La fase di transizione del Comune ticinese

La fase di transizione del Comune ticinese

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Da qualche tempo si è ripreso a discutere di aggregazioni, o meglio di Piano cantonale delle aggregazioni. Andiamo con ordine e partiamo dall’inizio. Nel nostro Cantone la politica aggregativa si è sviluppata privilegiando le iniziative nate dal basso, soprattutto nelle zone periferiche. Si è poi reso necessario un riordino istituzionale anche nelle zone urbane, divenute veri e propri centri nevralgici della crescita del nostro Cantone. Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) s’inserisce proprio in questo contesto, avendo come obiettivo – su richiesta esplicita del nostro Parlamento – una visione coerente e organica del Ticino, in cui i Comuni si riprendono quell’autonomia decisionale che nel corso degli anni si è persa per strada, a favore di una centralizzazione delle competenze nelle mani del Cantone.

Dopo il respingimento nel settembre 2013 dei ricorsi contro la revisione della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (Laggr), il PCA – elaborato nel frattempo da un Gruppo di lavoro interdipartimentale – ha potuto esser messo in consultazione presso Comuni, partiti, associazioni ed enti della società civile.
Avviata nel novembre 2013 e conclusa nel maggio 2014, la prima tappa consultiva era volta a discutere – e sottolineo discutere – gli indirizzi strategici e i comprensori di aggregazione affinché fosse possibile raccogliere critiche, osservazioni e suggerimenti utili ad affinare e consolidare la strategia e i comprensori che disegneranno il Ticino di domani. Alla prima consultazione hanno preso parte i Comuni, le associazioni dei Comuni, i partiti politici e una trentina di organizzazioni ed enti pubblici. L’esito della consultazione è stato tutto sommato incoraggiante, vista la diffusa adesione di massima al progetto, che non potrà che consolidarsi grazie ai correttivi apportati. Salvo alcuni scetticismi ormai cronici, il processo aggregativo in Ticino è in linea generale ben recepito, purché non si accelerino prematuramente i tempi e si salvaguardino gli equilibri interregionali e la virtuosa prossimità fra cittadino e istituzioni. D’altra parte, com’è sempre stata mia premura sottolineare, stiamo tracciando le basi per definire l’assetto del nostro Cantone del futuro.
La seconda tappa consultiva – che si concretizzerà nei prossimi mesi – interpellerà i medesimi attori e concernerà soprattutto le modalità di attuazione del PCA e i sostegni cantonali per raggiungere l’obiettivo della riconfigurazione della geografia comunale ticinese. Il coinvolgimento di tutti gli attori resta un presupposto fondamentale. Per questo motivo insieme ai servizi del mio Dipartimento, per affrontare al meglio questa nuova consultazione, ho organizzato alcune riunioni interlocutorie, concentrandoci sui comprensori urbani dove la futura geografia non è ancora del tutto consolidata: il Locarnese, il Luganese e il Mendrisiotto. Un invito che ha fornito l’occasione alle autorità locali di pronunciarsi nuovamente sul futuro assetto territoriale che li concerne direttamente. Nel corso dell’autunno giungeranno le prese di posizione ufficiali.
Dopodiché, fatte le valutazioni del caso, sarà possibile presentare al Gran Consiglio il messaggio sul Piano cantonale delle aggregazioni da lui stesso richiesto nel 2011 e che consentirà finalmente di restituire un quadro prevedibile del riordino territoriale, che funga da impulso e da bussola per le future aggregazioni.
La riforma dei confini comunali s’integra inoltre con un processo più generale di revisione dei compiti e dei flussi fra Cantone e Comuni nell’ambito della riforma Ticino 2020. Infine, la cartina ticinese sarà disegnata con le mani del Cantone e dei Comuni, rifiutando l’idea di una matita mossa unicamente dall’alto. Coscienti comunque di doverla utilizzare nei casi di forti inefficienze, come già accaduto in passato.
I nostri Comuni sono oggi in piena fase di transizione: stiamo passando da una dimensione familiare a una con più vitalità democratica e maggiore autonomia decisionale. Cambia la prospettiva con il cittadino. Infatti il Comune resta, nel nostro sistema federalista, il punto di riferimento, il primo contatto fra i cittadini e le istituzioni. È quindi fondamentale che il Comune sia dinamico e aderente alla realtà. Un federalismo sano è un federalismo moderno, che non subisce l’evoluzione ma l’accompagna e, nel limite del possibile, l’anticipa. Da sempre difendo con convinzione una politica aggregativa capace di integrare una visione cantonale e l’attenzione alle peculiarità locali e regionali, così da modulare al meglio il Comune che abiteremo. E costruire il Ticino di domani. Le istituzioni migliori sono quelle che si adattano al mutare dei tempi; senza ricette imposte, ma con soluzioni condivise.
Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Dal Giornale del Popolo | Le considerazioni del consigliere di Stato dopo la firma della Convenzione e l’incontro con Francesco

Nel suo intervento prima della firma dell’accordo lei ha detto che spesso la storia militare svizzera è una storia di sacrificio, riferendosi poi alla battaglia di Arbedo, alle porte di Bellinzona…

Ho citato la battaglia di Arbedo del 1422, la prima battaglia combattuta a sud delle Alpi dai confederati contro le truppe milanesi condotte dal conte di Carmagnola, venute a riconquistare Bellinzona. Come sappiamo non ci sono monumenti a ricordare una vittoria, ma c’è una chiesa, la “chiesa rossa” perché – vuole così la tradizione – essa rappresenta il sangue versato dai confederati nella battaglia (oltre mille i morti su 2.500 soldati); la sconfitta fu riscattata poi nel 1478 nella battaglia dei Sassi Grossi di Giornico, nella Valle Leventina, sempre con i medesimi contendenti e con una maggiore presenza di leventinesi.

Lei ha citato poi Marignano e San Nicolao della Flüe, patrono della Svizzera e anche della GSP…

Marignano – definita “La battaglia dei giganti”, combattuta da oltre 50mila uomini, di cui ventimila confederati – rappresentò da una parte la conclusione del fresco dominio svizzero sul Ducato di Milano, dall’altra pose fine alla politica di espansione confederata non solo verso sud, ma anche nelle altre direttrici. Qui mi piace ricordare quanto, secondo un cronista cinquecentesco, disse ai confederati San Nicolao della Flüe (1417-1487) su tale argomento: «Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Se invece, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto».

Proprio in quegli anni, nel 1506, fu istituita la Guardia Svizzera Pontificia, che per secoli fu in gran parte formata da svizzerotedeschi. Ancora mezzo secolo fa di ticinesi non c’era l’ombra…

Oggi la situazione è diversa: negli effettivi contiamo 8 ticinesi, tra i quali un maggiore (il primo ufficiale ticinese nella storia della GSP) e in più ci ritroviamo con un accordo impensabile fino a pochi decenni fa… La diffidenza degli amici confederati di lingua tedesca è stata assai diffusa. Inoltre il Ticino – pur essendo cattolico – nella guerra del Sonderbund del 1847, si schierò con i federali, non con i secessionisti dei Cantoni cattolici… Ricordo però con piacere come durante la Seconda Guerra mondiale non ci furono soldati ticinesi condannati per alto tradimento del nostro Paese e questo a dimostrazione del fatto che il motto “liberi e svizzeri” lo sentiamo profondamente nostro. L’abbiamo dimostrato anche con questo accordo: non solo abbiamo ormai superato le diffidenze, ma abbiamo avuto un pubblico e prestigioso riconoscimento della qualità della formazione erogata presso il Centro di formazione di polizia di Giubiasco. Con molto piacere e con molto orgoglio la erogheremo anche alla Guardia Svizzera Pontificia…

… che ha un compito preminente: la difesa personale del Papa…

Mai più mi sarei immaginato di poter fare questo a poco più di cinque anni dalla mia prima elezione in Consiglio di Stato. Poter contribuire a formare chi difende la persona di Sua Santità è un motivo di orgoglio non solo per il Ticino cattolico, ma per il Governo e per il Ticino tutto.

N.B. Il consigliere di Stato Gobbi ha partecipato con gli altri componenti della delegazione alla Santa Messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta martedì 27 settembre. Il Santo Padre nell’omelia si è riferito soprattutto alla Prima Lettura, tratta dal Libro di Giobbe. Norman Gobbi ha poi messo su twitter la considerazione che segue:

«Mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime. Due giorni fa, nello Stato più piccolo del mondo con l’uomo più straordinario del mondo. Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo. Sono grato – unitamente alla delegazione ticinese – di aver avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità. Grazie papa Francesco.»

 

IX. Tiro Storico del San Gottardo: Cappelletti (F300) e Bernet (P25) i Re del Tiro 2016

IX. Tiro Storico del San Gottardo: Cappelletti (F300) e Bernet (P25) i Re del Tiro 2016

Edizione da record quella del 2016 con 673 partecipanti, sferzati sabato dal vento del San Gottardo, che ha visto vincere nelle sezioni pistola Locarno e Liestal, e nelle sezioni fucile Mendrisio e Aeugst am Albis. Forte partecipazione di giovani, grazie al premio speciale in palio. A Re del Tiro 2016 sono incoronati Massimo Cappelletti di Faido al fucile 300m e Oskar Bernet di Lucerna alla pistola 25m.

Dal 2008, primo anno del Tiro Storico del San Gottardo che si svolge alle due distanze con armi d’ordinanza presso il poligono di Airolo, all’edizione di quest’anno la partecipazione è stata un continuo crescendo. Nonostante alcune edizioni sotto la neve, e spesso disturbate dal vento del San Gottardo, lo Storico ha saputo raccogliere il sostegno e l’apprezzamento in ogni parte della Svizzera, passando dagli iniziali 375 partecipanti del 2008 agli odierni 673, dove la crescita maggiore si è registrata negli ultimi anni alla pistola 25m (ben 300 quest’anno).

Nel concorso a sezioni al fucile 300m nella categoria FTST (società ticinesi) ha vinto La Mendrisiense con 565 punti, davanti a La Balernitana (560) e l’Unione Tiratori Locarno (552); in questa categoria sono state 16 le sezioni in gara, dove la Civici Carabinieri di Lugano si è aggiudicata la pregiata vetrata offerta dal membro di comitato Vanni Donini, premio che può esser vinto una sola volta da ogni sezione.

Nelle sezioni ospiti, la vittoria è andata alla società di tiro di Aeugst am Albis con 547 punti, aggiudicandosi pure la vetrata in premio; dietro gli zurighesi si piazzano due sezioni lucernesi, la società di tiro della Città di Lucerna (545) e la federazione cantonale (537). In questa categoria le squadre in gara sono state 11.

Nelle sezioni ticinesi alla pistola 25m, la vittoria è andata come nel 2015 all’Unione Tiratori di Locarno con 1’026 punti, che conferma il suo ottimo rendimento degli ultimi anni nelle varie competizioni sportiva; Locarno è seguita dal Club Pistola Tesserete (1’017) e l’Unione Tiratori del Gottardo (1’014). Le sezioni in gara sono state 11 e la vetrata premio è andata ai Tiratori della Greina di Olivone.

Nella categoria ospiti la società di tiro di Liestal è diventata la squadra da battere; vittoriosa già nel 2015, quest’anno ha centrato 1’037 punti e conferma la solidità della squadra della capitale di Basilea-Campagna. Dietro si piazzano la società di tiro della Città di Lucerna (1’026) e la friborghese L’Echo de la Combert di Treyvauz (991); seguono 8 sezioni, dove ad aggiudicarsi la vetrata premio è stata la società di tiro della Città di Zurigo.

Nelle premiazioni individuali, il titolo di Re del Tiro 2016 è andato a Massimo Cappelletti di Faido al fucile 300m con 74 punti (1 in meno del massimo) e a Oskar Bernet di Lucerna alla pistola 25m con 142 punti (su 150). I due Re del Tiro hanno ricevuto il premio federale, ossia un’arma d’ordinanza offerta dalla Confederazione, nelle rispettive discipline.

Al fucile 300m il miglior giovane è risultata Ylenia Casari (1996) di Bellinzona, il miglior veterano Peter Frei di Aeugst am Albis, e il miglior attivo Fabio Sassi di Mendrisio; tutti e tre hanno ottenuto 73 punti. Alla pistola 25m il miglior giovane è risultato Emanuele Pini (1999) di Airolo con 113 punti, il miglior veterano Borislav Vuskovic di Bedano con 140 punti e il miglior attivo Markus Aebischer di Liestal con 140 punti.

Nello speciale concorso promosso per incentivare la partecipazione dei giovani, alla pistola ha primeggiato la Tiratori Mairano di Iragna con 8 giovani in gara, seguiti dai Carabinieri Faidesi e l’Unione Tiratori del Gottardo entrambe con 5 giovani schierati. Al fucile il primato va alla Balernitana con ben 17 giovani in concorso, seguita dall’Unione Tiratori del Gottardo con 13.

Durante l’assemblea dell’associazione organizzatrice, alla quale sono intervenuti il vicepresidente della Federazione svizzera sportiva di tiro Luca Filippini e il presidente cantonale Oviedo Marzorini, i delegati presenti hanno approvato i conti 2015 e rinnovato il comitato d’organizzazione per il periodo 2016-2020, confermando il presidente Norman Gobbi e i membri Maurizio Gianella, Enzo Jurietti, Carlo Peterposten, Vanni Donini, Bruno Barp, Mauro Imperatori, Flavio Esposito, eleggendo Daniele Guscetti nel comitato.

Un grazie in particolare è andato ai partecipanti, allo sponsor principale SECURITAS SA di Lugano e allo studio grafico Graficadidee SA di Giubiasco che ha realizzato la nuova grafica e sito associativo (www.tirostorico.ch).

“Una giornata con i futuri agenti di polizia”

“Una giornata con i futuri agenti di polizia”

Dal Mattino della domenica | Uno dei momenti che preferisco da quando sono diventato Consigliere di Stato è la giornata di porte aperte della Scuola di Polizia. Un momento privilegiato come Capo Dipartimento – ma soprattutto come cittadino. Un evento che offre la possibilità di conoscere e di entrare in contatto con gli agenti di domani, con chi un giorno indosserà la divisa blu per garantire la sicurezza del nostro Cantone.

Da oltre 10 anni il Centro di formazione della Polizia cantonale organizza uno degli appuntamenti immancabili per gli aspiranti agenti, le loro famiglie e i loro Comandi: la giornata di porte aperte. Quest’anno sono 47 gli agenti in formazione di cui 4 sono donne. Oltre agli agenti che lavoreranno per la Polizia cantonale vengono formati dalla scuola anche gli agenti che opereranno per le Comunali e da quest’anno anche gli agenti italofoni della Polizia cantonale del Canton Grigioni. Vale la pena quindi ricordare che dal 1998 la Scuola di polizia propone la formazione unificata per i futuri agenti della cantonale e delle comunali. Il nostro, è un centro riconosciuto a livello nazionale per la formazione di polizia in lingua italiana. La scuola ricopre un ruolo importante e contribuisce a formare oltre ai già citati agenti della cantonale grigionese anche agenti della scuola militare.

Sulla Piazza d’armi d’Isone si sono presentati al loro pubblico. Durante le dimostrazioni hanno mostrato alcune delle tecniche che stanno apprendendo durante la loro formazione e hanno presentato l’attività del poliziotto. Un lavoro, quello dell’agente di polizia, che è in continua evoluzione. Cambiano le sfide che devono affrontare i nostri agenti, quindi la formazione riveste un ruolo ancora più importante. Già, perché il poliziotto ticinese deve essere reattivo e flessibile per poter lavorare nell’era che stiamo vivendo: un’epoca caratterizzata dalle nuove tecnologie e da nuove sfide, anche in ambito di sicurezza.

Fortunatamente possiamo contare su una Polizia reattiva. La nostra polizia è al passo con i tempi, anche grazie ai nuovi strumenti di lavoro, per salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Ed è quanto ci hanno dimostrato gli aspiranti agenti ieri. Ci hanno presentato le tecniche impiegate dal corpo come la comunicazione radio. Strumenti che permettono a tutto il corpo di essere più performante nello svolgimento delle diverse mansioni, adattandosi facilmente alle tipologie di reato, sempre in mutamento, e alla criminalità presente alle nostre latitudini.

Rispetto a vent’anni fa, anche il mestiere del poliziotto è certamente cambiato, e il Cantone ne è cosciente. Siamo consapevoli che le sfide che attendono la Polizia cantonale ci impongono di essere sempre pronti, reattivi e tempestivi. Non dobbiamo mai dimenticare che il poliziotto è pur sempre la figura alla quale ognuno di noi, compreso il sottoscritto, pensa quando parla di sicurezza. Perché è proprio il poliziotto la persona che per prima incarna una delle missioni più alte dello Stato, ovvero il compito di salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Scegliere questo mestiere vuol dire mettersi al servizio dei cittadini sempre, in qualsiasi luogo e a qualsiasi ora.

Mi è capitato di incontrare in quest’occasione genitori, fratelli, sorelle, mogli e fidanzate dei nostri futuri agenti di polizia e scambiare qualche parola con loro. Sui loro volti ho letto ammirazione per i loro cari che stanno affrontando la formazione. È una sensazione che conosco, perché è la stessa che ho provato alla giornata di porte aperte della scuola dell’infanzia di mia figlia. È la sensazione di trovarci di fronte al nostro futuro. Un giorno questi agenti in formazione indosseranno la divisa blu. Li vedremo sulle nostre strade, al servizio di tutti i cittadini ticinesi, per garantire la sicurezza sul nostro territorio. E come Capo del Dipartimento delle istituzioni, prometto loro che avranno sempre il mio sostegno.

 

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

I figli prima di tutto

Da la Regione | Stranieri, cambia la prassi: no a espulsioni per ‘mere ragioni economiche’ di genitori di minori svizzeri – Una modifica per tutelare le famiglie, ma con dei paletti: il rapporto tra genitore e figlio deve essere vissuto realmente. E non si transige su revoche dovute a fatti più gravi.

La mamma è sempre la mamma. Il papà è sempre il papà. Anche se è di un’altra nazionalità e anche se per sbarcare il lunario deve far capo agli aiuti sociali. Per questo motivo il Consiglio di Stato ha deciso ieri di cambiare la prassi con cui gli Ufficio cantonale della migrazione applica la Legge federale sugli stranieri: per tutelare “i rapporti familiari” i genitori di minorenni svizzeri non potranno più venir espulsi “per mere ragioni economiche, ovvero – specifica il governo in un comunicato diramato ieri in mattinata – per la sola dipendenza dall’aiuto sociale”. Un cambio di rotta forse influenzato dalla pressione esercitata nei mesi estivi dalla politica (vedi articolo sotto) e dall’opinione pubblica e che, in ogni caso, non rappresenta una rivoluzione. Con la nuova prassi il Cantone “avrebbe preso una decisione differente – si legge infatti nel comunicato – solo nello 0,9 per cento dei casi trattati”. Per essere precisi “sul totale delle 456 decisioni negative per motivi economici emesse dal primo gennaio 2010 al 30 giugno 2016, sarebbero state emesse decisioni differenti solo in quattro casi cresciuti in giudicato”. Per i quali, sottolinea l’Esecutivo nella nota, non si torna indietro. La nuova prassi è stata proposta ai colleghi dell’Esecutivo dal capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi ed è stata accolta dal resto del governo. Governo che negli scorsi giorni si era confrontato sul tema con i rappresentanti della Sezione della popolazione del Servizio dei ricorsi dello stesso Consiglio di Stato. Poi la decisione che, spiega alla ‘Regione’ Gobbi, «non è un ‘liberi tutti’, né tantomeno un’autorizzazione a rimanere sul nostro territorio per chiunque. I paletti rimangono stretti». E c’è in particolare un paletto che non può essere aggirato: «Il rapporto tra genitore e figlio deve essere vissuto veramente». Che cosa significa? Significa, continua il responsabile delle Istituzioni, che la nuova prassi si applica quando «il rapporto tra bambino e adulto è reale. Ovvero quando il padre o la madre in questione assolve per davvero i suoi doveri, tenendo viva la relazione affettiva e partecipando effettivamente al sostentamento economico della prole». Non si transigerà inoltre, sottolinea il governo nella nota stampa, “nei casi di revoche motivate da pene detentive di lunga durata, problemi di ordine pubblico e invocazione abusiva del diritto al ricongiungimento famigliare”. Agli occhi dell’Esecutivo simili comportamenti giustificano, oggi come ieri, il foglio di via per i padri e madri stranieri di figli svizzeri.

‘Non è stato un dietrofront’

Insomma, il governo ha cambiato strada. Segno che in passato si è utilizzato erroneamente il margine di apprezzamento concesso ai Cantoni? «Il margine di apprezzamento – risponde Gobbi – veniva usato in maniera restrittiva con l’obiettivo di evitare abusi. Per evitare abusi anche per quanto concerne gli aiuti sociali erogati a cittadini stranieri che non contribuiscono alla vita economica del nostro Paese. Ora però il governo ha deciso di mettere l’accento sui figli svizzeri». Senza dimenticare, aggiunge il direttore del Di, «che i genitori stranieri espulsi rappresentano una netta minoranza di casi: meno dell’uno per cento negli ultimi due anni e mezzo. E tali decisioni non sono cadute dall’oggi al domani, ma c’erano sempre degli ammonimenti e delle prognosi negative secondo le quali la persona sarebbe dipesa anche in futuro dall’aiuto dello Stato». Nessun dietrofront quindi. «Dire che si è fatto un passo indietro – conclude Gobbi – a mio parere è sbagliato».

Espulsioni, Governo più morbido

Espulsioni, Governo più morbido

Dal Corriere del Ticino | I cittadini stranieri con figli di nazionalità svizzera non verranno allontanati solo per ragioni economiche – Norman Gobbi: «Pochi casi e c’è chi ha strumentalizzato» – Giorgio Fonio: «Coraggio, sensibilità e umanità»

La legge non cambia, ma sul margine d’apprezzamento concesso il Governo adotterà una linea più morbida. Nelle ultime settimane, anche per effetto di alcuni atti parlamentari, il Consiglio di Stato ha affrontato il nodo sensibile dei permessi di soggiorno,
declinato alle procedure d’espulsione di cittadini stranieri, genitori di minorenni con nazionalità svizzera. Un fenomeno che, come rileva l’Esecutivo, non è diffuso. Negli scorsi mesi però pochi casi avevano suscitato clamore e divisioni tra chi chiedeva maggiore umanità, proporzionalità e chi un’applicazione molto rigida di leggi e regolamenti su una materia che non conosce una prassi comune tra i 26 Uffici della migrazione dei singoli Cantoni. Lontano dalle luci della ribalta, nella sala di Palazzo delle Orsoline, l’Esecutivo ne ha discusso, giungendo ad una soluzione che sa di dietrofront. «Il Governo – si legge in una nota – ha condiviso l’idea di tutelare di principio i rapporti familiari tra i minorenni di nazionalità svizzera e i loro genitori stranieri. A questo proposito è stato in particolare stabilito che un cittadino straniero con uno o più figli
di nazionalità svizzera, entro certi limiti, non sarà allontanato dal suolo nazionale per mere ragioni economiche, ovvero per la sola dipendenza dall’aiuto sociale, alla condizione che assolva i suoi doveri di genitore prendendosi cura del figlio, tenendo viva la relazione affettiva e provvedendo al suo sostentamento economico ». Questo è possibile perché la legge federale concede ai Cantoni un margine di apprezzamento sulla revoca o il non rinnovo del permesso di soggiorno. Tuttavia l’Esecutivo ha ribadito che «nei casi di revoche motivate da pene detentive di lunga durata, problemi di ordine pubblico e invocazione abusiva del diritto al ricongiungimento famigliare, l’Ufficio della migrazione manterrà una prassi rigorosa, anche in presenza di rapporti genitoriali con uno o più minorenni di nazionalità svizzera».

La precedente prassi era sempre stata avallata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che ridimensiona così questo cambiamento: «Non viene concesso un diritto assoluto e i paletti rimangono stretti e chiari. Abbiamo voluto preservare il rapporto genitoriale, ma che deve essere vero e vissuto. E la dipendenza economica non deve diventare esorbitante». Ma, politicamente, per lei è una sconfitta? «No, non lo è. Stiamo parlando dell’1% delle decisioni negative prese nell’ultimo anno e mezzo. Deve essere chiaro a tutti che noi restiamo molto restrittivi nelle verifiche perché non possiamo tollerare che vi sia chi approfitta delle nostre assicurazioni sociali. Su questo tema c’è chi ha ingigantito e strumentalizzato parlando addirittura di apartheid».

Dal canto suo il presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli rileva che «in precedenza la prassi era molto rigorosa e alla luce di quanto accaduto abbiamo deciso di chinarci per capire le conseguenze. Il nostro obiettivo è sempre stato il bene del bambino e sono soddisfatto, la discussione è stata costruttiva». Tuttavia, il Governo ha ribadito che nei casi di revoche motivate da pene detentive di lunga durata, problemi di ordine pubblico e invocazione abusiva del diritto al ricongiungimento
famigliare «l’Ufficio della migrazione manterrà una prassi rigorosa, anche in presenza di rapporti genitoriali con uno o più minorenni di nazionalità svizzera». Viene poi sottolineato che – secondo la nuova prassi – l’Ufficio della
migrazione avrebbe preso una decisione differente solo nello 0,9% dei casi trattati; infatti, sul totale delle 456 decisioni negative per motivi economici emesse dal 1. gennaio 2010 al 30 giugno 2016, sarebbero state emesse decisioni differenti solo in 4 casi cresciuti in giudicato. Questa decisione non mette in discussione la legalità e la legittimità delle decisioni sin qui prese.

A rallegrarsi per il nuovo orientamento è il deputato del PPD e firmatario dell’interrogazione Giorgio Fonio che a nome del suo gruppo esprime «soddisfazione» e auspica «che le precedure di revoca/allontamamento attualmente in corso siano trattate alla luce di questa nuova prassi». Poi riconosce a Gobbi di aver dimostrato «coraggio, sensibilità e umanità».

Sicurezza ed economia in un contesto transfrontaliero – Il Canton Ticino incontra Basilea-Città

Sicurezza ed economia in un contesto transfrontaliero – Il Canton Ticino incontra Basilea-Città

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi a Chiasso il proprio omologo Baschi Dürr, Direttore del Dipartimento di giustizia e sicurezza del Semicantone di Basilea-Città. La riunione ha permesso ai due Consiglieri di Stato di confrontarsi su diversi temi legati alla sicurezza transfrontaliera e ai fenomeni migratori, ma anche sulla situazione attuale del mercato del lavoro in Ticino.

Il vertice fra le due delegazioni, organizzato al Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso, ha anzitutto permesso di analizzare la situazione attuale alla frontiera sud della Confederazione, in relazione ai fenomeni migratori che hanno interessato a partire dall’inizio dell’estate la vicina Lombardia. Sempre in tema di sicurezza, è stato approfondito il fenomeno del «turismo criminale», che suscita costante preoccupazione soprattutto nel Sottoceneri. In conclusione, i Consiglieri di Stato hanno affrontato anche il tema delle possibili collaborazioni fra le varie forze di intervento.

Cogliendo l’occasione offerta dalla riunione, sono stati in seguito discussi anche temi legati alla dimensione economica e alle tendenze in atto sul mercato del lavoro ticinese. Il Consigliere di Stato Baschi Dürr è stato orientato in modo approfondito sulle dinamiche che si sono prodotte in Ticino negli ultimi anni – a partire dall’entrata in vigore dell’Accordo fra Confederazione e Unione europea sulla libera circolazione delle persone – e sulle politiche adottate dal Cantone in materia di permessi per gli stranieri.

L’incontro odierno ha offerto la rara e preziosa occasione per un confronto politico ad alto livello, fra due Cantoni che condividono la posizione transfrontaliera e le sfide che essa comporta. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato per l’occasione accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dal Vice-comandante del Corpo guardie di confine della Regione IV Fabio Ghielmini, da Thomas Ferrari (Capo della Sezione della popolazione) e da Stefano Rizzi (Direttore della Divisione dell’economia). La delegazione del Consigliere di Stato Baschi Dürr comprendeva invece per la Polizia cantonale il Comandante Gerhard Lips e il Responsabile delle formazioni speciali Peter Kötter, la Direttrice dell’Ufficio economia e lavoro Nicole Hostettler e la coordinatrice per l’asilo Renata Gäumann.

Revoca o non rinnovo di permessi di soggiorno per genitori stranieri di minorenni di nazionalità svizzera

Il Consiglio di Stato ha discusso e approfondito il tema dei permessi di soggiorno per cittadini stranieri, genitori di minorenni di nazionalità svizzera. Il Governo ha inoltre colto l’occasione per rispondere ad alcuni atti parlamentari che trattavano la questione.

Il Consiglio di Stato ha anzitutto constatato l’assenza di una prassi comune fra gli Uffici della migrazione dei 26 Cantoni elvetici. La discussione si è quindi basata oltre che sulla legislazione e sulla giurisprudenza anche su un’analisi della prassi attuale, sui criteri adottati dall’Ufficio della migrazione e su una valutazione del principio di proporzionalità nelle decisioni di revoca o di mancato rinnovo di permessi di soggiorno.

Il Governo ha condiviso l’idea di tutelare di principio i rapporti familiari tra i minorenni di nazionalità svizzera e i loro genitori stranieri. A questo proposito è stato in particolare stabilito che un cittadino straniero con uno o più figli di nazionalità svizzera, entro certi limiti, non sarà allontanato dal suolo nazionale per mere ragioni economiche, ovvero per la sola dipendenza dall’aiuto sociale, alla condizione che assolva i suoi doveri di genitore prendendosi cura del figlio, tenendo viva la relazione affettiva e provvedendo al suo sostentamento economico. Ciò è possibile poiché la legge federale concede ai Cantoni un margine di apprezzamento sulla revoca o il non rinnovo del permesso di soggiorno.

Tuttavia, il Consiglio di Stato ha ribadito che nei casi di revoche motivate da pene detentive di lunga durata, problemi di ordine pubblico e invocazione abusiva del diritto al ricongiungimento famigliare, l’Ufficio della migrazione manterrà una prassi rigorosa, anche in presenza di rapporti genitoriali con uno o più minorenni di nazionalità svizzera.
Va infine sottolineato che – secondo la nuova prassi condivisa quest’oggi dal Governo – l’Ufficio della migrazione avrebbe preso una decisione differente solo nello 0.9% dei casi trattati; infatti, sul totale delle 456 decisioni negative per motivi economici emesse dal 1. gennaio 2010 al 30 giugno 2016, sarebbero state emesse decisioni differenti solo in 4 casi cresciuti in giudicato. La decisione odierna non mette in discussione la legalità e la legittimità delle decisioni sin qui prese.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra l’Associazione degli studenti italofoni di Lucerna

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra l’Associazione degli studenti italofoni di Lucerna

Comunicato del Dipartimento delle istituzioni | Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è stato ospite ieri all’Università di Lucerna, su invito dell’Associazione degli studenti italofoni Iuxta Cineris Montem, in occasione dell’evento di apertura del semestre autunnale 2016.

Il Consigliere di Stato ha accolto l’invito a partecipare, in qualità di personaggio pubblico della Svizzera italofona; nel proprio intervento, Norman Gobbi ha così ripercorso le esperienze della propria carriera politica, che lo ha portato dal Comune di Quinto fino al Parlamento federale a Berna.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha ricordato i primi passi mossi da cittadino attivo, con l’ingresso nella Lega dei Ticinesi a 17 anni, e – due anni più tardi – l’elezione nella lista del movimento per il Consiglio Comunale di Quinto. Dopo avere ricordato le attività svolte a livello comunale – dapprima nel Legislativo e, successivamente, come municipale – Norman Gobbi ha raccontato le esperienze vissute con le elezioni in Gran Consiglio, Consiglio Nazionale e Consiglio di Stato. Gli studenti hanno così potuto scoprire varie sfaccettature dell’attività quotidiana di un membro del Governo cantonale e Direttore di Dipartimento, rivolgendo lo sguardo anche alle sfide attuali e future che attendo il Ticino, a livello nazionale e internazionale.

Su richiesta dell’Associazione, la conferenza è terminata con alcuni aneddoti legati alla campagna dello scorso dicembre, in vista del rinnovo del Consiglio Federale. Norman Gobbi, ricordando la propria candidatura e svelando alcuni retroscena dell’avvicinamento al voto parlamentare, ha colto l’occasione per sottolineare l’importanza di una promozione attiva dell’italianità a Berna, nell’ottica di una rappresentanza equilibrata di tutte le regioni linguistiche della Svizzera.

Seelisberg Centro asilanti dal frigorifero all’archivio

Seelisberg Centro asilanti dal frigorifero all’archivio

Dal Corriere del Ticino |  Dopo le proteste Uri accantona definitivamente il progetto

Congelato a metà agosto, il progetto di realizzare un centro asilanti nell’ex Hotel Löwen a Seelisberg sarà di fatto archiviato. La decisione di soprassedere è stata concordata lunedì sera nel quadro della tavola rotonda costituita dopo le proteste da parte degli abitanti contro l’intenzione del Governo di alloggiare nell’edificio 60 richiedenti l’asilo. All’incontro hanno preso parte il Municipio, la Croce Rossa, i rappresentanti del gruppo locale «Una soluzione ragionevole per l’asilo» ed il comitato governativo creato ad hoc.

La sistemazione di richiedenti l’asilo nell’ex Hotel Löwen, si legge nella nota ufficiale del Governo, resta sospesa fino a quando non sarà terminata la valutazione della situazione in corso in tutti i Comuni urani. A quel punto la Croce Rossa disdirà il contratto d’affitto biennale siglato con i proprietari. Da parte sua, il Comune si è detto pronto a dare il suo contributo a trovare soluzioni qualora la situazione nel campo dell’asilo dovesse aggravarsi. «Insieme agli altri Comuni vogliamo diventare un partner affidabile del Cantone», ha dichiarato il sindaco Karl Huser. Resta pertanto la disponibilità del Comune a fare la sua parte se la situazione lo richiederà. Seelisberg conta 700 abitanti. Eventuali sistemazioni alternative potrebbero essere trovate nelle abitazioni esistenti. Cantone e Comuni torneranno a riunirsi il 26 ottobre per discutere i prossimi passi. Entro il primo trimestre del 2017 il Consiglio di Stato presenterà una visione d’assieme dell’asilo che dovrebbe fungere da base per un nuovo piano di assegnazione. Attualmente nel cantone sono ospitati 480 asilanti. La maggior parte si trova in un alloggio collettivo ad Altdorf, mentre un’ottantina risiede in appartamenti sparsi in 14 Comuni. Il dialogo con gli enti locali è stato rafforzato. Il Governo ha pure adottato altre contromisure. Gli abitanti di Seelisberg avevano protestato anche perché ritenevano di essere stati messi di fronte al fatto compiuto. In futuro i Comuni saranno informati almeno quattro volte all’anno tramite una newsletter. In queste comunicazioni sarà contenuta anche una panoramica sul numero di richiedenti l’asilo assegnati alle singole località.

A inizio agosto il progetto aveva scatenato un vero e proprio putiferio. La consigliera di Stato Barbara Bär, responsabile del Dipartimento della sanità e della socialità, era stata duramente contestata durante la presentazione pubblica; insediare nell’abitato un numero di asilanti pari a un decimo della popolazione era considerato come un grande potenziale di conflitto. Per placare gli animi il progetto era stato sospeso e il Governo aveva avocato a sé il dossier (con la parziale esautorazione di Bär) costituendo un gruppo di tre ministri, presieduto dal landamano Beat Jörg.

Più difficile da accettare

«È una questione interna al Canton Uri e quindi sul caso specifico non mi pronuncio. C’è comunque un problema di fondo che riguarda tutti», afferma da parte sua il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «A raggiungere la Svizzera sono soprattutto migranti di tipo economico. Di questi, solo una parte minoritaria chiede asilo. Quasi la metà poi fa perdere le proprie tracce, perché usa l’asilo solo come escamotage per mettere piede nel Paese e poi tentare di raggiungere illegalmente la destinazione finale all’estero. Questo tipo di migrazione non ha nulla a che vedere con una concezione dell’asilo che era giustificata negli anni Novanta o inizio secolo, quando c’era la guerra nella ex Jugoslavia. Ciò si traduce in una minore disponibilità della popolazione ad accettare certe situazioni. Questo fenomeno ha anche un costo sociale che incide sulla disponibilità di risorse per la nostra popolazione. È un problema di politica interna da tematizzare. Berna però è riluttante.»

Intanto la polizia friburghese ha reso noto che nell’ultimo fine settimana ignoti hanno danneggiato il futuro centro federale d’asilo di Giffers. I vandali hanno aperto le conduttore dell’acqua e i lavandini per allagare i sette piani dell’edificio. Il centro, che dovrebbe aprire l’anno prossimo, è destinato a richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta.