Con Andrea Ramani di Teleticino ho parlato della mia esperienza come candidato ticinese per il Consiglio Federale.
Il servizio è visibile al seguente link: http://teleticino.ch/il-tg/i-candidati-plr-alla-prova-dei-partiti-EC80215
Con Andrea Ramani di Teleticino ho parlato della mia esperienza come candidato ticinese per il Consiglio Federale.
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Dal Corriere del Ticino | I favorevoli al compromesso chiedono di rafforzare l’attuale insegnamento trasversale Siccardi: «Il rischio è di farla sparire» – Pelli: «Perplesso dall’opposizione della scuola»
Per motivare le ragioni del sì, il fronte a sostegno della soluzione di compromesso sull’insegnamento della civica – in votazione il 24 settembre – ha scelto l’immagine della marmellata pronta per essere distribuita sul pane. «Più la si spalma, più diventa sottile, tanto da rischiare di sparire» ha affermato ieri a Bellinzona Alberto Siccardi, primo firmatario dell’iniziativa popolare «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)» a partire dalla quale il Gran Consiglio ha elaborato la modifica di legge sulla quale saranno chiamati a esprimersi i cittadini. L’obiettivo è dunque quello di rafforzare un insegnamento che attualmente è sì affrontato, ma trasversalmente all’interno di più materie. «Non ci pentiamo di aver portato il tema al voto» ha chiarito Siccardi, facendo riferimento alla decisione di non ritirare l’iniziativa nonostante la condivisione del compromesso accolto in Parlamento e pronto a essere attuato da DECS e Governo. Il motivo? «Temevo che ritirandola potesse fare la fine dell’iniziativa popolare lanciata nel 2000 e poi ritirata dai Giovani liberali, a cui era stato promesso un’insegnamento della civica in più materie. Cosa di fatto non riuscita» ha proseguito il promotore. Sui potenziali rischi di un no popolare Siccardi ha quindi ammesso: «Abbiamo corso il rischio, ma è vero: non mi aspettavo una resistenza così marcata da parte degli insegnanti. La speranza e la pretesa è che aver discusso talmente della civica porti in ogni caso la scuola a iniziare a insegnarla».
Sulla battaglia condotta dal mondo magistrale si è soffermato anche il già consigliere nazionale liberale radicale Fulvio Pelli. «Questa pesante opposizione di una sorta di establishment scolastico mi lascia perplesso e mi infastidisce. Sembra quasi proibito proporre un metodo d’insegnamento diverso. E forse una parte dell’opposizione va ricondotta proprio alla difficoltà nell’insegnare la civica. Anche per questa ragione ritengo necessari degli specifici corsi per i docenti». Pelli ha quindi parlato di «una scossa che ci vuole e che l’iniziativa ha fornito», salutando positivamente la modifica della legge sulla scuola: «Bisogna fare qualcosa di fronte alla scarsezza delle conoscenze civiche della cittadinanza». E se le dinamiche del dibattito pubblico sono state definite da Pelli «un po’ strane: tutti per la civica ma tutti contro l’iniziativa», i recenti ripensamenti in casa PS, PPD e PLR sono stati analizzati così: «Forse perché non sempre le decisioni prese vengono approfondite a sufficienza».
A elaborare il compromesso poi accolto in aula era stato il deputato della Lega e membro della Commissione scolastica Michele Guerra: «Una via terza, pragmatica a ragionevole che porta a un miglioramento dell’insegnamento della civica». Un insegnamento che, stando a un’indagine realizzata dal professore dell’Università di Friburgo Nicolas Schmitt, zoppica in tutta la Svizzera. «In tutti i Cantoni i poteri pubblici – ha indicato l’esperto – deplorano la mediocrità degli allievi in termini di conoscenze della civica, ma allo stesso tempo non si danno gli strumenti necessari alla scuola dove assistiamo a un insegnamento completamente trasversale che porta la materia a dissolversi. Ne consegue una visione pedagogica che non risponde alle esigenze politiche». Un quadro «in chiaroscuro» l’ha quindi definito il già direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, che sul compromesso in votazione ha tenuto a ricordare «l’appoggio del Consiglio cantonale dei giovani, che per primi possono capire lo stato della situazione attuale». Facendo eco a Siccardi, Dillena ha quindi dichiarato: «La soluzione della marmellata è sbagliata».
Da parte sua il già consigliere nazionale PLR ed ex procuratore pubblico Luciano Giudici ha ricordato: «Non votiamo su una legge Siccardi ma su una modifica legislativa approvata dal Gran Consiglio che non stravolge l’insegnamento della civica. Anzi, questa potrà portare i giovani a interessarsi di più della politica, delle decisioni che interessano la società e soprattutto alla necessaria conoscenza dei meccanismi istituzionali del nostro Paese».
Bertoli e Gobbi – Il Consiglio di Stato e l’insolita scelta della libertà di voto
«Governo e Parlamento invitano a votare…». È la classica formula che si può leggere all’interno dell’opuscolo informativo. Non è però il caso per gli oggetti in votazione il 24 settembre, per i quali compare la sola indicazione del Gran Consiglio. «È stata fatta una discussione in Governo e si è optato per lasciare libertà di voto ai singoli membri» spiega il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. Una scelta rara negli ultimi anni. Perché? «Nel caso della civica – precisa – c’è stato un atto del tutto imprevisto e inusuale, ovvero la richiesta degli iniziativisti di voler andare al voto su un testo che senza la chiamata alle urne sarebbe entrato in vigore. In questo caso le cose cambiano e non si tratta più di confermare una posizione su un compromesso, perché per decisione degli stessi iniziativisti la questione è stata riportata a un livello più di principio. E allora a questo punto se i promotori vogliono andare al voto quando non è necessario, io da un lato posso dire in modo conseguente a quanto espresso in Gran Consiglio che siamo pronti a dar seguito al compromesso come “minore dei mali” e nonostante la direzione sia sbagliata. Ma dall’altro se ora ci si chiede di dire sì o no di principio io propendo per il restiamo dove siamo, naturalmente migliorando le cose come a suo tempo indicato dalla SUPSI». Si voterà però sul compromesso. «Ma lo si farà secondo una modalità non richiesta e non opportuna» ribadisce Bertoli: «La democrazia – sottolinea – si dà delle forme affinché vengano anche rispettate. E questa votazione non può essere tradotta in una sorta di plebiscito su qualcosa di già deciso. Questo aspetto ha avuto sicuramente un peso nella discussione in Governo».
Sulla scelta del Governo abbiamo contattato anche il consigliere di Stato Norman Gobbi: «C’è una bella differenza – spiega – tra il prendere posizione individualmente ed essere membro di un comitato. Nel pieno rispetto del principio di collegialità, insieme ai miei colleghi, abbiamo deciso di lasciare libertà d’espressione a ognuno. È raro, ma può accadere. Per quel che mi concerne sono a favore dell’inserimento della civica nel piano orario della scuola obbligatoria e in quella postobbligatoria, pertanto ho deciso di dire la mia in articoli di opinione e interviste nonché – come capitato anche per altre votazioni – ho dato la mia disponibilità come “testimonial” a essere presente sul materiale informativo dei favorevoli».
(Articolo di Massimo Solari)
Da laRegione | Fondato nel 1892, il Corpo di Chiasso ha festeggiato con la popolazione i suoi primi 125 anni Sicurezza e tranquillità delle persone erano e restano gli obiettivi dell’attività. Sonia Colombo-Regazzoni: ‘Una boa raggiunta oltre la quale siamo pronti a salpare.
Pompieri e solidarietà. Un binomio inscindibile che ha caratterizzato i primi 125 anni di attività del Corpo civici pompieri di Chiasso. L’anniversario è stato festeggiato sabato con dimostrazioni pratiche – grazie alla tecnologia i presenti hanno potuto vedere come si muovono i militi tra le fiamme o durante un intervento chimico – e una sfilata che ha (ri)portato sulle strade cittadine i mezzi d’epoca e di intervento. L’attività, come ha ricordato l’ex furiere Carlo Cappelletti, è iniziata il 29 febbraio 1892 con la risoluzione municipale 541 «per l’organizzazione di un corpo pompieri composto da 29 uomini. Una decisione presa dopo il grave incendio che distrusse il magazzino della Gotthardbahn il 22 febbraio 1892». Da allora nel corpo hanno ruotato 361 militi (oggi sono 87). «Centoventicinque è una parola che si pronuncia in una frazione di secondo ma che rappresenta l’insieme di cinque generazioni – ha commentato Sonia Colombo-Regazzoni, capodicastero Sicurezza pubblica di Chiasso –. Non sono un punto di arrivo, né sono la conclusione di questa straordinaria storia. Sono solamente una boa, che è stata brillantemente raggiunta e oltre la quale siamo pronti a salpare». La prossima sfida è la nascita del centro cantonale di soccorso pompieri del Mendrisiotto, che si concretizzerà all’inizio del prossimo anno. «I due corpi pompieri di Chiasso e Mendrisio stanno già collaborando da mesi per trovare le giuste sinergie e arrivare pronti all’inaugurazione – ha assicurato Colombo-Regazzoni –. Indipendentemente dalle forme giuridiche, la Città di Chiasso non intende rinunciare ai suoi pompieri».
La presenza sul territorio
I festeggiamenti di sabato – che hanno visto anche la presenza del consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (mentre Christian Vitta ha portato il suo saluto con un videomessaggio) e di rappresentanti dei Vigili del fuoco di Milano – sono stati l’occasione per «riconfermare che le autorità comunali continueranno a sostenere l’assoluta importanza della loro presenza sul nostro territorio. E non certo per mero campanilismo – ha precisato la capodicastero –, bensì perché lo esige la ragione, lo esigono la storia, e soprattutto le peculiarità e le contingenze sempre più critiche della nostra città e della nostra regione». Tutto questo «nella consapevolezza e nell’ottica della riorganizzazione dei corpi pompieri ticinesi intrapresa dal cantone ormai parecchi anni fa. Il Mendrisiotto è un tassello importante di questo progetto e noi siamo tra i promotori e sostenitori della realizzazione del consorzio regionale, struttura che rappresenta lo strumento più democratico di gestione delle risorse, perché permette a tutti i comuni consorziati di divenire parte attiva del meccanismo decisionale e non solo di finanziamento a consuntivo – ha concluso Sonia Colombo-Regazzoni –. La riorganizzazione guarda al futuro pensando a un incremento finanziariamente sostenibile della professionalizzazione del servizio che il cantone intende realizzare, ma che attualmente non possiamo permetterci».
‘Sicurezza e senso di tranquillità’
Nel corso della sua storia, i militi chiassesi hanno avuto due ‘case’. La caserma di via Soave è stata costruita nel 1979. «Qui hanno avuto la possibilità di abitare con le rispettive famiglie ben 10 pompieri e l’utilità di questa funzione ha integrato la velocizzazione dei tempi in caso di allarme diurno e specialmente notturno – sono state le parole del comandante Davide Chiesa –. L’importanza del decentramento cittadino e delle possibilità di velocizzare le vie di raggiungimento dei particolari eventi di intervento hanno però portato a una nuova soluzione logistica». È così nato «un centro pompieristico all’avanguardia» in via Cattaneo. «L’anno fatidico – ha concluso Chiesa – è stato il 2008. Da quell’anno ogni momento è stato vissuto con la consapevolezza che ogni esercitazione, ogni attimo impegnato nello e allo spirito del vero pompiere, serve e servirà per amalgamare forze e sentimenti, confermati da un senso di volontà rivolti a un traguardo unico e inderogabile: la sicurezza della popolazione e il suo senso di tranquillità nei momenti di necessità impellente».
Dal Mattino della domenica | Il Ministro della sicurezza Norman Gobbi invita ad accettare la modifica della legge della scuola sulla quale il Popolo dovrà esprimersi nelle prossime settimane
Non ho dubbi: il 24 settembre 2017, quando saremo chiamati ad esprimerci a favore dell’introduzione delle ore dedicate civica alle scuole medie e alle scuole post obbligatorie, io voterò convinto di sì.
Ricordo con piacere e lasciatemelo dire – anche con gratitudine – il tempo dedicato allo studio della civica, quando ancora sedevo sui banchi di scuola. Ero infatti alle scuole medie quando, proprio durante le lezioni di civica, mi avvicinai e mi appassionai al mondo della politica. Qualche tempo fa mi hanno chiesto quando nacque la mia passione per la politca. Per me la risposa è sempre stata chiara: da adolescente proprio durante quelle ore dedicate all’educazione alla cittadinanza. Un momento privilegiato durante il quale presi conoscenza dei diritti e dei doveri dei cittadini e quando rimasi colpito dal fascino del nostro sistema politico e della democrazia diretta che caratterizza il nostro Paese. Non solo nozioni teoriche, ma visite alle nostre istituzioni – ricordo ancora con emozione quando varcai per la prima volta la porta della Bundeshaus, il nostro Palazzo federale – e anche momenti di dibattitto e di confronto sui temi di attualità. Un passaggio fondamentale nella mia formazione e nel mio percorso di vita, che mi ha condotto vent’anni dopo a sedere attorno al tavolo del Governo.
Non posso quindi che sostenere la votazione del prossimo 24 settembre invitando tutte le cittadine e tutti i cittadini ticinesi a sostenere il progetto in votazione, dicendo a gran voce sì.
Al di là della mia esperienza personale, i dati parlano chiaro. Uno studio commissionato alla SUPSI qualche anno fa mostra infatti che l’insegnamento della civica negli ultimi anni è stato trascurato perdendo qualità. Il risultato? Giovani che conoscono sempre meno il funzionamento dello Stato in cui vivono. Giovani che, lo sottolineo, hanno nelle loro mani le matite per tracciare il loro futuro, il futuro di tutto il nostro il Paese, ma che non sanno come utilizzarle. Possedere le nozioni base sul meccanismo che regge uno Stato moderno è fondamentale per poter esercitare i nostri diritti e i nostri doveri. D’altra parte già Luigi Einaudi lo diceva “conoscere per deliberare”. Solo grazie a una conoscenza approfondita delle nostre istituzioni e della nostra democrazia possiamo essere davvero artefici del nostro futuro. Sapendo quali strumenti abbiamo a disposizione, possiamo partecipare e dare il nostro contributo alla cosa pubblica. Ed è proprio il nostro ordinamento – con la sua democrazia diretta – a rendere la Svizzera uno Stato moderno e unico. È un privilegio quello che abbiamo noi cittadini svizzeri, di poter partecipare in prima persona alla nostra vita politica, e dobbiamo coltivarlo.
E non da ultimo, tengo a metterlo in evidenza, la conoscenza dello Stato in cui si vive, delle regole e dei meccanisimi che ne garantiscono il funzionamento è fondamentale quando si parla di integrazione. L’ho ricordato di recente, quando l’Europa è stata scossa da tragici atti di terrorismo. L’integrazione gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione di azioni terroristiche perpetrate da individui radicalizzati, per nulla integrati nella società nella quale vivevano. Dare l’opportunità a tutte le persone residenti sul nostro territorio, in età scolastica, di approfondire il proprio sapere sul Paese in cui vivono, aiuta senz’altro a favorire la loro integrazione.
L’insegnamento della civica è davvero un tassello fondamentale dei nostri valori e dell’essenza della Svizzera. I nostri giovani devono avere la possibilità di studiare a fondo le nostre istituzioni e il nostro sistema politico per poter contribuire a costruire il nostro futuro. Per la nostra libertà e per il nostro futuro, diciamo Sì alla modifica della legge della scuola il prossimo 24 settembre!
Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Da RSI.ch | Sono 162 dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale, del 2015. Aumento di decisioni negative tra maggio e luglio
La mia intervista al Quotidiano e alle Cronache della Svizzera italiana: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Permessi-B-e-G-negato-lo-03-9521119.html
I permessi B e G negati dall’entrata in vigore della misura sul casellario giudiziale, fino a fine luglio, sono 162, ovvero lo 0,3 per cento del totale delle richieste. Una percentuale che negli ultimi tre mesi analizzati, a partire da maggio, è leggermente più alta. Nello stesso periodo, inoltre, sono incrementate notevolmente, rispetto ai casi approfonditi per problemi di natura penale, le decisioni negative.
Circa lo 0,8 per cento del totale delle richieste per un permesso di dimora o per frontalieri, dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale del 2 aprile del 2015, presentavano elementi di rilevanza penale. Di questi, un caso su tre sfociava in una decisione negativa.
“Il fatto che in questi mesi ci sia stato un aumento può essere ricondotto anche al fatto che la gente possa pensare come la decisione del Governo di sollevare la richiesta del casellario dello scorso giugno sia stata attuata subito. Magari si sono sentiti un po’ più leggeri, mentre in passato uno ci pensava più di una volta prima di presentare tutta la documentazione sapendo che aveva dei reati gravi iscritti al casellario”, ha dichiarato ai nostri microfoni il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Dal Giornale del Popolo | Il Cantone dovrebbe mantenere la vigilanza cantonale su chi produce canapa light e chi la vende.
Il Consiglio di Stato ha iniziato a discutere l’aggiornamento della Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (Lcan). In una nota il Governo fa sapere che «in attesa dei necessari approfondimenti, è stata riaffermata la volontà di mantenere un alto livello di vigilanza, con misure di controllo e sanzioni importanti in caso di abusi».
Il CdS si è allineato a quanto proposto dal Dipartimento delle istituzioni e ha ritenuto opportuno mantenere una regolamentazione ad hoc sul tema dei prodotti a base di canapa. Nelle prossime settimane lo stesso esecutivo cantonale valuterà le modifiche legislative necessarie per adeguare il quadro legislativo alla realtà attuale e, dopo aver deliberato in merito, sottoporrà il messaggio al Gran Consiglio.
In proposito abbiamo sentito il direttore del DI Norman Gobbi il quale, ieri mattina, ha portato il tema sul tavolo del Consiglio di Stato. «Uno dei problemi di fondo con il quale ci siamo confrontati ultimamente è il seguente: il prodotto industriale acquistato dalla grande distribuzione, come è successo ultimamente con la Coop, è sottoposto a controlli diversi rispetto al piccolo produttore. L’idea è quindi quella di sistemare il regolamento, mantenendo un sistema di controllo preventivo volto a evitare che sotto il cappello della legalità – di un prodotto ammesso dalla legge federale – si faccia passare di tutto e di più».
«Desidero anche aggiungere che proibire la vendita di un prodotto legale è complicato, ma da parte nostra vogliamo continuare a mantenere una vigilanza cantonale sulla coltivazione e la vendita e questo per avere una mappatura precisa del fenomeno. Detto ciò il Ticino ha una sua storia legata alla canapa che occorre tener sempre presente. E quindi, se da un lato dobbiamo tener conto delle leggi federali, d’altro lato occorre ricordare la nostra storia e il fatto che siamo stati i primi a legiferare sulla canapa, e lo abbiamo fatto in risposta a un disagio vissuto all’epoca».
«In questa situazione – continua – il mio obiettivo, condiviso dal Governo, è quello di mantenere un equilibrio tra una libertà che viene data dall’autorità federale con la nuova legislazione sulla canapa light e una necessità di sicurezza, di controllo e vigilanza che in Ticino è cresciuta nel tempo e che gode di un ampio consenso. Dobbiamo far attenzione che questo settore non degeneri e ci sfugga di mano. Per questo agire sulla prevenzione con dei controlli crediamo sia la strada da seguire».
Sui tempi Gobbi ci dice: «A breve il CdS modificherà il regolamento e il messaggio è già in elaborazione. Credo che ci vorranno alcuni mesi e poi lo presenteremo al Gran Consiglio».
(Articolo di Nicola Mazzi)
Da laRegione | ‘La legge federale va rispettata, ma il pregresso storico del nostro Cantone va tenuto in conto’
«Si è deciso di mantenere il sistema autorizzativo, questo è quanto». Ergo: nessuno stravolgimento rispetto a oggi, indica il consigliere di Stato Norman Gobbi dopo aver discusso di canapa e relativa legge con il Consiglio di Stato nella seduta di ieri. L’indirizzo attuale è confermato e «a breve» seguirà un aggiornamento delle norme. “In attesa dei necessari approfondimenti – scrive il governo – è stata riaffermata la volontà di mantenere un alto livello di vigilanza, con misure di controllo e sanzioni importanti in caso di abusi”. Cosa significa? «Che non si liberalizza», risponde alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Bensì autorizzazione necessaria «anche per la coltivazione della canapa a basso valore di Thc», la cosiddetta canapa light. Un regime autorizzativo significa mettere in difficoltà chi intende coltivare e commercializzare la canapa light? «No. Bisogna unicamente avere un’autorizzazione. Vale lo stesso principio, se mi è permesso, in ambito di prostituzione: attività legale dal punto di vista federale, ma che necessita dal punto di vista cantonale di una regolamentazione volta ad evitare devianze, come successo in passato. È meglio controllare preventivamente un settore che esercitare una repressione». Significa sapere a priori, ad esempio, dove sono le coltivazioni di canapa anziché muoversi sul territorio per trovarle e di conseguenza controllare se sono rispettate le condizioni poste dalla legislazione federale. «Vanno compresi due aspetti – rileva ancora Gobbi –: sì, siamo un Cantone inserito in un sistema federale, e quindi la legge federale dobbiamo rispettarla (legge che sancisce la legalità del consumo e del commercio della canapa light, ndr); dall’altra parte però è innegabile il pregresso storico del nostro Cantone, che ci ha insegnato come l’evoluzione del fenomeno canapa a Sud delle Alpi ha avuto conseguenze non riscontrabili in altre parti della Confederazione». Ciò ritenuto, sia per il Dipartimento che per il governo «è opportuno dire ‘sì’ al riconoscere un nuovo tipo di approccio dell’autorità federale, ma ‘no’ al ‘liberi tutti’».
Meglio prevenire che reprimere
A Nord delle Alpi l’approccio è differente. Di ieri la notizia che anche Bienne, dopo Berna e Lucerna, sperimenterà il progetto di vendita legalizzata di cannabis in farmacia. Segno che il vento che tira in seno alle istituzioni è ben diverso da quello in Ticino, dove alcuni Comuni si sono già mossi per evitare il proliferare di questa attività… «Noi abbiamo un mercato di riferimento diverso, che non è quello di Bienne – ribatte Gobbi –: è quello della Lombardia, con 10 milioni di abitanti ed altre prerogative, perché lì il regime è ancora più restrittivo rispetto a quanto avviene da noi. È quindi importante mantenere questo equilibrio tra una libertà data dal diritto federale e una necessità di vigilanza che a Sud delle Alpi è più presente che nel resto della Svizzera. In questo settore così come in altri: ho detto della prostituzione, è così anche in ambito di fiduciari… Siamo sottoposti a un altro tipo di devianze che è meglio curare in maniera preventiva che repressiva». Alcuni enti locali si sono mossi autonomamente. “I Comuni – ha puntualizzato il ministro ai microfoni della Rsi – dovranno fare attenzione a legiferare nei loro ambiti, così come fa il Cantone. Evitando di essere fin troppo restrittivi”. Il Circa (vedi sotto) intende rivolgersi alla Comco per violazione della legge sul mercato interno. Il Dipartimento teme delle conseguenze? «Credo che la bonifica del piano di Magadino sia stata fatta per la coltivazione di ortofrutta, non di canapa – risponde ancora il direttore –. Di conseguenza credo che occorra un controllo di un’attività comunque legale ma che non deve diventare l’attività principale del cantone». Ci sarebbe il rischio? «Beh, se guardo alcuni segnali sì. Come è successo in passato del resto! Se il Canton Ticino è stato l’unico Cantone a legiferare in materia, è perché qui c’è stata un’evoluzione che in altre parti della Svizzera non c’è stata. E di conseguenza, se il Canton Ticino ha posto dei paletti più stretti è perché alcuni ticinesi hanno pensato bene di approfittarne».
(Articolo di Andrea Manna e Chiara Scapozza)
Discussione in Consiglio di Stato sulla legge sulla canapa – La mia intervista nell’edizione di Ticino News del 6 settembre 2017: http://teleticino.ch/import/ticino-news-edizione-6-09-2017-HB77616
Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Alla luce dei colloqui tra Alleanza patriziale ticinese (ALPA) e Dipartimento delle istituzioni, in merito all’esigenza di alcuni chiarimenti normativi, il Governo ha incaricato la Commissione di coordinamento di elaborare un progetto di revisione parziale della Legge organica patriziale (LOP). Il progetto sarà sottoposto al Dipartimento indicativamente entro l’ottobre del 2018.
Il Consiglio di Stato ha inoltre proceduto al rinnovo quadriennale delle due Commissioni che operano nell’ambito dei Patriziati. Nella Commissione del Fondo di aiuto patriziale e per la gestione del territorio, costituita da sei membri, sono stati designati
– in rappresentanza degli Enti patriziali:
Quale segretario è stato confermato Fausto Fornera, Ispettore dei Patriziati, che seguirà in prima persona le istanze del Fondo di aiuto patriziale, mentre signor Rubens Ambrosini, economista della Sezione degli enti locali, assisterà la Commissione nella preparazione dei preavvisi concernenti il Fondo per la gestione del territorio.
Per quanto riguarda la Commissione di coordinamento patriziale, anch’essa costituita da 6 membri, sono stati nominati:
– in rappresentanza degli Enti patriziali:
– in rappresentanza dello Stato:
Fausto Fornera fungerà, come sinora, da segretario.
Comunicato stampa del Consiglio di Stato |
Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha tenuto una discussione preliminare, in merito all’esigenza di aggiornare la Legge cantonale sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (Lcan). In attesa dei necessari approfondimenti, è stata riaffermata la volontà di mantenere un alto livello di vigilanza, con misure di controllo e sanzioni importanti in caso di abusi.
Allineandosi a quanto proposto dal Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno mantenere una regolamentazione ad hoc sul tema dei prodotti a base di canapa. Nelle prossime settimane il Governo valuterà le modifiche legislative necessarie per adeguare il quadro normativo alla realtà attuale e, dopo aver deliberato in merito, sottoporrà il messaggio al Parlamento.