Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi i sindaci dei 17 Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio; la riunione – che si è svolta in un clima costruttivo – ha permesso di discutere gli scenari contenuti nel Piano cantonale delle aggregazioni, come già avvenuto di recente con i rappresentanti degli agglomerati del Luganese e del Locarnese. La nuova proposta per la regione a sud del ponte-diga di Melide prevede l’istituzione di un solo Comune.

L’incontro ha anzitutto ripercorso le osservazioni formulate dai Comuni nella prima fase della consultazione sul progetto di Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In origine, per il comprensorio a sud del ponte-diga venivano indicati due scenari aggregativi, «Val Mara» (cinque Comuni del Basso Ceresio) e «Mendrisiotto» (dodici Comuni dell’agglomerato urbano Chiasso-Mendrisio). Dalla consultazione erano emerse un’adesione di massima a questa prospettiva e la necessità di alcuni approfondimenti; era inoltre stata formulata l’ipotesi di riunire i due scenari in un unico Comune. Proprio questa ipotesi di scenario aggregativo unificato è stata ora sottoposta ai Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio. I Municipi potranno ora approfondire il tema e – entro la fine del mese di ottobre – formulare le proprie osservazioni.

Come noto, l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni è stato riattivato nel corso dell’estate, dopo che il Tribunale federale ha confermato l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona». In questo contesto il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di organizzare alcune riunioni interlocutorie preliminari, concentrandosi sui comprensori urbani del Cantone. Anche nel corso dei precedenti incontri – con le autorità dei Comuni degli agglomerati del Luganese e del Locarnese – erano state proposte soluzioni alternative rispetto agli scenari inizialmente contenuti nel PCA.

Guardie Pontificie, formazione in Ticino

Guardie Pontificie, formazione in Ticino

Dal Giornale del Popolo | Un’apposita convenzione è stata siglata ieri in Vaticano

Dal 22 gennaio 1506 garantiscono l’incolumità del Papa, la sicurezza e dei palazzi del Vaticano. Si tratta delle Guardie Svizzere Pontificie che dal prossimo autunno effettueranno parte della loro formazione non solo in Vaticano ma pure in Ticino, sotto l’egida della Polizia cantonale. Il tutto sarà regolato da un’apposita convenzione siglata ieri in Vaticano dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal comandante della Guardia Svizzera Pontificia Christoph Graf. Pure presente all’incontro il consigliere di Stato Norman Gobbi, visto il fattivo coinvolgimento del Dipartimento delle istituzioni nell’approntare e coordinare la nuova offerta formativa di valenza internazionale. Il nuovo percorso rappresenta una ventata di novità per un percorso formativo che negli ultimi 500 anni ha comunque testimoniato della sua validità. Le future Guardie, sottoposte a test fisici e controlli in Vaticano, prima di passare al servizio di Sua Santità trascorreranno un mese nel nostro Cantone, dove affineranno le molteplici competenze a loro richieste in materia di sicurezza e la conoscenza dell’italiano. I corsi, che si terranno nel mese di novembre 2016 presso la Piazza d’armi di Isone con 16 partecipanti, saranno coordinati dal Centro formazione di polizia di Giubiasco, uno dei cinque Centri riconosciuti a livello nazionale. Il suo mandato integra la formazione di base e continua degli aspiranti e degli agenti assunti da Corpi di polizia di lingua italiana, i cui collaboratori possono portare il titolo di agente di polizia con «Attestato professionale federale». In quanto tale, il Centro offre il suo servizio segnatamente alla Polizia cantonale, alle Polizie comunali, alla Polizia dei trasporti e alla Polizia militare. Inoltre, su richiesta come nel caso delle Guardie Svizzere Pontificie, le proposte possono rivolgersi anche ad altri Enti di sicurezza pubblica o privata, o ancora ad altre istituzioni che necessitano di corsi in cui la polizia è Centro di competenza.

Per il corso pilota destinato alle Guardie Svizzere Pontificie sono previste le seguenti materie: elementi di psicologia, elementi di diritto, formazione antincendio, rianimazione cardiopolmonare, tiro e sicurezza personale, comportamento tattico e sport. Istruttori e formatori, tutti specialisti nel loro ambito di materia e con solide esperienze di formazione, erogheranno formazioni in lingue diverse, così da assicurare la comprensione e l’assimilazione dei contenuti trattati e avvicinando le reclute di lingua tedesca o francese all’italiano. La documentazione sarà pure fornita in diverse lingue: il manuale ISP Tiro di polizia sarà distribuito nella lingua di ognuno, mentre quello di Psicologia sarà in italiano, per garantire un supporto esemplificativo nella lingua poi utilizzata in Vaticano.

Sono già state pianificate altre due formazioni per il 2017: una a febbraio, con una quindicina di reclute, ed un’altra a cavallo fra ottobre e novembre con una ventina di partecipanti.

Cinque nuovi secondini ticinesi

Cinque nuovi secondini ticinesi

Da CdT.ch | Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale

Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono cinque i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo: Thea Buletti, Massimiliano Busacca, Diego Giambonini, Dejan Jevremovic, Kemal Güven Yilmaz.

Il Dipartimento delle istituzioni comunica “con particolare soddisfazione che l’agente Thea Buletti è stata premiata per aver conseguito la miglior media d’esame tra gli agenti provenienti dai cantoni aderenti al concordato latino”.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie cantonali il Direttore Stefano Laffranchini, il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi, il collaboratore dello staff e della formazione Jean-Claude Corazzini e il collaboratore alla formazione Valentino Luccini.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – come precisato nella nota – “si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali”.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra ufficiali e sottoufficiali professionisti dell’Esercito svizzero

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra ufficiali e sottoufficiali professionisti dell’Esercito svizzero

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Palazzo delle Orsoline ha ospitato oggi l’annuale incontro tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i professionisti ticinesi dell’Esercito svizzero. Un appuntamento ricorrente che mira a favorire l’informazione reciproca e il dialogo tra le Autorità politiche cantonali e quelle militari.

Salutando i partecipanti, Norman Gobbi ha sottolineato i principali risultati raggiunti nel nostro Cantone durante il 2016, soffermandosi in particolare sulla progettazione e lo sviluppo delle strutture di Protezione civile, sugli importanti investimenti per il mantenimento delle piazze d’armi ticinesi e sulla creazione del nuovo centro logistico e deposito veicoli sul Monte Ceneri. Il Consigliere di Stato ha inoltre evidenziato gli sforzi per la promozione dell’italianità all’interno dell’Esercito, tramite i tre Corpi di truppa ticinesi. L’intervento ha infine permesso di tracciare un primo bilancio della gestione dei flussi migratori, e di quanto attuato a livello ticinese per affrontare al meglio la situazione al confine.

All’evento è intervenuto anche Silvano Petrini, Direttore del Centro sistemi informativi del Cantone, che ha informato i presenti riguardo al tema di grande attualità del cyber risk.

Velocità e prevenzione sulle nostre strade. A Gobbi la parola

Velocità e prevenzione sulle nostre strade. A Gobbi la parola

Dal Mattino della domenica | La Polizia cantonale sta valutando come dare seguito alla decisione del Parlamento di segnalare i radar mobili

Era il 18 aprile quando in Gran Consiglio si è tenuto il dibattitto sui radar. Al termine della discussione la maggioranza del Parlamento ha approvato le mozioni chiedendo al Consiglio di Stato ulteriori approfondimenti in particolare sulle segnalazioni dei radar mobili e su un maggior coordinamento nei controlli tra la cantonale e le comunali. Il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ha fatto i compiti e per dare seguito alla volontà parlamentare. Abbiamo chiesto al ministro leghista di spiegarci quali valutazioni sono state intraprese dal suo Dipartimento in questi cinque mesi.

Norman Gobbi, ci dica dunque, come ha fatto i compiti?
Volevamo capire l’efficacia di segnalare i radar mobili. La Gendarmeria stradale della Polizia Cantonale ha effettuato un test, sperimentando tre tipi di controllo della velocità su un determinato tratto stradale: uno non segnalato, uno segnalato 200 metri prima da un cartello e infine uno segnalato e seguito da un ulteriore radar, 300 metri dopo, per rilevare nuovamente la velocità.
Il test ha mostrano come gli automobilisti tornavano a schiacciare il gas subito dopo aver passato il controllo. I risultati sono chiari, e a volte anche piuttosto preoccupanti: il caso più eclatante lo abbiamo registrato con un’automobile che all’altezza del primo radar viaggiava a 100 km/h, mentre 300 metri dopo aveva già raggiunto i 150 km/h.
Posizionare un cartello 200 metri prima dei radar non educa e non sensibilizza quindi a una guida corretta e minimizza invece il loro effetto preventivo. Prevenzione e sensibilizzazione che sono il motore di questo tipo di controlli.

Dobbiamo quindi affermare che la volontà parlamentare questa volta non sarà perseguita?
Assolutamente no! Sarà difficile – ma non impossibile!- soddisfare le richieste, per come sono state formulate. Intendiamo trovare il modo di rispettare quanto stabilito dal Gran Consiglio senza venir meno al compito della Polizia di prevenzione contro gli incidenti stradali.

In che modo?
Una possibilità sarebbe di informare in maniera generica gli automobilisti riguardo aree o regioni nelle quali saranno effettuati dei controlli stradali. In questo caso l’effetto preventivo non verrebbe a cadere, perché gli automobilisti manterrebbero l’attenzione sulla propria guida non solo in un punto specifico. Ma stiamo ancora valutando la soluzione migliore.

Adotterà anche altri accorgimenti?
Con il Dipartimento del territorio di Claudio Zali censiremo i limiti di velocità in tutto il Cantone, per individuare quei casi che agli occhi dei conducenti possono essere percepiti come trabocchetti, come ad esempio la presenza di diverse segnaletiche in poco spazio. Questo perché vogliamo sensibilizzare e prevenire e non fare cassetta!
Inoltre dovremo rafforzare il coordinamento tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali per evitare sovrapposizioni nei controlli, chiedendo a quest’ultime di segnalarli tramite una piattaforma interna. Questo ci permetterà in un secondo momento di analizzarne la qualità.
Sarà ancora più importante posizionare i radar in maniera adeguata e con buon senso, così da fungere da deterrente vicino a punti sensibili, come scuole o cantieri. Un importante lavoro che sto condividendo da tempo all’interno della Commissione consultiva della sicurezza, dove attorno allo stesso tavolo mi siedo regolarmente per discutere di collaborazione tra cantone e comunali con i referenti politici in materia di sicurezza per i comuni e con i rappresentanti delle nostre forze dell’ordine.

E lei, che rapporto ha con i radar?
Mentirei se dicessi di non aver mai preso un radar, e mi è capitato addirittura – in un momento di disattenzione – praticamente davanti a casa mia, ovvero ad Ambrì, con il radar fisso sulla cantonale! Nessuno è immune, neanche il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Non è mai un piacere ricevere la multa a casa. Bisogna però riflettere sull’importanza dei controlli della velocità a scopo preventivo che permette di scoraggiare chi ha l’abitudine di schiacciare un po’ troppo il pedale del gas, e che ha portato negli anni a una diminuzione degli incidenti e dei decessi causati dall’eccesso di velocità. Ed è questo ciò che conta veramente.

Migranti: ‘Serve tavolo insubrico’

Migranti: ‘Serve tavolo insubrico’

Da laRegione | La proposta di un tavolo transfrontaliero sui profughi è rimbalzata al Comitato direttivo della Regio Insubrica, su proposta della Provincia di Como.

L’ha avanzata la presidente della Provincia di Como. A fare gli onori di casa è stato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Anche la Regio Insubrica si occupa di migranti. Lo ha fatto ieri, a Mezzana, nel corso della riunione del Comitato direttivo. Una presa d’atto di un fenomeno che, al di qua e al di là della frontiera, questa estate ha impegnato istituzioni e mondo del volontariato. Ma è stata altresì l’occasione di proporre iniziative transfrontaliere sulla base delle esperienze vissute. L’obiettivo? Essere pronti ad affrontare nuove emergenze nel solco di una collaborazione transfrontaliera sempre più stretta e nella convinzione che il problema dei migranti non è destinato a rientrare nel volgere di poco tempo. Il consigliere di Stato Norman Gobbi, ieri a Mezzana in rappresentanza del Canton Ticino, ha più volte posto l’accento sul fatto che gli è stato più facile dialogare con il prefetto di Como che non con altre istituzioni. La presidente dell’Amministrazione provinciale di Como Maria Rita Livio, dal canto suo, ha avanzato la proposta di un tavolo di lavoro mirato alle problematiche dei flussi migratori da aprire all’autorità cantonale, al sindaco di Como, all’Amministrazione provinciale e alle associazioni comasche e ticinesi. «Un primo passo è quello di una corretta informazione da parte nostra e dei ticinesi», ha richiamato, facendo riferimento a Como e a Chiasso, dove si ‘gioca’ la drammatica partita dei migranti. Sullo sfondo quella che è stata la scena aperta della stazione San Giovanni di Como. Ora l’impegno di tutti, per quanto si è appreso, è stato quello di approfondire la proposta di Maria Rita Livio. Ad aprire i lavori, ieri, è toccato però a Gobbi che ha scattato una istantanea di quanto accaduto negli ultimi tre mesi. Sono state 6’000 le riammissioni effettuate nel trimestre, ha ricordato il direttore delle Istituzioni. Non ci sono state forzature, ha ribadito, sono stati rispettati gli accordi con l’Italia. Gobbi ha avuto poi parole di plauso per la soluzione trovata con il ‘Centro di temporanea accoglienza’ di via Regina Teodolinda, che ha consentito di sgomberare l’accampamento cresciuto nel parco di San Giovanni. Il rappresentante della Regione Lombardia ha fatto presente che è proprio la Lombardia la regione che ospita il maggior numero di profughi. Como è di gran lunga, a livello nazionale, la città che ne accoglie di più. «Non è la Regione Lombardia che li ospita, bensì i Comuni e le associazioni di volontariato, incominciando dalla Caritas», ha puntualizzato la presidente della provincia. Nel frattempo, si è deciso di estendere la capienza del Centro a 400 posti. Questo perché i migranti, dopo aver abbandonato la tendopoli, hanno accolto l’invito a trasferirsi nell’area ex Rizzo. Dove si è aperta una nuova fase, impegnativa per tutti.

Imposta di circolazione – Un convegno per nuove soluzioni

Imposta di circolazione – Un convegno per nuove soluzioni

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha organizzato oggi un convegno per riflettere sul futuro dell’imposta di circolazione. L’attuale impostazione di calcolo dei contributi cantonali richiesti ai detentori di veicoli risulta ormai essere datata; nonostante gli aggiustamenti adottati nel frattempo, il sistema necessita perciò di essere ripensato, così da tenere conto dei cambiamenti tecnologici e sociali avvenuti.

L’invito al convegno è stato rivolto dal Dipartimento a persone coinvolte nel settore della circolazione e dei trasporti – tra cui politici e addetti ai lavori – per favorire uno scambio preliminare di idee sul tema dell’imposta di circolazione, anche attraverso il confronto con le prassi in vigore negli altri Cantoni. L’obiettivo dell’incontro odierno è di giungere a una prima serie di conclusioni condivise, che permettano al Dipartimento di impostare una revisione dell’attuale formula di calcolo dell’imposta di circolazione, dapprima per le automobili e poi per tutte le altre categorie di veicoli.

Occorre ricordare che l’attuale impostazione della Legge sull’imposta e le tasse di circolazione risale a un messaggio del Consiglio di Stato (n. 5881) elaborato ormai 10 anni or sono. L’intento perseguito con quella revisione normativa era favorire l’acquisto di automobili meno inquinanti, anche attraverso l’introduzione di «ecoincentivi». Il miglioramento del parco veicoli testimonia che la modifica ha dato buoni risultati anche grazie al passaggio da un sistema di calcolo basato sulle categorie di efficienza energetica a un modello che adotta le emissioni di CO2 quale parametro determinante.

Durante il convegno sono intervenuti tre relatori: il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il direttore della sezione Ticino del TCS Roberto Morandi e Marco Piffaretti, direttore di Protoscar SA, azienda ticinese attiva dal 1987 nel settore del design automobilistico e industriale. A seguire, si è tenuta una discussione aperta fra i partecipanti.

5’000 buongustai al “Festival del risotto”

5’000 buongustai al “Festival del risotto”

Da Ticinonline.ch | Ecco i vincitori tra gli chef e i Gruppi di carnevale che hanno cucinato in Piazza Grande a Locarno

LOCARNO – Oltre 5’000 persone hanno fatto da splendida cornice alla terza edizione della “Caccia al risotto” e al “3° Campionato ticinese del risotto” organizzate sabato 10 e domenica 11 settembre in Piazza Grande a Locarno da GastroLagoMaggiore e Valli con il patrocinio di Ticino a Tavola.

Aris De Angelis trionfa – Lo chef del Ristorante Pizzo Forno di Chironico ha trionfato nella terza edizione della “Caccia al risotto” superando gli altri 9 cuochi in gara con il suo risotto ai funghi porcini mantecato alla formaggella di Airolo. Sul podio pure Oreste Riva del Grotto San Martino di Mendrisio con il suo risotto allo spinacino con formaggella di Nante e Raffaele Giannone del ristorante Bottegone del Vino di Lugano con il risotto al ragù di salsiccia di coniglio con erba cipollina. La giuria presieduta dal giornalista Luigi Bosia con co-presidente il consigliere di Stato Norman Gobbi, ha giudicato ottimo il livello di tutti i concorrenti. Mentre per quella popolare si sono classificati dal primo al terzo posto: Valerio Vazza, Oreste Riva e Matteo Pramparo.

Prosito campione per i gruppi di carnevale – Il terzo “Campionato ticinese del risotto per gruppi di carnevale” si è svolto invece domenica mattina e ha visto, secondo la giuria ufficiale, trionfare il Carnevale di Prosito con il risotto alla luganighetta, seguito dal Carnevale Barletta di Rivera con il risotto Barlotto e dal Carnevale Re Baroggia di Intragna con il risotto Baroggino; bravi anche il carnevale Ribellonia di Solduno e Il Gruppo Re Zeca di Gordola. Questo, invece, il podio della giuria popolare: Carnevale Re Baroggia di Intragna, Carnevale Ribellonia di Solduno e Carnevale Re Zeca di Gordola.

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Le Tre Valli ospiteranno mercoledì 21 e giovedì 22 settembre 2016 due edizioni del corso «SMEPI 16», una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si svolgeranno a Biasca, Bodio, Personico e Pollegio.

Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI). L’edizione 2016 prevede due giornate di esercitazioni, durante le quali una quarantina di operatori avranno la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.

Per l’occasione sono stati preparati quattro scenari: l’esplosione di un forno industriale, un incidente di canyoning in Val d’Ambra, un incidente causato da un pirata della strada a Biasca e un franamento in una cava di estrazione di granito di Personico. I partecipanti avranno così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, applicare i protocolli di condotta e assumere le funzioni di capo dello Stato Maggiore e di capi dei servizi chiamati a intervenire sul posto.

A occuparsi degli aspetti logistici del programma di formazione sarà il Corpo civici pompieri di Biasca, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Le piazze di lavoro saranno predisposte in modo da non provocare disagi al traffico e per la popolazione.

«Polizie sulla strada giusta»

«Polizie sulla strada giusta»

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi stila il bilancio del primo anno della nuova Legge – Il direttore del Dipartimento delle istituzioni si dice ottimista, sottolineando come sia importante formare (e bene) altri agenti.

Quale bilancio trae da questo primo anno con la nuova Legge sulla collaborazione tra le polizie? Dove si può migliorare?
Come ogni legge di una certa importanza che ambisce a riorganizzare strutturalmente un servizio pubblico – in questo caso l’ordine pubblico – anche la nuova Legge sulla collaborazione tra polizie ha richiesto il tempo necessario affinché tutti i Comuni ticinesi si adattassero alle nuove disposizioni. Ciò ha richiesto uno sforzo, anche economico, da parte di molti Comuni ma ritengo che ora come ora vi siano tutti i presupposti affinché la legge possa adempiere concretamente al suo obiettivo principale, ovvero
dotare ogni angolo del Cantone di un servizio di polizia presente e competente, in linea con le esigenze odierne in termini di sicurezza e percezione da parte dei ticinesi. Ovviamente le convenzioni non sono ottimali dal primo giorno e alcune dovranno essere ricalibrate a seconda delle esigenze locali: fa parte però di una dinamicità che serve ad aderire al meglio alle particolarità
delle singole regioni: sia dal punto di vista operativo, sia organizzativo o finanziario.

Tutte le convenzioni sono state ratificate?
Esatto, attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono 111 gli Enti locali convenzionati con un Comune dotato di un Corpo di Polizia comunale – sia esso strutturato o polo – grazie agli accordi ratificati con il Consiglio di Stato. Per quel che concerne la Regione delle Tre Valli è prevista la creazione di un posto misto di polizia in cui opereranno sia la Cantonale sia la Comunale e la cui concretizzazione è prevista nei prossimi mesi. Altro discorso invece per la Valle Verzasca, dove dopo la sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione è rimasta in vigore la Convenzione transitoria dei Comuni della Valle con la Polizia intercomunale di Gordola.

Dopo un anno ritiene che i comprensori che sono stati creati con gli accordi intercomunali siano ottimali ovunque?
Già nel corso dell’ultima Conferenza consultiva sulla sicurezza a giugno ho illustrato ai rappresentanti dei Comuni Polo la necessità di riflettere sull’attuale accorpamento delle regioni che dividono aree funzionali o distretti ed elencando i limiti di regioni troppo piccole a livello di popolazione e/o territori. In quest’ottica bisogna anche valutare la dimensione necessaria e più adatta che deve avere un Corpo di Polizia strutturato. La riflessione va in particolare avviata per Mendrisiotto, Basso Ceresio, Bellinzonese e Locarnese, promuovendo l’unificazione delle regioni di polizia. Le soluzioni su questi temi non saranno calate dall’alto, ma verranno affrontate nel gruppo di lavoro sulla Polizia ticinese.

L’anno scorso ancora non era stato raggiunto ovunque il numero di agenti procapite previsto. Nel frattempo la situazione è migliorata? Il numero di nuove reclute già annunciate per la Scuola di polizia nei prossimi anni sarà sufficiente?
Per quanto concerne il completamento degli organici, più che la pubblicazione di concorsi per agenti già formati, è di primaria importanza la formazione di nuovi agenti affinché si raggiunga un numero sufficiente, e questo anche per i prossimi anni. Il trend comunque è positivo e molti giovani rispondono presente alle opportunità che offre il mondo della divisa: già con la fine di questa scuola diminuirà il deficit di agenti.

Una delle novità della riforma è il fatto che gli agenti dei Corpi strutturati ora possono assumersi maggiori responsabilità nelle prime fasi d’inchiesta (raccolta delle denunce, stesura dei verbali, primi interrogatori). Tutti i Corpi si sono dimostrati in grado di adempierequeste funzioni?
C’è stato uno sgravio effettivo per la Polizia cantonale? Il Regolamento d’applicazione ha conferito automaticamente dei compiti di base ai Corpi di Polizia comunale strutturati che ora sono obbligati ad adempiere. Inoltre, diversi Comuni hanno richiesto e ottenuto, in ragione del medesimo regolamento, la delega per svolgere inchieste nell’ambito di infrazioni semplici alla Legge federale sugli stupefacenti.

A livello comunale, ci risulta che alcuni politici lamentino un problema di asimmetria d’informazione rispetto ai comandanti di polizia, che rende loro difficile valutare se e quali problemi ci siano all’interno dei Corpi. A lei risulta? Se sì, quali potrebbero essere delle soluzioni?
Tendenzialmente più è piccolo il Corpo di Polizia, maggiore è la possibilità per il singolo elemento di creare scompiglio al suo interno. Esiste però uno strumento utile per gli attori politici che si concretizza nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza prevista dalla legge. Si tratta di una piattaforma di scambio dove politici, rappresentanti della Polizia cantonale e delle comunali stessi dialogano e si confrontano su tutti gli aspetti che concernono la sicurezza del nostro territorio. La cadenza semestrale di questi incontri è un’ulteriore garanzia di un dibattito sempre aggiornato sulla polizia, il suo funzionamento e la sua organizzazione.

Poco più di un anno fa lei aveva annunciato, a sorpresa, il ritiro del messaggio sulla Polizia unica, con la promessa, se non andiamo errati, di riproporlo comunque entro questa legislatura. Il suo intento è ancora questo? Entro quando? Pensa di poter superare una delle maggiore critiche che viene mossa a quest’idea, ossia la difficoltà di garantire la piena conoscenza del territorio da parte degli agenti?
Da parte mia non c’è alcun dietrofront. Si tratta ora di costituire il Gruppo di lavoro che avrà il compito di configurare al meglio il progetto, di cui uno degli obiettivi principali – come da lei accennato – è di garantire non solo la presenza fisica sul territorio, ma anche la sua conoscenza. Aspetti di fondamentale importanza proprio perché influiscono direttamente sulla sicurezza e sulla prevenzione. Occorre tuttavia attendere che la LCPol sarà entrata a pieno regime, altrimenti si rischia di costruire un progetto su
basi precarie. La Polizia del futuro sarà realizzata grazie al contributo di tutti: Cantone, Comuni – favorevoli e contrari – ma soprattutto anche grazie ai cittadini che sono le nostre sentinelle sul territorio. Ritengo che sia il naturale prosieguo della legge, e
non un suo stravolgimento. Come ho già ribadito più che di Polizia “unica” preferisco parlare di Polizia “ticinese”: lo scopo è offrire un servizio all’avanguardia, moderno e efficiente, uguale se a Chiasso, Maggia o a Serravalle. Un progetto importante che, tenendo conto dei risultati ottenuti sul terreno e delle peculiarità del nostro Cantone, permetterà di sviluppare una Polizia garante 24/24h di un bene fondamentale per tutti: la sicurezza.

Sono in preoccupante crescita i casi di minacce e aggressioni ai danni dei poliziotti. Lei come se lo spiega? Si stanno valutando o già applicando dei correttivi, a tutela sia degli agenti sia dei cittadini?
L’agente di polizia per assolvere la sua missione dev’essere presente sul territorio. È il punto di contatto diretto con i cittadini e attraverso la sua divisa rappresenta lo Stato nonché una delle sue missioni principali: garantire l’ordine pubblico. La Polizia incarna dunque un servizio fondante, a tutela non solo delle persone fisiche ma anche giuridiche, consentendo per esempio alle aziende di poter svolgere le proprieattività. Tuttavia nel corso degli anni abbiamo notato, anche statistiche alla mano, un’evoluzione preoccupante della violenza fisica e verbale nei confronti delle forze dell’ordine. Non per caso sono dunque emerse diverse iniziative a tutela degli agenti, come la petizione lanciata dall’Associazione Amici delle Forze di Polizia Svizzere. Ritengo che questi episodi – che non ci possono lasciare indifferenti – si inseriscano più in generale in un minor rispetto nei confronti delle istituzioni rispetto al passato, e la Polizia è uno dei bersagli principali. Da alcuni anni sia nei confronti della cittadinanza che nell’ambito della formazione degli agenti, si è prestata particolare attenzione a sensibilizzare su questo tema. Inoltre a livello federale le commissioni competenti delle due Camere hanno dato seguito all’iniziativa cantonale che propone di riesaminare l’adeguatezza delle pene inflitte in applicazione degli articoli del codice penale 285 (violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari) e 286 (impedimento di atti dell’autorità).