso il San Gottardo (scaglionati tramite dosaggio), fermarsi nell’area di sosta oppure, se selezionati per un controllo più approfondito, passare alla fase successiva. Nei casi degni di attenzione, si procede quindi con ulteriori verifiche. Le possibili irregolarità possono essere rilevate anche dalle telecamere posizionate in autostrada o all’entrata della struttura di Giornico. Queste ultime apparecchiature sono in grado di rilevare il peso e la lunghezza del carico. Qualora ritenute necessarie, le riparazioni vengono eseguite a Giornico o in officine esterne a dipendenza della gravità del caso e da dove l’utente decide di rivolgersi.

Quali le irregolarità riscontrate con maggior frequenza?
Con una media di circa tre casi al giorno, sono legate ai sovraccarichi o ai carichi non ben ripartiti sul camion. Seguono poi problemi legati a perdite di varia natura (soprattutto olio) o agli pneumatici e ai freni (semirimorchio, rimorchio o veicolo). Per quanto riguarda invece le manomissioni, quelle più frequenti riguardano il tachimetro elettronico che permette di monitorare i dati sulla guida, le relative tempistiche ed eventuali anomalie. Se per esempio la velocità del veicolo risulta differente a quella segnalata, anche di pochi chilometri orari, sulle lunghe tratte risultano più ore di lavoro di quelle effettivamente svolte. Da ultimo, particolare attenzione viene data alla questione del riposo degli autisti.

Può elencare alcune irregolarità degne di nota?
Posso segnalarne alcune recenti. Il 17 luglio, poco prima delle 5.30 del mattino, durante un normale controllo da parte del personale del Centro è stato riscontrato un grave caso di guida in stato di ebrietà. La prova con l’etilometro probatorio cui è stato sottoposto l’autista di professione, un 44enne italiano che si trovava alla guida di un camion proveniente dal Bellinzonese e diretto Oltralpe, ha infatti dato esito positivo con un’importante alcolemia, pari a 0,76 mg/l. Perciò è stato denunciato al Ministero pubblico per grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale e guida in stato di ebbrezza. Gli è inoltre stata ritirata la licenza di condurre.
Da notare che in oltre sette mesi di attività del Ccvp si è trattato del primo ritiro, mentre nell’ambito delle irregolarità per alcolemia e stupefacenti sono emersi 16 casi lievi e due gravi. Tornando a quel caso, l’autoarticolato appartenente a una ditta svizzera è stato successivamente preso in consegna da un altro autista abilitato. Risale poi al 31 luglio un secondo episodio utile a comprendere le fattispecie con cui siamo confrontati: poco prima delle 19.30 a Sant’Antonino, nell’area di sosta ‘Al Motto’ lungo l’A2, è stato controllato un Tir con targhe polacche immessosi nel parcheggio nonostante il divieto di circolazione per autocarri. Le verifiche poi eseguite al Ccvp hanno permesso di scoprire che il semirimorchio presentava freni difettosi sulla ruota destra del terzo asse, pedane della bisarca non fissate e manipolazioni scorrette del cronotachigrafo. In pratica è stata constatata 19 vole l’omissione di iscrivere il cambiamento della nazione sul cronotachigrafo. Inoltre è stato accertato che aveva circolato sull’A2 in direzione nord a una velocità di 95 chilometri orari in un tratto con limite di 80. L’autista, un 48enne turco, è stato denunciato per grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale. Il Tir ha potuto ripartire dopo le riparazioni del caso in un’officina.

L’avvento del Ccvp ha aumentato il numero di controlli e sanzioni?
Il contesto in cui venivano effettuati i controlli prima dell’apertura del Ccvp è completamente differente e un paragone a livello di dati non fornirebbe pertanto una lettura attendibile. In passato venivano per esempio sfruttate le aree di sosta in Riviera e in Leventina senza alcuna struttura fissa. Si trattava di principio di due controlli fissi alla settimana, più quelli che svolgevano le pattuglie di polizia quando notavano qualcosa di anomalo nei Tir in transito sull’A2. Per inquadrare meglio il cambio di passo e l’impossibilità di fare paragoni, basti dire che le ispezioni a campione sul traffico pesante, effettuate su mandato e finanziamento della Confederazione, prevedevano in passato un obiettivo fissato dall’Ufficio federale delle strade di circa 12’700 ore sui 12 mesi. L’apertura del Ccvp di Giornico dovrebbe garantire il raggiungimento di 90’000 ore di controlli annui.

In generale come giudica l’odierna qualità dei veicoli e dei conducenti controllati rispetto all’ultimo ventennio? Si va verso un miglioramento?
Non avendo un’unità di paragone tra la situazione attuale e quella passata, risulta difficile fare una valutazione effettiva. Generalmente lo stato tecnico dei veicoli pesanti può dirsi buono. Le sfide principali a livello di infrazioni, come osservato in precedenza, riguardano le manomissioni informatiche. Particolare importanza è data al discorso della prevenzione: il Ccvp rappresenta un filtro importante che permette di effettuare i controlli in maniera molto più sistematica e agevole rispetto a un tempo.

Quali sono le situazioni in cui viene sanzionato il conducente e quali invece il datore di lavoro?
Se la negligenza è da attribuire al conducente (per esempio per infrazioni concernenti l’Ordinanza sulla durata del lavoro e del riposo dei conducenti professionali di veicoli a motore) si procede nei suoi confronti. Se invece l’infrazione è da attribuire anche al detentore del veicolo (si pensi ai difetti causati da una negligenza nelle manutenzioni), possono venir sanzionati sia il conducente per aver guidato, sia il detentore per la messa in circolazione.

Se è vero, come dicono i vostri dati, che quasi un terzo dei camion controllati è stato sanzionato, questo significa che in teoria quasi un terzo di camion transitanti sull’A2 presenta anomalie e/o malfunzionamenti?
Per avere una lettura obiettiva dei dati occorrerà attendere la conclusione del primo anno d’attività. Le irregolarità riguardano un ampio ventaglio di problematiche. Ad esempio, per quanto riguarda sovraccarichi e carichi non ben ripartiti, questi oggi vengono segnalati da un’apparecchiatura tecnica che controlla tutti i camion in transito nel Ccvp, consentendo così di correggere ciascuna anomalia. Un bel passo avanti rispetto al passato, quando si procedeva solo in presenza di dubbi. Tornando alla domanda, e premesso che le statistiche devono essere interpretate, i dati dei primi sei mesi fanno riflettere. Siamo consapevoli che vi sono diversi veicoli pesanti che presentano difetti o autisti che non rispettano le varie ordinanze. Prima del 2023 non venivano eseguiti controlli così approfonditi e ne deriva che i conducenti magari azzardavano il transito. In quest’ambito il fatto di poter disporre di un’infrastruttura moderna che consente dei controlli sistematici e capillari è sicuramente un passo avanti importante anche in termini di prevenzione.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 settembre 2023 de La Regione

Il Consiglio di Stato incontra il Procuratore generale della Confederazione

Il Consiglio di Stato incontra il Procuratore generale della Confederazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline il Procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler. Si è trattato di un primo incontro con il Governo ticinese dopo che, lo scorso 14 giugno, l’Assemblea federale ha riconfermato in carica il Procuratore generale e i due sostituti Ruedi Montanari e Jacques Rayroud, per il periodo 2024/2027.

Al termine dell’incontro conoscitivo con il Governo in corpore, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – accompagnato dal Procuratore generale Andrea Pagani, dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi e dal responsabile della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari – ha tenuto una riunione di lavoro con il Procuratore generale della Confederazione.  
È stata sottolineata l’ottima collaborazione tra gli inquirenti ticinesi e quelli federali in ambito di lotta alla grande criminalità e alla criminalità organizzata con i relativi pericoli di infiltrazioni mafiose. Sono state esaminate le questioni legate al perseguimento penale sulla base dei quotidiani rapporti tra il livello federale e quello cantonale. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stata l’occasione per ribadire l’importanza di operare pure attraverso la messa in atto di tutte le misure preventive a disposizione anche a livello amministrativo. Un campo, quest’ultimo, su cui il Ticino insiste in modo particolare per aumentare l’efficacia contro la criminalità organizzata. L’intesa di vedute reciprocamente dimostrata anche nel corso di questo appuntamento è la miglior garanzia a favore della sicurezza della popolazione, delle aziende e in generale della nostra economia.

“Bellinzona sarà più bella grazie al nuovo Pretorio”

“Bellinzona sarà più bella grazie al nuovo Pretorio”

“Un ulteriore importante tassello per la Giustizia cantonale e nazionale”

Sono iniziati a Bellinzona i lavori per la costruzione del nuovo Pretorio. Il progetto prevede di mantenere la vecchia e storica facciata che dà su viale Franscini, aggiungendovi un nuovo corpo. “Una volta ultimato, l’edificio accoglierà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale – la cui sede sarà dunque confermata a Bellinzona, seguendo altresì gli auspici del Parlamento – e la Polizia cantonale. La nuova importante realizzazione – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – si inserisce nella strategia logistica generale promossa dal Governo, nell’ottica di assicurare pari dignità nelle varie regioni del Cantone alle sedi della Giustizia: dal Pretorio di Bellinzona, appunto, alla futura ristrutturazione del Pretorio di Locarno i cui lavori sono programmati a partire dal 2025 per giungere all’auspicato acquisto del nuovo Palazzo di giustizia di Lugano nello stabile Botta. Progetti che devono essere intesi quali investimenti, in una prospettiva lungimirante e di lungo periodo, tesi a rispondere, rispettando la storia del nostro Cantone a livello della presenza delle autorità sul territorio, alle esigenze della Giustizia e di chi vi opera: una Giustizia moderna che in futuro conoscerà la digitalizzazione dell’attività, ciò che richiede degli stabili adeguati e funzionali. L’investimento a Bellinzona per i lavori al nuovo Pretorio sarà di circa 50 milioni di franchi e la Capitale diventerà più bella grazie a questa realizzazione”, sottolinea Norman Gobbi.

Nelle principali città del Cantone tre sedi istituzionali che danno dignità logistica alla Giustizia. Però manca ancora un tassello, quello di Lugano. “Il messaggio che chiede un credito di circa 80 milioni di franchi per l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo (oggi sede della EFG, ndr) è in discussione in commissione della Gestione da quasi 4 anni. Molte le osservazioni avanzate da alcuni deputati. Legittime. Abbiamo fornito tutte le precisazioni, accolto talune istanze, dimostrando che non si vuole concentrare tutta la Giustizia a Lugano. Teniamo presente che a partire dal 2025 partiranno, come detto, i lavori anche al Pretorio di Locarno, dopo quelli a Bellinzona. Auspico che alla ripresa dei lavori delle commissioni del Gran Consiglio vi sia un’accelerazione sul messaggio, per giungere finalmente in porto. Per la Città di Lugano poter dare un futuro sicuro e prestigioso all’edificio realizzato dall’architetto Mario Botta e mantenere in città importanti e qualificati posti di lavoro rappresenta un valore aggiunto a beneficio dei propri cittadini. Per la Giustizia cantonale sarebbe la soluzione ideale in una prospettiva di lungo corso” conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

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Tpf, in Ticino anche l’Appello: ‘A Berna c’erano dei dubbi’

Tpf, in Ticino anche l’Appello: ‘A Berna c’erano dei dubbi’

Il rinnovato Pretorio accoglierà pure polizia e Pretura civile

Corte d’appello federale, servizi della Polizia cantonale e Pretura civile del distretto diBellinzona. Questi i contenuti che includerà lo stabile dell’ex Pretorio una volta ristrutturato attraverso un’operazione da oltre 50 milioni di franchi. Ieri mattina in cima a viale Franscini si è tenuto un momento simbolico per celebrare l’inizio dei lavori di costruzione dell’opera che dovrebbe essere inaugurata fra tre anni.
Fino a una decina di anni fa il progetto di ristrutturazione e ampliamento prevedeva il collocamento all’ex Pretorio anche del Tribunale penale cantonale, della Corte di appello e di revisione penale e della Pretura penale. Tuttavia le nuove esigenze della Confederazione hanno portato il Consiglio di Stato ticinese a cambiare rotta, optando per una loro centralizzazione a Lugano. A Bellinzona l’intervento andrà in particolare a garantire nuovi spazi per l’adiacente Tribunale penale federale (Tpf): nell’ex Pretorio sarà collocata la Corte d’appello federale, che lascerà l’adiacente sede del Tpf (che un tempo ospitava la Scuola cantonale di commercio) dove gli spazi non sono più sufficienti. La Polizia cantonale centralizzerà invece i suoi servizi regionali dei reparti Gendarmeria e Giudiziaria. Spazio anche per le celle per la carcerazione preventiva e altri servizi di polizia come l’assunzione di informazioni preliminari, analisi strategiche e contrasto a fenomeni gravi. Troverà posto anche la nuova sede della Pretura civile del distretto, attualmente collocata in piazza Governo. Lo stabile (realizzato con standard Minergie e allacciato alla rete di teleriscaldamento) sarà composto da sei piani, due interrati, tre sopraelevati più il pianterreno. Nei due livelli interrati saranno inseriti parcheggi, depositi, locali tecnici, spazi dedicati alla polizia. La Corte d’appello federale sarà insediata principalmente su due piani, mentre gli spazi al secondo e al terzo piano saranno dedicati alla Pretura civile e alla polizia.

Accumulato un po’ di ritardo
L’investimento complessivo ammonta a poco più di 50 milioni di franchi (3,8 milioni per la progettazione e 46,7 per la realizzazione, di cui 3 a carico della Confederazione). «A oggi – ha informato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta – sono già stati deliberati oltre 28 milioni di franchi a ditte ticinesi per lavori e appalti, proprio in un momento in cui il settore dell’edilizia reclama maggiori investimenti». Come indicato dal capo della Sezione della logistica Giovanni Realini, i lavori – cominciati nel 2021 con le opere preliminari seguite dalla demolizione di gran parte dell’edificio – hanno accumulato un po’ di ritardo a causa di due ricorsi che sono però nel frattempo stati respinti. Tuttavia la consegna dell’opera è ora prevista nell’autunno del 2026 (e non a fine 2025 come ipotizzato dal messaggio approvato dal Gran Consiglio nel 2021). Riferendosi all’arrivo a Bellinzona del Tpf nel 2004 e all’imminente ampliamento dei suoi servizi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi ha parlato di «una rivendicazione di questo cantone per far vivere il liberalismo e la parità di trattamento tra tutte le regioni linguistiche. Far capire che anche la giustizia federale fa parte della coesione nazionale – ha proseguito il consigliere di Stato – è stato sicuramente uno dei motivi che ha poi portato la Confederazione ad accogliere la richiesta del Ticino, che ricordo non era il solo e abbiamo quindi dovuto combattere. Non nego poi che qualche anno fa, qualcuno sotto la cupola di Palazzo federale si chiedeva perché mantenere in Ticino anche la Camera d’appello. Fortunatamente, grazie all’impegno di tutti e alla forte volontà del Cantone, si è riusciti a togliere dal tavolo queste velleità». Gobbi ha poi accennato al progetto per la nuova ‘Cittadella’ della giustizia a Lugano che prevede nuovi spazi con l’acquisto dello stabile dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di giustizia in via Bossi. Un annoso e controverso dossier che, come noto, è ancora pendente sul tavolo della Commissione della gestione. Vitta ha infine sottolineato come l’edificio del Pretorio e del Tpf siano «strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città di Bellinzona». Piace al Direttore del Dfe l’attenzione posta dalla Sezione della logistica alla flessibilità degli spazi e al mantenimento del carattere storico dell’edificio. I corpi di testa del Pretorio che si affacciano su viale Franscini non sono stati abbattuti e verranno integralmente conservati.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 2 settembre de La Regione

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«Un’opera strategica per il Ticino»
A Bellinzona è stata posata la prima pietra – L’edificio vedrà la luce nel 2026

La cerimonia per l’inizio dei lavori si è svolta di fronte a numerose autorità politiche e giudiziarie – La consegna dell’edificio che accoglierà anche la Corte d’Appello del Tribunale penale federale è prevista nel 2026 – «L’occasione per ribadire l’indirizzo cantonale in materia di polizia e giustizia»

Una bilancia, la Costituzione federale e una bandiera del Canton Ticino. Tre oggetti consegnati ai posteri attraverso una capsula del tempo collocata al centro del grande cantiere dove, a partire dall’autunno del 2026, sorgerà il nuovo Pretorio di Bellinzona. La cerimonia di posa della prima pietra si è svolta ieri alla presenza di numerose autorità politiche e giudiziarie cantonali, federali e comunali. Un momento «simbolico » con cui il Consiglio di Stato ticinese ha ufficialmente dato il via ai lavori di ristrutturazione, ribadendo nello stesso tempo l’indirizzo strategico che si intende dare a giustizia e polizia attraverso questo nuovo insediamento.

«Rivendicazione federalista»
Una volta ristrutturato e ampliato, lo stabile, situato in cima a viale Franscini, accoglierà la Corte d’Appello indipendente del Tribunale penale federale (TPF), oltre alla Pretura civile del distretto di Bellinzona e alla Polizia Cantonale (Gendarmeria, Polizia giudiziaria, celle e altri servizi). Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha ricordato il significato politico di quest’opera: «Vent’anni fa il Ticino rivendicava a Berna l’arrivo a Bellinzona del Tribunale penale federale. Oggi celebriamo l’ultimo tassello di questa rivendicazione con l’insediamento della Corte d’Appello indipendente». Una vittoria (contro quei Cantoni che negli anni si sono messi di traverso) conquistata all’insegna del federalismo e della parità di trattamento tra le regioni linguistiche.

Il direttore del Dipartimento delle finanze dell’economia (DFE), Christian Vitta, dal canto suo, ha ripercorso il lungo iter istituzionale che a portato all’inizio dei lavori con l’approvazione dal parte del Gran Consiglio del messaggio per il credito di ristrutturazione e ampliamento dello stabile. Un progetto da 50 milioni (43 finanziati dal Cantone) per il quale ne sono già stati deliberati più della metà a favore di ditte ticinesi, ha detto Vitta. «Un sostegno al settore dell’edilizia cantonale in un momento di rallentamento e di diminuzione degli ordini».

Ex Banca del Gottardo
Da ultimo Vitta ha sottolineato il valore strategico del progetto in ottica di una riorganizzazione cantonale in materia di giustizia e polizia. Un tema caro anche al consigliere di Stato Norman Gobbi, il quale è tornato a ribadire l’importanza dell’acquisizione dello stabile dell’ex Banca del Gottardo a Lugano per insediarvi la cosiddetta cittadella della giustizia. Un polo dove concentrare tutte le autorità penali giudicanti, ovvero le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale. «Una soluzione definitiva e rappresentativa della giustizia ticinese che il Governo intende ribadire davanti al Parlamento », ha detto Gobbi. «Per questo progetto però, oltre al sostegno politico, occorre il convincimento delle autorità giudiziarie» (vedi box a lato).

Novità in Gestione
Pendente oramai da diverso tempo in Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, il dossier prossimamente potrebbe tuttavia conoscere nuovi sviluppi: « A metà settembre è prevista un’audizione con il Consiglio di Stato e i funzionari dei dipartimenti coinvolti», ha commentato da noi sollecitato a margine dell’evento il presidente della commissione Michele Guerra. «È previsto un aggiornamento sul tema. Pare vi siano importanti novità. Non sappiamo quali, ma possiamo immaginare che riguardino alcuni degli aspetti maggiormente divisivi, ossia il prezzo di compravendita e l’importo degli investimenti necessari per rendere lo stabile adeguato agli scopi previsti ».

Tempistiche e restauro
Tornando al cantiere del nuovo Pretorio, per un punto finale sullo stato dei lavori la parola è passata a Giovanni Realini, capo della Sezione della logistica del DFE. «I lavori di demolizione e scavo sono iniziati come da programma nell’agosto del 2022, per poi subire un’interruzione a causa di due ricorsi, nel frattempo respinti. A giugno sono ripresi e pertanto prevediamo di essere a tetto nell’autunno del 2026». I preventivi di spesa approvati dal Gran Consiglio, al momento, dopo aver deliberato circa il 60% dei lavori, sono interamente rispettati, ha precisato Realini. In conclusione, il consigliere di Stato Christian Vitta ha ricordato che il Pretorio di Bellinzona è strettamente legato alla storia cittadina e pertanto protetto come bene culturale d’importanza comunale. «Per questo, i volumi principali e la facciata dell’edificio saranno integralmente conservati».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 2 settembre 2023 del Corriere del Ticino

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Prima pietra per il Pretorio di Bellinzona
Ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la polizia cantonale

È stata posata venerdì mattina a Bellinzona la prima pietra del nuovo Pretorio di Bellinzona. Lo stabile, una volta ristrutturato e ampliato, ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la polizia cantonale. La cerimonia si è tenuta alla presenza dei consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, del presidente del TPF Alberto Fabbri, del presidente della Corte di appello del TPF Olivier Thormann e dei rappresentanti della magistratura ticinese.
Architettonicamente, verrà conservato il corpo di testa che si affaccia su Viale Stefano Franscini, mentre verrà ricostituito quello retrostante.
Il progetto era stato approvato dal Gran Consiglio nel settembre del 2021 e prevede un investimento di 50,25 milioni di franchi. Si inserisce in un quadro più ampio, che, come ha ricordato Gobbi, comprende la ritrutturazione del Pretorio di Locarno a partire dal 2025 e l’acquisto dello stabile Botta a Lugano per creare la “cittadella della giustizia”, ancora da sottoporre al Legislativo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Prima-pietra-per-il-Pretorio-di-Bellinzona-16511494.html

Da www.rsi.ch/news

Posata la prima pietra nel cantiere del nuovo Pretorio di Bellinzona

Posata la prima pietra nel cantiere del nuovo Pretorio di Bellinzona

Comunicato stampa

Si è tenuta questa mattina a Bellinzona la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo Pretorio di Bellinzona. Una volta ristrutturato, lo stabile, che ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la Polizia cantonale, simboleggerà il federalismo, la dignità della Giustizia e la fiducia della cittadinanza nelle istituzioni.

Questa mattina in Viale Franscini a Bellinzona, alla presenza dei Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, del presidente del Tribunale penale federale (TPF), Alberto Fabbri, del presidente della Corte di Appello del TPF, Olivier Thormann e dei rappresentanti della Magistratura ticinese si è tenuta la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo Pretorio.  

Il progetto di ristrutturazione e ampliamento del nuovo Pretorio di Bellinzona, si ricorda, è stato approvato dal Gran Consiglio nel mese di settembre del 2021, con un investimento complessivo pari a 50 milioni e 250 mila franchi. Una volta ultimato, l’edificio accoglierà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale – la cui sede sarà dunque confermata a Bellinzona, seguendo altresì gli auspici del Parlamento – e la Polizia cantonale. La nuova importante realizzazione – ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi – si inserisce nella strategia logistica generale promossa dal Governo, nell’ottica di assicurare pari dignità nelle varie regioni del Cantone alle sedi della Giustizia: dal Pretorio di Bellinzona, appunto, alla futura ristrutturazione del Pretorio di Locarno i cui lavori sono programmati a partire dal 2025 per giungere all’auspicato acquisto del nuovo Palazzo di giustizia di Lugano nello stabile Botta. Progetti che devono essere intesi quali investimenti, in una prospettiva lungimirante e di lungo periodo, tesi a rispondere, rispettando la storia del nostro Cantone a livello della presenza delle autorità sul territorio, alle esigenze della Giustizia e di chi vi opera: una Giustizia moderna che in futuro conoscerà la digitalizzazione dell’attività, ciò che richiede degli stabili adeguati e funzionali.  

Il progetto di ristrutturazione del Pretorio si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino. In questo senso, gli stabili del Tribunale penale federale e del Pretorio sono legati alla memoria storica della Città di Bellinzona e rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale: si relazionano infatti in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande, con il teatro sociale e con il nucleo.  

È per questa ragione che il corpo di testa a carattere rappresentativo che si affaccia su Viale Stefano Franscini, come già realizzato per il TPF, sarà integralmente conservato mentre il corpo retrostante sarà ricostituito secondo gli stessi criteri tipologici e architettonici che contraddistinguono la sostanza attuale. In questo senso, come sottolineato dal Consigliere di Stato Christian Vitta, i progettisti e la Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) hanno compiuto degli sforzi importanti, prestando attenzione alla flessibilità degli spazi e dei contenuti e al recupero della sostanza storica. Ciò s’inserisce perfettamente nella strategia legata ai beni storici. Una strategia che mira a rivalutare la sostanza esistente nell’ottica di una trasformazione che ne conservi il carattere urbano e storico, permettendo l’inserimento di nuovi contenuti con un linguaggio architettonico attuale.  

Il progetto è inoltre esemplare dal punto di vista della sostenibilità: si è infatti intervenuti applicando i concetti imposti dallo standard Minergie. Una volta ultimato, l’edificio potrà dunque raggiungere delle ottime prestazioni in termini di qualità dell’aria e di benessere termico, come pure mantenere il proprio valore. Inoltre l’approvvigionamento del calore avverrà attraverso il sistema di distribuzione del teleriscaldamento del Bellinzonese (TERIS), ciò che garantirà una fornitura di energia rinnovabile.  

La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio durerà circa tre anni e la consegna dell’edificio è prevista per l’autunno del 2026.        

I Capi delle Polizie delle Città Svizzere si sono riuniti per parlare di sfide future

I Capi delle Polizie delle Città Svizzere si sono riuniti per parlare di sfide future

Mercoledì 30 agosto 2023 si è svolta la 103esima Assemblea generale della Società dei Capi di Polizia delle Città Svizzere (SCPCS). Al centro di questo importante incontro, la rilevanza della Generazione Z come forza lavoro, le future opportunità di formazione per gli agenti e le agenti di polizia così come una gestione sicura di eventi e manifestazioni di polizia.

Si è svolta mercoledì 30 agosto presso il Grand Hotel Villa Castagnola di Lugano la 103esima Assemblea generale della Società dei Capi di Polizia delle Città Svizzere (SCPCS), che ha visto la partecipazione di 50 membri. Lo comunica la SCPCS stessa, spiegando che fra i temi centrali dell’incontro ci sono state la rilevanza della Generazione Z come forza lavoro, le future opportunità di formazione per gli agenti e le agenti di polizia, così come una gestione sicura di eventi e manifestazioni di polizia.

L’evento
L’evento è stato caratterizzato da diverse presentazioni e discussioni sulle sfide attuali e future delle polizie comunali e cittadine. Tra le altre cose, è stato affrontato il tema della “Generazione Z”, con particolare attenzione ai fattori legati al reclutamento, all’atteggiamento e alle aspettative dei giovani collaboratori facenti parte di questa generazione. Si è parlato inoltre anche delle future opportunità di formazione per gli agenti e le agenti di polizia, della gestione in sicurezza di eventi di polizia sull’esempio dei disordini pasquali a San Gallo nel 2021 e delle misure di protezione contro i voli non autorizzati di droni, come ad esempio in occasione di grandi eventi. L’Assemblea generale è stata completata da vari interventi, tra cui quello dell’Onorevole Karin Valenzano Rossi, Municipale e Capo Dicastero Sicurezza e spazi urbani della Città di Lugano, dell’Onorevole Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino e quello di Matteo Cocchi, Comandante della Polizia cantonale ticinese.
 
Da www.ticinonews.ch
(Immagine: SCPCS)
“Abbiamo la struttura, ma il Ticino ha già dato”

“Abbiamo la struttura, ma il Ticino ha già dato”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi si esprime sulla richiesta federale di garantire 1800 posti supplementari in tutta la Svizzera: “Abbiamo chiesto ad altri Cantoni e alla Confederazione di assumersi le loro responsabilità”.
Per affrontare la pressione migratoria attesa per l’autunno, i Cantoni metteranno a disposizione 1’800 posti supplementari, di cui 600 utilizzabili da subito. È quanto è stato stabilito dal Dipartimento federale di giustizia e polizia e dai diretti interessati. Anche il Ticino è chiamato a fare la sua parte. “Prima però spetta agli altri”, mette in chiaro il consigliere di Stato, Norman Gobbi, interpellato da Ticinonews. 

Un centro federale anche in Svizzera centrale
“Tutti i Cantoni dovrebbero essere implicati e il Canton Ticino lo è da sempre, visto che siamo uno dei pochi Cantoni che ha un Centro federale che è stato utilizzato ed in seguito sviluppato dal punto di vista della capacità”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Abbiamo chiesto ad altri Cantoni e alla Confederazione di assumersi le loro responsabilità”. Delle responsabilità che, secondo il consigliere di Stato, la Confederazione non si sarebbe presa: “Negli ultimi 12 anni, da quando sono capo del Dipartimento, non è la prima potenziale crisi che dobbiamo affrontare. Significa che la Confederazione non ha predisposto o allestito delle strutture che possano rispondere alla gestione dei picchi migratori”.

La risposta della Svizzera centrale
La risposta a queste richieste e alla domanda di predisporre nella Svizzera centrale un Centro federale ha però creato dei silenzi. “Questo purtroppo è la realtà che mi vede confrontato con i colleghi di oltre Gottardo. Ed è giunto il momento che escano un po’ dal loro buco e realizzino il centro, che sarebbe di sgravio anche al Ticino”.

La situazione di Chiasso
Per quanto riguarda invece la situazione creatasi a Chiasso, secondo Gobbi, la Confederazione starebbe “approfondendo dal punto di vista legale e giuridico quali possono essere le misure di carattere amministrativo che possono essere prese”. Il consigliere di Stato richiede però un intervento all’interno dei Centri federali “con misure di limitazione delle uscite per gestire quei richiedenti che non si comportano correttamente all’interno come all’esterno del Centro”.

“La vecchia Gotthardbahn diventi patrimonio UNESCO!”

“La vecchia Gotthardbahn diventi patrimonio UNESCO!”

Il deragliamento nell’AlpTransit dimostra ancor più il suo valore”

Il grave incidente ferroviario capitato nella galleria di base del San Gottardo, con l’importante intervento “di soccorso” della vecchia e gloriosa linea della Gotthardbahn per il transito dei passeggeri (e in un primo tempo parzialmente anche delle merci) dà valore alla richiesta ticinese di iscrivere la ferrovia del San Gottardo nel patrimoniomondiale dell’UNESCO. Lo sostiene con vigore il Consigliere di StatoNorman Gobbi, che afferma: “Dopo i Castelli di Bellinzona e il Monte San Giorgio questo gioiello dell’ingegneria ferroviaria e del genio del diciannovesimo secolo deve rientrare nel patrimonio dell’UNESCO. Questa linea è un simbolo per la Svizzera e ancora oggi – nell’anno 2023 – ha dimostrato tutta la sua validità, mantenendo il Ticino collegato al resto della Svizzera nonostante la chiusura di AlpTransit a causa del grave deragliamento. Mi permetto di fare questa proposta da leventinese e persona che ha vissuto nel 2009 in qualità di giovane deputato la rivendicazione del Ticino verso Berna per trasmettere la candidatura della vecchia Gotthardbahn alle istanze dell’UNESCO”.

Infatti nel 2009 il Ticino aveva già avanzato questa candidatura. “A capo del Dipartimento del Territorio vi era Marco Borradori, che aveva presentato la prima fase del progetto di candidatura per l’iscrizione della tratta ferroviaria del San Gottardo nell’elenco del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Sulla base di quel rapporto i governi di Ticino e Uri, con l’accordo delle FFS, hanno deciso di sottoporre alla Confederazione la richiesta ufficiale di candidatura. Purtroppo però il Consiglio federale ha tergiversato. A una seconda richiesta sottoposta a Berna nel 2014, lo stesso governo ha rinviato ogni decisione al 2025. Ebbene, siamo vicini a quella data e ci sono tutte le condizioni – compresa questa nuova riscoperta della gloriosa linea del San Gottardo – affinché non si pongano altri ostacoli alla candidatura! La vecchia linea – e non è solo il sottoscritto a sostenerlo – ha un valore inestimabile. Il tunnel inaugurato nel 1882 era già allora il più lungo al mondo e le vie d’accesso presentano sorprendenti gallerie elicoidali, audaci viadotti e due centrali elettriche. La ferrovia, come detto, è un simbolo per la Svizzera e mostra le grandi capacità ingegneristiche del nostro paese. Dopo il riconoscimento dato dall’UNESCO alle linee dell’Albula /Bernina della Ferrovia Retica nel 2008 oggi una seconda storica opera ferroviaria deve poter essere valorizzata dal riconoscimento mondiale dell’UNESCO”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Migranti, «non tocca al Ticino passare alla cassa»

Migranti, «non tocca al Ticino passare alla cassa»

Norman Gobbi commenta l’annuncio di Baume-Schneider sui posti aggiuntivi che i Cantoni metteranno a disposizione della Confederazione

Per fronteggiare un’eventuale emergenza sul fronte della migrazione, i Cantoni metteranno a disposizione circa 1.800 posti di alloggio aggiuntivi per i richiedenti asilo, 590 dei quali potranno essere utilizzati rapidamente dalla Confederazione. È quanto ha comunicato oggi la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) dopo l’incontro tra la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider con i rappresentanti dei Cantoni. Per quanto riguarda il Ticino, però, nella sostanza non cambierà nulla.

Il niet ticinese
Come confermatoci dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, presente all’incontro con Baume-Schneider, «il Ticino in questa fase non deve ‘passare alla cassa’». E questo perché «abbiamo già ampliato da tempo la nostra disponibilità di posti nel comparto di Chiasso e Balerna, passando da 350 a 600 posti disponibili». Detto altrimenti: «Il Cantone ha identificato una struttura di sua proprietà che potrebbe essere utilizzata, ma prima del Ticino dovranno passare alla cassa altri Cantoni. Penso in particolare a quelli della Svizzera centrale, che da tempo si stanno passando la palla riguardo al un centro federale per richiedenti l’asilo, previsto a livello di pianificazione, ma mai realizzato». Su questo aspetto, ribadisce Gobbi, «sarò molto fermo: si tratta di lealtà, solidarietà e di essere credibili. Il Ticino, vista la sua posizione è sempre stato confrontato con i flussi migratori. Ma gli altri cantoni non possono pensare che Ginevra, Basilea, San Gallo e Ticino portino la croce per tutti». Ecco perché, prima di dare la disponibilità alla Confederazione per utilizzare quella struttura, «dovranno essere rispettate due condizioni: dovremo trovarci in una reale situazione di crisi (non è il caso attualmente) e dovranno già essere passati alla cassa gli altri Cantoni che non hanno ancora fatto i compiti». Il problema di fondo, chiosa poi il direttore del DI, è che come già accaduto in passato le autorità federali (Governo e Parlamento) si sono dimostrate incapaci di far fronte con i propri mezzi a un tema, come quello dell’asilo, che è strettamente di competenza federale». È questa «mancata assunzione di responsabilità da parte della politica federale che crea problemi a Cantoni e Comuni».