La Comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi

La Comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi

Intervento pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione del seminario «La Comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi» del Circolo svizzero di Firenze |

Signor Ambasciatore d’Italia presso la Confederazione,
Signor Ambasciatore di Svizzera presso la Repubblica italiana,
Signor Presidente del Consiglio Regionale per le festività di Firenze capitale,
Signora Presidente del Consiglio Comunale,
Signor Console Onorario,
Signora Direttrice del Gabinetto Vieusseux,
Signor Presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia,
Signora Presidente del Circolo Svizzero di Firenze,
Signora Presidente della Chiesa Riformata Svizzera di Firenze,
Signore e signori,
Care e cari amici,

è un onore e un piacere particolare per me, quale rappresentante della Repubblica e Cantone Ticino, uno dei 26 Cantoni della Confederazione elvetica e l’unico interamente di lingua madre italiana, essere presente oggi tra di voi ed avere l’opportunità di pronunciare le parole introduttive di questo seminario, organizzato dal Circolo svizzero di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e il Gabinetto Vieussieux. A loro va il mio ringraziamento per questo apprezzato invito, che onora il Ticino e la mia persona.

Per la maggioranza dei Cantoni svizzeri la politica estera è un compito più straordinario che ordinario. Il Ticino appartiene però al gruppo minoritario delle regioni di frontiera, e ai suoi 5 Consiglieri di Stato, i membri del Governo collegiale, capita più spesso di occuparsi delle relazioni internazionali. L’incontro di oggi, tuttavia, non celebra tanto la vicinanza geografica fra due territori, quanto piuttosto quella spirituale; una vicinanza che si è costruita attraverso i secoli, soprattutto grazie alla fortunata e mutevolmente proficua integrazione di molte famiglie svizzere, e ticinesi, che nel corso dei secoli hanno lasciato un contributo, una traccia visibile, nella vostra bellissima città di Firenze. I discendenti di alcune di queste prestigiose famiglie sono qui oggi presenti e a loro rivolgo il mio saluto.
Se mi permettete il paragone un po’ ardito, questa vicinanza spirituale nasce prima di tutto dal ruolo dei nostri territori nel mosaico linguistico dei rispettivi Paesi. Se il Ticino è infatti il baluardo della lingua italiana in Svizzera, sappiamo benissimo che Firenze della lingua italiana è la culla. Potremmo allora pensare a un legame che si concretizza nei nostri fiumi. Per voi l’Arno, nel quale tutti sappiamo come il Manzoni sia venuto a sciacquare i propri panni per dare vita all’italiano contemporaneo. Per noi il Ticino, fonte di vita che sgorga dalle Alpi per poi viaggiare verso l’Italia e il mare. E allora, sarebbe bello che proprio sulla lingua italiana, in futuro, potessimo trovare nuove forme di collaborazione: di certo il nuovo ambasciatore italiano a Berna, da fiorentino DOC, sarà sensibile all’argomento.
Chi parlerà dopo di me avrà l’onere e certamente il piacere di raccontarvi i dettagli delle relazioni che nella Storia hanno legato i destini della Svizzera e di Firenze; per questo io cercherò di concentrarmi su alcune vicende legate alla mia terra, il Ticino – anche se dovrete concedermi una digressione, legata a una delle mie più grandi passioni: la storia, e quella militare particolarmente.
Un volume davvero ponderoso pubblicato nel 2010 – Arte & Storia “Svizzeri a Firenze” ha ripercorso la storia delle relazioni fra Firenze e la Svizzera, e fa risalire l’inizio di queste relazioni al Cinquecento. In quegli anni, quando gli svizzeri emigravano principalmente quali eccellenti soldati presso le Corti nobiliari e le Repubbliche di mezz’Europa, molti uomini della regione di Locarno giunsero a Firenze per operare quali facchini, ovvero trasportatori di merci per la dogana. Erano originari di Brissago, delle Centovalli e delle Terre di Pedemonte, e negli anni costituirono un vero e proprio monopolio nel settore del trasporto delle merci, destinato a durare per più di tre secoli. Un piccolo segno di questa presenza si è conservato fino a oggi sul lato nord di Palazzo Vecchio, dove la dogana aveva la propria sede e dove ancora si trova una Porta con questo nome.
Nel Seicento e nel Settecento è stata la volta degli stuccatori e dei pittori ticinesi, per esempio quelli appartenenti alle famiglie Ciseri e Molinari; persone che hanno fatto dell’arte una missione da tramandare di padre in figlio. Non possiamo ignorare il contributo ticinese al patrimonio storico e artistico della Città di Firenze, tanto importante da spingere qualcuno a parlare di «tre grandi fiori candidi», che il nostro Cantone ha regalato alla vostra Città: la Sala Bianca in Palazzo Pitti, la Sala della Niòbe nella Galleria degli Uffizi e il Salone delle feste nella Villa del Poggio imperiale. Tre spazi che risalgono alla fine del Settecento e devono la loro bellezza al lavoro di decoratori ticinesi, in particolare i fratelli malcantonesi Giocondo e Grato Albertolli.
Più avanti nel tempo, saranno poi gli arrotini a scendere dal Ticino a Firenze: nel 1820 da Losone giunsero sull’Arno i Bianda, maestri nei ferri taglienti, che ancora oggi possiedono uno dei negozi più caratteristici della Piazza Grande di Locarno. E da alcuni decenni a questa parte non si può parlare di Piazza Grande senza accennare al Festival internazionale del film di Locarno e a uno dei suoi padri, Raimondo Rezzonico; un uomo di cultura e slanci visionari che negli anni Cinquanta-Sessanta divise la sua passione fra il cinema e l’arte. E la sua collezione di autoritratti di artisti del XX secolo, nel dicembre 2005 è stata ceduta proprio alla vostra Galleria degli Uffizi, suggellando l’antico patto di unione fra ticinesi e fiorentini.
Non voglio poi dimenticare il legame della lavorazione della paglia, che fra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento vide costituirsi una vera e propria tradizione svizzero-fiorentina, e anche un fiorente mercato. A questo proposito mi rallegra sapere che nella nostra valle Onsernone questo materiale tradizionale ha vissuto negli ultimi anni una piccola rinascita – e chissà che non possano fiorire anche nuove relazioni commerciali con il vecchio amico fiorentino…
Con il rischio di mescolare sacro e profano, concludo questa carrellata parlando anche di sport: i legami fra il Ticino e Firenze sono infatti stati rinsaldati, in anni recentissimi, grazie alla passione per il calcio. La vostra Fiorentina, che vanta un club di tifosissimi sul versante ticinese del Lago Maggiore, ha stretto da alcune stagioni un’alleanza con il FC Ascona; l’obiettivo è di formare giovani talenti, e chissà che non capiti di vedere presto un giocatore ticinese in maglia viola.
Fin qui ho parlato delle relazioni privilegiate fra il nostro Cantone e la vostra città, ma – come vi ho anticipato – c’è anche, tra molti e rimarchevoli cittadini elvetici, uno svizzero-tedesco illustre che ha legato il proprio nome alla vostra città e che voglio ricordare. Si tratta di Carlo Steinhauslin, di famiglia elvetica, ma nato e cresciuto in città, che fu console svizzero a Firenze; a partire dal 28 luglio del 1944, nella città occupata dalle forze naziste, si trovò a essere l’unica autorità cittadina che parlava tedesco. Come rappresentante di una Nazione neutrale, si occupò pertanto di dialogare con il comandante militare della città, il colonnello Fuchs. Steinhauslin si impegnò personalmente, non senza rischi, in uno sforzo di mediazione che gli permise di salvare molti abitanti della città e anche molti dei suoi tesori monumentali. Convinse l’alto ufficiale del Reich a non fare esplodere una costruzione, salvando così l’erogazione di acqua potabile, e più volte cercò di rendere Fuchs più sensibile alle sofferenze dei civili. Per questi suoi sforzi, che ne fanno un vero eroe dei nostri tempi, l’arcivescovo di Firenze gli donò una pergamena che lo definiva «fedele interprete delle alte concezioni svizzere, sempre improntate a nobili sensi di lealtà, di umanità e di giustizia».
Se però siamo qui oggi, in questo magnifico luogo carico di storia, è per rievocare un altro tassello, di particolare splendore, del mosaico di legami fra Svizzera e Firenze.
Preparandomi per questo incontro ho cercato di conoscere meglio la storia del Gabinetto Vieusseux, e mi ha profondamente colpito scoprire quale fosse l’intento del suo fondatore, nel 1820; questo luogo era infatti pensato come un centro di lettura e propagazione di periodici e di libri stranieri, all’epoca poco diffusi in Italia. L’idea era di portare nuova linfa alla cultura del Paese, attraverso la contaminazione con il meglio della produzione straniera, proprio nel bel mezzo di quel periodo storico definito della restaurazione, quando l’Europa e con essa l’Italia, dopo i moti della Rivoluzione francese e le campagne napoleoniche, era entrata in una fase, almeno dal punto di vista politico, di chiusura conservatrice. Si tratta di una missione che rimane senz’altro attuale anche oggi, malgrado la globalizzazione dell’informazione e la diffusione planetaria dei mezzi di comunicazione di massa, e alla quale dovremmo forse dedicarci con più impegno; nonostante l’oceano sconfinato di informazione che oggi è a nostra disposizione in ogni istante – o forse proprio per questa ragione -, capita spesso di cedere alla pigrizia e finire ripiegati in una dimensione ultra-locale. La prima lezione che voglio tenere a mente, quindi, riguarda l’importanza dello slancio verso l’esplorazione culturale, approfittando del fatto che questa impresa per noi comporta molte meno difficoltà tecniche che per i contemporanei di Giovan Pietro Vieusseux.
C’è poi una seconda lezione che ho imparato dagli approfondimenti sul Gabinetto Viesseux e sulla rivista Nuova Antologia. Ad aiutarmi è stato l’amico Salvatore Maria Fares, anima del Circolo Nuova Antologia di Lugano, che mi ha permesso di avvicinarmi alla figura di Giovanni Spadolini: un fiorentino purosangue che ha intrattenuto rapporti stretti e cordialissimi con la Svizzera e con il Ticino. Uno dei massimi statisti italiani del XX secolo che, di certo, è una fonte d’ispirazione anche per chi cerca di fare bene il mestiere della politica nel nuovo Millennio.
Europeista ma federalista, Spadolini guardava alla Svizzera come a un modello, perfetta sintesi dello stato nazionale multilingue e consociativo: laica e repubblicana, conglomerato di fedi diverse liberamente professate nella tolleranza e nel rispetto. Spadolini vedeva nella Confederazione il Paese del rigore, delle sovranità popolari, dal livello del Comune fino a quello della Confederazione.
Quanto forte fosse l’ammirazione di Spadolini per la Svizzera si capisce dalle sue stesse parole; in un’intervista del 1982 descriveva il suo sogno di «un’altra Italia, quella che noi stiamo cercando di far vivere oggi». Descrivendo questo sogno, parlava di un Paese «delle autonomie, dove c’è uno spazio per il pluralismo sociale e culturale».
Noi svizzeri amiamo dire che abitiamo nel Paese del compromesso. Il Cantone che insieme ai miei quattro colleghi ho il privilegio di contribuire a governare ne è un buon esempio, e fa da specchio anche per la realtà federale. Con un potere Esecutivo che vede coinvolti quattro partiti da destra a sinistra, il dialogo e il compromesso sono l’unica strada alternativa alle secche della paralisi e dell’impossibilità di rispondere alla richieste dei cittadini. Questo ovviamente rende ogni decisione più lenta e laboriosa, rispetto a sistemi «a colore unico»: eppure, il lavoro di consolidamento delle soluzioni svolto dietro le quinte permette alla fine di rappresentare tutti gli interessi, e fare in modo che nessuna voce che si leva dalla comunità rimanga inascoltata.
Dopo avervi parlato delle lezioni che ho imparato preparando questo mio intervento, è forse questa la lezione che posso permettermi di condividere con voi. Una lezione che riassume il modo svizzero di fare politica, e dice che nessuno può pensare seriamente di amministrare lo Stato semplicemente conquistando il potere e ignorando le rivendicazioni di una parte dello spettro politico.
Concludo qui questo mio intervento, non senza una certa fretta di lasciare la parola e di rientrare nei miei panni di politico; di rimettermi, cioè, in una posizione di ascolto e massima attenzione. In questo mio sentimento sono confortato proprio da una frase di Giovanni Spadolini, che mi ha molto colpito e che credo porterò per molto tempo con me: «L’intellettuale deve cercare le verità, il politico si deve impegnare nell’azione. Essenziale è far sì che l’azione non contraddica la verità. Alla fine il politico che conta è quello che più ha contribuito alla causa della verità e della libertà».
Grazie per l’attenzione.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ospite a Firenze

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ospite a Firenze

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni comunica che oggi, 27 ottobre 2016, Norman Gobbi sarà ospite a Firenze su invito del locale Circolo svizzero. Il Consigliere di Stato introdurrà – quale rappresentante istituzionale della Confederazione – il seminario intitolato «La comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi», e coglierà l’occasione per partecipare ad alcuni incontri istituzionali.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato per l’occasione dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini, terrà il discorso introduttivo del seminario, organizzato dal Circolo svizzero di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini “Nuova Antologia” e il Gabinetto Vieussieux. L’evento sarà seguito da incontri istituzionali con varie personalità del capoluogo toscano, fra cui il Presidente dell’Istituto Universitario Europeo prof. Renaud Dehausse, la Vice-sindaco Cristina Giachi, l’Ambasciatore d’Italia presso la Confederazione Marco Del Panta e alcuni rappresentanti del mondo economico e culturale.

L’incontro si inserisce nella politica di relazioni esterne del Cantone, in particolare tra la Svizzera e le sue comunità estere.

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Giornata dipartimentale 2016Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Una giornata dedicata all’incontro e alla discussione è stata organizzata lunedì dal Dipartimento delle istituzioni; il Direttore Norman Gobbi ha colto l’occasione per confrontarsi con i propri funzionari dirigenti sui cambiamenti legati alle misure recentemente approvate dal Parlamento, nell’ambito del voto sulla manovra di risanamento finanziario per il periodo 2017/2019.

Nella prima parte della giornata, organizzata a Gordola, il Direttore Norman Gobbi ha presentato i contenuti dell’imminente riorganizzazione degli uffici e dei servizi del Dipartimento, sottolineando l’importanza di adeguare il sistema di lavoro all’evoluzione delle richieste; in questi anni, infatti, alcuni settori sono stati confrontati a un aumento sensibile delle sollecitazioni da parte dei cittadini.

L’incontro con i funzionari dirigenti ha inoltre offerto l’occasione per presentare le principali attività svolte durante il 2016 dalle diverse sezioni del Dipartimento. Un accento particolare è stato posto sulla riorganizzazione e la delocalizzazione di alcuni servizi per favorire le regioni periferiche, sulla gestione dei migranti – con l’apertura del nuovo Centro di accoglienza temporanea a Rancate –, sull’avvio del cantiere Ticino 2020, sull’ampliamento dei servizi online offerti ai cittadini dalla Sezione della circolazione, senza dimenticare la gestione della sicurezza durante l’inaugurazione del tunnel di base del San Gottardo e l’impegnativa esercitazione internazionale di sicurezza «Odescalchi 2016».

La giornata si è poi conclusa con una visita all’elibase Rega Ticino; un apprezzato momento che ha offerto ai partecipanti l’opportunità di conoscere meglio l’attività del soccorso aereo medicalizzato, oltre che di visitare gli spazi dell’hangar e di vedere da vicino gli elicotteri.

Casellario giudiziale, il governo non cambia

Da laRegione | Nessuna intenzione, almeno per ora, di rivedere l’obbligo per i permessi B e G

Dopo un anno di protagonismo mediatico assoluto, all’improvviso è sparito dalla circolazione. Abbandonato al suo destino nel maggio scorso, di tanto in tanto, negli ultimi mesi, ha fatto capolino fra le righe di qualche articolo, rotolando tuttalpiù in mezzo alle parole di qualche nostalgico, ma senza troppo successo. Che fine ha fatto il casellario giudiziale? A che punto sono i lavori al Dipartimento delle istituzioni? A maggio 2016, ricordiamo, il governo, sull’onda di mesi di polemiche, aveva dato mandato al Di di presentare un’alternativa “compatibile con il diritto internazionale” prima dell’entrata in vigore degli Accordi Svizzera-Italia. Lo aveva fatto dopo aver sospeso (nel novembre 2015) la richiesta dei carichi pendenti, ma mantenendo in vigore la misura “straordinaria” concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i permessi B e G. Ebbene, a più di 5 mesi da quella decisione si è mosso qualcosa, o s’intende farlo a breve? La risposta è no. Stando a RadioFiumeTicino il Dipartimento delle istituzioni non si sarebbe infatti ancora messo in moto per dare seguito alle richieste del governo, stabilizzandosi su un atteggiamento sostanzialmente attendista. Insomma, i tempi stringono (a febbraio scade il termine d’applicazione del voto sul 9 febbraio, che potrebbe sbloccare gli accordi con l’Italia), ma sul piatto non sembrano ancora esserci alternative – né concrete, né almeno ipotizzate o abbozzate. Un atteggiamento dettato da semplice noncuranza o frutto di una precisa strategia politica? «Il nostro territorio – ha spiegato ai microfoni di RadioFiumeTicino il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – deve potersi preservare dalla presenza di persone non desiderate che hanno già commesso dei reati gravi all’estero. Giovedì, a Berna, ho ribadito al presidente della Confederazione Johann Schneider Ammann e ai Segretari di Stato de Wattewille e Gattiker che negli ultimi due anni e mezzo sulle 200mila e passa decisioni prese dall’Ufficio della migrazione del Canton Ticino solo l’1% è stato negativo: la metà per motivi economici e l’altra metà per motivi di ordine pubblico. Quindi si tratta di discutere sullo 0,5% delle decisioni che grazie a questa misura riusciamo a depistare. Altrimenti avremmo molta più difficoltà a farlo». Nessuna fretta dunque. Eppure, come noto, il nodo sul casellario è una delle pietre d’inciampo per l’Italia nella ratifica dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri, un accordo già firmato da parte Svizzera ma bloccato a Roma alla Camera dei deputati in attesa che il nostro Paese definisca le proprie posizioni in materia d’immigrazione. «È notorio che gli italiani hanno ottenuto su altri banchi quello che a loro premeva di più» precisa Gobbi a Rft. E su questa linea, a quanto pare, c’è l’intero governo.

Caseificio e stalla ad un passo

Caseificio e stalla ad un passo

Dal Giornale del Popolo | Due giornate di festa per celebrare la nuova sede dell’azienda agricola Pedrini e il sito di produzione del formaggio d’alpe che ha compiuto 20 anni di attività

Il progetto del Caseificio, nato per rilanciare l’artigianato alimentare nella Valle Leventina, si fa testimone di un ventennio di duro lavoro e di molti traguardi. Nonostante ci siano state alcune difficoltà all’inizio, l’azienda oggi si rivela un punto di riferimento importante per tutta la regione. «Attualmente occupiamo 35 collaboratori, produciamo 300 tonnellate di formaggio ed il nostro fatturato oltrepassa gli 8 milioni di franchi. Si può quindi dire che è una delle aziende più importanti non solo per il Comune di Airolo, ma per tutta la Leventina» ha dichiarato il presidente del Caseificio, Giancarlo Croce, nel suo discorso durante il fine settimana dedicato al 20° di attività della struttura. La festa, non a caso, ha consentito di inaugurare anche la nuova e modernissima stalla della famiglia Pedrini, costruita proprio accanto al Caseificio e che porterà degli sviluppi interessanti nella collaborazione per la produzione di latte. «Dovevamo lasciare la nostra vecchia ubicazione nel centro del villaggio di Nante – ha sottolineato Nicola Pedrini – e avendo un terreno di nostra proprietà adiacente al Caseificio abbiamo subito pensato all’ottima collaborazione che si poteva instaurare». Il Caseificio, infatti, attualmente lavora con diversi allevatori di Leventina, della Valle di Blenio e del Canton Uri, ciò garantisce una produzione di circa 3 milioni di litri di latte all’anno. Ora si guarda fiduciosi al futuro nel quale il Caseificio ha l’obiettivo di incrementare ulteriormente la quantità e naturalmente la qualità del proprio prodotto.

Sinergie e opere in vista

Inoltre vi sono interessanti prospettive di sinergia fra tutta una serie di progetti regionali, dal restaurato Ospizio del San Gottardo al vicino Parco eolico, dalla nuova Valascia all’accademia sportiva di Piotta per finire con la candidatura di Airolo-Pesciüm a sede del nuovo Centro nazionale di competenza per lo sci freestyle. La speranza è che queste realtà possano portare una ventata d’aria fresca ricca di novità e di stimoli per la regione. «Vogliamo essere la vetrina per l’agricoltura ticinese in questo contesto e vogliamo stimolare anche progetti scolastici, dove potremo mostrare ai giovani i processi di produzione della filiera del latte e molto altro legato all’agricoltura e all’allevamento artigianale ticinese», ha conclude il neo-direttore del Caseificio, Daniel Mudry.

Con l’avvertimento, le turiste hanno subito levato il burqa

Con l’avvertimento, le turiste hanno subito levato il burqa

Dal Giornale del Popolo |  Bilancio della nuova legge – Più problemi dall’accattonaggio

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11esima riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha pure informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

BURQA – Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale. Prossima riunione il 7 aprile 2017.

 

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Da Ticinonews.ch | Nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza focus su forze dell’ordine, dissimulazione del volto e radar

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11. riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha inoltre informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 7 aprile 2017.

Combattiamo l’illegalità unendo le forze!

Combattiamo l’illegalità unendo le forze!

Dal Mattino della domenica | La scorsa settimana il Ticino ha accolto per la prima volta in Svizzera una conferenza dell’Interpol – l’organizzazione internazionale della polizia criminale – sul fenomeno della tratta di esseri umani. Un evento che ho fortemente voluto sul nostro territorio e che è stato organizzato con una collaborazione tra la nostra Polizia cantonale e la FedPol.

La tratta di essere umani è un fenomeno davanti al quale non possiamo rimanere indifferenti. Un fenomeno che tocca da vicino anche la nostra realtà. Un’opportunità – quella della conferenza – imperdibile per il nostro Cantone; ho insistito parecchio con le Autorità federali affinché l’evento si tenesse sulle rive del Ceresio, per dare l’opportunità a tutte le persone coinvolte – e parlo di partner internazionali – di toccare con mano la situazione del nostro Ticino. Inoltre, va evidenziato che sono momenti privilegiati per conoscere gli attori coinvolti e scambiare metodi di lavoro ed esperienze.

Ho avuto modo di ricordare a tutti i presenti – rappresentanti della Confederazioni compresi – che il nostro bel Cantone nel corso dell’estate è stato sotto i riflettori per l’ondata di migranti che sono giunti alla nostra frontiera. Non dobbiamo dimenticare che siamo la porta d’accesso alla Svizzera e al resto dell’Europa, un territorio di transito, per chi dal Mediterraneo vuole andare verso Nord.

Impossibile, come ho ribadito anche davanti alla Consigliera federale Simonetta Sommaruga, parlare di tratta di esseri umani senza fare nessun collegamento con i flussi migratori e la tratta di migranti. Due crimini connessi da uno stretto legame di parentela. Situazioni come la pressione migratoria che si è verificata al confine sud qualche mese fa, portano infatti con sé una copertura perfetta per le attività delle organizzazioni criminali.

Il Ticino, più di altri Cantoni svizzeri, fornisce purtroppo terreno fertile per attività criminali come quella dei passatori. Per i migranti che vogliono raggiungere i Paesi del Nord Europa il confine è visto come un ostacolo, da superare in ogni maniera, anche illegalmente. Ed è in questa situazione che entrano purtroppo in gioco i criminali che approfittano della povertà e della mancanza di prospettive di queste persone: un meccanismo tipico nella tratta di esseri umani.
Buona la collaborazione transfrontaliera

Grazie alla collaborazione tra il nostro Cantone, la Confederazione e le regioni italiane confinanti, sia in termini politici sia di coordinamento tra le forze dell’ordine, abbiamo garantito una gestione ottimale del flusso migratorio. Uno dei nostri obiettivi era anche quello di disincentivare la criminalità organizzata ad operare sul nostro territorio; in questo senso chi opera al fronte per la nostra sicurezza è riuscito a fermare alcuni passatori che stavano cercando di portare illegalmente alcune di queste persone oltre la frontiera. In casi come questi è determinante una solida collaborazione tra tutti gli attori coinvolti sia al di qua che al di là del confine. Un tema che non manco mai di discutere quando ho l’occasione di incontrare i miei partner politici di riferimento oltre Gottardo e negli altri Paesi per gli aspetti di sicurezza.
Una task force contro i passatori

Per far fronte alla problematica legata alla tratta di migranti ho voluto ricordare che il Ticino nel settembre del 2015 ha istituito – come prima nazionale – una Task Force dedicata alla lotta contro l’attività dei passatori. Il Gruppo Interforze Repressione Passatori è composto da rappresentanti della Polizia cantonale, della FedPol e del Corpo delle guardie di confine, e collabora con agenti delle Forze dell’ordine dei Paesi vicini, in particolare l’Italia e la Germania, in modo da disporre di personale competente, con molta esperienza nell’ambito della repressione dei passatori.

I risultati ottenuti, da settembre dello scorso anno fino ad oggi, sono soddisfacenti: una quindicina di inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino in Germania.
Il Ticino non solo contro i passatori

Il nostro Cantone non si batte unicamente contro i passatori, ma negli anni ha sviluppato degli strumenti operativi contro le attività più infime dei criminali che sfruttano anche il flusso migratorio: tratta di essere umani, promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Il Ticino ha istituito nel 2005 una sezione della sua Polizia cantonale, la TESEU, che si occupa prevalentemente di inchieste legate a queste attività criminali.

Davanti ai rappresentanti della sicurezza di altri Stati ho quindi ribadito che nel nostro Cantone ci stiamo adoperando per essere un partner affidabile, a livello nazionale e internazionale, nella lotta contro la tratta di esseri umani. È questo che porta a dei risultati: un lavoro serio e quotidiano, in collaborazione con la Confederazione e gli altri Paesi europei. Non sono di certo le azioni improvvisate e declamatorie che aiutano i migranti e tutte le altre vittime di questo crimine. Al contrario! Le azioni di questo tipo sono controproducenti e vanno a complicare il lavoro di coloro che contro questo fenomeno lavorano ogni giorno; azioni che – sottolineo ancora – servono quindi solo ad attirare l’attenzione dei media sugli autori e a impinguare una dubbia campagna politica. Ancora una volta grazie quindi a tutti gli agenti delle forze dell’ordine che si sono impegnati nel corso dell’estate e continuano a farlo quotidianamente per garantire la sicurezza non solo del nostro Cantone, ma di riflesso anche di tutta la Confederazione.

 

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Una battaglia da vincere insieme

Una battaglia da vincere insieme

Dal Corriere del Ticino | La lotta alla tratta di esseri umani è al centro della 4. Conferenza globale Interpol, per la prima volta in Svizzera Norman Gobbi: «Non servono azioni improvvisate» – Simonetta Sommaruga: «Le soluzioni siano internazionali»

Nascosto e silenzioso. Ma anche globale e affamato di uomini, donne e bambini vulnerabili. Così è stato dipinto il fenomeno della tratta di esseri umani, ieri sera al Grand hotel Eden di Paradiso nell’ambito della 4. Conferenza globale Interpol organizzata per la prima volta in Svizzera. Al centro dei lavori, sino a questo pomeriggio, la lotta alle organizzazioni criminali attive in ambito migratorio, ma altresì nel promovimento della prostituzione o nell’usura. Attività illegali, queste, che anche il nostro cantone conosce da vicino e combatte in prima linea. «Sì, il Ticino rappresenta un hotspot – un punto caldo – per quanto concerne la tratta di essere umani e per questo motivo non è stato a guardare» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Il nostro – ha dichiarato davanti a un centinaio di addetti ai lavori giunti da tutto il mondo – è un contesto particolare non solo per il bel panorama, ma in quanto la scorsa estate è stato confrontato con una pressione migratoria senza precedenti. Un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali».

Gobbi ha quindi menzionato gli strumenti di lavoro e la rete di contatti fatti propri a sud delle Alpi. In primis la task force Gruppo interforze repressione passatori – composta da Polizia cantonale, FedPol e Guardie di confine – sviluppata nel settembre del 2015 e che «nel suo primo anno di attività ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino alla Germania». Ma in precedenza, nel 2005, il Ticino si era dotato pure della TESEU, la sezione ad hoc della Cantonale votata alla lotta della tratta e dello sfruttamento degli essere umani. Su questo tema Gobbi ha quindi precisato: «Sia che si parli di tratta di essere umani che di tratta di migranti, non cambia il nocciolo della questione. Le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore delle loro vittime». Al proposito il consigliere di Stato ha voluto lanciare una frecciatina, riferendosi all’inchiesta in corso contro la deputata del PS Lisa Bosia Mirra. «Un migliore controllo del nostro territorio e della fascia di confine può essere raggiunto solo con nuove collaborazioni e con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti». E ancora: «Così i migranti diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto sostegno ai migranti a tutti i costi hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico».

«Una situazione intollerabile»
«Ma in Svizzera tutti sono d’accordo nel voler sconfiggere il fenomeno; non ci sono differenze politiche» ha da parte sua notato al termine dell’incontro la consigliera federale e ministra della giustizia Simonetta Sommaruga. Quest’ultima nel suo intervento ha posto l’accento sulla necessità – per contrastare la tratta di essere umani – di «soluzioni internazionali, mentre spesso l’orientamento politico privilegia strategie nazionali che rischiano di favorire questo mercato criminale». Sommaruga ha quindi evidenziato l’importanza, oltre alla lotta ai passatori, della tutela delle vittime. «Persone – ha detto – sovente invisibili, ma che subiscono una situazione intollerabile». E secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in ben 812 casi, con il registro del Centro d’assistenza per le migranti e le vittime di tratta delle donne che invece ha registrato 905 interventi.

La consigliera federale ha in tal senso ricordato il piano d’azione contro la tratta di esseri umani varato dalla Confederazione due anni fa, «mentre ora stiamo lavorando a un secondo pacchetto di misure». Perché, ha concluso, «non dobbiamo deludere chi si aspetta una chiara risposta da parte nostra. Ecco perché questa conferenza è preziosa e potrà fornirci nuove soluzioni».

Servizi nelle periferie: «Solo le Istituzioni dislocheranno»

Servizi nelle periferie: «Solo le Istituzioni dislocheranno»

Dal Corriere del Ticino | Il Consiglio di Stato ha preso posizione su una mozione, datata 21 settembre 2015 e presentata per il gruppo PPD dal parlamentare Marco Passalia, che chiedeva di creare posti di lavoro nelle zone periferiche del cantone delocalizzando determinati servizi dell’Amministrazione pubblica. Ebbene, nel proprio rapporto l’Esecutivo risponde sostanzialmente picche agli auspici dei mozionanti, rilevando comunque «la volontà di inserire il tema nelle Linee direttive 2016-2019». Nel merito tuttavia il Governo precisa: «Gli approfondimenti compiuti dai Dipartimenti non hanno permesso di identificare, al momento attuale, servizi da dislocare da parte del Dipartimento delle finanze e dell’economia, del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e del Dipartimento della sanità e della socialità».

Se il Dipartimento del territorio, si sottolinea nel rapporto, era stato escluso dall’analisi in quanto tutti i servizi dello stesso sono stati di recente collocati presso il nuovo stabile amministrativo di Bellinzona, l’unico che ha intrapreso o intraprenderà nel breve termine dei passi nella direzione tracciata dalla mozione è il Dipartimento delle istituzioni. «Quest’ultimo – precisa il Consiglio di Stato – ha per contro deciso di continuare con i propri progetti di dislocazione in collaborazione con la Sezione della logistica». In tal senso ricordiamo che il gruppo di lavoro incaricato nel 2012 dall’Esecutivo di approfondire il tema, aveva individuato 13 unità potenzialmente dislocabili.