“Riaperti i valichi, allora tornino le Guardie a presidiare”

“Riaperti i valichi, allora tornino le Guardie a presidiare”

Da Ticinonews.ch | L’amarezza di Gobbi per la riapertura dei valichi secondari: “Berna non ci ha informato, così non si fa”

Norman Gobbi non ha preso affatto bene la decisione della Confederazione di riaprire i valichi secondari durante le ore notturne tra il Ticino e l’Italia. E, in un post su Facebook, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni scrive:

“A quanto pare a Berna hanno deciso di riaprire durante la notte i valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Un’informazione che ho appreso dai media e non dai diretti interessati… Così non si fa! Si tratta di una misura chiesta a più riprese dalla politica – quella ticinese – ma soprattutto dalla popolazione che vive vicino al confine con l’Italia è condivisa dal Governo federale. Che senso ha riaprire i valichi domenica e tornare – forse – a chiuderli ancora in futuro dopo che il Consiglio federale avrà fatto le proprie valutazioni?”

“Mi aspetto – conclude Gobbi – che i funzionari della Berna federale che hanno preso questa decisione poi siano coerenti e conseguenti: facciamo tornare le Guardie a presidiare i valichi! Sulla nostra sicurezza non si scherza!”

Nominato il nuovo capo della Sezione degli enti locali

Nominato il nuovo capo della Sezione degli enti locali

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha nominato Marzio Della Santa quale nuovo capo della Sezione degli enti locali in sostituzione di Elio Genazzi, che dal 1. aprile 2018 beneficerà del pensionamento.

Marzio Della Santa, classe 1966, ha conseguito un dottorato in Scienze economiche e sociali all’Università di Friburgo e un master in Salute pubblica all’Università di Ginevra, dedicandosi dapprima all’attività accademica come ricercatore e assistente. In seguito ha lavorato in qualità di consulente del settore pubblico per un’azienda privata, come economista e come capoprogetto all’interno dell’Amministrazione cantonale e dell’Ente Ospedaliero Cantonale. Di quest’ultimo ente dal 2012 è responsabile del Servizio sviluppo aziendale.

Il nuovo Capo sezione avrà in particolare il compito di portare avanti i progetti strategici avviati in ambito comunale come il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020, continuando gli importanti sforzi intrapresi negli scorsi anni. Due importanti assi d’intervento che consentiranno di disegnare la futura nuova organizzazione comunale e regionale del nostro Cantone.

Infine il Consiglio di Stato coglie l’occasione per esprimere un pensiero di gratitudine a Elio Genazzi per l’impegno e la dedizione profusi durante la sua pluriennale esperienza professionale e per rivolgergli i migliori auguri di un sereno pensionamento e formula i propri auguri a Marzio Della Santa per la sfida che lo attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Ufficio di esecuzione: consegnati i diplomi ai collaboratori del Contact center di Faido

Ufficio di esecuzione: consegnati i diplomi ai collaboratori del Contact center di Faido

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

A quasi un anno dalla sua entrata in funzione, il Contact center dell’Ufficio di
esecuzione, sito a Faido e composto da sette collaboratori, risponde pienamente
alle esigenze dei cittadini. Un servizio efficace e di qualità, certificata anche dalla consegna, avvenuta ieri sera in presenza del Direttore del Dipartimento delle
istituzioni Norman Gobbi, dei diplomi di Call center agent, formazione conseguita
con successo dal giovane team attivo a Faido.

La formazione, proposta da gennaio a maggio e conclusa lo scorso mese di giugno con
gli esami finali, ha avuto lo scopo di fornire ai collaboratori del Contact center alcuni strumenti teorici e pratici che permettono loro di incrementare l’efficienza e l’efficacia nell’attività di contatto telefonico con l’utenza. Una formazione ritenuta necessaria dal Dipartimento delle istituzioni, da sempre attento alla qualità dei propri servizi così come alla valorizzazione del personale, che migliorerà ulteriormente il servizio assicurato ai cittadini, che dal 3 ottobre del 2016 possono rivolgersi al Contact center dell’Ufficio di esecuzione. Un punto di contatto privilegiato per tutto il settore. Un centro di competenza che ha sgravato in maniera importante gli Uffici di esecuzione presenti sul territorio cantonale, rendendo quindi possibile – e necessaria – la riorganizzazione dell’intero settore, oggetto di un recente messaggio governativo.

Durante la cerimonia, svoltasi a Camorino alla sede della Labor Transfer SA in presenza del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, della Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e del Responsabile cantonale del settore esecutivo Fernando Piccirilli, sono quindi stati premiati i collaboratori del Contact center (nella foto, assieme agli altri partecipanti al corso): Simone Caprani, Nicole Fabris, Chiara Frigerio, Antonio Gallucci, Igor Mihaljevic, Lara Portavecchia e Corinne Zenatti, quest’ultima responsabile dell’attività del Contact center.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni si congratula con i propri collaboratori per il riconoscimento ricevuto, certo che questo traguardo costituisca un ulteriore tassello nell’accrescimento della qualità del servizio fornito alla cittadinanza.

Diplomati quattro nuovi Agenti di custodia ticinesi

Diplomati quattro nuovi Agenti di custodia ticinesi

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il 22 settembre 2017 ha avuto luogo a Friburgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono quattro i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo:
Johnny Cibelli, Davide D’Elia, Angie Sarina e Nenad Vucetik.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie
cantonali il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi e il collaboratore alla
formazione Valentino Luccini.

Nelle strutture di privazione di libertà gli agenti di custodia rappresentano la legge, la dignità e la legalità dello Stato a garanzia della sicurezza della società.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali.

Norman Gobbi:”Sì alla Civica, per il Dovere di essere Consapevoli nella Comunità. La Svizzera è Libertà e Sicurezza”

Norman Gobbi:”Sì alla Civica, per il Dovere di essere Consapevoli nella Comunità. La Svizzera è Libertà e Sicurezza”

Da Ticinolive.ch | L’On. Norman Gobbi, intervistato da Ticinolive racconta la sua visione in merito alla Svizzera. Dal Refendum per la Civica, alla concezione storica di identità vs impero, al motto con il quale conclude: “Libertà e Sicurezza”, dicotomia di componenti sulla quale la Confederazione è nata e la cui forza sta nel trarre il meglio da entrambe.

Onorevole Norman Gobbi, Il 24 settembre si vota per la Civica. Quale la sua posizione, a riguardo?

Mi sono messo a disposizione come testimone a sostegno della campagna di votazione, quindi per il sì alla civica, perché se io oggi sono Consigliere di Stato è stato proprio per l’insegnamento che ho ricevuto anche a scuola in ambito di civica da parte di Franco Celio, mio docente di storia e geografia alle medie. Quei momenti mi hanno permesso di capire come far politica non sia gridare o cercare di imporre la propria visione ma sia soprattutto dialogo e confronto di idee e, infin dei conti, per la cittadina e il cittadino, di crearsi la propria opinione, nell’ambito del confronto di opinioni contrapposte su un determinato tema e quindi credo che sia importante che i nostri giovani, i miei figli in futuro, possano godere della stessa fortuna che ho avuto io, di avere delle lezioni dedicate a creare la coscienza del cittadino, che non significa solo sapere che si abbiano solo dei diritti ma anche e soprattutto dei doveri. Il dovere di informarsi, di crearsi una propria opinione, il dovere, infine, di mettersi in discussione e migliorare la propria coscienza in relazione alla comunità.

La Lega dei Ticinesi, da partito di opposizione è diventata un partito importante e determinate. Questa trasformazione vi porterà molto oltre nel futuro, quali sono i vostri prognostici a riguardo?

Ho letto recentemente lo scritto di una persona che non vuole ama la Lega, perché – questa la mia lettura – abbiamo distrutto quello che era la sua sfera d’influenza, in quanto credeva di governare il Canton Ticino senz’assumere un ruolo istituzionale; beh, questi diceva che la Lega sta distruggendo i diritti fondamentali del Canton Ticino. La Lega li ha fatti rivivere, nel ’91 così come oggi; perché è un movimento che nonostante sia al governo raccolga delle firme per fare esprimere il popolo su un tema che da sempre è stato a cuore del Movimento e penso in particolar modo alla tassa sul sacco dei rifiuti, promossa da un Consigliere di Stato leghista e messa in votazione grazie a un referendum leghista. Questo credo non sia segno di schizofrenia ma di rispetto della volontà del sovrano. Su questo tema, come su tanti altri, non bisogna aver paura del cittadino, anche quando si hanno due Consiglieri di Stato e si è il secondo partito in Parlamento. Quello che ci differenzia dagli altri è il nostro profondo rispetto del cittadino e soprattutto della sua volontà, poiché al cittadino non bisogna imporre le nostre scelte, ma, al contrario è nostro dovere farci interpreti delle scelte del cittadino nell’ambito della nostra politica.

La vostra concezione storica in quanto popolo elvetico nei confronti dell’impero asburgico. Imperialismo o identità comunale? Oppure le due cose possono coesistere?

La nostra storia è un po’ un mix dei due concetti, perché comunque sulle antiche bandiere delle comunità di Uri, Svitto e Untervaldo c’era l’aquila imperiale. Questo ci dimostra come soprattutto nell’arco alpino, anche nell’antico passato, si riconobbe il fatto che siano territori difficilmente governabili dall’esterno. Quindi si comprese come fosse meglio concedere qualche libertà in più ma non creandosi dei problemi e patteggiando gli interessi dell’Impero, che era soprattutto quello di poter usufruire dei valichi di transito attraverso le Alpi. È un concetto che significa da un lato l’essere sovrani, nell’ambito della giustizia e della gestione dei dazi; dall’altra parte del fare qualche concessione, ma, a parer mio, non gratuitamente.
La Selbstbewusstsein (mi spiega come la parola tedesca racchiuda i due concetti dell’essere se stesso e dell’essere consapevoli n.d.r) unisce questi due aspetti: l’esser consapevole di se stesso ma come parte di un sistema. Fu l’aspetto più importante che costituì la Svizzera, e che oggi deve ritornare a essere parte fondante.

Cosa pensa del Consigliere federale eletto Cassis?

Sicuramente da Consigliere di Stato del Canton Ticino sono felice che un ticinese sia stato chiamato a ricoprire la carica più alta del nostro sistema istituzionale, d’altra parte, dal punto di vista politico, il sostegno ottenuto dall’Unione democratica di centro, dall’UDC Svizzera, non è un assegno in bianco. Infatti per i democentristi il loro sostegno è vincolato a praticare una chiara politica di destra, in particolar modo nell’ambito della politica estera, quindi in maniera determinata nei confronti dell’Unione europea, rispettivamente nel ribadire quanto da lui detto riguardo la libertà, la sicurezza e dell’autodeterminazione.

Per concludere. Una frase che racchiuda e descriva la bellezza ma anche la responsabilità della Svizzera?

Libertà e Sicurezza. La Sicurezza senza la Libertà è la dittatura. La Libertà senza la Sicurezza è l’anarchia. La Svizzera ha trovato da sempre un buon equilibrio tra questi due concetti. Da un lato la libertà economica e la sicurezza del diritto, la sicurezza pubblica e la libertà individuale. Questo ci ha permesso, nonostante non disponiamo di materie prime, di essere un Paese all’avanguardia e nell’ambito dell’innovazione ai primi posti del governo mondiale. E questo deve rimanere il nostro motto, poiché libertà non significa sovra-regolamentazione, sicurezza non significa aprire le porte senza controllo, e quindi la linea di condotta deve rimanere quella che ci hanno insegnato coloro che hanno costruito il nostro benessere prima di noi.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi: http://www.ticinolive.ch/2017/09/24/norman-gobbisi-alla-civica-dovere-consapevoli-nella-comunita-la-svizzera-liberta-sicurezza/

Sezione della circolazione: work in progress!

Sezione della circolazione: work in progress!

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi spiega i prossimi passi della ristrutturazione

Quando gli ingranaggi di una macchina sono rotti, o “girano” male, vanno oliati. Lo stesso possiamo pensare per la “macchina dello Stato”. Anche in questo caso laddove è necessario bisogna agire. Ed è quello che un leghista in Governo deve assolutamente impegnarsi a fare: non restare con le mani in mano quando si può migliorare il servizio a un cittadino.

La fanteria dello Stato
È quello che mi sono sempre impegnato a fare, soprattutto da quando ho l’incarico di Consigliere di Stato. Tra le varie rettifiche e “riparazioni”, c’è anche quella per i servizi della Sezione della circolazione. Questa sezione del mio Dipartimento – ma come in fondo tutto il Dipartimento – è al fronte nel rapporto con i cittadini, ed è per questo che il suo funzionamento tocca profondamente la sensibilità di ognuno di noi. Conscio di tutto ciò, ho voluto lavorare su meno burocrazia e su un ammodernamento dei servizi, in un ambito che più che mai sta subendo una forte trasformazione tecnologica.

La riorganizzazione della Sezione
Ma cosa è stato fatto fino ad ora a Camorino? Qualcuno di voi forse se ne sarà già accorto, avendo avuto a che fare con gli uffici della sezione. Quello che è importante ricordare è che siamo “work in progress”, ovvero ci stiamo lavorando, e perciò potreste trovare durante la vostra visita qualche “cantiere”. Vi chiedo di pazientare, poiché tutto funzionerà al meglio quando la ristrutturazione sarà terminata. Nel frattempo, alcune migliorie sono già state messe in atto.

Innanzitutto, gli orari dei principali servizi sono già stati modificati, rendendoli aperti ininterrottamente, quindi anche sul mezzogiorno, permettendo una maggiore flessibilità e libertà. Le sessioni giornaliere di esami teorici sono state riorganizzate, e non è più necessario prendere un appuntamento per parteciparvi. Anche le modalità di collaudo sono in corso di adeguamento per permettere un utilizzo più efficiente degli spazi, evitando che si creino momenti vuoti dati dalla mancata occupazione, dalla disdetta a breve o dalla mancata presentatore di chi avrebbe avuto un appuntamento per il collaudo. Inoltre, si potrà terminare il collaudo direttamente all’interno dei capannoni, senza doversi recare negli uffici per eventuali documenti.

Per finire, proprio lo scorso mese ho firmato una convenzione che avvia una nuova collaborazione tra il mio Dipartimento e l’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA). Grazie a questa firma, dal 2018 i detentori di veicoli che non superano un collaudo a causa di difetti lievi potranno effettuare le riparazioni in un garage certificato, senza ripetere la procedura di verifica a Camorino o alla sede del TCS. In questo modo la procedura sarà più rapida e semplice.

Semplificato il rapporto Stato-Cittadino
Questi sono solo alcuni esempi delle modifiche che con il mio Dipartimento stiamo apportando alla Sezione della circolazione, che hanno già portato a un miglioramento del servizio e a un aumento della capacità di collaudo, ma che offriranno il massimo delle loro potenzialità quando tutti gli interventi saranno ultimati.

La riorganizzazione della Sezione della circolazione è questo: ottimizzare le risorse, migliorando il servizio ai ticinesi. Da anni con il mio Dipartimento c’impegniamo costantemente e dedichiamo molte energie alla semplificazione del rapporto tra Cittadino e Stato, e lo facciamo perché siamo certi che questo sia uno dei compiti principali di chi governa. A favore di uno Stato più efficiente ed efficace!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il seminario della Regione Territoriale 3: un occhio al passato

Il seminario della Regione Territoriale 3: un occhio al passato

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni informa che negli scorsi giorni la Leventina ha ospitato il tradizionale seminario della Regione Territoriale 3 che, oltre al Comando militare, ha visto impegnati il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i suoi colleghi responsabili degli affari militari degli altri 4 Cantoni coinvolti, i Comandanti delle Polizie cantonali e i capi delle Sezioni del militare e della protezione della popolazione dei 5 Cantoni che compongono l’unità militare (Grigioni, Svitto, Ticino, Uri, Zugo). L’incontro mirava ad allineare le strategie nell’ambito della sicurezza e di rafforzare i legami tra l’autorità militare e quelle politiche.

Il Canton Ticino ha avuto quest’anno l’onore di ospitare il seminario della Regione Territoriale 3, diretto dal suo Comandante, il divisionario Lucas Caduff; a fare da cornice è stata la regione delle Leventina. L’importante evento istituzionale ha suscitato piena soddisfazione in tutti i partecipanti e raggiunto gli obiettivi, gettando le basi per un’entrata allineata delle autorità militari e civili nel progetto Ulteriore sviluppo dell’Esercito.

Nella serata di mercoledì 20 settembre, i partecipanti hanno visitato la Scuola reclute sanitaria 42 di Airolo dove il Comandante, tenente colonnello SMG Daniele Mayerhofer, ha presentato la struttura e le sfide future; gli ospiti hanno poi assistito a una esercitazione nella quale i militi hanno dimostrato le proprie capacità e quelle dei mezzi a disposizione. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha da parte sua ricordato le importanti ricadute che la presenza di tre Scuole reclute – Airolo, Monte Ceneri e Isone – genera sul territorio ticinese.

Nella seconda giornata il seminario è proseguito nella storica struttura del Dazio Grande di Rodi-Fiesso, per la parte dedicata alle discussioni politiche. Nella mattinata, dopo una breve retrospettiva e prospettiva da parte del divisionario Lucas Caduff, si sono alternati tre referenti di spicco. In un primo momento il comandante di corpo Daniel Baumgartner ha esposto l’importante passaggio dal Comando forze terrestri al Comando istruzione, che avverrà con il progetto Ulteriore sviluppo dell’Esercito. Ha poi preso la parola il comandante di corpo Aldo Schellenberg, attuale capo delle Forze aeree e sostituto del capo dell’Esercito, che ha presentato un ulteriore cambiamento previsto con il passaggio dal comando Stato maggiore di condotta dell’esercito (SMCOEs) al Comando operazioni. In conclusione, il colonnello SMG Gérarld Vernez si è soffermato su un tema di attualità: i rischi legati al mondo informatico e le modalità che l’Esercito ha individuato per contrastare le cyber-minacce.

Discorso pronunciato alla Giornata cantonale dell’integrazione

Discorso pronunciato alla Giornata cantonale dell’integrazione

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Giornata cantonale dell’integrazione | (fa stato il discorso orale)

Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per aver accolto l’invito da parte del Delegato per l’integrazione a partecipare a questo momento di discussione sul tema della migrazione e dell’integrazione nel contesto ticinese.

Un tema quello dell’integrazione che si è fatto sentire sempre più importante, alla luce di un flusso migratorio che è cresciuto negli ultimi anni e che ha toccato anche la nostra realtà da vicino, e a fatti che hanno purtroppo colpito Paesi a noi vicini. Una riflessione su questo tema, ma anche delle azioni mirate all’integrazione, si fanno quindi sempre più necessari.

L’integrazione è in effetti essenziale nella lotta contro la radicalizzazione, e può contribuire a evitare che certi scenari che vediamo in altre zone dell’Europa si palesino anche alle nostre latitudini. Anche nel nostro Cantone siamo stati toccati da episodi nei quali persone che hanno vissuto o transitato sul nostro territorio, persone che a detta di molti erano ben inseriti nella nostra società, sono stati denunciati per le loro tendenze estremiste. Questi casi sono a mio avviso esemplari di come non sia sufficiente nascere e crescere in un Paese per essere ben integrati, e che sia necessario in ogni caso un importante lavoro su questo fronte, con il quale trasmettere ai nuovi arrivati la cultura e i valori sui quali si basa la nostra società.

Quest’anno termina il primo Programma d’integrazione cantonale quadriennale, promosso in maniera congiunta da Confederazione e Cantoni, con il quale si sono voluti perseguire tre obiettivi principali:

-rafforzare la coesione sociale sulla base dei valori sanciti dalla Costituzione federale;

-promuovere un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione residente autoctona e straniera;

-garantire pari opportunità di partecipazione degli stranieri alla vita economica, sociale e culturale della Svizzera.

Il lavoro svolto fino ad ora dal nostro Servizio per l’integrazione degli stranieri ha permesso di concretizzare questi obiettivi generali in oltre novanta progetti promossi da enti, associazioni, organizzazioni, comunità di stranieri e strutture ordinarie.

È attualmente in consultazione in Governo il nuovo Piano d’integrazione cantonale, che si estenderà dall’anno prossimo fino al 2021, e che per la prima volta sarebbe interamente allestito e coordinato da tre Dipartimenti, con DSS e DECS, oltre a quello che dirigo. Uno dei punti fondamentali sul quale ci vorremmo concentrare in questo nuovo piano è un maggiore e migliore coinvolgimento dei Comuni, che sono il punto di contatto più vicino per la popolazione straniera con le istituzioni, e che quindi rivestono un ruolo centrale nel processo d’integrazione residenti sul nostro territorio. È importante quindi che i Comuni assumano un ruolo attivo nella prima informazione agli stranieri e nell’integrazione sociale. In particolar modo sarà necessario rivolgere una particolare attenzione alle persone con passato migratorio in ambito di asilo, per le quali le competenze sociali, la conoscenza della lingua e la formazione professionale sono da considerarsi prioritarie.

Come Cantone stiamo quindi lavorando per una sempre maggiore integrazione della popolazione straniera sul nostro territorio, per poter garantire un’adeguata coesione sociale. In questo modo sono certo che potremo scongiurare la possibilità che si creino delle pericolose società parallele, nelle quali si potrebbero istaurare delle ideologie estremiste, e impegnarci quindi a favore di una maggiore sicurezza per tutta la popolazione in Ticino.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Piano cantonale delle aggregazioni: visione e concretezza condivise

Piano cantonale delle aggregazioni: visione e concretezza condivise

Da Gestione & Servizi Pubblici (editore Sacchi) |

Nel corso del mese di giugno di quest’anno il Consiglio di Stato ha dato formalmente avvio alla seconda fase del Piano cantonale delle aggregazioni. Il progetto che traccia le linee guida per ridisegnare la geografia locale del Canton Ticino. Le istituzioni non possono restare immobili in una società in continua evoluzione, con esigenze che necessitano dall’ente pubblico servizi e partnership non solo efficaci, ma anche efficienti.

Dopo anni di consolidamenti istituzionali spontanei, il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) – su richiesta del Parlamento tramite modifica della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni – propone la visione cantonale sul futuro dei Comuni ticinesi. Non si tratta di una cartina arbitraria e calata dall’alto, ma di un approfondito lavoro di analisi a più livelli, che include il punto di vista dei molti attori che vivono da vicino il nostro territorio.

La prima fase del PCA si è concentrata sulla valutazione complessiva della politica aggregativa sin qui condotta, definendo il ruolo che il Comune riveste attualmente e che giocherà in futuro. In buona sostanza, l’ente locale è chiamato innanzitutto ad assicurare un determinato standard di servizi, ma dovrà esser sempre più motore di sviluppo e partner dinamico di progetti. Sulla base di questa impostazione e delle relazioni intercomunali attuali, sono stati individuati i potenziali scenari di aggregativi. Questa prima fase è già stata oggetto di una larga consultazione, dove Comuni, partiti, associazioni ed enti hanno potuto esprimersi liberamente.

Sulla scorta degli interessanti e costruttivi input ricevuti – come si dice, “dal basso” – la cartina è stata affinata e conta 27 Comuni, anziché i 23 inizialmente previsti. Di questi, oggi, già 8 ricalcano gli scenari previsti e 2 corrispondono quasi integralmente all’obiettivo cantonale. Un progetto capace di cesellare il necessario compromesso fra l’esigenza di prossimità e una dimensione amministrativa nella misura di erogare servizi di qualità e di promuovere progetti d’investimento d’interesse regionale.

La seconda fase si concentra invece sugli strumenti per concretizzare il PCA. Per i Comuni che determinano ancora una frammentazione istituzionale poco ottimale, occorrono regole affinché il processo aggregativo si sviluppi con coerenza ed entro un ragionevole lasso di tempo. Inoltre, assume una particolare importanza il coordinamento della riforma istituzionale con la riforma Ticino 2020, che intende riordinare flussi e competenze fra Cantone e Comuni: il chiarimento dei rapporti fra i due livelli istituzionali non può più fare riferimento a un “comune minimo”, ma necessita entità solide, operative e intraprendenti.
Oltre ciò sono stati anche previsti incentivi finanziari a sostegno dei Comuni, attraverso l’istituzione di crediti quadro la cui durata si estende fino a 6 anni dall’adozione del PCA da parte del Parlamento. Nello specifico, per i nuovi Comuni vi saranno un contributo alle spese di riorganizzazione amministrativa – aspetto essenziale per strutturare un’amministrazione locale ottimale – e un contributo agli investimenti di sviluppo capaci di stimolare il tessuto socioeconomico del nuovo Comune e della sua regione.

La scorsa fine di giugno ha preso dunque avvio una nuova tornata consultiva affinché i Municipi, i partiti rappresentati in Gran Consiglio e le associazioni di Comuni possano tornare a esprimersi su quanto proposto nella seconda fase del progetto. Questo a conferma di un approccio partecipativo, dove il futuro non viene di certo calato dall’alto.

Vero, in alcuni scenari – penso in particolare al Locarnese e al Luganese – una visione unanime e condivisa non è stata possibile da raggiungere, anche fra gli attori locali stessi. Ma la politica non può adagiarsi sugli stalli e nemmeno bloccarsi a oltranza. Il PCA costituisce un cantiere ambizioso? Certo, ma lungimirante – come la politica deve essere – e dove le proposte condensano un ragionevole equilibrio fra aspirazioni locali, esigenza di prossimità e una visione regionale coerente e dinamica.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Bignasca: «Lascio a breve» Si apre la corsa al successore

Bignasca: «Lascio a breve» Si apre la corsa al successore

Dal Giornale del Popolo | Borradori: «La persona giusta è Norman» – Gobbi: «Ne parleremo»

Il coordinatore ci ha confermato la volontà di lasciare alla fine di ottobre. Il sindaco di Lugano lancia la volata al consigliere di Stato.

Ce lo aveva detto già nel mese di maggio e ce lo ha confermato mercoledì. Attilio Bignasca è intenzionato a lasciare la conduzione della Lega dei ticinesi. E lo farà dopo il suo compleanno (che è il 1. novembre). «Ormai compio 74 anni e non ho più la forza di coordinare un movimento come la Lega. Me ne accorgo ogni volta che devo fare una riunione importante, poi mi ci vuole molto tempo per recuperare. Sono stanco e come ho detto nei mesi scorsi, a fine ottobre, lascerò».

Parole che, tuttavia, sembrano finire nel vuoto e che non hanno ancora scosso gli animi degli altri responsabili del movimento di via Monte Boglia, se non qualche mezza frase del tipo: «Lo ha già detto tante volte, ma alla fine resta sempre». Eppure, questa volta, sembra proprio fare sul serio.

E allora vediamo come reagiscono alcuni esponenti di spicco della Lega a cominciare dal sindaco di Lugano Marco Borradori. «Fin dall’inizio Attilio aveva dichiarato che non avrebbe fatto il coordinatore per molto tempo. Se dovesse abbandonare mi dispiacerebbe, ma lo comprenderei. Lui ha ripreso in mano la Lega dal Nano e sotto la sua direzione il movimento ha ottenuto molti successi elettorali». Lo stesso Borradori aggiunge: «Se dovesse lasciare per la Lega si aprirebbe un periodo non facilissimo perché trovare una persona che abbia le caratteristiche per condurre il movimento non è semplice. Secondo me l’identikit ideale del futuro coordinatore è il seguente: dovrebbe avere tra i 37 e i 45 anni. Possedere un’esperienza istituzionale insieme a un temperamento barricadero. Da tempo la Lega ha queste due anime e dovrebbero essere presenti anche nel nuovo coordinatore. Inoltre deve essere ammirato e rispettato all’interno del movimento. Personalmente credo che solo Norman Gobbi abbia tutte queste caratteristiche. Non nascondo che ne ho già parlato con lui e mi ha detto che il lavoro da consigliere di Stato lo impegna parecchio. Lo capisco bene. Ma se mi si chiede chi vedo in quel ruolo, dico senza dubbio Gobbi».

Invece Borradori non potrebbe ricoprire quella carica? «No, perché ho un’età che non mi permette di essere sindaco e coordinatore contemporaneamente. E poi, per natura, ho un’anima istituzionale. Mi piace l’anima barricadera della Lega, ma non è nelle mie corde».

Il consigliere di Stato Norman Gobbi non si espone personalmente, ma non ha comunque detto di No all’invito di Borradori. Pure lui ci traccia un identikit simile a quello fatto dal sindaco di Lugano. «Il nuovo coordinatore dovrà sicuramente essere riconosciuto come tale dalle due anime della Lega e già oggi essere un punto di riferimento. Inoltre non dimentichiamo che dovrà portare la Lega a elezioni importanti come quelle del 2019 e del 2020. Dobbiamo comunque ancora parlarne», conclude.

Da parte sua Boris Bignasca, da noi contattato, non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla questione.

(Articolo di Nicola Mazzi)