‘La prima difesa è la cibersicurezza’

‘La prima difesa è la cibersicurezza’

In un contesto di ‘policrisi’ la sicurezza è tornata d’attualità. Viola Amherd: ‘Prima era data per scontata dalla popolazione, ora invece non lo è più’

La cibersicurezza è ormai diventata la prima linea di difesa. Se non funziona a dovere, tutto l’esercito, ma non solo, rischia di essere messo in pericolo. È quanto emerso dalla decima conferenza organizzata dall’Associazione per la rivista militare svizzera di lingua italiana (Armsi). «Una volta parlando di sicurezza si intendeva quella via terra, aria e acqua», ha affermato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «Ora sempre di più questa sicurezza deve passare attraverso il digitale. Un ambito importante perché potrebbe permettere ai malintenzionati di destabilizzare il sistema». Fra gli esempi citati, la rete idrica «che si basa su sistemi digitali».

‘Argomento sull’agenda di politica e media’
Tema della sicurezza ripreso anche dalla consigliera federale Viola Amherd, responsabile del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps). «L’attacco russo all’Ucraina ha riportato la guerra in Europa. Anche la Svizzera quindi, in quanto Paese europeo, ne è toccata. Anche se indirettamente». Per Amherd, «la sensibilità della popolazione è cambiata molto dopo l’invasione russa. Prima la sicurezza era percepita come qualcosa di normale, scontata. Ora non è così. Fino a qualche anno fa anche i media e la politica ne parlavano relativamente. Adesso invece è purtroppo un tema d’attualità per tutti». In questa direzione di sicurezza digitale va la strategia messa in campo dall’esercito, che a breve potrà contare sul Comando Ciber, attualmente in via di preparazione attraverso il progetto della Base d’aiuto alla condotta. «L’esercito ha un piano chiaro che sta portando avanti negli anni, con costi e obiettivi. Siamo anche in grado di adattare il piano alle esigenze che si creano, alle novità. Un esempio: la sostituzione dell’artiglieria avverrà in tre tappe, in questo modo potremo sempre adattare i nuovi rifornimenti alle esigenze».

‘Le forze armate hanno un piano chiaro’
La Consigliera federale sarebbe dovuta essere presente di persona alla Conferenza ma, come ha spiegato il colonnello SMG Marco Netzer, presidente Armsi, non ha potuto raggiungere il Ticino a causa delle cattive condizioni meteorologiche che hanno fatto annullare il suo volo da Berna. Tra le necessità ricordate da Amherd c’è quella di «rendere l’esercito più attrattivo per i giovani, che spesso scelgono il servizio civile.
Altrimenti nei prossimi anni ci troveremo confrontati con problemi a livello di effettivi». In questo senso, va ricordato, le Camere federali hanno approvato in marzo una mozione dell’Udc che chiede di rendere il servizio civile meno attrattivo. In futuro potrebbero essere anche rivisti i criteri di selezione per l’esercito. Alcune figure, proprio quelle legate alla sicurezza informatica, «hanno bisogno di giovani con conoscenze, più che prestanza fisica». Ai trecento presenti alla Conferenza al Lac di Lugano, Amherd ha anche spiegato cosa si attende in futuro dalla Segreteria di Stato della sicurezza: «Un’azione per combattere la grande incertezza del momento e le nuove forme di conflitto, che non sono più convenzionali. Serve una sicurezza, anche in ambito virtuale, non più divisa in ‘silos’ stagni tra esercito e società civile, ma che tenga conto dell’interconnessione della nostra società e proponga un piano di protezione diversificato».

‘Avere le informazioni al momento giusto’
A illustrare nel dettaglio quale via sta seguendo l’esercito verso il Comando cibernetico ci ha pensato il divisionario Alain Vuitel , a capo del progetto. «Il mondo digitale è fondamentale. Per tutti. Serve alla società civile come all’esercito». Un’importanza che in ambito militare si traduce nella possibilità di avere informazioni di qualità al momento giusto. «Osservare, analizzare e poter decidere per tempo è molto importante – ha spiegato Vuitel –. Lo stiamo vedendo nel conflitto in Ucraina, dove le forze di Kiev hanno una superiorità in questo ambito rispetto ai russi, e la stanno sfruttando». All’interno del progetto c’è anche la creazione di una nuova piattaforma digitale, totalmente sotto il controllo dell’esercito, in grado di facilitare le operazioni e garantire una sicurezza maggiore alla struttura militare. «Siamo in un contesto di ‘policrisi’ e di mondo in continuo movimento. La digitalizzazione deve quindi avere un impiego rapido e mirato». Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, ha affermato il divisionario, «può essere utile per selezionare le molte informazioni che arrivano. È uno strumento per compensare la carenza di personale che può esserci in un esercito piccolo come il nostro».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 novembre 2023 de La Regione

‘Così si instilla una paura che è fuori luogo’

‘Così si instilla una paura che è fuori luogo’

La consigliera federale sarà lunedì a Chiasso. Smorza i toni del dibattito sull’asilo. E dice: ‘Non mi lascio impressionare dai termini che qualcuno utilizza. Anzi’

Signora consigliera federale, la campagna elettorale è alle spalle ma l’Udc non molla la presa: insiste sul “caos dell’asilo”. Come vive quest’inasprimento del discorso politico?
Mi stimola ad attenermi rigorosamente ai fatti, a fornire – cifre alla mano, se necessario – informazioni documentate e verificate, a spiegare e a mostrare quali effetti tangibili hanno le decisioni prese dal Consiglio federale in materia di migrazione e asilo. Questo tipo di narrazione a volte mi inquieta, perché tende a instillare una sensazione di paura nella popolazione. Una sensazione che è fuori luogo.

Auspica un dibattito più pacato, un abbassamento dei toni?
Sì. Mi piacerebbe che l’attenzione dei politici si focalizzasse su quel che succede veramente: ad esempio alle frontiere, oppure nei centri federali d’asilo [Cfa, ndr] e attorno a queste strutture. Ritengo che sia responsabilità dei politici prestare la dovuta attenzione alla trasparenza e alla qualità delle informazioni che vengono diffuse e che alimentano il dibattito. Un dibattito che dovrebbe essere corretto, negli argomenti che vengono avanzati.

Trova che non lo sia, corretto?
Lo trovo divisivo. Il più delle volte si gioca su impressioni, sensazioni, anziché avanzare quegli elementi fattuali indispensabili per una corretta comprensione. Un esempio: le richieste d’asilo sono in crescita ovunque in Europa, la quota relativa di quelle depositate in Svizzera non aumenta. Dunque è sbagliato affermare che la Svizzera subisce in maniera particolare la pressione migratoria. Capisco che la percezione possa essere un’altra. Ma non dobbiamo nemmeno perdere di vista il fatto che solo il 3 per cento delle persone che arrivano alle nostre frontiere deposita una domanda d’asilo: la grande maggioranza lascia di nuovo immediatamente la Svizzera.

Però in termini assoluti il numero di richieste d’asilo in Svizzera continua a crescere. Cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane?
Lo scenario rimane quello di mezzo: circa 28mila domande per il 2023. Non siamo in una situazione di crisi, ma siamo tuttora messi alla prova. La situazione richiede una grande attenzione. Così come un dialogo e una collaborazione di qualità con i cantoni, i comuni e l’esercito: è un aspetto al quale tengo molto. Lavorare in partenariato fa parte del mio Dna politico.

Qual è la probabilità che la Confederazione – a causa della mancanza di posti letto nei Cfa – debba tornare a trasferire anticipatamente richiedenti asilo ai cantoni, com’era avvenuto lo scorso anno?
Sono ragionevolmente fiduciosa. Il lavoro non è facile. Ma siamo quotidianamente in contatto con i cantoni, le città, l’esercito. E riusciremo a trovare delle soluzioni. L’esercito metterà a disposizione strutture addizionali a partire dalla prossima settimana. Lo stesso fanno alcuni cantoni. Sappiamo però che gli imprevisti (un focolaio di morbillo in un centro federale, ad esempio) sono sempre dietro l’angolo, e possono modificare la situazione da un momento all’altro.

Il progetto dei villaggi di container per l’accoglienza temporanea dei richiedenti asilo è sfumato in Parlamento. E a settembre il Consiglio degli Stati vi ha chiesto una “pianificazione strategica delle capacità”. Non ha nulla da rimproverarsi in proposito?
Il Parlamento non ha voluto i container proposti dal Consiglio federale. I cantoni sono stati i primi a essere sorpresi, delusi. Ne abbiamo preso atto. Da allora lavoriamo di concerto con loro, con le città e i comuni a una pianificazione che ci permetta di disporre di un volume di alloggi adeguato e quindi di non doverci trovare costretti, ogni anno, a cercare spasmodicamente posti letto per ospitare i richiedenti asilo. Un lavoro complicato, che sottrae risorse al trattamento dei dossier.

Diversi cantoni non vogliono mettere a disposizione della Confederazione rifugi di protezione civile o altre strutture per l’accoglienza temporanea dei richiedenti asilo. Si ha l’impressione che i rapporti tra Confederazione e cantoni siano ancora tesi, nonostante l’accordo annunciato ad agosto.
No, le relazioni sono buone. Siamo in un dialogo costruttivo.

A fine agosto il consigliere di Stato Norman Gobbi affermava che, in materia di alloggi per i richiedenti asilo, il Ticino sta già facendo ampiamente la sua parte; altri cantoni – quelli della Svizzera centrale in particolare – no. Condivide la sua valutazione?
La capisco. La riforma del sistema d’asilo [approvata in votazione popolare nel 2013, ndr] poggia sulla solidarietà tra le diverse ‘regioni d’asilo’ [il Ticino ne forma una assieme alla Svizzera centrale, ndr]. In Ticino ha sede un grande Cfa: per questo ogni anno – quale contropartita – la Confederazione gli attribuisce 132 richiedenti asilo in meno nel quadro della cosiddetta ‘procedura ampliata’. Nella Svizzera centrale, invece, le discussioni al riguardo sono ancora in corso. Ricordo anche che i piani iniziali prevedevano di creare in Svizzera due centri speciali per richiedenti recalcitranti. Al momento ne abbiamo uno solo [a Les Verrières, nel canton Neuchâtel, ndr]; stiamo sempre cercando il secondo. Ripeto: tutti i cantoni devono sentirsi coinvolti, in modo solidale.

Lunedì sarà a Chiasso. Sono mesi che in Ticino si invoca questa visita. Perché ci ha messo così tanto a decidere di venire?
Ero in Ticino già in gennaio, assieme a una commissione parlamentare, per visitare il centro federale di Chiasso. Ho contatti regolari con il consigliere di Stato Norman Gobbi. E da tempo era previsto che venissi in Ticino quest’autunno.

Le autorità di Chiasso, Balerna e Novazzano non vogliono sentir parlare di un nuovo Cfa – quello di Pasture – da 600 posti letto: si aspettano che vengano rispettati gli accordi iniziali (350 posti). È in grado di rassicurarle in qualche modo?
Conosciamo bene la situazione. Attualmente il tasso di occupazione delle strutture in Ticino è elevato, come lo è in tutta la Svizzera. Sì, l’accordo iniziale era di 350 posti letto. Poi però, a causa della pandemia, abbiamo avuto bisogno di più spazio per ospitare lo stesso numero di richiedenti. E la guerra in Ucraina ha ulteriormente sollecitato il sistema. Abbiamo così utilizzato gli spazi di riserva concordati con il Cantone e il comune per alloggiare circa 300 persone supplementari. La soluzione attuale è temporanea. La Segreteria di Stato della migrazione (Sem) ha chiesto di poterla prorogare fino alla fine di giugno 2024.

La presunta violenza sessuale su un treno tra Lugano e Chiasso ai danni di una minorenne da parte di due richiedenti asilo algerini ha fatto scalpore recentemente in Ticino. C’è chi la considera la riprova che l’ordine pubblico e la sicurezza a Chiasso e dintorni sono compromessi. Si tratta ‘solo’ di casi limite, oppure la situazione sta sfuggendo di mano?
Ogni fatto del genere è di troppo, e va perseguito e condannato. Capisco che la popolazione delle volte possa perdere la pazienza, essere sconcertata. Soprattutto se vede ancora in giro qualcuno che si è comportato male o ha commesso un reato. Gli interventi della polizia attorno al Cfa di Chiasso sono aumentati. Ma la situazione non è affatto fuori controllo. La stragrande maggioranza dei richiedenti asilo si comporta correttamente. E la Sem, i responsabili del centro e la polizia – cantonale e comunale – collaborano intensamente, in modo proficuo. Sostengo peraltro il suggerimento del Consiglio di Stato ticinese di creare una base legale che consenta di imporre sanzioni disciplinari, in aggiunta al perseguimento penale, ai richiedenti asilo che commettono reati anche oltre le immediate vicinanze di un Cfa.

Le si rinfaccia di gestire male il dossier asilo. La ‘Nzz’ ha scritto di recente che “sembra sopraffatta”. E l’Udc la considera “un rischio per la sicurezza della popolazione”. Ha qualcosa da rimproverarsi (una mancanza di comunicazione, per esempio) riguardo alla situazione al confine meridionale?
Sono consapevole della responsabilità che ho e dell’importanza della comunicazione. E prendo sul serio le critiche. Però non mi lascio impressionare dai termini che qualcuno utilizza. Anzi, come ho detto all’inizio: questo mi stimola a essere ancora più efficiente nel mio lavoro.

Non si potrebbe ‘aprire’ maggiormente il Cfa di Chiasso alle iniziative delle associazioni locali, anche per smorzare sul nascere incomprensioni, problemi e critiche?£
Trovo l’idea molto interessante. Anche perché in Svizzera sono molte le persone che si mostrano solidali, o che vorrebbero fare qualcosa. L’equilibrio però è delicato. Spetta ai responsabili dei centri federali d’asilo capire cosa si possa fare, concretamente, per migliorare la comprensione di questa realtà e la convivenza con la popolazione locale. Le discussioni che ho avuto con un gruppo di abitanti di Boudry [nel canton Neuchâtel, dove ha sede un Cfa, ndr] hanno dimostrato che da parte della popolazione c’è un grande interesse a conoscere il vissuto degli ospiti del Cfa. Ed è importante che chi desidera impegnarsi in questo senso, in un modo o in un altro, a titolo volontario, possa farlo.

La Germania e una decina di altri Paesi dell’Ue hanno reintrodotto i controlli alle frontiere. Perché la Svizzera, al centro dell’Europa, non dovrebbe fare lo stesso?
A fine settembre agenti supplementari sono stati trasferiti temporaneamente alla frontiera sud. Da allora i controlli sono stati intensificati. Della questione si è parlato a lungo in occasione del recente incontro dei ministri dell’interno dell’Ue a Lussemburgo. Ogni volta che i controlli alle frontiere vengono introdotti, lo spazio Schengen – uno dei pilastri del progetto europeo – viene per così dire spezzettato. Per questa ragione la riforma del patto migratorio europeo è indispensabile. Il sistema attuale non è più sufficientemente resiliente per rispondere alle crisi. Ma, al di là di questo, e della narrazione che in molti Paesi viene fatta: si tratta poi di vedere cosa effettivamente viene realizzato, e perché, in materia di controlli alla frontiera. In Germania, ad esempio, sono stati reintrodotti a seguito di un incidente della circolazione in cui sono morti sette migranti trasportati in un minibus: l’idea, qui e altrove, è dunque quella di combattere la migrazione irregolare e questo flagello che sono le reti di passatori.

La modifica della prassi relativa alle donne afghane ha suscitato non poche critiche, soprattutto da parte di Udc e Plr. Il Parlamento vi dedicherà una sessione straordinaria a dicembre. Anche qui, nulla da rimproverarsi?
Assolutamente no. La situazione delle donne in Afghanistan è fortemente peggiorata dopo l’avvento al potere dei talebani. Dell’evoluzione della prassi della Sem [emersa soltanto nelle scorse settimane, ndr] aveva parlato già in maggio il Consiglio federale, in una risposta al Parlamento. Nulla è stato fatto in gran segreto. La Svizzera, come molti altri Paesi europei, segue le raccomandazioni dell’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 novembre 2023 de La Regione

I funzionari dirigenti del DI in Vallemaggia

I funzionari dirigenti del DI in Vallemaggia

Comunicato stampa

Si è svolta a Cevio la seconda Giornata dipartimentale del 2023 per i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato i suoi alti funzionari e presentato un’analisi anagrafica sui collaboratori del Dipartimento, riflettendo sul ricambio generazionale che avverrà nei prossimi anni, sulle modificate attitudini di carriera e sulle nuove competenze e motivazioni dei giovani.

L’incontro autunnale è iniziato con la visita del Museo di Valmaggia a Cevio, dove il saluto di benvenuto è stato dato dal presidente Elio Genazzi, in passato già funzionario dirigente del Dipartimento delle istituzioni nel ruolo di capo Sezione degli enti locali. Accompagnato da una guida, ha dapprima presentato il Museo, un gioiellino non solo per la Vallemaggia. La cinquantina di ospiti ha quindi visitato sia l’esposizione permanente sia quella temporanea, che documenta il Giro del Mondo effettuato fra il 1878 e il 1879 dal valmaggese Emilio Balli. Un viaggio a ritroso nel tempo che ha suscitato un ampio interesse grazie alla qualità espositiva e alla possibilità di interazione. Una mostra che rimarrà in Valle anche nel 2024 e che nel 2025 sarà riproposta a Ginevra.

Il gruppo si è poi trasferito nell’Aula Magna della Scuola Media di Cevio, dove il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha tenuto la parte ufficiale incentrata sull’analisi demografica.

Nel suo intervento il responsabile risorse umane della Segreteria generale Paolo Arrigoni ha iniziato con una classificazione delle generazioni e un loro dimensionamento riferito alle singole unità amministrative; il Direttore del DI ha poi illustrato le opportunità e i rischi associati al ricambio generazionale e portato la riflessione sull’impatto dei pensionamenti nei prossimi anni. Termineranno la loro attività lavorativa collaboratori definiti dei “Baby boomers”, mentre sempre maggiormente entreranno nell’organico persone associate alla “Generazione Z”, contraddistinte da una maggiore attitudine tecnologica e da una più frequente voglia di nuove sfide professionali. Aspetti che andranno tenuti in giusta considerazione nella fase di transizione dei prossimi anni. 

L’analisi ha evidenziato l’importanza cruciale della preparazione tempestiva delle sostituzioni dei partenti, con un occhio evidente all’ottimizzazione dei processi e dei servizi in modo da contenere la spesa. Questa accresciuta consapevolezza ha portato il Dipartimento delle istituzioni a proporre al Consiglio di Stato di estendere l’analisi a tutta l’Amministrazione cantonale, con l’obiettivo di anticipare e valutare soluzioni specifiche per affrontare le sfide future sfruttando le opportunità legate al turnover generazionale.

“Un giro di vite contro i fallimenti abusivi”

“Un giro di vite contro i fallimenti abusivi”

Norman Gobbi saluta positivamente la nuova legge federale

Dal 1° gennaio 2025 – dovremo quindi attendere ancora oltre un anno – il Consiglio federale metterà in vigore la Legge federale sulla lotta contro l’abuso del fallimento. “È un passo decisamente importante soprattutto per un Cantone come il Ticino, perché avremo uno strumento in più per combattere quei debitori che oggi troppo facilmente si sottraggono ai loro obblighi finanziari, abusando della procedura fallimentare”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Il nostro Cantone è sovente confrontato con società o persone che fanno dell’uso del fallimento uno strumento improprio per gabbare i propri creditori, chiudendo attività commerciali e riaprendone altre con un nome diverso, oppure facendo perdere le proprie tracce. Un modo di procedere che va a intaccare pesantemente la nostra economia. Da un lato lasciando spesso senza soldi creditori – artigiani, ma soprattutto i dipendenti stessi delle aziende fallite – che a seguito di ciò vanno in contro a notevoli difficoltà. Dall’altro lato facendo concorrenza sleale all’interno del loro settore. Questa legge dovrebbe poter porre finalmente un freno a questo tipo di comportamento altamente scorretto e dannoso”.
“In futuro – spiega Norman Gobbi – sarà più difficile estinguere i propri debiti a scapito dei creditori. Ad esempio, per i crediti di diritto pubblico sarà avviata un’esecuzione in via di fallimento secondo le regole generali. Detto in altre parole: i debitori non devono più poter abusare della procedura fallimentare per sottrarsi ai propri obblighi finanziari, come il pagamento dei salari o dei debiti”.
Perché ci vuole ancora più di un anno per far entrare in vigore questa legge? “Il Parlamento l’ha approvata nel marzo del 2022. Non va dimenticato che questa legge sulla lotta all’abuso dei fallimenti comporta diverse modifiche, per esempio al Codice delle obbligazioni, alla legge federale sulle esecuzioni e sul fallimento, al Codice penale e alla legge federale sull’imposta federale diretta. Insomma, il lavoro non manca. Anche i Cantoni avevano chiesto più tempo per adeguare le procedure interne e i sistemi informatici. L’importante è che oggi conosciamo il temine esatto entro il quale dovremo essere pronti per dare il là a questa importante riforma, che servirà per dare stabilità e credibilità a tutto il settore economico. Come detto per il Ticino, che si confronta spesso anche con sedicenti imprenditori che abusano del diritto liberale del nostro Paese, l’introduzione di un giro di vite contro l’abuso dei fallimenti è un toccasana”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 29 ottobre 2023 de Il Mattino della Domenica

 

Perequazione e critiche: il Cantone risponde

Perequazione e critiche: il Cantone risponde

Vanno riviste “alcune leggi settoriali che non premiano l’efficienza dei vari sistemi”, afferma Norman Gobbi, dopo le dichiarazioni di Michele Foletti

Le nuove critiche sollevate da Michele Foletti, durante la presentazione del preventivo 2024 della Città di Lugano, hanno rilanciato nelle ultime ore il dibattito sul meccanismo di perequazione e dei flussi finanziari fra i comuni e il Cantone. Da un lato, a pagare, ci sono comuni finanziariamente più forti, con un gettito maggiore, come appunto Lugano. Dall’altro, quelli più deboli che ricevono invece soldi. Il sindaco di Lugano ha citato ieri l’ambito sanitario, per il quale la città versa ogni anno al Cantone una sessantina di milioni di franchi. Di questi, è stato detto, solo la metà torna, per così dire, alle strutture come Spitex e case anziani sul territorio cittadino, mentre l’altra metà finanzia strutture in altri comuni più deboli. Di per sé non è il principio della solidarietà intercomunale a essere criticato, ma l’efficienza con cui chi beneficia dei contributi spende quanto ha ricevuto.

Norman Gobbi afferma di capire Foletti. Ma come risponde allora il Cantone a questa sua rimostranza? “Da un lato, sicuramente si devono rivedere alcune leggi settoriali che non premiano l’efficienza dei vari sistemi”, risponde il consigliere di Stato, osservando che “se è vero che la Città di Lugano, riorganizzando tutto il settore delle proprie case anziani, oggi è in grado di garantire le diarie per le degenze più basse del cantone, deve essere da stimolo e anzi da sforzo per gli altri a fare altrettanto”. Ma fintanto che non si avrà “uno strumento che impone questo sistema, evidentemente mancheremo l’obiettivo di essere più efficienti e quindi anche meno costosi e meno impattanti sul fisco dei nostri contribuenti”. Ma per procedere ad un cambio di paradigma, precisa il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI), occorre la collaborazione di tutti. “Ci vuole anche una volontà politica, non solo del Governo, mi permetto di dire, ma soprattutto anche del Parlamento”, che invece talvolta “chiede una parità, un livellamento di tutti i parametri sull’intero territorio” del cantone. Intanto sul tavolo c’è la riforma “Ticino 2020”, la cui consultazione fra i comuni si chiuderà fra pochi giorni: essa dovrebbe regolare anche i flussi finanziari fra Cantone e comuni e permettere soprattutto più trasparenza.

Sul versante dei comuni che ricevono dal contributo di livellamento, c’è anche Bellinzona. Cosa fa la città per ottimizzare le spese con questi soldi? Per il sindaco Mario Branda va sottolineato che i cittadini “dei comuni paganti generalmente versano molte meno imposte, rispetto ai cittadini dei comuni riceventi”. Il differenziale “di moltiplicatore è anche molto importante”, aggiunge, spiegando che, se consideriamo Lugano e Bellinzona, “la differenza è di circa 16 punti di moltiplicatore per le persone fisiche”. Inoltre bisogna anche ritenere che la spesa pro capite generalmente presente nei comuni riceventi “è sensibilmente inferiore rispetto a quella prevista per i comuni paganti”. Branda, quindi, preannuncia che col preventivo 2024, anche grazie al consolidamento dell’aggregazione, il contributo versato alla città si ridurrà in modo massiccio: “Vedremo una riduzione del contributo di livellamento compreso fra i 3 e i 5 milioni di franchi”, precisa il sindaco. Un risultato, che definisce già ora storico.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Perequazione-e-critiche-il-Cantone-risponde–1973199.html

Migrazione: “Il Ticino ha bisogno della solidarietà degli altri Cantoni”

Migrazione: “Il Ticino ha bisogno della solidarietà degli altri Cantoni”

Dopo l’episodio di violenza al Centro Pasture di Balerna, dove due richiedenti l’asilo sono stati arrestati dopo aver ferito tre agenti di Polizia, il governo ticinesi ha scritto a Berna chiedendo maggiori controlli e più collaborazione intercantonale.

Due richiedenti l’asilo 16enni sono stati arrestati dopo aver aggredito tre poliziotti al Centro federale d’asilo Pasture a Balerna. “Questo caso, insieme agli altri episodi accaduti recentemente”, ha spiegato a Ticinonews Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, “crea una forte incomprensione nella popolazione nei confronti di questi flussi migratori. La Legge sull’asilo è prevista per coloro che hanno diritto alla protezione, quindi per chi fugge da un conflitto o è perseguitato. Il Ticino, nelle ultime sei settimane, ha registrato due terzi di tutte le entrati illegali. Il nostro Cantone è l’hotspot svizzero per quanto riguarda i flussi migratori. Chiediamo a Berna maggiori controlli alla frontiera, per evitare che persone illegali entrino sul nostro territorio, ma anche maggiore fermezza nell’ambito di chi presenta domanda d’asilo”. Non solo, Bellinzona “vuole far capire a Berna che il Ticino non può continuare da solo a gestire la situazione, ma ha bisogno della solidarietà degli altri Cantoni.

https://www.ticinonews.ch/ticino/migrazione-gobbi-il-ticino-ha-bisogno-della-solidarieta-degli-altri-cantoni-384803

Da www.ticinonews.ch

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra i Municipi della Polizia Malcantone Ovest

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra i Municipi della Polizia Malcantone Ovest

Comunicato stampa

Su richiesta di alcuni dei Comuni convenzionati con la Polizia Malcantone Ovest, il Dipartimento delle istituzioni ha tenuto oggi un incontro per presentare il progetto pilota attualmente in corso nella Regione Tre Valli. Per il Dipartimento erano presenti il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il capo della Gendarmeria della Polizia cantonale Marco Zambetti. Pure presente il segretario comunale di Biasca Igor Rossetti. Per i Comuni erano presenti i rappresentanti di Caslano, Magliaso, Tresa, Pura, Curio, Bedigliora, Novaggio, Astano e Miglieglia e il comandante della polizia Malcantone Ovest.

A seguito della “disdetta unilaterale” della convenzione da parte del Comune sede della Polizia Malcantone Ovest (Caslano) i vari Municipi hanno reagito indicando di voler valutare tutte le possibili opzioni esistenti, prima di determinarsi su come continuare l’attività di polizia nella regione del Malcantone Ovest. Tra queste opzioni vi è pure una conduzione “mista” in collaborazione tra Polizia cantonale e Polizia comunale. A questo riguardo i Comuni hanno quindi chiesto al Dipartimento delle istituzioni di presentare il progetto pilota che attualmente si sta svolgendo nelle Tre Valli e che applica sul campo questa forma di collaborazione.  
Accogliendo la richiesta di informazione da parte dei Comuni, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha indicato la necessità di trovare una soluzione al problema nel comparto territoriale di Basso e Medio Malcantone, sottolineando l’importanza dell’attività della polizia sul fronte della sicurezza, in un territorio di confine che presenta un forte traffico e che ospita molte attività economiche, oltre a vantare un numero di abitanti considerevole. 
Da parte loro, il maggiore Marco Zambetti, Capo Area della Gendarmeria, e il segretario comunale di Biasca, Igor Rossetti, hanno presentato il progetto pilota in corso nella Regione Tre Valli. A grandi linee, il progetto prevede che gli agenti comunali e cantonali in una prima fase lavorano in un posto misto diretto dalla Polizia cantonale e dispongono delle stesse competenze. Semplificando, procedono sia al primo intervento sia ai compiti maggiori di prossimità. Grazie all’impiego di assistenti di polizia (che sono a diretta dipendenza dei Comuni) vengono svolte diverse attività di prossimità cosiddetta minore (controllo traffico fermo, notifica precetti ed altre attività di competenza comunale). A Biasca questi assistenti di polizia sono gestiti in un pool e sono attribuiti ai vari Comuni per l’operatività. 
Sono state numerose le domande sollevate, alle quali i responsabili “tecnici” hanno potuto rispondere, fornendo un quadro esaustivo del progetto condotto nelle Tre Valli. 
A conclusione dell’incontro, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha auspicato una soluzione concordata della vertenza tra i Comuni, i quali devono ora scegliere quale opzione risponde meglio alle loro esigenze politiche ed operative, fermo restando che la sicurezza è un settore delicato ed essenziale per la cittadinanza.

Lavertezzo e Locarno, prove di un ‘matrimonio’

Lavertezzo e Locarno, prove di un ‘matrimonio’

I sindaci dei due Comuni hanno consegnato al Consiglio di Stato l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione
La “promessa di matrimonio” fra Locarno e Lavertezzo, che confina fisicamente con il quartiere locarnese delle Gerre di Sotto, è stata consegnata oggi pomeriggio (venerdì 27 ottobre) a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, direttamente nelle mani del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, da parte dei rappresentanti dei due Municipi. Nello specifico, per Lavertezzo la sindaca Tamara Bettazza, il municipale Matteo Lanini (alla testa del Dicastero finanze ed economia) e il segretario comunale Damiano Gianella. Mentre per Locarno, oltre al sindaco Alain Scherrer erano presenti anche il municipale Nicola Pini (capo del Dicastero sviluppo economico e territoriale) e il coordinatore di dicastero Fausto Castiglione.
L’istanza d’aggregazione, come anticipato da laRegione, è figlia della proposta avanzata dal Municipio di Lavertezzo, dopo aver approfondito più scenari con il coinvolgimento diretto del Consiglio comunale. Da sempre fautrice delle fusioni comunali, la Città ha raccolto all’istante l’invito di Lavertezzo. E questo, come sottolinea Scherrer, «anche nella speranza che si tratti della scintilla che inneschi un circolo virtuoso sul fronte delle aggregazioni comunali, nel Locarnese da troppo tempo come ben sappiamo ferme al palo».
Gli fa eco la sindaca di Lavertezzo Tamara Bettazza: «Assieme ai membri del legislativo locale, eletti in rappresentanza della popolazione e dunque le prime ‘antenne’ di un Comune, abbiamo svolto un esaustivo lavoro di analisi su tre scenari. E, tirate le somme, l’esecutivo è giunto alla conclusione che la fusione con il Polo regionale sia quella che meglio risponde alle nostre aspettative e ai nostri bisogni».
Un’aggregazione comunale non si fonda dunque solo sugli ideali. Deve disporre di solide radici, che abbiano la concreta possibilità di rimanere saldamente affrancate al terreno, permettendo così la crescita di un albero solido e rigoglioso. Nell’istanza consegnata al Consiglio di Stato, i due esecutivi, come accennato, a proposito spiegano in una nota stampa: “Dopo aver svolto diverse analisi e confronti, riteniamo che si debba andare oltre la collaborazione intercomunale, considerato che alcune caratteristiche intrinseche ai nostri due Comuni, reciproci interessi economici e sociali, così come obiettivi condivisi possano concretizzarsi in un progetto aggregativo allo scopo, tra le altre cose, di rafforzare i servizi offerti alla cittadinanza, migliorare l’amministrazione generale della cosa pubblica e la gestione del territorio. A dimostrazione dei legami che già esistono, basti citare il fatto che parte del territorio di Locarno (Gerre di Sotto) è situata sul Piano di Magadino e confina con Lavertezzo”.
Ma non è tutto: “Oltre a ciò – aggiungono i due Municipi all’unisono –, riteniamo che gli attuali due enti locali costituiranno una comunità solida, che permetterà al comparto est di consolidare le proprie relazioni. Ad esempio, già attualmente alunni di Locarno dell’area agricola di fronte a Lavertezzo frequentano l’Istituto scolastico di quest’ultimo comune e diversi domiciliati nell’area partecipano alle sue attività”. Senza dimenticare l’ottima collaborazione nella gestione della fornitura d’acqua potabile. A proposito, per segnalare solo una delle ultime sinergie instaurate in ordine cronologico, va ricordato il recente progetto di collegamento tra i due acquedotti, realizzato in brevissimo tempo, che permetterà di migliorare e assicurare un più costante approvvigionamento in caso di siccità.
Consegnata l’istanza, ora si attende l’esito della relativa procedura. La Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni del 16 dicembre 2003 (art. 4a), riassumendo, prevede che entro un anno dall’inoltro dell’istanza il Consiglio di Stato avvii uno studio d’aggregazione, definendone il comprensorio. Andrà dunque nominata una commissione, per la cui composizione gli esecutivi di Lavertezzo e Locarno propongono la seguente e bilanciata formula: per il Comune di Lavertezzo vi faranno parte il sindaco e due municipali con l’accompagnamento tecnico/amministrativo del segretario comunale; per la Città, il sindaco e due municipali, ma con l’accompagnamento tecnico/amministrativo del coordinatore del Dicastero finanze.
Nel corso della procedura, va infine rimarcato, sempre citando le norme in materia, che “tenuto conto degli obiettivi di legge e del Piano cantonale delle aggregazioni” è comunque “data facoltà al Consiglio di Stato di modificare lo scenario proposto con l’istanza, includendo o escludendo Comuni o frazioni” o anche di non dare seguito alla proposta. Contro eventuali decisioni negative del Consiglio di Stato, i Municipi, i legislativi e i cittadini dei Comuni interessati hanno comunque la possibilità di ricorso al Gran Consiglio. I sindaci di Lavertezzo e Locarno non hanno però dubbi e sono fermamente convinti di aver imboccato la strada giusta. Confidano dunque nella buona riuscita del processo innescato con la consegna dell’istanza d’aggregazione al Consiglio di Stato.
 
Da www.laregione.ch
 
****

Aggregazioni, Lavertezzo e Locarno “promessi sposi”
I rispettivi sindaci hanno consegnato al Consiglio di Stato l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione dei due Comuni.

Si va verso un’altra aggregazione nel Locarnese. Lavertezzo e Locarno hanno infatti siglato una “promessa di matrimonio”, con i due sindaci che oggi hanno consegnato a Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni e a Marzio Della Santa, caposezione degli Enti locali, l’istanza per l’avvio di una procedura d’aggregazione dei due Comuni. 

“che sia una spinta per le aggregazioni nel Locarnese”
L’istanza d’aggregazione, sottolinea la Città di Locarno in una nota, “è figlia della proposta avanzata dal Municipio di Lavertezzo, dopo aver approfondito più scenari con il coinvolgimento diretto del Consiglio comunale. Da sempre fautrice delle fusioni comunali, Locarno ha raccolto all’istante l’invito di Lavertezzo. E questo “anche nella speranza che si tratti della scintilla che inneschi un circolo virtuoso sul fronte delle aggregazioni comunali, nel Locarnese da troppo tempo come ben sappiamo ferme al palo”, spiega Alain Scherrer, sindaco di Locarno, citato nel comunicato stampa. Gli fa eco Tamara Bettazza, sindaca di Lavertezza, secondo cui “la fusione con il Polo regionale sia quello che meglio risponde alle nostre aspettative e ai nostri bisogni”.

“i due enti locali costituiranno una comunità solida”
I due Municipi ritengono che “gli attuali due enti locali costituiranno una comunità solida, che permetterà al comparto est di consolidare le proprie relazioni. Ad esempio, già attualmente alunni di Locarno dell’area agricola di fronte a Lavertezzo frequentano l’Istituto scolastico di quest’ultimo Comune e diversi domiciliati nell’area partecipano alle sue attività”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/aggregazioni-lavertezzo-e-locarno-promessi-sposi-384798

Da www.ticinonews.ch

 

La Lega è in crisi? “Dobbiamo lavorare più convinti”

La Lega è in crisi? “Dobbiamo lavorare più convinti”

Il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi risponde alle critiche di Michele Foletti: “Dimissioni del Consiglio esecutivo? Ci rimettiamo davanti all’assemblea”

“Diciamo che negli ultimi anni chi è entrato nella Lega si è abituato a essere in alto nella classifica. Come ci insegna lo sport, una stagione non è mai come l’altra: possiamo avere la stessa squadra, ma un risultato sportivo completamente diverso. Lo sport e la politica sono molto simili. Se vogliamo vincere la partita, qualche body check dobbiamo darlo”.
Sono le parole del consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, sollecitato dalla RSI sulle pesanti parole di Michele Foletti: alla luce dell’ennesimo calo di consensi della Lega alle elezioni federali, ai microfoni di Teleticino il sindaco di Lugano ha invitato il Consiglio esecutivo del movimento a dimettersi. “Non so dire se la Lega ha fatto il suo tempo, però il fervore che c’era trent’anni fa non c’è più” ha detto Foletti.
Da parte sua, Gobbi parla di un risultato elettorale “sicuramente non soddisfacente”. Ma sottolinea che “può essere visto con un occhio positivo, visto l’investimento che è stato fatto: la campagna della Lega è costata circa 50’000 franchi”.
Fatto sta che il movimento non inverte la tendenza, che lo ha visto perdere anche alle Cantonali dello scorso aprile e pure a quelle del 2019. “L’obiettivo rimane lo stesso: difendere il Ticino e i ticinesi” dice ancora Gobbi. “Dobbiamo farlo in maniera più convinta, con una lavoro che sta ripartendo dal gruppo parlamentare, ma non solo”.
Michele Foletti chiede però le dimissioni, come detto, del Consiglio esecutivo del movimento, nel quale siede anche Gobbi. “Credo che la sua uscita sia soprattutto volta a stimolare la gente a fare di più per il bene della Lega, del Ticino e dei ticinesi” commenta il consigliere di Stato. E aggiunge: “Questa proposta è stata fatta anche alcuni mesi fa, nell’ambito dell’assemblea. Assemblea che ha scelto di confermare il membri del Consiglio esecutivo”.
Il Consiglio esecutivo – assicura – “si metterà davanti all’assemblea per un nuovo giudizio, nell’ottica anche di una nuova Lega, più democratica rispetto a quella dei tempi del Nano, in cui lui decideva per tutti”.
E se dai tempi del Nano si fosse oramai passati a quelli per una fusione con la rampante UDC? “Credo che l’alleanza abbia dato i suoi risultati. L’importante è che la Lega ritrovi un po’ la sua anima, pertanto credo che in questo momento parlare di un’eventuale fusione sia prematuro, se non inopportuno” conclude Gobbi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-Lega-%C3%A8-in-crisi-%E2%80%9CDobbiamo-lavorare-pi%C3%B9-convinti%E2%80%9D–1972126.html

Da www.rsi.ch/info

In diminuzione gli annegamenti su laghi e fiumi ticinesi

In diminuzione gli annegamenti su laghi e fiumi ticinesi

Comunicato stampa

Una semplice cerimonia di premiazione da parte del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi della fortunata vincitrice del concorso di “Acque sicure” ha chiuso la stagione della campagna di prevenzione che punta a sensibilizzare turisti e residenti sui rischi legati allo svago e alle pratiche sportive sui laghi e sui fiumi ticinesi. È tempo di bilanci.

La commissione “Acque sicure”, le cui attività sono sostenute finanziariamente dagli introiti legati alla vendita all’asta delle targhe, traccia il bilancio stagionale e ancora una volta fortunatamente i dati degli annegamenti sono in diminuzione: nel 2023 sono 4 purtroppo le vittime, di cui 3 nel lago Ceresio e uno nel canyon del Cenzo, in Riviera. Ricordiamo che nel 2022 i morti furono 6 e nel 2021, 9. Si chiude quindi con dati incoraggianti il quadriennio 2019-2023, “anche se ogni disgrazia è una disgrazia di troppo”, ricorda Norman Gobbi. Da segnalare che quest’anno si è verificata per la prima volta la tragedia di un doppio annegamento nel lago, con il marito che si è tuffato in acqua per aiutare la moglie, purtroppo senza successo per entrambi i coniugi.

La stagione è stata caratterizzata ancora una volta da un’intensa attività preventiva, attraverso l’utilizzo dei media tradizionali e dei canali social di “Ticino Sicuro”, oltre alla presenza a manifestazioni e al pattugliamento sui fiumi Maggia e Verzasca e nelle zone più pericolose della Foce del Cassarare in collaborazione con la Città di Lugano. E la collaborazione è un elemento centrale del lavoro della Commissione, in particolare con la Società Svizzera di Salvataggio, Sezione Ticino, con i Comuni, con le organizzazioni turistiche, con gli alberghi e con tutti i portatori d’interesse. Senza dimenticare tutte le misure organizzative e di prevenzione per ridurre gli incidenti nell’ambito del canyoning, ritenuto che il Ticino resta una meta prediletta a livello internazionale e registra la presenza di circa 25’000 torrentisti all’anno. Al termine della stagione Dipartimento e Commissione tengono a ringraziare tutti i partner per questo proficuo e reciproco sostegno, anche da parte di volontari, che va a potenziare il messaggio volto alla prudenza. Come recita lo slogan principale della campagna: la prudenza fa la differenza!

Per il nuovo quadriennio 2024-2027 la Commissione dovrà chinarsi su come migliorare ulteriormente la sensibilizzazione e l’informazione ai residenti e in particolari ai turisti, principali vittime degli annegamenti e degli infortuni gravi. La prevenzione resta la misura più efficace per evitare l’annegamento. Sono fondamentali in primis le competenze della persona (saper nuotare, essere capaci di tuffarsi, ecc.), ma anche considerare le altre cause principali dell’annegamento come la disattenzione, l’alcool, la stanchezza, il proprio stato di salute e l’attitudine a compiere atti temerari. “La prevenzione consiste nella diffusione di informazioni, di interventi e comportamenti virtuosi che evitano o riducono all’origine l’insorgenza di un incidente. I risultati ottenuti in questo quadriennio sono da stimolo per continuare su questa strada”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Per terminare ecco i vincitori del concorso che consisteva in un gioco interattivo di  sensibilizzazione: il primo premio (uno stand up paddle) è stato vinto da Blanka Cavanak di Tenero-Contra (nella foto assieme al Consigliere di Stato Norman Gobbi); 2° premio a Marco Riva; 3° a Deidra Anaretti; premiati pure Alessandro Veletta; Christian Gambetta; Carolina Simona; Gianna Sappracone; Marika Schütz; Jia Lei Barilati e Diana Tonelli.