Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2018/2019

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2018/2019

28 maggio 2018 – Palazzo dei Congressi, Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

l’inaugurazione dell’anno giudiziario deve essere un momento privilegiato di dibattito pubblico sull’amministrazione della giustizia nel nostro Cantone. Scopo, a mio giudizio, dovrebbe essere quello di far emergere lo stato di attuazione delle riforme, i principali problemi, le possibili soluzioni suscettibili di migliorare la risposta di giustizia attesa dalla collettività.

Negli auspici del sottoscritto, l’anno 2018 avrebbe dovuto essere quello dell’inizio del riassetto dell’ordinamento giudiziario cantonale. “Giustizia 2018” è difatti la denominazione scelta del progetto da attuarsi in concomitanza con l’avvio dei rinnovi di gran parte della Magistratura al quale il Dipartimento che dirigo ha dato avvio nel 2011. Un progetto con lo scopo di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, capace di rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini e delle imprese che chiedono sì, la resa di una giustizia auspicata “giusta”, ma anche in tempi ragionevoli.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Questa frase era stata inserita nel Rapporto del Gruppo di studio di “Giustizia 2018” contenente delle prime proposte del progetto. Una frase nota tratta da “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, espressione di una classe politica che in realtà non voleva un miglioramento della condizione del popolo. Una frase che gli autori del Rapporto avevano voluto inserire quale monito e provocazione ai destinatari dell’auspicato miglioramento della situazione tramite un progetto che, di fatto, ha avuto e sta avendo l’indubbio pregio di far discutere gli attori tutti dell’ordinamento giudiziario cantonale. Rammenterete difatti le varie critiche, – molte delle quali più personali che oggettive – sul progetto definito di “pura cosmesi”, dell’assenza di un esame analitico della situazione, di proposte ritenute inefficaci quanto inutili che non sapevano cogliere le reali esigenze del settore, oltre che il coinvolgimento tardivo degli addetti ai lavori, eccetera.

Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono dei ripari e altri costruiscono dei mulini a vento. È un proverbio cinese che ben si adegua alla situazione che stiamo vivendo. Sapete che al Rapporto del Gruppo di studio posto in consultazione è seguita la costituzione di sette gruppi di lavoro volti a riorganizzare le Giudicature di pace, le Preture e le Autorità di protezione, il Tribunale di appello, l’Autorità penale di prima istanza, il Ministero pubblico, il settore delle contravvenzioni e infine la revisione totale della Legge sugli onorari dei magistrati. I rapporti dei vari gruppi di lavoro sono stati trasmessi al Governo che ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di procedere alla concretizzazione di alcuni di essi.
Con il cambiamento avvenuto due anni fa alla testa della Divisione della giustizia e dello staff di Direzione e i progetti prioritari del Governo, i tempi di concretizzazione dei vari messaggi si sono giocoforza dilatati.

Siamo ormai giunti al 2018. Il progetto denominato “Giustizia 2018” segue la propria strada, talvolta in salita, coinvolgendo tutti gli interessati e cercando il più ampio consenso tra gli addetti ai lavori. Un’ascesa più o meno ripida, reale o metaforica, come l’esistenza che ci contraddistingue. Ma la volontà del Dipartimento è quella di proseguire in questo percorso di riforma dell’ordinamento giudiziario e para-giudiziario cantonale da tempo avviato. Benché talvolta abbiamo assistito in questi anni all’effetto che definirei “della tela di Penelope”, l’amministrazione della giustizia implica un continuo adeguamento alle mutate esigenze della società, proprio perché ne è anche l’espressione. Pertanto, come Dipartimento delle istituzioni proseguiamo in questo cammino, che peraltro ha già visto in questi anni il raggiungimento di alcune mete, ma con delle priorità d’intervento ben definite.

Avantutto, primario è l’intervento di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto e quindi delle Autorità regionali di protezione. Autorità oggi amministrative, organizzate a livello comunale-intercomunale, che si prefiggono di garantire il bene e la protezione di adulti e bambini bisognosi, che a tal fine devono intervenire con decisioni dall’impatto importante sull’autonomia e la libertà delle persone interessate, toccando profondamente la vita di chi vi è confrontato. L’intervento organizzativo in questo delicato settore è ritenuto prioritario dal Dipartimento. La Divisione della giustizia, unitamente alla Camera di protezione e al suo Presidente Franco Lardelli – che tengo a ringraziare in questa sede – si stanno adoperando in maniera importante per la riorganizzazione dello stesso, una riorganizzazione che prospetta in ogni caso un passaggio di competenze dai Comuni al Cantone dell’ottantina di persone componenti le attuali sedici Autorità. Una riorganizzazione molto complessa e unica nel suo genere per dimensioni, che impone un’importante e precisa pianificazione in termini di risorse finanziarie, umane, logistiche e amministrative, aldilà del modello organizzativo – sia esso amministrativo o giudiziario – che in futuro sarà scelto dal Parlamento. Una prima decisione a beneficio dell’operatività delle Autorità di protezione verrà presa proprio nella sessione di Gran Consiglio che prenderà avvio quest’oggi, Parlamento che dovrà determinarsi su un messaggio governativo postulante la proroga delle periodo di decadenza organizzativa delle Autorità al 2020, determinandosi parimenti su un primo intervento di tipo informatico a beneficio dell’attività ivi svolta. Un primo passo, al quale ne seguiranno tanti altri, con lo scopo ultimo di migliorare il sistema e le risposte alla collettività, correggendo un’immagine non sempre positiva del settore della protezione del minore e dell’adulto.

Accanto a questo importante riassetto del settore della protezione del minore e dell’adulto, il Dipartimento intende proseguire con la riorganizzazione delle Giudicature di pace, del Ministero pubblico, del settore esecuzione pene e misure che coinvolge l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi come pure rivedendo la legge sugli onorari dei magistrati. Sono quindi tanti i cantieri aperti lungo la strada del progetto “Giustizia 2018”, cantieri importanti che richiedono il tempo adeguato per essere condivisi e discussi con tutti gli attori coinvolti e quindi concretizzati.

Ma questi cantieri non possono in ogni caso prescindere da risposte a domande che a nome della collettività tutta, pongo da anni: quali sono i tempi della giustizia nel nostro Cantone? Essi rispondono alle aspettative della società?
Con riferimento al tema odierno della giornata di studio organizzata dalla CFPG che seguirà, quanti e quali incarti presso quali Autorità cantonali si prescrivono ogni anno? Tutte domande alle quali ad oggi non vi è una risposta, perlomeno pubblica.

Il Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura del 2017 presenta la consueta valutazione del funzionamento della giustizia cantonale, reputando il risultato complessivo raggiunto “lusinghiero”. Un mosaico che illustra risultati e difficoltà con tessere di colori chiari ma anche scuri, sui quali fondare il lavoro dell’anno giudiziario che si apre oggi. Un mosaico che palesa una giustizia cantonale viva e produttiva, anche se in taluni casi in affanno.

Nel contesto del rinvigorito dialogo tra il Dipartimento delle istituzioni e la Magistratura tradottosi negli incontri semestrali istituiti dallo scorso anno, ho invitato le Autorità giudiziarie cantonali a dare un riscontro concreto alle situazioni definite “preoccupanti” dal Consiglio della Magistratura. In particolare, ho richiesto loro in maniera del tutto costruttiva di compiere un’analisi circa la situazione complessiva delle singole Autorità giudiziarie, che tenga conto dalle risorse attualmente a disposizione e del loro utilizzo in relazione agli obiettivi annuali stabiliti e auspicati dagli Uffici giudiziari medesimi. Tradotto: come fare di più con le stesse risorse a disposizione, mediante interventi di tipo organizzativo interno, prima di chiederne di altre. Un esercizio che il Governo auspica da tutti gli Uffici dell’Amministrazione cantonale e che precede un possibile aumento del personale. In quest’ottica, l’indicazione, per esempio, circa la durata media di evasione delle procedure si rileva un elemento significativo in più per valutare le richieste in termini di risorse che giungono dalla Magistratura. Un indicatore che è possibile estrapolare, come risulta dal Rapporto del Consiglio della Magistratura 2017 nell’ambito dell’attività del Tribunale cantonale delle assicurazioni presieduta dal giudice Daniele Cattaneo. Un indicatore riconosciuto e conosciuto a livello federale, e penso a quanto indicato nel Rapporto di gestione annuale dei quattro Tribunali federali. Un indicatore ormai consolidato in tanti Cantoni svizzeri e, come visto, anche in Ticino, perlomeno presso il Tribunale cantonale delle assicurazioni.

L’analisi di funzionamento richiesta dal Dipartimento sarà un presupposto essenziale per un confronto trasparente e corretto tra l’Autorità giudiziaria e l’Autorità politica nel contesto della valutazione di possibili riorganizzazioni interne come pure un miglior impiego dei mezzi allocati alla Giustizia. Come disse in questa medesima occasione oltre dieci anni fa il mio predecessore alla direzione del Dipartimento delle istituzioni, Luigi Pedrazzini, “è ben lontana da noi l’intenzione di indebolire la Giustizia ticinese”. Ma al contrario. Con questa mia iniziativa, ieri come oggi, vogliamo che la Giustizia ticinese possa operare nel migliore dei modi in favore di cittadini e delle aziende. Se una decina di anni fa, i tempi dell’auspicata verifica critica dell’operato della Magistratura non sembravano maturi, oggi lo devono essere. La giustizia è indipendente: ma non dall’efficienza. Tengo a ribadirlo anche quest’anno. Il principio della separazione dei poteri non deve costituire un alibi per la Magistratura, nei confronti di se stessa, per non riflettere sul proprio funzionamento e per non autoregolarsi, anche tramite degli indicatori. In questo senso, il Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura del 2017 deve costituire la base per una riflessione generale del settore giudiziario cantonale in ottica costruttiva e di rafforzamento della Giustizia: perché un sistema giudiziario locale efficiente, efficace e dai tempi ragionevoli è un fattore essenziale dell’attrattività di una società e della sua economia.

L’anno giudiziario appena conclusosi ha visto concretizzarsi svariati importanti avvicendamenti in seno al potere giudiziario ai quali dedico questa parte finale del mio intervento odierno, rivolgendo quindi un sentimento di gratitudine a tutti coloro che si sono adoperati per la giustizia nelle varie autorità giudiziarie, commissioni, gruppi di lavoro, dedicandosi con quotidiano impegno, rigore e riservatezza alla loro funzione.

Sono lieto avantutto di dare il benvenuto ai giudici di pace e giudici di pace supplenti entrati in carica nel corso di questo ultimo anno giudiziario in dieci circondari, salutando e ringraziando nel contempo gli uscenti. Uno su tutti, Alfio Indemini, giudice di pace del Circolo della Magliasina per oltre 30 anni, che ha ricoperto la funzione di Presidente dell’Associazione dei giudici di pace, oggi assunta da Alain Pedrioli.

Un ringraziamento particolare vada all’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti e all’avv. Elisa Bianchi Roth, che nel corso dello scorso anno hanno assunto la funzione di pretore straordinario entrambe in ragione del 50% in sostituzione della Pretore del Distretto di Leventina Sonia Giamboni, assente per congedo famigliare. Un’esperienza positiva di condivisione di una carica giudiziaria a metà tempo che sta continuando tutt’oggi con il rientro parziale all’attività giudicante della Pretore titolare e sulla quale il Dipartimento si chinerà in futuro.

Auguri ai giudici e ai giudici supplenti del Tribunale d’appello che sono stati confermati per i prossimi dieci anni dal Parlamento e in particolare ai neoeletti giudici Francesca Verda Chiocchetti e Fulvio Campello, che entreranno entrambi in carica a giorni, in sostituzione dei già giudici Marco Lucchini e Raffaello Balerna, ai quali rinnovo i miei ringraziamenti per il loro operato in favore della Giustizia cantonale. Do inoltre il benvenuto con i migliori auspici ai novanta assessori giurati del Tribunale penale cantonale e ai sessanta della Corte di appello e di revisione penale che hanno dichiarato la loro fedeltà alla Costituzione e alle leggi nelle scorse settimane. Una figura, quella dell’assessore giurato, che il Popolo ticinese ha voluto annoverare quale espressione della partecipazione vera della cittadinanza nei processi penali nonché esempio di caparbietà ticinese e di alto rispetto della volontà popolare. Tengo quindi a ringraziare il giudice Matteo Cassina che ha presieduto nel corso di questi due anni il Tribunale d’appello. Un interlocutore primario per il Dipartimento che richiede sempre di più una collaborazione assidua anche su vari progetti non solo legislativi. Collaborazione che chiederemo anche al neo Presidente del Tribunale di appello Mauro Mini, certo che contribuirà in modo incisivo alla citata analisi interna del Tribunale, a beneficio dell’operatività complessiva dello stesso. Un ringraziamento vada parimenti alla Commissione amministrativa del Tribunale di appello per il lavoro svolto e alla Cancelliera.

Tra i nuovi Procuratori pubblici, saluto e rinnovo gli auguri per un proficuo operato ad Anna Fumagalli e Roberto Davide Ruggeri, che hanno sostituito i già procuratori pubblici Nicola Corti e Roberta Arnold, che parimenti ringrazio. Tengo altresì a ringraziare l’avvocato Cinzia Luzzi per l’operato che sta svolgendo e svolgerà ancora per qualche mese in favore del Ministero pubblico ticinese in qualità di procuratrice pubblica straordinaria in sostituzione della procuratrice pubblica Francesca Lanz, assente per congedo famigliare. Colgo quindi l’occasione per dare il benvenuto nella sua nuova funzione di Procuratore generale dal 1° luglio prossimo ad Andrea Pagani.

I miei auguri di buon lavoro, certo che la riconosciuta professionalità nonché l’istaurazione di una cultura di dirigenza, ti permetteranno di ottenere gli obiettivi prefissati, dando le giuste risposte alla domanda di Giustizia.

In conclusione, vorrei portare un saluto di commiato all’uscente Procuratore generale del Canton Ticino John Noseda, alla vigilia della pensione.
Caro John, una pagina della storia giudiziaria cantonale sarà a te indubbiamente dedicata. Magistrato appassionato e dedito al lavoro, dallo spiccato spirito di giustizia e dall’indubbia indipendenza, hai interpretato il ruolo di Procuratore generale assunto nel 2011 in maniera totalizzante. In questi sette anni al timone del Ministero pubblico, ti sei identificato nella Procura che hai saputo rappresentare verso l’esterno con fermezza e perseveranza. Non ti sei mai risparmiato, occupandoti di migliaia di incarti concernenti reati di ogni tipo, a discapito talvolta dell’amministrazione interna. Tengo a sottolineare la tua sempre grande disponibilità e il tuo fattivo apporto nelle tante consultazioni afferenti proposte di modifiche legislative cantonali e federali che ti sono state presentate. Ricordo altresì il tuo contributo significativo alla legislazione cantonale nei tanti gruppi di lavoro ai quali hai partecipato nel corso della tua lunga e appassionante carriera e dove hai saputo fungere da esempio di cultura giuridica, portando la tua preziosa esperienza acquisita negli anni tramite le tue varie attività lavorative, la partecipazione attiva alla vita politica cantonale e le esperienze associative. Un apporto costruttivo quanto critico che, ti assicuro, è sempre stato apprezzato e del quale il Dipartimento saprà tenerne conto. La tua forte carica umana che ti ha permesso di vivere pienamente anche l’aspetto ideale della tua professione, ma soprattutto la passione e il piacere per il tuo lavoro che ti ha portato anche a indignarti, di tanto in tanto anche in maniera eccessiva, ti hanno contraddistinto in questi anni di operato in favore della Giustizia, dove hai vissuto le più disparate stagioni della cronaca e i mutamenti culturali.

Caro John, grazie per il contributo che hai dato alla causa della Giustizia nel Canton Ticino. Ti giunga a nome mio personale e di tutti i presenti, il nostro sentimento di stima e la nostra riconoscenza per una vita intensa dedicata alla Giustizia e al Diritto, una vita guidata dalla passione e dallo spirito di servizio che ti accompagnerà anche in futuro e in tutte le nuove sfide affascinanti che di certo affronterai. Ti auguro il meglio per il nuovo capitolo della vita.

Discorso pronunciato in occasione dello Swiss Israel Day a Lugano

Discorso pronunciato in occasione dello Swiss Israel Day a Lugano

27 maggio 2018

Gentili signore, egregi signori

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito a partecipare a questo evento annuale dello Swiss Isreal Day, a conclusione quest’anno dell’Assemblea nazionale dei delegati dell’Associazione Svizzera-Israele, nell’anniversario della celebrazione per i 70 anni dalla costituzione dello Stato di Israele.
Il significativo sodalizio di amicizia tra i due paesi, fondato nel 1958 dall’Associazione Svizzera-Israele con Sezioni in ogni Cantone, testimonia la vitalità e il merito di questa modalità aggregativa che favorisce la conoscenza reciproca e la condivisione di culture e valori fondamentali sui quali si basa la nostra società.

Così facendo l’ASI interpreta e contribuisce fattivamente al raggiungimento dei tre obiettivi principali fissati in maniera congiunta da Confederazione e Cantoni nell’ambito del Programma di integrazione cantonale (PIC): il primo è di rafforzare la coesione sociale sulla base dei valori sanciti dalla Costituzione federale, il secondo è di promuovere un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione residente autoctona e straniera e infine il terzo è di garantire pari opportunità di partecipazione degli stranieri alla vita economica, sociale e culturale della Svizzera.

Il lavoro finora svolto dal mio Dipartimento con il Servizio per l’integrazione degli stranieri, ha permesso di concretizzare questi obiettivi generali con la realizzazione di oltre 90 progetti promossi da enti, associazioni, organizzazioni, comunità di stranieri e strutture ordinarie.

Uno degli obiettivi principali del nuovo PIC (2018-2021) è il maggiore e migliore coinvolgimento dei Comuni, il primo punto di contatto tra la popolazione straniera e le istituzioni, che rivestono un ruolo fondamentale nel processo d’integrazione sul nostro territorio.

Fra i progetti sostenuti dal Programma di integrazione cantonale troviamo anche quelli proposti dall’Associazione Svizzera-Israele Sezione Ticino, con incontri, conferenze, ricerche, momenti di condivisione di carattere socio-culturale, come per esempio, lo spettacolo di quest’anno presso il Teatro Foce di Lugano “ La farfalla risorsa” con letture e musiche ebraiche tra i primi del Novecento e gli anni della Shoah a Terezin.
Di particolare rilievo e importanza evidenzio la commemorazione annuale della Giornata della Memoria del 27 gennaio, che nel 2016 ha registrato un evento eccezionale presso il LAC con il concerto della German Radio Symphony Orchestra con due cori (israeliano e tedesco) per un totale di 150 elementi.

Con piacere saluto e ringrazio Adrian Weiss, presidente dell’ASI Ticino dal 2010, sempre attivo e propositivo anche quale membro autorevole della rinnovata Commissione cantonale per l’integrazione degli stranieri presieduta dal 2017 da Omar Gianora che saluto cordialmente.
La Svizzera è e rimane il frutto dell’unione fra popoli di lingua, religione e cultura differenti, che ha voluto affermare il principio dell’uguaglianza pur mantenendo ognuno le proprie peculiarità.
Dal 1291 il nostro paese è unito nella diversità, fonte di ricchezza per tutti.
Ed è proprio facendo convivere pacificamente persone diversissime fra loro che abbiamo costruito la nostra democrazia unica al mondo e invidiata a molti.
Il nostro è un paese nel quale la diversità non ci fa paura e dove l’uguaglianza non è definita dall’appiattimento delle identità regionali, bensì dai diritti ai quali tutti possono accedere se rispettano le regole.
Siamo un Paese che rappresenta un modello riuscito di integrazione: un processo quello dell’integrazione più che mai necessario ai giorni nostri.
Grazie agli strumenti che abbiamo messo a disposizione dei numerosi stranieri presenti sul nostro territorio, diamo loro l’opportunità di conoscere chi siamo, apprezzare le nostre tradizioni e farle proprie, senza per questo chiedere loro di dimenticare la loro storia e la loro provenienza.

Come Cantone stiamo lavorando per poter garantire un’adeguata coesione sociale.
Dobbiamo insistere per evitare fenomeni di ghettizzazione, di esclusione e di emarginazione che potrebbero sfociare in forme di radicalizzazione violenta e rappresentare una possibile minaccia per tutti noi, se non scoperte per tempo e gestite correttamente.
Nei prossimi mesi il mio Dipartimento metterà a disposizione della popolazione un portale internet di prevenzione su questo tema.

In questo modo sono certo che potremo scongiurare anche la possibilità che si creino delle pericolose società parallele, nelle quali si potrebbero istaurare delle ideologie estremiste, e impegnarci quindi a favore di una maggiore sicurezza per tutta la popolazione residente in Ticino.

Il mio appello è di affrontare il presente e il futuro con razionalità ed equilibrio, identificando le paure senza banalizzarle, assicurando l’incontro fra culture diverse e chiedendo a tutti il rispetto della convivenza civile democratica e liberale.

Nuotare in sicurezza grazie a prevenzione e sorveglianza

Nuotare in sicurezza grazie a prevenzione e sorveglianza

Modello di prevenzione apprezzato in Svizzera

Negli scorsi giorni è stata presentata la campagna di prevenzione per l’imminente stagione balneare. Durante la conferenza stampa mi sono commosso ascoltando le parole di Laura Basile, che lo scorso anno ha perso il marito in un incidente di canyoning in Valle Maggia. Suo marito, un professionista di questa pratica sportiva, è stato una delle cinque vittime del 2017. Sono tragedie che ci toccano da vicino e che vogliamo davvero evitare che si ripetano. Ringrazio la signora Basile per aver rafforzato il messaggio della nuova campagna con la sua toccante testimonianza. L’impegno del mio Dipartimento in collaborazione con la Commissione consultiva del Consiglio di Stato, dal 2001 ha permesso di conseguire risultati concreti. L’obiettivo resta sempre quello di elaborare una strategia comune di prevenzione e sorveglianza così da ridurre il numero di morti per annegamento.

Il passaggio da “Fiumi sicuri” a “Acque sicure”
Le statistiche dimostrano che gli specchi d’acqua ed i fiumi nascondono delle insidie. Da alcuni anni sono inoltre aumentati gli incidenti nei laghi, solitamente considerati meno impegnativi per l’assenza di mulinelli o l’innalzamento improvviso delle acque anche durante le giornate di bel tempo. Questa tendenza è dovuta a diversi fattori, tra i quali la scarsa conoscenza dei pericoli e dei propri limiti. Penso in particolare ai bambini ma anche agli anziani, senza dimenticare i migranti che hanno difficoltà nel nuoto. Le situazioni di rischio aumentano anche con l’apertura di nuove aree balneari. Ho così deciso di estendere le misure di prevenzione alle grandi superfici d’acqua, monitorando anche i luoghi di balneazione pubblica, con l’ampliamento del concetto da “Fiumi sicuri” a “Acque sicure”. La riduzione degli incidenti e degli annegamenti in Ticino si è verificata nonostante l’incremento del numero di bagnanti, ai quali vanno aggiunti gli appassionati delle attività sportive estreme e i numerosi turisti che raggiungono il nostro Cantone durante l’estate.

La sensibilizzazione sempre più puntuale
Il risultato positivo ottenuto nel corso degli anni è stato favorito da un’ampia attività di sensibilizzazione per coinvolgere le persone che non valutano o non sanno riconoscere le possibili situazioni di difficoltà. La nuova campagna pone l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici. Il rischio è sempre presente e fortemente connesso al nostro comportamento. Per l’occasione sono stati utilizzati supporti cartacei nelle tre lingue nazionali e in inglese e multimediali per avvicinare un ampio pubblico, dai bambini fino alle associazioni sportive. Una serie di video, proposti sui social media, presenteranno le principali situazioni di pericolo con cui si potrebbe essere confrontati. Gli opuscoli informativi, tradotti anche nelle principali lingue dei migranti grazie a un credito della Confederazione ottenuto tramite il Servizio integrazione degli stranieri del Dipartimento, e altro materiale promozionale saranno distribuiti agli operatori turistici, nei lidi e in numerosi esercizi pubblici. Verrà riproposto il servizio di pattugliamento quotidiano lungo i fiumi Maggia e Verzasca, e nel fine settimana e nei giorni festivi nella zona del Meriggio di Losone e alla Foce del Cassarate, mentre per gli appassionati di canyoning sarà attiva un’infoline delle officine idroelettriche. Di fondamentale importanza pure l’aiuto dei comuni nella posa di cartellonistiche specifiche lungo i fiumi e le rive dei laghi.

I contenuti di questo progetto, lanciato ormai 17 anni fa, e soprattutto i risultati ottenuti sono stati apprezzati dagli addetti ai lavori di altre regioni della Svizzera, tanto da farne un modello a cui ispirarsi nel piano federale di sicurezza delle acque. Di questo sono orgoglioso poiché l’attestazione di stima conferma la bontà del lavoro svolto. Non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza e per questo mi auguro di poter contare anche in futuro sulla collaborazione di tutti i partner operativi, tra cui le società di salvataggio e i comuni. La sicurezza sul nostro territorio passa anche dalle nostre acque.

Discorso in occasione dell’Assemblea ticinese dei giudici di pace

Discorso in occasione dell’Assemblea ticinese dei giudici di pace

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 26 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10514444

Bellinzona, 26 maggio 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

è con il consueto piacere che porgo a voi tutti il saluto del Consiglio di Stato e del Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione ticinese dei giudici di pace.
Un saluto che non può che essere incentrato su un tema d’attualità che riguarda da vicino le Giudicature di pace, ovvero quello relativo alla riorganizzazione del settore, le cui discussioni sono iniziate nel 2013 nel contesto del progetto denominato “Giustizia 2018”.
Il progetto generale di riforma della Giustizia ticinese continua sotto l’egida della Divisione della giustizia, coinvolgendo tutti gli interessati, e sta seguendo la sua strada, talvolta anche in salita.
Un progetto che ha avuto e sta avendo il merito di far discutere gli attori coinvolti su temi importanti relativi alla Giustizia ticinese e alla necessità di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che risponda alle esigenze dei cittadini.
Nello specifico delle Giudicature di pace, rammento come nel 2013 il Consiglio di Stato abbia costituito un apposito Gruppo di lavoro, coordinato dall’allora Direttore della Divisione della giustizia Giorgio Battaglioni e del quale facevano parte l’ex Presidente dell’Associazione ticinese dei giudici di pace Alfio Indemini nonché l’attuale Presidente Alain Pedrioli.
Le risultanze del Gruppo di lavoro sono quindi sfociate in un progetto di Messaggio governativo posto in consultazione dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, ad inizio del 2018; consultazione dalla quale sono scaturiti alcuni aspetti che necessitano di ulteriori approfondimenti.
Avantutto v’è l’ormai nota – dato che è stata altresì riportata dai media –, presa di posizione del Consiglio della Magistratura, mediante la quale l’organo di vigilanza del Potere giudiziario ha espresso i propri dubbi sulla costituzionalità della figura del giudice di pace ticinese, in particolare dal profilo della sua formazione di base, basandosi su una sentenza del Tribunale federale del 2007.
Una presa di posizione che stupisce segnatamente a livello delle tempistiche, dato che il Consiglio della Magistratura era già presente a suo tempo all’interno del Gruppo di lavoro istituito nell’ambito di “Giustizia 2018”.
Accanto alla presa di posizione del Consiglio della Magistratura, che pone delle questioni rilevanti per quanto attiene all’essenza della figura del giudice di pace ticinese, durante la procedura di consultazione sono stati evidenziati altri elementi di natura maggiormente operativa che esigono di ulteriori approfondimenti.

Tra di essi si segnala

  • il carico di lavoro stimato per giudice di pace alla base del nuovo assetto dei circondari (400-450 incarti all’anno per giudice di pace), da rivalutare in base alla reale e diversificata attività del giudice di pace;
  • lo statuto del giudice di pace all’interno dell’Amministrazione cantonale, da chiarire, in particolare a livello previdenziale, a fronte pure del nuovo sistema retributivo proposto;
  • il ruolo del giudice di pace supplente, la cui eventuale abolizione potrebbe comportare un impatto sull’attività complessiva del settore da verificare;
  • l’ambito legato alla formazione di base e continua dei giudici di pace, ritenuto da più parti – a cominciare dal Dipartimento delle istituzioni – prioritario e da rafforzare.

In sostanza, dunque, dalla procedura di consultazione è emerso un quadro differente rispetto a quello ipotizzato dal Gruppo di lavoro di “Giustizia 2018”, che esige un ulteriore esame.
Un quadro per il quale il Dipartimento delle istituzioni ha prontamente reagito, unitamente al Consiglio di Stato che di recente ha preso le seguenti decisioni.
Da un lato, il Governo ha richiesto un parere giuridico esterno a due Professori di diritto dell’Università di Neuchâtel riferito alla costituzionalità del giudice di pace ticinese, il cui termine di consegna è previsto indicativamente entro la fine del mese di giugno 2018.
Dall’altro, il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, istituirà un Gruppo di progetto che, con uno spirito volto alla concretezza, approfondisca i punti aperti della riorganizzazione, proponendo al Governo delle misure puntuali tese a migliorare l’attività del settore.
L’inizio dei lavori del Gruppo di progetto è atteso per il prossimo mese di luglio, dopo la consegna del parere giuridico esterno.
Il Gruppo di progetto sarà composto primariamente dai rappresentanti della Divisione della giustizia e dell’Associazione ticinese dei giudici di pace, che si avvarranno del supporto dei vari attori settoriali a dipendenza delle tematiche affrontate (vedi ad esempio sistema previdenziale, onorari e formazione).
L’opportunità di istituire un Gruppo di progetto è rafforzata dal rinvigorito rapporto istituzionale tra il Dipartimento delle istituzioni, e per esso la Divisione della giustizia, e l’Associazione ticinese dei giudici di pace, che più di tutti può toccare con mano la condizione generale delle Giudicature di pace.
Un rapporto istituzionale i cui canali di dialogo e collaborazione sono contraddistinti da uno spirito costruttivo, che ha preso forma di recente nella formazione continua inerente alla procedura civile, avviata con una buona rispondenza nel mese di aprile grazie alla disponibilità del Pretore di Lugano avv. Francesco Trezzini, che tengo a ringraziare nuovamente in questa sede.
Questo ciclo di formazione s’inserisce coerentemente con l’irrobustimento della formazione dei giudici di pace, oggetto anche del progetto di Messaggio di riorganizzazione, ritenuto una priorità.
In questo senso, il Dipartimento delle istituzioni intende proseguire con la politica di rafforzamento della formazione dei giudici di pace in collaborazione con l’Associazione: in discussione v’è ad esempio una formazione di base obbligatoria per i nuovi giudici e giudici supplenti eletti.

In conclusione di questo mio intervento – e alla luce di quanto espostovi brevemente –, vi confermo che, vista l’impossibilità di procedere in tempi rapidi con una riforma complessiva delle Giudicature di pace, per il prossimo rinnovo delle cariche, previsto nel 2019, verrà mantenuto il sistema attualmente in vigore.
Come sapete, il 10 febbraio 2019 sono in programma le votazioni popolari per i 38 giudici di pace e i 38 giudici di pace supplenti nei 38 circoli del Cantone, alla luce della scadenza del mandato decennale 2009-2019 al
31 maggio 2019.
Nel prossimo periodo decennale di nomina, il Consiglio di Stato procederà quindi con una revisione puntuale secondo gli approfondimenti effettuati dal Gruppo di progetto – all’interno del quale l’Associazione ticinese dei giudici di pace svolgerà, come detto, un ruolo centrale – e dal Dipartimento delle istituzioni.
In quest’ottica, un fattore essenziale sarà trovare il giusto equilibrio tra le necessità organizzative e quelle legate al mantenimento dei valori che contraddistinguono la figura del giudice popolare ticinese, che il Dipartimento delle istituzioni auspica emergano nel parere giuridico esterno.
Il rischio, infatti, sul quale attiro la vostra attenzione e che vi propongo quale spunto di riflessione in questa giornata dedicata al giudice di pace, è che un’organizzazione troppo “strutturata” – non solo in termini organizzativi – porti infine a snaturare la figura del giudice di pace popolare senza formazione giuridica di base, con contestuale perdita di una figura giudiziaria laica eletta dal popolo.
Una dinamica che il Dipartimento delle istituzioni vuole scongiurare, valorizzando la figura del giudice di pace anche mediante il rafforzamento, già in atto, della formazione, e altre misure che verranno implementate con l’obiettivo di migliorare l’attività di questo peculiare quanto fondamentale settore della Giustizia ticinese, che più di tutti è vicino al cittadino e al territorio.

Minacce e atti violenti nel mirino della prevenzione

Minacce e atti violenti nel mirino della prevenzione

Attenzione ai segnali d’allarme rilevabili
La strage evitata alla Scuola cantonale di commercio ha riportato d’attualità il tema della prevenzione per quanto concerne le persone minacciose e pericolose. Fortunatamente, in questo caso la situazione si è risolta senza che qualcuno abbia corso dei rischi, anche grazie all’intervento e all’analisi operativa effettuata dal Servizio Gestione Cantonale Persone Minacciose e Pericolose, che si occupa di questa problematica all’interno della Polizia cantonale.
La sua creazione, che ho fortemente voluto per analizzare e combattere il fenomeno, si inserisce nel contesto più vasto di gestione preventiva delle differenti forme di minaccia. Entrato in funzione agli inizi del 2017, si occupa di persone che seppur non abbiano ancora (necessariamente) commesso un reato, adottano comportamenti inadeguati, ad esempio proferendo minacce o lasciando presupporre un reale rischio di passaggio all’atto violento.

La capacità di riconoscere i rischi potenziali
I gravi atti di violenza sono spesso preceduti da segnali d’allarme rilevabili dall’ambiente circostante. L’obiettivo è di riconoscere per tempo i possibili rischi così da predisporre un intervento puntuale. Ciò può succedere unicamente se le informazioni conosciute vengono segnalate e correttamente gestite, in modo da scongiurare dolorosi atti di violenza.
La maggior parte dei casi riscontrati emergono dal monitoraggio quotidiano delle attività di polizia, dal quale risultano eventi e segnalazioni riguardanti comportamenti di persone potenzialmente pericolose (per se stessi o per terzi) o minacciose. Il Servizio dedica particolare attenzione al numero crescente di casi di violenza domestica e alle minacce contro i funzionari degli uffici dell’Amministrazione cantonale. Modi di agire che dimostrano un certo degrado nella nostra società.
Il coinvolgimento di soggetti considerati come casi “psichiatrici” è riscontrabile in un’ampia parte della casistica. Ne fanno parte le persone che adottano comportamenti inadatti come stalker e “querulomani” (persone che effettuano invii ricorrenti e insistenti di mail, telefonate assillanti, ripetute denunce e querele) nonché le persone che proferiscono minacce o che per loro attitudine lasciano presupporre un reale pericolo. E’ infine fondamentale predisporre la possibilità di un sostegno psicofisico alle persone che subiscono le morbose attenzioni.

La gestione delle minacce: riconoscere – valutare – disinnescare
Diverse forme di criminalità come l’omicidio da parte del convivente, furia violenta e omicida, la violenza sul posto di lavoro, presentano delle caratteristiche d’azione comuni.
Nella gestione delle minacce, il primo aspetto riguarda l’identificazione di comportamenti potenzialmente a rischio. Nella seconda fase la persona viene valutata con strumenti di analisi particolari, facendo anche capo, se opportuno, a una rete di specialisti esterni per riconoscere quando un rischio è presente e in caso positivo quanto è alto. La gestione delle minacce è in ogni caso un processo continuo che considera il rischio come dinamico e mutevole. Nella terza fase, professionisti collaborano per ricondurre il rischio. Con il passare del tempo e una maggiore consapevolezza sono aumentate le segnalazioni spontanee.

Questo servizio posso dire che ha contribuito in maniera decisiva, assieme alle segnalazioni degli allievi e dei docenti, a scongiurare una tragedia senza paragoni per il nostro Cantone. La scelta di introdurre questo nuovo Servizio si è dunque dimostrata opportuna nell’interesse della sicurezza di tutti. Con il passare del tempo esiste inoltre una maggiore consapevolezza e le segnalazioni spontanee sono aumentate. Come sempre, faccio affidamento sul vostro ruolo tanto prezioso di sentinelle sul territorio.

 

“Via libera” per una maggiore sicurezza e mobilità

“Via libera” per una maggiore sicurezza e mobilità

Una nuova misura a favore della popolazione

Negli ultimi anni il volume di traffico sull’autostrada A2 è aumentato, provocando spesso forti disagi alla mobilità negli orari di punta e in particolare sulla tratta a sud di Rivera. Una delle cause è da ricondurre all’aumento del traffico pendolare dei frontalieri, che incide pesantemente sugli spostamenti dei cittadini del Sottoceneri e del Mendrisiotto.
Il quadro generale è impegnativo e vanno trovate le giuste misure che per cercare di ridurre i disagi, anche perché il traffico è destinato a crescere ulteriormente e i lavori di ammodernamento dell’asse autostradale realizzato negli anni 60-70 sono previsti nel lungo periodo.
I servizi del mio Dipartimento, dopo aver monitorato la situazione, hanno studiato delle soluzioni per cercare di rendere il traffico più sicuro e scorrevole alla mattina verso nord e alla sera verso sud. In gioco ci sono molti fattori e per questo abbiamo deciso di impegnarci su più livelli. Non sarà semplice ridurre i disagi odierni, ma si tratta di un progetto strategico che potrebbe favorire la quotidianità di molti cittadini con l’armonizzazione di diverse misure, che vanno dalla rapidità di intervento degli attori al fronte al comportamento corretto dell’utente della strada.
Uno sforzo congiunto della Polizia cantonale con i vari partner, tra cui l’Ufficio federale delle strade (USTRA), che credendo nel progetto si è accollato tutti i costi.

Le pattuglie di polizia “dedicate” a favore della mobilità
L’obiettivo di “Via libera” è di ridurre i tempi di paralisi del traffico con un nuovo dispositivo che prevede pattuglie della Polizia cantonale attive sull’A2, in particolare sulla tratta tra Mendrisio e il Dosso di Taverne nelle ore di punta, in modo da reagire rapidamente in caso di incidenti o di panne. Una prima assoluta a livello nazionale che, se i risultati lo giustificheranno, verrà proposta su altre tratte.
Sono in media 150 gli incidenti annui che provocano il collasso del traffico. E’ quindi previsto che le pattuglie di polizia svolgano pure un’azione preventiva e repressiva, che permetterà di sanzionare tutti i comportamenti scorretti al volante con lo scopo di trarre vantaggio personale. Penso in particolare allo zigzagare delle moto tra le auto e all’utilizzo scorretto delle corsie d’emergenza. Purtroppo nel caso di incidenti gravi, sarà la necessità dei rilievi relativi alla dinamica a determinare i tempi per la riapertura della tratta.

La sensibilizzazione dei conducenti
Per conseguire risultati attesi, occorre però che, oltre agli specialisti al fronte, anche i conducenti  facciano la loro parte. Troppo spesso è infatti l’utente della strada a ridurre la viabilità con dei comportamenti inopportuni che a volte sfociano pure in incidenti stradali. Il mio Dipartimento si è fatto promotore ormai da anni di campagne di sensibilizzazione nell’ambito del programma di prevenzione “Strade sicure” per diminuire le distrazioni e migliorare la concentrazione al volante. Una maggiore attenzione, oltre a rendere la guida più sicura, agevola il traffico rendendolo più uniforme e scorrevole con un minore rischio di incidenti. Anche per questo motivo insisto nel proporre ad intervalli regolari delle campagne, in modo da ottenere il coinvolgimento delle persone.

Il mio Dipartimento con queste misure cerca di promuovere delle soluzioni concrete nell’interesse dei cittadini ticinesi. Evidenzio che progetti simili adottati in altre nazioni hanno ottenuto dei buoni risultati. Il nostro contesto è particolarmente difficile e per questo mi impegnerò a fondo con tutti i partner perché riconosco l’importanza della sicurezza e della mobilità. Conto però sulla vostra collaborazione, anche in previsione dell’aumento di traffico di transito per le vacanze estive. Come ho più volte detto, la sicurezza dei cittadini passa anche dalle nostre strade.

 

Istituito il gruppo di lavoro contro l’estremismo

Istituito il gruppo di lavoro contro l’estremismo

Nuova misura di prevenzione voluta dal DI”

Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato – approvando la richiesta del mio Dipartimento – ha deciso di istituire una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Un gruppo di lavoro composto da dodici persone e presieduto dal coordinatore del mio Dipartimento Luca Filippini.
Il tema della radicalizzazione e della sua prevenzione è sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Gli attentati si susseguono purtroppo con una certa regolarità, ma fortunatamente non hanno mai colpito il territorio svizzero. Il Canton Ticino non può di conseguenza essere definito un obiettivo sensibile.

Non possiamo tuttavia attendere che il problema si concretizzi per affrontarlo. Le minacce possono giungere da gruppi ben strutturati oppure, come spesso accade, anche da persone insospettabili con una vita normale.
Gli attentati terroristici ottengono ampia visibilità sui media di tutto il mondo e per questo possono generare in qualcuno il condannabile desiderio di emulazione. Dobbiamo quindi mantenere alta la guardia con un’adeguata attività di prevenzione mentre la Polizia cantonale continua nel monitoraggio della situazione attraverso lo scambio regolare di informazioni sensibili a livello nazionale e internazionale.

Il processo d’integrazione e la volontà di essere integrati
La radicalizzazione potrebbe rappresentare una minaccia alla sicurezza del nostro paese, fondato sui valori della democrazia, del rispetto delle tradizioni e della legalità. Chi li rispetta è bene accetto, chi li denigra e li minaccia non ha diritto di permanenza sul nostro territorio. Il processo di integrazione, per essere uno strumento efficace di inclusione deve quindi basarsi su questi valori, così da favorire il duraturo inserimento nella nostra società. Diversamente la coesione sociale non sarà raggiunta e il rischio di future minacce continuerà ad esistere.

Un portale internet e diverse attività di prevenzione
Per favorire l’integrazione, è stata decisa la realizzazione in particolare di un portale internet. Il gruppo di lavoro dovrà accompagnare e supportare la creazione di questo nuovo strumento, che permetterà di avvicinare più rapidamente un’ampia porzione di popolazione, soprattutto quella più a rischio dei giovani. Verrà data priorità alla scelta dei contenuti informativi e alla modalità di gestione delle domande in entrata.  Lo scopo è di riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto della popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto. Un’attività dinamica e flessibile che deve saper cogliere puntualmente le trasformazioni in atto sul territorio. Altre misure concrete di prevenzione verranno adottate e monitorate secondo necessità e con l’avanzamento dei lavori. Sarà inoltre fondamentale aggiornare la formazione specifica del personale coinvolto nelle varie attività per favorire un’azione più incisiva.

Per tutte queste attività i servizi del mio Dipartimento – in particolare con la collaborazione del Servizio per l’integrazione degli stranieri – avranno un ruolo centrale. E’ pure prevista la collaborazione con il Centro d’informazione sulle credenze di Ginevra.

I compiti della Piattaforma interdisciplinare sono chiari e complementari a quelli delle autorità politiche e delle forze dell’ordine. La minaccia terroristica va affrontata su più fronti e con differenti approcci. Da oggi abbiamo a disposizione un nuovo strumento di prevenzione, grazie alla reattività del mio Dipartimento nell’adattarsi ai cambiamenti della società, per ridurre l’esposizione alle minacce e garantire maggiore sicurezza ai cittadini ticinesi.

Innovazione e flessibilità al servizio del cittadino

Innovazione e flessibilità al servizio del cittadino

Vogliamo offrire procedure più semplici e sicure

L’evoluzione della società degli ultimi anni ha richiesto all’Amministrazione cantonale un cambiamento radicale del suo modo di proporsi. L’approccio conservatore e poco incline alle novità ha dovuto cedere il passo ad uno più dinamico nel fornire i servizi.
Oggigiorno è richiesta molta più flessibilità in ambito lavorativo per trovare per tempo le opportune soluzioni alle nuove aspettative.
Per questo motivo, invito regolarmente i miei funzionari dirigenti a rimettere in discussione i processi lavorativi, ad adeguare gli strumenti a disposizione e a ridefinire le priorità all’interno dei vari uffici. La capacità di innovare a livello progettuale e realizzativo è indispensabile per un Dipartimento che desidero in costante progresso e sempre più attento ai bisogni della popolazione.
Per me la flessibilità ha quale obiettivo il facilitare la vita ai cittadini. Si tratta di ridurre al minimo la burocrazia e favorire l’esercizio dei diritti di ognuno.
Negli ultimi anni nel Dipartimento sono state adottate numerose misure a questo scopo, dando la priorità alle situazioni più urgenti che coinvolgono un numero importante di persone. L’obiettivo è di trovare delle soluzioni realizzabili in tempi brevi con modalità semplici.
Di seguito indico degli esempi di misure che sono state introdotte di recente nell’ambito di approfondite riorganizzazioni interne.

L’estensione degli orari d’apertura
E’ stato deciso di proporre delle aperture prolungate degli uffici (di principio sul mezzogiorno) per quei servizi che richiedono un passaggio obbligatorio allo sportello. Si tratta in particolare di alcuni uffici della Sezione della circolazione (servizio immatricolazioni) e della Sezione della popolazione (documenti d’identità).

L’evoluzione dei centralini telefonici
L’introduzione dei contact center (“ufficio di consulenza telefonica”) consente di migliorare la gestione delle chiamate in entrata, con un unico punto di contatto, dove ottenere tutte le informazioni necessarie. L’esperienza è molto positiva e soprattutto apprezzata. Sono ora ben tre quelli realizzati: alla Sezione della circolazione, alla Sezione della popolazione e uno al centro di competenze dei precetti esecutivi.

L’accessibilità continuata ai servizi
I servizi online consentono di alleggerire la pressione sugli uffici e di ridurre le code agli sportelli. La possibilità di scelta è comunque sempre assicurata, in ragione delle abitudini e delle competenze informatiche dei singoli. L’utente è facilitato perché può gestire il tempo in modo autonomo senza attenersi agli orari degli uffici dell’Amministrazione cantonale. Le procedure guidate sono molto apprezzate perché semplificano la raccolta dei documenti e accelerano l’evasione della pratica. Anche in questo caso, la priorità è stata data alla Sezione della circolazione (appuntamenti, collaudi, pagamenti multe, asta targhe) e alla Sezione della popolazione (richiesta permessi).

Il progetto pilota “Via libera”
Nei prossimi giorni verrà presentato il progetto pilota “Via libera” che consentirà di accelerare la riapertura dei tratti autostradali dopo incidenti o problemi di altra natura. La presenza di pattuglie della polizia sulle tratte più sollecitate favorirà un rapido intervento. Il traffico dovrebbe così scorrere in modo più fluido e regolare, favorendo la mobilità sul nostro territorio.

Il regolare monitoraggio mi permette di dire che gli obiettivi fissati per questi interventi sono stati raggiunti dopo un iniziale periodo di adattamento al cambiamento. Con i miei servizi cercherò quindi di estendere simili misure nel modo più ampio possibile. Ci sono ancora margini di miglioramento in alcuni settori da sempre oberati di lavoro, come alla Circolazione e alla Migrazione, e stiamo cercando ulteriori misure organizzative e lavorative così da poter ridurre i tempi di attesa agli sportelli e nelle procedure. Insomma, il lavoro e la sua revisione volta a migliorare le prestazioni non si ferma mai!

Strutture carcerarie: meno assenze con la riorganizzazione

Strutture carcerarie: meno assenze con la riorganizzazione

Trend al ribasso in tutto il Dipartimento

Di recente il Consiglio di Stato, in risposta a una mozione sull’assenteismo negli uffici dell’Amministrazione cantonale, ha evidenziato che ci sono dei settori con livelli d’assenza superiori ad altri ma che non si può parlare di fenomeno radicato.
Mi piace però sottolineare che – mentre gli altri Dipartimenti sono stabili – il mio è l’unico Dipartimento che dimostra un trend al ribasso a partire dal 2012, poco dopo il mio arrivo alla direzione. Un dato che mi rallegra e che dimostra come, in particolare le riorganizzazioni, hanno contribuito a migliorare anche le condizioni di lavoro dei miei collaboratori, con conseguente beneficio in termini di efficienza dei vari uffici.
Non è un segreto che un clima favorevole incide positivamente sulle persone, rendendole più motivate sul posto di lavoro e meno soggette alle assenze.
La soddisfazione è ancora maggiore se penso che tra i servizi del mio Dipartimento ci sono delle realtà lavorative sensibili e difficili. Penso in particolare alle strutture carcerarie, un settore alquanto impegnativo per le mansioni assegnate e per il contesto in cui si opera. Nonostante ciò, le cifre dimostrano una regolare diminuzione delle assenze da tre anni, in parallelo alla profonda riorganizzazione da me voluta e condotta dal nuovo Direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini.

Un ambiente di lavoro più sereno
Quella degli agenti di custodia è indubbiamente una delle professioni più onerose perché ogni errore può avere delle gravi ripercussioni. Una priorità è stata di mettere tutti i collaboratori nelle condizioni ideali per svolgere la propria attività, creando un ambiente di lavoro più disteso, favorito da una maggiore vicinanza dei quadri al personale. Si è cercato di favorire la comunicazione tra le parti, ascoltando con attenzione i bisogni e dando più riscontro alle esigenze attraverso una pianificazione del personale decentralizzata. Una misura molto apprezzata è stata quella di dare a tutti la possibilità di contribuire in modo istituzionale al miglioramento del lavoro, coinvolgendo il personale in un rapporto sempre più bidirezionale. L’ambiente positivo all’interno delle strutture carcerarie è stato infine possibile anche grazie al continuo dialogo con i rappresentanti sindacali, diventati dei partner imprescindibili.

Dei nuovi stimoli professionali
Ci sono però altri aspetti che hanno permesso di agevolare e valorizzare i collaboratori. Sono state moltiplicate le possibilità di carriera all’interno delle strutture carcerarie, istituendo parallelamente un percorso di formazione pratico e teorico per gli aspiranti quadri. La riorganizzazione è pure servita per ampliare le possibilità di impiego del personale, tramite nuovi servizi quali il trasporto dei detenuti e soprattutto delle nuove specializzazioni come nel caso del gruppo d’intervento in caso di problemi e di quello per la ricerca di stupefacenti. Sono inoltre stati demandati nuovi compiti alla centrale operativa. I collaboratori possono oggi interpretare il loro ruolo in maniera più dinamica, cogliendo queste nuove opportunità, rispettivamente approfittando delle formazioni interne per individuare nuovi stimoli. La maggiore flessibilità è senza dubbio apprezzata e contribuisce a fidelizzare le persone poiché ognuno ha la possibilità di trovare la giusta collocazione professionale. D’altra parte, le accresciute esigenze in termini di sicurezza hanno implicato maggior lavoro per il personale, che ha comunque risposto con innegabile responsabilità e con un invidiabile attaccamento alla professione.

In questi anni mi sono impegnato a creare delle condizioni di lavoro interessanti all’interno del mio Dipartimento, adeguando il personale per distribuire meglio il carico di lavoro e fornendo più strumenti. Sono convinto che questa scelta abbia permesso di ridurre il tasso di assenteismo e nel contempo abbia contribuito a migliorare la soddisfazione professionale dei miei collaboratori rendendoli più efficaci nelle risposte alla popolazione.

Aggregazioni: più flessibilità e supporto per i comuni

Aggregazioni: più flessibilità e supporto per i comuni

Il successo del federalismo elvetico fonda su comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità, all’altezza delle aspettative della popolazione. L’evoluzione della società rende necessarie nuove risposte dai comuni poiché ci sono dimensioni umane e sociali che si modificano nel tempo.

Per questo Governo e Parlamento vogliono ridare vigore al Comune ticinese con una serie di riforme, tra le quali il Piano cantonale delle aggregazioni. In settimana sono stati presentati i risultati della seconda fase di consultazione con comuni, partiti politici e associazioni interessate, chiamati a prendere posizione sulle modalità di attuazione del PCA e sugli incentivi proposti.  L’esito della consultazione è stato significativo con la partecipazione dell’84% degli enti locali in rappresentanza del 96% della popolazione.

La visione di un Ticino a 27 comuni
Il PCA propone 27 scenari di aggregazione che rappresentano la direzione verso la quale indirizzarsi rispetto alla realtà odierna. Un quadro di riferimento per il Cantone che potrà essere adattato nel tempo. Sono stati individuati quattro centri urbani forti e dei comprensori con un’adeguata dimensione demografica e capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Il Cantone non impone, la volontà deve partire dal basso
Nei prossimi anni agli enti locali sarà riconosciuta maggiore libertà. Il PCA non è una riforma che si impone ma punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative aggregative che vengono dal basso e che spesso si rivelano dei progetti solidi e basati su forte consenso. Ritengo che debbano essere i comuni stessi a dire se e come vogliono attuare il programma d’aggregazione. Ho sempre visto nel PCA una fonte di ispirazione per i comuni, ai quali però compete la realizzazione degli scenari. Tenuto conto dei risultati della consultazione, ho così deciso con i servizi del mio Dipartimento di togliere alcuni vincoli in modo da rendere più flessibili gli strumenti a disposizione. Non esiste più una data limite, ma le proposte possono essere valutate anche in tappe successive. Resta pure aperta la possibilità di aggregazioni tra comuni non contigui  e potranno essere esaminati i progetti promossi dalle collettività locale, a condizione che non incidano negativamente sulla sostenibilità di altri progetti.

L’aspetto finanziario: previsti aiuti importanti
L’impegno finanziario complessivo per il Cantone era inizialmente di 120 milioni di franchi: dedotti i contributi già stanziati restano ora 74 milioni.  La limitazione degli incentivi finanziari a sei anni è stata abbandonata così da eliminare la pressione temporale a quei progetti che necessitano di maggiore tempo per maturare il consenso e continuare a lavorare. La rinuncia alla chiave di riparto comporta che chi arriverà per primo con un progetto sarà favorito nel beneficiare dei contributi. Penso in particolare ai progetti aggregativi nelle zone più periferiche come nella mia valle, dove sono convinto che le aggregazioni siano fondamentali. Sempre in questa logica, non si intravvede l’opportunità di sospendere l’erogazione di contribuiti perequativi alle realtà deboli, malgrado non dimostrino l’interesse ad aggregarsi. Anche perché  chi è finanziariamente autonomo può essere restio ad aggregarsi e spinge a ridurre i suoi contributi ai comuni deboli che non si aggregano.

Nella redazione del PCA sono state tenute in considerazione le indicazioni emerse dalla consultazione e il progetto è stato adattato alle aspettative della maggioranza degli attori interpellati. Sono convinto che con questo approccio molto aperto e flessibile e il prezioso sostegno dei Servizi del mio Dipartimento, in particolare la Sezione degli Enti locali, il processo aggregativo proseguirà nella giusta direzione per dare al nostro Cantone comuni sempre più forti e pronti a raccogliere le sfide che ci attendono come Cantone Ticino. Il Consiglio di Stato presenterà il progetto definitivo dopo l’estate, che poi dovrà ricevere l’avvallo da parte del Gran Consiglio.