Legge sulla prostituzione: abbiamo fatto ordine

Legge sulla prostituzione: abbiamo fatto ordine

La notizia è proprio dell’altro giorno: il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta settimanale il nuovo regolamento sull’esercizio della prostituzione che definisce una serie di aspetti pratici riguardanti l’entrata in vigore dell’omonima legge. “La Legge sulla prostituzione diventa operativa il 1. Luglio – spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Con questo nuovo impianto legislativo e con il relativo regolamento abbiamo voluto mettere ordine su una problematica che tocca diversi aspetti: dalla protezione della dignità umana, alla libertà di commercio, senza parlare poi dei rischi criminogeni che l’ambiente della prostituzione può portare con sé”.

Chi ha seguito l’iter di tale legge ricorda che la stessa è stata approvata già lo scorso anno. Perché entra in vigore solo adesso? “Su espressa volontà del Governo, il 28 novembre del 2018 si era deciso di posticipare l’entrata in vigore dalla data inizialmente prevista del 1. gennaio 2019 al 1. luglio 2019. Vista la delicatezza del tema abbiamo voluto, tramite uno speciale Gruppo di lavoro, definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nelle condizioni di sfruttamento e alla lotta alla tratta degli esseri umani, così come previsto dagli articoli 16-18 della nuova legge. Un tempo necessario per arrivare preparati con i rimedi corretti per applicare realmente il contenuto della legge”. Ma che cosa dice il nuovo Regolamento? “Si tratta di 61 articoli attraverso i quali il Consiglio di Stato ha definito in modo chiare le autorità competenti sui vari aspetti che si vanno a toccare. Il mio Dipartimento sarà responsabile dell’attuazione della legge; il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) farà applicare e controllerà le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria, mentre il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) si occuperà degli aspetti legati alla fiscalità, ossia le trattenute e il versamento dell’imposta forfettaria”. Ruolo importante anche per i Municipi ai quali spetta il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie. “E noi sappiamo – sottolinea Gobbi – come un’attenzione marcata in questo contesto – assieme a tutte le altre misure messe in campo – scoraggi l’avvento di attività di prostituzione, come abbiamo constatato proprio in questi ultimi mesi. Altro aspetto non secondario: il Governo ha stabilito in modo preciso i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico, affinché – in caso di inadempienze o irregolarità che sfociano nello sfruttamento della prostituzione – si possa intervenire e colpire la persona colpevole di un simile comportamento. Insomma, abbiamo messo ordine in un settore delicato, coscienti che non si può avere la bacchetta magica, ma che attraverso strumenti tra loro correlati e con una attenzione marcata verso chi fa questo “lavoro” è possibile risolvere talune problematiche. Con questi rimedi pratici legati a una solida base legale avremo la possibilità di colpire anche penalmente, oltre che amministrativamente, chi si muove senza scrupoli contro la dignità della persona. Dando inoltre – attraverso l’azione dei Municipi – un peso specifico alla volontà dei cittadini toccati direttamente dal fenomeno”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

Obiettivi raggiunti. Ma c’è ancora molto da fare
Diciamolo: oggi i ticinesi, dopo due legislature in cui in Governo lavora il Consigliere di Stato Norman Gobbi, si sentono più sicuri! È un fatto, avvalorato da cifre e dati statistici incontrovertibili, presentati proprio nel corso di questa settimana dalla Polizia cantonale. Meno incidenti sulle nostre strade, meno reati, maggior prevenzione e nello stesso tempo maggior repressione contro chi si comporta in modo non conforme alle regole del nostro Cantone. “È un impegno quotidiano portato avanti in primis dalla Polizia cantonale, in collaborazione però con gli agenti delle Polizie comunali e con le guardie di confine”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Sappiamo che non possiamo abbassare la guardia, ma le cifre sono confortanti. Anche perché il Ticino, pur essendo Cantone di frontiera con tutti i rischi e pericoli connessi a questa condizione geografica, si situa nel confronto intercantonale sotto la media nazionale praticamente per ogni tipo di reato”.

Una nuova legge per una Polizia più efficace

La sicurezza è una delle principali esigenze avvertite dai cittadini. “Garantire la sicurezza nel nostro Cantone significa creare condizioni di vita migliori per i ticinesi” e per la crescita della nostra economia, dunque del benessere in senso lato – prosegue Norman Gobbi –. Un paese sicuro non rappresenta sola una valida opportunità per imprenditori stranieri di investire o vivere da noi, ma permette anche a noi ticinesi di lavorare con più certezze. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Da qui la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientrano tutta una serie di misure adottate dal mio Dipartimento, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla Polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al Corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno”, specifica il Consigliere di Stato Gobbi.

Minacce globali, risposte locali
Occorre però guardare al futuro, perché i pericoli – dalla criminalità internazionale, al rischio di infiltrazioni mafiose, sino ad arrivare ai reati più comuni – richiedono un’adeguata risposta. “Dovremo essere in grado – precisa Gobbi – di affrontare le nuove minacce globali declinate a livello locale. Per questo le capacità di analisi e di strategia dalla nostra Polizia devono essere sempre più profilate e adattate. In tal senso la collaborazione con le forze dell’ordine italiane è andata sempre più migliorando e porterà a ottenere risultati sempre migliori. Perché sappiamo che il crimine non conosce confini, anzi approfitta di tale situazione”.
Quali saranno i settori su cui si intende maggiormente lavorare nell’immediato futuro? “La criminalità finanziaria ci preoccupa. Vogliamo che il nostro tessuto economico fatto non solo di banche possa mantenersi “sano”. Vogliamo quindi combattere il pericolo delle infiltrazioni mafiose; vogliamo arginare i rischi legati alla cyber-criminalità a cui un mondo sempre più digitalizzato può andare in contro. Si continuerà ad agire per snidare eventuali personaggi attratti dalla radicalizzazione islamista e dall’estremismo violento. Tutto questo senza dimenticare che uno dei principali strumenti che abbiamo tra le mani è quello della prevenzione, della sensibilizzazione. E qui non mi riferisco solo ai temi appena citati, ma anche a tutto il lavoro che portiamo avanti per limitare il più possibile gli incidenti sulle nostre strade, oppure quelli che possono capitare quando i ticinesi passano il tempo libero frequentando le nostre montagne o i nostri fiumi e laghi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Polizia 2018: alcune cifre (box bene in evidenza)
13’558 reati contro il codice penale (-4% rispetto al 2017)
3’439 reati contro la legge sugli stupefacenti (-9%)
857 reati contro la legge sugli stranieri (-17%)
3’752 incidenti (-3%)
857 arresti (-7,7%)
1’681 interventi per furto (+1.6%)

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

Il progetto-pilota sulla A2 Rivera-Chiasso sta dando buoni risultati

A quasi un anno dalla sua entrata in funzione, giovedì scorso abbiamo presentato un primo bilancio del progetto “Via libera”, attuato con il finanziamento e in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA), che mira a ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale cantonale. Sono davvero soddisfatto: tra gli effetti positivi riscontrati figurano infatti la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidenti o di veicoli in panne nonché un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle pattuglie. Insomma, anche in questo specifico ambito possiamo tranquillamente parlare di “sicurezza accresciuta”.

Disagi e soluzioni
Negli ultimi anni il volume di traffico sull’autostrada A2 è aumentato, provocando spesso forti disagi alla mobilità negli orari di punta e in particolare sulla tratta a sud di Rivera. Una delle cause è da ricondurre all’aumento del traffico pendolare dei frontalieri, che incide pesantemente sugli spostamenti dei cittadini del Sottoceneri e del Mendrisiotto. Il quadro generale è impegnativo e vanno trovate le giuste misure che per cercare di ridurre i disagi, anche perché il traffico è destinato a crescere ulteriormente e i lavori di ammodernamento dell’asse autostradale realizzato negli anni 60-70 sono previsti nel lungo periodo.


Parliamo di prevenzione!
Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 era stata teatro di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, non soltanto per la gravità intrinseca del sinistro (che provoca feriti e, a volte, anche decessi), ma anche in ragione del fatto che uno scontro nelle ore di punta può condurre al collasso della mobilità, coinvolgendo ampie zone del Cantone. Ed è esattamente partendo da questo presupposto che dal 1. maggio 2018 Cantone e Confederazione hanno appunto dato avvio al progetto denominato “Via libera”. Ebbene, a 11 mesi di distanza si intravvedono già alcuni elementi positivi tra cui la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidente o di veicoli in panne, un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle due pattuglie della Polizia cantonale. Non si tratta di reprimere, bensì di prevenire! È un contributo concreto che – nei fatti e nelle cifre – ha reso più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone. Un tassello che insieme ad altre misure come le nuove convenzioni per il soccorso stradale e alle campagne di prevenzione contribuisce a migliorare la sicurezza stradale.

Collaborazione vincente
Come piace a me e come trovo estremamente efficace, ancora una volta la collaborazione ha pagato: la presenza delle pattuglie e il coordinamento con gli altri partner coinvolti
(in primis USTRA), insieme all’attuazione di misure tempestive hanno infatti contribuito a migliorare la situazione.

Sempre meglio
Il bilancio definitivo di “Via libera” verrà stilato al termine del progetto pilota (maggio 2021) sulla base di valutazioni più approfondite e potrebbe essere esteso anche ad altri tratti autostradali di tutta la Confederazione. Sappiamo tutti bene che “Via libera” da solo non potrà fare la differenza e che, pertanto, occorre rilanciare, essere ancora più propositivi e stare sul pezzo, pronti a cogliere ogni spunto per migliorarsi. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, dovrà verificarsi una combinazione fra diverse azioni: penso, fra le altre, all’aggiornamento delle Convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e alle campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure”, passando dalle ottime operazioni di sensibilizzazione verso gli utenti della strada che già abbiamo promosso con profitto.

Conducenti… sensibili
Per confermare e anzi rafforzare i risultati bisogna però che, oltre agli specialisti al fronte, anche i conducenti facciano la loro parte. Troppo spesso è infatti l’utente della strada ad assumere comportamenti inopportuni che a volte sfociano in incidenti stradali. Una maggiore attenzione, oltre a rendere la guida più sicura, agevola il traffico rendendolo più uniforme e scorrevole con un minore rischio di incidenti. Anche per questo motivo insisto nel proporre ad intervalli regolari delle campagne, in modo da ottenere il coinvolgimento delle persone. Il mio Dipartimento con queste misure cerca di promuovere delle soluzioni concrete nell’interesse dei cittadini ticinesi. Il nostro contesto è particolarmente difficile e per questo mi impegnerò a fondo con tutti i partner in nome della sicurezza e di una mobilità il più possibile sostenibile.

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Comunicato stampa

Cerimonia finale sabato scorso a Locarno con i nuovi poliziotti

Sabato scorso al Palacinema di Locarno il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha vissuto, assieme ai responsabili del Comando della Polizia cantonale, uno dei momenti più significativi e intensi del suo anno di lavoro: la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi per oltre una quarantina di neo agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia ferroviaria. Il Consigliere di Stato si è detto orgoglioso, felice e consapevole del grande impegno che attende i nuovi agenti di Polizia. “Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica, del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia, umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, ma anche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!”
Mettendo al centro del suo discorso l’importanza della sicurezza per il Ticino, Norman Gobbi ha sottolineato come “il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali”. Da qui l’importanza del ruolo e dei compiti dei nuovi agenti per tutta la collettività ticinese.

Sicurezza e salvataggio: la “radio” funziona

Sicurezza e salvataggio: la “radio” funziona

Il Gran Consiglio ha approvato questa settimana il credito di 6.55 milioni di franchi per l’aggiornamento della parte cantonale della rete radio nazionale di sicurezza (Polycom), il principale sistema di comunicazione delle autorità e delle organizzazioni attive nel campo della sicurezza e del salvataggio. Sono più di 55’000 gli utenti della Confederazione e 2500 nel Cantone gli utilizzatori delle radio digitali Polycom. Ora la rete ha bisogno di un importante aggiornamento per mantenere il passo con il progresso tecnologico. L’obiettivo è di garantire le funzionalità e la disponibilità della rete almeno fino al 2035, quando entrerà in funzione una nuova soluzione. Soddisfatto dello stanziamento del credito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che sottolinea come “le soluzioni tecnologiche innovative che possono facilitare l’attività quotidiana delle forze dell’odine e del primo intervento sono da implementare poiché necessarie a incrementare l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza negli interventi”. Con il rafforzamento della rete Polycom sarà facilitato lo scambio di informazioni con i mezzi di soccorso dalla Centrale comune d’allarme (CECAL), di recente apertura. Una centrale –lo ricordiamo – che funge da mezzo di condotta per i numeri telefonici 112 e 117 e a medio termine anche del 118. La prontezza d’intervento è fondamentale e il rafforzamento dell’efficienza della rete Polycom non potrà che giovare alla popolazione ticinese.

Una polizia tra le più competitive in Svizzera

Una polizia tra le più competitive in Svizzera

Abbiamo puntato su efficienza e ammodernamento

“Il Dipartimento che ho preso in mano otto anni fa è ben diverso dal Dipartimento che dirigo oggi”. Da quando ne è diventato Direttore, Norman Gobbi ha riorganizzato pressoché l’intero DI e più specificatamente le diverse Divisioni e Sezioni che lo compongono, tra cui la Polizia cantonale.

Maggiore vicinanza al cittadino e al territorio.
Tra i cambiamenti più evidenti agli occhi dei cittadini vi è stata sicuramente la riorganizzazione della Gendarmeria, che dai due reparti mobili suddivisi tra Sopraceneri e Sottoceneri si è letteralmente “fatta in quattro” riportando un reparto di gendarmeria per ognuno dei principali distretti del Cantone. Alle centrali di Camorino e Noranco, le quali continuano a servire rispettivamente il Bellinzonese e Alto Ticino nonché il Luganese, si sono aggiunti i posti di Polizia di Chiasso per il Mendrisiotto e di Locarno per il Locarnese. Spiega Gobbi: “Si tratta di una riorganizzazione che subito ha dato i suoi frutti, garantendo una minore dispersione delle risorse e una maggiore prontezza d’intervento, permettendo soprattutto di avere sul campo agenti con una maggiore conoscenza del territorio in cui operano e delle varie dinamiche. Il risultato è indubbiamente una maggiore sicurezza soggettiva e oggettiva per tutti i cittadini, e i numeri sono qui a dimostrarlo!”

Tecnologie moderne e ottimizzazione delle risorse
Se la presenza capillare sul territorio è indubbiamente importante, avere degli strumenti adeguati con cui poter operare è altrettanto fondamentale. In tal senso nel corso di queste due legislature la Polizia cantonale è stata notevolmente modernizzata soprattutto per quanto concerne la digitalizzazione. Da un lato vi sono gli utenti (cioè i cittadini) che oltre al sito internet, attraverso il quale possono reperire in rete la maggior parte delle informazioni e dei moduli di cui hanno bisogno, dispongono pure dell’applicazione per smartphone “Polizia e territorio”. “Si tratta di un ottimo esempio di collaborazione tra il Dipartimento che dirigo e quello del collega Claudio Zali”, sostiene Gobbi. “Con questa App i cittadini sono sempre al corrente e informati su tutte le questioni riguardanti la Polizia e possono visualizzare in tempo reale le condizioni di viabilità sui principali assi di transito”. D’altro canto vi è il lavoro degli agenti che, grazie ai rapidi processi di digitalizzazione, ha permesso di migliorare notevolmente la capacità d’intervento. In futuro gli agenti saranno dotati di appositi telefoni cellulari che permetteranno di velocizzare notevolmente il lavoro: grazie ad un applicativo informatico basterà fotografare un documento d’identità o una targa per ottenere direttamente dai database un riscontro circa eventuali reati senza aver bisogno dell’intermediazione di un operatore di centrale. E a proposito di coordinamento e di cooperazione, impossibile dimenticare l’inaugurazione – avvenuta a settembre del 2018 – della Centrale comune d’allarme (CECAL) nella quale sono stati radunati sotto un unico tetto le centrali d’allarme della Polizia cantonale e della Regione IV del Corpo delle guardie di Confine.

Importanza dei contatti con Berna e con gli altri Cantoni
Una delle forze di Norman Gobbi è sicuramente quella di godere di una fitta rete di conoscenze e di contatti a Berna, con gli omologhi degli altri Cantoni e anche a sud del confine. Contatti che si riverberano positivamente sul nostro Cantone. “Si tratta di una fiducia che ci si guadagna negli anni e che permette di poter interloquire con i servizi federali partendo dallo stesso livello, valorizzando e facendo riconoscere il nostro ruolo determinante tra il Gottardo e il confine di Stato. Questo permette di aprire un tavolo di discussione sui temi sensibili a cui il Ticino è particolarmente esposto e condurre trattative proficue a beneficio della sicurezza dell’intera nazione ma, appunto, soprattutto del nostro Cantone.“

Per un Ticino più sicuro e accogliente

Questa settimana si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale, un appuntamento atteso e apprezzato dagli oltre 700 collaboratori. In apertura ha preso la parola il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha proposto una retrospettiva del 2018, iniziando però con quella che secondo lui è la missione del Polizia: “Garantire la protezione di persone e beni su tutto il territorio cantonale attraverso la specializzazione delle funzioni e i nuovi strumenti di lavoro”. Si è poi soffermato sul miglioramento della situazione generale della sicurezza: riduzione dei reati, migliore collaborazione interna e esterna, raccolto successi piccoli (vicini al cittadino) e grandi (internazionali) e soprattutto rafforzato il ruolo della Polizia cantonale sul piano locale e intercantonale. L’apertura della Centrale unica d’allarme (CECAL), che ha permesso di integrare le forze dell’ordine e i pompieri, consente ora una risposta più rapida all’operatività quotidiana. Sempre fondamentale resta poi la capacità di reagire prontamente a fenomeni nuovi o in crescita, quali la violenza domestica, quella negli stadi e la gestione delle persone minacciose e pericolose. In ottica futura – sempre secondo il Consigliere di Stato – “si tratterà invece di coordinare al meglio l’attività di polizia sul territorio in modo da far percepire la vicinanza al cittadino, di rafforzare la lotta contro i fenomeni nella dimensione cybercriminalità e migliorare il coordinamento tra Ministero Pubblico e Polizia cantonale nella lotta ai reati economico-finanziari”. Questo attraverso la specializzazione delle competenze e investendo risorse adeguate. Si dovrà inoltre sostenere una politica di sensibilizzazione verso fenomeni criminali emergenti. Concludendo, il Direttore delle istituzioni si è detto soddisfatto dell’operato della Polizia cantonale, che rispetto al 2011 – anno della sua entrata in Governo – è totalmente cambiata.

 

Priorità alla sicurezza nell’interesse di tutti i cittadini

Priorità alla sicurezza nell’interesse di tutti i cittadini

Garantire l’adeguata protezione di persone e beni

Quanto è importante sentirsi sicuri? Quanto è importante sapere che qualcuno veglia su di noi proprio per garantirci il massimo grado di sicurezza possibile? Molto, anzi moltissimo. La sicurezza è una delle principali esigenze avvertite dal cittadino e lo è ancora di più oggi rispetto a ieri, vista l’evoluzione che sta interessando la nostra società nel suo insieme. Il Dipartimento delle istituzioni, e in primis in suo Direttore Norman Gobbi, si sta battendo da anni allo scopo di rendere sempre più granitica la percezione oggettiva e soggettiva della sicurezza. Ma non è questo l’unico livello di sicurezza che ha coinvolto attivamente il DI: c’è anche quella che potremmo chiamare “proattiva” o preventiva, che si è concretizzata con campagne riuscite e apprezzate quali “Acque Sicure”, “Montagne Sicure” e “Rifletti”. La gestione della nostra sicurezza non va solo delegata a terzi, ma va gestita consapevolmente e in autonomia, facendo leva sul proprio buon senso.

Consigliere di Stato Norman Gobbi, la parola “Sicurezza” cosa le suggerisce?
È uno dei temi principali che affronto ogni giorno, declinato in moltissimi modi e contesti: si va infatti dalle preoccupazioni del singolo cittadino alla necessità di fornire risposte congrue, strategiche e strutturali a livello locale e sovralocale. Stiamo senza dubbio andando nella giusta direzione e la statistica in questo senso ci conforta: negli 8 anni che ho trascorso in Governo, le condizioni di sicurezza del nostro Cantone sono in generale migliorate. Occorre però stare bene attenti e anticipare le tendenze: ciò che ora è dato per certo domani non potrebbe esserlo più. La parola d’ordine è quindi “proattività”.

I numeri dicono effettivamente che i reati (furti in primis) sono in calo.
Non è altro che una significativa conferma della qualità del lavoro svolto dal mio Dipartimento, e segnatamente dalla Polizia cantonale, nell’attività quotidiana di prevenzione e repressione. Operazioni mirate, come ad esempio le campagne di sensibilizzazione contro i furti (oltre alla giornata sul tema promossa a livello nazionale) e puntuali operazioni dissuasive, hanno raggiunto lo scopo voluto. Prendiamo i furti: i messaggi trasmessi nelle varie campagne hanno contribuito a rendere consapevole del problema buona parte della popolazione, che ha poi deciso di applicare alcuni semplici accorgimenti, rendendo la propria abitazione più sicura o correggendo dei comportamenti personali a rischio. Una serie di provvedimenti che, con un minimo sforzo, contribuiscono a ridurre notevolmente la minaccia di violazione della propria intimità casalinga e allo stesso tempo diminuiscono la percezione soggettiva del pericolo.

In questo contesto, che ruolo ha giocato la collaborazione tra le varie forze dell’ordine che lei ha sempre promosso?
Posso affermare con orgoglio che la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali, entrata in vigore nel mese di settembre del 2015 con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra i due Corpi, ha effettivamente contribuito in modo rilevante al raggiungimento dei brillanti risultati degli ultimi anni. Una menzione di merito va anche alla proficua collaborazione con le Guardie di confine. Il “sistema” funziona molto bene e la modifica della Legge sulle forze dell’ordine, approvata a dicembre dal Gran Consiglio, porterà a risultati ancora migliori. In concreto, da una parte le nostre forze dell’ordine potranno svolgere attività preventive – come ricerche e monitoraggio nella rete – per adescare ad esempio i pedofili o smascherare traffici di stupefacenti, e dall’altra potranno trattenere persone in grave stato di ubriachezza che potrebbero essere un pericolo imminente per gli altri. Al netto delle critiche e pur rispettando chi la pensa in modo diverso dal mio, si tratta di un passo importante per la sicurezza del nostro Cantone che permette alla Polizia di adattarsi ai nuovi bisogni della società e alle moderne minacce.

La sicurezza declinata in ogni ambito: la strada, i fiumi e i laghi, le montagne; sicurezza derivata da controlli delle forze dell’ordine, ma anche dal comportamento del singolo cittadino. Il vostro è un modo sistematico di affrontare il problema.
Non c’è altro modo per dare una risposta vera e concreta al cittadino e, d’altro canto, per fornirgli gli spunti di riflessione necessari affinché, se del caso, cambi atteggiamento e assuma comportamenti virtuosi. Spiegare in che modo comportarsi in acqua, per strada, durante un’escursione alpina, è un investimento che facciamo a favore della collettività: meno incidenti capitano, meno vittime ci saranno e anche meno costi sociali saranno generati. In questo senso, non posso che esprimere la mia soddisfazione nel constatare, anche qui statistiche alla mano, che i nostri sforzi stanno dando i frutti sperati. E di ciò ringrazio il cittadino.

Parliamo anche di sicurezza negli stadi, un altro capitolo delicato. Vale il detto “A mali estremi, estremi rimedi”?
Quando dico che lo stadio deve essere un luogo di festa, frequentato in tutta tranquillità dalle famiglie e dai bambini e non un luogo di scontri, credo di interpretare il pensiero del 99,9% della popolazione. Alla luce di alcuni episodi riprovevoli e pericolosi, un cambiamento si impone. Nonostante l’attività di prevenzione e di sensibilizzazione svolta, ci sono ancora persone che si recano agli eventi sportivi disinteressandosi completamente del risultato, con l’unico obiettivo di creare disagio e sfidare i tifosi avversari e le forze dell’ordine. Sono una minoranza, ma da sole creano importanti danni d’immagine alle società sportive e soprattutto comportano ingenti costi di sicurezza privata e pubblica, senza ovviamente parlare del pericolo che una volta o l’altra ci scappi il morto. Stiamo parlando di cifre anche elevate, di soldi che potrebbero essere investiti nel rafforzamento sportivo delle squadre e nello sviluppo dei settori giovanili. Per questo mi attendo risposte concrete, esemplari e mature da parte dei club.

Norman Gobbi è anche l’attuale presidente della Piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS): è la seconda volta che il Consigliere di Stato dirige i lavori della Piattaforma.
La RSS rappresenta un elemento fondamentale della politica di sicurezza della Svizzera. Lo scopo della piattaforma di lavoro è quello di fornire supporto a tutti i livelli istituzionali nell’individuare minacce e pericoli fornendo soluzioni che siano attuabili in maniera coordinata e interconnessa. La RSS dispone di una piattaforma politica incaricata di gestire i temi di politica di sicurezza che interessano sia la Confederazione sia i Cantoni e presieduta da Confederazione e Cantoni a turni di un anno ciascuno. È un tavolo al quale è importante che il Ticino sieda.

Nello specifico, quali sono i principali dossier attualmente trattati a questo livello?

Ne cito due: la collaborazione per contrastare i cyber-rischi e la lotta contro la radicalizzazione e l’estremismo violento. Per noi si tratta dare un contributo significativo che, a sua volta, ci consentirà di portare all’attenzione delle autorità federali e cantonali le peculiarità del Canton Ticino nella politica della sicurezza.

“Rifletti” amplia i suoi… effetti

“Rifletti” amplia i suoi… effetti

Nell’intervista al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che potete leggere su questo sito, si parla in modo esteso di sicurezza. Ne fanno parte integrante anche le varie campagne di prevenzione che si stanno portando avanti con diffuso successo. E tra queste c’è anche “Rifletti”. Ne abbiamo già parlato in modo approfondito al momento del suo lancio, ma è solo di un paio di giorni fa l’ufficializzazione di un’interessante novità: la campagna di sensibilizzazione è diventata parte integrante della formazione di conducenti e utenti della strada.
“Con questa proposta – commenta Gobbi – ampliano ulteriormente l’efficacia di questa campagna, dandole ancora maggiore eco”. Il tutto avviene in collaborazione con l’Associazione Svizzera Maestri Conducenti Ticino: “Questa campagna di sensibilizzazione di sicurezza stradale è stata integrata nei momenti formativi legati alla circolazione stradale, con lo scopo di diffondere con maggiore enfasi il concetto del “vedere ed essere visti” nonché sensibilizzare ogni utente della strada (pedoni compresi) circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità. A prescindere dai contenuti della campagna e dal target cui si rivolge, è indispensabile un’accresciuta presa di coscienza personale. Maggiore è la consapevolezza del proprio comportamento, minore sarà la possibilità di incorrere in evitabili incidenti”.
Da qui la creazione di un kit di formazione destinato ai maestri conducenti con il quale diffondere i messaggi della campagna nei diversi momenti formativi che spaziano dai corsi di sensibilizzazione ai corsi “due fasi” per neo-conducenti, passando per le svariate conferenze sul tema della sicurezza stradale organizzate presso gli istituti scolastici del Cantone.

Formazione e integrità basilari per la fiducia data

Formazione e integrità basilari per la fiducia data

Consegnate ai futuri agenti di polizia le armi d’ordinanza

Giovedì scorso ho avuto il piacere di presenziare alla Consegna dell’arma alla Scuola di polizia V° circondario (SCP), cerimonia che si presta a qualche riflessioni in merito al ruolo dell’agente e alle sollecitazioni alle quali è chiamato a rispondere.
La consegna dell’arma rappresenta per i giovani che hanno scelto di seguire questo impegnativo e, al tempo stesso, stimolante percorso un ulteriore passo verso l’obiettivo finale, ovvero diventare agenti del nostro Corpo di polizia seguendo solidi ideali e la volontà di servire il proprio Cantone o Comune in modo concreto.
In questo senso, giovedì è stato un giorno altamente simbolico: ricevere un’arma sottende infatti una forte assunzione di responsabilità da parte di queste donne e questi uomini che, appunto, hanno scelto di servire in modo attivo il Paese in cui vivono, adoperandosi giorno dopo giorno a favore della sicurezza dei cittadini.
Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 24 aspiranti agenti della Polizia cantonale, 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Malcantone ovest, Muralto e Minusio, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti, 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni, 2 aspiranti della Polizia Militare, hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza.
Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di Polizia e presso i propri comandi di appartenenza, tassello importante della formazione che li porterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, con il superamento degli esami di professione a febbraio 2019.

Contemporaneamente, ottimi agenti e brave persone
Ho detto loro della necessità di essere ottimi agenti, ma soprattutto brave persone. L’ipotesi di cedere alle facili tentazioni e di abbandonare il cammino certo e retto intrapreso esiste, ma nella stragrande maggioranza dei casi è spazzata via dall’equilibrio, dalla serietà e dallo spiccato senso sociale (nel rispetto dell’etica professionale) che ogni agente porta in dote e dal quale non si separa. Qualità che non vanno mai disattese e che sono accompagnate dalla fierezza (che non è esibizione) di indossare questa divisa, dal coraggio (che non è spavalderia) e da un comportamento che viaggia su binari paralleli al codice deontologico e alla Legge.

Una formazione di base di qualità
Preparare dei validi poliziotti facendo capo a professionisti e a specialisti di materia per garantire un’istruzione teorica, tecnica e pratica aderente alle esigenze della professione: ecco l’obiettivo della SCP. Una crescita tecnica e conoscitiva che va di pari passo con la crescita “umana” del singolo agente. Un bravo agente sarà sempre il risultato della somma tra la componente professionale e quella umana, importantissime e dipendenti l’una dall’altra.
La Scuola SCP offre ai futuri agenti un percorso mirato allo sviluppo delle necessarie competenze di base, fornendo loro gli strumenti indispensabili per garantire l’assunzione di compiti professionali complessi.
Con la SCP si intendono creare i presupposti affinché il giovane agente sia pronto a far fronte a compiti nuovi e responsabilizzanti, che richiedono impegno, ma che possono pure esser all’origine di gratificazioni personali, di garanzie per possibilità di carriera e di un’adeguata retribuzione. Attraverso la SCP si diventa anche donne e uomini migliori? Credo proprio di sì!