Il Gran Consiglio ticinese sostiene Norman Gobbi

Il Gran Consiglio ticinese sostiene Norman Gobbi

Candidatura al Consiglio federale del Consigliere di Stato e attuale Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi . In data odierna l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha scritto al Gruppo dell’Unione Democratica di Centro (UDC) alle Camere federali associandosi pienamente al sostegno espresso dal Consiglio di Stato ticinese, nel suo scritto del 18 novembre 2015, alla candidatura del Consigliere di Stato e attuale Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi alla carica di Consigliere federale. Così facendo, lo scrivente Ufficio presidenziale desidera sottolineare l’importanza che la Svizzera di lingua e cultura italiana torni a essere rappresentata, dopo un’assenza di sedici anni, in seno al Governo federale.

“Grazie ticinesi! A Berna per tutti voi!”

“Grazie ticinesi! A Berna per tutti voi!”

Dal Mattino della domenica l Il candidato ufficiale dell’Udc per il Consiglio Federale: “E’ una vittoria per tutta la Svizzera italiana, un onore rappresentarvi”

Trattiene a stento l’emozione. E sarebbe difficile fare altrimenti: è un Norman Gobbi particolarmente sorridente quello che incontriamo poche ore dopo la conferma che sarà inserito nel “tricket” di candidati per l’elezione in Consiglio Federale. Dopo tanti anni, il Ticino potrebbe quindi tornare ad avere un proprio rappresentante nell’Esecutivo Federale.

Norman Gobbi, le sue prime parole ieri, dopo l’annuncio della sua can-didatura ufficiale al Consiglio federale, sono state “lo spirito del federa-lismo vive!”. È una vittoria per il Ticino?

È una vittoria per tutta la Svizzera italiana, che da 16 anni non è più rap-presentata nel Consiglio federale. Con la sua scelta, il gruppo UDC ha riconosciuto il ruolo essenziale che essa svolge per il nostro Paese, valorizzando il federalismo, la pluralità culturale e la coesione nazionale.

Come sta vivendo questi giorni?

Sono giornate sicuramente molto intense, anche perché continuo a portare avanti le mie attività legate alla carica di Direttore del Dipartimento delle istituzioni e di Presidente del Consiglio di Stato. La mole di lavoro è dunque tanta, ma posso sempre contare sull’aiuto dei miei collaboratori più stretti e di quelli del mio Dipartimento. s

Cos’è cambiato alla sua quotidianità in queste settimane?

Invece di svegliarmi alle 6 mi sveglio alle 5 … (ride) Naturalmente, il ritmo si è fatto ancora più intenso, ma ciò mi stimola molto. Come prima, ognuno dei pochi momenti liberi lo dedico alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei bambini. s s

Come è nata la candidatura?

Da una telefonata. Una telefonata che s’inserisce negli ottimi rapporti tra l’UDC e la Lega, che condividono gli stessi valori e che a luglio hanno firmato un accordo di collaborazione almeno fino al 2019. Come ho già detto, sono onorato che l’UDC abbia pensato a me e ringrazio la Lega che mi ha permesso di lanciarmi in questa sfida.

Si è emozionato quando ha scoperto che hanno pensato a lei?

Ammetto di sì. Un gesto non scontato che, oltre ad onorare la mia persona, porta onore alla mia terra, al nostro Ticino. Un segno che il maggior partito svizzero ha riconosciuto il ruolo fondamentale della Svizzera italiana e le problematiche con le quali essa è suo malgrado confrontata, specialmente negli ultimi anni.

È stato facile decidere?

Prima di tutto ho voluto discuterne con il Presidente dell’UDC Toni Brunner. Non mi sarei mai messo in gioco prima di averne parlato con lui e di aver verificato che la mia candidatura rispettasse gli statuti dell’UDC.

La prima persona a cui l’ha detto?

Naturalmente a mia moglie Elena, alla quale sono grato per avermi appoggiato e sostenuto anche in questa decisione importante.

In Ticino sono in tanti a sostenerla…

I Ticinesi hanno compreso che questa è una grande opportunità per il nostro Cantone! Ringrazio tutte le persone che in queste settimane mi stanno esprimendo il loro supporto, che mi dà ancora più forza ed energia in questo periodo intenso. Ringrazio anche i miei colleghi di Governo, che in settimana hanno sostenuto la mia candidatura, un gesto che ho molto apprezzato! s

… ma c’è anche chi scrive di non sentirsi rappresentato da lei.

Le critiche fanno parte della politica e ho abbastanza esperienza per saperci convivere. Penso che i 73’540 voti personali alle elezioni cantonali dimostrino come molti Ticinesi siano con me. È sempre impossibile fare l’unanimità, ma da ieri ho l’onore di rappresentare il Ticino e la Svizzera italiana in questa corsa.

Qualcuno ha messo in dubbio la sua collegialità, cosa risponde?

Nonostante la giovane età ho maturato una solida esperienza politica a livello comunale, cantonale e federale. Da quasi cinque anni quale Consigliere di Stato dirigo il Dipartimento delle istituzioni e come membro del Governo so benissimo cosa significhi la collegialità, un principio che rispetto ogni giorno nell’esercizio delle mie attività. s

Cosa ne pensa delle critiche del Blick?

Fanno parte del gioco. Più che delle critiche personali le interpreto come delle critiche nei confronti del Ticino. Negli ultimi anni questo giornale è sempre stato abbastanza critico con il nostro Cantone (vedi ad esempio il titolo “Tristezza Ticino”). Per questo motivo credo sia importante per il Ticino e per la Svizzera italiana far capire la propria importanza per tutto il Paese, peraltro sancita anche dalla Costituzione svizzera.

Pensa di potercela fare?

È difficile dirlo: le dinamiche di un’elezione federale sono sempre imprevedibili. Vado avanti tappa per tappa. Ora starà a me dimostrare le mie competenze e le mie capacità ai gruppi parlamentari degli altri partiti.

In caso di elezione, di cosa si vorrebbe occupare?

Come in ogni Esecutivo, penso che tutti i Consiglieri federali debbano essere pronti e capaci a dirigere qualsiasi Dipartimento. Per affinità rispetto alle attività fin qui svolte e alle competenze acquisite nella mia esperienza – penso ad esempio all’ambito della sicurezza – mi sento naturalmente più vicino al Dipartimento federale della difesa e a quello di giustizia e polizia.

Quali vantaggi può avere il Ticino ad avere un proprio Consigliere federale?

Porterei a Berna la prospettiva della Svizzera italiana in maniera più semplice ed efficace. Questo poiché conosco profondamente le problematiche che toccano da vicino il nostro Cantone e che sono difficili da comprendere se non le si vive sulla propria pelle. Inoltre, un Consigliere federale ticinese rafforzerebbe la sensazione di appartenenza del Ticino alla Svizzera, alla nostra Patria! s s

Aveva promesso il bagno nel Cadagno per l’elezione al Consiglio di Stato. E in caso di elezione al Consiglio Federale?

Rifammi la domanda il 9 dicembre… (ride, ndr). Di sicuro, c’è solo l’imbarazzo della scelta tra tutti i laghi che abbiamo in Leventina…

MATTIA SACCHI (ecco il pdf: il_mattino_della_domenica_20151122_3.pdf)

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Norman Gobbi

Nato a Faido il 23 Marzo 1977, è sposato con Elena ed è padre di due splendidi bambini. Amante dell’hockey e dell’esercito, dove è incorporato nello Stato Maggiore della Regione Territoriale 3, ha cominciato la sua attività politica a soli 19 anni, nel Consiglio comunale di Quinto per la Lega dei Ticinesi. Da lì, un’inar-restabile ascesa: Municipale a Quinto, Gran Consigliere, Consigliere Nazionale e dal 2011 Consigliere di Stato. Il prossimo 9 dicembre la grande occasione, come candidato Udc per il Consiglio Federale.

Gobbi: «Sono un costruttore di ponti»

Da Corriere del Ticino, Giovanni Galli l Il ticket. Il presidente del Governo ticinese figura fra i tre candidati ufficiali dell’UDC per il Consiglio federale Con lui Thomas Aeschi e Guy Parmelin – Il capogruppo Amstutz: «Questo non è un esercizio alibi»

Quando Christoph Blocher, a lavori ancora in corso, si è presentato in Tv per dire che Gobbi era «un eccellente candidato», si è intuito che per il ticinese la candidatura ufficiale al Consiglio federale era cosa fatta. Il protrarsi della riunione del gruppo parlamentare poteva far supporre che fossero insorte complicazioni sulla strategia elettorale e sui nomi da sottoporre all’Assemblea federale il 9 dicembre, ma alla fine la decisione di principio di presentare un tricket con esponenti delle tre regioni linguistiche è stata confermata. I parlamentari UDC hanno scelto Norman Gobbi, lo zughese Thomas Aeschi e il vodese Guy Parmelin. «È un segno di riconoscimento al Ticino per il suo ruolo di coesione fra tutte le regioni», ha detto Gobbi. «Come rappresentante di una minoranza linguistica potrò costruire dei ponti sopra il Röstigraben ma anche sopra il Polentagraben. E verso i nostri Paesi vicini». Il capogruppo Adrian Amstutz ha relativizzato la questione della provenienza leghista di Gobbi. «Anche se è solo da poco membro del nostro partito, su molti punti la Lega e l’UDC la pensano allo stesso modo», ha spiegato, aggiungendo che alle Camere federali la Lega è parte integrante del gruppo democentrista. Si è pure detto convinto che i prescelti abbiano le capacità di lavorare in maniera collegiale qualora venissero eletti in Consiglio federale.

Si è votato separatamente per singola regione linguistica. Gobbi non aveva concorrenti ma ha subito strappato un largo consenso, ottenendo 72 voti su 81 al primo scrutinio. Per designare il candidato romando si sono rese necessarie due tornate: Parmelin è stato preferito ad Oskar Freysinger con 48 voti contro 29. Ancora più combattuta la scelta del candidato svizzero tedesco, con Aeschi che ha ottenuto l’investitura al quinto scrutinio dopo un testa a testa con il grigionese Heinz Brand (44 a 37). Sono state «respinte chiaramente», ha detto il capogruppo Adrian Amstutz, altre due ipotesi: quella di presentare un italofono e due svizzerotedeschi e quella di sottoporre al Parlamento quattro candidature: un ticinese, un romando e due svizzerotedeschi. «Se avessimo candidato due svizzerotedeschi sarebbe stata la fine per gli altri due pretendenti», ha poi spiegato il presidente Toni Brunner. L’UDC inoltre si è cautelata contro eventuali tentativi degli altri gruppi di opporre candidature alternative. Tutti gli esclusi (Heinz Brand, Thomas Hurter, Hannes Germann, Oskar Freysinger e Res Schmid) hanno detto che non accetteranno mai l’elezione. Non dovrebbe quindi rendersi necessaria la clausola statutaria che prevede l’espulsione di chi accetta l’elezione senza essere candidato ufficiale.

«Questa fiducia è la miglior risposta a chi aveva criticato la mia linea politica»

«Questa fiducia è la miglior risposta a chi aveva criticato la mia linea politica»

Dal Corriere del Ticino , Gianni Righinetti l Norman Gobbi, che effetto le fa essere ora candidato ufficiale dell’UDC?
«Indubbiamente di grande soddisfazione, ma anche di rispetto. L’UDC con la sua proposta ha dimostrato considerazione e profondo rispetto per il federalismo, quello con la F maiuscola, per le regioni linguistiche e per la coesione nazionale. Ha onorato la mia persona, la mia terra e il mio cantone».

Quali le emozioni e le sensazioni nel corso della lunga giornata d’esame?
«Come in ogni momento in cui si decide qualcosa di importante, indubbiamente ero un po’ teso, ma sempre positivo, con la certezza di essere arrivato al momento importante ben preparato. Ho sottolineato argomenti importanti, come il ruolo che gioca la Svizzera italiana nel nostro Paese. Evitando un rapporto bipolare, come quello tra romandi e svizzero tedeschi: la Svizzera italiana partecipa in maniera attiva alla coesione del Paese».

Ha ottenuto 72 voti su 81 potenziali. L’UDC è pronta a sostenere un ticinese?
«Credo di poter dire che questi numeri rappresentano la migliore risposta a tutte le critiche sulla mia linea politica. Evidentemente sono state poste anche delle domande critiche e l’atto di fiducia del gruppo UDC alla mia persona mi sembra che abbia spazzato via ogni potenziale dubbio».

Si è davvero espresso in Schwiizerdütsch?
«In realtà mi sono espresso in tutte le lingue nazionali, facendo anche una battuta in svizzero tedesco».

Ma quando ha parlato in italiano l’avranno capita?
«Nella deputazione ci sono anche italofoni e credo che altri sappiano un po’ d’italiano. In prevalenza ho parlato francese e tedesco».

Christoph Blocher ha detto ancora, con euforia, che lei è un candidato ideale. Soddisfatto?
«È un’attestazione di fiducia che mi soddisfa, come mi soddisfa il risultato e più in generale il clima positivo nel quale si è svolta l’audizione e l’intero processo. Ora tocca a me prepararmi in maniera adeguata per le audizioni negli altri gruppi e poi per il momento decisivo, la mattina del 9 dicembre, quando l’assemblea federale avrà l’ultima parola».

Ma per lei Blocher potrebbe anche risultare uno sponsor un po’ ingombrante al di fuori dell’UDC. O no?
«Non sta me giudicare o commentare queste ipotetiche situazioni. Io sono Norman Gobbi e apprezzo la fiducia e l’attestazione di stima da qualsiasi parte arrivino. Peraltro ne ho ricevuto anche da parte di esponenti di altre correnti politiche e di comuni cittadini».

Fino ad oggi molti in Ticino hanno un po’ nicchiato, affermando «aspettiamo, non è ancora nel ticket». Ora che c’è cosa si attende?
«Prima di tutto che da oltre San Gottardo ci sia attenzione e considerazione per la nostra realtà territoriale e culturale. La Svizzera italiana, da lungo tempo, da troppo tempo non è più presente in Consiglio federale. Questo aspetto è centrale e ora a chi di dovere comprendere e considerarne la portata, perché potrà giovare alla coesione nazionale. Dal Ticino? Certamente voci critiche, so bene che tutti non mi vogliono bene e non sarà la candidatura ufficiale a fermarli. Ma io ora rappresento il Ticino e la Svizzera italiana».

Il Governo, un po’ a sorpresa, si è già schierato compatto al suo fianco. Ora cosa si attende dalla Deputazione ticinese alle Camere federali?
«La deputazione farà le sue valutazioni, come sempre in queste situazioni. Tradizionalmente su queste questioni è sempre stata unita».

Lascerà la presidenza del Consiglio di Stato al suo vice Paolo Beltraminelli in queste calde settimane?
«Vedremo. Ne parlerò con lui e con i colleghi. Sarà uno dei compiti del weekend».

Quali saranno i prossimi passi in vista del 9 dicembre: si trasferirà a Berna?
«No. Sono e rimango consigliere di Stato. È il mio lavoro e non mi chiamo fuori».

Chi teme di più dei suoi avversari in questa difficile corsa?
«Non giudico i miei amici di lista o altri candidati. L’UDC ha valorizzato la pluralità culturale. È un segnale molto forte da parte del primo partito nazionale».

Quanti SMS ha ricevuto?
«Innumerevoli, credo che la memoria del telefonino sia messa a dura prova. Ora rientro in Ticino, avrò tempo per leggerli».

Dichiarazioni rese da Norman Gobbi alla Conferenza stampa del Gruppo UDC alle Camere federali

Dichiarazioni rese da Norman Gobbi alla Conferenza stampa del Gruppo UDC alle Camere federali

20151120 CS Norman Gobbi

Lo spirito del federalismo vive! L’esprit du fédéralisme vit! Der Geist des Föderalismus lebt!
Mit ihrem Entscheid bekennt sich die SVP-Fraktion zu einer multikulturellen Schweiz.
Con la scelta di oggi, oltre che onorare la mia persona, il gruppo porta onore alla mia terra e a tutta la Svizzera italiana, riconoscendone il ruolo essenziale nel nostro Paese.

Vor allem aber zeigt die SVP…

Respekt vor der Bundesversammlung. Denn mit drei Kandidaten aus drei verschiedene Landesteilen und Sprachregionen bekommt sie eine echte Auswahl vorgesetzt.

Respekt vor der Bundesverfassung: la Constitution fédérale prévoit que les diverses régions et les communautés linguistiques doivent être équitablement représentés, déjà au stade des propositions. La Suisse italienne n’est plus représentée au sein du Gouvernement fédéral depuis seize ans: avec ma candidature officielle, le fédéralisme, la cohésion et la pluralité culturelle sont valorisés.

Respekt vor der “Repubblica e Cantone del Ticino”. Das Tessin leistet einen wichtigen Beitrag für die Kohäsion des Landes. Es verhindert bipolare Verhältnisse in der Schweiz, so wie sie beispielsweise in Belgien herrschen. Der Entscheid der SVP ist daher auch ein Zeichen der Anerkennung für die wichtige Rolle, die das Tessin in unserem Land spielt.

Ich bin überzeugt, dass ich als Vertreter einer sprachlichen Minderheit mithelfen kann, Brücken zu bauen. Je sais construire des ponts entre les Romands et les Tessinois, entre la Suisse italienne et la Deutschschweiz, et particulièrement entre les Romands et les Suisses allemands.

Als Vertreter der italienischsprachigen Schweiz sehe ich mich als Brückenbauer, als Brückenbauer über den Rösti- und Polentagraben, aber auch als Brückenbauer zwischen der Schweiz und unseren Nachbarländern!

 

Berna, 20 novembre 2015

Candidatura al Consiglio federale, sostegno del Governo

Il Consiglio di Stato ha comunicato ufficialmente – con una lettera al gruppo dell’Unione democratica di centro alle Camere federali – il proprio sostegno alla candidatura del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi alla carica di Consigliere federale.

Nella lettera, il Governo ticinese ricorda che dal 1999 – con la partenza di Flavio Cotti – la Svizzera di lingua e cultura italiana non è più rappresentata in Consiglio federale, e sottolinea che questa assenza prolungata «non riflette l’identità e la forza del nostro Paese, da sempre distintosi per il rispetto delle diverse componenti culturali e linguistiche, il coinvolgimento delle minoranze e il rapporto costruttivo con tutti i Paesi confinanti».

Il Consiglio di Stato invita quindi il gruppo UDC a sostenere la candidatura di Norman Gobbi, nella convinzione che ciò assicurerebbe alle diverse formazioni politiche dell’Assemblea federale un apprezzamento e un margine di manovra più ampio al momento della scelta del candidato ideale per la sostituzione della Consigliera federale uscente Eveline Widmer-Schlumpf. Il Consiglio di Stato ritiene che Norman Gobbi – persona preparata in numerosi ambiti della vita pubblica sia sul piano cantonale sia federale – possa offrire un valido contributo in veste di Consigliere federale.

(18.11.2015)

Frida Andreotti nuova Direttrice della Divisione della giustizia

Frida Andreotti nuova Direttrice della Divisione della giustizia

È la prima donna all’interno dell’Amministrazione cantonale a ricoprire questo ruolo di responsabilità.

Il Consiglio di Stato ha nominato Frida Andreotti quale nuova Direttrice della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, che sostituirà Giorgio Battaglioni prossimo al beneficio del pensionamento. Frida Andreotti è la prima donna all’interno dell’Amministrazione cantonale a ricoprire il ruolo di responsabile di una Divisione dipartimentale.

Chi è

Frida Andreotti, attinente e domiciliata nel Comune di Gambarogno, è attualmente capo staff della Direzione dipartimentale. Classe 1977, ha compiuto la propria formazione superiore presso le Università di Berna e di Ginevra, ottenendo in quest’ultima la licenza in diritto, a cui ha fatto seguito il brevetto di avvocato nel Canton Ticino e di recente una formazione post-diploma in magistratura (CAS “Judikative”) presso l’Università di Lucerna. Dopo aver collaborato con alcuni studi legali in Ticino e all’estero, negli anni ha maturato un’importante esperienza in Magistratura quale vice-cancelliere redattore al Tribunale penale cantonale nonché quale cancelliere alla Corte di diritto fiscale del Tribunale amministrativo federale a Berna e successivamente a San Gallo. A quest’ultima professione, a partire dal 2011 ha affiancato a tempo parziale quella di collaboratrice personale del Consigliere di Stato Norman Gobbi, funzione che poi ha assunto a tempo pieno dall’aprile 2013, ricoprendo il ruolo di capo staff della Direzione del Dipartimento delle istituzioni.

Quale Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti avrà il compito di dirigere la Divisione, pianificando e coordinando l’attività delle varie unità che la compongono. Assicurerà inoltre lo sviluppo, il coordinamento e la concretizzazione dei vari progetti riorganizzativi e logistici in corso.

Incontro italo-svizzero in materia di sicurezza transfrontaliera

Incontro italo-svizzero in materia di sicurezza transfrontaliera

Nel corso della giornata odierna il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha incontrato a Milano il Console generale di Svizzera Massimo Baggi nonché alti funzionari italiani e della Confederazione appartenenti a enti preposti alla sicurezza. L’incontro – promosso e organizzato dal Console generale di Svizzera a Milano – ha permesso di riunire per la terza volta le Autorità elvetiche e della vicina penisola operanti nell’ambito della sicurezza che hanno avuto l’occasione di confrontarsi su temi e strategie operative messe in atto da entrambe le parti nell’ambito del coordinamento della lotta alla criminalità transfrontaliera.

Durante la riunione sono stati trattati diversi temi tra cui, in particolare, quello della collaborazione in materia di lotta al terrorismo. Tutti i presenti hanno condiviso l’importanza di dotarsi di un efficiente sistema di scambio di informazioni per poter coordinare le attività in questo ambito.

Inoltre, nel corso della mattinata, è stata pure condivisa la necessità di intensificare la collaborazione da entrambe le parti per far fronte al fenomeno della migrazione, che negli scorsi mesi ha impegnato in modo importante le forze dell’ordine a ridosso della fascia di confine.

Altro tema rilevante emerso è stato quello dell’intensificazione e dell’ottimizzazione della collaborazione interforze sulla fascia di confine avvenuta negli scorsi anni. Prova ne è la recente Operazione DUOMO della Polizia cantonale, effettuata in collaborazione con la Polizia di Stato italiana e le Guardie di confine, che ha portato all’arresto a Castelrotto di sei pericolosi rapinatori.

Infine, è stato pure approfondito l’aspetto della sicurezza nel corso di Expo 2015. A questo proposito il Presidente del Governo Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per il dispositivo di sicurezza messo in atto dalle forze dell’ordine italiane che ha permesso di gestire al meglio l’importante afflusso di persone che quotidianamente hanno visitato la manifestazione.

In futuro saranno organizzati con regolarità ulteriori incontri, sia a livello strategico che operativo, tra forze dell’ordine svizzere e italiane, per incentivare e migliorare il dialogo attraverso lo scambio di informazioni. L’obiettivo è quello di coordinare azioni volte a contrastare la criminalità che non conosce confini.

Per la delegazione italiana hanno partecipato Michele Sinigaglia (Vice Questore Vicario di Milano), Vincenzo Coppola (Comandante Interregionale Carabinieri Pastrengo, Milano), Giuseppe Zafarana (Comandante regionale Guardia di finanza per l’Italia nord-occidentale) e Tullio Mastrangelo (Comandante della Polizia locale di Milano). Per la Svizzera, oltre a Norman Gobbi (Presidente del Consiglio di Stato), hanno preso parte all’incontro Pietro Lazzeri (Ministro dell’Ambasciata Svizzera a Roma), Jean-Daniel Pitteloud (Addetto di Polizia federale all’Ambasciata Svizzera a Roma), Massimo Baggi (Console generale di Svizzera a Milano), Elisa Canton (Console generale aggiunto di Svizzera a Milano) e Giovanni Capoferri (Responsabile II Reparto di Gendarmeria di Lugano).

Gobbi: «Ogni cittadino è una sentinella»

Gobbi: «Ogni cittadino è una sentinella»

Da Giornale del popolo / Nicola Mazzi

Il presidente del Consiglio di Stato sottolinea anche che a dipendenza
dell’evolversi della situazione i controlli potranno intensificarsi
oltre che alle frontiere anche all’interno del territorio.

I fatti di Parigi stanno avendo conseguenze anche alle nostre latitudini. Oltre a un maggiore controllo alle frontiere (vedi articolo a lato) vi è stato un incontro tra Guardie di confine e Polizia cantonale per un migliore coordinamento delle operazioni legate alla sicurezza. Proprio da questo fatto siamo partiti per un approfondimento della situazione con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Presidente Gobbi cosa ci può dire dell’incontro tra Polizia cantonale e Guardie di confine?

«Se arriva l’ordine da Berna di intensificare i controlli, evidentemente, oltre ad avere un effetto sulle Guardie di confine, implica delle conseguenze anche sul dispositivo della Polizia cantonale. Sul dettaglio non posso ovviamente esprimermi, anche perché i terroristi sono molto attenti alle informazioni fornite dalle autorità; hanno difatti un buon monitoraggio dei media e quindi occorre mantenere un certo riserbo sulle strategie che adottiamo. Il tutto per una maggiore sicurezza delle operazioni. L’incontro di questa mattina conferma comunque l’ottima collaborazione tra le forze dell’ordine presenti sul nostro territorio, collaborazione che in situazioni come questa, viene conseguentemente intensificata».

Il piccolo Ticino può pensare a misure concrete per combattere il terrorismo?

«Ci sono due dimensioni sulle quali lavorare. Per la prima faccio riferimento a un’operazione di polizia avvenuta la scorsa settimana a Merano che ha portato all’arresto di 13 persone implicate nel reclutamento di terroristi. Il fatto che la base di reclutamento si trovasse in un appartamento a Merano, deve farci riflettere. Perché è una citta dina simile alle nostre, con un controllo sociale ancora presente. Ciò dimostra che un sistema di sicurezza deve essere attivato in modo più sensibile. La seconda dimensione sulla quale lavorare riguarda la politica dell’integrazione. Occorre fare in modo che i cittadini stranieri che giungono nel nostro Paese – che siano di prima, seconda, terza o quarta generazione – facciano loro i nostri valori di libertà e democrazia, alfine di scongiurare il rischio di una loro emarginazione dal nostro tessuto socio-culturale. Un aspetto che potrebbe infine implicare pure il reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche, come è accaduto di recente a cittadini svizzeri o francesi cresciuti nei nostri paesi che si sono arruolati nell’ISIS. Un rischio che dobbiamo evitare».

E i cittadini che cosa possono fare?

«I cittadini sono le nostre sentinelle sul territorio: se si sentono insicuri o osservano situazioni dubbie, devono riferirsi all’autorità. E quindi chiamare il 117, numero di riferimento nell’ambito delle urgenze. Si tratta comunque di non perdere d’occhio la normalità. È vero, gli attacchi di Parigi hanno dato un segnale molto chiaro sull’obiettivo che i terroristi volevano colpire: è stata un’aggressione al nostro modo di vivere. Ma ciò non deve impedirci di vivere la nostra libertà».

Da più lettori ci arrivano domande sul fatto che alla dogana si aspettavano code di auto che invece non ci sono state. Una sua precisazione in merito potrebbe essere utile. 

«Come indicato in precedenza, la situazione viene monitorata costantemente dalle autorità federali e cantonali competenti. Al momento nel nostro Cantone sono state attuate delle misure preventive di presenza sul territorio, che non implicano ancora disagi visibili alle nostre frontiere in particolare. A dipendenza dell’evolversi della situazione, i controlli potranno essere intensificati sulla frontiera da parte delle Guardie
di confine e sul territorio cantonale dalla nostra Polizia, ciò che potrebbe anche comportare tempi di attesa così come accaduto negli ultimi giorni sul confine con la Francia e i Cantoni romandi».

Secondo lei si deve continuare come fatto finora o dare più spazio alla repressione rispetto all’integrazione?

«Il lavoro del mio Dipartimento, in questi anni, ha sempre posto grande attenzione all’integrazione: dall’arrivo di uno straniero sul nostro territorio alla sua dimora in Ticino. Abbiamo sempre cercato di lavorare sulla condivisione dei nostri principi, lo abbiamo fatto con una pubblicazione di benvenuto con la quale spieghiamo a queste persone quali sono i nostri valori e il nostro modo di vivere, alfine che esse, nel loro processo d’integrazione, li facciano propri. È un aspetto centrale, perché dobbiamo evitare che nascano dei ghetti, piccoli o grandi che siano; forse qualcuno già c’è, ma dobbiamo evitare che si diffondano e che diventino incontrollati come invece può capitare nelle grandi città europee. Un compito che dovrebbe essere facilitato dall’essere una piccola realtà. Ma ci vuole l’impegno di tutti, a cominciare dalle comunità straniere presenti in Ticino che già oggi sono attive in questo senso. Per quanto riguarda il Cantone, ci troviamo in una fase di transizione con la partenza del delegato all’integrazione Francesco Mismirigo. Ma le preoccupazioni appena descritte, assieme al programma d’integrazione della Confederazione e del Cantone, dovranno essere centrali anche in avvenire».

La collaborazione con le altre Polizie degli altri Cantoni sarà intensi ficata?

«Per prima cosa va ricordato che la sicurezza interna nel nostro Paese è di competenza della Polizia e quindi dei vari corpi cantonali. Il livello operativo nazionale viene coordinato dalla Conferenza dei comandanti delle Polizie cantonali svizzere che ha attivato, anche a seguito degli attacchi di inizio anno in Francia, un apposito stato maggiore di condotta di polizia. Questa coordinazione avviene in stretta collaborazione con la Polizia federale, così come anche con il Dipartimento federale della difesa. Una collaborazione tra autorità cantonali e federali che ha quale obiettivo il coordinamento in caso di eventi maggiori, così come la raccolta e la gestione di tutte quelle informazioni potenzialmente sensibili che devono essere condivise tra tutti i partner».

I contatti con il Consiglio federale o i Dipartimenti federali che si occupano di affari esteri o di sicurezza sono potenziati?

«Personalmente ho contatti regolari. Per esempio giovedì e venerdì ero a Davos per l’incontro con i direttori cantonali dei Dipartimenti di giustizia e polizia e con i consiglieri federali Ueli Maurer e Simonetta Sommaruga. Credo che ogni Cantone debba sentirsi coinvolto in questa situazione. Certo, alcune regioni possono essere potenzialmente più esposte come Ginevra e Vaud con le multinazionali, Basilea con l’industria farmaceutica, Zurigo con la piazza finanziaria, Lucerna con i suoi simboli cattolici o Argovia con le centrali nucleari. Ogni Cantone ha degli obiettivi sensibili e potenzialmente nel mirino di qualche organizzazione terroristica. E ciò deve farci riflettere: nessuno può guardare solo al suo orticello, ma occorre agire tutti insieme per rafforzare la nostra sicurezza. La collaborazione intercantonale è dunque importante, così come quella tra la Svizzera e gli altri Paesi. A questo proposito domani sarò in visita ufficiale a Milano e quello della collaborazione sarà sicuramente un tema di discussione con le autorità italiane».

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Da liberatv.ch l Gobbi dopo il massacro: “L’Europa ha sottovalutato questione migratoria e integrazione. Non abbassiamo la guardia. Il fondamentalismo attecchisce anche in piccole realtà”. Il presidente del Governo: “Pensiamo all’operazione di polizia che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di terroristi, alcuni dei quali vivevano in una cittadina come Merano, non molto diversa dalla nostra realtà”.

“L’Europa ha sempre sottovalutato l’aspetto migratorio, lo vediamo oggi con la difficoltà che ha nel gestire l’ondata di migranti. Secondo me ha anche sottovalutato il problema dell’integrazione perché la ‘welcome policy’ adottata da diversi paesi europei ha creato e sta creando ghetti nelle grandi città, ghetti dove i valori democratici non hanno attecchito e non trovano ascolto”.
Sono le riflessioni del presidente del Governo e ministro delle istituzioni Norman Gobbi all’indomani del massacro di Parigi.

“Per la Svizzera – aggiunge – è importante che questi fenomeni di ghettizzazione non nascano e che si insista sulla politica di integrazione, soprattutto a livello dei valori della democrazia e della libertà. Per evitare che nelle nostre città nascano società parallele. Se non riusciremo a farlo, verremo attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto ieri sera a Parigi”.

Gobbi precisa che in parallelo bisogna lavorare sul piano della difesa nazionale e della repressione. Ricorda a questo proposito che alcune persone che inneggiavano a organizzazioni terroristiche sono già state espulse dalla Svizzera. Perché, conclude, non dobbiamo sentirci al sicuro solo perché siamo una piccola nazione: “Pensiamo all’operazione di polizia che la scorsa settimana ha portato all’arresto di una ventina di terroristi, la maggior parte dei quali in Italia. Ebbene, alcuni estremisti islamici vivevano a Merano, un paese del Sud Tirolo paragonabile a una qualsiasi cittadina ticinese. È preoccupante che una piccola realtà come Merano, dove sicuramente c’è un ottimo livello di controllo sociale, sia diventata luogo di reclutamento e radicalizzazione islamica. Quindi dobbiamo stare molto attenti, e crearci gli anticorpi per affrontare ogni possibile deriva estremista”.

emmebi

http://www.liberatv.ch/node/31259