Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

18 settembre 2018 – Bellinzona

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Lasciatemi dapprima esprimere la mia soddisfazione personale nel poter essere qui, oggi, all’inaugurazione ufficiale di una struttura che non esito a definire di rilevanza primaria. Una struttura che è nata di fatto nell’ottobre 2012, all’indomani di un concorso a procedura libera per architetto e team di progettisti indetto dalla Sezione della logistica, ma di cui si è cominciato a discutere ben prima. Infatti, il Dipartimento che dirigo ha da subito creduto in questa idea, tanto da affidarla a un capoprogetto (Christian Cattaneo) e a un suo sostituto (Athos Solcà) che ne hanno coordinato passo dopo passo lo sviluppo, dall’idea iniziale all’odierna festosa giornata. E permettetemi di ringraziare anche la Sezione Logistica del DFE, il Centro Sistemi Informativi, gli architetti e le aziende coinvolte a vario titolo nel progetto per la proficua collaborazione. L’opera è dunque stata portata a compimento nel modo e nei tempi previsti e, come tutti possono vedere, il risultato ottenuto è davvero eccellente.

A fine 2008, il DI e il CGCF hanno avviato contatti con l’obiettivo di esplorare la linea da seguire per favorire la creazione di una Centrale d’allarme unica che potesse riunire, oltre ai partner della protezione della popolazione cantonali, anche le Guardie di Confine. I rispettivi enti hanno successivamente confermato l’adesione al principio di approfondire questa opportunità e, dal canto suo, il Governo ha istituito un Gruppo di lavoro per l’allestimento di uno studio di fattibilità e per verificare l’interesse di integrare nella CECAL anche gli altri enti di primo intervento, cosa poi avvenuta. In questo modo, dopo anni di discussioni parlamentari sul nuovo Comando della polizia cantonale, si è privilegiato la politica del fare e del trovare delle soluzioni pragmatiche.

Un’altra data da citare è il 19 ottobre 2011, giorno che ha coinciso con la richiesta di un credito di 1,76 milioni di franchi per la progettazione di un Centro comune di condotta e la ratifica di una Convenzione che regolasse i rapporti tra Cantone e Confederazione per la realizzazione del progetto stesso. Il via libera del Gran Consiglio è arrivato il 13 marzo 2012, ed esattamente un anno dopo la preposta Giuria ha scelto in un lotto di 17 qualificati progetti quello denominato “AL DI LÀ DAL FIUME”, presentato dalla comunità di lavoro composta dagli architetti Luca Pessina di Camorino e Simone Tocchetti di Lugano. Un percorso lineare per un progetto condiviso e universalmente apprezzato.

Con l’edificazione dello stabile CECAL, il comparto dell’ex Arsenale ha mutato radicalmente aspetto: esso ha ora assunto, unitamente alle altre attività di supporto (penso ad esempio alla gestione reperti, alla piazza di mobilitazione per i servizi di mantenimento e avvenimenti di forza maggiore, eccetera), una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Sullo sfondo c’è un obiettivo che deve accumunarci tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti. E va da sé – quasi inutile ricordarlo – che poter lavorare sotto lo stesso tetto, confrontandosi così nel quotidiano e senza barriere di spazio e di tempo, rappresenta un valore aggiunto che faciliterà i contatti reciproci e, di riflesso, renderà più semplice lo svolgimento delle operazioni.

La nuova Centrale comune di allarme rappresenta dunque un passo avanti per quanto concerne l’efficienza e la prontezza di intervento sul territorio cantonale: sapete bene quanto sia significativo, in un ambito delicato come quello della sicurezza, garantire al cittadino la massima tempestività di intervento. Egli si attende che a un’azione o a una sollecitazione corrisponda una nostra reazione, coordinata, efficace e puntuale. Insomma: da noi il cittadino si aspetta risultati concreti. In questo senso, la situazione precedente, non era ottimale: vista la compresenza a livello cantonale di numerose Centrali d’allarme e Centrali operative, caratterizzate da sistemi indipendenti di condotta, era da considerarsi dispersiva e di non semplice gestione. Ora la lacuna è colmata.

La CECAL ha risolto alcuni problemi: in primis, ha ottimizzato le risorse disponibili; poi, ha reso perfettamente efficiente la catena di trasmissione delle informazioni, azzerando, o perlomeno limitando al massimo, le perdite di tempo e la gestione non performante delle stesse; inoltre, ha creato un solido punto di riferimento del soccorso, e questo a livello cantonale. Infine, ma non certo in ordine di importanza, il Canton Ticino dispone ora di una sede idonea per la gestione coordinata di eventi maggiori e catastrofi. Si tratta quindi di una sede perfettamente in grado di accogliere tutti i partner di primo intervento, il che permetterà anche di migliorare la gestione delle urgenze, offrendo a chi ne fa riferimento i mezzi tecnici adeguati.

Ho già detto di alcuni dei benefici più significativi che questa struttura porta in dote, facendo espresso riferimento al concetto di sicurezza del cittadino. Tengo ancora a evidenziare un tema a me caro, ma sono sicuro che valga lo stesso per voi, ovvero quello della capillare copertura del territorio: grazie alla coabitazione di Polizia cantonale e Corpo delle Guardie di confine nella medesima centrale, sarà possibile coordinare più facilmente la presenza preventiva di forze sul territorio, con interventi di accresciuta qualità. Anche in questo caso, a tutto vantaggio della popolazione.

Non posso quindi che salutare con orgoglio la messa in funzione, che ormai risale a qualche mese fa, del nuovo stabile: è il più moderno in Svizzera per apparecchiature e centralizzazione delle risorse e impiega operatori multidisciplinari appositamente formati. Esso garantisce altresì il perfezionamento di tutti gli interventi, nonché il potenziamento della collaborazione tra gli altri partner di sicurezza presenti sul territorio cantonale.

Un doveroso accenno finale va poi alla recentissima approvazione del messaggio di 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom, progetto coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. La rete Polycom si inserisce perfettamente nel solco del discorso precedente, quando facevo riferimento alla necessità di far fronte nel modo più efficace ed efficiente alle diversificate sollecitazioni esterne. La società muta, cambia, si trasforma e mette sul tavolo sfide sempre nuove: noi dobbiamo essere pronti al cambiamento – anzi, lo dobbiamo anticipare! – in modo da fornire la giusta risposta alle attuali possibili minacce. Alludo qui al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione, così come ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone.  Ma se la criminalità si sposta sempre più velocemente, la stessa cosa facciamo noi attraverso supporti tecnologici sempre più ottimizzati e all’avanguardia. Se gli altri corrono, noi facciamo altrettanto e di certo non ci facciamo distanziare!

Il livello qualitativo degli scambi di informazioni determina sempre più il confine tra un successo e un insuccesso operativo. Agire in anticipo, leggere le varie situazioni e interpretarle in modo corretto, disporre della migliore tecnologia e di uomini preparati, essere appunto veloci e proattivi… Tutto questo non farà altro che migliorare ulteriormente i nostri già ottimi risultati.

Discorso pronunciato in occasione della 36. Festa centrale dell’Associazione svizzera dei paraplegici

Discorso pronunciato in occasione della 36. Festa centrale dell’Associazione svizzera dei paraplegici

– Fa stato il discorso orale –

 

Gentili signore, egregi signori

Ben volentieri ho accolto l’invito a presenziare a questa giornata di festa dedicata all’Associazione svizzera dei paraplegici e organizzata qui a Lugano dal Gruppo in carrozzella InSuperAbili.

In una società come la nostra, che a volte tende purtroppo a dimenticare quanto sia importante il sostegno reciproco, l’Associazione svizzera dei paraplegici rappresenta un esempio virtuoso di cosa significhi la parola “solidarietà”. Termine, questo, che ne richiama subito alla mente un altro, anch’esso di centrale rilevanza, ovvero “inclusione”. Per “inclusione” intendo la possibilità di svolgere e di portare avanti giorno dopo giorno, nel nostro quotidiano, le attività che amiamo e attraverso le quali la nostra vita si realizza in modo compiuto. “Inclusione” significa mantenere, se non addirittura rafforzare, il proprio ruolo all’interno della società.

L’“inclusione” è anche la via maestra per evitare il grave pericolo dell’emarginazione. I quasi 2.000 volontari e collaboratori a titolo onorifico sui quali può contare l’Associazione svizzera dei paraplegici, rappresentano un patrimonio umano di inestimabile valore: in questi anni di apprezzata attività in favore del prossimo, queste donne e questi uomini che si mettono al servizio degli altri si sono rivelati un pilastro ineludibile, sono una granitica certezza di affidabilità. A loro va il mio ringraziamento che, ne sono assolutamente certo, riassume quello dell’intera comunità svizzera. La vostra dedizione non passa inosservata.

Non vanno ovviamente dimenticate le altre colonne portanti dell’Associazione svizzera dei paraplegici: mi riferisco ai 100 collaboratori fissi, alle decine di freelance, ai membri del Comitato direttivo, ai 27 Gruppi carrozzella e ai tanti che la sostengono con il loro operato.
Una squadra bene affiatata è il preambolo necessario affinché si raggiunga il risultato sperato: nel caso specifico, la premessa è senza dubbio data e l’obiettivo raggiunto!

Conosco praticamente da sempre l’attività dell’Associazione svizzera dei paraplegici, in quanto da bambino ricevevamo in casa la sua rivista.
Cosa che accade peraltro tuttora.

Le sfide da affrontare sono molteplici, intriganti quanto complesse. Gli obiettivi non sono facili da raggiungere: essi richiedono energia e tempo, così come un’infinita volontà da parte di tutti gli attori in gioco. Si tratta di obiettivi nobili e, lasciatemelo dire, da condividere al cento percento!

L’Associazione si è consolidata negli anni, diventando un punto di riferimento per chi si trova costretto – per una ragione o per l’altra – ad affrontare prove molto gravose e difficilmente superabili senza un sostegno esterno. In questo contesto, spicca il ruolo dello sport: coniugato in ogni sua forma, rappresenta un veicolo di reinserimento sociale di enorme portata, un momento di condivisione di valori forti, nonché di libertà individuale. Quest’estate ho avuto occasione di vedere alla televisione alcune gare dei Campionati europei paralimpici di atletica leggera, che si sono svolti a Berlino.

Ho ammirato lo spirito e la tenacia di questi incredibili atleti capaci di ottenere risultati di altissimo livello e riscontri cronometrici di valore assoluto.
Mi ha particolarmente colpito il loro atteggiamento, che prescindeva in modo assoluto dal loro andicap: ecco un esempio concreto di inclusione del tutto scevro da inutili moti compassionevoli.

Non posso che sottolineare la mia ammirazione nei confronti di chi è stato capace di superare difficoltà che posso solo immaginare, attingendo alla sua forza interiore, alla sua tenacia e facendo riferimento al supporto incondizionato di chi gli sta attorno.

Per finire, porgo un particolare saluto al Gruppo in carrozzella InSuperAbili, organizzatore di questo evento. Nato nel 2012 ed entrato a far parte dell’Associazione svizzera dei paraplegici l’anno successivo, ha lo scopo di offrire e incentivare la pratica di discipline sportive e di attività ricreative a persone con disabilità.
Riprendersi dopo un grave incidente o una grave malattia può risultare estremamente faticoso sia fisicamente che mentalmente: l’aiuto e l’esperienza del Gruppo in carrozzella Insuperabili permette di farlo con maggiore serenità.

Grazie per l’attenzione e… buona festa!

Discorso pronunciato in occasione della giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate del patrimonio 2018

Discorso pronunciato in occasione della giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate del patrimonio 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

vi saluto a nome del Consiglio di Stato ticinese e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare a questa giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate europee del patrimonio 2018.

Sono cresciuto e abito tuttora nell’Alta Leventina; per questo motivo sono molto vicino geograficamente e affettivamente al massiccio del Gottardo. Quando si vive nell’arco alpino, si viene inevitabilmente attratti dalla montagna che mostra il suo fascino per la maestosità, ma pure per la sua componente di avversità che la caratterizza. La montagna consente una certa introspezione e avvicina la gente rendendola più solidale e cordiale.

Il San Gottardo è un emblema nazionale per gli svizzeri, quindi per tutti noi. È il punto d’incontro delle quattro aree linguistiche e culturali del nostro Paese. Attorno alle Alpi è nata idealmente la Svizzera e ogni cittadino, a nord e a sud come ad est e a ovest, può identificarsi nell’immagine che comunica questo massiccio, che non è mai stato considerato un confine o una divisione, bensì un punto di unione divenuto uno dei principali valichi alpini.
Fu chiamata “La via delle Genti”: una via veloce per il trasporto delle persone e delle merci, ma mai priva di pericoli. Nonostante la sua morfologia, ostica per la presenza delle Gole della Leventina e di quelle della Schöllenen, il passo ha vieppiù acquisito una valenza europea.

La storia del nostro Cantone è fortemente influenzata dalla gestione e dallo sviluppo del territorio alpino. Le vie di comunicazione attraverso il San Gottardo sono da sempre un elemento decisivo per la vita economica e sociale della nostra popolazione.

Ricordo, ad esempio, i disagi provocati dalla prolungata chiusura della galleria autostradale per il drammatico incidente del 2001 o i problemi di transito dopo i recenti smottamenti nel Canton Uri. In queste occasione ci siamo resi conto dell’importanza del punto di transito e delle ripercussioni economiche subite da tutto il Cantone, senza dimenticare l’aumento dei costi per gli spostamenti più lunghi. Un danno notevole e fino ad allora sottovalutato o non opportunamente ponderato.

Nel 1830 viene aperta la prima strada carrozzabile che inaugura il passaggio delle diligenze postali: la Tremola, il più lungo monumento viario della Svizzera, un vero patrimonio per la regione. La realizzazione della galleria ferroviaria nel 1882 e successivamente di quella autostradale nel 1980 hanno dato un vero accesso al Ticino e lo hanno fatto conoscere.

L’asse autostradale ha unito il Cantone, ma con il tempo ha finito per emarginare le regioni più discoste e periferiche. Un processo continuato con l’apertura della Galleria di base del San Gottardo con l’entrata dei treni nella montagna già a Bodio.

Uno scenario che rischia di isolare definitivamente le valli: un fatto che dobbiamo scongiurare con un’attenta politica regionale e cantonale, adottando misure concrete volte ad accrescere l’attrattiva della Leventina, evitando così un Ticino a due velocità. La coesione va mantenuta con l’attivazione di una più marcata complementarietà tra le regioni e utilizzando al meglio le singole potenzialità.

La nuova galleria di 57 km ha determinato un radicale cambiamento delle condizioni quadro che si accentuerà con la costruzione della seconda galleria autostradale. Di fondamentale importanza saranno però la conservazione del vecchio collegamento ferroviario di montagna e il potenziamento dell’offerta di treni da sud a nord.

La Leventina è costantemente confrontata con il problema delle colonne e l’entrata autostradale di Airolo è spesso sbarrata. Una situazione sempre meno sostenibile per lunghi mesi all’anno. La crescita del traffico è un processo probabilmente irreversibile e per questo motivo sono particolarmente riconoscente alla popolazione svizzera che ha dapprima sostenuto la linea di base e a distanza di anni la seconda galleria autostradale. Le aspettative di un alleggerimento della situazione attuale sono alte soprattutto tra i residenti.

La valorizzazione delle valli è una questione che, come ben sapete, mi sta molto a cuore e per la quale mi impegno da sempre. In questo senso, non posso certamente dimenticare il Programma San Gottardo 2020, un progetto dedicato allo sviluppo economico dell’intera regione alpina, che coinvolge i Cantoni Ticino, Uri, Grigioni e Vallese.

Come evidenziato nel Piano Direttore cantonale, nel 2010 i quattro Cantoni hanno avviato un programma decennale per sostenere la realizzazione e lo sviluppo del territorio del San Gottardo, operando oltre le barriere geografiche, politiche, linguistiche e culturali. L’obiettivo è di creare uno spazio che offra alla popolazione, agli attori economici e ai turisti un futuro ricco di possibilità di crescita nel rispetto delle identità e delle peculiarità locali. È necessario contrastare la riduzione di opportunità lavorative, accentuata dalla perdita di importanza dei vettori economici tradizionali. Una crisi generalizzata che tocca tutte le zone più periferiche.

Prese separatamente, queste regioni (Valle dell’Urseren, le Tre Valli in Ticino, la Surselva nei Grigioni e il Goms nel Vallese) hanno prospettive limitate e modeste.
I residenti si attendono, a maggiore ragione, un miglioramento della situazione attuale. Con un miglior coordinamento delle diverse strategie, i Governi cantonali intendono rilanciare le loro aree periferiche attraverso nuove opportunità di sviluppo.

Mi auguro davvero che la regione del San Gottardo possa essere ravvivata con la concretizzazione dei progetti che si stanno portando avanti in questi ultimi anni.
Cito, quale esempio strategico, la copertura dell’area autostradale di Airolo, che restituirà territori e qualità di vita alla popolazione.

Trovandoci però ora in una caserma, vorrei ricordare la tradizione militare legata a questo territorio. L’esercito assicura molti posti di lavoro in Ticino, soprattutto nelle valli. Fino a ieri Airolo era la casa della fanteria di montagna e delle truppe di fortificazione, oggi ospita le truppe sanitarie. Il mio impegno come responsabile politico degli affari militari per il Cantone è di fare in modo che anche in futuro siano messe a disposizione dell’esercito infrastrutture moderne con le rispettive piazze di esercitazione assicurando da una parte la creazione di posti di lavoro e dall’altra un indotto economico per la regione.

La complementarietà tra i progetti può sicuramente rivelarsi la mossa vincente per mettere a disposizione di tutti una zona interessante: per lo svago se pensiamo ai turisti, al transito per coloro che si occupano di trasporti e per la qualità di vita se ci riferiamo alle famiglie. Proprio la possibilità di una vita migliore e un numero maggiore di soluzioni professionali limiteranno lo spopolamento delle zone periferiche.
Di questo scenario ne beneficerebbe certamente tutto il Canton Ticino.

Vi ringrazio per l’attenzione e auguro buon proseguimento del viaggio.

 

 

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

07 giugno 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili Signore ed egregi Signori,

è con grande piacere che porgo a voi tutti il saluto del Consiglio di Stato e in particolare del Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari, che raggruppa, quale “Federazione mantello”, le sei associazioni di Categoria presenti nel nostro Cantone.
Colgo l’occasione di salutare i rappresentanti delle stesse presenti oggi in sala.

“I fiduciari sono una componente rilevante della realtà economica ticinese e vogliono essere protagonisti del suo futuro”.
Così si esprimeva la Presidente Cristina Maderni nel corso del Forum annuale dello scorso ottobre organizzato a Vezia; un concetto pienamente condivisibile che permea anche l’Assemblea odierna incentrata sul titolo “Nuovi ruoli per nuovi scenari”.

Come ho avuto modo di evidenziare nei miei interventi tenuti dinnanzi a voi negli anni passati, parlando di piazza finanziaria ticinese si pensa spesso al ruolo giocato nella medesima dal settore bancario, senza tuttavia chinarsi sull’importanza delle attività dei fiduciari, che nel tempo hanno saputo adeguarsi – in maniera maggiormente dinamica rispetto ad altri settori – ai mutamenti che hanno toccato la nostra economia e di riflesso la nostra società.

Una dinamicità che, unita a una sviluppata capacità di adattamento insita nella vostra funzione, ha permesso a voi tutti di rendere la vostra attività ancora più flessibile nei differenti rami dell’economia.

Un aspetto che costituisce certamente un valore aggiunto nella necessità – che vale per tutti, dall’economia privata a quella pubblica – di ricalibrare il proprio ruolo in base ai nuovi scenari, come l’avvio dello scambio automatico di informazioni, che contraddistinguono il nostro mondo in continua evoluzione.

Questa capacità, che definirei di resilienza, dei fiduciari, di voi tutti, non può essere tuttavia fine a sé stessa e prescindere dalla presenza generale in una determinata economia di condizioni quadro adatte allo sviluppo economico del tessuto sociale.
In questo senso, penso alla recente decisione del Popolo di approvare la prima tappa della riforma fiscale e sociale, nata dall’esigenza in particolare di migliorare l’attrattività fiscale del Ticino nel contesto intercantonale e di mitigare il rischio di fuga dei buoni contribuenti, un rischio segnalato anche dalla Federazione.

Una riforma che coniuga in maniera complementare obiettivi di natura fiscale e sociale e che costituisce un primo passo verso il rinnovamento del nostro quadro normativo tributario, tenendo conto dei cambiamenti in atto in ambito fiscale internazionale e federale nonché del posizionamento del nostro Cantone a livello intercantonale.

Oltre alla fiscalità competitiva, uno dei fattori di attrattiva di un Paese, con riferimento anche agli ambiti di competenza del Dipartimento delle istituzioni che dirigo, è quello della sicurezza.

Nel 2017 sono stati 14 gli arresti effettuati dalla Polizia cantonale per reati economico finanziari. Tra le 267 inchieste di polizia (preciso, di Polizia e non Ministero pubblico) ancora aperte in questo ambito, i reati maggiormente denunciati si confermano la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro.
Molte di queste indagini riguardano intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un organo di autodisciplina.

Questi dati confermano la necessità di disporre di una vigilanza efficace, a tutela dei clienti e della nostra piazza finanziaria.
E i dati relativi all’attività svolta in modo autonomo nel 2017 dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario dimostrano una vigilanza viva e presente sul nostro territorio, che comprende oltre 1’800 professionisti autorizzati ad esercitare giusta la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario.

Per fornire qualche cifra: la sezione ispettiva dell’Autorità di vigilanza ha trattato lo scorso anno 238 incarti.
Essa ha suddiviso il proprio operato fra indagini finalizzate all’accertamento del possesso dell’autorizzazione all’esercizio della professione e il perseguimento penale per l’esercizio abusivo della professione di fiduciario. Queste indagini sono sfociate quindi in 18 decreti d’accusa. Numeri che testimoniano, a mio parere, la necessità di sorvegliare il settore in cui operate.

Un settore quello del mondo finanziario, come detto in precedenza, in continua evoluzione, anche per complessità delle regole del gioco, e che comporta per voi tutti delle sfide impegnative da affrontare, con la flessibilità che vi contraddistingue.
E tra le nuove regole del gioco, come noto, il Legislatore federale intende introdurre, con la votazione finale prevista alle Camere federali il 15 giugno prossimo, la Legge sui servizi finanziari e la Legge sugli istituti finanziari.
Mentre la Legge sui servizi finanziari intende disciplinare l’offerta di strumenti finanziari nonché le condizioni inerenti la prestazione di servizi finanziari, la Legge sugli istituti finanziari disciplinerà l’ambito della vigilanza differenziata sui fornitori di servizi finanziari che, in qualsiasi forma, esercitano la gestione patrimoniale.

Due leggi che mirano a creare pari opportunità di concorrenza per gli intermediari finanziari e intendono proteggere maggiormente i clienti privati di banche e di gestori patrimoniali dagli investimenti a rischio, come detto, anche attraverso la sorveglianza.
Due leggi che introdurranno quindi dei “nuovi attori e dei nuovi scenari”, per riprendere il titolo dell’Assemblea generale ordinaria odierna.
Nuovi scenari ai quali il Consiglio di Stato, nel contesto della consultazione sui progetti avvenuti nell’ottobre 2014, aveva risposto con un’analisi critica su vari punti, pur dicendosi favorevole sia al principio di una regolamentazione federale unitaria comprendente tutti gli attori del settore finanziario estesa in particolare anche ai gestori patrimoniali e alle società di gestione patrimoniale, sottoposti solo in Ticino a disciplinamento tramite la Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciari, sia allo scopo di base delle due leggi, ossia la protezione del consumatore che usufruisce di servizi finanziari.
Alla luce della possibile entrata in vigore di queste due nuove leggi a metà 2019/inizio 2020, cosa si prospetta per la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari?

Di certo una revisione parziale, derivante dai necessari adeguamenti imposti dalla legislazione federale.
A mente del Dipartimento, tenuto conto dell’importanza economica del settore e delle esperienze positive fatte con la legge in vigore – che rammento ha avuto in Svizzera un ruolo pionieristico – la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari va mantenuta. Seppur, come detto, con i correttivi imposti a livello legislativo, connessi al regime autorizzativo dei fiduciari finanziari in particolare. Nel corso dei prossimi mesi, verrà quindi elaborato un progetto di revisione che vi vedrà coinvolti.

E in quest’ottica di collaborazione costruttiva, tanto apprezzata dalla istituzioni, a beneficio di un importante settore dell’economia cantonale, concludo questo mio intervento, augurandovi un buon prosieguo nei lavori assembleari e ringraziandovi dell’attenzione.

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2018/2019

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2018/2019

28 maggio 2018 – Palazzo dei Congressi, Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

l’inaugurazione dell’anno giudiziario deve essere un momento privilegiato di dibattito pubblico sull’amministrazione della giustizia nel nostro Cantone. Scopo, a mio giudizio, dovrebbe essere quello di far emergere lo stato di attuazione delle riforme, i principali problemi, le possibili soluzioni suscettibili di migliorare la risposta di giustizia attesa dalla collettività.

Negli auspici del sottoscritto, l’anno 2018 avrebbe dovuto essere quello dell’inizio del riassetto dell’ordinamento giudiziario cantonale. “Giustizia 2018” è difatti la denominazione scelta del progetto da attuarsi in concomitanza con l’avvio dei rinnovi di gran parte della Magistratura al quale il Dipartimento che dirigo ha dato avvio nel 2011. Un progetto con lo scopo di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, capace di rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini e delle imprese che chiedono sì, la resa di una giustizia auspicata “giusta”, ma anche in tempi ragionevoli.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Questa frase era stata inserita nel Rapporto del Gruppo di studio di “Giustizia 2018” contenente delle prime proposte del progetto. Una frase nota tratta da “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, espressione di una classe politica che in realtà non voleva un miglioramento della condizione del popolo. Una frase che gli autori del Rapporto avevano voluto inserire quale monito e provocazione ai destinatari dell’auspicato miglioramento della situazione tramite un progetto che, di fatto, ha avuto e sta avendo l’indubbio pregio di far discutere gli attori tutti dell’ordinamento giudiziario cantonale. Rammenterete difatti le varie critiche, – molte delle quali più personali che oggettive – sul progetto definito di “pura cosmesi”, dell’assenza di un esame analitico della situazione, di proposte ritenute inefficaci quanto inutili che non sapevano cogliere le reali esigenze del settore, oltre che il coinvolgimento tardivo degli addetti ai lavori, eccetera.

Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono dei ripari e altri costruiscono dei mulini a vento. È un proverbio cinese che ben si adegua alla situazione che stiamo vivendo. Sapete che al Rapporto del Gruppo di studio posto in consultazione è seguita la costituzione di sette gruppi di lavoro volti a riorganizzare le Giudicature di pace, le Preture e le Autorità di protezione, il Tribunale di appello, l’Autorità penale di prima istanza, il Ministero pubblico, il settore delle contravvenzioni e infine la revisione totale della Legge sugli onorari dei magistrati. I rapporti dei vari gruppi di lavoro sono stati trasmessi al Governo che ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di procedere alla concretizzazione di alcuni di essi.
Con il cambiamento avvenuto due anni fa alla testa della Divisione della giustizia e dello staff di Direzione e i progetti prioritari del Governo, i tempi di concretizzazione dei vari messaggi si sono giocoforza dilatati.

Siamo ormai giunti al 2018. Il progetto denominato “Giustizia 2018” segue la propria strada, talvolta in salita, coinvolgendo tutti gli interessati e cercando il più ampio consenso tra gli addetti ai lavori. Un’ascesa più o meno ripida, reale o metaforica, come l’esistenza che ci contraddistingue. Ma la volontà del Dipartimento è quella di proseguire in questo percorso di riforma dell’ordinamento giudiziario e para-giudiziario cantonale da tempo avviato. Benché talvolta abbiamo assistito in questi anni all’effetto che definirei “della tela di Penelope”, l’amministrazione della giustizia implica un continuo adeguamento alle mutate esigenze della società, proprio perché ne è anche l’espressione. Pertanto, come Dipartimento delle istituzioni proseguiamo in questo cammino, che peraltro ha già visto in questi anni il raggiungimento di alcune mete, ma con delle priorità d’intervento ben definite.

Avantutto, primario è l’intervento di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto e quindi delle Autorità regionali di protezione. Autorità oggi amministrative, organizzate a livello comunale-intercomunale, che si prefiggono di garantire il bene e la protezione di adulti e bambini bisognosi, che a tal fine devono intervenire con decisioni dall’impatto importante sull’autonomia e la libertà delle persone interessate, toccando profondamente la vita di chi vi è confrontato. L’intervento organizzativo in questo delicato settore è ritenuto prioritario dal Dipartimento. La Divisione della giustizia, unitamente alla Camera di protezione e al suo Presidente Franco Lardelli – che tengo a ringraziare in questa sede – si stanno adoperando in maniera importante per la riorganizzazione dello stesso, una riorganizzazione che prospetta in ogni caso un passaggio di competenze dai Comuni al Cantone dell’ottantina di persone componenti le attuali sedici Autorità. Una riorganizzazione molto complessa e unica nel suo genere per dimensioni, che impone un’importante e precisa pianificazione in termini di risorse finanziarie, umane, logistiche e amministrative, aldilà del modello organizzativo – sia esso amministrativo o giudiziario – che in futuro sarà scelto dal Parlamento. Una prima decisione a beneficio dell’operatività delle Autorità di protezione verrà presa proprio nella sessione di Gran Consiglio che prenderà avvio quest’oggi, Parlamento che dovrà determinarsi su un messaggio governativo postulante la proroga delle periodo di decadenza organizzativa delle Autorità al 2020, determinandosi parimenti su un primo intervento di tipo informatico a beneficio dell’attività ivi svolta. Un primo passo, al quale ne seguiranno tanti altri, con lo scopo ultimo di migliorare il sistema e le risposte alla collettività, correggendo un’immagine non sempre positiva del settore della protezione del minore e dell’adulto.

Accanto a questo importante riassetto del settore della protezione del minore e dell’adulto, il Dipartimento intende proseguire con la riorganizzazione delle Giudicature di pace, del Ministero pubblico, del settore esecuzione pene e misure che coinvolge l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi come pure rivedendo la legge sugli onorari dei magistrati. Sono quindi tanti i cantieri aperti lungo la strada del progetto “Giustizia 2018”, cantieri importanti che richiedono il tempo adeguato per essere condivisi e discussi con tutti gli attori coinvolti e quindi concretizzati.

Ma questi cantieri non possono in ogni caso prescindere da risposte a domande che a nome della collettività tutta, pongo da anni: quali sono i tempi della giustizia nel nostro Cantone? Essi rispondono alle aspettative della società?
Con riferimento al tema odierno della giornata di studio organizzata dalla CFPG che seguirà, quanti e quali incarti presso quali Autorità cantonali si prescrivono ogni anno? Tutte domande alle quali ad oggi non vi è una risposta, perlomeno pubblica.

Il Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura del 2017 presenta la consueta valutazione del funzionamento della giustizia cantonale, reputando il risultato complessivo raggiunto “lusinghiero”. Un mosaico che illustra risultati e difficoltà con tessere di colori chiari ma anche scuri, sui quali fondare il lavoro dell’anno giudiziario che si apre oggi. Un mosaico che palesa una giustizia cantonale viva e produttiva, anche se in taluni casi in affanno.

Nel contesto del rinvigorito dialogo tra il Dipartimento delle istituzioni e la Magistratura tradottosi negli incontri semestrali istituiti dallo scorso anno, ho invitato le Autorità giudiziarie cantonali a dare un riscontro concreto alle situazioni definite “preoccupanti” dal Consiglio della Magistratura. In particolare, ho richiesto loro in maniera del tutto costruttiva di compiere un’analisi circa la situazione complessiva delle singole Autorità giudiziarie, che tenga conto dalle risorse attualmente a disposizione e del loro utilizzo in relazione agli obiettivi annuali stabiliti e auspicati dagli Uffici giudiziari medesimi. Tradotto: come fare di più con le stesse risorse a disposizione, mediante interventi di tipo organizzativo interno, prima di chiederne di altre. Un esercizio che il Governo auspica da tutti gli Uffici dell’Amministrazione cantonale e che precede un possibile aumento del personale. In quest’ottica, l’indicazione, per esempio, circa la durata media di evasione delle procedure si rileva un elemento significativo in più per valutare le richieste in termini di risorse che giungono dalla Magistratura. Un indicatore che è possibile estrapolare, come risulta dal Rapporto del Consiglio della Magistratura 2017 nell’ambito dell’attività del Tribunale cantonale delle assicurazioni presieduta dal giudice Daniele Cattaneo. Un indicatore riconosciuto e conosciuto a livello federale, e penso a quanto indicato nel Rapporto di gestione annuale dei quattro Tribunali federali. Un indicatore ormai consolidato in tanti Cantoni svizzeri e, come visto, anche in Ticino, perlomeno presso il Tribunale cantonale delle assicurazioni.

L’analisi di funzionamento richiesta dal Dipartimento sarà un presupposto essenziale per un confronto trasparente e corretto tra l’Autorità giudiziaria e l’Autorità politica nel contesto della valutazione di possibili riorganizzazioni interne come pure un miglior impiego dei mezzi allocati alla Giustizia. Come disse in questa medesima occasione oltre dieci anni fa il mio predecessore alla direzione del Dipartimento delle istituzioni, Luigi Pedrazzini, “è ben lontana da noi l’intenzione di indebolire la Giustizia ticinese”. Ma al contrario. Con questa mia iniziativa, ieri come oggi, vogliamo che la Giustizia ticinese possa operare nel migliore dei modi in favore di cittadini e delle aziende. Se una decina di anni fa, i tempi dell’auspicata verifica critica dell’operato della Magistratura non sembravano maturi, oggi lo devono essere. La giustizia è indipendente: ma non dall’efficienza. Tengo a ribadirlo anche quest’anno. Il principio della separazione dei poteri non deve costituire un alibi per la Magistratura, nei confronti di se stessa, per non riflettere sul proprio funzionamento e per non autoregolarsi, anche tramite degli indicatori. In questo senso, il Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura del 2017 deve costituire la base per una riflessione generale del settore giudiziario cantonale in ottica costruttiva e di rafforzamento della Giustizia: perché un sistema giudiziario locale efficiente, efficace e dai tempi ragionevoli è un fattore essenziale dell’attrattività di una società e della sua economia.

L’anno giudiziario appena conclusosi ha visto concretizzarsi svariati importanti avvicendamenti in seno al potere giudiziario ai quali dedico questa parte finale del mio intervento odierno, rivolgendo quindi un sentimento di gratitudine a tutti coloro che si sono adoperati per la giustizia nelle varie autorità giudiziarie, commissioni, gruppi di lavoro, dedicandosi con quotidiano impegno, rigore e riservatezza alla loro funzione.

Sono lieto avantutto di dare il benvenuto ai giudici di pace e giudici di pace supplenti entrati in carica nel corso di questo ultimo anno giudiziario in dieci circondari, salutando e ringraziando nel contempo gli uscenti. Uno su tutti, Alfio Indemini, giudice di pace del Circolo della Magliasina per oltre 30 anni, che ha ricoperto la funzione di Presidente dell’Associazione dei giudici di pace, oggi assunta da Alain Pedrioli.

Un ringraziamento particolare vada all’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti e all’avv. Elisa Bianchi Roth, che nel corso dello scorso anno hanno assunto la funzione di pretore straordinario entrambe in ragione del 50% in sostituzione della Pretore del Distretto di Leventina Sonia Giamboni, assente per congedo famigliare. Un’esperienza positiva di condivisione di una carica giudiziaria a metà tempo che sta continuando tutt’oggi con il rientro parziale all’attività giudicante della Pretore titolare e sulla quale il Dipartimento si chinerà in futuro.

Auguri ai giudici e ai giudici supplenti del Tribunale d’appello che sono stati confermati per i prossimi dieci anni dal Parlamento e in particolare ai neoeletti giudici Francesca Verda Chiocchetti e Fulvio Campello, che entreranno entrambi in carica a giorni, in sostituzione dei già giudici Marco Lucchini e Raffaello Balerna, ai quali rinnovo i miei ringraziamenti per il loro operato in favore della Giustizia cantonale. Do inoltre il benvenuto con i migliori auspici ai novanta assessori giurati del Tribunale penale cantonale e ai sessanta della Corte di appello e di revisione penale che hanno dichiarato la loro fedeltà alla Costituzione e alle leggi nelle scorse settimane. Una figura, quella dell’assessore giurato, che il Popolo ticinese ha voluto annoverare quale espressione della partecipazione vera della cittadinanza nei processi penali nonché esempio di caparbietà ticinese e di alto rispetto della volontà popolare. Tengo quindi a ringraziare il giudice Matteo Cassina che ha presieduto nel corso di questi due anni il Tribunale d’appello. Un interlocutore primario per il Dipartimento che richiede sempre di più una collaborazione assidua anche su vari progetti non solo legislativi. Collaborazione che chiederemo anche al neo Presidente del Tribunale di appello Mauro Mini, certo che contribuirà in modo incisivo alla citata analisi interna del Tribunale, a beneficio dell’operatività complessiva dello stesso. Un ringraziamento vada parimenti alla Commissione amministrativa del Tribunale di appello per il lavoro svolto e alla Cancelliera.

Tra i nuovi Procuratori pubblici, saluto e rinnovo gli auguri per un proficuo operato ad Anna Fumagalli e Roberto Davide Ruggeri, che hanno sostituito i già procuratori pubblici Nicola Corti e Roberta Arnold, che parimenti ringrazio. Tengo altresì a ringraziare l’avvocato Cinzia Luzzi per l’operato che sta svolgendo e svolgerà ancora per qualche mese in favore del Ministero pubblico ticinese in qualità di procuratrice pubblica straordinaria in sostituzione della procuratrice pubblica Francesca Lanz, assente per congedo famigliare. Colgo quindi l’occasione per dare il benvenuto nella sua nuova funzione di Procuratore generale dal 1° luglio prossimo ad Andrea Pagani.

I miei auguri di buon lavoro, certo che la riconosciuta professionalità nonché l’istaurazione di una cultura di dirigenza, ti permetteranno di ottenere gli obiettivi prefissati, dando le giuste risposte alla domanda di Giustizia.

In conclusione, vorrei portare un saluto di commiato all’uscente Procuratore generale del Canton Ticino John Noseda, alla vigilia della pensione.
Caro John, una pagina della storia giudiziaria cantonale sarà a te indubbiamente dedicata. Magistrato appassionato e dedito al lavoro, dallo spiccato spirito di giustizia e dall’indubbia indipendenza, hai interpretato il ruolo di Procuratore generale assunto nel 2011 in maniera totalizzante. In questi sette anni al timone del Ministero pubblico, ti sei identificato nella Procura che hai saputo rappresentare verso l’esterno con fermezza e perseveranza. Non ti sei mai risparmiato, occupandoti di migliaia di incarti concernenti reati di ogni tipo, a discapito talvolta dell’amministrazione interna. Tengo a sottolineare la tua sempre grande disponibilità e il tuo fattivo apporto nelle tante consultazioni afferenti proposte di modifiche legislative cantonali e federali che ti sono state presentate. Ricordo altresì il tuo contributo significativo alla legislazione cantonale nei tanti gruppi di lavoro ai quali hai partecipato nel corso della tua lunga e appassionante carriera e dove hai saputo fungere da esempio di cultura giuridica, portando la tua preziosa esperienza acquisita negli anni tramite le tue varie attività lavorative, la partecipazione attiva alla vita politica cantonale e le esperienze associative. Un apporto costruttivo quanto critico che, ti assicuro, è sempre stato apprezzato e del quale il Dipartimento saprà tenerne conto. La tua forte carica umana che ti ha permesso di vivere pienamente anche l’aspetto ideale della tua professione, ma soprattutto la passione e il piacere per il tuo lavoro che ti ha portato anche a indignarti, di tanto in tanto anche in maniera eccessiva, ti hanno contraddistinto in questi anni di operato in favore della Giustizia, dove hai vissuto le più disparate stagioni della cronaca e i mutamenti culturali.

Caro John, grazie per il contributo che hai dato alla causa della Giustizia nel Canton Ticino. Ti giunga a nome mio personale e di tutti i presenti, il nostro sentimento di stima e la nostra riconoscenza per una vita intensa dedicata alla Giustizia e al Diritto, una vita guidata dalla passione e dallo spirito di servizio che ti accompagnerà anche in futuro e in tutte le nuove sfide affascinanti che di certo affronterai. Ti auguro il meglio per il nuovo capitolo della vita.

Discorso pronunciato in occasione dello Swiss Israel Day a Lugano

Discorso pronunciato in occasione dello Swiss Israel Day a Lugano

27 maggio 2018

Gentili signore, egregi signori

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito a partecipare a questo evento annuale dello Swiss Isreal Day, a conclusione quest’anno dell’Assemblea nazionale dei delegati dell’Associazione Svizzera-Israele, nell’anniversario della celebrazione per i 70 anni dalla costituzione dello Stato di Israele.
Il significativo sodalizio di amicizia tra i due paesi, fondato nel 1958 dall’Associazione Svizzera-Israele con Sezioni in ogni Cantone, testimonia la vitalità e il merito di questa modalità aggregativa che favorisce la conoscenza reciproca e la condivisione di culture e valori fondamentali sui quali si basa la nostra società.

Così facendo l’ASI interpreta e contribuisce fattivamente al raggiungimento dei tre obiettivi principali fissati in maniera congiunta da Confederazione e Cantoni nell’ambito del Programma di integrazione cantonale (PIC): il primo è di rafforzare la coesione sociale sulla base dei valori sanciti dalla Costituzione federale, il secondo è di promuovere un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione residente autoctona e straniera e infine il terzo è di garantire pari opportunità di partecipazione degli stranieri alla vita economica, sociale e culturale della Svizzera.

Il lavoro finora svolto dal mio Dipartimento con il Servizio per l’integrazione degli stranieri, ha permesso di concretizzare questi obiettivi generali con la realizzazione di oltre 90 progetti promossi da enti, associazioni, organizzazioni, comunità di stranieri e strutture ordinarie.

Uno degli obiettivi principali del nuovo PIC (2018-2021) è il maggiore e migliore coinvolgimento dei Comuni, il primo punto di contatto tra la popolazione straniera e le istituzioni, che rivestono un ruolo fondamentale nel processo d’integrazione sul nostro territorio.

Fra i progetti sostenuti dal Programma di integrazione cantonale troviamo anche quelli proposti dall’Associazione Svizzera-Israele Sezione Ticino, con incontri, conferenze, ricerche, momenti di condivisione di carattere socio-culturale, come per esempio, lo spettacolo di quest’anno presso il Teatro Foce di Lugano “ La farfalla risorsa” con letture e musiche ebraiche tra i primi del Novecento e gli anni della Shoah a Terezin.
Di particolare rilievo e importanza evidenzio la commemorazione annuale della Giornata della Memoria del 27 gennaio, che nel 2016 ha registrato un evento eccezionale presso il LAC con il concerto della German Radio Symphony Orchestra con due cori (israeliano e tedesco) per un totale di 150 elementi.

Con piacere saluto e ringrazio Adrian Weiss, presidente dell’ASI Ticino dal 2010, sempre attivo e propositivo anche quale membro autorevole della rinnovata Commissione cantonale per l’integrazione degli stranieri presieduta dal 2017 da Omar Gianora che saluto cordialmente.
La Svizzera è e rimane il frutto dell’unione fra popoli di lingua, religione e cultura differenti, che ha voluto affermare il principio dell’uguaglianza pur mantenendo ognuno le proprie peculiarità.
Dal 1291 il nostro paese è unito nella diversità, fonte di ricchezza per tutti.
Ed è proprio facendo convivere pacificamente persone diversissime fra loro che abbiamo costruito la nostra democrazia unica al mondo e invidiata a molti.
Il nostro è un paese nel quale la diversità non ci fa paura e dove l’uguaglianza non è definita dall’appiattimento delle identità regionali, bensì dai diritti ai quali tutti possono accedere se rispettano le regole.
Siamo un Paese che rappresenta un modello riuscito di integrazione: un processo quello dell’integrazione più che mai necessario ai giorni nostri.
Grazie agli strumenti che abbiamo messo a disposizione dei numerosi stranieri presenti sul nostro territorio, diamo loro l’opportunità di conoscere chi siamo, apprezzare le nostre tradizioni e farle proprie, senza per questo chiedere loro di dimenticare la loro storia e la loro provenienza.

Come Cantone stiamo lavorando per poter garantire un’adeguata coesione sociale.
Dobbiamo insistere per evitare fenomeni di ghettizzazione, di esclusione e di emarginazione che potrebbero sfociare in forme di radicalizzazione violenta e rappresentare una possibile minaccia per tutti noi, se non scoperte per tempo e gestite correttamente.
Nei prossimi mesi il mio Dipartimento metterà a disposizione della popolazione un portale internet di prevenzione su questo tema.

In questo modo sono certo che potremo scongiurare anche la possibilità che si creino delle pericolose società parallele, nelle quali si potrebbero istaurare delle ideologie estremiste, e impegnarci quindi a favore di una maggiore sicurezza per tutta la popolazione residente in Ticino.

Il mio appello è di affrontare il presente e il futuro con razionalità ed equilibrio, identificando le paure senza banalizzarle, assicurando l’incontro fra culture diverse e chiedendo a tutti il rispetto della convivenza civile democratica e liberale.

Discorso in occasione dell’Assemblea ticinese dei giudici di pace

Discorso in occasione dell’Assemblea ticinese dei giudici di pace

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 26 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10514444

Bellinzona, 26 maggio 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

è con il consueto piacere che porgo a voi tutti il saluto del Consiglio di Stato e del Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione ticinese dei giudici di pace.
Un saluto che non può che essere incentrato su un tema d’attualità che riguarda da vicino le Giudicature di pace, ovvero quello relativo alla riorganizzazione del settore, le cui discussioni sono iniziate nel 2013 nel contesto del progetto denominato “Giustizia 2018”.
Il progetto generale di riforma della Giustizia ticinese continua sotto l’egida della Divisione della giustizia, coinvolgendo tutti gli interessati, e sta seguendo la sua strada, talvolta anche in salita.
Un progetto che ha avuto e sta avendo il merito di far discutere gli attori coinvolti su temi importanti relativi alla Giustizia ticinese e alla necessità di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che risponda alle esigenze dei cittadini.
Nello specifico delle Giudicature di pace, rammento come nel 2013 il Consiglio di Stato abbia costituito un apposito Gruppo di lavoro, coordinato dall’allora Direttore della Divisione della giustizia Giorgio Battaglioni e del quale facevano parte l’ex Presidente dell’Associazione ticinese dei giudici di pace Alfio Indemini nonché l’attuale Presidente Alain Pedrioli.
Le risultanze del Gruppo di lavoro sono quindi sfociate in un progetto di Messaggio governativo posto in consultazione dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, ad inizio del 2018; consultazione dalla quale sono scaturiti alcuni aspetti che necessitano di ulteriori approfondimenti.
Avantutto v’è l’ormai nota – dato che è stata altresì riportata dai media –, presa di posizione del Consiglio della Magistratura, mediante la quale l’organo di vigilanza del Potere giudiziario ha espresso i propri dubbi sulla costituzionalità della figura del giudice di pace ticinese, in particolare dal profilo della sua formazione di base, basandosi su una sentenza del Tribunale federale del 2007.
Una presa di posizione che stupisce segnatamente a livello delle tempistiche, dato che il Consiglio della Magistratura era già presente a suo tempo all’interno del Gruppo di lavoro istituito nell’ambito di “Giustizia 2018”.
Accanto alla presa di posizione del Consiglio della Magistratura, che pone delle questioni rilevanti per quanto attiene all’essenza della figura del giudice di pace ticinese, durante la procedura di consultazione sono stati evidenziati altri elementi di natura maggiormente operativa che esigono di ulteriori approfondimenti.

Tra di essi si segnala

  • il carico di lavoro stimato per giudice di pace alla base del nuovo assetto dei circondari (400-450 incarti all’anno per giudice di pace), da rivalutare in base alla reale e diversificata attività del giudice di pace;
  • lo statuto del giudice di pace all’interno dell’Amministrazione cantonale, da chiarire, in particolare a livello previdenziale, a fronte pure del nuovo sistema retributivo proposto;
  • il ruolo del giudice di pace supplente, la cui eventuale abolizione potrebbe comportare un impatto sull’attività complessiva del settore da verificare;
  • l’ambito legato alla formazione di base e continua dei giudici di pace, ritenuto da più parti – a cominciare dal Dipartimento delle istituzioni – prioritario e da rafforzare.

In sostanza, dunque, dalla procedura di consultazione è emerso un quadro differente rispetto a quello ipotizzato dal Gruppo di lavoro di “Giustizia 2018”, che esige un ulteriore esame.
Un quadro per il quale il Dipartimento delle istituzioni ha prontamente reagito, unitamente al Consiglio di Stato che di recente ha preso le seguenti decisioni.
Da un lato, il Governo ha richiesto un parere giuridico esterno a due Professori di diritto dell’Università di Neuchâtel riferito alla costituzionalità del giudice di pace ticinese, il cui termine di consegna è previsto indicativamente entro la fine del mese di giugno 2018.
Dall’altro, il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, istituirà un Gruppo di progetto che, con uno spirito volto alla concretezza, approfondisca i punti aperti della riorganizzazione, proponendo al Governo delle misure puntuali tese a migliorare l’attività del settore.
L’inizio dei lavori del Gruppo di progetto è atteso per il prossimo mese di luglio, dopo la consegna del parere giuridico esterno.
Il Gruppo di progetto sarà composto primariamente dai rappresentanti della Divisione della giustizia e dell’Associazione ticinese dei giudici di pace, che si avvarranno del supporto dei vari attori settoriali a dipendenza delle tematiche affrontate (vedi ad esempio sistema previdenziale, onorari e formazione).
L’opportunità di istituire un Gruppo di progetto è rafforzata dal rinvigorito rapporto istituzionale tra il Dipartimento delle istituzioni, e per esso la Divisione della giustizia, e l’Associazione ticinese dei giudici di pace, che più di tutti può toccare con mano la condizione generale delle Giudicature di pace.
Un rapporto istituzionale i cui canali di dialogo e collaborazione sono contraddistinti da uno spirito costruttivo, che ha preso forma di recente nella formazione continua inerente alla procedura civile, avviata con una buona rispondenza nel mese di aprile grazie alla disponibilità del Pretore di Lugano avv. Francesco Trezzini, che tengo a ringraziare nuovamente in questa sede.
Questo ciclo di formazione s’inserisce coerentemente con l’irrobustimento della formazione dei giudici di pace, oggetto anche del progetto di Messaggio di riorganizzazione, ritenuto una priorità.
In questo senso, il Dipartimento delle istituzioni intende proseguire con la politica di rafforzamento della formazione dei giudici di pace in collaborazione con l’Associazione: in discussione v’è ad esempio una formazione di base obbligatoria per i nuovi giudici e giudici supplenti eletti.

In conclusione di questo mio intervento – e alla luce di quanto espostovi brevemente –, vi confermo che, vista l’impossibilità di procedere in tempi rapidi con una riforma complessiva delle Giudicature di pace, per il prossimo rinnovo delle cariche, previsto nel 2019, verrà mantenuto il sistema attualmente in vigore.
Come sapete, il 10 febbraio 2019 sono in programma le votazioni popolari per i 38 giudici di pace e i 38 giudici di pace supplenti nei 38 circoli del Cantone, alla luce della scadenza del mandato decennale 2009-2019 al
31 maggio 2019.
Nel prossimo periodo decennale di nomina, il Consiglio di Stato procederà quindi con una revisione puntuale secondo gli approfondimenti effettuati dal Gruppo di progetto – all’interno del quale l’Associazione ticinese dei giudici di pace svolgerà, come detto, un ruolo centrale – e dal Dipartimento delle istituzioni.
In quest’ottica, un fattore essenziale sarà trovare il giusto equilibrio tra le necessità organizzative e quelle legate al mantenimento dei valori che contraddistinguono la figura del giudice popolare ticinese, che il Dipartimento delle istituzioni auspica emergano nel parere giuridico esterno.
Il rischio, infatti, sul quale attiro la vostra attenzione e che vi propongo quale spunto di riflessione in questa giornata dedicata al giudice di pace, è che un’organizzazione troppo “strutturata” – non solo in termini organizzativi – porti infine a snaturare la figura del giudice di pace popolare senza formazione giuridica di base, con contestuale perdita di una figura giudiziaria laica eletta dal popolo.
Una dinamica che il Dipartimento delle istituzioni vuole scongiurare, valorizzando la figura del giudice di pace anche mediante il rafforzamento, già in atto, della formazione, e altre misure che verranno implementate con l’obiettivo di migliorare l’attività di questo peculiare quanto fondamentale settore della Giustizia ticinese, che più di tutti è vicino al cittadino e al territorio.

Discorso all’Assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

Discorso all’Assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

– Fa stato il discorso orale –

Signor Presidente, Signor Sindaco, Signori Municipali, Signori rappresentanti delle Sezioni di Salvataggio, Gentili Signore, egregi Signori,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare ai vostri lavori assembleari. Questa per me è l’occasione per un aggiornamento sulle attività in corso e sullo stato dei progetti della vostra Società ed anche per esprimervi tutta la riconoscenza del Governo per il lavoro svolto sia nell’ambito dei soccorsi, della formazione e della sensibilizzazione, nella maggior parte dei casi improntato sul volontariato. E con i tempi che corrono, vi assicuro che non è per nulla scontato.

Sempre di più, tanto per entrare in argomento, i media durante la bella stagione riportano notizie d’incidenti e annegamenti che avvengono sui corsi d’acqua nel nostro Paese. Le statistiche ci dicono però che negli ultimi anni il Ticino è sfuggito a questa regola grazie alla realizzazione del programma di prevenzione “Acque sicure”, condotto dal mio Dipartimento in collaborazione con l’omonima Commissione consultiva del Consiglio di Stato, il cui obiettivo principale è di informare residenti e turisti sui rischi che si nascondono nelle acque della nostra regione.

Questi progressi si sono verificati nonostante il numero crescente di bagnanti presenti sui nostri laghi e fiumi, oltre all’incremento di persone appassionate delle attività sportive estreme, che sfruttano la particolare conformazione delle nostre valli, spingendosi in zone poco esplorate e non esenti da pericoli. Aggiungerei che con l’esplosione dei social media, le persone si spingono sempre di più alla ricerca di immagini spettacolari, sottovalutando spesso le più elementari regole di sicurezza. Inoltre, nel nostro Cantone, oltre alla popolazione locale, aumenta sempre di più la presenza di persone e gruppi provenienti dalla Svizzera interna e dall’Italia, attratte da allettanti proposte turistiche. Un esempio, come forse tutti ricorderanno, riguarda l’invasione della Val Verzasca della scorsa estate da parte dei cittadini della vicina Lombardia, affascinati dalle acque verdi della nostra valle perché paragonate addirittura a quelle delle lontane Maldive.

La collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni e la commissione ha portato dei risultati molto incoraggianti, poiché il numero d’incidenti e di annegamenti è sensibilmente calato. Nell’anno appena concluso si sono verificati purtroppo 5 incidenti mortali, di cui 3 annegamenti nei laghi e 2 nei fiumi durante la pratica del canyoning. Alla base del successo c’è stata un’ampia attività di sensibilizzazione e d’informazione per le persone che non valutano correttamente i pericoli che si nascondono sui corsi d’acqua e non sanno reagire alle situazioni di difficoltà così come una serie di misure più infrastrutturali realizzate direttamente sul territorio nei pressi di luoghi considerati a rischio.

Oltre alle campagne di prevenzione promosse con l’affissione di manifesti e la distribuzione di volantini, è stato svolto pure un importante lavoro di formazione per accrescere le competenze di soccorso in caso di bisogno, di sorveglianza e pattugliamento nelle zone o nei posti a rischio. Anche nelle scuole dell’infanzia e elementari, grazie a più enti tra cui il vostro, sono previsti dei momenti didattici incentrati sulla conoscenza del mondo acquatico e con la consegna agli allievi di materiale informativo da condividere con i propri famigliari. La maggior parte degli incidenti che coinvolgono dei bambini avvengono per la scarsa vigilanza dei genitori che sottovalutano i potenziali rischi legati all’acqua.

Ma se l’impegno del Dipartimento delle istituzioni dal 2001 ad oggi ha dato dei risultati concreti nell’opera di prevenzione sui fiumi, non possiamo dire che siamo arrivati al capolinea: ogni anno occorre informare nuovamente la popolazione residente e i turisti. Inoltre, da alcuni anni sono aumentati gli incidenti nei laghi: questo è dovuto a diversi fattori, quali ad esempio la scarsa conoscenza delle persone dei reali pericoli e dei propri limiti. Penso in particolare ai bambini e ai loro famigliari ma pure agli anziani, che fruiscono sempre di più dei laghi sottovalutando spesso il loro stato di salute e pure alla nuova categoria degli asilanti e dei migranti, che pur provenendo da Paesi marittimi non sanno quasi mai nuotare. E quando si parla di situazioni a rischio, vanno anche considerate l’apertura di nuove aree balneari e pure la riqualifica di zone in precedenza non idonee alla balneazione. Zone che attraggono molta gente.

Per questo motivo ho deciso di estendere le misure di prevenzione e informazione ai grandi specchi d’acqua, monitorando anche i luoghi di balneazione pubblica, cambiando e allargando il concetto che da “Fiumi sicuri” diventa “Acque sicure”.

Concludo evidenziando come i contenuti di questo progetto, lanciato 17 anni fa, e i risultati raggiunti sono stati molto apprezzati dagli addetti ai lavori di altre regioni della Svizzera tanto da farne un modello a cui ispirarsi. E se tutto ciò è stato possibile, è soprattutto merito dei nostri preziosi partner che lavorano con serietà e competenza per garantire alle persone l’indispensabile sicurezza. E quando parlo di partner, ci terrei particolarmente a citare le varie sezione della Società Svizzera di Salvataggio qui rappresentate.

Con la convinzione di poter contare anche in futuro sulla vostra preziosa collaborazione, vi ringrazio.

Il federalismo svizzero: il motore del nostro sistema politico

Il federalismo svizzero: il motore del nostro sistema politico

 

Discorso pronunciato in occasione della manifestazione di scambio degli auguri del Comune di Bissone
14 gennaio 2017

sono passati solo quattordici giorni dall’inizio del nuovo anno, per prima cosa rivolgo a tutti voi i migliori auguri per un sereno 2018!

Vi ringrazio, anche a nome del Consiglio di Stato, per il gradito invito a partecipare alla vostra tradizionale cerimonia di inizio anno. Un momento simbolico, che apprezzo particolarmente e che quest’anno ha un sapore diverso. Ebbene sì, perché quest’oggi l’espressione del nostro sistema federalista è più viva che mai: infatti, sotto lo stesso tetto – o meglio sotto lo stesso tendone – sono riuniti i rappresentanti dei tre livelli istituzionali. Il Consigliere federale Ignazio Cassis, i municipali dei Comuni della regione e il sottoscritto membro dell’Esecutivo cantonale, rappresentiamo in carne ed ossa l’essenza del nostro sistema politico: il federalismo svizzero.

Ed è proprio da qui che intendo partire quest’oggi: un federalismo tonico nei suoi tre livelli è da sempre la ricetta del nostro benessere. Un federalismo che come criterio fondamentale deve essere in grado di garantire la vicinanza tra le istituzioni e il cittadino.

Un assunto che sta alla base anche delle riflessioni che il Governo ha portato avanti negli ultimi anni con le riforme strutturali che concernono il Cantone da una parte e gli Enti locali dall’altra. L’obiettivo che tutti i livelli perseguono è quello di soddisfare con le modalità più adeguate i bisogni dei cittadini che da sempre sono al centro del nostro sistema democratico e del nostro processo decisionale. Una peculiarità che ci rende uno Stato forte e coeso che molti altri Paesi e popoli ci invidiano.

Il nostro sistema istituzionale trae la sua forza da due fattori: la vicinanza tra lo Stato e i suoi cittadini e la capacità delle nostre Istituzioni di affidare, su basi di democrazia diretta, i compiti necessari per la gestione della “cosa pubblica” al livello istituzionale più adeguato, sia esso quello comunale, cantonale o quello federale. E senza ombra di dubbio sono proprio i Comuni che rappresentano il tassello essenziale per la vita di tutti i cittadini. Per questa ragione la salute dei nostri enti locali è un ingrediente indispensabile per la ricetta di un federalismo moderno e in grado di adattarsi, capace di garantire le necessarie autonomie a tutti i livelli.Repubblica e Cantone Ticino Dipartimento delle istituzioni Pagina 2 N

Risulta di conseguenza inevitabile che nel nostro Cantone la politica di aggregazione sia il mezzo, e non lo scopo. È importante che ciascun livello istituzionale mantenga la propria autonomia, nel rispetto delle diversità ma soprattutto nella salvaguardia delle minoranze. Su queste basi il Consiglio di Stato – e il mio Dipartimento in primis – considera il Piano cantonale delle aggregazioni lo strumento più adatto per rafforzare l’istituto comunale sia dal punto di vista istituzionale che finanziario.

Negli scorsi mesi il Comune di Bissone ha deciso di non seguire la visione del Piano cantonale delle aggregazioni e di distanziarsi dal progetto aggregativo dei Comuni della Val Mara. Una scelta legittima che il Municipio ha preso in autonomia, confrontandosi anche con i miei collaboratori della Sezione degli enti locali. E a questo proposito tengo a ribadire – una volta ancora – che il PCA è una visione e non un’imposizione. Non si tratta infatti di una riforma vincolante che segna in modo obbligato il destino degli enti locali ticinesi. E proprio nel rispetto dei principi che reggono il federalismo svizzero, se non nei casi più estremi, saranno gli abitanti di ciascun Comune a esprimersi sulle aggregazioni che li concerneranno. Posso garantirvi che il Governo è ben intenzionato ad attenersi a questi principi. Siamo infatti convinti che la Riforma istituzionale debba proseguire sulla strada iniziata, escludendo la scorciatoia – che poco si concilia con i principi di autonomia locale – della votazione costituzionale a livello cantonale.

Per concludere, non dobbiamo poi dimenticare come tutti noi, ai diversi livelli istituzionali nei quali ci troviamo ad operare nell’interesse della popolazione, abbiamo un obiettivo comune: rimanere vicini alle esigenze di cittadini e aziende, dando risposte innovative e adattate alle singole realtà territoriali, assumendo la responsabilità al miglior livello sia esso il Comune, il Cantone o la Confederazione. Vogliamo rimanere competitivi, forti e innovativi come sistema, e il federalismo vissuto in colori rossocrociati è la base di questa nostra unicità.