Salviamo lo sport con nuove misure di sicurezza

Salviamo lo sport con nuove misure di sicurezza

Le polemiche per gli episodi violenti dello scorso 14 gennaio alla Valascia hanno occupato ampi spazi sui media. La recente operazione di polizia coordinata dal Ministero pubblico, con il fermo a domicilio degli indagati per necessità d’inchiesta, e le misure da me ipotizzate contro il tifo violento, hanno suscitato un forte malumore in particolare tra le tifoserie organizzate.
Non sono sorpreso, anche se il numero di persone che hanno espresso il loro disappunto è in verità alquanto ridotto. La maggioranza dei cittadini sembra invece aver capito e condiviso il lavoro del Ministero pubblico e le mie preoccupazioni, in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, di fronte all’escalation della violenza. La mia proposta di adottare misure più incisive ha quale obiettivo di consentire al pubblico di partecipare agli eventi sportivi in modo gioioso e spensierato, senza timori per la propria sicurezza.
Con rammarico, ho preso atto che nonostante l’attività di prevenzione e le campagne di sensibilizzazione, esistano tuttora persone che si recano nelle piste di ghiaccio o negli stadi con l’unico obiettivo di provocare problemi d’ordine pubblico, sfidando le forze dell’ordine, mettendo in pericolo l’incolumità degli spettatori e minacciando lo svolgimento regolare dell’evento.

Le nuove misure e l’effetto dissuasivo
Questi fatti non sono più tollerabili e vanno implementate misure più severe che consentano di sanzionare gli autori che danneggiano l’immagine dei club e non da ultimo quella del nostro Cantone. Nel mio ruolo, non posso correre il rischio di lasciare senza protezione il territorio per porre rimedio ai problemi che si verificano durante gli incontri non considerati a rischio. I dispositivi imponenti sono infatti adottati soltanto per gli eventi giudicati ad alto rischio.
La Polizia cantonale deve comunque garantire la sicurezza ed è quindi necessario rivedere costantemente il modo di proporsi, scegliendo misure che hanno già dimostrato la loro efficacia in contesti analoghi per l’effetto dissuasivo e per l’identificazione dei colpevoli. Tra queste, sicuramente l’abbinamento di un documento a un biglietto d’entrata e il riconoscimento facciale possono rivelarsi particolarmente utili.

La riduzione delle spese di sicurezza per tutti
L’implementazione di queste soluzioni può certamente infastidire una minoranza, trovando però un vasto consenso tra la popolazione. La Polizia deve continuare con l’attività di prevenzione per isolare pochi esagitati che rovinano gli eventi. Oltre ai danni materiali, spesso sono coinvolte persone che non hanno nessun legame con il tifo violento. Questo rischio tiene distante dalle piste intere famiglie e i loro figli, che preferiscono seguire le partite alla televisione. Qualcosa va inoltre fatto anche per ridurre il rischio di ferimenti nei ranghi delle forze dell’ordine.
Il fenomeno della violenza costa alla collettività ogni stagione delle cifre consistenti: rilevo che gli interventi di polizia sono soltanto in parte a carico dei club sulla base del concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive. Per il resto i costi, negli ultimi anni di poco inferiori ai tre milioni di franchi, sono totalmente a carico dei contribuenti.
La sicurezza privata è invece a carico dei club, così come le multe delle Federazioni inflitte per comportamenti inaccettabili, che non hanno nulla a che vedere con la passione per la propria squadra.
I soldi che i club devono spendere per la sicurezza, indicativamente attorno al mezzo milione di franchi all’anno, mancano nelle loro casse in particolare per il rafforzamento della squadra e per lo sviluppo del settore giovanile.

Mi preme ribadire a gran voce che il mio unico obiettivo è quello di garantire la sicurezza. Tutti devono avere la possibilità di partecipare agli eventi di aggregazione sportiva senza sentirsi minacciati. Per questo, mi impegnerò per trovare un accordo con le parti per adottare nuove misure già a partire dalla prossima stagione. L’augurio è quello di poter vivere in futuro delle manifestazioni in cui il tifo organizzato sia valorizzato per il suo modo di proporsi positivo, caratterizzato da coreografie e cori a sostegno della propria squadra.

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Un Ticino forte con comuni solidi

Il Consiglio di Stato, sulla base dell’istanza congiunta dei Municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio del 21 novembre scorso, ha deciso di istituire una commissione, composta dai sindaci e dai segretari comunali dei comuni, incaricata di elaborare un rapporto per l’aggregazione della Val Mara. Tra i comuni non figura Bissone, che ha deciso di non aderire a questo progetto.

I quattro comuni hanno ora l’opportunità di impegnarsi spontaneamente per la creazione del nuovo comune denominato “Val Mara”, ricalcando l’orientamento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un modo di procedere che consente di lavorare con maggiore libertà e con tempistiche più ampie, trattandosi di un progetto aggregativo spinto dal basso, ovvero promosso dai singoli comuni che mostrano il desiderio di unirsi senza l’imposizione dalle autorità cantonali. Queste ultime restano però sempre a disposizione per un supporto specialistico.
La collaborazione tra le parti è certamente un’ottima premessa per la buona riuscita di un processo che necessità di parecchi consensi.

Un’aggregazione per opportunità
Contrariamente ad altri progetti d’aggregazione necessari per sostenere i comuni non più in grado di far fronte ai compiti amministrativi e alle necessità finanziarie, con questa aggregazione si vuole cogliere l’opportunità di ammodernare e consolidare l’offerta di servizi al Cittadino.

Sono certamente felice che lo scenario auspicato dalle persone attive all’interno dei comuni della Val Mara rappresenti, in buona sostanza, la linea tracciata dal PCA. Questo significa che le aggregazioni già portate a termine hanno inciso positivamente sulla sensibilità della gente e sul territorio, creando il bisogno di ulteriori processi aggregativi per convivere con i cambiamenti della società che incidono anche sulle istituzioni più vicine ai cittadini.

I comuni che hanno deciso di confrontarsi con il processo aggregativo possono essere considerati simili per loro capacità di offrire una qualità di vita soddisfacente alla popolazione, con la messa a disposizione di numerosi servizi in una zona a forte vocazione residenziale, pure apprezzata per la sua proposta turistica, favorita dalla collocazione geografica tra il lago Ceresio e il Monte Generoso.

La ricerca di maggiore autonomia
Con questa scelta, è però chiara la volontà di rendersi ancora più autonomi e di garantirsi, con una dimensione più rilevante e un’organizzazione comunale più strutturata, una maggiore capacità decisionale. E ciò, senza perdere le peculiarità che caratterizzano questi territori, che a nord sentono la prossimità della Città di Lugano e a sud la vicinanza del Magnifico Borgo di Mendrisio.

L’obiettivo è quindi quello di dare maggiore potere a delle realtà già autonome a livello amministrativo, che vogliono però potenziare la propria struttura e offerta, incrementando la progettualità per predisporre un comune moderno e soprattutto solido, che sappia soddisfare le aspettative e i bisogni quotidiani della gente.

Ed è questo anche l’obiettivo del Piano cantonale delle aggregazioni, che disegna – con la partecipazione di tutti i Comuni e attori interessati – un Ticino moderno in modo da garantire un assetto istituzionale adeguato per affrontare le sfide future, tanto a livello cantonale come nel contesto nazionale e transfrontaliero.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono convinto che il Comune “Val Mara” saprà proporre alla popolazione delle prestazioni di qualità e diventare un importante interlocutore per il Cantone. Le motivazioni che animano i promotori di questa aggregazione consentiranno di raggiungere risultati concreti in tempi ragionevoli. E questo nell’interesse dei cittadini coinvolti che
potranno vivere in un contesto al passo con i tempi.

 

Vita dura per i criminali

Vita dura per i criminali

Doppio successo per la Polizia cantonale

Negli ultimi giorni la Polizia cantonale ha ottenuto due importanti successi operativi che hanno portato all’arresto di pericolosi malviventi attivi a livello internazionale. Nel corso di due distinte operazioni, sono stati fermati prima a Lugano quattro rapinatori di una pericolosa banda di ex militari dei Balcani e poi a Chiasso altri 5 ladri provenienti dal Sud Italia (ulteriori 7 delinquenti sono stati fermati su territorio italiano).

Questi arresti sono stati resi possibili grazie alla pianificazione e alla coordinazione della Polizia cantonale nonché al clima di collaborazione da me favorito instauratosi in questi anni tra i partner della sicurezza cantonale: nei casi specifici con la Polizia comunale di Lugano, la Polizia comunale di Chiasso e le Guardie di confine, coadiuvati dalle autorità di polizia svizzere, in particolare del Canton Zurigo, e da quelle della vicina penisola.

Sgominate due pericolose bande di criminali internazionali
Nel primo caso si è trattato del tentativo di rapina portato avanti dalla banda denominata “Pink Panthers”, conosciuta per le rapine perpetrate nelle gioiellerie di tutto il mondo. È stata fermata quando l’attacco al negozio di gioielli di Lugano stava iniziando. Tutti i malviventi sono stati arrestati e sono state sequestrate armi cariche a dimostrazione della pericolosità e determinazione dei rapinatori, che avrebbero agito nel giro di pochi minuti nel pieno centro cittadino.

Nel secondo caso si è trattato del tentativo di un furto con scasso con bottino ingente pianificato da una banda di ladri specializzata che ha preso di mira una ditta attiva nella logistica di valori. La banda ha cercato di introdursi nell’edificio per sottrarre dal caveau denaro e preziosi, con l’intenzione di creare una via d’accesso alla ditta. In questo caso, sotto sequestro è finito anche il materiale usato, quale una carotatrice in grado di bucare le pareti e dei sistemi informatici atti a neutralizzare il segnale d’allarme dell’azienda e addirittura la possibilità di collegamenti telefonici. I componenti della banda sono stati arrestati quando ancora si trovavano all’esterno dell’edificio.

Interventi sicuri e tempestivi
In entrambe le situazioni si è trattato di bande criminali altamente specializzate in colpi complessi con un importante valore in gioco. I rapinatori hanno preparato minuziosamente i loro attacchi criminali, utilizzando sofisticati mezzi e tecnologie d’avanguardia. Nelle due operazioni le forze dell’ordine hanno impiegato un numero proporzionato di agenti che hanno operato in sicurezza, bloccando tutti i malviventi senza ferimenti, seppure i criminali abbiano cercato di fuggire. Il buon risultato dimostra che è stato svolto un lavoro di elevata qualità e professionalità, in contesti impegnativi e non esenti da rischi. La collaborazione con altre forze dell’ordine svizzere e italiane ha inoltre permesso di operare con un grado di prontezza tale da scongiurare minacce per i cittadini.

Più sicurezza con le indagini preventive
La possibilità di svolgere delle indagini preventive risulta sempre più efficace grazie alle collaborazioni transfrontaliere e internazionali ormai consolidate, e fondamentali nella raccolta di tutte le informazioni indispensabili per preparare al meglio degli interventi impegnativi come quelli indicati in precedenza.

Quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono particolarmente fiero dei brillanti risultati raggiunti dalla Polizia cantonale e in senso più ampio dalle forze dell’ordine ticinesi e federali a distanza di pochi giorni. Si è trattato di un utile banco di prova nella lotta a bande criminali internazionali. Questo successo mi consente di dire che possediamo le competenze necessarie per rispondere ai pericoli che possono presentarsi in Ticino. E’ stato dimostrato che il nostro Cantone non è territorio di conquista, bensì un territorio dove sappiamo lavorare bene per la sicurezza di tutti i cittadini.

Norme moderne per la ristorazione

Norme moderne per la ristorazione

Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione

Dopo il primo pacchetto di modifiche ormai in vigore, il Governo ha messo in consultazione fino al prossimo 15 marzo una seconda serie di modifiche alla Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear). Si intende proporre uno snellimento delle norme che consideri i cambiamenti subentrati negli ultimi anni nel settore della ristorazione con le nuove abitudini di consumare pasti veloci e semplici, in risposta a uno stile di vita più frenetico. Sulla base dell’esito della consultazione, verrà presentata una proposta di modifica della Legge.

Cibi da asporto consumati sul posto
Con le modifiche consigliate, l’applicazione della Lear verrà estesa anche ai “take away” e ai “food truck” (cibi da asporto proposti in piccoli negozi e furgoncini itineranti), che vedranno la loro attività puntualmente regolamentata. Queste realtà, se lo riterranno opportuno, potranno offrire ai loro clienti la possibilità di consumare cibi e bevande sul posto, a condizione che si adeguino alle disposizioni vigenti. Più nel dettaglio, si parla della posa di un massimo di tre tavoli alti per un totale di dodici posti a sedere e della presenza di servizi igienici che non siano quelli assegnati al personale. Al tavolo non sarà però consentito il servizio.
Il mio Dipartimento propone a questi commerci gli strumenti che consentono di stare al passo con i tempi, pur sempre nel rispetto delle leggi. Chi invece non lo desidera, potrà proseguire con la medesima offerta, ovvero la semplice vendita di cibo come un negozio di alimentari. E’ evidente che le nuove regole diventeranno vincolanti e gli abusi saranno sanzionati in modo più severo.
L’agevolazione concessa a “take away” e “food truck”, sono convinto, non impatterà negativamente sui ristoratori. Si tratta di un’offerta integrativa e non concorrenziale, coinvolgendo due modi ben distinti di pensare alla ristorazione, con una clientela differente e con altre esigenze.

Lotta all’abuso di bevande alcoliche
Il problema del consumo smisurato di bevande alcoliche tra gli adolescenti deve essere affrontato con serietà, senza trascurare l’abuso da parte degli adulti. In Ticino abbiamo lavorato bene nella prevenzione della vendita di alcolici ai minori, vietandola fino alla maggiore età. E’ però fondamentale poter fare affidamento su sanzioni che permettono di intervenire in maniera più mirata e incisiva nei confronti di coloro che non rispettano le regole. In questo senso, le nuove modifiche di legge proposte consentiranno di sanzionare le trasgressioni in modo graduale con il divieto temporaneo di vendita di bevande alcoliche fino a giungere al divieto definitivo nei casi più gravi o ripetuti. I miei servizi prestano particolare attenzione a questa tematica che tocca una parte di popolazione più esposta che è quella dei nostri giovani.

Categorie degli esercizi pubblici e ruolo del gerente
E’ prevista una semplificazione delle categorie di esercizi pubblici con l’obiettivo di portare maggiore chiarezza nell’applicazione della legge e permettere agli esercenti una maggiore libertà di scelta a seconda del tipo di servizio che intendono offrire. I grotti, per il loro attaccamento al territorio e alle nostre tradizioni, saranno invece tutelati con un articolo legislativo specifico.
La presenza fisica del gerente non sarà più obbligatoria: in questo senso si intende dargli la possibilità di gestire più di un esercizio pubblico contemporaneamente. In ogni caso, si precisa, che non potrà essere impegnato professionalmente oltre il 100% del tempo.

Con il mio Dipartimento desidero assecondare e favorire il bisogno di ammodernamento e di semplificazione delle misure in vigore per la ristorazione, in ragione dell’accresciuta concorrenza e delle nuove regole di mercato, prestando la dovuta attenzione all’abuso di bevande alcoliche. Con questa seconda serie di modifiche della Lear, propomiamo di offrire delle norme sensate, soprattutto attuali, e che rispondono alle aspettative di oggi e di domani.

Ufficio migrazione: nuova procedura e maggiori controlli

Ufficio migrazione: nuova procedura e maggiori controlli

Il ministro della sicurezza ha presentato il primo bilancio della riorganizzazione

All’inizio della scorsa settimana, insieme al Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e al Capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari, ho presentato in conferenza stampa il primo bilancio della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, uno dei servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. Le cifre parlano d’altra parte chiaro: sono oltre 140’000 le pratiche registrate nel 2017, circa 178’000 i permessi attivi in Ticino e sono ben 58’000 in più rispetto a una quindicina di anni fa quando fu introdotta la libera circolazione delle persone.

La riorganizzazione, una delle misure del pacchetto di risanamento delle finanze voluta dal Consiglio di Stato, è il frutto di un ottimo lavoro di squadra portato avanti – in modo coordinato e nel rispetto delle competenze – dai servizi del mio Dipartimento, nello specifico l’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, la Segreteria generale e la Polizia cantonale, con lo scopo di introdurre una serie di misure utili a ottimizzare i processi di lavoro e a snellire l’iter burocratico. Infatti, dallo scorso dicembre tutte le domande per ottenere, rinnovare o modificare ogni genere di permesso devono essere presentate facendo capo alla nuova procedura guidata disponibile sul sito internet della sezione all’indirizzo web www.ti.ch/migrazione.

Le procedure guidate online
Il nuovo flusso comprende una serie di procedure guidate, gestite in modo dinamico, per agevolare l’utente nella preparazione della richiesta. La gestione della pratica è dunque favorita dal nuovo approccio e il servizio all’utente decisamente più preciso e tempestivo, ma soprattutto abbiamo detto addio alle lunghe code che si formavano agli sportelli dei nostri servizi. In quest’ottica il mio Dipartimento è particolarmente attento alla digitalizzazione dei servizi con l’obiettivo di semplificare le relazioni tra lo Stato e i cittadini e offrire all’utenza prestazioni al passo con i tempi.

Un filtro per le chiamate in entrata
Ma la riorganizzazione avviata lo scorso anno non è l’unica misura che ho introdotto. Infatti, oltre alla presenza online, dal 2015 è a disposizione dell’utenza anche il Contact center (quasi 136’000 contatti telefonici lo scorso anno). Si tratta di un’evoluzione del più noto “centralino” ed è un vero e proprio filtro ma anche un unico punto di contatto dove gli utenti possono ottenere tutte le informazioni di cui necessitano.

Maggior approfondimento delle pratiche
E poi rammento anche che, con l’obiettivo di rendere i servizi più performanti, tra le misure introdotte negli anni passati, abbiamo creato il Settore giuridico, che riceve le segnalazioni (quasi 16’000 nel 2017) – tra gli altri – dai Comuni, dalla Polizia, dalle Autorità giudiziarie e dai privati e accompagna le procedure interne di diritto amministrativo, integrando la collaborazione tra gli uffici in modo da combattere gli abusi. 

La misura sul casellario giudiziale
E da ultimo – ma non per importanza – tra i provvedimenti presi spicca la misura sul casellario giudiziale. Una misura di sicurezza introdotta nel 2015 con l’obiettivo di impedire a cittadini stranieri che si erano macchiati in passato di crimini – anche piuttosto efferati – di entrare a soggiornare o lavorare nel nostro Paese. Una misura che – non mi stancherò mai di ribadire – ha raccolto l’approvazione dei cittadini, del Parlamento e contro la quale nessun utente ha mai reclamato. E tengo a sottolineare che al momento è ancora in vigore e lo sarà fino alla ratifica dell’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.

I controlli della Polizia
Come ha evidenziato il Comandante della Polizia cantonale il ruolo della Gendarmeria nel nuovo processo consente di effettuare una serie di controlli supplementari a tutti coloro che intendono venire a lavorare nel nostro Paese. Il risultato? L’obbligo di dover sottoporre dei documenti direttamente alla polizia genera un evidente effetto dissuasivo. Ma con questa attività non siamo andati a gravare sul mandato del nostro corpo. Infatti, gli agenti rimangono sul territorio, e questo nuovo compito viene assolto dai collaboratori che già svolgevano delle incombenze più amministrative.

Con la riorganizzazione, ho dato seguito alla volontà del Popolo che a più riprese in votazione popolare ha chiesto un maggior controllo dell’immigrazione sul nostro territorio, una realtà unica rispetto al resto della Svizzera. Più controllo quindi e più sicurezza perché non vogliamo che alle nostre latitudini giungano per vivere o lavorare persone indesiderate o potenzialmente pericolose. Per la nostra sicurezza e la nostra libertà!

Tolleranza zero e controllo dell’identità all’entrata in pista!

Tolleranza zero e controllo dell’identità all’entrata in pista!

Dopo i disordini di domenica scorsa alla Valascia

 

I club cercano di inserire ogni anno nel calendario un paio di partite di domenica pomeriggio per dare l’opportunità alle famiglie di avvicinare i propri figli alla squadra del cuore. La scorsa domenica il momento di festa è però stato turbato dai gravi disordini avvenuti durante e dopo la partita, e causati da un ristretto gruppo di persone violente completamente disinteressate al risultato sportivo. In un attimo lo scenario è mutato e la gioia ha lasciato spazio alla preoccupazione, soprattutto negli occhi dei più piccoli.

La partita era stata definita a medio rischio sulla base di recenti tafferugli verificatisi lo scorso mese di ottobre. Per questo motivo la Polizia cantonale aveva potenziato il suo dispositivo per contenere eventuali disordini che si sono puntualmente verificati. Una sessantina di tifosi del Losanna e una quindicina gemellati con il club vodese in arrivo dalla Germania, sono giunti in Leventina con l’unico scopo di cercare lo scontro con la tifoseria locale. Le forze dell’ordine sono intervenute in modo puntuale prima fuori dalla pista e poi all’interno a supporto degli agenti della sicurezza privata. Sono stati momenti intensi, nei quali i tafferugli tra le due tifoserie non hanno fortunatamente causato feriti.

Sicurezza degli eventi sportivi da ottimizzare
Un episodio dal quale tutti dobbiamo trarre gli opportuni insegnamenti poiché, nonostante l’attività di prevenzione e di sensibilizzazione finora svolta, ci sono tuttora delle persone che si recano alle manifestazioni sportive soltanto per creare disagio e sfidare gli addetti alla sicurezza. Questo fatto mi porta a dire che, nonostante il buon lavoro offerto dai miei servizi, è giunto il momento di rivedere l’approccio con cui viene gestita la sicurezza degli eventi sportivi in Ticino, con particolare riferimento al disco su ghiaccio. Non si può restare in balia di situazioni imprevedibili e dal potenziale devastante, che obbligano una presenza di agenti di polizia sempre più imponente con il pericolo di lasciare scoperti altri compiti. Un rischio che come Direttore del Dipartimento delle istituzioni non sono più disposto a tollerare, anche perché un intervento post facto è molto più impegnativo e dispendioso.

Ogni biglietto associato a un nominativo
Sono assolutamente convinto che in Ticino non possiamo più prescindere dall’introduzione in tempi stretti di un sistema di controllo dell’identità che consenta di conoscere tutti i tifosi ospiti che entrano in pista. Ogni biglietto deve essere associato a un nominativo, in modo da poter procedere subito con una diffida o una pena più severa in caso di comportamenti punibili (violenza, danneggiamenti, fumogeni, torce e lancio di materiale in pista). Inoltre, l’obbligo di lasciare i propri dati, esercita un forte potere dissuasivo che contribuisce da solo alla spontanea riduzione delle situazioni critiche. Solo in questo modo riusciremo a tenere distanti i malintenzionati dalle piste.

Un dispositivo di prevenzione che funziona bene
In questo senso, a Zugo è stato implementato un interessante dispositivo di prevenzione e i risultati positivi di un approccio proattivo non si sono fatti attendere. Tutti i tifosi ospiti sono obbligati a presentare un documento oltre al biglietto d’ingresso, in modo da poter confrontare le generalità con i nominativi contenuti nella banca dati delle persone diffidate e, se del caso, bloccarne l’ingresso in pista. Oltre a ciò, viene pure scattata un immagine che consente il riconoscimento facciale, così da abbinare un volto a un nome nel caso in cui gli agenti di sicurezza o le telecamere interne evidenziassero dei modi di fare inopportuni. Tra questi figura necessariamente la dissimulazione del volto per rendersi irriconoscibili e vanificare il lavoro di prevenzione svolto.

Un sostanziale cambiamento d’approccio, che dove applicato, ha portato a risultati estremamente incoraggianti. Per questo motivo cercherò con il mio Dipartimento di approfondire la tematica con i principali attori coinvolti: la Polizia cantonale, la Federazione Svizzera di Hockey e i club sportivi. Si tratta di trovare delle soluzioni utili e soprattutto condivise che consentano agli appassionati di sport di accedere alle strutture in totale sicurezza.

 

Discorso all’Assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

Discorso all’Assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

– Fa stato il discorso orale –

Signor Presidente, Signor Sindaco, Signori Municipali, Signori rappresentanti delle Sezioni di Salvataggio, Gentili Signore, egregi Signori,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare ai vostri lavori assembleari. Questa per me è l’occasione per un aggiornamento sulle attività in corso e sullo stato dei progetti della vostra Società ed anche per esprimervi tutta la riconoscenza del Governo per il lavoro svolto sia nell’ambito dei soccorsi, della formazione e della sensibilizzazione, nella maggior parte dei casi improntato sul volontariato. E con i tempi che corrono, vi assicuro che non è per nulla scontato.

Sempre di più, tanto per entrare in argomento, i media durante la bella stagione riportano notizie d’incidenti e annegamenti che avvengono sui corsi d’acqua nel nostro Paese. Le statistiche ci dicono però che negli ultimi anni il Ticino è sfuggito a questa regola grazie alla realizzazione del programma di prevenzione “Acque sicure”, condotto dal mio Dipartimento in collaborazione con l’omonima Commissione consultiva del Consiglio di Stato, il cui obiettivo principale è di informare residenti e turisti sui rischi che si nascondono nelle acque della nostra regione.

Questi progressi si sono verificati nonostante il numero crescente di bagnanti presenti sui nostri laghi e fiumi, oltre all’incremento di persone appassionate delle attività sportive estreme, che sfruttano la particolare conformazione delle nostre valli, spingendosi in zone poco esplorate e non esenti da pericoli. Aggiungerei che con l’esplosione dei social media, le persone si spingono sempre di più alla ricerca di immagini spettacolari, sottovalutando spesso le più elementari regole di sicurezza. Inoltre, nel nostro Cantone, oltre alla popolazione locale, aumenta sempre di più la presenza di persone e gruppi provenienti dalla Svizzera interna e dall’Italia, attratte da allettanti proposte turistiche. Un esempio, come forse tutti ricorderanno, riguarda l’invasione della Val Verzasca della scorsa estate da parte dei cittadini della vicina Lombardia, affascinati dalle acque verdi della nostra valle perché paragonate addirittura a quelle delle lontane Maldive.

La collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni e la commissione ha portato dei risultati molto incoraggianti, poiché il numero d’incidenti e di annegamenti è sensibilmente calato. Nell’anno appena concluso si sono verificati purtroppo 5 incidenti mortali, di cui 3 annegamenti nei laghi e 2 nei fiumi durante la pratica del canyoning. Alla base del successo c’è stata un’ampia attività di sensibilizzazione e d’informazione per le persone che non valutano correttamente i pericoli che si nascondono sui corsi d’acqua e non sanno reagire alle situazioni di difficoltà così come una serie di misure più infrastrutturali realizzate direttamente sul territorio nei pressi di luoghi considerati a rischio.

Oltre alle campagne di prevenzione promosse con l’affissione di manifesti e la distribuzione di volantini, è stato svolto pure un importante lavoro di formazione per accrescere le competenze di soccorso in caso di bisogno, di sorveglianza e pattugliamento nelle zone o nei posti a rischio. Anche nelle scuole dell’infanzia e elementari, grazie a più enti tra cui il vostro, sono previsti dei momenti didattici incentrati sulla conoscenza del mondo acquatico e con la consegna agli allievi di materiale informativo da condividere con i propri famigliari. La maggior parte degli incidenti che coinvolgono dei bambini avvengono per la scarsa vigilanza dei genitori che sottovalutano i potenziali rischi legati all’acqua.

Ma se l’impegno del Dipartimento delle istituzioni dal 2001 ad oggi ha dato dei risultati concreti nell’opera di prevenzione sui fiumi, non possiamo dire che siamo arrivati al capolinea: ogni anno occorre informare nuovamente la popolazione residente e i turisti. Inoltre, da alcuni anni sono aumentati gli incidenti nei laghi: questo è dovuto a diversi fattori, quali ad esempio la scarsa conoscenza delle persone dei reali pericoli e dei propri limiti. Penso in particolare ai bambini e ai loro famigliari ma pure agli anziani, che fruiscono sempre di più dei laghi sottovalutando spesso il loro stato di salute e pure alla nuova categoria degli asilanti e dei migranti, che pur provenendo da Paesi marittimi non sanno quasi mai nuotare. E quando si parla di situazioni a rischio, vanno anche considerate l’apertura di nuove aree balneari e pure la riqualifica di zone in precedenza non idonee alla balneazione. Zone che attraggono molta gente.

Per questo motivo ho deciso di estendere le misure di prevenzione e informazione ai grandi specchi d’acqua, monitorando anche i luoghi di balneazione pubblica, cambiando e allargando il concetto che da “Fiumi sicuri” diventa “Acque sicure”.

Concludo evidenziando come i contenuti di questo progetto, lanciato 17 anni fa, e i risultati raggiunti sono stati molto apprezzati dagli addetti ai lavori di altre regioni della Svizzera tanto da farne un modello a cui ispirarsi. E se tutto ciò è stato possibile, è soprattutto merito dei nostri preziosi partner che lavorano con serietà e competenza per garantire alle persone l’indispensabile sicurezza. E quando parlo di partner, ci terrei particolarmente a citare le varie sezione della Società Svizzera di Salvataggio qui rappresentate.

Con la convinzione di poter contare anche in futuro sulla vostra preziosa collaborazione, vi ringrazio.

Il federalismo svizzero: il motore del nostro sistema politico

Il federalismo svizzero: il motore del nostro sistema politico

 

Discorso pronunciato in occasione della manifestazione di scambio degli auguri del Comune di Bissone
14 gennaio 2017

sono passati solo quattordici giorni dall’inizio del nuovo anno, per prima cosa rivolgo a tutti voi i migliori auguri per un sereno 2018!

Vi ringrazio, anche a nome del Consiglio di Stato, per il gradito invito a partecipare alla vostra tradizionale cerimonia di inizio anno. Un momento simbolico, che apprezzo particolarmente e che quest’anno ha un sapore diverso. Ebbene sì, perché quest’oggi l’espressione del nostro sistema federalista è più viva che mai: infatti, sotto lo stesso tetto – o meglio sotto lo stesso tendone – sono riuniti i rappresentanti dei tre livelli istituzionali. Il Consigliere federale Ignazio Cassis, i municipali dei Comuni della regione e il sottoscritto membro dell’Esecutivo cantonale, rappresentiamo in carne ed ossa l’essenza del nostro sistema politico: il federalismo svizzero.

Ed è proprio da qui che intendo partire quest’oggi: un federalismo tonico nei suoi tre livelli è da sempre la ricetta del nostro benessere. Un federalismo che come criterio fondamentale deve essere in grado di garantire la vicinanza tra le istituzioni e il cittadino.

Un assunto che sta alla base anche delle riflessioni che il Governo ha portato avanti negli ultimi anni con le riforme strutturali che concernono il Cantone da una parte e gli Enti locali dall’altra. L’obiettivo che tutti i livelli perseguono è quello di soddisfare con le modalità più adeguate i bisogni dei cittadini che da sempre sono al centro del nostro sistema democratico e del nostro processo decisionale. Una peculiarità che ci rende uno Stato forte e coeso che molti altri Paesi e popoli ci invidiano.

Il nostro sistema istituzionale trae la sua forza da due fattori: la vicinanza tra lo Stato e i suoi cittadini e la capacità delle nostre Istituzioni di affidare, su basi di democrazia diretta, i compiti necessari per la gestione della “cosa pubblica” al livello istituzionale più adeguato, sia esso quello comunale, cantonale o quello federale. E senza ombra di dubbio sono proprio i Comuni che rappresentano il tassello essenziale per la vita di tutti i cittadini. Per questa ragione la salute dei nostri enti locali è un ingrediente indispensabile per la ricetta di un federalismo moderno e in grado di adattarsi, capace di garantire le necessarie autonomie a tutti i livelli.Repubblica e Cantone Ticino Dipartimento delle istituzioni Pagina 2 N

Risulta di conseguenza inevitabile che nel nostro Cantone la politica di aggregazione sia il mezzo, e non lo scopo. È importante che ciascun livello istituzionale mantenga la propria autonomia, nel rispetto delle diversità ma soprattutto nella salvaguardia delle minoranze. Su queste basi il Consiglio di Stato – e il mio Dipartimento in primis – considera il Piano cantonale delle aggregazioni lo strumento più adatto per rafforzare l’istituto comunale sia dal punto di vista istituzionale che finanziario.

Negli scorsi mesi il Comune di Bissone ha deciso di non seguire la visione del Piano cantonale delle aggregazioni e di distanziarsi dal progetto aggregativo dei Comuni della Val Mara. Una scelta legittima che il Municipio ha preso in autonomia, confrontandosi anche con i miei collaboratori della Sezione degli enti locali. E a questo proposito tengo a ribadire – una volta ancora – che il PCA è una visione e non un’imposizione. Non si tratta infatti di una riforma vincolante che segna in modo obbligato il destino degli enti locali ticinesi. E proprio nel rispetto dei principi che reggono il federalismo svizzero, se non nei casi più estremi, saranno gli abitanti di ciascun Comune a esprimersi sulle aggregazioni che li concerneranno. Posso garantirvi che il Governo è ben intenzionato ad attenersi a questi principi. Siamo infatti convinti che la Riforma istituzionale debba proseguire sulla strada iniziata, escludendo la scorciatoia – che poco si concilia con i principi di autonomia locale – della votazione costituzionale a livello cantonale.

Per concludere, non dobbiamo poi dimenticare come tutti noi, ai diversi livelli istituzionali nei quali ci troviamo ad operare nell’interesse della popolazione, abbiamo un obiettivo comune: rimanere vicini alle esigenze di cittadini e aziende, dando risposte innovative e adattate alle singole realtà territoriali, assumendo la responsabilità al miglior livello sia esso il Comune, il Cantone o la Confederazione. Vogliamo rimanere competitivi, forti e innovativi come sistema, e il federalismo vissuto in colori rossocrociati è la base di questa nostra unicità.